title§§ La sfiducia nel Ssn? Da riequilibrare con la conoscenza dei fatti
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Estratto da pag. 2 di "aboutpharma.com" del 17 Apr 2026
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tp:ocr§§ La sfiducia nel Ssn? Da riequilibrare con la conoscenza dei fatti Pubblicato il: 16 Aprile 2026 Redazione Aboutpharma Online Avanza la sfiducia degli italiani nel Servizio sanitario nazionale, per effetto delle liste di attesa, della carenza di personale e per una generale percezione di scarse risorse investite nel pubblico. Un quadro che tuttavia non tiene conto delle tante, troppe prestazioni inappropriate richieste al Ssn che finiscono per gravare i più punti dell'organizzazione. Questa la sintesi del dibattito che sviluppato all'intemo della 3a edizione del Forum Adnkronos Q&A "Salute, prevenzione e risorse: le sfide" che si è svolto ieri mattina a Roma. Alcuni dati La discussione ruota intomo al sondaggio Adnkronos 2026, condotto tra fine febbraio e inizio aprile su oltre 6.300 utenti. I dati restituiscono un quadro articolato: da un lato cresce l'attenzion verso salute e prevenzione, dall'altro persistono difficoltà nell'accesso alle cure. Il livello di fiducia nel Ssn si mantiene significativo, con il 58% degli intervistati che dichiara di avere fiducia nel sistema pubblico. Fiducia che tuttavia cala rispetto allo scorso anno (era al 65%). Il dato più critico riguarda l'accesso alle prestazioni con il 70% degli intervistati che afferma di aver rinunciato almeno una volta a esami o cure a causa delle lunghe liste d'attesa: un dato in crescita rispetto al 62% dello scorso anno. Va da sé che aumenti l'accesso al privato: il 45% dichiara di avervi fatto ricorso nell'ultimo anno. Solo il 29% che dispone di un'assicurazione sanitaria. Il ministro della Salute Orazio Schillaci riconosce la gravita del problema liste d'attesa, definendolo il punto cruciale su cui si gioca la credibilità del Ssn. Il Ministro ha annunciato interventi concreti, tra cui la pubblicazione mensile dei dati Agenas regione per regione per garantire trasparenza, e ha ribadito l'importanza della riforma della medicina territoriale per migliorare l'equità del sistema. Il paradosso dell'inappropriatezza e della prevenzione Un tema centrale emerso nel dibattito riguarda proprio la reale misurazione delle criticità. Rocco Bellantone, presidente dell'Istituto di Sanità, ha evidenziato come le rilevazioni vadano lette alla luce di un enorme problema di inappropriatezza: i medici sono spesso sotto pressione e costretti a una "medicina difensiva" che moltiplica esami non necessari. A fargli eco, Alberto Siracusano, presidente del Consiglio Superiore di Sanità: "m Italia spendiamo il 90% in farmaci e pochissimo per la prevenzione. Il nuovo Piano per la salute mentale mette in luce alte percentuali di disagio psichico nelle fasce giovanili (60%) che generano liste di attesa e anche accessi impropri. Se vogliamo fare realmente prevenzione dobbiamo ragionare in modo diverso. Non va bene che l'Ai stia diventando il primo strumento di diagnosi e cura soprattutto tra i più giovani. Questo è il primo vero segno di sfiducia nel Ssn". Governare la domanda per salvare il sistema Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha insistito sulla necessità di governare la domanda di prestazioni. "È fondamentale ricordare che il potenziamento della capacità produttiva debba essere necessariamente accompagnato da una gestione più efficace. Sebbene manchino dati italiani dettagliati, la letteratura intemazionale evidenzia come una quota compresa tra il 20% e il 40% delle prestazioni diagnostico-ambulatoriali risulti inappropriata, presentando un profilo rischio-beneficio inadeguato per il paziente. Si riscontra una percentuale molto elevata di cittadini che non riesce ad accedere ai servizi necessari, pertanto, oltre al semplice rafforzamento dell'offerta e delle piattaforme tecnologiche, è indispensabile introdurre strumenti capaci di governare i flussi di richiesta. Questo fenomeno è alimentato da una crescente medicalizzazione della società, che esercita forti pressioni sui medici al momento della prescrizione". Cartabellotta insiste: "Da anni tutti siamo convinti che bisogna essere più appropriati nella prescrizione, nell'erogazione d
ei servizi e delle prestazioni sanitarie, però se non modifichiamo l'architettura, è evidente che tutto si poggia sulla cultura del professionista e sulla domanda appropriata del cittadino. Parlare di sanità a pagamento significa dire la verità senza omettere il ruolo degli attori privati, siano essi singoli professionisti o strutture organizzate. Se il cittadino può permetterselo, paga di tasca propria, alimentando la spesa cosiddetta out-of-pocket; se non può, rinuncia alla prestazione. Il tema centrale dietro i 5,8 milioni di persone che hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria richiede però precisione terminológica. Non si tratta necessariamente di rinuncia alle cure in senso lato, un termine spesso usato in modo improprio, ma della rinuncia a specifiche prestazioni diagnostiche o specialistiche prescritte dal medico". Cicchetti: "II monitoraggio non basta" Sugli strumenti messi annunciati dal ministro Schillaci interviene Americo Cicchetti, direttore Altems-Università Cattolica: "II monitoraggio Agenas rappresenta senza dubbio uno strumento prezioso, sebbene non possa essere considerato l'unico fattore determinante per la risoluzione delle criticità sistemiche, poiché la sua utilità è intrinsecamente duplice: da un lato funge da supporto alla programmazione delle singole Regioni, ambito in cui il sistema è già parzialmente operativo, dato che i flussi inviati alla piattaforma nazionale restano nella disponibilità delle amministrazioni locali, permettendo loro di analizzare l'andamento delle aziende sanitarie con diversi gradi di efficacia, ma dall'altro persiste una criticità significativa a livello nazionale riguardante la trasparenza verso i cittadini, i quali non hanno ancora accesso a dati granulari e stratificati che distinguano chiaramente tra attività pubblica e privata". C'è almeno un nodo da sciogliere. "Il superamento di questa barriera conoscitiva dipende strettamente dall'accordo con le Regioni e, sebbene a metà febbraio il consenso su un modello di indicatori rappresentativo e privo di distorsioni fosse ormai raggiunto al 95% - prosegue Cicchetti - la piena visibilità dello strumento per l'utente finale resta legata alla finalizzazione di tali intese istituzionali. Nonostante l'importanza dei dati, l'attività di monitoraggio costituisce solo una parte del processo perché, accanto al potenziamento dell'offerta già avviato in misura significativa, la sfida cruciale risiede nel governo della domanda, che non consiste nell'esercitare pressione sui medici di medicina generale, quanto piuttosto nel mettere in campo azioni strutturali e buone pratiche cliniche come quelle avviate dall'Istituto Superiore di Sanità per guidare specialisti e medici di base oltre la logica dei semplici range di appropriatezza. Stratificazione e altre soluzioni Un secondo strumento ("fondamentale") di cui parla ancora Cicchetti, è rappresentato dal modello nazionale di classificazione e stratificazione della popolazione, che permetterebbe di fornire alle Regioni dei benchmark sulle prescrizioni attese "calcolando il volume di prestazioni necessario per ogni distretto m base a dati storici e indicatori di letteratura, sebbene l'utilizzo routinario di tali algoritmi sia attualmente frenato dalla mancanza del parere del Garante della Privacy sull'interconnessione dei flussi dati ministeriali". Cicchetti insiste sulla necessità di contrastare i fenomeni di "overuse" e le prestazioni obsolete attraverso un de-listing sistematico gestito dalla Commissione nazionale Aggiornamento Lea, "la quale è strutturata per produrre revisioni annuali nonostante l'obiettivo di un aggiornamento entro la fine del 2025 non sia stato pienamente centrato". Cicchetti pensa che l'Opera possa essere svolta grazie al programma di analisi della spesa del MEF "che ha già individuato aree di ottimizzazione immediata, come l'eliminazione degli esami preoperatori per la chinirgia a basso rischio che permetterebbe di recuperare 120 milioni di euro, contribuendo a una stima complessiva di risparmio che potrebbe raggiungere i 3 miliardi di e
uro". I servizi su territorio II Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha rivendicato l'impegno del governo nel potenziare la prossimità, citando l'assunzione di 7.300 tra medici e infermieri e la stabilizzazione della "farmacia dei servizi", considerata un presidio strategico soprattutto nelle zone fragili grazie a un finanziamento di 50 milioni di euro. "Il governo ha l'obbligo di investire in prevenzione e investire sulla prossimità. La stabilizzazione di questo modello, sostenuta con un finanziamento consente di migliorare l'accessibilità alle cure, soprattutto per anziani e soggetti più vulnerabili. Sul fronte delle carenze, stiamo rafforzando gli strumenti normativi per favorire la produzione nazionale di farmaci e principi attivi e monitorare tempestivamente eventuali criticità, a tutela della continuità terapeutica. Parallelamente, investiamo nella digitalizzazione e nell'integrazione dei dati sanitari, leve fondamentali per l'assistenza e la ricerca". Disuguaglianze e definanziamento Ugo Cappellacci, presidente della Commissione Affari sociali della Camera, già presidente della Regione Sardegna, nel ricordare il valore universalista del Ssn non nasconde, provocatoriamente, di essere un autonomista 'pentito'. "Si stanno creando pesanti disuguaglianze di salute tra le regioni italiane anche per effetto di soldi non spesi e/o mal distribuiti". Aggiunge Marina Sereni, responsabile Salute e Sanità del Pd. "Il Ssn resta insostituibile ed efficace per i pazienti gravi e gravissimi. Un codice rosso è totalmente preso in carico. I problemi e le disuguaglianze nascono proprio nella prevenzione, nella gestione delle cronicità e per tutto il rtetso della vita. Uno dei problemi che si è ripresentato è il defìnanziamento del Ssn certificato anche dalla Corte dei Conti: siamo fermi al 6.01 del Pii. Serve un grande investimento sul personale e mettere più soldi nel sistema pubblico e non solo nel privato e nel privato accreditato". La questione farmaceutica Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, ancora una volta ha ribadito i temi cari alle imprese. "Oggi le priorità sono chiare: sostenere à innovazione con strumenti nuovi e superare definitivamente un meccanismo di payback che, con 2,3 miliardi di euro, è ormai insostenibile e rischia di compromettere la capacità del Paese di attrarre investimenti. Ï governo ha dato un segnale importante intervenendo nella legge di bilancio, ma ora serve un passo strutturale nel Testo Unico, fondato su semplificazione, certezza delle regole, uso dei dati e misurazione degli esiti di salute. In questo contesto va affrontato con decisione anche il tema della Most Favoured Nation, che non è transitorio e richiede una risposta coordinata e di alto livello. Serve garantire equità, tempi certi e accesso omogeneo all'innovazione, nell'interesse dei cittadini, del Servizio sanitario e di un'industria strategica per l'Italia e per l'Europa". Aggiunge Riccardo Zagaria, neopresidente di Egualia. l'associazione che raggnippa produttori di medicinali equivalenti e biosimilari: "che rappresentano un asset fondamentale per il Ssn con 6,9 miliardi di euro risparmiati negli ultimi anni e che possono essere messi a disposizione dell'innovazione. I nostri farmaci curano soprattutto la cronicità ma vorremmo che le istituzioni ci garantissero la possibilità di sopravvivere: i prezzi che ci vengono riconosciuti sono troppo bassi. Ci opponiamo alla revisione dei prontuari; chiediamo che il payback sia eliminato e abbia clausole che valutino i diversi impatti per azienda. Inoltre vorremmo una previsione di pricing che tenga conto dei vantaggi terapeutici aggiunti; che le gare pubbliche già al massimo ribasso prevedano più aggiudi catari". -tit_org- La sfiducia nel Ssn? Da riequilibrare con la conoscenza dei fatti -sec_org-
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Estratto da pag. 10 di "TARANTO BUONASERA" del 17 Apr 2026
Bari, il futuro dell'oncologia tra cronicità e intelligenza artificiale
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tp:ocr§§ Si conclude la due giorni del Cracking Cancer Forum: cresce il numero dei pazienti che convivono con il tumore, sfida aperta su accesso alle cure e innovazione Bari, il futuro dell’oncologia tra cronicità e intelligenza artificiale S i è conclusa la due giorni del Cracking Cancer Forum, appuntamento promosso da Koncept che ha riunito nel capoluogo pugliese esperti, istituzioni e professionisti della sanità per discutere le nuove frontiere dell’oncologia. Al centro del confronto due temi chiave: la trasformazione del tumore in malattia cronica e l’impatto dell’intelligenza artificiale nei percorsi di cura. A tracciare il quadro epidemiologico è stato Gianni Amunni, che ha evidenziato un cambiamento profondo. “Negli ultimi anni si è registrata una trasformazione inattesa, con la possibilità di convivere a lungo con alcune forme tumorali”, ha spiegato, aprendo una riflessione sulle ricadute organizzative per il sistema sanitario. Un fenomeno confermato anche dai numeri. Secondo le stime illustrate da Fabrizio Stracci, entro il 2030 si supereranno i 4 milioni di casi prevalenti, ovvero persone che vivono dopo una diagnosi oncologica. Un dato che impone un ripensamento complessivo dell’assistenza, come sottolineato durante i lavori. Sul tema dell’accesso alle cure si è soffermato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. “Il problema principale oggi è garantire equità nell’accesso alle innovazioni”, ha affermato, evidenziando come molte terapie e servizi non siano ancora distribuiti in modo uniforme sul territorio. La crescita dei pazienti lungo sopravviventi richiede infatti modelli organizzativi diversi, più vicini ai territori e capaci di accompagnare il paziente anche dopo la fase acuta. In questa direzione si inserisce il tema della digitalizzazione dei percorsi sanitari. “Serve un percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale sempre più digitalizzato”, ha spiegato Vito Montanaro, direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia, sottolineando l’importanza di strumenti come telemedicina, teleconsulto e monitoraggio a distanza. L’obiettivo è garantire una presa in carico completa, evitando che il paziente debba gestire autonomamente esami e controlli. Un ruolo centrale è stato attribuito anche all’intelligenza artificiale, indicata come uno dei principali fattori di innovazione. “È una svolta che va governata senza paura”, ha dichiarato Felice Antonio Spaccavento, mentre Mariangela Ciccarese ha invitato a un utilizzo consapevole. “Rappresenta una grande opportunità, ma è necessario definire con chiarezza confini e limiti”, ha precisato. Nel corso del forum è emerso anche il peso crescente della prevalenza oncologica. Alessandra Fabi ha ricordato che in Italia sono 925000 le donne che convivono con una diagnosi di tumore al seno, dato che evidenzia l’impatto sociale e sanitario del fenomeno. Ampio spazio è stato dedicato al ruolo delle reti oncologiche territoriali. Alessandro Delle Donne ha sottolineato i risultati raggiunti in Puglia. “La rete oncologica accompagna il paziente dalla diagnosi al follow up, garantendo un percorso strutturato e completo”, ha affermato, evidenziando l’importanza di ridurre la mobilità sanitaria e le liste d’attesa. Sulla stessa linea Giammarco Surico, che ha ribadito come la rete regionale rappresenti uno strumento efficace per affrontare le nuove sfide. “L’obiettivo è assicurare una presa in carico complessiva, completando anche la fase del follow up nei prossimi mesi”, ha spiegato. Nel corso delle due giornate si è discusso anche della qualità della vita dei pazienti, tema richiamato dalla vicesindaca di Bari Giovanna Iacovone. “La salute si costruisce anche fuori dagli ospedali”, ha affermato, sottolineando la necessità di creare ambienti favorevoli alla prevenzione e di sostenere i pazienti nel percorso di vita, contrastando l’isolamento. Il forum ha ospitato anche la sesta edizione dei Cracking Cancer Award. Tra i riconoscimenti assegnati, il premio “Donato Metallo” è andato alla Asl Lecce per un progetto dedicato alla riduzione delle disuguagl
ianze negli screening oncologici per le persone con varianza di genere. Durante la cerimonia, Angela Metallo ha ricordato il valore dell’iniziativa. “Questo lavoro nasce dall’impegno per arrivare alla legge 25 del 2024 e dalla volontà di rendere questi temi una normalità”, ha dichiarato, sottolineando l’importanza di criteri basati su inclusione, innovazione e rispetto della dignità delle persone. Tra gli altri premiati figurano Giammarco Surico per il contributo alla rete oncologica pugliese, Samantha Bove per la ricerca, ed Elisabetta Martini e Mauro Iannopollo per la qualità dei processi assistenziali. Riconoscimenti anche per progetti legati all’innovazione digitale nei percorsi di cura. Dalla due giorni barese emerge un quadro chiaro: l’oncologia sta cambiando profondamente, con nuove sfide legate alla gestione della cronicità e all’introduzione di tecnologie avanzate. Un’evoluzione che richiede modelli organizzativi più flessibili, maggiore equità nell’accesso alle cure e un dialogo costante tra ricerca, istituzioni e territorio. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Bari, il futuro dell’oncologia tra cronicità e intelligenza artificiale -sec_org-
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title§§ Costi elevati dosi gonfiate effetti dubbi
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Estratto da pag. 18 di "ESPRESSO" del 17 Apr 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Costi elevati dosi gonfiate effetti dubbi GLORIA RIVA e LEO SISTI o scorso anno l'Oms, Organizzazione mondiale per la Sanità, ha pubblicato un dossier per valutare quanto l'innovativo anticorpo monoclonale Keytruda, che si basa sul principio attivo pembrolizumab, allunghi l'aspettativa di vita dei malati di cancro al polmone. A cinque anni dall'inizio delle cure, solo il 10 per cento delle persone trattate con cure standard sopravviveva. Mentre restava in vita il 22 per cento di chi era stato curato con le fiale di pembrulizumab. Dunque la probabilità di sopravvivenza usando Keytruda è più che raddoppiata. Si tratta dunque di un farmaco – forse non miracoloso – ma comunque fondamentale per la sopravvivenza al carcinoma. Sempre la ricerca dell'Oms indica che la media di sopravvivenza, con un farmaco convenzionale, ovvero la chemioterapia, è di dodici ma il rapporto OsMe mesi, mentre con il pembroli- novembre da Aifa: in zumab è di 18,5 mesi. La cini- milioni di euro, con ca domanda è: quanto costano del 16,3 per cento e un questi 6,5 mesi di allungamen- cento sul totale della to dell'aspettativa di vita ai con- carico dello Stato. Il tribuenti italiani? Parecchio. del dosaggio di circa Ma è indiscusso che farmaci circa 6.200 euro, ma come questo, da un punto di vi- le negoziazioni riserv sta della qualità della vita e del- le è di circa 3.500 eu la cura, devono essere premiati. una terapia – il dosa Un premio economico, che va so di 200 milligramm oltre oceano, perché Keytruda è – può raggiungere i 90 di proprietà dell'azienda ameriCome nel 2023, an cana Merck. brolizumab risulta es Dall'Italia all'Austria, passando per Bel- pio attivo per spesa, a gio, Svezia, Germania, Portogallo, Francia, vato incremento dei c Spagna, Gran Bretagna ed Europa in gene- cento, per via dell'au rale, tutti i sistemi sanitari registrano che il molti tipi di tumore, pembrolizumab è il primo principio attivo prescritto in Italia p per grado di spesa ospedaliera. Lo confer- se, dal melanoma al L sa è in profitti gli Usa mento ificato ytruda sano le fficiali uantità istrare ma il rapporto OsMed 2025 pubblicato a novembre da Aifa: in Italia la spesa è di 531 milioni di euro, con un aumento sul 2023 del 16,3 per cento e un'incidenza del 3,9 per cento sul totale della spesa farmaceutica a carico dello Stato. Il costo di una flacone, del dosaggio di circa 100 milligrammi, è di circa 6.200 euro, ma per il Ssn, attraverso le negoziazioni riservate, il prezzo stimabile è di circa 3.500 euro. Dunque il costo di una terapia – il dosaggio standard è spesso di 200 milligrammi ogni tre settimane – può raggiungere i 90mila euro a paziente. Come nel 2023, anche nel 2024 il pembrolizumab risulta essere il primo principio attivo per spesa, a cui si associa un elevato incremento dei consumi, più 22,7 per cento, per via dell'aumento dell'utilizzo in molti tipi di tumore, tanto che oggi viene prescritto in Italia per 23 tipologie diverse, dal melanoma al polmone, dal tumore al colon e allo stomaco al carcinoma alle cellule renali, dal tumore alla mammella a quello testa-collo e molto altro. La rivoluzione portata da Keytruda consiste nell'agire come un inibitore dei check point immunitari, essendo specificamente diretto contro il recettore PD-1. In parole semplici, il tumore spesso usa una sorta di “mantello dell'invisibilità” per non farsi attaccare dal sistema immunitario e il pembrolizumab toglie questo mantello, permettendo ai linfociti T di riconoscere e distruggere le cellule cancerose. L'inchiesta internazionale Cancer calculus di Icij, International consortium of investigative journalism, a cui L'Espresso ha partecipato in esclusiva per l'Italia rivela che gli elevati costi a carico del servizio sanitario non sono effettivamente giustificati e giustificabili. Già nel 2019 il professor Francesco Trotta, all'epoca dirigente Aifa, pubblicava su British medical journal un paper scientifico dal titolo Anticancer drug prices and clinical outcomes: a cross sectional study in Italy. La ricerca afferma che in Italia il prezzo dei nuovi farmaci on
cologici, fra cui Keytruda, ma anche Nivolumab e altri, non è effettivamente correlato al beneficio clinico reale offerto ai pazienti: «La ricerca si ispira a un precedente paper realizzato negli Stati Uniti, dove si evidenziava un costo elevatissimo e sproporzionato rispetto ai risultati dei trail clinici. Pensavamo che in Italia, dove il costo del farmaco è più contenuto (negli Stati Uniti la spesa è di circa 12.500 euro a fiala totalmente a carico del paziente) perché soggetto a una contrattazione nazionale tramite l'Aifa, ci fosse una maggiore correlazione fra il prezzo e l'efficacia. Invece abbiamo scoperto che così non era». Lo studio, infatti, conclude che il costo delle fiale non dipende dal suo reale beneficio clinico, misurato in termini di sopravvivenza globale, sopravvivenza libera da progressione o tasso di risposta. I ricercatori hanno evidenziato come i prezzi elevati non sempre riflettevano un'innovazione proporzionale e sollevavano dubbi sulla sostenibilità a lungo termine del sistema sanitario se le negoziazioni del prezzo non tengono conto in modo più rigoroso del valore aggiunto del farmaco rispetto alle terapie già esistenti. Alla ricerca di Trotta sono seguiti altri aggiornamenti e numerosi altri paper scientifici sullo stesso tema: tutti confermano le evidenze già rilevate. Ed è anche l'Oms, nel 2025, a fare un ulteriore passo avanti in questa direzione, esprimendo perplessità rispetto al dosaggio del pembrolizumab. Se fino a qualche anno fa, infatti, l'applicazione veniva calibrata in base al peso del paziente, successivamente Merck ha cambiato l'indicazione, invitando a somministrare un dosaggio molto più elevato, ovvero il quantitativo che sarebbe indicato a una persona di cento chili. La buona notizia è che questo farmaco non dà effetti collaterali devastanti se assunto in quantità superiori allo stretto necessario. La cattiva è che quella stessa fiala, che potrebbe essere divisa fra più pazienti, viene – per così dire – sprecata e pagata a caro prezzo dal Ssn. Il 5 settembre l'Oms ha pubblicato un comunicato dal titolo The selection and use of essential medicines, 2025: report of the 25th Who expert committe on selection and use of the essential medicines nel quale si dice chiaramente che l'assunzione del Keytruda va ottimizzata. Il comunicato afferma esplicitamente che il comitato dell'Oms ha approvato e raccomandato strategie cliniche e di sistema basate sull'evidenza, tra cui proprio l'ottimizzazione della dose. Questa strategia è indicata come uno strumento fondamentale per migliorare l'accesso ai farmaci e ridurne i costi, rendendo trattamenti molto costosi come il pembrolizumab più sostenibili per i sistemi sanitari globali. Sebbene il comunicato non fornisca i milligrammi esatti, l'ottimizzazione della dose in oncologia si riferisce spesso alla ricerca del dosaggio minimo efficace o all'estensione degli intervalli fra una somministrazione e l'altra: secondo numerosi studi, l'efficacia rimane invariata passando da somministrazioni ogni tre settimane a intervalli più lunghi, o utilizzando dosi fisse più basse. Dario Trapani, oncologo dello Ieo, ha recentemente pubblicato sull'Esmo daily reporter, un dossier per dimostrare come l'attuale dosaggio dei farmaci immunoterapici, come Keytruda, sia eccessivo rispetto a quanto biologicamente necessario, creando barriere economiche insostenibili per garantirne l'accesso. «Nel mondo dell'oncologia è stato normalizzato un uso eccessivo di questi farmaci. A differenza della chemioterapia tradizionale, dove "più farmaco" spesso significa "più efficacia", l'immunoterapia funziona saturando dei recettori (PD-1). I recettori vengono saturati a dosi molto più basse rispetto a quelle approvate dal commercio», e cita lo studio PlaNet del 2025, dove sul tumore al seno triplo negativo, è stato usato pembrolizumab a soli 50 mg ogni 6 settimane (una frazione della dose standard). I risultati in termini di risposta patologica completa sono stati numericamente simili a quelli dei grandi studi registrativi, ma a un costo immensamente inferiore. In un altro s
tudio effettuato in India, l'aggiunta di una dose bassissima di Nivolumab, un immunoterapico non troppo dissimile dal pembrolizumab, ha migliorato significativamente la sopravvivenza rispetto alla sola chemio, dimostrando che «poca immunoterapia è infinitamente meglio di nessuna immunoterapia nei Paesi dove i costi sono proibitivi», spiega Trapani. Dunque, il dosaggio non è solo un dettaglio tecnico, ma una scelta etica: «Mentre i Paesi ricchi assorbono i costi elevati (pur con fatica), per il resto del mondo i prezzi attuali rendono il farmaco inaccessibile. L'adozione di strategie "dose-optimized" potrebbe ridurre la spesa farmaceutica di oltre l'80 per cento, L’adoz di stra ottimi potreb i costi di oltr cento, di assi più pa le stes permettendo di curare molti più pazienti con le stesse risorse». L'invito dell'Oms e quello del documento di Trapani – che si sommano a quelli simili di decine di altre ricerche scientifiche – è rivolto ai medici che (correttamente) accettano le indicazioni della casa farmaceutica. Infatti il mercato farmaceutico è molto regolato e, in questo caso, sovra regolato da indicazioni “on-label”, che sono quelle approvate dal sistema. Esistono poi le indicazioni “off-label”, ovvero non approvate e che – in questo caso – la casa farmaceutica produttrice non ha richiesto. Pertanto, se un oncologo volesse ridurre il dosaggio rispetto all’indicazione “on-label” dovrebbe chiedere il consenso al paziente e rischiare in proprio, avendo perso le garanzie di assicurazione e tutela delle prescrizioni on-label. Nel caso di specie, a ridurre il dosaggio hanno paura in tanti. La comunicazione dell'Oms non è tanto rivolta ai governi o alle agenzie del farmaco, bensì alle comunità scientifica di ricerca. Detto altrimenti, quella comunicazione non è sufficiente per consentire agli oncologi di ridurre il dosaggio, nonostante per molti sia evidente che il pembrolizumab potrebbe funzionare a un decimo della dose. Questo perché la raccomandazione dell’Oms non sta scritta nel foglietto illustrativo, non sta scritta nelle approvazioni regolatorie o nelle indicazioni delle aziende. Servirebbe che la comunità scientifica promuovesse studi per garantire la riduzione del dosaggio, altrimenti il singolo oncologo non si farà mai carico di ridurlo, preoccupato di incorrere in eventuali denunce da parte di pazienti. C'è un però. La lobby di Merck si muove molto bene, ad esempio finanziando i maggiori oncologi italiani e internazionali. Nell'ultimo documento fornito dalla società italiana sul finanziamento ai medici, si scopre che nel 2024 (ultimo dato disponibile), l'azienda ha investito 1,5 milioni di euro per finanziare eventi e ricerche a medici, enti, istituti di ricerca del settore, ai quali sono state assegnate prestazioni professionali o consulenze a peso d’oro. Sono state finanziate anche associazioni dei pazienti, nonché associazioni no profit che, di norma, garantiscono un modello etico. Difficile quindi che proprio gli oncologi ingaggino una battaglia contro il dosaggio di Keytruda. E ora che Donald Trump ha intenzione di ridurre il costo dei farmaci negli Stati Uniti, è anche possibile che le case farmaceutiche alzino la posta in Europa. Lorenzo Moja dell’Oms spiega a L’Espresso: «Il prezzo di molti farmaci è un artificio: non riflette i costi, ma un giudizio sull’innovazione. Finora il Nord America ha finanziato gran parte della ricerca difendendo un modello che paga allo stesso modo innovazioni nulle, piccole o grandi. Ora si chiede al resto del mondo di partecipare al conto, ma non è scontato che Europa e altri Paesi vogliano trasferire una quota crescente delle proprie risorse per sostenere un concetto sfuggente come “innovazione”. Se il rifiuto sarà netto, il rischio è chiaro: l’innovazione davvero rilevante arriverà in Europa più tardi, mentre quella marginale non mancherà a nessuno». ---End text--- Author: GLORIA RIVA Heading: Highlight: La spesa è in crescita e i profitti vanno negli Usa L’allungamento di vita è certificato ma sul Keytruda pesano le indicazioni ufficiali sulle quantità da sommi
nistrare L’adozione di strategie per ottimizzare le cure potrebbe ridurre i costi farmaceutici di oltre l’80 per cento, permettendo di assistere molti più pazienti con le stesse risorse Image:IN BORSA L’andamento del titolo della Merck in Borsa risente delle politiche sanitarie dei Paesi che trattano Keytruda CENTRO DI RICERCA Il modello computerizzato dell’anticorpo pembrolizumab. A sinistra, il laboratorio del gruppo farmaceutico Merck KGaA, a Darmstadt, in Germania -tit_org- Costi elevati dosi gonfiate effetti dubbi -sec_org-
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Estratto da pag. 12 di "ESPRESSO" del 17 Apr 2026
Una gang campano-egiziana gestisce il racket miliardario degli
pubDate§§ 2026-04-17T03:51:00+00:00
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tp:ocr§§ SALVAVITA CONNECTION IL TRAFFICO DEI FURTI DI FARMACI Una gang campano-egiziana gestisce il racket miliardario degli antitumorali sottratti alle farmacie ospedaliere. In cima alla lista c’è il Keytruda: oltre 5.500 euro a fiala. Le confezioni prendono il largo per Nord Europa e Paesi arabi. Due indagini in successione a Cremona hanno individuato i canali dello smercio. Che dopo gli arresti è ripreso. L’inchiesta in esclusiva de L’Espresso con Icij GLORIA RIVA E LEO SISTI apoletani ed egiziani. Alleati nella ricettazione di farmaci oncologici ad alto costo, rubati da farmacie ospedaliere italiane o da depositi, da Nord a Sud. Mentre i malati aspettano medicine salvavita, il traffico organizzato devia le preziose fiale in Europa, Egitto, Turchia, Siria e Medio Oriente. Con profitti milionari. E danni incalcolabili al servizio sanitario nazionale e alle aziende produttrici: svariati miliardi di euro sottratti alla cura e alla ricerca. L’alleanza è venuta alla ribalta a Cremona in due processi, uno si chiama Dawaa, farmaco in arabo, chiuso con patteggiamenti tra il 2020 e il 2024, e l’altro in corso dal febbraio 2026. Il primo vede accomunati, tra i napoletani, Ciro Sacchettino e Luigi Equabile e, tra gli egiziani Wael Azmi, Ghattas Loay, Gad El Husseini, Abed Abdelnasser, tutti, in seguito, arrestati, in carcere o ai domiciliari. Il secondo giudizio vede alla sbarra, ancora, Sacchettino, Pasqua- IL DOSSIER le De Luca e, di nuovo, Abdelnasser, che Cancer Calculus è però ne uscirà con un altro patteggiamen- l’inchiesta internazioto. Qui, inoltre, si sarebbe dovuto discutere nale di Icij che mette di un furto colossale, avvenuto a fine genna- a nudo le criticità del io 2019 nel magazzino Dhl Supply Chain di super farmaco antiSettala (Milano): 6.910 confezioni di Keytru- tumorale Keytruda da, brevetto della multinazionale americana Merck Msd, studiato per melanoma e altre malattie. Prezzo di fustella? 5.657 euro l’una. Valore di mercato del bottino? Oltre 39 milioni di euro. Dosi recuperate? Zero. Dove sono approdate? Secondo il la- ser, detto Nasser. Dal s voro certosino del Nas, in Nord lano video, foto e messa Africa e in Medio Oriente. magini notano la prese Ripercorriamo i fili di que- Keytruda, tutte collegat sto giallo. Il 30 gennaio, Alberto Pizzi. Nasser a settemb Pizzi, manager di Dhl, si presen- dove incontra Mohama ta dai Carabinieri di Peschiera Aleppo. È a lui che ven Borromeo, poco fuori Milano, e uno scatolone del prezi denuncia la sparizione del cariInterrogato, Nasser co di Keytruda, appena arrivato ni sul suo fornitore. È dalla Msd, indicando i numeri tin, che vive nel Pavese dei lotti di Keytruda e dell’altro viene sentito e, uno d farmaco rubato, lo Zinplava, individuati alcuni pers monoclonale contro le infezioni intorno al furto di Set intestinali per un valore di qua- Haissam che, da un P si 1,5 milioni. Danno totale per Msd: 40,5 viene in Italia per acqu milioni di euro. Pizzi calcola però che, pra- ti, e il medico siriano M ticando uno sconto del 50 per cento nella di Keytruda in Turchia. vendita dei suoi farmaci agli ospedali, il co- cittadinanza olandese e sto di produzione è di 9 milioni. proprietaria di una clin I Nas indagano e puntano su Abdelnas- ta, dove finivano le fiale N ennaio ligiato azzino Chain ottino: fezioni revetto ericana valore milioni ser, detto Nasser. Dal suo cellulare estrapolano video, foto e messaggi audio. Tra le immagini notano la presenza di 52 scatole di Keytruda, tutte collegate al lotto indicato da Pizzi. Nasser a settembre 2019 è a Istanbul, dove incontra Mohamad Banchi, siriano, di Aleppo. È a lui che vende in Medio Oriente uno scatolone del prezioso farmaco. Interrogato, Nasser fornisce indicazioni sul suo fornitore. È il rumeno Constantin, che vive nel Pavese. Anche Wael Azmi viene sentito e, uno dopo l’altro, vengono individuati alcuni personaggi che ruotano intorno al furto di Settala, fra cui il dottor Haissam che, da un Paese mediorientale, viene in Italia per acquistare farmaci rubati, e il medico siriano Moussad, acquirente di Keytruda in Turc
hia. C’è poi un arabo con cittadinanza olandese e una moglie medico, proprietaria di una clinica in Arabia Saudita, dove finivano le fiale. Questo vortice di furti ha alimentato il sospetto che Keytruda e altri costosissimi medicinali siano oggetto di esportazione, anche verso l’Est europeo. Una traccia la troviamo in un procedimento in Texas dove, nel 2020, due ucraini, Maksym Nienadov e Volodymyr Nikolaienko si sono dichiarati colpevoli di traffico di medicine (Keytruda e Epclusa per il trattamento dell’epatite C). Farmaci poi risultati contraffatti. Nell’estate del 2018 i due hanno cercato di venderli in Usa a un agente sotto copertura, che poi li ha arrestati. Durante la trattativa, Maksym ha detto di avere a disposizione 200 confezioni di Keytruda, assicurando di averne accesso ad altre 4mila, di origine italiana. Circostanza quest’ultima, poi negata nel corso del processo, così come durante un’intervista concessa a L’Espresso, assieme ad alcuni colleghi di Icij, International consortium of investigative journalists, con cui il settimanale collabora in esclusiva per l’Italia per questa inchiesta. Il traffico che spunta dalle storie cremonesi apre gli occhi su una pista finora nascosta. Il trait d’union fra napoletani ed egiziani è Ciro Sacchettino. A Cremona è stato condannato a tre anni e il 10 marzo scorso è stato arrestato (ai domiciliari) a Napoli: autore, nel maggio 2024, con un fratello ed altri, di furti di farmaci tumorali da 1,4 milioni alla farmacia del Policlinico Federico II della sua città. La piaga dei furti di farmaci oncologici Secondo un rapporto del Nas, il furto di farmaci oncologici «è aumentato a dismisura nel 2013 (64 casi) e nel 2014 (60). E, dopo un ridimensionamento tra il 2015 e il 2016», è risalito, secondo i dati Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, nel 2017 (38 casi) e 2018 (43). Per poi continuare ancora negli anni successivi fino ad arrivare al 2025. Il fenomeno ha cambiato morfologia nel corso del tempo. Spiega all’Espresso Domenico Di Giorgio, responsabile del Contrasto al crimine farmaceutico di Aifa: «La svolta è nel marzo 2014, con l’operazione Vulcano coordinata da Aifa. Grazie a controlli incrociati su una lista di prodotti rubati, inviata alle farmacie ospedaliere europee, abbiamo rinvenuto alcuni di quei farmaci italiani in Germania e siamo poi risaliti alla fonte. Il braccio operativo era in Campania, con ramificazioni in altre parti d’Italia. Dopo aver creato una lista dei prodotti più redditizi, ne pianificava il furto, stivandoli in magazzini sotto il suo controllo. L'organizzazione aveva costituito, all’estero, società fantoccio che emettevano fatture false, per far apparire legali i prodotti rubati, vendendoli poi ad altri grossisti, per la distribuzione sul mercato parallelo europeo dove per i farmaci si spende di più». Con l’arresto di 80 persone, quel sistema è stato smantellato. Le associazioni criminali sono state così costrette «ad aprire nuovi canali di vendita nel Nord Africa e in Medio Oriente ponendo l’Italia al centro del traffico illegale», dichiarano i Nas. Dunque, i criminali campani ritornano sulla scena. Il piatto è sempre ricco. In base alle denunce delle imprese farmaceutiche risulta che, dal 2017 a oggi il saccheggio dei farmaci, in gran parte monoclonali, vale 49,7 milioni. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Giulia Masci parla della «sintonia operativa tra egiziani e ricettatori campani». Sintonia che, in caso di liti tra i due, non può venir meno, perché, come spiega Wael Azmi a Sacchettino, loro sono «parte di una famiglia». Una famiglia eterogenea, strutturata in ruoli. Dalle carte giudiziarie emerge che Wael Azmi e Gad El Husseini, farmacista, sono i registi, «organizzatori e propulsori dell’illecito traffico di farmaci». Da promotori, «trattano personalLa me viaggi Gli int hanno anche supera Un car dagli i fino al del bo mente l’acquisto dei prodotti dai ricettatori campani». Abdelnasser invece fornisce i farmaci agli arabi. Sacchettino ed Equabile sono «gli intermediari tra gli egiziani» e i ladri, autori dei furti. Gli eg
iziani sono quasi tutti di Mansoura e sono grandi venditori, hanno i loro canali all’interno degli aeroporti, a Malpensa, al Cairo e nel secondo aeroporto del Cairo, Sphinx, dove possono contare su scarsi controlli doganali e parenti o connazionali che si presentano all’arrivo degli aerei per ricevere le valigie piene di medicinali. A Mansoura, Wael dispone di un deposito, gestito dal padre, dove stoccare i farmaci per la clientela egiziana. L’origine: operazione Dawaa Tutto ha inizio il 15 febbraio 2018. Al negozio Mail Boxes di Crema (Cremona) si presenta Ghattas Loay, egiziano, per spedire in Francia un pacco di farmaci ad alto costo. L’aveva già fatto due giorni prima. Insospettiti, i dipendenti fotografano il plico. E allertano i Nas. La pm Irene Prette sequestra il pacco (9 confezioni di antitumorali per un valore di 103mila euro) e lo fa partire vuoto. I farmaci, tracciati in base alla targatura, risultano rubati agli ospedali San Giovanni Bosco di Napoli, Termoli e all’azienda sanitaria di Catanzaro. Quando il pacco arriverà a Parigi, vuoto, il destinatario, un amico di Ghattas, deluso, se la prenderà con lui. Da questo momento il cellulare di Ghattas Loay, commerciante e farmacista, sarà intercettato. Dice di essere in grado di vendere qualsiasi farmaco tramite la sua rete e ha contatti con un medico egiziano, il dottor Amr, suo cliente: «Io ho altre strade e altri mercati in Germania, Egitto, Siria e Iraq». Tre viaggi di Wael Azmi a Napoli Wael Azmi è definito nelle carte il deus ex machina. Vuole fare affari con Ciro Sacchettino, uno dei suoi fornitori di medicinali. Va a trovarlo a Napoli tre volte, partendo da Cremona, con in tasca migliaia di euro e tornando con valigie di svariati farmaci destinati al Medio Oriente, che hanno un valore di quasi 500 mila euro. In parte, la merce viene fatta viaggiare via aereo, al Cairo, in un borsone affidato alla madre di Wael, ma gli investigatori del Nas intercettano, pedinano e seguono il loro uomo, fotografando ogni suo movimento. E sequestrano tutto. Tra le marche trovate, oltre a Keytruda, anche Opdivo (melanoma, carcinoma polmonare), Herceptin (tumore al seno). Tutte tracciate, e rubate nelle farmacie ospedaliere di Rutigliano (Bari) e Caltagirone (Catania). I patteggiamenti Il primo processo Dawaa, dopo gli arresti e le indagini, si è concluso con una serie di patteggiamenti: da due anni e 8 mesi a tre anni. Il secondo processo avrà la sua prossima udienza il 7 maggio. Insomma, bassi rischi e modeste condanne. I danni al servizio sanitario nazionale sono enormi. Quanto a quelli sub ìti dalla Msd ci penserà l’assicurazione di Dhl Supply. I carichi sequestrati per un totale di 758,3mila euro sono stati tutti distrutti: per ovvie ragioni non potevano essere più utilizzati. ---End text--- Author: GLORIA RIVA Heading: Highlight: A gennaio 2019 svaligiato il magazzino di Dhl Supply Chain di Settala, bottino: 6.910 confezioni del brevetto dell’ americana Merck per un valore di oltre 39 milioni La merce viene fatta viaggiare in aereo. Gli intermediari hanno uomini anche negli scali per superare i controlli. Un carico seguito dagli investigatori fino alla consegna del borsone al Cairo Image:IL DOSSIER Cancer Calculus è l’inchiesta internazionale di Icij che mette a nudo le criticità del super farmaco antitumorale Keytruda IN CORSIA Un reparto ospedaliero. A sinistra, infusione endovenosa di un paziente -tit_org- Salvavita connection il traffico dei furti di farmaci -sec_org-
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title§§ Medicine, il conto è impazzito
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Estratto da pag. 22 di "ESPRESSO" del 17 Apr 2026
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tp:ocr§§ Medicine, il conto è impazzito GLORIA RIVA e CARLO TECCE uesta il sottosegretario Marcello Gemmato l’ha detta domenica 12 aprile 2026 a un convegno di Federfarma, ma la poteva dire un anno fa o la potrà dire anche l’anno prossimo: «La farmacia non è più soltanto il luogo della dispensazione del farmaco, si è trasformata in un presidio territoriale capace di avvicinare la salute ai cittadini, soprattutto nei contesti più fragili, nelle aree interne, contribuendo anche a ridurre la pressione su ospedali e ambulatori». A supporto della sua analisi, che poi è pure un suo interesse privato nonché un suo dovere pubblico, il politico pugliese di Fratelli d’Italia ha citato un rapporto del Censis. Come ormai s’è imparato, cioè da oltre tre anni e mezzo di governo Meloni, Gemmato è politico di destra, farmacista di professione, sottosegretario alla Salute con delega alla farmaceutica (ben diver- pendente che, con abi sa dalla farmacia). Sta di fatto, a litiche, è riuscito a ten essere brutali, che in tre anni e distanza. Finché la po mezzo di cura Gemmato, che ha emersa, più volte sott indubbia passione del settore, incontenibile, dunque l’Agenzia nazionale italiana per io e febbraio dopo l’ul il farmaco è un ginepraio di ten- Nei primi nove mesi d sioni e lacune, la spesa nazionale ceutica ha raggiunto i per i farmaci è cresciuta al pun- superando, con un tri to da potersi considerare “fuo- teggiare, il limite fissa ri controllo”, gli affari per le far- ché i farmaci rappres macie – «non più soltanto luogo cento del Fondo nazio della dispensazione del farmaco» tato – salvo nuove riso – sono invece più rigogliosi. Nel dovrebbe comportate frattempo, però, Gemmato non è Meloni con Schillaci e riuscito a diventare viceministro, nonostan- tivi ruoli, ha introdott te sia il riferimento nella Salute del princi- complesso per determ pale partito della maggioranza e nonostante farmacie nella distribu sia depositario di ampie deleghe. Il ministro dicinali. Per semplific è il professore Orazio Schillaci, ex rettore il 30,35 per cento del dell’Università Tor Vergata, un tecnico indi- due anni incassano la Q ve mesi a spesa tica ha i 18,42 di euro, do, con re non limite iliardi. in Aifa pendente che, con abilità squisitamente politiche, è riuscito a tenere Gemmato a debita distanza. Finché la polemica, narrata, a volte emersa, più volte sotterrata, non è diventata incontenibile, dunque è esplosa, fra gennaio e febbraio dopo l’ultimo rapporto di Aifa. Nei primi nove mesi del 2025 la spesa farmaceutica ha raggiunto i 18,42 miliardi di euro, superando, con un trimestre ancora da conteggiare, il limite fissato di 2,85 miliardi. Poiché i farmaci rappresentano circa il 15 per cento del Fondo nazionale sanitario, è scontato – salvo nuove risorse – che il risparmio dovrebbe comportate tagli altrove. Il governo Meloni con Schillaci e Gemmato, nei rispettivi ruoli, ha introdotto un meccanismo più complesso per determinare i guadagni delle farmacie nella distribuzione/vendita dei medicinali. Per semplificare: prima incassavano il 30,35 per cento del prezzo al pubblico, da due anni incassano la somma del 6 per cento del prezzo al pubblico più una quota fissa PRODUZIO che varia da 55 centesimi a 2,50 euro a confe- Un laborat zione. Siccome il prezzo medio di un farma- produzion co rimborsato è 9,42 euro, su questa fascia di medicinali si concentra la maggiore spesa pubblica e il maggiore guadagno per le farmacie. Un altro fattore che avrà inciso, e di sicuro ha provocato il disappunto delle Regioni che non riescono a vigilare sui costi, riguarda la distribuzione dei farmaci antidiabete: non più da ritirare in ospedali e laboratori, ma disponibili in farmacia. Questo nuovo ordine (o disordine) ha generato uno scontro epistolare fra Schillaci-Aifa-Gemmato. Il ministro ha chiesto ad Aifa una «riflessione approfondita sulle dinamiche gestionali» stigmatizzando le «polemiche interne all’agenzia (il diverbio fra il direttore scientifico e il direttore amministrativo) che hanno compromesso la credibilità complessiva del sistema di governance far
maceutica nazionale». Il sottosegretario Gemmato, non informato della lettera, ha supportato Schillaci facendo cadere nel testo una sottile provocazione parlando dei vertici Aifa: «Ti esprimo la mia piena vicinanza rispetto a ogni iniziativa che vorrai assumere in merito a una revisione della governance da te nominata». E infatti la Commissione scientifica ed economica del farmaco, creata dal ministro Schillaci che ha sostituito le due commissioni del passato, non è riuscita a raddrizzare il preoccupante andamento della spesa intervenendo su Aifa. A gestire l'Agenzia Italiana del Farmaco è il direttore Pierluigi Russo, la figura più vicina al sottosegretario Gemmato e pure a Francesco Mennini, al momento capo dipartimento di Schillaci, ma storico consulente dell’industria farmaceutica. Proprio Mennini avrebbe segnalato Russo per la dirigenza di Aifa. Russo è stato al centro di numerose critiche per l’incremento dell’otto per cento della spesa farmaceutica pubblica avvenuto fra il 2023 e il 2024. Ma molti mal di pancia riguardano anche le nuove nomine avvenute in questi mesi ai vertici dell'ente. Ad esempio, l’area di Accesso al farmaco e la Health Technology Assessment – Hta è il «processo multidisciplinare che sintetizza le informazioni sulle questioni cliniche, economiche, sociali, organizzative E rio per la di farmaci ed etiche connesse all'uso di una tecnologia sanitaria» – è probabilmente il dipartimento più importante e delicato di Aifa. Influisce sull’intero ciclo di vita del farmaco post-autorizzazione, valutandone il valore terapeutico ed economico per garantire ai pazienti un accesso rapido e sostenibile. Si occupa anche del coordinamento delle negoziazioni su prezzi e rimborsi. Il precedente direttore era Francesco Trotta, dirigente interno di seconda fascia, con una lunghissima esperienza nella valutazione scientifica, rimborso dei farmaci e del coordinamento dell'Osservatorio nazionale sull'uso dei farmaci. Sotto la gestione di Russo e in fase di rinnovo della dirigenza, il suo curriculum – così come quello di altri sette candidati con profonda conoscenza del settore dei farmaci – non è neppure stato preso in considerazione e Trotta, che è un dipendente di Aifa, è stato costretto ad assumere un ruolo di responsabile della Asl di Nuoro. Su questo concorso fioccano quindi i ricorsi di coloro che non sono stati ammessi al bando, e nel frattempo il dipartimento è stato affidato ad interim al direttore scientifico Russo perché l’unico ammesso alla selezione, Carlo Monti, ha rifiutato a sorpresa. In effetti, il candidato unico non ha grossa frequentazione del mondo farmaceutico, essendo un odontoiatra a capo della segreteria tecnica del ministro Schillaci. Inoltre Monti, in carriera, ha lavorato per anni alla Croce Rossa e, non guasta, sarebbe vicino a Fabio Rampelli, esponente romano di Fdi e vicepresidente della Camera. Monti ha rifiutato l'incarico e ora quella casella resta vacante. All’Ufficio di segreteria Organismi Collegiali, che si occupa della stesura dei verbali di tutte le discussioni, si è preferito offrire l’incarico a un esterno di Aifa, Stefano D'Aprile: formazione giuridica e trascorsi al ministero della Cultura e poi in Leonardo. Competenza in materia farmaceutica? Nessuna. D’Aprile è entrato in Aifa con un incarico ex articolo 19 comma 6, sarebbe un contratto a tempo determinato di natura dirigenziale nella pubblica amministrazione conferito a esterni dotati di comprovata qualificazione professionale. Si può discutere se il responsabile di questo ufficio debba avere una competenza tecnica sui farmaci o piuttosto giuridica, ma va ugualmente specificato che in Aifa esistono almeno una ventina di dipendenti con una rodata formazione giuridica. Nel regolamento di Aifa è chiaramente scritto che, per i posti liberi, si cerca all’interno e, se non c'è una componente qualificata, allora si cerca fuori. Ancora. Angela Del Vecchio è stata nominata dirigente dell'Ufficio "Valutazioni economiche", proviene dalle “Good Clinical Practice”, le cosiddette Gcp, cioè le norme di buona condizione delle
sperimentazioni cliniche e, in generale, di attività ispettive. Nella rivoluzione voluta da Russo, Del Vecchio dovrà sorvegliare il monitoraggio della spesa sanitaria, ambito a lei fin qui estraneo. Anche per l’ufficio “Prezzi e Rimborsi” è arrivata una nuova dirigente: Rita Paciello, assai preparata con le ispezioni farmacologiche, meno su prezzi e rimborsi. A Paciello, come a Del Vecchio, tocca imparare in fretta. Lo scontro dentro e fuori Aifa e dentro e fuori al ministero della Salute, a inizio legislatura, avrebbe scatenato dimissioni e repulisti, cambi ovunque. Però siamo alla fine della legislatura, alla fine della corsa, conviene aspettare la prossima fermata anziché scendere e rimanere a piedi. ---End text--- Author: GLORIA RIVA Heading: Highlight: Nei primi nove mesi del 2025 la spesa farmaceutica ha raggiunto i 18,42 miliardi di euro, superando, con un trimestre non conteggiato, il limite di 2,85 miliardi. Tensioni in Aifa Image:PRODUZIONE Un laboratorio per la produzione di farmaci ALLA GUIDA Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute. A destra, Pierluigi Russo, direttore tecnico-scientifico di Aifa -tit_org- Medicine, il conto è impazzito -sec_org-
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title§§ Malati di antibiotici
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Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 17 Apr 2026
Il consumo tra i più giovani non cala. Cause note, rimedi inefficaci, rischi enormi
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tp:ocr§§ Malati di antibiotici Il consumo tra i più giovani non cala. Cause note, rimedi inefficaci, rischi enormi C’ è un numero nel rapporto Aifa sul consumo di antibiotici che merita attenzione. Nella fascia d’età tra gli 11 e i 13 anni, i consumi di antibiotici sono aumentati del 33,4 per cento in un solo anno. Eppure, non c’è nessuna nuova malattia batterica che colpisce i preadolescenti italiani. E’ il segno che qualcosa, nel modo in cui questo paese usa i farmaci, continua a non funzionare. Il Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza aveva fissato obiettivi precisi e ambiziosi. Scadenza: 2025. Poi prorogato al 2026. Ma a un anno dalla scadenza quasi nessun obiettivo è stato raggiunto. In ospedale, i carbapenemi – gli antibiotici di ultima istanza, quelli che si tengono in riserva per le infezioni che nient’altro riesce a sconfiggere – sono aumentati del 55 per cento in cinque anni. L’obiettivo era ridurli del 10 per cento. In pediatria, più di quattro bambini su dieci ricevono almeno una prescrizione di antibiotici ogni anno, e la percentuale è in crescita. Il rapporto tra molecole ad ampio spettro (quelle più aggressive) e molecole a spettro ristretto prescritte ai bambini è, al sud, pari a otto contro uno. Obiettivo del Piano era ridurlo del 20 per cento. E’ rimasto dov’era. Il problema del consumo inappropriato di antibiotici in Italia è antico quanto il Servizio sanitario nazionale stesso. Conosciamo le cause: la pressione delle famiglie sui pediatri, la difficoltà di spiegare a un genitore ansioso che il raffreddore di suo figlio guarisce da solo, la cultura del farmaco come risposta immediata a qualsiasi malessere, le differenze tra nord e sud nei modelli di medicina territoriale. Conosciamo le soluzioni, ma la resistenza batterica è una delle principali cause di morte in Europa e l’Italia è tra i paesi più esposti. Ogni volta che un bambino assume un antibiotico che non gli serve, contribuisce – in misura infinitesimale ma reale – a selezionare i batteri che un giorno potrebbero non rispondere ad alcun trattamento. Il punto è che un piano nazionale esiste proprio per cambiare i comportamenti che il singolo, da solo, non riesce a modificare. E quel piano, in Italia, è rimasto sulla carta. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Malati di antibiotici -sec_org-
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title§§ Intervista a Enrico Costa - Parla Enrico Costa (FI) «Una legge sul ?ne vita Il centrodestra di oggi riparta dai nuovi diritti» = Enrico Costa e la nuova Forza Italia dei diritti «Giustizia, riforme e legge sul ?ne vita . È ora»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/17/2026041701929102306.PDF
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Estratto da pag. 2 di "RIFORMISTA" del 17 Apr 2026
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tp:ocr§§ Parla Enrico Costa (FI) «Una legge sul fine vita Il centrodestra di oggi riparta dai nuovi diritti» Enrico Costa e la nuova Forza Italia dei diritti «Giustizia, riforme e legge sul fine vita. È ora» a pag. 2 E nrico Costa è da due giorni il nuovo presidente del gruppo di Forza Italia alla Camera: la sua elezione alla testa dei deputati azzurri segna una discontinuità che premia l’impegno di Costa nella campagna referendaria. L’ex ministro per gli Affari regionali e le Autonomie garantista di lungo corso, è tra le voci più attive sui temi della giustizia, dei diritti e delle libertà individuali. Il suo impegno alla presidenza del gruppo indica un rinnovamento profondo di Forza Italia. L’ultimo anno di legislatura è il primo della nuova fase per il suo partito? «L’ho già detto e lo ribadisco: la mia presidenza si colloca nel percorso avviato da chi mi ha preceduto, Alessandro Cattaneo e Paolo Barelli, che hanno svolto un ottimo lavoro. Nell’anno di legislatura che resta, ci concentreremo certamente sull’emergenza economica: il caro energia e l’aumento dei prezzi dei carburanti stanno incidendo pesantemente sulla vita di molte famiglie e delle imprese. Sono priorità che non possiamo permetterci di trascurare. Inoltre esprimeremo i principi liberali che fanno parte del DNA di Forza Italia: dai diritti, nessuno escluso — temi che un centrodestra moderno non può più ignorare — alla legge sul fine vita, un vulnus che il Parlamento ha il dovere di colmare». Il referendum consegna 13 milioni di Sì: non sono pochi gli italiani che vogliono cambiare la giustizia. «Il risultato è stato deludente per chi, come me, ha creduto in questa riforma e l’ha spiegata nel merito, con dati, approfondimenti e dettagli, pur consapevole che contro le norme liberali in materia di giustizia vengono da sempre disegnati scenari apocalittici inesistenti. L’esito del referendum non indebolirà, tuttavia, l’impegno per un giusto processo, nel nome dei tanti che hanno scelto il Sì, con grande passione. Ed è proprio da quei 13 milioni di Sì che vogliamo ripartire: da chi ha affermato con chiarezza che in questo Paese c’è bisogno di una giustizia più giusta. Andiamo avanti forti di questo patrimonio di consenso e partecipazione». Come risponde il nuovo corso azzurro? «Questi mesi di campagna referendaria sono stati un’esperienza straordinaria. Abbiamo ascoltato le voci di tante vittime della giustizia, persone che hanno avuto la vita rovinata. Dal 24 marzo, però, stop: finite le interviste, le storie, i racconti, anche da parte di chi le ha esaltate durante la campagna referendaria. Questo è un errore imperdonabile. Molti cercheranno di interpretare l’affermazione del No come un colpo di spugna sugli errori, derubricandoli a effetti collaterali fisiologici. A questa lettura disumana ci opporremo sempre, continuando a raccontare quelle vicende, a fare il conto delle ingiustizie, a chiederci perché gli errori vengano tollerati e perdonati al CSM e a proporre di cambiare le regole che non funzionano».. Quali priorità indicherà? «Gli argomenti non mancano: dalle intercettazioni alla prescrizione, dalla custodia cautelare alle condizioni del sistema carcerario, fino ai temi dell’ordinamento giudiziario. Si tratta di proposte che si muovono nel pieno rispetto dei principi costituzionali ed è nostro dovere portarle avanti». La magistratura è divisa tra una componente più politicizzata, rappresentata dall’ANM, e una parte più garantista. Nasceranno due ANM, due associazioni diverse? «Le dinamiche relative all’ANM lasciano il tempo che trovano. Noi riteniamo che le riforme competano al Parlamento e che il contributo di associazioni come l’ANM possa essere offerto nelle forme delle audizioni in Commissione. Nessuno ha il potere di veto sui temi da inserire in agenda». Il fascicolo di valutazione del magistrato è uno scoglio reale: si riuscirà a mettervi mano prima della fine della legislatura? «La campagna referendaria ha evidenziato come per i magistrati non vi siano valutazioni di professionalità legate al merito, ma esclusivamente promoz
ioni indifferenziate “per anzianità”. Infatti, oltre il 99 per cento dei magistrati ottiene una valutazione di professionalità positiva. Se vogliamo fare in modo che facciano carriera i magistrati più bravi, dobbiamo garantire che anche nelle valutazioni di professionalità la capacità e il merito vengano effettivamente presi in considerazione». E la responsabilità civile dei magistrati? «È un tema sul tappeto non da oggi. Attualmente, la responsabilità civile dei magistrati è un titolo senza contenuto. Negli ultimi 15 anni lo Stato — perché la causa si propone contro lo Stato — è stato condannato soltanto 15 volte, in media una volta l’anno». Querele intimidatorie ai giornalisti: ci sono categorie che querelano per scoraggiare chi scrive... «Dobbiamo affrontare il punto molto seriamente, perché attiene alla libertà di stampa. Il giornalista deve avere il diritto di scrivere senza la mano tremula per il rischio di essere chiamato a pagare pene esorbitanti.Negli anni passati sono stato firmatario della proposta di legge contro il carcere per i giornalisti, una proposta che, come altre nel corso degli anni, si è arenata». ---End text--- Author: Aldo Torchiaro Heading: Highlight: Image:Enrico Costa -tit_org- Intervista a Enrico Costa - Parla Enrico Costa (FI) «Una legge sul ?ne vita Il centrodestra di oggi riparta dai nuovi diritti» Enrico Costa e la nuova Forza Italia dei diritti «Giustizia, riforme e legge sul ?ne vita . È ora» -sec_org-
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Estratto da pag. 12 di "RIFORMISTA" del 17 Apr 2026
Dai 45,7 miliardi di impatto economico alla s?da della prevenzione: le patologie rappresentano ormai una questione di politica economica oltre che sanitaria
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tp:ocr§§ Malattie respiratorie, il conto nascosto che pesa sulla sanità Dai 45,7 miliardi di impatto economico alla sfida della prevenzione: le patologie rappresentano ormai una questione di politica economica oltre che sanitaria I n Italia le malattie respiratorie croniche non sono solo una questione clinica, ma una variabile economica sempre più rilevante, capace di incidere in modo diretto sulla produttività, sulla spesa pubblica e sugli equilibri del Servizio sanitario nazionale: i numeri parlano di un impatto complessivo pari a 45,7 miliardi di euro tra costi sanitari e perdita di capacità lavorativa, mentre oltre 6 milioni di italiani convivono con almeno una patologia respiratoria e la sola broncopneumopatia cronica ostruttiva supera i 13 miliardi di costo. Un peso che si inserisce in una dinamica europea ancora più ampia, con oltre 80 milioni di pazienti e circa 400mila decessi l’anno, e che riflette fattori strutturali difficilmente comprimibili nel breve periodo, dall’invecchiamento della popolazione all’inquinamento fino alla diffusione del fumo, che in Italia continua a riguardare quasi un quarto della popolazione. È su questo terreno che la questione respiratoria smette di essere un capitolo della sanità e diventa un tema di politica economica, perché incide direttamente sulla partecipazione al lavoro, sull’assorbimento di risorse pubbliche e sulle disuguaglianze territoriali, con un sistema che continua a mostrare forti asimmetrie nell’accesso a prevenzione e diagnosi. La presentazione al Ministero della Salute del Libro Bianco della Pneumologia e dei Policy Paper del progetto Respira si inserisce in questo quadro come tentativo di uscire da una gestione frammentata e riportare il tema dentro una strategia più organica, dove la prevenzione non è solo un obiettivo sanitario ma una leva di sostenibilità. Non è un caso che il Ministro della Salute Orazio Schillaci abbia legato esplicitamente il tema alle sue implicazioni economiche, osservando che «si tratta di una priorità anche perché incide moltissimo sulle capacità lavorative e ha un impatto economico sulla vita di tutti», e insistendo sulla necessità di «un approccio condiviso che vada oltre i singoli partiti», segnale di come il dossier venga ormai percepito come trasversale. La stessa linea emerge nelle parole di Maria Rosaria Campitiello, che richiama il nesso tra salute respiratoria, spesa pubblica e disuguaglianze, indicando la necessità di un intervento più strutturato e di un Piano nazionale capace di ridurre le distanze tra territori, oggi ancora marcate. Ma il passaggio più delicato resta quello dell’organizzazione: il modello indicato dal Libro Bianco punta su una rete integrata tra ospedale e territorio, con l’obiettivo di ridurre ricoveri e riacutizzazioni e spostare il baricentro verso una gestione più continua della cronicità. «Costruire una vera rete respiratoria tra ospedale, territorio e domicilio vuol dire andare oltre un modello centrato sull’ospedale», osserva Paola Rogliani, presidente SIP, mettendo in evidenza come strumenti già avviati – dalle Case di comunità alla telemedicina – rappresentino una base ancora da rendere pienamente operativa. In questa direzione si inserisce anche la richiesta di un salto di governance avanzata da Raffaele Scala, Presidente AIPO, che individua in un Piano strategico nazionale il perimetro necessario per coordinare prevenzione, diagnosi e presa in carico, con l’obiettivo di ridurre nel tempo sia l’incidenza sia i costi senza aumentare la spesa complessiva. Il punto, in controluce, è se la prevenzione riuscirà davvero a diventare un investimento capace di alleggerire il carico economico nel medio periodo o se resterà una priorità condivisa più sul piano delle dichiarazioni che su quello dell’attuazione, mentre il peso delle cronicità continua a crescere e a ridefinire gli equilibri del sistema. ---End text--- Author: Beatrice Telesio di Toritto Heading: Highlight: 45,7 mld L’impatto economico in euro delle malattie respiratorie tra costi sanitari e perdita di capacità lavorativa Image:C
redito foto: Simone Zivillica Da sinistra: Janina Landau, Paola Rogliani, Orazio Schillaci, Raffaele Scala -tit_org- Malattie respiratorie, il conto nascosto che pesa sulla sanità -sec_org-
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