title§§ Verri e Araneo (M5$): «Sanita lucana in ginocchio»
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Estratto da pag. 16 di "LE CRONACHE LUCANE" del 16 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-16T04:38:00+00:00
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tp:ocr§§ «REPORT CIMBE FALLIMENTO DELLA GIUNTA» Verri e Araneo (M5S): «Sanità lucana in ginocchio» «Ni On servono più cartomanti o profeti per dirlo. C ' è un altro timbro della Fondazione GIMBE: la sanità terri toriale in Basilicata ñ ferma« la riforma è rimasta sulla carta e la Giunta Bardi ha fallito. La Basilicata è agli ultimi posti in Itali» proprio sui terreno più importante: quello dell'assistenza sanitaria di prossimità». Lo dichiarano le due consigliere regionali (M5S), Verri e Araneo. «I numeri - proseguono - parlano da soli: 19 Case della Comunità programmate e nessuna attiva, 5 Ospedali di Comunità previsti e zero attivati. Zero. Da anni, denunciamo esattamente questo: senza personale, organizzazione e una rete territoriale vera, la riforma sarebbe rimasta solo sulla carta. Oggi GIMBE conferma che avevamo ragione: tanti annunci, nessun risultato. Li verità è che la Basilicata ha avuto a disposizione le risorse e l'occasione storica del PNRR, mi questa Giunta non è stata capace di trasformarh in servizi reali. E oggi il ritardo è così grave ds rendere evidente che una grande occasione è stata gestita malissimo, mentre i cittadini continuano a non vedere alcun beneficio concreto. II report GIMBE non è solo una bocciatura tecnica . È l'atto di accusa definitivo contro una gestione che ha sprecato tempo, risorse e credibilità». ÃìöÃ a - L . l . -tit_org- Verri e Araneo (M5$): «Sanita lucana in ginocchio» -sec_org-
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title§§ Niente prenotazioni nelle strutture accreditate pugliesi per i lucani
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Estratto da pag. 9 di "NUOVA DEL SUD" del 16 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-16T05:40:00+00:00
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tp:ocr§§ Effetto “a specchio” anche in Basilicata per pazienti extraregionali. E cresce la mobilità passiva Niente prenotazioni nelle strutture accreditate pugliesi per i lucani MATERA - Il rifiuto da parte di alcune strutture private accreditate pugliesi di prenotare prestazioni per cittadini provenienti dalla Basilicata ed in particolare dal vicino Materano viene interpretato da più parti come un segnale preoccupante, quasi la negazione di uno dei principi fondanti del Servizio sanitario nazionale: la libera scelta del cittadino rispetto alla struttura in cui curarsi. Il fenomeno non è isolato. Si inserisce infatti in un contesto più ampio, dove si registra un effetto “a specchio”: anche alcune strutture lucane (e di Matera) sono costrette a limitare l’accesso a pazienti extraregionali. Il risultato è un incremento della mobilità passiva, già storicamente sbilanciata. Il rapporto attuale parla chiaro: circa 70 unità di spesa sanitaria in uscita contro appena 30 in entrata. Uno squilibrio che contribuisce ad ampliare il disavanzo sanitario regionale. Nel tentativo di governare il fenomeno, la Regione Basilicata e la Regione Puglia hanno sottoscritto un accordo valido dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2028. L’intesa punta a rafforzare il controllo sulla mobilità sanitaria interregionale, garantire appropriatezza delle cure e mantenere l’equilibrio economico del sistema. L’accordo stabilisce tetti di spesa basati sulla produzione 2024 e introduce un sistema di monitoraggio con verifiche trimestrali e una commissione paritetica con la parteciEffetto “a Nien ac pazione di Agenas. Restano escluse dai limiti alcune prestazioni ad alta complessità, come oncologia, trapianti ed emergenze. Secondo l’assessore regionale Cosimo Latronico, si tratta di “uno strumento avanzato per governare la mobilità e contenere le fughe di pazienti”. Tuttavia, sul campo emergono criticità applicative. Alla base dei rifiuti opposti ai pazienti lucani ci sarebbe, secondo alcune segnalazioni, l’esaurimento dei budget assegnati alle strutture private pugliesi. Una tesi però respinta dal direttore del Dipartimento Sanità della Regione Puglia, Vito Montanaro, che definisce “tecnicamente poco plausibile” parlare di fondi esauriti a inizio anno. Resta quindi aperta la questione: si tratta di limiti reali o di interpretazioni restrittive delle regole? I dati confermano una criticità ormai strutturale. Secondo la Fondazione Gimbe, la Basilicata registra un saldo negativo della mobilità sanitaria pari a 80,8 milioni di euro. Ogni cittadino lucano spende mediamente oltre 220 euro l’anno per curarsi fuori regione. Per Nino Cartabellotta, la mobilità non è più una scelta ma una necessità, determinata da profonde diseguaglianze territoriali. Il rischio è che il divario tra Nord e Sud si trasformi definitivamente in una frattura strutturale del sistema sanitario nazionale. Il rifiuto di alcune strutture sanitarie private accreditate pugliesi di prenotare prestazioni per pazienti provenienti dalla Basilicata di fatto segna la “morte” del Servizio Sanitario Nazionale che ha come principio universale la scelta del cittadino della struttura a cui rivolgersi per curarsi. C’è inoltre un altro effetto devastante sui conti in rosso della sanità lucana perché il comportamento delle strutture della specialistica ambulatoriale accreditata lucana è identico nel “respingere” utenti pugliesi e di conseguenza la spesa della mobilità sanitaria regionale cresce. Più semplicemente: un paziente di Bari può prenotare una prestazione al Madonna delle Grazie di Matera ma non la stessa in qualsiasi struttura della specialistica ambulatoriale accreditata di Matera. Una situazione che con il deficit di bilancio regionale che rasenta il commissariamento della sanità è intollerabile. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Alla base dei rifiuti ci sarebbe l’esaurimento dei budget assegnati alle strutture private pugliesi Image: -tit_org- Niente prenotazioni nelle strutture accreditate pugliesi per i lucani -sec_org-
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§---§
title§§ Gimbe condanna la sanità in Basilicata
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Estratto da pag. 8 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 16 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-16T05:11:00+00:00
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tp:ocr§§ Araneo e Verri: «Basta propaganda, la riforma è rimasta sulla carta» Gimbe condanna la sanità in Basilicata «Non servono più cartomanti o profeti per dirlo. C'è un altro timbro della Fondazione Gimbe: la sanità territoriale in Basilicata è ferma, la riforma è rimasta sulla carta e la Giunta Bardi ha fallito». Esordiscono così in una nota le consigliere del M5S, Araneo e Verri. «La Basilicata è agli ultimi posti in Italia proprio sul terreno più importante: quello dell'assistenza sanitaria di prossimità. I numeri parlano da soli: 19 Case della Comunità programmate e nessuna attiva, 5 Ospedali di Comunità previsti e zero attivati. Zero. Da anni denunciamo esattamente questo: senza personale, organizzazione e una rete territoriale vera, la riforma sarebbe rimasta solo sulla carta. Oggi Gimbe conferma che avevamo ragione: tanti annunci, nessun risultato. La verità è che la Basilicata ha avuto a disposizione le risorse e l'occasione storica del Pnrr, ma questa Giunta non è stata capace di trasformarle in servizi reali. E oggi il ritardo è così grave da rendere evidente che una grande occasione è stata gestita malissimo, mentre i cittadini continuano a non vedere alcun beneficio concreto. I lucani stanno già pagando questo fallimento. Lo pagano con i ritardi, con i servizi che non partono, con la difficoltà di curarsi vicino casa e soprattutto con il portafoglio. È inaccettabile continuare a pagare due volte: prima con le tasse e poi di tasca propria per ottenere visite ed esami in tempi ragionevoli. Anche sul Fascicolo sanitario elettronico la Basilicata resta indietro: documenti disponibili sotto la media nazionale e appena il 7% dei cittadini che ha espresso il consenso alla consultazione, contro una media italiana del 44%. È il segno di una Regione in ritardo sia sulle strutture sia sull'innovazione. C'è poi un dato politico che pesa come un macigno. Tra il 2019 e il 2025, i medici di medicina generale in regione si sono ridotti quasi del 20%. Entro il 2028, inoltre, altri 107 medici raggiungeranno l'età pensionabile. Non è una coincidenza da ignorare: è la prova che mentre questa destra governa, il sistema sanitario lucano cade a pezzi anno dopo anno. Se mancano medici, se i servizi non partono, se per curarsi bisogna aspettare troppo o andare fuori regione, il messaggio che passa è devastante: in Basilicata restare diventa più difficile. Così non fanno scappare soltanto i professionisti, ma spingono sempre più lucani a cercare altrove cure, sicurezza e futuro. Bardi e Latronico non possono più nascondersi dietro le solite rassicurazioni. I dati li smentiscono. La Basilicata è in fondo alla classifica perché in questi anni è mancata una guida seria e appassionata. Il report Gimbe concludono - non è solo una bocciatura tecnica. È l'atto di accusa definitivo contro una gestione che ha sprecato tempo, risorse e credibilità, mentre i cittadini lucani sono stati lasciati soli» ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Le consigliere lite rassicurazioni. I dati li smentiscono. regionali La Basilicata è in fondo alla classifica per- Araneo e ché in questi anni è mancata una guida Verri (M5S) -tit_org- Gimbe condanna la sanità in Basilicata -sec_org-
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§---§
title§§ Avviata la Summer School Metodologia della ricerca clinica
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Estratto da pag. 14 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. REGGIO CALABRIA" del 16 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-16T08:10:00+00:00
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tp:ocr§§ MONASTERACE Comune-Fondazione Gimbe Avviata la Summer School Metodologia della ricerca clinica MONASTERACE - Prosegue a Monasterace il progetto “More” (Monasterace Open Resource Experience), un percorso fatto di eventi, compartecipazioni con università e tanta formazione che l’amministrazione comunale monasteracese, guidata da Carlo Murdolo, ha ereditato dal passato amministrativo, rimodulando il piano progettuale in essere e cercando di far completare i vari moduli. Monasterace, nei giorni scorsi, ha puntato sull’alta formazione medica con un modulo avente ad oggetto “metodologie nella ricerca medica” e con la partecipazione di 45 corsisti da tutta Italia. Il primo cittadino monasteracese ha accolto, accompagnato da altri amministratori, i partecipanti con poche ma sentite parole: «Siamo onorati di ospitarvi qui a Monasterace». I ragazzi, docenti e soci della Fondazione Gimbe, vengono, come detto, da ben 17 regioni d’Italia e il modulo si inserisce nel sistema di formazione medica pensato per tutte le professioni sanitarie. Ad ospitare gli eventi sono i locali del castello medievale di Monasterace. E’ la Summer School Metodologia della ricerca clinica aperta fino al 19 aprile. v.r. ---End text--- Author: v. r Heading: Highlight: Image: -tit_org- Avviata la Summer School Metodologia della ricerca clinica -sec_org-
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§---§
title§§ Donare organi con carta identità 1 su 2 non lo sa
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Estratto da pag. 9 di "AVVENIRE" del 16 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-16T03:32:00+00:00
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tp:ocr§§ LA CAMPAGNA Donare organi con carta identità 1 su 2 non lo sa Sono quasi 1 su 2 (il 40%) gli italiani che non sanno che al momento del rinnovo della carta d’identità possono effettuare una scelta riguardo alla donazione degli organi e dei tessuti. Un’inconsapevolezza che porta molti cittadini a prendere questa decisione importante quando già si trovano all’ufficio comunale, con le scelte dell’ultimo minuto che risultano quelle più esposte al rifiuto o alla mancata espressione della volontà: il 58% di chi ha detto “no”, infatti, lo ha fatto proprio davanti allo sportello, così come quasi l’80% di chi si è astenuto. È quanto emerge da un’indagine di Noto Sondaggi per la Giornata della donazione d’organi che si celebra il 19 aprile. «Con questa campagna informativa vogliamo che i nostri cittadini, quando si recano al Comune per rinnovare la Carta di identità, arrivino consapevoli che in quell'occasione saranno chiamati a rispondere a una scelta di solidarietà, a decidere se dare il proprio assenso a salvare o a migliorare la vita di migliaia di persone», ha spiegato il ministro della Salute, Orazio Schillaci. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Donare organi con carta identità 1 su 2 non lo sa -sec_org-
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§---§
title§§ Schillaci: «Al via programma per senza dimora in grandi città»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/16/2026041601678405068.PDF
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Estratto da pag. 7 di "AVVENIRE" del 16 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-16T03:32:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Schillaci: «Al via programma per senza dimora in grandi città» È in fase di adozione un decreto del ministero della Salute, di concerto con il ministero dell'Economia e delle Finanze, per l'avvio di programmi sperimentali nelle città metropolitane dedicati alla presa in carico sanitaria delle persone senza dimora. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo in audizione davanti alla Commissione parlamentare sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle periferie. «Il provvedimento prevede linee di indirizzo per modelli innovativi di assistenza integrata spiega - con l’obiettivo di garantire progressivamente il diritto alla salute anche a chi è privo di residenza anagrafica e spesso escluso dai servizi sanitari di base». Le città coinvolte sono Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Venezia, Reggio Calabria, Cagliari, Sassari, Palermo, Catania e Messina. Le risorse saranno ripartite tra le amministrazioni interessate e l'attuazione sarà subordinata all'intesa in Conferenza StatoRegioni. Il programma prevede una rete integrata di servizi sanitari, medici di medicina generale, servizi sociali ed enti del terzo settore, con particolare attenzione alle persone in condizioni di grave vulnerabilità e ai minori. È prevista inoltre una relazione annuale al Parlamento sui risultati, inclusi accessi, prestazioni erogate e costi sostenuti. «Le linee di indirizzo definiscono criteri di accesso, priorità per le persone in maggiore vulnerabilità e modalità di monitoraggio e rendicontazione dei risultati, per garantire omogeneità ed efficacia su tutto il territorio nazionale», ha concluso Schillaci. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Schillaci: «Al via programma per senza dimora in grandi città» -sec_org-
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§---§
title§§ Cure palliative, rivoluzione incompiuta
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/16/2026041601677805074.PDF
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Estratto da pag. 15 di "AVVENIRE" del 16 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-16T03:32:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Cure palliative, rivoluzione incompiuta Andare oltre i confini della guarigione: è la sfida della medicina palliativa, che non “serve a morire”, come si continua a credere, ma ad affrontare le patologie in fase avanzata. Alla Camera un libro che rilancia il dibattito L e cure palliative non “servono a morire”, e quindi nulla hanno a che fare con il suicidio assistito. La legge 38 del 2010 precisa infatti che il loro obiettivo specifico è quello di offrire sollievo, dignità e sostegno. Che si tratti però di un diritto poco conosciuto – spesso surclassato dal presunto “diritto di morire” –, e di fatto di un servizio che il Sistema sanitario non è in grado di garantire ovunque, è ormai sotto gli occhi di tutti. Eppure di fronte all’allungamento della vita, e di conseguenza anche all’aumento delle cronicità, solo un Sistema sanitario che mette a disposizione una rete capillare di palliativisti riuscirà davvero a prendersi cura dei pazienti fragili. Lo ribadiscono medici, infermieri e scienziati nel nuovissimo volume curato da Paola Binetti, psicoterapeuta e neuropsichiatra infantile, e Maria Grazia De Marinis, docente di Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche dell’Università Campus Bio-medico di Roma – L’approccio della medicina palliativa. Oltre i confini della guarigione (160 pagine, Piccin-Nuova Libraria) – che viene presentato domani alle 15 a Roma nella Sala della Regina alla Camera dei Deputati. Tra gli interventi, quelli dell’arcivescovo Renzo Pegoraro, presidente dell’Accademia per la Vita, del presidente della Società italiana Cure palliative Gian Paolo Fortini, di politici, esperti del settore e degli autori coinvolti nel progetto editoriale. «L’offerta di cure palliative in termini di hospice e assistenza domiciliare è ancora ampiamente insufficiente – denuncia Binetti –. La scoperta del bisogno di cure è sempre più tardiva, il tema della morte e della prospettiva che potrebbe aprire nella nostra vita resta ancora oggi un tabù. Senza contare poi che questo tema salta all’attenzione del grande pubblico solo quando c’è una richiesta eutanasica, che oggi gode di un forte consenso mediatico. Se ne fa una grande battaglia per la libertà, negando invece l’altra faccia della medaglia», ossia la possibilità di essere accuditi e sostenuti quando ci si trova in una condizione di fragilità. «Occorre far capire che c’è oggi un bisogno di cura e che si tratta di un diritto oltre che un dovere accompagnare la vita fino all’ultimo momento – ribadisce Binetti – offrendo il migliore servizio possibile in termini di qualità di assistenza ai pazienti e alle loro famiglie. Non dimentichiamo che il 25% della popolazione supera i 65 anni, e una coppia con quattro genitori da assistere si trova in una situazione complessa sia psicologicamente che economicamente». Oltre alle strutture specialistiche serve però un lavoro di squadra. «I bisogni assistenziali dei pazienti non solo soltanto clinici – sottolinea De Marinis – ma nascono dalle tante alterazioni che la persona vive, dalla dimensione psicologica e quella sociale. Ed è chiaro che nessuna professione è in grado di reggere questa complessità». La presa in carico deve essere condivisa da medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali e spirituali, fisioterapisti e volontari. «Bisogna mettere in contatto competenze complementari su un confronto continuo – precisa De Marinis –. Servono metodo, una postura etica e strumenti di lavoro di squadra. Significa poter condividere un orientamento centrato su valori comuni, riconoscere tutti la dignità della persona, sapere che le decisioni si fondano su valori esplicitati, discussi insieme». Ma a volte non basta. «Oggi abbiamo una disparità formativa in termini quantitativi che è un ostacolo strutturale all’interprofessionalità, occorrerebbe invece favorire percorsi specialistici per tutte le professioni. E questa formazione deve essere riconosciuta e integrata. Per poter lavorare insieme abbiamo bisogno di tempo e di spazi dedicati: se nella frenesia del lavoro assistenziale non ci sono momenti in cui ci p
ossiamo fermare per fare il punto, il nostro resta chiaramente un lavoro separato, non in team». Altro ostacolo è la carenza di palliativisti. «Non c’è grande attrattività nei confronti degli studenti perché nel corso di laurea in Medicina il tema non è ancora sufficientemente e omogeneamente trasmesso con i percorsi formativi che il Ministero ha disegnato – spiega Guido Biasco, professore di Oncologia medica all’Università di Bologna –. Quindi, è più difficile che abbraccino questa scelta professionale gli studenti che non hanno ricevuto negli studi informazioni su cosa sono realmente le cure palliative. Tra l’altro, la scuola di specializzazione ha una serie di punti deboli, come il mancato riconoscimento a livello europeo; le cure palliative non sono un settore disciplinare dell’università ma un settore concorsuale del Ssn. Per incentivare la scuola di specializzazione – suggerisce Biasco – potrebbe essere efficace un inserimento abbreviato per gli specialisti che desiderano approfondire le cure palliative utilizzando non tanto un master che non dà una certificazione abilitante ma una seconda scuola di specializzazione con rito abbreviato. Sarebbe un modello virtuoso. Servono specialisti che sentono il dovere di impegnarsi in senso stretto in questa tematica». I passi da fare sono ancora tanti. «Anche nel mondo della medicina vengono viste come un approccio riservato alla fase finale – nota Anna Marchetti, coordinatrice infermieristica del Centro di Cure palliative “Insieme nella cura” del Campus BioMedico di Roma –. In realtà, sono pensate per patologie avanzate ma non solo nella terminalità stretta. Gli stessi pazienti fanno fatica ad accettarle. Si tratta in realtà di una assistenza che non riguarda solo gli aspetti tecnici, ma coinvolge anche la famiglia e la rete di amicizie». Perché nessuno si senta solo. «Le cure palliative – precisa Ilaria Malagrinò, ricercatrice in Filosofia morale e Bioetica dell’Università di Messina – hanno rappresentato una rivoluzione nel modo di curare e anche di fare medicina, perché hanno fatto comprendere come il dolore può essere curato non soltanto attraverso una somministrazione del farmaco ma anche con l’abbraccio e il “vegliare con me”, come ci ha insegnato Cicely Saunders. Essere presenti l’uno per l’altro: chi si prende cura e chi viene curato dà e riceve nello stesso tempo». vizi: la rete ufficiente ambiare sulla carta © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: GRAZIELLA MELINA Heading: Andare oltre i confini della guarigione: è la sfida della medicina palliativa, che non “serve a morire”, come si continua a credere, ma ad affrontare le patologie in fase avanzata. Alla Camera un libro che rilancia il dibattito Highlight: Strutture, formazione, servizi: la rete di assistenza è ancora insufficiente E un approccio che può cambiare la medicina rimane solo sulla carta Image:Un colloquio tra medico e paziente in un hospice. Sopra, il libro sulle cure palliative curato da Paola Binetti e Maria Grazia De Marinis -tit_org- Cure palliative, rivoluzione incompiuta -sec_org-
tp:writer§§ Graziella Melina
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title§§ Pronto Soccorso In tilt Violenze e caos indennità Un sistema sotto stress
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/16/2026041601677605076.PDF
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Estratto da pag. 7 di "L'IDENTITÀ" del 16 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-16T03:32:00+00:00
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tp:ocr§§ Pronto Soccorso in tilt Violenze e caos indennità Un sistema sotto stress UNA AGGRESSIONE A TORINO L’ULTIMO EPISODIO IN CRONACA U na aggressione avvenuta presso l’Ospedale Maria Vittoria di Torino è solo l'ultimo episodio di cronaca nera nei nosocomi e la manifestazione plastica di una crisi che sta logorando le fondamenta del sistema di emergenza sanitaria in Italia. In questo presidio sanitario, divenuto ormai un fronte caldo della tensione metropolitana, un operatore sanitario e un addetto alla sicurezza sono stati presi di mira da un utente in stato di agitazione. Il Pronto Soccorso è ormai percepito dall'utenza non come un luogo di cura, ma come il terminale ultimo di frustrazioni sociali e disservizi strutturali. Con questa notizia torniamo a parlare della tenuta stessa del Servizio sanitario nazionale nel corso di questo 2026. Un anno che doveva segnare il rilancio post-riforme e che invece si sta trasformando in un ennesimo momento di massima fragilità delle infrastrutture critiche del Paese. Il bilancio nazionale delle aggressioni ai danni del personale medico e infermieristico ha raggiunto livelli senza precedenti, con i dati dell'Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza che fotografano una realtà fatta di migliaia di episodi annui. Questa escalation di violenza fisica e verbale si intreccia in modo inestricabile con una crisi economica e contrattuale che vede i professionisti della salute in stato di agitazione permanente. Le sigle sindacali Anaao-Assomed e Nursind rincarano la dose denunciando il mancato pagamento delle indennità di specificità previste dall'ultima manovra finanziaria. Fondi essenziali che avrebbero dovuto valorizzare il lavoro in prima linea, ma tuttora incagliati nelle maglie della burocrazia regionale, creando un paradosso inaccettabile per chi lavora in corsia. Mentre lo Stato chiede ai medici di restare in trincea nonostante i rischi, le Regioni non riescono a garantire nemmeno i minimi adeguamenti salariali promessi. Un elemento tecnico cruciale per comprendere l'origine di tanta aggressività nelle sale d'attesa è il cosiddetto boarding. Si tratta dello stazionamento prolungato dei pazienti nei corridoi del Pronto Soccorso in attesa di un posto letto nei reparti di degenza, una condizione che può protrarsi per ore e che trasforma le aree d'emergenza in reparti di fortuna privi di privacy e comfort. Una congestione cronica, figlia di anni di tagli ai posti letto per acuti. La miccia che fa esplodere la rabbia dei familiari, i quali finiscono per identificare nel medico o nell'infermiere di turno il responsabile di un'inefficienza che ha invece radici politiche e gestionali più profonde. La fragilità di una medicina territoriale che non riesce a fare da filtro, riversando ogni minima necessità assistenziale sulle strutture ospedaliere d'urgenza. A complicare ulteriormente il quadro, il fenomeno della fuga dei camici bianchi. Non più solo una migrazione accademica, ma un esodo di massa di professionisti esperti che, logorati da turni massacranti e dalla costante minaccia per la propria incolumità, scelgono di dimettersi dal servizio pubblico. In questo mese di aprile si parla di un medico d'urgenza su quattro che sta valutando il passaggio al settore privato o il trasferimento in nazioni che offrono non solo stipendi doppi, ma soprattutto protocolli di sicurezza rigidi e protezione legale. Lo svuotamento delle corsie costringe le Asl a ricorrere ai medici "gettonisti", reclutati tramite cooperative esterne a costi esorbitanti. Un circolo vizioso insostenibile. Si risparmia sulle indennità dei propri dipendenti, per poi pagare singole prestazioni orarie a prezzi di mercato speculativi, aggravando il dissesto dei bilanci sanitari regionali e riducendo la continuità terapeutica per il paziente. Per non parlare della crescita esponenziale della "medicina difensiva". Il clima di intimidazione che regna nei dipartimenti di emergenza spinge il personale sanitario a ordinare una quantità abnorme di esami diagnostici e consulenze non strettamente necessari, al solo scopo di pre
costituire una difesa legale in caso di esiti infausti o di denunce da parte di parenti aggressivi. Un sovraccarico insostenibile per i laboratori e le radiologie, allungando ulteriormente i tempi di attesa e alimentando quella stessa frustrazione dei cittadini che poi sfocia in violenza fisica. Risorse che potrebbero essere investite nel potenziamento del personale. Invece, sono bruciate in un meccanismo di autotutela psicologica e forense. Il ministero della Salute ha tentato di rispondere alla crisi di "sicurezza" con l'annunciato incremento dei posti di polizia all'interno dei nosocomi. I sindacati ribattono con il pressing per una riforma strutturale del lavoro sanitario. Il malumore nelle corsie resta altissimo. Il rischio è quello di una desertificazione definitiva dei reparti di emergenza. In ballo, la sicurezza e la dignità di chi è chiamato a tutelare ogni giorno il diritto alla salute degli italiani. ---End text--- Author: ANGELO VITALE Heading: UNA AGGRESSIONE A TORINO L’ULTIMO EPISODIO IN CRONACA Highlight: Image:(© Imagoeconomica) -tit_org- Pronto Soccorso In tilt Violenze e caos indennità Un sistema sotto stress -sec_org-
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Estratto da pag. 20 di "SOLE 24 ORE" del 16 Apr 2026
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tp:ocr§§ Prevenzione, privati e territorio per rilanciare la sanità nazionale Ieri la presentazione del libro “Sua maestà il cuore” di Massetti e Dell’Erario Alla Camera Mettere al centro la persona, nelle cure come nel mondo del lavoro. Considerarla il cuore dell’azione, così come il cuore è l’organo più importante dell’uomo. È il primo a formarsi e l’ultimo a fermarsi, lavora a ritmo incessante, batte circa 100mila volte in un giorno. Le nuove tecnologie stanno mettendo a punto sempre nuove cure per questa parte del corpo così importante, in uno scenario in cui il Servizio sanitario nazionale deve far fronte all’invecchiamento della popolazione. Tutti questi temi sono stati affrontati ieri nella presentazione del libro “Sua maestà il cuore” (Cairo Editore), scritto da Massimo Massetti, cardiochirurgo del Policlinico Gemelli di Roma, e Alfonso Dell’Erario, giornalista economico, attento ai problemi del sociale, che si è tenuta nella Sala Regina della Camera dei Deputati, organizzata dalla Fondazione Dignitas Curae. «Bisogna puntare sulla prevenzione. Rispetto alla nascita del Servizio sanitario nazionale l’Italia è cambiata, se vogliamo offrire copertura a tutti dobbiamo ridurre il numero dei futuri malati», ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che a gennaio di quest’anno ha presentato un provvedimento per rivedere il modello organizzativo della sanità, dando un nuovo equilibrio alla medicina territoriale e quella ospedaliera. Nella sanità italiana non va sottovalutato il ruolo dei privati, come ha messo in evidenza il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini: «la filiera della nostra salute contribuisce alla prevenzione. Per il 15% delle risorse che viene dato alla sanità privata, contribuiamo per il 25% delle prestazioni, quindi un numero che dà un valore aggiunto. La filiera della sanità italiana è quasi il 13% del pil, con 3 milioni di occupati e 65 miliardi di esportazioni dei propri prodotti come eccellenza». A contribuire alla salute, e quindi alla tenuta del welfare del paese, c’è l’industria: «su 4 milioni di imprese, le 250mila con oltre 10 dipendenti sostengono l’83% il welfare italiano. Per questo occorre mettere l’industria al centro, in Italia e in Europa. Gli imprenditori lavorano mettendo il cuore nel proprio lavoro, con la passione che consente di affrontare questa situazione di incertezza», ha continuato il presidente di Confindustria. Non solo: la persona, ha aggiunto, deve restare al centro. E sul questo aspetto si sono soffermati anche altri relatori, dal vice presidente della Camera dei Deputati, Giorgio Mulè, al Cardinale Giovanni Battista Re, che era presente in sala (gremita da oltre 200 persone) ed è salito sul palco per una conclusione, a Stefano Lucchini, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer Intesa San Paolo: «rispetto all’estero il nostro Servizio Sanitario Nazionale è un’eccellenza – ha detto – bisogna organizzare però gli ultimi trent’anni della nostra vita». Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha inviato un messaggio soffermandosi sull’importanza del disegno di legge presentato da Schillaci. Massetti ha messo in evidenza l’importanza del Terzo settore: «Dobbiamo essere tutti uniti, la tutela della salute e dell’ambiente sono due valori universali per garantire il benessere». E Dell’Erario ha concluso: «Occorre diffondere le buone pratiche che esistono sul territorio, il SSN è il vero patto sociale, pilastro della democrazia». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Nicoletta Picchio Heading: Alla Camera Highlight: Orsini: la filiera della sanità il 13% del Pil. Schillaci: dobbiamo ridurre il numero dei futuri malati Image: -tit_org- Prevenzione, privati e territorio per rilanciare la sanità nazionale -sec_org-
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