title§§ Fondazione Gimbe, a Monasterace un "campus" di formazione medica
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Estratto da pag. 16 di "GAZZETTA DEL SUD COSENZA" del 14 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-14T07:23:00+00:00
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tp:ocr§§ Fondazione Gimbe, a Monasterace un “campus” di formazione medica Per una settimana il piccolo borgo della Locride accoglie 45 giovani ricercatori provenienti da tutta Italia vincitori di una borsa di studio dedicata alla metodologia della ricerca clinica Da domenica scorsa Monasterace ospita una settimana di alta formazione della Fondazione Gimbe dedicata alla metodologia della ricerca clinica, con 45 giovani ricercatori under 32 provenienti da tutta Italia, selezionati attraverso un bando nazionale per l’assegnazione di borse di studio. L’iniziativa nasce nell’ambito del progetto “Monasterace Open Resource Experience” che ha l’ambizioso scopo di trasformare il borgo di Monasterace in un campus di imprenditorialità innovativa e valorizzazione territoriale, in sinergia con le nuove tecnologie finanziata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza nell’ambito dell’investimento “Attrattività dei borghi storici”. Il corso di formazione ha l’obiettivo di fornire ai giovani ricercatori conoscenze, competenze e strumenti per disegnare, condurre, analizzare e pubblicare la ricerca clinica secondo gli standard metodologici ed etici internazionali. Il percorso formativo offre un approccio completo alla metodologia della ricerca clinica, dalla generazione delle evidenze alla loro pubblicazione, integrata con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. «La qualità della ricerca clinica –scrive la Fondazione Gimbe –è oggi un tema cruciale per la sanità pubblica: meno del 10% delle pubblicazioni scientifiche supera i rigorosi criteri metodologici dell’Evidence-based Medicine, con un impatto diretto sull’affidabilità delle decisioni sanitarie e sull’uso appropriato delle risorse. Una prospettiva che assume un significato particolare per la Calabria, dove persistono criticità nell’accesso alle cure e la Regione sta faticosamente risalendo negli adempimenti ai Livelli essenziali di assistenza. In questo contesto, investire sulla qualità della ricerca e sulla formazione dei giovani professionisti rappresenta un’opportunità concreta per migliorare l’efficacia delle decisioni sanitarie, ridurre le diseguaglianze e rafforzare la capacità del sistema di rispondere ai bisogni di salute della popolazione». Il percorso formativo prevede oltre 70 ore complessive di formazione, tra webinar e corso residenziale intensivo di sette giorni, con attività pratiche, lavori di gruppo e confronto con esperti. «Investire nella metodologia della ricerca – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe –significa migliorare la qualità delle decisioni sanitarie. Senza solide evidenze scientifiche, il rischio è adottare interventi inefficaci o inappropriati per i reali bisogni di salute. Portare questa iniziativa in un piccolo borgo della Calabria dimostra che anche i territori meno centrali possono diventare luoghi di produzione di conoscenza e innovazione». Per una settimana, Monasterace diventa così un punto di incontro tra studenti e giovani professionisti della sanità, competenze scientifiche e sviluppo territoriale, dimostrando come investimenti mirati possano generare valore ben oltre i confini locali. red.rc. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Il presidente Cartabellotta: «Anche i territori calabresi meno centrali possono diventare luoghi di produzione di conoscenza e innovazione» Image:Monasterace Foto da https://turismo.reggiocal.it, sito della Città Metropolitana di Reggio -tit_org- Fondazione Gimbe, a Monasterace un “campus” di formazione medica -sec_org-
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Estratto da pag. 16 di "GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" del 14 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-14T07:09:00+00:00
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title§§ Tra i 60 e gli 80 milioni di disavanzo Ticket, Irpef e Irap aumentati per superare la prova del Mef
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Estratto da pag. 3 di "NUOVA DEL SUD" del 14 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-14T05:35:00+00:00
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tp:ocr§§ Tra i 60 e gli 80 milioni di disavanzo Ticket, Irpef e Irap aumentati per superare la prova del Mef POTENZA – Non c’è solo l’agricoltura tra i nodi critici del bilancio regionale. Sotto traccia, lontano dal confronto politico alla luce del sole, emerge con sempre maggiore evidenza il tema della sanità. Un comparto che da solo assorbe circa un terzo della manovra: 1,32 miliardi su 4,37 complessivi. E proprio dai documenti della maggioranza arriva un segnale che suona come un campanello d’allarme. Nel testo dei partiti che sostengono la giunta – un autentico autogol si parla infatti della necessità di presentarsi al confronto con il Ministero dell’Economia e Finanze “nelle condizioni richieste per evitare conseguenze gravissime per il sistema sanitario lucano”. Parole che, lette alla luce dei conti, assumono un peso preciso di ammissione della gravità dei conti sinora sminuita. Il sistema sanitario regionale si trova ad affrontare, nel biennio 2025-2026, un disavanzo strutturale stimato tra i 60 e gli 80 milioni di euro. Un quadro aggravato da un fenomeno ormai cronico: la mobilità sanitaria passiva. Sempre più lucani scelgono di curarsi fuori regione, segno evidente di difficoltà nell’offerta locale e ulteriore pressione sui conti. E’ il caso di ricordare che è ancora in corso l’ispezione ministeriale Tra i T p presso l’Azienda ospedaliera San Carlo di Potenza, chiamata a verificare gestione, spese e incidenza sul disavanzo complessivo. Un passaggio che potrebbe risultare decisivo per comprendere le reali dimensioni della criticità. Di fatto l’approvazione del bilancio scongiura il commissariamento della sanità, anche se per presentarsi con le carte in regola al Mef, come dicono i partiti di maggioranza, non basterà. Probabilmente saranno necessarie misure straordinarie già allo studio degli uffici competenti del Dipartimento Programmazione quali l’introduzione di ticket su prescrizioni medicinali (abolito da alcuni anni) e incrementare il ticket su visite specialistiche e prestazioni. Ma anche aumentare le aliquote dell’addizionale regionale Irpef ed Irap. I contraccolpi su utenti, specie quelli non esenti dal ticket, e su imprenditori e famiglie monoreddito, potrebbero essere pesanti. Sull’altro piatto della bilancia ci sono alcuni fattori positivi. Nel 2024 il disavanzo è stato ridotto di circa 10 milioni rispetto all’anno precedente, coperto con risorse regionali senza tagli ai servizi. Il Fondo sanitario regionale è cresciuto di oltre 41 milioni, consentendo investimenti sul personale tra assunzioni e stabilizzazioni. Sul piano nazionale, la Basilicata ha beneficiato di un nuovo criterio di riparto che tiene conto della bassa densità abitativa, riconosciuto come elemento di equità. Tuttavia, questi elementi non bastano a compensare criticità ormai strutturali. Le liste d’attesa restano lunghe, l’accesso alle prestazioni difficoltoso e cresce il numero di cittadini che rinunciano a curarsi. Secondo il rapporto Gimbe, si è passati dal 6,7% del 2023 al 10,8% del 2024: oltre 57mila lucani hanno rianzo i ef nunciato alle cure, quasi il doppio rispetto alla media nazionale. Per smaltire le prestazioni accumulate servirebbero 248 milioni di euro, ma le risorse disponibili sono poco più di 100. Le proiezioni sulle trimestrali 2025 confermano un disavanzo nell’ordine degli 80 milioni, in continuità con i risultati negativi degli anni precedenti. Senza un’inversione di rotta, il ricorso a misure straordinarie appare sempre più concreto. Sul fronte sindacale, la Uil Fp esprime preoccupazione per la tenuta dei conti e chiede una riflessione approfondita in Consiglio regionale. Tra le proposte, l’istituzione di una task force di monitoraggio con verifiche semestrali sulla spesa sanitaria, per intervenire tempestivamente in caso di scostamenti. Resta poi il tema del personale. Il sistema sanitario lucano opera già oggi in condizioni di forte pressione, con carenze di organico e carichi di lavoro elevati. Accanto al controllo della spesa, diventa quindi indispensabile accelerare le procedure di assunzione previste
nei piani 20262028, utilizzando tutte le graduatorie disponibili. La partita, insomma, è complessa e decisiva. Perché il rischio non riguarda solo i conti, ma la tenuta stessa del servizio sanitario regionale. E, con essa, il diritto alla salute dei cittadini lucani. Dietro l’angolo: l’incremento della rinuncia a curarsi e contestualmente delle disuguaglianze nell’accesso alle cure. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Non solo l’agricoltura, c’è la sanità (che assorbe un terzo del bilancio) a preoccupare. Evitato il commissariamento occorre presentarsi a Roma con le carte in regola. E si studiano misure straordinarie Image:Preoccupa il disavanzo della sanità lucana -tit_org- Tra i 60 e gli 80 milioni di disavanzo Ticket, Irpef e Irap aumentati per superare la prova del Mef -sec_org-
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title§§ Gli infermieri: all'estero guadagnano fino a 250%
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Estratto da pag. 14 di "AVVENIRE" del 14 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-14T03:59:00+00:00
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tp:ocr§§ Gli infermieri: all’estero guadagnano fino a +250% Ben 7.200 euro al mese in Svizzera, pari al 250% in più dell'Italia, dove si resta sotto i 2.000 euro: gli stipendi degli infermieri nel nostro Paese sono ben lontani da quelli del Paese elvetico. Ma anche il paragone con il Canada, dove gli infermieri guadagnano fino a 5.100 euro, è lampante. È Antonio De Palma, presidente del sindacato Nursing Up, a denunciarlo, cogliendo l’occasione per soffermarsi «su un’asimmetria di diritti intollerabile». Per De Palma infatti è un “paradosso” la recente circolare Inps sul riscatto della laurea: gratuito per gli ufficiali delle forze armate, ma non per i professionisti sanitari. «Nel contempo - nota - i Paesi stranieri, anche oltre oceano, alzano addirittura la posta per “accaparrarsi” i nostri professionisti, ambitissimi in giro per il mondo. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Gli infermieri: all’estero guadagnano fino a 250% -sec_org-
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title§§ I 140 anni di mutualità sanitaria Aiuti efficaci per le persone fragili
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/14/2026041401766905987.PDF
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Estratto da pag. 14 di "AVVENIRE" del 14 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-14T03:59:00+00:00
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tp:ocr§§ I 140 anni di mutualità sanitaria Aiuti efficaci per le persone fragili L’ANNIVERSARIO DELLE LEGGE SULLE SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO I l 15 aprile 1886 nasceva la legge sulle società di mutuo soccorso, un anniversario che è storia ma anche uno specchio su ciò che manca al presente. In un Paese dove quasi un quarto della spesa sanitaria è a carico delle famiglie, la mutualità torna a essere una risposta necessaria. Centoquarant’anni dopo, mentre la sanità pubblica italiana mostra segni di affaticamento e i cittadini più fragili hanno difficoltà ad accedere alle cure, quella intuizione civile e solidale parla ancora efficacemente. I numeri sono inequivocabili, in Italia la spesa sanitaria complessiva supera i 176 miliardi di euro: il 74% è pubblica, ma il 23% ricade direttamente sulle spalle delle famiglie, e oltre l’88% di questa quota è out-of-pocket, senza alcuna rete di protezione mutualistica o intermediata. Significa che milioni di italiani, quando si ammalano o hanno bisogno di cure, sono soli davanti alla spesa. Ciò costituisce una forma sottile ma reale di diseguaglianza, che erode il principio universalistico su cui è costruito il nostro Servizio Sanitario Nazionale. In questo spazio la mutualità è chiamata a riprendere il proprio posto come alleato naturale del pubblico. Il principio di sussidiarietà rientra infatti in una logica di responsabilità condivisa tra Stato e corpi intermedi della società. Le società di mutuo soccorso incarnano da sempre questa logica: nascono dalla solidarietà tra persone, non perseguono il profitto, accompagnano nel tempo, soprattutto nelle aree della fragilità. Assistenza socio-sanitaria, farmacia dei servizi, telemedicina, salute mentale, domiciliarità, odontoiatria per le persone fragili, sono i fronti su cui si decide il futuro del welfare italiano. Ed è lì che le mutue possono esprimere il meglio di sé, costruendo non una prestazione isolata, ma una vera presa in carico. La cooperazione sociale e sanitaria fa parte di questa storia e di questa responsabilità. Contribuisce alla tenuta del sistema con un approccio non speculativo, orientato alla qualità dei servizi, all’occupazione qualificata, al benessere delle comunità. Crediamo in un sistema sanitario pubblico, universale e accessibile che è e deve restare una delle principali infrastrutture di coesione sociale del Paese e proprio per questo chiediamo che venga rafforzato, soprattutto davanti a bisogni che crescono più in fretta delle risorse. In centoquarant’anni la mutualità non è invecchiata ma si è adattata, sapendo rinnovarsi e rappresentando una risposta efficace ad esigenze cogenti. Auguri alla mutualità sanitaria, dunque: che questa celebrazione sia il punto di partenza di una stagione nuova, in cui la solidarietà tra persone torni a essere riconosciuta come pilastro del welfare. Confcooperative Sanità è pronta a fare la sua parte. presidente Confcooperative Sanità ---End text--- Author: GIUSEPPE MILANESE Heading: L’ANNIVERSARIO DELLE LEGGE SULLE SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO Highlight: Image: -tit_org- I 140 anni di mutualità sanitaria Aiuti efficaci per le persone fragili -sec_org-
tp:writer§§ Giuseppe Milanese
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title§§ Ieri nuovo sciopero dei circa 76 mila addetti per il mancato rinnovo del contratto scaduto nel 2024 = Farmacie private Ieri sciopero nazionale
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/14/2026041401770706005.PDF
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Estratto da pag. 5 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 14 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-14T04:00:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Farmacie private Ieri nuovo sciopero dei circa 76 mila addetti per il mancato rinnovo del contratto scaduto nel 2024 Farmacie private Ieri sciopero nazionale L’astensione è stata indetta dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs . Dopo uno stop nelle trattative nei mesi scorsi, la ripresa dei negoziati non ha prodotto risultati soddisfacenti Cecilia Augella PAGINA 5 I eri nuovo sciopero nazionale per i lavoratori dipendenti delle farmacie, un settore che, tra farmacisti e collaboratori, conta oltre 76 mila lavoratori. L’a stensione è stata indetta dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per il mancato rinnovo del contratto scaduto il 31 agosto 2024. Dopo uno stop nelle trattative, nei mesi scorsi, la ripresa dei negoziati non ha però prodotto risultati soddisfacenti per le rappresentanze dei lavoratori. Non sono ancora noti i dati sulle adesioni, ma secondo fonti di Federfarma, l'associazione che riunisce le farmacie private, la protesta non dovrebbe creare particolari disagi ai cittadini. Ieri a Roma anche la manifestazione nazionale che, secondo i sindacati, ha visto una consistente partecipazione. Tanti i giovani con il camice bianco e bandiere chehanno chiesto maggiori diritti oltre al rinnovo del contratto. Sono arrivati da quasi tutte le regioni e raccontato storie di sacrifici e studio per poi non vedere riconosciuta la professionalità da Federfarma. ''Non faremo un passo indietro hanno ribadito i sindacati durante il comizio. La farmacia dei servizi non si realizza sulla pelle delle persone, il lavoro notturno e festivo deve essere riconosciuto''. La nuova iniziativa di protesta si inserisce in un percorso avviato nei mesi scorsi con lo sciopero nazionale del 6 novembre 2025, quando le lavoratrici e i lavoratori del settore hanno incrociato le braccia contro lo stallo delle trattative e contro una proposta economica giudicata insufficiente rispetto al necessario recupero del potere d’acquisto eroso dall’inflazione. Infatti, nonostante la ripresa del confronto nel successivo incontro del 4 febbraio e le ulteriori interlocuzioni con Federfarma, le distanze sul salario, sul pieno riconoscimento delle professionalità e sulla valorizzazione delle responsabilità crescenti non si sono ridotte in modo significativo. Intanto i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi rilanciano lo sciopero nazionale della Sanità privata di venerdì 17 aprile. “Parliamo, nel complesso, di 300mila persone che tengono in piedi un servizio pubblico essenziale senza vedere riconosciuto il proprio valore da troppi anni. Va aggiunto però che, allo stato dei fatti, Aiop e Aris non hanno ancora aperto il tavolo di trattativa: è necessario che il ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni, attraverso una norma, vincolino gli accreditamenti istituzionali ai rinnovi dei contratti collettivi sottoscritti con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.” “I dati - chiariscono i sindacalisti - raccontano di un settore che attraversa un’autentica età dell’oro. Nel 2023 il fatturato complessivo ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro, segnando una crescita del 15,5% rispetto al 2019. La capacità di generare cassa del comparto è salita a 1.105,5 milioni di euro, mentre l'utile netto è raddoppiato in un solo anno, raggiungendo i 449 milioni di euro. Le aziende dispongono oggi di una liquidità impressionante che sfiora gli 1,8 miliardi di euro. Eppure, a fronte di questo boom finanziario, si continua a negare il rinnovo a chi aspetta da 8 anni nella sanità privata e da ben 14 anni nelle RSA. Uno stallo inaccettabile, ancor più se si considera che sono state recentemente rinnovate le tariffe sulla riabilitazione ospedaliera con un incremento del 14%, di cui gioverà in buona parte proprio il privato accreditato, dato che il servizio è in larga misura nelle loro mani. Ce.Au. ---End text--- Author: Ce Au Heading: Highlight: Image: -tit_org- Ieri nuovo sciopero dei circa 76 mila addetti per il mancato rinnovo del co
ntratto scaduto nel 2024 Farmacie private Ieri sciopero nazionale -sec_org-
tp:writer§§ Ce Au
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/14/2026041401770706005.PDF
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title§§ Sanità pubblica le regioni divise dall ' illusione
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Estratto da pag. 44 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 14 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-14T04:00:00+00:00
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tp:ocr§§ SANITÀ PUBBLICA LE REGIONI DIVISE DALL’ILLUSIONE L a Conferenza Stato/Regioni del 2 aprile scorso ha votato a maggioranza, con l’opposizione delle sei regioni governate dal centrosinistra, l’adozione di schemi d’intesa parlamentare tra Governo, Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto. Ancora una volta si ricorre all’illusione finanziaria di poter sostituire l’individuazione della soglia uniforme di prestazioni necessarie a rendere effettivi i diritti fondamentali su tutto il territorio nazionale (LEP) con l’elenco delle prestazioni sanitarie che le Regioni devono erogare (LEA). In altri termini, si rinunzia alla definizione di costi e fabbisogni standard dei LEP secondo l’art.117 della Costituzione accettando che le diseguaglianze già esistenti vengano cristallizzate e legittimate. Secondo il Rapporto 2025 Cergas-SDA Bocconi, per risolvere questo problema si deve rientrare nella logica della legge n. 833/1978 che ha istituito il nostro sistema sanitario, informandolo ad una logica pubblica, nella convinzione che la scelta collettiva fosse la più efficace nell’allocare risorse (scarse) a fronte di bisogni (infiniti) rispetto alla sommatoria di scelte individuali. Invece le 12 regioni governate dalla destra hanno preferito rifugiarsi nella illusione finanziaria delle scelte individuali e rinunziare al rientro nella logica pubblica del nostro Servizio Sanitario avendo considerato un ostacolo insormontabile il superamento delle difficoltà incontrate nel regolare e rendere possibile la coesistenza dei diversi appezzamenti antagonistici, caratterizzanti il bisogno collettivo della sanità. La riforma costituzionale del 2012 ha offerto con la sostenibilità finanziaria la mediazione compositiva di detti contrasti d’interesse necessaria per far rientrare la gestione della sanità nella logica pubblica del nostro servizio sanitario. Ai nostri fini interessa il risultato conseguito da Antonio Decaro che, da presidente ANCI, è riuscito, ricorrendo alla stabilità finanziaria, a realizzare la mediazione compositiva più difficile che esista, quella degli apprezzamenti antagonistici, per origine politica e territoriale, esistente tra gli 8000 sindaci. Infatti ha ottenuto dalle Assemblee Nazionali di Parma (2021) e Bergamo (2022) l’approvazione unanime a respingere la spesa storica per accettare la sostenibilità finanziaria. È proprio questo «l’attaccapanni» necessario per comporre gli apprezzamenti antagonisti determinati dalle scelte prioritarie imposte dal crescente disallineamento tra le risorse finanziarie (limitate) ed i bisogni sanitari (illimitati). La verifica è rappresentata dal comma 546 della legge n. 208/2015 che ha risolto la duplice perversità gestionale delle strutture ospedaliere a conduzione universitaria, causa delle criticità dei bilanci regionali e di quelli delle università dotate di facoltà di Medicina. In particolare, i protocolli Università /Regione sono stati impostati sulla composizione dei fisiologici contrasti d’interesse dei due enti con rifermento alla sostenibilità. Così l’abbattimento del più importante spreco ha consentito di reperire le risorse finanziarie necessarie per ottimizzare l’integrazione tra attività ospedaliera ed attività di ricerca e didattica. Il riferimento alla stabilità finanziaria consente anche di eliminare l’asimmetria tra la gestione della spesa sanitaria (in capo alle Regioni) del tutto deresponsabilizzata perché il costo della raccolta del finanziamento e, in larghissima parte, a cura e spese dello Stato. In conclusione, la coniugazione del profilo aziendale (Rapporto Cergas SDA Bocconi 2025) col profilo economico (Modello Finanza Locale di Antonio Decaro) della procedura definizione dei LEP secondo i principi sanciti dalla Costituzione, consente di far rientrare la gestione della sanita nella logica pubblica del nostro servizio sanitario. Trattasi di una proposta realistica, praticabile e fattibile perché a costo zero, finanziamento a carico dei Fondi di Coesione ed, inoltre, evita di ricorrere a nuovi provvedimenti legislativi che richiedono tempi di approvazione lun
ghissimi. Infine questa è anche la risposta all’appello di Romano Prodi a riempire di contenuti la mobilitazione dei giovani che hanno votato No per difendere la Costituzione. ---End text--- Author: ANTONIO TROISI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità pubblica le regioni divise dall ’ illusione -sec_org-
tp:writer§§ ANTONIO TROISI
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title§§ Così le Regioni si affidano ai privati per erogare le prestazioni sanitarie
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Estratto da pag. 22 di "SOLE 24 ORE" del 14 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-14T03:59:00+00:00
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tp:ocr§§ Così le Regioni si affidano ai privati per erogare le prestazioni sanitarie Un mosaico frastagliato di scelte: il ricorso delle Regioni alla Sanità privata per farla lavorare sotto la bandiera del Ssn è il solito puzzle che contraddistingue la nostra Sanità. A mettere in fila gli ultimi numeri disponibili è un’analisi del Centro di Ricerca sugli Enti Pubblici (Rep) - lo spin-off tecnico-scientifico di Fondazione Etica che valuta l'indice di capacità amministrativa delle Pa - che sarà pubblicata oggi. Lo studio si concentra su due dimensioni: da un lato il peso della spesa destinata al privato accreditato sul totale della spesa sanitaria, dall'altro la diffusione territoriale delle strutture private in rapporto alla popolazione. Due indicatori che aiutano a capire le scelte di governance delle varie Regioni che sono appunto molto eterogenee. Gli ultimi dati Mef al 2023 mostrano una media nazionale della spesa per strutture private accreditate pari al 39,5%, ma con significative differenze tra i territori. Alcune Regioni, come Valle d'Aosta (30,8%), Liguria (31%) e Toscana (31,4%) e Trento (31,9%), presentano un'incidenza sensibilmente inferiore, mentre altre – tra cui Lazio (54,3%), Campania (53,1%), Puglia e Lombardia (51,5%) e Sicilia (50,5%) – destinano oltre la metà della spesa sanitaria al privato accreditato. Se si osserva la distribuzione delle strutture sul territorio il quadro appare meno lineare: Il numero medio nazionale si attesta a 2,5 strutture ogni 10.000 abitanti, ma con differenze marcate tra Regioni: Piemonte (3,8), Emilia-Romagna (3,5) e Puglia (3,2) presentano i livelli più elevati di diffusione, mentre Abruzzo (1,1), Lazio (1,5) e Basilicata (1,7) registrano una presenza più contenuta. È evidente, dunque, l'assenza di una correlazione diretta tra numero di strutture e livello di spesa: in alcuni casi poche strutture assorbono ingenti risorse anche per la complessità delle prestazioni erogate - si pensi a Roma a un ospedale come il Gemelli - , mentre in altri la presenza capillare di privati si accompagna a un impatto finanziario più contenuto. Insomma si passa da realtà in cui la spesa è elevata ma concentrata in poche strutture, come nel Lazio, a contesti con diffusione ampia, ma con un peso economico inferiore, come l'Emilia. Vi sono poi Regioni, come il Piemonte, in cui elevata diffusione e incidenza della spesa procedono di pari passo, mentre altre, come la Toscana, mantengono livelli contenuti su entrambi i fronti. Particolarmente significativo è il caso della Lombardia che, pur presentando un'elevata incidenza della spesa per il privato accreditato (51,1%), mostra una diffusione delle strutture in linea con la media nazionale. Il ruolo del privato accreditato ha un peso anche sulle liste d'attesa: in molti contesti regionali, il ricorso a queste strutture rappresenta uno strumento per integrare l'offerta pubblica e garantire tempi di accesso più rapidi alle prestazioni. «Nel complesso, il quadro che emerge dal nostro report non restituisce una gerarchia tra modelli, ma evidenzia una marcata eterogeneità territoriale, espressione di scelte di governance e assetti organizzativi differenti. Tale eterogeneità, tuttavia, se da un lato rientra nell'autonomia delle Regioni, dall'altro non va a beneficio dei cittadini: non garantisce, infatti, l'erogazione uniforme dei servizi sanitari sul territorio nazionale, né giustifica i frequenti cambi organizzativi all'interno dei singoli sistemi sanitari regionali», avverte Paola Caporossi, Co-fondatrice Centro REP e Fondazione Etica. —Mar.B. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: marb. Heading: Highlight: Image:Il peso del privato accreditato Incidenza della spesa delle Regioni per strutture private accreditate in rapporto alla spesa per servizi sanitari. In % MEDIA 39,5 REGIONE Valle d’Aosta Liguria Toscana P.A. Trento Basilicata P.A. Bolzano Friuli-V. G. Marche Molise Umbria Abruzzo Emilia-Romagna Veneto Calabria Sardegna Piemonte Sicilia Lombardia Puglia Campania Lazio 0 10 20 30 40 50 60 30,8 31,0 31,4 31,9 33,4 34,0
34,0 34,3 35,4 35,5 35,7 36,7 39,3 39,6 42,0 44,5 50,5 51,5 51,5 53,1 54,3 Fonte: indice di Capacità Amministrativa REP - Rielab.su dati MEF -tit_org- Così le Regioni si affidano ai privati per erogare le prestazioni sanitarie -sec_org-
tp:writer§§ marb.
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title§§ Intervista a Rocco Bellantone - «Le nostre buone pratiche nemico mortale della medicina difensiva»
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Estratto da pag. 22 di "SOLE 24 ORE" del 14 Apr 2026
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tp:ocr§§ «Le nostre buone pratiche nemico mortale della medicina difensiva» L’intervista Rocco Bellantone Presidente Istituto superiore Sanità «C i sono studi in tutto il mondo che documentano come nel momento in cui i medici seguono linee guida e buone pratiche queste riducono in modo drastico l'inappropriatezza. Si può dire che sono il nemico mortale della medicina difensiva, il rischio cioè di prescrivere prestazioni che non servono». Rocco Bellantone è presidente dell’Istituto superiore di Sanità che ha rilasciato da poco una decina di buone pratiche su alcuni degli esami più gettonati e altre sono in arrivo a breve «in particolare sul fronte dell’assistenza ginecologica dove c’è alto rischio di inappropriatezza e si concentrano i contenziosi». C’è un problema di troppe prescrizioni in Italia? Il problema principale è la scarsa educazione sanitaria che c'è in Italia il che porta a un utilizzo improprio della Sanità e una eccessiva pressione sui medici che rischia di condizionarli. Sottovalutiamo molte cose, ma altre le esageriamo e mettiamo pressione impropria sui medici per esami che non servirebbero a nulla. Per questo siamo impegnatissimi con l'Iss a portare avanti programmi di educazione sanitaria perché condizionano positivamente gli stili di vita e dunque il nostro approccio al Servizio sanitario nazionale. E i medici? Non bisogna scaricare la colpa sui medici che fanno un lavoro delicato. L'Iss come assegnato dalla legge è responsabile nazionale del sistema linee guida e quindi coordina l'attività delle società scientifiche per la validazione di linee guida e buone pratiche che danno raccomandazioni e indicazioni pragmatiche ai medici. Nelle ultime settimane avete prodotto 12 buone pratiche su alcuni degli esami più gettonati con quale obiettivo? Puntiamo a eliminare le enormi discrepanze territoriali nelle prescrizioni e a fornire una specie di codice che aiuti a decidere se prescrivere o no un esame sulla base di evidenze prodotte dalle società scientifiche e validate dalla letteratura internazionale Cosa deve fare il medico? Le deve leggere e sarei soddisfatto se un domani le leggesse anche il cittadino per evitare di rivolgersi al medico quando non serve oppure per andarci quando è importante. Non vorrei che passasse l'idea che è uno strumento solo per addetti ai lavori. Le indicazioni sono molto chiare: c'è una sintesi finale che permette di applicarle agevolmente. Come continuerete? Il target è creare ogni anno una ventina di linee guida e circa un centinaio di buone pratiche per un migliaio di raccomandazioni. Partiamo dagli esami prescritti con maggiore frequenza Ma le rispetteranno i medici? Sono ottimista, vedo una consapevolezza sempre maggiore tra i medici, come osserviamo anche dai contatti al nostro sito dove sono pubblicate linee guida e buone pratiche. E inserirle nella formazione obbligatoria Ecm per chi lavora nella Sanità? Può essere una buona idea. Quando si parla di una patologia è inevitabile che si evochi anche una buona pratica dell'Istituto. E poi? Dovrebbero entrare di diritto nei corsi universitari a qualsiasi livello così come mi auguro che nella revisione della legge Gelli sulla responsabilità medica rientrino anche queste buone pratiche come strumento dirimente nell’attribuzione della colpa professionale nel caso il medico ci si adegui. —Mar.B. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: marb. Heading: Highlight: nell’ecm Potrebbe essere una buona idea inserire queste indicazioni nella formazione Image:imagoeconomica -tit_org- Intervista a Rocco Bellantone - «Le nostre buone pratiche nemico mortale della medicina difensiva» -sec_org-
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title§§ Sulle liste d'attesa il peso delle ricette = Liste d'attesa, troppe ricette: parte la caccia all'appropriatezza
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Estratto da pag. 22 di "SOLE 24 ORE" del 14 Apr 2026
Marzio Bartoloni —a pag. 22 La domanda di cure. Inutili il 20% delle prescrizioni di visite ed esami e il 10% di pazienti non si presenta agli appuntamenti, dall'Istituto superiore di Sanità arriva il primo gruppo di raccomandazioni per i medici
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tp:ocr§§ Accertamenti Sulle liste d’attesa il peso delle ricette Marzio Bartoloni —a pag. 22 Salute 24 Liste d’attesa, troppe ricette: parte la caccia all’appropriatezza La domanda di cure. Inutili il 20% delle prescrizioni di visite ed esami e il 10% di pazienti non si presenta agli appuntamenti, dall’Istituto superiore di Sanità arriva il primo gruppo di raccomandazioni per i medici L e liste d'attesa restano il nemico numero uno degli italiani. In pochi però ricordano che a ingolfarle non è solo una insufficiente offerta di visite ed esami, ma anche il fatto che c'è una buona fetta di ricette non proprio necessarie se non addirittura inutili. Le prescrizioni cosiddette inappropriate secondo i tecnici al ministero della Salute si aggirerebbero sul 20% delle visite specialistiche e degli esami richiesti ogni anno in Italia: si tratta di milioni di prestazioni inutili prescritte dai camici bianchi a volte intrappolati dalla medicina difensiva - il fatto, cioè, di farsi condizionare dal pressing dei pazienti - che costa circa 10 miliardi, risorse sottratte alle cure. Le liste d'attesa, come un toro con due corna, vanno infatti affrontate secondo gli esperti sia sul fronte dell'offerta che della domanda di prestazioni: sul primo fronte, con molte difficoltà, ci ha provato il decreto sulle liste d'attesa approvato dal Governo nell'estate del 2024 ampliando la capacità di fuoco degli ospedali (dalle aperture nel week end agli straordinari per i sanitari), ma sulla domanda i pochi interventi finora immaginati sono contenuti nel Ddl prestazioni sanitarie impantanato alla Camera da circa un anno. Ora però si muove qualcosa: con la benedizione del ministero della Salute l'Istituto Superiore di Sanità, insieme alle società scientifiche, ha da poco pubblicato una decina di Buone pratiche clinico-assistenziali - altre sei sono in arrivo - su alcuni degli esami diagnostici più gettonati. Si tratta di strumenti operativi pensati per guidare medici di famiglia e specialisti verso una prescrizione più appropriata. A esempio per l'ecografia addome completo, una delle prestazioni più richieste e «frequentemente interessata da fenomeni di over-use prescrittivo, con rilevanti ricadute sui tempi di attesa, sull'efficienza del sistema e sull'equità di accesso alle cure», le raccomandazioni si concentrano in particolare sulle situazioni in cui l'ecografia non apporta un reale valore clinico: quando viene utilizzata senza un preciso sospetto diagnostico o ripetuta senza motivazione. In questi casi, oltre a essere inutile, può risultare controproducente, favorendo l'avvio di ulteriori indagini non necessarie. Tra i documenti già pubblicati figura anche quello sulla gestione della sindrome del tunnel carpale, una delle neuropatie più diffuse. In questo caso, le raccomandazioni chiariscono che l'ecografia rappresenta lo strumento preferibile, mentre la risonanza magnetica, più dettagliata ma anche ben più costosa, ha un ruolo «marginale». Non è tutto: per convincere i medici a usare di più queste raccomandazioni è allo studio anche una revisione della legge Gelli-Bianco sul rischio clinico che punta proprio ad equiparare le buone pratiche alle linee guida come elemento dirimente per stabilire la responsabilità medica: in pratica il camice bianco che le segue risponderebbe solo in caso di colpa grave e imperizia. La misura dovrebbe concretizzarsi attraverso un emendamento a cui sta lavorando il Governo. Certo parliamo ancora di primi palliativi a fronte di una montagna quella dell'inappropriatezza prescrittiva - tutta ancora da scalare e che vede i camici bianchi sugli scudi, come ha dimostrato il recente caso della Regione Lazio che ha tentato una stretta sulla prescrizione dei farmaci sollevando la protesta veemente dei medici di famiglia. A suffragare il fatto che quello dell'appropriatezza delle prescrizioni sia un tema centrale sono anche i numeri di chi prenota un accertamento o una visita dallo specialista e poi non si presenta senza nemmeno disdire, togliendo così il posto a chi ne avrebbe realmente bisogno: si stima che i “no
show” siano tra il 10 e il 20% delle prenotazioni. Recentemente uno studio presentato all'Aress Puglia che ha impiegato l'intelligenza artificiale su oltre 17mila prescrizioni ha mostrato come solo il 39% delle richieste rispetta pienamente i criteri di appropriatezza e il 43% è risultato inappropriato, mentre il restante solo parzialmente utile. Insomma anche gli algoritmi potrebbero dare una mano come prova a fare il progetto dell'Agenas finanziato dal Pnrr che scommette proprio sull'aiuto dell'IA dentro gli studi medici. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Salute 24 Highlight: l’uso dell’ia L’intelligenza artificiale potrebbe aiutare i medici, il progetto di Agenas Image:I costi per il Ssn Costa circa 10 miliardi l’anno la cosiddetta medicina difensiva il fatto cioè che i medici si possono far condizionare dai pazienti nel prescrivere orestazioni a volte inutili -tit_org- Sulle liste d’attesa il peso delle ricette Liste d’attesa, troppe ricette: parte la caccia all’appropriatezza -sec_org-
tp:writer§§ Marzio Bartoloni
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