title§§ «Norme impugnate sulle Case di comunità: ma Il Governo sapeva»
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Estratto da pag. 7 di "UNIONE SARDA" del 13 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-13T02:32:00+00:00
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tp:ocr§§ REGIONE Opere in ritardo, a rischio i fondi Pnrr «Norme impugnate sulle Case di comunità: ma il Governo sapeva» La maggioranza: c’era un accordo Truzzu (FdI): l’ennesimo pasticcio La Sardegna è già molto in ritardo nella creazione di case e ospedali di comunità, e l’impugnazione dell’ultima legge di stabilità rappresenta un nuovo ostacolo. Anche se, fanno sapere fonti vicine alla Giunta, «i commi per la semplificazione dell’iter di accreditamento erano concordati con gli uffici del ministero. Ora dobbiamo capire come muoverci, gli uffici stanno valutando i passi necessari». 362303 Iter semplificato Per arrivare allo scopo, cioè impiegare per tempo i fondi del Pnrr dedicati senza perdere un euro, la Regione aveva previsto in Finanziaria una disciplina agile per ottenere le autorizzazioni necessarie per l’apertura di ospedali e case di comunità, strutture cardine della medicina territoriale che dovrebbero alleggerire i pronto soccorso e dare respiro alla sanità in ginocchio. Insomma, un sistema semplificato con la previsione di via libera transitori, della durata di dodici mesi, da concedere sulla base di autocertificazioni dei gestori che dovevano 3la loro redichiarare, sotto 0 3 2 sponsabilità, 36 di possedere i requisiti minimi autorizzativi strutturali, organizzativi e tecnologici per erogare i servizi. L’impugnazione Troppo facile, dal punto di vista del Governo, e soprattutto in violazione delle norme sull’accreditamento delle strutture sanitarie. Facile e anche rischioso. «L’assenza di una verifica istruttoria preventiva da parte dell’autorità competente che precede l’effettivo avvio delle attività socio sanitarie – si legge nell’impugnazione – espone il sistema a gravi rischi che non possono essere surrogati da una mera responsabilità formale». Per esempio: «Il rischio infettivo, l’inadeguatezza del personale; la mancata gestione delle emergenze; una scarsa qualità diagnostica». Invece, è scritto ancora nel dispositivo, «l’accreditamento ha una funzione sostanziale volta ad assicurare cure sicure e controllate, evitando strutture improvvisate». I numeri Ad oggi, secondo l’ultimo report della Fondazione Gimbe, per la Sardegna le Case della comunità programmate sono 79, e soltanto poco più della metà (41) ha almeno un servizio attivo. Gli Ospedali previsti sono 33, quelli con almeno un servizio attivo soltanto 2 (il 6%). E di sicuro la legge di stabilità non servirà ad accelerare l’iter. Forse l’ennesima impugnazione si poteva evitare, se solo i commi bocciati fossero stati stralciati dal testo – in quanto norme intruse rispetto a una legge di bilancio – prima dell’approdo in Consiglio regionale. Reazioni «Questa è l’ennesima dimostrazione che la maggioranza che governa la Regione ha poche idee, e che soprattutto ha difficoltà ad applicarle visti i pasticci fatti nella scrittura delle norme – dice il capogruppo di Fratelli d’Italia Paolo Truzzu – questo nonostante la prosopopea di inizio legislatura sugli uffici legislativi e lo stuolo di consulenti messi a disposizione della Giunta». In pratica, «spesso si cerca di piegare le norme ai propri interessi, e questo è il risultato finale, l’impugnazione». (ro. mu.) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: IN AFFANNO Nell’Isola le Case di comunità programmate sono 79 e solo 41 hanno almeno un servizio attivo. Gli ospedali previsti sono 33, solo 2 quelli con almeno un servizio attivo. I fondi del Pnrr dedicati devono essere impiegati entro il 30 giugno Image:3 0 3 2 36 2 6 3 3 0 3 ???? ASSEMBLEA L’Aula del Consiglio regionale: la legge di stabilità, che ora è stata impugnata dal Consiglio dei ministri, è stata approvata nel febbraio scorso -tit_org- «Norme impugnate sulle Case di comunità: ma Il Governo sapeva» -sec_org-
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title§§ Sanità, secondo i medici (Cimo-Fesmed): "Riforma da rivedere, servono risorse e visione integrata" = Sanità, secondo i medici (Cimo-Fesmedì): "Riforma da rivedere, servono risorse e visione integrata"
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Estratto da pag. 6 di "DISCUSSIONE" del 13 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-13T03:47:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ AUDIZIONE IN SENATO SUL DDL 1825: IL SINDACATO CRITICA IL TESTO E PROPONE CORRETTIVI PER GARANTIRE CONTINUITÀ ASSISTENZIALE ED EQUITÀ NEL SISTEMA SANITARIO Sanità, secondo i medici (Cimo-Fesmed): “Riforma da rivedere, servono risorse e visione integrata” timento della Difesa americano. Austin ha inoltre “espresso un forte sostegno agli sforzi in corso per finalizzare un cessate il fuoco e un accordo sugli ostaggi come l’opportunità più promettente per riportare ziati. Ma questo non costituisce una garanzia che si arrivi a un accordo, fa notare il Times of Israel. Le fonti hanno spiegato che durante il cessate il fuoco “pieno e completo” di sei settimane, le forze israeliane si Sanità, secondo i medici (Cimo-Fesmed): “Riforma da rivedere, servono risorse e visione integrata” a pagina 6 La Federazione Cimo-Fesmed chiede una revisione profonda del disegno di legge sulla riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, puntando su maggiori MAURIZIO PICCININO risorse, integrazione tra ospedale e territorio e superamento L’ipotesi è stata annunciata dal dell’attuale frammentazione del portavoce della Casa Bianca sistema. Karine Jean-Pierre, senza ulteriori dettagli. Il leader israeliaI MEDICI OSPEDALIERI no è stato invitato a tenere un Ascoltata dalla Commissione Afdiscorso al Congresso americafari sociali del Senato sul Ddl n. no il 24 luglio. 1825, la confederazione sindacale dei medici ha espresso una Salvare gli ostaggi valutazione complessivamente Biden e Netanyahu hanno avucritica del provvedimento. Pur riconoscendo l’urgenza di intervenire sull’assetto del Servizio sanitario nazionale, il Audizione in Senato sul Ddl 1825: il sindacato dei medici critica il testo e propone correttivi per garantire continuità assistenziale ed to comunque uno scambio teequità nel sistema sanitario. Le lefonico dedicato ai negoziati osservazioni arrivano dal presiin corso per un cessate il fuoco dente Guido Quici ha evidenziato nella Striscia di Ga2a, accompacome il testo, così com’è, non sia gnato dal rilascio degli ostaggi. in grado di risolvere le principali Joe Biden ha offerto a Israele il criticità. suo sostegno politico e militare. Il presidente americano aveFRAMMENTAZIONI DI RUOLI va in particolare minacciato di Al centro delle osservazioni di Cimettere in discussione la fornimo-Fesmed, la persistente divitura di armi americane, cruciasione tra ospedale e territorio, tra li per Israele e vitali in caso di pubblico e privato e tra personale dipendente e convenzionato: una frammentazione che ostacola la continuità assistenziale e finisce per penalizzare i pazienti. OSPEDALI E TERRITORI Secondo il sindacato, inoltre, il attacco al Libano. rischio è quello di ripetere errori già visti: una riorganizzazione Abu Mazen della rete ospedaliera senza un confida in Starmer reale potenziamento dell’assiSull’altro fronte il presidente stenza territoriale potrebbe tradell’Autorità nazionale paledursi in un ulteriore sovraccarico stinese (Anp), Abu Mazen si è per ospedali e Pronto soccorso. congratulato con il nuovo primo ministro britannico Keir FINANZIAMENTI Starmer. Abu Mazen racconta INSUFFICIENTI d isperare che il nuovo goverTra le principali criticità segnalano del Regno Unito lavorerà con te figurano l’eccessiva genericità casa sani e salvi” della delega al Governo, l’assenza di finanziamenti adeguati e le I colloqui a Doha incertezze sulle risorse umane e Gli sforzi per una tregua si sono sulla sostenibilità organizzativa. replicati a Doha dove c’è stato Dubbi anche sull’introduzione un colloquio tra il capo del Mosdegli ospedali elettivi, considerasad, David Barnea e il primo ta una possibile fonte di ulteriore ministro qatariota Mohammed frammentazione dell’assistenza. bin Adulrahman bin Jassim Al Thani. IL NODO PRONTO SOCCORSO Particolare preoccupazione riI negoziati in Qatar su una nuoguarda proprio il modello di va tregua a Ga2a hanno accequeste strutture, prive di Pronto lerato e la prossima settimana soccorso: secondo Cimo-Fesmed si potrebbe entrare nella fase potrebbero compromettere la decisiva. L’intes
a, se si raggiuncontinuità delle cure, aumentagerà, prevede 3 fasi, una tregua re i trasferimenti dei pazienti e iniziale di 6 settimane con l’avridurre l’attrattività delle struttuvio da subito del rilascio degli re di emergenza per il personale mente popolate di Ga2a e consanitario. sentirebbero il ritorno degli sfollati alle loro case nel nord PRONTI A DISCUTERE dell’enclave. In questi 42 giorni LE MODIFICHE Hamas, Israele e i mediatori po“La riforma del Servizio sanitario trebbero negoziare i termini di nazionale”, evidenzia Guido Quiun accordo che porti al rilascio ci, “deve essere affrontata con una degli ostaggi maschi rimasti, visione integrata, garantendo risorsia civili sia soldati, affermano se adeguate e superando l’attuale i funzionari citati dal giornale organizzazione a silos”. israeliano. In cambio, Israele Da qui la richiesta di una revilibererebbe altri prigionieri e sione del provvedimento, con detenuti palestinesi. Nella terza interventi strutturali in grado fase è infine previsto il ritordi assicurare maggiore equità no di tutti gli ostaggi rimasti, nell’accesso alle cure. La Fedecompresi i corpi dei prigionieri razione si è infine detta disponimorti, e l’inizio di un progetto bile a offrire il proprio contributo di ricostruzione della Striscia di tecnico nella stesura dei decreti Ga2a che durerà anni. legislativi. ---End text--- Author: FRANCESCO GENTILE Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, secondo i medici (Cimo-Fesmed): “Riforma da rivedere, servono risorse e visione integrata” Sanità, secondo i medici (Cimo-Fesmedì): “Riforma da rivedere, servono risorse e visione integrata” -sec_org-
tp:writer§§ Francesco Gentile
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title§§ Un piano Marshall per la sanità italiana
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Estratto da pag. 8 di "FOGLIO" del 13 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-13T03:47:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Un piano Marshall per la sanità italiana Un sistema in difficoltà quando il paese, che invecchia, ne ha più bisogno. Finanziamento, prevenzione, superamento delle diseguaglianze regionali, trattamento economico dei medici, integrazione pubblico-privato: agenda per una grande riforma di Matteo Bassetti * L’ Italia ha oggi un Sistema sanitario nazionale che è stato pensato e realizzato quasi 50 anni fa, quando, la vita media, le condizioni sociali ed economiche, i movimenti migratori e la domanda e la offerta di salute erano diverse. Profondamente diverse. Oggi la sanità di casa nostra è in continua evoluzione e in costante difficoltà per ragioni organizzative, ma anche economiche, soprattutto perché la popolazione anziana e fragile – che è quella che ha più bisogno di servizi sanitari, farmaci, prestazioni, ricoveri e interventi chirurgici – sta aumentando a dismisura. La percezione che i cittadini hanno delle proprie condizioni di salute è parte essenziale della qualità della vita e, insieme, indicativa della salute del sistema sanitario. Negli ultimi 30 anni la quota di persone che si dichiara in cattiva salute è diminuita dall’8 per cento nel 1995 al 5,5 per cento nel 2025, e si è più che dimezzata (dal 9,8 al 4,5 per cento) in termini standardizzati, correggendo cioè per l’effetto dell’invecchiamento. La prevalenza delle persone in cattiva salute cresce con l’età, in particolare tra le donne, ma sono proprio le fasce più anziane ad avere registrato i miglioramenti più significativi, soprattutto grazie al nostro modello di sanità universale. Oggi l’Italia è tra i paesi più longevi in assoluto, con una speranza di vita alla nascita di 83,4 anni, ma nel 1872 era tra quelli con la speranza di vita più bassa in Europa: soli 29,8 anni, mentre Francia, Regno Unito, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia e Norvegia presentavano già valori compresi tra 40 e 50 anni. Entro il 2050 i residenti in Italia con più di 65 anni saranno il 34,9 per cento degli abitanti; mentre coloro di età compresa presa tra 15-64 scenderanno al 53,4 per cento e i giovani fino a 14 anni si prospettano essere solo l’11,7 per cento del totale. Questi dati andrebbero proiettati nelle università e nelle scuole di management sanitario durante gli open day e nei primi giorni di lezione. Chi decide di diventare medico o sanitario, al pari di chi si occupa di investimenti, programmazione e di spesa sanitaria, dovrebbe essere consapevole di questa evoluzione e del fatto che – oggi – si vive più a lungo, anche grazie agli sforzi compiuti dal nostro sistema sanitario. Tutto questo deve continuare a essere sostenibile per tutti. Siamo in un periodo storico in cui la tecnologia e la conoRidefinire i livell Medicina, mai p astratti e inutili, m imbuto meritocr all’abbandono d scenza viaggiano sempre più veloci, promettendo eccitanti novità e cure sempre più moderne, efficaci e costose; ci sono nuovi eccezionali strumenti di salute che tutti vogliono e devono poter usare. Insieme ai guadagni di longevità è anche aumentata la diffusione di patologie cronico-degenerative. In particolare, la multimorbilità – ossia la presenza simultanea di due o più patologie sulla stessa persona – rappresenta una vera sfida per i paesi a elevato invecchiamento come l’Italia. E’ aumentata la diffusione del diabete, dal 2,9 per cento della popolazione nel 1980 al 6,4 per cento nel 2025. Aumentano gli ipertesi (dal 6,4 nel 1980 al 18,9 per cento nel 2025), grazie ai progressi della capacità diagnostica, ma anche all’adozione di stili di vita poco salutari che peggiorano i fattori di rischio come l’eccesso di peso tra i non anziani. In questo contesto epidemiologico, è urgente pensare a riformare e migliorare la sanità italiana per garantire quella equità e sostenibilità – che è propria della nostra cultura – per una popolazione più vecchia e che ha più bisogno di cure, assistenza e farmaci, cercando di superare le disparità regionali create dalla riforma del Titolo V. E’ arrivato il momento di pensare a un vero e proprio “Piano Marshall” per la salute, con lo scopo di ristrutturar
e e modernizzare il sistema sanitario, con particolare attenzione al finanziamento, alla sostenibilità, alla prevenzione, al potenziamento delle risorse umane, alla digitalizzazione e all’ammodernamento delle infrastrutture. Ma quali potrebbero essere le priorità e quale l’agenda di un potenziale piano Marshall 2027-2037? Occorre agire su più livelli, tutti ugualmente importanti e urgenti, tra cui, le modalità di finanziamento del Ssn, la ridefinizione e l’ampliamento del ruolo del secondo e del terzo pilastro, il trattamento economico e contrattuale dei medici e in generale dei sanitari, il passaggio da una contrattazione del lavoro dei sanitari nazionale a una su base regionale, la depenalizzazione del reato medico-sanitario, la riforma delle aziende sanitarie e dell’intramoenia, l’integrazione pubblico-privato e viceversa e potrei continuare ancora a lungo. Molto a lungo. Desidero però soffermarmi su alcuni punti chiave di questo, spero non utopico, potenziale “Piano Marshall per la sanità italiana”. Ogni giorno pazienti/utenti si lamentano, giustamente, perché devono aspettare mesi o anni per una colonscopia o una visita dermatologica. Il tema delle liste d’attesa è certamente una delle tante problematiche, ma rientra in un capitolo più ampio che è quello della sostenibilità, dell’appropriatezza e delle differenze tra regione e regione. Ridurre le disuguaglianze regionali è oggi una priorità: non si può essere curati più o meno bene sulla base del proprio indirizzo di residenza. La riforma del Titolo V ha creato 21 sistemi sanitari differenti; è necessario ridefinire urgentemente, in maniera seria e condivisa da tutti, i livelli essenziali di assistenza (Lea) per garantire prestazioni omogenee su tutto il territorio nazionale. Questo non può e non deve essere un tema percepito come di centrosinistra o di centrodestra. Tutte le forze politiche, nessuna esclusa, dovrebbero essere ugualmente interessate a provare a risolverlo. Come non è più rinviabile la definizione di una metodologia di calcolo del fabbisogno sanitario standard, in grado di superare concretamente lo “storico” e la “negoziazione politica” passando a criteri più oggettivi e moderni. Criteri che dovrebbero rappresentare le caratteristiche della popolazione, l’epidemiologia, l’innovazione tecnologica, personale e infrastrutturale, oltre alla mobilità sanitaria. Il finanziamento del Ssn dovrebbe essere agganciato a una strategia con un respiro almeno decennale, con la definizione e l’approvazione di un nuovo Piano sanitario nazionale, che manca da 15 anni. Sarebbe, inoltre, utile passare dalla negoziazione tra regioni e stato centrale a criteri trasparenti, moderni, obiettivi, vincolanti e attuali. Si deve tendere a un sistema meritocratico che finanzi percorsi terapeutici di salute superando il modello “budget preassegnato” e mettendo al centro il valore delle cure rendendo il Ssn sostenibile a lungo termine. Oltre questo, c’è anche bisogno di maggiori risorse economiche. La annosa domanda è: “Dove si possono trovare altri soldi, oltre a quelli che mette lo stato? Il “secondo pilastro” in Italia rappresenta il sistema di assistenza sanitaria integrativa, complementare o sostitutiva al Ssn. Essa si basa su fondi sanitari, casse e mutue che coprono aree non raggiunte dal pubblico, ma sostenendo il sistema pubblico. Il terzo pilastro invece è costituito dalla sanità integrativa finanziate attraverso le assicurazioni sanitarie. Per il futuro bisognerà trovare maggiore integrazione e spazio per questi due pilastri che possono aiutare economicamente e far crescere il Ssn. Un tema urgente di grande rilevanza sociale è quello della povertà sanitaria. Una fascia di popolazione che in alcune aree del nostro paese arriva al 5-10 per cento della popolazione e che per condizioni di indigenza non può curarsi, per situazioni che non siano le urgenze e le emergenze. Non possono permettersi, per esempio, farmaci Otc, come il paracetamolo o lo sciroppo per la tosse o le cure dentarie. Queste situazioni, oggi a carico di associazioni religiose e enti di carità, mer
iterebbero un fondo specifico ben regolamentato. Il problema dei problemi rimane tuttavia quello delle risorse umane. Serve favorire l’immissione nel mercato del lavoro di professionisti di alto livello e in numero adeguato alle esigenze del piano sanitario decennale. Mai più quindi test di selezione in entrata astratti e inutili, ma apertura a tutti e poi semmai imbuto meritocratico in uscita. Il sistema attuale delle scuole di specializzazione ha purtroppo svuotato le specialità meno attrattive e competitive nel mondo del lavoro, che poi sono le più importanti per la sanità pubblica: anestesisti, internisti, medici d’urgenza, geriatri, medici di laboratorio, microbiologi, infettivologi ecc. In queste specialità il 70 per cento dei posti resta vacante, posti di cui avremmo davvero bisogno. Si dovrebbe pensare anche all’abbandono del concorso pubblico. Nei paesi europei più attrattivi, le direzioni sanitarie e i primari assumono direttamente i medici, basandosi su competenze e necessità, evitando la rigidità dei concorsi pubblici italiani, obsoleti, lunghi e inefficienti. Se pochi vogliono lavorare al Pronto soccorso, o in un laboratorio o in sala operatoria, dove c’è oggi vera carenza di personale, bisognerà trovare il modo di garantire migliori condizioni sia lavorative che economiche. Tutto questo si ottiene con una maggiore flessibilità contrattuale anche a livello locale. Una volta assunti, con concorsi pubblici, spesso lunghi e non meritocratici, i sanitari diventano strutturati. E tendenzialmente iniziano a lavorare nel Ssn, o almeno così sarebbe auspicabile, visto che abbiamo assoluto bisogno di sanitari giovani e competenti. E cosa offriamo noi a questi ragazzi? I sanitari italiani sono i peggio pagati nei paesi europei a cui normalmente ci dovremmo paragonare, come Francia, Germania, Spagna, ma anche Irlanda e Ungheria. Formiamo medici eccellenti, spendendo miliardi di euro, e poi non li riusciamo a trattenere nel Ssn, perché li paghiamo troppo poco. E non solo, li obblighiamo a turni massacranti a causa della carenza d’organico. E poi gli scatti di stipendio sono pochi, basati più sull’anzianità di servizio, che non sui risultati, sulla competenza e sul merito; quindi, che cosa incentiva i ragazzi a lavorare sodo? Ve lo dico io: uscire dal pubblico per andare nel privato o all’estero. E’ indispensabile quindi trovare risorse per aumentare gli stipendi del personale sanitario, per ridurre i carichi di lavoro e per adeguare le borse di specializzazione per contrastare le carenze di alcuni settori. I sanitari che lavorano per il Ssn sono quasi tutti dipendenti pubblici con tutte le accezioni positive e negative che questo status comporta. In un sistema competitivo e economicamente meritocratico, i medici e gli infermieri dovrebbero avere nel pubblico, le medesime condizioni contrattuali e fiscali che trovano nel privato, così da evitare la cannibalizzazione economica dell’uno verso l’altro. Andrebbero responsabilizzati i manager sanitari (che non dovrebbero essere scelti dalla politica, ma selezionati sulla base di criteri oggettivi e meritocratici), affidando ai direttori di struttura la selezione del personale, eliminando così la cervellotica burocrazia dei concorsi italici. Il cuore del piano Marshall dovrebbe essere lo spostamento dell’assistenza dall’ospedale al territorio, potenziando le case di comunità, le cure domiciliari e il ruolo dei medici di medicina generale per prevenire il sovraffollamento dei Pronto soccorso e degli ospedali. Alle difficoltà di reperire medici in alcune zone meno attrattive o periferiche, si potrebbe intervenire con incentivi fiscali ed economici. Innovazione e digitalizzazione sono purtroppo due punti davvero dolenti: un paziente cronico che si muove per una visita, un ricovero o un consulto da una regione all’altra, lo fa portandosi dietro una valigia piena di documenti, esami, radiografie e ricette, esattamente come avveniva nel secolo scorso. Implementare in modo uniforme, e in tutte le regioni, il Fascicolo sanitario elettronico (Fse), per esempio un semplice mic
rochip a cui qualunque sanitario possa avere accesso, sarebbe davvero auspicabile. E poi la telemedicina per migliorare l’interoperabilità, la prevenzione e la gestione delle malattie croniche. Il nostro sistema del futuro ha anche bisogno di utilizzare di più l’intelligenza artificiale che sta rivoluzionando l’assistenza sanitaria con applicazioni nella stratificazione del rischio, nell’appropriatezza delle richieste di esami e visite specialistiche, nella diagnosi, nell’imaging, nel monitoraggio e nel trattamento medico e chirurgico dei pazienti. L’Italia è uno dei pochissimi paesi al mondo, insieme alla Polonia e al Messico, che non ha depenalizzato la colpa medica, che è sempre, anche nei casi più lievi, una questione gestita dal Codice penale, e che non può quindi essere risolta per vie amministrative. La depenalizzazione del reato medico in Italia è un tema centrale nel dibattito sanitario per ridurre la “medicina difensiva” (che costa circa 10 miliardi all’anno). E’ quindi urgente una legge per mantenere la responsabilità solo in sede civile. Non dobbiamo poi dimenticare la centralità e l’importanza delle campagne nazionali su prevenzione, corretti stili di vita, educazione sessuale e vaccini, che sono state oggetto, negli ultimi anni, di inutili e sterili dibattiti politici. Il Sistema sanitario italiano ha bisogno di un restyling e di una nuove veste agli occhi dei suoi utenti. Viene dato, troppo spesso, per scontato da tutti: dai politici, che hanno continuato a fare tagli per risolvere le magagne di altri settori; dai cittadini, che non considerano l’importanza di investire i soldi delle tasse per ospedali, medici e strutture; dai pazienti, che intasano i Pronto soccorso per cose non urgenti o chiamano l’ambulanza come fosse un taxi; e a volte dai medici stessi, che studiano anni per poi volersi specializzare solo negli ambiti in cui si può lavorare, e guadagnare di più, come medici privati. Abbiamo tutti le nostre colpe, ma il sistema oggi è spesso diventato invivibile e insostenibile. Mi piacerebbe poter leggere nei programmi elettorali di chi si candida alla guida del paese come questi temi verranno affrontati e risolti. E’ anche per questo che è urgente un piano Marshall per la sanità, una sorta di manifesto che andrebbe condiviso e supportato da tutte le forze politiche per salvare e rafforzare il Sistema sanitario nazionale. * professore ordinario di Malattie infettive, Università di Genova rshall dovrebbe dell’assistenza entare in modo scicolo sanitario a colpa medica ---End text--- Author: Matteo Bassetti Heading: Highlight: Il cuore di questo piano Marshall dovrebbe essere lo spostamento dell’assistenza dall’ospedale al territorio. Implementare in modo uniforme, in tutte le regioni, il Fascicolo sanitario elettronico. Depenalizzare la colpa medica Ridefinire i livelli essenziali di assistenza. Per Medicina, mai più test di selezione in entrata astratti e inutili, ma apertura a tutti e poi semmai imbuto meritocratico in uscita. Pensare anche all’abbandono del concorso pubblico Image: -tit_org- Un piano Marshall per la sanità italiana -sec_org-
tp:writer§§ Matteo Bassetti
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title§§ Attesa troppo lunga al pronto soccorso? Fuori spuntano barelle abusive in affitto
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/13/2026041301984404067.PDF
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Estratto da pag. 14 di "LIBERO" del 13 Apr 2026
Il personale di alcune ditte di ambulanze private le offrirebbe ai pazienti: 40 euro all'ora
pubDate§§ 2026-04-13T03:47:00+00:00
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tp:ocr§§ Attesa troppo lunga al pronto soccorso? Fuori spuntano barelle abusive in affitto Il personale di alcune ditte di ambulanze private le offrirebbe ai pazienti: 40 euro all’ora NAPOLI, LA DENUNCIA DI UNA DONNA ¦ Quaranta euro all’ora per non lasciare anziani e malati ad attendere la visita medica sul pavimento o, peggio, appoggiati al muro. È l’osceno tariffario che, secondo una denuncia, verrebbe applicato all’esterno del pronto soccorso dell’Ospedale del Mare, a Napoli, dove le lettighe abusive sarebbero offerte ai pazienti più malconci in fila all’accettazione. È stata una donna – Ornella A. - a denunciare l’orrore al “Corriere del Mezzogiorno”. Dopo aver accompagnato la suocera novantenne in codice arancione, si è ritrovata di fronte a un bivio atroce: pagare addirittura 400 euro per un giaciglio oppure vedere la congiunta a terra per quasi mezza giornata. Secondo la ricostruzione, ad entrare in azione è il personale di alcune ditte di ambulanze private, appena un paziente si appresta a varcare la soglia del nosocomio. La domanda rivolta agli accompagnatori è sempre la stessa: il malato è stato “sbarellato”? Se la risposta è no, scatta la proposta indecente: una lettiga al costo di 40 euro l’ora. Il sospetto di una consuetudine radicata si trasforma in certezza proprio nel racconto della testimone, che riferisce che la medesima sorte sarebbe toccata anche a un suo amico, costretto a portare d’urgenza la madre nella stessa struttura e a subire lo stesso racket. Due indizi, una prova. Non si tratterebbe, allora, di episodi isolati, ma di una pratica organizzata che sfrutterebbe – secondo i ben informati - la carenza cronica di supporti interni, sfociando addirittura in atti di stalking ai danni di famiglie devastate dall’angoscia per i propri cari e persino in risse tra equipaggi per contendersi il trasporto dei malati e i noleggi più lucrosi. Ma perché mancano le lettighe all’Ospedale del Mare? Il collasso del sistema è dovuto a un ben noto effetto domino sulla rete di emergenza cittadina: ossia il cosiddetto “sequestro” delle barelle del 118. Quando i degenti restano bloccati sulle dotazioni dei mezzi di soccorso, le autolettighe rimangono letteralmente ostaggio nel parcheggio del presidio di Ponticelli, impossibilitate a ripartire per nuovi interventi in città senza le proprie attrezzature. Una criticità che mette a repentaglio il diritto alla salute dei napoletani e che espone i soggetti fragili a vere e proprie “estorsioni” per assicurarsi un posto dove appoggiarsi in attesa dei controlli. Gennaro Sangiuliano, capogruppo di FdI in Regione Campania, è stato fulminante: «Dopo la grancassa mediatica dell’uscita dal piano di rientro sui cui meriti litigano Fico e De Luca, mentre il merito appartiene al solo ministro Schillaci, ci risvegliamo quotidianamente nella tragedia della malasanità campana», ha commentato. «La vicenda del piccolo Domenico al Monaldi e poi ora la sconcertante storia del fitto delle barelle all’Ospedale del Mare che, se non fosse tragica, sarebbe degna di una commedia all’italiana». Per Sangiuliano, «la sanità campana sconta un decennio di assenza del merito che ha visto collocare nei vertici gestionali gli “amici degli amici” piuttosto che persone titolate e competenti». Per questo, «pur in presenza di una eccellente qualità del personale medico e paramedico i nostri ospedali scontano l’arroganza della politica». Per il capogruppo di Fdi, è allora «necessario abbandonare ingiustificati toni trionfalistici e avviare un lavoro serio per voltare pagina partendo dallo smantellamento degli apparati clientelari che regnano negli ospedali campani». Severino Nappi, vice coordinatore della Lega Campania, ha aggiunto: «Questa nuova frontiera dell’orrore e dell’inefficienza della sanità campana fotografa più di mille parole che il passaggio da De Luca a Fico non ha modificato di una sola virgola lo stato delle cose. Siamo soltanto passati dal crozzismo ipertrofico della passata gestione alla retorica mielosa di un buonismo immobile e peloso». ---End text--- Author: SIMONE DI MEO Head
ing: NAPOLI, LA DENUNCIA DI UNA DONNA Highlight: Image: -tit_org- Attesa troppo lunga al pronto soccorso? Fuori spuntano barelle abusive in affitto -sec_org-
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Estratto da pag. 13 di "SOLE 24 ORE ESPERTO RISPONDE" del 13 Apr 2026
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tp:ocr§§ [584][628166] «Occasionalità» esclusa per i medici iscritti all’Albo Lavoro autonomo e partite Iva A cura di Alessandra Pacchioni Un medico, che è iscritto all'Albo professionale, ma non ha aperto la partita Iva, può effettuare prestazioni sanitarie specialistiche a titolo di prestazioni autonome occasionali? Si ritiene che la risposta sia negativa, tenendo conto della risoluzione 41/E/2020, nella quale l'agenzia delle Entrate afferma che «l’abitualità dell’esercizio professionale è insita nella volontaria iscrizione del professionista nell’Albo, costituente titolo per l’affidamento di compiti in modo ricorrente», con conseguente obbligo di apertura della partita Iva. Come evidenziato anche dall’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Firenze (https://www.ordine-medici-firenze.it/professione/strumenti-operativi/faq-domande-frequenti?view=article&id=172&catid=22), l’agenzia delle Entrate, in più occasioni, ha puntualizzato che un professionista iscritto a un Albo non può mai sostenere di esercitare “occasionalmente” la professione, altrimenti non sarebbe iscritto all'Albo. L'iscrizione, quindi, è per l'agenzia delle Entrate indice di “abitualità” nell'esercizio della professione, con conseguente obbligo di partita Iva (articolo 35 del Dpr 917/1986, Tuir). ---End text--- Author: Alessandra Pacchioni Heading: Lavoro autonomo e partite Iva A cura di Alessandra Pacchioni Highlight: Image: -tit_org- «Occasionalità» esclusa peri medici iscritti all'Albo -sec_org-
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