title§§ Il futuro della sanità territoriale Confronto ospitato da Federfarma link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202052400636.PDF description§§

Estratto da pag. 39 di "RESTO DEL CARLINO REGGIO EMILIA" del 12 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-12T01:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202052400636.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202052400636.PDF', 'title': 'RESTO DEL CARLINO REGGIO EMILIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202052400636.PDF tp:ocr§§ Tavola rotonda con i consiglieri regionali dem Costa e Fornili Il futuro della sanità territoriale Confronto ospitato da Federfarma La sanità territoriale del futuro, l’esigenza di garantire un’assistenza più vicina al cittadino e la necessità di coinvolgere tutti gli utilizzatori del servizio sanitario per affrontare le sfide del presente. Questi i temi principali che sono stati affrontati ieri al convegno ‘La sanità del territorio tra realtà e futuro’, organizzato da Federfarma Reggio e dal Cupla, nella sede di Federfarma. Dopo il saluto di Giuseppe Delfini, presidente di Federfarma Reggio, e un videomessaggio di Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, è intervenuta Cinzia Gentile, direttrice sanitaria dell’Asl, che si è soffermata sull’evoluzione del nostro sistema sanitario . «Il decreto ministeriale 77 del 2022 pone le basi per la riorganizzazione del territorio, che dobbiamo attuare entro fine maggio 2026. Dal Pnrr sono stati destinati a Reggio 57 milioni per la realizzazione delle case della comunità, il rafforzamento della rete con tre ospedali di comunità e la messa in sicurezza. La nostra provincia avrà 27 case della comunità», ha spiegato Gentile. «L’obiettivo del decreto è il rafforzamento della capacità di operare, attraverso la presenza di presidi di prossimità», ha concluso la direttrice. Un altro tema affrontato è il rapporto tra sanità e comunità. «È necessario educare i cittadini, perché spesso hanno un rapporto bulimico con la sanità. Dobbiamo incontrare la sanità solo quando ne abbiamo bisogno, non ogni 15 minuti, sennò il sistema diventa insostenibile», ha affermato Andrea Costa, consigliere regionale del Pd. Per ultimo è intervenuto Luigi Davoli, presidente del Cupla Reggio. «Da sollecitare iniziative capillari sul territorio, per informare». Hanno partecipato anche Davide Favali, referente medico di Medicina generale del Santa Maria Nuova, Anna Fornili, consigliera regionale dem Andrea Capelli, presidente Fcr. Jacopo Domenichini ---End text--- Author: Jacopo Domenichini Heading: Highlight: Image:Giuseppe Delfini, presidente di Federfarma Reggio Ieri al convegno anche Costa e Fornili, consiglieri regionali del Pd -tit_org- Il futuro della sanità territoriale Confronto ospitato da Federfarma -sec_org- tp:writer§§ Jacopo Domenichini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202052400636.PDF §---§ title§§ Oltre 800mila romani sono senza medico di base = Senza medico di base 800 mila romani link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202212901073.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "TEMPO" del 12 Apr 2026

Sbraga a pagina 17 Su 880 camici bianchi andati in pensione solo 280 sostituiti

pubDate§§ 2026-04-12T01:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202212901073.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202212901073.PDF', 'title': 'TEMPO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202212901073.PDF tp:ocr§§ SOS SANITÀ NELLA CAPITALE Oltre 800mila romani sono senza medico di base Sbraga a pagina 17 Senza medico di base 800 mila romani Su 880 camici bianchi andati in pensione solo 280 sostituiti SOS SALUTE L’Ordine: «Nel Lazio dottori ridotti di un terzo in due anni e andrà ancora peggio» ••• Se fosse un Comune, sarebbegrande quasi come Torino: è la città popolata dagli 800 mila romani «senza-medici». Tanti sono i residenti nella Capitale rimasti senza i camici bianchi di famiglia. A quantificare la grande carenza capitolina dei medici di base è il sindacato Fimmg: «Possiamo stimare che il numero di cittadini senza medico sia cresciuto, attestandosi a 750/800 mila persone, perché le vecchie carenze ancoranon sono state coperte e, nel frattempo, ci sono stati altri pensionamenti in questi due anni - spiega Felice de Ruggieri, responsabile formazione della Fimmg - La dottoressa che va in pensione al quartiere Montinon potrà esseresostituita finché non faranno un bando per la sede vacante. Allo stesso modo per gli altri colleghi che sono andati o vanno in pensione». Il Lazio, infatti, è sul mesto podio delle Regioni che perderanno più medici di famiglia per il pensionamento nei prossimi due anni: ben 925 in meno entro il2028 (terzaRegione dopo Campania e Lombardia, secondo le stime della Fondazione Gimbe). Ma già adesso il Lazio risulta la settima Regione per medici di medicina generale mancanti (-358) e settima pure per la maggior riduzione percentuale dei camici bianchi di famiglia (-15,8%). Il 18 dicembre scorso la Regione ha pubblicato la «graduatoria regionale definitiva di medicina generale valida per l’anno 2026» con 1.019 aspiranti medici di famiglia. Però le Asl devono ancora completare le assegnazioni degli incarichi nei vari distretti sanitari, dove «permane un fabbisogno assistenziale», come ha già scritto nell’estate scorsa la Regione, che nel giro di un anno ha registrato l’incremento delle carenze del +146%. Nella Capitale giànell’agosto scorsosiè contato il numero più alto (362) di «incarichi vacanti di medico del ruolo unico di assistenza primaria»: 115 nell’Asl Roma 1, ben 211 nell’Asl Roma 2 del quad r a n t e licata sud-est (con carenze rea finire cord a Torre Angela, 26, e l 2028 a Borghesiauiescenza na, 15) e 36 nell’Asl Roma 3 del quadrante ovest. Ma il presidente dell’Ordine dei medici capitolino, AntonioMagi, avverte che «il dato degli 800 mila romani senza medico di famigliaè pure sottostimato, perché nel 2025 sono andati in pensione 880 medici di famiglia e ne sono stati rimpiazzati soltanto 280. Quindi all’inizio del 2026 ne mancavano già 600. Poi, però, nel primo trimestre sono ulteriormente andati in pensione tanti medici di quei 900 che già sappiamo raggiungeranno l'età pensionabile entro la fine del 2026. La situazione è molto critica, nel giro di un paio d’anni i medici di famiglia si sono ridotti di un terzo: siamo passati da 4.800 ai 3.300 attuali nel Lazio». ---End text--- Author: ANTONIO SBRAGA Heading: SOS SALUTE L’Ordine: «Nel Lazio dottori ridotti di un terzo in due anni e andrà ancora peggio» Highlight: Regione «sguarnita» Graduatoria 2026 pubblicata ma le Asl devono ancora finire le assegnazioni. Entro il 2028 altri 925 andranno in quiescenza Image: -tit_org- Oltre 800mila romani sono senza medico di base Senza medico di base 800 mila romani -sec_org- tp:writer§§ ANTONIO SBRAGA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202212901073.PDF §---§ title§§ «Orfani» del dottore 800 mila romani = Senza medico di base 800 mila romani link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202190302011.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "TEMPO ROMA" del 12 Apr 2026

L'Ordine: «Nel 2025 in pensione 880 medici di base» In tutta la regione entro il 2028 altri 925 lasceranno Su 880 camici bianchi andati in pensione solo 280 sostituiti

pubDate§§ 2026-04-12T02:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202190302011.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202190302011.PDF', 'title': 'TEMPO ROMA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202190302011.PDF tp:ocr§§ SOS SALUTE «Orfani» del dottore 800 mila romani L’Ordine: «Nel 2025 in pensione 880 medici di base» In tutta la regione entro il 2028 altri 925 lasceranno Senza medico di base 800 mila romani Su 880 camici bianchi andati in pensione solo 280 sostituiti SOS SALUTE L’Ordine: «Nel Lazio dottori ridotti di un terzo in due anni e andrà ancora peggio» Sbraga a pagina 17 ••• Se fosse un Comune, sarebbegrande quasi come Torino: è la città popolata dagli 800 mila romani «senza-medici». Tanti sono i residenti nella Capitale rimasti senza i camici bianchi di famiglia. A quantificare la grande carenza capitolina dei medici di base è il sindacato Fimmg: «Possiamo stimare che il numero di cittadini senza medico sia cresciuto, attestandosi a 750/800 mila persone, perché le vecchie carenze ancoranon sono state coperte e, nel frattempo, ci sono stati altri pensionamenti in questi due anni - spiega Felice de Ruggieri, responsabile formazione della Fimmg - La dottoressa che va in pensione al quartiere Montinon potrà esseresostituita finché non faranno un bando per la sede vacante. Allo stesso modo per gli altri colleghi che sono andati o vanno in pensione». Il Lazio, infatti, è sul mesto podio delle Regioni che perderanno più medici di famiglia per il pensionamento nei prossimi due anni: ben 925 in meno entro il2028 (terzaRegione dopo Campania e Lombardia, secondo le stime della Fondazione Gimbe). Ma già adesso il Lazio risulta la settima Regione per medici di medicina generale mancanti (-358) e settima pure per la maggior riduzione percentuale dei camici bianchi di famiglia (-15,8%). Il 18 dicembre scorso la Regione ha pubblicato la «graduatoria regionale definitiva di medicina generale valida per l’anno 2026» con 1.019 aspiranti medici di famiglia. Però le Asl devono ancora completare le assegnazioni degli incarichi nei vari distretti sanitari, dove «permane un fabbisogno assistenziale», come ha già scritto nell’estate scorsa la Regione, che nel giro di un anno ha registrato l’incremento delle carenze del +146%. Nella Capitale giànell’agosto scorsosiè contato il numero più alto (362) di «incarichi vacanti di medico del ruolo unico di assistenza primaria»: 115 nell’Asl Roma 1, ben 211 nell’Asl Roma 2 del quad r a n t e licata sud-est (con carenze rea finire cord a Torre Angela, 26, e l 2028 a Borghesiauiescenza na, 15) e 36 nell’Asl Roma 3 del quadrante ovest. Ma il presidente dell’Ordine dei medici capitolino, AntonioMagi, avverte che «il dato degli 800 mila romani senza medico di famigliaè pure sottostimato, perché nel 2025 sono andati in pensione 880 medici di famiglia e ne sono stati rimpiazzati soltanto 280. Quindi all’inizio del 2026 ne mancavano già 600. Poi, però, nel primo trimestre sono ulteriormente andati in pensione tanti medici di quei 900 che già sappiamo raggiungeranno l'età pensionabile entro la fine del 2026. La situazione è molto critica, nel giro di un paio d’anni i medici di famiglia si sono ridotti di un terzo: siamo passati da 4.800 ai 3.300 attuali nel Lazio». ---End text--- Author: ANTONIO SBRAGA Heading: SOS SALUTE L’Ordine: «Nel Lazio dottori ridotti di un terzo in due anni e andrà ancora peggio» Highlight: Regione «sguarnita» Graduatoria 2026 pubblicata ma le Asl devono ancora finire le assegnazioni. Entro il 2028 altri 925 andranno in quiescenza Image: -tit_org- «Orfani» del dottore 800 mila romani Senza medico di base 800 mila romani -sec_org- tp:writer§§ ANTONIO SBRAGA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041202190302011.PDF §---§ title§§ Turismo abortivo specchio di società smarrite = Le donne che scelgono di abortire in spagna il «turismo sanitario» di una società perdente link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201989104079.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "AVVENIRE" del 12 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-12T04:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201989104079.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201989104079.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201989104079.PDF tp:ocr§§ CUSTODIRE LA VITA Turismo abortivo specchio di società smarrite Oltreconfine per l’interruzione di gravidanza. E l’Europa spinge verso il riconoscimento giuridico LE DONNE CHE SCELGONO DI ABORTIRE IN SPAGNA IL «TURISMO SANITARIO» DI UNA SOCIETÀ PERDENTE Ogni anno più di un centinaio di donne italiane si reca in Spagna per abortire. E l’Europa spinge per il riconoscimento di un “diritto”. Ma se qualcosa va messo in Costituzione è l’aiuto. A pagina 17 I n Europa si torna a parlare di turismo abortivo. Un settimanale italiano rivela che ogni anno più di un centinaio di donne italiane sceglie di abortire in Spagna. Là si può fare fino a 14 settimane di gestazione “liberamente”, cioè senza motivazione, anche in cliniche private; e fino alla 22esima settimana in caso di rischio grave per la salute della donna e di grave anomalia fetale. Più facile che in Italia, è il succo della notizia, perché da noi il percorso è più complicato e ci sono tanti obiettori. Così si porge l’immagine di un aborto più semplice, più agevole, col sottinteso che così dovrebbe essere, se si tratta di una libera scelta personale, autodeterminata, attinente alla sfera della salute sessuale e riproduttiva. Anzi, proprio in Spagna si dibatte la questione se l’aborto debba prender figura di diritto, ed esser nominato nella Costituzione, copiando forse il testo che nel 2024 la Francia inserì nella propria, col nome di “libertà garantita” alla donna di ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza. Del resto, il Parlamento Europeo con una risoluzione dell’11 aprile 2024, aveva chiesto di inserire il diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, e quindi di riconoscerlo come diritto fondamentale europeo. Proposta che non ha avuto seguito concreto, ma che segna drammaticamente la deriva d’una cultura che rinnega il diritto alla vita per i figli nel grembo. Non è questione di legge o di pratica medica, un figlio. Un figlio è questione umana. Legge e medicina seguono la verità della vita, la presenza di un essere che è figlio nostro, vita da vita, frutto del ventre, accolto. Un “diritto”, ucciderlo? Viene da chiedere non solo che idea di vita umana ci stiamo costruendo, ma che idea di donna. Se la riflessione e il dibattito si disperdono tra ostacoli o facilitazioni, ignorando o voltando le spalle al dolore e all’ingiustizia ontologica d’una morte innocente che segna anche la vita di chi l’ha voluta, per rifiuto o rinuncia o angoscia, si può smarrire la percezione della ferita mortale alla stessa femminilità. Donna, infatti, è accoglienza. La lingua arcaica accomuna l’utero e la misericordia con la stessa radice semantica. Una donna di genio come Edith Stein ha scritto pagine memorabili sulla vocazione femminile come accoglienza e sul rischio di una sua deformazione. Ha intuito e descritto l’essenza della femminilità «orientata per natura verso ciò che è personale e vivente». Pensieri che introducono a una rilettura moderna di quel magistero sulla dignità femminile che il papa Giovanni Paolo II ha reso indimenticabile: «La maternità implica una comunione speciale con il mistero della vita». L’aborto ridotto a servizio rapido, a “turismo” sanitario, è lo specchio di una società che ha smarrito la capacità di custodire la vita nascente. Quando la scelta di sopprimere una vita diventa una soluzione pratica si perde la misura del dramma umano che quella decisione comporta. «Le scelte contro la vita nascono, talvolta, da situazioni difficili o addirittura drammatiche di profonda sofferenza, di solitudine, di totale mancanza di prospettive economiche, di depressione e di angoscia per il futuro»: così è scritto in Evangelium vitae . Perciò, se qualcosa va messo in Costituzione è l’aiuto. E l’aiuto già sta scritto, con le parole d’una grande promessa, ma va declinato nella concretezza: reti di sostegno economico e psicologico, politiche familiari che rendano possibile conciliare lavoro e maternità, servizi di accoglienza per chi teme di non farcela. La civiltà si misura dalla capacità di prendersi cura dei più fragi li, dei bambini non ancora nati e le madri in difficoltà. L’identità femminile non è mero fatto biologico, è spirito. È fonte di senso, di responsabilità e di relazione. È grembo del nostro futuro. Quale società vogliamo essere? La risposta è nella qualità delle relazioni, di morte o di vita, di abbandono o di amore, che siamo disposti a costruire. ---End text--- Author: GIUSEPPE ANZANI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Turismo abortivo specchio di società smarrite Le donne che scelgono di abortire in spagna il «turismo sanitario» di una società perdente -sec_org- tp:writer§§ GIUSEPPE ANZANI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201989104079.PDF §---§ title§§ Il dovere inderogabile del medico link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201988904081.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "CORRIERE SALUTE" del 12 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-12T04:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201988904081.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201988904081.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201988904081.PDF tp:ocr§§ IL DOVERE INDEROGABILE DEL MEDICO Articoli su due importanti riviste scientifiche richiamano ai valori fondanti della professione N elle scorse settimane le due più prestigiose riviste nordamericane di medicina, il New England Journal of Medicine e Jama (Journal of American Medical Association), hanno ospitato degli articoli di grande intensità che denunciavano le gravi conseguenze per la salute dei cittadini legate alla presenza degli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) nello stato del Minnesota. I medici autori descrivono, tra le altre cose, una marcata riduzione degli accessi in Pronto Soccorso, controlli ambulatoriali saltati, visite pediatriche, appuntamenti per vaccinazioni e controlli in gravidanza annullati. Essi sottolineano che «non si tratta di pazienti che non si preoccupano della propria salute. Sono pazienti terrorizzati». E «quando i nostri pazienti rinunciano alle cure mediche, il danno non è teorico. È misurabile». La presenza di agenti dell’Ice dentro e intorno agli ospedali, oltre alla violazione di elementari regole per la privacy, ha generato un grave effetto dissuasivo sull’erogazione dell’assistenza sanitaria agli immigrati, indipendentemente dal fatto che siano irregolari, abbiano uno status legale o siano persino cittadini statunitensi. Non è certo la prima volta nella storia che il mondo della cura viene strumentalizzato dall’autorità politica. Ed è anche purtroppo accaduto che medici siano stati complici di regimi illiberali in vergognose azioni persecutorie. I Codici di Deontologia Medica (sono i testi che descrivono i doveri dei medici nei riguardi dei singoli e della comunità, e anche l’Italia ne ha uno) sono però espliciti e perentori nell’affermare che il prendersi cura delle persone e della loro salute è per il medico un dovere inderogabile, che supera ogni altro compito, richiesta o imposizione. Inoltre, ogni persona, quale che sia la sua provenienza o condizione sociale, deve poter contare sul rispetto assoluto da parte del medico del segreto professionale. Anche i medici sono ovviamente soggetti alle leggi e, in circostanze molto particolari come alcuni reati perseguibili d’ufficio (sono alcuni delitti contro la persona), sono tenuti a fare una segnalazione all’Autorità giudiziaria. Tuttavia, i medici hanno anche due altri «fari» che orientano le loro scelte e i loro comportamenti, quali appunto la deontologia e l’etica clinica. Le norme della deontologia medica, figlie di una tradizione e di sapienza antica, esprimono concretamente il dovuto e imprescindibile rispetto per ogni persona. È oggi più che mai importante fare nostre le parole dei colleghi del Minnesota: «Ci prendiamo cura delle persone indipendentemente dal fatto che condividiamo o meno le opinioni dei nostri pazienti, il loro status di immigrazione, la loro religione o le loro posizioni politiche. Ci prendiamo cura dei nostri pazienti perché sono esseri umani». * Direttore UO Anestesia e Rianimazione Pediatrica e Dip. Donna e Bambino Spedali Civili, Brescia © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Alberto Giannini Heading: Highlight: ? Prendersi cura delle persone indipendentemente da status, religione, posizioni politiche e dal fatto che si condividano o meno le loro opinioni Image: -tit_org- Il dovere inderogabile del medico -sec_org- tp:writer§§ Alberto Giannini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201988904081.PDF §---§ title§§ Rimane insufficiente l'accesso alle cure palliative link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201989204084.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "CORRIERE SALUTE" del 12 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-12T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201989204084.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201989204084.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201989204084.PDF tp:ocr§§ RIMANE INSUFFICIENTE L’ACCESSO ALLE CURE PALLIATIVE Le riceve solo una persona su tre fra quelle che ne avrebbero diritto e tra i minori anche meno I l sistema sanitario italiano è sottoposto a crescente pressione anche di carattere economico, soprattutto nelle fasi avanzate di malattia. Nel 2023 sono state registrate circa 44 milioni di giornate di ricovero per acuti e quasi 54 milioni complessive, con una degenza media di 7,1 giorni, segno di un ricorso ancora elevato all’ospedale nei percorsi più complessi. Anche i Pronto Soccorso riflettono tale criticità: secondo una rilevazione dell’Osservatorio Simeu (Società Italiana di Medicina d’Emergenza e Urgenza), il tempo medio di attesa per il ricovero ha raggiunto le 31 ore (+25% rispetto al 2019) e aumentano i costi per paziente (+23% diagnostica, +13% laboratorio, +15% farmaci). Questi dati descrivono reparti che gestiscono malati sempre più anziani e fragili, spesso trattenuti a lungo in barella prima della presa in carico. In questo scenario, le cure palliative precoci rappresentano una risposta umana ed efficace. Integrate sin dall’inizio del percorso clinico, permettono di ridurre ricoveri evitabili, contenere trattamenti sproporzionati e migliorare significativamente la qualità di vita del paziente e della sua famiglia. Il Libro Bianco per la promozione delle cure palliative in Italia (si veda oltre), sottolinea come una presa in carico tempestiva e multidimensionale possa generare anche benefici economici per il Ssn. Nonostante le evidenze l’accesso rimane insufficiente: solo 1 persona su 3 riceve cure palliative, tra i minori la percentuale scende al 15%. A ciò si aggiungono forti disparità regionali, con copertura più ampia al Nord e carenze al Sud, dove un maggior numero di decessi a domicilio non dipende da una preferenza espressa, ma dalla mancanza di alternative assistenziali adeguate. Per colmare queste differenze, la Legge 197/2022 ha fissato l’obiettivo di raggiungere entro il 2028 il 90% di copertura della popolazione eleggibile, richiedendo alle Regioni piani di potenziamento annuali monitorati da Agenas. Le Regioni che hanno investito in formazione specifica, continuità assistenziale e reti domiciliari ben strutturate dimostrano che questo modello non solo migliora gli esiti clinici e l’esperienza delle famiglie, ma permette anche un uso più equilibrato ed efficiente delle risorse sanitarie. Le cure palliative precoci, dunque, non sono un costo aggiuntivo, ma un approccio che coniuga umanità, qualità e sostenibilità. Il 29 aprile a Roma, presso la Camera dei Deputati, la presentazione ufficiale del Libro Bianco per la promozione delle cure palliative in Italia, libro promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita e dalla Conferenza Episcopale Lombarda, offrirà un’occasione concreta per consolidare questo percorso, rafforzare una cultura della cura rispettosa della dignità della persona e avvicinare il nostro Paese agli standard di accesso e integrazione auspicati da tempo. *Cappellano clinico, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ---End text--- Author: Tullio Proserpio Heading: Highlight: ? La Legge 197/2022 ha fissato l’obiettivo di raggiungere entro il 2028 il 90 per cento di copertura della popolazione eleggibile al trattamento Image: -tit_org- Rimane insufficiente l’accesso alle cure palliative -sec_org- tp:writer§§ Tullio Proserpio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201989204084.PDF §---§ title§§ La nostra salute nell'epoca dell'ai link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201988804080.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "SOLE 24 ORE DOMENICA" del 12 Apr 2026

Sanità globale/1. l'intelligenza artificiale fornisce tutta una serie di vantaggi, ma se usata male rischia addirittura di aggravare le disuguaglianze. il denso volume curato da luciano floridi

pubDate§§ 2026-04-12T04:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201988804080.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201988804080.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE DOMENICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201988804080.PDF tp:ocr§§ la nostra salute nell’epoca dell’ai Sanità globale/1. L’intelligenza artificiale fornisce tutta una serie di vantaggi, ma se usata male rischia addirittura di aggravare le disuguaglianze. Il denso volume curato da Luciano Floridi I l ritorno dei Quaderni di San Giorgio, la storica collana della Fondazione Giorgio Cini che tra il 1955 e il 1984 ospitò alcune delle voci più autorevoli del dibattito internazionale, non poteva avvenire in un momento più propizio né con un tema più urgente. Il volume numero 39, Global Health in the Age of Ai, curato dal filosofo Luciano Floridi, non è soltanto una raccolta di contributi accademici: si presenta piuttosto come un manifesto politico-economico su una delle sfide più radicali della nostra epoca, ovvero come integrare l’intelligenza artificiale nel sistema nervoso della sanità globale senza comprometterne equità e sostenibilità. Come osserva Gianfelice Rocca nel prologo, i sistemi sanitari contemporanei sembrano avviati su un binario morto. Da un lato, l’invecchiamento demografico spinge la domanda di cure verso livelli sempre più elevati; dall’altro, l’innovazione tecnologica, contrariamente a quanto accade in molti altri settori industriali, tende ad accrescere i costi invece di ridurli. In questo scenario, l’intelligenza artificiale viene spesso presentata come il “proiettile d’argento”, la soluzione capace di eliminare inefficienze e rigidità organizzative. Si pensi, per esempio, ad algoritmi che leggono esami radiologici in pochi secondi, a sistemi predittivi che anticipano i ricoveri, o a piattaforme che ottimizzano le liste d’attesa. Il volume invita però a diffidare di questo riflesso di fiducia quasi automatica nella tecnologia. Il rischio è quello che gli autori definiscono tecnosoluzionismo: l’idea che un avanzamento tecnico, di per sé, basti a sciogliere nodi strutturali che sono invece politici, economici e istituzionali. Sul piano economico, la posta in gioco è evidente. L’intelligenza artificiale potrebbe trasformarsi in una commodity accessibile soltanto a pochi grandi sistemi sanitari o a centri di ricerca dotati di risorse straordinarie, accentuando il divario tra Nord e Sud del mondo, tra istituzioni ricche e reti sanitarie territoriali sottofinanziate. Se piegata esclusivamente alla logica della competizione geopolitica, l’intelligenza artificiale rischia di diventare un fattore di esclusione anziché un autentico bene pubblico globale. Il cuore del problema, e dunque anche della possibile soluzione, risiede nei dati. Il volume introduce il concetto di long data: insiemi informativi raccolti nell’arco di decenni che consentono di individuare pattern epidemiologici invisibili all’osservazione umana, migliorare la prevenzione e gestire le crisi sanitarie su scala sistemica. Per esempio, ricostruendo nel tempo la diffusione di malattie croniche o individuando correlazioni tra stili di vita e insorgenza di patologie. Ma chi controlla questi dati? Qui la riflessione si fa più critica. La recensione mette in luce un fenomeno sempre più discusso: l’estrattivismo dei dati e il rischio di un nuovo colonialismo tecnologico. Le grandi piattaforme digitali raccolgono spesso dati provenienti da popolazioni vulnerabili per addestrare algoritmi i cui benefici, sotto forma di prodotti, servizi o profitti, raramente tornano a chi quei dati li ha generati. Dal punto di vista economico, il nodo sollevato dagli autori è cruciale: esiste oggi un vero e proprio divario tra le promesse teoriche dell’intelligenza artificiale e la sua effettiva capacità di trasformare la pratica clinica. Molte soluzioni di IA, pur brillanti in laboratorio, faticano a scalare nelle corsie degli ospedali: infrastrutture digitali insufficienti, incertezze normative e diffidenza del personale sanitario ne limitano l’adozione concreta. Uno dei meriti del volume è quello di non limitarsi alla diagnosi dei problemi. Gli autori individuano cinque requisiti infrastrutturali per un’implementazione etica e sostenibile dell’intelligenza artificiale in sanità: condivisione dei dati sicura e ben int egrata tra sistemi; decisioni affidabili e comprensibili per il personale sanitario, che deve poterle verificare; tutela concreta dei valori fondamentali della medicina; responsabilità chiara sui risultati prodotti dai sistemi di intelligenza artificiale; e, infine, sostenibilità ambientale. Quest’ultimo punto è particolarmente rilevante anche per l’agenda ESG delle imprese. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale ha infatti un costo ecologico spesso trascurato: i data center hanno consumi molto elevati di energia e acqua per il raffreddamento, con un impatto non trascurabile soprattutto nelle regioni già esposte agli effetti del cambiamento climatico. Basti pensare che i data center di grandi dimensioni possono arrivare a consumare fino a venti milioni di litri d’acqua al giorno, quanto una città di 10.000–50.000 persone. Global Health in the Age of AI ricorda dunque che la tecnologia non è un destino inevitabile ma il risultato di scelte di tipo istituzionale e di governance. Per l’economia italiana ed europea la sfida è duplice: investire con decisione nell’innovazione per non restare ai margini della competizione globale, ma al tempo stesso difendere un modello di welfare universale in cui la salute continui a essere concepita come diritto fondamentale e non soltanto come mercato. Riaccendendo la “lanterna” dei Quaderni di San Giorgio, la Fondazione Cini offre ai lettori una bussola preziosa per orientarsi nel dibattito sull’intelligenza artificiale. Il messaggio che emerge dalle pagine del volume è semplice ma tutt’altro che rassicurante: la finestra temporale per definire le regole di questo nuovo ecosistema tecnologico si sta restringendo rapidamente. Decidere ora la rotta significa stabilire non solo quale sanità avremo domani, ma quale idea di società vogliamo difendere. Rettrice del Politecnico di Milano © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Donatella Sciuto Heading: Highlight: Luciano Floridi ( a cura di) Global health in the age of Ai Quaderni di San Giorgio/Fondazione Giorgio Cini, numero 39, 2026, pagg. 88, € 25 Image:Il corpo è umano. «L’anatomia spiegata alle bambine e ai bambini», è un invito alla curiosità, alla consapevolezza e al rispetto di sé. Conoscere il proprio corpo è il primo passo per prendersene cura. L’albo è firmato da Chiara Gregori e illustrato da Chiara Morra. In libreria dal 17 aprile per Becco Giallo -tit_org- La nostra salute nell’epoca dell’ai -sec_org- tp:writer§§ Donatella Sciuto guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/12/2026041201988804080.PDF §---§