title§§ «Occhiuto chiarisca su case e ospedali di comunità»
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Estratto da pag. 7 di "CALABRIA.LIVE" del 10 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-10T08:56:00+00:00
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tp:ocr§§ «Occhiuto chiarisca su case e ospedali di comunità» IL CONSIGLIERE ALECCI (PD) L a realizzazione della Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità sta per diventare l’ennesimo flop in tema di Sanità Pubblica per la Regione Calabria e il Commissario Roberto Occhiuto». È quanto ha detto il consigliere regionale Ernesto Alecci, spiegando come «gli ultimi dati Agenas sull’attuazione della Missione Salute del Pnrr riportati dalla Fondazione Gimbe non forniscono grandi speranze. Al 31 dicembre 2025, per le Case di Comunità, delle 63 previste, solo 2 (3,2%) offrono almeno un servizio attivo, contro una media nazionale del 45,5%. Riguardo gli Ospedali di Comunità, invece, sui20 previsti solo uno (5%) ha un servizio dichiarato attivo, contro una media del 27%». «A tre mesi dalla scadenza – aggiunge – il raggiungimento dei target prefissati dal Pnrr appare pressoché impossibile, e, inoltre, ad oggi non è previsto alcuno slittamento temporale, con tutti i rischi sulla rendicontazione ed eventuali restituzioni che ne deriverebbero». «Ma c’è di più! – dice –. Se un cittadino calabrese volesse conoscere in maniera inequivocabile lo stato dell’arte dei vari cantieri, attingendo ad una fonte istituzionale, rimarrebbe profondamente deluso. Perché il sito ufficiale della Regione Calabria dedicato al Pnrr riporta lo stato di esecuzione dei lavori aggiornato al 15 luglio 2025 (quindi nove mesi fa!), senza indicazioni successive. Per questo motivo, al fine di fare chiarezza sullo stato delle cose, ho presentato un’interrogazione al Presidente Occhiuto per conoscere quali sono gli aggiornamenti reali sullo stato di esecuzione dei lavori delle Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità successivi al 15 luglio 2025 e perché il sito ufficiale regionale non è stato aggiornato da quella data, quali sono le cause specifiche del ritardo nell’attivazione delle strutture previste in Calabria, quali misure concrete intende adottare la Giunta per renderle operative entro giugno 2026». «È inutile sottolineare – prosegue il dem – come la mancata attuazione delle Case e degli Ospedali di Comunità entro la data prevista non farà che appesantire ulteriormente il già grave ritardo nella sanità territoriale calabrese, con ricadute negative sull’accesso alle cure, sull’efficienza del sistema e sul bilancio regionale». «Il Pnrr rischia, dunque – conclude Alecci – di certificare l’ennesima occasione mancata per la Calabria, con la conseguente perdita di finanziamenti già potenzialmente stanziati, soprattutto in quegli ambiti, come la sanità, dove maggiormente si sente il bisogno di investimenti e innovazione». ? ---End text--- Author: Redazione Heading: IL CONSIGLIERE ALECCI (PD) Highlight: Image: -tit_org- «Occhiuto chiarisca su case e ospedali di comunità» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Case di comunita ferme tra speranze e overbooking
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Estratto da pag. 12 di "CROTONESE" del 10 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-10T08:56:00+00:00
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tp:ocr§§ Case di comunità ferme tra speranze e overbooking Anche a Crotone e nei comuni limitrofi la realizzazione delle Case di comunità e degli Ospedali di comunità si conferma un banco di prova per la sanità territoriale calabrese e una delle principali incognite sul rispetto degli obiettivi del Pnrr. I numeri più recenti, aggiornati al 31 dicembre 2025 dalla Fondazione Gimbe sui dati Agenas, parlano chiaro: su 63 Case di comunità previste in tutta la regione, solo due risultano attive, mentre dei 20 Ospedali di comunità solo uno ha un servizio attivo. Percentuali che si confrontano con medie nazionali del 45,5% e 27% rispettivamente, e che rendono difficile ipotizzare il rispetto dei target entro la scadenza del 30 giugno 2026. Il tema è diventato oggetto di un’interrogazione presentata al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, dal consigliere regionale dem Emilio Alecci, che ha chiesto chiarezza sui ritardi e sull’aggiornamento del sito istituzionale, fermo a luglio 2025. “È inutile sottolineare – ha detto – che la mancata attuazione delle Case e degli Ospedali di comunità appesantirà ulteriormente il già grave ritardo della sanità territoriale calabrese, con ricadute sull’accesso alle cure e sull’efficienza del sistema. Il rischio di perdere finanziamenti Pnrr è concreto”. Dall’altra parte, l’assessore regionale Marcello Minenna replica con toni più ottimistici, criticando l’uso di dati parziali e sottolineando l’impegno della Giunta: “I cantieri sono in corso su oltre 70 compendi immobiliari, e le tempistiche concordate con il governo saranno rispettate. I recenti eventi meteorologici estremi hanno provocato ritardi, ma il governo nazionale sta valutando eventuali deroghe temporali”. Minenna ricorda inoltre che, a differenza di altre regioni, la Calabria ha scelto di realizzare strutture ex novo piuttosto che aggiornare edifici esistenti, un approccio più complesso ma strategico. Dalle nostre parti, la situazione dei cantieri appare variegata, ma ad oggi nessuna struttura risulta consegnata o operativa. L’Ospedale di comunità di Mesoraca, ad esempio, era già “in consegna” lo scorso ottobre, come ricordava l’allora commissaria Monica Calamai durante la campagna elettorale per le Regionali, e lo stesso vale per la Casa di comunità di Caccuri, il cui progetto era atteso da mesi. Cirò Marina, Verzino e Rocca di Neto vedono cantieri attivi, ma nessuno di essi ha ancora completato la fase di attivazione. A Crotone, le demolizioni interne del Poliambulatorio di corso Messina hanno evidenziato fragilità strutturali, e l’Asp attende la variante al progetto. Nel frattempo, per non perdere i fondi Pnrr e garantire i livelli di produttività, si punta sull’overbooking sanitario negli ambulatori di via Nazioni Unite, con turni intensificati e gestione straordinaria delle liste d’attesa, una soluzione tampone che non risolve i problemi strutturali ma consente di non bloccare i finanziamenti. Ad Isola di Capo Rizzuto, invece, il cantiere è completamente fermo, bloccato da problemi amministrativi, legati alla proprietà dei terreni, intestati formalmente a privati ma in gestione al Comune. Una situazione che aggiunge ulteriore incertezza rispetto alle già incerte scadenze. Nonostante le promesse di consegne entro l’estate, i rischi di slittamento rispetto alla scadenza fissata per fine giugno restano elevati, trasformando in sarcasmo amaro le “consegne imminenti” annunciate nei mesi scorsi. E qui si chiude il cerchio del paradosso: Mesoraca “in consegna” a ottobre, Caccuri ancora in attesa del progetto definitivo… e ad oggi nessuna struttura realmente operativa. Con un calendario che sembra procedere più a speranza che a fatti concreti. Per i cittadini calabresi, e soprattutto per quelli di Crotone e provincia, il futuro della sanità di prossimità resta quindi sospeso tra cantieri fermi, overbooking sanitario e promesse da campagna elettorale, con giugno 2026 come ultimo appiglio per non trasformare il Piano nazionale di recupero e resilienza in un’occasione mancata. ---End text--- Author: FRANCESCO PEDACE Heading
: Highlight: Ritardi e cantieri bloccati mettono a rischio i fondi Pnrr regionali Mesoraca “in consegna”, Caccuri “non pervenuto”, problemi a Isola... Image:MONICA CALAMAI ex manager dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone ed oggi direttore dell'Irccs Azienda ospedaliera metropolitana di Genova. A lato, il poliambulatorio di corso Messina -tit_org- Case di comunita ferme tra speranze e overbooking -sec_org-
tp:writer§§ FRANCESCO PEDACE
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§---§
title§§ In regione 336mila anziani vivono da soli I medici si interrogano su quale assistenza dare
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Estratto da pag. 11 di "GAZZETTA DI MODENA" del 10 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-10T03:43:00+00:00
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tp:ocr§§ In regione 336mila anziani vivono da soli I medici si interrogano su quale assistenza dare Oltre 336mila anziani che vivono soli, il 24, 9% della popolazione over 65, bisogni di salute sempre più complessi. È la trasformazione che sta ridefinendo la domanda di assistenza sanitaria in Emilia-Romagna, al centro del Congresso regionale della Società Italiana di Medicina Generale (Simg) in programma oggi e domani a Bologna con circa 400 medici di famiglia. «Sempre più spesso il medico di famiglia diventa l’unico punto di riferimento sanitarioe, in molti casi, anche sociale per persone che vivono da sole», spiega Marco Cupardo, segretario Simg Emilia-Romagna: «Il medico è chiamato non solo a curare, ma anche a intercettare i bisogni che riguardano la fragilità, la solitudine e le condizioni di vita dei pazienti». Tra le criticità il ricambio generazionale, con numerosi pensionamenti e un numero di nuovi professionisti che fatica a tenere il passo, oltre al peso crescente della burocrazia. Temi al centro delle recenti analisi numeriche svolte dalla Fimmg e da Gimbe, dalle quali è emersa chiaramente una grave carenda di medici di base. nelò Modenese ne mancherebbero 390. Non sono pochi. «Il tempo del medico deve tornare ad essere tempo di cura», sottolinea Cupardo. «Senza una visione unitaria e innovativa della professione, la Medicina generale italiana rischia di non avere futuro – avverte Alessandro Rossi, presidente nazionale Simg -. Chiediamo che le istituzioni ci ascoltino». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- In regione 336mila anziani vivono da soli I medici si interrogano su quale assistenza dare -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Diritti in sanità: Cartabellotta a Varese
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Estratto da pag. 16 di "PREALPINA" del 10 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-10T04:50:00+00:00
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tp:ocr§§ Diritti in sanità: Cartabellotta a Varese Il mondo della società civile si mobilita a Varese a difesa della sanità pubblica. Lo fa con iniziative di riflessione e con manifestazioni. Si intitola “Quale futuro per il Servizio Sanitario Nazionale?” il convegno organizzato, giovedì 16 alle 18, nella Sala Montanari da Acli provinciali, Cgil di Varese, Spi Cgil Varese, Fap Acli, tra le realtà che a Varese animano gli sportelli SOS Liste d’attesa contro le lunghe attese di esami e prestazioni del servizio sanitario. Un dibattito con le associazioni che vedrà come protagonista Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. La presentazione dell’incontro è avvenuta ieri alla Camera del Lavoro di Varese, con la partecipazione della segretaria generale della Cgil, Stefania Filetti, del presidente delle Acli di Varese Filippo Cardaci, del segretario generale Spi Cgil Giacomo Licata e dei pensionati Fap Acli. Hanno preso la parola anche Francesco Vazzana, responsabile Politiche sociali della Cgil, e Davide Farano, leader della Fp Cgil. Condurrà al convegno, la grande manifestazione regionale “In piazza perché la salute è un diritto”, in programma a Milano davanti a Palazzo Lombardia domani alle ore 15, con la partecipazione di oltre 300 rappresentanti delle associazioni varesine. «Come Cgil guardiamo ai problemi della sanità dal punto di vista dei cittadini e dei lavoratori che operano nel Servizio sanitario nazionale. E nel nostro convegno ragioneremo proprio sulle criticità della sanità nel territorio», ha detto la segretaria generale Cgil Filetti. «Abbiamo assistito alla tre giorni alle Ville Ponti sull’Economia della salute. E sottolineiamo che mentre la parola economia è stata citata molte volte, nel sito on line dell’incontro, la parola diritti è totalmente assente», ha sottolineato Cardaci presidente Acli. «Sono temi che interrogano la politica, soprattutto sul fronte dei bisogni di chi, come i pensionati, fa ricorso più frequente al Servizio sanitario nazionale – è intervenuto Licata dello Spi Cgil –. Temi e bisogni che impongono la scelta di trovare risorse da destinare alla sanità». Andrea Giacometti ---End text--- Author: Andrea Giacometti Heading: Highlight: Image:Presentazione del convegno sul futuro del Servizio sanitario nazionale ieri alla Camera del Lavoro. Interverrà il presidente di Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta -tit_org- Diritti in sanità: Cartabellotta a Varese -sec_org-
tp:writer§§ Andrea Giacometti
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§---§
title§§ Referendum, la lezione lucana
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Estratto da pag. 21 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 10 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-10T05:15:00+00:00
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tp:ocr§§ Referendum, la lezione lucana distanza di pochi giorni dal sensazionale esito referendario che ha bocciato il tentativo maldestro del Governo Meloni di utilizzare il Referendum consultivo per confermare la Riforma sulla giustizia Nordio, approvata da un maggioranza parlamentare blindata, nel mentre a livello nazionale si assiste ad un confronto politico serrato al punto tale da interessare la tenuta stessa del Governo Meloni, in Basilicata sembra che l’evento storico non sia mai entrato a pieno nel dibattito politico e sociale. Eppure, l’analisi del voto referendario in Basilicata dimostra che i cittadini e le cittadine lucane (230.593 pari a 53,26%) hanno deciso di recarsi alle urne per consolidare la democrazia partecipata e il 60,33% (136.997) degli stessi si sono espressi con nettezza e determinazione contro il tentativo del Governo di destra di modificare sette articoli della Costituzione, bloccando l’obiettivo di asservire la giustizia all’esecutivo di turno e di destabilizzare l’equilibrio dei poteri che i padri e le madri costituenti accuratamente avevano costruito per evitare il ritorno sotto mentite spoglie delle aberrazioni viste nel ventennio fascista. Percentuali che si sarebbero attestate su numeri più alti se avessero creato le condizioni per permettere ai giovani emigrati o fuori sede di votare considerando che, dei 18.000 - 22.000 giovani lucani (fascia 18-34 anni) che vivono stabilmente fuori regione per motivi di studio o lavoro, l'UDU (Unione degli Universitaria) e movimenti locali hanno denunciato che circa 10.000 ( 60%) dei fuori sede lucani non sarebbe rientrato per il voto. Si è trattato di un voto ponderato perché maturato anche attraverso la partecipazione alle numerose iniziative che i Comitati provinciali e comunali per il NO al Referendum Costituzionale sulla giustizia hanno organizzato per informare sui rischi che la democrazia italiana poteva incorrere se l’esito referendario avesse confermato la Riforma Nordio. I lucani, raggiungendo la terza migliore percentuale tra tutte le regioni italiane, con decisione hanno rigettato la modifica involutiva del sistema giustizia salvaguardando così l’autonomia della magistratura quale presupposto per evitare l’introduzione di un modello autocratico dello Stato da parte della destra populista italiana fondato sull’Autonomia differenziata e sul Premierato. Espressione di voto che nella provincia di Matera ha raggiunto una percentuale A più alta (61,29%) per arrivare addirittura al 68,2% nella città di Matera che, oltre a rigettare nettamente il quesito referendario, inevitabilmente si è caricato anche di valenza politica nei confronti dell’operato del Governo regionale che, nonostante il primo mandato sia stato percepito come clamoroso fallimento (arretramento di tutti i parametri socio-economici ed occupazionali), per giochi politici di potere e di palazzo, ha trovato conferma per governare immeritatamente il secondo mandato. La stessa incapacità di governo che continua a manifestarsi attraverso l’aggravarsi delle condizioni complessive della Basilicata e della provincia di Matera, frutto soprattutto della persistenza di approcci e metodi autoreferenziali, aggravata dai condizionamenti eterodiretti sulle scelte politiche regionali. Una forma di protettorato ricondotto alla stessa cultura politica autocratica della destra populista nazionale che esclude la partecipazione ai corpi intermedi sulle scelte fondamentali nei settori strategici come quello della sanità che sta vivendo una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da un crescente ricorso alla sanità privata accreditata e da una difficile sostenibilità del sistema pubblico, che spinge sempre più cittadini verso il settore privato acuendo le difficoltà alle categorie critiche come gli anziani e le disabilità. La sanità materana continua a rimanere in una condizione di precarietà dove persistono le criticità del personale ("fuga" dei medici e la difficoltà di copertura delle zone interne) e le lunghe liste d’attesa tanto che, nelle ultime rilevazioni (Fondazione Gimbe 2025/20
26), la Basilicata è scivolata nelle posizioni di coda (17ª in Italia), risultando "inadempiente" in particolare per quanto riguarda l'assistenza distrettuale. Criticità comprovata soprattutto da una crescente rinuncia alle cure da parte della popolazione stimata come si evince dai Gimbe e dati del 2025 che stima in circa60.000 i lucaniche hanno rinunciato a prestazioni sanitarie e tra le motivazioni principali sono incluse le liste d'attesa lunghe, difficoltà di accesso ai servizi e condizioni socioeconomiche. Si tratta di un vero Allarme sociale di cui la Regione Basilicata si deve interamente caricare la responsabilità perché, la rinuncia alle cure, rappresenta una lesione del diritto costituzionale alle cure sanitarie sancito dall’art. 32 della Costituzione che cita testualmente: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti…”. La situazione si aggrava ulteriormente se si considera che la Sanità territoriale e l’applicazione del PNRR presentano ritardi nell’attuazione della sanità territoriale, con report che evidenziano una carenza di Case di Comunità attive, fondamentali per l'assistenza di prossimità. In sintesi, più che una mancata volontà di curarsi, i dati indicanouna crescente difficoltà di accesso alle cureper una parte consistente della popolazione, legata alle inefficienze del sistema, all'invecchiamento demografico e a fattori socioeconomici. Una situazione complessa che sta determinando un “arresto” secco dell'aspettativa di vita media, un allarme sulla qualità della vita degli anzianie una diminuzione degli anni vissuti in piena salute, in un contesto di forte spopolamento. Tanto si evince da parametri inequivocabili come la bassa aspettativa di vita in buona salute:nel 2023, la Basilicata è risultata la regione con il più basso numero di anni di aspettativa di vitain ottime condizioni(52,8 anni), posizionandosi al di sotto della media nazionale e meridionale. Speranza di vita media sopra la media UE:se si considera la speranza di vita media generale, la Basilicata si attesta su valori elevati (circa 82,7 anni secondo dati Eurostat 2023), collocandosi fra le regioni meridionali più alte. Contesto demografico critico:la regione affronta un grave problema di spopolamento, con un invecchiamento significativo della popolazione. Al 31 dicembre 2025, la Basilicata ha registrato il calo demografico maggiore d'Italia. Situazione sanitaria e sociale:il contesto regionale mostra un welfare in difficoltà, con la regione che arranca nei servizi sociali (penultima nel Paese nel 2026), un fattore che incide sulla qualità della vita.Pertanto, sarebbe opportuno che anche nella Regione Basilicata, il messaggio inequivocabile espresso dalla maggioranza schiacciante dei lucani nel Referendum costituzionale sulla giustizia non si disperdesse nell’indifferenza della politica soprattutto della maggioranza, ma anche dell’opposizione, oltre che dell’opinione pubblica. Al contrario, la Costituzione la si “applichi" spostando l'attenzione dalla forma alla sostanza, sapendo che nessuna riforma potrà mai sostituire la volontà politica e amministrativa di rendere quei diritti una realtà quotidiana. Eustachio Nicoletti Segretario Generale Spi Cgil Matera ---End text--- Author: Eustachio Nicoletti Heading: Highlight: Image: -tit_org- Referendum, la lezione lucana -sec_org-
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§---§
title§§ Aumenta a 1600 pazienti ciascuno il massimale dei medici di famiglia
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Estratto da pag. 18 di "TIRRENO PISTOIA" del 10 Apr 2026
La decisione dell'Asl Toscana Centro rieuarda l'Aft Valdinievole Ovest
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tp:ocr§§ Aumenta a 1600 pazienti ciascuno il massimale dei medici di famiglia La decisione dell’Asl Toscana Centro riguarda l’Aft Valdinievole Ovest Pescia Da 1500 a 1600 pazienti per ogni medico di medicina generale. Da qualche giorno i medici di famiglia dell’Aggregazione funzionale territoriale (Aft) della Valdinievole Ovest hanno aumentato il massimale dei pazienti che possono seguire. Ad annunciarlo il sindaco Riccardo Franchi che sottolinea come questo aspetto andrà ad incidere positivamente sulla vita dei cittadini «che potranno scegliere con maggior disponibilità il proprio medico di famiglia tra quelli che svolgono attività prevalente nel comune di Pescia o nell’Aft a cui apparteniamo», che comprende anche Uzzano, Chiesina Uzzanese, Buggiano e Massa e Cozzile. Per scegliere il medico di famiglia si può andare al Cup o nelle farmacie accreditate; all’ingresso dell’ospedale, al totem Punto Sì con la tessera sanitaria; online sul portale cambio medico della Regione Toscana (cambiomedico.sanita.toscana.it) o sullo smartphone scaricando l’app Toscana Salute. «Si tratta di una decisione importante dell’Asl Toscana Centro, sollecitata in più circostanze dalla nostra amministrazione, necessaria per andare incontro alle esigenze dei cittadini – ha sottolineato Franchi – inoltre l’Asl, per ampliare ulteriormente il numero dei medici di base, sta predisponendo nuovi avvisi per individuare nuovi medici di famiglia da destinare alle aree carenti, purtroppo in numero sempre maggiore a livello regionale e nazionale». Scettici i professionisti sanitari, molti dei quali ritengono che l’aumento del numero di pazienti non sia la soluzione per sanare la carenza di medici sul territorio, e ciò per diversi motivi. Quando un medico è già oberato da un numero elevato di assistiti, la qualità dell’assistenza - dall’attività preventiva alla gestione delle patologie croniche e dell’anziano fragile - rischia di risultare compromessa. Come si può pensare che aumenti la qualità dell’assistenza se già oggi è ardua l’impresa di gestire 1.500 pazienti? Le stime della Fondazione Gimbe indicano che un rapporto sostenibile è quello di un medico ogni 1.200 pazienti e l’unica soluzione è aumentare il numero dei dottori. Aumentare il carico non basta, serve rafforzare la medicina territoriale, migliori condizioni operative e un percorso formativo di ricambio generazionale. ? Maria Salerno © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: «L’azienda sanitaria sta per pubblicare ulteriori bandi per selezionare nuovi medici di famiglia», dice il sindaco di Pescia Riccardo Franchi Nella foto d’archivio un ambulatorio medico Il provvedimento come soluzione contro la carenza dei dottori di medicina generale sul territorio Image: -tit_org- Aumenta a 1600 pazienti ciascuno il massimale dei medici di famiglia -sec_org-
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guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/10/2026041003175507769.PDF
§---§
title§§ «Il governo ora ritiri la legge sul fine vita!» Ma il ddl della destra è già sparito nel nulla
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/10/2026041003149906489.PDF
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Estratto da pag. 7 di "DUBBIO" del 10 Apr 2026
Suicidio assistito, un'altra legislatura si avvia al termine con un nulla di fatto
pubDate§§ 2026-04-10T04:11:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ CASSOCIAZIONE COSCIONI LANCIA CENTO PIAZZE PER RIAPRIRE IL DOSSIER, FERMO DA MESI AL SENATO DOPO IL BRACCIO DI FERRO CON LE REGIONI «D governo ora ritiri la legge sul fine vita! » Ma il dell della destra è già sparito nel nulla Suicidio assistito^ un5 altra legislatura si avvia al termine con un nulla di fatto FRANCESCA SFASIAMO Per una voìta Marco Cappato iì governo Meloni vogliono la stessa cosa; far sparire la legge sul fine vita che stagna da mesi a Palazzo Madama. Ma per ragioni molto diverse, s'intende. Il primo chiarisce le sue con la mobilitazione nazionale lanciata in settimana dall'Associazione Luca Coscioni, di cui è tesoriere : conto piazze in tutta Italia per dare una scassa sul tema e chiedere all'esecutivo di ritirare il ddl del centrodestra. Quello di cui sono relatori Pierantonio Zaucttin (FI) ñ Ignazio Zullo [Fdl) e che ormai — dice l'Associazione - è diventato un intralcio por lo stesso Parlamento, ostaggio di un testo che non convince nessuno. Certo, è parecchio difficile, se non impossibile, che un nuovo tentativo possa vedere la luce in quest'ultimo scorcio di legislatura. Ma nessuna legge è sempre meglio di una cattiva legge, è il ragionamento dalle parti di Cappato. Mentre Palazzo Chigi, probabilmente, preferisce tollerare un quasi diritto die crearne uno intero. Non è un mistero, infatti, che la premier abbia abbandonato da tempo il progetto di disciplinare il fine vita. Il mes saggio è arrivato forte e chiaro durante la conferenza stampa di inizio anno, quando Meloni ha spiegato come «il compito dello Stato non sia favorire percorsi per suicidarsi ma semmai cercare di ridurre al minino la solitudine e la difficoltà di chi ha gravi patologie». Prima ancora c'era stato il monito di Papa Leone XIV, che lo scorso dicembre si era detto «molto deluso» dalla legge sul suicidio assistito licenziata nel suo Illinois. E poi ci sarebbe chi, dentro la maggioranza, una norma nazionale sul vita non t'ha H S ISP - ss mai davvero voluta. Se per un pe2zo di strada, il fronte de no" ñ alcuni ambienti cattolici si erano convinti della necessità di legiferare per evitare «fughe in avanti» delle Regioni, a cambiare il quadro è stata la sentenza numero 204 della Consulta sul caso Toscana, arrivata a fine anno, Quella decisione, intatti, "salvando" in gran parte la legge impugnata dal governo, ha anche stabilito il perimetro entro cui le Regioni possono fare da sé, limitandosi a regulare modali là tì procedure sulla scoria della sentenza 242 del 2019. Si tratta della cosiddetta "Antonioni/Cappato" sul caso di Dj Fabo, che ha sancito quattro rariteri per accedere al suicidio assistito: che il paziente sia affetto da una patologia irreversibile, che sia in grado di autodcterminarsi, che reputi le proprie sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili, che dipenda da "trattamenti di sostegno vitali". Non solo macchine a cui staccare la spina, come ha chiarito la Corte con la sentenza numero º 5 del 2024, ma procedure necessarie alla sopravvivenza del malato, comprese alcune delle pratiche messe in atto dai caregiver. Questi i confini netti sul fine vita, da cui non si scappa. E su cui non si torna indietro, come pure qualcuno sperava, nel centrodestra, confidando in un nuovo orientamento della Corte dopo l'elezione dei giudici mancanti. Al contrario, la Consulta ha ribadito che resta «intatto il diritto» del paziente, che abbia già ottenuto il via libera al suicidio assistito, di fare affidamento sul Servizio sanitario nazionale per ciò che riguarda il farmaco letale e la strumentazione. Un punto dolente, quest'ultimo, soprattutto per Fratelli d'Italia. Che nel testo base approvato la scorsa estate nelle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali del Senato aveva imposto l'esclusione della sanità pubblica dai percorsi di fine vita, ponendo di fatto lo scoglio più grande sui lavori che per mesi sono proseguiti a rilento , fino a bloccarsi del tutto. Per riprendere in mano il tasto servirebbero i pareri del governo, che non sono mai arrivati. Ma
di fine vita, m Parlamento, si è smesso semplicemente di parlare. Qualcuno sussurra: che le Regioni facciamo a modo loro. Ma il tema resta, se per esercitare un diritto bisogna scommettere sulla propria Asl di competenza. La cronaca lo racconta spesso: ciò che vale in una parie d'Italia non vale nell'altra. E pure la Società italiana di medicina legale (Simla), mercoledì scorso, ha lamentato con una nota il vuoto normativo in cui si trovano ad operare i professionisti che devono verificare le condizioni previste dalla Consulta. Sullo sfondo resta il monito dei giudici costituzionali al legislatore, rinnovato di recente con le parole del presidente Giovanni Amoroso nell'ambito della relazione annuale sull'attività della Corte. Che ormai sei anni la aveva chiesto al Parlamento di colmare quel vuoto. Possibilmente con una legge che non restringa «drasticamente i diritti oggi e - » , ripete l'Associazione Coscioni. Che fino al 19 aprile sarà presente con banchetti e iniziative in 80 città. «In Italia, grazie alla sentenza della Consulta, 20 persone hanno già ottenuto il via libera dal Servizio sanitario nazionale, in 14 hanno effettivamente avuto accesso all'aiuto alla morie volontaria, spesso dopo lunghi percorsi giudiziari», ha spiegato Ulomena Gallo, segretaria nazionale dell'Associazione. Ma «nessuna di queste avrebbe potuto farlo se la proposta di legge del governo fosse stata in vigore: invece di semplificare, introduce ostacoli che renderebbero l'accesso di fatto impossibile». H S ISP - ss -tit_org- «Il governo ora ritiri la legge sul fine vita!» Ma il ddl della destra è già sparito nel nulla -sec_org-
tp:writer§§ FRANCESCA SPASIANO
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title§§ La sanità si conta: al via 3 nuovi database
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Estratto da pag. 41 di "ITALIA OGGI" del 10 Apr 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ La sanità si conta: al via 3 nuovi database Conoscere per deliberare. La famosa massima di Luigi Einaudi si può perfettamente applicare alla sanità visto che, negli ultimi giorni, sono emersi una serie di strumenti di misurazione statistica del lavoro in ospedali e strutture sanitarie, che hanno come obiettivo quello di indirizzare le politiche pubbliche sulla sanità. Il primo arriva dall’Istat che, insieme al ministero della salute, ha pubblicato ieri i risultati della prima banca dati nazionale sui medici specialisti attivi in Italia. Il secondo arriva direttamente dal ministero: si tratta di Siper, il Sistema informativo per il monitoraggio del personale del Ssn, che sarà operativo dal 2027. Il terzo, invece, proviene dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la quale ha lanciato Hisgov, un nuovo database nato con l’intento di supportare la governance sanitaria in tutto il mondo. Istat. L’annuncio della nuova banca dati nazionale sui medici specialisti è arrivato ieri. L’iniziativa coinvolge Istat, ministero della salute e Cogeaps, il Consorzio gestione anagrafica professioni sanitarie. L’obiettivo, si legge sul sito dell’Istituto di statistica, è quello di «fornire una solida base metodologica per la pianificazione sanitaria e per la stima del fabbisogno formativo futuro di medici specialisti». Motivazioni che diventano ancora più importanti alla luce della carenza di personale nel Ssn; il calo di professionisti, infatti, non riguarda i medici in generale, ma alcune specializzazioni. Come emerge dal database, sono 217 mila i medici specialisti in Italia, 368 ogni 100.000 abitanti. Il 46,3% sono donne. La struttura per età dei medici specialisti è molto diversa secondo il genere: gli uomini hanno un’età media pari a 58 anni e il 55,1% ha 60 anni e più. Le donne sono più giovani: i valori sono rispettivamente 51 anni e 28,5%. Quasi la metà dei medici specialisti è attivo in specialità dell’area medica (45,9%), il 27,5% nell’area dei servizi e il 26,6% nell’area chirurgica. La quota di medici nell’area chirurgica scende al 19,2% tra le donne e sale al 32,9% tra gli uomini. Siper. Ad aumentare la mole dei dati ci penserà, quindi, anche il nuovo Sistema Informativo per il monitoraggio del personale, dettagliato in uno schema di decreto del ministero della salute. Il Siper sarà finalizzato «alla raccolta delle informazioni relative al personale che opera nelle strutture e servizi del Ssn». Il Sistema, come accennato, sarà operativo dal primo trimestre del 2027 e si applicherà a tutte le amministrazioni pubbliche afferenti al Servizio sanitario nazionale, dalle Asl alle aziende ospedaliere, passando per Irccs pubblici e strutture private. Hisgov. A completare il quadro, quindi, ci sarà il nuovo database dell’Oms, denominato Health information systems governance. Realizzato con il supporto finanziario dell’Unione europea, l’archivio digitale mette a disposizione una settantina di indicatori, allo scopo di orientare le politiche pubbliche verso le reali esigenze della sanità. Tutti e tre gli strumenti si basano sullo stesso concetto: la disponibilità di dati e statistiche è fondamentale per indirizzare l’attività dei legislatori nazionali. Conoscere pregi e difetti del sistema garantisce un’attività normativa più coerente con le esigenze del sistema stesso. Non sappiamo se i legislatori nazionali utilizzeranno al meglio gli strumenti, ma una cosa è certa: in futuro sarà più facile reperire numeri sulla sanità. Michele Damiani ---End text--- Author: Michele Damiani Heading: Highlight: Image: -tit_org- La sanità si conta: al via 3 nuovi database -sec_org-
tp:writer§§ Michele Damiani
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title§§ La salute passa da Hormuz
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Estratto da pag. 5 di "LA RAGIONE" del 10 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-10T04:11:00+00:00
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tp:ocr§§ La vulnerabilità della catena relativa ai prodotti farmaceutici La salute passa da Hormuz L e vicende dello Stretto di Hormuz ci hanno indotto a fare i conti con la dipendenza dalle materie prime dell’Italia e dell’Europa. Non solo petrolio – con i rincari alla pompa di benzina che sono l’effetto più diretto e tangibile – ma anche materie prime e terre rare. Si è già parlato molto dell’effetto indiretto su fertilizzanti e chimica, meno invece dell’impatto su altre risorse utilizzate in campo sanitario. Il caso dell’elio è forse quello che meglio racconta lo stato dell’arte e l’interconnessione tra aree di crisi e sistemi sanitari. Secondo quanto riportato dal “Quotidiano Sanità”, la guerra in Medio Oriente e le difficoltà logistiche legate allo Stretto di Hormuz avrebbero interrotto fino a circa un terzo della produzione mondiale di questa preziosa risorsa. Un dato rilevante, se si considera che nel 2025 la produzione globale di elio era di circa 190 milioni di metri cubi, di cui 63 milioni provenienti dal Qatar. Si tratta di una risorsa di fatto non sostituibile su larga scala per applicazioni come la risonanza magnetica: è l’unico elemento utilizzabile per mantenere temperature prossime allo zero assoluto (-269 °C), necessarie per il funzionamento dei magneti. Senza elio liquido i magneti si spengono e le macchine si fermano. Le conseguenze di una eventuale penuria possono essere concrete: difficoltà nella manutenzione, rallentamenti nelle installazioni e riduzione della capacità diagnostica. In Italia le scorte hanno finora svolto un ruolo chiave nel tamponare l’emergenza nel breve periodo; questo significa però che il problema rischia di spostarsi rapidamente sul medio termine, con potenziali effetti negativi sulle liste d’attesa e una maggiore pressione sul sistema, soprattutto in ambiti come oncologia, neurologia e cardiologia, dove il fattore tempo è decisivo. Purtroppo l’elio non è un caso isolato. Un’altra vulnerabilità del Vecchio Continente riguarda i princìpi attivi farmaceutici, sempre più caratterizzati da filiere fortemente concentrate fuori dall’Europa. Basti pensare a molecole di uso quotidiano come l’ibuprofene: la loro eventuale carenza segnala una fragilità strutturale della filiera che, nei casi più critici, può estendersi anche a farmaci essenziali per interventi e trattamenti. Eventuali interruzioni o rallentamenti nelle forniture possono tradursi in carenze diffuse, difficoltà terapeutiche e riorganizzazione dei percorsi clinici. Anche in questo caso, le conseguenze sono concrete: terapie che rischiano di slittare, interventi che possono essere rinviati, gestione più complessa dei pazienti cronici. Si tratta evidentemente di effetti meno visibili rispetto al prezzo del carburante, ma altrettanto rilevanti: si misurano in settimane o mesi di attesa, non in euro al litro. E lo sono ancora di più in un Paese che invecchia rapidamente, dove la domanda di cure cresce insieme all’età media della popolazione. Data l’instabile situazione geopolitica e indipendentemente da ciò che avviene a Hormuz, viene da chiedersi se sia ancora possibile correre ai ripari. Inutile nascondersi che nel breve periodo le soluzioni sono limitate. L’allentamento delle tensioni nello Stretto di Hormuz può contribuire a ristabilire parte dei flussi ma non risolve la fragilità strutturale delle catene di approvvigionamento, oggi concentrate in poche aree del mondo. Il nodo, dunque, non è solo gestire l’emergenza ma affrontare una dipendenza sistemica. Il tema si sposta quindi sul mediolungo periodo. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha avviato una valutazione delle risorse del sottosuolo per rafforzare l’autonomia strategica, muovendosi finora soprattutto sul fronte di gas e petrolio. Diventa però essenziale estendere questa strategia anche alle altre materie prime critiche, costruendo alleanze per diversificare le forniture e ridurre i rischi geopolitici. È su questo terreno, meno visibile ma decisivo, che si giocherà una parte della tenuta futura del Servizio sanitario nazionale, che resta (almeno sulla
carta) universale e non – come in altre parti del mondo – riservato a chi può permetterselo. ---End text--- Author: Fiorina Capozzi Heading: Highlight: Image: -tit_org- La salute passa da Hormuz -sec_org-
tp:writer§§ Fiorina Capozzi
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title§§ Torna 'Exposanità' IA: la grande sfida
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Estratto da pag. 40 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 10 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-10T04:11:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Torna ’Exposanità’ IA: la grande sfida Dal 22 al 24 aprile a BolognaFiere la manifestazione Il Sistema Sanitario Nazionale tra innovazione e criticità Oltre 200 convegni, 450 aziende, 580 relatori e 21.450 visitatori nella scorsa edizione. Forte di questi numeri ’Exposanità’, evento di riferimento del dibattito sulla sanità di oggi e di domani, inaugurerà a BolognaFiere dal 22 al 24 aprile, l’appuntamento del 2026. Dal titolo ’Planning Solutions’, sarà dedicato all’innovazione tecnologica come strumento per assicurare qualità e tenuta del SSN e per sviluppare strategie che guardano al futuro e alle risorse umane alla base dei servizi medicoospedalieri e assistenziali, il pilastro sul quale investire per rilanciare una sanità che sia universalistica e innovativa. Ad aprire i lavori, presente il Ministro della Salute Orazio Scillaci, il convegno ’Sfide socio-sanitarie e soluzioni tech. Nuove risposte per garantire il diritto alla cura’, che vedrà un confronto sulla sanità digitale e sulle soluzioni offerte dall’innovazione tecnologica. Tanti i temi protagonisti della manifestazione. Primo tra tutti, la tecnologia in tutte le declinazioni della sanità digitale: dalla telemedicina all’applicazione dell’IA alle nuove tecnologie in sala operatoria, nella terapia intensiva e nella diagnostica, fino alla gestione delle liste d’attesa e alla sostenibilità energetica, economica e sociale dei nuovi ’ospedali elastici’. Accanto, si indagherà l’uso dell’IA per la diagnostica e la medicina personalizzata con un focus su cardiologia e oncologia grazie a due incontri, il 22 aprile alle ore 11 e alle 13.45, mentre il 23 aprile alle 11.30, in scena l’IA a supporto delle direzioni sanitarie. Alla ribalta anche prossimità della cura; accesso e qualità dei servizi offerti in applicazione della riforma dell’assistenza sanitaria del 2022; cronicità, malati cardiocircolatori e la rete diabete; il nuovo piano quinquennale della prevenzione; partnership fra pubblico e privato; infermieristica e condizioni lavorative del personale sanitario; caregiver; e ingegneria clinica. Non mancherà un approfondimento su disabilità, ortopedia e riabilitazione. Il 22 aprile, alle 14, si svolgerà il convegno ’Progetti di vita per le persone con disabilità. Dalla sperimentazione all’attuazione’. Inoltre, Horus, uno dei cinque Saloni tematici di Exposanità 2026, sarà riservato agli ausili per la mobilità, lo sport, la vita attiva, la cura della persona, il tempo libero e la comunicazione, l’ortopedia, la fisioterapia e la riabilitazione. Ogni altra info sul sito della manifestazione www.exposanita.it M.S. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: m.s Heading: Dal 22 al 24 aprile a BolognaFiere la manifestazione Il Sistema Sanitario Nazionale tra innovazione e criticità Highlight: Image: -tit_org- Torna ’Exposanità’ IA: la grande sfida -sec_org-
tp:writer§§ m.s
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§---§
title§§ Lavoro, tasse, sanità, Immigrazione i dati che contraddicono il governo
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Estratto da pag. 6 di "REPUBBLICA" del 10 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-10T04:11:00+00:00
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tp:ocr§§ Lavoro, tasse, sanità, immigrazione i dati che contraddicono il governo Il dossier di CENZIO DI ZANNI e ALESSANDRA ZINITI ROMA Fact checking sui punti cardine del discorso alle Camere. Dal fisco alla salute i numeri non tornano e smentiscono la narrazione oddisfatta dei risultati del suo governo? Neanche Giorgia Meloni lo è, non del tutto sicuramente. Le promesse della campagna elettorale e i consuntivi di questi tre anni e mezzo di legislatura forniti ancora ieri in aula dalla premier sono smentiti da fatti e numeri inconfutabili. «La verità è che, da quando si è insediato questo governo, è aumentato il lavoro stabile ed è diminuito il precariato. Rispetto all’inizio della legislatura, abbiamo quasi 1,2 milioni di occupati stabili in S più e oltre 550 mila precari in meno». Non è così. In tre anni di governo Meloni, dicono i numeri Istat, gli occupati sono aumentati di 851mila. Ma gli over 50 sono addirittura di più, per le strette sulle pensioni: 1,1 milioni. Gli occupati di tutte le altre fasce di età sono calati. Il tasso di occupazione è salito al 62,5%. Ma è ancora 13 punti sotto la media Ue. Il precariato si è trasferito dai tempi determinati agli autonomi. Gli inattivi sono più di un terzo della forza lavoro (33,7%) a quota 12,5 milioni: potrebbero lavorare, ma sono scoraggiati e non lo fanno. Nella media Ue, in Francia e Spagna sono il 25%. Appena il 19% in Germania. «Abbiamo combattuto, come nessun altro, l’evasione fiscale. In tre anni abbiamo raccolto oltre 100 miliardi di euro. Ricordiamo il taglio del cuneo fiscale per 18 miliardi l’anno, la riduzione dell’Irpef e delle tasse sui premi di produttività, l’innalzamento della soglia del regime forfettario per i lavoratori autonomi, l’aumento delle pensioni minime». I record di recupero dell’evasione, dice la Corte dei conti, dipendono soprattutto da strumenti di compliance e digitalizzazione. Sistema messo in campo dai governi di sinistra: fatturazione elettronica, split payment, reverse charge. Il governo ha esteso la flat tax agli autonomi e tagliato il cuneo per i dipendenti: vero. Ma questo ha ampliato le disparità, a parità di reddito. Su dipendenti e pensionati si è abbattuto il meccanismo del fiscal drag, per cui 25 miliardi di tagli sono stati rimangiati dalle tasse. Ecco perché la pressione fiscale è salita nel 2025 al 43,1% del Pil: record da undici anni. Alle pensioni minime solo un caffè. «Rivendico l’azione del governo, che ha portato il fondo sanitario nazionale al livello più alto di sempre: 143 miliardi nel 2026, 17 miliardi in più rispetto all’insediamento». Vero. Ma non è in valore assoluto che si misura l’impatto della sanità sull’economia di un Paese. Piuttosto in rapporto al Pil. Il governo di destra si è trovato una spesa al 6,5% del Pil nel 2022. L’ha portata al 6,1 nel 2023, al 6,3 nel 2024, al 6,2 nel 2025 al 6,1% quest’anno. Quindi no: non sono i livelli più alti di sempre. “Personalmente non sono soddisfatta dei risultati della sicurezza perché la sicurezza è il primo dovere dello Stato. Stiamo lavorando per introdurre la figura dell’ausiliario dei carabinieri e delle forze di polizia assumendo 10.000 unità”. I numeri ufficiali, forniti dall’Istat sulla base dei dati del dipartimento di pubblica sicurezza, raccontano di una crescita costante seppure moderata dei reati in Italia negli ultimi quattro anni. Rispetto al pre-pandemia l’aumento è del 3,4 % e riguarda soprattutto i reati di microcriminalità, proprio quelli che generano maggiore insicurezza nei cittadini: furti, scippi, rapine, violenza minorile. In calo sono solo gli omicidi. Smentiti dai numeri anche tutti i ventilati aumenti degli organici delle forze dell’ordine. Polizia, carabinieri e guardia di finanza lamentano la mancanza complessivamente di 26.000 unità. “Abbiamo ridotto gli sbarchi, aumentato sensibilmente i rimpatri, combattuto i trafficanti di esseri umani e, soprattutto, abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo. Grazie all’Italia è cambiato l’approccio dell’intera Europa. Oggi abbiamo una copertura giuridica a sostegno delle cosiddet
te soluzioni innovative... sul modello del protocollo Italia-Albania”. Secondo Oim, l’agenzia Onu sulle migrazioni, almeno 750 persone hanno perso la vita nei primi tre mesi del 2026 nel Mediterraneo, il 150 % in più dello stesso periodo del 2025. A fronte di soli 6741 sbarchi, quasi dimezzati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Segno evidente di come non solo le morti in mare non siano affatto diminuite grazie alle politiche migratorie del governo Meloni ma anche di come non vi sia alcuna relazione tra il numero delle partenze e quello delle morti. I migranti muoiono perché i dispositivi di soccorso italiani, maltese, tunisino, libico non rispondono alle richieste di soccorso. Quanto alle politiche europee, è vero che la Ue ha sposato la filosofia italiana del rafforzamento delle frontiere ma il nuovo regolamento rimpatri e il Patto asilo e immigrazione non sdoganano in alcun modo il modello Albania. ---End text--- Author: CENZIO DI ZANNI :-: ALESSANDRA ZINITI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Lavoro, tasse, sanità, Immigrazione i dati che contraddicono il governo -sec_org-
tp:writer§§ CENZIO DI ZANNI - ALESSANDRA ZINITI
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title§§ Liste d'attesa: medici e regioni accolgono l'appelio della Meloni = Liste d'attesa priorita del goveno Meloni
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/10/2026041003150006494.PDF
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Estratto da pag. 4 di "SECOLO D'ITALIA" del 10 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-10T04:11:00+00:00
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tp:ocr§§ Liste d’attesa: medici e regioni accolgono l’appello della Meloni LISTE D’ATTESA PRIORITÀ DEL GOVENO MELONI La sanità resta una priorità del governo Meloni, che ha intenzione di collaborare con tutti gli enti predisposti per risolvere il problema sulle liste d’attesa. Come ha sottolineato la premier nel suo intervento alla Camera, rivendicando l’azione dell’esecutivo che «ha portato il Fondo sanitario nazionale al livello più alto di sempre: 143 miliardi nel 2026. La sanità resta una priorità del governo Meloni, che ha intenzione di collaborare con tutti gli enti predisposti per risolvere il problema sulle liste d’attesa. Come ha sottolineato la premier nel suo intervento alla Camera, rivendicando l’azione dell’esecutivo che «ha portato il Fondo sanitario nazionale al livello più alto di sempre: 143 miliardi nel 2026, 17 miliardi in più rispetto all’insediamento». Nonostante ciò, «è evidente che, per molti italiani, i tempi restano troppo lunghi, l’accesso troppo difficile, le differenze territoriali ancora troppo marcate» e per questo motivo la presidente del Consiglio ha voluto rivolgere alle regioni «una disponibilità e un appello: facciamo squadra. Perché l’esito di questa sfida dipenderà dalla capacità che avremo soprattutto di lavorare insieme». A rispondere «con la più ampia disponibilità» è stato Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, sottolineando che «il raccordo tra livelli istituzionali è fondamentale per arrivare a soluzioni concrete ed efficaci che non solo riducano i tempi di attesa, ma che garantiscano anche appropriatezza delle prestazioni, finanziamenti adeguati per cure, farmaci e personale, coordinamento sulle riforme in cantiere». E ancora: «Confermiamo dunque un impegno che stiamo portando avanti da mesi e auspichiamo che con il ministero della Salute il confronto sia più stringente. Il tema lo merita e siamo grati alla premier Meloni per aver ricordato che sulla salute Governo e Regioni possono e devono lavorare insieme con responsabilità». Anche la Federazione nazionale dell’Ordine dei medici è pronta a collaborare con Giorgia Meloni per ridurre le liste d’attesa. L’ha annunciato al Tg sanità proprio il presidente dell’associazione, Filippo Anelli, precisando che il tema menzionato dalla premier «appassiona tantissimo gli italiani, che lo vivono in maniera talvolta drammatica. Al punto che 6 milioni di cittadini rinunciano alle cure, molto spesso per l’impossibilità di eseguire gli esami». Poi ha evidenziato che questo è «un impegno che che richiede oggi una larga convergenza di tutte le istituzioni, perché interessa il diritto alla salute di tutti i nostri concittadini. Da parte nostra, non possiamo che ribadire la necessità di investire sui professionisti. È il momento in cui, per offrire maggiori prestazioni, è necessario avere un numero maggiore di professionisti, ma soprattutto aumentare l’attrattività del sistema sanitario nei confronti dei medici e di tutti gli operatori sanitari». Insomma, l’organizzazione ha offerto alla premier la propria disponibilità a collaborare e a dare un contributo «su un tema difficile da risolvere, impegnativo, ma che naturalmente può essere risolutivo per dare risposte certe a chi oggi affronta il dramma della malattia con sofferenza e con tanta difficoltà». ---End text--- Author: Gabriele Caramelli Heading: Highlight: Image:4 -tit_org- Liste d’attesa: medici e regioni accolgono l’appelio della Meloni Liste d’attesa priorita del goveno Meloni -sec_org-
tp:writer§§ Gabriele Caramelli
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Estratto da pag. 10 di "SECOLO XIX" del 10 Apr 2026
Nel vivo il progetto per semplificare conservazione e prenotazione degli esami
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tp:ocr§§ FASCICOLO SANITARIO IN VIGORE A COSA SERVE E COME FUNZIONA Fascicolo Sanitario Elettronico Tutti i referti in un click Come usarlo e quali le regole Nel vivo il progetto per semplificare conservazione e prenotazione degli esami La guida GIULIANO GNECCO / PAGINA 10 Giuliano Gnecco / GENOVA L a rivoluzione è iniziata. Magari un po’ in sordina, perché il motore ha bisogno di rodaggio e la macchina di essere oliata. Però, il fascicolo sanitario elettronico si avvia a entrare pienamente a regime e rendere disponibile ai cittadini - e ai sanitari che li hanno in cura - un pacchetto di servizi per l'accesso all'assistenza sanitaria e ai propri documenti sanitari, aggiornati in maniera tempestiva e con caratteristiche uniformi su tutto il territorio nazionale. Era fissata per il 31 marzo 2026, infatti, la scadenza dell'ultima fase (la III) del cronoprogramma stilato dal ministero della Salute per la piena implementazione del Fse. In concreto la scadenza impone alle Regioni di dotare entro il 1 aprile i fascicoli sanitari di tutti i contenuti previsti dalla legge: referti, verbali di pronto soccorso, lettere di dimissione, profilo sanitario sintetico, prescrizioni specialistiche e farmaceutiche, cartelle cliniche, erogazione di farmaci, vaccinazioni, erogazione di prestazioni di assistenza specialistica, taccuino personale dell'assistito, dati delle tessere per i portatori di impianto, lettere di invito per screening, esenzioni. Di fatto - in teoria, a regime - non si dovranno più archiviare tutti i referti e portarli fisicamente in visione alle visite specialistiche: il medico vedrà tutto sul suo computer. VERSIONE 2.0 Per le strutture - pubbliche e private - scatta l'obbligo di rispettare stringenti criteri tecnologici (per esempio in merito alla tutela della privacy), ma anche di aggiornamento tempestivo dei dati (entro 5 giorni) dopo l'esecuzione di esami, visite o erogazioni di farmaci. I sistemi si sono dovuti adeguare ai parametri del Fascicolo Sanitario 2.0, in termini di caratteristiche tecniche, interoperabilità e possibilità di accesso da parte di strutture, professionisti sanitari e cittadini. Con quest'ultima tappa dovrebbe dunque giungere a compimento un percorso iniziato - se si considerano le prime esperienze regionali quasi 20 anni fa e che, dopo qualche passo falso - ha subito una forte accelerazione con il Pnrr. In realtà, l'ultima rilevazione del ministero, fatta su dati Regionali tra luglio e settembre 2025, mostrava un sistema con ancora forti differenze tra Regioni. Tra i medici di famiglia e i pediatri di libera professione, per esempio, il 95,2% dichiarava di aver effettuato almeno un'operazione nell'ultimo trimestre, con una forbice che va dall'86,9% del Friuli Venezia Giulia alla quasi totalità (il 99,9%) dell'Emilia-Romagna. Differenze più ampie nelle aziende sanitarie: erano abilitati al fascicolo sanitario elettronico l'88% degli operatori, con un nutrito gruppo di Regioni al 100% a fronte di valori più bassi in Calabria (41%), Abruzzo (54%) e Sicilia (57%). Lontana anche la completezza del Fse: nessuna Regione offriva l'intero paniere di oltre 40 servizi e documenti previsti, con differenze abissali da una parte all'altra del Paese. Problematica anche l'adesione dei cittadini: a luglio appena il 27% aveva usato il fascicolo sanitario nei 3 mesi precedenti, con un massimo in Veneto (66%) e un minimo in Basilicata, Marche, Puglia e Sicilia (al 3%). Bassa anche la quota di cittadini che avevano fornito il consenso alla consultazione dei propri documenti. La media nazionale era il 44%, ma si andava dal 2% di Abruzzo e Calabria al 92% dell'Emilia-Romagna. COSÌ IN LIGURIA Il Fascicolo Sanitario Elettronico ligure, gestito da Liguria Digitale, è attivo dal 2017 ed è realizzato su un’infrastruttura tecnologica che oggi ospita milioni di documenti, facilitando la consultazione dei dati sanitari da patte dei cittadini. Il Fse è attivato e alimentato per legge per tutti gli assistiti della Liguria, tuttavia l’uso è diffuso a una fascia ristretta di popolazione. Dai dati di rilevazione
(che è relativa a gennaio-febbraio 2026) sul suo utilizzo emerge che, tra i cittadini che hanno avuto a disposizione almeno un documento (nei 90 giorni precedenti alla data di rilevazione), il 7% ha effettuato l’accesso al proprio Fse. Complessivamente, la percentuale di cittadini che ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti clinici da parte di medici ed operatori si attesta attualmente al 14%. Molto più ampia e utilizzata, invece, la consultazione dei documenti del Fascicolo attraverso Salute Simplex: oltre 100 mila le consultazioni negli ultimi sei mesi e oltre 400 mila quelle dalla nascita dell’applicazione. Tramite Salute Simplex si possono avere a disposizione, attraverso un unico punto di accesso, 24 servizi sanitari digitali, come per esempio: Prenoto Salute che permette di prenotare una visita, cancellare una prenotazione e pagare direttamente il ticket online; Prenoto e Prevengo per prenotare lo screening del colon retto; Prenoto Vaccino; funzione di Cambio Medico; ricerca studi pediatrici e medici: strumenti per localizzare i medici sul territorio; Ps Tracker, il sistema che permette di seguire in tempo reale il percorso di un familiare o un amico all’interno del Pronto Soccorso; gestione ricette: visualizzazione e gestione delle ricette mediche; Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse): accesso ai referti, lettere di dimissione e altri documenti sanitari; Ps Live, per consultare pronto soccorso più vicino e meno affollato; certificazioni: accesso a vari tipi di certificazioni sanitarie. LA FORMAZIONE Liguria Digitale si è occupata del progetto "Upskilling Fse 2.0 - Incremento delle competenze digitali in sanità", che consiste in una serie di corsi che nascono con l’obiettivo di implementare le competenze digitali del personale sanitario, favorendo un utilizzo efficace e consapevole degli strumenti e dei servizi del Fascicolo Sanitario Elettronico, in linea con il processo di trasformazione digitale dei servizi sanitari. Nell'ambito del progetto sono stati realizzati tutti i moduli formativi previsti e, in aggiunta a questi, sono stati resi disponibili videocorsi di facilitazione digitale per fornire un ulteriore supporto al personale sanitario. L’iniziativa ha coinvolto tutti i 23.882 professionisti sanitari e ha raccolto oltre 30.000 questionari di gradimento, dai quali emerge una valutazione media complessiva ottima. I corsi sono stati resi disponibili nel gennaio del 2025 e lo saranno fino alla fine del progetto prevista per giugno 2026. — ---End text--- Author: Giuliano Gnecco Heading: La guida Highlight: Image:Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) Cos'è il Fascicolo Sanitario Elettronico? Il Fascicolo Sanitario Elettronico è l'insieme dei dati e dei documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario, passati e recenti. Con l’FSE il cittadino può avere sempre a portata di mano tutte le informazioni su visite, esami e cure che fanno parte della sua storia clinica Come si accede? Per accedere in modo sicuro e proteggere i dati personali dei cittadini, si può entrare nel Fascicolo Sanitario Elettronico attraverso la app Salute Simplex, il punto d'accesso unificato a tutti i servizi offerti dalla sanità ligure, attraverso il proprio SPID o Carta di identità elettronica Oppure si può utilizzare il sito www.fascicolosanitario.liguria.it accedendo tramite SPID, carta d’identità elettronica (CIE) o tessera sanitaria (CNS) Cosa puoi fare con il tuo Fascicolo? All’interno del proprio FSE il cittadino può: Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) è il punto unico in cui vengono raccolti tutti i servizi e i documenti sanitari e socio-sanitari del cittadino. Permette inoltre di condividere queste informazioni con i professionisti sanitari per finalità di cura Consultare i referti di esami e visite specialistiche Visualizzare le ricette mediche e le prestazioni effettuate Accedere alle informazioni sul tuo medico di famiglia ed eventualmente cambiarlo Verificare le esenzioni per reddito o patologia Gestire il tuo taccuino Consultare personale, inserendo parametri lo storic
o delle vaccinazioni come glicemia, pressione arteriosa e altri dati, oltre a documenti non certificati nti nel nel Fascicolo riguardano prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Attualmente i documenti clinici presenti Sanitariio Nazionale (SSN) bbliche liliguri. guri. E’ in corso l’inte l’integrazione grazione anche delle strutture pri private vvaatee Tutte le informazioni e messi a disposizione dalle strutture pubbliche private. nteroperabili, erroperabili, così da permetterne l’utilizzo su tutto il territorio na nazion zio onn e non sol in Liguria. e i documenti contenuti nel FSE sono interoperabili, nazionale bilii anche p per professionisti cittadino no hha espresso il consenso er medici e p rofessionisti sanitari, ma solo se il cittadi Le informazioni sanitarie sono disponibili alla consultazione del proprio FSE Cosa contiene il Fascicolo? Il FSE al momento contiene i seguenti dati e documenti: Dati identificativi e amministrativi del cittadino Referti di laboratorio, radiologia e visite specialistiche Erogazioni di farmaci a carico del SSN e di prestazioni di assistenza specialistica Referti del pronto Lettere di dimissione soccorso ospedaliera Schede di singola vaccinazione e certificato vaccinale Prescrizioni farmaceutiche e di visite specialistiche ambulatoriali Taccuino personale dell’assistito La questione “Privacy” Che cosa è il “Taccuino personale dell’assistito”? All’interno del FSE è presente una sezione riservata chiamata Taccuino personale dell’assistito, dove ciascun cittadino può inserire e modificare dati e documenti relativi ai propri percorsi di cura che non sono stati registrati automaticamente. I dati e i documenti inseriti nel Taccuino sono informazioni non certificate da professionisti sanitari e, pertanto, devono essere chiaramente distinti dalle altre informazioni contenute sul FSE Il Fascicolo esiste ed è alimentato automaticamente per legge, ma è sempre il cittadino a decidere chi può accedere alle proprie informazioni. Prestando il consenso alla consultazione, il cittadino autorizza medici e professionisti sanitari a visualizzare e accedere ai dati e documenti contenuti nel FSE. L’accesso da parte del personale sanitario avviene, quindi, sempre nel rispetto delle condizioni stabilite dal cittadino, che possono essere modificate in qualsiasi momento. Inoltre, il cittadino può nascondere singoli documenti, ad esempio un esame specifico, rendendoli invisibili a chiunque. In questo caso né il medico di famiglia né lo specialista sapranno dell’esistenza del documento oscurato PRIMI PASSI Cosa deve fare Accedere tramite SPID, Verificare i propri dati Dare il consenso per autorizzare il cittadino per iniziare Carta d’identità elettronica e le preferenze per ricevere la consultazione ai medici che a usare il Fascicolo? o Tessera Sanitaria eventuali notifiche lo hanno o lo prenderanno in cura -tit_org- Fascigolo sanitario in vigore a cosa serve e come funziona Fascicolo Sanitario Elettronico Tuttiireferti in un click Come usarlo e quali le regole -sec_org-
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Estratto da pag. 7 di "STAMPA" del 10 Apr 2026
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tp:ocr§§ Crescono i fondi, ma vanno in stipendi Liste d’attesa in lieve miglioramento SALUTE «R ivendico l’azione di governo che ha portato il Fondo sanitario nazionale al livello più alto di sempre: 143 miliardi nel 2026, 17 miliardi in più rispetto all’insediamento», scandisce Giorgia Meloni. Ma non è tutto oro quello che luccica. Una parte significativa dei nuovi fondi (circa l’80% secondo alcune stime) è destinata al rinnovo dei contratti del personale sanitario. E poi permane il gap rispetto all’andamento della spesa previsto dallo stesso governo con il Documento di finanza pubblica, che è dato per stabile al 6,4% del Pil per il triennio 2025-28 mentre i finanziamenti si attestano sul 6,1% del Pil nel biennio 2025-26, sul 5,9% nel 2027 e sul 5,8% nel 2028. «Il governo ha avuto per primo il coraggio di contribuire a cercare una soluzione sul tema delle liste di attesa, ma è evidente che per molti italiani i tempi restano troppo lunghi», ha ricordato la premier. I dati di Agenas dicono che nel primo bimestre di quest’anno, rispetto a quello del 2025, per la prima volta dopo 20 anni il trend si è invertito, con le visite erogate nei tempi aumentate di quasi il 3% e gli accertamenti diagnostici del 2%. Ma c’è da dire che il dato di partenza era gonfiato da trucchi e trucchetti delle Regioni, denunciati dallo stesso ministro Schillaci, che facevano alzare le percentuali di prestazioni nei tempi. Nelle Regioni dove si è applicato il decreto Schillaci “taglia code” il miglioramento è stato comunque fino al 40%. Ma c’è ancora un 20% di prestazioni inappropriate su cui lavorare insieme alle Regioni. — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: SALUTE Highlight: Image: -tit_org- Crescono i fondi, mavanno in stipendi Liste d’attesa in lieve miglioramento -sec_org-
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