title§§ Case e opedali di comunita' = Case e ospedali di comunità, a rischio gli obiettivi del Pnrr
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Estratto da pag. 5 di "NOTIZIA GIORNALE" del 07 Apr 2026
L'allarme della Fondazione Gimbe: realizzati pochissimi dei progetti previsti
pubDate§§ 2026-04-07T02:11:00+00:00
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tp:ocr§§ CASE E OSPEßl DI COMUNITÀ A RISCHIO GLI OBIETTIVI DEL PNRR DARIOCONTIAPAGINAV'· Case e ospedali di comunità, a rischio gli obiettivi del Pnrr L'allarme della Fondazione Gimbe: realizzati pochissimi dei progetti previ; La riforma dell'assistenza territoriale, pilastro del Pnrr Missione Salute per avvicinare !a sanità ai cittadini, è ancora ben lontana dall'essere realmente operativa. Ai 31 dicembre 202S solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante. L'Osservato rio Cimba sul Servizio sanitario nazionale prosegue il monitoraggi o indipendente sull'attuazione dulia Missione Salute del Pnrr. "Abbiamo analizzato - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione - i risulta t! raggiunti al 30 dicembre 2025 e le criticità che continuano a frenare la riforma dell'assistenza territoriale" A quattro anni dall'adozione del DM 77, la riforma dell'assistenza territoriale procede a rilento, con marcate diseguagiianze regionali, in particolare nell'attivazione e nella piena operati vita di Case e Ospedali di Comunità. "Il potenziamento dell'assistenza territoriale - prosegue Cartahellotta - è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso e garantire una sanità di prossimità. Tuttavia, i dati ufficiali trasmessi dalle Regioni restituiscono un quadro preoccupante: ratta eccezione per le Centrali Operative Territoriali, a pochi mesi dalia scadenza del Pnrr siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo. E il ritmo di attivazione di Case e Ospedali di comunità rimane troppo lento". La riorganizzazione dell'assistenza territoriale prevede la realizzazione di 1,715 Case della Comunità, 657 Centrali Operative Ter rito rial i e 594 Ospedali di Comunità. Non tutte finanziate dal Pnrr, ma a novembre 2023 i target sono sono stati rivisti a! ribasso riducendo ulteriormente le cifre E con i ritardi i progetti sono a rischio.. · D.C. IN RITARDO A pochi mesi dalla scadenza del Piano i target europei sulle nuove strutture da realizzare sonolontanissimi -tit_org- Case e opedali di comunita' Case e ospedali di comunità, a rischio gli obiettivi del Pnrr -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Da costo a ricavo cambio di paradigma per il settore sanitario
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Estratto da pag. 13 di "AFFARI E FINANZA" del 07 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-07T03:57:00+00:00
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tp:ocr§§ Da costo a ricavo cambio di paradigma per il settore sanitario L’export farmaceutico sfiora i 70 miliardi e cresce molto più del resto della manifattura Ma il potenziale è ancora inespresso. Troppa burocrazia frena i capitali esteri: due anni per passare dall’ok Ema ai pazienti La filiera l settore della salute non è solo cura, ma è anche vera e propria ricchezza nazionale. Nel 2025 l’export del comparto farmaceutico si è affermato come uno dei principali motori dell’economia italiana, con un incremento del 28,5 per cento rispetto all’anno precedente e un valore complessivo che si è attestato a 69,2 miliardi di euro. Si tratta di una performance nettamente superiore alla media del manifatturiero nazionale, cresciuto solo del +3,2 per cento. Questi numeri, presentati durante l’ottava edizione dell’Investing for Life Health Summit a Roma, descrivono un comparto che è ormai l’unico manifatturiero stabilmente in crescita e tra i primi per bilancia commerciale. Tuttavia, per mantenere questa leadership, il «sistema Italia» deve smettere di considerare la sanità un costo e iniziare a trattarla come un asset strategico. Il cuore del dibattito economico si concentra sulla necessità di una riforma sistemica. Che tenga conto di quanto l’Italia sconti ancora ritardi burocratici che frenano l’accesso alle terapie e l’attrazione di capitali esteri. Francesco Cognetti, presidente della Confederazione degli Oncologi, Cardiologi e Ematologi (Foce), ha evidenziato come il Paese si collochi all’undicesimo posto in Europa per accesso ai farmaci, con una media di 439 giorni dall’approvazione dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) alla rimborsabilità effettiva. «Possono occorrere anche più di due anni dall’approvazione dell’Ema alla messa a disposizione in Italia delle terapie», spiega. «La conseguenza è un implicito consistente risparmio della spesa farmaceutica che mal si concilia con il sacrosanto diritto alle cure migliori», aggiunge Cognetti. Questo è un dato che incide su quanto il nostro Paese sia capace di attrarre ricerca clinica, un investimento ad alto rendimento. Raggiungere i target delineati dall’Unione europea (+11 per cento di studi clinici) porterebbe 4 miliardi di euro aggiuntivi all’anno per i sistemi sanitari, 18mila nuovi posti di lavoro e 3 milioni di giorni di malattia evitati. Sul fronte dei conti pubblici, invece, la prevenzione emerge come la strategia di risparmio più lungimirante. Massimo Bordignon, professore di Scienza delle Finanze Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha messo a nudo un’asimmetria regolatoria europea: «Trovo singolare che la Commissione europea abbia deciso di consentire ai Paesi membri di spendere fino al 6 per cento del Prodotto interno lordo in più per la difesa, ma che ancora non consenta di fare altrettanto per un investimento di 0,03-0,05 per cento del Pil in più per la prevenzione. Eppure, è una spesa che si ripaga da sé». Nicoletta Luppi, presidente e amministratore I delegato di Msd Italia, è stata categorica nel definire il ruolo dell’industria: «Siamo un’eccellenza da preservare e sostenere, perché rappresentiamo un volano di sviluppo per il Paese, anche in quanto datori di lavoro qualificato», dichiara. «È quindi urgente riconoscere pienamente questo valore strategico e continuare a destinare risorse e capitali alla sanità e alla spesa farmaceutica, considerandola non solo una voce di spesa, ma un fattore decisivo di crescita, sostenibilità e competitività», commenta Luppi. E per adempiere a questo ruolo, le aziende farmaceutiche chiedono una riforma di quello che appare l’ostacolo critico alla competitività: il meccanismo del payback farmaceutico (in base al quale i fornitori devono rimborsare una parte delle eccedenze di costo rispetto ai tetti di spesa farmaceutica fissati per il servizio sanitario), percepito alle aziende come una tassa sull’innovazione che penalizza quelle che investono maggiormente in ricerca. La richiesta emersa dal summit è unanime: superare questa logica per restituire razionalità e attrattività al mercato italiano, fa
vorendo una programmazione basata sui risultati di salute e non solo sui tetti di spesa. ---End text--- Author: Valentina Arcovio Heading: La filiera Highlight: Image:1 Centrare i target europei di crescita sugli studi clinici porterebbe 4 miliardi di euro aggiuntivi all’anno per i sistemi sanitari -tit_org- Da costo a ricavo cambio di paradigma per il settore sanitario -sec_org-
tp:writer§§ VALENTINA ARCOVIO
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§---§
title§§ Sanità al palo, Schillaci è un fantasma = Sanita al palo e fuori controllo Schillaci, il ministro fantasma
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Estratto da pag. 6 di "DOMANI" del 07 Apr 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ i aa | i ii = ii L D| A LIS L ' -' IAT LA RI I bi D e u ALI A I I o A1 P I lI i AI ii i I P E AI aa F l È jv SEBS n A RnPI r$& a t re 1 aa a r r PE L" S$anità lp lo, Schillac èi u i aa an a . i = —l.- .-_;.:.'_--:--;l.--.-'r' L" L b i L = i f © T Ta BI U E Ee o a a nfasma IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE OSTAGGIO DEL GOVERNO MELONI S$anità al palo e fuori controllo Schillaci, il ministro fantasma Nomineaffrettate, risorse ridotte, riforme mancate, piani sanitari avviati con l'urgenza dell'ultimo miglio l tecnico prestatoalla politica vuoletagliare il cordone conla fiamma'diFdi. E cambiail capo gabinetto LINDA DI BENEDETTO & GIULIA MERLO c o n Un CommMmeEento di ATTILIO BOLZONI a pagina Be7 Per ilgoverno Meloni la sanità è sempre stata l'ultima voce in ager da e oggi i corridoi del ministero della Salute a lungotevere Ripa raccontano lastoria di un fallimento politico. Lo dicono le scelte, le promesse disattese e soprattutto il Fondo sanitario nazionale, prosciugato da una destra che ha scelto di tagliare — 0 di non scegliere affatto — lasciando il sistema in un'emergenza perenne. E la scelta di OrazioSchillaci accademico prestato a una politica che non gli riconosce autonomia, ne è la conferma: un ministro fantasma per un dicastero irrilevante nellestrategie di Palazzo Chigi. Allo stremo Oggi più che mai il risultato di queste scelte è sotto gli occhi ditutti. In termini reali, il Serviziosanitario nazionale ha perso oltre 13 miliardi nel triennio 2023-2025. La quota di Pil destinata al Fondo sanitario scenderà al 5,9 per cento nel 2027 e al 5,8 per cento nel 2028. Le conseguenze le misurano le famiglie. La spesa sanitaria privata ha raggiunto 47,6 miliardi nel 2024, di cui oltre 41 miliardi usciti direttamente dalle tasche degli italiani. Più di 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a una prestazione per motivi economici. Così dopo quasi quattro anni con la minaccia di un possibilerimpastoalla porteo di elezioni anticipate, Schillaci prova a IMuoversi. Ma lo fa in ritardo, e soprattutto lo fa per sé stesso. Lo fa partendo dall'uscita di scena prevista a breve di Marco Mattei, capo di gabinetto del suo ministero diretta espressione delle sorelle Giorgia e Arianna Meloni. Capi di gabinetto Mattei, medico, già due volte sindaco di Albano ed ex assessore della giunta Polverini, è una figura dal passato ingormbrante. Il suo nome era nelle carte dell'inchiesta “Mondo di Mezzo” nota alle cronache come Mafia Capitale: pur non essendo mai stato indagato, i rapporti dei carabinieri del Ros documentarono due incontri in un ristorante con Massimo Carminati “er cecato” e il ras delle cooperative Salvatore Buzzi. Dopo un periodo di eclissi, la sua rinascita politica è avvenutaconFratelli d'Italia, che lo ha voluto al ministero della Salute prima come capo della segreteria tecnica e poi come capo di gabinetto di Schillaci. Oggi, però, Mattei è pronto al trasloco. Grazie alla spinta di Palazzo Chigi, sembra aver ottenuto la nomina a consigliere della Corte dei Conti. Ma a differenza di quanto si ipotizzava, Schillaci nonlorichiamerà in posizione di “fuori ruolo”. Unascelta che interrompe bruscamente la sua permanenza al dicastero per motivi ad oggi sconosciuti. Ma è di fatto il segnale della rottura definitiva con la “fiamma” di Palazzo Chigi. Al posto di Mattei subentrerà secondo fonti interne Guido Carpani (seaccetta), già capo di gabinetto del ministero della Salute nell'ottobre 2018 con la ministra del Movimento 5 stelleGiuliaGrillo. Carpani profilo tecnico già protagonista nella stagione dei Cinque stelle è stato nominato la scorsa settimana esperto per il Piano sanitario nazionale; coordinatore unico della nuova strategia. Recuperare le promesse Schillaci nel frattempo ha fretta di recuperare tutte le promesse rimaste sulla carta del suo ministero. Il 30 marzo ha pubblicato l'interpello per il nuovo direttore generale dell'organismo di verifica e controllo sulle liste d'attesa, previsto dal decreto-legge n. 73 del 2024 m
a mai reso operativo. Una struttura che avrebbedovuto monitorare il rispetto delle norme, il funzionamento complessivo del Sistemasanitarioe le eventuali inadempienze delle regioni, e che arriva con due anni di ritardo. Allo stesso tempo sta provando a rilanciare il Piano sanitario nazionale (Psn) proprio con l’aiuto di Carpani. Si tratta del principale strumento di programmazione del Servizio sanitario in Italia fermo al triennio 2006-2008 ma che solo oggi spunta nell'agenda del ministro, a un anno dalla fine della legislatura. Rimane ancheirrisolto il dossier dei «gettonisti»: dopo lo stop annunciato dal ministro, ]a spesa per le cooperative e i medici a partita Iva continua a crescere, mentre i divieti sono rimasti sulla carta. Il Fascicolosanitarioelettronico invece procedeal rallentatore,tra disservizi e buchi neri regionali. Ci sono poi le liste d'attesa divenute un'emergenza endemica: il ministro ha scaricato la responsabilità sulle regioni, accusandole di manipolarei dati ma allo stesso tempo Agenas — l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, chedovrebbe monitoraree fornire dati affidabili sul sistema sanitario—non pubbhcai dati disaggregati, regione per regione. Così diventa praticamente impossibileverificareitempi reali per visite specialistiche ed esami diagnostici. A questo si aggiunge la carenza cronica di medici negli ospedali, alimentata da stipendi che rimangono trai più bassi d'Europa. Il risultato è un'emorragia silenziosa di medici verso l'estero— Germania, Francia, Svizzera, Regno Unito — che svuota i pronto soccorso e i reparti di medicina interna, lasciando i cittadini in balìa delle stesse cooperative che il ministro diceva di voler eliminare. La causa sono i tetti di spesa per il personale e il numero di posti letto che non sono mai stati toccati rispetto ai parametri fissati nell'era Lorenzin: l'1talia conta circa 300 posti letto per centomila abitanti, contro una media europea di oltre 500. Ma a pesare più di tutto è la mancatariforma della medicina generale. Schillaci l'aveva indicata come il perno della nuova sanità territoriale. Il ragionamento era semplice: senza un intervento strutturalesui medici di famiglia, le Case di comunità rischiano di restare scatole vuote. Anche qui arriva la toppa. Preso atto del fallimento della riforma—arenatasi dopo lo scontro con la FIMMG — il ministro ha provato in questi giorni a giocare la carta della misura tampone: uno stanziamento di 600 milioni di euro per assumere medici e infermieri da destinare proprio alle Case di comunità. Un tentativo di riempire quei vuoticoni fondi, visto che non si è riusciti a farlo con le norINe. Bersagli mobili Nel frattempo, sullo sfondo di un ipotetico rimpasto, Forza Italia, forte del peso dei suoi parlamentari, punterebbe al ministero della Salute. Ma non sono i soli, anche il sottosegretario alla salute Marcello Germmato (Fratelli d'Italia), farmacista di formazione e spesso in rotta di collisione con Schillaci, è da tempo indicato come il pretendente più accreditato alla sua successione. Il risultato è che oggi Schillaci ha paura. Paura di essere il primosacrificato sull'altare di un eventuale rimpasto che prima o poi Meloni potrebbe compiere. Paura che il fallimento sulla gestione delle liste d'attesa diventi il suo marchio. Ogni nomina affrettata, ogni interpello pubblicato in extremis, ogni piano sanitario annunciato con l'urgenza dell'ultimo miglio tradisce la stessa ansia: sembrare in movimento mentre il sistema resta fermo. Il paziente che aspetta dodici mesi per una colonscopia, il medico giovane che fa le valigie per Berlino, l’ospedale che copreiturni coni gettonisti pagati mille euro per turno, sono l'istantanea di un Ssn fuori controllo, che porta in calce due firme: quella del ministro Orazio Schillaci e del governo Meloni. © FIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: LINDA DI BENEDETTO Heading: Highlight: Image:Orazio Schillaci, medico e brofessore ordinario, è il ministro della Salute del governo Meloni FOTO ANSA -tit_org- Sanità al palo, Schillaci è u
n fantasma Sanita al palo e fuori controllo Schillaci, il ministro fantasma -sec_org-
tp:writer§§ LINDA DI BENEDETTO
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title§§ Antivirus - I disturbi psichiatrici legati al vaccini covid
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Estratto da pag. 10 di "FATTO QUOTIDIANO" del 07 Apr 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ I DISTURBI PSICHIATRICI LEGATI AI VACCINI COVID ANTIVIRUS MARIA RITA GISMONDO S ulla prestigiosa rivista Molecular Psychiatry alla fine del 2024 è stato pubblicato un lavoro, Psychiatric adverse events following Covid-19 vaccination: a population-based cohort study in Seoul (“Eventi psichiatrici avversi dopo la vaccinazione Covid-19: studio su una coorte della popolazione di Seoul), che non ha suscitato la dovuta attenzione. È conosciuto che possa esserci un aumento del rischio di manifestazioni psichiatriche a seguito di infezioni virali, tra cui il Covid-19. Tuttavia, gli eventi avversi psichiatrici successivi alla vaccinazione contro il Covid-19 rimangono poco chiari e non ulteriormente confermati: lo studio si propone di indagarli in un’ampia coorte di popolazione in Corea del Sud, reclutando il 50% della popolazione residente a Seoul, selezionata casualmente dal database del Servizio saniLO STUDIO tario nazionale coreano. I parteciC’È UNA panti (2.027.353) sono stati sudRELAZIONE TRA divisi in due gruppi in base all’avvenuta o no vaccinazione contro il VIRUS E ANSIA Covid-19. L’incidenza per 10.000 E DEPRESSIONE eventi avversi psichiatrici è stata valutata a una-due settimane e uno-tre mesi dopo la vaccinazione contro il Covid-19 e nel gruppo controllo. A tre mesi dall’eventuale vaccino, l’incidenza cumulativa di depressione, ansia, disturbi dissociativi, correlati allo stress, somatoformi, del sonno o sessuali è risultata maggiore nel gruppo vaccinato rispetto al gruppo non vaccinato, mentre schizofrenia e disturbi bipolari hanno mostrato un’incidenza cumulativa inferiore nel gruppo vaccinato rispetto ai non vaccinati. Lo conferma anche uno studio recente Effectiveness of Sinovac vaccine against Sars-Cov-2 in reducing in-hospital mortality in individuals with Covid-19 and schizophrenia: a retrospective cohort study. Questi risultati meriterebbero approfondimenti, soprattutto per comprendere l’interazione del virus e della proteina spike indotta dal vaccino sul sistema nervoso. In mancanza di dati certi, come suggeriscono gli autori, sono necessarie precauzioni speciali per la somministrazione di ulteriori dosi di vaccino contro il Covid-19 a popolazioni vulnerabili agli eventi avversi psichiatrici. ---End text--- Author: MARIA RITA GISMONDO Heading: ANTIVIRUS MARIA RITA GISMONDO Highlight: LO STUDIO C’È UNA RELAZIONE TRA VIRUS E ANSIA E DEPRESSIONE Image: -tit_org- Antivirus - I disturbi psichiatrici legati al vaccini covid -sec_org-
tp:writer§§ MARIA RITA GISMONDO
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§---§
title§§ Oggi è la giornata della salute pensiamo alle città
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/07/2026040701807505324.PDF
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Estratto da pag. 48 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 07 Apr 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ OGGI È LA GIORNATA DELLA SALUTE PENSIAMO ALLE CITTÀ I l 7 aprile, Giornata mondiale della salute, può essere l’occasione per cambiare prospettiva. Quando pensiamo alla salute, immaginiamo quasi sempre ospedali, medici, cure. Ed è giusto: la capacità di curare resta una delle più grandi conquiste delle società moderne e il sistema sanitario è un pilastro fondamentale del nostro welfare. Ma accanto alla cura esiste un’altra dimensione, meno visibile e non meno decisiva: la capacità di una società di produrre salute prima ancora che sia necessario curare la malattia. Perché la salute non si costruisce soltanto nei luoghi di cura. Si costruisce, e spesso soprattutto, nei luoghi della vita quotidiana. La letteratura scientifica lo afferma da anni: una parte rilevante dello stato di salute dipende da fattori non sanitari, cioè dai determinanti sociali e ambientali della salute, come istruzione, lavoro, condizioni abitative, qualità degli spazi e relazioni sociali (WHO, Social Determinants of Health, 2008). In altre parole, la salute si produce negli ambienti in cui viviamo. Nelle città questo è ancora più evidente. Oggi oltre il 55% della popolazione mondiale vive in aree urbane, quota destinata a crescere fino a circa il 68% entro il 2050 (United Nations, 2018). Questo significa che il futuro della salute pubblica si giocherà sempre di più nella qualità concreta dei nostri contesti di vita: città, scuole, quartieri, luoghi di lavoro, reti educative, spazi di prossimità. È la stessa intuizione che, da anni, ispira il lavoro promosso dall’OMS attraverso il network delle Healthy Cities e, in Italia, dalla Rete Città Sane. Non è un caso che sia tornato centrale il concetto di salutogenesi, introdotto da Aaron Antonovsky: non limitarsi a studiare le cause della malattia, ma comprendere ciò che genera salute (Antonovsky, Health, Stress and Coping, 1979). Applicata alla vita quotidiana, questa intuizione porta a una domanda semplice e radicale: i nostri ambienti producono salute oppure la consumano? La salute inizia sotto casa. Quando un bambino può giocare in sicurezza. Quando un adolescente trova una società sportiva, un oratorio, un laboratorio teatrale, un luogo in cui riconoscersi. Quando un anziano esce e incontra una panchina, un servizio, un volto, una relazione. Una scuola è salutogenica quando include, sostiene e crea fiducia. Un quartiere lo è quando offre mobilità, servizi, occasioni di incontro. Un luogo di lavoro lo è quando non consuma le persone, ma le sostiene. Al contrario, gli stessi contesti possono diventare patogenici quando isolano, escludono, producono stress, solitudine e disuguaglianza. Anche su questo la ricerca è netta: relazioni sociali solide sono associate a una riduzione del rischio di mortalità fino al 50% (Holt-Lunstad, 2010). Dati che ci ricordano una verità semplice: la salute non è solo un fatto clinico, ma anche relazionale, urbano e sociale. Per questo progettare ambienti più vivibili, rafforzare lo sport di base, sostenere i luoghi educativi e culturali, rendere accessibili gli spazi pubblici, costruire prossimità e fiducia non sono politiche accessorie. Sono politiche di salute pubblica. La produzione di salute è quindi un processo condiviso. Riguarda le scelte della politica, ma anche quelle di ciascuno di noi: nel modo in cui usiamo gli spazi, nel modo in cui trattiamo gli altri, nel modo in cui contribuiamo a rendere un ambiente più accogliente o più ostile. Per questo, forse, la domanda più importante da porsi oggi non è soltanto come curare meglio, ma se nei nostri ambienti stiamo contribuendo a produrre salute. Perché la salute non si difende solo quando si rompe: si costruisce prima, ogni giorno, con scelte pubbliche e comportamenti individuali. ---End text--- Author: FRANCESCO CAROLI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Oggi è la giornata della salute pensiamo alle città -sec_org-
tp:writer§§ FRANCESCO CAROLI
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/07/2026040701807505324.PDF
§---§
title§§ E sugli indennizzi per le trasfusioni 200 milioni in ballo davanti alla Consulta
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/07/2026040701807305326.PDF
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Estratto da pag. 4 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 07 Apr 2026
pubDate§§ 2026-04-07T03:57:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ E sugli indennizzi per le trasfusioni 200 milioni in ballo davanti alla Consulta RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE l BARI. La Consulta ha chiesto chiarimenti al governo sui fondi destinati alle Regioni per rifondere i pazienti danneggiati da vaccini e trasfusioni. È l’effetto del contenzioso costituzionale attivato dalla Puglia contro l’ultima legge di bilancio, quella che conferma lo stop ai rimborsi delle somme anticipate ogni anno per i risarcimenti danni. Si tratta di un problema antico, ma che diventa di grande attualità nel momento in cui le Regioni dopo essersi fatte carico dei costi derivanti dai rinnovi contrattuali - devono anche tenere a proprio carico i risarcimenti per vaccini e trasfusioni. Il tema è tecnico: se quegli indennizzi vanno qualificati come prestazioni sanitarie, come ritene la Puglia, allora rientrerebbero a pieno titolo nei Lea e dunque sarebbero a carico dello Stato. Se viceversa vanno qualificati come prestazioni assistenziali, come invece sostiene il Governo, allora non ci sarebbe alcun automatismo e dovrebbero essere garantiti con risorse proprie. L’ordinanza della Consulta chiede al Ministero della salute e alla Ragioneria generale dello Stato di indicare la «ratio e i criteri di quantificazione» dello stanziamento annuale per gli indennizzi, pregiudiziale alla nuova udienza in cui verrà discusso il ricorso della Puglia. Negli ultimi 10 anni le Regioni hanno sostenuto in proprio la quasi totalità della spesa, perché i rimborsi dello Stato ammontano a pochi spiccioli: per la Puglia si parla di circa 200 milioni di euro. I risarcimenti per i danni da emoderivati sono previsti dalla legge 210/1992, e fino al 2011 sono stati pagati con i trasferimenti statali. Dal 2012 al 2014 lo Stato ha riconosciuto alle Regioni contributi in conto indennizzo, ma dal 2015 la previsione è venuta meno e dunque sono arrivati soltanto alcuni milioni di euro nel 2021 e nel 2023. L’incrocio di questa vicenda con i bilanci sanitari è contenuto all’interno dei verbali dei tavoli ministeriali e delle relazioni della Corte dei conti. I ministeri hanno infatti richiamato la Puglia (come le altre Regioni) a pagare gli indennizzi con risorse del bilancio autonomo così da non usare il fondo sanitario destinato a garantire i livelli essenziali di assistenza. La Regione nel suo ricorso fa notare che è stata proprio la legge 210 a ricondurre gli indennizzi in capo alle competenze dello Stato. Tuttavia la Consulta non ha ritenuto acquisire i dati relativi al monitoraggio della spesa sanitaria della Puglia, indizio - secondo alcuni commentatori - che stavolta la Corte costituzionale potrebbe orientarsi verso la tesi del governo. [red.inch.] ---End text--- Author: [red inch ] Heading: RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE Highlight: Image:20 MLN L’ANNO I risarcimenti per gli emoderivati delle Regioni -tit_org- E sugli indennizzi per le trasfusioni 200 milioni in ballo davanti alla Consulta -sec_org-
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title§§ Competenze certificabili e contributo fino a 400 euro mensili
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Estratto da pag. 53 di "ITALIA OGGI SETTE" del 07 Apr 2026
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tp:ocr§§ Competenze certificabili e contributo fino a 400 euro mensili Dopo otto anni dalla legge dideiBifam lancio 2018 (n. 205/2017) che al comma 255 ha riconosciuto per la prima volta la figura del caregiver familiare, il 12 gennaio 2026 il consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che definisce ufficialmente i caregiver, introducendo tutele economiche, permessi lavorativi, e misure di supporto sociale e formativo. Otto anni in cui la società è diventata sempre più anziana, con una elevata mobilità territoriale che allontana i membri dei nuclei familiari e con una maggiore partecipazione al mondo del lavoro. Fenomeni tutti che per il Cnel «convergono nel necessario superamento dell’idea che la famiglia possa costituire il soggetto che da solo può rispondere ai carichi di cura delle persone più fragili». Secondo il monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità sulle persone con più di 65 anni, il 15,9% delle persone in questa fascia di età si trova in una situazione di fragilità e il 13,7% ha una forliari ma di disabilità; la quasi totalità delle persone in queste condizioni riceve un aiuto, di cui circa il 95% lo riceve da familiari. Il 15% degli anziani fragili e il 12,2% degli anziani con una disabilità riceve aiuto da conoscenti o amici e solo lo 0,4% e il 2,4%, rispettivamente, riceve assistenza presso un centro diurno. Il vero sostegno, oltre che nei familiari, gli anziani fragili (23,6%) o con disabilità (37%) lo trovano pagando in proprio una persona, mentre l’assistenza pubblica domiciliare riguarda solo il 2,8% delle persone fragili e l’11,8% delle persone con disabilità. Attualmente, il sostegno pubblico maggiore deriva dai contributi economici che riguardano il 6,6% delle persone fragili e il 21,6% delle persone con disabilità. Per sostenere le famiglie il ddl presentato dalla ministra Locatelli individua 4 profili di caregiver in base all’impegno di cura e assistenza: - caregiver familiare prevalente, convivente, con carico di assistenza di almeno 91 ore settimanali a favore di persona non autosufficiente; - caregiver familiare convivente con carico di assistenza tra 30 e 90 ore settimanali; - caregiver familiare non convivente con un carico di assistenza di almeno 30 ore settimanali; - caregiver familiare, convivente o non convivente, con un carico di assistenza tra 10 e 29 ore settimanali. Il riconoscimento del caregiver familiare sarà compito dell’Inps che, a tal fine, dovrà attivare entro il 30 settembre 2026 una piattaforma dedicata online. L’esperienza maturata dai caregiver con impegno di almeno 30 ore settimanali sarà infatti ritenuta una competenza certificabile o un credito formativo per l’acquisizione della qualifica di Oss o altre figure professionali dell’area sociosanitaria. Per i caregiver inseriti in percorsi scolastici, le competenze potranno essere valorizzate anche in sede di colloquio all'esame di maturità. Per gli studenti universitari, gli atenei potranno riconoscere crediti formativi extracurriculari ed esonerarli anche dal pagamento delle tasse universitarie. Il provvedimento sancisce poi il principio di compatibilità tra funzione di caregiver e svolgimento di attività di assistenza retribuita in favore della stessa persona (per esempio come badante). Se l’attività di assistenza non è retribuita, il caregiver ha diritto a un aiuto pubblico: dal 2027 è previsto un contributo trimestrale, per ogni assistito registrato in piattaforma Inps, d’importo massimo pari a 1.200 euro (400 mensili), esentasse e né rilevante ai fini Isee. Il contributo spetta se il caregiver non ha lavoro (ovvero ce l’ha ma guadagna fino a 3.000 euro lordi annui) e ha un Isee fino a 15.000. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Competenze certificabili e contributo fino a 400 euro mensili -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Gli ospedali sotto stress = Gli ospedali in overbooking Troppo pieno il 58% dei reparti
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/07/2026040701814705316.PDF
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Estratto da pag. 5 di "NOTIZIA GIORNALE" del 07 Apr 2026
L'allarme lanciato dal report di Nursing Up E l'occupazione dei posti letto è oltre il 100%
pubDate§§ 2026-04-07T03:57:00+00:00
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tp:ocr§§ GLI OSPEDALI SOTTO STRESS IN OVERBOOKING IL 58% DEI REPARTI L'OCCUPAZIONE DEI LETTI OLTRE IL 100% II nostro Paese resta indietro rispetto ai principali partner europei. MARINA fiOSSI A PAGINA V Gli ospedali in overbooking Troppo pieno il 58% dei reparti L'allarme lanciato dal report di Nursing Up E l'occupazione dei posti letto è oltre il 100% di MARINA ROSSI II Servizio sanitario nazionale non è più Sümp I i cemente sotto pressione: è a rischio di arresto cardio-circolatorio. L'immagine è quella di un collo di bottiglia completamente saturo, dove un tappo fragilissimo tenta di contenere una pressione che continua a salire. Se il tappo salta, l'onda d'urto travolge i pazienti, soprattutto i più fragili, compromettendo una qualità delle cure già in debito di ossigeno. Non siamo più nella gestione del l'emergenza, ma nel rischio concreto di perdita di controllo del sistema. Questo è il quadro che emerge dal report redatto dal sindacalo Nursing Up. "La causa scatenante - evidenzia il presidente nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma - è chiara; senza infermieri il sistema non regge, perché mancano le fondamenta dell'assistenza. In Italia mancano soprattutto infermieri, non medici, sia chiaro una volta per tutte". Oggi oltre il 58% dei reparti di Medicina Interna lavora stabilmente in overbooking, con punte fino a! 75-78% e livelli di occupazione dei posti ¡etto oltre il 100% (survey FADOI 2025). Secondo Royal College of Emergency Medicine e National Audit Office, !'85% rappresenta già il limite massimo per la sicurezza, mentre oltru il 90-95% si entra in una crisi sistemica con aumento di errori clinici, infezioni e ritardi. Analisi internazionali (Association of Health Care )ournalists) indicano un aumento della mortalità fino al 7%, con picchi del 12%. Quando si supera if 100%, il sis tema non cn iù sotto pressione: rischia i! blocco totale. Il quadro è chiaro: la sanità pubblica italiana è come una imnarcazions; fatiscente ßç mezzo a una tempesta perfetta. It confronto europeo conferma lo squilibrio: Francia e Germania mantengono l'oc cupazione tra il 73% e Ã80% (OECD, Health at Glance: Eu rostat), mentre ¡'Italia resta a 3,1 posti letto perì 000 abitanti, contro oltre 4 della media Ocse e i 7,8 della Germania. Non è un ritardo fisiologico, ma uno squilibrio strutturale. · IL CONFRONTO LI tali a rè sta indietro rispetto all'Europa e ai Paesi Ocse In Francia e Germania i livelli di riempimento non superano 1'80% -tit_org- Gli ospedali sotto stress Gli ospedali in overbooking Troppo pieno il 58% dei reparti -sec_org-
tp:writer§§ MARINA ROSSI
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title§§ Quasi 18mila aggressioni contro i sanitari Aumentano le vittime, sono soprattutto donne
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Estratto da pag. 2 di "NOTIZIA GIORNALE" del 07 Apr 2026
Il numero di episodi nel 2025 è in lieve calo rispetto all'anno precedente Ma i lavoratori e le lavoratrici che hanno subito violenze sono cresciuti
pubDate§§ 2026-04-07T03:57:00+00:00
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tp:ocr§§ Quasi 18mila aggressioni contro i sanitari Aumentano le vittime, sono soprattutto donni I! numero di episodi ne! 2025 è ¡n lieve calo rispetto all'anno precedente Ma i lavoratori e le lavoratrici che hanno subito violenze sono cresciuti di DARÍO CONTI Nel 2025 sono state quasi 18mila le aggressioni a operatori sanitari e sociosanitari. Le vittime sono stati 23mila operatori (23.367 ^considerato che un singolo episodio può interessare più persone. Sono i dati che emergono dalla Relazione annuale dell'Osservatorio nazionale sulla degli esercenti le professioni sanitarie e sodo-sanitarie pubblicata su! sito del ministero della Salute. Il Rapporto mostra, i no i tré, una sostanziale stabilità delle segnalazioni, in leggero calo rispetto all'anno 2024 18 , 392 e un aumento del numero telale di aggrediti, che passa da arca 22.000 del 2024 a oltre 23 , del 2025. IL REPORT Gli aggressori sono prevalentemente i pazienti, seguiti da! familiari/cnregiver e si conferma. come ne! 2024. una netta prevalenza di aggressioni verbali [69%) rispetto a quelle fisiche (25%) e contro la proprietà [6%). Il sesso femminile è quello maggiormente colpito, con una percentuale che supera il 60% nella maggior parte delle Regioni. Gli episodi di violenza , fisica û verbale, riguardano principalmente il personale infermieristico (55%). seguito da medici (16%) e operatori sodo-sanitari (OSS) (ll%). Il 12% delle segnalazioni , poi. riguarda altre categorie professionali , come dipendenti non sanitari e operatori nei front office (3%), vigilanti, soccorritori, eco . (9%), Le aggressioni avvengono soprattutto in ambito ospedalieru, con il Pronto Soccorso, i Servizi Psichi a id di Diagnosi e Cura (SPDC) e le Aree di Degenza corne luoghi più critici, Rispetto all'anno scorso restano stabili le segnalazioni negli Istituti Penitenziari (428 vs 433). Va speciiicato che un risultato più elevato o probabilmente indice di una cultura della segnalazione più diffusa piuttosto che di un numero di aggressioni più alto. Per il ministro della Salute, Orazio Schi II ad. 'la s ; a di chi si prende cura della nostra salute è una pnoritài assoluta: le aggressioni contro gli operatori sanitari sono un fenomeno inaccettabile e per questo siamo intervenuti con fermezza. Abbiamo inasprito le pene per gli aggressori, fino all'arresto in flagranza differita, e lavoriamo costante mente per rafì'orzare le misure di prevenzione della violenza contro il personale e la sicurezza nelle strutture sanitarie. Proteggere gli operatori sani cari e socio-sa nitarì non è solo un dovere ma la garanzia per i cittadini di avere cure di qualità e più sicure", Proprio in un'ottica di rafforzamento della sicureïïa nei luoghi di cura a tutela di chi opera quotidianamente nel Servizio sanitario, il ministero della Salute ha aggiornato la Raccomandazione ministeriale n. 8 par la prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari e sociosanitari. La nuova Raccomandazione amplia l'ambito di applicazione, includendo non solo il personale sanitario e sodosanitario, ma anche tutti gli operatori coinvolti nelle attività di assistenza e in quelle a usi li arie alla cura, oltre a quelli impegnati nei servizi di supporto, quale il personale di front office e i CUP. Sono indicate azioni per il rafforzamento della cultura della segnalazione degli episodi di violenta e l ' analisi dui contesti lavorativi per individuare fattori di rischio e situazioni di vulnerabilità nonché misure organizzative e preventive per le strutturi ' sanitarie, Tra queste la presa m carico del dipendente aggredita psicologicamente, l'urganiïzaïione di eventi formativi per far comprendere l'importanza della se degli atti di violenza. Inoltre, l'aggiorn amento della Raccomandazione richiama le recenti norme che prevedono l'eventuale istituzione di presidi di polizia presso le strutture sanitarie che siano dotate di un reparto di emergenz.a.-urgenza. fadiitando il coordinamento con le forze di polizia.· GLI EPISODI Si tratta soprattutto diattacchi verbali ma anche fisici e con
tro la proprietà (più colpiti sono gli infermieri ¿ssscsss -tit_org- Quasi 18mila aggressioni contro i sanitari Aumentano le vittime, sono soprattutto donne -sec_org-
tp:writer§§ DARIO CONTI
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title§§ "Troppo fragile, è inoperabile" ma i medici grazie all'ipnosi riescono a rimuovere il tumore
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/07/2026040701814405317.PDF
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Estratto da pag. 21 di "REPUBBLICA" del 07 Apr 2026
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tp:ocr§§ “Troppo fragile, è inoperabile” ma i medici grazie all’ipnosi riescono a rimuovere il tumore TORINO entre lo stavano operando di tumore, era sveglio e raccontava all’équipe medica delle campagne del suo paese. E subito dopo, senza mai perdere conoscenza, ha continuato a chiacchierare ritornando in reparto. Merito dell’ipnosi, usata dall’ospedale Molinette di Torino per l’asportazione chirurgica della parte destra del colon a un 76enne proveniente dalla Puglia, che per le sue condizioni era stato rifiutato da altri centri italiani: troppo rischioso, per i medici, procedere con l’anestesia totale dato che l’uomo era stato ricoverato in precedenza con un’embolia polmonare. Dunque, impossibile operare. «A questo punto abbiamo pensato all’ipnosi, anche se è la prima volta che la adottiamo per un caso di questo tipo, di solito la utilizziamo per interventi alla tiroide. Il paM ziente era favorevole e siamo andati avanti» spiega Mario Morino, direttore della Chirurgia Generale 1 universitaria delle Molinette. È lui ad aver condotto l’intervento, mentre la collega Valentina Palazzo, medica e psicologa, specializzanda in Chirurgia, ha materialmente interagito per la parte di ipnosi. L’intervento è durato un’ora, non è stata necessaria terapia intensiva e in pochi giorni il paziente è tornato a casa. All’uomo, a cui è stata somministrata un’anestesia locale, è stato chiesto di immaginare una situazione particolarmente piacevole in modo da concentrare su quell’esperienza la sua attenzione. «Pensava di essere nei suoi campi in Puglia, è sempre stato vigile senza mai addormentarsi. Devo dire che anche io sono rimasto impressionato» racconta Morino. L’ipnosi non è certo inedita per le sale operatorie, da anni è usata ad esempio in cardiologia, per accompagnare le ablazioni. Permette di ridurre i farmaci, eliminare l’anestesia totale e consente un recupero molto più rapido rispetto alle tempistiche classiche. Qui però siamo di fronte ad altro, un’operazione oncologica, per di più compiuta aprendo l’addome del malato. Gli stessi professionisti dell’ospedale hanno consultato la letteratura medica per controllare se ci fossero già stati episodi analoghi, senza trovare nulla. «Esistono casi simili ma solo attraverso l’utilizzo di farmaci anestetici profondi che fanno perdere coscienza: ci siamo subito messi a scrivere un report per le riviste scientifiche» aggiunge Morino, che confida di poter estendere la pratica. «Occorre ovviamente vedere volta per volta e quali organi sono coinvolti nell’operazione, ma sì, possiamo pensare di proporre l’ipnosi a una nuova fetta di pazienti». ---End text--- Author: ANDREA GATTA Heading: Highlight: L’operazione era stata negata in altre strutture Alle Molinette di Torino sono intervenuti sul paziente mentre era sveglio Image:La psicologa Valentina Palazzo e il chirurgo Mario Morino T -tit_org- “Troppo fragile, è inoperabile” ma i medici grazie all'ipnosi riescono a rimuovere il tumore -sec_org-
tp:writer§§ Andrea Gatta
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/07/2026040701814405317.PDF
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