title§§ L'allarme di Gimbe sul medici di famiglia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501667404997.PDF description§§
Estratto da pag. 13 di "LA VOCE E IL TEMPO" del 05 Apr 2026
Estratto da pag. 49 di "REPUBBLICA GENOVA" del 05 Apr 2026
Estratto da pag. 15 di "CORRIERE DELLA SERA" del 05 Apr 2026
La bozza del disegno di legge per «agire il prima possibile in difesa dei minori»
pubDate§§ 2026-04-05T03:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501963403829.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501963403829.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501963403829.PDF tp:ocr§§ Social, la mossa del governo Pronto lo stop per gli under 15 La bozza del disegno di legge per «agire il prima possibile in difesa dei minori» ROMA Stop. Il governo Meloni è pronto a «prevedere strumenti idonei a impedire l’accesso a social network e piattaforme di condivisione video ai minori di età inferiore ai quindici anni». È scritto nell’articolo 7, comma 2, del disegno di legge uscito dopo la riunione di giovedì scorso a Palazzo Chigi organizzata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano con i ministri interessati al provvedimento (Giuseppe Valditara, Eugenia Roccella, Andrea Abodi e Tommaso Foti). Il testo del provvedimento — che il Corriere ha visionato — è ancora una bozza. Ma indica l’urgenza e la volontà politica dell’esecutivo di «agire il prima possibile per proteggere i minori e i bambini davanti ai rischi dei social». Il caso della professoressa accoltellata da uno studente tredicenne a Trescore ha di nuovo acceso i riflettori su un segmento della vita sociale da regolamentare. Al momento sono bloccati in Parlamento almeno due diversi ddl, di cui uno bipartisan. La discussione di fondo si muove intorno al «come» e non intorno al «se». Intervenire sull’utilizzo dei social per i minori di 15 anni (che potrebbe scendere a 14) è raccontata come «un’esigenza non più rinviabile». Questo nuovo ddl — composto da dieci articoli — sarà presto sottoposto all’Agcom e alle authority interessate, dei minori e della privacy, per ottenere poi il semaforo verde definitivo della premier. Si tratta di andare oltre i «divieti accademici», per altro già in vigore anche se non rispettati, studiando maniere efficaci per la verifica di chi accede alle piattaforme. Senza arrivare a forme, considerate «invasive» dal governo, come i controlli biometrici, sul modello australiano. Dopo l’intervento sull’accesso ai siti pornografici (arrivato con il decreto Caivano) e il parental control (il controllo dei genitori) sta per arrivare un’altra stretta. Quella più complicata. In tale quadro si prevede «l’introduzione di sistemi di controllo parentale obbligatori per i dispositivi in uso ai minori, sia mediante attivazione di profili rivolti ai minori all’atto della configurazione dei dispositivi, sia mediante l’attivazione di pacchetti junior dedicati ai minori da parte degli operatori: si tratta di uno strumento innovativo volto a bilanciare l’esigenza di regolamentazione con il ruolo educativo della famiglia», si legge nel nuovo ddl allo studio del governo. I cui punti salienti riguardano, in primis, gli «obblighi» di produttori di dispositivi cellulari, i distributori e i rivenditori, gli operatori di comunicazioni elettroniche e infine le famiglie, unici depositari della facoltà di disattivare i sistemi di controllo imposti ai figli minori. Secondo il ddl, i sistemi di controllo parentale devono garantire almeno la «limitazione dell’utilizzo del dispositivo alle sole chiamate telefoniche, inclusi i numeri di emergenza pubblica; l’invio e la ricezione di sms; l’uso limitato di servizi di messaggistica verso contatti autorizzati, il blocco di siti con contenuti pericolosi per lo sviluppo psicofisico del minore, la memorizzazione dei siti visitati». Per l’accesso ai social network è previsto che «a decorrere dal compimento del quindicesimo anno di età è consentita l’iscrizione autonoma a tali piattaforme, ferma restando la possibilità di controllo e limitazione da parte di chi esercita la responsabilità genitoriale». I genitori inadempienti rischiano sanzioni amministrative. Attacca il senatore del Pd Filippo Sensi: «Con il bando dei social per gli under 14 finirà come con i coltelli. Che tardi e male ci si metterà sopra la destra, torcendolo e intestandoselo per rilanciare l’anatra zoppa: il governo». Simone Canettieri © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Simone Canettieri Heading: Highlight: 100 mila I ragazzi italiani tra i 15 e i 18 anni considerati a rischio dipendenza dai social network (dati dell’Istituto superiore di sanità) 83 la percentuale degli adulti italiani a llarmati dalla dipendenza degli adolescenti da Internet, smartphone e tablet (dati Istituto Demopolis) A Palazzo Chigi Il vertice per discutere del testo: presenti Mantovano, Valditara, Foti, Roccella e Abodi Nel mondo L’Australia apripista Con il divieto di uso dei social network agli under 16, introdotto a fine 2025, è l’Australia a inaugurare la prima legislazione al mondo di questo tipo, che molti Stati tentano di imitare. La Cina, invece, impone ai minori un sistema di controllo integrato direttamente nei dispositivi e nelle app, che limita il tempo di utilizzo a 40 minuti al giorno per gli under 8, a un’ora per la fascia 8-16 anni e prevede il blocco totale notturno Negli Stati Usa norme locali Negli Usa non c’è una legge federale ed è bloccato al Senato il Kids Off Social Media Act, una proposta di legge bipartisan su divieto di accesso sotto i 13 anni, restrizioni sugli algoritmi e, sotto i 18 anni, blocco dei social nelle reti scolastiche. Si muovono però i singoli Stati: Florida, Tennessee e Mississippi hanno già varato divieti tra i 14 e i 16 anni e sono vietati gli algoritmi di raccomandazione senza consenso dei genitori a New York e in California L’iter non concluso in Francia In Francia l’Assemblea nazionale ha detto sì al divieto di usare i social network sotto i 15 anni. Manca il passaggio al Senato, ma l’obiettivo è essere operativi per il prossimo settembre. La legge, sostenuta dal governo Lecornu, richiede l’autorizzazione dei genitori per i minori e impone alle piattaforme la verifica dell’età, con l’obiettivo di proteggere la salute mentale degli adolescenti e ridurre i rischi di cyberbullismo L’annuncio della Spagna In Spagna il primo ministro Pedro Sánchez ha annunciato l’intenzione del governo di vietare l’accesso ai social network ai minori di 16 anni, prevedendo la responsabilità penale personale per i ceo delle piattaforme in caso di violazioni. La stretta dell’esecutivo spagnolo mira a limitare l’esposizione dei minori a contenuti dannosi, abusi, manipolazione e pornografia. Manca il passaggio parlamentare Image:Alfredo Mantovano Sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla cybersicurezza, 68 anni Andrea Abodi Ministro per lo Sport e i Giovani, 66 anni, manager e dirigente sportivo Eugenia Roccella Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, 72 anni Giuseppe Valditara Giurista, 65 anni, è ministro dell’Istruzione e del Merito, 65 anni Tommaso Foti Ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr, 65 anni -tit_org- Social, la mossa del governo Pronto lo stop per gli under 15 -sec_org- tp:writer§§ Simone Canettieri guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501963403829.PDF §---§ title§§ Intervista a Arianna Gregis - «Bayer punta molto sull'Italia L'Europa? Deve fare un salto per crescere nell'innovazione» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501993804037.PDF description§§
Estratto da pag. 30 di "CORRIERE DELLA SERA" del 05 Apr 2026
Estratto da pag. 6 di "CORRIERE SALUTE" del 05 Apr 2026
Estratto da pag. 6 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 05 Apr 2026
Butti: «Colmato un divario che non era più tollerabile»
pubDate§§ 2026-04-05T03:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501961703848.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501961703848.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501961703848.PDF tp:ocr§§ «Sanità digitale e IA così il Sud si riscatta» Butti: «Colmato un divario che non era più tollerabile» l «La sanità digitale e l'Intelligenza artificiale strumenti concreti per rendere più forti i servizi nel Mezzogiorno e per ridurre, finalmente, divari che per troppo tempo sono sembrati inevitabili». Ne è convinto Alessio Butti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’innovazione tecnologica nel governo Meloni. Perché oggi i cavi sottomarini rendono il Mezzogiorno una leva strategica per l’Italia? «Il Mezzogiorno è diventato – risponde Butti alla Gazzetta - un’infrastruttura decisiva della proiezione digitale italiana nel Mediterraneo. Anche la Puglia è destinata a rafforzare il proprio peso, soprattutto sul versante adriatico e mediterraneo orientale. Sparkle ha annunciato nel febbraio 2026 GreenMed, un nuovo sistema di cavi che punta a migliorare diversificazione, resilienza e bassa latenza lungo il Mediterraneo centro-orientale, aprendo per la prima volta un corridoio ad alte prestazioni attraverso l’Adriatico». Sul fronte della connettività, che cosa si sta facendo concretamente per le isole minori e per i territori più difficili del Sud? «La lezione emersa in questi anni è che non esiste una sola tecnologia capace di rispondere a tutte le esigenze del territorio italiano. Soprattutto, la connettività non può essere legata al Cap e mantenere gravi disomogeneità sul territorio italiano. Per questo il Governo ha adottato un approccio integrato, combinando fibra, 5G, FWA e, dove utile, ha iniziato la sperimentazione satellitare. Questo ci ha permesso di superare molte delle criticità ereditate dai governi precedenti. Il Piano “Collegamento Isole Minori”, finanziato dal PNRR e fortemente voluto dal Governo, è stato un successo che ci ha consentito di raggiungere l’obiettivo prefissato con largo anticipo. completando le tratte terrestri e sottomarine in fibra ottica per 21 isole minori tra cui quelle di Puglia, Sicilia e Sarde« c Bu gna». In che modo PA Digitale 2026 sta cambiando davvero i Comuni e gli enti locali del Sud? «PA Digitale 2026 sta producendo nel Mezzogiorno un cambiamento molto concreto, perché per la prima volta ha consentito a Comuni e scuole di accedere in modo semplice, standardizzato e rapido alle risorse per la trasformazione digitale. Non parliamo solo di innovazione tecnologica in astratto, ma di migrazione al cloud, nuovi siti e servizi digitali, interoperabilità dei dati, pagamenti digitali, notifiche a valore legale e strumenti più moderni per il rapporto con cittadini e imprese. Il punto più importante è che questa volta il Sud non è rimasto ai margini: è entrato pienamente nel processo. I numeri regionali lo dimostrano con chiarezza: sono semplicemente straordinari. In Sicilia, Puglia, Calabria e Campania il coinvolgimento dei comuni per l’accesso ai fondi PNRR per la digitalizzazione è del 100% e quello delle scuole al 95%. In Puglia sono stati avviati oltre 3.000 progetti, per un valore complessivo di 134 milioni di euro; il 78% risulta già completato e liquidato, per circa 87 milioni, con il coinvolgimento del 100% dei Comuni e del 95% delle scuole». Gli atenei del Sud che rapporto hanno con le tecnologie emergenti? «Il ruolo degli atenei del Mezzogiorno è oggi molto più rilevante di quanto spesso si racconti. Siamo di fronte a nodi scientifici che stanno contribuendo in modo concreto sia alla costruzione di strategie nazionali sia allo sviluppo di competenze avanzate su intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. Il rettore Gianluigi Greco dell’Università della Calabria, ha avuto un ruolo centrale nel percorso italiano sull’IA, perché è stato nominato coordinatore del Comitato di esperti istituito presso la Presidenza del Consiglio per l’aggiornamento delle strategie nazionali sull’intelligenza artificiale. In altre parole, una parte importante dell’impianto strategico italiano sull’IA è stata guidata da un accademico del Sud. Sul versante quantum, il Mezzogiorno esprime altrettanto chiaramente una presenza credibile». P erché la sanità digitale può essere una delle leve più importanti per il rilancio del Mezzogiorno? «Perché è il settore in cui la digitalizzazione incide più direttamente sulla vita quotidiana delle persone. Il Fse (Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0) è ormai entrato in fase di piena operatività e rappresenta la base per costruire una sanità più continua, più omogenea e meno dipendente dal luogo in cui il cittadino vive. L’implementazione progressiva del Fse è particolarmente rilevante per il Sud, dove la riduzione delle disomogeneità territoriali è una priorità strutturale Bisogna menzionare assolutamente REG4AI, ossia il progetto più interessante sul rapporto tra IA e servizi pubblici. L’iniziativa, lanciata nel marzo 2026 con una dotazione di 20 milioni di euro, coinvolge quattro hub interregionali. Per il Mezzogiorno è particolarmente importante il partenariato guidato dalla Liguria sulla salute, al quale partecipano Calabria, Lazio, Basilicata, Molise, Piemonte, Sicilia e la Provincia autonoma di Trento. Qui l’intelligenza artificiale viene sperimentata per affrontare il nodo delle liste d’attesa, della previsione della domanda, dell’allocazione delle risorse e della gestione delle agende. Inoltre, esiste un altro hub guidato dalla Puglia, con Campania tra i partner, che lavora sull’uso dell’IA per migliorare la qualità dell’azione amministrativa nella pubblica amministrazione». [mm.] ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: L’INTERVISTA Parla il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’innovazione tecnologica IL PROGETTO GreenMed, un nuovo sistema di cavi che punta a migliorare diversificazione, resilienza e bassa latenza lungo il Mediterraneo centro-orientale Image:PROTAGONISTA Alessio Butti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’innovazione tecnologica -tit_org- AGGIORNATO- Intervista a Alessio Butti - «Sanità digitale e IA così il Sud si riscatta» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501961703848.PDF §---§ title§§ Farmaci fai da te? No, Grazie = Meno farmaci Più attenzione Perché dire no al "fai da te" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501994904036.PDF description§§ pubDate§§ 2026-04-05T03:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501994904036.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501994904036.PDF', 'title': "L'IDENTITÀ"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501994904036.PDF tp:ocr§§ Art direction di GIANLUCA PASCUTTI GIOVANNI VASSO alle pagine 2 e 3 Meno farmaci Più attenzione Perché dire no al “fai da te” C reme, pillole, gocce, pastiglie: c’è da far confusione nella giungla dei medicinali. Anche perché, spesso e volentieri, siamo costretti – per ovvie ragioni di salute – ad assumerne tanti, e diversi, tutti insieme. Solo che ognuno ha la sua posologia, ovvero il suo modo di essere assunto per diventare davvero efficace. E non sono ammesse né dimenticanze né leggerezze. Basta poco per mandare all’aria terapie di mesi. Senza dimenticare, poi, i rischi legati all’assunzione di troppi medicinali, soprattutto gli antibiotici, che rischiano di fare insorgere la farmacoresistenza e di creare dei veri e propri “superbatteri”. Lo scenario, in Italia, parla di una spesa farmaceutica in aumento che, nel solo 2024, s’è attestata a 37,2 miliardi di euro, in crescita del 2,8%. Complessivamente, in Italia, si spendono (tra assistenza pubblica e privata) fino a 672 euro pro capite in farmaci. Molto di più della media europea (pari a 418 euro) e meno di quanto accada, per esempio, in Germania dove arriva a 742 euro. Nel nostro Paese, stando ai numeri che si rintracciano nel rapporto OsMed di Aifa, si consumano 1.895 dosi di farmaci ogni mille abitanti: poco meno di due dosi al giorno per ogni italiano, da zero a cento anni. I numeri non mentono: e ci riconsegnano un quadro per cui gli anziani italiani, in media, assumono fino a dieci farmaci al giorno. Una situazione, questa, che secondo le cifre pubblicate nel report e riportate pure dalla Società Italiana di Farmacologia interessano almeno il 30% dei nonni. Il guaio, emerso proprio dall’inchiesta pubblicata dalla Sif in occasione della recente Giornata mondiale dell’Aderenza alla Terapia, è che i pazienti fanno di testa loro. Sono tante pillole, evidentemente qualcuna finisce per essere dimenticata. E se il problema fosse solo questo, transeat. Il dramma arriva quando i pazienti si improvvisano medici. E decidono di ridursi, o aumentarsi autonomamente, il dosaggio di questo o di quel farmaco. Finendo, così, per subirne tutti gli effetti collaterali di quello che a loro appare come “buonsenso” ma che, in realtà, è solo un grande equivoco. Tra pillole dimezzate, o addirittura frazionate in quattro, siringhe “saltate”, medicinali “dimenticati” poi si finisce male. E non sono pochi i casi delle terapie “sospese” che spediscono, ogni giorno, decine e decine di pazienti superficiali in ospedale. Il tema centrale è l’affidamento a chi ci cura. Il medico non sta lì a farci spendere per il gusto di farlo. Il dottore prescrive i farmaci che sono utili perché possiamo vivere, in pienezza e salute, la nostra vita. E sono proprio loro i primi a interrogarsi. Certo, per i guai internazionali, rischiamo di perdere la disponibilità di tanti farmaci. Sicuro, spesso preferire i generici – dotati degli stessi principi attivi – ci consente di risparmiare e molto. Ma il tema del deprescribing inizia, con forza, a farsi largo anche tra i camici bianchi. L’idea è semplice: bisogna iniziare a “sfrondare” le ricette. Meno farmaci, anche per aiutare i pazienti più anziani (e in Italia gli over 65 sono il 24,7% della popolazione, gli over 80 raggiungono i 4,5 milioni) a gestirsi le terapie. Al di là dei problemi di correlazione che l’utilizzo combinato di medicinali diversi può fare insorgere nei pazienti, c’è proprio un tema “culturale” da affrontare. E va fatto in maniera delicata. Perché eccedere nell’una o nell’altra tendenza è, parimenti, pericoloso. Bisogna seguire alla lettera le terapie, le indicazioni e le prescrizioni del medico. Non si deve “risparmiare” sulle quantità di medicinali se il dottore ha inteso impartirci un determinato dosaggio occorre rispettarlo. Senza sottrarre né aggiungere. Non è una questione di bilancini, di quantità. È, semmai, una questione di fiducia. Bisogna evitare di far da sé, spesso non è una buona decisione. Per non sbagliare, gli esperti hanno redatto regole semplici e snocciolato veri e propri decaloghi a cui attenersi. L’Istitu to di ricerche farmacologiche Mario Negri, tra le altre cose, ci ricorda di diffidare dalle pubblicità e, soprattutto, di rifuggire dai “consigli” di parenti, amici e vicini. Non si assumono farmaci, nemmeno da banco e “liberi” da ricetta, perché la televisione ce lo propina come “elisir di lunga vita” o perché la cugina della vicina si è trovata bene. Ognuno di noi è diverso, ognuno di noi ha una sua personale e particolare “cartella clinica”. Un altro consiglio utile da tenere a mente riguarda una considerazione, questa sì, di vero buonsenso. Non è mica vero che ogni sintomo, fastidio o problema fisico debba essere, per forza, curato con i farmaci. Ci sono tante situazioni che possono essere “curate” intervenendo altrove. Magari cambiando qualche cattiva abitudine alimentare, forse introducendo un po’ di moto nella propria giornata, qualche attività leggera e interessante (come il giardinaggio, per esempio) che consente al corpo di ritrovare mobilità e a qualche dolore persistente (e preoccupante) di sparire così come s’era manifestato. E senza, per questo, dover assumere, ancora altre medicine. La virtù, dicevano i nostri padri latini, sta nel mezzo. Bisogna saper riconoscere quando si ha (davvero) bisogno di un farmaco e quando se ne può fare a meno. Però non sempre abbiamo né le competenze né la “freddezza” per scegliere al meglio. Ed è per questo che occorre affidarsi al medico o al farmacista di fiducia. ---End text--- Author: GIOVANNI VASSO Heading: Highlight: Un anziano su tre consuma fino a 10 medicine al dì Ma il nodo è l’aderenza alle terapie: la chiave è fidarsi del medico Image:(©Imagoeconomica) -tit_org- Farmaci fai da te? No, Grazie Meno farmaci Più attenzione Perché dire no al “fai da te” -sec_org- tp:writer§§ GIOVANNI VASSO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501994904036.PDF §---§ title§§ J&J: farmaci ad alto margine e più efficienza operativa = Johnson & Johnson: farmaci ad alto margine e più efficienza operativa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501960303798.PDF description§§ pubDate§§ 2026-04-05T03:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501960303798.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501960303798.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501960303798.PDF tp:ocr§§ lettera al risparmiatore J&J: farmaci ad alto margine e più efficienza operativa Vittorio Carlini —a pag. 13 Johnson & Johnson: farmaci ad alto margine e più efficienza operativa Pharma. Il gruppo cresce con un portafoglio diversificato ma c'è l'incognita di tariffe doganali e degli effetti della guerra in Iran. Attesa per i dati trimestrali D a una parte, la razionalizzazione ed efficientamento dei costi. Dall’altra, il focus sulle medicine a più ad alto margine ed innovative. Il tutto con il business che deve affrontare incognite quali, ad esempio, le tariffe doganali (bocciate dalla Corte suprema) e poi parzialmente ripristinate su differenti basi giuridiche da Donald Trump. Così possono riassumersi alcuni punti che caratterizzano l’attività di Johnson & Johnson. Il gruppo farmaceutico - rispetto al quale è attesa entro la metà di aprile la pubblicazione dei numeri del primo trimestre del 2026 - ha archiviato lo scorso esercizio con un bilancio in espansione. Sia sul fronte delle vendite che della redditività. Il giro d’affari è arrivato a 94 ,19 miliardi di dollari, in rialzo del 6% rispetto al 2024. I ricavi operativi - senza effetto traslattivo delle valute - sono, dal canto loro, aumentati del 5,3%. L’utile per azione (Eps) diluito, invece, è salito a 11,03 dollari a fronte dei 5,79 realizzati un anno prima. Si tratta, è l’indicazione degli esperti, di numeri i quali - nell’ambito delle vendite e dei profitti rettificati - hanno battuto le stime di consensus. Con riguardo, dal canto suo, all’ultimo trimestre - sempre del 2025 - il fatturato e l’Eps sono stati di nuovo maggiori delle previsioni del mercato. Quel mercato che, cauto nell’immediatezza proprio dei risultati del quarto trimestre, ha successivamente mostrato una dinamica più favorevole per il titolo in Borsa. Le azioni di Johnson & Johnson, infatti, nel 2026 registrano un progresso del 17,4%, pur risentendo nel breve delle tensioni geopolitiche, come l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran. Minori costi più efficienza Al di là delle singole percentuali, la società va concretizzando - per l’appunto - una strategia di razionalizzazione ed efficientamento dei costi. Il focus è ben visibile nella differente dinamica dei numeri di conto economico del quarto trimestre del 2025 (replicata sull’intero scorso esercizio). In quel quarter il fatturato ha avuto una velocità di espansione ben inferiore alla redditività. Una distanza che deriva in larga parte dalla maggiore efficienza operativa. Uno degli interventi principali riguarda la spesa in ricerca e sviluppo. Nel segmento Innovative Medicine, l’R&D scende dal 25,8% al 22,0% dei ricavi nel trimestre . Nel MedTech il calo è ancora più marcato, dall’19,2% all’8,9%. La contrazione è significativa e legata a una scelta precisa: l’uscita da programmi di ricerca meno promettenti e la concentrazione sulle aree a maggiore valore. Un esempio concreto è la decisione di interrompere lo sviluppo del vaccino contro il virus respiratorio sinciziale per adulti, insieme ad altri programmi in epatite e HIV, per riallocare risorse verso farmaci con maggior potenziale commerciale e clinico. Non solo. Le stesse spese di vendita, marketing e amministrazione crescono meno dei ricavi, generando leva operativa. Così, ad esempio, sull’intero 2025 gli oneri amministrativi si espandono solo del 4,6%, meno dell’incremento del fatturato, segnalando con precisione il controllo diffuso dei costi. I dubbi degli esperti Tutto rose e fiori, quindi? La risposta è negativa. La riduzione della spesa in ricerca ha sollevato perplessità tra gli analisti perché tocca il principale motore di lungo periodo del business farmaceutico. Diversi osservatori sottolineano che la crescita di Johnson & Johnson dipende storicamente dalla capacità di generare nuovi farmaci attraverso la pipeline, e un ridimensionamento interno può indebolire questa leva competitiva nel tempo . Alcuni analisti evidenziano che il gruppo rischia di aumentare la dipendenza da acquisizioni esterne o partnership per compensare una minore produzione interna di inn ovazione . Il tema è particolarmente rilevante in una fase in cui il gruppo affronta la perdita di esclusività di farmaci chiave come Stelara. La società, tuttavia, respinge l’interpretazione e sostiene che si tratta - per l’appunto - di una riallocazione selettiva delle risorse verso le aree a maggiore ritorno, in particolare oncologia e immunologia, dove prevede di concentrare gli investimenti e sviluppare nuove terapie . Inoltre, il gruppo continua a dichiarare un forte impegno sugli investimenti complessivi in innovazione e capacità produttiva. Ma non è solamente questione di efficienze con conseguente maggiore redditività. Altro fil rouge del gruppo è la maggiore spinta - se possibile- verso farmaci ad alta marginalità. Per rendersene conto basta guardare, sempre nel 2025, l’andamento delle due aree d’attività: Innovative medicine e MedTech. Ebbene, lo scorso anno, la prima è stata contraddistinta da ricavi per 60,4 miliardi, in crescita del 6%. L’incremento consuntivo, tuttavia, non dà conto delle dinamiche tra i vari segmenti di cura. In tal senso, l’Oncologia emerge come asse centrale, con vendite superiori a 25 miliardi e crescita sostenuta da farmaci ad alto prezzo e complessità clinica, come le terapie per il mieloma multiplo.Un esempio concreto è Darzalex, che nel medesimo scorso esercizio ha generato 14,3 miliardi (+23%), grazie all’estensione dell’utilizzo alle prime linee di trattamento, aumentando sia i volumi sia il valore per paziente. Parallelamente, le stesse Neuroscienze mostrano una dinamica coerente con questa logica: Spravato - pure su dimensioni molto minori - è cresciuto significativamente nel 2025, sostenuto da forte domanda e ampliamento delle indicazioni. Al contrario, l’Immunologia registra una contrazione significativa, con ricavi pari a 15,7 miliardi e un calo dell’11,8% su base annua. La flessione è attribuita principalmente al blockbuster Stelara, penalizzato dalla concorrenza dei biosimilari e dall’avvicinarsi della perdita di esclusività, con effetti su prezzi e quote di mercato. Si tratta di una dinamica in larga parte esogena, che riflette il naturale ciclo di vita dei farmaci. Anche a fronte di ciò, il gruppo sta progressivamente riequilibrando il portafoglio verso aree più innovative e a maggiore crescita, riducendo l’esposizione ai prodotti maturi più soggetti a pressione competitiva. Il fil rouge - per l’appunto - è riscontrabile nello stesso segmento MedTech. Nell’area in oggetto il gruppo non vuole espandere tutte le linee allo stesso modo, ma concentra risorse e attenzione sui comparti con maggiore tecnologia, crescita potenziale e migliore profilo di redditività. Nel 2025 il segmento ha raggiunto il giro d’affari di 33,8 miliardi (+6,1%). Anche qui, però, il dato aggregato va letto in profondità. Il comparto più forte è il cardiovascolare, che è salito a 8,9 miliardi (+15,8%), trainato da elettrofisiologia, Abiomed e Shockwave. Vale a dire: piattaforme ad alto contenuto tecnologico e con forte domanda clinica. Anche l’oftalmologia cresce del 6,3%, grazie a innovazione di prodotto, robusta domanda e capacità commerciale. L’ortopedia, invece, è rimasta praticamente piatta (+1,1%). Si tratta - è l’indicazione degli esperti - di un business importante ma che, da un lato, si espande poco; e, dall’altro, è più esposto alla pressione sui prezzi, assorbendo risorse che il gruppo ritiene più produttive altrove. Non a caso la società ha annunciato nell’ottobre 2025 l’intenzione di separare la divisione, con l’obiettivo di realizzare l’operazione entro 18-24 mesi. Insomma, sia in Innovative Medicine sia in MedTech può riscontrarsi il filo rosso: meno enfasi sulle aree mature, maggiore concentrazione su oncologia, neuroscienze, cardiovascolare e oftalmologia, cioè sui business dove innovazione e specializzazione sostengono ricavi di qualità più alta e margini migliori. Tariffe e guerra Fin qual alcune indicazioni rispetto ad efficientamento, sviluppo farmaci e dinamiche aziendali. C’è, tuttavia, un altro aspetto cui il risparmiatore fai-da-te ha l’obbligo di porre attenzione. Quel lo delle tariffe doganali. Al di là dell’intesa raggiunta nel 2025 con il governo Usa, insieme ad altre big pharma, prima della decisione della Corte Suprema il gruppo aveva indicato per il 2026 un impatto potenziale dei dazi fino a circa 500 milioni di dollari. Oggi l’alea - seppure mutata- non è eliminata. Trump ha minacciato dazi al 100% sulle società che non si impegnano nella produzione in America. A ciò si aggiunge, poi, il rischio geopolitico legato alla guerra in Iran, che incide su rotte logistiche, tempi di consegna e costi energetici, con pressioni indirette su trasporti, materiali e costi operativi del settore sanitario. Di nuovo un tema cui il risparmiatore fai-da-te ha l’obbligo di monitorare. A fronte di un simile contesto quali, allora, i multipli del titolo in Borsa? Secondo il terminale Bloomberg, il rapporto tra prezzo ed utile sul 2025 è di 22 volte, quello corrente di 26 e quello sulla fine del 2026 di 20,9. A detta di Seeking Alpha, simili indicatori -considerando anche il Price to book value di 7,2 superiore a quello del comparto di riferimento - inducono lo stesso Seeking Alpha a dire che il titolo «è sopravvalutato». Ciò considerato, tornando al terminale Bloomberg, gli analisti hanno il seguente posizionamento: il 63,35 è per il “buy” mentre il restante 36,7% emette giudizio “hold”. Al di là di ciò,come sempre, va ricordato che si tratta di indicatori sintetici che raccontano parte della storia e su cui, quindi, non può basarsi alcuna scelta di investimento. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Vittorio Carlini Heading: Highlight: Il DOSSIER Tutte le “Lettera al Rispamiatore” sul sito del Sole nella sezione Finanza & Mercati ilsole24ore.com Image:Il gruppo Johnson & Johnson in numeri TRIMESTRI A CONFRONTO Dati in miliardi di dollari al 31/12/2024 e 2025 Ricavi 30 Utile netto 24,5 22,5 15 30 15 0 3,4 5,1 IV Trim ’24 IV Trim ’25 0 IV Trim ’24 IV Trim ’25 ESERCIZI A CONFRONTO Dati in miliardi di dollari al 31/12/2024 e 2025 Ricavi 100 88,8 Utile netto 94,2 50 100 50 26,8 14 0 0 2024 2025 2024 2025 RICAVI E SEGMENTI Dati in miliardi di dollari al 31/12/2024 e 2025 2024 Innovative Medicine MedTech 2025 56,9 60,4 31,8 33,8 FLUSSI DI CASSA Dati in miliardi di dollari al 31/12/2025 Flussi di cassa netti operativi Flussi di cassa netti usati per gli invetsimenti Flussi di cassa netti in attività finanziarie +24,5 Cassa ed equivalenti +19,7 -5,5 -23,6 I segmenti di business La società divide il giro d’affari in due aree: l’Innovative medicine e il MedTech. Appannaggio della prima area ci sono la realizzazione e vendita di farmaci. Il segmento, a sua volta, comprende sotto settori: dall’oncologia all’immunologia fino alle neuroscienze e malattie infettive. La seconda area, invece, progetta e vende dispositivi medici e strumenti chirurgici. Qui esistono quattro sotto segmenti. In primis può ricordarsi la Chirurgia. Poi c’è il fronte dell’Ortopedia. Infine: da un lato, esiste il mondo del Cardiovascolare (dagli stent fino alle pompe cardiache); dall’altro, il settore dell’Oftalmologia. -tit_org- J&J: farmaci ad alto margine e più efficienza operativa Johnson & Johnson: farmaci ad alto margine e più efficienza operativa -sec_org- tp:writer§§ Vittorio Carlini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/05/2026040501960303798.PDF §---§