title§§ Tempo (quasi) scaduto le promesse di Schillaci alla prova dei fatti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303260307440.PDF description§§
Estratto da pag. 24 di "ABOUTPHARMA" del 03 Apr 2026
Estratto da pag. 9 di "EDICOLA PER L'ITALIA" del 03 Apr 2026
Il ministro della Salute fa il punto su riforme e Pnrr e annuncia che sono pronti 600 milioni per un sensibile incremento degli organici «Intendiamo dare priorità a medici e infermieri sul territorio per decongestionare gli ospedali e abbattere i tempi delle visite»
pubDate§§ 2026-04-03T05:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177807815.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177807815.PDF', 'title': "EDICOLA PER L'ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177807815.PDF tp:ocr§§ Il piano Schillaci tra Case di Comunità liste d’attesa e assunzioni di personale Il ministro della Salute fa il punto su riforme e Pnrr e annuncia che sono pronti 600 milioni per un sensibile incremento degli organici «Intendiamo dare priorità a medici e infermieri sul territorio per decongestionare gli ospedali e abbattere i tempi delle visite» 2 ROMA Avanti sulle Case di Comunità, con 600 milioni per assumere medici e infermieri nei presidi territoriali incaricati di alleggerire il carico di lavoro che grava sugli ospedali. E avanti anche con la lotta alle liste d’attesa, perché «laddove la legge funziona, i tempi diminuiscono». Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, fa il punto sui temi caldi della sanità e sulle difficoltà che incidono sulla vita dei cittadini, pesando in modo diverso a seconda della regione di residenza. Mentre è ancora in corso la riforma della medicina territoriale e delle professioni sanitarie, l’Italia si è dotata di un Piano per la salute mentale «mancato per ben 13 anni» e punta a riguadagnare il terreno perso sugli screening oncologici e i vaccini. Medico, ricercatore e rettore universitario prima ancora che ministro, Schillaci passa in rassegna, all’Ansa Forum, risultati e obiettivi dei suoi 1.260 giorni al dicastero di Lungotevere Ripa. Prevenzione, screening e vaccini sono le parole d’ordine «per una sanità del futuro sostenibile e universale», in cui «si vive più a lungo ma bisogna anche cercare di far ammalare di meno le persone». In cima alle priorità ci sono le liste d’attesa, che impongono mesi per ottenere una colonscopia o una visita dermatologica, spingendo verso la sanità privata o a rinunciare alle cure. Da un anno a questa parte, ha precisato Schillaci, «c’è una legge per ottenere prestazioni sanitarie in tempi congrui». Prevede che chi non riesce a ottenere una prestazione nel pubblico, possa rivolgersi al privato convenzionato senza costi aggiuntivi. «Il Cup unico sta ottenendo risultati positivi, ma c’è ancora da lavorare. Dove la legge è applicata, il trend è positivo: c’è un aumento delle prestazioni e una riduzione dei tempi di attesa. Ma c’è ancora disomogeneità, con regioni più e meno performanti. Il ministero è a disposizione per accompagnarle in questo percorso». Ma allo stesso tempo è a lavoro con l’Istituto superiore di sanità per migliorare le prescrizioni perché, spiega, c’è anche un altro lato della medaglia: «Un numero crescente di richieste di esami diagnostici e un tasso elevato di inappropriatezza». Compiuti i suoi primi 47 anni, il Servizio sanitario nazionale si trova ora di fronte a una novità che dovrebbe cambiarne il volto: l’entrata a regime delle Case di Comunità, strutture finanziate con i fondi del Pnrr per ospitare presidi sanitari in grado di fornire la prima risposta di salute sul territorio. Ma, secondo il monitoraggio Gimbe, al 31 dicembre 2025 solo 66 su 1.715 erano pienamente operative. In realtà, precisa il ministro, «in base agli ultimi dati, siamo in linea. Anche qui ci sono realtà più avanti e altre più indietro. Però bisogna dare un ulteriore impulso, non solo creando infrastrutture ma anche servizi. Per questo stiamo lavorando per assumere personale: nelle leggi di bilancio sono già stati stanziati 250 milioni per il 2024 e 350 milioni per il professionisti». I recenti casi di cronaca evidenziano un ruolo sempre più problematico del web. «Oggi più che mai deve fare i conti con nuove forme di dipendenza, come quelle dai social». E con pazienti sempre più giovani. Per questo, il piano, finanziato con risorse pluriennali, punta soprattutto sulla prevenzione: «Abbiamo finanziato psicologi nelle scuole. Riconoscere i disturbi psichiatrici in età giovanile - ha concluso - significa evitare che negli anni si arrivi a situazioni più complesse e difficili da recuperare». ---End text--- Author: LIVIA PARISI Heading: Highlight: Image:Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervistato dalla giornalista dell’Ansa Manuela Correra durante l’Ansa Forum ANSA -tit_org- Il piano Schillaci tra Case di Comunità liste d ’ a ttesa e assunzioni di personale -sec_org- tp:writer§§ LIVIA PARISI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177807815.PDF §---§ title§§ Aggiornato - Il piano Schillaci tra Case di Comunità liste d ' attesa e assunzioni di personale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177907816.PDF description§§
Estratto da pag. 9 di "EDICOLA PER L'ITALIA" del 03 Apr 2026
Il ministro della Salute fa il punto su riforme e Pnrr e annuncia che sono pronti 600 milioni per un sensibile incremento degli organici «Intendiamo dare priorità a medici e infermieri sul territorio per decongestionare gli ospedali e abbattere i tempi delle visite»
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E avanti anche con la lotta alle liste d’attesa, perché «laddove la legge funziona, i tempi diminuiscono». Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, fa il punto sui temi caldi della sanità e sulle difficoltà che incidono sulla vita dei cittadini, pesando in modo diverso a seconda della regione di residenza. Mentre è ancora in corso la riforma della medicina territoriale e delle professioni sanitarie, l’Italia si è dotata di un Piano per la salute mentale «mancato per ben 13 anni» e punta a riguadagnare il terreno perso sugli screening oncologici e i vaccini. Medico, ricercatore e rettore universitario prima ancora che ministro, Schillaci passa in rassegna, all’Ansa Forum, risultati e obiettivi dei suoi 1.260 giorni al dicastero di Lungotevere Ripa. Prevenzione, screening e vaccini sono le parole d’ordine «per una sanità del futuro sostenibile e universale», in cui «si vive più a lungo ma bisogna anche cercare di far ammalare di meno le persone». In cima alle priorità ci sono le liste d’attesa, che impongono mesi per ottenere una colonscopia o una visita dermatologica, spingendo verso la sanità privata o a rinunciare alle cure. Da un anno a questa parte, ha precisato Schillaci, «c’è una legge per ottenere prestazioni sanitarie in tempi congrui». Prevede che chi non riesce a ottenere una prestazione nel pubblico, possa rivolgersi al privato convenzionato senza costi aggiuntivi. «Il Cup unico sta ottenendo risultati positivi, ma c’è ancora da lavorare. Dove la legge è applicata, il trend è positivo: c’è un aumento delle prestazioni e una riduzione dei tempi di attesa. Ma c’è ancora disomogeneità, con regioni più e meno performanti. Il ministero è a disposizione per accompagnarle in questo percorso». Ma allo stesso tempo è a lavoro con l’Istituto superiore di sanità per migliorare le prescrizioni perché, spiega, c’è anche un altro lato della medaglia: «Un numero crescente di richieste di esami diagnostici e un tasso elevato di inappropriatezza». Compiuti i suoi primi 47 anni, il Servizio sanitario nazionale si trova ora di fronte a una novità che dovrebbe cambiarne il volto: l’entrata a regime delle Case di Comunità, strutture finanziate con i fondi del Pnrr per ospitare presidi sanitari in grado di fornire la prima risposta di salute sul territorio. Ma, secondo il monitoraggio Gimbe, al 31 dicembre 2025 solo 66 su 1.715 erano pienamente operative. In realtà, precisa il ministro, «in base agli ultimi dati, siamo in linea. Anche qui ci sono realtà più avanti e altre più indietro. Però bisogna dare un ulteriore impulso, non solo creando infrastrutture ma anche servizi. Per questo stiamo lavorando per assumere personale: nelle leggi di bilancio sono già stati stanziati 250 milioni per il 2024 e 350 milioni per il 2025. E poi c’è bisogno della collaborazione dei medici di medicina generale, il cui ruolo è indispensabile». E poiché non c’è salute senza salute mentale, Schillaci parla anche del Piano nazionale 2025-2030, approvato pochi mesi fa per dare una risposta alla carenza di servizi territoriali e al crescente bisogno di supporto psicologico, che la pandemia da Covid ha reso più evidente. «Dopo 13 anni, l’Italia ha finalmente un Piano organico», per il quale «nel primo anno sono stati previsti 30 milioni da destinare alle assunzioni di professionisti». I recenti casi di cronaca evidenziano un ruolo sempre più problematico del web. «Oggi più che mai deve fare i conti con nuove forme di dipendenza, come quelle dai social». E con pazienti sempre più giovani. Per questo, il piano, fi nanziato con risorse pluriennali, punta soprattutto sulla prevenzione: «Abbiamo finanziato psicologi nelle scuole. Riconoscere i disturbi psichiatrici in età giovanile - ha concluso - significa evitare che negli anni si arrivi a situazioni più complesse e difficili da recuperare». ---End text--- Author: LIVIA PARISI Heading: Highlight: Image:Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervistato dalla giornalista dell’Ansa Manuela Correra durante l’Ansa Forum ANSA -tit_org- Aggiornato - Il piano Schillaci tra Case di Comunità liste d ’ attesa e assunzioni di personale -sec_org- tp:writer§§ LIVIA PARISI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177907816.PDF §---§ title§§ La privatizzazione silenziosa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040301715804459.PDF description§§
Estratto da pag. 30 di "LEFT" del 03 Apr 2026
una riforma dichiarata, ma una somma di scelte contabili del governo Meloni. Così sanità e istruzione sono diventate
pubDate§§ 2026-04-03T02:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040301715804459.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040301715804459.PDF', 'title': 'LEFT'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040301715804459.PDF tp:ocr§§ La privatizzazione silenziosa Non una riforma dichiarata, ma una somma di scelte contabili e normative del governo Meloni. Così sanità e istruzione sono diventate il terreno di una liberalizzazione progressiva che stabilisce chi può curarsi in tempo e impoverisce di risorse la scuola pubblica I n tre anni e mezzo di governo Meloni sanità e istruzione si sono trasformate in due laboratori paralleli di una stessa strategia volta a ridurre sistematicamente il perimetro effettivo del pubblico, spostando quote crescenti di risorse e di domanda verso il settore privato e paritario, senza mai dichiarare apertamente una “riforma” di modello - men che meno sottoponendola a un dibattito parlamentare. Nel Servizio sanitario nazionale questo processo passa per il definanziamento rispetto al Pil, l’esplosione della spesa diretta delle famiglie e l’allungamento delle liste d’attesa che spingono verso il privato; nella scuola, passa attraverso una serie di misure mirate che rafforzano economicamente gli istituti paritari, mediante contributi, voucher e agevolazioni fiscali, mentre la scuola statale resta inchiodata a una delle spese pubbliche in istruzione più basse d’Europa. Dal diritto universale al servizio a pagamento Sanità e istruzione, in Costituzione, sono diritti universali da garantire «senza distinzione di condizioni personali e sociali». Nelle scelte di bilancio dell’esecutivo diventano invece campi sempre più aperti alla logica del mercato, dove il ruolo dello Stato si restringe e quello dei provider privati viene sostenuto con fondi, incentivi fiscali e strumenti di domanda sussidiata. Privati che nel campo dell’istruzione fanno capo in gran parte ad un unico soggetto, la Chiesa cattolica e apostolica romana. A livello nazionale, su 12.500 paritarie, le scuole private gestite da congregazioni religiose, diocesi e fondazioni ecclesiali sono circa 7.700 (fonte Conferenza episcopale italiana, 2023), intorno al 62%. Meno marcata è la presenza nella sanità privata convenzionata. Quella cattolica rappresenta tuttavia uno dei principali attori del privato accreditato in Italia, con centinaia di strutture ospedaliere e socio-sanitarie e un peso economico rilevante nelle convenzioni pubbliche stimato dalla Uaar in almeno un miliardo di euro l’anno. Fatto sta che mentre la quota di Pil destinata alla sanità è stabilmente sotto la media europea e la spesa pubblica per l’istruzione scende al 3,9% del Pil, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega rivendicano “record di risorse” per il Fondo sanitario nazionale e “passi avanti nella libertà di educazione”, ma tramite l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni concentrano le innovazioni normative su strumenti che facilitano l’uscita dei cittadini dal canale pubblico: intramoenia e privatismo di fatto nella sanità, voucher, bonus e sgravi per chi sceglie le scuole paritarie. L’esito è un doppio sistema. Chi può permetterselo si compra tempo, prestazioni e percorsi scolastici più protetti. Chi non può resta nelle liste d’attesa o in istituti statali sotto finanziati, con una frattura sociale che attraversa territori, ceti e generazioni. Sanità, il sotto finanziamento è strutturale Il lavoro di erosione delle risorse pubbliche in favore dei soggetti privati da parte del governo di destra in carica da ottobre 2022 è stato progressivo e costante. Nel 2023 la spesa sanitaria complessiva in Italia era pari a 176 miliardi di euro, di cui 130,29 miliardi pubblici e 45,86 miliardi privati; nel 2024 è stata stimata in circa 185 miliardi, di cui 137 miliardi pubblici e quasi 48 miliardi privati, cioè più di un quarto del to- tale fuori dal bilancio pubblico. Dentro questi 47,66 miliardi, ben 41,3 miliardi sono spesa diretta delle famiglie (out-of-pocket), pari al 22,3% dell’intera spesa sanitaria, mentre 6,4 miliardi sono intermediati da fondi e assicurazioni. Secondo elaborazioni sindacali sulla Tessera sanitaria, la spesa diretta delle famiglie nel 2024 sarebbe arriva- ta addirittura a oltre 46 miliardi, con un incremento di quasi l’8% in un solo anno. Sul lato pubblico, il Documento d i finanza pubblica 2025 indica per il 2024 un rap- porto spesa sanitaria/Pil del 6,3%, sotto la media Ue che si colloca attorno al 6,9%, con proiezioni 2025-2026 inchiodate intorno al 6,2%, nonostante gli annunci di “record di stanziamenti” e di un incremento cumulato di circa 30 miliardi a fine legislatura. Già nel 2021 l’Ocse evidenziava per l’Italia una spesa sanitaria pro capite inferiore alla media europea (2.792 euro a parità di potere d’acquisto contro una me- dia Ue di 4.028), ma con un ricorso significativamente più alto ai pagamenti diretti delle famiglie, che rappresentano circa il 90% delle fonti private. Nel 2024, circa il 74% della spesa sanitaria è risultato a carico della Pubblica amministrazione e delle assicurazioni sociali obbligatorie, il 22% sulle famiglie e il 3% su schemi volontari, con una crescita della componente privata tra le più rapide in Europa. Formalmente in Italia il modello resta universalistico, con un modello a erogazione mista in cui ospedali, specialistica ambulatoriale e una parte dei servizi territoriali sono forniti da un mosaico di strutture pubbliche e provider privati accreditati, con grandi differenze tra regioni per densità di offerta e modalità di remunerazione. Nel 2022 l’Istat ha censito 996 istituti di cura, somma di strutture pubbliche e pri- vate accreditate con il Servizio sanitario nazionale, e una dotazione di 3 posti letto ospedalieri ogni mille abitanti, in calo rispetto ai livelli di dieci anni prima (3,5 posti letto/1000) e sotto la media Ocse (4,3 posti letto/1000). In questo contesto, quando il canale pubblico si satura - per carenze di personale, riduzione di posti letto, sot- to-utilizzo della rete territoriale - la domanda non sparisce. Si sposta. Il cittadino può scegliere di attendere, aggirare le liste pagando una prestazione privata (anche nella stessa struttura in regime intramoenia) oppure rinunciare del tutto alla prestazione se il costo è troppo alto; la crescita dell’out-of-pocket e dell’area di rinuncia alle cure è il segno misurabile di questo spostamento. La privatizzazione, in questo quadro, non coincide principalmente con l’espansione di fondi e assicurazioni (che nel 2024, con 6,4 miliardi, restano una quota minoritaria del totale), ma con una progressiva traslazione dell’onere finanziario direttamente sulle famiglie, cui è affidata la funzione di “tappare i buchi” lasciati dal sotto finanziamento pubblico. Un punto di rottura decisivo è rappresentato dalle liste d’attesa per prestazioni specialistiche e diagnostiche, che negli ultimi anni sono diventate il crocevia tra finanziamento pubblico insufficiente, capacità produttiva dei servizi e ricorso al privato. In pratica, la combinazione di sotto finanziamento, carenza di personale e riduzione dei posti letto spinge una quota crescente di domanda verso il canale privato, o verso la rinuncia alle cure. L’VIII rapporto Gimbe sullo stato del Ssn, nell’ottobre 2025 ha rilevato un aumento significativo delle persone che hanno rinunciato ad almeno una prestazione necessaria per motivi economici o di attesa, passando da 4,1 a 5,8 mln di cittadini in due anni. Ovviamente si tratta di una crescita concentrata tra i redditi più bassi e nelle aree con minore offerta sanitaria. Scuola, pioggia di denaro sulle paritarie Sul versante istruzione, l’Italia investe meno della media europea. Nel 2022 la spesa pubblica per l’istruzione in rapporto al Pil era attorno al 4,1% contro una media Ue del 4,7%; nel 2023 è scesa al 3,9%, collocando il Paese tra gli ultimi posti nell’Unione (dati Eurostat). Per il 2024 e il 2025 non sono ancora disponibili dati definitivi comparabili a livello europeo. Tuttavia, a fine novembre 2024 l’Osservatorio sui conti pubblici italiani parlava di una spesa per la scuola bassa, in discesa e male allocata, in un sistema già segnato da classi sovraffollate, edilizia fragile e difficoltà croniche nel rendere stabili i docenti e il personale Ata. Dentro questo quadro di sottofinanziamento, il governo Meloni ha scelto di incrementare in modo strutturale il sostegno alle scuole parit arie, cioè istituti privati riconosciuti che richiedono co- munque una retta alle famiglie. Con la legge di bilancio 2025 il fondo per le paritarie è stato aumentato di 50 milioni per lo stesso anno e di 10 milioni annui a partire dal 2026, portando il plafond nazionale stabilmente vicino agli 800 milioni annui. Nel 2022 erano stati aggiunti 70 milioni, e per l’anno scolastico 2024-2025 due decreti Valditara hanno assegnato complessivamente 750 milioni, con un incremento di 50 milioni rispetto al 2023. La legge di bilancio 2026 ha segnato una nuova svolta con lo stanziamento di 30 milioni per le scuole dell’infanzia non statali e 21 milioni ag- giuntivi per l’intero comparto delle paritarie, misura che le associazioni di categoria hanno accolto positivamente gli stanziamenti aggiuntivi, interpretandoli come un sostegno alla libertà di scelta educativa. Sul piano fiscale, le scuole paritarie gestite da enti non commerciali beneficiano da tempo di agevolazioni, tra cui l’esenzione dall’Imu sugli immobili utilizzati per attività didattiche senza fini di lucro, misura che riduce i costi di gestione per enti religiosi e fondazioni. Il “buono scuola” e la domanda sussidiata al privato La misura simbolicamente più potente è il “buono scuola”, un voucher fino a 1.500 euro a studente, a partire dal 2026, per gli studenti iscritti a scuole paritarie di primo grado o al primo biennio delle superiori, riservato alle famiglie con Isee fino a 30 mila euro. Lo stanziamento iniziale è di 20 milioni di euro, con contributi modulati in base al reddito e cumulabili fino a 5 mila euro per nucleo familiare, in un meccanismo di domanda sussidiata che riduce le rette dovute agli istituti privati ma non investe un euro in più nelle strutture, negli organici o nei servizi della scuola statale. Secondo i promotori, dal ministro Valditara a vari leader della maggioranza fino a esponenti della Chiesa, si tratta del coronamento di una battaglia portata avanti dalla destra da trent’anni, pensata per facilitare la scelta della paritaria alle famiglie meno abbienti. Secondo Flc-Cgil è invece una scelta politica precisa volta a sottrarre risorse a un fondo generale per gli interventi strutturali di politica economica per finanziare, di fatto, un sussidio alla domanda privata, in un sistema in cui la scuola pubblica resta sottofinanziata e un milione scarso di studenti frequenta le paritarie. Due facce della stessa strategia Se si mettono in fila tutti i dati elaborati fin qui, emerge un disegno coerente. In ambito sanitario il governo rivendica incrementi nominali del Fondo per il Ssn ma mantiene il rapporto spesa/Pil sotto la media Ue, mentre la spesa privata cresce più rapidamente di quella pubblica, superando i 40 miliardi l’anno di esborso diretto delle famiglie. Nella scuola, a fronte di una spesa pubblica che scende al 3,9% del Pil, le scelte più recenti riguardano l’aumento stabile del fondo alle paritarie, nuovi stanziamenti mirati e un voucher nazionale che riconosce fino a 1.500 euro per chi iscrive i figli negli istituti privati riconosciuti. In entrambi i casi, il perimetro dei diritti sociali viene ristretto: la promessa universalistica resta sulla carta, ma una quota crescente di bisogni - visite specialistiche, esami diagnostici, percorsi formativi percepiti come di maggior qualità - viene allocata fuori dal raggio d’azione del pubblico, scaricando la differenza sui bilanci familiari. La privatizzazione, così, non avanza attraverso una dichiarata “riforma neoliberale” ma per accumulo di scelte contabili e normative. Il definanziamento relativo del pubblico e il sostegno diretto e indiretto al privato sono strumenti che aiutano a migrare verso servizi a pagamento solo chi ha ancora un margine di spesa. In un Paese che invecchia rapidamente e dove la mobilità sociale si è fermata, la combinazione di sanità e scuola spinte verso il mercato non è solo una questione di equilibri di bilancio ma è una riscrittura materiale del patto costituzionale, che solo per fare un esempio decide in anticipo chi potrà curarsi in tempo, e chi invece dovrà accontentarsi di ciò che resta del pubblico. ---End text--- Author: Federico Tulli Heading: Highlight: Nella scuola, a fronte di una spesa pubblica che scende al 3,9% del Pil, si segnala l’aumento stabile del fondo alle paritarie che ormai supera 800 milioni l’anno Da quando è in carica il governo Meloni i cittadini che hanno rinunciato ad almeno una prestazione per motivi economici o di attesa, sono passati da 4,1 a 5,8 milioni Image: -tit_org- La privatizzazione silenziosa -sec_org- tp:writer§§ Federico Tulli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040301715804459.PDF §---§ title§§ Migrazione sanitaria, la grande fuga dei pazienti dal sud premia il Veneto = Cure mediche, Veneto sul podio per pazienti da fuori regione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302033803383.PDF description§§
Estratto da pag. 2 di "SOLE 24 ORE INSERTI" del 03 Apr 2026
Estratto da pag. 6 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 03 Apr 2026
Estratto da pag. 12 di "GIORNALE" del 03 Apr 2026
Fondi e assicurazioni devono collaborare col Ssn
pubDate§§ 2026-04-03T05:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186307740.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186307740.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186307740.PDF tp:ocr§§ Resta una diffidenza tutta ideologica: grazie al privato sistema in equilibrio Fondi e assicurazioni devono collaborare col Ssn a spesa sanitaria privata è ormai essenziale all’equilibrio del sistema di protezione della salute degli italiani. E lo sarà sempre di più. L’aumento progressivo dell’aspettativa di vita è una buona notizia, ma mette in rilievo nell’agenda del Paese il tema della fragilità sanitaria. Già oggi ai 138 miliardi di spesa pubblica per finanziare il sistema sanitario nazionale gli italiani aggiungono di tasca propria 45 miliardi ogni anno di tasca propria. La diffidenza verso l’integrazione privata dovrebbe ormai essere superata dai fatti. E da questi numeri. D’altronde, sono ormai 17 milioni gli italiani che sono iscritti ai 324 fondi sanitari integrativi (comprese le Casse mutue e le società di mutuo soccorso) registrati all’anagrafe del ministero della Salute. Il ricorso al privato aiuta anche il Ssn, alleggerendo molta della legittima pressione nelle prestazioni ordinarie (analisi di laboratorio, esami specialistici, prevenzione...) contribuendo al taglio delle liste di attesa per prestazioni che non siano acuzie o grandi interventi. Anzi, l’equilibrio pubblico-privato dovrebbe essere migliorato, invece che - ancora spesso - osteggiato da una incrollabile diffidenza verso il privato. Un’attenzione strutturale alla sanità integrativa dovrebbe spingere ad aumentare la capacità di intermediare una quota crescente di quei 45 miliardi di out of pocket. Oggi solo 5 L miliardi di quei 45 sono ottimizzati dall’intervento dei fondi e delle casse mutue. Troppo poco per poter produrre effetti di razionalizzazione delle strutture sanitarie e della spesa. Il fronte della prevenzione e l’orizzonte della non autosufficienza dovrebbero incentivare lo sviluppo della sanità integrativa, invece che frenarla. La prevenzione, se diventa pratica abituale può ridurre l’impatto sulle forme patologiche successive che sono sempre più difficili e onerose da gestire. D’altronde si sa che prevenire è sempre meglio che curare. Vale ancora di più l’elemento della non autosufficienza. Invecchiare non vuol dire solo aggiungere anni alla vita ma aggiungere vita e vita buona agli anni. Se è vero che gli over 65 anni di oggi ormai si aspettano circa vent’anni di vita, è pur vero la metà di questi anni di vita rischiano di essere convissuti con patologie più o meno invalidanti. Su questo fronte ancora una volta è il supporto privato - anche a livello assicurativo - che può e deve soccorrere. La mutualità e l’investimento preventivo in polizze long term care (Ltc) possono offrire un orizzonte di vita più sereno e meno emergenziale. D’altronde la vita che si allunga deve essere una buona notizia non una iattura. Pubblico e privato (fondi sanitari e compagnie di assicurazione in questo caso) devono collaborare per sottrarre il più possibile la vita degli italiani al rischio del peggio, costruendo il meglio per tempo. ---End text--- Author: Marco Barbieri Heading: Highlight: Image:I NUMERI Spesa sanitaria pubblica (SSN) 138 miliardi 17 milioni Spesa sanitaria privata totale Gli italiani assistiti dai fondi sanitari 45 miliardi Spesa intermediata da fondi sanitari 5 miliardi Spesa out of pocket 324 40 miliardi 0 30 MLD 60 MLD I fondi sanitari attivi in Italia 90 MLD 120 MLD 150 MLD -tit_org- Resta una diffidenza tutta ideologica: grazie al privato sistema in equilibrio -sec_org- tp:writer§§ MARCO BARBIERI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186307740.PDF §---§ title§§ Assunzioni sprint nella sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186007741.PDF description§§
Estratto da pag. 25 di "ITALIA OGGI" del 03 Apr 2026
Concorsi con riserva di posti e tramite titoli e colloquio
pubDate§§ 2026-04-03T05:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186007741.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186007741.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186007741.PDF tp:ocr§§ Le novità negli emendamenti al dl Pnrr. Ok agli operatori socio-sanitari formati all’estero Assunzioni sprint nella sanità Concorsi con riserva di posti e tramite titoli e colloquio n piano di assunzioni sprint nella sanità. E largo ad operatori socio-sanitari e socio-assistenziali che abbiano conseguito qualifiche professionali all’estero. Nel pacchetto di 19 emendamenti al dl Pnrr, depositati mercoledì sera in commissione bilancio alla Camera dai quattro relatori (Vanessa Cattoi, Roberto Pella, Francesco Saverio Romano e Paolo Trancassini), governo e maggioranza provano a mettere benzina nel motore del Piano nazionale di ripresa e resilienza che, a pochi mesi dalla scadenza, arranca pericolosamente proprio nella Missione 6-Salute. Per questo si prova a incidere sul rafforzamento degli organici con procedure «eccezionali e temporanee» che puntano anche a scongiurare i contenziosi legati alla reiterazione di rapporti di lavoro flessibili finita da U tempo nel mirino della Cassazione. Assunzioni a due vie. Gli enti del Servizio sanitario nazionale potranno procedere ad assunzioni nel limite del 30% dei posti complessivamente programmati nel triennio, con procedure«eccezionali e temporanee». Nei concorsi, una riserva fino al 50% dei posti disponibili andrà appannaggio del personale che abbia maturato al 31 dicembre 2025 almeno 18 mesi di servizio, anche non continuativi, negli ultimi 5 anni in enti del Ssn con contratti di lavoro flessibile. Il restante 50% dei posti sarà assegnato con procedure selettive per titoli e colloquio su domanda degli interessati. Per accedere alle selezioni bisognerà aver maturato, sempre al 31 dicembre 2025, almeno 24 mesi di servizio, questa volta continuativo, anche con contratti flessibili e di collaborazione a condizione che il reclutamento sia avvenuto per concorso. Potrà accedere alle selezioni anche il personale non più in servizio. Operatori socio-sanitari. Fino al 31 dicembre 2029, per garantire la continuità dei servizi di assistenza territoriale e consolidare gli interventi realizzati nell’ambito della Missione 6 del Pnrr, potranno lavorare sul territorio nazionale presso strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali, pubbliche o private, anche gli operatori socio-sanitari e socio-assistenziali che abbiano conseguito la qualifica professionale all’estero. Gli interessati potranno presentare domanda alle regioni che riconosceranno la qualifica professionale sulla base di mere verifiche documentali del titolo conseguito all’estero e della sua idoneità a esercitare in Italia. Fino al 31 dicembre 2027, le strutture sanitarie, qualora non riescano a reperire personale in possesso dei requisiti richiesti, potranno assumere soggetti iscritti a corsi di operatore socio-sanitario e socio-assistenziale con contratti di lavoro subordinato a tempo determinato e con orario part-time in modo da consentire il proseguimento delle attività formative. Enti locali. Per consentire il tempestivo conseguimento degli obiettivi indicati nel Pnrr, potranno essere prorogati fino a 31 dicembre 2026 tutti gli incarichi dirigenziali e non, attribuiti da regioni, province, comuni e città metropolitane. Resta fermo per il personale non dirigenziale il rispetto del limite massimo di 36 mesi per la durata del contratto a tempo determinato. I costi per il rinnovo dei contratti non incideranno sulle capacità assunzionali così come calcolate ai sensi dell’articolo 33, comma 2 del dl 34/2019 che ha riformato le capacità assunzionali dei comuni a partire dal 2020, passando da un rigido turn-over a una sostenibilità finanziaria basata sul rapporto tra spesa di personale ed entrate correnti. Società partecipate. I comandi e i distacchi del personale delle società a controllo pubblico continueranno a non poter «eccedere la durata di un anno», ma potranno essere «rinnovabili» e utilizzabili non oltre il 31 dicembre 2027. La proposta normativa va a modificare il testo unico in materia di società a partecipazione pubblica che, con la legge di Bilancio 2023, era già stato modificato introducend o un regime temporaneo (durata di un anno e massimo fino a dicembre 2026) per i comandi e i distacchi del personale delle società a controllo pubblico per «esigenze strettamente collegate all'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza». ---End text--- Author: FRANCESCO CERISANO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Assunzioni sprint nella sanità -sec_org- tp:writer§§ FRANCESCO CERISANO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186007741.PDF §---§ title§§ Sanità, liste d'attesa i tempi si riducono fino al 40 per cento = Sanità, primi progressi per le liste d'attesa Miglioramenti fino al 40% link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185407747.PDF description§§
Estratto da pag. 11 di "MESSAGGERO" del 03 Apr 2026
Evangelisti a pag. 11 >Il ministro Schillaci: «Progressi nelle Regioni che stanno applicando le nuove regole» Ma i risultati non sono uniformi. E per alcune prestazioni dati ancora preoccupanti
pubDate§§ 2026-04-03T05:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185407747.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185407747.PDF', 'title': 'MESSAGGERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185407747.PDF tp:ocr§§ L’effetto della riforma Sanità, liste d’attesa i tempi si riducono fino al 40 per cento Evangelisti a pag. 11 Sanità, primi progressi per le liste d’attesa Miglioramenti fino al 40% Il ministro Schillaci: «Progressi nelle Regioni che stanno applicando le nuove regole» Ma i risultati non sono uniformi. E per alcune prestazioni dati ancora preoccupanti ` IL FOCUS ROMA Come sta andando la riforma delle liste d’attesa? Spiega il ministro della Salute, Orazio Schillaci, a un Forum dell’Ansa: «Dove la legge è applicata, il trend è positivo, c'è un aumento delle prestazioni e una riduzione dei tempi. Ma c'è ancora disomogeneità regionale, con Regioni più e meno performanti. Il ministero è a disposizione per accompagnarle in questo percorso». Significa che la situazione è ancora a macchia di leopardo, ma si vedono, secondo il ministro, i primi miglioramenti. Da sapere: quando si parla di liste di attesa si fa riferimento a uno dei mali storici della sanità. Sono i giorni, ma più spesso i mesi, che un cittadino deve attendere prima di ottenere un esame o una visita medica specialistica dal Servizio Sanitario Nazionale. La legge di riforma voluta da Schillaci è stata approvata nell’estate del 2024. Prevede, tra le altre cose, un centro unico di prenotazione regionale, laboratori e ambulatori aperti anche il sabato e la domenica, l’obbligo per le Asl di assicurare la prestazione entro i limiti previsti dal livello di urgenza anche acquistandola dal privato convenzionato, l’attivazione di una piattaforma nazionale, gestita da Agenas, per misurare le attese con trasparenza. VALUTAZIONI Fatta questa premessa, cosa dicono i dati oggi? Stando alle rilevazioni che coprono tutto il 2025, al Ministero della Salute spiegano che per la prima volta in vent'anni, i dati della Piattaforma nazionale Agenas (basati su 50 milioni di prenotazioni reali) indicano un'inversione di tendenza positiva. Più nel dettaglio: confrontando il primo bimestre del 2025 con quello del 2026 emerge un incremento delle prestazioni erogate entro i tempi di legge. Secondo i dati elaborati dal Ministero della Salute, per gli esami diagnostici siamo a circa il +2 per cento, per le visite specialistiche al +3 per cento. Dice Schillaci: «Ci sono Regioni che vanno meglio e altre che vanno peggio: rivendichiamo di avere un monitoraggio di ciò che accade. Prima non c'erano numeri che indicassero i ritardi nelle singole Regioni». Ecco, ma perché sulla piattaforma di Agenas non è possibile vedere i dati scorporati per Regione? Probabilmente arriveranno a partire da metà maggio, ma ovviamente si tratta di materia delicata perché confrontare i vari territori causerà polemiche. E non è semplice fare in modo che tutte le Regioni, anzi tutte le Asl, seguano gli stessi criteri. Al Ministero della Salute però hanno già alcuni elementi utili a comprendere dove si stanno registrando dei miglioramenti. Spiegano che la Liguria ha puntato sul recall attivo dei pazienti in agenda — quel 20 per cento che prenota e poi non si presenta, facendo slittare i tempi degli altri — e ha ottenuto un miglioramento del 40 per cento nel rispetto dei tempi. L'Umbria segna un +25 per cento. Il Piemonte ha esteso l'apertura degli ambulatori e dei reparti di diagnostica alla sera e nei fine settimana, con risultati misurabili sulle liste. Per quanto riguarda il Lazio, i dati del Ministero dicono che il sistema mostra segnali di tenuta: ad esempio, per le visite cardiologiche e ortopediche si raggiunge rispettivamente l’85 e l’87 per cento di rispetto dei tempi per le classi di priorità più alte; per la Tac torace oltre la metà degli esami viene effettuata nei tempi previsti, con punte del 77 per cento nelle prestazioni programmabili al Policlinico Tor Vergata, mentre l’eco doppler dei tronchi sovraaortici mantiene una risposta tempestiva sulle urgenze, con circa il 79 per cento nei tempi. Complessivamente, oltre mille ospedali hanno migliorato le proprie performance di almeno il 20 per cento su base annua. Sempre secondo il Ministero, restano alcuni nodi irrisolti perché comunque una pres tazione urgente su cinque non viene assicurata nei tempi previsti. CASISTICA Dice ancora Schillaci: «La legge prevede che, se non è possibile ottenere una prestazione nei tempi nel pubblico, il cittadino possa rivolgersi al privato convenzionato senza costi aggiuntivi. Il governo ha messo la faccia su uno dei problemi più annosi della sanità: fino a quel momento le Regioni erano rimaste sole». Spulciando sui dati della piattaforma di Agenas che registra le liste d’attesa, in effetti permangono diverse criticità. Prendiamo alcune prestazioni campione. Ad esempio, per la Colonscopia totale con endoscopio flessibile, nell’anno 2025, emerge che per le prenotazioni con classe U (urgente, vanno assicurate entro tre giorni) solo il 25 per cento dei pazienti ha visto rispettati i tempi. Mediamente l’attesa è di 24 giorni, ma ci sono picchi decisamente più alti. E se si vedono i dati mese per mese, risulta che a novembre e dicembre c’è stato un arretramento rispetto all’inizio dell’anno. Va anche detto però che nelle altre tre classi di urgenza, ci sono stati dei miglioramenti. Spostiamoci sul fronte delle visite specialistiche (ma ovviamente si tratta di un campione casuale, perché le prestazioni esaminate sono molte). Per la prima visita neurologica, quando il livello di urgenza è massimo (entro 3 giorni) mediamente il termine è rispettato, ma ci sono picchi più alti. M.Ev. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: M. Ev. Heading: Highlight: INCREMENTO MEDIO TRA IL 2% E IL 3% DI VISITE ED ESAMI URGENTI PER I QUALI SONO STATI RISPETTATI I TEMPI FORTI PASSI IN AVANTI PER LE ASL DI LIGURIA E UMBRIA NEL LAZIO SEGNALI DI TENUTA Image:In alto, il ministro della Salute, Orazio Schillaci. In basso, un medico che osserva un’ecografia -tit_org- Sanità, liste d’attesa i tempi si riducono fino al 40 per cento Sanità, primi progressi per le liste d’attesa Miglioramenti fino al 40% -sec_org- tp:writer§§ m. ev. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185407747.PDF §---§ title§§ Sanità, assunzioni dall'estero e televisite a pazienti oncologici link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186107742.PDF description§§ pubDate§§ 2026-04-03T05:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186107742.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186107742.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186107742.PDF tp:ocr§§ Sanità, assunzioni dall’estero e televisite a pazienti oncologici Decreto Pnrr Le modifiche dei relatori al provvedimento al voto in commissione Bilancio Dopo medici e infermieri diventano più facili le assunzioni dall’estero “in deroga” fino al 2029 anche per i ricercatissimi Oss (gli operatori socio sanitari e di interesse socio-assistenziale) da destinare soprattutto alla nuova Sanità territoriale con le nuove Case e Ospedali di comunità finanziate dal Pnrr che devono aprire entro la prossima estate. Sempre sul fronte del personale sanitario di cui i nostri ospedali soffrono da sempre gravi carenze arrivano anche assunzioni più facili - in deroga alle ordinarie procedure concorsuali - attraverso le stabilizzazioni. Infine una agevolazione anche per i pazienti colpiti da un tumore, per i quali «al fine di garantire una presa in carico tempestiva» le Regioni devono attivare servizi di telemonitoraggio e teleconsulto (controlli e visite on line) almeno in ogni Provincia. Eccoli alcuni degli emendamenti di relatori e Governo al decreto Pnrr all’esame della commissione Bilancio del Senato che dovrebbe votarli entro martedì prossimo per inviare poi il testo in aula il giorno dopo (il decreto scade il 20 aprile). Il primo emendamento estende di fatto l’allentamento dei criteri per ammettere in corsia chi arriva da fuori Europa, una misura introdotta con la pandemia e poi prorogata per la penuria di risorse nostrane che ha fatto però già infuriare gli Ordini dei medici e degli infermieri che avevano chiesto il superamento di questo “far west” sul riconoscimento troppo light dei titoli di studio dell’estero per ritornare alla via ordinaria. La modifica al decreto Pnrr prevede che «al fine di garantire la continuità dei servizi di assistenza territoriale» fino al 31 dicembre 2029 sarà possibile assumere chi ha conseguito la qualifica professionale all’estero di Oss con una procedura più semplice: in pratica le Regioni potranno riconoscere il titolo con una verifica dei documenti, in deroga alle regole ordinarie. Le strutture potranno assumere gli operatori anche prima del completamento del riconoscimento, purché siano affiancati a personale già qualificato. Sulle stabilizzazioni si prevede che - su un tetto massimo del 30% di posti programmati - le Regioni possano assumere riservando fino al 50% dei concorsi a chi ha maturato almeno 18 mesi di servizio, anche non continuativi, negli ultimi 5 anni alle dipendenze del Ssn con contratti flessibili o di collaborazione. Oppure con una selezione per titoli e colloquio, sempre entro il limite del 50%, dopo 24 mesi di servizio continuativo purché reclutato con procedure concorsuali (incluse quelle durante il Covid). Tra gli altri emendamenti dei relatori si segnala anche la proroga di un anno (al 31 agosto 2027) del commissario straordinario per il ponte Morandi di Genova così come vengono stanziati 63 milioni per il 2027 e 100 milioni per il 2028 per completare i lavori della diga foranea di Genova. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Prevista anche la proroga di un anno del commissario straordinario per il ponte Morandi Image: -tit_org- Sanità, assunzioni dall’estero e televisite a pazienti oncologici -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186107742.PDF §---§ title§§ Sanità integrativa a rischio per l'emendamento fantasma link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303184007753.PDF description§§ pubDate§§ 2026-04-03T05:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303184007753.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303184007753.PDF', 'title': 'TEMPO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303184007753.PDF tp:ocr§§ LA SALUTE Una bozza del Dlgs Pnrr elimina sindacati e imprese dalla gestione dei fondi Sanità integrativa a rischio per l’emendamento fantasma Con la norma penalizzati gli operatori privati. Lavoratori in apprensione FdI: «Attribuire al governo la proposta è un atto di sciacallaggio politico» ••• È giallo sul testo di un emendamento al Decreto Legislativo Pnrr, attribuito al governo che, in caso di accoglimento, rischierebbe di compromettere in modo significativo il funzionamento del sistema della sanità integrativa. L’emendamento non risulta ancora formalmente depositato presso la Commissione Bilancio (dov’è attualmente in esame il Dl Pnrr) però, trattandosi di una proposta governativa, potrebbe essere presentata in qualunque momento. E le indiscrezioni sul suo contenuto mettono in apprensione gli operatori della sanità integrativa, che ritengono opportuno bloccare questa ventilata proposta di modifica governativa, perché inciderebbe in maniera fortemente negativa sul settore per almeno tre motivi. Il testo dell’emendamento della discordia, infatti, prevede che le risorse dei fondi sanitari debbano essere destinate per l’80% a prestazioni extra-Lea (livelli essenziali di assistenza) e per il 20% a prestazioni Lea erogate da strutture pubbliche, limitatamente alla quota a carico dell’assistito. E il rispetto di queste soglie costituirebbe la condizione per il riconoscimento del beneficio fiscale. L’emendamento, poi, punta a stabilire anche l’esclusione dagli incentivi fiscali per le forme di assistenza sanitaria integrativa affidate alla gestione di soggetti con finalità di lucro. Limiterebbe i benefici, infatti, solo a coloro che «operano esclusivamente con finalità assistenziali e senza scopo di lucro», così si legge nel testo della proposta circolato. E se passasse il testo dell’emendamento, infine, verrebbe vietato ai datori di lavoro, ai sindacati e ai promotori dei fondi sanitari di far parte della governance dei fondi. Nel testo della proposta contestata, infatti, si specifica che «i datori di lavoro, le organizzato zioni sindacali o i promotori delle forme di assistenza sanitaria integrativa non possono in alcun caso far parte di organi di gestione e amministrazione di forme di assistenza sanitaria integrativa, di enti gestori delle medesime o di imprese di assicurazione che provvedono al loro finanziamento o alla loro gestione né possono ricevere benefìci o vantaggi di alcun genere». Ma sulla paternità di questa proposta è già divampato uno scontro politico. Perché il testo dell’emendazione mento riprende una rvizio proposta firmata dal Movimento 5 Stelle che però era stata già respinta mercoledì scorso a seguito del parere contrario del Governo e dei Relatori. E ora anche il partito di maggioranza relativa, Fratelli d’Italia, respinge l’attribuzione di questo emendamento al Governo. «Siamo alla frutta. Far circolare nelle chat delle categorie un emendamento riferito al Dl Pnrr attribuendolo a Fratelli d’Italia ma dal contenuto identico ad uno del Movimento 5 Stelle, già bocciato dal Governo e dai relatori, è un atto di sciacallaggio politico che qualifica chi lo compie- ha commentato la deputata Ylenia Lucaselli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Bilancio L’emendamento in questione non è mai stato depositato dal Governo. Si tratta di un testo che attacca frontalmente la sanità integrativa e che noi abbiamo già rispedito al mittente perché ritenuto dannoso per il sistema. Tentare di metterci contro le categorie con queste fake news è un gioco infantile che non passerà. La verità è scritta nei verbali: quella proposta è dei 5 Stelle, noi l’abbiamo bocciata e continueremo a difendere il settore da blitz ideologici e menzogne». Ma, in attesa dell’esatta attribuzione della paternità di questa proposta, nel testo dell’emendamento emerge anche un altro divieto anti-pubblicità, che scatterebbe in caso di disco verde parlamentare: «Sono vietate le campagne pubblicitarie di fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale e di polizze di assicurazione sanitarie che diffondano messaggi basat i sulle criticità nell’accesso alle prestazioni sanitarie del Servizio sanitario nazionale o sull’inappropriatezza delle cure erogate ovvero che promuovano la medicalizzazione della società nonché i fenomeni di sovra-diagnosi e di sovratrattamento». Come ha quantificato l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), «negli ultimi 10 anni, la sanità integrativa di origine collettiva - basata sul principio di mutualità - ha visto più che raddoppiare la popolazione assistita e aumentare la quota di spesa sanitaria intermediata, arrivando a coprire circa 15 milioni di citIl rischio tadini». E secondo Ifondisan l’ultimo Focus, pubbliperl’80%a cato martedì s c o r s o peril20% dall’Ufficio dastruttu Parlamentare di Bilancio, «la sanità integrativa sembra rispondere, nel breve periodo, alle esigenze di assicurazione per la copertura di prestazioni che il Ssn non riesce a garantire tempestivamente, contribuendo a ridurre la pressione sul finanziamento pubblico». In Italia «la crescita dei fondi sanitari iscritti all’apposita anagrafe, che beneficiano di specifiche agevolazioni fiscali, è stata particolarmente sostenuta: il loro numero è aumentato da 267 a 324 tra il 2010 e il 2023, mentre gli iscritti sono passati da 5,8 a 16,3 milioni tra il 2013 e il 2023. Nell’ultimo anno disponibile, tali fondi hanno erogato risorse per oltre 3 miliardi». ---End text--- Author: SILVANA TEMPESTA Heading: Highlight: La deputata Lucaselli «Il testo in questione non è mai stato depositato dalla maggioranza Una fake news» La nota di Agenas «Raddoppiata la popolazione assistita. Grazie a tale servizio sono coperti 15 milioni di cittadini» Il rischio Ifondisanitari sarebberodestinati perl’80%aprestazioniextra-Leae peril20%aprestazioniLeaerogate dastrutturepubbliche Image: -tit_org- Sanità integrativa a rischio per l’emendamento fantasma -sec_org- tp:writer§§ SILVANA TEMPESTA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303184007753.PDF §---§