title§§ Tempo (quasi) scaduto le promesse di Schillaci alla prova dei fatti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303260307440.PDF description§§

Estratto da pag. 24 di "ABOUTPHARMA" del 03 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-03T05:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303260307440.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303260307440.PDF', 'title': 'ABOUTPHARMA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303260307440.PDF tp:ocr§§ TEMPO (QUASI) SCADUTO LE PROMESSE DI SCHILLACI ALLA PROVA DEI FATTI Nell’atto di indirizzo con le priorità da realizzare nell'anno ampio spazio alla prevenzione e alla gestione dei dati, elementi chiave per coniugare innovazione e sostenibilità. La sfida è trasformare indirizzi e investimenti in servizi concreti L’ atto di indirizzo per il 2026 redatto dal ministero della Salute – la bussola politica e amministrativa che orienta le azioni del Governo in ambito sanitario – si inserisce in una linea di continuità con il documento dell’anno precedente. Più che indicare una svolta, il testo firmato da Orazio Schillaci lo scorso 16 gennaio aggiorna la rotta tracciata negli ultimi anni. Prevenzione, valorizzazione dei dati sanitari, innovazione tecnologica e sostenibilità economica del Servizio sanitario nazionale rappresentano i pilastri attorno ai quali ruoterà l’azione del Governo da qui al prossimo dicembre. Con un passaggio ulteriore verso l’operatività: questo almeno negli auspici. Smaltita la fase più intensa degli investimenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), i tempi sono maturi per mettere a regime le riforme avviate dal 2022. LA PREVENZIONE AL CENTRO Il primo elemento che emerge dal documento riguarda il ruolo della prevenzione nelle politiche sanitarie. L’atto di indirizzo richiama la necessità di rafforzare le strategie, in chiave primaria e secondaria: attraverso la promozione di stili di vita più adeguati, il potenziamento dei programmi di screening e il miglioramento degli strumenti di diagnosi precoce. In linea anche con le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, si punta in primis a ridurre l’impatto delle malattie croniche non trasmissibili. L’obiettivo è duplice. Da un lato migliorare lo stato di salute della popolazione, dall’altro contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario riducendo l’incidenza e la gravità delle malattie croniche (diabete e obesità sono in cima alla lista). In un Paese caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione, d’altra parte, la prevenzione risulta essere lo strumento più efficace per contenere il fabbisogno assistenziale. “Siamo fermi al cinque per cento: dobbiamo aumentare la quota del Fondo sanitario nazionale che vi è destinata”, ha affermato il ministro della Salute all’apertura degli Stati Generali di Napoli, a giugno scorso: rilanciando la necessità di “un patto tra istituzioni e cittadini” per aumentare consapevolezza e partecipazione. “Se la sanità è proattiva, può individuare i rischi prima che si trasformino in patologie”, è stato il sunto di un altro suo recente intervento: questa volta all’incontro annuale della Rete Cardiologica Irccs. L’ex rettore dell’Università di Roma Tor Vergata è convinto che il miglioramento della qualità delle cure non possa prescindere dall’integrazione tra medicina del territorio, servizi di prevenzione e strutture ospedaliere. Si spiega così lo spazio previsto per il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica. La pandemia da Covid-19 ha evidenziato l’importanza di adeguati sistemi di monitoraggio per intercettare l’insorgenza di nuovi rischi sanitari. Non è da leggere pertanto come un caso la scelta di investire nella raccolta sistematica dei dati epidemiologici: utili tanto sul fronte della profilassi infettivologica quanto (con risultati visibili nel tempo) della riduzione di impatto delle malattie croniche. IL VALORE DEI DATI SANITARI Se per migliorare le performance sul lato della prevenzione occorre rafforzare la sorveglianza epidemiologica, per mantenere gli archivi in ordine è necessario compiere un profondo lavoro di valorizzazione dei dati. Negli ultimi anni la digitalizzazione del sistema sanitario è diventata una delle priorità dell’agenda politica. Il Fascicolo elettronico, la telemedicina (il 2026 sarà quello del lancio del portale nazionale?) e i sistemi informativi regionali producono una quantità crescente di informazioni. Di conseguenza il tema non è più soltanto quello della loro raccolta, ma anche di una sapiente integrazione e di un corretto utilizzo. In questo contesto, assume un ruolo centrale l’Ecosistema dei dati sanitari, destinato a collegare le indicazioni provenienti dai diversi sistemi informativi del Servizio sanitario nazionale. L’obiettivo è creare un’infrastruttura capace di mettere in relazione gli output clinici dei pazienti con quelli amministrativi e di programmazione. Una maggiore integrazione delle può avere effetti significativi su diversi livelli. Vista dagli ambulatori, consente ai professionisti di accedere a dati più completi sul percorso di cura dei pazienti. Sul piano organizzativo, permette di migliorare la programmazione dei servizi e individuare le inefficienze. Il tema della governance dei dati assume inoltre un valore strategico nella tutela dell’appropriatezza delle cure. L’analisi di tutte le informazioni (cliniche e amministrative) può infatti contribuire a individuare comportamenti prescrittivi non appropriati e a orientare le politiche sanitarie in modo più mirato. Da qui l’entusiasmo di Schillaci, secondo cui “l’Ecosistema dei dati rappresenta un traguardo significativo per il nostro sistema sanitario”. COME GARANTIRE INNOVAZIONE CON RISORSE LIMITATE? Nelle 32 pagine che compongono l’atto di indirizzo per il 2026, ampio spazio è stato dato anche al tema della sostenibilità. Negli ultimi anni la spesa ha registrato una crescita significativa, soltanto in parte alimentata dagli investimenti straordinari legati alla pandemia e al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Secondo le stime del ministero dell’Economia e delle Finanze, la spesa sanitaria pubblica si attesta a 136,5 miliardi di euro. Ma il rapporto tra spesa e prodotto interno lordo, dopo il picco registrato durante l’emergenza pandemica (6,3 per cento), si è progressivamente ridotto (6,1 nel 2024-2025). “Dietro l’aumento dei miliardi, si cela un imponente e costante definanziamento – denuncia da tempo Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione Gimbe –. Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi”. Numeri che rendono ancora più delicato l’equilibrio tra sostenibilità finanziaria e accesso alle innovazioni terapeutiche. Il tema riguarda in particolare l’introduzione di nuovi farmaci ad alto contenuto tecnologico, che spesso comportano costi rilevanti per il sistema. Non a caso negli ultimi anni si è intensificato il dibattito sul ruolo degli strumenti di Health technology assessment (Hta) e sui modelli di negoziazione dei prezzi dei farmaci innovativi. L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha più volte sottolineato la necessità di trovare un punto di equilibrio tra accesso rapido all’innovazione e sostenibilità della spesa pubblica. Il tema è tornato al centro del confronto istituzionale anche nelle scorse settimane, quando Schillaci ha chiesto chiarimenti sull’andamento della spesa registrato tra il 2024 e il 2025. Nessuna rivoluzione alle porte, ma il messaggio è arrivato chiaro in via del Tritone. Si punterà sulla flessibilità per coniugare un’innovazione che appare senza confini con la finitezza delle risorse. QUALE SANITÀ FUORI DAGLI OSPEDALI? Un’altra delle sfide incombenti riguarda l’attuazione delle riforme previste dal Pnrr. Gran parte degli investimenti degli ultimi anni si è concentrata sulla trasformazione dell’assistenza territoriale: con la realizzazione delle Case della comunità, degli Ospedali di comunità e delle Centrali operative territoriali. Il passaggio successivo – quello richiamato implicitamente dall’atto di indirizzo – riguarda la messa a regime di queste strutture. Secondo il ministro, la rimodulazione della missione 6 ha permesso di incrementare gli stanziamenti per telemedicina e assistenza domiciliare. Strumenti che – se pienamente attivati – possono alleggerire la pressione sugli ospedali e favorire risposte più rapide ai bisogni di salute. Ma urgono modelli organizzativi, personale e risorse stabili nel tempo. Senza questi elementi, il rischio è che le infrastrutture realizzate con i fondi europei non riescano a produrre gli effetti attesi in termini di accesso alle cure e riduzione della pressione sugli ospedali. Ipotesi tutt’altro che remota, alla luce del recente monitoraggio condotto dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) sull’attuazione del DM 77/2022. Anche su questo fronte, la Fondazione Gimbe ha di recente riacceso i riflettori. A luglio scorso, fatta eccezione per le Centrali operative territoriali, delle 1.723 Case della Comunità programmate soltanto 218 (12,7 per cento) avevano attivato tutti i servizi previsti. Di queste, 46 (2,7 per cento) disponevano di personale medico e infermieristico. Capitolo ospedali di comunità: a fronte di 592 strutture programmate, 153 (26 per cento) sono state dichiarate attive (2.716 posti letto). Va meglio invece sul fronte dell’assistenza domiciliare integrata, al momento garantita in tutte le Regioni tranne che in Sicilia. IL NODO DELLE LISTE D’ATTESA Tra le criticità più evidenti, rimane poi quella delle liste d’attesa. Il tema è diventato uno dei principali indicatori delle difficoltà organizzative del sistema sanitario, oltre che motivo di insoddisfazione da parte dei cittadini. Tempi lunghi per visite specialistiche ed esami diagnostici incidono sulla fiducia nei confronti del sistema pubblico e alimentano il ricorso al privato. L’atto di indirizzo 2026 ribadisce la necessità di rafforzare gli strumenti di monitoraggio e gestione delle liste, con lo scopo di migliorare l’accesso alle prestazioni sanitarie. Negli ultimi mesi il Governo (seguito da diverse Regioni) ha adottato diversi provvedimenti per affrontare il problema: tra cui interventi normativi e piattaforme di monitoraggio delle agende di prenotazione. L’obiettivo è rendere più trasparente la gestione di queste ultime e individuare eventuali squilibri nell’offerta di servizi tra territori e strutture sanitarie. Vero è anche però che la riduzione delle liste d’attesa richiede un approccio integrato: tra potenziamento del personale sanitario, utilizzo delle tecnologie digitali e revisione dei modelli organizzativi. Sul primo fronte, persistono diverse criticità strutturali. Le organizzazioni sindacali dei medici segnalano una carenza significativa di personale negli ospedali e nei servizi territoriali che rischia di limitare l’efficacia degli interventi organizzativi. Il sindacato Anaao-Assomed ha più volte sottolineato come la penuria di camici bianchi rappresenti uno dei fattori che contribuiscono all’allungamento dei tempi di attesa. Da qui il monito: “Senza un rafforzamento stabile degli organici e interventi sulle condizioni di lavoro del personale sanitario, le misure adottate rischiano di produrre effetti limitati nel medio periodo”. RIDURRE LA MOBILITÀ SANITARIA La questione delle liste d’attesa si intreccia con quella più ampia degli equilibri territoriali del servizio sanitario. Il tema richiama il dibattito sul riparto del Fondo nazionale tra le Regioni e sulle disuguaglianze nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea). Dove l’offerta di servizi è più fragile, i tempi di accesso alle prestazioni tendono ad allungarsi. E la risposta ai bisogni di cura si sposta sempre più spesso verso altre aree del Paese, alimentando la migrazione sanitaria. In questo contesto si aggiunge la volontà del ministero della Salute di rafforzare l’assistenza ospedaliera di alta complessità. Come indicato nel decreto firmato da Schillaci a gennaio, l’obiettivo è sviluppare centri di terzo livello anche in aree dove oggi non esistono strutture con tale capacità. Del novero faranno parte realtà (anche private) individuate sulla base di criteri omogenei che tengono conto della complessità dei casi trattati, della qualità dell’assistenza, della mobilità interregionale, dell’attività di ricerca e del contributo alla formazione. Previste risorse dedicate per le funzioni di rilievo nazionale. Da un lato consolidare i servizi territoriali per ridurre le criticità e le liste d’attesa, dall’altro potenziare le strutture ospedalier e di punta, assicurando che tutti i cittadini abbiano accesso alle cure più complesse senza dover necessariamente spostarsi: in questo modo Schillaci punta a garantire maggiore equità e un sistema più sostenibile. ---End text--- Author: Fabio Di Todaro Heading: Highlight: Dal ministero l’invito alle aziende sanitarie a rafforzare la comunicazione nei confronti dei cittadini Accanto agli interventi organizzativi e tecnologici, l’atto di indirizzo dedica attenzione anche al tema della comunicazione istituzionale. Il documento sottolinea l’importanza di rafforzare le attività di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini: in particolare sui temi della prevenzione, della promozione della salute e dell’educazione sanitaria. La comunicazione pubblica viene considerata uno strumento strategico per favorire comportamenti salutari e migliorare l’adesione ai programmi di screening e vaccinazione. Il fine ultimo è rafforzare la consapevolezza dei cittadini sui principali fattori di rischio e promuovere comportamenti che possano ridurre l’incidenza delle malattie croniche. Il tema assume un’importanza particolare anche alla luce delle trasformazioni del sistema dell’informazione. La diffusione dei social media e delle piattaforme digitali ha cambiato il modo in cui i cittadini accedono alle informazioni sanitarie, rendendo ancora più necessario un ruolo attivo delle istituzioni nel contrasto alla disinformazione. Come rendere sostenibile (anche) l’innovazione sui dispositivi medici? Tra i filoni di intervento richiamati, compare il tema dell’innovazione tecnologica nel settore dei dispositivi medici. Il documento sottolinea la necessità di rafforzare i meccanismi di governance del settore, con particolare attenzione alla valutazione delle tecnologie e al monitoraggio della spesa. Lo scopo è favorire l’introduzione delle innovazioni realmente utili per i pazienti, garantendo al tempo stesso la sostenibilità economica del Servizio sanitario nazionale. In questo contesto assume un ruolo centrale il ricorso agli strumenti di Hta, sempre più utilizzati per valutare il valore clinico ed economico delle tecnologie sanitarie prima della loro diffusione su larga scala. L’analisi comparativa dei benefici terapeutici, dei costi e dell’impatto organizzativo consente di orientare in modo più efficace le decisioni di acquisto e di investimento delle strutture sanitarie. Negli ultimi anni il tema dei dispositivi medici è stato al centro del dibattito anche per la questione del payback, il meccanismo introdotto per contenere la spesa pubblica che ha generato un lungo confronto tra istituzioni e imprese del settore. Parallelamente, il comparto è coinvolto nell’attuazione del nuovo regolamento europeo, che ha rafforzato i requisiti di sicurezza e tracciabilità dei prodotti. Prevista infine (ma non c’è ancora un termine fissato) l’istituzione di un Registro unico nazionale dei dispositivi medici impiantabili (Rundmi) finalizzato alla raccolta sistematica dei dati dei pazienti sottoposti a impianto per un monitoraggio clinico continuo e la loro rintracciabilità sul territorio nazionale. Sanità veterinaria e sicurezza alimentare: prevenzione e controllo per la salute pubblica Un altro ambito di intervento richiamato nell’atto di indirizzo riguarda la sanità veterinaria e la sicurezza alimentare: settori che negli ultimi anni hanno acquisito una crescente centralità anche nel dibattito internazionale, soprattutto alla luce dell’approccio One health. Tra le priorità indicate dal documento figurano il potenziamento dei sistemi di monitoraggio epidemiologico, il rafforzamento dei controlli sugli alimenti e il miglioramento del coordinamento tra le autorità sanitarie nazionali ed europee. L’attenzione alla sanità veterinaria riflette anche l’importanza economica del settore agroalimentare. Garantire elevati standard di sicurezza in questo ambito rappresenta una questione di tutela della salute dei cittadini e un elemento chiave per la competitività delle produzioni sui mercati internazionali. Aziende/Istituzioni Ministero della Sal ute, Università di Roma Tor Vergata, Fondazione Gimbe, Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Anaao-Assomed Image:Orazio Schillaci -tit_org- Tempo (quasi) scaduto le promesse di Schillaci alla prova dei fatti -sec_org- tp:writer§§ Fabio Di Todaro guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303260307440.PDF §---§ title§§ Il piano Schillaci tra Case di Comunità liste d ' attesa e assunzioni di personale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177807815.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "EDICOLA PER L'ITALIA" del 03 Apr 2026

Il ministro della Salute fa il punto su riforme e Pnrr e annuncia che sono pronti 600 milioni per un sensibile incremento degli organici «Intendiamo dare priorità a medici e infermieri sul territorio per decongestionare gli ospedali e abbattere i tempi delle visite»

pubDate§§ 2026-04-03T05:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177807815.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177807815.PDF', 'title': "EDICOLA PER L'ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177807815.PDF tp:ocr§§ Il piano Schillaci tra Case di Comunità liste d’attesa e assunzioni di personale Il ministro della Salute fa il punto su riforme e Pnrr e annuncia che sono pronti 600 milioni per un sensibile incremento degli organici «Intendiamo dare priorità a medici e infermieri sul territorio per decongestionare gli ospedali e abbattere i tempi delle visite» 2 ROMA Avanti sulle Case di Comunità, con 600 milioni per assumere medici e infermieri nei presidi territoriali incaricati di alleggerire il carico di lavoro che grava sugli ospedali. E avanti anche con la lotta alle liste d’attesa, perché «laddove la legge funziona, i tempi diminuiscono». Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, fa il punto sui temi caldi della sanità e sulle difficoltà che incidono sulla vita dei cittadini, pesando in modo diverso a seconda della regione di residenza. Mentre è ancora in corso la riforma della medicina territoriale e delle professioni sanitarie, l’Italia si è dotata di un Piano per la salute mentale «mancato per ben 13 anni» e punta a riguadagnare il terreno perso sugli screening oncologici e i vaccini. Medico, ricercatore e rettore universitario prima ancora che ministro, Schillaci passa in rassegna, all’Ansa Forum, risultati e obiettivi dei suoi 1.260 giorni al dicastero di Lungotevere Ripa. Prevenzione, screening e vaccini sono le parole d’ordine «per una sanità del futuro sostenibile e universale», in cui «si vive più a lungo ma bisogna anche cercare di far ammalare di meno le persone». In cima alle priorità ci sono le liste d’attesa, che impongono mesi per ottenere una colonscopia o una visita dermatologica, spingendo verso la sanità privata o a rinunciare alle cure. Da un anno a questa parte, ha precisato Schillaci, «c’è una legge per ottenere prestazioni sanitarie in tempi congrui». Prevede che chi non riesce a ottenere una prestazione nel pubblico, possa rivolgersi al privato convenzionato senza costi aggiuntivi. «Il Cup unico sta ottenendo risultati positivi, ma c’è ancora da lavorare. Dove la legge è applicata, il trend è positivo: c’è un aumento delle prestazioni e una riduzione dei tempi di attesa. Ma c’è ancora disomogeneità, con regioni più e meno performanti. Il ministero è a disposizione per accompagnarle in questo percorso». Ma allo stesso tempo è a lavoro con l’Istituto superiore di sanità per migliorare le prescrizioni perché, spiega, c’è anche un altro lato della medaglia: «Un numero crescente di richieste di esami diagnostici e un tasso elevato di inappropriatezza». Compiuti i suoi primi 47 anni, il Servizio sanitario nazionale si trova ora di fronte a una novità che dovrebbe cambiarne il volto: l’entrata a regime delle Case di Comunità, strutture finanziate con i fondi del Pnrr per ospitare presidi sanitari in grado di fornire la prima risposta di salute sul territorio. Ma, secondo il monitoraggio Gimbe, al 31 dicembre 2025 solo 66 su 1.715 erano pienamente operative. In realtà, precisa il ministro, «in base agli ultimi dati, siamo in linea. Anche qui ci sono realtà più avanti e altre più indietro. Però bisogna dare un ulteriore impulso, non solo creando infrastrutture ma anche servizi. Per questo stiamo lavorando per assumere personale: nelle leggi di bilancio sono già stati stanziati 250 milioni per il 2024 e 350 milioni per il professionisti». I recenti casi di cronaca evidenziano un ruolo sempre più problematico del web. «Oggi più che mai deve fare i conti con nuove forme di dipendenza, come quelle dai social». E con pazienti sempre più giovani. Per questo, il piano, finanziato con risorse pluriennali, punta soprattutto sulla prevenzione: «Abbiamo finanziato psicologi nelle scuole. Riconoscere i disturbi psichiatrici in età giovanile - ha concluso - significa evitare che negli anni si arrivi a situazioni più complesse e difficili da recuperare». ---End text--- Author: LIVIA PARISI Heading: Highlight: Image:Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervistato dalla giornalista dell’Ansa Manuela Correra durante l’Ansa Forum ANSA -tit_org- Il piano Schillaci tra Case di Comunità liste d ’ a ttesa e assunzioni di personale -sec_org- tp:writer§§ LIVIA PARISI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177807815.PDF §---§ title§§ Aggiornato - Il piano Schillaci tra Case di Comunità liste d ' attesa e assunzioni di personale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177907816.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "EDICOLA PER L'ITALIA" del 03 Apr 2026

Il ministro della Salute fa il punto su riforme e Pnrr e annuncia che sono pronti 600 milioni per un sensibile incremento degli organici «Intendiamo dare priorità a medici e infermieri sul territorio per decongestionare gli ospedali e abbattere i tempi delle visite»

pubDate§§ 2026-04-03T05:59:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177907816.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177907816.PDF', 'title': "EDICOLA PER L'ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177907816.PDF tp:ocr§§ Il piano Schillaci tra Case di Comunità liste d’attesa e assunzioni di personale Il ministro della Salute fa il punto su riforme e Pnrr e annuncia che sono pronti 600 milioni per un sensibile incremento degli organici «Intendiamo dare priorità a medici e infermieri sul territorio per decongestionare gli ospedali e abbattere i tempi delle visite» 2 ROMA Avanti sulle Case di Comunità, con 600 milioni per assumere medici e infermieri nei presidi territoriali incaricati di alleggerire il carico di lavoro che grava sugli ospedali. E avanti anche con la lotta alle liste d’attesa, perché «laddove la legge funziona, i tempi diminuiscono». Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, fa il punto sui temi caldi della sanità e sulle difficoltà che incidono sulla vita dei cittadini, pesando in modo diverso a seconda della regione di residenza. Mentre è ancora in corso la riforma della medicina territoriale e delle professioni sanitarie, l’Italia si è dotata di un Piano per la salute mentale «mancato per ben 13 anni» e punta a riguadagnare il terreno perso sugli screening oncologici e i vaccini. Medico, ricercatore e rettore universitario prima ancora che ministro, Schillaci passa in rassegna, all’Ansa Forum, risultati e obiettivi dei suoi 1.260 giorni al dicastero di Lungotevere Ripa. Prevenzione, screening e vaccini sono le parole d’ordine «per una sanità del futuro sostenibile e universale», in cui «si vive più a lungo ma bisogna anche cercare di far ammalare di meno le persone». In cima alle priorità ci sono le liste d’attesa, che impongono mesi per ottenere una colonscopia o una visita dermatologica, spingendo verso la sanità privata o a rinunciare alle cure. Da un anno a questa parte, ha precisato Schillaci, «c’è una legge per ottenere prestazioni sanitarie in tempi congrui». Prevede che chi non riesce a ottenere una prestazione nel pubblico, possa rivolgersi al privato convenzionato senza costi aggiuntivi. «Il Cup unico sta ottenendo risultati positivi, ma c’è ancora da lavorare. Dove la legge è applicata, il trend è positivo: c’è un aumento delle prestazioni e una riduzione dei tempi di attesa. Ma c’è ancora disomogeneità, con regioni più e meno performanti. Il ministero è a disposizione per accompagnarle in questo percorso». Ma allo stesso tempo è a lavoro con l’Istituto superiore di sanità per migliorare le prescrizioni perché, spiega, c’è anche un altro lato della medaglia: «Un numero crescente di richieste di esami diagnostici e un tasso elevato di inappropriatezza». Compiuti i suoi primi 47 anni, il Servizio sanitario nazionale si trova ora di fronte a una novità che dovrebbe cambiarne il volto: l’entrata a regime delle Case di Comunità, strutture finanziate con i fondi del Pnrr per ospitare presidi sanitari in grado di fornire la prima risposta di salute sul territorio. Ma, secondo il monitoraggio Gimbe, al 31 dicembre 2025 solo 66 su 1.715 erano pienamente operative. In realtà, precisa il ministro, «in base agli ultimi dati, siamo in linea. Anche qui ci sono realtà più avanti e altre più indietro. Però bisogna dare un ulteriore impulso, non solo creando infrastrutture ma anche servizi. Per questo stiamo lavorando per assumere personale: nelle leggi di bilancio sono già stati stanziati 250 milioni per il 2024 e 350 milioni per il 2025. E poi c’è bisogno della collaborazione dei medici di medicina generale, il cui ruolo è indispensabile». E poiché non c’è salute senza salute mentale, Schillaci parla anche del Piano nazionale 2025-2030, approvato pochi mesi fa per dare una risposta alla carenza di servizi territoriali e al crescente bisogno di supporto psicologico, che la pandemia da Covid ha reso più evidente. «Dopo 13 anni, l’Italia ha finalmente un Piano organico», per il quale «nel primo anno sono stati previsti 30 milioni da destinare alle assunzioni di professionisti». I recenti casi di cronaca evidenziano un ruolo sempre più problematico del web. «Oggi più che mai deve fare i conti con nuove forme di dipendenza, come quelle dai social». E con pazienti sempre più giovani. Per questo, il piano, fi nanziato con risorse pluriennali, punta soprattutto sulla prevenzione: «Abbiamo finanziato psicologi nelle scuole. Riconoscere i disturbi psichiatrici in età giovanile - ha concluso - significa evitare che negli anni si arrivi a situazioni più complesse e difficili da recuperare». ---End text--- Author: LIVIA PARISI Heading: Highlight: Image:Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervistato dalla giornalista dell’Ansa Manuela Correra durante l’Ansa Forum ANSA -tit_org- Aggiornato - Il piano Schillaci tra Case di Comunità liste d ’ attesa e assunzioni di personale -sec_org- tp:writer§§ LIVIA PARISI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303177907816.PDF §---§ title§§ La privatizzazione silenziosa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040301715804459.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "LEFT" del 03 Apr 2026

una riforma dichiarata, ma una somma di scelte contabili del governo Meloni. Così sanità e istruzione sono diventate

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Così sanità e istruzione sono diventate il terreno di una liberalizzazione progressiva che stabilisce chi può curarsi in tempo e impoverisce di risorse la scuola pubblica I n tre anni e mezzo di governo Meloni sanità e istruzione si sono trasformate in due laboratori paralleli di una stessa strategia volta a ridurre sistematicamente il perimetro effettivo del pubblico, spostando quote crescenti di risorse e di domanda verso il settore privato e paritario, senza mai dichiarare apertamente una “riforma” di modello - men che meno sottoponendola a un dibattito parlamentare. Nel Servizio sanitario nazionale questo processo passa per il definanziamento rispetto al Pil, l’esplosione della spesa diretta delle famiglie e l’allungamento delle liste d’attesa che spingono verso il privato; nella scuola, passa attraverso una serie di misure mirate che rafforzano economicamente gli istituti paritari, mediante contributi, voucher e agevolazioni fiscali, mentre la scuola statale resta inchiodata a una delle spese pubbliche in istruzione più basse d’Europa. Dal diritto universale al servizio a pagamento Sanità e istruzione, in Costituzione, sono diritti universali da garantire «senza distinzione di condizioni personali e sociali». Nelle scelte di bilancio dell’esecutivo diventano invece campi sempre più aperti alla logica del mercato, dove il ruolo dello Stato si restringe e quello dei provider privati viene sostenuto con fondi, incentivi fiscali e strumenti di domanda sussidiata. Privati che nel campo dell’istruzione fanno capo in gran parte ad un unico soggetto, la Chiesa cattolica e apostolica romana. A livello nazionale, su 12.500 paritarie, le scuole private gestite da congregazioni religiose, diocesi e fondazioni ecclesiali sono circa 7.700 (fonte Conferenza episcopale italiana, 2023), intorno al 62%. Meno marcata è la presenza nella sanità privata convenzionata. Quella cattolica rappresenta tuttavia uno dei principali attori del privato accreditato in Italia, con centinaia di strutture ospedaliere e socio-sanitarie e un peso economico rilevante nelle convenzioni pubbliche stimato dalla Uaar in almeno un miliardo di euro l’anno. Fatto sta che mentre la quota di Pil destinata alla sanità è stabilmente sotto la media europea e la spesa pubblica per l’istruzione scende al 3,9% del Pil, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega rivendicano “record di risorse” per il Fondo sanitario nazionale e “passi avanti nella libertà di educazione”, ma tramite l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni concentrano le innovazioni normative su strumenti che facilitano l’uscita dei cittadini dal canale pubblico: intramoenia e privatismo di fatto nella sanità, voucher, bonus e sgravi per chi sceglie le scuole paritarie. L’esito è un doppio sistema. Chi può permetterselo si compra tempo, prestazioni e percorsi scolastici più protetti. Chi non può resta nelle liste d’attesa o in istituti statali sotto finanziati, con una frattura sociale che attraversa territori, ceti e generazioni. Sanità, il sotto finanziamento è strutturale Il lavoro di erosione delle risorse pubbliche in favore dei soggetti privati da parte del governo di destra in carica da ottobre 2022 è stato progressivo e costante. Nel 2023 la spesa sanitaria complessiva in Italia era pari a 176 miliardi di euro, di cui 130,29 miliardi pubblici e 45,86 miliardi privati; nel 2024 è stata stimata in circa 185 miliardi, di cui 137 miliardi pubblici e quasi 48 miliardi privati, cioè più di un quarto del to- tale fuori dal bilancio pubblico. Dentro questi 47,66 miliardi, ben 41,3 miliardi sono spesa diretta delle famiglie (out-of-pocket), pari al 22,3% dell’intera spesa sanitaria, mentre 6,4 miliardi sono intermediati da fondi e assicurazioni. Secondo elaborazioni sindacali sulla Tessera sanitaria, la spesa diretta delle famiglie nel 2024 sarebbe arriva- ta addirittura a oltre 46 miliardi, con un incremento di quasi l’8% in un solo anno. Sul lato pubblico, il Documento d i finanza pubblica 2025 indica per il 2024 un rap- porto spesa sanitaria/Pil del 6,3%, sotto la media Ue che si colloca attorno al 6,9%, con proiezioni 2025-2026 inchiodate intorno al 6,2%, nonostante gli annunci di “record di stanziamenti” e di un incremento cumulato di circa 30 miliardi a fine legislatura. Già nel 2021 l’Ocse evidenziava per l’Italia una spesa sanitaria pro capite inferiore alla media europea (2.792 euro a parità di potere d’acquisto contro una me- dia Ue di 4.028), ma con un ricorso significativamente più alto ai pagamenti diretti delle famiglie, che rappresentano circa il 90% delle fonti private. Nel 2024, circa il 74% della spesa sanitaria è risultato a carico della Pubblica amministrazione e delle assicurazioni sociali obbligatorie, il 22% sulle famiglie e il 3% su schemi volontari, con una crescita della componente privata tra le più rapide in Europa. Formalmente in Italia il modello resta universalistico, con un modello a erogazione mista in cui ospedali, specialistica ambulatoriale e una parte dei servizi territoriali sono forniti da un mosaico di strutture pubbliche e provider privati accreditati, con grandi differenze tra regioni per densità di offerta e modalità di remunerazione. Nel 2022 l’Istat ha censito 996 istituti di cura, somma di strutture pubbliche e pri- vate accreditate con il Servizio sanitario nazionale, e una dotazione di 3 posti letto ospedalieri ogni mille abitanti, in calo rispetto ai livelli di dieci anni prima (3,5 posti letto/1000) e sotto la media Ocse (4,3 posti letto/1000). In questo contesto, quando il canale pubblico si satura - per carenze di personale, riduzione di posti letto, sot- to-utilizzo della rete territoriale - la domanda non sparisce. Si sposta. Il cittadino può scegliere di attendere, aggirare le liste pagando una prestazione privata (anche nella stessa struttura in regime intramoenia) oppure rinunciare del tutto alla prestazione se il costo è troppo alto; la crescita dell’out-of-pocket e dell’area di rinuncia alle cure è il segno misurabile di questo spostamento. La privatizzazione, in questo quadro, non coincide principalmente con l’espansione di fondi e assicurazioni (che nel 2024, con 6,4 miliardi, restano una quota minoritaria del totale), ma con una progressiva traslazione dell’onere finanziario direttamente sulle famiglie, cui è affidata la funzione di “tappare i buchi” lasciati dal sotto finanziamento pubblico. Un punto di rottura decisivo è rappresentato dalle liste d’attesa per prestazioni specialistiche e diagnostiche, che negli ultimi anni sono diventate il crocevia tra finanziamento pubblico insufficiente, capacità produttiva dei servizi e ricorso al privato. In pratica, la combinazione di sotto finanziamento, carenza di personale e riduzione dei posti letto spinge una quota crescente di domanda verso il canale privato, o verso la rinuncia alle cure. L’VIII rapporto Gimbe sullo stato del Ssn, nell’ottobre 2025 ha rilevato un aumento significativo delle persone che hanno rinunciato ad almeno una prestazione necessaria per motivi economici o di attesa, passando da 4,1 a 5,8 mln di cittadini in due anni. Ovviamente si tratta di una crescita concentrata tra i redditi più bassi e nelle aree con minore offerta sanitaria. Scuola, pioggia di denaro sulle paritarie Sul versante istruzione, l’Italia investe meno della media europea. Nel 2022 la spesa pubblica per l’istruzione in rapporto al Pil era attorno al 4,1% contro una media Ue del 4,7%; nel 2023 è scesa al 3,9%, collocando il Paese tra gli ultimi posti nell’Unione (dati Eurostat). Per il 2024 e il 2025 non sono ancora disponibili dati definitivi comparabili a livello europeo. Tuttavia, a fine novembre 2024 l’Osservatorio sui conti pubblici italiani parlava di una spesa per la scuola bassa, in discesa e male allocata, in un sistema già segnato da classi sovraffollate, edilizia fragile e difficoltà croniche nel rendere stabili i docenti e il personale Ata. Dentro questo quadro di sottofinanziamento, il governo Meloni ha scelto di incrementare in modo strutturale il sostegno alle scuole parit arie, cioè istituti privati riconosciuti che richiedono co- munque una retta alle famiglie. Con la legge di bilancio 2025 il fondo per le paritarie è stato aumentato di 50 milioni per lo stesso anno e di 10 milioni annui a partire dal 2026, portando il plafond nazionale stabilmente vicino agli 800 milioni annui. Nel 2022 erano stati aggiunti 70 milioni, e per l’anno scolastico 2024-2025 due decreti Valditara hanno assegnato complessivamente 750 milioni, con un incremento di 50 milioni rispetto al 2023. La legge di bilancio 2026 ha segnato una nuova svolta con lo stanziamento di 30 milioni per le scuole dell’infanzia non statali e 21 milioni ag- giuntivi per l’intero comparto delle paritarie, misura che le associazioni di categoria hanno accolto positivamente gli stanziamenti aggiuntivi, interpretandoli come un sostegno alla libertà di scelta educativa. Sul piano fiscale, le scuole paritarie gestite da enti non commerciali beneficiano da tempo di agevolazioni, tra cui l’esenzione dall’Imu sugli immobili utilizzati per attività didattiche senza fini di lucro, misura che riduce i costi di gestione per enti religiosi e fondazioni. Il “buono scuola” e la domanda sussidiata al privato La misura simbolicamente più potente è il “buono scuola”, un voucher fino a 1.500 euro a studente, a partire dal 2026, per gli studenti iscritti a scuole paritarie di primo grado o al primo biennio delle superiori, riservato alle famiglie con Isee fino a 30 mila euro. Lo stanziamento iniziale è di 20 milioni di euro, con contributi modulati in base al reddito e cumulabili fino a 5 mila euro per nucleo familiare, in un meccanismo di domanda sussidiata che riduce le rette dovute agli istituti privati ma non investe un euro in più nelle strutture, negli organici o nei servizi della scuola statale. Secondo i promotori, dal ministro Valditara a vari leader della maggioranza fino a esponenti della Chiesa, si tratta del coronamento di una battaglia portata avanti dalla destra da trent’anni, pensata per facilitare la scelta della paritaria alle famiglie meno abbienti. Secondo Flc-Cgil è invece una scelta politica precisa volta a sottrarre risorse a un fondo generale per gli interventi strutturali di politica economica per finanziare, di fatto, un sussidio alla domanda privata, in un sistema in cui la scuola pubblica resta sottofinanziata e un milione scarso di studenti frequenta le paritarie. Due facce della stessa strategia Se si mettono in fila tutti i dati elaborati fin qui, emerge un disegno coerente. In ambito sanitario il governo rivendica incrementi nominali del Fondo per il Ssn ma mantiene il rapporto spesa/Pil sotto la media Ue, mentre la spesa privata cresce più rapidamente di quella pubblica, superando i 40 miliardi l’anno di esborso diretto delle famiglie. Nella scuola, a fronte di una spesa pubblica che scende al 3,9% del Pil, le scelte più recenti riguardano l’aumento stabile del fondo alle paritarie, nuovi stanziamenti mirati e un voucher nazionale che riconosce fino a 1.500 euro per chi iscrive i figli negli istituti privati riconosciuti. In entrambi i casi, il perimetro dei diritti sociali viene ristretto: la promessa universalistica resta sulla carta, ma una quota crescente di bisogni - visite specialistiche, esami diagnostici, percorsi formativi percepiti come di maggior qualità - viene allocata fuori dal raggio d’azione del pubblico, scaricando la differenza sui bilanci familiari. La privatizzazione, così, non avanza attraverso una dichiarata “riforma neoliberale” ma per accumulo di scelte contabili e normative. Il definanziamento relativo del pubblico e il sostegno diretto e indiretto al privato sono strumenti che aiutano a migrare verso servizi a pagamento solo chi ha ancora un margine di spesa. In un Paese che invecchia rapidamente e dove la mobilità sociale si è fermata, la combinazione di sanità e scuola spinte verso il mercato non è solo una questione di equilibri di bilancio ma è una riscrittura materiale del patto costituzionale, che solo per fare un esempio decide in anticipo chi potrà curarsi in tempo, e chi invece dovrà accontentarsi di ciò che resta del pubblico. ---End text--- Author: Federico Tulli Heading: Highlight: Nella scuola, a fronte di una spesa pubblica che scende al 3,9% del Pil, si segnala l’aumento stabile del fondo alle paritarie che ormai supera 800 milioni l’anno Da quando è in carica il governo Meloni i cittadini che hanno rinunciato ad almeno una prestazione per motivi economici o di attesa, sono passati da 4,1 a 5,8 milioni Image: -tit_org- La privatizzazione silenziosa -sec_org- tp:writer§§ Federico Tulli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040301715804459.PDF §---§ title§§ Migrazione sanitaria, la grande fuga dei pazienti dal sud premia il Veneto = Cure mediche, Veneto sul podio per pazienti da fuori regione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302033803383.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "SOLE 24 ORE INSERTI" del 03 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-03T02:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302033803383.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302033803383.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE INSERTI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302033803383.PDF tp:ocr§§ Migrazione sanitaria, la grande fuga dei pazienti dal sud premia il Veneto Rapporto Gimbe. La mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto nel Paese la cifra record di 5,15 miliardi di euro. La regione migliora il proprio saldo in valore assoluto di quasi 14 milioni. Oltre una prestazione su due viene erogata dal privato convenzionato Cure mediche, Veneto sul podio per pazienti da fuori regione Rapporto Gimbe. Il territorio insieme a Lombardia ed Emilia-Romagna raccoglie il 95% del saldo attivo della mobilità sanitaria che ha toccato la cifra di 5 miliardi. In rosso il Friuli- Venezia Giulia con 10 milioni I l Veneto da sempre ai vertici in Italia per mobilità sanitaria attiva, rimane saldamente in terza posizione per entrate generate dai pazienti in arrivo da altre regioni. Prima si collocano Lombardia ed Emilia-Romagna che insieme al Veneto cumulano il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria, ovvero la differenza tra risorse ricevute per curare chi proviene da altre zone dello Stivale e quelle versate per i propri residenti che decidono di farsi assistere altrove. Nel 2023, evidenzia il report Gimbe, presentato nelle ultime settimane, la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto nel Paese la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre. Guardando ai numeri, il Veneto nell’ultimo anno considerato vantava oltre 535 milioni di crediti da altre regioni, ma era a propria volta a debito di 323 milioni di euro per un saldo attivo di 212 milioni di euro. Lo studio conferma l’ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud, con un enorme flusso di risorse economiche in uscita dal Mezzogiorno verso il Settentrione. A pagare il prezzo più alto sono Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna, che insieme assorbono il 78,2% del saldo passivo. In particolare, i maggiori esborsi per cure ricevute dai propri residenti in altre regioni sono a carico di Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%), che da sole rappresentano quasi un terzo del totale, con oltre 400 milioni di euro ciascuna. Zanetti —a pag. 2 e 3 I l Veneto da sempre ai vertici in Italia per mobilità sanitaria attiva, rimane saldamente in terza posizione per entrate generate dai pazienti in arrivo da altre regioni. Prima si collocano Lombardia ed Emilia-Romagna che insieme al Veneto cumulano il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria, ovvero la differenza tra risorse ricevute per curare chi proviene da altre zone dello Stivale e quelle versate per i propri residenti che decidono di farsi assistere altrove. Nel 2023, evidenzia il report Gimbe, presentato nelle ultime settimane, la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto nel Paese la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022 (a 5,04 miliardi di euro). Le analisi della Fondazione bolognese si basano su tre fonti ufficiali: i dati economici aggregati dal riparto sanitario 2025; i flussi dei rimborsi trasmessi dalle Regioni al ministero della Salute; i dati del Report Agenas sulla mobilità sanitaria. Lo studio conferma l’ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud, con un enorme flusso di risorse economiche in uscita dal Mezzogiorno verso il Settentrione. A pagare il prezzo più alto sono Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna, che insieme assorbono il 78,2% del saldo passivo. In particolare, i maggiori esborsi per cure ricevute dai propri residenti in altre regioni sono a carico di Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%), che da sole rappresentano quasi un terzo del totale, con oltre 400 milioni di euro ciascuna. Guardando ai numeri, il Veneto nell’ultimo anno considerato vantava oltre 535 milioni di crediti da altre regioni, ma era a propria volta a debito di 323 milioni di euro per un saldo attivo di 212 milioni di euro. Un rosso leggerissimo riguarda il Friuli Venezia Giulia che incassa dai pazienti non residenti 87,7 milioni, ma ne spende per i propri in trasferta 97,7 con una differenziale negativo di 10 milioni. Stessa dinamica interessa la provincia autonoma di Bolzano con 29,5milioni di entrate e 33,4 di uscite per un saldo negativo di 3,8 milioni. Al contrario chiude in attivo la Provincia autonoma di Trento, che riceve nel complesso 79,4 milioni di pagamenti per turismo sanitario contro i 71,4 spesi. Nel complesso, le Regioni che registrano crediti superiori a 200 milioni di euro sono sei: Lombardia (23,2%), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%) – nelle quali si concentra oltre metà della mobilità attiva – e in aggiunta Lazio (8,9%), Toscana (6,4%) e Piemonte (5,8%), che rappresentano insieme un ulteriore 21,1%. «Questi numeri – afferma il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – indicano che la mobilità sanitaria è sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa sul territorio nazionale». Il divario strutturale, che nel tempo si è consolidato, potrebbe – indicano da Gimbe - acuirsi in vista del via all’autonomia differenziata con le pre-intese per Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, ampliando le disuguaglianze. Il passaggio è però dettato dalla necessità delle regioni del Nord di riuscire a mantenere i livelli minimi di assistenza ai propri residenti, data la pressione che arriva anche da fuori regione. «Va anche sottolineato che la mobilità passiva – prosegue Cartabellotta – non coincide solo con la fuga di pazienti da Sud a Nord. Esiste anche una mobilità di prossimità tra regioni del Nord confinanti. Ad esempio Lombardia, Veneto e Piemonte registrano livelli rilevanti di mobilità passiva». Si tratta di dati che riflettono specifiche preferenze degli utenti, informati sulle eccellenze offerte dai principali centri di cura e agevolati dalla facilità di spostamento. La dinamica ha recentemente destato preoccupazioni in Friuli Venezia Giulia. Il consigliere regionale di opposizione, Francesco Martines (Pd) a fronte dei dati emersi dalla relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali, elaborata dalla Corte dei Conti, ha chiesto la convocazione della III Commissione Salute per ascoltare l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, sugli orientamenti strategici della Giunta regionale proprio in materia di mobilità sanitaria. «L’aumento di cittadini friulani che si rivolgono a strutture sanitarie fuori regione, in particolare venete, per ricevere cure e prestazioni è preoccupante. La questione va affrontata urgentemente in un confronto tra Consiglio e Giunta in modo da chiarire le strategie per il futuro assetto sanitario regionale», dice. A questo proposito va anche sottolineato, come evidenzia proprio il rapporto Gimbe che il saldo tra uscite ed entrate nel 2023 ha recuperato oltre 1,7milioni. Infatti il differenziale tra prestazioni offerte ai non residenti e pagate ad altre regioni è passato dagli 11,7 milioni del 2022 ai 10 del 2023. Il Veneto migliora il proprio saldo in valore assoluto di quasi 14 milioni, il Trentino di 924 mila euro e la sanità della provincia autonoma di Bolzano è l’unica a peggiorare la propria performance: il delta passa da un attivo di 2,2 milioni a un passivo di 3,8. Con ciò, calcola Gimbe, il saldo della mobilità sanitaria suddiviso per numero di abitanti della regione rimane attivo di 44 euro per residente in Veneto, di 15 euro in provincia di Trento; passivo di 7 euro per abitante a Bolzano e di 8 in Friuli Venezia Giulia. Ben lontano dai 178 euro pro capite di saldo negativo che grava sui cittadini della Calabria. Ma anche dai 127 euro di attivo dell’Emilia Romagna in testa in Italia nella classifica del saldo pro capite. Anche le prestazioni rese dal privato convenzionato vengono fotografate dal report: oltre il 50% sono erogate dalle strutture di Campania, Lombardia, Molise, Puglia e Veneto, sia per i ricoveri che per la specialistica ambulatoriale. Per i ricoveri, la media nazionale delle prestazioni erogate dal privato convenzionato è del 56,4%; per la specialistica ambulatoriale del 46,1%. Livelli che nel Triveneto vengono superati solo dal Trentino, per i ricoveri 61,4% e dal Veneto per le prestazioni ambulatoriali, al 64,7%, diciotto punti percentuali sopra la media Italia. In Veneto rimangono elevati anche i ricoveri gestiti dal privato convenzionato, che sono il 55,8%. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Valeria Zanetti Heading: Highlight: +2,3% spostamenti in aumento La mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto nel Paese la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% provincia di Trento Chiude in attivo la Provincia autonoma di Trento, che riceve nel complesso 79,4 milioni di pagamenti per turismo sanitario contro i 71,4 spesi Lo studio conferma lo squilibrio tra nord e sud, con un flusso di risorse in uscita dal Mezzogiorno Image:Classifica. Veneto terzo per entrate generate dai pazienti in arrivo da altre regioni adobestock -tit_org- Migrazione sanitaria, la grande fuga dei pazienti dal sud premia il Veneto Cure mediche, Veneto sul podio per pazienti da fuori regione -sec_org- tp:writer§§ Valeria Zanetti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040302033803383.PDF §---§ title§§ Ospedali: il 77% dei ricoverati è over70, mancano 1 medico e 1 infermiere su 5 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185007743.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 03 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-03T05:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185007743.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185007743.PDF', 'title': 'CONQUISTE DEL LAVORO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185007743.PDF tp:ocr§§ Ospedali: il 77% dei ricoverati è over70, mancano 1 medico e 1 infermiere su 5 G li italiani sono sempre più anziani ed aumenta la richiesta di cure ed assistenza ma, di contro, gli ospedali sono sempre meno a misura di "grandi vecchi". Il 77% dei ricoverati ha oggi più di 70 anni e più di 4 patologie croniche concomitanti: i reparti di Medicina interna sono i più indicati a trattarli, ma mancano un medico e un infermiere su 5, la metà dei reparti è in overbooking e due pazienti su tre pagano il prezzo del boarding nei pronto soccorso, passando ore se non giorni in lettiga aspettando un letto che non c'è. È la fotografia scattata da una nuova indagine della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi), condotta su 269 dipartimenti ospedalieri di Medicina interna. Questi reparti, afferma Fadoi, sono però sempre più in overbooking per carenza di letti, personale e dotazioni tecnologiche. Colpa di una loro obsoleta classificazione come reparti "a bassa intensità di cura", quando la realtà odierna dice che proprio per l'età e la presenza di più patologie concomitanti oltre la metà dei ricoverati nelle medicine interne (il 50,9%) richiede invece una medio-alta intensità di cura. Essere considerati a bassa intensità di cura significa però avere diritto a meno personale, un minor numero di letti e di strumentazioni, e questo, avverte Fadoi, implica inevitabilmente un danno per i pazienti. Ce.Au. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Ospedali: il 77% dei ricoverati è over70, mancano 1 medico e 1 infermiere su 5 -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185007743.PDF §---§ title§§ Resta una diffidenza tutta ideologica: grazie al privato sistema in equilibrio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186307740.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "GIORNALE" del 03 Apr 2026

Fondi e assicurazioni devono collaborare col Ssn

pubDate§§ 2026-04-03T05:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186307740.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186307740.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186307740.PDF tp:ocr§§ Resta una diffidenza tutta ideologica: grazie al privato sistema in equilibrio Fondi e assicurazioni devono collaborare col Ssn a spesa sanitaria privata è ormai essenziale all’equilibrio del sistema di protezione della salute degli italiani. E lo sarà sempre di più. L’aumento progressivo dell’aspettativa di vita è una buona notizia, ma mette in rilievo nell’agenda del Paese il tema della fragilità sanitaria. Già oggi ai 138 miliardi di spesa pubblica per finanziare il sistema sanitario nazionale gli italiani aggiungono di tasca propria 45 miliardi ogni anno di tasca propria. La diffidenza verso l’integrazione privata dovrebbe ormai essere superata dai fatti. E da questi numeri. D’altronde, sono ormai 17 milioni gli italiani che sono iscritti ai 324 fondi sanitari integrativi (comprese le Casse mutue e le società di mutuo soccorso) registrati all’anagrafe del ministero della Salute. Il ricorso al privato aiuta anche il Ssn, alleggerendo molta della legittima pressione nelle prestazioni ordinarie (analisi di laboratorio, esami specialistici, prevenzione...) contribuendo al taglio delle liste di attesa per prestazioni che non siano acuzie o grandi interventi. Anzi, l’equilibrio pubblico-privato dovrebbe essere migliorato, invece che - ancora spesso - osteggiato da una incrollabile diffidenza verso il privato. Un’attenzione strutturale alla sanità integrativa dovrebbe spingere ad aumentare la capacità di intermediare una quota crescente di quei 45 miliardi di out of pocket. Oggi solo 5 L miliardi di quei 45 sono ottimizzati dall’intervento dei fondi e delle casse mutue. Troppo poco per poter produrre effetti di razionalizzazione delle strutture sanitarie e della spesa. Il fronte della prevenzione e l’orizzonte della non autosufficienza dovrebbero incentivare lo sviluppo della sanità integrativa, invece che frenarla. La prevenzione, se diventa pratica abituale può ridurre l’impatto sulle forme patologiche successive che sono sempre più difficili e onerose da gestire. D’altronde si sa che prevenire è sempre meglio che curare. Vale ancora di più l’elemento della non autosufficienza. Invecchiare non vuol dire solo aggiungere anni alla vita ma aggiungere vita e vita buona agli anni. Se è vero che gli over 65 anni di oggi ormai si aspettano circa vent’anni di vita, è pur vero la metà di questi anni di vita rischiano di essere convissuti con patologie più o meno invalidanti. Su questo fronte ancora una volta è il supporto privato - anche a livello assicurativo - che può e deve soccorrere. La mutualità e l’investimento preventivo in polizze long term care (Ltc) possono offrire un orizzonte di vita più sereno e meno emergenziale. D’altronde la vita che si allunga deve essere una buona notizia non una iattura. Pubblico e privato (fondi sanitari e compagnie di assicurazione in questo caso) devono collaborare per sottrarre il più possibile la vita degli italiani al rischio del peggio, costruendo il meglio per tempo. ---End text--- Author: Marco Barbieri Heading: Highlight: Image:I NUMERI Spesa sanitaria pubblica (SSN) 138 miliardi 17 milioni Spesa sanitaria privata totale Gli italiani assistiti dai fondi sanitari 45 miliardi Spesa intermediata da fondi sanitari 5 miliardi Spesa out of pocket 324 40 miliardi 0 30 MLD 60 MLD I fondi sanitari attivi in Italia 90 MLD 120 MLD 150 MLD -tit_org- Resta una diffidenza tutta ideologica: grazie al privato sistema in equilibrio -sec_org- tp:writer§§ MARCO BARBIERI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186307740.PDF §---§ title§§ Assunzioni sprint nella sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186007741.PDF description§§

Estratto da pag. 25 di "ITALIA OGGI" del 03 Apr 2026

Concorsi con riserva di posti e tramite titoli e colloquio

pubDate§§ 2026-04-03T05:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186007741.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186007741.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186007741.PDF tp:ocr§§ Le novità negli emendamenti al dl Pnrr. Ok agli operatori socio-sanitari formati all’estero Assunzioni sprint nella sanità Concorsi con riserva di posti e tramite titoli e colloquio n piano di assunzioni sprint nella sanità. E largo ad operatori socio-sanitari e socio-assistenziali che abbiano conseguito qualifiche professionali all’estero. Nel pacchetto di 19 emendamenti al dl Pnrr, depositati mercoledì sera in commissione bilancio alla Camera dai quattro relatori (Vanessa Cattoi, Roberto Pella, Francesco Saverio Romano e Paolo Trancassini), governo e maggioranza provano a mettere benzina nel motore del Piano nazionale di ripresa e resilienza che, a pochi mesi dalla scadenza, arranca pericolosamente proprio nella Missione 6-Salute. Per questo si prova a incidere sul rafforzamento degli organici con procedure «eccezionali e temporanee» che puntano anche a scongiurare i contenziosi legati alla reiterazione di rapporti di lavoro flessibili finita da U tempo nel mirino della Cassazione. Assunzioni a due vie. Gli enti del Servizio sanitario nazionale potranno procedere ad assunzioni nel limite del 30% dei posti complessivamente programmati nel triennio, con procedure«eccezionali e temporanee». Nei concorsi, una riserva fino al 50% dei posti disponibili andrà appannaggio del personale che abbia maturato al 31 dicembre 2025 almeno 18 mesi di servizio, anche non continuativi, negli ultimi 5 anni in enti del Ssn con contratti di lavoro flessibile. Il restante 50% dei posti sarà assegnato con procedure selettive per titoli e colloquio su domanda degli interessati. Per accedere alle selezioni bisognerà aver maturato, sempre al 31 dicembre 2025, almeno 24 mesi di servizio, questa volta continuativo, anche con contratti flessibili e di collaborazione a condizione che il reclutamento sia avvenuto per concorso. Potrà accedere alle selezioni anche il personale non più in servizio. Operatori socio-sanitari. Fino al 31 dicembre 2029, per garantire la continuità dei servizi di assistenza territoriale e consolidare gli interventi realizzati nell’ambito della Missione 6 del Pnrr, potranno lavorare sul territorio nazionale presso strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali, pubbliche o private, anche gli operatori socio-sanitari e socio-assistenziali che abbiano conseguito la qualifica professionale all’estero. Gli interessati potranno presentare domanda alle regioni che riconosceranno la qualifica professionale sulla base di mere verifiche documentali del titolo conseguito all’estero e della sua idoneità a esercitare in Italia. Fino al 31 dicembre 2027, le strutture sanitarie, qualora non riescano a reperire personale in possesso dei requisiti richiesti, potranno assumere soggetti iscritti a corsi di operatore socio-sanitario e socio-assistenziale con contratti di lavoro subordinato a tempo determinato e con orario part-time in modo da consentire il proseguimento delle attività formative. Enti locali. Per consentire il tempestivo conseguimento degli obiettivi indicati nel Pnrr, potranno essere prorogati fino a 31 dicembre 2026 tutti gli incarichi dirigenziali e non, attribuiti da regioni, province, comuni e città metropolitane. Resta fermo per il personale non dirigenziale il rispetto del limite massimo di 36 mesi per la durata del contratto a tempo determinato. I costi per il rinnovo dei contratti non incideranno sulle capacità assunzionali così come calcolate ai sensi dell’articolo 33, comma 2 del dl 34/2019 che ha riformato le capacità assunzionali dei comuni a partire dal 2020, passando da un rigido turn-over a una sostenibilità finanziaria basata sul rapporto tra spesa di personale ed entrate correnti. Società partecipate. I comandi e i distacchi del personale delle società a controllo pubblico continueranno a non poter «eccedere la durata di un anno», ma potranno essere «rinnovabili» e utilizzabili non oltre il 31 dicembre 2027. La proposta normativa va a modificare il testo unico in materia di società a partecipazione pubblica che, con la legge di Bilancio 2023, era già stato modificato introducend o un regime temporaneo (durata di un anno e massimo fino a dicembre 2026) per i comandi e i distacchi del personale delle società a controllo pubblico per «esigenze strettamente collegate all'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza». ---End text--- Author: FRANCESCO CERISANO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Assunzioni sprint nella sanità -sec_org- tp:writer§§ FRANCESCO CERISANO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186007741.PDF §---§ title§§ Sanità, liste d'attesa i tempi si riducono fino al 40 per cento = Sanità, primi progressi per le liste d'attesa Miglioramenti fino al 40% link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185407747.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "MESSAGGERO" del 03 Apr 2026

Evangelisti a pag. 11 >Il ministro Schillaci: «Progressi nelle Regioni che stanno applicando le nuove regole» Ma i risultati non sono uniformi. E per alcune prestazioni dati ancora preoccupanti

pubDate§§ 2026-04-03T05:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185407747.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185407747.PDF', 'title': 'MESSAGGERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185407747.PDF tp:ocr§§ L’effetto della riforma Sanità, liste d’attesa i tempi si riducono fino al 40 per cento Evangelisti a pag. 11 Sanità, primi progressi per le liste d’attesa Miglioramenti fino al 40% Il ministro Schillaci: «Progressi nelle Regioni che stanno applicando le nuove regole» Ma i risultati non sono uniformi. E per alcune prestazioni dati ancora preoccupanti ` IL FOCUS ROMA Come sta andando la riforma delle liste d’attesa? Spiega il ministro della Salute, Orazio Schillaci, a un Forum dell’Ansa: «Dove la legge è applicata, il trend è positivo, c'è un aumento delle prestazioni e una riduzione dei tempi. Ma c'è ancora disomogeneità regionale, con Regioni più e meno performanti. Il ministero è a disposizione per accompagnarle in questo percorso». Significa che la situazione è ancora a macchia di leopardo, ma si vedono, secondo il ministro, i primi miglioramenti. Da sapere: quando si parla di liste di attesa si fa riferimento a uno dei mali storici della sanità. Sono i giorni, ma più spesso i mesi, che un cittadino deve attendere prima di ottenere un esame o una visita medica specialistica dal Servizio Sanitario Nazionale. La legge di riforma voluta da Schillaci è stata approvata nell’estate del 2024. Prevede, tra le altre cose, un centro unico di prenotazione regionale, laboratori e ambulatori aperti anche il sabato e la domenica, l’obbligo per le Asl di assicurare la prestazione entro i limiti previsti dal livello di urgenza anche acquistandola dal privato convenzionato, l’attivazione di una piattaforma nazionale, gestita da Agenas, per misurare le attese con trasparenza. VALUTAZIONI Fatta questa premessa, cosa dicono i dati oggi? Stando alle rilevazioni che coprono tutto il 2025, al Ministero della Salute spiegano che per la prima volta in vent'anni, i dati della Piattaforma nazionale Agenas (basati su 50 milioni di prenotazioni reali) indicano un'inversione di tendenza positiva. Più nel dettaglio: confrontando il primo bimestre del 2025 con quello del 2026 emerge un incremento delle prestazioni erogate entro i tempi di legge. Secondo i dati elaborati dal Ministero della Salute, per gli esami diagnostici siamo a circa il +2 per cento, per le visite specialistiche al +3 per cento. Dice Schillaci: «Ci sono Regioni che vanno meglio e altre che vanno peggio: rivendichiamo di avere un monitoraggio di ciò che accade. Prima non c'erano numeri che indicassero i ritardi nelle singole Regioni». Ecco, ma perché sulla piattaforma di Agenas non è possibile vedere i dati scorporati per Regione? Probabilmente arriveranno a partire da metà maggio, ma ovviamente si tratta di materia delicata perché confrontare i vari territori causerà polemiche. E non è semplice fare in modo che tutte le Regioni, anzi tutte le Asl, seguano gli stessi criteri. Al Ministero della Salute però hanno già alcuni elementi utili a comprendere dove si stanno registrando dei miglioramenti. Spiegano che la Liguria ha puntato sul recall attivo dei pazienti in agenda — quel 20 per cento che prenota e poi non si presenta, facendo slittare i tempi degli altri — e ha ottenuto un miglioramento del 40 per cento nel rispetto dei tempi. L'Umbria segna un +25 per cento. Il Piemonte ha esteso l'apertura degli ambulatori e dei reparti di diagnostica alla sera e nei fine settimana, con risultati misurabili sulle liste. Per quanto riguarda il Lazio, i dati del Ministero dicono che il sistema mostra segnali di tenuta: ad esempio, per le visite cardiologiche e ortopediche si raggiunge rispettivamente l’85 e l’87 per cento di rispetto dei tempi per le classi di priorità più alte; per la Tac torace oltre la metà degli esami viene effettuata nei tempi previsti, con punte del 77 per cento nelle prestazioni programmabili al Policlinico Tor Vergata, mentre l’eco doppler dei tronchi sovraaortici mantiene una risposta tempestiva sulle urgenze, con circa il 79 per cento nei tempi. Complessivamente, oltre mille ospedali hanno migliorato le proprie performance di almeno il 20 per cento su base annua. Sempre secondo il Ministero, restano alcuni nodi irrisolti perché comunque una pres tazione urgente su cinque non viene assicurata nei tempi previsti. CASISTICA Dice ancora Schillaci: «La legge prevede che, se non è possibile ottenere una prestazione nei tempi nel pubblico, il cittadino possa rivolgersi al privato convenzionato senza costi aggiuntivi. Il governo ha messo la faccia su uno dei problemi più annosi della sanità: fino a quel momento le Regioni erano rimaste sole». Spulciando sui dati della piattaforma di Agenas che registra le liste d’attesa, in effetti permangono diverse criticità. Prendiamo alcune prestazioni campione. Ad esempio, per la Colonscopia totale con endoscopio flessibile, nell’anno 2025, emerge che per le prenotazioni con classe U (urgente, vanno assicurate entro tre giorni) solo il 25 per cento dei pazienti ha visto rispettati i tempi. Mediamente l’attesa è di 24 giorni, ma ci sono picchi decisamente più alti. E se si vedono i dati mese per mese, risulta che a novembre e dicembre c’è stato un arretramento rispetto all’inizio dell’anno. Va anche detto però che nelle altre tre classi di urgenza, ci sono stati dei miglioramenti. Spostiamoci sul fronte delle visite specialistiche (ma ovviamente si tratta di un campione casuale, perché le prestazioni esaminate sono molte). Per la prima visita neurologica, quando il livello di urgenza è massimo (entro 3 giorni) mediamente il termine è rispettato, ma ci sono picchi più alti. M.Ev. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: M. Ev. Heading: Highlight: INCREMENTO MEDIO TRA IL 2% E IL 3% DI VISITE ED ESAMI URGENTI PER I QUALI SONO STATI RISPETTATI I TEMPI FORTI PASSI IN AVANTI PER LE ASL DI LIGURIA E UMBRIA NEL LAZIO SEGNALI DI TENUTA Image:In alto, il ministro della Salute, Orazio Schillaci. In basso, un medico che osserva un’ecografia -tit_org- Sanità, liste d’attesa i tempi si riducono fino al 40 per cento Sanità, primi progressi per le liste d’attesa Miglioramenti fino al 40% -sec_org- tp:writer§§ m. ev. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303185407747.PDF §---§ title§§ Sanità, assunzioni dall'estero e televisite a pazienti oncologici link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186107742.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "SOLE 24 ORE" del 03 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-03T05:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186107742.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186107742.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186107742.PDF tp:ocr§§ Sanità, assunzioni dall’estero e televisite a pazienti oncologici Decreto Pnrr Le modifiche dei relatori al provvedimento al voto in commissione Bilancio Dopo medici e infermieri diventano più facili le assunzioni dall’estero “in deroga” fino al 2029 anche per i ricercatissimi Oss (gli operatori socio sanitari e di interesse socio-assistenziale) da destinare soprattutto alla nuova Sanità territoriale con le nuove Case e Ospedali di comunità finanziate dal Pnrr che devono aprire entro la prossima estate. Sempre sul fronte del personale sanitario di cui i nostri ospedali soffrono da sempre gravi carenze arrivano anche assunzioni più facili - in deroga alle ordinarie procedure concorsuali - attraverso le stabilizzazioni. Infine una agevolazione anche per i pazienti colpiti da un tumore, per i quali «al fine di garantire una presa in carico tempestiva» le Regioni devono attivare servizi di telemonitoraggio e teleconsulto (controlli e visite on line) almeno in ogni Provincia. Eccoli alcuni degli emendamenti di relatori e Governo al decreto Pnrr all’esame della commissione Bilancio del Senato che dovrebbe votarli entro martedì prossimo per inviare poi il testo in aula il giorno dopo (il decreto scade il 20 aprile). Il primo emendamento estende di fatto l’allentamento dei criteri per ammettere in corsia chi arriva da fuori Europa, una misura introdotta con la pandemia e poi prorogata per la penuria di risorse nostrane che ha fatto però già infuriare gli Ordini dei medici e degli infermieri che avevano chiesto il superamento di questo “far west” sul riconoscimento troppo light dei titoli di studio dell’estero per ritornare alla via ordinaria. La modifica al decreto Pnrr prevede che «al fine di garantire la continuità dei servizi di assistenza territoriale» fino al 31 dicembre 2029 sarà possibile assumere chi ha conseguito la qualifica professionale all’estero di Oss con una procedura più semplice: in pratica le Regioni potranno riconoscere il titolo con una verifica dei documenti, in deroga alle regole ordinarie. Le strutture potranno assumere gli operatori anche prima del completamento del riconoscimento, purché siano affiancati a personale già qualificato. Sulle stabilizzazioni si prevede che - su un tetto massimo del 30% di posti programmati - le Regioni possano assumere riservando fino al 50% dei concorsi a chi ha maturato almeno 18 mesi di servizio, anche non continuativi, negli ultimi 5 anni alle dipendenze del Ssn con contratti flessibili o di collaborazione. Oppure con una selezione per titoli e colloquio, sempre entro il limite del 50%, dopo 24 mesi di servizio continuativo purché reclutato con procedure concorsuali (incluse quelle durante il Covid). Tra gli altri emendamenti dei relatori si segnala anche la proroga di un anno (al 31 agosto 2027) del commissario straordinario per il ponte Morandi di Genova così come vengono stanziati 63 milioni per il 2027 e 100 milioni per il 2028 per completare i lavori della diga foranea di Genova. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Prevista anche la proroga di un anno del commissario straordinario per il ponte Morandi Image: -tit_org- Sanità, assunzioni dall’estero e televisite a pazienti oncologici -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303186107742.PDF §---§ title§§ Sanità integrativa a rischio per l'emendamento fantasma link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303184007753.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "TEMPO" del 03 Apr 2026

pubDate§§ 2026-04-03T05:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303184007753.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303184007753.PDF', 'title': 'TEMPO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303184007753.PDF tp:ocr§§ LA SALUTE Una bozza del Dlgs Pnrr elimina sindacati e imprese dalla gestione dei fondi Sanità integrativa a rischio per l’emendamento fantasma Con la norma penalizzati gli operatori privati. Lavoratori in apprensione FdI: «Attribuire al governo la proposta è un atto di sciacallaggio politico» ••• È giallo sul testo di un emendamento al Decreto Legislativo Pnrr, attribuito al governo che, in caso di accoglimento, rischierebbe di compromettere in modo significativo il funzionamento del sistema della sanità integrativa. L’emendamento non risulta ancora formalmente depositato presso la Commissione Bilancio (dov’è attualmente in esame il Dl Pnrr) però, trattandosi di una proposta governativa, potrebbe essere presentata in qualunque momento. E le indiscrezioni sul suo contenuto mettono in apprensione gli operatori della sanità integrativa, che ritengono opportuno bloccare questa ventilata proposta di modifica governativa, perché inciderebbe in maniera fortemente negativa sul settore per almeno tre motivi. Il testo dell’emendamento della discordia, infatti, prevede che le risorse dei fondi sanitari debbano essere destinate per l’80% a prestazioni extra-Lea (livelli essenziali di assistenza) e per il 20% a prestazioni Lea erogate da strutture pubbliche, limitatamente alla quota a carico dell’assistito. E il rispetto di queste soglie costituirebbe la condizione per il riconoscimento del beneficio fiscale. L’emendamento, poi, punta a stabilire anche l’esclusione dagli incentivi fiscali per le forme di assistenza sanitaria integrativa affidate alla gestione di soggetti con finalità di lucro. Limiterebbe i benefici, infatti, solo a coloro che «operano esclusivamente con finalità assistenziali e senza scopo di lucro», così si legge nel testo della proposta circolato. E se passasse il testo dell’emendamento, infine, verrebbe vietato ai datori di lavoro, ai sindacati e ai promotori dei fondi sanitari di far parte della governance dei fondi. Nel testo della proposta contestata, infatti, si specifica che «i datori di lavoro, le organizzato zioni sindacali o i promotori delle forme di assistenza sanitaria integrativa non possono in alcun caso far parte di organi di gestione e amministrazione di forme di assistenza sanitaria integrativa, di enti gestori delle medesime o di imprese di assicurazione che provvedono al loro finanziamento o alla loro gestione né possono ricevere benefìci o vantaggi di alcun genere». Ma sulla paternità di questa proposta è già divampato uno scontro politico. Perché il testo dell’emendazione mento riprende una rvizio proposta firmata dal Movimento 5 Stelle che però era stata già respinta mercoledì scorso a seguito del parere contrario del Governo e dei Relatori. E ora anche il partito di maggioranza relativa, Fratelli d’Italia, respinge l’attribuzione di questo emendamento al Governo. «Siamo alla frutta. Far circolare nelle chat delle categorie un emendamento riferito al Dl Pnrr attribuendolo a Fratelli d’Italia ma dal contenuto identico ad uno del Movimento 5 Stelle, già bocciato dal Governo e dai relatori, è un atto di sciacallaggio politico che qualifica chi lo compie- ha commentato la deputata Ylenia Lucaselli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Bilancio L’emendamento in questione non è mai stato depositato dal Governo. Si tratta di un testo che attacca frontalmente la sanità integrativa e che noi abbiamo già rispedito al mittente perché ritenuto dannoso per il sistema. Tentare di metterci contro le categorie con queste fake news è un gioco infantile che non passerà. La verità è scritta nei verbali: quella proposta è dei 5 Stelle, noi l’abbiamo bocciata e continueremo a difendere il settore da blitz ideologici e menzogne». Ma, in attesa dell’esatta attribuzione della paternità di questa proposta, nel testo dell’emendamento emerge anche un altro divieto anti-pubblicità, che scatterebbe in caso di disco verde parlamentare: «Sono vietate le campagne pubblicitarie di fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale e di polizze di assicurazione sanitarie che diffondano messaggi basat i sulle criticità nell’accesso alle prestazioni sanitarie del Servizio sanitario nazionale o sull’inappropriatezza delle cure erogate ovvero che promuovano la medicalizzazione della società nonché i fenomeni di sovra-diagnosi e di sovratrattamento». Come ha quantificato l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), «negli ultimi 10 anni, la sanità integrativa di origine collettiva - basata sul principio di mutualità - ha visto più che raddoppiare la popolazione assistita e aumentare la quota di spesa sanitaria intermediata, arrivando a coprire circa 15 milioni di citIl rischio tadini». E secondo Ifondisan l’ultimo Focus, pubbliperl’80%a cato martedì s c o r s o peril20% dall’Ufficio dastruttu Parlamentare di Bilancio, «la sanità integrativa sembra rispondere, nel breve periodo, alle esigenze di assicurazione per la copertura di prestazioni che il Ssn non riesce a garantire tempestivamente, contribuendo a ridurre la pressione sul finanziamento pubblico». In Italia «la crescita dei fondi sanitari iscritti all’apposita anagrafe, che beneficiano di specifiche agevolazioni fiscali, è stata particolarmente sostenuta: il loro numero è aumentato da 267 a 324 tra il 2010 e il 2023, mentre gli iscritti sono passati da 5,8 a 16,3 milioni tra il 2013 e il 2023. Nell’ultimo anno disponibile, tali fondi hanno erogato risorse per oltre 3 miliardi». ---End text--- Author: SILVANA TEMPESTA Heading: Highlight: La deputata Lucaselli «Il testo in questione non è mai stato depositato dalla maggioranza Una fake news» La nota di Agenas «Raddoppiata la popolazione assistita. Grazie a tale servizio sono coperti 15 milioni di cittadini» Il rischio Ifondisanitari sarebberodestinati perl’80%aprestazioniextra-Leae peril20%aprestazioniLeaerogate dastrutturepubbliche Image: -tit_org- Sanità integrativa a rischio per l’emendamento fantasma -sec_org- tp:writer§§ SILVANA TEMPESTA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/03/2026040303184007753.PDF §---§