title§§ Gimbe, in Valle d'Aosta attivi servizi in tutte le Case di comunità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103201908026.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 01 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "appiapolis.it" del 01 Apr 2026
Denuncia Nursing Up: "Un’auto dalla carrozzeria scintillante ma senza il motore" De Palma: “Il modello dell’Infermiere di Famiglia in Italia non è mai decollato: senza professionisti, le strutture rischiano di restare desolatamente vuote” ROMA – Il rischio di non centrare i target europei della Missione 6 del PNRR entro dicembre 2026 è ormai una realtà oggettiva. Il [...]
pubDate§§ 2026-04-01T12:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103036309426.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103036309426.PDF', 'title': 'appiapolis.it'} tp:url§§ https://www.appiapolis.it/2026/04/01/sanita-missione-salute-pnrr-si-rischia-di-non-centrare-i-target-europei/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103036309426.PDF tp:ocr§§ Denuncia Nursing Up: “Un’auto dalla carrozzeria scintillante ma senza il motore”De Palma: “Il modello dell’Infermiere di Famiglia in Italia non è mai decollato: senza professionisti, le strutture rischiano di restare desolatamente vuote”ROMA – Il rischio di non centrare i target europei della Missione 6 del PNRR entro dicembre 2026 è ormai una realtà oggettiva. Il sindacato Nursing Up denuncia il pericoloso scollamento tra l’edilizia sanitaria e la reale capacità di cura: il cuore della sanità territoriale, l’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC), si scontra oggi con una carenza strutturale di personale che ne impedisce il pieno sviluppo.Siamo di fronte a un sistema che costruisce strutture ma fatica a renderle operative, lasciando le nuove realtà territoriali prive della necessaria intensità assistenziale. Basta guardare i numeri a dir poco allarmanti.IL PARADOSSO DEL PNRR: CONTENITORI SENZA CONTENUTI«Oggi la Missione Salute del PNRR appare come un’auto dalla carrozzeria scintillante, ma priva di motore», dichiara Antonio De Palma, Presidente Nazionale di Nursing Up. I dati ufficiali certificano che il sistema sta costruendo contenitori “senza garantire i contenuti”. Nel monitoraggio Agenas, oltre il 70% degli Ospedali di Comunità attivi è concentrato in poche regioni del Nord, mentre nel Mezzogiorno la rete resta frammentata e in Campania, a fronte della programmazione, l’operatività reale è ancora minima. Anche sul fronte delle Case della Comunità, i report GIMBE e Agenas evidenziano che solo una quota ridotta è realmente operativa a pieno regime con tutti i servizi multidisciplinari previsti. A questo si aggiunge il nodo del personale: rispetto agli obiettivi iniziali della Legge 77/2020, il fabbisogno stimato oggi da Agenas è raddoppiato e supera le 20.000 unità necessarie per evitare il default della Missione 6.«Il problema oggi è evidente: senza infermieri di famiglia, queste strutture non possono funzionare», prosegue De Palma. «Non si tratta solo di formare nuovi professionisti, ma di trattenere quelli che già abbiamo, cosa che il sistema oggi non riesce assolutamente fare».L’IMPIETOSO CONFRONTO EUROPEO: SISTEMI CHE REGGONO PERCHÉ HANNO PERSONALE. DOVE SONO I NOSTRI PROFESSIONISTI? DOVE SONO GLI UOMINI E LE DONNE CHE GARANTISCONO LE CURE DEL TERRITORIO?Il limite italiano emerge con forza se confrontato con i sistemi europei che gestiscono con maggiore efficacia l’invecchiamento della popolazione e la crescita delle cronicità. Nel Regno Unito e in Spagna i modelli territoriali si reggono su una presenza strutturata e numericamente adeguata di personale infermieristico, che garantisce continuità assistenziale e presa in carico dei pazienti.In Italia, invece, il sistema territoriale si scontra con una carenza cronica di infermieri e con un’organizzazione che non riesce ad attrarre e trattenere i professionisti. Il risultato è una riforma che resta sulla carta e fatica a tradursi in servizi reali per i cittadini.OLTRE 20.000 UNITÀ MANCANO ALL’APPELLO. UNA CARENZA STRUTTURALE AGGRAVATA DALLA FUGA DAL SSN«Portare rapidamente dentro il sistema oltre 20.000 professionisti (quanti ne indica Agenas) non è semplice», evidenzia De Palma, «anche perché l’Italia sconta una carenza strutturale di circa 175.000 infermieri rispetto agli standard europei, una criticità mai risolta. Ma soprattutto perché una parte crescente di infermieri sceglie di lasciare il Servizio sanitario nazionale».Una quota significativa di professionisti già formati si orienta infatti verso la libera professione o verso l’estero, dove trova condizioni economiche migliori e maggiore riconoscimento professionale.«Non siamo di fronte solo a una carenza numerica, ma a un sistema che non è più in grado di trattenere i suoi professionisti», sottolinea De Palma. «Se non si interviene su questo punto, ogni programmazione sul personale è destinata a fallire».LA LEVA IMMEDIATA: SBLOCCARE IL VINCO LO DI ESCLUSIVITÀ«Per questo motivo – prosegue De Palma – una delle soluzioni che Nursing Up propone da tempo è lo sblocco del vincolo di esclusività per infermieri e ostetriche». Consentire ai professionisti del SSN di esercitare anche al di fuori del rapporto esclusivo significa aumentare nell’immediato la disponibilità di assistenza sul territorio, valorizzare le competenze e rendere il sistema più attrattivo, senza attendere tempi lunghi di formazione.Si tratta di una misura concreta, capace di incidere subito sull’organizzazione dei servizi e di arginare la fuga dei professionisti, restituendo al sistema una quota di forza lavoro oggi dispersa.LE CONDIZIONI PER NON FALLIRE LA MISSIONE 6«Ma non basta», conclude De Palma. «Serve un intervento strutturale che renda il sistema realmente attrattivo per gli infermieri, rafforzando gli organici e garantendo condizioni di lavoro sostenibili. Senza personale, ogni riforma resta drammaticamente sulla carta».IL RISCHIO CONCRETO: STRUTTURE SENZA PERSONALE E CATTEDRALI NEL DESERTO«Senza queste riforme – avverte De Palma – il 31 dicembre 2026 segnerà il fallimento della sanità di prossimità. Non possiamo rispondere all’esplosione delle malattie croniche e all’invecchiamento della popolazione con strutture senza personale. Il rischio concreto è quello di inaugurare Case e Ospedali di Comunità destinati a restare cattedrali nel deserto, senza la capacità reale di prendere in carico le cronicità dei cittadini». tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103036309426.PDF §---§ title§§ Riforma sanità territoriale Pnrr: nel monitoraggio Gimbe ritardi critici - FarmaciaVirtuale.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101727104414.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "farmaciavirtuale.it" del 01 Apr 2026
Un’analisi della Fondazione Gimbe su case e ospedali di comunità ha fotografato l’attuazione del Pnrr a rilento e disomogenea. Forti rischi per la rendicontazione finale del 30 giugno 2026.
pubDate§§ 2026-04-01T02:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101727104414.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101727104414.PDF', 'title': 'farmaciavirtuale.it'} tp:url§§ https://farmaciavirtuale.it/riforma-sanita-territoriale-pnrr-nel-monitoraggio-gimbe-ritardi-critici/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101727104414.PDF tp:ocr§§ Un’analisi della Fondazione Gimbe su case e ospedali di comunità ha fotografato l’attuazione del Pnrr a rilento e disomogenea. Forti rischi per la rendicontazione finale del 30 giugno 2026.La riforma dell’assistenza territoriale, elemento principale della Missione Salute del Pnrr, non risulta pienamente operativa. I dati al 31 dicembre 2025, elaborati dalla Fondazione Gimbe a partire dal monitoraggio Agenas sul Decreto Ministeriale 77, hanno rilevato ritardi nell’attivazione e nella piena funzionalità delle strutture previste. La riorganizzazione del territorio definita dal Dm 77 prevede la realizzazione di 1.715 Case della comunità (Cdc), 657 Centrali operative territoriali (Cot) e 594 Ospedali di comunità (Odc). I target finanziati dal Pnrr, dopo la rimodulazione al ribasso, sono stati fissati in 1.038 Cdc, 480 Cot e 307 Odc.Secondo l’analisi del Gimbe, al termine del 2025 solo 66 Case della comunità, pari al 3,9% del totale programmato, risultano pienamente funzionanti, avendo attivato tutti i servizi obbligatori e disporre del personale medico e infermieristico necessario. Per 781 strutture (45,5%) è stato dichiarato attivo almeno un servizio, mentre per 649 (37,8%) non esiste alcun dato pubblico sulla loro attivazione. Le differenze regionali sono marcate, con dieci Regioni sopra la media nazionale per Cdc con almeno un servizio attivo e undici al di sotto, fino a casi in cui non risulta attiva alcuna struttura.Per quanto riguarda gli Ospedali di comunità, la situazione appare ancora più critica. Su 594 strutture programmate, solo 163 (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, per un totale di oltre 2.900 posti letto. Nessuna Regione risulta aver attivato tutti i servizi previsti dalla normativa, condizione necessaria per considerarli pienamente funzionanti. Le uniche strutture che mostrano un avanzamento in linea con i target sono le Centrali operative territoriali, il cui target europeo di 480 unità risulta già raggiunto, con 625 Cot pienamente funzionanti su 657 programmate.Sul fronte della digitalizzazione, il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) 2.0, pilastro della trasformazione digitale del Ssn, presenta gravi lacune. Al 30 settembre 2025, nessuna Regione ha reso disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste, con un livello di completezza variabile. Solo il 44% dei pazienti ha dato il consenso alla consultazione del proprio Fse da parte degli operatori sanitari, con picchi negativi particolarmente accentuati nel Mezzogiorno. L’analisi del Gimbe ha mostrato che a soli tre mesi dalla scadenza per la rendicontazione della Missione Salute, il target di rendere pienamente funzionanti Case e Ospedali di comunità appare lontano. I rischi evidenziati comprendono il mancato raggiungimento dei target europei, l’ampliamento delle disuguaglianze regionali, e la possibilità di incassare le risorse senza produrre benefici concreti per i cittadini, lasciando in eredità strutture non operative e la digitalizzazione frammentata.© Riproduzione riservataRiceverai le principali notizie di attualità sulla farmacia.FarmaciaVirtuale.it è un giornale online concepito per divulgare le conoscenze legate all'esercizio della professione del farmacista.Rimani aggiornato sul mondo della farmacia© 2026 PharmAdvertise P.IVA 03879730616 tp:writer§§ FarmaciaVirtuale.it guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040101727104414.PDF §---§ title§§ Sanità territoriale e Pnrr: realizzato solo il 4% delle Case di comunità. Recuperare il ritardo? “Missione impossibile” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102930108256.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilfattoquotidiano.it" del 01 Apr 2026
Leggi su Il Fatto Quotidiano.it: su 1715 Case di comunità previste solo 66 sono pienamente operative. Cartabellotta: "Rischiamo di lasciare ai cittadini solo scatole vuote"
pubDate§§ 2026-04-01T06:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102930108256.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102930108256.PDF', 'title': 'ilfattoquotidiano.it'} tp:url§§ https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/01/pnrr-sanita-territoriale-case-comunita-oggi/8341566/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102930108256.PDF tp:ocr§§ Lo scenario peggiore è quello in cui l’Unione Europea ci chiede indietro i soldi del Pnrr. Il rischio di non raggiungere i target europei del Piano è proprio questo, dover restituire il contributo a fondo perduto che sarebbe dovuto servire per ricostruire la nostra sanità pubblica, affaticata da anni di definanziamento. La seconda possibilità, comunque poco augurabile, è che l’Italia riesca a centrare i target, ma solo grazie ai risultati raggiunti da alcune Regioni. Un esito che certificherebbe, aggravandole, le profonde disuguaglianze territoriali che già spaccano il Paese. In ogni caso, il rischio maggiore è quello di sprecare una grande opportunità per il Servizio sanitario nazionale: incassare le rate del Pnrr senza produrre alcun beneficio concreto per i cittadini. E analizzando lo stato di avanzamento della riforma dell’assistenza territoriale, pilastro della Missione salute del Pnrr, sembra un rischio sempre più concreto: su 1715 Case della Comunità previste solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, mentre 649 non hanno ancora alcun servizio attivo. Per gli Ospedali di comunità, il quadro non migliora: solo 163 strutture su 594 hanno almeno un servizio attivo, ma nessuna è completamente in funzione.È ancora una volta la Fondazione Gimbe a lanciare l’allarme. Con la scadenza del Pnrr fissata al 30 giugno, completare le strutture e attivare tutti i servizi previsti dal Dm 77 – il decreto ministeriale del 2022 che definisce la riforma dell’assistenza territoriale – è una difficile lotta contro il tempo. Perfino una “missione impossibile” secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione. “Si sta concretizzando la possibilità che, a fronte di un indebitamento scaricato sulle generazioni future, si lasci in eredità ai cittadini solo scatole vuote e una digitalizzazione frammentata e incompleta”, commenta. A soli tre mesi dalla rendicontazione finale del Pnrr, la riforma che avrebbe dovuto avvicinare la sanità alla popolazione è in alto mare: “L’obiettivo di rendere Case e Ospedali di comunità pienamente funzionanti, requisito indispensabile per raggiungere i target europei, resta ancora molto lontano. E al momento non è previsto alcuno slittamento temporale – prosegue -. Gli avanzamenti sono lenti e caratterizzati da inaccettabili diseguaglianze regionali. Pesano i ritardi strutturali, l’attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico. Così come il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia”, commenta Cartabellotta.Per quanto riguarda le Case della comunità, al 31 dicembre 2025, erano 781 strutture (il 45,5%) ad aver attivato almeno un servizio. Tuttavia, anche tra queste molte non hanno il personale necessario per funzionare davvero, in quanto non possono garantire la presenza stabile di medici e infermieri: solo 66 (il 3,9%) risultano pienamente operative. Un dato allarmante considerando che queste strutture dovrebbero essere il perno della nuova sanità territoriale immaginata dal Pnrr. Qui dovrebbero lavorare insieme medici di famiglia, infermieri, specialisti e servizi diagnostici di base, con l’obiettivo di avvicinare l’assistenza ai cittadini e ridurre la pressione su ospedali e pronto soccorso. Le differenze territoriali, inoltre, sono molto marcate. Ci sono territori, come la Basilicata e la Provincia autonoma di Bolzano, dove non risulta attiva alcuna Casa della comunità. E oltre la metà delle 66 strutture pienamente operative si concentra in Lombardia (22) ed Emilia-Romagna (15).Gli Ospedali di comunità sono ancora più indietro. Queste strutture, attrezzate con posti letto, sono state pensate per i pazienti che non hanno bisogno di ricovero ospedaliero ma che necessitano di assistenza sanitaria continuativa, ad esempio dopo una dimissione o per patologie croniche. Ebbene, solo 163 ospedali su 594 (il 27,4%) hanno attivato almeno un servizio, per un totale di meno di 3mila posti letto. In ogni caso, nessuna di queste strutture risulta pienamente operativa secondo gli standard previsti dal Dm 77. I dati migliori si registrano in Veneto (47 strutture attivate), Lombardia (30), Emilia-Romagna (24) e Toscana (17). Quattro territori restano invece a quota zero: Basilicata, Marche, Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Bolzano. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102930108256.PDF §---§ title§§ Sanità, Emilia-Romagna al vertice per medicina territoriale e fascicolo sanitario elettronico link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102918009143.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilpiacenza.it" del 01 Apr 2026
La Regione prima per consultazioni e documenti disponibili sull''Fse, dietro solo alla Lombardia per numero di Case e Ospedali di Comunità
pubDate§§ 2026-04-01T11:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102918009143.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102918009143.PDF', 'title': 'ilpiacenza.it'} tp:url§§ https://www.ilpiacenza.it/attualita/sanita-emilia-romagna-al-vertice-per-medicina-territoriale-e-fascicolo-sanitario-elettronico.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102918009143.PDF tp:ocr§§ L'Emilia-Romagna al vertice in Italia per l'utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico e per la presenza di sanità territoriale. A certificarlo è l'ultimo monitoraggio sull'attuazione della Missione Salute del Pnrr, realizzato da Fondazione Gimbe che lo ha diffuso in queste ore.«Siamo molto orgogliosi di questi risultati, frutto di un lavoro che viene da lontano e che conferma la scelta felice di puntare sempre di più sulla medicina di territorio e sulle nuove tecnologie per avvicinare le cure e l'assistenza verso i cittadini - sottolinea l'assessore alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi -. In un quadro purtroppo molto diversificato a livello nazionale, l'Emilia-Romagna viaggia a velocità doppia della media del Paese sul digitale e sta procedendo in linea con quanto definito dalla tempistica della missione Pnrr, consapevoli della grande occasione che rappresenta questo investimento senza precedenti per il nostro territorio. Questo in un quadro nazionale che penalizza ancora fortemente le regioni, non garantendo un finanziamento adeguato a coprire l'aumento delle spese. Si tratta di un risultato che va condiviso con tutti gli operatori sanitari, i medici, gli infermieri e i tecnici che lavorano ogni giorno nella nostra sanità- conclude Fabi-, ma non rappresenta per noi un punto di arrivo, bensì uno sprone ancora maggiore a realizzare una rete territoriale di assistenza sempre più vicina ai bisogni delle cittadine e dei cittadini, che accompagneremo nelle prossime settimane con inaugurazioni di decine di nuove strutture e una versione del Fascicolo sanitario elettronico ancora più aggiornata e funzionale».IL FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICOSecondo i dati del Dipartimento per la Trasformazione digitale elaborati da Gimbe, l'Emilia-Romagna è la prima Regione italiano per utilizzo dell'use: il 92% dei cittadini hanno espresso consenso alla consultazione dei propri documenti, contro una media italiana del 44%. Ben 17 su 20 i documenti disponibili sull'applicativo, come nessun'altra regione e contro una media nazionale di 14.LA MEDICINA DI TERRITORIOAl 31 dicembre 2025, in Emilia-Romagna risultavano attive 143 Case della Comunità con almeno un servizio dichiarato, su 187 programmate. La Regione è al secondo posto dietro la Lombardia, che ha, però, il doppio dei residenti. La percentuale di strutture con un servizio attivo è del 76,5%, quarta in Italia, contro una media italiana del 45,5%. Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, 24 quelli attivi in Regione a fine 2025, su 52 programmati (anche in questo caso seconda dietro la Lombardia). tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102918009143.PDF §---§ title§§ Sanità, meno del 4% delle case di comunità è operativo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102960308714.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilsalvagente.it" del 01 Apr 2026
La sanità di prossimità promessa dal Pnrr resta, nei fatti, un cantiere aperto. I numeri fotografati dall’Osservatorio Gimbe parlano chiaro: al 31 dicembre 2025 solo 66 case della comunità sono pienamente operative (appena il 3,9%). Mancano servizi essenziali o, più semplicemente, il personale.
pubDate§§ 2026-04-01T09:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102960308714.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102960308714.PDF', 'title': 'ilsalvagente.it'} tp:url§§ https://ilsalvagente.it/2026/04/01/sanita-meno-del-4-delle-case-di-comunita-sono-operative/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102960308714.PDF tp:ocr§§ La sanità di prossimità promessa dal Pnrr resta, nei fatti, un cantiere aperto. I numeri fotografati dall’Osservatorio Gimbe parlano chiaro: al 31 dicembre 2025 solo 66 case della comunità sono pienamente operative (appena il 3,9%), mentre solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante. “Abbiamo analizzato – dichiara Nino Cartabellotta, presidente del Gimbe – i risultati raggiunti al 30 dicembre 2025 e le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale, con un obiettivo preciso: fornire ai cittadini un quadro oggettivo e allo stesso tempo lanciare un monito a Governo e Regioni“.Il quadro che emerge è quello di una riforma partita ma mai decollata. Le Case della Comunità, pensate per diventare il primo presidio sanitario sul territorio, spesso esistono solo sulla carta o funzionano a metà: in molti casi mancano servizi essenziali o, più semplicemente, il personale. “Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi – osserva Cartabellotta – le Case della Comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare”. Una criticità che si traduce in strutture poco attrattive e incapaci di alleggerire la pressione su ospedali e pronto soccorso.La media nazionale del 45,5% delle CdC con almeno un servizio dichiarato attivo è superata da 10 Regioni: dal 49,7% della Toscana al 100% della Valle d’Aosta. Le rimanenti 11 si collocano al di sotto del valore nazionale: dal 38,5% della Provincia autonoma di Trento sino alla Basilicata e alla Provincia autonoma di Bolzano, dove non risulta attiva alcuna CdC.Ancora più indietro gli ospedali di comunità: poco più di un quarto ha attivato almeno un servizio e nessuno ha raggiunto la piena operatività. “Questi numeri – commenta Cartabellotta – certificano che sugli ospedali di comunità siamo ancora più indietro“, tanto che centrare gli obiettivi entro la scadenza del Pnrr “appare una missione impossibile“. A pesare sono ritardi strutturali, differenze territoriali marcate e, soprattutto, la cronica carenza di personale sanitario.L’unico tassello che sembra funzionare è quello delle Centrali operative territoriali, già attive in tutte le Regioni e oltre il target europeo. Ma da sole non bastano a compensare le lacune del sistema. Sul fronte digitale, poi, il Fascicolo sanitario elettronico resta incompleto e poco utilizzato: solo il 44% dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione dei dati, con forti divari tra Nord e Sud. “Se nemmeno la metà dei cittadini consente l’accesso al proprio Fse – avverte Cartabellotta – non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un fallimento culturale e organizzativo”.A tre mesi dalla rendicontazione finale della Missione Salute, il rischio è concreto. “L’obiettivo di rendere case e ospedali di comunità ‘pienamente funzionanti’ resta ancora molto lontano“, conclude Cartabellotta, indicando tre pericoli: non raggiungere i target europei e dover restituire i fondi, accentuare le diseguaglianze regionali e, soprattutto, incassare le risorse senza produrre benefici reali per i cittadini. Con il risultato di lasciare in eredità «scatole vuote e una digitalizzazione frammentata», sprecando una delle più grandi occasioni di riforma del Servizio sanitario nazionale.Nel dicembre 2025 il Salvagente aveva dedicato un’inchiesta a firma Mario Catalano, proprio sulle case di comunità e sulle enormi difficoltà che incontravano. ne riportiamo a seguire una parte.l pilastro della Missione Salute del Pnrr è in crisi profonda, con le Case della Comunità che rischiano di restare vuote o con operatività ridotta. La vera urgenza non è costruire nuove mura, ma trovare il personale indispensabile – dai medici agli infermieri – per garantire ai cittadini e alle cittadine servizi reali e la cruciale prossimità. “Una parte del ritardo deriva dall’aver concentrato l’intervento sulle nuove strutture, mentre la criticità principale riguarda la disponibilità di personale, n on solo medico ma anche amministrativo e infermieristico, indispensabile per far funzionare l’équipe curante” ci spiega Alberto Magni della Società italiana dei medici di medicina generale (Simg). “Ci troviamo in un momento di forte ricambio generazionale tra i medici, mentre parallelamente sono state avviate numerose nuove strutture. Il tema non è costruire nuovi spazi, ma assicurare che siano dotati del personale necessario per offrire servizi reali ai cittadini”.Non si tratta solo di un intoppo burocratico, ma una criticità del sistema sanitario nazionale. Secondo Magni c’è confusione tra la percezione pubblica delle CdC e l’attività del medico di famiglia, che opera per quartiere e prossimità. “Il parametro teorico è una CdC ogni 50mila abitanti, ma in diversi territori la distribuzione reale non coincide con i bisogni della popolazione fragile. Per alcune persone con disabilità gli spostamenti restano complessi. Senza un’adeguata dotazione di professionisti e senza un forte raccordo con i servizi territoriali già attivi, le nuove strutture rischiano di integrarsi con difficoltà”. “In alcuni contesti – prosegue – i nuovi spazi possono facilitare l’aggregazione dei medici di medicina generale, ma non sempre coincidono con le aggregazioni già presenti, e questo può ridurre l’efficacia dell’investimento”.La carenza di personale medico è uno dei principali ostacoli all’attuazione del Dm 77/22, il decreto del ministero della Salute che ha dato avvio all’istituzione delle Case della Comunità. La Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) riconosce che la carenza è strutturale, dovuta a una crisi generazionale in cui molti professionisti sono andati in pensione quasi contemporaneamente. Per il presidente Giacomo Caudo, nonostante i ritardi, la crisi dovrebbe gradualmente ridursi nei prossimi cinque anni e sottolinea che il problema non sta nell’opposizione dei medici alle CdC, bensì alla loro funzione. La preoccupazione secondo Caudo, che il medico di medicina generale si opponga a questo ruolo è una distorsione, visto che per i nuovi assunti la presenza nelle CdC diventa obbligatoria. “Nel nuovo contratto abbiamo previsto un numero tale che garantirà la presenza dei professionisti. Non è vero che i medici di medicina generale mancheranno: con l’adozione del ruolo unico e la metodologia programmata nella convenzione firmata, è stato stabilito un numero di ore che dovrebbero essere più che sufficienti a garantire la loro presenza nelle Case della Comunità”.Le Case della Comunità, secondo il presidente Fimmg, possono rappresentare una grande opportunità a condizione che siano concepite come uno strumento dell’assistenza territoriale e non come un’alternativa ad essa. La vicinanza al paziente (prossimità) rimane il punto cruciale, specialmente per la popolazione anziana e fragile: “È impensabile – aggiunge – che i pazienti, soprattutto gli anziani o quelli con disabilità, la cui percentuale è raddoppiata, lascino il medico di famiglia vicino casa per recarsi alla Casa della Comunità se non per esigenze di secondo livello, non certamente di primo livello”. Inoltre, per funzionare, le Case “devono assolutamente avere infermieri, che mancano, dotazione tecnologica e specialisti”.Non solo. C’è un altro fattore da non sottovalutare per Caudo: “Una delle motivazioni principali della ridotta attrattività è la discriminazione che sussiste tra la retribuzione della borsa di studio nelle specializzazioni tradizionali rispetto a quella della medicina generale che è la metà”. Secondo il presidente della Fimmg, questa disparità retributiva ha “una valenza significativa nelle scelte dei giovani”, i quali tendono a fare valutazioni legate più agli effetti immediati che non agli effetti a lungo termine. Non solo. C’è la questione dei nuovi adempimenti burocratici che per i medici di famiglia aumentano i loro carichi di lavoro.Giacomo Caudo solleva il problema: “Oggi sono quasi esclusivamente i medici di famiglia ad alimentare il Fse” il Fascicolo sanitario elettronico. Secondo i l medico, l’implementazione costante e corretta, in particolare del Patient Summary (il Profilo sanitario sintetico, il documento informatico sanitario che riassume la storia clinica del paziente e la sua situazione corrente, ndr) non può essere demandata solo al medico di famiglia, che gestisce migliaia di pazienti. “E se uno specialista non carica la prestazione sul Fse, il sistema fallisce”.La carenza del personale sanitario non riguarda solo i medici, ma anche, e soprattutto, gli infermieri. Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), conferma che la carenza di infermieri di famiglia e comunità è un fattore determinante nel rischio che le Case della Comunità rimangano vuote o con operatività ridotta, specialmente in regioni in ritardo come Campania e Basilicata. Lo standard definito dalla norma è di un infermiere ogni 3mila abitanti.Secondo il primo rapporto sulle professioni infermieristiche Fnopi-Sant’Anna, la grande maggioranza delle regioni italiane ha adottato questo standard. “Le differenze più significative riguardano il calcolo del fabbisogno, aspetto cruciale che ha un impatto diretto sulle risorse necessarie per l’implementazione del modello”, precisa la presidente Mangiacavalli. In alcune regioni come l’Emilia-Romagna, il fabbisogno è stato identificato come una criticità, con tempi stimati per la piena implementazione che vanno da quattro ai cinque anni. In Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Marche, Molise e Piemonte non sono stati ancora definiti i numeri del fabbisogno, sebbene alcune regioni facciano riferimento a normative o a documenti futuri, come nel caso della Puglia. D’altro canto, altre regioni come la Lombardia, la Sardegna, la Sicilia, la Toscana, l’Umbria, la Valle d’Aosta e il Veneto hanno già identificato il fabbisogno totale. “Il fabbisogno non definito in molte aree, insieme alle risorse scarse, suggerisce che l’implementazione potrebbe richiedere un significativo investimento, che va pianificato con attenzione per garantire un equilibrio tra l’offerta di servizi e la domanda di assistenza territoriale”.La figura dell’infermiere di famiglia e comunità è ancora presente a macchia di leopardo nelle varie aree del paese. Ma laddove funziona se ne comprende la centralità. Di conseguenza, secondo Mangiacavalli, occorre diversificare i modelli organizzativi, e specializzare le competenze. Partendo da una formazione universitaria triennale generalista e in grado di fornire una base importante al professionista, il percorso deve proseguire attraverso le lauree magistrali e i master: “Perché con l’infermiere di famiglia e comunità cambia il paradigma dell’assistenza. Semplificando: l’infermiere non risponde più alla chiamata in ospedale, ma è lui a suonare al campanello ed entrare nelle case delle persone assistite: case e situazioni sempre diverse e non sempre semplici. Indispensabile, quindi, una formazione specifica e puntuale”.Iscriviti adesso alla nostra newsletter per ricevere notizie, aggiornamenti, inchieste e materiali gratuiti esclusivi tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102960308714.PDF §---§ title§§ Sanità, Missione Salute PNRR. Denuncia Nursing Up: Un’auto dalla carrozzeria scintillante ma senza il motore link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102947508586.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "imgpress.it" del 01 Apr 2026
Il rischio di non centrare i target europei della Missione 6 del PNRR entro dicembre 2026 è ormai una realtà oggettiva. Il sindacato Nursing Up denuncia il pericoloso scollamento tra l’edilizia sanitaria e la reale capacità di cura: il cuore della sanità territoriale, l’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC), si scontra oggi con una carenza strutturale di personale che ne impedisce il pieno sviluppo.
pubDate§§ 2026-04-01T08:20:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102947508586.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102947508586.PDF', 'title': 'imgpress.it'} tp:url§§ https://www.imgpress.it/attualita/sanita-missione-salute-pnrr-denuncia-nursing-up-unauto-dalla-carrozzeria-scintillante-ma-senza-il-motore/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102947508586.PDF tp:ocr§§ Il rischio di non centrare i target europei della Missione 6 del PNRR entro dicembre 2026 è ormai una realtà oggettiva. Il sindacato Nursing Up denuncia il pericoloso scollamento tra l’edilizia sanitaria e la reale capacità di cura: il cuore della sanità territoriale, l’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC), si scontra oggi con una carenza strutturale di personale che ne impedisce il pieno sviluppo.Siamo di fronte a un sistema che costruisce strutture ma fatica a renderle operative, lasciando le nuove realtà territoriali prive della necessaria intensità assistenziale. Basta guardare i numeri a dir poco allarmanti.IL PARADOSSO DEL PNRR: CONTENITORI SENZA CONTENUTI«Oggi la Missione Salute del PNRR appare come un’auto dalla carrozzeria scintillante, ma priva di motore», dichiara Antonio De Palma, Presidente Nazionale di Nursing Up. I dati ufficiali certificano che il sistema sta costruendo contenitori “senza garantire i contenuti”. Nel monitoraggio Agenas, oltre il 70% degli Ospedali di Comunità attivi è concentrato in poche regioni del Nord, mentre nel Mezzogiorno la rete resta frammentata e in Campania, a fronte della programmazione, l’operatività reale è ancora minima. Anche sul fronte delle Case della Comunità, i report GIMBE e Agenas evidenziano che solo una quota ridotta è realmente operativa a pieno regime con tutti i servizi multidisciplinari previsti. A questo si aggiunge il nodo del personale: rispetto agli obiettivi iniziali della Legge 77/2020, il fabbisogno stimato oggi da Agenas è raddoppiato e supera le 20.000 unità necessarie per evitare il default della Missione 6.«Il problema oggi è evidente: senza infermieri di famiglia, queste strutture non possono funzionare», prosegue De Palma. «Non si tratta solo di formare nuovi professionisti, ma di trattenere quelli che già abbiamo, cosa che il sistema oggi non riesce assolutamente fare».L’IMPIETOSO CONFRONTO EUROPEO: SISTEMI CHE REGGONO PERCHÉ HANNO PERSONALE. DOVE SONO I NOSTRI PROFESSIONISTI? DOVE SONO GLI UOMINI E LE DONNE CHE GARANTISCONO LE CURE DEL TERRITORIO?Il limite italiano emerge con forza se confrontato con i sistemi europei che gestiscono con maggiore efficacia l’invecchiamento della popolazione e la crescita delle cronicità. Nel Regno Unito e in Spagna i modelli territoriali si reggono su una presenza strutturata e numericamente adeguata di personale infermieristico, che garantisce continuità assistenziale e presa in carico dei pazienti.In Italia, invece, il sistema territoriale si scontra con una carenza cronica di infermieri e con un’organizzazione che non riesce ad attrarre e trattenere i professionisti. Il risultato è una riforma che resta sulla carta e fatica a tradursi in servizi reali per i cittadini.OLTRE 20.000 UNITÀ MANCANO ALL’APPELLO. UNA CARENZA STRUTTURALE AGGRAVATA DALLA FUGA DAL SSN«Portare rapidamente dentro il sistema oltre 20.000 professionisti (quanti ne indica Agenas) non è semplice», evidenzia De Palma, «anche perché l’Italia sconta una carenza strutturale di circa 175.000 infermieri rispetto agli standard europei, una criticità mai risolta. Ma soprattutto perché una parte crescente di infermieri sceglie di lasciare il Servizio sanitario nazionale».Una quota significativa di professionisti già formati si orienta infatti verso la libera professione o verso l’estero, dove trova condizioni economiche migliori e maggiore riconoscimento professionale.«Non siamo di fronte solo a una carenza numerica, ma a un sistema che non è più in grado di trattenere i suoi professionisti», sottolinea De Palma. «Se non si interviene su questo punto, ogni programmazione sul personale è destinata a fallire».LA LEVA IMMEDIATA: SBLOCCARE IL VINCOLO DI ESCLUSIVITÀ«Per questo motivo – prosegue De Palma – una delle soluzioni che Nursing Up propone da tempo è lo sblocco del vincolo di esclusività per infermieri e ostetriche». Consentire ai professionisti del SSN di esercitare anche al di fuori del r apporto esclusivo significa aumentare nell’immediato la disponibilità di assistenza sul territorio, valorizzare le competenze e rendere il sistema più attrattivo, senza attendere tempi lunghi di formazione.Si tratta di una misura concreta, capace di incidere subito sull’organizzazione dei servizi e di arginare la fuga dei professionisti, restituendo al sistema una quota di forza lavoro oggi dispersa.LE CONDIZIONI PER NON FALLIRE LA MISSIONE 6«Ma non basta», conclude De Palma. «Serve un intervento strutturale che renda il sistema realmente attrattivo per gli infermieri, rafforzando gli organici e garantendo condizioni di lavoro sostenibili. Senza personale, ogni riforma resta drammaticamente sulla carta».IL RISCHIO CONCRETO: STRUTTURE SENZA PERSONALE E CATTEDRALI NEL DESERTO«Senza queste riforme – avverte De Palma – il 31 dicembre 2026 segnerà il fallimento della sanità di prossimità. Non possiamo rispondere all’esplosione delle malattie croniche e all’invecchiamento della popolazione con strutture senza personale. Il rischio concreto è quello di inaugurare Case e Ospedali di Comunità destinati a restare cattedrali nel deserto, senza la capacità reale di prendere in carico le cronicità dei cittadini». Stampa tp:writer§§ roberto guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102947508586.PDF §---§ title§§ Case di comunità, allarme in Toscana. Ne manca il 50%: “E senza sanitari non funzioneranno” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102030703354.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lanazione.it" del 01 Apr 2026
L’obiettivo di 159 fissato dal Pnrr e dev’essere raggiunto entro giugno: è il pilastro della riforma territoriale. La Fondazione Gimbe fa suonare l’allarme. Indietro anche gli ospedali a bassa intensità di cura
pubDate§§ 2026-04-01T02:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102030703354.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102030703354.PDF', 'title': 'lanazione.it'} tp:url§§ https://www.lanazione.it/cronaca/case-comunita-toscana-ysmswnfm tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102030703354.PDF tp:ocr§§ I dolori di Meloni1 mese a 6 € L’obiettivo di 159 fissato dal Pnrr e dev’essere raggiunto entro giugno: è il pilastro della riforma territorialeFirenze, 1 aprile 2026 – La Toscana è a metà strada. Ma il tempo stringe. Le case della comunità attive sono 79 su 159, poco meno del 50%. Gli ospedali di comunità 17 su 37. Numeri che, letti così, dicono poco. Se confrontati con quelli della media nazionale raccontano di una una regione che tiene. Che corre più di altre. Ma basta cambiare prospettiva perché il quadro si ribalti.Mancano tre mesi alla scadenza del Pnrr. E all’avvio concreto della riforma della medicina territoriale, un passo fondamentale per la tenuta del sistema sanitario pubblico. E allora la domanda è semplice: è realistico pensare di completare oltre metà delle case della comunità in poche settimane?Anche perché la Toscana non partiva da zero. Nel 2023 le case della salute attive erano circa 75. Oggi, trasformate (o in via di trasformazione) in Case della comunità, sono diventate 79: quelle con almeno un servizio dichiarato attivo. Un avanzamento c’è stato. Ma contenuto. E soprattutto incompleto.Perché il dato vero è un altro ed è quello che pesa: nessuna struttura, oggi, offre tutti i servizi previsti. Né le case della comunità, né gli ospedali di comunità. Nessuna è pienamente operativa. La rete esiste. Ma è a metà. E il vero problema non sono i muri ma i servizi, il personale, l’organizzazione, l’integrazione tra professionisti e con il sociale. Tutto ciò che dovrebbe trasformare quelle strutture in un’alternativa reale all’ospedale.I dati sono stati elaborati dall’Osservatorio indipendente sul servizio sanitario pubblico della Fondazione Gimbe sulla base dei dati ufficiali aggiornati allo scorso 31 dicembre di Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). I numeri destano preoccupazione. In Italia su 1.715 Case della comunità previste, solo 66 sono pienamente operative: il 3,9%. Gli ospedali di comunità completi non esistono. Nemmeno uno.Per oltre un terzo delle Case programmate, 649, le Regioni non hanno dichiarato nemmeno un servizio attivo. E anche dove i servizi risultano formalmente presenti, spesso manca il personale necessario a renderli effettivi. “Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi, le case della comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare”, dice Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe.La fotografia è questa. Strutture aperte ma non operative. Servizi sulla carta ma non sempre accessibili. La Toscana, dentro questo quadro, si colloca sopra la media per attivazione delle strutture. Il 49,7% delle ’case’ con almeno un servizio attivo contro il 45,5% nazionale. Il 46% degli ospedali di comunità contro il 27,4%. Ma non è tra le regioni più avanti nella piena operatività. Le poche strutture davvero complete si concentrano soprattutto in Lombardia e in Emilia-Romagna, mentre altrove il sistema procede a velocità diverse, con forti diseguaglianze territoriali.E poi c’è il digitale. Il Fascicolo sanitario elettronico, questo sconosciuto. E’ ancora incompleto in tutte le regioni. In Toscana sono disponibili 16 documenti su 20. Ma il problema è l’utilizzo da parte dei cittadini: solo il 32% dei toscani ha dato il consenso alla consultazione, contro una media nazionale del 44%. Praticamente uno su tre. Senza consenso i dati sono accessibili solamente al paziente e al medico che ha prodotto i documenti.Ma siamo sicuri che i cittadini siano a conoscenza dell’obbligo di dare il consenso (su internet con Spid o Cie o agli sportelli Asl)? Soprattutto i soggetti più fragili, lo sanno? E’ stata fatta un’adeguata campagna informativa? Il tempo, intanto, corre. La scadenza del 30 giugno si avvicina. E i rischi sono grandi: non raggiungere l’obiettivo del Pnrr, oppure centrarlo solo formalmente grazie ad alcune regioni, oppure — il più grave — fallire la riforma della sanità territoriale con un contr accolpo immediato. Ancora sugli ospedali. Sui pronto soccorso già sotto pressione. Sui medici e sugli infermieri che lavorano già al limite.© Riproduzione riservataTag dell'articoloRobin Srl Società soggetta a direzione e coordinamento di MonrifcategorieabbonamentipubblicitàCopyright @2026 - P.Iva 12741650159 - ISSN: 2499-295X tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102030703354.PDF §---§ title§§ Gimbe: “Ritardi su sanità territoriale e Fse. Si rischia di dover restituire i contributi Ue” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102868408807.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "nursetimes.org" del 01 Apr 2026
Cartabellotta (Gimbe): "Ritardi su sanità territoriale e Fse. Si rischia di dover restituire i contributi Ue"
pubDate§§ 2026-04-01T09:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102868408807.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102868408807.PDF', 'title': 'nursetimes.org'} tp:url§§ https://nursetimes.org/gimbe-ritardi-su-sanita-territoriale-e-fse-si-rischia-di-dover-restituire-i-contributi-ue tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102868408807.PDF tp:ocr§§ Cartabellotta (Gimbe): "Ritardi su sanità territoriale e Fse. Si rischia di dover restituire i contributi Ue"--PARTIAL-- tp:writer§§ Redazione Nurse Times guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102868408807.PDF §---§ title§§ Nel 2026 il finanziamento della sanità regionale salirà a 10,2 miliardi di euro - piacenzasera.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102911009213.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "piacenzasera.it" del 31 Mar 2026
Nel 2026, in Emilia-Romagna, il finanziamento complessivo della sanità regionale passa da 9,9 a 10,25 miliardi con un incremento di circa 350 milioni,
pubDate§§ 2026-04-01T11:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102911009213.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102911009213.PDF', 'title': 'piacenzasera.it'} tp:url§§ https://www.piacenzasera.it/2026/03/nel-2026-il-finanziamento-della-sanita-regionale-salira-a-102-miliardi-di-euro/639474/#comment tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102911009213.PDF tp:ocr§§ Nel 2026, in Emilia-Romagna, il finanziamento complessivo della sanità regionale passa da 9,9 a 10,25 miliardi con un incremento di circa 350 milioni, mentre si registra un calo del 20% sul fondo farmaci innovativi (derivante da un taglio dell’11% a livello nazionale) che per l’Emilia-Romagna significa passare dai 105 milioni 300mila euro del 2025 a 87 milioni e 696mila euro per il 2026. La commissione Politiche per la Salute presieduta da Giancarlo Muzzarelli ha dato parere favorevole alla delibera della Giunta per il riparto dei fondi regionali in sanità: a favore i consiglieri appartenenti ai gruppi di centrosinistra, che, da un lato, apprezzano l’attività della Regione, dall’altro sono critici verso il governo nazionale, in particolare, per il taglio sui farmaci innovativi; contrari quelli di centrodestra, che hanno parole di apprezzamento per l’operato del governo Meloni e chiamano in causa la Regione chiedendo a viale Aldo Moro di razionalizzare la spesa evitando gli sprechi. Il voto favorevole è avvenuto in attesa che ci sia l’intesa definitiva all’interno della Conferenza Stato-Regioni sul riparto del complesso delle disponibilità finanziarie per l’anno 2026 per la sanità: si punta all’innovazione, alla prevenzione, al benessere del personale sanitario, all’assistenza territoriale e al contrasto dei tempi d’attesa per esami e visite specialistiche. Entriamo nel dettaglio delle risorse: circa 8,5 miliardi verranno destinati al finanziamento dei livelli essenziali di assistenza (nella cifra è ricompresa la quota a finanziamento del fondo regionale per la non autosufficienza, con più di 300 milioni di euro), 282 milioni di euro serviranno per la qualificazione dell’assistenza ospedaliera (compresi gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, circa 195 milioni serviranno per garantire l’equilibrio economico-finanziario aziendale, 75 milioni di euro andranno a finanziare il sistema integrato del servizio sanitario regionale-universitario), 50 milioni saranno rivolti all’innovazione in sanità (di cui 3,5 sulla prevenzione). La parte restante dei fondi, più di 1 miliardo di euro, andrà a finanziare diversi capitoli, risorse che serviranno, per fare solo alcuni esempi, per l’acquisto di farmaci, per coprire gli oneri contrattuali del personale e per rimodernare le strumentazioni tecnologiche negli ospedali. A presentare il riparto delle risorse è stato l’assessore alla Sanità Massimo Fabi: “Registriamo un incremento di risorse statali pari a circa il 4,5% rispetto al 2025, parliamo però in gran parte di fondi vincolati, un aspetto che ci preoccupa: infatti, si riduce la quota di payback sui farmaci e il fondo collegato ai farmaci innovativi diminuisce in regione di 30 milioni di euro. Questo a fronte di rinnovi contrattuali, poi, previsto un incremento dei salari dell’1,8%”. Prosegue sugli investimenti regionali in sanità: “L’aumento di risorse per le aziende sanitarie è di circa il 3%, anche per le aziende ospedaliere l’incremento è pari al 3%, puntiamo al rinnovo delle tecnologie ospedaliere ma anche al potenziamento dell’assistenza territoriale (con particolare attenzione alla telemedicina), con l’adeguamento dell’organizzazione di case della comunità e ospedali della comunità, vogliamo poi potenziare le attività di prevenzione, con l’obiettivo di aumentare le adesioni alle campagne di screening (a partire dagli screening per mammella, cervice uterina e colon retto), lavoriamo anche rafforzare la copertura vaccinale, c’è poi l’obiettivo del rispetto dei tempi di attesa su esami e visite, infine vogliamo irrobustire il servizio di psicologia pubblica”. La parola ai consiglieri regionali – “Siamo indietro sull’assistenza sanitaria domiciliare, mentre sulle tecnologie costose serve capire a che punto siamo”, rimarca Giovanni Gordini (Civici). “È importante – evidenzia Nicola Marcello (FdI) – il segnale del governo sulla sanità: l’incremento di risorse è consistente. A fronte d i questo impegno del governo è, però, centrale che la Regione razionalizzi la spesa, evitando sprechi: serve ad esempio intervenire sui centri di assistenza e urgenza che non hanno utenti”. Lodovico Albasi (Pd) critica l’esecutivo nazionale per la riduzione dei fondi per i farmaci innovativi: “Sul taglio ai farmaci innovativi serve intervenire”. “L’assistenza territoriale è fondamentale, va potenziata, serve particolare attenzione al tema della non autosufficienza, e la medicina non può essere solo ospedaliera”, spiega Maria Costi (Pd). Per Elena Ugolini (Rete civica) “occorre particolare attenzione per la contabilità collegata ai fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), occorre analizzare le spese, anche per valutare gli investimenti che effettivamente servono al sistema sanitario regionale, evitando sprechi come ad esempio quelli dei Cau”. Per Paolo Trande (Avs) “purtroppo buona parte delle risorse per il 2026 sono vincolate, penso alla rigidità sulla prevenzione secondaria. Roma è sempre meno elastica, si sottraggono risorse alla spesa farmaceutica mentre, al contrario, serve utilizzare in maniera appropriata le risorse”. “Oggi – rimarca Valentina Castaldini (Forza Italia) – si riconosce lo sforzo che il governo nazionale ha fatto per la sanità. Sui farmaci innovativi va detto che il fondo non è mai andato in esaurimento, in quanto restava in media il 30% di risorse. È importante poi l’attuazione del numero unico per le emergenze, mentre permane un problema sul registro tumori, fermo al 2022. Sui percorsi nascita mancano indicatori sulle prese in carico dei consultori, infine non ci sono dati sul recupero crediti dei ticket sanitari”. “Sta venendo meno – sottolinea Paolo Calvano (Pd) – il principio costituzionale che stabilisce che l’organizzazione sanitaria è in capo alle Regioni. C’è uno spirito centralista da parte del governo di Roma. Emerge poi un ruolo forte delle lobby farmaceutiche che su questo riparto di risorse hanno avuto un peso. È, invece, giusta la scelta di istituire un fondo specifico per le emergenze delle aziende sanitarie”. Per Ludovica Carla Ferrari (Pd) “serve capire quanto influisce sulla sanità l’aspetto dell’invecchiamento della popolazione, occorre guardare più in là, inevitabilmente ci saranno maggiori bisogni di domiciliarità, come Regione Emilia-Romagna ci stiamo attrezzando, stiamo aspettando un segnale da Roma”. (Cristian Casali) Leggi anche Gimbe: Emilia Romagna al vertice per medicina territoriale e Fascicolo sanitario elettronicoNel 2026, in Emilia-Romagna, il finanziamento complessivo della sanità regionale passa da 9,9 a 10,25 miliardi con un incremento di circa 350 milioni, mentre si registra un calo del 20% sul fondo farmaci innovativi (derivante da un taglio dell’11% a livello nazionale) che per l’Emilia-Romagna significa passare dai 105 milioni 300mila euro del 2025 a 87 milioni e 696mila euro per il 2026. La commissione Politiche per la Salute presieduta da Giancarlo Muzzarelli ha dato parere favorevole alla delibera della Giunta per il riparto dei fondi regionali in sanità: a favore i consiglieri appartenenti ai gruppi di centrosinistra, che, da un lato, apprezzano l’attività della Regione, dall’altro sono critici verso il governo nazionale, in particolare, per il taglio sui farmaci innovativi; contrari quelli di centrodestra, che hanno parole di apprezzamento per l’operato del governo Meloni e chiamano in causa la Regione chiedendo a viale Aldo Moro di razionalizzare la spesa evitando gli sprechi. Il voto favorevole è avvenuto in attesa che ci sia l’intesa definitiva all’interno della Conferenza Stato-Regioni sul riparto del complesso delle disponibilità finanziarie per l’anno 2026 per la sanità: si punta all’innovazione, alla prevenzione, al benessere del personale sanitario, all’assistenza territoriale e al contrasto dei tempi d’attesa per esami e visite specialistiche. Entriamo nel dettaglio delle risorse: circa 8,5 miliardi verranno destinati al finanziamento dei livelli essenziali di assistenza (nella cifra è ricompresa la quota a finanziamento del fondo regionale per la non autosufficienza, con più di 300 milioni di euro), 282 milioni di euro serviranno per la qualificazione dell’assistenza ospedaliera (compresi gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, circa 195 milioni serviranno per garantire l’equilibrio economico-finanziario aziendale, 75 milioni di euro andranno a finanziare il sistema integrato del servizio sanitario regionale-universitario), 50 milioni saranno rivolti all’innovazione in sanità (di cui 3,5 sulla prevenzione). La parte restante dei fondi, più di 1 miliardo di euro, andrà a finanziare diversi capitoli, risorse che serviranno, per fare solo alcuni esempi, per l’acquisto di farmaci, per coprire gli oneri contrattuali del personale e per rimodernare le strumentazioni tecnologiche negli ospedali. A presentare il riparto delle risorse è stato l’assessore alla Sanità Massimo Fabi: “Registriamo un incremento di risorse statali pari a circa il 4,5% rispetto al 2025, parliamo però in gran parte di fondi vincolati, un aspetto che ci preoccupa: infatti, si riduce la quota di payback sui farmaci e il fondo collegato ai farmaci innovativi diminuisce in regione di 30 milioni di euro. Questo a fronte di rinnovi contrattuali, poi, previsto un incremento dei salari dell’1,8%”. Prosegue sugli investimenti regionali in sanità: “L’aumento di risorse per le aziende sanitarie è di circa il 3%, anche per le aziende ospedaliere l’incremento è pari al 3%, puntiamo al rinnovo delle tecnologie ospedaliere ma anche al potenziamento dell’assistenza territoriale (con particolare attenzione alla telemedicina), con l’adeguamento dell’organizzazione di case della comunità e ospedali della comunità, vogliamo poi potenziare le attività di prevenzione, con l’obiettivo di aumentare le adesioni alle campagne di screening (a partire dagli screening per mammella, cervice uterina e colon retto), lavoriamo anche rafforzare la copertura vaccinale, c’è poi l’obiettivo del rispetto dei tempi di attesa su esami e visite, infine vogliamo irrobustire il servizio di psicologia pubblica”. La parola ai consiglieri regionali – “Siamo indietro sull’assistenza sanitaria domiciliare, mentre sulle tecnologie costose serve capire a che punto siamo”, rimarca Giovanni Gordini (Civici). “È importante – evidenzia Nicola Marcello (FdI) – il segnale del governo sulla sanità: l’incremento di risorse è consistente. A fronte di questo impegno del governo è, però, centrale che la Regione razionalizzi la spesa, evitando sprechi: serve ad esempio intervenire sui centri di assistenza e urgenza che non hanno utenti”. Lodovico Albasi (Pd) critica l’esecutivo nazionale per la riduzione dei fondi per i farmaci innovativi: “Sul taglio ai farmaci innovativi serve intervenire”. “L’assistenza territoriale è fondamentale, va potenziata, serve particolare attenzione al tema della non autosufficienza, e la medicina non può essere solo ospedaliera”, spiega Maria Costi (Pd). Per Elena Ugolini (Rete civica) “occorre particolare attenzione per la contabilità collegata ai fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), occorre analizzare le spese, anche per valutare gli investimenti che effettivamente servono al sistema sanitario regionale, evitando sprechi come ad esempio quelli dei Cau”. Per Paolo Trande (Avs) “purtroppo buona parte delle risorse per il 2026 sono vincolate, penso alla rigidità sulla prevenzione secondaria. Roma è sempre meno elastica, si sottraggono risorse alla spesa farmaceutica mentre, al contrario, serve utilizzare in maniera appropriata le risorse”. “Oggi – rimarca Valentina Castaldini (Forza Italia) – si riconosce lo sforzo che il governo nazionale ha fatto per la sanità. Sui farmaci innovativi va detto che il fondo non è mai andato in esaurimento, in quanto restava in media il 30% di risorse. È importante poi l’attuaz ione del numero unico per le emergenze, mentre permane un problema sul registro tumori, fermo al 2022. Sui percorsi nascita mancano indicatori sulle prese in carico dei consultori, infine non ci sono dati sul recupero crediti dei ticket sanitari”. “Sta venendo meno – sottolinea Paolo Calvano (Pd) – il principio costituzionale che stabilisce che l’organizzazione sanitaria è in capo alle Regioni. C’è uno spirito centralista da parte del governo di Roma. Emerge poi un ruolo forte delle lobby farmaceutiche che su questo riparto di risorse hanno avuto un peso. È, invece, giusta la scelta di istituire un fondo specifico per le emergenze delle aziende sanitarie”. Per Ludovica Carla Ferrari (Pd) “serve capire quanto influisce sulla sanità l’aspetto dell’invecchiamento della popolazione, occorre guardare più in là, inevitabilmente ci saranno maggiori bisogni di domiciliarità, come Regione Emilia-Romagna ci stiamo attrezzando, stiamo aspettando un segnale da Roma”. (Cristian Casali) tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102911009213.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia, a Piacenza ne mancano 127. FI “Così viene meno la rete di assistenza” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103036009427.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "piacenzasera.it" del 01 Apr 2026
"Non è solamente un problema di numeri, ma di distribuzione sul territorio, perché se manca la capillarità dei medici viene meno la rete di assistenza che
pubDate§§ 2026-04-01T12:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103036009427.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103036009427.PDF', 'title': 'piacenzasera.it'} tp:url§§ https://www.piacenzasera.it/2026/04/medici-di-famiglia-a-piacenza-ne-mancano-127-fi-cosi-viene-meno-la-rete-di-assistenza/639603/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103036009427.PDF tp:ocr§§ “Non è solamente un problema di numeri, ma di distribuzione sul territorio, perché se manca la capillarità dei medici viene meno la rete di assistenza che permette la presa in carico di ogni persona che, prima o poi, avrà bisogno del proprio medico”. Lo dichiarano Valentina Castaldini, consigliere regionale e Commissario Coordinatore Regionale per l’Emilia e Pietro Vignali, Capogruppo in Regione Emilia-Romagna. “La giunta regionale ha pubblicato l’elenco con gli incarichi vacanti del ruolo unico di assistenza primaria presso le AUSL della Regione Emilia-Romagna, ovvero il numero di Medici di Medicina Generale che mancano all’appello per garantire l’assistenza di base a tutti cittadini. Ogni “medico di base” non può superare il massimale di pazienti presi in carico; quindi, è normale che ci sarà chi si trova a dover cercare un medico in un altro comune, o addirittura a rimanere senza copertura sanitaria di base” sottolineano i consiglieri azzurri. Questo l’elenco dei “medici di base” vacanti divisi per territorio:Provincia di Piacenza: 127Provincia di Parma: 151Provincia di Reggio Emilia: 207Provincia di Modena: 290Città metropolitana di Bologna (tranne Imola): 164Territorio di Imola: 38Provincia di Ferrara: 110Provincia di Ravenna: 122Provincia di Forlì-Cesena: 140Provincia di Rimini: 95 “La mancanza di medici sul territorio rischia di lasciare da soli i cittadini quando hanno bisogno di cura e di una presa in carico costante, soprattutto chi è anziano o più fragile. In più c’è un reale rischio per le aree montane, rurali e più disagiate, la mancanza di servizi fondamentali come la rete di assistenza territoriale rischia di aumentare lo spopolamento e la desertificazione” sottolineano Castaldini e Vignali. “Ci auguriamo che la Giunta Regionale si attivi per garantire a tutti una reale assistenza sanitaria di prossimità, la riorganizzazione della sanità territoriale non può prescindere dall’assistenza primaria, che deve essere il più possibile capillare e non concentrata in poche strutture sul territorio”. Leggi anche Medici di famiglia, allarme Gimbe: ne mancano 5.700 in Italia, 502 in Emilia Romagna“Non è solamente un problema di numeri, ma di distribuzione sul territorio, perché se manca la capillarità dei medici viene meno la rete di assistenza che permette la presa in carico di ogni persona che, prima o poi, avrà bisogno del proprio medico”. Lo dichiarano Valentina Castaldini, consigliere regionale e Commissario Coordinatore Regionale per l’Emilia e Pietro Vignali, Capogruppo in Regione Emilia-Romagna. “La giunta regionale ha pubblicato l’elenco con gli incarichi vacanti del ruolo unico di assistenza primaria presso le AUSL della Regione Emilia-Romagna, ovvero il numero di Medici di Medicina Generale che mancano all’appello per garantire l’assistenza di base a tutti cittadini. Ogni “medico di base” non può superare il massimale di pazienti presi in carico; quindi, è normale che ci sarà chi si trova a dover cercare un medico in un altro comune, o addirittura a rimanere senza copertura sanitaria di base” sottolineano i consiglieri azzurri. Questo l’elenco dei “medici di base” vacanti divisi per territorio:Provincia di Piacenza: 127Provincia di Parma: 151Provincia di Reggio Emilia: 207Provincia di Modena: 290Città metropolitana di Bologna (tranne Imola): 164Territorio di Imola: 38Provincia di Ferrara: 110Provincia di Ravenna: 122Provincia di Forlì-Cesena: 140Provincia di Rimini: 95 “La mancanza di medici sul territorio rischia di lasciare da soli i cittadini quando hanno bisogno di cura e di una presa in carico costante, so prattutto chi è anziano o più fragile. In più c’è un reale rischio per le aree montane, rurali e più disagiate, la mancanza di servizi fondamentali come la rete di assistenza territoriale rischia di aumentare lo spopolamento e la desertificazione” sottolineano Castaldini e Vignali. “Ci auguriamo che la Giunta Regionale si attivi per garantire a tutti una reale assistenza sanitaria di prossimità, la riorganizzazione della sanità territoriale non può prescindere dall’assistenza primaria, che deve essere il più possibile capillare e non concentrata in poche strutture sul territorio”. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103036009427.PDF §---§ title§§ Conte: governo immobile, impegnato negli scandali dimentica italiani link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102109900066.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianodelsud.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 01 Apr 2026
Gentile Direttore, alcuni giorni fa la Commissione Sanità del Consiglio Regionale delle Marche ha proseguito le audizioni sul ruolo del medico di assistenza primaria e sulle aggregazioni funzionali
pubDate§§ 2026-04-01T10:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102892408887.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102892408887.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/medici-di-famiglia-il-ruolo-unico-accentua-la-crisi-della-medicina-generale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102892408887.PDF tp:ocr§§ Lettere al direttoreGentile Direttore, alcuni giorni fa la Commissione Sanità del Consiglio Regionale delle Marche ha proseguito le audizioni sul ruolo del medico di assistenza primaria e sulle aggregazioni funzionali territoriali, ascoltando anche il Sindacato Medici Italiani di cui mi onora essere la Segretaria Regionale....Gentile Direttore,alcuni giorni fa la Commissione Sanità del Consiglio Regionale delle Marche ha proseguito le audizioni sul ruolo del medico di assistenza primaria e sulle aggregazioni funzionali territoriali, ascoltando anche il Sindacato Medici Italiani di cui mi onora essere la Segretaria Regionale.Abbiamo espresso le nostre valutazioni partendo dal fatto che la professione del medico di famiglia sta attraversando una profonda crisi identitaria forse la più significativa degli ultimi decenni.Il nuovo Ruolo Unico di Assistenza Primaria, previsto dall’ACN 2024 e approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, impone ai medici un’organizzazione rigida e insostenibile, costringendoli a svolgere contemporaneamente medicina di famiglia e continuità assistenziale, senza possibilità di scelta e ignorando carichi di lavoro, competenze specifiche e vita personale. Questa riforma ha ulteriormente diminuito l’attrattiva della professione, già compromessa da carichi di lavoro eccessivi (superamento del limite normativo di 1.500 assistiti).La burocrazia è opprimente, infatti il 50% del tempo lavorativo dei medici è dedicato alla compilazione di moduli, piani terapeutici e documentazione e così si riduce il tempo disponibile per l’assistenza ai pazienti.Bisogna tenere anche presente che oggi una quota consistente di questi medici è donna, che spesso scelgono questo settore lavorativo anche per la possibilità di gestire, sebbene con difficoltà, l’equilibrio tra vita professionale e familiare.I recenti dati della Fondazione Gimbe dimostrano proprio questo, nelle Marche entro il 2028 saranno 202 i medici di medicina generale che raggiungeranno l’età di pensionamento dei 70 anni, considerando il rapporto ottimale pari a un MMG ogni 1.200 assistiti, al primo gennaio 2025 in regione di fatto già mancano 161 medici di medicina generale.Ma tra i dati più negativi emerge quello secondo cui, nel 2025, i partecipanti delle Marche al concorso nazionale per il Corso di Formazione Specifica in Medicina generale sono stati inferiori ai posti disponibili e cioè 78 candidati in meno rispetto alle borse finanziate, pari al -49% rispetto ai posti a fronte di una media Italia del +26%.Il Sindacato Medici Italiani è critico rispetto a diversi aspetti del nuovo modello organizzativo, in particolare riguardo alla fattibilità di alcuni standard del DL 77/2022, alla loro integrazione all’interno delle AFT e all’integrazione funzionale con gli altri servizi della rete (COT, PUA ecc.). Riteniamo che vi sia bisogno della formazione del personale dedicato ai servizi (attualmente la formazione e l’aggiornamento è lasciata all’iniziativa personale del singolo) e di un provider unico di comunicazione tra i servizi (non può esistere come ora, una modalità dedicata per la contattabilità di ogni singolo servizio, diversa a volte da distretto a distretto).Riteniamo che la professione del medico di medicina generale non possa essere più immaginata senza l’introduzione di tutele e di garanzie (maternità, ferie, malattia, infortunio.Alla firma dell’Accordo Integrativo Regionale nell’agosto 2025 apponemmo solo una firma tecnica; infatti, avremmo voluto avere il tempo sufficiente per effettuare una migliore allocazione delle risorse e dare risposte più stringenti ai territori delle aree montane e disagiate, individuando migliori e ulteriori soluzioni che andassero incontro alle necessità dei medici di medicina generale di tutto il territorio marchigiano. Già in quel contesto abbiamo rappresentato il malcontento del personale medico in merito al fatto che il ruolo unico sia un obbligo per i giovani medici e non una libera scelta, così come i l lavoro nelle Case di Comunità e nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) come oggi concepito, illustrando come quelle scelte dell’AIR avrebbero potuto contribuire a un ulteriore impoverimento della medicina territoriale con la conseguente fuga dei professionisti.La legge sul Ruolo Unico, invece di affrontare davvero questa emergenza, propone una soluzione miope: obbligare i nuovi medici a farsi carico di un modello già in crisi, ignorando i profondi cambiamenti sociali, demografici e tecnologici degli ultimi decenni.Ci auguriamo che un approfondimento delle problematiche e del corretto ruolo di tutti gli attori del sistema, possa portare ad una riorganizzazione territoriale adeguata al fine di garantire i fabbisogni di salute necessari alla popolazione marchigiana.Alessandra MoracaSegretaria Regionale Marche SMI, Sindacato Medici Italiani01 Aprile 2026© Riproduzione riservataGentile Direttore, prima il DM 70/2015 definiva gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell'assistenza ospedaliera, riorganizzando la rete in base all'intensità di cura. I punti chiave includevano la riduzione...Gentile Direttore, Fra le centinaia di richieste di consulenza che, ogni settimana, giungono al network di C&P, trovano ampio spazio quelle di coloro che, ancora in costanza di rapporto di lavoro, hanno...Gentile Direttore,il 14 marzo 2026, a 96 anni, è morto Jurgen Habermas uno dei maggiori filosofi contemporanei. Il pensiero che ha divulgato con le sue opere coinvolge anche la medicina...Gentile Direttore,siamo lieti di riferirle notizia sul felice epilogo della storia sensibilizzata anche grazie a Quotidiano Sanità, riguardo la nostra collega biologa Irene Fallo, oggi specialista in Scienze dell’Alimentazione, rimasta...Sanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisioneSe la diagnosi è la solitudine, il medico deve ricorrere alla prescrizione sociale. Oms designa un centro per promuoverlaGliflozine in farmacia. “Una rivoluzione gentile. Risparmio da 9,2 milioni in tre mesi e il 94% dei pazienti è soddisfatto”. Intervista al sottosegretario alla Salute Marcello GemmatoLa guerra in Medio Oriente ferma un terzo della produzione mondiale di elio. Ecco come le risonanze magnetiche rischiano di spegnersiFarmaci. Ecco come la guerra in Medio Oriente potrebbe trasformarsi da una crisi di approvvigionamento in una emergenza globaleCase della Comunità, il flop dei numeri: meno del 4% funziona a pieno regime. Bene le Cot mentre gli Ospedali di comunità arrancano. I dati AgenasFarmaci. Ecco come la guerra in Medio Oriente potrebbe trasformarsi da una crisi di approvvigionamento in una emergenza globaleMedici di famiglia. La rivoluzione di Forza Italia: 38 ore settimanali e nuovo ruolo nelle Case della ComunitàVa in pensione con 100 giorni di ferie non godute: indennizzo da 60mila euro al medicoL'Argentina ufficializza l'uscita dall'Organizzazione mondiale della SanitàInfanzia e alimentazione. La Norvegia vieta la commercializzazione di cibi e bevande non salutariQuotidiano onlined'informazione sanitariaSede legale e operativa:Via della Stelletta, 23, 00186 - RomaSede operativa:Via Luigi Galvani, 24, 20124 - MilanoTel: (+39) 06 45209 715Email: [email protected]Copyright 2013-2026 © Homnya SrlTutti i diritti sono riservatiP.I. e C.F. 13026241003Iscrizione al ROC n.34308Iscrizione Tribunale di Roma n.115/2013 del 22/05/2013Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102892408887.PDF §---§ title§§ Gimbe, Pnnr a rischio. Sardegna in ritardo su Case e Ospedali comunità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103221308096.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "rainews.it" del 01 Apr 2026
"Pesano i ritardi strutturali, l''attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico"
pubDate§§ 2026-04-01T06:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103221308096.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103221308096.PDF', 'title': 'rainews.it'} tp:url§§ https://www.rainews.it/tgr/sardegna/articoli/2026/04/gimbe-pnnr-a-rischio-sardegna-in-ritardo-su-case-e-ospedali-comunita-9062aad2-a033-4618-b795-1ebf305fed1c.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103221308096.PDF tp:ocr§§ Prosegue il monitoraggio indipendente dell'osservatorio della Fondazione Gimbe sul servizio sanitario nazionale sull'attuazione della missione salute del Pnrr. In Sardegna le Case della Comunità programmate sono 79 di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 41 (51,9%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 45,5%; dati Agenas al 31 dicembre 2025); Sono, invece, 35 fli Ospedali di Comunità previsti di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 2 (6%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media in Italia del 27%; dati Agenas al 31 dicembre 2025); Nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale sono disponibili 16 documenti del totale delle 20 tipologie di documenti previste dal DM 7 settembre 2023 (media Italia: 14 documenti secondo i dati del ministero della Salute e DTD al 30 settembre 2025). Infine l'osservatorio Gimbe rileva che il 24% dei cittadini dell'Isola ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico rispetto alla media italiana del 44%. "A soli tre mesi dalla rendicontazione finale della missione salute del Pnrr il 30 giugno 2026 - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - l'obiettivo di rendere Case e Ospedali di Comunità "pienamente funzionanti, requisito indispensabile per raggiungere i target, resta ancora molto lontano, con avanzamenti lenti e inaccettabili diseguaglianze regionali. Pesano i ritardi strutturali, l'attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico; per le Case della Comunità anche il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia, figura chiave dell'assistenza territoriale. Ecco perché, a tre mesi dalla scadenza Governo e Regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale. Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi". tp:writer§§ TGR Sardegna guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103221308096.PDF §---§ title§§ Gimbe promuove l'Emilia-Romagna al vertice in Italia per medicina territoriale e fascicolo elettronico link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040103194807847.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ravennawebtv.it" del 01 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "riminitoday.it" del 01 Apr 2026
L’Emilia-Romagna si conferma al primo posto in Italia per utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico e tra le migliori per la sanità territoriale
pubDate§§ 2026-04-01T07:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102950608489.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102950608489.PDF', 'title': 'riminitoday.it'} tp:url§§ https://www.riminitoday.it/cronaca/sanita-emilia-romagna-prima-italia-fascicolo-elettronico.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102950608489.PDF tp:ocr§§ L’Emilia-Romagna si conferma al primo posto in Italia per utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico e tra le migliori per la sanità territorialeL'Emilia-Romagna al vertice in Italia per l'utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico e per la presenza di sanità territoriale. A certificarlo è l'ultimo monitoraggio sull'attuazione della Missione Salute del Pnrr, realizzato da Fondazione Gimbe che lo ha diffuso nella giornata di martedì (31 marzo).“Siamo molto orgogliosi di questi risultati, frutto di un lavoro che viene da lontano e che conferma la scelta felice di puntare sempre di più sulla medicina di territorio e sulle nuove tecnologie per avvicinare le cure e l'assistenza verso i cittadini - sottolinea l'assessore alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi -. In un quadro purtroppo molto diversificato a livello nazionale, l'Emilia-Romagna viaggia a velocità doppia della media del Paese sul digitale e sta procedendo in linea con quanto definito dalla tempistica della missione Pnrr, consapevoli della grande occasione che rappresenta questo investimento senza precedenti per il nostro territorio”. "Questo in un quadro nazionale che penalizza ancora fortemente le regioni, non garantendo un finanziamento adeguato a coprire l'aumento delle spese. Si tratta di un risultato che va condiviso con tutti gli operatori sanitari, i medici, gli infermieri e i tecnici che lavorano ogni giorno nella nostra sanità - conclude Fabi -, ma non rappresenta per noi un punto di arrivo, bensì uno sprone ancora maggiore a realizzare una rete territoriale di assistenza sempre più vicina ai bisogni delle cittadine e dei cittadini, che accompagneremo nelle prossime settimane con inaugurazioni di decine di nuove strutture e una versione del Fascicolo sanitario elettronico ancora più aggiornata e funzionale".Leggi le notizie di RiminiToday su WhatsApp: iscriviti al canaleSecondo i dati del Dipartimento per la Trasformazione digitale elaborati da Gimbe, l'Emilia-Romagna è la prima Regione italiano per utilizzo dell'use: il 92% dei cittadini hanno espresso consenso alla consultazione dei propri documenti, contro una media italiana del 44%. Ben 17 su 20 i documenti disponibili sull'applicativo, come nessun'altra regione e contro una media nazionale di 14.Abbonati alla sezione di inchieste Dossier di RiminiTodayAl 31 dicembre 2025, in Emilia-Romagna risultavano attive 143 Case della Comunità con almeno un servizio dichiarato, su 187 programmate. La Regione è al secondo posto dietro la Lombardia, che ha, però, il doppio dei residenti. La percentuale di strutture con un servizio attivo è del 76,5%, quarta in Italia, contro una media italiana del 45,5%.Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, 24 quelli attivi in Regione a fine 2025, su 52 programmati (anche in questo caso seconda dietro la Lombardia).RiminiToday è anche su Mobile! Scarica l’App per rimanere sempre aggiornato.© Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102950608489.PDF §---§ title§§ Sanità, fascicolo sanitario elettronico: Emilia-Romagna prima regione in Italia | Sestopotere link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102968108636.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "sestopotere.com" del 01 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "sestopotere.com" del 01 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "sestopotere.com" del 01 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "sestopotere.com" del 01 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "sindacatomedicitaliani.it" del 22 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "socialfarma.it" del 01 Apr 2026
La riforma della sanità territoriale del PNRR è in ritardo: poche Case della Comunità attive, Ospedali di Comunità incompleti e FSE.
pubDate§§ 2026-04-01T11:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102910509212.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102910509212.PDF', 'title': 'socialfarma.it'} tp:url§§ https://www.socialfarma.it/pnrr-e-sanita-territoriale-attuazione-in-ritardo-criticita-su-case-della-comunita-e-fascicolo-sanitario-elettronico/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102910509212.PDF tp:ocr§§ A pochi mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, la riforma della sanità territoriale prevista dal PNRR mostra ritardi rilevanti che rischiano di comprometterne gli obiettivi.Secondo il monitoraggio della Fondazione GIMBE, al 31 dicembre 2025 solo una quota minima delle strutture previste risulta pienamente operativa, mentre persistono criticità significative anche sul fronte della digitalizzazione.Il nodo principale riguarda le Case della Comunità, per le quali la piena operatività resta un’eccezione. Su 1.715 strutture programmate, appena 66 risultano funzionanti secondo gli standard previsti, evidenziando un ritardo che non può essere spiegato solo con i tempi infrastrutturali.Il problema, come sottolineato dal presidente Nino Cartabellotta, è soprattutto organizzativo e legato alla carenza di personale sanitario, una criticità che coinvolge direttamente anche la professione farmaceutica nel contesto della presa in carico territoriale.Anche gli Ospedali di Comunità procedono a rilento: poco più di un quarto ha attivato almeno un servizio e nessuna struttura è oggi pienamente funzionante.Questo scenario indebolisce l’intero impianto della riforma delineata dal DM 77, che punta a decongestionare ospedali e pronto soccorso rafforzando l’assistenza di prossimità.Per i farmacisti, chiamati sempre più a integrarsi nei percorsi territoriali, il mancato sviluppo di queste strutture rischia di limitare opportunità professionali e modelli collaborativi già avviati in alcune realtà.Sul versante digitale, il Fascicolo Sanitario Elettronico si conferma un’infrastruttura ancora incompleta.Nonostante gli investimenti del PNRR, nessuna Regione garantisce oggi la piena disponibilità dei documenti previsti e meno della metà dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati.Un elemento che riduce drasticamente il potenziale del FSE come strumento di continuità assistenziale e integrazione tra professionisti sanitari, inclusi i farmacisti.Le disuguaglianze territoriali restano marcate, con differenze significative tra Regioni sia nell’attivazione dei servizi sia nell’adesione al Fascicolo Sanitario Elettronico.In questo contesto, il rischio non è solo quello di mancare i target europei, ma anche di consolidare un sistema sanitario a più velocità, con impatti diretti sull’accesso alle cure e sull’organizzazione del lavoro sanitario.Il quadro delineato evidenzia come la sfida non sia più soltanto realizzare le strutture previste, ma renderle effettivamente operative e integrate.Per il mondo della farmacia, sempre più coinvolto nei servizi territoriali e nella gestione della cronicità, l’evoluzione – o il rallentamento – di questa riforma rappresenta un passaggio cruciale per il futuro del Servizio sanitario nazionale.Socialfarma è la piattaforma web gratuita per i professionisti del settore farmaceutico, nata da un progetto di condivisione professionale che ha visto uniti farmacisti e non, con lo scopo di racchiudere in uno spazio comune e aperto a tutti attività formative e di approfondimento utili alla professione sanitaria. Socialfarma è un progetto di Sanità SrlQuesto sito utilizza cookie tecnici necessari alla navigazione e cookie analitici anche di terze parti per capire come l’utente interagisce con il nostro sito o di marketing. Utilizziamo i cookie anche per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizzi il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che hai fornito loro o che hanno raccolto dal tuo utilizzo dei loro servizi. Cliccando sul pulsante “Accetta tutti i cookie”, acconsentirai all’utilizzo di tutti i cookie. Per consentire solo i cookie necessari clicca il pulsante "Usa solo cookie necessari". Per dare il cons enso ad alcuni cookie selezionati e per visionare tutti i dettagli sui cookie clicca su "Mostra dettagli" e seleziona i cookie che vuoi abilitare. 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Sui questi cookie di terza parte non abbiamo il controllo delle informazioni fornite dal cookie e non abbiamo accesso a tali dati. Queste informazioni sono controllate totalmente dalle società terze secondo quanto descritto nelle rispettive policy. Sull’argomento si rinvia, per un ulteriore approfondimento, al prossimo specifico paragrafo. In via generale, per prendere visione dei suddetti cookie di terze parti, informarti sulle rispettive policy e gestirne consapevolmente il consenso o il diniego, ti invitiamo a visitare http://www.youronlinechoices.com/it/.Questi cookie sono necessari per permettere al tuo account social di interagire con il nostro sito. Servono ad esempio per farti esprimere il tuo apprezzamento e per condividerlo con i tuoi amici social. I cookie di social network non sono necessari alla navigazione. Sull’argomento si rinvia, per un ulteriore approfondimento, al prossimo specifico paragrafo. tp:writer§§ Christian Petrelli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102910509212.PDF §---§ title§§ Basilicata fanalino di coda nell’assistenza sanitaria territoriale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102924208305.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "telenorba.it" del 01 Apr 2026
La Basilicata registra dati negativi sulla riforma dell''assistenza sanitaria territoriale. Sono tre le regioni ultime oltre a quella lucana
pubDate§§ 2026-04-01T07:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102924208305.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102924208305.PDF', 'title': 'telenorba.it'} tp:url§§ https://telenorba.it/2026/04/01/basilicata-fanalino-di-coda-nellassistenza-sanitaria-territoriale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102924208305.PDF tp:ocr§§ La Basilicata registra dati negativi sulla riforma dell’assistenza sanitaria territoriale. L’osservatorio Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale rivela che sono solo 19 le Case della Comunità programmate in regione, di cui nessuna con servizi dichiarati, mentre la media italiana qui arriva al 45,5%. Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, su cinque previsti nessuno ha un servizio dichiarato attivo, anche in questo caso la media italiana si distanzia, attestandosi sul 27%. Sono tre le regioni fanalino di coda oltre a quella lucana: Marche, Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta.Per quanto riguarda il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), in Basilicata sono disponibili solo 12 documenti dei 20 richiesti, la media nazionale è di 14 su 20. In conclusione, solo il 7% dei cittadini lucani ha dato il consenso sulla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico. Anche qui la distanza col Paese è lunga: la media italiana è del 44%.La riforma dell’assistenza territoriale resta per l’Italia un punto cardine nella Missione Salute del Pnrr.Telenorba SPAVia Pantaleo 20/a – C.a.p. 70014Conversano (BA) – ItalyTel: 080 4092111Fax: 080 4955412P.IVA: 00825610728Direttore responsabile: Domenico CastellanetaWeb Designer: Carmela Del Core2021 – All rights reservedConcessionaria PubblicitàMade with by XdevelSeguci su: tp:writer§§ Matteo Giacca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102924208305.PDF §---§ title§§ Buongiorno24 del 1° Aprile 2026 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102949608563.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "tp24.it" del 01 Apr 2026
Estratto da pag. 1 di "tuttosanita.com" del 01 Apr 2026
TuttoSanità - Case di Comunità, Gimbe: poche strutture operative - CAMPANIA
pubDate§§ 2026-04-01T08:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102948308578.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102948308578.PDF', 'title': 'tuttosanita.com'} tp:url§§ https://www.tuttosanita.com/case-di-comunita-gimbe-poche-strutture-operative/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=case-di-comunita-gimbe-poche-strutture-operative tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102948308578.PDF tp:ocr§§ La riforma dell’assistenza territoriale prevista dal DM 77 non è ancora operativa e presenta criticità su servizi, personale e organizzazione dei percorsi, secondo quanto emerge dal monitoraggio della Fondazione Gimbe. Al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità su 1.715 (3,9%) risultano pienamente funzionanti, mentre per 649 strutture (37,8%) non è stato dichiarato alcun servizio attivo. Per 781 (45,5%) è attivo almeno un servizio, ma solo 285 (16,7%) dichiarano tutti i servizi obbligatori e solo una quota limitata dispone anche di personale medico e infermieristico.«Considerata la rilevanza di ciascuno di questi servizi – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – la loro presenza parziale non solo indebolisce le funzioni delle Case della Comunità, ma rende le strutture poco attrattive per i cittadini».Il nodo principale resta la disponibilità di personale. «Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi – commenta Cartabellotta – le Case della Comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare».Sugli Ospedali di Comunità la situazione è ancora più indietro: su 594 strutture programmate, solo 163 (27,4%) hanno attivato almeno un servizio e nessuna risulta pienamente funzionante, nonostante gli standard prevedano presenza medica, assistenza infermieristica continuativa e servizi dedicati.Secondo il monitoraggio Gimbe, la riforma procede con diseguaglianze regionali e ritardi legati alla carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico, e al mancato coinvolgimento dei medici di medicina generale. «Il potenziamento dell’assistenza territoriale – afferma Cartabellotta – è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso», ma i dati indicano un avanzamento ancora limitato.Nel periodo tra giugno e dicembre 2025, a fronte di 121 nuove Case della Comunità con almeno un servizio attivo, solo 20 sono diventate pienamente operative; per gli Ospedali di Comunità l’incremento è stato di 10 strutture.Le Centrali Operative Territoriali rappresentano l’unico ambito già in linea con gli obiettivi, con 625 strutture pienamente funzionanti su 657 programmate.Sul piano digitale, il Fascicolo sanitario elettronico resta incompleto e poco utilizzato nella pratica clinica. Nessuna Regione rende disponibili tutte le tipologie di documenti previste e solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione. «Colmare divari così ampi richiede alla politica interventi immediati», osserva Cartabellotta.A tre mesi dalla scadenza del PNRR, la Fondazione Gimbe segnala il rischio di non rendere pienamente operative le strutture territoriali e di non garantire benefici concreti per l’assistenza ai cittadini, anche in relazione alla presa in carico e alla gestione dei percorsi assistenziali.Condividi:Condividi su TumblrE-mailWhatsAppStampaMi piace:Mi piace Caricamento... Correlati tp:writer§§ La Redazione guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102948308578.PDF §---§ title§§ Gimbe. Case Comunità a rilento e scarsi consensi per FSE - Umbria TV link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102029703364.PDF description§§ pubDate§§ 2026-04-01T02:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102029703364.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102029703364.PDF', 'title': 'umbriatv.com'} tp:url§§ https://www.umbriatv.com/notizie/salute/gimbe-case-comunita-a-rilento-e-scarsi-consensi-per-fse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102029703364.PDF tp:ocr§§ Secondo l’ultimo report della Fondazione Gimbe, in Umbria solo il 36,4% delle Case della Comunità programmate ha attivato almeno un servizio, un dato inferiore alla media nazionale. Sebbene la regione raddoppi la media italiana per gli Ospedali di Comunità attivi (50%), preoccupa il fronte digitale: solo il 30% dei cittadini ha autorizzato la consultazione del proprio Fascicolo Sanitario Elettronico.© Umbria Televisioni S.R.L. Via Monteneri, 37 06129 Perugia - P.IVA 00496230541 | Powered by Rubidia tp:writer§§ guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/01/2026040102029703364.PDF §---§