title§§ 9Colonne | SANITA’, RAPPORTO GIMBE: SONO A RISCHIO GLI OBIETTIVI DEL PNRR (6) link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102915309135.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "9colonne.it" del 31 Mar 2026
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pubDate§§ 2026-03-31T10:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102915309135.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102915309135.PDF', 'title': '9colonne.it'} tp:url§§ https://9colonne.it/lastpublic/603270/sanita-rapporto-gimbe-sono-a-rischio-gli-obiettivi-del-pnrr-6 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102915309135.PDF tp:ocr§§ Roma, 31 mar - “A soli tre mesi dalla rendicontazione finale della Missione Salute del Pnrr – conclude Cartabellotta – l’obiettivo di rendere Case e Ospedali di Comunità “pienamente funzionanti”, requisito indispensabile per raggiungere i target, resta ancora molto lontano, con avanzamenti lenti e ... (© 9Colonne - citare la fonte...) Accedi al servizio Nove Colonne ATG e leggi il resto dell’articolo tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102915309135.PDF §---§ title§§ 9Colonne | GIMBE: FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO, SOLO IL 44% ADERISCE (2) link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103037209458.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "9colonne.it" del 31 Mar 2026
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Estratto da pag. 1 di "9colonne.it" del 31 Mar 2026
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Estratto da pag. 1 di "accadeora.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T09:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102869908757.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102869908757.PDF', 'title': 'accadeora.it'} tp:url§§ https://accadeora.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102869908757.PDF tp:ocr§§ -La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Questo sito contribuisce alla audience di Magazine-Italia.it | © Magazine | Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005 | Direttore Responsabile Giuseppe Montagna© 2023 AccadeOra. All Rights Reserved.Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102869908757.PDF §---§ title§§ Fondazione Gimbe. Case della Comunità: a regime solo 66 su 1.715. Ospedali di Comunità: nessuno a tutti i servizi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102872508803.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agenpress.it" del 31 Mar 2026
AgenPress. La riforma dell’assistenza territoriale, pilastro del PNRR Missione Salute per avvicinare la sanità ai cittadini, è ancora ben lontana dall’essere
pubDate§§ 2026-03-31T09:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102872508803.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102872508803.PDF', 'title': 'agenpress.it'} tp:url§§ https://www.agenpress.it/2026/03/31/fondazione-gimbe-case-della-comunita-a-regime-solo-66-su-1-715-ospedali-di-comunita-nessuno-a-tutti-i-servizi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102872508803.PDF tp:ocr§§ Vendita dello stadio di San Siro. Guardia di Finanza in Comune a Milano: indagati ex assessori e manager di Inter e MilanMigliaia di paracadutisti dell’esercito americano arrivano in Medio OrienteTrump minaccia l’Iran di non fornire energia e acqua se non si raggiungerà presto un accordo. Teheran: “Piano statunitense irrealistico”L’Iran afferma di essere “in attesa” di un possibile attacco di terra statunitenseGerusalemme. Al cardinale Pizzaballa e a padre Ielpo impedito l’ingresso al Santo SepolcroIl governo italiano ha bloccato l’utilizzo della base militare di Sigonella da parte degli Stati UnitiRubio: “Gli Stati Uniti potrebbero riconsiderare la loro partecipazione alla NATO”4 soldati israeliani sono stati uccisi nel LibanoGli Stati Uniti sulla pena di morte: rispettiamo il diritto di Israele di darsi “le proprie leggi”Unione Naz. Consumatori: gasolio supera 2,1 euro a Bolzano, la classifica delle regioni più careReferendum sulla giustizia. Mannheimer: “Molti hanno votato per dare una spallata a Meloni”Referendum giustizia. Palamara: “L’ANM si è schiacciata su posizioni politiche e festeggiano come un partito”Referendum giustizia. Corrado (PD): “N, grazie: oggi vince l’Italia che difende la CostituzioneReferendum sulla giustizia. Serracchiani, oggi è un bel giorno!Referendum sulla giustizia. Nordio: “Prendo atto della decisione del popolo sovrano”AgenPress. La riforma dell’assistenza territoriale, pilastro del PNRR Missione Salute per avvicinare la sanità ai cittadini, è ancora ben lontana dall’essere realmente operativa. Al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante. Sul fronte digitale, il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) rimane ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all’utilizzo dei dati, in particolare nel Mezzogiorno.L’Osservatorio GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN) prosegue il monitoraggio indipendente sull’attuazione della Missione Salute del PNRR. «Abbiamo analizzato – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – i risultati raggiunti al 30 dicembre 2025 e le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale. L’obiettivo è duplice: fornire ai cittadini un quadro oggettivo, al riparo da letture strumentali, e lanciare un monito a Governo e Regioni sui potenziali rischi che gli inaccettabili ritardi accumulati avranno sulla rendicontazione finale del prossimo 30 giugno».RIFORMA DELL’ASSISTENZA TERRITORIALE. A quattro anni dall’adozione del DM 77, la riforma dell’assistenza territoriale procede a rilento, con marcate diseguaglianze regionali, in particolare nell’attivazione e nella piena operatività di Case e Ospedali di Comunità. Lo confermano i dati elaborati dalla Fondazione GIMBE estratti dal report Agenas sul monitoraggio del DM 77, aggiornati al 31 dicembre 2025. «Il potenziamento dell’assistenza territoriale – afferma Cartabellotta – è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso e garantire una sanità di prossimità. Tuttavia, i dati ufficiali trasmessi dalle Regioni restituiscono un quadro preoccupante: fatta eccezione per le Centrali Operative Territoriali, a pochi mesi dalla scadenza del PNRR siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo. E il ritmo di attivazione di Case e Ospedali di comunità rimane troppo lento».La riorganizzazione dell’assistenza territoriale definita dal DM 77 prevede la realizzazione di 1.715 Case della Comunità (CdC), 657 Centrali Operative Territoriali (COT) e 594 Ospedali di Comunità (OdC). Di queste strutture, le risorse del PNRR finanziavano inizialmente 1.350 CdC, 600 COT e 400 OdC. Nel novembre 2023 i target sono stati rivisti al ribasso: le CdC si sono ridotte a 1.038, le COT a 480 e gli OdC a 307 (Tabella 1). «In altri termini – afferma Cartabellotta – le risorse del PNRR coprono solo una parte delle strutture programmate per la piena attuazione della riforma dell’assistenza territoriale».Case della Comunità. Al 31 dicembre 2025, su 1.715 CdC programmate, per 649 (37,8%) le Regioni non hanno dichiarato attivo alcun servizio previsto dal DM 77. «Per oltre un terzo delle strutture programmate – commenta il Presidente – non esiste alcun dato pubblico: né sulla loro reale esistenza, né sullo stato di avanzamento». Per 781 strutture (45,5%) risulta attivo almeno un servizio: di queste solo per 285 (16,7%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi obbligatori: presenza di équipe multi-professionali, punto unico di accesso, assistenza domiciliare, specialistica ambulatoriale, servizi infermieristici, sistema di prenotazione collegato al CUP, integrazione con i servizi sociali, partecipazione della comunità, oltre a servizi diagnostici di base, continuità assistenziale e punto prelievi solo nelle CdC principali (hub). «Considerata la rilevanza di ciascuno di questi servizi – chiosa Cartabellotta – la loro presenza parziale non solo indebolisce le funzioni delle Case della Comunità, ma rende le strutture poco attrattive per i cittadini che non trovano tutte le risposte adeguate ai bisogni assistenziali». Infine, delle 285 CdC con tutti i servizi obbligatori attivi, solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, grazie alla presenza di personale medico (H 24 7/7 giorni nelle CdC principali e almeno 12 ore/die per 6/7 giorni nelle secondarie) e infermieristico (almeno 12 ore/die per 7/7 giorni nelle CdC principali e per 6/7 giorni in quelle secondarie).La media nazionale del 45,5% delle CdC con almeno un servizio dichiarato attivo è superata da 10 Regioni: dal 49,7% della Toscana al 100% della Valle d’Aosta. Le rimanenti 11 si collocano al di sotto del valore nazionale: dal 38,5% della Provincia autonoma di Trento sino alla Basilicata e alla Provincia autonoma di Bolzano, dove non risulta attiva alcuna CdC. Limitando l’analisi alle CdC con tutti i servizi dichiarati attivi, la media nazionale scende al 12,8% per quelle prive di personale medico e infermieristico e al 3,9% per quelle pienamente funzionanti, di cui oltre la metà si concentra in Lombardia (n. 22) ed Emilia Romagna (n. 15). Le differenze regionali non dipendono solo dal completamento delle strutture, ma soprattutto dalla disponibilità di personale: in tutte le Regioni, ad eccezione di Valle d’Aosta, Molise e Abruzzo, la quota di CdC pienamente operative è sempre inferiore rispetto a quelle con tutti i servizi attivi. «Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi – commenta il Presidente – le Case della Comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare».Ospedali di comunità. Al 31 dicembre 2025, dei 594 Ospedali di Comunità programmati, solo 163 (27,4%) risultano avere almeno un servizio attivo (Tabella 3), per un totale di oltre 2.900 posti letto. In valori assoluti, i numeri più alti si registrano in Veneto (n. 47), Lombardia (n. 30), Emilia-Romagna (n. 24) e Toscana (n. 17). Altre 13 Regioni hanno attivato almeno un OdC: dagli 8 dell’Umbria a 1 in Calabria, Campania e Piemonte. Quattro Regioni restano invece ferme a quota zero: Basilicata, Marche, Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta. A fronte di una media nazionale del 27%, le differenze territoriali sono marcate: il Molise, con soli 2 OdC programmati, raggiunge il 100%, mentre all’estremo opposto quattro Regioni non ne hanno attivato alcuno; le altre si collocano in un intervallo molto ampio, dal 2% della Campania al 75% della Provincia autonoma di Trento. «Questi numeri – commenta Cartabellotta – certificano che sugli Ospedali di Comunità siamo ancora più indietro: non solo le strutture procedono a rilento, ma nessuna Regione è riuscita ad attivare tutti i servizi previsti dal DM 77. In queste condizioni, renderli “pienamente funzionanti” entro il 30 giugno appare una missione impossibile». Per essere pienamente operativi, gli OdC devono infatt i garantire presenza medica per almeno 4,5 ore al giorno per 6 giorni su 7, assistenza infermieristica continuativa (H24 7/7 giorni), la figura del case manager, posti letto dedicati a pazienti con demenza o disturbi comportamentali e spazi per la riabilitazione motoria.Centrali Operative Territoriali. Le COT, strutture chiave per coordinare la presa in carico dei pazienti e integrare l’assistenza sanitaria e sociosanitaria, risultano attivate in tutte le Regioni e il target europeo di 480 è già stato raggiunto. Al 31 dicembre 2025, su 657 COT programmate, 625 risultano pienamente funzionanti.«Rispetto alla fotografia scattata da Agenas tre mesi fa – commenta il Presidente – è plausibile che il quadro sia migliorato. Tuttavia, l’attivazione di Case della Comunità e Ospedali di Comunità procede con una lentezza inaccettabile, a velocità diverse tra le Regioni e frenata dalla mancata attivazione di tutti i servizi e dalla carenza di personale». Infatti, tra giugno e dicembre 2025, a fronte di un incremento di 121 Case della Comunità con almeno un servizio attivo, quelle con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi sono 51 (42,2%) e quelle anche con presenza medica e infermieristica solo 20 (16,5%). Per gli Ospedali di Comunità, nello stesso periodo, l’incremento è stato ancora più contenuto: solo 10 strutture attivate, per un totale di 205 posti letto. A fronte di tali ritardi, nel question time al Senato del 29 settembre 2025 il ministro Tommaso Foti aveva fornito rassicurazioni sul raggiungimento dei target minimi previsti entro il 30 giugno 2026. Tuttavia, lo scorso 20 febbraio ha annunciato la convocazione di due cabine di regia con i Presidenti delle Regioni perché “il passo era ancora troppo lento”, ha proposto l’istituzione di un tavolo tecnico e ipotizzato il commissariamento delle Regioni inadempienti. Nel frattempo, è stato approvato il Disegno di Legge Delega sulla riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera, che prevede una revisione di modelli e standard del DM 77. «Auspichiamo – sottolinea Cartabellotta – che tale revisione non determini una revisione al ribasso degli standard solo al fine di rendere compatibile la riforma dell’assistenza territoriale con le difficoltà di attuazione».FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO (FSE). Il FSE 2.0 è il pilastro della trasformazione digitale del SSN: il PNRR destina un investimento di € 1,38 miliardi per creare un ecosistema digitale interoperabile di dati sanitari su scala nazionale. «Proprio oggi, 31 marzo – spiega Cartabellotta – scade il termine per l’adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private al modello standard di trasmissione dei dati per alimentare il FSE. Un passaggio cruciale, ma ancora incompleto e molto disomogeneo tra le Regioni: senza una interoperabilità reale, il FSE resta un’infrastruttura incapace di generare benefici concreti per l’assistenza sanitaria».Completezza del FSE. Al 30 settembre 2025, secondo i dati del portale Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste dal DM 7 settembre 2023. Il livello di completezza varia dai 17 documenti dell’Emilia-Romagna agli 11 della Puglia.Consenso alla consultazione del FSE. Al 30 settembre 2025, solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del FSE da parte di medici e operatori del SSN, con forti disomogeneità regionali: dal 2% in Abruzzo e Campania al 92% in Emilia-Romagna. Tra le Regioni del Mezzogiorno, solo la Puglia supera la media nazionale (44%), raggiungendo il 75%. «Se nemmeno la metà dei cittadini consente l’accesso al proprio FSE – avverte Cartabellotta – non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un fallimento culturale e organizzativo. Colmare divari così ampi richiede alla politica interventi immediati: nel Mezzogiorno pesano analfabetismo digitale, scarsa fiducia sulla sicurezza dei dati e una limitata percezione dell’utilità del FSE».«A soli tre mesi dalla rendicontazione finale della Missio ne Salute del PNRR – conclude Cartabellotta – l’obiettivo di rendere Case e Ospedali di Comunità “pienamente funzionanti”, requisito indispensabile per raggiungere i target, resta ancora molto lontano, con avanzamenti lenti e inaccettabili diseguaglianze regionali. Pesano i ritardi strutturali, l’attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico; per le Case della Comunità anche il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia, figura chiave dell’assistenza territoriale. Ecco perché, a tre mesi dalla scadenza Governo e Regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del PNRR, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale. Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi. Il terzo, il più grave, è di completare l’incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini, lasciando in eredità solo scatole vuote e una digitalizzazione frammentata e incompleta, a fronte di un indebitamento scaricato sulle generazioni future. E sprecando, di fatto, la più grande occasione per il SSN di costruire una sanità territoriale efficiente e accessibile per i cittadini».Testata Registrata c/o Tribunale di Velletri 15/2002 | Direttore Responsabile: Maria ContiLe foto, video e testi presenti su AgenPress.it provengono anche attraverso la rete Internet: per utilizzo informativo, didattico, scientifico e non a scopo di lucro.Al fine di accettare il libero regime di circolazione e non violare il diritto d'autore o altri diritti esclusivi verranno effettuate le opportune verifiche. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso di materiale riservato.CONTATTI: redazione@agenpress.itChi SiamoBoardInserzionistiContattiPrivacy PolicyCookie Policy© 2025 agenpress.it - FONDATA DA MARIA CONTI. All Rights Reserved. Credits tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102872508803.PDF §---§ title§§ FONDAZIONE GIMBE * CASE DI COMUNITÀ 2025: «LA MEDIA NAZIONALE DEL 45,5%, IL TRENTINO SOTTO IL VALORE CON IL 38,5%» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102867308783.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agenziagiornalisticaopinione.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "agenziagiornalisticaopinione.it" del 31 Mar 2026
(Foto realizzata tramite l''Intelligenza artificiale)
pubDate§§ 2026-03-31T09:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102888208828.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102888208828.PDF', 'title': 'agenziagiornalisticaopinione.it'} tp:url§§ https://www.agenziagiornalisticaopinione.it/opinionews-tn-aa/fondazione-gimbe-case-di-comunita-2025-la-media-nazionale-del-455-il-trentino-sotto-il-valore-con-il-385/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102888208828.PDF tp:ocr§§ (Foto realizzata tramite l'Intelligenza artificiale)--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102888208828.PDF §---§ title§§ M5S – MOVIMENTO 5 STELLE * PARLAMENTO: «PNRR, QUARTINI (M5S): “DA GOVERNO SU SANITÀ CLAMOROSO FALLIMENTO”» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905408984.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agenziagiornalisticaopinione.it" del 31 Mar 2026
L''ultimo monitoraggio della Fondazione GIMBE solleva gravi preoccupazioni sulla gestione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza da parte dell''esecutivo
pubDate§§ 2026-03-31T09:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905408984.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905408984.PDF', 'title': 'agenziagiornalisticaopinione.it'} tp:url§§ https://www.agenziagiornalisticaopinione.it/opinionmix/m5s-movimento-5-stelle-parlamento-pnrr-quartini-m5s-da-governo-su-sanita-clamoroso-fallimento/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905408984.PDF tp:ocr§§ L'ultimo monitoraggio della Fondazione GIMBE solleva gravi preoccupazioni sulla gestione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza da parte dell'esecutivo--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905408984.PDF §---§ title§§ Gimbe, ritardi su sanità territoriale e fascicolo sanitario elettronico - Salute e Benessere link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102913509097.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "altoadige.it" del 31 Mar 2026
Alto Adige è il quotidiano online di Bolzano continuamente aggiornato, con foto e video, su cronaca, politica, sport, cultura, spettacoli ed economia
pubDate§§ 2026-03-31T10:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102913509097.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102913509097.PDF', 'title': 'altoadige.it'} tp:url§§ http://www.altoadige.it/salute-e-benessere/gimbe-ritardi-su-sanit%C3%A0-territoriale-e-fascicolo-sanitario-elettronico-1.4330335 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102913509097.PDF tp:ocr§§ La riforma del servizio sanitario nazionale, sul fronte dell'assistenza territoriale e della digitalizzazione, prosegue troppo lentamente. Per quel che riguarda il territorio, al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante; il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), invece, rimane ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all'utilizzo dei dati, in particolare nel Mezzogiorno. Sono le conclusioni a cui giunge l'ultimo monitoraggio sull'attuazione della Missione Salute del Pnrr realizzato da Fondazione Gimbe, che mette in guardia: si rischia di dover restituire i contributi Ue. "A tre mesi dalla scadenza Governo e Regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale", commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. "Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi. Il terzo, il più grave, è di completare l'incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini". I numeri del monitoraggio sottolineano ritardi e forti differenze territoriali. La riforma dell'assistenza territoriale al 31 dicembre risultava lontana dall'essere compiuta. Al 31 dicembre 2025, su 1.715 Case della Comunità programmate, per 649 (37,8%) le Regioni non hanno dichiarato attivo alcun servizio previsto; per 781 strutture (45,5%) risulta attivo almeno un servizio e, tra queste, solo per 285 (16,7%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi obbligatori. Infine solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, grazie alla presenza di personale medico e infermieristico. Non è migliore la situazione degli Ospedali di Comunità: dei 594 programmati, solo 163 (27,4%) risultano avere almeno un servizio attivo, per un totale di oltre 2.900 posti letto. "Sugli Ospedali di Comunità siamo ancora più indietro: non solo le strutture procedono a rilento, ma nessuna Regione è riuscita ad attivare tutti i servizi previsti dal DM 77. In queste condizioni, renderli pienamente funzionanti entro il 30 giugno appare una missione impossibile", dice Cartabellotta. Bene, invece per quel che riguarda le Cot: sono attivate in tutte le Regioni e il target europeo di 480 è già stato raggiunto. Al 31 dicembre, su 657 Cot programmate, ne risultano pienamente funzionanti 625. Ritardi anche nella digitalizzazione, a cui il Pnrr destina un investimento di 1,38 miliardi. Al 30 settembre 2025, nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste. Inoltre solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del FSE da parte di medici e operatori del Ssn. Inoltre,«proprio oggi scade il termine per l'adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private al modello standard di trasmissione dei dati per alimentare il Fse. Un passaggio cruciale, ma ancora incompleto e molto disomogeneo tra le Regioni", conclude Cartabellotta. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102913509097.PDF §---§ title§§ Gimbe, Pnnr a rischio. Sardegna in ritardo su Case e Ospedali comunità - Notizie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102963108665.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 31 Mar 2026
L''osservatorio della Fondazione Gimbe sul servizio sanitario nazionale prosegue il monitoraggio indipendente sull''attuazione della missione salute del Pnrr. (ANSA)
pubDate§§ 2026-03-31T08:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102963108665.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102963108665.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2026/03/31/gimbe-pnnr-a-rischio.-sardegna-in-ritardo-su-case-e-ospedali-comunita_406ab136-105f-4466-b696-41059ae77602.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102963108665.PDF tp:ocr§§ L'osservatorio della FondazioneGimbe sul servizio sanitario nazionale prosegue il monitoraggioindipendente sull'attuazione della missione salute del Pnrr. InSardegna le Case della Comunità programmate sono 79 di cui,secondo gli ultimi dati disponibili, 41 (51,9%) con almeno unservizio dichiarato attivo (media Italia 45,5%; dati Agenas al31 dicembre 2025); Sono, invece, 35 fli Ospedali di Comunità previsti di cui,secondo gli ultimi dati disponibili, 2 (6%) con almeno unservizio dichiarato attivo (media in Italia del 27%; dati Agenasal 31 dicembre 2025); Nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale sonodisponibili 16 documenti del totale delle 20 tipologie didocumenti previste dal DM 7 settembre 2023 (media Italia: 14documenti secondo i dati del ministero della Salute e DTD al 30settembre 2025). Infine l'osservatorio Gimbe rileva che il 24% dei cittadinidell'Isola ha espresso il consenso alla consultazione dei propridocumenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico rispetto allamedia italiana del 44%. "A soli tre mesi dalla rendicontazione finale della missionesalute del Pnrr il 30 giugno 2026 - dichiara Nino Cartabellotta,presidente della Fondazione Gimbe - l'obiettivo di rendere Casee Ospedali di Comunità "pienamente funzionanti, requisitoindispensabile per raggiungere i target, resta ancora moltolontano, con avanzamenti lenti e inaccettabili diseguaglianzeregionali. Pesano i ritardi strutturali, l'attivazione parzialedei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolareinfermieristico; per le Case della Comunità anche il ritardo nelcoinvolgimento dei medici di famiglia, figura chiavedell'assistenza territoriale. Ecco perché, a tre mesi dallascadenza Governo e Regioni, oltre ad accelerare, devono prendereseriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazionefinale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamentotemporale. Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di nonraggiungere i target europei e dover restituire il contributo afondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazieai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianzeregionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi". Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102963108665.PDF §---§ title§§ Gimbe, ritardi su sanità territoriale e fascicolo sanitario elettronico - Sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102870408814.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 31 Mar 2026
La riforma del servizio sanitario nazionale, sul fronte dell''assistenza territoriale e della digitalizzazione, prosegue troppo lentamente. (ANSA)
pubDate§§ 2026-03-31T09:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102870408814.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102870408814.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2026/03/31/gimbe-ritardi-su-sanita-territoriale-e-fascicolo-sanitario-elettronico_f29465ed-4ffb-44eb-90bb-6fdf9a6366f3.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102870408814.PDF tp:ocr§§ La riforma del servizio sanitario nazionale, sul fronte dell'assistenza territoriale e della digitalizzazione, prosegue troppo lentamente. Per quel che riguarda il territorio, al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante; il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), invece, rimane ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all'utilizzo dei dati, in particolare nel Mezzogiorno. Sono le conclusioni a cui giunge l'ultimo monitoraggio sull'attuazione della Missione Salute del Pnrr realizzato da Fondazione Gimbe, che mette in guardia: si rischia di dover restituire i contributi Ue. "A tre mesi dalla scadenza Governo e Regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale", commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. "Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi. Il terzo, il più grave, è di completare l'incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini". I numeri del monitoraggio sottolineano ritardi e forti differenze territoriali. La riforma dell'assistenza territoriale al 31 dicembre risultava lontana dall'essere compiuta. Al 31 dicembre 2025, su 1.715 Case della Comunità programmate, per 649 (37,8%) le Regioni non hanno dichiarato attivo alcun servizio previsto; per 781 strutture (45,5%) risulta attivo almeno un servizio e, tra queste, solo per 285 (16,7%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi obbligatori. Infine solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, grazie alla presenza di personale medico e infermieristico. Non è migliore la situazione degli Ospedali di Comunità: dei 594 programmati, solo 163 (27,4%) risultano avere almeno un servizio attivo, per un totale di oltre 2.900 posti letto. "Sugli Ospedali di Comunità siamo ancora più indietro: non solo le strutture procedono a rilento, ma nessuna Regione è riuscita ad attivare tutti i servizi previsti dal DM 77. In queste condizioni, renderli pienamente funzionanti entro il 30 giugno appare una missione impossibile", dice Cartabellotta. Bene, invece per quel che riguarda le Cot: sono attivate in tutte le Regioni e il target europeo di 480 è già stato raggiunto. Al 31 dicembre, su 657 Cot programmate, ne risultano pienamente funzionanti 625. Ritardi anche nella digitalizzazione, a cui il Pnrr destina un investimento di 1,38 miliardi. Al 30 settembre 2025, nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste. Inoltre solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del FSE da parte di medici e operatori del Ssn. Inoltre,«proprio oggi scade il termine per l'adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private al modello standard di trasmissione dei dati per alimentare il Fse. Un passaggio cruciale, ma ancora incompleto e molto disomogeneo tra le Regioni", conclude Cartabellotta. Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102870408814.PDF §---§ title§§ Gimbe, la Liguria in ritardo sugli Ospedali di comunità - Notizie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102908809198.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 31 Mar 2026
La Liguria è sopra la media nazionale per quanto riguarda le Case di comunità mentre è ancora in ritardo per quel che concerne gli Ospedali di comunità. (ANSA)
pubDate§§ 2026-03-31T10:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102908809198.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102908809198.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/liguria/notizie/2026/03/31/gimbe-la-liguria-in-ritardo-sugli-ospedali-di-comunita_43742ded-ccd2-4490-a142-215848449245.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102908809198.PDF tp:ocr§§ La Liguria è sopra la medianazionale per quanto riguarda le Case di comunità mentre èancora in ritardo per quel che concerne gli Ospedali dicomunità. E' quanto emerge dall'ultimo monitoraggio indipendentedella Fondazione Gimbe sull'attuazione della Missione salutedel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nel dettaglio, le Case nella nostra regione di comunità sono34 quelle programmate di cui, secondo gli ultimi datidisponibili, 22 (64,7%) con almeno un servizio dichiarato attivo(media Italia 45,5%; dati Agenas al 31 dicembre 2025). GliOspedali di comunità sono 11 quelli previsti di cui, secondo gliultimi dati disponibili, due (18%) con almeno un serviziodichiarato attivo (media Italia 27%; dati Agenas al 31 dicembre2025). Ritardi anche per quel che riguarda il fascicolosanitario elettronico regionale: sono disponibili 13 documentidel totale delle 20 tipologie di documenti previste dal decretoministeriale del 7 settembre 2023 (media Italia: 14 documenti;dati ministero della Salute e Dipartimento per la trasformazionedigitale al 30 settembre 2025). Infine, solo il 13% deicittadini della Regione ha espresso il consenso allaconsultazione dei propri documenti nel fascicolo sanitarioelettronico a fronte di una media italiana del 44%. "Il potenziamento dell'assistenza territoriale - afferma NinoCartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è la chiaveper decongestionare ospedali e pronto soccorso e garantire unasanità di prossimità. Tuttavia, i dati ufficiali trasmessi dalleRegioni restituiscono un quadro preoccupante: fatta eccezioneper le Centrali operative territoriali, a pochi mesi dallascadenza del Pnrr siamo molto lontani dal raggiungimento deltarget europeo. E il ritmo di attivazione di Case e Ospedali dicomunità rimane troppo lento". Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102908809198.PDF §---§ title§§ Gimbe, in Valle d'Aosta attivi servizi in tutte le Case di comunità - Notizie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103029109213.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 31 Mar 2026
La Valle d''Aosta figura al primo posto in Italia per l''attuazione della riforma dell''assistenza territoriale prevista dal Pnrr avendo almeno un servizio attivo in tutte e quattro le Case di comunità previste. (ANSA)
pubDate§§ 2026-03-31T10:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103029109213.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103029109213.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/valledaosta/notizie/2026/03/31/gimbe-in-valle-daosta-attivi-servizi-in-tutte-le-case-di-comunita_4cd8eea3-7045-4f7c-a28a-de3555e9ceae.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103029109213.PDF tp:ocr§§ La Valle d'Aosta figura al primoposto in Italia per l'attuazione della riforma dell'assistenzaterritoriale prevista dal Pnrr avendo almeno un servizio attivoin tutte e quattro le Case di comunità previste. Lo certifica laFondazione Gimbe nella sua ultima analisi. Per ciò che concerneinvece gli ospedali di comunità nei 2 previsti nella regione nonrisultano servizi dichiarati attivi. Inoltre nel Fascicolosanitario elettronico (Fse) regionale sono disponibili 14documenti del totale delle 20 tipologie di documenti previsti,in linea con la media nazionale. Infine, secondo Gimbe, il 75%dei valdostani ha espresso il consenso alla consultazione deipropri documenti nell'Fse, contro una media nazionale del 44%. Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103029109213.PDF §---§ title§§ In Umbria meno che nel Paese il consenso al fascicolo sanitario elettronico link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103053709479.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 31 Mar 2026
In Umbria il 30 per cento dei cittadini hanno espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel fascicolo sanitario elettronico. Una dato inferiore alla media italiana che si attesta al 44% (dati Ministero della Salute al 30 settembre 2025). (ANSA)
pubDate§§ 2026-03-31T12:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103053709479.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103053709479.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/umbria/notizie/2026/03/31/in-umbria-meno-che-nel-paese-il-consenso-al-fascicolo-sanitario-elettronico_d9b43290-fe58-496d-97e9-476c00331d9e.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103053709479.PDF tp:ocr§§ In Umbria il 30 per cento deicittadini hanno espresso il consenso alla consultazione deipropri documenti nel fascicolo sanitario elettronico. Una datoinferiore alla media italiana che si attesta al 44% (datiMinistero della Salute al 30 settembre 2025). Lo rileva la Fondazione Gimbe in un'analisi sull'attuazione della riformadell'assistenza territoriale prevista dal Pnrr. Diversi i parametri presi in considerazione. Nel fascicolo sanitario elettronico regionale, emerge sempredall'analisi, sono disponibili 13 documenti delle 20 tipologiepreviste (media Italia 14 secondo i dati del Ministero dellaSalute al 30 settembre 2025). Le case della comunità, in Umbria sono 22 quelle programmatedi cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 8 (36,4%) conalmeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 45,5%; datiAgenas al 31 dicembre 2025). Riguardo agli ospedali di comunità, secondo Gimbe ne sonoprevisti 16 e otto (il 50%) con almeno un servizio dichiaratoattivo (media Italia 27%; dati Agenas al 31 dicembre 2025). Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103053709479.PDF §---§ title§§ Gimbe: Basilicata da ultimi posti nella riforma dell'assistenza sanitaria territoriale - Notizie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103051409564.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 31 Mar 2026
Sono negativi i dati della Basilicata sulla riforma dell''assistenza territoriale, pilastro del Pnrr Missione Salute per avvicinare la sanità ai cittadini": lo dice l''Osservatorio Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale. (ANSA)
pubDate§§ 2026-03-31T12:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103051409564.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103051409564.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/basilicata/notizie/2026/03/31/gimbe-basilicata-da-ultimi-posti-nella-riforma-dellassistenza-sanitaria-territoriale_41e22eae-1004-4388-9148-c759025cdc6a.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103051409564.PDF tp:ocr§§ Sono negativi i dati dellaBasilicata sulla riforma dell'assistenza territoriale, pilastrodel Pnrr Missione Salute per avvicinare la sanità ai cittadini":lo dice l'Osservatorio Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale. Relativamente alle Case della Comunità in Basilicata sono 19quelle programmate di cui, secondo gli ultimi dati disponibili,nessuna con almeno un servizio dichiarato (media Italia 45,5%). Sugli Ospedali di Comunità, dei cinque previsti nessuno haalmeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 27%) e laBasilicata è tra le quattro regioni ferme al palo (con Marche,Provincia autonoma di Bolzano e Valle d'Aosta). L'analisi della Gimbe ha accertato che nel FascicoloSanitario Elettronico regionale sono disponibili 12 documentidel totale delle 20 tipologie di documenti previsti (mediaItalia: 14 documenti). Infine, solo il 7% dei cittadini dellaRegione ha espresso il consenso alla consultazione dei propridocumenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico (media Italia:44%). "Abbiamo analizzato - ha detto Nino Cartabellotta, Presidentedella Fondazione Gimbe - i risultati raggiunti al 30 dicembre2025 e le criticità che continuano a frenare la riformadell'assistenza territoriale. L'obiettivo è duplice: fornire aicittadini un quadro oggettivo, al riparo da letture strumentali,e lanciare un monito a Governo e Regioni sui potenziali rischiche gli inaccettabili ritardi accumulati avranno sullarendicontazione finale del prossimo 30 giugno". Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103051409564.PDF §---§ title§§ Gimbe, Emilia-Romagna promossa per sanità territoriale e Fse - Notizie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103051509565.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 31 Mar 2026
Emilia-Romagna promossa sulla sanità territoriale e per il fascicolo sanitario elettronico, almeno nella cornice del panorama nazionale. È quanto emerge dall''ultimo monitoraggio sull''attuazione della Missione Salute del Pnrr realizzato da Fondazione Gimbe. (ANSA)
pubDate§§ 2026-03-31T12:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103051509565.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103051509565.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2026/03/31/gimbe-emilia-romagna-promossa-per-sanita-territoriale-e-fse_707b62ca-8559-4f11-9be2-e56a661979e6.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103051509565.PDF tp:ocr§§ BOLOGNA, 31 MAR - Emilia-Romagna promossa sulla sanità territoriale e per il fascicolo sanitario elettronico, almeno nella cornice del panorama nazionale. È quanto emerge dall'ultimo monitoraggio sull'attuazione della Missione Salute del Pnrr realizzato da Fondazione Gimbe.In regione su 187 Case della Comunità programmate secondo gli ultimi dati disponibili quelle con almeno un servizio dichiarato attivo sono 143, il 76,5%, ben al di sopra della media italiana del 45,5% (dati Agenas al 31 dicembre 2025). Gli ospedali di comunità previsti sono invece 52 e ne risultano attivi 24, il 46% (media Italia 27%). Per quanto riguarda il Fascicolo sanitario elettronico regionale, vi sono disponibili 17 documenti del totale delle 20 tipologie previste dal Dm 7 settembre 2023. In Italia la media è di 14 documenti (dati del ministero della Salute e Dtd al 30 settembre 2025).L'Emilia-Romagna tra l'altro spicca - è prima fra le regioni - per la percentuale di cittadini che ha espresso consenso alla consultazione dei propri documenti nel Fse: il 92%. La media italiana è del 44%.Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103051509565.PDF §---§ title§§ Gimbe, in Calabria 2 case di comunità su 63 con almeno un servizio attivo - Notizie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103066109619.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 31 Mar 2026
In Calabria, delle 63 case di Comunità programmate, secondo gli ultimi dati Agenas al 31 dicembre 2025, 2, pari al 3,2% hanno almeno un servizio dichiarato attivo contro una media Italia 45,5% su dati Agenas al 31 dicembre 2025. (ANSA)
pubDate§§ 2026-03-31T12:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103066109619.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103066109619.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/calabria/notizie/2026/03/31/gimbe-in-calabria-2-case-di-comunita-su-63-con-almeno-un-servizio-attivo_9fd48db6-e1e6-4001-95a5-8dcf2a9dd4ec.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103066109619.PDF tp:ocr§§ In Calabria, delle 63 case diComunità programmate, secondo gli ultimi dati Agenas al 31dicembre 2025, 2, pari al 3,2% hanno almeno un serviziodichiarato attivo contro una media Italia 45,5% su dati Agenasal 31 dicembre 2025. E' quanto emerge dall'ultimo monitoraggiosull'attuazione della Missione Salute del Pnrr realizzato daFondazione Gimbe. Riguardo agli Ospedali di Comunità sono 20 quelli previsti dicui, secondo i dati uno (5%) con almeno un servizio dichiaratoattivo (media Italia 27%). Nel Fascicolo sanitario elettronico regionale - rileva Gimbe- sono disponibili 13 documenti del totale delle 20 tipologie didocumenti previste dal DM 7 settembre 2023 (media Italia: 14documenti; dati ministero della Salute e Dtd al 30 settembre2025). Infine, solo il 2% dei cittadini della Regione haespresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nelFascicolo sanitario elettronico. Media Italia: 44% (datiMinistero della Salute e Dtd al 30 settembre 2025)". "Abbiamo analizzato - dichiara Nino Cartabellotta, presidentedella Fondazione Gimbe commentando i dati nazionali - irisultati raggiunti al 30 dicembre 2025 e le criticità checontinuano a frenare la riforma dell'assistenza territoriale. L'obiettivo è duplice: fornire ai cittadini un quadro oggettivo,al riparo da letture strumentali, e lanciare un monito a governoe Regioni sui potenziali rischi che gli inaccettabili ritardiaccumulati avranno sulla rendicontazione finale del prossimo 30giugno". Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103066109619.PDF §---§ title§§ Case ed ospedali di comunità, la Campania sotto la media nazionale - Notizie link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103065509689.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ansa.it" del 31 Mar 2026
In Campania solo 39 case della comunità delle 168 programmate hanno almeno un servizio dichiarato attivo, mentre un solo ospedale di comunità su 51 presenta almeno un servizio attivo Sono i dati relativi alla riforma dell''assistenza territoriale forniti da... (ANSA)
pubDate§§ 2026-03-31T13:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103065509689.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103065509689.PDF', 'title': 'ansa.it'} tp:url§§ https://www.ansa.it/campania/notizie/2026/03/31/case-ed-ospedali-di-comunita-la-campania-sotto-la-media-nazionale_b9ff6127-4c18-40d5-9cd1-61130fe42880.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103065509689.PDF tp:ocr§§ In Campania solo 39 case dellacomunità delle 168 programmate hanno almeno un serviziodichiarato attivo, mentre un solo ospedale di comunità su 51presenta almeno un servizio attivo Sono i dati relativi allariforma dell'assistenza territoriale forniti dall'osservatorioGimbe sul servizio sanitario nazionale. Come spiega Gimbe in una nota, uno dei pilastri del PnrrMissione Salute "per avvicinare la sanità ai cittadini, è ancoraben lontana dall'essere realmente operativa". Secondo questorapporto, al 31 dicembre 2025 "solo 66 case della comunità (parial 3,9% del totale previsto) risultano pienamente funzionanti esolo 163 ospedali di comunità (pari al 27,4%) hanno attivatoalmeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante". Sul fronte digitale, poi, il fascicolo sanitario elettronicorimane ancora incompleto e poco utilizzato per il mancatoconsenso all'utilizzo dei dati, in particolare nel Mezzogiorno. Come detto, in Campania le case della comunità programmate sono168, ma secondo gli ultimi dati disponibili 39 (il 23,2%)presentano almeno un servizio dichiarato attivo (la medianazionale è del 45,5%, secondo i dati Agenas al 31 dicembre2025). La Campania si colloca così sotto la media italiana,facendo meglio solo di Molise, Sicilia, Abruzzo, Calabria,Puglia, provincia autonoma di Bolzano e Basilicata. Va peggio per gli ospedali di comunità: sono 51 quelli previstidi cui, secondo gli ultimi dati disponibili, uno (2%) con almenoun servizio dichiarato attivo (la media Italia è del 27%). LaCampania in percentuale sta meglio soltanto di Marche,Basilicata, provincia autonoma di Bolzano e Valle d'Aosta(ancora ferme al palo). Nel fascicolo sanitario elettronico regionale sono disponibili13 documenti del totale delle venti tipologie di documentipreviste (la media Italia è di 14 documenti). Infine solo il 3%dei cittadini della Campania ha espresso il consenso allaconsultazione dei propri documenti nel fascicolo sanitarioelettronico (media nazionale è del 44%). Riproduzione riservata © Copyright ANSA tp:writer§§ Redazione ANSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103065509689.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102899009048.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "appianews.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "borsaitaliana.it" del 31 Mar 2026
Radiocor. Economia. Sanita'': Fondazione Gimbe, su fascicolo sanitario elettronico Italia in ritardo.
pubDate§§ 2026-03-31T08:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102962808666.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102962808666.PDF', 'title': 'borsaitaliana.it'} tp:url§§ https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/sanita--fondazione-gimbe-su-fascicolo-sanitario-elettronico-italia-in-ritardo-nRC_31032026_1000_244180631.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102962808666.PDF tp:ocr§§ Fse 2.0 incompleto in tutte Regioni e consenso 44% cittadini (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 31 mar - 'Proprio oggi scade il termine per l'adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private al modello standard di trasmissione dei dati per alimentare il Fascicolo sanitario elettronico. Un passaggio cruciale, ma ancora incompleto e molto disomogeneo tra le Regioni: senza una interoperabilita' reale, il Fse resta un'infrastruttura incapace di generare benefici concreti per l'assistenza sanitaria'. Cosi' Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, commenta l'avvio formale del 'Fascicolo' in tutto il Paese. Il Fse 2.0 e' il pilastro della trasformazione digitale del Ssn: il Piano nazionale di ripresa e resilienza destina un investimento di 1,38 mld per creare un ecosistema digitale interoperabile di dati sanitari su scala nazionale. Dalla Fondazione Gimbe sottolineano pero' che 'al 30 settembre 2025, secondo i dati del portale Fascicolo sanitario elettronico 2.0, nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste dal Dm 7 settembre 2023.Il livello di completezza varia dai 17 documenti dell'Emilia-Romagna agli 11 della Puglia'. Non solo: al 30 settembre, solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del Fse da parte di medici e operatori del Ssn, e si oscilla dal 2% in Abruzzo e Campania al 92% in Emilia-Romagna. Nel Mezzogiorno, solo la Puglia supera la media nazionale (44%), raggiungendo il 75%. 'Se nemmeno la meta' dei cittadini consente l'accesso al proprio Fse - avverte Cartabellotta - non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un fallimento culturale e organizzativo.Colmare divari cosi' ampi richiede alla politica interventi immediati: nel Mezzogiorno pesano analfabetismo digitale, scarsa fiducia sulla sicurezza dei dati e una limitata percezione dell'utilita' del Fse'.bag.Gli ultimi video Radiocor(RADIOCOR) 31-03-26 10:00:30 (0244)SAN 5 NNNN SanEuropaItaliaEmilia RomagnaPugliaIta tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102962808666.PDF §---§ title§§ Pnrr: Cartabellotta, a 3 mesi scadenza riforma sanita' territoriale in grave ritardo -2- link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102962908667.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "borsaitaliana.it" del 31 Mar 2026
Radiocor. Economia. Pnrr: Cartabellotta, a 3 mesi scadenza riforma sanita'' territoriale in grave ritardo -2-.
pubDate§§ 2026-03-31T08:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102962908667.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102962908667.PDF', 'title': 'borsaitaliana.it'} tp:url§§ https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/pnrr-cartabellotta-a-3-mesi-scadenza-riforma-sanita--territoriale-in-grave-ritardo-2-nRC_31032026_1011_254144186.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102962908667.PDF tp:ocr§§ (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 31 mar - A novanta giorni dalla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, l'invito della Fondazione Gimbe a Governo e Regioni, oltre che ad accelerare, e' di 'prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede slittamenti - ricorda Cartabellotta -. Il primo rischio da evitare, e' di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo e' centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi. Il terzo, il piu' grave, e' di completare l'incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini, lasciando in eredita' solo scatole vuote e una digitalizzazione frammentata e incompleta, a fronte di un indebitamento scaricato sulle generazioni future. E sprecando, di fatto, la piu' grande occasione per il Ssn di costruire una sanita' territoriale efficiente e accessibile per i cittadini'.com-bag.Gli ultimi video Radiocor(RADIOCOR) 31-03-26 10:11:03 (0254)SAN,PA,FONUE 5 NNNN SanPubblica AmministrazioneFonueItaFonue Bottom tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102962908667.PDF §---§ title§§ Pnrr: Cartabellotta, a 3 mesi scadenza riforma sanita' territoriale in grave ritardo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102961808668.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "borsaitaliana.it" del 31 Mar 2026
Radiocor. Economia. Pnrr: Cartabellotta, a 3 mesi scadenza riforma sanita'' territoriale in grave ritardo.
pubDate§§ 2026-03-31T08:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102961808668.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102961808668.PDF', 'title': 'borsaitaliana.it'} tp:url§§ https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/pnrr-cartabellotta-a-3-mesi-scadenza-riforma-sanita--territoriale-in-grave-ritardo-nRC_31032026_1010_252131903.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102961808668.PDF tp:ocr§§ (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 31 mar - 'A soli tre mesi dalla rendicontazione finale della Missione Salute del Piano nazionale di ripresa e resilienza, l'obiettivo di rendere Case e Ospedali di comunita' 'pienamente funzionanti', requisito indispensabile per raggiungere i target, resta ancora molto lontano, con avanzamenti lenti e inaccettabili diseguaglianze regionali'. A sottolinearlo e' Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che fa il punto sul riordino della sanita' territoriale e sull'attuazione del Fascicolo sanitario elettronico 2.0, prescritti dal Pnrr. 'Al 31 dicembre 2025 - ricordano da Gimbe - solo 66 Case di comunita' (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di comunita' (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante. Sul fronte digitale, il Fse e' incompleto e poco utilizzato. 'Pesano i ritardi strutturali, l'attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico; per le Case di comunita' - sottolinea Cartabellotta - anche il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia, figura chiave'.com-bag.Gli ultimi video Radiocor(RADIOCOR) 31-03-26 10:10:21 (0252)SAN,PA,FONUE 5 NNNN SanPubblica AmministrazioneFonueItaFonue Bottom tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102961808668.PDF §---§ title§§ Case e Ospedali comunità, la Sardegna è in ritardo: Pnrr a rischio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102911509173.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cagliaripad.it" del 31 Mar 2026
Monitoraggio Fondazione Gimbe sulla sanità in Sardegna: Case della Comunità al 52%, ma Ospedali di Comunità fermi al 6%
pubDate§§ 2026-03-31T10:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102911509173.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102911509173.PDF', 'title': 'cagliaripad.it'} tp:url§§ https://www.cagliaripad.it/669611/case-e-ospedali-comunita-la-sardegna-e-in-ritardo-pnrr-a-rischio/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102911509173.PDF tp:ocr§§ A soli tre mesi dalla scadenza cruciale del 30 giugno 2026, il monitoraggio della Fondazione Gimbe scatta una fotografia preoccupante della sanità territoriale in Sardegna. Nonostante i fondi del Pnrr, la realizzazione delle strutture di prossimità procede a rilento, con divari significativi rispetto alla media nazionale.L’analisi dei dati Agenas (aggiornati al 31 dicembre 2025) evidenzia luci e ombre:Case della Comunità: Delle 79 programmate, 41 (51,9%) hanno dichiarato almeno un servizio attivo. Un dato superiore alla media italiana (45,5%), ma ancora lontano dalla “piena funzionalità”.Ospedali di Comunità: Qui il dato è critico. Dei 35 previsti, solo 2 (6%) risultano parzialmente attivi, contro una media nazionale del 27%.Sanità Digitale: Sebbene il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) sardo contenga 16 tipologie di documenti su 20 (sopra la media Italia di 14), solo il 24% dei sardi ha dato il consenso alla consultazione, quasi la metà rispetto al 44% nazionale.Il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, lancia un monito severo: senza un’accelerazione immediata e l’assunzione di personale (soprattutto infermieristico), la Sardegna rischia non solo di aumentare le diseguaglianze interne, ma di dover restituire i contributi a fondo perduto dell’Europa.Leggi le altre notizie su www.cagliaripad.it tp:writer§§ Redazione Cagliaripad guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102911509173.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102893309043.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cittadi.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T10:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102893309043.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102893309043.PDF', 'title': 'cittadi.it'} tp:url§§ https://cittadi.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102893309043.PDF tp:ocr§§ -La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Questo sito contribuisce alla audience di "Campania Press". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 3889 del 30/06/1989. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cittadi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102893309043.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898909051.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cittadinapoli.com" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T10:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898909051.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898909051.PDF', 'title': 'cittadinapoli.com'} tp:url§§ https://cittadinapoli.com/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898909051.PDF tp:ocr§§ -La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cittadinapoli.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898909051.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102877408752.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "comunicazionenazionale.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T09:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102877408752.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102877408752.PDF', 'title': 'comunicazionenazionale.it'} tp:url§§ https://comunicazionenazionale.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102877408752.PDF tp:ocr§§ -La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.© All Rights Reserved, comunicazionenazionale.it | Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 5292 del 2/4/2002 | Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo direzione@forumitalia.info per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione Web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102877408752.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese - Corriere della Sardegna link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102910409182.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrieredellasardegna.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T10:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102910409182.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102910409182.PDF', 'title': 'corrieredellasardegna.it'} tp:url§§ https://corrieredellasardegna.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102910409182.PDF tp:ocr§§ -La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Questo sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@corrieredellasardegna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102910409182.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905308987.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrierediancona.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T09:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905308987.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905308987.PDF', 'title': 'corrierediancona.it'} tp:url§§ https://corrierediancona.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905308987.PDF tp:ocr§§ -La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@corrierediancona.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905308987.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905008980.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrieredipalermo.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T09:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905008980.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905008980.PDF', 'title': 'corrieredipalermo.it'} tp:url§§ https://corrieredipalermo.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905008980.PDF tp:ocr§§ -La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905008980.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102897809052.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedellacalabria.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T10:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102897809052.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102897809052.PDF', 'title': 'cronachedellacalabria.it'} tp:url§§ https://cronachedellacalabria.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102897809052.PDF tp:ocr§§ -La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Questo sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedellacalabria.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102897809052.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898309057.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedelmezzogiorno.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T10:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898309057.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898309057.PDF', 'title': 'cronachedelmezzogiorno.it'} tp:url§§ https://cronachedelmezzogiorno.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898309057.PDF tp:ocr§§ -La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Questo sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedelmezzogiorno.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898309057.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102899908977.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedibari.com" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
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Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Questo sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedibari.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102899908977.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103031509253.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedimilano.com" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
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Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedimilano.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103031509253.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905108981.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronacheditrentoetrieste.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T09:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905108981.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905108981.PDF', 'title': 'cronacheditrentoetrieste.it'} tp:url§§ https://cronacheditrentoetrieste.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905108981.PDF tp:ocr§§ -La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronacheditrentoetrieste.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102905108981.PDF §---§ title§§ Case di Comunità, Gimbe: poche strutture operative. Pesano carenze di personale | Doctor33 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102891508861.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "doctor33.it" del 31 Mar 2026
Al 31 dicembre 2025 solo il 3,9% delle Case della Comunità è operativo con personale; Ospedali di Comunità non completi e FSE poco utilizzato
pubDate§§ 2026-03-31T09:25:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102891508861.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102891508861.PDF', 'title': 'doctor33.it'} tp:url§§ https://www.doctor33.it/articolo/67297/case-di-comunita-gimbe-poche-strutture-operative-pesano-carenze-di-personale tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102891508861.PDF tp:ocr§§ La riforma dell’assistenza territoriale prevista dal DM 77 non è ancora operativa e presenta criticità su servizi, personale e organizzazione dei percorsi. Al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità su 1.715 (3,9%) risultano pienamente funzionanti, mentre per 649 strutture (37,8%) non è stato dichiarato alcun servizio attivo. Per 781 (45,5%) è attivo almeno un servizio, ma solo 285 (16,7%) dichiarano tutti i servizi obbligatori e solo una quota limitata dispone anche di personale medico e infermieristico.«Considerata la rilevanza di ciascuno di questi servizi – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – la loro presenza parziale non solo indebolisce le funzioni delle Case della Comunità, ma rende le strutture poco attrattive per i cittadini».Il nodo principale resta la disponibilità di personale. «Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi – commenta Cartabellotta – le Case della Comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare».Sugli Ospedali di Comunità la situazione è ancora più indietro: su 594 strutture programmate, solo 163 (27,4%) hanno attivato almeno un servizio e nessuna risulta pienamente funzionante, nonostante gli standard prevedano presenza medica, assistenza infermieristica continuativa e servizi dedicati.Secondo il monitoraggio Gimbe, la riforma procede con diseguaglianze regionali e ritardi legati alla carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico, e al mancato coinvolgimento dei medici di medicina generale. «Il potenziamento dell’assistenza territoriale – afferma Cartabellotta – è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso», ma i dati indicano un avanzamento ancora limitato.Nel periodo tra giugno e dicembre 2025, a fronte di 121 nuove Case della Comunità con almeno un servizio attivo, solo 20 sono diventate pienamente operative; per gli Ospedali di Comunità l’incremento è stato di 10 strutture.Le Centrali Operative Territoriali rappresentano l’unico ambito già in linea con gli obiettivi, con 625 strutture pienamente funzionanti su 657 programmate.Sul piano digitale, il Fascicolo sanitario elettronico resta incompleto e poco utilizzato nella pratica clinica. Nessuna Regione rende disponibili tutte le tipologie di documenti previste e solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione. «Colmare divari così ampi richiede alla politica interventi immediati», osserva Cartabellotta.A tre mesi dalla scadenza del PNRR, la Fondazione Gimbe segnala il rischio di non rendere pienamente operative le strutture territoriali e di non garantire benefici concreti per l’assistenza ai cittadini, anche in relazione alla presa in carico e alla gestione dei percorsi assistenziali.???????????Gli algoritmi relativi alla medicina di emergenza rappresentano una risorsa fondamentale per i professionisti sanitari che, ciascuno nel proprio ambito...L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei Big Data nel settore sanitario è innegabile. L’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci, la...Edra, sempre attenta a garantire una formazione completa e adeguata alle esigenze del sistema salute, ha progettato il nuovo corso...Introdurre la Medicina Narrativa nella progettazione dei percorsi di cura. Integrare la narrazione nel sistema cura e nel sistema persona...Inserisci le tue chiavi di accesso tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102891508861.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102899708979.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "forumitalia.info" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T09:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102899708979.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102899708979.PDF', 'title': 'forumitalia.info'} tp:url§§ https://www.forumitalia.info/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102899708979.PDF tp:ocr§§ La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gli esperti d el settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Check out other tags:Iscrizione registro stampa tribunale di Napoli N. 5292 del 2/4/2002 Direttore Responsabile: Emilia Velardi Colasanti direzione@forumitalia.info Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102899708979.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese - Gazzetta di Genova link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898209056.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "gazzettadigenova.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T10:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898209056.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898209056.PDF', 'title': 'gazzettadigenova.it'} tp:url§§ https://gazzettadigenova.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898209056.PDF tp:ocr§§ -La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@gazzettadigenova.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898209056.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102909709191.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilcorrieredibologna.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T10:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102909709191.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102909709191.PDF', 'title': 'ilcorrieredibologna.it'} tp:url§§ https://ilcorrieredibologna.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102909709191.PDF tp:ocr§§ La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gli esperti d el settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredibologna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102909709191.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102897009060.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilcorrieredifirenze.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T10:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102897009060.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102897009060.PDF', 'title': 'ilcorrieredifirenze.it'} tp:url§§ https://ilcorrieredifirenze.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102897009060.PDF tp:ocr§§ La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gli esperti d el settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredifirenze.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione Web 2 guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102897009060.PDF §---§ title§§ Lo stress test della sanità: il filo invisibile della telemedicina | Ildenaro.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102876008694.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ildenaro.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "ilgiornaleditorino.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T10:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102911609178.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102911609178.PDF', 'title': 'ilgiornaleditorino.it'} tp:url§§ https://ilgiornaleditorino.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102911609178.PDF tp:ocr§§ La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gli esperti d el settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilgiornaleditorino.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102911609178.PDF §---§ title§§ Pnrr: Cartabellotta, a 3 mesi scadenza riforma sanita' territoriale in grave ritardo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102870308761.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilsole24ore.com" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "ilsole24ore.com" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "kalaritanamedia.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "key4biz.it" del 31 Mar 2026
Si entra nella fase finale del Fascicolo Sanitario Elettronico. Da oggi obbligatoria per le Regioni l''alimentazione tempestiva dei dati.
pubDate§§ 2026-03-31T09:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102890708869.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102890708869.PDF', 'title': 'key4biz.it'} tp:url§§ https://www.key4biz.it/fascicolo-sanitario-elettronico-da-oggi-obbligo-interoperabilita-e-documenti-online-gimbe-un-passaggio-ancora-incompleto/561073/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102890708869.PDF tp:ocr§§ Cosa cambia da oggi per il Fascicolo sanitario elettronico? Come si usa e quali sono i vantaggi di questo nuovo strumento di sanità digitale per i cittadini e lo stesso sistema sanitario nazionale? Le novità previste dal ministero e le criticità sollevate dal Gimbe.Siamo lontani dall’obiettivo di un Fascicolo sanitario elettronico veramente funzionante, da tutti accessibile e soprattutto interoperabile a livello regionale. Qualcosa in questi mesi non è andato per il verso giusto, forse una mancanza di comunicazione in grado di coinvolgere i cittadini, forse uno scarso impegno da parte delle istituzioni locali, sta di fatto che il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) 2.0, il pilastro della trasformazione digitale del Sistema sanitario nazionale (Ssn), rimane incompleto.A confermarlo sono i nuovi dati del Gimbe, illustrati dal Presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta: “Oggi, 31 marzo 2026, scade il termine per l’adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private al modello standard di trasmissione dei dati per alimentare il Fasciolo sanitario elettronico. Un passaggio cruciale, ma ancora incompleto e molto disomogeneo tra le Regioni”.“Senza una interoperabilità reale, il Fse resta un’infrastruttura incapace di generare benefici concreti per l’assistenza sanitaria“, ha sottolineato Cartabellotta.L’interoperabilità regionale nel contesto del Fse è un elemento fondamentale per la sanità nazionale del futuro, perchè si riferisce alla capacità dei sistemi informativi sanitari delle diverse Regioni e Province Autonome di comunicare e scambiare dati in modo standardizzato e sicuro.Si tratta di un meccanismo tecnico-normativo che garantisce la compatibilità tra le piattaforme FSE regionali, permettendo la ricerca, il recupero, la registrazione e la cancellazione di documenti sanitari tra domini diversi, tramite l’Infrastruttura Nazionale per l’Interoperabilità (INI).Ovviamente, è necessario che i cittadini diano il proprio consenso esplicito al trattamento dei dati personali e quindi alla consultazione da parte dei professionisti sanitari anche di altre regioni. Se si è residenti a Roma e ci si trova in vacanza in Alto Adige, in caso di necessità (ricovero ad esempio) i medici delle strutture ospedaliere locali possono accedere così ai dati del paziente e conoscere la situazione clinica in tempo reale.E qui siamo di fronte ad un secondo grande problema, che si collega direttamente al primo, quello dell’interoperabilità: “Al 30 settembre 2025 – ha spiegato Cartabellotta – solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del Fse da parte di medici e operatori del Ssn, con forti disomogeneità regionali: dal 2% in Abruzzo e Campania al 92% in Emilia-Romagna. Tra le Regioni del Mezzogiorno, solo la Puglia supera la media nazionale (44%), raggiungendo il 75%. Se nemmeno la metà dei cittadini consente l’accesso al proprio Fse – ha aggiunto il Presidente della Fondazione Gimbe – non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un fallimento culturale e organizzativo”.Emergono come fattori critici il solito problema dell’analfabetismo digitale, ma anche la scarsa fiducia sulla sicurezza dei dati e una limitata percezione dell’utilità del Fse.Da oggi inizia l’ultima fase (la III) del cronoprogramma stilato dal ministero della Salute per la piena implementazione del Fse.In teoria, la scadenza impone alle Regioni di dotare i Fascicoli di tutti i contenuti/documenti sanitari previsti dalla legge: referti, verbali pronto soccorso, lettere di dimissione, profilo sanitario sintetico, prescrizioni specialistiche e farmaceutiche, cartelle cliniche, erogazione di farmaci, vaccinazioni, erogazione di prestazioni di assistenza specialistica, taccuino personale dell’assistito, dati delle tessere per i portatori di impianto, lettere di invito per screening, esenzioni.Per le strutture pubbliche e private scatta l’obbligo di rispettare “stringenti criteri tecnologici” (per esempio in merito alla tutela della privacy ), ma anche di “aggiornamento tempestivo dei dati dopo l’esecuzione di esami, visite o erogazioni di farmaci” (entro 5 giorni).Anche qui, la Fondazione Gimbe restituisce una fotografia poco confortevole: “Al 30 settembre 2025, nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste dal Dm 7 settembre 2023. Il livello di completezza varia dai 17 documenti dell’Emilia-Romagna agli 11 della Puglia”.È il punto di accesso ai dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici riguardanti l’assistito, attraverso il quale il cittadino può consultare i propri dati e documenti sanitari e condividerli con i professionisti sanitari per garantire la continuità di cura per un servizio più efficace ed efficiente.Tutte le informazioni e i documenti contenuti nel Fse dovranno essere interoperabili per consentire la sua consultazione e il suo popolamento in tutto il territorio nazionale e non solo nella Regione di assistenza dell’assistito. Questa condizione permette all’assistito una maggiore libertà nella scelta della cura e nella condivisione delle informazioni, che sono tutte disponibili tramite l’accesso al Fascicolo da parte dei professionisti sanitari, se l’assistito ha dato il consenso alla consultazione nell’area dedicata disponibile nel suo Fascicolo.L’accesso al Fascicolo da parte dei professionisti sanitari, in special modo in situazioni di emergenza, consente di conoscere tutto ciò che è necessario per intervenire con prontezza e garanzia del risultato.Per gli usi di tutti i giorni, quando il medico di famiglia rilascia un’impegnativa (o ricetta specialistica), questa viene registrata digitalmente nel Fascicolo, rendendola disponibile in tempo reale per prenotazioni, erogazioni e consultazioni.Il dottore usa il suo sistema gestionale collegato al Fse per generare l’impegnativa elettronica, che si popola automaticamente nel fascicolo con barcode univoco e dettagli (es. prestazione richiesta, esenzioni). Si visualizza via app o portale regionale/nazionale con SPID ed è possibile usarla per prenotare esami/visite in strutture pubbliche, mentre i professionisti sanitari possono accedono ai dati per conferme o integrazioni grazie all’interoperabilità.Ogni utente iscritto al Servizio sanitario nazionale, o al Servizio sanitario assistenza naviganti, può accedere al proprio Fascicolo sanitario elettronico selezionando sulla mappa interattiva proposta dal sito ufficiale la Regione o Provincia Autonoma di assistenza.Per accedere al Fascicolo, sarà necessario effettuare l’autenticazione tramite identità digitale, utilizzando uno dei seguenti strumenti: SPID, Carta d’Identità Elettronica (CIE) o Tessera Sanitaria/Carta Nazionale dei Servizi (CNS).Leggi le altre notizie sull’home page di Key4bizFlavio FabbriGiornalista pubblicista dal 2011, mi occupo di transizione digitale, ecologica ed energetica, di clima e ambiente, innovazione e cultura tecnologica.Condividi:Il giornale specializzato sull'Innovazione tecnologica, analizzata in chiave economica, sociale e geopolitica.Direttore: Luigi Garofalo© 2002-2026 - Registrazione n. 4560/2024. Tribunale di Ancona - ROC n. 26714 del 5 ottobre 2016Editore Supercom - P. Iva 02681090425Alcune delle foto presenti su Key4biz.it potrebbero essere state prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, lo possono segnalare alla redazione inviando una email a redazione@key4biz.it che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.Contatti | Chi Siamo | Privacy Policy | tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102890708869.PDF §---§ title§§ Fascicolo sanitario elettronico, da oggi obbligatorio alimentarlo per strutture pubbliche e private. I vantaggi dei cittadini link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103043009336.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "key4biz.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "lacittadiroma.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T10:43:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102910909187.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102910909187.PDF', 'title': 'lacittadiroma.it'} tp:url§§ https://lacittadiroma.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102910909187.PDF tp:ocr§§ La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gli esperti d el settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@lacittadiroma.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102910909187.PDF §---§ title§§ Sanità del territorio al palo, ‘gravi ritardi’ anche sul fronte del fascicolo sanitario elettronico link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102876108695.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lapresse.it" del 31 Mar 2026
La riforma della sanità territoriale alimentata di fondi del Pnrr per avvicinare la sanità ai cittadini procede troppo a rilento, il monitoraggio Gimbe.
pubDate§§ 2026-03-31T08:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102876108695.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102876108695.PDF', 'title': 'lapresse.it'} tp:url§§ https://www.lapresse.it/salute/sanita/2026/03/31/sanita-del-territorio-al-palo-gravi-ritardi-per-case-e-ospedali-di-comunita-ma-anche-fse/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102876108695.PDF tp:ocr§§ Accesso ArchiviUltima oraHome > Salute > Sanità > Sanità del territorio al palo, ‘gravi ritardi’ anche sul fronte del fascicolo sanitario elettronicoLa riforma della sanità territoriale alimentata di fondi del Pnrr per avvicinare la sanità ai cittadini procede troppo a rilento, il monitoraggio Gimbe.Qualcuno direbbe che siamo ancora a ‘carissimo amico’: appena 66 case della comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 ospedali di comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, mentre il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse) è ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all’utilizzo dei dati, specie al Sud. Insomma, la riforma della sanità territoriale alimentata di fondi del Pnrr per avvicinare le cure ai cittadini procede troppo a rilento ed è ben lontana dall’essere realmente operativa. L’aggiornamento arriva dal monitoraggio dell’Osservatorio Gimbe sull’attuazione della Missione Salute del Pnrr in base ai dati di fine dicembre 2025. E decisamente non lascia spazio all’ottimismo. Così il presidente Nino Cartabellotta, sottolineando le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale, lancia un monito a Governo e Regioni sui potenziali rischi che “gli inaccettabili ritardi accumulati” avranno sulla rendicontazione finale del prossimo 30 giugno.Certo, rispetto alla fotografia scattata da Agenas tre mesi fa, “è plausibile che il quadro sia migliorato – ammette lo stesso Cartabellotta – Tuttavia l’attivazione di case della comunità e ospedali di comunità procede con una lentezza inaccettabile, a velocità diverse tra le Regioni e frenata dalla mancata attivazione di tutti i servizi e dalla carenza di personale”. Nel mirino “avanzamenti lenti e diseguaglianze regionali. Pesano i ritardi strutturali, l’attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico; per le case della comunità anche il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia, figura chiave dell’assistenza territoriale”, elenca il numero uno di Gimbe. Ma vediamo meglio i risultati al 31 dicembre dell’anno passato.I dati ufficiali trasmessi dalle Regioni “restituiscono un quadro preoccupante: fatta eccezione per le Centrali Operative Territoriali, a pochi mesi dalla scadenza del Pnrr siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo. E il ritmo di attivazione di Case e Ospedali di comunità rimane troppo lento”, precisa Cartabellotta.A fronte delle 1.715 Case della Comunità (CdC), 657 Centrali Operative Territoriali (COT) e 594 Ospedali di Comunità (OdC) previsti, le risorse del Pnrr finanziavano inizialmente 1.350 case, 600 centrali e 400 ospedali. Nel novembre 2023 i target sono stati rivisti al ribasso, scendendo rispettivamente a quota 1.038, 480 e 307 strutture. E chissà che non ci sia tempo per un’ulteriore ‘ritocco’.Sia come sia, al 31 dicembre 2025 su 1.715 CdC programmate, per 649 (37,8%) le Regioni non hanno dichiarato attivo alcun servizio previsto dal DM 77. “Per oltre un terzo delle strutture programmate non esiste alcun dato pubblico: né sulla loro reale esistenza, né sullo stato di avanzamento”. Per 781 strutture (45,5%) risulta attivo almeno un servizio, ma solo per 285 (16,7%) sono stati dichiarati attivi tutti quelli obbligatori: presenza di équipe multi-professionali, punto unico di accesso, assistenza domiciliare, specialistica ambulatoriale, servizi infermieristici, sistema di prenotazione collegato al Cup, integrazione con i servizi sociali, partecipazione della comunità, oltre a servizi diagnostici di base, continuità assistenziale e punto prelievi solo nelle CdC principali (hub).Delle 285 case di comunità con tutti i servizi obbligatori attivi, solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, grazie alla presenza di personale medico e infermieristico. La media nazionale del 45,5% delle CdC con almeno un servizio dichiarato attivo è superata in 10 Regioni: dal 49,7% della Toscana al 100% della Valle d’Aosta. Le altre 11 si collocano al di sotto del valore nazionale: dal 38,5% della Provincia autonoma di Trento sino alla Basilicata e alla Provincia autonoma di Bolzano ferme a quota zero.Limitando l’analisi alle strutture con tutti i servizi dichiarati attivi, la media nazionale scende al 12,8% per quelle prive di personale medico e infermieristico e al 3,9% per quelle pienamente funzionanti, di cui oltre la metà si concentra in Lombardia ed Emilia Romagna. Le differenze regionali non dipendono solo dal completamento delle strutture, ma soprattutto dalla disponibilità di personale. Insomma, troppo spesso “le case della comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare”, sintetizza Cartabellotta.E veniamo ai famosi ospedali di comunità: solo 163 (27,4%) risultano avere almeno un servizio attivo a fine 2025, per un totale di oltre 2.900 posti letto. In valori assoluti, i numeri più alti si registrano in Veneto (n. 47), Lombardia (n. 30), Emilia-Romagna (n. 24) e Toscana (n. 17). Altre 13 Regioni hanno attivato almeno un ospedale di comunità: dagli 8 dell’Umbria a 1 in Calabria, Campania e Piemonte. Basilicata, Marche, Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta restano a zero.“Sugli ospedali di comunità siamo ancora più indietro: non solo le strutture procedono a rilento, ma nessuna Regione è riuscita ad attivare tutti i servizi previsti dal DM 77. In queste condizioni, renderli pienamente funzionanti entro il 30 giugno appare una missione impossibile”, avverte Cartabellotta.Passando alle centrali operative, strutture chiave per coordinare la presa in carico dei pazienti e integrare sanità e sociale, risultano attivate in tutte le Regioni e il target europeo di 480 è già stato raggiunto. Al 31 dicembre 2025, su 657 programmate, 625 risultano pienamente funzionanti. Dulcis in fundo il FSE 2.0, pilastro della trasformazione digitale della sanità, forte di 1,38 miliardi stanziati dal Pnrr per creare un ecosistema digitale interoperabile di dati sanitari su scala nazionale. “Proprio oggi, 31 marzo scade il termine per l’adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private al modello standard di trasmissione dei dati per alimentare il fascicolo. Un passaggio cruciale, ma ancora incompleto e molto disomogeneo tra le Regioni: senza una interoperabilità reale, il FSE resta un’infrastruttura incapace di generare benefici concreti per l’assistenza sanitaria”.Al 30 settembre scorso nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste: si va dai 17 documenti dell’Emilia-Romagna agli 11 della Puglia. Alla stessa data solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del Fascicolo da parte di medici e operatori della sanità pubblica, con forti disomogeneità regionali: dal 2% in Abruzzo e Campania al 92% in Emilia-Romagna. Tra le Regioni del Mezzogiorno, solo la Puglia supera la media nazionale (44%), raggiungendo il 75%.“Se nemmeno la metà dei cittadini consente l’accesso non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un fallimento culturale e organizzativo. Colmare divari così ampi richiede alla politica interventi immediati: nel Mezzogiorno pesano analfabetismo digitale, scarsa fiducia sulla sicurezza dei dati e una limitata percezione dell’utilità del Fascicolo sanitario elettronico”, avverte Cartabellotta. Il bilancio è presto fatto. A tre mesi dalla scadenza “Governo e Regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale. Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze, che rischiano anzi di ampliarsi. Il terzo, il più grave, è di completare l’incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini, lasciando in eredità solo scatole vuote e una di gitalizzazione frammentata e incompleta”, chiosa Cartabellotta. Sarebbe davvero un’occasione sprecata per la sanità pubblica, che ha bisogno come non mai di fare uno scatto in avanti e di rinnovarsi per stare al passo coi tempi e con i bisogni dei cittadini.ULTIME NOVITÀP.I. 06723500010 – Copyright: © LaPresse – Tutti i diritti riservatiLa nostra realtàServizi e OffertePartnershipInformazioni e utilityContattiEsteriMilano, Roma, Torino, Firenze, Napoli, Verona, Treviso, Oristano, Messina, Lamezia TermeNew York, Washington, Miami, Bruxelles, Londra, Parigi, Berlino, Madrid, Varsavia, Praga, Ginevra, Vienna, Casablanca, Tokyo, Hong Kong tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102876108695.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102892708857.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "magazine-italia.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T09:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102892708857.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102892708857.PDF', 'title': 'magazine-italia.it'} tp:url§§ https://magazine-italia.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102892708857.PDF tp:ocr§§ La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gli esperti d el settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Check out other tags:© Magazine | Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005 | Direttore Responsabile Giuseppe Montagna. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@magazine-italia.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102892708857.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102904008990.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "notiziarioflegreo.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T09:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102904008990.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102904008990.PDF', 'title': 'notiziarioflegreo.it'} tp:url§§ https://notiziarioflegreo.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102904008990.PDF tp:ocr§§ La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gli esperti d el settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziarioflegreo.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102904008990.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102893509041.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "notiziedi.it" del 31 Mar 2026
''Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento'' La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T10:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102893509041.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102893509041.PDF', 'title': 'notiziedi.it'} tp:url§§ https://notiziedi.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102893509041.PDF tp:ocr§§ -La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.© All Rights Reserved, Notiziedi.it | Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziedi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione Web 2 guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102893509041.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898809050.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ondazzurra.com" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T10:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898809050.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898809050.PDF', 'title': 'ondazzurra.com'} tp:url§§ https://www.ondazzurra.com/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898809050.PDF tp:ocr§§ La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gli esperti d el settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Check out other tags:© All Rights Reserved, OndAzzurra.com © | Tutti I Diritti Sono Riservati | Registro Stampa del Tribunale di Napoli n. 4874 | Direttore Responsabile:Emilia Velardi ColasantiVia Ceneda, 39 – 00183 (Roma)direzione@ondazzurra.com+39 06 892 811 98 Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102898809050.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102896909063.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "primopiano24.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T10:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102896909063.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102896909063.PDF', 'title': 'primopiano24.it'} tp:url§§ https://primopiano24.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102896909063.PDF tp:ocr§§ -La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gl i esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Primo Piano 24 | direttore editoriale Susy Miraglia Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@primopiano24.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102896909063.PDF §---§ title§§ Riforma della sanità territoriale al palo. Gimbe: “A rischio obiettivi Pnrr” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102892208852.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 31 Mar 2026
Case della comunità: a regime solo 66 su 1.715. Ospedali di comunità: nessuno ha tutti i servizi attivi.
pubDate§§ 2026-03-31T09:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102892208852.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102892208852.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/riforma-della-sanit-territoriale-al-palo-gimbe-a-rischio-obiettivi-pnrr/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102892208852.PDF tp:ocr§§ La riforma dell’assistenza territoriale, pilastro del Pnrr Missione Salute per avvicinare la sanità ai cittadini, è ancora ben lontana dall’essere realmente operativa. Al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante. Sul fronte digitale, il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse) rimane ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all’utilizzo dei dati, in particolare nel Mezzogiorno.L’Osservatorio Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) prosegue il monitoraggio indipendente sull’attuazione della Missione Salute del Pnrr. “Abbiamo analizzato – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – i risultati raggiunti al 30 dicembre 2025 e le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale. L’obiettivo è duplice: fornire ai cittadini un quadro oggettivo, al riparo da letture strumentali, e lanciare un monito a Governo e Regioni sui potenziali rischi che gli inaccettabili ritardi accumulati avranno sulla rendicontazione finale del prossimo 30 giugno”.Riforma dell’assistenza territoriale. A quattro anni dall’adozione del DM 77, la riforma dell’assistenza territoriale procede a rilento, con marcate diseguaglianze regionali, in particolare nell’attivazione e nella piena operatività di Case e Ospedali di Comunità. Lo confermano i dati elaborati dalla Fondazione Gimbe estratti dal report Agenas sul monitoraggio del DM 77, aggiornati al 31 dicembre 2025. “Il potenziamento dell’assistenza territoriale – afferma Cartabellotta – è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso e garantire una sanità di prossimità. Tuttavia, i dati ufficiali trasmessi dalle Regioni restituiscono un quadro preoccupante: fatta eccezione per le Centrali Operative Territoriali, a pochi mesi dalla scadenza del PNRR siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo. E il ritmo di attivazione di Case e Ospedali di comunità rimane troppo lento”.La riorganizzazione dell’assistenza territoriale definita dal DM 77 prevede la realizzazione di 1.715 Case della Comunità (CdC), 657 Centrali Operative Territoriali (COT) e 594 Ospedali di Comunità (OdC). Di queste strutture, le risorse del PNRR finanziavano inizialmente 1.350 CdC, 600 COT e 400 OdC. Nel novembre 2023 i target sono stati rivisti al ribasso: le CdC si sono ridotte a 1.038, le COT a 480 e gli OdC a 307 (Tabella 1). “In altri termini – afferma Cartabellotta – le risorse del PNRR coprono solo una parte delle strutture programmate per la piena attuazione della riforma dell’assistenza territoriale”.Case della Comunità. Al 31 dicembre 2025, su 1.715 CdC programmate, per 649 (37,8%) le Regioni non hanno dichiarato attivo alcun servizio previsto dal DM 77. “Per oltre un terzo delle strutture programmate – commenta il Presidente – non esiste alcun dato pubblico: né sulla loro reale esistenza, né sullo stato di avanzamento”. Per 781 strutture (45,5%) risulta attivo almeno un servizio: di queste solo per 285 (16,7%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi obbligatori: presenza di équipe multi-professionali, punto unico di accesso, assistenza domiciliare, specialistica ambulatoriale, servizi infermieristici, sistema di prenotazione collegato al CUP, integrazione con i servizi sociali, partecipazione della comunità, oltre a servizi diagnostici di base, continuità assistenziale e punto prelievi solo nelle CdC principali (hub). “Considerata la rilevanza di ciascuno di questi servizi – chiosa Cartabellotta – la loro presenza parziale non solo indebolisce le funzioni delle Case della Comunità, ma rende le strutture poco attrattive per i cittadini che non trovano tutte le risposte adeguate ai bisogni assistenziali”. Infine, delle 285 CdC con tutti i servizi obbligatori attivi, solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, grazie alla presenza di personale medico (H 24 7/7 giorni nelle CdC principali e almeno 12 ore/die per 6/7 giorni nell e secondarie) e infermieristico (almeno 12 ore/die per 7/7 giorni nelle CdC principali e per 6/7 giorni in quelle secondarie) (Figura 1, Tabella 2).La media nazionale del 45,5% delle CdC con almeno un servizio dichiarato attivo è superata da 10 Regioni: dal 49,7% della Toscana al 100% della Valle d’Aosta. Le rimanenti 11 si collocano al di sotto del valore nazionale: dal 38,5% della Provincia autonoma di Trento sino alla Basilicata e alla Provincia autonoma di Bolzano, dove non risulta attiva alcuna CdC (Figura 2). Limitando l’analisi alle CdC con tutti i servizi dichiarati attivi, la media nazionale scende al 12,8% per quelle prive di personale medico e infermieristico e al 3,9% per quelle pienamente funzionanti, di cui oltre la metà si concentra in Lombardia (n. 22) ed Emilia Romagna (n. 15). Le differenze regionali non dipendono solo dal completamento delle strutture, ma soprattutto dalla disponibilità di personale: in tutte le Regioni, ad eccezione di Valle d’Aosta, Molise e Abruzzo, la quota di CdC pienamente operative è sempre inferiore rispetto a quelle con tutti i servizi attivi (Figura 3). “Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi – commenta il Presidente – le Case della Comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare”.Ospedali di comunità. Al 31 dicembre 2025, dei 594 Ospedali di Comunità programmati, solo 163 (27,4%) risultano avere almeno un servizio attivo (Tabella 3), per un totale di oltre 2.900 posti letto. In valori assoluti, i numeri più alti si registrano in Veneto (n. 47), Lombardia (n. 30), Emilia-Romagna (n. 24) e Toscana (n. 17). Altre 13 Regioni hanno attivato almeno un OdC: dagli 8 dell’Umbria a 1 in Calabria, Campania e Piemonte. Quattro Regioni restano invece ferme a quota zero: Basilicata, Marche, Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta. A fronte di una media nazionale del 27%, le differenze territoriali sono marcate: il Molise, con soli 2 OdC programmati, raggiunge il 100%, mentre all’estremo opposto quattro Regioni non ne hanno attivato alcuno; le altre si collocano in un intervallo molto ampio, dal 2% della Campania al 75% della Provincia autonoma di Trento (Figura 4). “Questi numeri – commenta Cartabellotta – certificano che sugli Ospedali di Comunità siamo ancora più indietro: non solo le strutture procedono a rilento, ma nessuna Regione è riuscita ad attivare tutti i servizi previsti dal DM 77. In queste condizioni, renderli “pienamente funzionanti” entro il 30 giugno appare una missione impossibile”. Per essere pienamente operativi, gli OdC devono infatti garantire presenza medica per almeno 4,5 ore al giorno per 6 giorni su 7, assistenza infermieristica continuativa (H24 7/7 giorni), la figura del case manager, posti letto dedicati a pazienti con demenza o disturbi comportamentali e spazi per la riabilitazione motoria.Centrali Operative Territoriali. Le COT, strutture chiave per coordinare la presa in carico dei pazienti e integrare l’assistenza sanitaria e sociosanitaria, risultano attivate in tutte le Regioni e il target europeo di 480 è già stato raggiunto. Al 31 dicembre 2025, su 657 COT programmate, 625 risultano pienamente funzionanti.“Rispetto alla fotografia scattata da Agenas tre mesi fa – commenta il Presidente – è plausibile che il quadro sia migliorato. Tuttavia, l’attivazione di Case della Comunità e Ospedali di Comunità procede con una lentezza inaccettabile, a velocità diverse tra le Regioni e frenata dalla mancata attivazione di tutti i servizi e dalla carenza di personale”. Infatti, tra giugno e dicembre 2025, a fronte di un incremento di 121 Case della Comunità con almeno un servizio attivo, quelle con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi sono 51 (42,2%) e quelle anche con presenza medica e infermieristica solo 20 (16,5%) (Tabella 4). Per gli Ospedali di Comunità, nello stesso periodo, l’incremento è stato ancora più contenuto: solo 10 strutture attivate, per un totale di 205 posti letto. A fronte di tali ritardi, nel question time al Senato del 29 settembr e 2025 il ministro Tommaso Foti aveva fornito rassicurazioni sul raggiungimento dei target minimi previsti entro il 30 giugno 2026. Tuttavia, lo scorso 20 febbraio ha annunciato la convocazione di due cabine di regia con i Presidenti delle Regioni perché “il passo era ancora troppo lento”, ha proposto l’istituzione di un tavolo tecnico e ipotizzato il commissariamento delle Regioni inadempienti. Nel frattempo, è stato approvato il Disegno di Legge Delega sulla riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera, che prevede una revisione di modelli e standard del DM 77. “Auspichiamo – sottolinea Cartabellotta – che tale revisione non determini una revisione al ribasso degli standard solo al fine di rendere compatibile la riforma dell’assistenza territoriale con le difficoltà di attuazione”.Fascicolo sanitario elettronico (FSE). Il FSE 2.0 è il pilastro della trasformazione digitale del SSN: il PNRR destina un investimento di € 1,38 miliardi per creare un ecosistema digitale interoperabile di dati sanitari su scala nazionale. “Proprio oggi, 31 marzo – spiega Cartabellotta – scade il termine per l’adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private al modello standard di trasmissione dei dati per alimentare il FSE. Un passaggio cruciale, ma ancora incompleto e molto disomogeneo tra le Regioni: senza una interoperabilità reale, il FSE resta un’infrastruttura incapace di generare benefici concreti per l’assistenza sanitaria”.Completezza del FSE. Al 30 settembre 2025, secondo i dati del portale Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste dal DM 7 settembre 2023. Il livello di completezza varia dai 17 documenti dell’Emilia-Romagna agli 11 della Puglia (Figura 5).Consenso alla consultazione del FSE. Al 30 settembre 2025, solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del FSE da parte di medici e operatori del SSN, con forti disomogeneità regionali: dal 2% in Abruzzo e Campania al 92% in Emilia-Romagna. Tra le Regioni del Mezzogiorno, solo la Puglia supera la media nazionale (44%), raggiungendo il 75% (Figura 6). “Se nemmeno la metà dei cittadini consente l’accesso al proprio FSE – avverte Cartabellotta – non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un fallimento culturale e organizzativo. Colmare divari così ampi richiede alla politica interventi immediati: nel Mezzogiorno pesano analfabetismo digitale, scarsa fiducia sulla sicurezza dei dati e una limitata percezione dell’utilità del FSE”.“A soli tre mesi dalla rendicontazione finale della Missione Salute del Pnrr – conclude Cartabellotta – l’obiettivo di rendere Case e Ospedali di Comunità “pienamente funzionanti”, requisito indispensabile per raggiungere i target, resta ancora molto lontano, con avanzamenti lenti e inaccettabili diseguaglianze regionali. Pesano i ritardi strutturali, l’attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico; per le Case della Comunità anche il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia, figura chiave dell’assistenza territoriale.Ecco perché, a tre mesi dalla scadenza Governo e Regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale. Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi. Il terzo, il più grave, è di completare l’incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini, lasciando in eredità solo scatole vuote e una digitalizzazione frammentata e incompleta, a fronte di un indebitamento scaricato sulle generazioni future. E sprecando, di fatto, la più grande occasione per il Ssn di costruire una sanità territoriale efficient e e accessibile per i cittadini”.Vedi qui figure e tabelle. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102892208852.PDF §---§ title§§ Roma, il labirinto burocratico frena le imprese link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102904908983.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "radionapolicentro.it" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T09:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102904908983.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102904908983.PDF', 'title': 'radionapolicentro.it'} tp:url§§ https://radionapolicentro.it/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102904908983.PDF tp:ocr§§ La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gli esperti d el settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Check out other tags:Radio Napoli Centro Testata Giornalistica Iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Direttore Responsabile Giovanni Lucianelli. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@radionapolicentro.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione Web 2 guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102904908983.PDF §---§ title§§ Case e ospedali di comunità al palo, l'allarme della Fondazione Gimbe link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103035109417.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "rainews.it" del 31 Mar 2026
Il Piemonte sotto la media nazionale. Cartabellotta: quadro preoccupante, il potenziamento dell''assistenza territoriale è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso
pubDate§§ 2026-03-31T11:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103035109417.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103035109417.PDF', 'title': 'rainews.it'} tp:url§§ https://www.rainews.it/tgr/piemonte/articoli/2026/03/case-e-ospedali-di-comunita-al-palo-lallarme-della-fondazione-gimbe-5a5d0e3f-12ca-4f51-8833-e1067b430e75.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103035109417.PDF tp:ocr§§ La riforma dell'assistenza sanitaria territoriale finanziata dal Pnrr è in grave ritardo in tutta Italia, e il Piemonte non fa eccezione. A fotografare la situazione è la Fondazione Gimbe, che nel suo monitoraggio aggiornato al 31 dicembre 2025 - su dati Agenas - certifica come a livello nazionale solo 66 Case della Comunità su 1.715 programmate siano pienamente operative.Il Piemonte è sotto la media delle case di comunità con almeno un servizio dichiarato attivo (36 su 96, il 37,5%, la media italiana è il 45,5%) e degli ospedali di comunità con un servizio dichiarato attivo (1 su 30, il 3%, la media italiana è del 27%). Con la scadenza della rendicontazione finale del Pnrr fissata al 30 giugno 2026, il rischio concreto — avverte la Fondazione Gimbe — è triplice: non raggiungere i target europei e dover restituire i fondi a fondo perduto; centrare i numeri nazionali grazie alle sole regioni virtuose, lasciando invariate le diseguaglianze; incassare le rate senza produrre benefici reali, lasciando in eredità “scatole vuote e una digitalizzazione frammentata”. Anche sul fronte del Fascicolo sanitario elettronico, la situazione è problematica: nessuna regione ha ancora caricato tutte le 20 tipologie di documenti previste, e appena il 44% dei cittadini italiani ha dato il consenso alla consultazione.“Il potenziamento dell’assistenza territoriale – afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso e garantire una sanità di prossimità. Tuttavia, i dati ufficiali trasmessi dalle Regioni restituiscono un quadro preoccupante: fatta eccezione per le Centrali Operative Territoriali, a pochi mesi dalla scadenza del PNRR siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo. E il ritmo di attivazione di Case e Ospedali di comunità rimane troppo lento”. tp:writer§§ Tgr Piemonte guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103035109417.PDF §---§ title§§ Sardegna in ritardo su case e ospedali di comunità, fondi Pnrr a rischio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103034809418.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "rainews.it" del 31 Mar 2026
Va meglio con l''attuazione del Fascicolo sanitario elettronico: disponibili 16 documenti su 20
pubDate§§ 2026-03-31T11:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103034809418.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103034809418.PDF', 'title': 'rainews.it'} tp:url§§ https://www.rainews.it/tgr/sardegna/articoli/2026/03/sardegna-in-ritardo-su-case-e-ospedali-di-comunita-fondi-pnrr-a-rischio-1c147fb4-8872-436a-b6a2-b8d0d3a584e1.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103034809418.PDF tp:ocr§§ L'osservatorio della Fondazione Gimbe sul servizio sanitario nazionale prosegue il monitoraggio indipendente sull'attuazione della missione salute del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato dall'Europa. In Sardegna le Case della Comunità programmate sono 79 di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 41 (51,9%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 45,5%; dati Agenas al 31 dicembre 2025). Sono, invece, 35 gli Ospedali di Comunità previsti di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 2 (6%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media in Italia del 27%; dati Agenas al 31 dicembre 2025).Nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale sono disponibili 16 documenti del totale delle 20 tipologie di documenti previste dal DM 7 settembre 2023 (media Italia: 14 documenti secondo i dati del ministero della Salute e DTD al 30 settembre 2025).Infine l'osservatorio Gimbe rileva che il 24% dei cittadini dell'Isola ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico rispetto alla media italiana del 44%."A soli tre mesi dalla rendicontazione finale della missione salute del Pnrr il 30 giugno 2026 - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - l'obiettivo di rendere Case e Ospedali di Comunità "pienamente funzionanti, requisito indispensabile per raggiungere i target, resta ancora molto lontano, con avanzamenti lenti e inaccettabili diseguaglianze regionali. Pesano i ritardi strutturali, l'attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico; per le Case della Comunità anche il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia, figura chiave dell'assistenza territoriale. La rendicontazione finale del Pnrr al momento non prevede alcuno slittamento temporale. Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi". tp:writer§§ TGR Sardegna guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103034809418.PDF §---§ title§§ Gimbe, Pnnr a rischio. Sardegna in ritardo su Case e Ospedali comunità – Report Sardegna 24 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102908409146.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "reportsardegna24.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "reportsardegna24.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "romadailynews.it" del 31 Mar 2026
Il Lazio supera la media nazionale con il 66,2% di Case della comunità attive, ma gli ospedali di comunità rimangono sotto la media italiana.
pubDate§§ 2026-03-31T11:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103055909465.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103055909465.PDF', 'title': 'romadailynews.it'} tp:url§§ https://www.romadailynews.it/cronaca-di-roma/sanita-rapporto-gimbe-nel-lazio-attive-96-su-146-case-comunita-sopra-media-nazionale-0930661/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103055909465.PDF tp:ocr§§ Nel Lazio, delle 145 Case della comunità programmate, ben 96 hanno almeno un servizio attivo, corrispondente al 66,2% del totale. Questo dato si confronta favorevolmente con la media nazionale, che si attesta al 45,5%. Queste informazioni provengono dall’ultimo rapporto della fondazione Gimbe, il quale analizza i dati più recenti forniti da Agenas, aggiornati al 31 dicembre 2025.Analisi degli ospedali di comunitàEntrando nel dettaglio, per quanto concerne gli ospedali di comunità, sono previsti 42, di cui attualmente solo 3, pari al 7%, dispongono di almeno un servizio attivo. Questo numero è significativamente inferiore alla media italiana, che si attesta al 27%.Situazione del fascicolo sanitario elettronicoIn aggiunta, nel Fascicolo sanitario elettronico regionale sono disponibili 15 documenti su un totale di 20 tipologie previste. Tuttavia, solo il 9% dei cittadini della regione ha dato il consenso per la consultazione dei propri documenti, a fronte di un 44% su base nazionale. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103055909465.PDF §---§ title§§ Oms lancia campagna globale su scienza e cooperazione. Al via eventi One Health link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102893109037.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "sanita33.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "sanita33.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "sanita33.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "sanita33.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "sanita33.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "sanita33.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "sanita33.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "sanita33.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "sardiniapost.it" del 31 Mar 2026
Sanità, Sardegna in ritardo sulle Case di comunità. "A rischio i contributi del Pnrr" - AAAA - Primo Piano - sardiniapost
pubDate§§ 2026-03-31T11:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103045809364.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103045809364.PDF', 'title': 'sardiniapost.it'} tp:url§§ https://www.sardiniapost.it/aaaa-primo-piano/sanita-sardegna-in-ritardo-sulle-case-di-comunita-a-rischio-i-contributi-del-pnrr/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103045809364.PDF tp:ocr§§ Report della Fondazione Gimbe sull’attuazione della missione salute del Pnrr. Cartabellotta: “Necessario correre per evitare i non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto”.Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi“. Lo ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, commentando il monitoraggio dell’Osservatorio sul servizio sanitario nazionale sull’attuazione della missione salute del Pnrr.In Sardegna le Case della Comunità programmate sono 79 di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 41 (51,9%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 45,5%; dati Agenas al 31 dicembre 2025);. Sono, invece, 35 gli Ospedali di Comunità previsti di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 2 (6%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media in Italia del 27%; dati Agenas al 31 dicembre 2025. Nel Fascicolo sanitario elettronico regionale sono disponibili 16 documenti del totale delle 20 tipologie di documenti previste dal DM 7 settembre 2023 (media Italia: 14 documenti secondo i dati del ministero della Salute e DTD al 30 settembre 2025). Infine l’osservatorio Gimbe rileva che il 24% dei cittadini dell’Isola ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico rispetto alla media italiana del 44%.“A soli tre mesi dalla rendicontazione finale della missione salute del Pnrr il 30 giugno 2026 – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – l’obiettivo di rendere Case e Ospedali di Comunità “pienamente funzionanti, requisito indispensabile per raggiungere i target, resta ancora molto lontano, con avanzamenti lenti e inaccettabili diseguaglianze regionali. Pesano i ritardi strutturali, l’attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico; per le Case della Comunità anche il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia, figura chiave dell’assistenza territoriale. Ecco perché, a tre mesi dalla scadenza Governo e Regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale”. tp:writer§§ Fabio Manca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033103045809364.PDF §---§ title§§ Gimbe, ritardi su sanità territoriale e fascicolo sanitario elettronico link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102884708937.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "sumailombardia.info" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "teleregionelive.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "trmtv.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "unionesarda.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "valledaostaglocal.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "valledaostaglocal.it" del 31 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "venezia24.com" del 31 Mar 2026
‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’ La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a [...]
pubDate§§ 2026-03-31T09:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102880408914.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102880408914.PDF', 'title': 'venezia24.com'} tp:url§§ https://venezia24.com/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102880408914.PDF tp:ocr§§ La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gli esperti d el settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@venezia24.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/31/2026033102880408914.PDF §---§