title§§ Seniores link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032602013703308.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 26 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-26T03:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032602013703308.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032602013703308.PDF', 'title': 'CONQUISTE DEL LAVORO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032602013703308.PDF tp:ocr§§ SENIORES imbe: allarme medici di famiglia, ne mancano oltre 5.700 Mancano oltre 5.700 medici di medicina generale in tutta Italia, con punte drammatiche in regioni come Lombardia, Veneto e Campania. Con una media di 1.383 assistiti per medico (ben oltre la soglia ottimale) e la prospettiva di oltre 8.000 pensionamenti entro il 2028, il primo presidio di salute per i cittadini sta scomparendo. Si profila una desertificazione sanitaria che colpisce soprattutto i fragili e gli anziani. E’ l’allarme lanciato da Gimbe (Gruppo italiano medicina basata sull’evidenza) circa la carenza di medici di famiglia. Che rilancia la necessità di “un piano straordinario di assunzioni e di investimenti che possano rendere nuovamente attrattiva la professione di medico di base, superando l’attuale isolamento dei professionisti, con una rete attiva che faccia dialogare ospedale e territorio, con team multiprofessionali, percorsi di specializzazione e borse di studio adeguate”. Per il presidente Gimbe Nino Cartabellotta “non ci può essere prossimità, né l’attuazione di una buona riforma territoriale del Pnrr senza le gambe dei medici: difendere il loro ruolo significa difendere l’universalità del nostro Sistema Sanitario Nazionale. Nel contempo, cresce il numero di persone prive di medico di famiglia: una condizione che ostacola l’accesso al Ssn, riduce la qualità dell’assistenza territoriale ed aumenta i rischi per la salute, soprattutto di anziani e persone fragili”. G Castelvetro (Mo): apre la ‘Palestra della memoria’ per ultra 70enni Aperta a Castelvetro (Mo) la ‘Palestra della memoria’ per prevenire il decadimento cognitivo degli anziani. Il progetto è promosso dall’Agenzia sanitaria regionale in collaborazione con associazioni di volontariato e Comune. E’ rivolto a persone con più di 70 anni che desiderano migliorare la memoria attraverso esercizi di stimolazione delle funzioni intellettive, proposti dai volontari formati dall’Ausl di Modena. L’iniziativa rientra nelle politiche di welfare del territorio. Gli incontri si svolgono i giovedì dalle 9 alle 11 e sono gratuiti, previa iscrizione. Per info: 329 2112085 dal lunedì al venerdì dalle ore 14 alle 16. Rapporto sussidiarietà: meno cure per chi sta peggio In Italia meno cure per chi sta peggio: cronici, fragili, poveri ed anziani. Lo rileva il nuovo Rapporto 'Sussidiarietà e... salute', che da un checkup completo del Servizio Sanitario Nazionale evidenzia la progressiva perdita di universalismo ed equità. Dai dati emerge che circa il 9-10% della popolazione dichiara di aver rinunciato o rinviato cure necessarie per motivi economici, lunghe attese o difficoltà di accesso. Questa quota supera il 20% tra le fasce più svantaggiate. Significativo è il rapporto tra salute e titolo di studio. Il tasso di mortalità evitabile per 10.000 residenti è del 39,6 per chi è privo di titolo di studio o ha licenza elementare; 33,5 per chi ha la licenza media; 26,4 per chi ha il diploma; 20,3 per coloro che hanno una laurea o un titolo di studio superiore. Circa 4 milioni di over 65 non autosufficienti richiedono maggiore assistenza, mentre oltre 5,5 milioni di anziani vivono soli e circa il 14% degli over 65 è a rischio isolamento sociale. Quasi 1 milione di anziani è in povertà assoluta. L’Assistenza Domiciliare Integrata (Adi) copre circa il 30,6% delle persone anziane non autosufficienti, mentre gran parte della cura resta in carico alle famiglie. La spesa sanitaria out-of-pocket (di tasca propria) è il 24% di quella totale, tra le più alte in Europa occidentale (ben oltre la media Ue del 15%) ed in costante crescita dal 2010 (escluso il periodo del Covid-19). Da 12 anni il dato supera il limite stimato tra il 15 e il 20% raccomandato dall'Oms, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. L'8,6% delle famiglie italiane è costretta ad affrontare spese sanitarie insostenibili, dato che colloca il Paese al nono peggior risultato nell'area Ocse. Il carico della spesa sulle famiglie è passato dal 18,6% del 1980 al 25,7% del 2023 (+7,1%), mentre la quota della produzione sanitaria pubblica, sul totale, si riduce di 2,7 punti, passando dal 63,9% nel 1980 al 61,1% nel 2022. Ileana Rossi ---End text--- Author: Ileana Rossi Heading: Highlight: Image: -tit_org- Seniores -sec_org- tp:writer§§ Ileana Rossi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032602013703308.PDF §---§ title§§ Salute e prevenzione, Usa più "fragili" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815805293.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "AVVENIRE" del 26 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-26T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815805293.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815805293.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815805293.PDF tp:ocr§§ Salute e prevenzione, Usa più “fragili” La Casa Bianca privilegia libertà individuale e crescita economica a scapito della protezione dello Stato. Un messaggio (pericoloso) al mondo Dalle scelte sui vaccini, resi implicitamente opzionali, alla riduzione di vincoli e costi per il sistema produttivo in materie ambientali, il principio di precauzione tende a essere sostituito da una linea non priva di rischi C’ è un cambio in atto nelle politiche sanitarie e ambientali americane, da osservare con attenzione perché si presenta come un riferimento per le società occidentali e, soprattutto, per chi guarda con interesse all’esperimento del trumpismo in tutte le sue sfaccettature. La parte centrale di tale trasformazione riguarda la politica vaccinale e l’organizzazione della salute pubblica federale. Prese singolarmente, le decisioni possono apparire tecniche o circoscritte; considerate insieme, delineano uno spostamento di paradigma. A questo ha contribuito l’orientamento del ministro Robert F. Kennedy, ma vi si rispecchia la filosofia dell’intera Amministrazione repubblicana, che valorizza libertà individuale e crescita economica a scapito di regole comuni e protezione condivisa garantita dallo Stato. Uno degli esempi più chiari è la riduzione o riclassificazione delle raccomandazioni vaccinali infantili, ancora oggetto di contenziosi giudiziari aperti. La limitazione del numero di misure di profilassi proposte universalmente e il passaggio, per diverse di esse, a forme di “decisione condivisa” tra medico e famiglia segnano una rottura rispetto alla tradizione consolidata. Per decenni, la vaccinazione è stata trattata come un tipico caso di bene pubblico: la sua efficacia dipende dalla copertura collettiva. Il nuovo modello, invece, riporta la decisione al livello del singolo, con il rischio – sottolineato da molti epidemiologi – di frammentare quella soglia di immunità su cui si regge l’intero sistema. Un secondo passaggio significativo è stato la fine della raccomandazione universale per il vaccino COVID-19 in alcune categorie, come bambini sani e donne in gravidanza. Il segnale è che la prevenzione non risulta più un obbligo implicito o una forte sollecitazione dello Stato, ma una possibilità tra altre. Questa linea trova la sua espressione più radicale nell’adozione estesa del citato shared decisionmaking. Si tratta di uno strumento valorizzato nella medicina contemporanea, perché rafforza l’autonomia del paziente riducendo il paternalismo. Ma applicato a interventi di salute pubblica trasforma una pratica collettiva in una scelta individuale e così ne modifica anche la percezione sociale. Ciò che prima appariva doveroso per tutti, con benefici personali e collettivi, diventa implicitamente “opzionale”. Ancora più delicata, sul piano istituzionale, è stata la rimozione e ricostituzione del comitato scientifico che guida le politiche vaccinali. Se gli organi tecnici vengono percepiti come indirizzabili politicamente, l’intero sistema rischia di perdere l’autorità scientifica su cui si fonda, lasciando il campo alla discrezionalità ideologica (presentata da Kennedy come una “democratizzazione” degli esperti contro la burocrazia non eletta). Tutto ciò sembra legato a una visione individualistica, che privilegia la libertà di scelta del cittadino, anche se in questo modo lo si priva di tutele e di misure che in realtà possono aumentare la sua autonomia anziché ridurla. In generale, non viene negato il valore della prevenzione né essa viene abbandonata, tuttavia se ne modifica la forma. Da modello centralizzato, standardizzato e orientato alla popolazione, si passa progressivamente a un modello più flessibile, decentralizzato e mirato sulla scelta personale, in cui il rischio sanitario tende a essere redistribuito – o, meglio, spostato – dal livello collettivo a quello individuale. La trasformazione che ne deriva non è neutra. Molte misure preventive funzionano perché sono adottate su larga scala. Da qui emergono alcuni dilemmi filosofici e politici. Il primo riguarda il rapporto tra autonomia e protezione. F ino a che punto è legittimo che lo Stato orienti o vincoli le scelte sanitarie individuali per proteggere la collettività? Il modello emergente sembra inclinare verso un intervento il più possibile limitato. Ma questa risposta implica accettare anche un certo rischio condiviso. Il secondo concerne la natura della conoscenza scientifica nella sfera pubblica. Se raccomandazioni basate su ampio consenso vengono trasformate in opzioni tra altre, che cosa resta dell’autorità di medici e ricercatori nelle politiche sanitarie? E, soprattutto, come viene percepita dai cittadini? Il terzo, più propriamente politico, riguarda la distribuzione delle conseguenze negative. Un sistema più individualizzato tende a produrre maggiore diseguaglianza negli esiti sanitari, perché le informazioni e le risorse non sono ripartite in modo uniforme. La libertà di scelta può quindi tradursi in una maggiore esposizione per i gruppi più vulnerabili. In modo speculare alla svolta in sanità, si registra un nuovo atteggiamento regolatorio in materia ambientale (a opera di diverse Agenzie e dello stesso presidente Donald Trump), in cui l’obiettivo è ridurre vincoli e costi per il sistema produttivo, anche al prezzo di abbassare alcune soglie di protezione della salute pubblica. Un caso emblematico è quello dell’ossido di etilene, gas utilizzato per sterilizzare dispositivi medici. La decisione di indebolire i limiti alle emissioni è stata giustificata con la necessità di evitare strozzature nella catena di approvvigionamento. Si tratta però di una sostanza classificata come cancerogena, e le comunità che vivono nei pressi degli impianti sono esposte a rischi documentati nel lungo periodo. Qui emerge la tensione tra sicurezza sanitaria immediata (disponibilità di dispositivi) e rischio sanitario differito (esposizione cronica a cancerogeni). Un secondo esempio riguarda le centrali a carbone e le norme sulle emissioni di metalli tossici. La revisione al ribasso degli standard su mercurio e altri inquinanti è stata presentata come una misura economica ed energetica. Eppure, le conseguenze sono ben conosciute: il mercurio è un potente neurotossico, particolarmente dannoso per lo sviluppo cognitivo infantile. Ancora più significativa, sul piano giuridico e simbolico, è l’avvio della revoca per la storica determinazione secondo cui i gas serra rappresentano una minaccia per la salute pubblica. Viene così meno la base legale per limitarli attraverso strumenti già esistenti. Lo stesso schema che si ritrova nella gestione delle sostanze chimiche persistenti, come i PFAS. Se si prova a leggere insieme questi esempi, emerge un modello chiaro. Il principio di precauzione – che aveva guidato molte regolazioni dagli anni Settanta in poi – tende a essere sostituito da una linea più permissiva, in cui l’onere della prova e il bilanciamento dei rischi si spostano a favore dell’attività economica, sempre nello spirito di accrescere la libertà individuale e di impresa. Che però può avere effetti rilevanti a danno di molti, violando quell’orientamento universalistico che caratterizza i sistemi sanitari e di regolazione ambientale più avanzati. ---End text--- Author: ANDREA LAVAZZA Heading: Dalle scelte sui vaccini, resi implicitamente opzionali, alla riduzione di vincoli e costi per il sistema produttivo in materie ambientali, il principio di precauzione tende a essere sostituito da una linea non priva di rischi Highlight: Image:Il Center for Disease Control di Atlanta, agenzia federale Usa per la salute pubblica -tit_org- Salute e prevenzione, Usa più “fragili” -sec_org- tp:writer§§ ANDREA LAVAZZA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815805293.PDF §---§ title§§ Aviaria, primo caso: paziente di 30 anni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601817205279.PDF description§§

Estratto da pag. 20 di "CORRIERE DELLA SERA" del 26 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-26T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601817205279.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601817205279.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601817205279.PDF tp:ocr§§ Aviaria,primocaso: pazientedi30anni Monza L a regione Lombardia ha identificato il primo caso di influenza aviaria su un paziente umano: è un trentenne di Monza rientrato in Italia da un viaggio in Africa, ritenuto un soggetto fragile e con altre patologie. L’assessore lombardo Guido Bertolaso ha reso noto che il paziente è in isolamento all’ospedale San Gerardo di Monza. Il ministero della Salute ha sottolineato che la scoperta del primo caso di aviaria dimostra che «la catena di sorveglianza ha © RIPRODUZIONE RISERVATA funzionato». ---End text--- Author: Redazione Heading: Monza Highlight: Image: -tit_org- Aviaria, primo caso: paziente di 30 anni -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601817205279.PDF §---§ title§§ Infermieri, magistrali in arrivo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815905294.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "ITALIA OGGI" del 26 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-26T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815905294.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815905294.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815905294.PDF tp:ocr§§ Infermieri, magistrali in arrivo NUOVE LAUREE Un altro passo avanti per le tre nuove lauree magistrali specialistiche dedicate agli infermieri. Ieri, infatti, sono stati registrati i decreti ministeriali che istituiscono i tre nuovi percorsi universitari in «Cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità», «Cure neonatali e pediatriche» e «Cure intensive e nell’emergenza». Si tratta di due decreti legislativi, passati dal vaglio delle commissioni parlamentari nelle ultime settimane (si veda ItaliaOggi del 24 febbraio). La notizia è stata accolta con favore dalla Fnopi, la Federazione degli infermieri. Di parere opposto, invece, la Federazione medici, chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) che il 20 febbraio aveva approvato all’unanimità una mozione per chiedere una modifica ai decreti. Contestata, in particolare, la possibilità garantita ai laureati in questi percorsi di «prescrivere trattamenti assistenziali quali presidi sanitari, ausili, tecnologie specifiche o altro, necessari a garantire continuità e sicurezza delle cure», ritenuta un’invasione di campo nelle competenze proprie dei medici. ---End text--- Author: Redazione Heading: NUOVE LAUREE Highlight: Image: -tit_org- Infermieri, magistrali in arrivo -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815905294.PDF §---§ title§§ Flop Pnrr, sanità territoriale al palo Mancano medici di base e strutture link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815505290.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "MANIFESTO" del 26 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-26T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815505290.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815505290.PDF', 'title': 'MANIFESTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815505290.PDF tp:ocr§§ SOLO 66 CASE DI COMUNITÀ SU 1715 CORRISPONDONO AL PIANO Flop Pnrr, sanità territoriale al palo Mancano medici di base e strutture II Alla chiusura del Pnrr mancano tre mesi ma la riforma della sanità territoriale è ancora al punto di partenza. I finanziamenti di Bruxelles hanno permesso di realizzare molte infrastrutture. Trovare medici di famiglia, pediatri, specialisti, infermieri e assistenti sociali per farle funzionare invece era compito di governo e regioni e qui il ritardo è pesante. Le nuove case di comunità rischiano di rimanere semivuote. Dopo l’orgia di retorica post-Covid, il miraggio di una sanità territoriale accessibile e efficiente pare lontano. Lo certifica il rapporto semestrale dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) che monitora lo stato di avanzamento del Pnrr pubblicato ieri. Alla fine del 2025, solo 66 case di comunità sulle 1715 previste dal piano (meno del 4%) offrivano tutti i servizi previsti per la legge. La lentezza con cui viene attuato il piano è evidente: a fine 2024, quelle pienamente a regime erano 46, solo venti in meno. Eppure gli standard sono stati definiti ormai quattro anni fa dall’ambizioso «dm 77», il decreto ministeriale che negli uffici regionali è diventato sinonimo di «incubo». Dopo il Covid che aveva mandato in tilt gli studi privati dei medici di famiglia, 1700 nuove case di comunità aperte 24/7 avrebbero dovuto riunire cure primarie, diagnostica fondamentale e servizi sociali in modo da prendere in carico i pazienti nel loro contesto sociale e scongiurare l’abuso del pronto soccorso. Ma la carenza di personale e le resistenze corporative hanno ostacolato l’applicazione della riforma sul territorio. Le strutture che rispettano le regole si concentrano in Emilia-Romagna e Lombardia. Nelle altre si contano sulle dita di una mano e in ben otto regioni – quasi tutte al sud – nemmeno una casa di comunità garantisce tutti i servizi standard fissati dalla norma. In buona parte delle regioni il collo di bottiglia riguarda i medici di base. Secondo il dm 77 devono essere presenti 24 ore al giorno domenica compresa. Ma ciò avviene solo in 204 case di comunità, meno del 12% del totale. Trovare medici disposti a lavorarci sembra difficile. Quelli con anzianità di servizio sono restii a ridurre l’attività libero-professionale. In più, l’assenza di una specializzazione in medicina generale – promessa e mai realizzata – ha reso poco attrattiva la professione per quelli giovani. Contesta questa lettura catastrofista Silvestro Scotti, segretario nazionale del principale sindacato dei medici di base Fimmg. «Le case di comunità non saranno delle scatole vuote – spiega – se verrà data piena e corretta applicazione dell’Accordo collettivo nazionale della medicina generale entrato in vigore il 15 gennaio scorso». Ma la sanità è competenza regionale e per applicare l’accordo servono intese locali. «In otto regioni non abbiamo ancora un accordo – ammette Scotti con il manifesto – e alcune di quelle che lo hanno firmato non ne hanno definito l’applicazione». Al momento dunque vige il far west. In qualche Asl si ricorre ai gettonisti: è del 18 marzo il bando con cui l’azienda sanitaria di Verona reperirà dottori – anche neolaureati – che per un compenso compreso tra i 40 e i 60 euro l’ora sostituiranno i medici di medicina generale previsti dalla legge. In confronto si è rivelato relativamente più facile realizzare le strutture fisiche, anche perché spesso è bastato ristrutturare poliambulatori esistenti. Ma c’è poco da festeggiare perché le case completate e inaugurate al 31 dicembre scorso si fermano a 781, meno della metà di quelle programmate. Le altre sono ancora cantieri e la scadenza del Pnrr è vicina. ---End text--- Author: ANDREA CAPOCCI Heading: Highlight: In qualche Asl si ricorre ai gettonisti per un compenso tra i 40 e i 60 euro l’ora Image: -tit_org- Flop Pnrr, sanità territoriale al palo Mancano medici di base e strutture -sec_org- tp:writer§§ ANDREA CAPOCCI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815505290.PDF §---§ title§§ Suicidio assistito, l'attivazione grazie a un comando oculare link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815405289.PDF description§§

Estratto da pag. 14 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 26 Mar 2026

Libera, 55enne toscana, ha dovuto attendere due anni

pubDate§§ 2026-03-26T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815405289.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815405289.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815405289.PDF tp:ocr§§ Suicidio assistito, l’attivazione grazie a un comando oculare Libera, 55enne toscana, ha dovuto attendere due anni na battaglia lunga e dolorosa. Di dignità. Libera, nome di fantasia di una 55enne toscana, è morta nella sua casa col suicidio assistito grazie a un macchinario ricevuto una settimana fa. Un dispositivo a comando oculare che attendeva da tempo, ordinato dal tribunale di Firenze dopo che il suo caso era arrivato davanti alla Consulta. Da due anni combatteva per «poter esercitare un diritto» che già le apparteneva, queste le ultime parole che ha affidato all'associazione Luca Coscioni da sempre al suo fianco: porre fine alle sofferenze causate dalla sclerosi multipla progressiva che l'aveva colpita nel 2007 paralizzandola dal collo in giù. Nel luglio 2024 la Asl Toscana nord ovest laveva ammessa alla procedura del fine vita ma le sue condizioni le impedivano di autosomministrarsi il farmaco letale. Ieri, grazie a quel dispositivo realizzato per lei dal Cnr, ha «ottenuto il suicidio assistito»: è la 14 persona in Italia ad avervi avuto accesso, la prima con una strumentazione a comando oculare. La storia della battaglia di Libera diventa pubblica due anni fa. A rivelarla l’associazione Coscioni: a marzo 2024 chiede alla Asl di poter accedere al fine vita, la prima risposta è negativa perché rifiuta la nutrizione artificiale con la peg. «Pretendono che io mi sottoponga a un trattamento sanitario invasivo per poi poterlo interrompere e ricorrere al suicidio assistito. Tutto questo è crudele e umiliante» le sue parole di allora. Il parere della Asl diventa poi positivo dopo la sentenza della Consulta che sempre nel luglio 2024 estende il concetto di 'trattamento di sostegno vitale', tra i quattro requisiti per poter aver U accesso al fine vita. Per Libera però inizia un'altra battaglia: assistita da un team legale coordinato da Filomena Gallo, segretaria dell'associazione Coscioni, fa ricorso al tribunale perché autorizzi il suo medico ad aiutarla a morire non potendo farlo da sola. Viene sollevata la questione di costituzionalità sull'eutanasia che la Consulta, il 25 luglio scorso, dichiara inammissibile: il tribunale, afferma, «non ha motivato in maniera né adeguata, né conclusiva, in merito alla reperibilità di un di- L’ELENCO spositivo di autosomminiÈ la 14esima strazione farmacologica azionabile dal paziente che persona abbia perso l’uso degli arti». Tutto torna al giudice ordi- ad accedere nario che, dopo l'input della al “fine vita” Consulta, chiede al ministero della Salute, all’Iss e al sul territorio Consiglio superiore di sanità nazionale se esita un macchinario per Libera, approdando infine al Cnr che realizza un sistema di puntamento oculare interfacciato con una pompa infusionale grazie al quale la donna ha potuto attivare autonomamente l’infusione endovenosa del farmaco. «Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito», questo il messaggio di Libera diffuso dopo la sua morte. «La mia battaglia è stata dura, ma desidero credere che non sia stata vana. Se servirà ad aprire anche solo una strada, allora avrà avuto senso». (g.g.) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: L’ELENCO È la 14esima persona ad accedere al “fine vita” sul territorio nazionale Image: -tit_org- Suicidio assistito, l’attivazione grazie a un comando oculare -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815405289.PDF §---§ title§§ Tutti i punti irrisolti sui livelli essenziali delle prestazioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815205291.PDF description§§

Estratto da pag. 16 di "SOLE 24 ORE" del 26 Mar 2026

Autonomia differenziata

pubDate§§ 2026-03-26T04:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815205291.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815205291.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815205291.PDF tp:ocr§§ Tutti i punti irrisolti sui livelli essenziali delle prestazioni Autonomia differenziata Floriana Cerniglia D opo la sentenza della Corte costituzionale (n. 192 del 2024), che ha dichiarato illegittima una parte rilevante della Legge Calderoli sull’autonomia differenziata, il Governo è tornato sul tema con due distinti interventi normativi. Da un lato, il disegno di legge delega n. 1623 – all’esame del Senato – volto alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep), indicati dalla Corte come condizione preliminare per il trasferimento di materie alle Regioni ai sensi dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione e alla stipula delle intese. Dall’altro, l’approvazione nel Consiglio dei ministri del 18 febbraio di schemi di pre-intese su materie non riconducibili ai Lep, con l’avvio del confronto con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. È lecito domandarsi se entrambi gli interventi, al termine di un iter prevedibilmente lungo, possano superare un nuovo vaglio di costituzionalità. La questione dei Lep resta sostanzialmente irrisolta. Conviene ricordare che i Lep, introdotti con la Riforma del Titolo V del 2001, sono stati concepiti come una «rete di protezione» – secondo l’espressione utilizzata dalla Corte – dei diritti civili e sociali essenziali, da garantire uniformemente a tutti i cittadini, a prescindere dal luogo di residenza, nel nuovo assetto di competenze regionali delineato dal Titolo V. La loro determinazione, riservata allo Stato perché attiene alla garanzia dell’eguaglianza sostanziale e all’equilibrio complessivo del regionalismo, non è tuttavia mai stata compiutamente realizzata: né nell’ambito del cosiddetto federalismo «simmetrico», che riguarda le materie di cui all’art. 117 della Costituzione, né nel quadro di quello «asimmetrico» previsto dall’art. 116, terzo comma. È in questo vuoto normativo che si collocano i recenti Dal governo interventi del Governo, i quali sono arrivati rischiano di configurarsi come meri adempimenti formali, funzionali ad due interventi aggirare i rilievi della Corte più che a che dovranno offrire una risposta sostanziale: la garanzia effettiva e uniforme dei diritti. superare Il disegno di legge delega e gli schemi il vaglio della di intesa sono complessi; qui qualche rilievo essenziale. Appare discutibile la costituzionalità scelta – maturata in sede tecnica nella Commissione presieduta da Sabino Cassese e poi recepita dal Governo – di escludere la tutela della salute dal disegno di legge delega sui Lep e, al contempo, di aprire fin da subito alla possibilità di inserirla nelle pre-intese con le Regioni richiedenti. Si tratta di una decisione con effetti dirompenti sul nostro Servizio sanitario nazionale. I Lea sanitari (introdotti nel 1999) consistono in un elenco di prestazioni e svolgono prevalentemente una funzione di monitoraggio; non essendo mai stati accompagnati da una determinazione dei costi standard, non orientano l’allocazione delle risorse in funzione dei bisogni effettivi, che restano differenziati tra le Regioni. Il finanziamento sanitario è definito annualmente nella legge di bilancio sulla base dei vincoli di finanza pubblica e ripartito secondo un criterio pro capite ponderato soprattutto per età, mentre solo in misura marginale si considerano indicatori di deprivazione. Se si desse seguito agli schemi di pre-intesa delle Regioni richiedenti – tra le più ricche per capacità fiscale – queste potrebbero destinare risorse proprie aggiuntive a personale, servizi, fondi integrativi, ampliando ulteriormente i divari territoriali. Un altro punto critico riguarda l’impianto del disegno di legge delega n. 1623 che procede sulla scorta delle indicazioni della Commissione Cassese sui Lep che si è limitata a una ricognizione dei Lep sulla base della normativa vigente nelle sole materie potenzialmente oggetto di differenziazione; la legge delega rinvia a successive fasi la definizione dei parametri finanziari e dei criteri di stima del Lep, affidandola in larga misura a organismi tecnici. Ma la misurabilità dei Lep – per tutte le m aterie, comprese quelle già attribuite alle Regioni – come dei Lea, non è una questione meramente tecnica. Significa stabilire quali diritti sociali debbano essere garantiti e con quali risorse. Se tali scelte non sono assunte esplicitamente dal legislatore, attraverso una chiara e responsabile determinazione dei LEP, la sola quantificazione finanziaria, fondata su una mera ricognizione della normativa vigente e vincolata all’invarianza delle risorse, diventa il luogo in cui si determinano implicitamente i contenuti dei diritti. Ed è qui che si misura la responsabilità politica del Parlamento. Direttore del Centro di ricerche in Analisi economica e sviluppo economico internazionale, Università Cattolica © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Floriana Cerniglia Heading: Highlight: Dal governo sono arrivati due interventi che dovranno superare il vaglio della costituzionalità Image: -tit_org- Tutti i punti irrisolti sui livelli essenziali delle prestazioni -sec_org- tp:writer§§ FLORIANA CERNIGLIA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/26/2026032601815205291.PDF §---§