title§§ Medici di base al collasso: così la sanità territoriale sta saltando
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Estratto da pag. 1 di "amp.today.it" del 24 Mar 2026
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tp:ocr§§ Medici di base al collasso: così la sanità territoriale sta saltando Martina Benedetti 23 marzo 2Q2Ó C ? è un cortocircuito che gli addetti ai lavori della sanità conoscono bene e di cui tutti i cittadini sono vittime: l'ospedale diventa l'imbuto di tutto ciò che il territorio non riesce più a gestire. Se questa consapevolezza ha chiarito che, per salvare il Servizio sanitario nazionale (SSN), gli investimenti vadano fatti sulla prossimità, nella realtà una serie di ostacoli sistemici sta trasformando questa presa di coscienza in un'occasione che rischia di andare sprecata. I dati della Fondazione Cimbe , aggiornati al 17 marzo 2026, mostrano che tra il 2019 il 202 1 l'Italia ha perso 5.197 medici di medicina generale (MMG). Oggi ne mancano all'appello oltre 5.700. Ma il dato più allarmante non è soltanto quantitativo: è il carico che grava sui "superstiti". Nel 2025 la popolazione over 65 ha raggiunto i 1 1 . 6 milioni e più della metà è affetta da cronicità multiple. In questo scenario il MMG diventa una barriera sempre più fragile verso l'ospedalizzazione impropria. Figur· l. Over 65 · over 80 sul totale della popolazione (dati ISTAT) "I /invecchia men to della popolazione e l'aumento delle malattie croniche generano bisogni assistenziali molto più complessi rispetto al passato. Di conseguenza, un massimale di 1.500 assistiti per MMG, adeguato al quadro demográfico fino agli anni Novanta, oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro e genera inevitabili ripercussioni su accessibilità e qualità dell'assistenza", commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Cimbe . La matematica del collasso: i pensionamenti e la "gobba" La politica sta cercando di disinnescare questa bomba a orologeria con misure palliative, come l'innalzamento dei massimali, cioè del numero di pazienti per medico, a 1 . 550 o 1.800 assistiti. In Iximbardia la media è già di 1.533 assistiti per medico, ben oltre la soglia ottimale di 1.200 necessaria a garantire i Livelli essenziali di assistenza (I-ea). Alzare il massimale non è una riforma: è un trucco contabile per non dichiarare le zone carenti" e negare ai cittadini il diriLlo ad avere un medico di riferimento. Figura 2. MMG che entro il 2028 raggiungeranno l'età di pensionamento di 70 anni (dati FIMMG) Le regioni che subiranno la perdita numerica più consistente sono quelle più popolose, dove il rapporto medico-paziente è già ai limiti della sostenibilità. La Lombardia, con 1.161 pensionamenti, registra il dato più alto d'Italia, seguita da Campania (8/10), Sicilia (758), Veneto (746) e Piemonte (655). Numeri che dimostrano come la crisi non sia più un fenomeno confinato alle aree rurali o montane, ma destinato a colpire duramente anche i grandi centri urbani del Nord ñ del Sud. ÄÑ^² LLiaÌbfcKB lllllli.i... .. ß.Î.²Ê.ÂÅ Anche dove i numeri assoluti sono più bassi, però, l'impatto relativo rischia di essere devastante. In Sardegna, per esempio, ai 225 pensionamenti previsti si somma il calo del 40% già registrato negli ultimi cinque anni: l'isola rischia così di ritrovarsi senza cure territoriali in intere province. I - a Liguria, regione con un'età media tra le pili alte d'Italia, vedrà la perdita di oltre 300 medici, con effetti pesantissimi sulla gestione delle cronicità. Figura 4. Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale 2025; percentuale di partecipanti al bando su numero di borse finanziate (datiFIMMG) A fronte di questa emorragia, il ricambio generazionale resta paralizzato. Nel 2025 il 15% delle borse di studio per la medicina generale non è stato assegnato, con picchi del -60% in Valle d'Aosta e del -49% nelle Marche. I giovani medici fuggono da un modello poco attrattivo e, considerando che tra il 15% e il 20% di chi vince la borsa poi abbandona o non inizia il corso, il saldo netto tra chi entra e chi esce è tragicamente negativo- Scnza una visione d'insieme che superi la frammentazione regionale, il SSN smette di essere nazionale ñ diventa una lotteria. La soluzione non pu
ò essere l'autonomia differenziala, ne il ricorso indiscriminato a medici "geltonisti" o stranieri senza una programmazione di lungo periodo. Non possiamo più permetterci una sanità che interviene solo per rattoppare le falle. 1 - visione One Health impone di guardare alla salute come a un ecosistema: se il territorio non regge, la cronicità esplode, si trasforma in acuzia e fa aumentare ancora di più costi e fabbisogni. La medicina generale sta morendo perché nessuno si prende la responsabilità eli ammettere che il sistema, così com'è, a partire dalla formazione dei futuri MMG, ha già fallito. ÄÑ^² LLiaÌbfcKB lllllli.i... .. ß.Î.²Ê.ÂÅ LLiaÎbfcKB ;"""··-° -.... ' ß.Î.²Ê.ÂÅ L- " •»é.ôé.º •OvrHO gSGIMBE .iiLLLlL LLiaÎbfcKB lllllli.i... .. ß.Î.²Ê.ÂÅ 400 600 800 1Õ100 1.200 1.400 à ÎØÂÅ LLLkbkBB lllllli.i... .. 273% . 49 % •60% 40 % ' . vs >v v aGIMBE ? f » »o« ·
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Malati, grande esodo in Lombardia
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Estratto da pag. 60 di "GIORNALE DI MONZA" del 24 Mar 2026
Alla sanità privata 1.966 milioni di euro, 1.643 milioni alle strutture pubbliche
pubDate§§ 2026-03-24T07:11:00+00:00
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tp:ocr§§ GIMBE Negli ospedali di Milano e dintorni il 23,2% dei pazienti italiani Malati, grande esodo in Lombardia Alla sanità privata 1.966 milioni di euro, 1.643 milioni alle strutture pubbliche Il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria del Paese si concentra tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Per mobilità sanitaria si intende «la differenza tra risorse ricevute per curare pazienti di altre Regioni e quelle versate per i propri residenti curati altrove», per dirla con le parole usate dalla Fondazione Gimbe che ha presentato l’ultimo rapporto sulla mobilità sanitaria tra le regioni italiane. Mobilità che, secondo le analisi della fondazione bolognese, nel 2023 ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro. Ma cosa significa questo dato? «Questi numeri - afferma Nino Cartabellotta, presidente Gimbe - indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e richiede spostamenti che hanno anche un rilevante impatto economico sui bilanci delle famiglie». L’edizione del report mette in evidenza come, con il record della mobilità sanitaria, raggiunga livelli sempre meno sostenibili la situazione sanitaria delle regioni del Sud Italia: «Sul versante opposto, a pagare il prezzo più alto sono Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna, che insieme assorbono il 78,2% del saldo passivo». La Lombardia è la regione più attrattiva ma anche quella con gli esborsi maggiori La regione più popolosa d’Italia si conferma come la più attrattiva per la mobilità sanitaria attiva. Nello specifico, qui si concentra il 23,2% del totale. La quota di mobilità attiva assorbita dal Piemonte è del 5,8%, dopo Emilia-Romagna (17,6%), Veneto (11,1%), Lazio (8,9%) e Toscana (6,4%). Paradossalmente è anche tra le regioni che subiscono i maggiori esborsi per le cure ricevute dai propri residenti in altre regioni, con il 9,2% dopo Lazio (12,1%) e Campania (9,4%). Da sole queste tre regioni rappresentano quasi un terzo del totale, con oltre 400 milioni di euro ciascuna. «La mobilità passiva - spiega Cartabellotta - non coincide esclusivamente con la fuga di pazienti da Sud a Nord. Esiste anche una mobilità di prossimità tra Regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità. Regioni come Lombardia, Veneto e Piemonte registrano livelli rilevanti di mobilità passiva». Nella cartina dei saldi regionali l’enorme frattura tra Nord e Sud Analizzando l’ammontare dei saldi regionali si vede anDEBITI P cora una volta un primato lombardo, che con la bellezza di 645,8 milioni di euro si piazza al primo posto delle regioni, nell’insieme delle regioni con saldo positivo rilevante (assieme a Emilia Romagna con 564,9 milioni di euro e Veneto, 212,1 milioni di euro). Le altre regioni del Nordovest si trovano negli insiemi di territori in cui il saldo è negativo minimo (Valle d’Aosta -12,8 milioni di euro e Piemonte con -20,7 milioni di euro), e negativo moderato L’Ospedale Ped (Liguria -74,4 milioni di euro). «I salriferita a Regio di regionali – commenta il presidente Gimbe - evidenziano un’enorme frattura strutturale tra Nord e Sud. Le sole Regioni con un saldo positivo superiore a 100 milioni di euro si trovano tutte al Nord, mentre quelle con un saldo negativo oltre 100 milioni di euro appartengono tutte al Mezzogiorno, con l’eccezione NO 2023 del Lazio. Infine, la mobilità sanitaria riguarda prevalentemente i ricoveri ospedalieri e non restituisce le diseguaglianze nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria. Ovvero, il divario reale tra le Regioni è ancora più marcato». in quanto Mentre il SSN affonda, il privato convenzionato fa affari d’oro Nel report della fondazione Gimbe (che ha a cuore la salvaguardia del servizio sanitario pubblico) emerge come più della metà dei soldi spesi per ricoveri e prestazioni specialistiche eroga
te fuori dalla Regione di residenza del beneficiario finisca nelle casse della sanità privata convenzionata. Si parla di 1.966 milioni di euro destinati al privato contro 1.643 milioni di euro per la sanità pubblica. «La quota di mobilità che confluisce verso il privato convenzionato – sottolinea Cartabellotta – non è omogenea in tutte le Regioni, perché dipende dall’offerta e dalle capacità attrattive di strutture private d’eccellenza». Infatti, le strutture private assorbono oltre il 60% della mobilità attiva in Molise (90,2%), Lombardia (71,1%), Puglia (68,9%) e Lazio (63,8%). In altre Regioni la capacità attrattiva del privato resta invece inferiore al 20%: Valle D’Aosta (15,7%), Umbria (15,1%), Liguria (11,4%), Provincia autonoma di Bolzano (9,1%) e Basilicata (7,2%). l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: CREDITI PER MOBILITÀ SANITARIA ATTIVA: ANNO 2023 L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (euro 201,6 milioni) non sono riportato in quanto l’analisi è riferita a Regioni e Province Autonome. DEBITI PER MOBILITÀ SANITARIA PASSIVA: ANNO 2023 L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (euro 248.903) non è riportato in quanto l’analisi è riferita a Regioni e Province Autonome. Image: -tit_org- Malati, grande esodo in Lombardia -sec_org-
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title§§ Al via il Forum del Welfare "Spazio a chi si occupa di solidarietà e inclusione"
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Estratto da pag. 48 di "REPUBBLICA MILANO" del 24 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-24T03:20:00+00:00
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tp:ocr§§ Al via il Forum del Welfare “Spazio a chi si occupa di solidarietà e inclusione” re giorni di dibattiti e confronti sul sistema sociale a Milano, sui diritti e sui nuovi bisogni, sulle risposte che l’amministrazione intende dare alle emergenze e ai problemi delle persone, dagli anziani ai senza casa, dai minori ai disabili, fino ai migranti e agli adolescenti a rischio. Torna da domani il Forum del Welfare organizzato dal Comune a Base Milano, in via Bergognone 34. Oltre ottanta relatori e relatrici, in dialogo sulla necessità di insistere nella costruzione di un «welfare di quartiere» che intervenga sulle cause strutturali che generano vulnerabilità e che coinvolga tutta la Milano possibile. L’assessore al Welfare Lamberto Bertolé (nella foto) ha costruito un programma per ascoltare le proposte di chi quotidianamente si occupa di politiche sociali, cura, contrasto alla marginalità, inclusione: «Enti, istituzioni, persone che ogni giorno condividono con noi la responsabilità di gestire un sistema di supporto per chi fa più fatica e che, durante il Forum, racconteranno alla città come il principio dell’amministrazione condivisa si traduce in prassi e pratiche comuni». Domani alle 10 a fare i saluti sarà il sindaco Beppe Sala, per poi dare il via agli incontri che terranno conto anche del momento internazionale, con il racconto di Taghreed Atef Abdelmagod Abusamra, profuga palestinese accolta in città con la sua famiglia. Tanti e illustri gli ospiti previsti, da Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione Gimbe, a Marta Cartabia, presidente emerita della Corte Costituzionale, a Filippo Grandi, già alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. Molti i volti noti del sociale a Milano: Susanna Mantovani, garante dei diritti per l’infanzia e l’adolescenza del Comune, Luigi Pagano, garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune, Alice Redaelli, presidente Arcigay Milano, Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano, Erica Tossani, condirettrice di Caritas Ambrosiana, fino allo psicoanalista Massimo Recalcati. Il programma è on line sul sito del Comune. — Z.D. T ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Al via il Forum del Welfare “Spazio a chi si occupa di solidarietà e inclusione” -sec_org-
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title§§ Medici di famiglia Venti posti scoperti "Nei prossimi anni ne mancherà 1 su 3" = II dottore non arriva
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Estratto da pag. 44 di "STAMPA ASTI" del 24 Mar 2026
Nell'Astigiano mancano 26 medici di famiglia e nei prossimi due anni ne mancherà il doppio È quanto emerge dall'ultimo rapporto della Fondazione Gimbe: "L'emergenza è destinata a peggiorare"
pubDate§§ 2026-03-24T04:56:00+00:00
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tp:ocr§§ Medici di famiglia Venti posti scoperti “Nei prossimi anni ne mancherà 1 su 3” Il dottore non arriva Nell’Astigiano mancano 26 medici di famiglia e nei prossimi due anni ne mancherà il doppio È quanto emerge dall’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe: “L’emergenza è destinata a peggiorare” N ell’Astigiano mancano 26 medici di famiglia e nel 2025 ne sono arrivati solo 6. È quanto emerge dall’ultimo rapporto elaborato dalla Fondazione Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze (Gimbe), che fotografa una situazione già critica e destinata a peggiorare nei prossimi anni. Il problema, infatti, è solo all’inizio: considerando il limite di età fissato a 71 anni, nei prossimi tre anni andranno in pensione dieci medici, ma se si prende come riferimento l’età minima di uscita, pari a 68 anni, il numero sale a 23. – PAGINA 44 N ell’Astigiano mancano 26 medici di famiglia e nel 2025 ne sono arrivati solo 6. È quanto emerge dall’ultimo rapporto della Fondazione Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze (Gimbe), che fotografa una situazione già critica e destinata a peggiorare nei prossimi anni. Il problema, infatti, è solo all’inizio: considerando il limite di età fissato a 71 anni, nei prossimi tre anni andranno in pensione dieci medici, ma se si prende come riferimento l’età minima di uscita, pari a 68 anni, il numero sale a 23. Sommando queste uscite alla carenza attuale, entro il 2028 si arriverà a 43 posti scoperti su 147 necessari, ovvero circa un medico su tre. A fronte di questa prospettiva, il ricambio generazionale appare insufficiente: dai corsi di formazione in medicina generale sono attesi due nuovi medici nel 2027, cinque nel 2028 e tre nel 2029. L’emergenza non riguarda solo l’Astigiano, ma coinvolge l’intero Piemonte, dove nel 2025 sono state assegnate appena 100 posizioni su 605 disponibili; la situazione più critica si registra a Biella, dove mancano 28 medici di base e non è arrivato alcun sostegno. Anche la formazione mostra segnali di difficoltà: lo scorso anno si sono iscritti 80 candidati a fronte di 160 posti disponibili, mentre quest’anno le adesioni sono scese a 55, a parità di borse. «In tutta la regione si copre meno della metà del fabbisogno», avverte Claudio Nuti, responsabile regionale del corso triennale post-laurea, sottolineando che «entro tre anni i medici non saranno sufficienti». Alla base della scarsa attrattività della professione ci sono diversi fattori: «Le altre specializzazioni prevedono compensi intorno ai 1.700 euro mensili, mentre chi sceglie la medicina generale si ferma a meno di 800 euro, con prospettive economiche future poco competitive rispetto al resto del settore sanitario», spiega Nuti. Incide anche un contratto fermo da anni, con una retribuzione legata al numero di assistiti: circa 70 euro lordi per paziente fino a 500, cifra che si riduce della metà oltre quella soglia. Anche raggiungendo il massimo degli assistiti, il reddito annuo si aggira sui 70 mila euro lordi, da cui vanno detratti tasse, costi di gestione e spese professionali, tra cui segreteria, affitto dello studio e sostituzioni durante ferie o malattia. «Chi intraprende oggi questa carriera deve affrontare un percorso formativo articolato», aggiunge Nuti, «gestito interamente dalla Regione tramite l’Asl To Città Metropolitana, che definisce i programmi con società scientifiche, agenzie e sindacati, lasciando fuori l’Università che dovrebbe avere un ruolo centrale». Tra i nuovi ingressi nell’Astigiano c’è Tiziana Marchisio, in servizio da febbraio 2025 nella zona nord dell'Astigiano tra Montafia e Villanova d’Asti, dove ha già un carico di 1.600 pazienti: «Già durante la fase finale della formazione avevo sostituito un collega trasferito e ora seguo anche i pazienti di un’altra dottoressa andata in pensione da poco». Un lavoro impegnativo, tra visite e pratiche amministrative, che lascia poco spazio alla vita privata . «Si guadagna poco e si lavora tantissimo. Durante i tre anni di corso per coprire le spese, facevo sostituzioni e turni di guardia medica. Mi capitava di fin
ire il tirocinio, iniziare il turno notturno e poi andare a lezione». Nonostante le difficoltà, Marchisio rivendica la scelta fatta: «Non ho intrapreso questa strada per notorietà o denaro. Ho deciso di fare il medico per curare la gente». P. V. — ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: La formazione in difficoltà: lo scorso anno si sono iscritti 80 candidati a fronte di 160 posti disponibili, quest’anno le adesioni sono scese a 55 CLAUDIO NUTI MEDICO DI BASE RESPONSABILE CORSI “ “ Le specializzazioni hanno compensi intorno ai 1.700 euro mentre la medicina generale 800 euro TIZIANA MARCHISIO MEDICO DI VILLANOVA E MONTAFIA Non ho intrapreso questa strada per denaro, ho deciso di fare il medico per curare la gente A incidere è anche un contratto fermo da anni, con una retribuzione legata al numero di assistiti: circa 70 euro lordi per paziente fino a 500 Image: -tit_org- Medici di famiglia Venti posti scoperti “Nei prossimi anni ne mancherà 1 su 3” II dottore non arriva -sec_org-
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title§§ Dal Gabinetto di Schillaci alla Corte dei Conti: il caso Mattei
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Estratto da pag. 11 di "FATTO QUOTIDIANO" del 24 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-24T04:46:00+00:00
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tp:ocr§§ Dal Gabinetto di Schillaci alla Corte dei Conti: il caso Mattei C’ è chi studia per diventare magistrato. E poi c’è chi fa un giro più creativo: passa dal ruolo di capo di gabinetto al ministero della Salute direttamente alla Corte dei Conti. È il caso di Marco Mattei, fedelissimo del ministro Orazio Schillaci, che potrebbe indossare la toga della magistratura contabile già entro maggio. Il curriculum, va detto, è di quelli che fanno “scena”: ginecologo, dottorato, master in Economia sanitaria, laurea in Amministrazione, un altro master in Management pubblico, docente universitario, giornalista pubblicista. E infatti la domanda non è tanto se sia qualificato, ma per cosa esattamente. Perché il punto non è la ginecologia. È la traiettoria. Mattei, partito come medico dai Castelli Romani, è diventato sindaco di Albano Laziale per due mandati nel centrodestra, poi assessore regionale nella giunta Polverini, fino a diventare uomo di peso di Fratelli d’Italia, ben inserito nel “cerchio magico” delle sorelle Meloni. E alla fine, puntuale arriva la toga. Un percorso lineare, verrebbe da dire. Quasi didattico. E infatti non è nemmeno un caso isolato. Prima di lui c’è stato il capo di gabinetto del ministro Francesco Lollobrigida, Raffaelle Borriello anche lui approdato alla magistratura contabile. Coincidenze? Forse. Oppure una nuova scuola di formazione per aspiranti giudici dei conti. Perché diciamolo chiaramente: la Corte dei Conti non è solo un’istituzione. È un approdo. Uno di quelli seri. Stipendio importante, pensione blindata, indipendenza costituzionale, inamovibilità. Tradotto: una volta entrati, non vi sposta più nessuno. Nemmeno chi vi ha nominato. Nemmeno se cambia il vento e la maggioranza. E se proprio la politica chiama ancora? Nessun problema. Esiste il “fuori ruolo”: si esce temporaneamente, e poi si rientra. Sempre con il paracadute aperto. Basti pensare a Raffaele Borriello, nominato consigliere della Corte dei Conti il 17 gennaio 2025 e richiamato come capo di gabinetto dal ministro Lollobrigida appena una settimana dopo, il 24 gennaio. In sostanza: la toga si indossa una volta sola, ma funziona come un’assicurazione sulla vita. LINDA DI BENEDETTO ---End text--- Author: LINDA DI BENEDETTO Heading: Highlight: GIRAVOLTE UOMO DI FDI NEL LAZIO, PROFESSIONE GINECOLOGO Image: -tit_org- Dal Gabinetto di Schillaci alla Corte dei Conti: il caso Mattei -sec_org-
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title§§ Salute, lady Cirielli in pole per gestire le liste d'attesa
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Estratto da pag. 11 di "FATTO QUOTIDIANO" del 24 Mar 2026
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tp:ocr§§ Salute, lady Cirielli in pole per gestire le liste d’attesa POLTRONE&POTERE t » Alessandro Mantovani È in pole position Mara Campitiello, moglie del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, per la guida del delicato Organismo di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria che dovrebbe occuparsi, per il ministero della Salute, dei tempi d’attesa per le prestazioni sanitarie. Le liste d’attesa, insomma, scandalo nazionale e oggetto del decreto legge 73 del 2024 approvato in fretta e furia dal governo Meloni alla vigilia delle Europee, ma tuttora applicato solo in minima parte. Addirittura, secondo tre diverse fonti del ministero, la nomina di Campitiello avverrebbe senza interpello, cioè senza prendere in considerazione altre possibili candidature. Una nomina diretta per l’attuale responsabile del dipartimento che comprende Prevenzione, Ricerca ed Emergenze sanitarie, moglie del viceministro che è anche il punto di riferimento di Fratelli d’Italia in Campania dove è stato candidato alla guida della Regione, sconfitto lo scorso autunno da Roberto Fico. Campitiello compirebbe così l’ennesimo salto di carriera: arrivò al ministero come consulente sulla procreazione assistita, ebbe poi un incarico alla Prevenzione, quindi a capo della segreteria tecnica del ministro Orazio Schillaci e infine a capo dipartimento, un ruolo sovraordinato a quello dei direttori generali. Prima del governo Meloni non aveva espeMINIST DUE AN PER IST L’ORGA DI CON rienza dirigenziale, con la nomina all’Organismo di vigilanza sulle liste d’attesa otterrebbe un incarico per una durata variabile fra i tre e i cinque anni che, a differenza di quello attuale, non è soggetto a spoils system. Campitiello così rimarrà in carica, nei ruoli dirigenziali di prima fascia della Salute, anche quando non ci sarà più il governo Meloni. In questi anni ha lavorato, certo, ma nemmeno lei ha mai nascosto di essere stata favorita dalle relazioni familiari. “Un po’ di familismo ci sta”, disse candidamente al Foglio. Ma il problema è più generale. Se è vero che il ministro Orazio Schillaci ha esercitato in ERO NI ITUIRE NO TROLLO questi due anni una certa pressione sulle Regioni –facendo emergere trucchi e trucchetti legali e non utilizzati per nascondere i dati drammatici della sanità pubblica, liste di prenotazione chiuse e altre pratiche vergognose anche quando non vietate da norme discutibili – è vero pure che dopo quasi due anni non esiste ancora l’Organismo che dovrebbe vigilare fino al commissariamento degli enti locali inadempienti. Anzi, sulla Piattaforma nazionale di Agenas non ci sono ancora i dati omogenei che dovrebbero consentire a tutti di sapere quanto tempo ci vuole per fare una Tac o per avere una visita oculistica, ortopedica o cardiologica sul proprio territorio: stanno ancora trattando, il decreto era soprattutto uno spot elettorale, la sanità privata prospera, la rinuncia alle cure aumenta e la speranza di vita in buona salute diminuisce. L’Organismo di controllo dovrà confrontarsi con le Regioni, tutte diverse da loro e variamente alle prese con l’endemico sottofinanziamento della sanità pubblica, la pressione delle lobby private e la cattiva organizzazione. In questi anni abbiamo visto Schillaci affidarsi ai carabinieri del Nas per verificare lo stato delle liste d’attesa, quindi a un gruppo di lavoro speciale che per mesi ha analizzato i dati regionali quasi in un corpo a corpo con le Regioni. L’ufficio destinato a Campitiello comprende in teoria quattro dirigenti di seconda fascia, tre direttori sanitari, un direttore amministrativo e almeno 20 persone. Ma per mettere il naso negli affari regionali servono esperienza e credibilità amministrativa, a partire dal vertice. La fiducia del ministro, certamente meritata, non basta. Anche perché il ministro prima o poi cambierà. ---End text--- Author: Alessandro Mantovani Heading: Highlight: MINISTERO DUE ANNI PER ISTITUIRE L’ORGANO DI CONTROLLO Image:Viceministro e signora Edmondo Cirielli e (sopra) la moglie Maria Rosaria detta Mara Campitiello ANSA -tit_org- Salute, lady
Cirielli in pole per gestire le liste d'attesa -sec_org-
tp:writer§§ ALESSANDRO MANTOVANI
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title§§ Farsi curare solo dalla Cina fa male
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Estratto da pag. 7 di "FOGLIO" del 24 Mar 2026
Il rischio di importare i farmaci da paesi potenzialmente instabili e ostili
pubDate§§ 2026-03-24T04:46:00+00:00
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tp:ocr§§ Farsi curare solo dalla Cina fa male Il rischio di importare i farmaci da paesi potenzialmente instabili e ostili C’ è un numero nel Rapporto sulla competitività 2026 dell’Istat sul quale è giusto soffermarsi. Nel 2025 gli acquisti italiani di prodotti farmaceutici dalla Cina sono aumentati del 933,7 per cento. In dodici mesi, le importazioni sono passate da 680 milioni di euro a oltre 7,7 miliardi. La spiegazione tecnica è nota: i dazi americani sulla Cina hanno deviato flussi commerciali verso l’Europa e l’Italia ne ha assorbito una quota rilevante. Ma il problema vero è un altro: cosa significa, in termini di sicurezza di sistema dipendere in misura così massiccia da un unico paese fornitore per i princìpi attivi che alimentano la produzione farmaceutica? La risposta è scomoda. La quota della Cina sulle importazioni farmaceutiche italiane è balzata in un anno di 11,6 punti percentuali, raggiungendo il 13,4 per cento del totale. Nello stesso periodo, la quota della Germania si è ridotta di 4,7 punti. Il riequilibrio è avvenuto come effetto collaterale di dinamiche geopolitiche decise altrove, non da una scelta strategica del paese. Il rapporto colloca la farmaceutica tra i settori da monitorare per vulnerabilità strategica. Circa il 60 per cento delle importazioni italiane di prodotti strategici proviene da paesi a rischio politico medio o alto. Paracetamolo, metformina, amoxicillina: molti dei farmaci essenziali dipendono da catene di fornitura che passano per l’Asia. Quando quella catena si inceppa – per una guerra, una crisi geopolitica, per una decisione di Pechino – il problema non è astratto. E’ il farmaco che manca sullo scaffale, è il paziente cronico che non trova la terapia. La pandemia aveva già mostrato questa fragilità con chiarezza brutale. I lockdown cinesi interruppero le forniture in tutto il mondo. Quella lezione avrebbe dovuto tradursi in una strategia di diversificazione. In larga misura, non è accaduto. E il rapporto Istat 2026 certifica che la dipendenza dalla Cina non è diminuita. Ignorare questo campanello d’allarme sarebbe un lusso che il Servizio sanitario nazionale non può permettersi. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Farsi curare solo dalla Cina fa male -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Camici bianchi sotto assedio Negli ospedali 130mila aggressioni: un "buco nero"
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Estratto da pag. 7 di "L'IDENTITÀ" del 24 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-24T04:46:00+00:00
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tp:ocr§§ Camici bianchi sotto assedio Negli ospedali 130mila aggressioni: un “buco nero” A ggressioni negli ospedali, mentre si attende il report di fine marzo dell'Osservatorio nazionale, i numeri reali raccontano una realtà che nessuna possibile "riforma" è riuscita e a scalfire. Tra posti di polizia fantasma e bodycam inutilizzate, la sicurezza della sanità pubblica resta un miraggio burocratico. Il conto alla rovescia per i dati dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie è iniziato, ma l’aria che si respira nelle corsie degli ospedali è di rassegnazione. Nonostante l'inasprimento delle pene e l'introduzione dell'arresto in flagranza differita — il fiore all'occhiello della riforma varata tra il 2024 e il 2025 — la "guerra civile" tra pazienti e sanitari non accenna a placarsi. I numeri che circolano nelle stanze dei sindacati disegnano un quadro di inefficienza strutturale che nessun decreto è riuscito, finora, a curare. Il primo dato da analizzare, l'abisso che separa la statistica giudiziaria dalla vita reale. I casi "ufficiali" censiti dall'Inail e dal ministero della Salute si attestano intorno ai 18mila episodi annui. Tuttavia, le principali sigle sindacali (da Fnomceo a Nursing Up, fino alla Cimo-Fesmed) denunciano una realtà sommersa più inquietante: oltre 130milaaggressioni. Perché questo divario? La risposta, nel "burnout da denuncia". Un medico o un infermiere di un Pronto Soccorso di frontiera, che gestisce turni da 12 ore e una sala d'attesa con 40 persone in codice arancione, non ha il tempo materiale o la forza psicologica di passare ore in un ufficio di polizia per verbalizzare un insulto, uno schiaffo, uno spintone o una minaccia di morte. La violenza è stata "normalizzata" dagli stessi operatori, ormai un rischio professionale ineludibile. L'Onseps, in questo senso, accusato di essere un "notaio del declino": un ente che fotografa il fenomeno senza avere reali poteri di incidenza sulle piante organiche o sulla logistica della sicurezza. Uno dei pilastri della promessa governativa, il ripristino dei posti di polizia negli ospedali. La realtà , una geografia a macchie di leopardo: meno del 30% dei presidi ospedalieri italiani dispone di un posto di polizia effettivo e operativo nelle ore notturne, quelle a più alto rischio. Su circa 600 strutture ospedaliere pubbliche, la presenza fissa della Polizia di Stato garantita quasi esclusivamente nei grandi hub metropolitani. "Senza una divisa fissa in ogni Pronto Soccorso, la riforma è un guscio vuoto", dicono sottovoce nei Pronto soccorso. E i numeri della "flagranza differita" sembrano dare loro ragione. Dall'entrata in vigore della norma, gli arresti effettuati grazie alle riprese video nelle 48 ore successive all'evento sono stati pochissimi: le stime parlano di meno di 150 casi in tutta Italia nell'ultimo anno. Una goccia nell'oceano delle 130mila aggressioni stimate. Lo strumento repressivo arriva quasi sempre troppo tardi, quando il trauma — fisico e psicologico — è già consumato. Negli ultimi due anni, in alcune Regioni - Lombardia, Lazio e Campania in testa - investiti milioni di euro in dispositivi di protezione individuale tecnologica. Le bodycam applicate al camice o alle divise degli infermieri, il simbolo di questo tentativo di deterrenza. Sul campo, un fallimento tecnologico e normativo. In molti casi, dispositivi spenti per il timore di violare la privacy dei pazienti o per la complessità delle procedure di scarico dati. In altri, telecamere a circuito chiuso dei reparti obsolete o che non inquadrano i "punti ciechi" dove avviene la maggior parte delle violenze. Risorse regionali denunciate come "sprecate": soldi spesi per gadget tecnologici che non sostituiscono la mancanza cronica di guardie giurate e personale di triage formato alla de-escalation del conflitto. Tra i sindacati, un fronte spaccato, ma unito nel pessimismo. Da un lato, le sigle più vicine al dialogo istituzionale riconoscono lo sforzo legislativo ma ammettono che "senza risorse per le assunzioni, la violenz
a non si ferma". Dall'altro, i sindacati più radicali puntano il dito contro il definanziamento del Ssn. "La rabbia dei cittadini non nasce dal nulla spiegano le opposizioni regionali in Campania e Sicilia - ma dalle liste d'attesa infinite. Se un figlio aspetta dieci ore prima che il padre venga visitato, la tensione esplode. Il medico è il parafulmine di uno Stato che non garantisce il diritto alla salute". La critica è feroce: si è cercato di risolvere - si sostiene - con il codice penale un problema che è squisitamente organizzativo. Mentre l'Onseps si prepara a pubblicare le sue tabelle, la sensazione è che la politica abbia finora perso il treno per ristabilire il patto di fiducia tra medico e paziente. La riforma della flagranza non ha funzionato perché ha agito sul "dopo", ignorando il "durante". Senza un investimento massiccio in personale, senza il ripristino dei posti di polizia nella maggior parte delle strutture e senza una seria riforma del triage che riduca le attese, il report di marzo 2026 solo l'ennesimo bollettino di una guerra che lo Stato sta perdendo tra le corsie della sanità pubblica. Una sfida che il ministro della Salute Orazio Schillaci si ostina a non voler perdere: "Proteggere gli operatori sanitari e socio-sanitari non è solo un dovere ma la garanzia per i cittadini di avere cure di qualità e più sicure. Siamo di fronte a un problema che è anche culturale: aggredire chi cura significa indebolire il Servizio Sanitario Nazionale". ---End text--- Author: DAVE HILL CIRIO Heading: Highlight: Image:(© Ansa) -tit_org- Camici bianchi sotto assedio Negli ospedali 130mila aggressioni: un “buco nero” -sec_org-
tp:writer§§ DAVE HILL CIRIO
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title§§ Intervista a Giuseppe Giordano - A Siena gli Stati Generali della Salute Illaboratorio della sanità del futuro
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Estratto da pag. 10 di "L'IDENTITÀ" del 24 Mar 2026
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tp:ocr§§ A Siena gli Stati Generali della Salute Il laboratorio della sanità del futuro L INTERVISTA A GIUSEPPE GIORDANO, ASSESSORE ALLA SALUTE COMUNE DI SIENA S iena è una delle meraviglie della Toscana, nota in tutto il mondo per il palio che attira da sempre l'attenzione e la visita di migliaia di persone. La città ha delle eccellenze meno note ma non per questo meno importanti, un'amministrazione che si fa promotrice di iniziative che diventano poi punto di riferimento per l' Italia e per l'estero. Una di queste sono le giornate degli " Stati generali della Salute ", di cui l'ideatore e anima pulsante l'assessore alla Salute del Comune senese, Giuseppe Giordano. Assessore Giordano, ci spiega brevemente cosa sono le giornate della salute? “Gli Stati generali della Salute di Siena rientrano nel programma di mandato del Sindaco Nicoletta Fabio ed ho ideato il format nell'ambito di una delle mie deleghe, quella alla Sanità e Diritto alla Salute. Dal 2024 gli Stati generali si configurano come un luogo stabile di confronto sui temi della salute, della sanità, dell'innovazione riunendo istituzioni, professionisti, imprese, mondo accademico e società civile. L'obiettivo di ciascuna edizione è favorire una riflessione condivisa sulle sfide presenti e future del sistema sanitario, mettendo in relazione prevenzione, cura, ricerca e nuove tecnologie, e contribuendo alla diffusione di modelli organizzativi replicabili anche su scala nazionale ed internazionale. Nel corso delle passate edizioni, gli Stati generali della Salute hanno consolidato un format capace di coniugare approfondimento tematico, divulgazione e proposta istituzionale confermando Siena come spazio di elaborazione e condivisione di esperienze utili al dibattito pubblico e alla qualificazione delle politiche per la salute”. Tanti osservatori dall'Italia e dall'estero, sistemi innovativi che fanno da apripista ad altri momenti di approfondimento? “Verissimo. La formula di ciascuna giornata prevede sempre speech nazionali ed internazionali su buone pratiche relative al tema trattato. Presentiamo sempre un'eccellenza senese di valore internazionale, ma ci apriamo al mondo facendoci raccontare esperienze di successo replicabili. Sono dell'idea che conoscenze e successi non devono essere tenuti chiusi in uno scrigno, ma messi a disposizione della collettività soprattutto quando parliamo di un bene come la salute”. Quanto è importante la presenza dell'ospedale di Siena e la clinica universitaria, sono al vostro fianco? “Siena è da sempre città di studio, di ricerca e di innovazione per cui la presenza dell'Università, dell'Azienda Ospedaliera-Universitaria Senese e dell'Azienda Usl Toscana Sud Est è fondamentale. Così come è determinante che il Comune, che ha tra i propri compiti istituzionali la promozione della salute e l'educazione sanitaria, svolga su questi temi un ruolo di impulso e di indirizzo”. Il Sindaco, la Giunta e gli altri assessori quanto sono coinvolti nel progetto? “Come le dicevo, gli Stati generali della Salute rappresentano una delle linee del programma di mandato del nostro Sindaco per cui tutta la Giunta è resa partecipe delle idee progettuali che trovano definizione con l'approvazione di un atto di Giunta”. Fra le altre azioni concrete di cui vi fate promotori, le giornate della prevenzione sul cancro e sulle patologie cardiache, i privati e le associazioni sono al vostro fianco? “Siena ha la fortuna e la capacità di possedere una coscienza mutualistica e solidale molto diffusa. Di conseguenza le tante attività di prevenzione che svolgiamo durante l'anno non possono prescindere dal supporto di una rete di relazioni tra enti pubblici, privati ed associazioni. Ne sono conferma i truck tour sulla prevenzione che ospitiamo annualmente per diverse patologie, gli screening che organizziamo in occasione degli Stati generali della Salute e quelli realizzati nella Giornata della Salute del 7 aprile che quest'anno terremo presso il Tartarugone di Piazza del Mercato grazie a numerosissime collaborazioni”. La sua stessa formazione professionale
si è consolidata in anni di attività come dirigente nella sanità, un tecnico prestato alla politica, quanto è importante per fare le cose, applicare le idee? “La mia esperienza amministrativa nell'area delle scienze mediche e biomediche e nel post lauream mi ha sicuramente aiutato, ma il segreto in ogni cosa è studiare, aggiornarsi, confrontarsi e tessere relazioni da tradurre in servizi ed opportunità per i nostri cittadini”. ---End text--- Author: FEDERICO TASSINARI Heading: L INTERVISTA A GIUSEPPE GIORDANO, ASSESSORE ALLA SALUTE COMUNE DI SIENA Highlight: Image:La locandina 2026 L’assessore Giuseppe Giordano -tit_org- Intervista a Giuseppe Giordano - A Siena gli Stati Generali della Salute Illaboratorio della sanità del futuro -sec_org-
tp:writer§§ FEDERICO TASSINARI
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§---§
title§§ Dopo la riforma aifa tempi di approvazione dei medicinali più brevi
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Estratto da pag. 25 di "SOLE 24 ORE" del 24 Mar 2026
Di
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tp:ocr§§ L’intervento dopo la riforma aifa tempi di approvazione dei medicinali più brevi di Pierluigi Navarra L e tempistiche di negoziazione del prezzo dei farmaci sono uno dei parametri su cui viene valutata la performance delle Agenzie regolatorie, forse quello di maggiore impatto emotivo se si considerano le attese e le speranze di medici e pazienti. Il gigante dei numeri Iqvia pubblica periodicamente i dati statistici di confronto fra i vari Paesi. A fronte della rilevanza dell’argomento, l’analisi statistica che viene adottata in questi report è molto semplificata: per ogni procedura si considera una data di inizio (in area Eu, la pubblicazione in Gazzetta Europea dell'approvazione del farmaco), e una data finale (per noi in Italia la pubblicazione della determina di prezzo e rimborso approvata dal Cda di Aifa); si calcolano poi la media (deviazione standard) e la mediana della durata in giorni delle procedure. Questo semplice approccio di statistica descrittiva lascia fuori dall'analisi quelle procedure che hanno avuto inizio ma non sono ancora completate al momento in cui si analizzano i dati. Per ovviare a questa limitazione, con i miei collaboratori abbiamo pensato di applicare a questa tipologia di dati la tecnica statistica di tipo “time-to-event”. Questo approccio è molto diffuso in medicina in campo oncologico, dove l'evento che si misura può essere ad esempio la progressione della malattia, e prolungare il tempo all'evento diventa un chiaro indicatore dell'efficacia di un trattamento. Nel nostro caso, l'evento da misurare diventa l'attribuzione del prezzo al nuovo farmaco. Questo approccio ha il vantaggio di poter includere anche le procedure che non hanno ancora ottenuto un prezzo al momento in cui si effettua l'analisi. Quando è partito questo progetto, avevamo a disposizione una bancadati fornita dalla società Intexo, che includeva tutti i farmaci approvati in Ema nel periodo 202123, ed anche la possibilità di fare un confronto fra le performance di Aifa prima e dopo la riforma entrata in vigore nel marzo 2024. Applicando l'analisi time-to-event a questo campione, abbiamo trovato che la durata delle negoziazioni, calcolata dalla data di pubblicazione in Gazzetta europea alla determina di prezzo in Italia, passava da 483 giorni prima della riforma a 388 giorni dopo la riforma, con una riduzione di 95 giorni. Considerando solo l'intervallo di tempo fra la sottomissione della domanda di prezzo e rimborso in Aifa da parte delle Aziende farmaceutiche e la conclusione della procedure, quindi al netto dei tempi attribuibili alle Aziende, il tempo di negoziazione risultava più corto di 188 giorni nel periodo post-riforma. Sono state anche condotte analisi di sensibilità, considerando periodi temporali in cui l'operatività dell'Aifa pre-riforma poteva riflettersi sulla performance del periodo immediatamente successivo alla riforma, ed in ogni caso abbiamo confermato una riduzione dei tempi di negoziazione. Ora questi dati sono in corso di pubblicazione sulla rivista Global and Regional Health Technology Assessment, e siamo molto interessati a verificarne l'impatto sugli esperti di settore. Siamo pienamente consapevoli della valenza mediatica di questi dati, ma desideriamo sottolineare il fatto che l'obiettivo primario di questo studio era la validazione di una nuova metodologia di analisi dei tempi di negoziazione dei prezzi, da proporre come alternativa alle semplici statistiche descrittive tuttora in uso, ed i risultati che ne sono scaturiti hanno per noi un carattere di casestudy, quindi del tutto incidentale. Professore Ordinario di Farmacologia, Direttore Sezione Farmacologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia Traslazionale, Facoltà Medicina e chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: pierluigi navarra Heading: Highlight: Image:IMAGOECONOMICA L’Agenzia del farmaco. Primi effetti sui nuovi medicinali -tit_org- Dopo la riforma aifa tempi di approvazione dei medicinali più brevi -sec_org-
tp:writer§§ pierluigi navarra
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title§§ Farmaci, l'export vince sui dazi e vola a 70 miliardi = Farmaci, l'export vince sui dazi: Toscana, Abruzzo e Lazio al top
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Estratto da pag. 25 di "SOLE 24 ORE" del 24 Mar 2026
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tp:ocr§§ abruzzo, lazio e toscana prime per crescita Farmaci, l’export vince sui dazi e vola a 70 miliardi IL BOOM DELLE ESPORTAZIONI Dati in miliardi € e variazione % sul 2024 Fonte: Istat Campania Marzio Bartoloni e Lorenzo Pace —a pagina 25 8,1 +9,2% Toscana 22,3 +92,9% Lazio 18,1 +17,3% Lombardia 11,9 +10% Salute 24. Il valore delle esportazioni nel 2025 ha sfiorato quota 70 miliardi (+28,5%). La crescita continua quest’anno: al Cenrto Sud è primo settore nelle vendite all’estero Farmaci, l’export vince sui dazi: Toscana, Abruzzo e Lazio al top I numeri. Sfiorati 70 miliardi (+28,5%) nel 2025 e la crescita continua quest’anno: la farmaceutica è il primo settore nelle esportazioni al Centro Sud. Nei distretti pesano alcuni Big, ma c’è il nodo delle materie prime Marzio Bartoloni Lorenzo Pace L a farmaceutica italiana mostra i muscoli battendo - almeno per il momento - dazi e tensioni geopolitiche. I dati definitivi sulle esportazioni nel 2025 non lasciano dubbi mostrando una crescita impetuosa del 28,5% sfiorando i 70 miliardi, quasi 15 in più dell'anno prima . Un trend che sembra non voler rallentare anche nel 2026 visto che i primi dati confermano che l'abbrivio di questa corsa non si ferma: a gennaio l'export della pillola cresce del 5,9%, rispetto allo stesso mese del 2025. Ma chi ha trascinato questa corsa e quali possono essere i rischi in futuro? Scorrendo i dati dell'Istat rilanciati anche dalle elaborazioni dei giorni scorsi dell'Ice emerge coma la corsa sia stata trascinata da alcune Regioni: in particolare tra le regine indiscusse di questo balzo c'è la Toscana che in un anno praticamente raddoppia le esportazioni (+93%) con oltre 22 miliardi, ma a segnare una importante crescita sono anche l'Abruzzo (+54%) e il Lazio (+17%), seguite da vicino da Emilia Romagna, Lombardia e Campania tutte intorno a una crescita del 10 per cento. I numeri dicono che al Centro e al Sud Italia la farmaceutica è il primo settore nell'export rispettivamente con 41,8 miliardi (un terzo del settore manifatturiero) e 11 miliardi (il 18 per cento), ma anche il Nord con i suoi centri di eccellenza tiene. Tra le destinazioni top del nostro export della pillola ci sono Usa (15,4 miliardi e +54% di crescita) dove pesano anche l'effetto scorte e scambi intra-gruppo tra multinazionali operanti in Italia, Svizzera (9,4 miliardi) e Belgio (7,4 miliardi). «I risultati da record dell'export farmaceutico italiano nel 2025 confermano la solidità del nostro settore, anche in un contesto globale complesso. Il dato positivo ha beneficiato in parte dell'effetto scorte generato all'inizio dell'anno, con l'annuncio dei possibili dazi. Ma sarebbe riduttivo spiegare questo successo solo in questo modo. Il vero motore è il valore del sistema industriale della nostra Nazione: ricerca, qualità manifatturiera, competenze e capacità di innovazione», sottolinea il presidente di Farmindustria Marcello Cattani. L'exploit della Toscana che da sola porta quasi 11 miliardi in più di esportazioni si spiega in gran parte con i numeri incredibili messi in fila dallo stabilimento di Sesto Fiorentino di Eli Lilly dove viene prodotto il suo farmaco anti diabete e obesità Mounjaro destinato soprattutto al mercato americano e cinese. Un aumento molto concentrato su di una sola azienda che quindi può cambiare anche rapidamente come dimostra, in senso contrario, il segno negativo dell'export delle Marche (-32%) dove Pfizer produce nello stabilimento di Ascoli Piceno l'antivirale Paxlovid esploso durante il Covid con destinazione soprattutto la Cina e ora crollato. La crescita in Abruzzo - 2 miliardi di export - beneficia in particolare del distretto Aquilano con big come Dompé, Menarini e Sanofi, così come nel Lazio (ben 18 miliardi) spingono i poli produttivi di Latina e Frosinone (inclusa Anagni), mentre in Campania (8 miliardi) si corre grazie a imprese come Novartis, Ibsa e diverse piccole. Queste crescite non possono ovviamente non essere influenzate nel breve periodo da quanto accade nel mondo: dalla crisi nel Golfo da dove arrivano preziose mat
erie prime per diversi farmaci con il rischio di mettere in ginocchio alcune produzioni all'effetto Trump visto che il presidente Usa – dopo aver rinunciato ai maxi dazi sui farmaci – punta ora sulla battaglia dei prezzi che vuole abbassare per i pazienti americani a scapito di quelli europei (si veda altro articolo in basso). Ma a parte lo tsunami geopolitico del momento ci sono anche trend di medio lungo periodo che pesano a cominciare dall'esposizione sempre più ampia dell'Italia alle importazioni di materie prime e principi attivi per la farmaceutica: i dati del 2025 dicono che siamo passati dai 5,3 miliardi di “prodotti farmaceutici di base” importai nel 2020 ai 25,4 miliardi dell'anno scorso (contro i 3 miliardi di export), con Usa e Cina che fanno la parte del leone nell’approvvigionarci con quasi 19 miliardi. Numeri, questi, che dovrebbero far riflettere. «Lavoreremo in collaborazione con il Governo perché questa crescita resti sostenibile in una concorrenza globale sempre più accesa e un contesto complesso che sta già determinando aumenti di costo. Le nostre imprese hanno risposto con rapidità alla domanda internazionale, mantenendo standard altissimi, ma per continuare a crescere nel 2026, sarà cruciale portare avanti con convinzione il percorso di riforma della governance, con il testo unico sulla farmaceutica, per rispondere positivamente alle sfide globali e agli effetti della clausola “Most Favored Nation” introdotta dall'amministrazione Usa», conclude Cattani. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni :-: Lorenzo Pace Heading: Highlight: Importazioni di principi attivi saliti a 25 miliardi, in arrivo soprattutto da Usa e Cina Image:marcello cattani Presidente di Farmindustria Le performance della farmaceutica IL BOOM DELLE ESPORTAZIONI L’export di articoli farmaceutici, chimico medicinali e botanici delle Regioni italiane. Dati in miliardi di euro e var. % 2025/24 REGIONE/PROV. 2024 2025 VAR % 2025/24 Toscana 11,56 22,30 Abruzzo 1,30 2,01 Lazio 15,46 18,13 Emilia Romagna 1,96 2,16 +10,2 Lombardia 10,80 11,88 +10,0 +92,9 +54,6 +17,3 7,38 8,06 Puglia 0,76 0,76 Piemonte 0,92 0,90 Veneto 1,14 1,04 –8,8 Friuli V. G. 0,16 0,14 –12,5 Sicilia 0,16 0,14 –12,5 Province diverse 0,27 0,22 Marche 2,17 1,46 ITALIA 54,0 69,45 SALDO SUI PRINCIPI ATTIVI Interscambio di prodotti farmaceutici di base In milioni di euro 70.000 28.000 60.000 24.000 50.000 20.000 40.000 +9,2 Campania SALDO SUI FARMACI Interscambio di medicinali e preparati farmaceutici In milioni di euro 0 ESPORTAZIONI 16.000 30.000 –2,2 12.000 20.000 10.000 –18,5 8.000 ESPORTAZIONI IMPORTAZIONI 4.000 0 –32,7 +28,5 Nota: le Regioni mancanti hanno un’influenza minima (inferiore allo 0,1%) dell’export totale. Fonte: Istat IMPORTAZIONI 0 2016 2025 Fonte: elaborazione Ice su dati Istat 2016 2025 Fonte: elaborazione Ice su dati Istat -tit_org- Farmaci, l’export vince sui dazi e vola a 70 miliardi Farmaci, l’export vince sui dazi: Toscana, Abruzzo e Lazio al top -sec_org-
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