title§§ Report Nursing Up. Ospedali drammaticamente oltre il limite link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301795205238.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "agenpress.it" del 23 Mar 2026

De Palma: «Si comprenda una volta per tutte che non siamo di fronte a una crisi temporanea, ma a un sistema che sta cedendo di schianto sotto il proprio peso»

pubDate§§ 2026-03-23T08:25:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301795205238.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301795205238.PDF', 'title': 'agenpress.it'} tp:url§§ https://www.agenpress.it/2026/03/23/report-nursing-up-ospedali-drammaticamente-oltre-il-limite/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301795205238.PDF tp:ocr§§ Guerra Iran. I consiglieri di Trump vogliono iniziare a gettare le basi per la diplomaziaÈ morto l’ex ministro Paolo Cirino Pomicino, aveva 87 anniTrump valuta la possibilità di inviare migliaia di soldati in IranEsplode l’ordigno che stavano preparando: morti due anarchici a RomaMojtaba Khamenei: “Colpire i nemici in patria e all’estero”Cuba si prepara ad una “possibile aggressione militare” da parte degli Stati UnitiKatz: “Accelerare la demolizione delle case libanesi”Coloni israeliani attaccano villaggi nella Cisgiordania occupataDelitto di Garlasco, la svolta della perizia: Chiara Poggi lottò con il suo assassinoMinacce di Trump. Teheran: colpiremo infrastrutture energetiche e impianti di desalinizzazione in Medio OrienteMorte Pomicino. Gianfranco Rotondi: “Come faremo senza Paolo?”Morte Pomicino. Cesa (UDC): “Uomo leale, pieno di vita e di passione politica”Morte Pomicino, Nappi (Lega): con lui scompare una grande figura politicaÈ morto l’ex ministro Paolo Cirino Pomicino, aveva 87 anniMorte Bossi. Casini: “Un indomito lottatore, un uomo rude e scomodo, ma anche profondamente buono”De Palma: «Si comprenda una volta per tutte che non siamo di fronte a una crisi temporanea, ma a un sistema che sta cedendo di schianto sotto il proprio peso»AgenPress.  Il Servizio sanitario nazionale non è più semplicemente sotto pressione: è a rischio di arresto cardio-circolatorio.L’immagine è quella di un collo di bottiglia completamente saturo, dove un tappo fragilissimo tenta di contenere una pressione che continua a salire. Se il tappo salta, l’onda d’urto travolge i pazienti, soprattutto i più fragili, compromettendo una qualità delle cure già in debito di ossigeno.Non siamo più nella gestione dell’emergenza, ma nel rischio concreto di perdita di controllo del sistema.«La causa scatenante è chiara: senza infermieri il sistema non regge, perché mancano le fondamenta dell’assistenza. In Italia mancano soprattutto infermieri, non medici, sia chiaro una volta per tutte», evidenzia il presidente nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma.OSPEDALI SATURI: IL PERICOLOSO PUNTO DI ROTTURAOggi oltre il 58% dei reparti di Medicina Interna lavora stabilmente in overbooking, con punte fino al 75–78% e livelli di occupazione dei posti letto oltre il 100% (survey FADOI 2025).Secondo Royal College of Emergency Medicine e National Audit Office, l’85% rappresenta già il limite massimo per la sicurezza, mentre oltre il 90–95% si entra in una crisi sistemica con aumento di errori clinici, infezioni e ritardi. Analisi internazionali (Association of Health Care Journalists) indicano un aumento della mortalità fino al 7%, con picchi del 12%.Quando si supera il 100%, il sistema non è più sotto pressione: rischia il blocco totale.Il quadro è chiaro: la sanità pubblica italiana è come una imbarcazione fatiscente in mezzo a una tempesta perfetta.Il confronto europeo conferma lo squilibrio: Francia e Germania mantengono l’occupazione tra il 75% e l’80%(OECD, Health at a Glance; Eurostat), mentre l’Italia resta a 3,1 posti letto per 1.000 abitanti, contro oltre 4 della media OCSE e i 7,8 della Germania.Non è un ritardo fisiologico, ma uno squilibrio strutturale.IL NODO VERO: IL TERRITORIO CHE NON ESISTE. PNRR A RISCHIO SENZA PERSONALEIl problema nasce fuori dall’ospedale. Il modello del DM 77, finanziato dal PNRR (Missione Salute, circa 19 miliardi), è ancora largamente incompleto (Agenas, Fondazione GIMBE).Sono attive 660 Case della Comunità su 1.723 (38%), ma solo 46 (meno del 3%) pienamente operative. La spesa si ferma al 23,8% e solo il 5,1% dei progetti è concluso.Gli Ospedali di Comunità sono al 22–26% (124 su 568) e mancano oltre 20.000 infermieri di famiglia (Corte dei Conti).Senza personale queste strutture non funzionano e sono destinat e a restare vere e proprie cattedrali nel deserto. Senza filtro territoriale, l’ospedale diventa l’unico punto di accesso: i pazienti entrano, ma non escono. Il tappo si forma e la pressione cresce.«Stiamo costruendo strutture che rischiano di diventare scatole vuote, mentre gli ospedali continuano a riempirsi oltre ogni limite», sottolinea De Palma.DOMANDA FUORI SCALA: IL PAESE PIÙ ANZIANO D’EUROPAL’Italia è il Paese più anziano d’Europa (ISTAT 2024), con circa 24 milioni di cittadini affetti da almeno una patologia cronica e un previsto aumento delle pluripatologie del +15% entro il 2030 (Osservatorio Nazionale sulla Salute).Questo significa ricoveri più frequenti e più lunghi. Ma chi sosterrà il peso di questa nuova sfida?IL SISTEMA SI SVUOTA: FUGA E INVECCHIAMENTO DEGLI INFERMIERIA fronte di questa pressione, il sistema perde capacità: circa 6.000 infermieri ogni anno lasciano l’Italia per lavorare all’estero, mentre oltre 20.000 professionisti sanitari hanno abbandonato il servizio pubblico volontariamente nel 2024.Il dato più critico è strutturale: oltre il 50% degli infermieri ha superato i 55 anni, tra le età medie più alte d’Europa.IL PUNTO DI ROTTURA: MENO INFERMIERI, PIÙ PAZIENTI, PIÙ RISCHIOIl rapporto arriva fino a 1 infermiere ogni 16 pazienti, oltre le soglie di sicurezza indicate dagli studi RN4CAST (Aiken), con aumento della mortalità, delle complicanze e della durata dei ricoveri.Il sovraffollamento aumenta anche le infezioni ospedaliere (+8%) secondo ECDC e studi su The Lancet Infectious Diseases.LA CHIAVE: UN SISTEMA BLOCCATOIl meccanismo si inceppa: il territorio non assorbe, l’ospedale non dimette, i posti letto restano occupati mentre il personale diminuisce e la domanda cresce.È così che il sistema sanitario rischia il blocco strutturale.«Senza infermieri i letti non si liberano, senza territorio i pazienti non escono. L’ospedale diventa un imbuto permanente. E quando il flusso si blocca, il sistema non regge più: il tappo rischia seriamente di saltare», conclude De Palma. Testata Registrata c/o Tribunale di Velletri 15/2002 | Direttore Responsabile: Maria ContiLe foto, video e testi presenti su AgenPress.it provengono anche attraverso la rete Internet: per utilizzo informativo, didattico, scientifico e non a scopo di lucro.Al fine di accettare il libero regime di circolazione e non violare il diritto d'autore o altri diritti esclusivi verranno effettuate le opportune verifiche. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso di materiale riservato.CONTATTI: redazione@agenpress.itChi SiamoBoardInserzionistiContattiPrivacy PolicyCookie Policy© 2025 agenpress.it - FONDATA DA MARIA CONTI. All Rights Reserved. Credits tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301795205238.PDF §---§ title§§ Report Nursing Up: Ospedali oltre il limite: 58% dei reparti è in overbooking, posti letto oltre il 100% | AgenSalute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301808505371.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "agensalute.it" del 23 Mar 2026

De Palma: «Si comprenda una volta per tutte che non siamo di fronte a una crisi temporanea, ma a un sistema che sta cedendo di schianto sotto il proprio peso».

pubDate§§ 2026-03-23T09:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301808505371.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301808505371.PDF', 'title': 'agensalute.it'} tp:url§§ https://agensalute.it/2026/03/23/report-nursing-up-ospedali-oltre-il-limite-58-dei-reparti-e-in-overbooking-posti-letto-oltre-il-100/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301808505371.PDF tp:ocr§§ De Palma: «Si comprenda una volta per tutte che non siamo di fronte a una crisi temporanea, ma a un sistema che sta cedendo di schianto sotto il proprio peso».ROMA, 23 MARZO 2026 – Il Servizio sanitario nazionale non è più semplicemente sotto pressione: è a rischio di arresto cardio-circolatorio.L’immagine è quella di un collo di bottiglia completamente saturo, dove un tappo fragilissimo tenta di contenere una pressione che continua a salire. Se il tappo salta, l’onda d’urto travolge i pazienti, soprattutto i più fragili, compromettendo una qualità delle cure già in debito di ossigeno.Non siamo più nella gestione dell’emergenza, ma nel rischio concreto di perdita di controllo del sistema.«La causa scatenante è chiara: senza infermieri il sistema non regge, perché mancano le fondamenta dell’assistenza. In Italia mancano soprattutto infermieri, non medici, sia chiaro una volta per tutte», evidenzia il presidente nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma.OSPEDALI SATURI: IL PERICOLOSO PUNTO DI ROTTURAOggi oltre il 58% dei reparti di Medicina Interna lavora stabilmente in overbooking, con punte fino al 75–78% e livelli di occupazione dei posti letto oltre il 100% (survey FADOI 2025).Secondo Royal College of Emergency Medicine e National Audit Office, l’85% rappresenta già il limite massimo per la sicurezza, mentre oltre il 90–95% si entra in una crisi sistemica con aumento di errori clinici, infezioni e ritardi. Analisi internazionali (Association of Health Care Journalists) indicano un aumento della mortalità fino al 7%, con picchi del 12%.Quando si supera il 100%, il sistema non è più sotto pressione: rischia il blocco totale.Il quadro è chiaro: la sanità pubblica italiana è come una imbarcazione fatiscente in mezzo a una tempesta perfetta.Il confronto europeo conferma lo squilibrio: Francia e Germania mantengono l’occupazione tra il 75% e l’80%(OECD, Health at a Glance; Eurostat), mentre l’Italia resta a 3,1 posti letto per 1.000 abitanti, contro oltre 4 della media OCSE e i 7,8 della Germania.Non è un ritardo fisiologico, ma uno squilibrio strutturale.IL NODO VERO: IL TERRITORIO CHE NON ESISTE. PNRR A RISCHIO SENZA PERSONALEIl problema nasce fuori dall’ospedale. Il modello del DM 77, finanziato dal PNRR (Missione Salute, circa 19 miliardi), è ancora largamente incompleto (Agenas, Fondazione GIMBE).Sono attive 660 Case della Comunità su 1.723 (38%), ma solo 46 (meno del 3%) pienamente operative. La spesa si ferma al 23,8% e solo il 5,1% dei progetti è concluso.Gli Ospedali di Comunità sono al 22–26% (124 su 568) e mancano oltre 20.000 infermieri di famiglia (Corte dei Conti).Senza personale queste strutture non funzionano e sono destinate a restare vere e proprie cattedrali nel deserto. Senza filtro territoriale, l’ospedale diventa l’unico punto di accesso: i pazienti entrano, ma non escono. Il tappo si forma e la pressione cresce.«Stiamo costruendo strutture che rischiano di diventare scatole vuote, mentre gli ospedali continuano a riempirsi oltre ogni limite», sottolinea De Palma.DOMANDA FUORI SCALA: IL PAESE PIÙ ANZIANO D’EUROPAL’Italia è il Paese più anziano d’Europa (ISTAT 2024), con circa 24 milioni di cittadini affetti da almeno una patologia cronica e un previsto aumento delle pluripatologie del +15% entro il 2030 (Osservatorio Nazionale sulla Salute).Questo significa ricoveri più frequenti e più lunghi. Ma chi sosterrà il peso di questa nuova sfida?IL SISTEMA SI SVUOTA: FUGA E INVECCHIAMENTO DEGLI INFERMIERIA fronte di questa pressione, il sistema perde capacità: circa 6.000 infermieri ogni anno lasciano l’Italia per lavorare all’estero, mentre oltre 20.000 professionisti sanitari hanno abbandonato il servizio pubblico volontariamente nel 2024.Il dato più critico è strutturale: oltre il 50% degli infermieri ha superato i 55 anni, tra le età medie più alte d’Europa.IL PUNTO DI ROTTURA: MENO INFERMIERI, PIÙ PAZIENTI, PIÙ RISCHIOIl rapporto arriva fino a 1 infermiere ogni 16 pazienti, oltre le sogli e di sicurezza indicate dagli studi RN4CAST (Aiken), con aumento della mortalità, delle complicanze e della durata dei ricoveri.Il sovraffollamento aumenta anche le infezioni ospedaliere (+8%) secondo ECDC e studi su The Lancet Infectious Diseases.LA CHIAVE: UN SISTEMA BLOCCATOIl meccanismo si inceppa: il territorio non assorbe, l’ospedale non dimette, i posti letto restano occupati mentre il personale diminuisce e la domanda cresce.È così che il sistema sanitario rischia il blocco strutturale.«Senza infermieri i letti non si liberano, senza territorio i pazienti non escono. L’ospedale diventa un imbuto permanente. E quando il flusso si blocca, il sistema non regge più: il tappo rischia seriamente di saltare», conclude De Palma.Quotidiano telematico reg. Tribunale di Roma n.13/2026 del 29 gennaio 2026Direttore Responsabile: Alessandro CozzaEditore: FaroPress di Fabio RolloEditore Fabio Rollo  |  Via dell’Ospedaletto Marziale, 28 – 00189 Roma  |  P.Iva 15302271000© 2026 FaroPress Network – AgenSalute | Tutti i diritti sono riservati.Quotidiano telematico reg. Tribunale di Roma n.13/2026 del 29 gennaio 2026Direttore Responsabile: Alessandro CozzaEditore: FaroPress di Fabio RolloEditore FaroPress di Fabio Rollo  |  Via dell’Ospedaletto Marziale, 28 – 00189 Roma  |  P.Iva 15302271000© 2026 FaroPress Network – AgenSalute | Tutti i diritti sono riservati. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301808505371.PDF §---§ title§§ Nursing Up: Ospedali, il 58% dei reparti è in overbooking link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301840005558.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "askanews.it" del 23 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-23T10:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301840005558.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301840005558.PDF', 'title': 'askanews.it'} tp:url§§ https://askanews.it/2026/03/23/nursing-up-ospedali-il-58-dei-reparti-e-in-overbooking/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301840005558.PDF tp:ocr§§ Roma, 23 mar. (askanews) – Il Servizio sanitario nazionale non è più semplicemente sotto pressione: è a rischio di arresto cardio-circolatorio. L’immagine è quella di un collo di bottiglia completamente saturo, dove un tappo fragilissimo tenta di contenere una pressione che continua a salire. Se il tappo salta, l’onda d’urto travolge i pazienti, soprattutto i più fragili, compromettendo una qualità delle cure già in debito di ossigeno. Non siamo più nella gestione dell’emergenza, ma nel rischio concreto di perdita di controllo del sistema. Lo riferiscfe il report redatto dal sindacato Nursing Up. «La causa scatenante – evidenzia il presidente nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma – è chiara: senza infermieri il sistema non regge, perché mancano le fondamenta dell’assistenza. In Italia mancano soprattutto infermieri, non medici, sia chiaro una volta per tutte». Oggi oltre il 58% dei reparti di Medicina Interna lavora stabilmente in overbooking, con punte fino al 75-78% e livelli di occupazione dei posti letto oltre il 100% (survey FADOI 2025). Secondo Royal College of Emergency Medicine e National Audit Office, l’85% rappresenta già il limite massimo per la sicurezza, mentre oltre il 90-95% si entra in una crisi sistemica con aumento di errori clinici, infezioni e ritardi. Analisi internazionali (Association of Health Care Journalists) indicano un aumento della mortalità fino al 7%, con picchi del 12%. Quando si supera il 100%, il sistema non è più sotto pressione: rischia il blocco totale. Il quadro è chiaro: la sanità pubblica italiana è come una imbarcazione fatiscente in mezzo a una tempesta perfetta. Il confronto europeo conferma lo squilibrio: Francia e Germania mantengono l’occupazione tra il 75% e l’80%(OECD, Health at a Glance; Eurostat), mentre l’Italia resta a 3,1 posti letto per 1.000 abitanti, contro oltre 4 della media OCSE e i 7,8 della Germania. Non è un ritardo fisiologico, ma uno squilibrio strutturale. Il problema nasce fuori dall’ospedale. Il modello del DM 77, finanziato dal PNRR (Missione Salute, circa 19 miliardi), è ancora largamente incompleto (Agenas, Fondazione GIMBE). Sono attive 660 Case della Comunità su 1.723 (38%), ma solo 46 (meno del 3%) pienamente operative. La spesa si ferma al 23,8% e solo il 5,1% dei progetti è concluso. Gli Ospedali di Comunità sono al 22-26% (124 su 568) e mancano oltre 20.000 infermieri di famiglia (Corte dei Conti). Senza personale queste strutture non funzionano e sono destinate a restare vere e proprie cattedrali nel deserto. Senza filtro territoriale, l’ospedale diventa l’unico punto di accesso: i pazienti entrano, ma non escono. Il tappo si forma e la pressione cresce. «Stiamo costruendo strutture che rischiano di diventare scatole vuote, mentre gli ospedali continuano a riempirsi oltre ogni limite», sottolinea De Palma. L’Italia è il Paese più anziano d’Europa (ISTAT 2024), con circa 24 milioni di cittadini affetti da almeno una patologia cronica e un previsto aumento delle pluripatologie del +15% entro il 2030 (Osservatorio Nazionale sulla Salute). Questo significa ricoveri più frequenti e più lunghi. Ma chi sosterrà il peso di questa nuova sfida? A fronte di questa pressione, il sistema perde capacità: circa 6.000 infermieri ogni anno lasciano l’Italia per lavorare all’estero, mentre oltre 20.000 professionisti sanitari hanno abbandonato il servizio pubblico volontariamente nel 2024. Il dato più critico è strutturale: oltre il 50% degli infermieri ha superato i 55 anni, tra le età medie più alte d’Europa. Il rapporto arriva fino a 1 infermiere ogni 16 pazienti, oltre le soglie di sicurezza indicate dagli studi RN4CAST (Aiken), con aumento della mortalità, delle complicanze e della durata dei ricoveri. Il sovraffollamento aumenta anche le infezioni ospedaliere (+8%) secondo ECDC e studi su The Lancet Infectious Diseases. Il meccanismo si inceppa: il territorio non assorbe, l’ospedale non dimette, i posti letto restano occupati mentre il personale diminuisce e la domanda cresce. È così che il sistema sanitario rischia il blocco strutturale. «Senza infermieri i letti non si liberano, senza territorio i pazienti non escono. L’ospedale diventa un imbuto permanente. E quando il flusso si blocca, il sistema non regge più: il tappo rischia seriamente di saltare», conclude De Palma. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301840005558.PDF §---§ title§§ Fascicolo sanitario elettronico: cosa cambia per pazienti, medici e strutture - La Stampa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032302030903339.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "lastampa.it" del 23 Mar 2026

Dal 31 marzo via all''ultima fase di attuazione in vista della scadenza di giugno, destinata a dare piena operatività al sistema. Dalle prenotazioni ai pagament…

pubDate§§ 2026-03-23T04:21:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032302030903339.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032302030903339.PDF', 'title': 'lastampa.it'} tp:url§§ https://www.lastampa.it/tuttosoldi/2026/03/23/news/fascicolo_sanitario_elettronico_cosa_cambia_pazienti_medici_strutture-15555682/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032302030903339.PDF tp:ocr§§ Novità in arrivo per il fascicolo sanitario elettronico. Dal prossimo 31 marzo scatta l'ultima fase di attuazione in vista della scadenza di giugno, destinata a dare piena operatività al sistema. Ma restano ancora forti ritardi e divari a livello nazionale. Sia per i documenti resi disponibili dalle singole Regioni, sia per l'utilizzo da parte dei cittadini. Ma è uno strumento realmente utile per la propria salute? Vediamo, passo passo, tutte le novità e come conviene usarlo a proprio beneficio e senza correre rischi per la privacy. Arriva il fascicolo sanitario elettronico 2.0 Il fascicolo sanitario elettronico è, come noto, uno dei traguardi del Pnnr nel quadro, più ampio, della digitalizzazione della sanità. La dotazione è stata di 610 milioni di euro: 300 distribuiti territorialmente per adeguare i sistemi regionali, il resto per la formazione delle competenze digitali dei professionisti sanitari. Che cosa cambia ora? Entro il 31 marzo 2026, tutte le strutture sanitarie italiane pubbliche e private, grandi e piccole, ospedali e singoli studi professionali devono allinearsi al nuovo modello ed essere in grado di trasmettere i documenti sanitari nel formato standard comune. Qualsiasi referto, inoltre, dovrà essere inviato entro cinque giorni dall'erogazione della prestazione. Altro punto riguarda il profilo sanitario sintetico (o “Patient Summary”): una “carta d'identità sanitaria”, con le informazioni essenziali sulla salute di ogni cittadino. Ebbene, questa scheda andrà compilata dal medico di famiglia (o dal pediatra nel caso di bambini) e, in caso di emergenze gravi, sarà consultabile dal Pronto soccorso anche senza il consenso dell'interessato. Insomma, in vista della scadenza di fine giugno fissata dal Pnnr, il fascicolo sanitario elettronico entra nella vita degli italiani. Anche se non tutti, in realtà, sanno ancora di averne uno. Stando ai dati del monitoraggio FSE di AgID, fermi al 30 settembre scorso, meno di un italiano su due ha espresso il consenso alla consultazione del suo fascicolo da parte dei medici e meno di 6,5 milioni (ovvero il 27% della popolazione) lo ha effettivamente utilizzato. Per capire la portata del cambiamento, bisogna pensare alla situazione di partenza. Quanti di noi hanno dovuto conservare montagne di carta fra analisi e referti? Quanti hanno dovuto ripetere esami già fatti per un disturbo? Quanti si sono trovati ad affrontare un imprevisto in vacanza o in una trasferta di lavoro dovendo informare di allergie o altri problemi personali? In estrema sintesi, il fascicolo raccoglie la storia clinica di ogni cittadino ovvero le informazioni e i documenti che lo riguardano, prodotti dal sistema sanitario nazionale. Quindi, sia di medici e operatori sanitari anche di strutture diverse (ASL, ospedali, medici di famiglia e pediatri, specialisti e così via) ma anche quelli di strutture sanitarie private. Che cosa si trova? Il fascicolo sanitario personale contiene, costantemente aggiornati, i dati anagrafici, il medico di medicina generale di riferimento (e, in presenza di figli minori, anche il pediatra di libera scelta), le informazioni e i documenti sanitari rilasciati da qualsiasi struttura del servizio sanitario regionale e nazionale, sia pubblica sia privata. Che cosa cambia per i pazienti Il fascicolo sanitario è una sorta di “archivio” che raccoglie e conserva ogni informazione utile sullo stato di salute. Dagli eventi clinici più severi come un ricovero ospedaliero o un trattamento sanitario, ai sintomi apparentemente insignificanti come un capogiro improvviso o una fitta al petto. Il sistema si alimenta in automatico e si aggiorna costantemente con i contenuti attinenti la salute dell'assistito. Ma all'utente è consentito anche di caricare in proprio la documentazione di strutture private, di specialisti non appartenenti al sistema sanitario pubblico o di un altro Paese dove si è soggiornato. In pratica, ciascuno può tenere traccia (comodamente da casa) della sua storia clinica. L'obiettivo è dotare ogni cittadino di una “memoria” dettagliata delle proprie condizioni fisiche e mentali per assicurare un quadro completo al medico in caso di disturbi. Il beneficio è evitare di ripetere analisi, esami e prestazioni già effettuati, risparmiarsi lunghe liste di attesa o una discreta spesa dal portafoglio. Che cosa cambia per i medici: diagnosi e pronto soccorso Per i medici, il vantaggio di visionare ogni evento clinico verificatosi nel passato del paziente o l'esito di eventuali esami già effettuati si traduce in meno accertamenti da fare, maggiore tempestività di diagnosi e terapia, taglio di costi sanitari. Il nuovo decreto, inoltre, disciplina l'accesso al fascicolo sanitario elettronico in situazioni di emergenza. Ebbene, anche in presenza di limiti al consenso da parte del titolare, il medico di pronto soccorso potrà consultare almeno il cosiddetto “ profilo sanitario sintetico” cioè la sintesi dello stato di salute. In tal modo, potrà apprendere se il paziente che si trova sulla barella è cardiopatico o diabetico o allergico a farmaci in modo da intervenire in modo tempestivo e più efficace. Sarà il medico di base a dover compilare, sempre entro il 31 marzo, questo profilo generale e a tenerlo aggiornato. Che cosa cambia per le strutture: i nuovi adempimenti Anche le strutture sanitarie private sono tenute a garantire la disponibilità dei dati clinici dei pazienti in tempo reale. Finora, l'obbligo riguardava solo quelle convenzionate con il sistema sanitario nazionale. Ma, con il nuovo modello, tutti i soggetti che erogano prestazioni sanitarie - compresi i libero professionisti e i privati non convenzionati - devono adeguarsi e accreditarsi. Questo vuol dire che i documenti clinici dovranno essere prodotti nel formato standardizzato comune (che, per l'assistito, risulterà un pdf) e firmati digitalmente, prima di essere trasmessi al portale regionale del fascicolo sanitario elettronico. In tal modo, saranno tutti “omogenei”. Chi deve mettersi in linea? Il nuovo adempimento, entro il 31 marzo 2026, coinvolge poliambulatori e centri medici privati (anche in regime di solvenza), studi odontoiatrici e fisioterapici, laboratori di analisi e cliniche private, qualsiasi struttura sanitaria che produca referti, lettere di dimissione, verbali di pronto soccorso. Nella pratica, le strutture sanitarie private devono, innanzitutto, registrarsi presso la propria Regione e ottenere le credenziali di accesso, verificare che ogni specialista sia dotato di firma digitale e assicurarsi che l'infrastruttura sia in grado di produrre documenti nel formato standard richiesto e di inviarli nel rispetto dei vincoli di privacy e sicurezza. Accesso al fascicolo e delega Come accedere al proprio fascicolo sanitario elettronico? Ebbene, non esiste un unico fascicolo a livello nazionale. Quindi, per un cittadino la via più facile è andare sul portale dedicato (https://www.fascicolosanitario.gov.it/portale/accedi-al-fascicolo) e cliccare sulla propria Regione di residenza. Una volta sulla piattaforma del fascicolo sanitario regionale, conviene verificare se esiste l'app da scaricare sul proprio smartphone (alcune Regioni l'hanno sviluppata). L'accesso al proprio FSE avviene tramite i sistemi d'identità digitale ovvero Spid, Cie o tessera sanitaria. Ma il titolare può delegare altri al posto suo (fino a un massimo di cinque). In questo caso, va compilato l'apposito modulo per indicare la persona di fiducia, cui spetterà anche la gestione dei consensi (ovvero a chi dare l'autorizzazione di consultare il fascicolo del titolare). Per i soggetti sottoposti alle forme di tutela del codice civile, il permesso è espresso da chi esercita i poteri di rappresentanza (se attribuiti dall'Autorità Giudiziaria). Per i minorenni, l'accesso e la gestione del fascicolo sanitario (incluso il permesso a visionarlo) spetta ai genitori o ai soggetti con la responsabilità genitoriale (lo stesso vale per tutori, amministratori di sostegno, curatori di una persona). Solo alla maggiore età, il diciottenne potrà prendere possesso del suo fascicolo sanitario e confermare il suo consenso alla consultazione con un'espressa manifestazione di volont à. Va sottolineato che l'accesso è sempre proibito a chi non ha finalita` di cura, anche se opera in ambito sanitario. Dunque, sono escluse dalla consultazione associazioni e organizzazioni scientifiche, organismi amministrativi ma anche periti e compagnie di assicurazioni. Ingresso vietato anche a datori di lavoro e al personale medico nell'esercizio di attivita` medico-legale, compresa quella di accertamento dell'idoneita` lavorativa o per il rilascio di certificazioni ai fini di permessi o abilitazioni. Ma che cosa si trova all'interno del proprio fascicolo sanitario? Quali documenti e servizi sono oggi disponibili I documenti oggi previsti dalle norme sono 21. Oltre ai dati identificativi e amministrativi (esenzioni per reddito o patologia, contatti e deleghe), ci sono: referti di laboratorio, referti di radiologia, referti di specialistica ambulatoriale, referti di anatomia patologica, verbali di pronto soccorso, lettere di dimissione ospedaliera, profilo sanitario sintetico, prescrizioni farmaceutiche, prescrizioni di specialistica ambulatoriale, cartelle cliniche, erogazioni di farmaci a carico del SSN e non a carico, schede di singola vaccinazione, certificato sullo stato vaccinale, erogazione di prestazioni di assistenza specialistica, lettere di invito per screening, vaccinazione o altri percorsi di prevenzione, tessere di portatore di impianto. Infine, il taccuino personale dell'assistito. Ogni territorio, però, può integrare con altre tipologie di documenti: per esempio, già ora in Lombardia, Trentino, Molise, Puglia e Sicilia, si può avere un certificato di malattia. Ma, per esempio, solo Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta rendono oggi disponibile il “bilancio di salute” ovvero il monitoraggio della crescita e sviluppo dei bebè. Il livello di copertura, però, può variare molto non solo fra regioni ma anche fra aziende sanitarie e fra le strutture di una stessa azienda sanitaria. I sistemi, infatti, sono nati in momenti diversi e si sono sviluppati nel tempo in maniera molto difforme a livello territoriale. Anche sotto il profilo tecnologico e digitale. Sempre in base all'ultimo monitoraggio FSE, tutte le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, hanno già reso disponibili sette documenti: prescrizione ed erogazione dei farmaci a carico del sistema sanitario nazionale (“ricetta digitale”), referto di laboratorio e di radiologia, referto specialistico ambulatoriale, prescrizione di visita specialistica, verbale di pronto soccorso. Ma, per esempio, non sono a disposizione ovunque altri documenti rilevanti come la cartella clinica o la lettera per invitare il cittadino a screening e altri esami di prevenzione. Passando ai servizi, solo nove Regioni consentono di consultare le liste d'attesa e appena quattro garantiscono la prenotazione di una televisita. La Toscana è l'unica a offrire la richiesta di trasporto per servizio sanitario mentre solo in Liguria si può contattare il servizio “Pronto badante”. Un divario digitale che rischia di aumentare quello reale? «Le criticità principali odierne riguardano anzitutto la forte eterogeneità tra le Regioni, sia sul piano delle infrastrutture tecnologiche sia su quello dell'effettivo utilizzo del fascicolo sanitario elettronico» sottolinea Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe. «Non è sufficiente renderlo disponibile: deve essere alimentato in modo completo e continuo da tutti gli attori del sistema. Un secondo nodo è la scarsa interoperabilità tra sistemi informativi, ancora frammentati, che limita la circolazione dei dati. Infine, resta cruciale il coinvolgimento di professionisti sanitari e cittadini: senza un utilizzo quotidiano e diffuso nella pratica clinica e senza il consenso alla consultazione, il fascicolo rischia di rimanere uno strumento formale». Dal Dipartimento per la trasformazione digitale si evidenzia che «i divari regionali sono affrontati con un approccio strutturale che ha già visto investimenti per 300 milioni di euro mentre per i cittadini, oltre alla campagna informativa nazionale lanciata poche settimane f a per aumentare consapevolezza e fiducia, l'utilizzo del fascicolo sanitario elettronico è accompagnato in diversi modi: per esempio, con i 4 mila “Punti digitale facile” che offrono supporto e assistenza gratuita sul territorio alle fasce meno digitalizzate e hanno raggiunto già l'obiettivo Pnnr di due milioni di cittadini formati». Insomma, c'è ancora molto lavoro da fare. «Serve un primo accesso ed è necessario gestire i consensi per attivare l'uso da parte dei medici», chiarisce Chiara Sgarbossa, direttrice dell'Osservatorio sanità digitale del Politecnico di Milano. «È un work-in-progress ma è fondamentale informare bene i cittadini. Sarebbe opportuno farlo con i medici di base e le farmacie, i più vicini agli assistiti. Solo se i diretti interessati percepiranno i reali benefici e l'utilità del fascicolo sanitario per la salute e la prevenzione, ci sarà l'effettivo cambiamento». Il taccuino personale riservato All'interno del fascicolo, inoltre, è prevista una sezione riservata che ogni assistito può gestire per conto suo. In che modo? L'utente può decidere di caricare eventuali eventi clinici o documenti sanitari riferiti a prestazioni erogate, anche al di fuori del servizio sanitario nazionale, in tempi più lontani (la data spartiacque è prima del 18 maggio 2020). Ma, soprattutto, l'assistito può annotare qui, giorno per giorno, qualsiasi episodio utile: misurazioni di parametri di monitoraggio quali pressione, glicemia o altro. E ancora: appunti sullo stato di salute e lo stile di vita come l'alimentazione, le abitudini e l'attività fisica praticata. In quest'area privata, si possono far confluire anche informazioni di dispositivi medici e “wearable” indossati. Inoltre, è possibile segnare eventi insoliti, anche transitori: vertigini, improvviso calo di peso, disturbi del sonno, stato febbrile, palpitazioni. Sintomi che possono essere di nessuna rilevanza ma, in caso di problemi successivi, supportano il medico per una diagnosi più rapida. È importante sottolineare che è sempre l'assistito a scegliere se rendere visibili al medico curante i dati annotati in questo “diario” oppure se conservarli come “promemoria” personale segreto. Parimenti, in qualsiasi momento, il titolare può modificare e anche eliminare eventuali informazioni o documenti caricati in quest'area e condivisi. Pagamenti, prenotazioni e consultazioni Eccetto in Sicilia, è operativo in tutte le Regioni e nelle due Province autonome di Trento e Bolzano anche il pagamento di ticket e prestazioni. Questo significa che è possibile fare l'eventuale versamento online, senza recarsi di persona. La funzione nel fascicolo sanitario elettronico, alla voce “pagamento online”, offre diverse opzioni di pagamento elettronico (bancomat o carta di credito), in genere senza costo di commissione oppure tramite PagoPa. Pagare in anticipo consente di evitare code e di conservare ricevute o fatture valide per la detrazione fiscale. Anche le prenotazioni dei servizi del sistema sanitario nazionale Come cambiare il medico di base Stando al monitoraggio FSE su dati regionali al 30 settembre 2025, tutte le Regioni prese in esame, insieme alle due Province autonome di Trento e Bolzano, hanno già attiva la scelta e la revoca del medico di base. Dunque, in caso di ripensamento, un assistito può effettuare il cambio del medico di famiglia comodamente da casa, scegliendo un altro nominativo fra quelli indicati “disponibili” per la rispettiva residenza. In Emilia-Romagna, per esempio, fra le prime a rendere disponibile questa funzione nel fascicolo sanitario elettronico, hanno sostituito il proprio medico online ben 13 mila pazienti in appena un semestre. La privacy: opposizione, consenso, anonimato, revoca Uno dei punti più sensibili per i cittadini è il rispetto della propria privacy. Tenuto conto che si parla di salute, è opportuno ricordare che i dati personali che rivelano lo stato di salute (fisica o mentale) di una persona fisica, compresa la prestazione di servizi di assistenza sanitaria, sono catalogati come “sensibili”. Dunque, ai fini delle norme vigenti, sono sogge tti a trattamento speciale e si applica una “protezione rafforzata”. Il regolamento europeo stabilisce un generale divieto di trattamento dei dati relativi alla salute eccetto per finalità di cura, motivi di interesse pubblico o di finalità di governo, ricerca nel pubblico interesse. Tradotto: è vietata la diffusione di qualsiasi informazione sulla salute passata, presente e futura di una persona fisica. Per esempio, dati di esami e controlli fatti, dati genetici e campioni biologici, malattie o anche solo rischi di svilupparle, eventuali disabilità, trattamenti a cui l'assistito è stato sottoposto. I soggetti che, per legge, possono trattare questi dati sanitari sono solo quelli che esercitano la professione sanitaria (medici, odontoiatri, psicologi, infermieri, fisioterapisti e specialisti di terapie riabilitative, tecnici diagnostici) e gli organismi sanitari stessi (Asl, ospedali e così via). Ma questi sono responsabili del loro trattamento e tenuti a farlo nel rispetto del segreto professionale. Venendo al fascicolo sanitario elettronico, in una prima fase, è stato possibile esercitare il diritto di opposizione all'uso dei dati. In pratica, i cittadini hanno avuto modo di revocare il consenso all'inserimento di dati e documenti sanitari personali antecedenti al 19 maggio 2020. Tale iter ha reso possibile bloccare il caricamento automatico di qualsiasi informazione sulla salute personale compresa fra il 2012 e il 2020 (i dati precedenti non sono stati digitalizzati). La scadenza per farlo era il 30 giugno 2024, poi prolungata riaprendo una seconda finestra di un mese fra novembre e dicembre dello stesso anno. Quanti si sono avvalsi di questa possibilità? Il numero ufficiale dei “no-fascicolo” stima circa 284 mila cittadini. È bene sapere che, oggi, solo due categorie possono ancora opporsi al meccanismo automatico: i neo maggiorenni, entro 30 giorni dal compimento del diciottesimo anno di età e quanti non erano assistiti dal servizio sanitario nazionale (soggetti stranieri temporanei) o non avevano revocato l'opposizione al pregresso (italiani residenti all'estero). In questo caso, la scelta va espressa entro 30 giorni dall'attivazione (o riattivazione) dell'assistenza al servizio sanitario nazionale. A tutti gli altri, ovvero alla quasi totalità della popolazione in Italia, è stato applicato il cosiddetto “silenzio-assenso”. Dunque, il pregresso è stato caricato nel fascicolo sanitario elettronico personale. Ma attenzione: la privacy sarà sempre sotto controllo dell'interessato. Sulla base della normativa, infatti, il fascicolo si alimenta in automatico e si aggiorna, di volta in volta, con le prestazioni erogate ma solo l'assistito potrà consultare i dati, decidere quali rendere visibili e chi autorizzare alla visione. Dunque, in qualsiasi momento, accedendo al proprio fascicolo è possibile oscurare uno, più o tutti i contenuti presenti. Esprimendo i consensi alla consultazione, invece, si autorizza la consultazione del fascicolo per le finalita` di cura, prevenzione e profilassi. I soggetti ammessi sono: il medico di famiglia e l'eventuale pediatra di libera scelta per tutta la durata dell'assistenza, qualsiasi altro medico che assiste il paziente limitatamente al tempo di cura. E ancora: l'ostetrica, l'infermiere, il farmacista, il personale amministrativo ma solo per le informazioni amministrative strettamente necessarie. Possono essere autorizzati dall'assistito anche i soggetti del servizio sanitario nazionale e dei servizi sociosanitari regionali, gli uffici competenti della Regione e del ministero della Salute. Va sottolineato che il titolare del fascicolo, in qualsiasi momento, può dare il consenso alla consultazione ma anche modificare le indicazioni espresse. Per esempio, cambiare chi può avere visione delle informazioni o anche quali contenuti lasciare consultabili o no. Questo non inficia l'erogazione delle prestazioni fornite e dei servizi sociosanitari. In qualsiasi momento, si può procedere alla revoca del consenso concesso per la consultazione del fascicolo. In tal caso, si disabilita l'accesso ai dati e ai documenti presenti ai soggetti autorizzati (professionisti e assistenti socio-sanitari) e, solo con una nuova prestazione del consenso, si riabilita il permesso e il fascicolo sarà di nuovo consultabile. È bene sapere che l'assistito può controllare chi è entrato nel suo fascicolo sanitario, sia per attività di consultazione sia di alimentazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032302030903339.PDF §---§ title§§ Scatta la rivoluzione del fascicolo sanitario elettronico, cosa cambia per medici e pazienti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301790006066.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "lastampa.it" del 23 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-23T13:09:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301790006066.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301790006066.PDF', 'title': 'lastampa.it'} tp:url§§ https://www.lastampa.it/tuttosoldi/2026/03/23/news/fascicolo_sanitario_elettronico_cosa_cambia_pazienti_medici_strutture-15555682/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301790006066.PDF tp:ocr§§ Dal 31 marzo via all'ultima fase di attuazione in vista della scadenza di giugno, destinata a dare piena operatività al sistema. Dalle prenotazioni ai pagamenti e al ritiro referti, sostituzione del medico di base, consultazioni di esami e storia clinica: quali sono i documenti accessibili e come ottenerli. La privacy: opposizione, consenso e anonimato23 Marzo 2026 alle 05:00Novità in arrivo per il fascicolo sanitario elettronico. Dal prossimo 31 marzo scatta l'ultima fase di attuazione in vista della scadenza di giugno, destinata a dare piena operatività al sistema. Ma restano ancora forti ritardi e divari a livello nazionale. Sia per i documenti resi disponibili dalle singole Regioni, sia per l'utilizzo da parte dei cittadini. Ma è uno strumento realmente utile per la propria salute? Vediamo, passo passo, tutte le novità e come conviene usarlo a proprio beneficio e senza correre rischi per la privacy.Arriva il fascicolo sanitario elettronico 2.0Il fascicolo sanitario elettronico è, come noto, uno dei traguardi del Pnnr nel quadro, più ampio, della digitalizzazione della sanità. La dotazione è stata di 610 milioni di euro: 300 distribuiti territorialmente per adeguare i sistemi regionali, il resto per la formazione delle competenze digitali dei professionisti sanitari. Che cosa cambia ora?Entro il 31 marzo 2026, tutte le strutture sanitarie italiane pubbliche e private, grandi e piccole, ospedali e singoli studi professionali devono allinearsi al nuovo modello ed essere in grado di trasmettere i documenti sanitari nel formato standard comune. Qualsiasi referto, inoltre, dovrà essere inviato entro cinque giorni dall'erogazione della prestazione.Altro punto riguarda il profilo sanitario sintetico (o “Patient Summary”): una “carta d'identità sanitaria”, con le informazioni essenziali sulla salute di ogni cittadino. Ebbene, questa scheda andrà compilata dal medico di famiglia (o dal pediatra nel caso di bambini) e, in caso di emergenze gravi, sarà consultabile dal Pronto soccorso anche senza il consenso dell'interessato.Insomma, in vista della scadenza di fine giugno fissata dal Pnnr, il fascicolo sanitario elettronico entra nella vita degli italiani. Anche se non tutti, in realtà, sanno ancora di averne uno.Stando ai dati del monitoraggio FSE di AgID, fermi al 30 settembre scorso, meno di un italiano su due ha espresso il consenso alla consultazione del suo fascicolo da parte dei medici e meno di 6,5 milioni (ovvero il 27% della popolazione) lo ha effettivamente utilizzato.Per capire la portata del cambiamento, bisogna pensare alla situazione di partenza. Quanti di noi hanno dovuto conservare montagne di carta fra analisi e referti? Quanti hanno dovuto ripetere esami già fatti per un disturbo? Quanti si sono trovati ad affrontare un imprevisto in vacanza o in una trasferta di lavoro dovendo informare di allergie o altri problemi personali?In estrema sintesi, il fascicolo raccoglie la storia clinica di ogni cittadino ovvero le informazioni e i documenti che lo riguardano, prodotti dal sistema sanitario nazionale. Quindi, sia di medici e operatori sanitari anche di strutture diverse (ASL, ospedali, medici di famiglia e pediatri, specialisti e così via) ma anche quelli di strutture sanitarie private. Che cosa si trova?Il fascicolo sanitario personale contiene, costantemente aggiornati, i dati anagrafici, il medico di medicina generale di riferimento (e, in presenza di figli minori, anche il pediatra di libera scelta), le informazioni e i documenti sanitari rilasciati da qualsiasi struttura del servizio sanitario regionale e nazionale, sia pubblica sia privata.Che cosa cambia per i pazientiIl fascicolo sanitario è una sorta di “archivio” che raccoglie e conserva ogni informazione utile sullo stato di salute. Dagli eventi clinici più severi come un ricovero ospedaliero o un trattamento sanitario, ai sintomi apparentemente insignificanti come un capogiro improvviso o una fitta al petto.Il sist ema si alimenta in automatico e si aggiorna costantemente con i contenuti attinenti la salute dell'assistito. Ma all'utente è consentito anche di caricare in proprio la documentazione di strutture private, di specialisti non appartenenti al sistema sanitario pubblico o di un altro Paese dove si è soggiornato. In pratica, ciascuno può tenere traccia (comodamente da casa) della sua storia clinica. L'obiettivo è dotare ogni cittadino di una “memoria” dettagliata delle proprie condizioni fisiche e mentali per assicurare un quadro completo al medico in caso di disturbi. Il beneficio è evitare di ripetere analisi, esami e prestazioni già effettuati, risparmiarsi lunghe liste di attesa o una discreta spesa dal portafoglio.Che cosa cambia per i medici: diagnosi e pronto soccorsoPer i medici, il vantaggio di visionare ogni evento clinico verificatosi nel passato del paziente o l'esito di eventuali esami già effettuati si traduce in meno accertamenti da fare, maggiore tempestività di diagnosi e terapia, taglio di costi sanitari.Il nuovo decreto, inoltre, disciplina l'accesso al fascicolo sanitario elettronico in situazioni di emergenza. Ebbene, anche in presenza di limiti al consenso da parte del titolare, il medico di pronto soccorso potrà consultare almeno il cosiddetto “ profilo sanitario sintetico” cioè la sintesi dello stato di salute. In tal modo, potrà apprendere se il paziente che si trova sulla barella è cardiopatico o diabetico o allergico a farmaci in modo da intervenire in modo tempestivo e più efficace. Sarà il medico di base a dover compilare, sempre entro il 31 marzo, questo profilo generale e a tenerlo aggiornato.Che cosa cambia per le strutture: i nuovi adempimentiAnche le strutture sanitarie private sono tenute a garantire la disponibilità dei dati clinici dei pazienti in tempo reale. Finora, l'obbligo riguardava solo quelle convenzionate con il sistema sanitario nazionale. Ma, con il nuovo modello, tutti i soggetti che erogano prestazioni sanitarie - compresi i libero professionisti e i privati non convenzionati - devono adeguarsi e accreditarsi.Questo vuol dire che i documenti clinici dovranno essere prodotti nel formato standardizzato comune (che, per l'assistito, risulterà un pdf) e firmati digitalmente, prima di essere trasmessi al portale regionale del fascicolo sanitario elettronico. In tal modo, saranno tutti “omogenei”. Chi deve mettersi in linea?Il nuovo adempimento, entro il 31 marzo 2026, coinvolge poliambulatori e centri medici privati (anche in regime di solvenza), studi odontoiatrici e fisioterapici, laboratori di analisi e cliniche private, qualsiasi struttura sanitaria che produca referti, lettere di dimissione, verbali di pronto soccorso. Nella pratica, le strutture sanitarie private devono, innanzitutto, registrarsi presso la propria Regione e ottenere le credenziali di accesso, verificare che ogni specialista sia dotato di firma digitale e assicurarsi che l'infrastruttura sia in grado di produrre documenti nel formato standard richiesto e di inviarli nel rispetto dei vincoli di privacy e sicurezza.Accesso al fascicolo e delegaCome accedere al proprio fascicolo sanitario elettronico? Ebbene, non esiste un unico fascicolo a livello nazionale. Quindi, per un cittadino la via più facile è andare sul portale dedicato (https://www.fascicolosanitario.gov.it/portale/accedi-al-fascicolo) e cliccare sulla propria Regione di residenza. Una volta sulla piattaforma del fascicolo sanitario regionale, conviene verificare se esiste l'app da scaricare sul proprio smartphone (alcune Regioni l'hanno sviluppata).L'accesso al proprio FSE avviene tramite i sistemi d'identità digitale ovvero Spid, Cie o tessera sanitaria. Ma il titolare può delegare altri al posto suo (fino a un massimo di cinque). In questo caso, va compilato l'apposito modulo per indicare la persona di fiducia, cui spetterà anche la gestione dei consensi (ovvero a chi dare l'autorizzazione di consultare il fascicolo del titolare).Per i soggetti sottopos ti alle forme di tutela del codice civile, il permesso è espresso da chi esercita i poteri di rappresentanza (se attribuiti dall'Autorità Giudiziaria). Per i minorenni, l'accesso e la gestione del fascicolo sanitario (incluso il permesso a visionarlo) spetta ai genitori o ai soggetti con la responsabilità genitoriale (lo stesso vale per tutori, amministratori di sostegno, curatori di una persona). Solo alla maggiore età, il diciottenne potrà prendere possesso del suo fascicolo sanitario e confermare il suo consenso alla consultazione con un'espressa manifestazione di volontà.Va sottolineato che l'accesso è sempre proibito a chi non ha finalita` di cura, anche se opera in ambito sanitario. Dunque, sono escluse dalla consultazione associazioni e organizzazioni scientifiche, organismi amministrativi ma anche periti e compagnie di assicurazioni. Ingresso vietato anche a datori di lavoro e al personale medico nell'esercizio di attivita` medico-legale, compresa quella di accertamento dell'idoneita` lavorativa o per il rilascio di certificazioni ai fini di permessi o abilitazioni. Ma che cosa si trova all'interno del proprio fascicolo sanitario?Quali documenti e servizi sono oggi disponibiliI documenti oggi previsti dalle norme sono 21. Oltre ai dati identificativi e amministrativi (esenzioni per reddito o patologia, contatti e deleghe), ci sono: referti di laboratorio, referti di radiologia, referti di specialistica ambulatoriale, referti di anatomia patologica, verbali di pronto soccorso, lettere di dimissione ospedaliera, profilo sanitario sintetico, prescrizioni farmaceutiche, prescrizioni di specialistica ambulatoriale, cartelle cliniche, erogazioni di farmaci a carico del SSN e non a carico, schede di singola vaccinazione, certificato sullo stato vaccinale, erogazione di prestazioni di assistenza specialistica, lettere di invito per screening, vaccinazione o altri percorsi di prevenzione, tessere di portatore di impianto. Infine, il taccuino personale dell'assistito.Ogni territorio, però, può integrare con altre tipologie di documenti: per esempio, già ora in Lombardia, Trentino, Molise, Puglia e Sicilia, si può avere un certificato di malattia. Ma, per esempio, solo Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta rendono oggi disponibile il “bilancio di salute” ovvero il monitoraggio della crescita e sviluppo dei bebè.Il livello di copertura, però, può variare molto non solo fra regioni ma anche fra aziende sanitarie e fra le strutture di una stessa azienda sanitaria.I sistemi, infatti, sono nati in momenti diversi e si sono sviluppati nel tempo in maniera molto difforme a livello territoriale. Anche sotto il profilo tecnologico e digitale.Sempre in base all'ultimo monitoraggio FSE, tutte le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, hanno già reso disponibili sette documenti: prescrizione ed erogazione dei farmaci a carico del sistema sanitario nazionale (“ricetta digitale”), referto di laboratorio e di radiologia, referto specialistico ambulatoriale, prescrizione di visita specialistica, verbale di pronto soccorso. Ma, per esempio, non sono a disposizione ovunque altri documenti rilevanti come la cartella clinica o la lettera per invitare il cittadino a screening e altri esami di prevenzione.Passando ai servizi, solo nove Regioni consentono di consultare le liste d'attesa e appena quattro garantiscono la prenotazione di una televisita. La Toscana è l'unica a offrire la richiesta di trasporto per servizio sanitario mentre solo in Liguria si può contattare il servizio “Pronto badante”. Un divario digitale che rischia di aumentare quello reale?«Le criticità principali odierne riguardano anzitutto la forte eterogeneità tra le Regioni, sia sul piano delle infrastrutture tecnologiche sia su quello dell'effettivo utilizzo del fascicolo sanitario elettronico» sottolinea Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe. «Non è sufficiente renderlo disponibile: deve essere alimentato in modo completo e continuo da tutti gli attori del sistema. Un secondo nodo è la scarsa interoperabilità tra sistemi informativi, ancora frammentati, che limita la circolazione dei dati. Infine, resta cruciale il coinvolgimento di professionisti sanitari e cittadini: senza un utilizzo quotidiano e diffuso nella pratica clinica e senza il consenso alla consultazione, il fascicolo rischia di rimanere uno strumento formale».Dal Dipartimento per la trasformazione digitale si evidenzia che «i divari regionali sono affrontati con un approccio strutturale che ha già visto investimenti per 300 milioni di euro mentre per i cittadini, oltre alla campagna informativa nazionale lanciata poche settimane fa per aumentare consapevolezza e fiducia, l'utilizzo del fascicolo sanitario elettronico è accompagnato in diversi modi: per esempio, con i 4 mila “Punti digitale facile” che offrono supporto e assistenza gratuita sul territorio alle fasce meno digitalizzate e hanno raggiunto già l'obiettivo Pnnr di due milioni di cittadini formati». Insomma, c'è ancora molto lavoro da fare.«Serve un primo accesso ed è necessario gestire i consensi per attivare l'uso da parte dei medici», chiarisce Chiara Sgarbossa, direttrice dell'Osservatorio sanità digitale del Politecnico di Milano. «È un work-in-progress ma è fondamentale informare bene i cittadini. Sarebbe opportuno farlo con i medici di base e le farmacie, i più vicini agli assistiti. Solo se i diretti interessati percepiranno i reali benefici e l'utilità del fascicolo sanitario per la salute e la prevenzione, ci sarà l'effettivo cambiamento».Il taccuino personale riservatoAll'interno del fascicolo, inoltre, è prevista una sezione riservata che ogni assistito può gestire per conto suo. In che modo? L'utente può decidere di caricare eventuali eventi clinici o documenti sanitari riferiti a prestazioni erogate, anche al di fuori del servizio sanitario nazionale, in tempi più lontani (la data spartiacque è prima del 18 maggio 2020). Ma, soprattutto, l'assistito può annotare qui, giorno per giorno, qualsiasi episodio utile: misurazioni di parametri di monitoraggio quali pressione, glicemia o altro. E ancora: appunti sullo stato di salute e lo stile di vita come l'alimentazione, le abitudini e l'attività fisica praticata. In quest'area privata, si possono far confluire anche informazioni di dispositivi medici e “wearable” indossati. Inoltre, è possibile segnare eventi insoliti, anche transitori: vertigini, improvviso calo di peso, disturbi del sonno, stato febbrile, palpitazioni. Sintomi che possono essere di nessuna rilevanza ma, in caso di problemi successivi, supportano il medico per una diagnosi più rapida.È importante sottolineare che è sempre l'assistito a scegliere se rendere visibili al medico curante i dati annotati in questo “diario” oppure se conservarli come “promemoria” personale segreto. Parimenti, in qualsiasi momento, il titolare può modificare e anche eliminare eventuali informazioni o documenti caricati in quest'area e condivisi.Pagamenti, prenotazioni e consultazioniEccetto in Sicilia, è operativo in tutte le Regioni e nelle due Province autonome di Trento e Bolzano anche il pagamento di ticket e prestazioni. Questo significa che è possibile fare l'eventuale versamento online, senza recarsi di persona. La funzione nel fascicolo sanitario elettronico, alla voce “pagamento online”, offre diverse opzioni di pagamento elettronico (bancomat o carta di credito), in genere senza costo di commissione oppure tramite PagoPa. Pagare in anticipo consente di evitare code e di conservare ricevute o fatture valide per la detrazione fiscale. Anche le prenotazioni dei servizi del sistema sanitario nazionaleCome cambiare il medico di baseStando al monitoraggio FSE su dati regionali al 30 settembre 2025, tutte le Regioni prese in esame, insieme alle due Province autonome di Trento e Bolzano, hanno già attiva la scelta e la revoca del medico di base. Dunque, in caso di ripensamento, un assistito può effettuare il cambio del medico di famiglia comodamente da casa, sceglie ndo un altro nominativo fra quelli indicati “disponibili” per la rispettiva residenza. In Emilia-Romagna, per esempio, fra le prime a rendere disponibile questa funzione nel fascicolo sanitario elettronico, hanno sostituito il proprio medico online ben 13 mila pazienti in appena un semestre.La privacy: opposizione, consenso, anonimato, revocaUno dei punti più sensibili per i cittadini è il rispetto della propria privacy. Tenuto conto che si parla di salute, è opportuno ricordare che i dati personali che rivelano lo stato di salute (fisica o mentale) di una persona fisica, compresa la prestazione di servizi di assistenza sanitaria, sono catalogati come “sensibili”. Dunque, ai fini delle norme vigenti, sono soggetti a trattamento speciale e si applica una “protezione rafforzata”.Il regolamento europeo stabilisce un generale divieto di trattamento dei dati relativi alla salute eccetto per finalità di cura, motivi di interesse pubblico o di finalità di governo, ricerca nel pubblico interesse. Tradotto: è vietata la diffusione di qualsiasi informazione sulla salute passata, presente e futura di una persona fisica. Per esempio, dati di esami e controlli fatti, dati genetici e campioni biologici, malattie o anche solo rischi di svilupparle, eventuali disabilità, trattamenti a cui l'assistito è stato sottoposto.I soggetti che, per legge, possono trattare questi dati sanitari sono solo quelli che esercitano la professione sanitaria (medici, odontoiatri, psicologi, infermieri, fisioterapisti e specialisti di terapie riabilitative, tecnici diagnostici) e gli organismi sanitari stessi (Asl, ospedali e così via). Ma questi sono responsabili del loro trattamento e tenuti a farlo nel rispetto del segreto professionale.Venendo al fascicolo sanitario elettronico, in una prima fase, è stato possibile esercitare il diritto di opposizione all'uso dei dati. In pratica, i cittadini hanno avuto modo di revocare il consenso all'inserimento di dati e documenti sanitari personali antecedenti al 19 maggio 2020.Tale iter ha reso possibile bloccare il caricamento automatico di qualsiasi informazione sulla salute personale compresa fra il 2012 e il 2020 (i dati precedenti non sono stati digitalizzati). La scadenza per farlo era il 30 giugno 2024, poi prolungata riaprendo una seconda finestra di un mese fra novembre e dicembre dello stesso anno. Quanti si sono avvalsi di questa possibilità? Il numero ufficiale dei “no-fascicolo” stima circa 284 mila cittadini.È bene sapere che, oggi, solo due categorie possono ancora opporsi al meccanismo automatico: i neo maggiorenni, entro 30 giorni dal compimento del diciottesimo anno di età e quanti non erano assistiti dal servizio sanitario nazionale (soggetti stranieri temporanei) o non avevano revocato l'opposizione al pregresso (italiani residenti all'estero). In questo caso, la scelta va espressa entro 30 giorni dall'attivazione (o riattivazione) dell'assistenza al servizio sanitario nazionale.A tutti gli altri, ovvero alla quasi totalità della popolazione in Italia, è stato applicato il cosiddetto “silenzio-assenso”. Dunque, il pregresso è stato caricato nel fascicolo sanitario elettronico personale. Ma attenzione: la privacy sarà sempre sotto controllo dell'interessato.Sulla base della normativa, infatti, il fascicolo si alimenta in automatico e si aggiorna, di volta in volta, con le prestazioni erogate ma solo l'assistito potrà consultare i dati, decidere quali rendere visibili e chi autorizzare alla visione. Dunque, in qualsiasi momento, accedendo al proprio fascicolo è possibile oscurare uno, più o tutti i contenuti presenti.Esprimendo i consensi alla consultazione, invece, si autorizza la consultazione del fascicolo per le finalita` di cura, prevenzione e profilassi. I soggetti ammessi sono: il medico di famiglia e l'eventuale pediatra di libera scelta per tutta la durata dell'assistenza, qualsiasi altro medico che assiste il paziente limitatamente al tempo di cura. E ancora: l'ostetrica, l'infermiere, il far macista, il personale amministrativo ma solo per le informazioni amministrative strettamente necessarie. Possono essere autorizzati dall'assistito anche i soggetti del servizio sanitario nazionale e dei servizi sociosanitari regionali, gli uffici competenti della Regione e del ministero della Salute.Va sottolineato che il titolare del fascicolo, in qualsiasi momento, può dare il consenso alla consultazione ma anche modificare le indicazioni espresse. Per esempio, cambiare chi può avere visione delle informazioni o anche quali contenuti lasciare consultabili o no. Questo non inficia l'erogazione delle prestazioni fornite e dei servizi sociosanitari.In qualsiasi momento, si può procedere alla revoca del consenso concesso per la consultazione del fascicolo. In tal caso, si disabilita l'accesso ai dati e ai documenti presenti ai soggetti autorizzati (professionisti e assistenti socio-sanitari) e, solo con una nuova prestazione del consenso, si riabilita il permesso e il fascicolo sarà di nuovo consultabile.È bene sapere che l'assistito può controllare chi è entrato nel suo fascicolo sanitario, sia per attività di consultazione sia di alimentazione. tp:writer§§ ANGELONE ANNA MARIA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301790006066.PDF §---§ title§§ Marco De Sario, Autore presso Telenorba link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301741105717.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "telenorba.it" del 23 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-23T11:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301741105717.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301741105717.PDF', 'title': 'telenorba.it'} tp:url§§ https://telenorba.it/author/marco-desario/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301741105717.PDF tp:ocr§§ Dati allarmanti di Coldiretti PugliaDuro colpo per l‘agricoltura in Puglia: le aziende agricole registrano aumenti da 200 a 1500 euro ettaro al mese di costi di produzione fino al 30% fra gasolio, fertilizzanti e materie prime dovuti al conflitto in Iran. La stima è di Coldiretti Puglia.L’esplosione dei costi di produzione fino al 30%, determinata dalla guerra in Iran, determina rincari a doppia cifra per fertilizzanti e listini delle materie plastiche, rendendo necessarie misure urgenti di sostegno a livello europeo per tutelare le coltivazioni.La richiesta di Coldiretti per risolvere il problema riguarda la valorizzazione dei concimi naturali e la cancellazione del Cbam: una tassa sui fertilizzanti che grava non poco sulle imprese agricole. Dopo il conflitto in Ucraina del 2022 era già emerso che gli incrementi sui prezzi di consumo non corrispondono a un miglioramento del compenso per i lavoratori.“Gli agricoltori sono la categoria più penalizzata della filiera” queste le parole del presidente di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni, sul settore agricolo che si conferma sempre più vulnerabile.A pesare è anche il caro gasolio nel comparto della pesca, dove la disponibilità di pesce italiano è calata del 20%.La Regione si distingue per l’importo medio dell’assegno diinclusione, pari a 784 euro. La classifica del “Welfare Italia Index 2025“, strumento di monitoraggio che prende in considerazione vari fattori come sanità, previdenza e formazione, colloca la Puglia al 17mo posto a livello nazionale per efficacia e capacità di risposta del sistema di welfare. La Puglia si distingue per l’importo medio dell’assegno di inclusione, pari a 784 euro, valore che la colloca al terzo posto a livello nazionale. La Regione è 13ma per spesa sanitaria pubblica pro-capite(2.206 euro rispetto alla media italiana di 2.294) e 18ma per spesa sanitaria privata pro-capite con 448 euro, valore inferiore alla media nazionale di 615.Degni di nota il 19mo posto per numero di cittadini inattivi (57,9%) e il 18mo per tasso di disoccupazione della popolazione over 15 anni (9,3%).Carenza sanità Puglia: dal 2025 mancano già 279 medici di base. L’indagine di Gimbe parla chiaro: entro il 2028 ben 702 medici in Puglia lasceranno l’incarico perché ormai arrivati alla pensione.La carenza di personale medico è un problema reale: secondo la fondazione il numero medio di assistiti dal primo gennaio 2025 a oggi è di un medico per 1.331 assistiti mentre tra il 2019 e il 2024 i medici di Medicina generale in Puglia sono diminuiti del 26,3%, percentuale quasi doppia rispetto alla media nazionale che è pari 14,1%. Nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale per il corso di formazione specifica in Medicina generale sono stati il 27% in più rispetto ai posti disponibili.Dati allarmanti di Coldiretti Puglia Duro colpo per l‘agricoltura in Puglia: le aziende agricole registrano aumenti da 200 a 1500 euro ettaro al mese diLa Regione si distingue per l’importo medio dell’assegno diinclusione, pari a 784 euro La classifica del “Welfare Italia Index 2025“, strumento di monitoraggio che prendeCarenza sanità Puglia: dal 2025 mancano già 279 medici di base L’indagine di Gimbe parla chiaro: entro il 2028 ben 702 medici in Puglia lascerannoTelenorba SPAVia Pantaleo 20/a – C.a.p. 70014Conversano (BA) – ItalyTel:       080 4092111Fax:      080 4955412P.IVA:   00825610728Direttore responsabile: Domenico CastellanetaWeb Designer: Carmela Del Core2021 – All rights reservedConcessionaria PubblicitàMade with by XdevelSeguci su: tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301741105717.PDF §---§ title§§ Dentro la crisi degli infermieri in Italia. Quanto ci costa lo svuotamento del servizio sanitario nazionale | Wired Italia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301641504673.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "wired.it" del 23 Mar 2026

Competenze avanzate negate, demansionamento sistemico e scelte organizzative miopi stanno svuotando la sanità pubblica. A che prezzo?

pubDate§§ 2026-03-23T06:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301641504673.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301641504673.PDF', 'title': 'wired.it'} tp:url§§ https://www.wired.it/article/crisi-infermieri-italia-demansionamento/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301641504673.PDF tp:ocr§§ La crisi degli infermieri non nasce certamente oggi né si spiega soltanto con stipendi bassi e turni pesanti. Alla base c’è una problematica molto profonda e poco visibile: quella del demansionamento. Le aziende continuano a considerare l’infermiere una “figura di supporto” facilmente sostituibile e spesso utilizzabile per colmare qualsiasi vuoto del sistema, ma per capire come si sia arrivati a questo punto è necessario fare un passo indietro.Fino alla fine degli anni Novanta, gli infermieri lavorano con un mansionario: un elenco rigido di compiti, pensato per un sistema sanitario gerarchico, centrato sull’esecuzione più che sull’autonomia. Con la legge 42 del 1999, quel modello è formalmente superato. Il mansionario viene abrogato e l’infermiere riconosciuto come professionista sanitario con un proprio campo di competenze definito dal profilo professionale, dall’ordinamento didattico universitario e dal codice deontologico.Si tratta di un passaggio storico che ha fatto entrare a pieno titolo l’infermieristica tra le professioni intellettuali basate su conoscenze scientifiche, responsabilità cliniche e autonomia decisionale. L'offerta formativa è in continua crescita con lauree magistrali, master e dottorati. L’infermiere diventa un professionista con piena responsabilità civile e penale e la legge Gelli lo obbliga a sostenere costose assicurazioni professionali. Sulla carta, il ruolo cambia radicalmente ma nella pratica il sistema sanitario continua spesso a funzionare come il passaggio da “ausiliario” a “professionista” non sia mai avvenuto.Questi elementi, oltre che ad infondere sfiducia verso chi ha investito in un percorso di formazione, causano molti sprechi ed inefficienze. Immaginiamo un infermiere di famiglia con un master in cure primarie territoriali che conosce perfettamente le esigenze dei pazienti cronici, la gestione delle terapie domiciliari e l’uso di ausili (dispositivi per la mobilità, presidi per la deglutizione). Se il quadro normativo lo riconoscesse pienamente quell’infermiere potrebbe valutare direttamente il paziente a casa, prescrivere e fornire gli ausili necessari senza dover passare dal medico di famiglia. A livello pratico, il paziente risparmierebbe delle inutili attese e verrebbero ridotti i ricoveri evitabili.Il sistema spende migliaia di euro l’anno per pazienti cronici che fanno accessi impropri al pronto soccorso. Una presa in carico infermieristica avanzata ridurrebbe drasticamente le urgenze e i ricoveri ed il risultato sarebbe un risparmio netto di molte migliaia di euro per paziente all’anno. Estrapolando dati dai Drg (Diagnosis Related Group) da Agenas, l'Agenzia nazionali per i servizi sanitari regionali, e dal ministero della Salute il risparmio netto per paziente all'anno potrebbe andare dai tremila ai settemila euro. Proviamo a moltiplicarli, ipoteticamente, per i malati cronici in Italia che, ad oggi, sono 24 milioni ( circa il 40,5% della popolazione italiana). Utilizzare male gli infermieri è quindi controproducente anche per la sostenibilità del servizio sanitario nazionale stesso.Parlando di numeri, la crisi degli infermieri viene resa ancora più chiara. In Italia, infatti, gli infermieri sono pochi rispetto a quello che serve. Nel 2023, quelli impiegati nel servizio sanitario pubblico e coperti dal contratto nazionale sono 277.164. In media, significa 4,7 infermieri ogni 1.000 abitanti, con differenze territoriali marcate: 3,53 in Sicilia, 6,86 in Liguria. Tradotto: a parità di bisogno di cura, il carico di lavoro cambia drasticamente da regione a regione. Se si guarda al confronto internazionale, il quadro si fa ancora più netto. Secondo i dati dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che includono tutti i professionisti attivi, in Italia ci sono 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti. La media dei paesi Ocse è 9,5, quella europea 8,5. In altre parole, l’Italia lavora stabilmente con due o tre infermieri in meno ogni mille persone rispetto ai paesi con cui si confronta.La man ovra di legge di bilancio 2026 presentato dal governo prevede un investimento che punta ad assumere 6.300 infermieri ma la vera domanda è: dove troveremo 6mila infermieri da assumere subito da qui a un anno? Nel 2022 in Italia si sono laureati solo 16,4 infermieri ogni 100.000 abitanti, a fronte di una media Ocse di 44,9.Il segnale più allarmante arriva dalle università. Per l’anno accademico 2025/2026, il rapporto tra domande presentate e posti disponibili nel corso di laurea in infermieristica è sceso a 0,9. I posti disponibili superano le candidature. Questo dato non parla solo di numeri ma di percezione ed aspettative. Se una professione necessaria smette di attrarre, le cause vanno cercate sia nella qualità del lavoro che nel percorso che la precede. È da qui che bisogna partire per affrontare il tema del demansionamento che parte dall'università. Si stima che già dal primo anno circa il 15% degli studenti di infermieristica abbandona il corso di laurea.Anche la formazione universitaria dei futuri infermieri, purtroppo, continua a riflettere modelli culturali obsoleti. Nei programmi di alcune facoltà di scienze infermieristiche, al primo anno, come obiettivo di tirocinio troviamo: “Rifacimento del letto vuoto e occupato con tipologia di paziente semplice, rifacimento del letto vuoto e occupato con tipologia di paziente complesso, rifacimento del letto alla dimissione del paziente”. Non serve, certamente, un titolo di studio per capire che si tratta di mansioni igienico-alberghiere. Siamo, quindi, sicuri che il cambiamento sia stato davvero interiorizzato dal sistema? Il rifacimento del letto, ad esempio, compete ad una figura che è quella dell’operatore sociosanitario. L'operatore socio-sanitario (Oss) è una figura di supporto che fornisce assistenza di base a persone non autosufficienti in ambito sanitario e sociale, aiutandole nei bisogni primari come igiene, vestizione, alimentazione e mobilità, e collaborando con gli infermieri e tutta l’equipe per favorire il benessere e l'autonomia.Al centro della tutela e il supporto legale per i professionisti sanitari c'è Apsilef (Associazione professioni sanitarie italiane legali e forensi). Secondo Mara Pavan, infermiera forense e presidente di Apsilef, i casi di demansionamento degli infermieri non sono episodi isolati ma un problema strutturale che interessa l’intero sistema sanitario. “Nei dieci anni di attività di Apsilef nel campo giuridico-sanitario i casi affrontati sono stati numerosi, senza differenze significative tra regioni o strutture: il fenomeno dipende spesso dalle scelte organizzative locali e da una cultura ancora fortemente medico-centrica, accompagnata talvolta da una scarsa formazione dei dirigenti delle professioni sanitarie. Questo porta al mantenimento di modelli organizzativi obsoleti, non più adeguati al livello crescente di competenze degli infermieri”, spiega Pavan.Pavan racconta come esempio emblematico una vicenda in cui, per coprire assenze di operatori socio-sanitari in un reparto di lungodegenza, una dirigente ha sostituito gli Oss con infermieri nei turni notturni. Gli infermieri sono stati così costretti a svolgere attività igienico-alberghiere, con conseguenze sulla qualità delle cure e sul rispetto del profilo professionale. Nonostante le segnalazioni alle Direzioni e agli Ordini, solo alcune organizzazioni sindacali hanno intrapreso azioni concrete di tutela. Stress lavorativo cronico e burnout sono fenomeni diffusi anche a causa dello scarso riconoscimento e alla tendenza a normalizzare situazioni di questo genere da parte delle aziende.“Nonostante il quadro normativo sia chiaro e i codici deontologici prevedano esplicitamente l’obbligo di segnalazione agli Ordini professionali – prosegue Pavan – nella pratica le risposte non sono sempre all’altezza. Nei casi che abbiamo seguito, tutte le procedure sono state attivate correttamente; tuttavia, sul versante ordinistico abbiamo spesso riscontrato un rimpallo di responsabilità che, di fatto, non ha portato a interventi concreti nei confr onti dei dirigenti che hanno arrecato un danno al profilo professionale infermieristico e agli stessi colleghi coinvolti.  Quando si verificano episodi di questo genere, nella maggior parte dei casi la causa va individuata nell’imperizia o nella carente preparazione di alcuni dirigenti, più che in reali vuoti normativi o organizzativi” conclude.Il senso di impotenza, diffusissimo tra gli operatori sanitari, non è più unicamente del singolo soggetto, ma è diventato sistemico per una professione intera. Diminuiscono le risorse, aumenta il malcontento dei pazienti e le aziende sanitarie restano "dinosauri”: lenti, rigidi e gerarchici. In questo ambiente proliferano i fenomeni di quiet quitting e di great resignation. Nel quiet quitting o dimissione silenziosa, il lavoratore continua a svolgere le attività essenziali previste dal contratto senza investire ulteriore energia o tempo in compiti non strettamente obbligatori. In altre parole, è un disimpegno emotivo dal lavoro senza una formale uscita dal contesto professionale. Per great resignation si intende invece il fenomeno delle grandi dimissioni, ovvero un abbandono volontario e definitivo.Nonostante molti lo pensino, la pandemia di Covid-19 non ha creato la crisi infermieristica, l’ha soltanto esacerbata. Già prima del 2020, ampi studi internazionali come Rn4cast (Registered nurse forecasting), condotto su ospedali e strutture residenziali, mostravano condizioni di lavoro fortemente deteriorate. Le ricerche successive hanno confermato che la pandemia ha aggravato un sistema già fragile.Il numero di infermieri dipendenti del Ssn che lasciano volontariamente il posto di lavoro è in costante aumento dal 2016, con un’accelerazione significativa nel biennio pandemico 2020-2021 e una vera e propria impennata nel 2022. Nel triennio 2020-2022 hanno abbandonato il Ssn 16.192 infermieri. Dall'ultimo rapporto di Fondazione Gimbe emerge un altro dato preoccupante, quello delle cancellazioni dall’albo della Fnopi (Federazione nazionale ordini delle professioni infermieristiche) requisito essenziale per esercitare la professione. In quattro anni si sono cancellati 42.713 infermieri, 10.230 solo nel 2024. Le motivazioni sono diverse: pensionamenti, trasferimenti all’estero e, come già evidenziato, abbandoni volontari della professione. Il risultato è una perdita strutturale di oltre 10mila infermieri all’anno.I dati raccontano chiaramente che il “posto fisso” non rappresenta più la condizione sufficiente per restare nel sistema: stress cronico, carichi di lavoro insostenibili, stipendi inadeguati e demansionamento stanno spingendo un numero crescente di professionisti a rifiutare il lavoro dipendente. Non è un caso che, nel primo semestre del 2025, le iscrizioni all’Enpapi – l’Ente previdenziale degli infermieri liberi professionisti – abbiano registrato un aumento del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un segnale netto di disaffezione verso le aziende ospedaliere del Ssn.Ogni infermiere che lascia il Ssn non rappresenta solo una perdita numerica ma la dispersione di esperienza sul campo e investimento formativo che difficilmente verranno recuperati. La domanda, a questo punto, è inevitabile: possiamo davvero permetterci che la mancanza di visione e l’inadeguatezza del comparto dirigenziale continuino a spingere risorse preziosissime fuori dal servizio sanitario pubblico? È in edicola l'ultimo numero di Wired che parla di longevità e della ricerca della vita eterna. Abbonati! Arriva The Wallet, la nuova newsletter settimanale di Wired che ti racconta l'economia. Iscriviti ora!? Segna in agenda: il 26 maggio torna The Big Interview a Milano, l'evento di Wired in cui dialoghiamo con le menti straordinarie del nostro tempo. Registrati per ricevere aggiornamenti su ospiti e programma. Dopo l'attacco di Israele e Stati Uniti all'Iran, il Medio Oriente rischia di esplodere: segui gli aggiornamenti Il caso Epstein non accenna a placarsi. E le sue ripercussioni si fanno sent ire anche in Italia? Ogni domenica torna Grande Giove, il video podcast di Wired in cui dialoghiamo di scienza, innovazione e tecnologia. 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