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Estratto da pag. 12 di "CORRIERE DEI TERRITORI" del 23 Mar 2026

Alla sanità privata 1.966 milioni di euro, 1.643 milioni alle strutture pubbliche

pubDate§§ 2026-03-23T04:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301959103801.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301959103801.PDF', 'title': 'CORRIERE DEI TERRITORI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301959103801.PDF tp:ocr§§ Lombardia capitale delle cure ESODO SANITARIO GIMBE Negli ospedali di Milano e dintorni il 23,2% dei pazienti italiani Malati, grande esodo in Lombardia Alla sanità privata 1.966 milioni di euro, 1.643 milioni alle strutture pubbliche La Lombardia si conferma la capitale delle cure. Verso la regione si concentra, infatti, l’esodo dei malati alla ricerca di prestazioni sanitarie assenti o carenti in altre zone d’Italia. Lo certifica la Fondazione Gimbe: in sostanza il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria del Paese si concentra tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Per mobilità sanitaria si intende «la differenza tra risorse ricevute per curare pazienti di altre Regioni e quelle versate per i propri residenti curati altrove». In Lombardia, nello specifico, si concentra il 23,2% del totale. La quota di mobilità attiva assorbita dal Piemonte è del 5,8%, dopo Emilia-Romagna (17,6%), Veneto (11,1%), Lazio (8,9%) e Toscana (6,4%). l a pagina 12 Il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria del Paese si concentra tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Per mobilità sanitaria si intende «la differenza tra risorse ricevute per curare pazienti di altre Regioni e quelle versate per i propri residenti curati altrove», per dirla con le parole usate dalla Fondazione Gimbe che ha presentato l’ultimo rapporto sulla mobilità sanitaria tra le regioni italiane. Mobilità che, secondo le analisi della fondazione bolognese, nel 2023 ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro. Ma cosa significa questo dato? «Questi numeri - afferma Nino Cartabellotta, presidente Gimbe - indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e richiede spostamenti che hanno anche un rilevante impatto economico sui bilanci delle famiglie». L’edizione del report mette in evidenza come, con il record della mobilità sanitaria, raggiunga livelli sempre meno sostenibili la situazione sanitaria delle regioni del Sud Italia: «Sul versante opposto, a pagare il prezzo più alto sono Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna, che insieme assorbono il 78,2% del saldo passivo». La Lombardia è la regione più attrattiva ma anche quella con gli esborsi maggiori La regione più popolosa d’Italia si conferma come la più attrattiva per la mobilità sanitaria attiva. Nello specifico, qui si concentra il 23,2% del totale. La quota di mobilità attiva assorbita dal Piemonte è del 5,8%, dopo Emilia-Romagna (17,6%), Veneto (11,1%), Lazio (8,9%) e Toscana (6,4%). Paradossalmente è anche tra le regioni che subiscono i maggiori esborsi per le cure ricevute dai propri residenti in altre regioni, con il 9,2% dopo Lazio (12,1%) e Campania (9,4%). Da sole queste tre regioni rappresentano quasi un terzo del totale, con oltre 400 milioni di euro ciascuna. «La mobilità passiva - spiega Cartabellotta - non coincide esclusivamente con la fuga di pazienti da Sud a Nord. Esiste anche una mobilità di prossimità tra Regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità. Regioni come Lombardia, Veneto e Piemonte registrano livelli rilevanti di mobilità passiva». Nella cartina dei saldi regionali l’enorme frattura tra Nord e Sud Analizzando l’ammontare dei saldi regionali si vede anDEBITI P cora una volta un primato lombardo, che con la bellezza di 645,8 milioni di euro si piazza al primo posto delle regioni, nell’insieme delle regioni con saldo positivo rilevante (assieme a Emilia Romagna con 564,9 milioni di euro e Veneto, 212,1 milioni di euro). Le altre regioni del Nordovest si trovano negli insiemi di territori in cui il saldo è negativo minimo (Valle d’Aosta -12,8 milioni di euro e Piemonte con -20,7 milioni di euro), e negativo moderato L’Ospedale Ped (Liguria -74,4 milioni di euro). «I salriferita a Regio di regionali – commenta il presidente Gimbe - evidenziano un’enorme frattura strutturale tra Nord e Sud. Le sole Regioni con un saldo positivo superiore a 100 milioni di euro si trovano tutte al Nord, mentre quelle con un saldo negativo oltre 100 milioni di euro appartengono tutte al Mezzogiorno, con l’eccezione NNO 2023 del Lazio. Infine, la mobilità sanitaria riguarda prevalentemente i ricoveri ospedalieri e non restituisce le diseguaglianze nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria. Ovvero, il divario reale tra le Regioni è ancora più marcato». in quanto Mentre il SSN affonda, il privato convenzionato fa affari d’oro Nel report della fondazione Gimbe (che ha a cuore la salvaguardia del servizio sanitario pubblico) emerge come più della metà dei soldi spesi per ricoveri e prestazioni specialistiche erogate fuori dalla Regione di residenza del beneficiario finisca nelle casse della sanità privata convenzionata. Si parla di 1.966 milioni di euro destinati al privato contro 1.643 milioni di euro per la sanità pubblica. «La quota di mobilità che confluisce verso il privato convenzionato – sottolinea Cartabellotta – non è omogenea in tutte le Regioni, perché dipende dall’offerta e dalle capacità attrattive di strutture private d’eccellenza». Infatti, le strutture private assorbono oltre il 60% della mobilità attiva in Molise (90,2%), Lombardia (71,1%), Puglia (68,9%) e Lazio (63,8%). In altre Regioni la capacità attrattiva del privato resta invece inferiore al 20%: Valle D’Aosta (15,7%), Umbria (15,1%), Liguria (11,4%), Provincia autonoma di Bolzano (9,1%) e Basilicata (7,2%). l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Alessandro Zonca Heading: ESODO SANITARIO Highlight: Image:DEBITI PER MOBILITÀ SANITARIA PASSIVA: ANNO 2023 l a , i i L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (euro 248.903) non è riportato in quanto l’analisi è riferita a Regioni e Province Autonome. CREDITI PER MOBILITÀ SANITARIA ATTIVA: ANNO 2023 L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (euro 201,6 milioni) non sono riportato in quanto l’analisi è riferita a Regioni e Province Autonome. -tit_org- Lombardia capitale delle cure Malati, grande esodo in Lombardia -sec_org- tp:writer§§ Alessandro Zonca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301959103801.PDF §---§ title§§ Malati, grande esodo in Lombardia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301663304767.PDF description§§

Estratto da pag. 60 di "CORRIERE DI NOVARA" del 23 Mar 2026

Alla sanità privata 1.966 milioni di euro, 1.643 milioni alle strutture pubbliche

pubDate§§ 2026-03-23T06:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301663304767.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301663304767.PDF', 'title': 'CORRIERE DI NOVARA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301663304767.PDF tp:ocr§§ GIMBE Negli ospedali di Milano e dintorni il 23,2% dei pazienti italiani Malati, grande esodo in Lombardia Alla sanità privata 1.966 milioni di euro, 1.643 milioni alle strutture pubbliche Il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria del Paese si concentra tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Per mobilità sanitaria si intende «la differenza tra risorse ricevute per curare pazienti di altre Regioni e quelle versate per i propri residenti curati altrove», per dirla con le parole usate dalla Fondazione Gimbe che ha presentato l’ultimo rapporto sulla mobilità sanitaria tra le regioni italiane. Mobilità che, secondo le analisi della fondazione bolognese, nel 2023 ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro. Ma cosa significa questo dato? «Questi numeri - afferma Nino Cartabellotta, presidente Gimbe - indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e richiede spostamenti che hanno anche un rilevante impatto economico sui bilanci delle famiglie». L’edizione del report mette in evidenza come, con il record della mobilità sanitaria, raggiunga livelli sempre meno sostenibili la situazione sanitaria delle regioni del Sud Italia: «Sul versante opposto, a pagare il prezzo più alto sono Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna, che insieme assorbono il 78,2% del saldo passivo». La Lombardia è la regione più attrattiva ma anche quella con gli esborsi maggiori La regione più popolosa d’Italia si conferma come la più attrattiva per la mobilità sanitaria attiva. Nello specifico, qui si concentra il 23,2% del totale. La quota di mobilità attiva assorbita dal Piemonte è del 5,8%, dopo Emilia-Romagna (17,6%), Veneto (11,1%), Lazio (8,9%) e Toscana (6,4%). Paradossalmente è anche tra le regioni che subiscono i maggiori esborsi per le cure ricevute dai propri residenti in altre regioni, con il 9,2% dopo Lazio (12,1%) e Campania (9,4%). Da sole queste tre regioni rappresentano quasi un terzo del totale, con oltre 400 milioni di euro ciascuna. «La mobilità passiva - spiega Cartabellotta - non coincide esclusivamente con la fuga di pazienti da Sud a Nord. Esiste anche una mobilità di prossimità tra Regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità. Regioni come Lombardia, Veneto e Piemonte registrano livelli rilevanti di mobilità passiva». Nella cartina dei saldi regionali l’enorme frattura tra Nord e Sud Analizzando l’ammontare dei saldi regionali si vede anDEBITI P cora una volta un primato lombardo, che con la bellezza di 645,8 milioni di euro si piazza al primo posto delle regioni, nell’insieme delle regioni con saldo positivo rilevante (assieme a Emilia Romagna con 564,9 milioni di euro e Veneto, 212,1 milioni di euro). Le altre regioni del Nordovest si trovano negli insiemi di territori in cui il saldo è negativo minimo (Valle d’Aosta -12,8 milioni di euro e Piemonte con -20,7 milioni di euro), e negativo moderato L’Ospedale Ped (Liguria -74,4 milioni di euro). «I salriferita a Regio di regionali – commenta il presidente Gimbe - evidenziano un’enorme frattura strutturale tra Nord e Sud. Le sole Regioni con un saldo positivo superiore a 100 milioni di euro si trovano tutte al Nord, mentre quelle con un saldo negativo oltre 100 milioni di euro appartengono tutte al Mezzogiorno, con l’eccezione NNO 2023 del Lazio. Infine, la mobilità sanitaria riguarda prevalentemente i ricoveri ospedalieri e non restituisce le diseguaglianze nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria. Ovvero, il divario reale tra le Regioni è ancora più marcato». in quanto Mentre il SSN affonda, il privato convenzionato fa affari d’oro Nel report della fondazione Gimbe (che ha a cuore la salvaguardia del servizio sanitario pubblico) emerge come più della metà dei soldi spesi per ricoveri e prestazioni specialistiche erog ate fuori dalla Regione di residenza del beneficiario finisca nelle casse della sanità privata convenzionata. Si parla di 1.966 milioni di euro destinati al privato contro 1.643 milioni di euro per la sanità pubblica. «La quota di mobilità che confluisce verso il privato convenzionato – sottolinea Cartabellotta – non è omogenea in tutte le Regioni, perché dipende dall’offerta e dalle capacità attrattive di strutture private d’eccellenza». Infatti, le strutture private assorbono oltre il 60% della mobilità attiva in Molise (90,2%), Lombardia (71,1%), Puglia (68,9%) e Lazio (63,8%). In altre Regioni la capacità attrattiva del privato resta invece inferiore al 20%: Valle D’Aosta (15,7%), Umbria (15,1%), Liguria (11,4%), Provincia autonoma di Bolzano (9,1%) e Basilicata (7,2%). l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:DEBITI PER MOBILITÀ SANITARIA PASSIVA: ANNO 2023 L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (euro 248.903) non è riportato in quanto l’analisi è riferita a Regioni e Province Autonome. CREDITI PER MOBILITÀ SANITARIA ATTIVA: ANNO 2023 L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (euro 201,6 milioni) non sono riportato in quanto l’analisi è riferita a Regioni e Province Autonome. r t n d m r t o r g s e O r è c M f c a N f ( s s p c t -tit_org- Malati, grande esodo in Lombardia -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301663304767.PDF §---§ title§§ Malati, grande esodo in Lombardia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301675404900.PDF description§§

Estratto da pag. 52 di "ECO DI BIELLA" del 23 Mar 2026

Alla sanità privata 1.966 milioni di euro, 1.643 milioni alle strutture pubbliche

pubDate§§ 2026-03-23T06:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301675404900.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301675404900.PDF', 'title': 'ECO DI BIELLA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301675404900.PDF tp:ocr§§ GIMBE Negli ospedali di Milano e dintorni il 23,2% dei pazienti italiani Malati, grande esodo in Lombardia Alla sanità privata 1.966 milioni di euro, 1.643 milioni alle strutture pubbliche Il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria del Paese si concentra tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Per mobilità sanitaria si intende «la differenza tra risorse ricevute per curare pazienti di altre Regioni e quelle versate per i propri residenti curati altrove», per dirla con le parole usate dalla Fondazione Gimbe che ha presentato l’ultimo rapporto sulla mobilità sanitaria tra le regioni italiane. Mobilità che, secondo le analisi della fondazione bolognese, nel 2023 ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro. Ma cosa significa questo dato? «Questi numeri - afferma Nino Cartabellotta, presidente Gimbe - indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e richiede spostamenti che hanno anche un rilevante impatto economico sui bilanci delle famiglie». L’edizione del report mette in evidenza come, con il record della mobilità sanitaria, raggiunga livelli sempre meno sostenibili la situazione sanitaria delle regioni del Sud Italia: «Sul versante opposto, a pagare il prezzo più alto sono Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna, che insieme assorbono il 78,2% del saldo passivo». La Lombardia è la regione più attrattiva ma anche quella con gli esborsi maggiori La regione più popolosa d’Italia si conferma come la più attrattiva per la mobilità sanitaria attiva. Nello specifico, qui si concentra il 23,2% del totale. La quota di mobilità attiva assorbita dal Piemonte è del 5,8%, dopo Emilia-Romagna (17,6%), Veneto (11,1%), Lazio (8,9%) e Toscana (6,4%). Paradossalmente è anche tra le regioni che subiscono i maggiori esborsi per le cure ricevute dai propri residenti in altre regioni, con il 9,2% dopo Lazio (12,1%) e Campania (9,4%). Da sole queste tre regioni rappresentano quasi un terzo del totale, con oltre 400 milioni di euro ciascuna. «La mobilità passiva - spiega Cartabellotta - non coincide esclusivamente con la fuga di pazienti da Sud a Nord. Esiste anche una mobilità di prossimità tra Regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità. Regioni come Lombardia, Veneto e Piemonte registrano livelli rilevanti di mobilità passiva». Nella cartina dei saldi regionali l’enorme frattura tra Nord e Sud Analizzando l’ammontare dei saldi regionali si vede anDEBITI P cora una volta un primato lombardo, che con la bellezza di 645,8 milioni di euro si piazza al primo posto delle regioni, nell’insieme delle regioni con saldo positivo rilevante (assieme a Emilia Romagna con 564,9 milioni di euro e Veneto, 212,1 milioni di euro). Le altre regioni del Nordovest si trovano negli insiemi di territori in cui il saldo è negativo minimo (Valle d’Aosta -12,8 milioni di euro e Piemonte con -20,7 milioni di euro), e negativo moderato L’Ospedale Ped (Liguria -74,4 milioni di euro). «I salriferita a Regio di regionali – commenta il presidente Gimbe - evidenziano un’enorme frattura strutturale tra Nord e Sud. Le sole Regioni con un saldo positivo superiore a 100 milioni di euro si trovano tutte al Nord, mentre quelle con un saldo negativo oltre 100 milioni di euro appartengono tutte al Mezzogiorno, con l’eccezione NNO 2023 del Lazio. Infine, la mobilità sanitaria riguarda prevalentemente i ricoveri ospedalieri e non restituisce le diseguaglianze nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria. Ovvero, il divario reale tra le Regioni è ancora più marcato». in quanto Mentre il SSN affonda, il privato convenzionato fa affari d’oro Nel report della fondazione Gimbe (che ha a cuore la salvaguardia del servizio sanitario pubblico) emerge come più della metà dei soldi spesi per ricoveri e prestazioni specialistiche erog ate fuori dalla Regione di residenza del beneficiario finisca nelle casse della sanità privata convenzionata. Si parla di 1.966 milioni di euro destinati al privato contro 1.643 milioni di euro per la sanità pubblica. «La quota di mobilità che confluisce verso il privato convenzionato – sottolinea Cartabellotta – non è omogenea in tutte le Regioni, perché dipende dall’offerta e dalle capacità attrattive di strutture private d’eccellenza». Infatti, le strutture private assorbono oltre il 60% della mobilità attiva in Molise (90,2%), Lombardia (71,1%), Puglia (68,9%) e Lazio (63,8%). In altre Regioni la capacità attrattiva del privato resta invece inferiore al 20%: Valle D’Aosta (15,7%), Umbria (15,1%), Liguria (11,4%), Provincia autonoma di Bolzano (9,1%) e Basilicata (7,2%). l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Alessandro Zonca Heading: Highlight: Image:DEBITI PER MOBILITÀ SANITARIA PASSIVA: ANNO 2023 L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (euro 248.903) non è riportato in quanto l’analisi è riferita a Regioni e Province Autonome. CREDITI PER MOBILITÀ SANITARIA ATTIVA: ANNO 2023 L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (euro 201,6 milioni) non sono riportato in quanto l’analisi è riferita a Regioni e Province Autonome. -tit_org- Malati, grande esodo in Lombardia -sec_org- tp:writer§§ Alessandro Zonca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301675404900.PDF §---§ title§§ Malati, grande esodo in Lombardia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301675204902.PDF description§§

Estratto da pag. 52 di "NOTIZIA OGGI VERCELLI" del 23 Mar 2026

Alla sanità privata 1.966 milioni di euro, 1.643 milioni alle strutture pubbliche

pubDate§§ 2026-03-23T06:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301675204902.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301675204902.PDF', 'title': 'NOTIZIA OGGI VERCELLI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301675204902.PDF tp:ocr§§ GIMBE Negli ospedali di Milano e dintorni il 23,2% dei pazienti italiani Malati, grande esodo in Lombardia Alla sanità privata 1.966 milioni di euro, 1.643 milioni alle strutture pubbliche Il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria del Paese si concentra tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Per mobilità sanitaria si intende «la differenza tra risorse ricevute per curare pazienti di altre Regioni e quelle versate per i propri residenti curati altrove», per dirla con le parole usate dalla Fondazione Gimbe che ha presentato l’ultimo rapporto sulla mobilità sanitaria tra le regioni italiane. Mobilità che, secondo le analisi della fondazione bolognese, nel 2023 ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro. Ma cosa significa questo dato? «Questi numeri - afferma Nino Cartabellotta, presidente Gimbe - indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e richiede spostamenti che hanno anche un rilevante impatto economico sui bilanci delle famiglie». L’edizione del report mette in evidenza come, con il record della mobilità sanitaria, raggiunga livelli sempre meno sostenibili la situazione sanitaria delle regioni del Sud Italia: «Sul versante opposto, a pagare il prezzo più alto sono Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna, che insieme assorbono il 78,2% del saldo passivo». La Lombardia è la regione più attrattiva ma anche quella con gli esborsi maggiori La regione più popolosa d’Italia si conferma come la più attrattiva per la mobilità sanitaria attiva. Nello specifico, qui si concentra il 23,2% del totale. La quota di mobilità attiva assorbita dal Piemonte è del 5,8%, dopo Emilia-Romagna (17,6%), Veneto (11,1%), Lazio (8,9%) e Toscana (6,4%). Paradossalmente è anche tra le regioni che subiscono i maggiori esborsi per le cure ricevute dai propri residenti in altre regioni, con il 9,2% dopo Lazio (12,1%) e Campania (9,4%). Da sole queste tre regioni rappresentano quasi un terzo del totale, con oltre 400 milioni di euro ciascuna. «La mobilità passiva - spiega Cartabellotta - non coincide esclusivamente con la fuga di pazienti da Sud a Nord. Esiste anche una mobilità di prossimità tra Regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità. Regioni come Lombardia, Veneto e Piemonte registrano livelli rilevanti di mobilità passiva». Nella cartina dei saldi regionali l’enorme frattura tra Nord e Sud Analizzando l’ammontare dei saldi regionali si vede anDEBITI P cora una volta un primato lombardo, che con la bellezza di 645,8 milioni di euro si piazza al primo posto delle regioni, nell’insieme delle regioni con saldo positivo rilevante (assieme a Emilia Romagna con 564,9 milioni di euro e Veneto, 212,1 milioni di euro). Le altre regioni del Nordovest si trovano negli insiemi di territori in cui il saldo è negativo minimo (Valle d’Aosta -12,8 milioni di euro e Piemonte con -20,7 milioni di euro), e negativo moderato L’Ospedale Ped (Liguria -74,4 milioni di euro). «I salriferita a Regio di regionali – commenta il presidente Gimbe - evidenziano un’enorme frattura strutturale tra Nord e Sud. Le sole Regioni con un saldo positivo superiore a 100 milioni di euro si trovano tutte al Nord, mentre quelle con un saldo negativo oltre 100 milioni di euro appartengono tutte al Mezzogiorno, con l’eccezione NO 2023 del Lazio. Infine, la mobilità sanitaria riguarda prevalentemente i ricoveri ospedalieri e non restituisce le diseguaglianze nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria. Ovvero, il divario reale tra le Regioni è ancora più marcato». in quanto Mentre il SSN affonda, il privato convenzionato fa affari d’oro Nel report della fondazione Gimbe (che ha a cuore la salvaguardia del servizio sanitario pubblico) emerge come più della metà dei soldi spesi per ricoveri e prestazioni specialistiche eroga te fuori dalla Regione di residenza del beneficiario finisca nelle casse della sanità privata convenzionata. Si parla di 1.966 milioni di euro destinati al privato contro 1.643 milioni di euro per la sanità pubblica. «La quota di mobilità che confluisce verso il privato convenzionato – sottolinea Cartabellotta – non è omogenea in tutte le Regioni, perché dipende dall’offerta e dalle capacità attrattive di strutture private d’eccellenza». Infatti, le strutture private assorbono oltre il 60% della mobilità attiva in Molise (90,2%), Lombardia (71,1%), Puglia (68,9%) e Lazio (63,8%). In altre Regioni la capacità attrattiva del privato resta invece inferiore al 20%: Valle D’Aosta (15,7%), Umbria (15,1%), Liguria (11,4%), Provincia autonoma di Bolzano (9,1%) e Basilicata (7,2%). l Alessandro Zonca ---End text--- Author: Alessandro Zonca Heading: Highlight: Image:nn o, a di al e eni o a a ni o, uni si eui o e ie7 e o ilmDEBITI PER MOBILITÀ SANITARIA PASSIVA: ANNO 2023 L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (euro 248.903) non è riportato in quanto l’analisi è riferita a Regioni e Province Autonome. CREDITI PER MOBILITÀ SANITARIA ATTIVA: ANNO 2023 L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (euro 201,6 milioni) non sono riportato in quanto l’analisi è riferita a Regioni e Province Autonome. -tit_org- Malati, grande esodo in Lombardia -sec_org- tp:writer§§ Alessandro Zonca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301675204902.PDF §---§ title§§ Nella Tuscia mancano 60 medici di base link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301708804246.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "PROVINCIA DI CIVITAVECCHIA" del 23 Mar 2026

Nel Viterbese ogni dottore assiste mediamente 1.800 pazienti contro il dato nazionale di 1.300

pubDate§§ 2026-03-23T05:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301708804246.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301708804246.PDF', 'title': 'PROVINCIA DI CIVITAVECCHIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301708804246.PDF tp:ocr§§ L’ottavo Rapporto Gimbe evidenzia una crescente difficoltà nell’accesso alle cure primarie Nella Tuscia mancano 60 medici di base Nel Viterbese ogni dottore assiste mediamente 1.800 pazienti contro il dato nazionale di 1.300 Medici di base, non si ferma l’emorragia e nella Tuscia le prospettive sono anche peggiori che nelle altre aree del Lazio. A rilevarlo è l’8° Rapporto Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato a ottobre 2025 e aggiornato con i dati sulla medicina generale a marzo 2026: il rapporto evidenzia anche una crescente difficoltà nell'accesso alle cure primarie. Nella Tuscia sono operativi 180 medici di medicina generale a fronte di un rapporto ottimale che sarebbe di circa 240, quindi oltre il 25% manca all’appello. Il numero viene conteggiato secondo i parametri ottimali di Gimbe, pari a 1.383 assistiti per medico di base, mentre in gran parte delle zone della provincia di Viterbo raggiunge il limite massimo che è pari a 1.800 per medico. In Italia, secondo le stime del rapporto Gimbe, mancano 5.715 medici di base, mentre nel Lazio la carenza è di 358 unità. Tra i problemi che stanno scaturendo da questa situazione c’è lo spostamento di tanti assistiti verso i Comuni limitrofi per assenza di camici bianchi fissi sui loro territori e, questo, sta ingolfando molti comuni più grandi per le migrazioni di tante persone da quelli più piccoli confinanti. Per arginare questa situazione non sono serviti i bandi della Regione Lazio per assegnare nuovi medici perché spesso tanti papabili rinunciano per la paura di avere un carico di lavoro non gestibile. Soluzioni tampone sono state, per ora, i medici provvisori con studio a giorni e orari alterni, che coprono più comuni durante la settimana; l’aumento delle borse di studio per la formazione specifica; l’innalzamento dell’età pensionabile (fino a 72 anni); l’aumento del massimale di pazienti per medico e l’assunzione di medici internisti. Tutto questo, per ora, non ha arginato la crisi, ormai strutturale, di nuovi medici di base e, in questi ultimi anni, si sta puntando anche sulla telemedicina, sulle case della comunità (la prima è stata inaugurata a Bagnoregio da pochi giorni), sulla riduzione del carico burocratico e su incentivi economici per lavorare in aree svantaggiate. In provincia di Viterbo ci sono tanti medici over 70 che stanno permettendo al sistema sanitario provinciale di reggere ma, nei prossimi anni, dovrà effettuarsi una rivoluzione per garantire l’effettiva assistenza sanitaria di base. Tra le idee che si stanno battendo ci sono l’aumento dei posti e delle borse di studio per il corso di formazione in Medicina Generale con la possibilità di acquisizione di assistiti anche ai corsisti e facilitazioni per l’accesso alla professione. Ad oggi i dati indicano che, nel Lazio, il 68% dei medici di medicina generale ha oltre 27 anni di attività alle spalle. Con un’anzianità così elevata e borse di studio che non compensano i pensionamenti, la prospettiva al 2028 è segnata da un divario crescente tra ingressi e uscite. Senza una riforma che renda la professione attrattiva nelle aree periferiche della Tuscia, il rischio è che il medico di famiglia diventi presto un servizio “di lusso”. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: GAETANO ALAIMO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Nella Tuscia mancano 60 medici di base -sec_org- tp:writer§§ GAETANO ALAIMO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301708804246.PDF §---§ title§§ Sanita digitale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032302152201604.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "STAMPA" del 23 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-23T03:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032302152201604.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032302152201604.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032302152201604.PDF tp:ocr§§ I punti 1 Entro il 31 marzo tutte le strutture sanitarie italiane devono adeguarsi a nuovi standard per il fascicolo sanitario elettronico Sanità digitale 3 In caso di emergenza ogni Pronto Soccorso potrà consultare il profilo sanitario dei pazienti anche senza il loro consenso 2 4 Bisognerà trasmettere i documenti relativi ai pazienti in un nuovo formato entro cinque giorni dalla prestazione effettuata in ospedale Nonostante esista da anni solo il 44% degli italiani ha dato il consenso alla consultazione elettronica da parte dei medici e solo il 27% lo usa Scattano le nuove regole sul fascicolo elettronico, che imporrà obblighi a strutture private e pubbliche Oggi meno di un italiano su due ha prestato il consenso alla consultazione dei dati. Pesano i divari tra le regioni IL DOSSIER ANNA MARIA ANGELONE N ovità in arrivo per il fascicolo sanitario elettronico. Entro il 31 marzo 2026, tutte le strutture sanitarie italiane pubbliche e private, grandi e piccole, ospedali e singoli studi professionali devono allinearsi al nuovo modello ed essere in grado di trasmettere i documenti sanitari nel formato standard comune. Qualsiasi referto, inoltre, dovrà essere inviato entro cinque giorni dall'erogazione della prestazione. Altro punto riguarda il profilo sanitario sintetico (o “Patient Summary”): una “carta d'identità sanitaria”, con le informazioni essenziali sulla salute di ogni cittadino. Ebbene, questa scheda andrà compilata dal medico di famiglia (o dal pediatra nel caso di bambini) e, in caso di emergenze gravi, sarà consultabile dal Pronto soccorso anche senza il consenso dell'interessato. Insomma, in vista della scadenza di fine giugno fissata dal Pnnr, il fascicolo sanitario elettronico entra nella vita degli italiani. Anche se non tutti, in realtà, sanno ancora di averne uno. Stando ai dati del monitoraggio di AgID, fermi al 30 settembre scorso, meno di un italiano su due ha espresso il consenso alla consultazione del suo fascicolo da parte dei medici e meno di 6,5 milioni (ovvero il 27% della popolazione) lo ha effettivamente utilizzato. Eppure, i vantaggi ci sono. In estrema sintesi, il fascicolo consente di raccogliere tutti i dati sulla salute di un cittadino e di renderli disponibili (previo suo consenso) agli operatori sanitari ai fini di cura, prevenzione e profilassi. Per un medico, si tratta di un archivio fondamentale per valutare la “storia clinica” di un assistito e fare una diagnosi più rapida, evitando inutili duplicazioni di esami (anche con risparmio di spesa). Per un cittadino, è uno strumento utile per conservare informazioni e documenti sulla sua salute, cambiare medico di base, prenotare una prestazione o consultare un referto comodamente da casa. Ma anche fare pagamenti online per un ticket, avendo tutte le ricevute ai fini della detrazione. Non mancano ostacoli. Nato per superare la storica frammentazione del sistema sanitario italiano, il fascicolo elettronico ha inizialmente riprodotto questo stato: ogni Regione aveva una sua versione, spesso con funzioni e tempi di aggiornamento differenti. Ma, soprattutto, documenti difformi che non “si parlavano”. Il nuovo impianto normativo e tecnologico, invece, punta a un unico ecosistema dati sanitari nazionale. «Mancava uniformità fra Regioni e fra strutture» spiega Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio sanità digitale del Politecnico di Milano. «È stato necessario individuare uno standard e adeguare tutto, in modo da garantire un linguaggio comune per interagire. Ma l’interoperabilità non è ancora completa in tutti i punti. Un problema riguarda i privati: adeguarsi comporta un notevole investimento». Finora, l’obbligo coinvolgeva solo i privati convenzionati con il sistema sanitario nazionale. Mentre ora dovranno accreditarsi tutti. Sempre in base al monitoraggio di AgID, oggi sono già disponibili 29 tipi di documenti e 33 servizi. Ma la forbice a livello regionale è molto ampia. Anche per l’utilizzo: il fascicolo digitale è ormai abituale per il 66% dei veneti (primi in classifica) ma solo per il 3% di sicil iani. Non solo. Ogni Regione può integrare il proprio fascicolo con documenti o servizi extra rispetto a quelli “obbligatori”. E la differenza nel livello di assistenza si vede. Solo tre Regioni, per esempio, hanno già attivo il “bilancio di salute” per la crescita dei bebè (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta) mentre soltanto in Lombardia è operativo il piano assistenziale individualizzato. Venendo ai servizi, nove Regioni consentono di consultare le liste d’attesa e appena quattro garantiscono la prenotazione di una televisita. La Toscana è l'unica a offrire la richiesta di trasporto per servizio sanitario mentre solo in Liguria si può contattare il servizio “Pronto badante”. Un divario digitale che rischia di aumentare quello reale? «Il fascicolo è la “cellula” della trasformazione digitale. Un utilizzo a macchia di leopardo incide in maniera rilevante perché riflette e amplifica le diseguaglianze già esistenti nell'erogazione dei servizi sanitari» sottolinea Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe. «Un uso completo e diffuso, invece, potrebbe migliorare la continuità assistenziale, facilitare l’accesso alle informazioni cliniche, ridurre sprechi organizzativi e amministrativi. Nelle Regioni in ritardo, si perde uno strumento indispensabile per rendere il sistema più efficiente e centrato sul paziente. Il rischio concreto è quello di una “doppia velocità digitale” che si somma a quella già esistente nei livelli di assistenza, ampliando ulteriormente il divario, in particolare tra Nord e Sud del paese». Dal Dipartimento per la trasformazione digitale si evidenzia che «i divari regionali sono affrontati con un approccio strutturale che ha già visto investimenti per 300 milioni di euro mentre per i cittadini, oltre alla campagna informativa nazionale lanciata poche settimane fa, l'utilizzo del fascicolo sanitario elettronico è accompagnato in diversi modi: per esempio, con i 4 mila “Punti digitale facile” che offrono supporto e assistenza gratuita sul territorio alle fasce meno digitalizzate e hanno raggiunto già l'obiettivo Pnnr di due milioni di cittadini formati». Oltre al “digital divide”, però, pesa anche la sensibilità per la privacy. Basti pensare che, sempre in base al monitoraggio Fse, in Campania il 29% dei cittadini utilizza il fascicolo ma appena il 3% ha dato il consenso alla consultazione al personale medico. Va detto che la versione assicura oggi una tutela rafforzata. Chi non ha espresso opposizione al pregresso entro dicembre 2024, accedendo al suo fascicolo troverà caricato in automatico ogni documento dal 2012 in poi. Ma, in qualsiasi momento, può decidere se e quali oscurare, modificare il consenso espresso e anche revocarlo. — ---End text--- Author: ANNAMARIA ANGELONE Heading: Highlight: Image:LA DIFFUSIONE Il fascicolo sanitario elettronico in Italia L’uso da parte degli operatori 27% Gli italiani che usano il fascicolo elettronico 88% 44% La media nazionale di quanti hanno espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti L'uso nelle principali regioni 66% 53% Lombardia Veneto 64% 20% Emilia Romagna Piemonte 40% 29% Toscana 7% Lazio Campania 3% Sicilia La percentuale di medici di medicina generale e pediatri 95,2% che ha effettuato almeno un'operazione sul fascicolo 9 La media nazionale di medici specialisti delle Asl abilitati a consultare il fascicolo sanitario elettronico al 30 settembre 2025 Le regioni (fra cui il Piemonte) che hanno già raggiunto la copertura al 100% dei sanitari abilitati al fascicolo sanitario elettronico 610 milioni di euro La dote del PNNR per il fascicolo sanitario elettronico Di questi, 300 milioni servono ad adeguare i sistemi nei territori, il resto vanno per le competenze digitali dei professionisti del sistema sanitario 21 I tipi di documenti previsti dalle norme per alimentare il fascicolo sanitario elettronico 7 I tipi di documenti già disponibili ovunque: erogazione farmaci a carico del SSN, prescrizione farmaceutica del SSN, prescrizione della visita specialistica, referto di labor atorio, referto di radiologia, referto specialistico ambulatoriale e verbale di pronto soccorso 8 I documenti ulteriori resi disponibili, due dei quali relativi ai certificati Covid-19 13 I servizi digitali “già disciplinati” resi disponibili nei fascicoli sanitari elettronici delle Regioni al 30 settembre 2025 6 I servizi “già disciplinati” attivi ovunque: dati amministrativi, consultazione registro (accessi e operazioni), gestione consensi, oscuramento dei documenti, prenotazioni SSN, scelta e revoca del medico di base. Eccetto in Sicilia, è operativo anche il pagamento di ticket e prestazioni Fonte: Monitoraggio Fse su dati regionali al 30 settembre 2025 Withub S TuttoSoldi Ecco il QR code per TuttoSoldi, il portale digitale de La Stampa dedicato a risparmio, finanza personale, imprese e lavoro -tit_org- Sanita digitale -sec_org- tp:writer§§ ANNAMARIA ANGELONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032302152201604.PDF §---§ title§§ Medici di base, emergenza senza fine Assegnato un posto vacante Su sel = Medici di base, l'emorragia continua Coperto soltanto un posto sul sei link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301697004108.PDF description§§

Estratto da pag. 49 di "STAMPA CUNEO" del 23 Mar 2026

Le situazioni più critiche nelle aree Montane e collinari, soprattutto a Biella, Vco e Vercellese

pubDate§§ 2026-03-23T05:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301697004108.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301697004108.PDF', 'title': 'STAMPA CUNEO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301697004108.PDF tp:ocr§§ Medici di base, emergenza senza fine Assegnato un posto vacante su sei Le situazioni più critiche nelle aree montane e collinari, soprattutto a Biella, Vco e Vercellese in piemonte nell’ultimo anno oltre 600 incarichi scoperti. il sindacato: la situazione si sta aggravando In Piemonte ne servirebbero 500 in più: le situazioni più critiche a Biella, nel Vco e nel Vercellese Medici di base, l’emorragia continua Coperto soltanto un posto sui sei Il medico di famiglia? In via di estinzione. In Piemonte, nel 2025, su 6 posti messi a bando, 5 sono rimasti scoperti: 100 assegnazioni su 605 carenze dichiarate. – PAGINA 41 IL CASO FRANCESCA RIVANO I l medico di famiglia? Una categoria in via di estinzione. In Piemonte, nel 2025, su 6 posti messi a bando, 5 sono rimasti scoperti: 100 assegnazioni, a fronte di 605 carenze dichiarate, fotografano una situazione che va oltre l’emergenza. Perché a ogni annuncio di pensionamento, a ogni ambulatorio che chiude, per più di un migliaio di persone scatta una disperata corsa alla ricerca di chi si faccia carico dell’assistenza sanitaria di base. E mentre il bisogno di cure primarie aumenta, di pari passo con l’incremento dell’età media dei piemontesi, i camici bianchi che se fanno carico sono sempre meno. In Italia, stima la fondazione Gimbe, mancano circa 5.700 dottori di famiglia; quasi uno su dieci è in Piemonte. «Un fenomeno strutturale che, negli ultimi mesi, mostra segnali di aggravamento molto evidenti – conferma Roberto Venesia, segretario regionale della Federazione italiana medici di medicina generale –. Da un lato ci sono i pensionamenti, ampiamente prevedibili; dall’altro l’aumento del numero di giovani medici che, pochi anni dopo l’avvio dell’attività, sceglie di interrompere il percorso professionale». I dati aggiornati a tutto il 2025 sull’assegnazione dei posti vacanti nella varie province raccontano una situazione sconfortante: l’Asl di Biella, maglia nera, non ha potuto coprire nemmeno una delle 28 carenze suddivise tra il capoluogo, che ne denuncia 5, e i centri di montagna e collina di una provincia tutto sommato poco estesa. Malissimo il Vco: due assegnazioni, una a Verbania e una a Omegna, a fronte di 50 carenze che riguardano principalmente le valli Anzasca (17) e l’area del lago Maggiore (22). Dinamica simile a Vercelli, dove solo tre medici hanno preso servizio a fronte di 29 posti disponibili: a essere maggiormente in affanno è la Valsesia che, a fronte di due trasferimenti, denuncia 13 carenze. Nove su 77 i posti coperti nel Novarese, dove ci sono buchi sia nei centri intorno al capoluogo sia nelle zone collinari. Nell’Asl Cuneo 1 ben otto delle 11 assegnazioni (su 58 posti) hanno interessato il capoluogo e la zona di Morozzo, Boves, Tarantasca e Roccavione; un medico ha preso servizio a Dogliani; nessuna risposta nel resto del territorio. Solo 5 su 31 i posti coperti nell’Asl Cuneo 2 che comprende Langhe e Roero. Ad Asti sono stati assegnati 6 dei 26 posti disponibili e la zona che presenta maggiori criticità è quella delle colline del Monferrato. Condizione condivisa con l’alessandrino: coperte 11 delle 65 carenze con la situazione più critica nelle aree collinari e in Val Bormida. Neppure la metropoli è attrattiva: nella città di Torino sono solo 19 i posti assegnati a fronte delle 70 carenze denunciate. «I provvedimenti urgenti per l’assistenza ai pazienti orfani di medico giacciono da quasi un anno sulla scrivania della Direzione sanitaria regionale – denuncia Venesia –. Si disattendono spesso gli accordi e, in particolare, le norme previste a tutela dei professionisti e dei cittadini». In questa situazione di incertezza, il fenomeno dell’abbandono diventa un elemento di crisi difficilmente affrontabile. Eppure, secondo il segretario Fimmg, gli strumenti ci sarebbero: «Dopo due anni, le Aft, Aggregazioni funzionali territoriali dei medici di medicina generale, attendono solo l’ultimo passaggio fondamentale: l’inserimento dell’attività oraria, con il coinvolgimento dei medici dell’ex guardia medica». Nell’immediato servirebbero poi i ncentivi professionali ed economici per rendere più attrattive le aree disagiate della Regione. E se l’aggregazione dei medici può rappresentare la strada per garantire l’assistenza dovuta, Venesia sottolinea la necessità di intraprendere un percorso di più ampio respiro: «Prossimità, capillarità e associazionismo sono cardini del modello – conclude –. Ma dobbiamo portare la nostra esperienza all’interno delle Scuole di Medicina per formare nuove leve di professionisti in grado di rispondere alle carenze di personale, che, in questi anni, si sono fatte sempre più gravi». — ---End text--- Author: FRANCESCA RIVANO Heading: in piemonte nell’ultimo anno oltre 600 incarichi scoperti. il sindacato: la situazione si sta aggravando Highlight: Tengono meglio le città capoluogo e le aree urbane In grave difficoltà le zone montuose e collinari di tutta la regione Image:Nel 2025 su 605 posti da medico di base vacanti ne sono stati assegnati soltanto 100 ROBERTO VENESIA SEGRETARIO REGIONALE FIMMG “ Un fenomeno strutturale che, negli ultimi mesi, mostra segnali di aggravamento -tit_org- Medici di base, emergenza senza fine Assegnato un posto vacante Su sel Medici di base, l'emorragia continua Coperto soltanto un posto sul sei -sec_org- tp:writer§§ FRANCESCA RIVANO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301697004108.PDF §---§ title§§ "Payback e burocrazia frenano investimenti e ricerca in Italia" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301709604238.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "AFFARI E FINANZA" del 23 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-23T05:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301709604238.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301709604238.PDF', 'title': 'AFFARI E FINANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301709604238.PDF tp:ocr§§ “Payback e burocrazia frenano investimenti e ricerca in Italia” Patrick Jonsson, presidente international della multinazionale americana fa un bilancio dell’attività nel nostro paese “Negli ultimi dieci anni l’aumento delle spese per molecole innovative è stato scaricato sull’industria” Eli Lilly Italia avrebbe tutto il necessario per competere ai vertici globali del settore farmaceutico: un popolo di ingegneri, tecnici e ricercatori di rango, un’accademia solida e un’eccellenza manifatturiera universalmente riconosciuta. Un patrimonio che rischia però di essere mandato all’aria da una burocrazia soffocante, da un meccanismo (il payback) che scoraggia gli investitori, da un sistema di accesso ai farmaci tra i più lenti d’Europa. Il messaggio di Patrick Jonsson, presidente di Eli Lilly International, è chiaro: a Sesto Fiorentino l’azienda ha uno degli stabilimenti biotech più importanti al mondo, ma il vostro paese, ci dice, deve decidere da che parte stare. I numeri sono imponenti: Eli Lilly è la prima azienda farmaceutica al mondo per capitalizzazione di mercato; e nel novembre 2025 è diventata la prima Pharma nella storia a superare la soglia di 1.000 miliardi di dollari di valore in Borsa. Grazie a 65,2 miliardi di dollari di ricavi nel 2025, con una crescita del +45% rispetto al 2024 secondo i risultati finanziari comunicati dall’azienda. Merito anche e soprattutto delle innovazioni portate sul mercato con 13,3 miliardi di dollari investiti globalmente in R&D nel 2025. In Italia, solo nel sito di produzione di Sesto Fiorentino, negli ultimi vent’anni, Lilly ha investito 1,4 miliardi di euro, 750 milioni nel 2025. Un impegno che si traduce in un contributo stimato di 1,5 miliardi al Pil italiano e in oltre 6.000 posti di lavoro attivati nel paese. «È una storia di successo — dice Jonsson — resa possibile da politiche pro-innovazione e da scelte coraggiose compiute in Italia più di un decennio fa». Che oggi hanno perso smalto. La competizione per attrarre investimenti in ricerca, sviluppo e produzione farmaceutica è intensa, e paesi come il Regno Unito o la Corea del Sud vogliono la leadership del settore. L’Italia, invece, arranca. «Abbiamo accolto con favore la nascita dell’Agenzia Europea dei Medicinali — spiega Jonsson — per accelerare le approvazioni e l’accesso dei pazienti ai nuovi farmaci. Ma questa centralizzazione, anziché snellire le procedure, si è aggiunta ai sistemi nazionali». Il risultato è che l’Italia si trova a gestire tre livelli sovrapposti: Ema, Aifa e una ventina di sistemi regionali. E siamo ben lontani dal target fissato dalla direttiva europea sulla trasparenza, quello di un’attesa non superiore ai 180 giorni dall’approvazione regolatoria alla decisione di rimborso. L’altra criticità è il payback, quel meccanismo di contenimento della spesa pubblica per i farmaci secondo il quale quando questa supera il tetto fissato dallo Stato, una parte dell’eccedenza deve essere restituita dalle aziende farmaceutiche al sistema sanitario. «Negli ultimi dieci anni, l’aumento della spesa in molecole innovative è stato di fatto scaricato sull’industria», osserva Jonsson. Le conseguenze? Se un paese non è disposto a pagare per le nuove teraL’ eepoaaoai i». i ea te pie, non può pensare di essere attrattivo. «Se portiamo una nuova cura per l’Alzheimer o per trattare le comorbilità dell’obesità, dobbiamo trovare un sistema che sia disposto a pagarla. Se quella volontà non c’è, smetteremo di investire su quel mercato». Il punto non è tanto l’ammontare complessivo della spesa sanitaria in Italia, ma come vengono allocate le risorse. Oggi tra l’80 e l’85% di queste è concentrata sull’acuzie: una quota che, dice Jonsson, andrebbe ridistribuita a favore della cronicità, su malattie come il diabete, l’obesità, le malattie neurodegenerative che pesano enormemente sulla sostenibilità del sistema, soprattutto in un’Italia che invecchia. Quale modello dovrebbe allora seguire il nostro paese? In Germania, dice Jonsson, i pazienti ottengono accesso al farmaco il giorno dopo l’approvazione regolatoria. Nei dodici mesi successivi si svolge una valutazione del valore incrementale del medicinale, al termine della quale viene negoziato un prezzo con le autorità. «È un modello basato sul valore, e soprattutto garantisce un accesso immediato». Qui invece la nuova molecola di Lilly per l’Alzheimer, già approvata da una ventina di enti regolatori nel mondo, non ha per ora ricevuto la rimborsabilità da parte di Aifa sebbene, aggiunge Jonsson, «gli studi di fase III mostrino che è in grado di rallentare in modo significativo il declino cognitivo e fisico nei pazienti». In un periodo di incertezza geopolitica e di guerre commerciali (e non), Lilly continua a sostenere che i farmaci non debbano essere soggetti a dazi, ostacolo all’accesso alle cure. Ma il concetto di “nazione più favorita” (MFN) sta sparigliando le carte: il costo dello sviluppo dei farmaci innovativi dovrebbe essere sostenuto equamente tra i paesi sviluppati, ma in pratica, dice Jonsson, finora gli Stati Uniti ne hanno sopportato una parte molto rilevante. Il risultato è che l’Europa, un tempo leader mondiale nello sviluppo di nuovi farmaci, oggi contribuisce solo per circa il 30-31%, anche a causa di politiche meno favorevoli all’innovazione. L’Italia, è la conclusione, rischia quindi di perdere quello che appare come l’ultimo treno. ---End text--- Author: Elisa Manacorda Heading: Eli Lilly Highlight: 6.000 OCCUPAZIONE Eli Lilly, prima azienda farmaceutica al mondo, ha in Italia un organico di oltre seimila persone Image:IL COLLOQUIO 1 PATRICK JONSSON Presidente Eli Lilly International 1 Negli ultimi venti anni Eli Lilly ha investito nell’impianto di Sesto Fiorentino 1,4 miliardi di euro -tit_org- “Payback e burocrazia frenano investimenti e ricerca in Italia” -sec_org- tp:writer§§ Elisa Manacorda guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301709604238.PDF §---§ title§§ Norme & tributi - Chi solleva l'eccezione deve dimostrare l'entità della somma già versata link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301710904235.PDF description§§

Estratto da pag. 26 di "SOLE 24 ORE" del 23 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-23T05:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301710904235.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301710904235.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301710904235.PDF tp:ocr§§ Chi solleva l’eccezione deve dimostrare l’entità della somma già versata La Cassazione si esprime sulla possibilità di acquisire i documenti d’ufficio Onere della prova Rosa Sciatta Quando, nel contenzioso per i danni causati da emotrasfusioni con sangue infetto, si pone il tema della compensazione tra l’indennizzo per i danneggiati previsto dalla legge 210/1992 e il risarcimento del danno, l’onere di provare il fatto costitutivo dell’eccezione di compensatio lucri cum damno grava su chi la solleva ed è soggetto alle preclusioni del primo e del secondo grado. Tuttavia, quando è lo stesso attore a dichiarare di aver percepito l’indennizzo, è suo onere provarne l’entità. Lo ha chiarito la Cassazione che, con l’ordinanza 2052/2026, ha preso posizione sulla distribuzione dell’onere della prova in materia di compensatio lucri cum damno. Il caso riguardava una paziente che aveva agito contro il ministero della Salute per i danni causati da trasfusioni effettuate negli anni Settanta. La Corte d’appello aveva riconosciuto la condotta colposa e il nesso causale, ma aveva escluso un danno risarcibile, perché l’indennizzo percepito in base alla legge 210/1992 superava l’ammontare del danno civilistico. Aveva quindi respinto la domanda. Con il ricorso in Cassazione, la ricorrente ha tra l’altro sostenuto che la Corte d’appello aveva illegittimamente consentito al ministero di depositare in appello la prova dell’erogazione dell’indennizzo; ciò perché il ministero non aveva dato la prova in primo grado ed erano quindi maturate le preclusioni istruttorie. La Suprema corte, che ha dichiarato inammissibile questo motivo di ricorso, ha spiegato che è basato sull’idea che il giudice d’appello non possa d’ufficio chiedere informazioni alla Pa sull’entità delle somme pagate per l’indennizzo previsto dalla legge 210/1992. Si tratta di una questione su cui esistono orientamenti diversi in giurisprudenza. Un primo orientamento riteneva doverosa l’acquisizione d’ufficio, senza preclusioni, qualora fosse certa l’esistenza dell’indennizzo ma non il suo ammontare. Un indirizzo più recente, invece, ha affermato che la rilevabilità d’ufficio dell’eccezione non consente di eludere il divieto di presentare in appello domande, eccezioni e mezzi di prova nuovi. La Cassazione ha aderito a questo secondo orientamento, chiarendo che l’onere di provare il fatto costitutivo dell’eccezione di compensatio lucri cum damno grava su chi la solleva e soggiace alle preclusioni istruttorie; il giudice può acquisire d’ufficio la prova, con scelta sindacabile in sede di legittimità solo se la questione abbia formato oggetto di dibattito nei gradi di merito. Quando è l’attore a dichiarare di avere già percepito l’indennizzo, diventa suo onere provarne l’entità. La decisione chiarisce così che la compensatio non permette di aggirare le regole processuali e la distribuzione dell’onere probatorio. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Rosa SciattafC Heading: Onere della prova Highlight: Image: -tit_org- Norme & tributi - Chi solleva l’eccezione deve dimostrare l’entità della somma già versata -sec_org- tp:writer§§ Rosa SciattafC guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/23/2026032301710904235.PDF §---§