title§§ A.A.A. cercansi medici di famiglia «In provincia ne servirebbero altri180» = L'emorragia dei medici di base «In provincia ne mancano 180» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101715604444.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "GAZZETTA DI MODENA" del 21 Mar 2026

® La carenza di medici difamigliaha numeriimpressionanti: secondo ilvice presidente della FIMMG, Dante Cintori, nel Modenesene servirebbero 180. La Regione prepara assunzioni, main quantità certamente inferiore alle necessità. Vernelli a pag.13

pubDate§§ 2026-03-21T03:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101715604444.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101715604444.PDF', 'title': 'GAZZETTA DI MODENA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101715604444.PDF tp:ocr§§ A.A.A. cercansi medici di famiglia «In provincia ne servirebbero altri 180» ? La carenza di medici di famiglia ha numeri impressionanti: secondo il vice presidente della FIMMG, Dante Cintori, nel Modenese ne servirebbero 180. La Regione prepara assunzioni, ma in quantità certamente inferiore alle necessità. ? Vernelli a pag. 13 Modena Dante Cintori, vice presidente della FIMMG, su Sanità e assistenza di base Il report della Federazione Fimmg Modena Il dato La carenza è di 290 professionisti Inviati alla Regione in vista del concorso a “ruolo unico”, Montagna la più penalizzata L’emorragia dei medici di base «In provincia ne mancano 180» ? di Mattia Vernelli «In provincia di Modena mancano 290 medici a ruolo unico. Dato che si traduce in una carenza di 180 medici di base». È Dante Cintori, vicesegretario di Fimmg Modena (Federazione italiana medici di medicina generale), a fotografare la drammatica situazione. Di recente la Fondazione Gimbe ha pubblicato i dati relativi alla carenza di “medici di famiglia”: in Italia ne mancano 5700, e Modena non è affatto esclusa da questo trend. Cos’è il ruolo unico Per “ruolo unico” Cintori si riferisce al nuovo modello organizzativo in vigore da alcuni anni. Un medico di base, fino a quando non raggiunge il massimale di pazienti, che è di 1500, deve “compensare” le ore mancanti prestando servizio in altre strutture dell’Ausl, come Cau, Case di comunità, hospice, servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica). Di questi professionisti, secondo le stime di Fimmg, il fabbisogno in provincia è di 678. Ne mancano 290, ovvero il 42%. «Se scorporiamo i dati relativi ai medici di base, la carenza è di 180. Abbiamo chiesto alla Regione la pubblicazione del nostro report, che sarà la base per il reclutamento di medici di base, il cui bando sarà pubblicato il 31 marzo. I professionisti prenderanno servizio a partire dal primo di luglio. Sarebbe bello pensare che questo concorso basterà per arginare l’emorragia di medici di base in provincia. Prevedo una scarsa adesione: nessuno vuole più fare questo mestiere», afferma Cintori. Le zone più carenti Il report di Fimmg parla chiaro: a Modena mancano 63 medici (35%), nel distretto carpigiano 43 (42%), a Sassuolo 54 (46%), a Vignola 37 (46%), a Mirandola 43 (52%) e a Pavullo 17 (43%). «La montagna è la zona che rimane più scoperta – continua il vicesegretario –. A Fanano, dopo la morte del medico di base, che era il punto di riferimento della zona, il paese è scoperto. Tra Riolunato, Pievepelago e Fiumalbo ce ne sono solo due. Tra Palagano, Montefiorino e Frassinoro il medico di famiglia non c’è proprio: è stato istituito un micro-team di giovani medici che presta servizio alcune ore al giorno. Parliamo di una situazione drammatica». Perché tanta difficoltà nel reclutare medici di base? «Le ragioni sono note – continua Cintori –: nel 1985, quando iniziai questa professione, per raggiungere il massimale di pazienti ci volevano circa 8 anni. Una soglia che oggi viene raggiunta in una settimana: da un giorno all’altro ci si ritrova con 1500 assistiti, una burocrazia estenuante, turni lunghi e faticosi. I giovani non vogliono più fare questo mestiere», conclude Cintori. A giugno 2025 era stato pubblicato un bando simile a quello in fase di elaborazione in queste settimane. Prevedeva 220 posti per il ruolo unico: ne sono stati contrattualizzati solo 24. Dati nazionali I medici di famiglia in Italia sembrano davvero una figura professionale in via d’estinzione. In Italia ne mancano oltre 5.700 e il problema riguarda tantissime regioni, come sanno bene i cittadini che faticano a trovare un medico di famiglia, soprattutto nelle aree più popolose. A metterlo nero su bianco è l’ultima analisi di Fondazione Gimbe, che aggiorna le stime 1 gennaio 2025. Tra il 2019 e il 2024 il numero di medici di medicina generale è diminuito di ben 5.197 unità. Tutto ciò va di pari passo con un aumento dei bisogni di cura: nel 2025 gli over 65 erano quasi 14,6 milioni, di cui oltre la metà con due o più malattie croniche. Negli ultimi quaran t'anni, la popolazione ultrasessantacinquenne è quasi raddoppiata, crescendo da 7,3 a 14,5 milioni di individui al 2025. Nello stesso arco temporale, la componente degli over 80 è addirittura triplicata, balzando da 1,4 a 4,5 milioni. Proprio su tale divario tra il fabbisogno assistenziale e l'effettiva disponibilità di servizi si basano le più recenti proiezioni statistiche. Guardando il dato regionale, in Emilia -Romagna mancano 502 professionisti. «Per anni - ha affermato il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta - non è stato garantito il ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti, che tra il 2025 e il 2028 saranno 8.180. Sempre più cittadini - conclude - faticano a trovare un medico vicino a casa». ? ---End text--- Author: Mattia Vernelli Heading: Modena Dante Cintori, vice presidente della FIMMG, su Sanità e assistenza di base Highlight: Dante Cintori «Nei prossimi mesi un nuovo reclutamento ma non riusciremo a coprire la voragine» Le criticità «Sono in Appennino A Fanano manca il medico di famiglia così come a Palagano» Nessuno ormai vuole più fare questo mestiere FABBISOGNO DI MEDICI E DATI RELATIVI ALLA CARENZA IN PROVINCIA DI MODENA MEDICI CARENTI NEL RUOLO FABBISOGNO UNICO COMPLESSIVO DISTRETTO AMBITO MIRANDOLA Mirandola Finale Emilia Concordia-San Possidonio Camposanto-San Felice Cavezzo-Medolla-San Prospero SUB-TOTALE Carpi Soliera Novi Campogalliano SUB-TOTALE Modena SUB-TOTALE Castelfranco-San Cesario Nonantola-Ravarino-Bastiglia-Bomporto SUB-TOTALE CARPI MODENA CASTELFRANCO 11 11 4 7 10 43 31 5 6 1 43 66 63 20 13 33 23 15 12 13 19 82 71 14 10 7 102 176 176 40 33 73 MEDICI CARENTI NEL RUOLO FABBISOGNO UNICO COMPLESSIVO DISTRETTO AMBITO VIGNOLA Vignola 11 Guiglia-Zocca-Montese 5 Castelnuovo-Spilamberto 10 Castelvetro-Marano-Savignano 11 SUB-TOTALE 37 Sassuolo 21 Formigine 12 Fiorano-Maranello 16 Frassinoro-Montefiorino-Palagano-Prignano 6 SUB-TOTALE 54 Pavullo-Serramazzoni 11 Fanano-Sestola-Montecreto 4 Lama-Polinago 1 Riolunato-Pievepelago-Fiumalbo 3 SUB-TOTALE 17 290 SASSUOLO PAVULLO TOT. AZIENDALE 28 12 28 22 90 40 32 35 9 116 26 6 3 4 39 678 Image:Gimbe La fondazione che ha elaborato il report: in Italia mancano 5700 medici di base -tit_org- A.A.A. cercansi medici di famiglia «In provincia ne servirebbero altri180» L’emorragia dei medici di base «In provincia ne mancano 180» -sec_org- tp:writer§§ Mattia Vernelli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101715604444.PDF §---§ title§§ Crisi dei dottori in montagna: «Tornare al medico condotto» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101795505239.PDF description§§

Estratto da pag. 29 di "LIBERTÀ" del 21 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-21T04:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101795505239.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101795505239.PDF', 'title': 'LIBERTÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101795505239.PDF tp:ocr§§ Crisi dei dottori in montagna: «Tornare al medico condotto» La proposta di Massimo Alpegiani, che ha vestito il camice a Pecorara poi a Pianello: «Vi spiego perché è una figura da ripristinare» PIANELLO ? Che cosa fare per sanare la mancanza di medici, soprattutto nei territori di montagna? «Bisogna rispristinare, attualizzandola, la figura del medico condotto». La proposta, a prima vista anacronistica, è di Massimo Alpegiani, medico di famiglia in pensione dal 2021, che per oltre 40 anni ha prestato servizio tra Pecorara e Pianello. Tra il 1978 e il 2000 Alpegiani è stato medico titolare della condotta di Pecorara, una delle ultime rimaste, dopodiché ha prestato servizio fino alla pensione a Pianello. Il suo è stato uno dei tanti camici che progressivamente sono stati smessi, lasciando scoperti interi territori, dove la figura del medico fatica a trovare un ricambio. I numeri del fenomeno È di ieri la notizia che, secondo i dati della Fondazione Gimbe, nel solo Piacentino si contano 181 medici di base, ma ne servirebbe almeno un centinaio in più. Nella sola Valtidone la coperta si sta via via restringendo. A Ziano deve ancora essere rimpiazzato Flavio Della Croce, andato in pensione un anno fa. A Piozzano sopperisce la mancanza il medico Camilla Ferrari, che però è titolare ad Agazzano. A Pianello dopo Alpegiani è rimasto un solo altro medico di famiglia titolare, Marco Ferrari prossimo alla pensione. A Trevozzo di Alta Val Tidone è titolare il dottor Domenico Restuccia, con un ambulatorio per sua libera scelta anche a Pecorara. C’è poi Giorgio Ferrari, il quale è titolare, ma a Borgonovo con un ambulatorio (per sua libera scelta) a Nibbiano. L’idea per le periferie Cosa fare per porre un argine e al tempo stesso evitare che la mancanza di figure quale il medico di famiglia impoverisca ulteriormente territori già sofferenti? Una sua proposta, che ha chiamato “nuova condotta medica” o “medici del territorio” Alpegiani l’aveva già presentata alcuni anni fa al tavolo consultivo a cui siedono rappresentanti dell’Azienda sanitaria e sindacati dei medici (lui rappresentava il Simet). La stessa soluzione Alpegiani l’ha ribadita in una lettera che ieri è stata pubblicata dal Corriere della Sera, nella rubrica tenuta da Giangiacomo Schiavi, già vicedirettore dello stesso prestigioso giornale. «La proposta – dice Alpegiani – prevede di istituire nuovamente, aggiornandola e togliendo tutti quei compiti che oggi non sono più al passo con i tempi, la figura del medico condotto». «Io lo sono stato, prima della riforma del 1978 - ricorda Alpegiani C'era l'obbligo di risiedere nel Comune dove si esercitava e quello di curare gratis i poveri, oltre alle funzioni di controllo sanitario sui cibi e sulle acque, vaccinare i bambini, fare visite scolastiche, redigere pareri sulle pratiche edilizie. Tutto questo carico di lavoro oggi non ci sarebbe più». Alpegiani propone di assumere medici, che dovrebbero vivere dove lavorano, e «questo ha un senso soprattutto in montagna o alta collina perché se vivi il paese dai il massimo di te e si crea quel rapporto fiduciario con il paziente che ha bisogno di tempo per instaurarsi, proprio come avveniva con le condotte». Altro obbligo per il medico condotto “di nuova generazione”,secondo la proposta di Alpegiani, è la reperibilità di 12 ore giornaliere. «A fronte di questi obblighi – aggiunge Alpegiani – bisognerebbe dare un incentivo, che potrebbe essere la facoltà di operare anche il libera professione». «Questa doppia condizione – aggiunge - credo sarebbe attrattiva per una professione che ha perso “appeal”, specie nei territori periferici». Legare il medico al territorio, secondo la proposta di Alpegiani, consentirebbe tra l’altro di ridurre i costi per il ricorso, ad esempio, a visite specialistiche «prescritte a volte inutilmente, perché non si conosce la storia del paziente». ---End text--- Author: Mariangela Milani Heading: Highlight: I dati: nel Piacentino i medici di base sono 181. Pochissimi «E per le alte valli, inserire l’obbligo di risiedere lì» Image:Il medico co ndotto, oggi in pensione, Massimo Alpegiani F.MILANI -tit_org- Crisi dei dottori in montagna: «Tornare al medico condotto» -sec_org- tp:writer§§ Mariangela Milani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101795505239.PDF §---§ title§§ Medicina d'urgenza: solo 5 candidati su 7 posti richiesti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103077206764.PDF description§§

Estratto da pag. 25 di "MATTINO BENEVENTO" del 21 Mar 2026

>Il concorso parte già con numeri >» Anche costituire la commissione ridotti, bisogna vedere chi resiste esaminatrice è ormai impresa ardua

pubDate§§ 2026-03-21T05:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103077206764.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103077206764.PDF', 'title': 'MATTINO BENEVENTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103077206764.PDF tp:ocr§§ L’emergenza sanitaria Medicina d’urgenza: solo 5 candidati su 7 posti richiesti Il concorso parte già con numeri ridotti, bisogna vedere chi resiste ` Anche costituire la commissione esaminatrice è ormai impresa ardua ` LA SANITÀ Luella De Ciampis È stato appena superato lo scoglio della nomina della commissione esaminatrice per il concorso di Medicina d'urgenza del Rummo ma solo cinque medici sui sette richiesti dal bando dell'ospedale, hanno presentato domanda di partecipazione. Al momento, la commissione esaminatrice c'è ed è già una conquista perché, in molti casi, gli iter concorsuali subiscono notevoli ritardi per effetto delle rinunce da parte degli esaminatori individuati per formare la commissione. Ma perché accade? Si tratta di un fenomeno in costante evoluzione, determinato da una combinazione di elementi che comprendono la carenza di personale qualificato, l'elevata responsabilità giuridica, i compensi ritenuti non adeguati e i vincoli di incompatibilità. LE COMMISSIONI Nell'elenco dei deterrenti che spingono molti professionisti a rifiutare l'incarico, rientrano: la cronica mancanza di dirigenti medici, sanitari e tecnici esperti negli ospedali rende difficile distogliere personale qualificato dalle ordinarie attività assistenziali per dedicarlo alla valutazione dei concorsi; l'assunzione di una responsabilità penale e amministrativa significativa nelle valutazioni, esponendosi al rischio di ricorsi da parte dei candidati non ammessi; la proporzione tra i compensi riconosciuti e l'impegno richiesto ai commissari, tra correzione degli elaborati, prove pratiche e orali, addirittura nulli per i dipendenti interni; il peso della nomina in commissione che si aggiunge al già gravoso orario di lavoro ospedaliero, trasformando l'impegno in un notevole sovraccarico lavorativo; la rigidità normativa sulle cause di astensione riferite alla parentela, all'affinità, ai rapporti professionali stretti per garantire l'imparzialità. In questo caso, trovare esperti che non abbiano alcun legame con i candidati, specialmente in ambiti specialistici ristretti, è decisamente arduo. I CANDIDATI Dunque, superate le difficoltà della nomina della commissione rimane il nodo dei candidati che sono solo cinque e che non è per niente scontato che arrivino alla fine del percorso concorsuale senza ulteriori decurtazioni. Infatti, è già accaduto in passato che i candidati non si sono proprio presentati a sostenere la prova scritta. Nel caso in cui i cinque candidati si presentassero all'esame, lo superassero e accettassero l'incarico nel reparto dell'emergenza, l'ospedale cittadino beneficerebbe di una notevole boccata di ossigeno, risolvendo almeno in parte le criticità legate alla carenza di personale. Carenza che non riguarda solo il Rummo ma coinvolge anche il territorio, dove mancano specialisti e medici di Medicina generale. IL TERRITORIO A fornire i dati sulla Medicina generale è il report della fondazione Gimbe, secondo cui in Italia mancano oltre 5.700 medici di base e sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia, soprattutto nelle Regioni più popolose. Secondo i dati forniti dalla federazione italiana tra il 2025 e il 2028 ben 8.180 medici di Medicina generale hanno raggiunto o raggiungeranno il limite di età per la pensione, fissato a 70 anni salvo deroghe. Si stima che nel Sannio, entro il 2028, ne entreranno in quiescenza almeno 100, mentre secondo i dati Sisac, sull'intero territorio della Campania ne sono stati rilevati 643 in meno, rispetto all'anno precedente. «La carenza dei medici di Medicina generale è - secondo Gimbe un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più frag ili». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Luella De Ciampis Heading: Highlight: NONOSTANTE GLI SFORZI DELLA DIRIGENZA I PROFESSIONISTI NON VOGLIONO LAVORARE NEI REPARTI DI EMERGENZA Image: -tit_org- Medicina d'urgenza: solo 5 candidati su 7 posti richiesti -sec_org- tp:writer§§ Luella De Ciampis guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103077206764.PDF §---§ title§§ Medici di base introvabili I piccoli comuni alzano la voce «Non diventi una guerra tra noi» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101857902759.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "NAZIONE" del 21 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-21T02:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101857902759.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101857902759.PDF', 'title': 'NAZIONE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101857902759.PDF tp:ocr§§ Medici di base introvabili I piccoli comuni alzano la voce «Non diventi una guerra tra noi» L’appello del sindaco di Sarteano (Siena): «E’ tempo di soluzioni eccezionali Mi aspetto che la situazione venga affrontata e risolta anche con idee creative» SARTEANO (SIENA) «Di fronte a un problema eccezionale servono risposte eccezionali, le aspetto al più presto, dall’Asl Sud Est». Francesco Landi, sindaco di Sarteano piccolo comune in provincia di Siena, è un vero e proprio ‘picconatore’ perché da quando il terzo medico di famiglia Domenico Betti è andato in pensione, a fine gennaio, ha iniziata la battaglia per avere un sostituto. L’Asl aveva aperto un bando al quale però avevano partecipato solo due medici, uno si era ritirato subito e l’altro aveva preferito un’altra destinazione. «Così i mille pazienti del dottor Betti – ricorda il sindaco – sono attualmente seguiti dai medici della Aggregazione Funzionale Territoriale (Aft) della Valdichiana Sud che comprende i comuni di Chianciano Terme, Chiusi, Cetona e San Casciano dei Bagni. Anche gli altri due medici presenti a Sarteano hanno aumentato il numero degli assistiti. Ma la situazione è complessa». Una sistemazione tampone che non può andare avanti all’infinito. «Forse a settembre ci sarà la soluzione – dice il sindaco – intanto in questi mesi, anche per alleggerire il carico di lavoro sugli altri, sarebbe bello trovare un medico disponibile a venire in ambulatorio a Sarteano anche due volte alla settimana» è l’appello del sindaco Landi. «Ovviamente – prosegue – si può fare solo quello che normativamente è possibile. Qualcuno infatti parla di fare agevolazioni per attrarre un medico offrendo la casa, l’affitto. Ma se non c’è una cornice normativa non è pensabile di mettere in competizione i territori per favorire la scelta del medico. Il rischio, infatti, è innescare una competizione tra territori per accaparrarsi i servizi e questo non va bene. Chi lo propone vuol dire che non capisce neanche quali siano le competenze di un’amministrazione comunale. E’ l’Asl titolata a dare le risposte e io pretendo che venga trovata una soluzione». L’Asl Sud Est si sta muovendo ma, la soluzione definitiva ancora non c’è ed è per questo che il sindaco, senza peli sulla lingua, attacca; «Io chiedo uno sforzo di creatività all’Azienda sanitaria locale per far fronte a una situazione di anomalia. Ovviamente tutti siamo uomini delle istituzioni e quindi si lavora dentro un panorama normativo plausibile. Allo stesso tempo però una situazione così particolare richiede di andare oltre gli steccati della burocrazia». Perchè qui c’è in ballo la salute di tante persone in questa piccola comunità della provincia senese. «Di fronte a mille anziani che sono costretti ad andare a dieci chilometri da casa per farsi una visita – chiude il primo cittadino – credo che le istituzioni debbano pretendere una risposta da chi ne ha titolo». ---End text--- Author: Michela Berti Heading: Highlight: IL CASO «Pazienti dirottati altrove, soluzione tampone che non può durare a lungo» I DATI 1 LA PROSPETTIVA Entro il 2028 500 pensionamenti Entro il 2028 in Toscana 466 medici di famiglia raggiungeranno l’età pensionabile: 70 anni. Il numero medio di assistiti per medico è pari a 1.413 (media nazionale 1.383). Per Gimbe ora mancano 394 medici di base 2 I RINFORZI Tra aprile e maggio 300 nuovi dottori Secondo il segretario Fimmg Toscana Niccolò Biancalani la carenza effettiva attuale è di 100-150 medici. Un quadro che potrebbe migliorare: tra aprile e maggio è previsto l’ingresso in servizio di alcune centinaia di nuovi medici, circa 200-300 3 LE NUOVE GENERAZIONI Una professione non più attrattiva Il vero nodo è che sempre più giovani medici preferiscono il privato. Necessario rendere di nuovo attrattiva la medicina generale: incentivare il lavoro in associazione, investire su infermieri e personale di supporto, ridurre la burocrazia e costruire équipe La carenza di medici di famiglia nei piccoli comuni della Toscana è una criticità che si fa sempre più evidente. Molti professionisti hanno raggiunto l’età della pensione e non sempre vengono sostituiti. Da una parte i giovani medici preferiscono lavorare nei centri urbani, dove ci sono maggiori opportunità. Nei territori periferici, montani e rurali - quei piccoli borghi tanto gettonati dai selfie dei turisti - , pesano l’isolamento, i carichi di lavoro elevati visto che la popolazione è per lo più anziana e i minori incentivi. Il caso di Sarteano è proprio il simbolo di questa difficoltà a garantire un ricambio anche generazionale - dei medici di famiglia. Servono politiche mirate per rendere questi luoghi competitivi anche sul fronte dei servizi. Image:Francesco Landi, sindaco di Sarteano -tit_org- Medici di base introvabili I piccoli comuni alzano la voce «Non diventi una guerra tra noi» -sec_org- tp:writer§§ Michela Berti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101857902759.PDF §---§ title§§ Medici di base introvabili Piccoli comuni in guai seri = Medici di base introvabili I piccoli comuni alzano la voce «Non diventi una guerra tra noi» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101912002280.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 21 Mar 2026

L'appello del sindaco di Sarteano (Siena): «E' tempo di soluzioni eccezionali Mi aspetto che la situazione venga affrontata e risolta anche con idee creative»

pubDate§§ 2026-03-21T02:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101912002280.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101912002280.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101912002280.PDF tp:ocr§§ Medici di base introvabili Piccoli comuni in guai seri Medici di base introvabili I piccoli comuni alzano la voce «Non diventi una guerra tra noi» L’appello del sindaco di Sarteano (Siena): «E’ tempo di soluzioni eccezionali Mi aspetto che la situazione venga affrontata e risolta anche con idee creative» La carenza di medici di famiglia nei piccoli comuni della Toscana è una criticità che si fa sempre più evidente. Molti professionisti hanno raggiunto l’età della pensione e non sempre vengono sostituiti. Da una parte i giovani medici preferiscono lavorare nei centri urbani, dove ci sono maggiori opportunità. Nei territori periferici, montani e rurali - quei piccoli borghi tanto gettonati dai selfie dei turisti - , pesano l’isolamento, i carichi di lavoro elevati visto che la popolazione è per lo più anziana e i minori incentivi. Il caso di Sarteano è proprio il simbolo di questa difficoltà a garantire un ricambio anche generazionale - dei medici di famiglia. Servono politiche mirate per rendere questi luoghi competitivi anche sul fronte dei servizi. Berti e Guidotti a pagina 18 SARTEANO (SIENA) «Di fronte a un problema eccezionale servono risposte eccezionali, le aspetto al più presto, dall’Asl Sud Est». Francesco Landi, sindaco di Sarteano piccolo comune in provincia di Siena, è un vero e proprio ‘picconatore’ perché da quando il terzo medico di famiglia Domenico Betti è andato in pensione, a fine gennaio, ha iniziata la battaglia per avere un sostituto. L’Asl aveva aperto un bando al quale però avevano partecipato solo due medici, uno si era ritirato subito e l’altro aveva preferito un’altra destinazione. «Così i mille pazienti del dottor Betti – ricorda il sindaco – sono attualmente seguiti dai medici della Aggregazione Funzionale Territoriale (Aft) della Valdichiana Sud che comprende i comuni di Chianciano Terme, Chiusi, Cetona e San Casciano dei Bagni. Anche gli altri due medici presenti a Sarteano hanno aumentato il numero degli assistiti. Ma la situazione è complessa». Una sistemazione tampone che non può andare avanti all’infinito. «Forse a settembre ci sarà la soluzione – dice il sindaco – intanto in questi mesi, anche per alleggerire il carico di lavoro sugli altri, sarebbe bello trovare un medico disponibile a venire in ambulatorio a Sarteano anche due volte alla settimana» è l’appello del sindaco Landi. «Ovviamente – prosegue – si può fare solo quello che normativamente è possibile. Qualcuno infatti parla di fare agevolazioni per attrarre un medico offrendo la casa, l’affitto. Ma se non c’è una cornice normativa non è pensabile di mettere in competizione i territori per favorire la scelta del medico. Il rischio, infatti, è innescare una competizione tra territori per accaparrarsi i servizi e questo non va bene. Chi lo propone vuol dire che non capisce neanche quali siano le competenze di un’amministrazione comunale. E’ l’Asl titolata a dare le risposte e io pretendo che venga trovata una soluzione». L’Asl Sud Est si sta muovendo ma, la soluzione definitiva ancora non c’è ed è per questo che il sindaco, senza peli sulla lingua, attacca; «Io chiedo uno sforzo di creatività all’Azienda sanitaria locale per far fronte a una situazione di anomalia. Ovviamente tutti siamo uomini delle istituzioni e quindi si lavora dentro un panorama normativo plausibile. Allo stesso tempo però una situazione così particolare richiede di andare oltre gli steccati della burocrazia». Perchè qui c’è in ballo la salute di tante persone in questa piccola comunità della provincia senese. «Di fronte a mille anziani che sono costretti ad andare a dieci chilometri da casa per farsi una visita – chiude il primo cittadino – credo che le istituzioni debbano pretendere una risposta da chi ne ha titolo». ---End text--- Author: Michela Berti Heading: Highlight: IL CASO «Pazienti dirottati altrove, soluzione tampone che non può durare a lungo» I DATI 1 LA PROSPETTIVA Entro il 2028 500 pensionamenti Entro il 2028 in Toscana 466 medici di famiglia raggiungeranno l’età pensionabile: 70 anni. Il numero medio di assisti ti per medico è pari a 1.413 (media nazionale 1.383). Per Gimbe ora mancano 394 medici di base 2 I RINFORZI Tra aprile e maggio 300 nuovi dottori Secondo il segretario Fimmg Toscana Niccolò Biancalani la carenza effettiva attuale è di 100-150 medici. Un quadro che potrebbe migliorare: tra aprile e maggio è previsto l’ingresso in servizio di alcune centinaia di nuovi medici, circa 200-300 3 LE NUOVE GENERAZIONI Una professione non più attrattiva Il vero nodo è che sempre più giovani medici preferiscono il privato. Necessario rendere di nuovo attrattiva la medicina generale: incentivare il lavoro in associazione, investire su infermieri e personale di supporto, ridurre la burocrazia e costruire équipe Image:Francesco Landi, sindaco di Sarteano -tit_org- Medici di base introvabili Piccoli comuni in guai seri Medici di base introvabili I piccoli comuni alzano la voce «Non diventi una guerra tra noi» -sec_org- tp:writer§§ Michela Berti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032101912002280.PDF §---§ title§§ Sanità digitale, innovazione senza accesso: il divario che esclude i più fragili link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144306279.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 21 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-21T05:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144306279.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144306279.PDF', 'title': 'CONQUISTE DEL LAVORO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144306279.PDF tp:ocr§§ IL NUOVO REPORT realizzato da Oms/Europa insieme a Public Health Wales Sanità digitale, innovazione senza accesso: il divario che esclude i più fragili L’ equità non può essere un’ag giunta finale: deve stare al centro della sanità digitale.” Il nuovo report realizzato da Oms/Europa insieme a Public Health Wales riporta al centro una questione troppo spesso rimossa: la trasformazione digitale non coincide automaticamente con inclusione. La revisione, che ha analizzato 154 studi pubblicati tra il 2015 e il 2024, mostra con chiarezza che proprio le persone con maggiori bisogni di salute continuano a incontrare gli ostacoli più seri nell’accesso ai servizi digitali. Tra i fattori ricorrenti emergono connettività insufficiente, bassa alfabetizzazione digitale, barriere linguistiche e strumenti progettati senza tener conto della varietà reale dei bisogni. Il punto decisivo è che il divario non nasce solo dalla tecnologia, ma dal contesto in cui viene introdotta. Se una televisita resta inutilizzabile per chi vive in un’area rurale senza banda larga, o se una piattaforma sanitaria non è comprensibile per chi ha fragilità linguistiche o sociali, allora l’innovazione smette di essere una leva di prossimità e diventa un nuovo filtro d’acces so. L’equità digitale, sottolinea il report, non si costruisce con interventi isolati ma con un approccio di sistema, capace di integrare infrastrutture, competenze e governance. Le categorie più penalizzate restano quelle già fragili: persone con patologie croniche o disabilità, anziani, migranti, gruppi socio-economicamente svantaggiati e popolazioni che vivono in territori periferici. In altre parole, chi avrebbe più bisogno di continuità assistenziale è spesso chi riesce meno a beneficiare degli strumenti pensati per semplificarla. Un altro nodo riguarda la regolazione. Le normative attuali si concentrano soprattutto su privacy e sicurezza, ma raramente coinvolgono i gruppi vulnerabili nella progettazione delle tecnologie. Anche i sistemi di valutazione restano frammentati e misurano poco l’impatto reale sulle disuguaglianze. Nel caso dell’intelligenza artificiale, i controlli su bias ed equità non sono ancora sistematici. A questo si aggiunge un tema culturale spesso sottovalutato: la fiducia. Senza un adeguato accompagnamento, molte persone percepiscono gli strumenti digitali come complessi o poco affidabili. La transizione richiede quindi non solo investimenti tecnologici, ma anche percorsi di educazione, supporto e prossimità, in grado di rendere davvero accessibili i servizi, senza lasciare indietro nessuno. Serve inoltre un cambio di paradigma nelle politiche pubbliche: non basta digitalizzare i servizi esistenti, ma ripensarli a partire dai bisogni reali delle persone più vulnerabili, coinvolgendole nei processi decisionali e progettuali. La direzione indicata è chiara: rafforzare la governance, garantire finanziamenti equi, investire nelle competenze e adottare un principio di equità “by design”. La salute digitale sarà davvero efficace solo quando riuscirà a raggiungere prima di tutto chi oggi resta ai margini. “L’innovazione ha senso solo se riduce le distanze, non se le amplifica.” Giovanni Ianni ---End text--- Author: Giovanni lanni Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità digitale, innovazione senza accesso: il divario che esclude i più fragili -sec_org- tp:writer§§ Giovanni lanni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144306279.PDF §---§ title§§ Negli ambulatori sociali la sanità diventa un vero bene comune = Gli ambulatori sociali Dove la sanità diventa un vero bene comune link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144506285.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "DOMANI" del 21 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-21T05:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144506285.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144506285.PDF', 'title': 'DOMANI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144506285.PDF tp:ocr§§ Negli ambulatori sociali la sanità diventa un vero bene comune FATTI LA RETE DI SOSTEGNO PER CHI SI TROVA IN DIFFICOLTÀ Gli ambulatori sociali Dove la sanità diventa un vero bene comune DIANA LIGORIO a pagina 10 In tutta Italia, da Nord a Sud, esiste una vasta costellazione di presidi di cura dal basso dove trovano risposta i diversi bisogni non coperti dal Servizio sanitario «La nostra costituzione all'art. 32affermachelasaluteèun diritto fondamentale dell'individuo, ma questo diritto nel nostro paese non viene garantito a tutte le persone». Natalia Ciccarello è ]a direttrice sanitaria di Sokos, associazione che dal 1993 a Bologna si occupa di fornire assistenza socio-sanitaria gratuita ai migranti senza permesso di soggiorno, alle persone senza dimora e a chiunque vivain una condizione di esclusione sociale. Da Milano a Napoli, da Torino a Padova, da Bologna a Roma e alla provincia di Campobasso, esiste una costellazione di ambulatori sanitari esociali: presidi di cura dal basso dove trovano risposta quei bisogni non coperti dal servizio sanitario nazionale e dovelasalutevieneconcepita in relazione alla questione abitativa, alle condizioni sul lavoro, al contesto urbano, alla presenza Esami per tutti «Noi prendiamo in carico tutte le persone in una situazione di disagio anche se non hanno tessere e documenti», spiega Ciccarello. «Siamo i loro medici di base». Sokos ha stipulato una convenzione con l'azienda sanitaria locale: «Oltread avere una sede,concessadal Comunedi Bologna a uso gratuito, possiamo usare il ricettario per le prescrizioni. Da Sokos è possibile effettuare esami ematici e strumerntali e visite specialistiche dalla cardiologia alla gastroenterologia, dall'ortopedia alla psichiatria». Nella sua esperienza sul campo Ciccarello si è scontrata con le contraddizioni del sistema: «Il cortocircuito è quelloche lega residenza, lavoro e medico di base in un sistema sanitario che peggiora ogni anno di più». Dagli accessi all'ambulatorio si è assistito a un aumento degli italiani senza dimora e aun cambiamento di nazionalità per i migranti: «Prima erano moldave arrivate per fare le badanti, oggi vengono soprattutto daMarocco, Bangladeshe Filippine, e la maggioranza non sono più donne ma uomini». Per Ciccarello è bene ricordare che «dai loro paesi partono le persone giovani e sane, altrimenti non cela farebbero ad arrivare: è qui che si ammalano perchévivono in condizioni indigenti». DaSokosi migranti arrivano spesso per un semplice raffreddore: «Vivono con la paura della malattia perché ammalarsi significa non lavorareequindi non poter mandare soldi alla famiglia nei loro paesi». «Siamo medici volontari che portano avanti questa missione con tariti sacrifici. Se non siamo noiadoccuparci diqueste persoI1e, Nessuno se ne fa carico», dice Ciccarello. Nel 2024 Sokos ha registrato quasi 5mila visite e raccolto negli anni più di 26mila cartelle cliniche. «Saremo felici quando Sokos potrà chiudere perchévorrà direcheil diritto alla salute sarà davvero universale». Un proprio diritto «Quando c'è tutto, c'è ]a salute», è lo striscione storico dello sportello socio-sanitario autogestito dal Comitato Mammut, che offre orientamento e supporto gratuito per l'accesso ai servizi sanitari pubblici nel quartiere Casal de Pazzi, periferia nord est di Roma. «Dopo il covidèiniziata la nostra battaglia», dice Rita Salerno, operatrice volontaria: «Riaprire villa Tiburtina come presidio sanitario pubblico, chiuso tredici anni fa. Ora con il Pnrr aprirà la casa di comunità». Lo sportello nasce perché gli abitanti del quartiere si sentivano persi e frustrati nel non veder riconosciuto un loro diritto: essere curati dal sistema sanitario nazionale. Mammut non fa attività di ambulatorio ma si occupa di pratiche burocratiche e rivendicazioni. Il 90 percentodellelororichiesteva in porto. «In tutti i ricorsi non siamo mai arrivati a prenotare unavisita intramoenia—spiega Salerno — masiamoriusciti a farelevisite nel pubblico nei termpi previsti dalla ricetta originaria».«Gi diceche nei piccoli comunisivivebenemano n ècosì», Antonio Lalli è un assistente socialecheha deciso di restarea Bonefro, in provincia di Campobasso. «La prossimità non è favorita perchéiservizi sono parcellizzati». Nel 2023 gli è venuta un'idea: creareil Piccolo Ambulatorio Sociale di Comunità, un progetto, gestito dalla Coop SIRIO, in cui ha fortemente creduto l'amministrazione comunale. «Siamo un'equipe socio-sanitaria che si inserisce a supporto dei servizi già esistenti». Bonefro dista una cinquantina di km da Campobasso dove si trova l'ospedale più vicino. Il paese conta 1200 abitanti. Nel 2025 è nato un solo bambino. «Esiste una desertificazione deiservizi. Più decresce la popolazione, più diminuiscono i servizi. Ma meno servizi ci sono, meno la popolazione cresce». Il piccolo ambulatorio si trova nella piazza centrale di Bonefro, offre un servizio gratuito di ambulatorio infermieristico con prestazioni sanitarie di base, uno sportello sociale di ascolto eunosportello psicologico. «La parte più importante —racconta Lalli —sonoiservizi domiciliari e gli spazi di inclusione». Come la palestra della mente pergli anziani con declino cognitivo, i laboratori sulla prevenzione del disagio giovanile e sulle competenze emotive, l'orto sociale comunale e il piccolo cinema dove la comunità si riunisce e si incontra. Nel fenomeno diffuso degli ambulatori sociali la sanitàè un benecomune. «Lerelazioni si sono contratte», dice Lalli. «Quando per il nostro manifesto del benessere abbiamno chiesto quali fossero i bisogni e i desideri delle persone lerispostesono state: gentilezza, vicinanza, salutarsi di più». ---End text--- Author: DIANA LIGORIO Heading: FATTI Highlight: Image: -tit_org- Negli ambulatori sociali la sanità diventa un vero bene comune Gli ambulatori sociali Dove la sanità diventa un vero bene comune -sec_org- tp:writer§§ DIANA LIGORIO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144506285.PDF §---§ title§§ Le strutture sanitarie attirano 650 milioniinun anno link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144106281.PDF description§§

Estratto da pag. 20 di "MILANO FINANZA" del 21 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-21T05:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144106281.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144106281.PDF', 'title': 'MILANO FINANZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144106281.PDF tp:ocr§§ Le strutture sanitarie attirano 650 milioni in un anno N el mercato immobiliare italiano c’è un settore che nel 2025 ha attratto il triplo degli investimenti raccolti nell’anno precedente: si tratta dell’healthcare. Secondo i dati di Jll, dei 650 milioni investiti durante l’anno scorso su tutta l’asset class, il 70% è andato a al segmento Care, ossia le rsa, la restante parte invece è stata suddivisa tra ospedali e cliniche. Il mercato italiano si INVE dimostra dunque solido, forte di una ritrovata fiducia da 2020 parte degli investitori: oltre ai capitali istituzionali infat2021 ti aumenta la quota degli stessi operatori sanitari tra gli ac2022 quirenti. Come sta avvenendo 2023 per altri settori l’Italia risulta sempre più attrattiva per gli in2024 vestimenti esteri, che coprono 2025 il 54% dei volumi del 2025. L’interesse crescente verso il Comprende di importo s Paese è dato principalmente Fonte: Jll da due fattori: fondamentali solidi, come si vedrà di seguito, e rendimenti molto appetibili, soprattutto rispetto agli altri mercati europei. Per quanto riguarda le rsa, i rendimenti prime si mantengono stabili al 5,75%: 50 punti base in più rispetto alla media europea (5,25%). Se però l’opportunità è ghiotta per chi investe oggi nelle strutture sanitarie italiane, il vantaggio nei rendimenti è «destinato a ridursi con l'intensificarsi della competizione», spiega Alberico Radice Fossati, head of capital markets di Jll. Gli operatori del settore infatti si aspettano un allineamento dei rendimenti ai benchmark europei, visto il consolidamento del mercato, l’aumento della liquidità e la generale fiducia attorno al segmento healthcare. Per quanto riguarda i fondamentali, i numeri sono quanto mai convincenti: si registra da un lato un crescente invecchiamento demografico e dall’altro una disponibilità di strutture altamente insufficiente. Il 25% della popolazione italiana, pari a 14 milioni di persone, ha più di 65 anni, una percentuale destinata a raggiungere il 35% entro il 2050. A fronte di ciò l’Italia dispone di 270 mila posti letto in strutture sanitarie residenziali tra case di cura, alloggi protetti e hospice, l’80% delle quali dedicate agli anziani. L’attuale tasso di copertura è del 2%, calcolato rapportando il numero dei posti letto a quello degli over 65: una quota di gran lunga inferiore rispetto al target generalmente usato del 5%, che si traduce oggi in una mancanza di 440 mila letti. Se poi si considerano le prospettive demografiche italiane, il divario tra domanda e offerta richiederà ulteriori 600 mila posti nel 2035. «Una significativa domanda insoddisfatta che crea un enorme potenziale di crescita a lungo termine», commenta Francesca Fantuzzi, head of research di Jll. L’healthcare ha poi le sue peculiarità. Un tema centrale per gli investitori è l’adeguamento (dal punto di vista antisismico, igienico, elettronico, ARE antincendio, di accessibilità) delle strutture per ottenere l’accreditamento sanitario, che riconosce la possibilità di erogare prestazioni per conto dell’Ssn. Se da un lato questi elementi a tutela degli ospiti «diventano evidenze anche a tutela dell’accordo tra le parti», fa notare Federica Sacca650 ni, head of building consultancy di Jll, per un altro verso gli sviluppo, adeguamenti, non sempre obWithub bligatori se presi singolarmente ma necessari al fine di ottenere l’accreditamento, «sono onerosi» e rischiano «di essere un peso che grava sulla asset class». Il settore, è il caso di dirlo, è in salute in tutta Europa, con 20,9 miliardi di investimenti nel 2025, in aumento del 142% su base annua e del 75% rispetto alla media quinquennale 2020-24. Il 64% dei volumi ha riguardato entità già esistenti, trainati da acquisizioni di operatori di case di cura, principalmente in Uk. (riproduzione riservata) ---End text--- Author: Raffaele Crocitti Heading: Highlight: INVESTIMENTI NEL SETTORE HEALTHCARE Milioni di euro 2020 180 325 2021 390 2022 2023 2024 2025 150 180 650 Comprende operazioni dirette, relative a entità già esistenti o in via di sviluppo, di importo s uperiore a 5 milioni di euro Fonte: Jll Withub Image: -tit_org- Le strutture sanitarie attirano 650 milioniinun anno -sec_org- tp:writer§§ Raffaele Crocitti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144106281.PDF §---§ title§§ L'unica cura Speranza che funziona: aumentano aborti e pillole abortive = La cura Speranza ha funzionato: aborti ancora in crescita in Italia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144406284.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "VERITÀ" del 21 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-21T05:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144406284.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144406284.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144406284.PDF tp:ocr§§ GLI EFFETTI DELLE DIRETTIVE DELL’EX MINISTRO L’unica cura Speranza che funziona: aumentano aborti e pillole abortive La cura Speranza ha funzionato: aborti ancora in crescita in Italia Nel 2020, in pieno Covid, l’ex ministro varò nuove linee guida per facilitare l’interruzione di gravidanza Risultato: i numeri salgono. E svelano l’ipocrisia della sinistra sui diritti delle donne, branditi come arma n L’ a b o r t o i n Italia è un percorso a ostacoli. L’aborto è un diritto non garantito. Le destre al governo negano i diritti riproduttivi delle donne. Cercate queste frasi nei comunicati stampa, nei titoli di giornale e nelle dichiarazioni di attivisti, politici, intellettuali e persino medici (...) segue a pagina 17 Segue dalla prima pagina di FRANCESCO BORGONOVO (...) progressisti: vedrete che si ripetono con martellante frequenza. Non passa anno senza che, ciclicamente, il tormentone si ripeta, senza che l’associazione Luca Coscioni lanci una nuova campagna e nuovi allarmi. Non più tardi dello scorso luglio ci si è messa pure la Cgil: non più impegnata a tutelare i lavoratori, ha molto tempo libero e si dedica a qualsiasi battaglia, soprattutto se contro la vita. «È tempo di garantire non solo il diritto all’aborto, ma anche la possibilità concreta di esercitarlo in modo sicuro, dignitoso, rispettoso della salute e delle scelte di donne e persone che possono restare incinte», gridava il sindacato. «Il diritto alla salute e all’autodeterminazione non può dipendere dal luogo in cui si vive né essere condizionato da convinzioni ideologiche o politiche». Il fatto è che, purtroppo, a furia di sentire tutte queste baggianate a getto continuo, la gente finisce per pensare che siano vere. Basta tuttavia sfogliare la Relazione sulla attuazione della legge 194 che il ministero della Salute ha appena pubblicato per rendersi conto della allarmante quantità di bugie che i sedicenti progressisti riversano nel dibattito pubblico. I dati della relazione riguardano il 2023 e mostrano che il numero assoluto degli aborti è cresciuto: sono stati 65.746, un aumento complessivo dello 0,1% rispetto al 2022. Già in quell’anno tuttavia si era avuto un balzo notevole: +3,2%. Secondo il ministero l’aumento ridotto dal 2022 è il «risultato della contemporanea diminuzione delle Ivg delle donne straniere (pari a 2,9% rispetto al 2022) e dell’aumento delle Ivg delle italiane (pari a +1,22%)». In compenso «resta stabile il tasso di abortività, pur con una elevata variabilità regionale, mentre aumenta il rapporto di abortività del 3,6% rispetto al 2022». Un altro dato in crescita: il rapporto di abortività indica il numero di aborti ogni 1.000 nati. Insomma, non siamo ai numeri di dieci anni fa, quando gli aborti superavano le 100.000 unità, ma c’è un aumento, e nel contempo diminuiscono le nascite. Non è tutto. Il ministero scrive che «continua nel 2023 l’aumento pur contenuto del ricorso alle Ivg da parte delle minorenni (pari a un tasso di 2,3 per 1.000), registrato già nel 2022 rispetto al 2021 e al 2020, risultato del contemporaneo aumento delle Ivg delle minori italiane e di quelle straniere. Il tasso di abortività delle minorenni resta comunque inferiore a quello dei Paesi europei con analoghi sistemi sanitari». Tranquilli: avanti così e raggiungeremo le altre nazioni. Leggiamo ancora: «La distribuzione della contraccezione di emergenza è complessivamente aumentata. Una crescita del 5,5% per l’Ulipristal Acetato (EllaOne) rispetto al 2021, e del 76,1% dal 2020, quando con determina Aifa dell’8 ottobre è stato eliminato l’obbligo di prescrizione anche per le minorenni. Per il Levonorgestrel (Norlevo) si è registrata invece una riduzione del 4,2% rispetto al 2022, quando si registrava un aumento della distribuzione rispetto all’anno precedente. Complessivamente la distribuzione dei due prodotti nel 2023 è stata di 760.076 confezioni, di cui 469.384 di Ulipristal acetato e 290.692 di Levonorgestrel. La mancanza di tracciabilità delle vendite non consente di distinguere l’utilizzo della contraccezione di emergenza nelle diver se fasce di età, e neppure l’eventuale uso ripetuto all’interno di tali fasce». Riepilogando: aumentano gli aborti e aumenta soprattutto il consumo di pillole abortive. Significa che ha avuto successo la cura Speranza. Come ricorderete, nel 2020, in pieno Covid, l’allora ministro della Salute pubblicò quasi di nascosto nuove linee guida che hanno permesso l’uso della pillola Ru486 fino alla nona settimana di gestazione e hanno rimosso l’obbligo di ricovero ospedaliero per la somministrazione del farmaco. Un bel favore a chi vende le pillole, senza dubbio. La relazione ministeriale smonta anche la balla dell’aborto come percorso sempre più impervio: «I tempi di attesa per eseguire l’intervento continuano a diminuire, pur persistendo una variabilità fra le Regioni. Si registra un aumento delle Ivg entro le prime otto settimane di gestazione, a seguito dell’aumentato uso della tecnica farmacologica in epoca gestazionale precoce. In particolare, la percentuale di Ivg effettuate entro 14 giorni ha subito un aumento continuo nel tempo, passando dal 59,6% del 2011 all’80,4% del 2023. La mobilità fra le Regioni e Province autonome continua ad essere contenuta: il 92,5% delle Ivg è stato effettuato nella Regione di residenza, di queste l’87,3% è stato effettuato nella Provincia di residenza, proporzioni analoghe a quelle di altre prestazioni sanitarie». Capito? La quasi totalità degli aborti si fanno vicino a casa, anche se per anni i principali talk show ci hanno raccontato che povere donne intenzionate ad abortire dovevano vagare per giorni alla ricerca di un ospedale che le accogliesse. A tale proposito vale la pena di citare altre evidenze: «Riguardo all’offerta del servizio Ivg», dice il ministero, «considerando sia il numero assoluto delle strutture in cui si effettuano le Ivg sia quello riferito alla popolazione di donne in età fertile, la numerosità dei punti Ivg appare adeguata rispetto al numero delle Ivg effettuate, e il numero dei punti Ivg, confrontato con quelli dei punti nascita, in proporzione è più di cinque volte superiore: per ogni 1.000 nascite si calcola un punto nascita nel territorio, mentre per ogni 1.000 Ivg si calcolano 5,3 punti Ivg, in lieve aumento rispetto al 2022, quando erano 5,2». Chiaro no? In Italia è più facile trovare un posto in cui abortire si uno in cui nascere. Infine, i famigerati obiettori. Libri, articoli, servizi televisivi: tutti a urlare che ci sono troppi obiettori e che questo rende terribile la vita delle donne. Ebbene, dice il ministero che «i dati sull’obiezione di coscienza continuano a mostrare un calo negli anni del numero di Ivg medie settimanali a carico dei ginecologi non obiettori a livello nazionale (0,8 Ivg medie settimanali per ginecologo non obiettore, erano 0,9 nel 2022), il cui numero continua ad aumentare: dell’11% rispetto al 2022, del 34,9% rispetto al 2014. Il dettaglio del carico di lavoro per ciascun punto Ivg all’interno delle singole Regioni consente di verificare puntualmente l’offerta sul territorio. A fronte di 349 punti Ivg, si rilevano otto strutture in cui si effettuano mediamente più di cinque aborti a settimana, con il valore massimo di 8,3 in una. L’analisi dei carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore non sembra quindi evidenziare particolari criticità nei servizi di Ivg. Alla luce di tali dati», concludono i tecnici, «eventuali problematiche nell’offe rta del servizio Ivg potrebbero essere riconducibili all’organizzazione infraregionale del servizio stesso, e non alla numerosità del personale obiettore». Gli aborti in Italia sono stati per anni in drastico calo. E per tutto questo tempo siamo stati martellati da campagna mediatiche e politiche tese a dimostrare che qui fosse impossibile abortire. Il risultato, grazie anche alle azioni concrete dei progressisti di governo, e che le interruzioni di gravidanza aumentano, gli obiettori calano, e il rapporto fra aborti e nuovi nati (che sono sempre meno) esplode. La sinistra può finalmente vantare di aver ottenuto un grande risultato. ---End text--- Author: FRANCESCO BORGONOVO Heading: Highlight: Image: -tit_org- L'unica cura Speranza che funziona: aumentano aborti e pillole abortive La cura Speranza ha funzionato: aborti ancora in crescita in Italia -sec_org- tp:writer§§ FRANCESCO BORGONOVO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/21/2026032103144406284.PDF §---§