title§§ «Troppi tagli, danni per l'assistenza»
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Estratto da pag. 2 di "CENTRO" del 20 Mar 2026
Il capogruppo Pd Paolucci: manca una visione, adesso il centrodestra riapra il confronto
pubDate§§ 2026-03-20T06:27:00+00:00
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tp:ocr§§ «Troppi tagli, danni per Passistenzax II capogruppo Pd Paolucd: manca una visione, adesso ¡I centrodestra riapra ¡I confron » PESCARA «La decisione della Fimmg Abruzzo di interrompere la trattativa sull'accordo integrativo regionale e proclamare lo stato di agitazione è un segnale gravissimo». Per il consigliere regionale Pd Silvio Paolucci, lo strappo dei medici «certifica ancora una volta il fallimento della Regione Abruzzo sul fronte della sanità territoriale e lo scollamento dalla realtà su cui incide anche il nuovo allarme della Fondazione Gimbe che per l'Abruzzo annuncia il rischio di ulteriori scoperture con il pensionamento di 237 medici entro il 2028». Paolucci toma a puntare il dito contro i 12 milioni di tagli contenuti, dice, nel programma operativo 2026-2028 approvato dal governo Meloni: «La Regione si nasconde dietro i vincoli del piano di rientro e il rischio commissariamento che loro stessi hanno provocato, scaricando sulle spalle dei medici di medicina generale e, di conseguenza, dei cittadini, il peso della propria inerzia», sottolinea il capogruppo Dem «è particolarmente grave che anche di fronte alla disponibilità dimostrata dalla Fimmg, arrivata a proporre una soluzione con risorse addirittura identiche a quelle del lontano 2006 (venti anni fa), la Regione non sia stata in grado di chiudere un accordo fondamentale per il funzionamento della sanità territoriale. Inoltre», accusa Paolucci, «l'ente contabilizza un taglio in modo inaudito: conteggia gli assistiti iscritti e non gli assistitili utenti, introitando come risparmio la non-iscrizione di oltre 60mila cittadini che non sono coperti da alcun medico di medicina generale, rendendo ancora più difficoltosa la copertura di questo servizio nelle aree interne. Stiamo dalla parte dei medici di medicina generale, che rappresentano il primo presidio sanitario per le comunità, soprattutto per le persone più fragili, gli anziani e chi vive nei ter- ritori più difficili». Paolucci chiede al centrodestra di governo di riaprire la trattativa: «La Regione riapra il confronto, dia risposte concrete e smetta di rinviare. Perché senza medici di base messi nelle condizioni di lavorare, a pagare saranno ancora una volta i cittadini abruzzesi». Paolucci va avanti: «Senza un accordo aggiornato, senza strumenti organizzativi e senza un riequilibrio delle risorse tra ospedale e territorio, qualsiasi riforma resterà solo sulla carta. Il rischio concreto, come abbiamo tante volte denunciato», incalza il consigliere Dem, «è quello di compromettere l'attuazione del Pnrr e del Dm 77: Nella foto accanto, Silvio Paolucci, capogruppo regionale delPd Paolucci, ex assessore alla Sanità con la giunta D'Alfonso, interviene su I la pole mica tra medici di base e Regione Abruzzo case della comunità, ospedali dì comunità e integrazione tra servizi non possono funzionare senza il pieno coinvolgimento e la valorizzazione della medicina generale. La verità è che manca una visione. La Regione continua a non investire sul territorio, lasciando scoperto», conclude Paolucci, «il livello di assistenza più vicino ai cittadini, mentre le liste d'attesa crescono e i pronto soccorso restano sotto pressione». -tit_org- «Troppi tagli, danni per l'assistenza» -sec_org-
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title§§ In pensione 237 dottori «Gli studi restano vuoti»
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Estratto da pag. 3 di "CENTRO" del 20 Mar 2026
L'Abruzzo è al terzo posto in Italia per la riduzione dei camici bianchi L'allarme della Fondazione Gimbe: tra il 2019 e il 2024 sono scesi del 20%
pubDate§§ 2026-03-20T06:28:00+00:00
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tp:ocr§§ In pensione 237 dottori «Gli studi restano vuoti) L'Abruzzo è al terzo posto in Italia per la riduzione dei camici bianchi L'allarme della Fondazione Gimbe: tra il 2019 e il 2024 sono scesi del 20e L'AQUILA Entro il 2028, in Abruzzo andranno m pensione 237 medici di medicina generale, che raggiungeranno l'età di 70 anni. Il dato colloca la regione all' 11° posto nella classifica italiana. Ma c'è altro: secondo la Fondazione Gimbe, in Abruzzo mancano 12 medici di base. Al 1° gennaio 2025, il numero medio di assistiti per medico di famiglia è pari a 1.216, contro una media nazionale di 1.383. Ma si continuano a perdere medici. La regione, infatti, è al terzo posto per la riduzione dei medici: tra il 2019 e il 2024 sono scesi del 20%, una percentuale superiore alla mediaitaliana, pari al 14,1%. «Il dato sulla carenza di personale medico, che pone la regione in penultima posizione, tra quelle con il numero più basso, è una stima elaborata tenendo conto del rapporto ottimale pari a un medico ogni 1.200 assistiti», rileva la Fondazione Gimbe. Il report evidenzia, inoltre, come nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale per il Corso di Formazione Specifica m Medicina Generale, in Abruzzo, sono stati su periori ai posti disponibili: 44 candidati (+142%) rispetto alle borse finanziate, contro una media italiana del 26%. Alivello nazionale, la carenza di medici di base riguarda soprattutto le regioni più grandi: in testa la Lombardia (-1.540), seguita da Veneto (-747), Campania (-643), Emilia-Romagna (-502), Piemonte (-463), Toscana (-394) e Lazio (-358). Non si rilevano, invece, carenze in Basilicata, Molise e Sicilia. Per quanto riguarda la riduzione tra il 2019 e il 2024, prima dell'Abruzzo ci sono Sardegna (-40,3%), Puglia (-26,3%) e Calabria (-20,2%). L'Abruzzo segue, immediatamente dopo, con una riduzione generale del 20% dei medici negli ultimi cinque anni. Va detto, tuttavia, che è l'unica regione, insieme all'Umbria, dove sono scoperti soltanto 12 posti da medico. In Italia i medici che entro il 2028 raggiungeranno il limite di età per la pensione sono 8.180. «La carenza dei medici di medicina generale», afferma Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, «è un problema ormai diffuso in tutte le regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più fragili». I dati Sisac documentano una progressiva riduzione dei medici di medicina generale dal 2019 al 2024 in tutte le Regioni, con differenze molto nette: il calo più marcato si registra in Sardegna (-40,3%), il più contenuto nella Provincia autonoma di Trento (-1,5%). L'analisi fa riferimento anche alnumerodiassistitLAl ^gennaio 2025, ² 36.812 medici di medicina generale avevano in carico oltre 50,9 milioni di assistiti, con una media di 1.383 assistiti per medico e marcate differenze regionali. «Il quadro reale», precisa Cartabellotta, «è verosimilmente ancora più critico di quanto suggeriscano questi numeri. Infatti, con livelli di saturazione così elevati viene limitato il principio della libera scelta e diventa sempre più diffìcile trovare un medico di medicina generale disponibile vicino casa. Una difficoltà che non riguarda solo le aree a bassa densità abitativa, come zone le montane dove i bandi vanno spesso deserti, ma anche molte grandi città». Negli ultimi anni per rispondere alla carenza di medici di famiglia, governo e Regioni hanno adottato varie soluzioni: innalzamento dell'età pensionabile fino a 72 anni, deroghe all'aumento del massimale, possibilità, per gli iscritti al Corso di formazione in Medicina Generale, di acquisire fino a 1.000 assistiti. «A questa crisi della medicina generale», con- Negliuitimianni la professione ha perso att
rattività e oggi tanti cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino casa con disagi crescenti elude Cartabellotta, «bisogn rebbe invece rispondere c( una riforma organica, capa di rendere la professione p attrattiva. Senza una visioì d'insieme governo e Regio continueranno a mettere campo soluzioni frammenta per tamponare una grave cr che richiede invece una rife ma organica e coraggiosa del medicina generale. La ve priorità è ripensare il ruolo d medico di famiglia: dalla fu mazione ali' organizzazioì del lavoro, fino all'integrazi ne con l ' intera rete dei servi ospedalieri», m . 6RIPRODÌ)¿iONERISERV Manca it ricambk B· generazionale: sempre meno giovani vogliono diventare med Bisogna investire di più sulla formazione e integrazione con i servizi ospedalieri I medici in ospedale: entro il 2028, in 237 andranno in pensione -tit_org- In pensione 237 dottori «Gli studi restano vuoti» -sec_org-
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title§§ «Ambulatori chiusi nell'interno»
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Estratto da pag. 3 di "CENTRO" del 20 Mar 2026
Il consigliere Dem Di Marco: intere comunità senza più assistenza
pubDate§§ 2026-03-20T06:28:00+00:00
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tp:ocr§§ LA PROTESTA «Ambulatori chiusi neIT interno) II consigliere Dem Di Marco: intere comunità senza più assistenz » PESCARA «L'allarme della Fondazione Gimbe, purtroppo, è una cosa nota per noi». Antonio Di Marco, consigliere regionale del Pd, guarda con preoccupazione ai prossimi pensionamenti dei medici in Abruzzo: 237 entro il 2028. E gli studi medici resteranno vuoti. «In questi anni», dice Di Marco, «abbiamo anche combattuto battaglie concrete per territori rimasti senza copertura, soprattutto nelle aree interne, dove a pagare il prezzo più alto sono stati anziani e cittadini fragili. Ma la soluzione non c'è ancora e le prospettive dicono che il tempo per agire è sempre meno». Tra il 2019 e il 2024, l'Abruzzo ha perso già il 20% dei medici. «Un dato tra i peggiori in Italia», dice Di Marco. Una situazione che si traduce in disagi per le famiglie, soprattutto nelle aree interne. «Questa situazione non solo non è stata risolta, ma rischia di esplodere: la Regione Abruzzo non ha ancora messo in campo risposte adeguate a quello che nel 2028 sarà un problema enorme per l'intera comunità, ne soluzioni», ricorda il consigliere Dem, «questo significa una cosa molto semplice: sempre più cittadini rischiano di restare senza un punto di riferimento essenziale perla propria salute e si tratta soprattutto di persone che vivono nelle aree interne e in fasce di età fragile e vulnerabile. Non è un'emergenza improvvisa», continua il consigliere Dem, «ma il risultato di anni di mancata programmazione. E proprio per questo servono interventi immediati: rafforzare la medicina territoriale, rendere più attrattiva la professione e garantire un ricambio reale, soprattutto nelle aree più fragili. La sanità di prossimità è il primo presidio di equità. E senza medici di base, semplicemente, non esiste». Il consigliere Antonio Di Marco -tit_org- «Ambulatori chiusi nell’interno» -sec_org-
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title§§ Carenza di medici di famiglia. Cisl: "Serve intervento strutturale, subito"
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Estratto da pag. 6 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 20 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-20T04:55:00+00:00
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tp:ocr§§ Carenza di medici di famiglia. Cisl: “Serve intervento strutturale, subito” D enunciamo da anni la carenza di medici di medicina generale, la fotografia resa dal Gimbe lancia un allarme ancora più preoccupante, serve subito un intervento strutturale. A dirlo è Luciana Cois, segretaria generale della Cisl Medici, all’in domani della pubblicazione del rapporto che evidenzia una carenza ormai diffusa e destinata ad aumentare negli anni a venire: mancano 5.700 medici di famiglia, ai quali da qui a 2028 si uniranno secondo le stime della Fondazione 8.180 pensionamenti. “Ci sono stati errori di programmazione, questa carenza deriva da scelte e dinamiche legate al numero chiuso - aggiunge Pasquale Speranza, coordinatore nazionale dei medici di medicina generale della Cisl. Detto questo, come riempire le case di comunità se la maggior parte dei medici sono a massimale orario? Così è difficile mettere in atto la fase attuativa del decreto ministeriale 77”. Ma i problemi non sono finiti: “Si tratta di una professione sempre meno attrattiva per la quale è importante avviare intanto una specifica formazione universitaria, aumentare le retribuzioni e poi intervenire sul carico di lavoro. All’assistenza ai pazienti, infatti, si unisce il gravoso problema della burocrazia che con il digitale, paradossalmente, è persino aumentata e assorbe quasi più tempo di quello speso in ambulatorio”. Ultimo aspetto è relativo al ruolo che svolge questa figura professionale: “È impossibile immaginare di frammentare o addirittura eliminare la capillarità degli studi medici su tutto il territorio nazionale, unico baluardo per il cittadino nelle tante zone disagiate del nostro Paese - conclude Speranza - non dimentichiamoci il ruolo fondamentale nella medicina di prossimità”. Ce.Au. ---End text--- Author: Ce Au Heading: Highlight: Image: -tit_org- Carenza di medici di famiglia. Cisl: "Serve intervento strutturale, subito" -sec_org-
tp:writer§§ Ce Au
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title§§ Mancano cento medici di base, ma l'assistenza c'è = Medici di famiglia sempre troppo pochi «Strategie per farcela»
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Estratto da pag. 16 di "LIBERTÀ" del 20 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-20T03:40:00+00:00
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tp:ocr§§ SANITÀ Mancano cento medici di base, ma l’assistenza c’è Medici di famiglia sempre troppo pochi «Strategie per farcela» Dopo l’allarme di Gimbe, Cosentino (Ausl): un centinaio di posti vacanti, ma provvediamo con dottori in età da pensione e più assistiti ? Sono 181 i medici di base nel Piacentino, in lieve crescita rispetto ai 178 del 2023. Ma restano troppo pochi rispetto al fabbisogno reale del territorio: circa un centinaio di posti continua a rimanere vacante, tra professionisti di medicina generale e continuità assistenziale. ? TRENCHI a pagina 19 PIACENZA ? Sono 181 i medici di base nel Piacentino, in lieve crescita rispetto ai 178 del 2023. Ma restano troppo pochi rispetto al fabbisogno reale del territorio: circa un centinaio di posti continua a rimanere vacante, tra professionisti di medicina generale e continuità assistenziale. A fare la differenza, oggi, sono anche i camici bianchi in pensione che scelgono di restare in campo, o meglio: in ambulatorio. A tratteggiare il quadro è Gaetano Cosentino, direttore del dipartimento sanitario di Assistenza primaria dell’Ausl di Piacenza, interpellato da Libertà alla luce dell’allarme nazionale lanciato dalla Fondazione Gimbe, secondo cui in Italia mancano 5.716 medici di famiglia distribuiti in diciotto Regioni, in particolare in Lombardia (-1.540), Veneto (-747), Campania (-643), Emilia-Romagna (-502), Piemonte (-463), Toscana (-394) e Lazio (-358). Qual è la situazione a Piacenza e provincia? Il trend locale si inserisce in una dinamica più ampia, legata al ricambio generazionale. Negli ultimi anni, infatti, il numero dei medici che lasciano l’attività ha superato quello dei nuovi ingressi, con inevitabili ripercussioni sull’organizzazione del servizio. «È una dinamica conosciuta e prevista – spiega Cosentino – che viene seguita con attenzione e che non ha mai comportato, sul nostro territorio, la mancanza di un medico di riferimento per i cittadini». Un quadro che affonda le radici anche negli anni della pandemia. «Fino a cinque anni fa avevamo un numero maggiore di medici di medicina generale – osserva – non c’è dubbio. Nel corso del tempo molti sono andati in pensione, proprio durante il periodo drammatico del Covid, e il numero ha cominciato a erodere. Non sempre c’è stata la possibilità di avere nuovi ingressi e le uscite non sono state compensate». Per fronteggiare la situazione, l’Ausl di Piacenza ha messo in campo diverse strategie: «Riusciamo a tenere botta come sistema locale – sottolinea Cosentino – perché abbiamo medici over 70 che hanno deciso di restare al lavoro e che stiamo mantenendo in servizio. Professionisti che, pur potendo andare in pensione, hanno fatto richiesta volontaria di rimanere». Accanto a questo, si è intervenuti sull’organizzazione degli ambulatori: «Dove necessario abbiamo aumentato il massimale degli assistiti fino a 1.800, mentre in altri abbiamo mantenuto lo standard massimo di 1.500». Una rete che, al momento, regge: «Ad oggi non ci risultano assistiti che non possano scegliere il medico di base» precisa Cosentino. Parallelamente prosegue il lavoro di pianificazione sul territorio: «Parliamo di incarichi provvisori, del trattenimento in servizio entro i termini di legge e dell’ampliamento del numero massimo di assistiti – ribadisce – . Grazie a queste misure nessun territorio è rimasto scoperto». L’Ausl rimarca che anche le recenti sostituzioni nei comuni di Morfasso, Podenzano e Fiorenzuola rientrano in interventi programmati per tempo. Resta però il nodo delle nuove assegnazioni: «L’anno scorso, su oltre 100 posizioni aperte per ambulatori di medicina generale o continuità assistenziale nel Piacentino, solo una è stata coperta – evidenzia Cosentino –. La Fondazione Gimbe ha ragione, il problema esiste». ---End text--- Author: Thomas Trenchi Heading: Highlight: Image:Dove è stato necessario a Piacenza è stato aumentato il massimale degli assistiti fino a 1.800 -tit_org- Mancano cento medici di base, ma l'assistenza c'è Medici di famiglia sempre troppo pochi «Strategie per farcela» -sec_org-
tp:writer§§ Thomas Trenchi
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title§§ «In Emilia Romagna garantita l'assistenza»
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Estratto da pag. 16 di "LIBERTÀ" del 20 Mar 2026
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tp:ocr§§ AUGUSTO PAGANI (PRESIDENTE ORDINE) «In Emilia Romagna garantita l’assistenza» PIACENZA ? «Se il numero dei medici di medicina generale continua a diminuire, perché le gratificazioni umane, professionali ed economiche sono scarse, sarà difficile per Regioni, Comuni e Ausl programmare e promettere servizi sanitari migliori». Così Augusto Pagani, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Piacenza, commenta l’allarme della Fondazione Gimbe (Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze), che ha analizzato criticità e regole che riguardano l’ingresso dei medici di famiglia nel Servizio sanitario nazionale. «Lo studio sostiene che oggi in Italia manchino 5.700 medici di base e che nel 2028 la carenza potrebbe arrivare a circa 8.500. Guardando alla nostra provincia, significa che oltre 40mila piacentini potrebbero restare senza medico di famiglia se il rapporto attuale, pari a uno ogni 1.200 assistiti, non cambierà. Prima del 2024 era uno ogni mille». Secondo Pagani, però, questo scenario non si verificherà, perché «la Regione Emilia-Romagna, come le altre, apporterà modifiche all’organizzazione dell’assistenza territoriale, per garantire comunque cure ambulatoriali e domiciliari ai cittadini». Il presidente dell’Ordine dei medici di Piacenza aggiunge: «Questo trend si inserisce in un contesto demografico difficile, con una popolazione sempre più anziana e bisognosa di cure. Per salvare il Servizio sanitario nazionale servono strategie politiche concrete e condivise, insieme a una maggiore informazione e responsabilizzazione dei cittadini». _TT ---End text--- Author: t.t. Heading: Highlight: Image:Il presidente Augusto Pagani -tit_org- «In Emilia Romagna garantita l’assistenza» -sec_org-
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title§§ Il ministro Schillaci «Le liste d'attesa restano un problema»
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Estratto da pag. 3 di "METROPOLIS NAPOLI" del 20 Mar 2026
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tp:ocr§§ Il ministro Schillaci «Le liste d’attesa restano un problema» Parla il delegato alla Salute del Governo Meloni: «Medici di base, ormai i giovani non vogliono farlo» Napoli. Una sanità più moderna, capace di integrare ospedali e territorio, ma soprattutto in grado di rispondere all’annosa piaga delle liste d’attesa. È questo il cuore del messaggio lanciato dal Ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto in video collegamento al Feuromed, il Festival euromediterraneo dell’economia in corso nel capoluogo campano. Il ministro Schillaci e le liste d’attesa. “C’è una legge che fa chiarezza sulle liste d’attesa che sono un problema annoso, ma i dati dimostrano che nell’ultimo anno è aumentato in maniera significativa il numero degli esami fatti, in alcune Regioni oltre del 20 per cento” ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci. “E’ un processo che si sta CHOPCPFQ ¨WPRTQDNGOC non solo di risorse ma di GHOEKGPVCOGPVQ FK SWGNNQ che c’è pertanto lavoreremo molto prossimamente per migliorare anche con il nuovo direttore generale di Agenas e con le Regioni e avvieremo anche una campagna di comunicazione per i cittadini che devono sapere come poter richiedere in modo GHOECEG INK GUCOK FK EWK hanno bisogno” le parole del delegato alla sanità del Governo Meloni. Il problema dei medici dei pochi medici di base “Oggi sempre meno giovani scelgono di fare il medico di base, è una professione in crisi e credo che vada rivista. La m e d i c i n a g e n e r a l e va riformata in un’ottica più moderna nell’interesse dei cittadini” ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci. Il ministro ha spiegato che “il primo punto da affrontare è far d ive nt a r e l a m e d i c i n a generale una specializzazione di tipo universitario perché i giovani devono avere lo stesso trattamento sia del titolo accademico che conseguono che economico di chi sceglie un’altra specializzazione perché se c’è meno attrattività dobbiamo far sì che sia recuperata. Il secondo punto - ha proseguito - è il rapporto con il territorio: dobbiamo vedere i medici di medicina generale lavorare in gruppo, dobbiamo vederli impegnati nelle case di comunità e dobbiamo ridurre gli aspetti burocratici a cui oggi sono chiamati per recuperare l’attività legata al rapporto con i pazienti” ha sostenuto il ministro. Il riferimento è al dato, pubblicato l’altro giorno dalla Fondazione Gimbe sullo stato di salute della medicina territoriale. In Italia mancano oltre 5.700 medici di famiglia e “sempre più cittadini faticano a trovarne uno vicino a casa”, tanto che in 18 Regioni si registra una carenza e le situazioni più critiche sono in Lombardia, Veneto e Campania. Carenza che è “un problema ormai diffuso” e andrà aumentando velocemente: se tra il 2019 e il 2024 il numero di medici di medicina generale è diminuito di ben 5.197 unità, di qui al 2028 i pensionamenti stimati sono 8.180. A fare il punto è la Fondazione Gimbe che sottolinea come la riduzione vada di pari passo con un aumento dei bisogni di cura: nel 2025 gli over 65 erano quasi 14,6 milioni, di cui oltre la metà con due o più malattie croniche. Pnrr, violazioni inaccettabili tra le Regioni “Sul Pnrr abbiamo un’interlocuzione continua con le Regioni, c’è qualche inaccettabile variazione tra Regione e Regione, ma siamo nei tempi del Pnrr e continueremo a dialogare con le Regioni”. Così Orazio Schillaci in video collegamento al Feuromed in corso a Napoli. Il ministro ha inoltre sottolineato la necessità di “modernizzare la sanità italiana creando un sistema equilibrato tra ospedali e medicina territoriale per un Servizio sanitario nazionale che sia più moderno ma conservandone i principi di uguaglianza, gratuità e di attenzione ai più fragili”. Il braccio di ferro sulla sanità campana. Se da un lato il Ministro Schillaci parla di “sistema equilibrato”, la Campania vive da anni una complessa realtà amministrativa legata al commissariamento sanitario, terminato formalmente ma i cui strascichi alimentano ancora oggi un acceso dibattito politico. Il centrodestra e il Governo nazionale spesso
ribattono sottolineando che, nonostante l’uscita dal commissariamento, i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) in Campania mostrano ancora criticità in diverse aree. La tensione resta alta sul tema del “Piano di Rientro”: sebbene la Campania non sia più commissariata, resta soggetta a monitoraggi stretti. La richiesta di Napoli è quella di una “parità di condizioni” reale rispetto alle regioni del Nord, mentre il tavolo ministeriale continua a pretendere standard di GHOEKGP\C EJG EQORNKEG la carenza di personale citata dallo stesso SchillaEK TGUVCPQFKHOEKNKFCTCIgiungere in modo omogeneo su tutto il territorio regionale. Una battaglia che si sposta adesso anche nelle aule del Parlamento tra maggioranza e opposizione. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Il ministro Schillaci «Le liste d’attesa restano un problema» -sec_org-
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title§§ Medici di base, la crisi continua "Sommersi dalla burocrazia" = Medici di base in crisi pochi, stanchi e anziani "C'è troppa burocrazia"
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Estratto da pag. 44 di "REPUBBLICA ROMA" del 20 Mar 2026
Il rapporto Gimbe sul Lazio evidenzia la carenza di mille sanitari: la maggior parte ha raggiunto il massimale dei 1500 pazienti. Un terzo si prepara ad andare in pensione
pubDate§§ 2026-03-20T02:57:00+00:00
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tp:ocr§§ Medici di base, la crisi continua “Sommersi dalla burocrazia” Il rapporto Gimbe sul Lazio evidenzia la carenza di mille sanitari: la maggior parte ha raggiunto il massimale dei 1500 pazienti. Un terzo si prepara ad andare in pensione Medici di base in crisi pochi, stanchi e anziani “C’è troppa burocrazia” Il dossier Gimbe fotografa la situazione del Lazio dove i sanitari hanno fino a 1500 assistiti. Con centinaia di cittadini in coda Nel Lazio trovare un medico di famiglia sta diventando sempre più difficile. E a Roma, in particolare, il problema è tangibile: telefoni sempre occupati, studi saturi, liste d’attesa nei quartieri più popolosi. Non è solo percezione, ma una crisi certificata dai numeri. Secondo un nuovo studio della Fondazione Gimbe, nel 2025 in tutto il Lazio mancavano già 358 medici di medicina generale. E il peggio deve ancora arrivare. A a pagina 2 el Lazio trovare un medico di famiglia sta diventando sempre più difficile. E a Roma, in particolare, il problema è tangibile: telefoni sempre occupati, studi saturi, liste d’attesa nei quartieri più popolosi. Non è solo percezione, ma una crisi certificata dai numeri. Secondo un nuovo studio della Fondazione Gimbe, nel 2025 in tutto il Lazio mancavano già 358 medici di medicina generale, cioè i dottori di famiglia che seguono i pazienti sul territorio. E il peggio deve ancora arrivare: entro il 2028 altri 925 andranno in pensione, il terzo dato più alto in Italia. Un’emorragia che rischia di lasciare scoperti interi territori, dalle periferie romane ai paesi più piccoli della regione. Negli ultimi anni — si legge nel report — il numero di medici di base nel Lazio è calato del 15,8%, più della media nazionale (-14,1%). Un segnale chiaro: qui la crisi corre più veloce che N altrove. Nel frattempo, ogni medico segue in media 1.314 assistiti, un dato leggermente inferiore alla media italiana (1.383), ma comunque ben oltre la soglia considerata ottimale per garantire un’assistenza adeguata. Dietro questi numeri ci sono storie quotidiane. A Roma molti medici hanno già raggiunto il massimale di 1.500 pazienti. E non è tutto: in diversi casi esistono vere e proprie “code” di cittadini in attesa di potersi iscrivere. Il risultato è che, in alcune zone, specialmente in periferia, sempre più persone fanno fatica a trovare un medico vicino casa. «La carenza dei medici di medicina generale è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni — spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe — Affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi». A pesare, commenta Pierluigi Bartoletti, vicesegretario della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) «è anche la perdita di attrattività della professione, sempre meno scelta dai giovani dottori». E le motivazioni sono diverse. Negli ultimi anni è cresciuto in modo significativo il peso della burocrazia: certificati, prescrizioni, pratiche amministrative sottraggono tempo alla cura dei pazienti. A questo si aggiungono i costi che i medici devono sostenere di tasca propria: affitto dello studio — sempre più alto nelle città come Roma — bollette, computer, software gestionali, personale di segreteria. Nel frattempo cambia anche la popolazione. Roma invecchia: nel 2025 l’indice di vecchiaia è di 202,8, che in concreto significa che ci sono 203 anziani ogni 100 giovani. Aumentano quindi le cronicità e i pazienti fragili, e ogni assistito richiede più tempo, più attenzione, più continuità di cura. Un carico di lavoro che, inevitabilmente, cresce. Il risultato è un sistema sotto pressione, dove il rischio burnout tra i medici di famiglia non è più un’eccezione ma una realtà sempre più diffusa. Un problema che dalla Regione riconoscono e puntano a risolvere: «Già nel 2025, a seguito di una attenta rilevazione presso tutte le Asl abbiamo evidenziato le zone carenti dei medici di ruolo unico di assistenza primaria». Ora, mentre nei prossimi mesi partirà una nuova rilevazione, «si sta procede
ndo alla convocazione dei dottori» che dovrebbero prendere il posto dei colleghi pensionati. E ancora: «La Regione sta continuando a scorrere la graduatoria per coprire le carenze». A migliorare la situazione dovrebbe essere il nuovo accordo integrativo regionale sulla medicina di base — atteso da tempo dai lavoratori del settore — che servirà a integrare e dettagliare le linee nazionali del contratto dei dottori di famiglia, adattandole al contesto specifico della regione. Un argomento su cui il governatore regionale Francesco Rocca è intervenuto il mese scorso, in occasione dell’inaugurazione della Casa della comunità Villa Tiburtina: «Stiamo lavorando l’interesse di tutti è quello di arrivare a una conclusione a breve. Conoscendo il loro senso di responsabilità e quello di tutta la categoria, sono sicuro che troveremo un accordo». ---End text--- Author: VALENTINA LUPIA Heading: Highlight: Nel giro di tre anni ne mancheranno oltre 1200 mentre sono sempre di più gli over 65 con maggiore bisogno di attenzioni i numeri 358 I medici mancanti Secondo uno studio della Fondazione Gimbe, nel 2025 nel Lazio mancavano 358 dottori di base 925 I dottori in pensione Entro il 2028 andranno in pensione altri 925 dottori di famiglia: è il terzo dato più alto in Italia 1.314 I pazienti In media un medico di base, nel Lazio, ha 1.314 pazienti. Tuttavia in alcune zone di Roma si arriva al massimo consentito di 1.500 Image: -tit_org- Medici di base, la crisi continua “Sommersi dalla burocrazia” Medici di base in crisi pochi, stanchi e anziani “C'è troppa burocrazia” -sec_org-
tp:writer§§ Valentina Lupia
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title§§ A forza di tagliare i fondi e di favorire Big Pharma ci hanno levato la sanità = Nell ' Italia dei tagli e di Big Pharma la salute non è più un diritto di tutti
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Estratto da pag. 14 di "VERITÀ" del 20 Mar 2026
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tp:ocr§§ A forza di tagliare i fondi e di favorire Big Pharma ci hanno levato la sanità Nelle Asl comandano business e austerity. Un nuovo libro spiega come il diritto alle cure sia sparito, alla faccia della Costituzione Nell’Italia dei tagli e di Big Pharma la salute non è più un diritto di tutti Austerità, business sulla pelle dei malati, promesse non mantenute: un libro racconta come siamo arrivati a consentire solo ai ricchi la possibilità di curarsi. Nel silenzio di chi loda la Costituzione più bella del mondo n Cara Natasha, quando ho scritto il mio primo libro, ormai tanti anni fa, chiesi al mio editore: «A chi facciamo fare la prefazione?». Lui mi rispose: «A nessuno». Da allora mi sono convinto che le prefazioni siano proprio inutili, un esercizio narcisistico di qualche trombone, un riempitivo di pagine che è bene saltare a piè pari per andare subito laddove c’è il succo. Per questo mi ero ripromesso di non scriverne più. Per non passare per trombone, e per non fare esercizi di narcisismo: di quelli ne faccio già fin troppi, sarebbe meglio fare qualche esercizio per gli addominali, (...) segue a pagina 14 Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo la prefazione di Mario Giordano al libro Ladri di salute (Ed. Il Timone, pag. 148, 17,90 euro, in libreria dal 20 marzo), un’inchiesta sulla sanità tra cure negate e vite sospese condotta dalla giornalista di Fuori dal Coro Natasha Farinelli con prefazione di Mario Giordano. Dietro ai numeri legati alla sanità, ci sono le persone, con le loro storie autentiche, le paure e i dolori reali. In questo libro sono raccolte voci spesso inascoltate, quelle dei più fragili. A volte anche medici che lottano per fare bene il loro lavoro. L’obiettivo di questo percorso nel dolore è anche quello di ricordaci che la vita è in ogni circostanza è sempre meritevole di cura e degna di essere vissuta. Segue dalla prima pagina di MARIO GIORDANO (...) piuttosto. Però quando tu e Lorenzo Bertocchi, che ha voluto questo libro, mi avete chiesto una Prefazione, non ho saputo dire di no. Un po’ per la stima che ho per voi. Un po’ perché i «ladri di salute» li sento miei, dal momento che quel titolo è nato e cresciuto dentro Fuori dal Coro. E mi sarebbe sembrato di tradire un po’ noi stessi se avessi negato queste poche righe, pur continuando a pensare che siano del tutto inutili. Quello che conta, infatti, è la sostanza, che tu racconti bene, e che dunque non ho nessun motivo di anticipare o di «bruciare». Vorrei dire solo una cosa: la salute in Italia non è più un diritto garantito. Semplicemente: non lo è più. Eppure, tutti coloro che si riempiono la bocca a più riprese con la Costituzione più bella del mondo non spendono una parola, nemmeno una, per la più clamorosa e devastante violazione della Costituzione che avviene ogni giorno nel nostro Paese. Che avviene negli ospedali, nelle Asl e nei famigerati Cup, i Centri unici di prenotazione, diventati ormai un girone infernale per chiunque sia malato. Perché la verità è questa: oggi in Italia si può curare solo chi è ricco. Chi ha i soldi. Chi può permettersi visite, esadi FRANÇOIS DE TONQUÉDEC n Un ordine del giorno per mettere un freno al rischio di certificati potenzialmente falsi, che, come nel caso che ha portato all’inchiesta di Ravenna su 8 medici del reparto delle Malattie Infettive dell’ospedale locale, fermavano l’accesso ai Cpr degli stranieri visitati prima del trasferimento, impedendo di fatto di eseguire i provvedimenti di espulsione. L’iniziativa è partita dal senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, che in commissione Affari costituzionali ha presentato per il suo partito due ordini del giorno al dl Sicurezza. Per il parlamentare, la prassi, «che subordina l’accesso dello straniero al Cpr a una visita medica preventiva volta ad accertare l’assenza di patologie incompatibili», pemi e operazioni privatamente. Per tutti gli altri c’è solo l’infinita attesa. Il rinvio al 2027. O magari al 2028. Lo sportello sbattuto in faccia. La lista chiusa. L’angoscia. La paura. E, infine, la condanna a morte. Ecco
: i «ladri di salute» sono coloro che hanno provocato tutto ciò. Sono coloro che hanno sforbiciato le spese sanitarie senza pietà (dal 2010 al 2020 37 miliardi di euro in meno). Sono coloro che in nome del bilancio hanno chiuso reparti, ridotto i medici, massacrato gli infermieri. Sono coloro che ci continuano a ripetere che bisogna ridurre i costi perché non si possono fare debiti per curare i malati (mentre si possono fare per comprare 800 miliardi di armi). Sono coloro che strizzano l’occhio ai guadagni dei privati. A chi fa business sulla pelle dei malati. Sono coloro che hanno trasformato la sanità in un gigantesco affare che ormai non pensa a curare chi soffre ma pensa solo a curare i bilanci delle aziende. I «ladri di salute» sono coloro che hanno messo il dio denaro davanti alla pietà del medico, il fatturato di Big Pharma davanti all’umanità della sofferenza. E, se permetti, i «ladri di salute» sono anche tutti quelli che si continuano a riempire la bocca di promesse, a volte anche trasformate in leggi e decreti, che non cambiano nulla. E illudono soltanto chi sta male senza tirarlo fuori dal suo orrore quotidiano. In questi mesi ti ho vista, cara Natasha, scagliarti con coraggio contro i «ladri di salute». E ti ho vista buttarti nel racconto di questa tragedia diffusa, silenziosa e dimenticata con la passione di chi ama non solo il nostro mestiere, ma anche la vita. Non è un dettaglio da poco. Ho sempre pensato infatti che per fare bene il giornalista non basti avere la tecnica, bisogna avere anche il cuore. E tu hai entrambi, li hai sempre avuti. E in abbondanza. Essere mamma, e aver conosciuto da mamma la sofferenza dei bimbi e i sentieri tortuosi degli ospedali, ti ha permesso di avvicinarti alle storie con una forza e insieme con una dolcezza che raramente si vedono in un inviato. Ora, per la prima volta, cerchi di trasferire tutto ciò in un libro. Dici all’inizio di sentirti inadeguata, ma i lettori ci metteranno un attimo a capire che non lo sei. Non appena cominceranno a leggere. E allora lo vedi che queste mie righe fanno solo perdere tempo? Che altro c’è da dire? Abbiamo visto passare, insieme, tanti volti e tante storie, nel nostro studio. Tanti ne hai incontrati sul campo. Tanti casi li abbiamo risolti. Tanti sono rimasti irrisolti, a testimonianza di un problema troppo grande e drammatico per essere contenuto dalle nostre forze. Ma resta il bisogno di raccontare quello che c’è dietro i numeri, dietro le statistiche, dietro i dati ministeriali, il Gimbe e l’Agenas. E quello che c’è, è la vita delle persone. Ci sono le loro sofferenze, i loro palpiti, le loro delusioni, la loro rabbia per aver avuto per tanti anni fiducia in uno Stato che ora li abbandona, per aver pagato tasse che non servono nemmeno ad avere una visita cardiologica, ci sono tinelli pieni di dignità e di amarezza, ci sono pugni sbattuti sul tavolo, telefoni che restano muti, giorni avvolti dal tormento e notti travolte dagli incubi. Ci sono le ferite in una carne che troppo spesso è considerata solo carne da macello. E che invece qui, tra queste pagine, ritrova dignità e un filo di speranza. Andatele a leggere subito dunque, queste pagine, saltando una Prefazione che ha come unico merito quello di aver dato ragione, tanti anni dopo, al mio vecchio editore: ha dimostrato che le Prefazioni non servono a nulla. ---End text--- Author: MARIO GIORDANO Heading: Highlight: Gli ospedali ormai sono aziende dove il bilancio conta più dei pazienti Se non paghi trovi sportelli chiusi, liste d’attesa infinite, paura e angoscia Image: -tit_org- A forza di tagliare i fondi e di favorire Big Pharma ci hanno levato la sanità Nell ’ Italia dei tagli e di Big Pharma la salute non è più un diritto di tutti -sec_org-
tp:writer§§ MARIO GIORDANO
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title§§ Aborti, sempre più pillole e sempre meno obiettori = Aborti: sempre più pillole, sempre meno obiettori
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Estratto da pag. 12 di "AVVENIRE" del 20 Mar 2026
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tp:ocr§§ Venerdì 20 marzo 2026 ANNO LIX n° 67 1,50 € Santa Claudia e compagne martiri Edizione chiusa alle ore 22 Quotidiano di ispirazione cattolica Editoriale Pace, propaganda e responsabilità SVEGLIARSI DAL TORPORE MARCO IMPAGLIAZZO A bbiamo davanti a noi uno scenario preoccupante. Davvero siamo nell’“età selvaggia, del ferro e del fuoco” di cui parla il Censis. Ai tanti conflitti che già insanguinavano il pianeta si è aggiunto quello che incendia il Medio Oriente. E se già la guerra in Ucraina sembrava in grado di innescare pericolose escalation, ancor più drammatiche sono le incognite che accompagnano il braccio di ferro iniziato il 28 febbraio scorso. Guerra chiama guerra, barbarie chiama barbarie. Intanto oscure narrazioni – lo denuncia Tommaso Greco – certificano che «il diritto internazionale è superato», potenti interessi spingono verso «un nuovo ordine basato esclusivamente sui rapporti di forza», «l’informazione si è accodata al bellicismo della classe politica adoratrice della forza». Su tutto domina un impasto di propaganda e di tifo da stadio, una grande ignoranza della storia e delle sue lezioni, la raffigurazione del nemico come altro da noi, la rappresentazione della guerra come via per la pace, finanche la benedizione delle armi con un linguaggio parareligioso. E su questo punto è stato chiaro il cardinale Pizzaballa: «Dio non c’entra con giustificazioni pseudoreligiose alla guerra, è invece tra coloro che stanno morendo, che soffrono». In questa temperie la Chiesa è, come sempre nei tempi recenti, un’arca di umanità e di ragionevolezza. Papa Leone parla di pace, «disarmata e disarmante», dall’inizio del suo ministero. A Chicago ha fatto scalpore la dissociazione del cardinale Cupich dal modo di raccontare l’aggressione all’Iran, e su Avvenire se n’è parlato ampiamente. Patto per lo Stretto L’impegno di sette Paesi per la sicurezza alle navi in transito a Hormuz: c’è anche l’Italia Asse Roma-Copenaghen sui migranti: frontiere chiuse in caso di ondata dal Medio Oriente MARCO IASEVOLI -*#"/0 Accanto agli ultimi, con la comunità islamica Inviato a Bruxelles Sette Paesi - Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda, Giappone e Canada - si dichiarano pronti a un piano per la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, chiuso dall’Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele, che continuano. L’annuncio arriva da Londra, suscita l’immediata nuova minaccia di Teheran e la precisazione del ministro Tajani: «Non ci sarà alcun intervento militare». Il tema tiene banco al Consiglio Europeo a Bruxelles, dove si forma un asse Roma-Copenaghen sul tema migranti: in caso di ondata dagli scenari mediorientali di guerra, si dovranno chiudere le frontiere. Il petrolio corre ancora. Primopiano alle pagine 4-8 - */5&37*45" Parla Schlein: guerra illegale, fare il possibile per un negoziato Nel deserto urbano di Tiro, dove resistono i cristiani «I miei passi come figlio della Shoah» BARBARA UGLIETTI La testimonianza di Alberto Belli Paci, figlio di Liliana Segre: «Vedevo quel numero sul braccio. Chiedevo. Ricevevo risposte evasive. Avevo 14 anni, uno zio mi disse: ma non sai niente dei forni?». A pagina 16 47*-6110 Nello spazio i satelliti made in Africa FRANCESCO PALMAS È l’era della nuova economia spaziale anche per l’Africa, della sinergia fra attori pubblico-privati, di un decollo dirompente dell’industria spaziale, cresciuta di oltre il 60% in meno di un anno. A pagina 15 a pagina 9 $)*&4" L’annuncio del Papa a dieci anni da Amoris laetitia: incontro a ottobre 8&-'"3& Sul tavolo 3 miliardi per il triennio 2025/27 «Quale Parola in famiglia?» Leone XIV convoca i vescovi GIACOMO GAMBASSI È necessaria «una particolare attenzione pastorale alle famiglie». Soprattutto in un «tempo segnato da rapide trasformazioni» come il nostro. A distanza di dieci anni dalla pubblicazione di Amoris laetitia, l’esortazione apostolica di papa Francesco sull’“amore nella famiglia”, Leone XIV convoca in Vaticano «i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo» per «procedere, nell’ascol
to reciproco, a un discernimento sinodale sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie oggi». L’incontro si terrà a ottobre. A rendere noto il progetto è stato lo stesso Pontefice, nel messaggio diffuso ieri in occasione del decimo anniversario di Amoris laetitia. PIÙ FAMIGLIA PIÙ CHIESA continua a pagina 14 "- &350 &--* 1"$* D’Angelo Amoris laetitia, la nuova chiamata N «Bisogna chiedere un cessate il fuoco immediato e spingere tutte le parti a tornare alla via negoziale, insistere per la liberazione di tutti i prigionieri politici del regime, tra cui c’è anche Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace». Parla Elly Schlein, segretaria Pd. Capuzzi a pagina 5 Editoriale el giorno di san Giuseppe. La scelta di Leone XIV di chiamare attorno a sé «i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo» per ripensare insieme come «annunciare il Vangelo alle famiglie di oggi» inviando una lettera il 19 marzo, a dieci anni esatti dalla Amoris laetitia di papa Francesco, è piena di significato e di suggestioni che ci parlano. La decisione forse più solenne di questo primo anno di pontificato – la convocazione di un incontro al massimo livello di rappresentatività della Chiesa cattolica – viene comunicata sotto lo sguardo dello Sposo di Maria, il Custode della Sacra Famiglia. Accade nello stesso giorno che nel 2013 vide l’inizio del ministero petrino di Bergoglio con una memorabile omelia sulla “custodia” come chiave di una nuova umanità, anche in una comunità domestica: «La vocazione del custodire – disse Francesco – è l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori». Tredici anni dopo, quella luminosa idea che poi Francesco sviluppò in uno dei documenti più belli e intensi del suo pontificato – firmato in un altro 19 marzo, e non certo per caso – torna con forza nella scelta del giorno per dire che la famiglia nella società di oggi merita ancora tutta l’attenzione della Chiesa, a tal punto da farne oggetto di un incontro tra il successore di Pietro e i successori degli apostoli. Non un Concilio, e neppure un Sinodo, d’accordo, ma una consultazione al massimo livello ecclesiale che, nella responsabilità di ciascun presidente di conferenza episcopale nazionale, deve farci sentire tutti coinvolti e “convocati”. I nostri temi *'"550 I raid sui pozzi continuano a far correre il petrolio, l’Italia aspetta gli effetti del decreto taglia-prezzi continua a pagina 14 FRANCESCO OGNIBENE w w w. a v v e n i r e . i t Un piano di sistema per la non autosufficienza * %"5* %&.*/*45&30 Aborti, sempre più pillole e sempre meno obiettori Aborti stazionari, ma in aumento rispetto alle nascite, così come cresce – e molto – il ricorso alla soluzione farmacologica; crescita anche per l’utilizzo della pillola dei cinque giorni; in calo invece i medici obiettori. Sono i dati principali della Relazione sulla legge 194 che il Ministero della Salute ha consegnato al Parlamento con le cifre relative al 2023. Ognibene Guerrieri a pagina 12 a pagina 12 Moia e l’analisi di Forte alle pagine 3 e 15 L'ADDIO AL “SENATUR” È morto Bossi, fondò la Lega REFERENDUM: PERCHÉ SÌ REFERENDUM: PERCHÉ NO Barbera: «La Carta non rischia il giudice sarà terzo» Ornano: «Dividere il Csm indebolirà tutte le toghe» Primopiano a pagina 11 Spagnolo a pagina 10 L’intervista a pagina 10 Giorni Gutenberg Marina Corradi '& 3"*0 Noi si giocava a Risiko T utti gli osservatori e gli analisti erano d’accordo: non sarebbe mai accaduto. La Russia aveva schierato alla frontiera con l’Ucraina carri armati, e truppe, ma, dicevano gli esperti, era un bluff: Putin non avrebbe osato. Sapevo solo dov’era il Donbass, e dei territori contesi con l’Ucraina. Non capisco quindi come mai una notte, ben prima del 24 febbraio 2022, feci questo sogno. Una colonna di piccoli carri armati colorati del Risiko, il gioco da tavola dei miei vent’anni in cui si mimava una guerra oramai ritenuta imp
ossibile, violava la frontiera dell’Ucraina. Ma non si fermava: proseguiva spedita verso l’Ungheria, né rallentava, in Slovenia. L’ultima immagine era una città italiana con i palazzi anneriti dalle bombe. Aprii gli occhi con un sussulto: solo un incubo, sciocca. Quando, un mese dopo, la Russia invase l’Ucraina, ripensai a quel sogno. Da dove era venuto? Non avrei osato dire a nessuno dell’immagine finale. Noi, i ragazzi di fine anni ’70, la sera a Risiko attaccavamo l’America e la Russia, bevendo una birra: e poi tutto finiva, a mezzanotte, in una risata. La pace, ovvio, era per sempre. Forse quel sogno diceva che il tempo del Risiko era davvero finito. Il “cambiamento d’epoca”, come avrebbe detto Francesco, eccolo: era arrivato. © RIPRODUZIONE RISERVATA $6-563" Mistero, canto del mondo Soul Festival mette a tema quanto ci invita a sostare davanti all’inaccessibile. Nell’allegato Aborti: sempre più pillole, sempre meno obiettori I DATI DEL MINISTERO DELLA SALUTE Venerdì 20 marzo 2026 ANNO LIX n° 67 1,50 € Santa Claudia e compagne martiri Edizione chiusa alle ore 22 Quotidiano di ispirazione cattolica Editoriale Pace, propaganda e responsabilità SVEGLIARSI DAL TORPORE MARCO IMPAGLIAZZO A bbiamo davanti a noi uno scenario preoccupante. Davvero siamo nell’“età selvaggia, del ferro e del fuoco” di cui parla il Censis. Ai tanti conflitti che già insanguinavano il pianeta si è aggiunto quello che incendia il Medio Oriente. E se già la guerra in Ucraina sembrava in grado di innescare pericolose escalation, ancor più drammatiche sono le incognite che accompagnano il braccio di ferro iniziato il 28 febbraio scorso. Guerra chiama guerra, barbarie chiama barbarie. Intanto oscure narrazioni – lo denuncia Tommaso Greco – certificano che «il diritto internazionale è superato», potenti interessi spingono verso «un nuovo ordine basato esclusivamente sui rapporti di forza», «l’informazione si è accodata al bellicismo della classe politica adoratrice della forza». Su tutto domina un impasto di propaganda e di tifo da stadio, una grande ignoranza della storia e delle sue lezioni, la raffigurazione del nemico come altro da noi, la rappresentazione della guerra come via per la pace, finanche la benedizione delle armi con un linguaggio parareligioso. E su questo punto è stato chiaro il cardinale Pizzaballa: «Dio non c’entra con giustificazioni pseudoreligiose alla guerra, è invece tra coloro che stanno morendo, che soffrono». In questa temperie la Chiesa è, come sempre nei tempi recenti, un’arca di umanità e di ragionevolezza. Papa Leone parla di pace, «disarmata e disarmante», dall’inizio del suo ministero. A Chicago ha fatto scalpore la dissociazione del cardinale Cupich dal modo di raccontare l’aggressione all’Iran, e su Avvenire se n’è parlato ampiamente. Patto per lo Stretto L’impegno di sette Paesi per la sicurezza alle navi in transito a Hormuz: c’è anche l’Italia Asse Roma-Copenaghen sui migranti: frontiere chiuse in caso di ondata dal Medio Oriente MARCO IASEVOLI -* "/0 Accanto agli ultimi, con la comunità islamica Inviato a Bruxelles Sette Paesi - Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda, Giappone e Canada - si dichiarano pronti a un piano per la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, chiuso dall’Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele, che continuano. L’annuncio arriva da Londra, suscita l’immediata nuova minaccia di Teheran e la precisazione del ministro Tajani: «Non ci sarà alcun intervento militare». Il tema tiene banco al Consiglio Europeo a Bruxelles, dove si forma un asse Roma-Copenaghen sul tema migranti: in caso di ondata dagli scenari mediorientali di guerra, si dovranno chiudere le frontiere. Il petrolio corre ancora. Primopiano alle pagine 4-8 - */5&37*45" Parla Schlein: guerra illegale, fare il possibile per un negoziato Nel deserto urbano di Tiro, dove resistono i cristiani «I miei passi come figlio della Shoah» BARBARA UGLIETTI La testimonianza di Alberto Belli Paci, figlio di Liliana Segre: «Vedevo quel numero sul braccio. Chiedevo. Ricevevo risposte e
vasive. Avevo 14 anni, uno zio mi disse: ma non sai niente dei forni?». A pagina 16 47*-6110 Nello spazio i satelliti made in Africa FRANCESCO PALMAS È l’era della nuova economia spaziale anche per l’Africa, della sinergia fra attori pubblico-privati, di un decollo dirompente dell’industria spaziale, cresciuta di oltre il 60% in meno di un anno. A pagina 15 a pagina 9 $)*&4" L’annuncio del Papa a dieci anni da Amoris laetitia: incontro a ottobre 8&-'"3& Sul tavolo 3 miliardi per il triennio 2025/27 «Quale Parola in famiglia?» Leone XIV convoca i vescovi GIACOMO GAMBASSI È necessaria «una particolare attenzione pastorale alle famiglie». Soprattutto in un «tempo segnato da rapide trasformazioni» come il nostro. A distanza di dieci anni dalla pubblicazione di Amoris laetitia, l’esortazione apostolica di papa Francesco sull’“amore nella famiglia”, Leone XIV convoca in Vaticano «i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo» per «procedere, nell’ascolto reciproco, a un discernimento sinodale sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie oggi». L’incontro si terrà a ottobre. A rendere noto il progetto è stato lo stesso Pontefice, nel messaggio diffuso ieri in occasione del decimo anniversario di Amoris laetitia. PIÙ FAMIGLIA PIÙ CHIESA continua a pagina 14 "- &350 &--* 1"$* D’Angelo Amoris laetitia, la nuova chiamata N «Bisogna chiedere un cessate il fuoco immediato e spingere tutte le parti a tornare alla via negoziale, insistere per la liberazione di tutti i prigionieri politici del regime, tra cui c’è anche Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace». Parla Elly Schlein, segretaria Pd. Capuzzi a pagina 5 Editoriale el giorno di san Giuseppe. La scelta di Leone XIV di chiamare attorno a sé «i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo» per ripensare insieme come «annunciare il Vangelo alle famiglie di oggi» inviando una lettera il 19 marzo, a dieci anni esatti dalla Amoris laetitia di papa Francesco, è piena di significato e di suggestioni che ci parlano. La decisione forse più solenne di questo primo anno di pontificato – la convocazione di un incontro al massimo livello di rappresentatività della Chiesa cattolica – viene comunicata sotto lo sguardo dello Sposo di Maria, il Custode della Sacra Famiglia. Accade nello stesso giorno che nel 2013 vide l’inizio del ministero petrino di Bergoglio con una memorabile omelia sulla “custodia” come chiave di una nuova umanità, anche in una comunità domestica: «La vocazione del custodire – disse Francesco – è l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori». Tredici anni dopo, quella luminosa idea che poi Francesco sviluppò in uno dei documenti più belli e intensi del suo pontificato – firmato in un altro 19 marzo, e non certo per caso – torna con forza nella scelta del giorno per dire che la famiglia nella società di oggi merita ancora tutta l’attenzione della Chiesa, a tal punto da farne oggetto di un incontro tra il successore di Pietro e i successori degli apostoli. Non un Concilio, e neppure un Sinodo, d’accordo, ma una consultazione al massimo livello ecclesiale che, nella responsabilità di ciascun presidente di conferenza episcopale nazionale, deve farci sentire tutti coinvolti e “convocati”. I nostri temi *'"550 I raid sui pozzi continuano a far correre il petrolio, l’Italia aspetta gli effetti del decreto taglia-prezzi continua a pagina 14 FRANCESCO OGNIBENE w w w. a v v e n i r e . i t Un piano di sistema per la non autosufficienza * %"5* %&.*/*45&30 Aborti, sempre più pillole e sempre meno obiettori Aborti stazionari, ma in aumento rispetto alle nascite, così come cresce – e molto – il ricorso alla soluzione farmacologica; crescita anche per l’utilizzo della pillola dei cinque giorni; in calo invece i medici obiettori. Sono i dati principali della Relazione sulla legge 194 che il Ministero della Salute ha consegnato al Parlamento con le cifre relative a
l 2023. Ognibene Guerrieri a pagina 12 a pagina 12 Moia e l’analisi di Forte alle pagine 3 e 15 L'ADDIO AL “SENATUR” È morto Bossi, fondò la Lega REFERENDUM: PERCHÉ SÌ REFERENDUM: PERCHÉ NO Barbera: «La Carta non rischia il giudice sarà terzo» Ornano: «Dividere il Csm indebolirà tutte le toghe» Primopiano a pagina 11 Spagnolo a pagina 10 L’intervista a pagina 10 Giorni Gutenberg Marina Corradi '& 3"*0 Noi si giocava a Risiko T utti gli osservatori e gli analisti erano d’accordo: non sarebbe mai accaduto. La Russia aveva schierato alla frontiera con l’Ucraina carri armati, e truppe, ma, dicevano gli esperti, era un bluff: Putin non avrebbe osato. Sapevo solo dov’era il Donbass, e dei territori contesi con l’Ucraina. Non capisco quindi come mai una notte, ben prima del 24 febbraio 2022, feci questo sogno. Una colonna di piccoli carri armati colorati del Risiko, il gioco da tavola dei miei vent’anni in cui si mimava una guerra oramai ritenuta impossibile, violava la frontiera dell’Ucraina. Ma non si fermava: proseguiva spedita verso l’Ungheria, né rallentava, in Slovenia. L’ultima immagine era una città italiana con i palazzi anneriti dalle bombe. Aprii gli occhi con un sussulto: solo un incubo, sciocca. Quando, un mese dopo, la Russia invase l’Ucraina, ripensai a quel sogno. Da dove era venuto? Non avrei osato dire a nessuno dell’immagine finale. Noi, i ragazzi di fine anni ’70, la sera a Risiko attaccavamo l’America e la Russia, bevendo una birra: e poi tutto finiva, a mezzanotte, in una risata. La pace, ovvio, era per sempre. Forse quel sogno diceva che il tempo del Risiko era davvero finito. Il “cambiamento d’epoca”, come avrebbe detto Francesco, eccolo: era arrivato. © RIPRODUZIONE RISERVATA $6-563" Mistero, canto del mondo Soul Festival mette a tema quanto ci invita a sostare davanti all’inaccessibile. Nell’allegato A borti stazionari, ma in aumento rispetto alle nascite, così come cresce – e molto – il ricorso alla soluzione farmacologica; crescita anche per l’uso della pillola dei cinque giorni; in calo invece i medici obiettori. Sono i dati principali della Relazione sulla legge 194 che il Ministero della Salute ha consegnato al Parlamento con i dati relativi al 2023. Un ritardo nel monitoraggio che non impedisce di cogliere alcuni aspetti rilevanti. Vediamoli uno per uno. Anzitutto i numeri assoluti: rispetto all’anno precedente gli aborti sono cresciuti dello 0,1%, che porta il totale a 65.746. Sempre troppi, ma molti meno dei 102mila di dieci anni prima. Un calo che, per la verità, si era interrotto nel 2022 con un improvviso, brusco rialzo (+3,2%) che da tempo non si registrava. L’appiattimento della curva che indica i bambini non nati andrà verificato quando verranno forniti i dati del 2024: sono infatti gli stessi anni nei quali le nascite sono crollate a precipizio, tanto che se il numero degli aborti resta sostanzialmente uguale aumenta invece in modo sensibile il rapporto di abortività (+3,6%), cioè le interruzioni ogni mille nati. Una corsa che non si arresta, con i due grafici di nascite e incidenza degli aborti ch vanno in direzioni opposte. Quando si parla di Paese in crisi di generatività è anche a questa immagine che bisogna pensare. A fermare le gravidanze sono sempre di più le “pillole abortive”: gli aborti farmacologici (mifepristone – la Ru486 – con o senza prostaglandine) sono ormai il 59,4%. del totale con un aumento relativo del 7,8% in un solo anno. Si consolida l’effetto della circolare con cui nell’agosto 2020 l’allora ministro della Salute Roberto Speranza cambiò le linee guida per l’uso della pillola abortiva allargando molto le maglie. Una decisione politica “gemella” – anche negli effetti – di quella che nell’ottobre dello stesso anno tolse per EllaOne (la “pillola dei cinque giorni”, definita “contraccettivo d’emergenza” e però inclusa nella Relazione ministeriale sugli aborti) l’obbligo di prescrizione medica anche per le minorenni. Col risultato che in tre anni si è arrivati a 469.384 confezioni vendute (più le 290.692 della “pillola
del giorno dopo”, il Norlevo, oggi in calo). Il segno meno sta invece marcando stabilmente i dati sui ginecologi obiettori, scesi per la prima volta sotto il 60%, al 57,1 (gli anestesisti obiettori sono il 35,1%, il personale non medico è ancora meno, il 30,9, entrambi in costante calo). L’aumento dei non obiettori rende del tutto infondata la persistente polemica su una presunta difficoltà di abortire in Italia: il carico di lavoro settimanale è infatti passato da 1,1 aborti per ginecologo all’attuale dato di 0,8. ---End text--- Author: FRANCESCO OGNIBENE Heading: I DATI DEL MINISTERO DELLA SALUTE Highlight: Nella Relazione sul 2023 il ricorso al metodo farmacologico sfiora ormai il 60% delle 65.746 interruzioni di gravidanza In forte crescita l’uso di EllaOne Image: -tit_org- Aborti, sempre più pillole e sempre meno obiettori Aborti: sempre più pillole, sempre meno obiettori -sec_org-
tp:writer§§ Francesco Ognibene
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title§§ La scelta di "Libera" diventa possibile: così la sua storia ci insegna che i diritti sono reali solo quando riusciamo ad esercitarli
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Estratto da pag. 11 di "DUBBIO" del 20 Mar 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ DOPO DUE ANNI LA SSENNE , DEL TUTTO IMMOBILE, HA RICEVUTO IL DISPOSITIVO SPECIALE PER IL SUICIDIO ASSISTITO La scelta di "Lsbera^ diventa possibile: così la sua storia ci insegna che i diritti sono reali solo quando riusciamo ad esercitarli FILOMENA GALLO* Ha 55 anni, vive in Toscana ed è completamente immobile. La sclerosi multipla, diagnosticata nel 2007, ha avuto un decorso rapido e inesorabile, portandola a una condizione di tetraparesi spastica che le impedisce qualsiasi movimentu. Oggi "Libera" non può compiere alcuna atti vita quotidiana senza assistenza ed è sottoposta a una terapia antalgica importante. Dopo un lungo percorso, oggi può finalmente scegliere. La sua vicenda è emblematica di cosa significa, in Italia, trasformare un diritto riconosciuto in un diritto realmente esercitabile. Nel marzo 2024 aveva chiesto alla USL Toscana nord-ovest la verifica delle condizioni per accedereal suicidio medicalmente assistito, come previsto dalla sentenza Cappato/Antoniani del 2019. La risposta iniziale era stata negativa: secondo la maggioranza della commissione medica non era tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale. Una valutazione che non teneva conto del rifiuto consapevole della PEG e della dipendenza continua da assistenza, elementi che invece soddisfano quel requisito. Solo dopo diffide legali e alla luce della giurisprudenza costituzionale più recente, stimolata anche dalle disobhedienze civili, l'azienda sanitaria ha riconosciuto la sussistenza delle condizioni. Ma il riconoscimento del diritto non è bastato. Nel nostro ordinamento esiste infatti una contraddizione: l'articolo 580 del codice penale, come interpretato dalla Corte costituzionale con la sentenza Cappato/Antoniani, consente l'aiuto al suicidio quando una persona ha ricevuto dal Servizio sanitario nazionale la verifica delle condizioni previste. Diverso è l'articolo 579, che punisce l'omicidio del consenziente e vieta invece la somministrazione diretta del farmaco da parte del medico. Nelle condizioni di "Libera", completamente paralizzata, questa differenza è decisiva. Mancava lo strumento essenziale per l'autosomministrazione: senza di esso , il diritto riconosciuto restava inattuabile. Di fronte a questo stallo, nel marzo 2025 abbiamo presentato un ricorso d'urgenza al tribunale di Firenze. Difendo "Libera" dal divieto dell'articolo 579 del codice penale insieme al collegio legate composto da Francesca Rè, Angelo Calandrini, Alessia Cicatelli e Giacomo D'Amico. Il caso ha posto una questione cruciale: cosa accade quando una persona ha tutti i requisiti ma non è físicamente in grado di compiere l'atto finale? Il rischio è trasformare un diritto in un privilegio per chi conserva capacità motorie. Il tribunale ha scelto di non decidere e ha rimesso la questione alla Corte costituzionale che, pur dichiarandola inammissibile per ca- istnittorie, ha affermato un principio chiaro: il Servizio sanitario nazionale deve garantire anche i mezzi tecnici per rendere effettiva la volontà della persona. Il procedimento è tornato al tribunale di Firenze, che ha avviato verifiche su scala nazionale e intemazionale. Con l'ordinanza del 20 novembre 2025 , il giudice ha ordinato alla USL di attivarsi con il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), sostenendo tutti i costi necessari, Per la prima volta, mi ente pubblico ha progettato nn dispositivo specifico: un sistema a comando oculare per attivare una pompa infùsionale. Oggi quel dispositivo esiste. Come ha dichiarato "Libera", questa vicenda mostra «l'ipocrisia di un sistema che consente di accompagnare ima persona alla morte con la sedazione profonda, ma impedisce di rispondere alla richiesta consapevole di chi vuole porre fine subito alla propria sofferenza». Dopo due anni di ostacoli e silenzi, aggiunge, «oggi mi sento finalmente libera». Non è solo la conclusione di una vicenda individuale, ma un precedente: le istituzioni hanno rimosso un ostacolo concreto all'esercizio di una libertà fondamentale. Eppure questa storia racconta anche altro: le resistenze e
i vuoti normativi che costringono ancora le persone a rivolgersi ai tribunali per vedere attuati diritti già riconosciuti. Oggi "Libera" chiede tempo, tranquillità e riservatezza. La sua scelta appartiene solo a lei. Ma la sua determinazione ha già aperto una strada: perché i diritti diventano reali solo quando qualcuno trova la forza di pretenderli fino m fondo. » AVVOCATA E SEGRETAH1A NAZIONALE A OCIAZIONR I . l ' CA COSCIONI ×~ i i -tit_org- La scelta di “Libera” diventa possibile: così la sua storia ci insegna che i diritti sono reali solo quando riusciamo ad esercitarli -sec_org-
tp:writer§§ FILOMENA GALLO*
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title§§ Il privilegio di scegliere il momento
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Estratto da pag. 40 di "ESPRESSO" del 20 Mar 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Il privilegio di scegliere il momento egli Stati Uniti è un benefit aziendale. In Francia è gratuito dai 29 ai 37 anni, senza necessità di motivazioni mediche. In Spagna è consentito accedervi da single, tanto che vi si recano per praticarlo anche donne italiane. In Italia, invece, è ancora una questione di censo: chi se lo può permettere, lo fa; chi no, rinuncia. È il social freezing, una tecnica di criopreservazione della fertilità che consente il congelamento degli ovuli, eseguita non perché vi siano patologie che la mettono a rischio – in tal caso, si parlerebbe di egg freezing – bensì a scopo sociale, cioè posticipando la maternità per scelta. Perché il cosiddetto “orologio biologico” femminile ticchetta più velocemente, ma spesso non in sincronia con i momenti e le scelte di vita: c’è chi non vuole affatto diventare madre; chi vuol prima af(1,18 figli per donna), ntita e fermarsi nel lavoro; chi non ha cide di diventare mad diversi a fianco la persona giusta. Chi di probabilità in più teri, la non ha stabilità economica. O voro. Tanto che ogni chi, semplicemente, fino a un carriera una madre d azione certo punto non se la sente. Ed nascita di un figlio il scelta è più che comprensibile. mini continua a lavo In un Paese come il nostro, su 10 lasciano l’impie n Italia dove la precarietà dilaga, i salauna lavoratrice con fi ervata ri non crescono da trent’anni, il dia 500 euro in men hi ha le costo della vita aumenta e l’ac- rispetto a una che no miche cesso al welfare e ai servizi per di 90 mila euro. È la l’infanzia è carente e diseguale, ri della child penalty ntarla e dove c’è una forte crisi abitati- genitorialità” che le va, non potrebbe non soffiare il no in un Paese dal for vento gelido dell’inverno demografico, or- le come il nostro. Do mai acclarato dall’Istat come trend. L’isti- si oppongono all’intr tuto ha infatti rilevato che, nel 2024, l’età parentale paritario, e media delle donne che hanno avuto il pri- economic forum stim mo figlio è stata di 31,9 anni, che il tasso per raggiungere la pa di fecondità ha toccato i minimi storici In uno scenario sim N (1,18 figli per donna), ma anche che chi decide di diventare madre ha il 50 per cento di probabilità in più di rimanere senza lavoro. Tanto che ogni due padri che fanno carriera una madre dà le dimissioni, e alla nascita di un figlio il 91 per cento degli uomini continua a lavorare mentre 7 donne su 10 lasciano l’impiego. E secondo l’Inps, una lavoratrice con figli guadagna in media 500 euro in meno al mese per 15 anni rispetto a una che non li ha, per un totale di 90 mila euro. È la traduzione in numeri della child penalty, cioè il “prezzo della genitorialità” che le donne ancora pagano in un Paese dal forte retaggio patriarcale come il nostro. Dove i partiti di governo si oppongono all’introduzione del congedo parentale paritario, e per il quale il World economic forum stima necessari 123 anni per raggiungere la parità di genere. In uno scenario simile, preservare la fertilità deve poter essere una scelta e non un LA PROCED lusso per poche. Pur poggiando su basi co- In un labo stituzionali solide – artt. 2, 13 e 32 –, oggi rante una il social freezing è possibile soltanto a pa- intracitop gamento in cliniche private, perché il Ssn di sperma copre i costi della procedura nei casi in cui sotto il mi vi siano ragioni mediche a renderla necessaria, quali percorsi oncologici in soggetti under 40. Rientrano nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), ma non in modo uniforme sul territorio nazionale, anche altre patologie che possono causare infertilità, tra cui endometriosi, menopausa precoce, insufficienza ovarica primaria, cisti e malattie autoimmuni. Infertilità che, peraltro, secondo l’Oms è in aumento e interessa una persona su 6 in età riproduttiva, risentendo anche dell’impatto della crisi climatica, tra ondate di calore ed esposizione all’inquinamento. Per questo «occorre slegare la crioconservazione (Cpo) dalla procreazione medicalmente assistita (Pma), per renderla uno strumento di preservazione della fertilità piuttosto che una cura
tardiva dell’infertilità», spiegano le attiviste del collettivo-osservatorio indipendente Stiamo Fresche, impegnate nella raccolta di dati e testimonianze sul social freezing, nonché nella divulgazione di evidenze scientifiche. «Allo stato attuale la Cpo è un di cui della Pma, che è regolata dalla legge 40/2004, nota per essere anacronistica e sulla quale si dice da anni di dover intervenire. È la norma che costringe tante donne e persone con utero single a crioconservare in Spagna, perché – proseguono – dispone che siano solo le coppie eterosessuali a poter accedere ai percorsi di fecondazione assistita, escludendo le coppie omosessuali e chi non ha partner». Infatti, anche chi ha un’assicurazione sanitaria per dipendenti può incontrare delle difficoltà: «Siamo state contattate da una ragazza che ha ottenuto un rimborso assicurativo per un ciclo di social freezing», racconta il collettivo. «In quanto single, ha dovuto portare avanti una battaglia legale di un anno per riceverlo, perché l’assicurazione non voleva riconoscerglielo. È RA torio duiezione smatica zoi (Icsi) oscopio riuscita a preservare 6 ovociti, dunque avrebbe bisogno di un secondo prelievo, poiché avendone da parte meno di 10 ha poche possibilità di fecondare. Ha chiesto il rimborso anche per il nuovo pick-up ovocitario, ma l’assicurazione non le risponde da mesi». La procedura è documentata in letteratura scientifica e riconosciuta come «eticamente lecita» dal comitato etico della Fondazione Veronesi. Ma l’efficacia dipende molto dall’età (60,5 per cento nelle pazienti under 35; 30 per cento per le over 35) e dal numero di cellule uovo prelevate. «Si inizia valutando la riserva ovarica – spiega la ginecologa Monica Calcagni – poi si imposta una terapia di stimolo con iniezioni addominali che dura 10-15 giorni, durante i quali si fanno ripetute ecografie transvaginali per vedere quanti ovociti sono stati prodotti. In fase di pick-up i gameti vengono prelevati per via transvaginale, contati e congelati in azoto liquido a basse temperature. La qualità degli ovuli, però, si valuta solo una volta scongelati. Ecco perché bisognerebbe raccoglierne almeno 8-16 per ciclo, per trovarne sul grande numero qualcuno sano da utilizzare». Tra i fattori, fondamentale è il tempismo. Che però dipende dalla percezione della Cpo e dalle informazioni date dai medici alle assistite: «Non tutti gli specialisti informano le pazienti di questa possibilità. Tra gli stessi ginecologi non è ancora del tutto diffusa l’apertura mentale che serve per cogliere le po- La cris tenzialità del social freezing», impon sostiene Calcagni. E conclude: di pas «Ne deriva una percezione distorta, viziata dalla narrazio- propo ne di influencer che fanno figli che pu dopo i 40 anni senza specificala pro re che hanno fatto un’ovodonazione. E le pazienti arrivano poi gratui tardi a chiedere di poter conge- trovan lare gli ovuli, quando l’età per trasve farlo è tra i 25 e i 35 anni». Tempo, quindi. Ma anche Parlam denaro. Dai dati raccolti e aggiornati a febbraio 2026 da Stiamo Fresche su un campione di oltre mille persone, risulta che in 9 su 10 sanno della procedura, ma 2 su 3 non conoscono la normativa vigente in Italia e soltanto 2 su 5 sono al corrente dei costi medi, i quali si attestano sui 4.250 euro per ciclo e sui 250 euro all’anno per il mantenimento degli ovociti (farmaci esclusi). «Il social freezing è entrato nel senso comune, ma è ancora un’opzione ad accesso diseguale, perché dipende da risorse economiche, competenze informative e disponibilità territoriale dei servizi», chiosano le attiviste promotrici della petizione “Congeliamo gli ovuli, non i diritti”, firmata da oltre 25mila persone, che chiede la gratuità del social freezing, dati trasparenti, strutture sul territorio e sensibilizzazione. Temi che si ritrovano nella proposta di legge n. 2287, presentata a marzo 2025 dall’onorevole Carmen Di Lauro (M5s) e presa in carico due mesi dopo dalla commissione Affari sociali della Camera di cui è membro. Riscontrata l’apertura dell’intero arco parlamentare, anche per bocca del
sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, la proposta è ora in attesa di discussione. E nasce da una vicenda personale: «Nessun ginecologo mi aveva mai detto di controllare lo stato della mia fertilità», racconta Di Lauro. «A 34 anni ho dovuto fare la crioconservazione, in più cicli. Ma io me la sono potuta permettere. Una persona che non ha il mio stipendio, che fa?» Tra le disposizioni della proposta di legge, l’aggiornamento dei Lea per rendere la procedura totalmente a carico del Sistema sanitario nazionale per le donne tra i 27 e i 35 anni; possibilità di donare in modo anonimo e gratuito i gameti se non si intende più utilizzarli; conservazione gratuita degli spermatozoi per gli uomini tra i 18 e i 40 anni. «Perché è necessario responsabilizzare alla preservazione della fertilità anche la popolazione maschile – spiega – la quale da sempre si culla nella narrazione secondo cui un uomo può far figli a 70 anni come quando ne aveva 30, addossando alle donne tutta la responsabilità. Molti studi scientifici hanno invece dimostrato che anche i gameti maschili si deteriorano nel tempo, rendendo più probabili problemi cognitivi nel nascituro». Pur rimanendo nel solco della legge 40/2004, la proposta di Di Lauro potrebbe abbattere in un sol colpo i costi della Pma eterologa, la differenziazione regionale (alcune regioni, Puglia in testa, hanno già iniziato a muoversi in autonomia) e il tentativo da parte di alcune grandi aziende (Meta, Diesel, Maison Margiela, Bending Spoons) di trasformare un diritto in benefit, inscrivendo la libertà riproduttiva dentro a logiche di mercato e di fidelizzazione delle dipendenti. Ma non è forse ora che sia lo Stato, e non i privati, a occuparsi dei bisogni della cittadinanza? ---End text--- Author: LEONARDO PASSERI Heading: Highlight: Consentita e accessibile in diversi Paesi esteri, la crioconservazione degli ovuli per scelta personale in Italia è una via riservata solo a chi ha le risorse economiche per affrontarla La crisi demografica impone un cambio di passo. E la proposta di legge che punta a rendere la procedura gratuita sta trovando aperture trasversali in Parlamento Image:LA PROCEDURA In un laboratorio durante una iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (Icsi) sotto il microscopio GLI ESAMI Coppia in attesa di un figlio che si sottopone a un ecografia. A sinistra, un contenitore congelato in una banca del seme con fumo di azoto -tit_org- Il privilegio di scegliere il momento -sec_org-
tp:writer§§ LEONARDO PASSERI
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title§§ Il pieno di benzina, in riserva la Salute
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Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 20 Mar 2026
La logica cieca di tagliare 86 milioni alla Sanità per 25 centesimi per tre settimane
pubDate§§ 2026-03-20T05:14:00+00:00
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tp:ocr§§ Il pieno di benzina, in riserva la Salute La logica cieca di tagliare 86 milioni alla Sanità per 25 centesimi per tre settimane U n governo che taglia la Salute per fare benzina. Non è uno slogan dell’opposizione. E’ scritto nero su bianco nell’allegato 1 del decreto Carburante approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Oltre 86 milioni di euro sottratti al ministero della Salute per finanziare uno sconto temporaneo di venti giorni alla pompa. Una misura emergenziale pagata con tagli lineari. Il comunicato di Palazzo Chigi annunciava venticinque centesimi di sconto al litro su benzina e gasolio. Un sollievo per le famiglie stremate dai prezzi impazziti dopo che la guerra in Iran ha trasformato lo stretto di Hormuz in una miccia geopolitica. Fin qui, tutto comprensibile. Ma in ballo ci sono oltre 527 milioni di euro complessivi di tagli lineari, spalmati su tutti i dicasteri. Terzo taglio per entità, dopo Economia e Infrastrutture: il ministero della Salute, con oltre 86 milioni di euro. Partiamo dalla logica, che è quella dei tagli lineari: si prende la spesa totale necessaria, la si divide tra i ministeri secondo criteri che non vengono mai illustrati pubblicamente, e si chiede a ciascuno di trovare le risorse tagliando i propri stanziamenti. E’ il metodo più semplice, il più rapido e il più ingiusto. Semplice, perché non richiede alcuna analisi delle priorità. Rapido, perché evita qualsiasi confronto politico su dove sia giusto o sbagliato tagliare. Ingiusto, perché tratta come equivalenti realtà profondamente diverse: tagliare 86 milioni alla Salute non è esattamente una scelta neutra. E veniamo al numero. Ottantasei milioni di euro non sono uno spicciolo contabile. Eppure, è esattamente quello che il governo ha fatto, guardandosi bene dal comunicarlo. Perché proprio la Salute e in misura così rilevante? Quali voci di spesa verranno compresse? Sono domande a cui il governo non ha ancora risposto e che il Parlamento dovrà porre in sede di conversione del decreto. Nel mentre, resta questa certezza: venticinque centesimi in meno al litro per tre settimane e ottantasei milioni in meno alla Salute. Fate voi il conto di cosa convenga di più. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Il pieno di benzina, in riserva la Salute -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Tagliare la sanità per un pieno di benzina fino al 7 aprile
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Estratto da pag. 5 di "MANIFESTO" del 20 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-20T05:14:00+00:00
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tp:ocr§§ ACCISE: IL GOVERNO PENSA AD ALTRI INTERVENTI, MA IL PROBLEMA È L’AUSTERITÀ Tagliare la sanità per un pieno di benzina fino al 7 aprile II Il decreto che taglia le -accise sui carburanti per venti giorni è così precario che il governo si è proposto di varare nuovi interventi dopo il Consiglio europeo che è proseguito nella serata di ieri a Bruxelles. Il problema è l’austerità che impedisce di stanziare maggiori risorse per mitigare gli effetti della guerra in Iran sul caro-prezzi e impone il taglio della spesa sociale. Lo si vede già dal modo in cui sembra sia stato finanziato il decreto varato in tempo per il referendum sulla giustizia di domenica e lunedì. I 550 milioni di euro stanziati sono finanziati dai tagli ai ministeri, a cominciare da quello dell’economia, ai trasporti e anche dalla sanità. Da quest’ultima sono prelevati 80 milioni. Tagliare la salute per fare un pieno di benzina o di Gpl fino al 7 aprile. Il decreto è stato presentato dal vicepremier Matteo Salvini come un successo, suo e della Lega. E tuttavia lo stesso Salvini ha ammesso che, se la guerra continua, «bisognerà rivedere il quadro, non possiamo andare avanti per mesi». Un’ammissione che contrasta la vaghezza del ministro delle imprese Adolfo Urso che ieri si è dedicato alla lista di chi non ha tagliato prezzi consegnata alla Guardia di finanza. Anche Urso ha parlato di «altri provvedimenti». Ce ne saranno, ma entro limiti che potranno farsi più stringenti. Si tratta infatti di stanziare nuovi soldi come fece il governo Draghi dopo l’inizio della guerra russa in Ucraina nel 2022. Allora il patto di stabilità Ue era sospeso, oggi è in vigore. E gli effetti già si vedono oggi dai tagli alla spesa sociale decisa dal consiglio dei ministri. Se, come ha ipotizzato Christine Lagarde (Bce), la crescita per l'area euro diminuirà dall'1,2% allo 0,9% nel 2026 mentre l’inflazione crescerà al 2,6% nel 2026, allora tutto questo significa che i fondi stanziati dal governo contro il caro-prezzi dovranno essere ancora di più e gli effetti inferiori. Il cartello di associazioni Alleanza contro la povertà (tra cui Acli, Caritas e Cgil) ha stimato che si rischia una nuova ondata di povertà che già oggi riguarda, complessivamente, il 20% della popolazione in Italia, tra chi è già povero e chi rischia di diventarlo rapidamente. È in questo quadro macroeconomico e tendenziale che si possono anche comprendere le critiche affilate rivolte al governo dalle opposizioni, a cominciare da Angelo Bonelli di Alleanza Verdi Sinistra che ha fatto qualche calcolo: «È decreto farsa - ha spiegato - La diminuzione di 25 centesimi per 20 giorni, sarà interamente a carico dei contribuenti e non dei petrolieri. C'è un'altra beffa: all'articolo 3 del decreto è prevista una sanzione pari allo 0,1% del fatturato giornaliero, ma non per chi aumenta i prezzi, bensì per chi non rispetta le procedure di comunicazione dei prezzi, che non potranno variare nell'arco della giornata». Giuseppe conte Cinque Stelle ha aggiunto un dettaglio utile: «Hanno impiegato una notte per aumentare le accise con la legge di bilancio. E 20 giorni per ritornare indietro con un decretino». «I prezzi dei carburanti non tornano nemmeno ai livelli di due mesi fa - ha sostenuto la Cgil - senza intaccare di un solo centesimo gli extra-profitti che stanno macinando le compagnie energetiche. Anzi, li si garantisce a spese del contribuente. E in più non si discute di tassare gli extra-profitti delle imprese energetiche e dal tetto ai prezzi dell’energia». Una misura strutturale è stata presentata dal governo: sospendere il pilastro del Green Deal - il sistema Ets dello scambio di quote di emissione - per dare più libertà di inquinare e accrescere la dipendenza del paese da gas e petrolio, proprio nel momento in cui è chiaro che bisogna accrescere la produzione di energie rinnovabili. L’estremismo della proposta è stato ridimensionata al settore termoelettrico. E il governo ha ripiegato sulla definizione di misure che siano in grado di ridurre i prezzi dell’energia. Non si torna indietro sull’Ets, si parla
di un restyling. Ieri si è lavorato sul suo quadro di riferimento. E si è presa per buona la proposta della Commissione von der Leyen di ridurre i prezzi a seconda della situazione degli Stati. Chi non ha i soldi, come l’Italia, potrebbe finanziare le misure con i proventi dagli Ets che Meloni & Co. vogliono abolire. Il paradosso di un governo accecato dal sovranismo fossile, e dalle sue lobby. ---End text--- Author: ROBERTO CICCARELLI Heading: Highlight: Image:Nave rigassificatrice foto Ap -tit_org- Tagliare la sanità per un pieno di benzina fino al 7 aprile -sec_org-
tp:writer§§ ROBERTO CICCARELLI
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title§§ La colpa dei reni
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032003080406669.PDF
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Estratto da pag. 23 di "MF" del 20 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-20T05:14:00+00:00
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tp:ocr§§ Un italiano su 10 è malato renale cronico: costa 4 mld di euro l’anno, il 3,2% della spesa Ssn LA COLPA DEI RENI Gmr: i fattori di rischio e le misure di prevenzione U n italiano su 10 è affetto da malattia renale cronica, patologia che costa alla collettività circa 4 miliardi di euro l’anno, pari a quasi il 3,2% della spesa sanitaria complessiva. Più della metà di questi costi (53%) è legata alla terapia sostitutiva renale, dialisi e trapianti. Sono i numeri, impietosi, emersi in occasione della Giornata Mondiale del Rene 2026, in cui si è fatto il punto sull’impatto della malattia e sulla sfida della sostenibilità delle cure. Cifre che non sono destinate a ridursi nonostante il progredire della ricerca e delle soluzioni terapeutiche: a incidere sono il progressivo invecchiamento della popolazione e la diffusione di fattori di rischio come diabete, ipertensione e obesità, che rendono probabile un aumento dei casi nei prossimi decenni, con ulteriori implicazioni per la sostenibilità dei sistemi sanitari. COSA SI INTENDE PER MALATTIA RENALE CRONICA Si tratta di una condizione progressivamente invalidante, in cui i reni perdono gradualmente la capacità di filtrare correttamente sangue e scorie, fino a compromettere funzioni vitali. L’incidenza nel nostro Paese è in linea con quanto si verifica a livello mondiale: sono oltre 850 milioni le persone che convivono con una malattia renale, circa il 10% della popolazione globale. Secondo alcune proiezioni epidemiologiche, la Mrc potrebbe diventare la quinta causa di anni di vita persi nel mondo entro il 2040, con un impatto crescente sui sistemi sanitari. Il peso economico è particolarmente elevato nelle fasi più avanzate della malattia. Nei Paesi ad alto reddito la gestione dell’insufficienza renale terminale assorbe tra il 2% e il 3% della spesa sanitaria complessiva, pur riguardando meno dello 0,1% della popolazione. La ricaduta della malattia renale cronica su famiglie e strutture sanitarie in Italia ha l’effetto di un macigno sia dal punto di vista organizzativo, sia sociale. Si stima che oltre il 70% dei pazienti nelle fasi iniziali non riceva diagnosi precoce: questa circostanza riduce le possibilità di fermare o anche di rallentare l’avanzamento della patologia. In queste condizioni, la funzione renale peggiora progressivamente fino a scendere sotto i livelli critici che rendono necessario il ricorso alla dialisi o al trapianto. Nel nostro Paese sono circa 50mila le persone trattate con dialisi, circa 25mila invece vivono con un rene trapiantato. La dialisi è una procedura complessa e costosa. Richiede sedute frequenti – in media tre sessioni settimanali di 3-4 ore ciascuna – e una particolare organizzazione ospedaliera, che determina costi diretti rilevanti. Per ciascun paziente in emodialisi ospedaliera si arrivano a spendere 40-45mila euro l’anno; costa meno la dialisi peritoneale domiciliare, che invece arriva a circa 25mila euro annui, pro capite. Per una valutazione corretta e completa, vanno aggiunti i costi indiretti legati alla perdita di produttività, ai trasporti e all’assistenza familiare: secondo diverse analisi internazionali nell’insieme arrivano a determinare fino al 20-25% del costo complessivo della malattia. COME INTERVENIRE PER ARGINARE I DANNI Innanzitutto, va considerato che la Mrc spesso è silenziosa nelle fasi iniziali fino a progredire irreversibilmente nell’insufficienza renale, rendendo necessaria la dialisi o il trapianto. Ecco perché è importante innanzitutto conoscere i fattori di rischio e prestarvi attenzione. A partire da condizioni di squilibrio come diabete, ipertensione arteriosa, obesità, malattie cardiovascolari, sovrappeso. Incidono gli stili di vita e le abitudini, primo fra tutti il fumo di sigaretta o l’uso prolungato o eccessivo di farmaci antinfiammatori (Fans). Anche dove non ricorra familiarità per malattie renali, un altro campanello d’allarme deve scattare quando l’età supera i 60 anni. I test sono semplici e poco costosi, si basano su analisi del sangue e delle urine, permettono di individuare p
recocemente il danno renale e di intervenire prima che la malattia raggiunga stadi avanzati. Non a caso per sensibilizzare la popolazione sull’importanza della salute renale, della prevenzione e della cura della Malattia Renale Cronica è stato scelto lo slogan «Kidney Health for All – Caring for People, Protecting the Planet (Salute renale per tutti. Vicini alle persone, attenti al pianeta)», che collega la tutela della salute renale alla sostenibilità dei sistemi sanitari e all’impatto ambientale delle cure, lanciato lo scorso 12 marzo per la Giornata Mondiale del Rene 2026, con la campagna internazionale promossa dalla International Society of Nephrology e dalla International Federation of Kidney Foundations e, in Italia, dalla Società Italiana di Nefrologia (Sin) e dalla Fondazione Italiana del Rene (Fir). (riproduzione riservata) Enrico Sbandi ---End text--- Author: Enrico Sbandi Heading: Highlight: Le 8 regole d’oro Fir • Mantenersi attivi e in forma • Controllare periodicamente i livelli di zucchero nel sangue • Monitorare la pressione sanguigna • Seguire una dieta sana e bilanciata • Mantenere un adeguato e regolare apporto di liquidi • Non fumare • Assumere farmaci solo sotto controllo medico • Tenere sotto controllo la funzione renale (esami sangue/urine) specialmente per soggetti a rischio Image: -tit_org- La colpa dei reni -sec_org-
tp:writer§§ Enrico Sbandi
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title§§ Intervista a Orazio Schillaci - «Servizio Sanitario è la prevenzione il vero investimento»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/20/2026032003078406681.PDF
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Estratto da pag. 5 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 20 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-20T05:14:00+00:00
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tp:ocr§§ «Servizio sanitario è la prevenzione il vero investimento» La strategia Il ministro della Salute: anziani in aumento, serve sostenibilità untare sulla medicina territoriale è una necessità, una leva che ci consentirà di diminuire la pressione sugli ospedali e ridurre le liste di attesa. Ma tutti devono fare la propria parte, anche i cittadini che, se decidono di non andare a una visita prenotata, devono chiamare per disdire, in modo che possa andarci un’altra persona». A parlare è il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto nel corso «P della seconda giornata di Feuromed. Ministro, nel periodo della pandemia abbiamo scoperto la nostra inadeguatezza nella medicina di base ma poi, tra ritardi e resistenza di una parte dei medici di base, non c’è ancora stata una svolta. A che punto è la situazione? «La medicina di base rappresenta un aspetto fondamentale del nostro servizio sanitario nazionale perché i medici di base sono i primi ai quali i cittadini si rivolgono. Uno dei problemi è che oggi sempre di meno i giovani scelgono di fare il medico di base. Quindi, innanzitutto, bisogna equiparare la medicina generale alle altre specializzazioni, sia dal punto di vista del titolo accademico che del trattamento economico. Il secondo punto fondamentale è che dobbiamo capire che il servizio sanitario nazionale si deve modernizzare proprio rafforzando la medicina territoriale che, durante la pandemia, ha mostrato la sua fragilità». In che modo deve cambiare il sistema? «Io credo che oggi il modello del medico di medicina generale da solo nel suo studio è superato: è necessario che questi medici lavorino anche in gruppo, che svolgano una parte del loro impegno all’interno delle Case di comunità. Inoltre, bisogna ridurre il carico di burocrazia a cui oggi sono sottoposti, in modo che si possa recuperare la loro funzione principale, che è quella del rapporto con i pazienti. Così come è importante la loro funzione anche per un altro aspetto, che è quello della prescrizione di farmaci ed esami diagnostici, che va fatta solo quando necessario. Quindi, la medicina generale va riformata in un’ottica più moderna, senza penalizzare nessuno, ma nell’interesse dei cittadini». Eppure, è dal 2011, quando era ministro della Salute Renato Balduzzi, che si è stabilita la necessità di potenziare la medicina territoriale, ma le Case di comunità ancora oggi non sono in tutte le regioni, e si registra ancora una resistenza corporativa dei sindacati della medicina di base. Su questo aspetto c’erano anche 7 miliardi stanziati dal Pnrr: riusciremo a spenderli? «Il servizio sanitario nazionale è stato fondato nel 1978, noi vogliamo preservarne i principi ispiratori, che sono considerati un modello anche fuori dall’Italia: principi di uguaglianza, gratuità, attenzione verso le parti più fragili della nostra popolazione. Ma è chiaro che sono passati quasi 48 anni, è cambiato il mondo, e dobbiamo avere un modo più moderno di guardare alla sanità nell’interesse dei cittadini. I fondi del Pnrr ci aiutano a costruire finalmente un sistema più equilibrato tra ospedali e medicina territoriale, ma anche a incentivare la medicina digitale, la telemedicina, che rappresenta un altro capitolo fondamentale per far sì che l’accesso alle cure sia più facile e omogeneo su tutto il territorio nazionale. Su questi aspetti abbiamo un’interlocuzione continua con le Regioni, che non viaggiano tutte alla stessa velocità, ma continueremo a dialogare con tutte per trovare soluzioni concrete, perché non possiamo certo pensare di vedere le Case di comunità aperte e non avere team multidisciplinari di lavoratori all’interno». Quella italiana è una delle popolazioni più vecchie del mondo, quindi la domanda di sanità cresce. Il sistema sanitario nazionale riesce a sostenere questa domanda? «Oggi siamo la seconda nazione al mondo dopo il Giappone per longevità, e abbiamo un numero di ultracentenari che è quasi raddoppiato in dieci anni. Questo è dovuto a due fattori: innanzitutto, la ricerca medica ha fatto molti progressi e quindi oggi ci sono terapie ch
e permettono di curare malattie che, fino a pochi anni fa, non era possibile curare; e poi, nonostante sia spesso criticato, il nostro servizio sanitario funziona bene, altrimenti non avremmo questi risultati. La vera sfida, però, è quella di ridurre il numero di potenziali malati. Infatti, dal primo giorno in cui ho messo piede nel ministero ho insistito sulla prevenzione. Perché se oggi il ministero della Salute si occupa di curare gli italiani, io vorrei che da domani si occupasse soprattutto di far sì che non si ammalino». In che modo è possibile perseguire questo obiettivo? «Intanto bisogna compiere un cambio culturale: la prevenzione è un investimento, non è una spesa. Dobbiamo decisamente puntare sulla prevenzione, fin dai primi anni di vita e per tutto l’arco della vita delle persone. Parliamoci chiaro, se noi vogliamo continuare ad avere un servizio sanitario nazionale universalistico dobbiamo ridurre il numero di futuri malati. Ci sono molte malattie, croniche, metaboliche, oncologiche, per le quali già nell’ultima finanziaria abbiamo stanziato fondi per rafforzare gli screening gratuiti. Insieme alle Regioni dobbiamo aumentare le risorse per la prevenzione, puntando sui corretti stili di vita, su una corretta educazione alimentare, sul fare sport. Ridurre le malattie cronico-metaboliche e le malattie oncologiche è l’unico modo per continuare ad avere negli anni un servizio sanitario nazionale efficiente e sostenibile». Uno dei problemi più sentiti dai cittadini è quello delle lunghe liste di attesa per visite ed esami diagnostici. A che punto è la situazione? «Oggi, per la prima volta, c’è una legge che fa chiarezza sulle lista d’attesa: è un problema annoso della nostra sanità, forse è quello che i cittadini vivono peggio, con maggior delusione rispetto al servizio sanitario nazionale. La legge dice chiaramente che ognuno deve fare la sua parte: il governo, le Regioni, le aziende sanitarie, ma anche i cittadini. Dai dati emerge che nell’ultimo anno sono aumentati significativamente gli esami fatti, in particolare in alcune regioni. Anche i cittadini, quindi, devono fare la loro parte richiedendo solo gli esami necessari e nei tempi giusti. Inoltre, se uno rinuncia a un esame che ha prenotato, deve avere la buona educazione di comunicarlo al Cup in cui ha preso l’appuntamento, in modo tale che un’altra persona in lista d’attesa possa prendere il suo posto». ---End text--- Author: FRANCO d’AQUINO Heading: La strategia Il ministro della Salute: anziani in aumento, serve sostenibilità Highlight: Intervista a Orazio Schillaci Le liste d’attesa “ Appuntamenti da rispettare: chi non può, avvisi Image:GLI OSPEDALICase di comunità e medicina territoriale filtri contro il caos e i costi eccessivi e spesso inutili -tit_org- Intervista a Orazio Schillaci - «Servizio Sanitario è la prevenzione il vero investimento» -sec_org-
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Estratto da pag. 22 di "REPUBBLICA" del 20 Mar 2026
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tp:ocr§§ “Pressioni del primario su due infermiere per nascondere la verità” e ANTONIO DI COSTANZO NAPOLI opo il trapianto di quel cuore ormai incapace di battere, mentre il piccolo Domenico lottava per la vita attaccato a un macchinario, il primario dell’ospedale Monaldi Guido Oppido cercò di «intimidire» due infermiere che avevano preso parte all’intervento e tenne nascosta la verità ai familiari del bambino. Sono questi gli elementi che la Procura di Napoli pone alla base della richiesta di misura interdittiva avanzata nei confronti di Oppido e della seconda operatrice Emma Bergonzoni con l’ipotesi di falso ideologico. Il giudice deciderà dopo gli interrogatori fissati a fine mese. «Il dottor Oppido voleva in qualche modo impormi, con modi aggressivi autoritari, la sua versione dei fatti» che sarebbe stata però «difforme da quanto accaduto», mette a verbale la ferrista Rossella D Cardenio, sentita come teste dai magistrati. Un passo indietro. Gli inquirenti considerano ideologicamente falsa la ricostruzione dei tempi dell’intervento annotata nel referto operatorio allegato alla cartella clinica e redatto il 25 dicembre scorso, tre giorni dopo l’impianto sul bimbo di un cuore congelato dal contatto con ghiaccio secco durante il trasporto da Bolzano. L’obiettivo sarebbe stato nascondere che l’espianto del cuore nativo era iniziato prima dell’arrivo in sala operatoria dell’organo da trapiantare. Ma questa versione contrasta con l’orario, le 14.18 del 23 dicembre, indicato nella cartella della circolazione extracorporea dall’infermiera perfusionista Virginia Terracciano, e con il fatto che altre testimonianze hanno indicato nelle 14.30 l’ora di arrivo al Monaldi dell’équipe proveniente dall’Alto Adige. Sentita dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, Terracciano ha raccontato di un’accesa discussione avvenuta il 10 febbraio durante la quale Oppido sferrò imprecando un calcio a un termosifone quando l’infermiera ribadì di essere convinta che l’intervento fosse iniziato alle 14.18. Agli atti è allegata anche la testimonianza di un’altra infermiera, la ferrista Cardenio, a sua volta convocata il 10 febbraio dal primario. Alle insistenti obiezioni di Oppido, la sanitaria avrebbe replicato: «Che motivo avrebbe avuto Terracciano di scrivere il falso? È stata sempre precisa». Qualche certezza in più, circa l’orario dell’operazione, potrebbe arrivare dai video registrati da un’altra infermiera al momento dell’ingresso in sala operatoria del team proveniente da Bolzano. Assistito dagli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes, il primario parla di accuse “insussistenti”, basate su ricordi e non su circostanze di fatto e di eventi consumati peraltro nel giro di pochissimi minuti. Prepara le contromosse l’avvocato Vincenzo Maiello, legale di Bergonzoni. Al primario i pm contestano inoltre di aver tenuto all’oscuro i familiari di Domenico del danneggiamento del cuore del donatore a causa del ghiaccio secco, tradendo così il rapporto di fiducia con il paziente. Da ieri il governatore Roberto Fico ha trasferito il centro trapianti dal Monaldi alla direzione generale per la tutela della salute della Regione. Nel presidio sono stati sospesi i trapianti fino a quando, entro 180 giorni, non saranno state ripristinate le condizioni di sicurezza. Domani saranno due mesi che il bimbo se n’è andato e ieri mamma Patrizia, accompagnata dall’avvocato Francesco Petruzzi e dal marito, Antonio, ha siglato l’atto costitutivo della fondazione intitolata al piccolo. Già raccolti 45mila euro. «Sarà compito mio mantenere viva la memoria di Domenico», dice Patrizia. E al momento della firma, il suo volto è rigato di lacrime. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: DARIO DEL PORTO Heading: Highlight: Monaldi, la testimone ai pm: “Oppido voleva imporre la sua versione sul trapianto con modi autoritari” Image:T La madre di Domenico, Patrizia Mercolino, durante i funerali Guido Oppido, il primario del Monaldi che trapiantò il cuore a Domenico, il bimbo morto a febbraio R -tit_org- “Pressioni del primari
o su due infermiere per nascondere la verità” -sec_org-
tp:writer§§ Dario Del Porto
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