title§§ Caos nelle anagrafi e pazienti «fantasma» I medici di base devono restituire 3 milioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760205784.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DEL VENETO VENEZIA E MESTRE" del 19 Mar 2026

Dal 2016 le Usl hanno pagato ai camici bianchi prestazioni per persone che non avevano più in cura

pubDate§§ 2026-03-19T04:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760205784.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760205784.PDF', 'title': 'CORRIERE DEL VENETO VENEZIA E MESTRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760205784.PDF tp:ocr§§ Caosnelleanagrafiepazienti«fantasma» Imedicidibasedevonorestituire3milioni Dal 2016 le Usl hanno pagato ai camici bianchi prestazioni per persone che non avevano più in cura VENEZIA Una bella tegola sta cadendo sulla testa dei medici di famiglia, costretti a restituire alle Usl di appartenenza la retribuzione percepita per i pazienti che, a partire dal 2016, non sono più loro assistiti, perché irreperibili o trasferiti in altri Comuni, province o Regioni, oppure all’estero. La magagna è emersa a febbraio, quando è finalmente iniziato l’allineamento tra l’Anagrafe unica regionale e l’Anagrafe nazionale assistiti, che attraverso controlli incrociati ha evidenziato migliaia di posizioni irregolari in tutta Italia. «Nel Veneto le verifiche sono partite dalle Usl di Belluno, Verona e Padova — spiega Claudio Salvatore, segretario della Fimmg Verona (sigla di categoria) — solo nella provincia scaligera noi 550 medici convenzionati dobbiamo restituire 550mila euro. Nel resto del Veneto i conteggi sono in atto. Ma secondo una nostra prima simulazione, che calcola un esborso medio di mille euro a professionista moltiplicato per 2770 dottori di famiglia operativi in tutta la regione, si arriva a 2milioni e 770mila euro. Si va dalle poche centinaia di euro in carico ai colleghi più giovani fino ai 5000-6000 euro che dovranno pagare quelli con la maggiore anzianità di servizio. E poi c’è l’esborso esteso ai pensionati e al momento non quantificabile, perché passa attraverso le ingiunzioni». Invece ai camici bianchi ancora al lavoro quanto dovuto viene prelevato, dallo scorso dicembre e fino a maggio, dalla busta paga. «A me hanno decurtato duemila euro — rivela Salvatore — a una mia collega 2500. Non è corretto agire senza un accordo, ma le Usl ci hanno risposto che le nostre retribuzioni sono gestite da una cooperativa esterna e quindi non è possibile avviare una contrattazione, nemmeno sulla possibile rateizzazione. Siamo le uniche vittime che pagano». Ma perché la categoria non cancella, man mano, dai propri elenchi gli assistiti che cambiano residenza? «Ormai siamo tutti massimalisti (media di 1.526 assistiti per medico, ma tanti arrivano a 1800, ndr) e quindi è molto difficile controllare una platea così ampia — replica il segretario di Fimmg Verona — soprattutto perché la maggioranza non si fa mai vedere. E poi per legge noi non possiamo andare al Distretto a cancellare il nome di uno di loro, a meno che non lo ricusiamo. Ma ci vogliono ragioni molto serie, non si possono ricusare per esempio 15 pazienti in una volta». Dal canto loro gli utenti pensano che sia automatica, quando si trasferiscono, la cancellazione del vecchio medico e l’iscrizione all’Anagrafe del nuovo da parte dei Comuni. «E invece non è così — spiega Antonio Broggio, segretario di Fimmg Padova — anche perché, ed è la causa del problema, non c’è comunicazione tra le Anagrafi comunali e quella regionale e ci vanno di mezzo le Usl. Aggiungo che mentre in Veneto quando ci arriva un nuovo paziente gli chiediamo di esibire la disdetta del vecchio dottore, in tante altre zone d’Italia ciò non avviene e quindi l’utente mantiene due professionisti, ognuno dei quali pagato dalla propria Regione per lo stesso assistito. Nello statino relativo allo stipendio di marzo l’Usl Euganea comunicherà a ciascuno di noi il numero di pazienti trasferiti o irreperibili e relativi conteggi e recuperi — aggiunge Broggio —. Ogni medico saprà quanto gli sarà prelevato dallo stipendio, comunque non superiore al 20% del compenso lordo». Si è pure acceso il faro della Corte dei Conti, pronta a far recuperare allo Stato i soldi spesi «impropriamente». «Ma la vera beffa, oltre al danno, è che noi quei soldi li avremmo presi lo stesso — chiude il segretario di Fimmg Padova — perché se fossimo stati consapevoli dei posti rimasti liberi li avremmo subito occupati con altri pazienti, vista la carenza ormai cronica di medici di famiglia». Testimoniata dall’ultima indagine della Fondazione Gimbe, secondo la quale non solo nel Veneto ne mancano 747, ma nel 2028 ne andranno in pens ione 469. E dal 2019 al 2024 è già andato perso il 14%. E il ricambio? Nel 2025 la Regione ha rilevato una flessione del 6% dei neolaureati iscritti al triennio di formazione in Medicina generale. Michela Nicolussi Moro ---End text--- Author: Michela Nicolussi Moro Heading: Highlight: Stipendio ? Lo stipendio dei medici di famiglia si compone di tre voci: la quota capitaria, cioè il compenso base per assistito (circa 35-70 euro annui); le indennità per collaboratori di studio e gli infermieri; compensi aggiuntivi per attività specifiche come vaccini e tamponi. ? L’importo lordo varia tra i 70.000 e i 150.000 euro all’anno, a seconda del numero di assistiti, dell’anzianità di servizio e del fatto di lavorare in Medicine di gruppo o da soli. Dal lordo vanno sottratte le spese di gestione dello studio e le tasse Image:In ambulatorio Il Veneto conta 2770 medici di famiglia, ognuno segue una media di 1526 pazienti. Ma ne mancano 747 e nel 2028 ne andranno in pensione 469 -tit_org- Caos nelle anagrafi e pazienti «fantasma» I medici di base devono restituire 3 milioni -sec_org- tp:writer§§ Michela Nicolussi Moro guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760205784.PDF §---§ title§§ Caos nelle anagrafi e pazienti «fantasma» I medici di base devono restituire 3 milioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760405790.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DI VERONA" del 19 Mar 2026

Dal 2016 le Usl hanno pagato ai camici bianchi prestazioni per persone che non avevano più in cura

pubDate§§ 2026-03-19T04:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760405790.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760405790.PDF', 'title': 'CORRIERE DI VERONA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760405790.PDF tp:ocr§§ Caosnelleanagrafiepazienti«fantasma» Imedicidibasedevonorestituire3milioni Dal 2016 le Usl hanno pagato ai camici bianchi prestazioni per persone che non avevano più in cura VENEZIA Una bella tegola sta cadendo sulla testa dei medici di famiglia, costretti a restituire alle Usl di appartenenza la retribuzione percepita per i pazienti che, a partire dal 2016, non sono più loro assistiti, perché irreperibili o trasferiti in altri Comuni, province o Regioni, oppure all’estero. La magagna è emersa a febbraio, quando è finalmente iniziato l’allineamento tra l’Anagrafe unica regionale e l’Anagrafe nazionale assistiti, che attraverso controlli incrociati ha evidenziato migliaia di posizioni irregolari in tutta Italia. «Nel Veneto le verifiche sono partite dalle Usl di Belluno, Verona e Padova — spiega Claudio Salvatore, segretario della Fimmg Verona (sigla di categoria) — solo nella provincia scaligera noi 550 medici convenzionati dobbiamo restituire 550mila euro. Nel resto del Veneto i conteggi sono in atto. Ma secondo una nostra prima simulazione, che calcola un esborso medio di mille euro a professionista moltiplicato per 2770 dottori di famiglia operativi in tutta la regione, si arriva a 2milioni e 770mila euro. Si va dalle poche centinaia di euro in carico ai colleghi più giovani fino ai 5000-6000 euro che dovranno pagare quelli con la maggiore anzianità di servizio. E poi c’è l’esborso esteso ai pensionati e al momento non quantificabile, perché passa attraverso le ingiunzioni». Invece ai camici bianchi ancora al lavoro quanto dovuto viene prelevato, dallo scorso dicembre e fino a maggio, dalla busta paga. «A me hanno decurtato duemila euro — rivela Salvatore — a una mia collega 2500. Non è corretto agire senza un accordo, ma le Usl ci hanno risposto che le nostre retribuzioni sono gestite da una cooperativa esterna e quindi non è possibile avviare una contrattazione, nemmeno sulla possibile rateizzazione. Siamo le uniche vittime che pagano». Ma perché la categoria non cancella, man mano, dai propri elenchi gli assistiti che cambiano residenza? «Ormai siamo tutti massimalisti (media di 1.526 assistiti per medico, ma tanti arrivano a 1800, ndr) e quindi è molto difficile controllare una platea così ampia — replica il segretario di Fimmg Verona — soprattutto perché la maggioranza non si fa mai vedere. E poi per legge noi non possiamo andare al Distretto a cancellare il nome di uno di loro, a meno che non lo ricusiamo. Ma ci vogliono ragioni molto serie, non si possono ricusare per esempio 15 pazienti in una volta». Dal canto loro gli utenti pensano che sia automatica, quando si trasferiscono, la cancellazione del vecchio medico e l’iscrizione all’Anagrafe del nuovo da parte dei Comuni. «E invece non è così — spiega Antonio Broggio, segretario di Fimmg Padova — anche perché, ed è la causa del problema, non c’è comunicazione tra le Anagrafi comunali e quella regionale e ci vanno di mezzo le Usl. Aggiungo che mentre in Veneto quando ci arriva un nuovo paziente gli chiediamo di esibire la disdetta del vecchio dottore, in tante altre zone d’Italia ciò non avviene e quindi l’utente mantiene due professionisti, ognuno dei quali pagato dalla propria Regione per lo stesso assistito. Nello statino relativo allo stipendio di marzo l’Usl Euganea comunicherà a ciascuno di noi il numero di pazienti trasferiti o irreperibili e relativi conteggi e recuperi — aggiunge Broggio —. Ogni medico saprà quanto gli sarà prelevato dallo stipendio, comunque non superiore al 20% del compenso lordo». Si è pure acceso il faro della Corte dei Conti, pronta a far recuperare allo Stato i soldi spesi «impropriamente». «Ma la vera beffa, oltre al danno, è che noi quei soldi li avremmo presi lo stesso — chiude il segretario di Fimmg Padova — perché se fossimo stati consapevoli dei posti rimasti liberi li avremmo subito occupati con altri pazienti, vista la carenza ormai cronica di medici di famiglia». Testimoniata dall’ultima indagine della Fondazione Gimbe, secondo la quale non solo nel Veneto ne mancano 747, ma nel 2028 ne andranno in pens ione 469. E dal 2019 al 2024 è già andato perso il 14%. E il ricambio? Nel 2025 la Regione ha rilevato una flessione del 6% dei neolaureati iscritti al triennio di formazione in Medicina generale. Michela Nicolussi Moro © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Michela Nicolussi Moro Heading: Highlight: Stipendio ? Lo stipendio dei medici di famiglia si compone di tre voci: la quota capitaria, cioè il compenso base per assistito (circa 35-70 euro annui); le indennità per collaboratori di studio e gli infermieri; compensi aggiuntivi per attività specifiche come vaccini e tamponi. ? L’importo lordo varia tra i 70.000 e i 150.000 euro all’anno, a seconda del numero di assistiti, dell’anzianità di servizio e del fatto di lavorare in Medicine di gruppo o da soli. Dal lordo vanno sottratte le spese di gestione dello studio e le tasse Image:In ambulatorio Il Veneto conta 2770 medici di famiglia, ognuno segue una media di 1526 pazienti. Ma ne mancano 747 e nel 2028 ne andranno in pensione 469 -tit_org- Caos nelle anagrafi e pazienti «fantasma» I medici di base devono restituire 3 milioni -sec_org- tp:writer§§ Michela Nicolussi Moro guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760405790.PDF §---§ title§§ "Mancano i medici di famiglia Serve al più presto un intervento strutturale" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096106827.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DI VITERBO" del 19 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-19T05:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096106827.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096106827.PDF', 'title': 'CORRIERE DI VITERBO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096106827.PDF tp:ocr§§ "Mancano i medici di famiglia Serve al più presto un intervento strutturale” Cisl VITERBO K “Denunciamo da anni la carenza di medici di medicina generale, la fotografia resa dal Gimbe lancia un allarme ancora più preoccupante, serve subito un intervento strutturale”. A dirlo è Luciana Cois, segretaria generale della Cisl Medici, all’indomani della pubblicazione del rapporto che evidenzia una carenza ormai diffusa e destinata ad aumentare negli anni a venire: mancano 5.700 medici di famiglia, ai quali da qui a 2028 si uniranno secondo le stime della Fondazione 8.180 pensionamenti. “Ci sono stati errori di programmazione, questa carenza deriva da scelte e dinamiche legate al numero chiuso – aggiunge Pasquale Speranza, coordinatore nazionale dei medici di medicina generale della Cisl – Detto questo, come riempire le case di comunità se la maggior parte dei medici sono a massimale orario? Così è difficile mettere in atto la fase attuativa del decreto ministeriale 77”. Ma i problemi non sono finiti: “Si tratta di una professione sempre meno attrattiva per la quale è importante avviare intanto una specifica formazione universitaria, aumentare le retribuzioni e poi intervenire sul carico di lavoro. All’assistenza ai pazienti, infatti, si unisce il gravoso problema della burocrazia che con il digitale, paradossalmente, è persino aumentata e assorbe quasi più tempo di quello speso in ambulatorio”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Cisl Highlight: Image: -tit_org- "Mancano i medici di famiglia Serve al più presto un intervento strutturale” -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096106827.PDF §---§ title§§ «Il disastro della sanità certifica il fallimento di Occhiuto commissario» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902874608720.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" del 19 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-19T08:25:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902874608720.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902874608720.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902874608720.PDF tp:ocr§§ «Il disastro della sanità certifica il fallimento di Occhiuto commissario» Falcomatà contesta i ritardi nelle opere finanziate dal Pnrr «Strutture fantasma e carenza di medici: flop pensatissimo» «I timori che abbiamo ininterrottamente sollevato in questi anni si sono purtroppo rivelati fondati: a poche settimane dalla scadenza del Pnrr, il quadro della sanità territoriale in Calabria è devastante. Praticamente nessuna delle strutture sanitarie finanziate è stata completata e la Regione si trova a un passo dal dover restituire le risorse europee sulle quali per anni si sono fondate le speranze di una completa riforma del sistema infrastrutturale sanitario della nostra regione». È quanto dichiara in una nota il consigliere regionale del Pd, nonché ex sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, secondo il quale «di fronte al disastro che certifica una netta incapacità gestionale, il presidente Roberto Occhiuto, che ormai quasi cinque anni fa aveva chiesto ed ottenuto pieni poteri sulla sanità, deve prendere atto del proprio fallimento nel ruolo di commissario». «I dati emersi in queste ore – continua Falcomatà – fotografano una partita ormai definitivamente chiusa. Sulle 61 case di comunità previste, soltanto quattro sono arrivate alla fine dell’iter con i collaudi, mentre la quasi totalità accumula ritardi gravissimi. Una situazione speculare a quella degli ospedali di comunità dove, su 21 progetti, ben 18 restano in un limbo inaccettabile. Eppure, con una mossa dal sapore paradossale, la struttura commissariale si preoccupa di licenziare il regolamento per il funzionamento di queste stesse case di comunità fantasma. Un documento – incalza il consigliere regionale del Pd – che mette nero su bianco l’ennesima criticità: la drammatica carenza di personale infermieristico e medico, al punto da dover suggerire il recupero di figure con ridotte capacità lavorative da riassegnare ad attività a basso sforzo fisico». «A questo scenario già drammatico – prosegue l’esponente dem – si aggiunge la scure che si sta abbattendo sulla medicina territoriale. L’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, basato su dati Sisac, è impietoso: tra il 2019 e il 2024 in Calabria il numero dei medici di famiglia è sceso del 20,2%, ben al di sopra della media nazionale, e il nodo del ricambio generazionale porterà al pensionamento di altri 420 medici entro il 2028. Le conseguenze di questa programmazione inadeguata le pagano i cittadini, soprattutto quelli più fragili, gli anziani, i malati cronici, e in particolare chi vive nelle aree interne, nei piccoli centri e nelle zone di montagna, dove reperire un medico di base è ormai una chimera. Invece di risolvere queste criticità strutturali, a fronte di una difficoltà generalizzata, la Regione cosa fa? Sancisce e sanziona i medici di base, intimando loro di non prescrivere farmaci ed esami diagnostici. Una politica dei tagli mascherata da razionalizzazione, che di fatto scarica i costi sui pazienti, costringendoli a rivolgersi e a pagare le strutture private per curarsi», conclude Falcomatà. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Consigliere dem Giuseppe Falcomatà -tit_org- «Il disastro della sanità certifica il fallimento di Occhiuto commissario» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902874608720.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia? Non pervenuti Difficoltà a reperire nuovi camici Vuoti nelle periferie e nei paesi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903200108027.PDF description§§

Estratto da pag. 31 di "NAZIONE AREZZO" del 19 Mar 2026

Erano oltre trenta le zone non coperte, poi 22 hanno accettato l'incarico: ma restano ancora aree in difficoltà Sale la media di pazienti seguita, fino al tetto dei 1500 e cala il tempo a disposizione per le visite domiciliari

pubDate§§ 2026-03-19T06:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903200108027.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903200108027.PDF', 'title': 'NAZIONE AREZZO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903200108027.PDF tp:ocr§§ Medici di famiglia? Non pervenuti Difficoltà a reperire nuovi camici Vuoti nelle periferie e nei paesi Erano oltre trenta le zone non coperte, poi 22 hanno accettato l’incarico: ma restano ancora aree in difficoltà Sale la media di pazienti seguita, fino al tetto dei 1500 e cala il tempo a disposizione per le visite domiciliari AREZZO L’attuale capienza dello stadio Città di Arezzo non basterebbe a stivare i medici di medicina generale mancanti in Italia: 4mila seggiolini contro un’armata di 5.700 camici bianchi. L’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe lancia l’allarme di «carenze in 18 Regioni». Il piatto piange perché ancora non si intravede il verso con cui invertire la rotta di un invecchiamento della popolazione che non compensa il turnover generazionale. Gimbe stima (al 1 gennaio 2025) in Toscana 394 medici di famiglia mancanti, 466 che entro il 2028 raggiungeranno il tetto d’età pensionabile stabilito a 70 anni, con una media regionale di assistiti di 1.413 pazienti (1.383, il dato nazionale). A ottobre 2025 le zone carenti - aree in cui il numero dei medici di medicina generale è insufficiente rispetto al fabbisogno della popolazione - ad Arezzo e Provincia erano 31. Di questi 22 medici hanno accettato di ricoprire il posto, ma all’appello mancano ancora nove assegnazioni: tre in Casentino, tre in Valdarno, due in Valtiberina e uno in Valdichiana. A giugno 2025 i medici in servizio erano 197, al netto di 5 pensionamenti, tre over70 e due under70. «Quali sono gli ambiti territoriali nella provincia con il maggior numero di defezioni? - si chiede il segretario provinciale Arezzo della Fimmg Roberto Nasorri -: le periferie. La città è stata riempita, sono piuttosto le zone con minor concentrazione di pazienti ad essere andate perse». Il quadro non può che essere più ampio. Tra il 2019 e il 2024 il numero dei medici di famiglia è diminuito di ben 5.197 unità. Una riduzione che si colloca in un contesto demografico dove la popolazione invecchia e aumentano i bisogni clinico-assistenziali: nel 2025 gli over 65 erano quasi 14,6 milioni, di cui oltre la metà affetti da due o più malattie croniche. «La carenza - avvisa Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe - è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più fragili». La demografia della popolazione italiana è mutata: negli ultimi 40 anni i 65enni sono raddoppiati: dal 12,9% (7,29 milioni) nel 1985 al 24,7% (14,58 milioni) nel 2025. Ancora più marcato l’aumento degli over80, la cui prevalenza è più che triplicata: dal 2,5% (1,4 milioni) nel 1985 al 7,8% (4,58 milioni) nel 2025. Ergo, con un massimale di 1.500 assistiti per medico di base «adeguato al quadro demografico sino agli anni ’90, ma oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro e genera inevitabili ripercussioni su accessibilità e qualità dell’assistenza», puntualizza Cartabellotta. «I territori più attrattivi - spiega Nasorri - sono quelli in cui la medicina generale è organizzata. Con medici, associati, Case della salute, personale infermieristico e di supporto per la parte burocratica (ricette), è possibile fare ad Arezzo sanità di iniziativa. E cioè una medicina pro attiva che chiama anziché aspettare i pazienti per meglio gestire le cronicità. Ma senza un ricambio generazionale vero, anche con sistemi come la telemedicina, le zone periferiche soffriranno la mancanza di una figura professionale a portata di mano». ---End text--- Author: Francesco Ingardia Heading: Highlight: Il sistema funziona solo quando dietro c’è organizzazione Con i sanitari supportati da figure in grado di aiutare col carico burocratico Solo così la medicina p ro attiva è possibile Negli ultimi anni questa professione ha perso attrattività con disagi crescenti per i più fragili Image: -tit_org- Medici di famiglia? Non pervenuti Difficoltà a reperire nuovi camici Vuoti nelle periferie e nei paesi -sec_org- tp:writer§§ Francesco Ingardia guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903200108027.PDF §---§ title§§ Volontari al Pronto soccorso Piano per parare l'emergenza Emorragia medici di famiglia = Emergenza, avanti i volontari Piano pilota a livello regionale I codici minori saranno affidati con un bando alle associazioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903206008038.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "NAZIONE AREZZO" del 19 Mar 2026

Bigozzi e Ingardia alle pagine 2 e 3

pubDate§§ 2026-03-19T06:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903206008038.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903206008038.PDF', 'title': 'NAZIONE AREZZO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903206008038.PDF tp:ocr§§ Volontari al Pronto soccorso Piano per parare l’emergenza Emorragia medici di famiglia Bigozzi e Ingardia alle pagine 2 e 3 I «lati oscuri» della sanità Emergenza, avanti i volontari Piano pilota a livello regionale I codici minori saranno affidati con un bando alle associazioni Il personale manca e i concorsi vanno deserti: la Asl tenta una mossa drastica per snellire i tempi Medico, infermiere e tutor affiancheranno i titolari: convenzione di un anno con possibile rinnovo AREZZO L’immagine è un bivio. Paletta verde per i codici minori con equipe medica dedicata, paletta rossa, arancione e gialla, per i casi più seri. Due percorsi paralleli nel grande hub dell’emergenza al San Donato. L’immagine serve a inquadrare come cambia la mappa del Pronto soccorso nel piano messo a terra dalla Asl (e già allo studio nella precedente amministrazione) per risolvere il problema dei problemi: pochi medici, esplosione dei codici minori che affollano le sale , tempi di attesa dilatati. I numeri, come sempre, aiutano a capire le dimensioni del fenomeno, come riportiamo nel grafico. Ogni giorno al Pronto soccorso del San Donato arrivano in media tra 190 e 200 pazienti (ci sono fasi altalenanti nei flussi a seconda dei periodi); di questi oltre il 50 per cento escono dal Triage con un codice verde, ovvero un codice «a bassa che quindi non dovrebbe neppure «bussare» alla porta del Pronto soccorso. Effetto: sovraffollamento e in caso di surplus dei ricoveri, attese nel reparto di osservazione intensiva breve prima di essere trasferiti ai reparti. Come del resto già accaduto tra dicembre e gennaio per il picco dell’influenza. Una sorta di overbooking che penalizza il lavoro degli specialisti siddivisi in turni: quattro al mattino, quattro nel pomeriggio e due nella fascia notturna. Troppo pochi per una mole di lavoro che richiederebbe rinforzi. Ma è il cane che si morde la coda perché le scuole di specilizzazione nell’emergenza-urgenza sono deserte e nei Pronto soccorso (problema generalizzato) non c’è ricambio. Non solo: la campagna «acquisti» della Asl con incentivi per catturare nuovi camici bianchi specializzati, non ha raccolto numeri degni di nota. La coperta, dunque, è corta e la Asl corre ai ripari. Come? Con un progetto-pilota a livello toscano che prevede la collaborazione in convenzione con gli enti del Terzo Settore e le associazioni di volontariato che con il loro personale medico e infemieristico, diventano partner dei medici del Pronto Soccorso. L’Azienda ha lanciato un bando ed è ormai imminente l’assegnazione del servizio. Si tratta della presa in carico dei cosiddetti codici minori - circa 37 accessi al giorno (dato medio riferito al 2025) secondo i calcoli Asl ma in genere più alti per gli operatori, – da parte di un medico, un infermiere e un volontario (quest’ultimo impegnato nell’accoglienza dei pazienti). Attività che affianca e supporta quella degli specialisti dell’urgenza che guidano la pratica quotidiana e i compiti. Il servizio di accoglienza e gestione dei codici minori sarà garantito in una fascia oraria giornaliera che va dalle 8 alle 20, sette giorni su sette. Tutto avviene all’interno delle sale del Pronto soccorso e con le apparecchiature sanitarie messe a disposizione dalla Asl oltre ai dispositivi di protezione individuale per il personale e gli strumenti informatici. L’obiettivo di fondo è «separare» i casi lievi da quelli più seri creando due percorsi distinti di gestione e cura, per consentire ai medici del Pronto soccorso di concentrarsi sui casi più seri. Va da sè che la separazione dei percorsi dovrebbe servire anche ad abbattere i tempi di attesa, in cima al cachier de doelances degli aretini. Non a caso, nel bando vengono indicati anche i tempi di presa in carico dei pazienti, proprio per evitare attese prolungate. La convenzione dura un anno e può essere rinnovata. L’investimento che la Asl mette sul piatto è di 570 mila euro all’anno: chi si aggiudica il bando dovrà rendicontare le spese per ottenere il relavito rimborso come previsto dalla legge regionale del Terzo Settore . Criteri e parametri dei candidati vengono valutati da una commissione ad hoc che proprio in queste settimane sta concludendo l’esame delle adesioni e a breve dovrà pronunciarsi. Il piano Asl rientra nel programma strutturato di interventi per migliorare l’organizzazione dei percorsi assistenziali, l’efficienza dei flussi e la qualità della risposta ai cittadini nei pronti soccorso, con in testa il quartier generale del San Donato. Un piano articolato di interventi con al centro una strategia complessiva di rafforzamento dei servizi che punta a ottimizzare risorse e qualità delle prestazioni. Fin qui il grande «scudo» costruito intorno al Pronto soccorso per risolvere quella che in consiglio comunale la vicesindaco Lucia Tanti ha descritto come una «situazione non fuori controllo ma decisamente sotto stress, con numeri preoccupanti. Il pronto soccorso aretino dovrebbe avere come presenza media quella di 5 medici al mattino, 5 al pomeriggio, 3 la notte. Siamo sotto anche questo ‘minimo sindacale». Ma i numeri, quando c’è in ballo la salute, devono tornare. ---End text--- Author: Lucia Bigozzi Heading: I «lati oscuri» della sanità Highlight: IL BANDO Prevista a breve l’assegnazione Tra i candidati c’è un consorzio di enti che operano nel Terzo settore LO SCHEMA Percorsi separati con i casi più urgenti Attività operativa sette giorni su sette Investimento da oltre 500 mila euro •• 2 GIOVEDÌ — 19 MARZO 2026 – LA NAZIONE I LATI OSCURI DELL’ASSISTENZA Il reparto più fragile dell’ospedale Emergenza, avanti i volontari Piano pilota a livello regionale I codici minori saranno affidati con un bando alle associazioni Il personale manca e i concorsi vanno deserti: la Asl tenta una mossa drastica per snellire i tempi Medico, infermiere e tutor affiancheranno i titolari: convenzione di un anno con possibile rinnovo di Lucia Bigozzi AREZZO L’immagine è un bivio. Paletta verde per i codici minori con equipe medica dedicata, paletta rossa, arancione e gialla, per i casi più seri. Due percorsi paralleli nel grande hub dell’emergenza al San Donato. L’immagine serve a inquadrare come cambia la mappa del Pronto soccorso nel piano messo a terra dalla Asl (e già allo studio nella precedente amministrazione) per risolvere il problema dei problemi: pochi medici, esplosione dei codici minori che affollano le sale , tempi di attesa dilatati. I numeri, come sempre, aiutano a capire le dimensioni del fenomeno, come riportiamo nel grafico. Ogni giorno al Pronto soccorso del San Donato arrivano in media tra 190 e 200 pazienti (ci sono fasi altalenanti nei flussi a seconda dei periodi); di questi oltre il 50 per cento escono dal Triage con un codice verde, ovvero un codice «a bassa che quindi non dovrebbe neppure «bussare» alla porta del Pronto soccorso. Effetto: sovraffollamento e in caso di surplus dei ricoveri, attese nel reparto di osservazione intensiva breve prima di essere trasferiti ai reparti. Come del resto già accaduto tra dicembre e gennaio per il picco dell’influenza. Una sorta di overbooking che penalizza il lavoro degli specialisti siddivisi in turni: quattro al mattino, quattro nel pomeriggio e due nella fascia notturna. Troppo pochi per una mole di lavoro che richiederebbe rinforzi. Ma è il cane che si morde la coda perché le scuole di specilizzazione nell’emergenza-urgenza sono deserte e IL BANDO Prevista a breve l’assegnazione Tra i candidati c’è un consorzio di enti che operano nel Terzo settore nei Pronto soccorso (problema generalizzato) non c’è ricambio. Non solo: la campagna «acquisti» della Asl con incentivi per catturare nuovi camici bianchi specializzati, non ha raccolto numeri degni di nota. La coperta, dunque, è corta e la Asl corre ai ripari. Come? Con un progetto-pilota a livello toscano che prevede la collaborazione in convenzione con gli enti del Terzo Settore e le associazioni di volontariato che con il loro personale medico e infemieristico, diventano partner dei medici del Pronto Soccorso. L’Azienda ha lanciato un bando ed è ormai imminente l’assegnazione del servizio. Si tratta della presa in ca rico dei cosiddetti codici minori - circa 37 accessi al giorno (dato medio riferito al 2025) secondo i calcoli Asl ma in genere più alti per gli operatori, – da parte di un medico, un infermiere e un volontario (quest’ultimo impegnato nell’accoglienza dei pazienti). Attività che affianca e supporta quella degli specialisti dell’urgenza che guidano la pratica quotidiana e i compiti. Il servizio di accoglienza e gestione dei codici minori sarà garantito in una fascia oraria giornaliera che va dalle 8 alle 20, sette giorni su sette. Tutto avviene all’interno delle sale del Pronto soccorso e con le apparecchiature sanitarie messe a disposizione dalla Asl oltre ai dispositivi di protezione individuale per il personale e gli strumenti informatici. L’obiettivo di fondo è «separare» i casi lievi da quelli più seri creando due percorsi distinti di gestione e cura, per consentire ai medici del Pronto soccorso di concentrarsi sui casi più seri. Va da sè che la separazione dei percorsi dovrebbe servire anche ad abbattere i tempi di attesa, in cima al cachier de doelances degli aretini. Non a caso, nel bando vengono indicati anche i tempi di presa in carico dei pazienti, proprio per evitare attese prolungate. La convenzione dura un anno e può essere rinnovata. L’investimento che la Asl mette sul piatto è di 570 mila euro all’anno: chi si aggiudica il bando dovrà rendicontare le spese per ottenere il relavito rimborso come previsto dalla legge regionale del Terzo Settore. Criteri e parametri dei candidati vengono valutati da una commissione ad hoc che proprio in queste settimane sta concludendo l’esame delle adesioni e a breve dovrà pronunciarsi. Il piano Asl rientra nel programma strutturato di interventi per migliorare l’organizzazione dei percorsi assistenziali, l’efficienza dei flussi e la qualità della risposta ai cittadini nei pronti soccorso, con in testa il quartier generale del San Donato. Un piano articolato di interventi con al centro una strategia complessiva di rafforzamento dei servizi che punta a ottimizzare risorse e qualità delle prestazioni. Fin qui il grande «scudo» costruito intorno al Pronto soccorso per risolvere quella che in consiglio comunale la vicesindaco Lucia Tanti ha descritto come una «situazione non fuori controllo ma decisamente sotto stress, con numeri preoccupanti. Il pronto soccorso aretino dovrebbe avere come presenza media quella di 5 medici al mattino, 5 al pomeriggio, 3 la notte. Siamo sotto anche questo ‘minimo sindacale». Ma i numeri, quando c’è in ballo la salute, devono tornare. SANITÀ AI RAGGI X 190-200: media accessi giornalieri al ps (oltre il 50% codici minori) 4-4-2: equipe medica in servizio nei turni mattina - pomeriggio - notte Fonte: rapporto Gimbe al 1 gennaio 2025 Protagonisti in campo L’AZIENDA SANITARIA Marco Torre Direttore generale Asl Sud Est Ha messo a punto un programma strutturato che prevede il potenziamento dei servizi nell’hub dell’emergenza. LO SCHEMA Percorsi separati con i casi più urgenti Attività operativa sette giorni su sette Investimento da oltre 500 mila euro Le sigle del volontariato Gestiranno i codici minori Le associazioni di volontariato con il loro personale medico e infemieristico, diventano partner dei medici in Ps •• 2 GIOVEDÌ — 19 MARZO 2026 – LA NAZIONE I LATI OSCURI DELL’ASSISTENZA Il reparto più fragile dell’ospedale Emergenza, avanti i volontari Piano pilota a livello regionale I codici minori saranno affidati con un bando alle associazioni Il personale manca e i concorsi vanno deserti: la Asl tenta una mossa drastica per snellire i tempi Medico, infermiere e tutor affiancheranno i titolari: convenzione di un anno con possibile rinnovo di Lucia Bigozzi AREZZO L’immagine è un bivio. Paletta verde per i codici minori con equipe medica dedicata, paletta rossa, arancione e gialla, per i casi più seri. Due percorsi paralleli nel grande hub dell’emergenza al San Donato. L’immagine serve a inquadrare come cambia la mappa del Pronto soccorso nel piano messo a terra dalla Asl (e già allo studio nella precedente amministrazione) p er risolvere il problema dei problemi: pochi medici, esplosione dei codici minori che affollano le sale , tempi di attesa dilatati. I numeri, come sempre, aiutano a capire le dimensioni del fenomeno, come riportiamo nel grafico. Ogni giorno al Pronto soccorso del San Donato arrivano in media tra 190 e 200 pazienti (ci sono fasi altalenanti nei flussi a seconda dei periodi); di questi oltre il 50 per cento escono dal Triage con un codice verde, ovvero un codice «a bassa che quindi non dovrebbe neppure «bussare» alla porta del Pronto soccorso. Effetto: sovraffollamento e in caso di surplus dei ricoveri, attese nel reparto di osservazione intensiva breve prima di essere trasferiti ai reparti. Come del resto già accaduto tra dicembre e gennaio per il picco dell’influenza. Una sorta di overbooking che penalizza il lavoro degli specialisti siddivisi in turni: quattro al mattino, quattro nel pomeriggio e due nella fascia notturna. Troppo pochi per una mole di lavoro che richiederebbe rinforzi. Ma è il cane che si morde la coda perché le scuole di specilizzazione nell’emergenza-urgenza sono deserte e IL BANDO Prevista a breve l’assegnazione Tra i candidati c’è un consorzio di enti che operano nel Terzo settore nei Pronto soccorso (problema generalizzato) non c’è ricambio. Non solo: la campagna «acquisti» della Asl con incentivi per catturare nuovi camici bianchi specializzati, non ha raccolto numeri degni di nota. La coperta, dunque, è corta e la Asl corre ai ripari. Come? Con un progetto-pilota a livello toscano che prevede la collaborazione in convenzione con gli enti del Terzo Settore e le associazioni di volontariato che con il loro personale medico e infemieristico, diventano partner dei medici del Pronto Soccorso. L’Azienda ha lanciato un bando ed è ormai imminente l’assegnazione del servizio. Si tratta della presa in carico dei cosiddetti codici minori - circa 37 accessi al giorno (dato medio riferito al 2025) secondo i calcoli Asl ma in genere più alti per gli operatori, – da parte di un medico, un infermiere e un volontario (quest’ultimo impegnato nell’accoglienza dei pazienti). Attività che affianca e supporta quella degli specialisti dell’urgenza che guidano la pratica quotidiana e i compiti. Il servizio di accoglienza e gestione dei codici minori sarà garantito in una fascia oraria giornaliera che va dalle 8 alle 20, sette giorni su sette. Tutto avviene all’interno delle sale del Pronto soccorso e con le apparecchiature sanitarie messe a disposizione dalla Asl oltre ai dispositivi di protezione individuale per il personale e gli strumenti informatici. L’obiettivo di fondo è «separare» i casi lievi da quelli più seri creando due percorsi distinti di gestione e cura, per consentire ai medici del Pronto soccorso di concentrarsi sui casi più seri. Va da sè che la separazione dei percorsi dovrebbe servire anche ad abbattere i tempi di attesa, in cima al cachier de doelances degli aretini. Non a caso, nel bando vengono indicati anche i tempi di presa in carico dei pazienti, proprio per evitare attese prolungate. La convenzione dura un anno e può essere rinnovata. L’investimento che la Asl mette sul piatto è di 570 mila euro all’anno: chi si aggiudica il bando dovrà rendicontare le spese per ottenere il relavito rimborso come previsto dalla legge regionale del Terzo Settore. Criteri e parametri dei candidati vengono valutati da una commissione ad hoc che proprio in queste settimane sta concludendo l’esame delle adesioni e a breve dovrà pronunciarsi. Il piano Asl rientra nel programma strutturato di interventi per migliorare l’organizzazione dei percorsi assistenziali, l’efficienza dei flussi e la qualità della risposta ai cittadini nei pronti soccorso, con in testa il quartier generale del San Donato. Un piano articolato di interventi con al centro una strategia complessiva di rafforzamento dei servizi che punta a ottimizzare risorse e qualità delle prestazioni. Fin qui il grande «scudo» costruito intorno al Pronto soccorso per risolvere quella che in consiglio comunale la vicesindaco Lucia Tanti ha descritto come una «situazione non fuori controllo ma decisamente sotto stress, con numeri preoccupanti. Il pronto soccorso aretino dovrebbe avere come presenza media quella di 5 medici al mattino, 5 al pomeriggio, 3 la notte. Siamo sotto anche questo ‘minimo sindacale». Ma i numeri, quando c’è in ballo la salute, devono tornare. SANITÀ AI RAGGI X 190-200: media accessi giornalieri al ps (oltre il 50% codici minori) 4-4-2: equipe medica in servizio nei turni mattina - pomeriggio - notte Fonte: rapporto Gimbe al 1 gennaio 2025 Protagonisti in campo L’AZIENDA SANITARIA Marco Torre Direttore generale Asl Sud Est Ha messo a punto un programma strutturato che prevede il potenziamento dei servizi nell’hub dell’emergenza. LO SCHEMA Percorsi separati con i casi più urgenti Attività operativa sette giorni su sette Investimento da oltre 500 mila euro Le sigle del volontariato Gestiranno i codici minori Le associazioni di volontariato con il loro personale medico e infemieristico, diventano partner dei medici in Ps Image:SANITÀ AI RAGGI X 190-200: media accessi giornalieri al ps (oltre il 50% codici minori) 4-4-2: equipe medica in servizio nei turni mattina - pomeriggio - notte Fonte: rapporto Gimbe al 1 gennaio 2025 -tit_org- Volontari al Pronto soccorso Piano per parare l’emergenza Emorragia medici di famiglia Emergenza, avanti i volontari Piano pilota a livello regionale I codici minori saranno affidati con un bando alle associazioni -sec_org- tp:writer§§ LUCIA BIGOZZI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903206008038.PDF §---§ title§§ La carenza di medici «Poca programmazione e questi sono i risultati» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902203701103.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 19 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-19T02:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902203701103.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902203701103.PDF', 'title': 'NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902203701103.PDF tp:ocr§§ La carenza di medici «Poca programmazione e questi sono i risultati» Sanità È allarme in Puglia dopo il report di Gimbe che prevede il pensionamento per limiti di età di 702 unità entro i prossimi due anni «La grave carenza di medici di famiglia in Puglia è dovuta alla mancata programmazione, nonostante fosse prevedibile l’aumento dei pensionamenti». E in futuro c’è il rischio di un eventuale problema opposto: «Un eccesso di medici specialisti. Intanto, le criticità ricadono sui medici, che diventano il bersaglio delle lamentele dei cittadini pur non avendo responsabilità decisionali». I rappresentanti dei medici pugliesi ribadiscono la preoccupazione sulla mancanza di dottori di medicina generale che continua ad essere una concreta realtà. Al 1° gennaio ne mancavano 279 e la situazione è destinata a peggiorare nel giro di poco tempo. Ed entro i prossimi due anni, ben 702 medici raggiungeranno l’età pensionabile dei 70 anni, riducendo ulteriormente la disponibilità di professionisti sul territorio. Per il presidente dell’Ordine dei Medici di Brindisi, Arturo Oliva, quanto sta accadendo «è una criticità ed una drammaticità, in diversi paesi mancano medici e i cittadini sono di fatto senza assistenza oppure le aziende sono costrette a ricorrere a delle deroghe per incrementare il numero dei pazienti assistibili. Ma questo ovviamente crea notevole disagio sia ai medici sia ai pazienti perché un conto è seguire mille pazienti, un altro 1.700». C’è stata una mancata programmazione dunque: «Nonostante noi da tempo dicessimo che avremmo avuto questa gobba pensionistica, non ci meraviglia oggi la miopia di chi doveva prevedere degli eventi prevedibili - continua il presidente -. Basta chiedere agli enti di assistenza previdenziale, i numeri di chi andrà in pensione. Si sapeva che avremmo avuto questa problematica, lo sapevano sia la Regione che il Governo secondo le proprie competenze, e sappiamo pure che fra pochi anni avremo una pletora di specialisti. Dopo la riforma Franceschini, che ha raddoppiato praticamente il numero degli specializzandi, fra qualche anno avremo tantissimi specialisti, e avremo difficoltà a reimpiegarli se non rivediamo i tetti di spesa. I problemi saranno opposti da quelli di oggi, molte persone nella dirigenza medica ospedaliera, per gli specialisti, e gravissima carenza di medici di medicina generale». E Oliva chiarisce: «I decisori politici devono decidere, noi abbiamo segnalato le criticità per tempo e non vorremmo che le colpe venissero scaricate su chi non ha responsabilità. Per il cittadino, il front office è rappresentato dal medico e si lamenta del fatto di non avere quelle attenzioni che meriterebbe». Anche Antonio De Maria, presidente dell’Ordine dei Medici di Lecce, segretario regionale Fimmg Puglia e coordinatore del tavolo Intersindacale, su questo problema sostiene che «nessuno ha mai voluto ascoltare le proiezioni che la Federazione dei medici ha fatto fin dal 2018. Era ampiamente previsto che nel decennio 2020-30 ci sarebbe stata una forbice importante tra i pensionamenti e i medici che venivano immessi alla professione, nessuno ha voluto ascoltare e questa è la situazione. Adesso la curva tra i pensionamenti e quelli che entrano sta cominciando piano piano a scendere, quindi fino al 2030 purtroppo avremo ancora problemi, poi dovrebbe esserci pian piano la risalita dei medici che vanno sul territorio e si dovrebbe diminuire molto la forbice di pensionamenti». Lo stesso presidente De Maria ha partecipato ieri ad un incontro con la Regione: «Abbiamo previsto una serie fitta di date per affrontare questi temi critici, che riguardano la continuità assistenziale, la medicina di famiglia, il 118, il ruolo unico. Cercheremo di trovare una quadra a queste situazioni, parti sindacali e parte pubblica». La “gobba pensionistica” dovrebbe terminare nel 2028, secondo Angelo Mita segretario regionale di Anaao Assomed, «dopodiché scenderemo nuovamente. La programmazione dell’ingresso al lavoro dei medici avrà sicuramente un riscontro positivo dal 2033-34 quando avremo a disposizione tan ti laureati e specialisti che usciranno in quegli anni, ci sarà una nuova pletora medica come l’abbiamo avuta negli anni ’90 e 2000. C’è stata una errata programmazione nel corso degli anni che ha comportato una carenza di professioni mediche non tenendo conto del fatto che la maggior parte dei medici sono prossimi alla pensione. Il numero chiuso nelle università ha comportato una riduzione drastica del numero dei colleghi che hanno potuto accedere alla Facoltà di medicina, e non si è programmato come si sarebbe dovuto fare». Sono due gli ostacoli da superare per il segretario Mita: «Il primo è l’ingresso alla facoltà vera e propria e il secondo relativo all’ingresso alle scuole di specializzazione, quest’ultimo problema è stato superato dall’allora ministro Speranza che aveva aumentato il numero di borse di studio delle specializzazioni. In tutto questo, occorre pure dire che molti dei laureati sono andati all’estero, attratti da sirene ben più remunerative e quindi abbiamo perso molti colleghi e professionisti che si sono laureati e formati in Italia». ---End text--- Author: Donato NUZZACI Heading: Sanità È allarme in Puglia dopo il report di Gimbe che prevede il pensionamento per limiti di età di 702 unità entro i prossimi due anni Highlight: HANNO DETTO Molti cittadini restano senza assistenza ARTURO OLIVA Il problema previsto nel 2018 ma nessuno ha ascoltato ANTONIO DE MARIA Non programmato l’ingresso dei giovani nella professione ANGELO MITA Image: -tit_org- La carenza di medici «Poca programmazione e questi sono i risultati» -sec_org- tp:writer§§ Donato NUZZACI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902203701103.PDF §---§ title§§ Medici di famiglia, incarichi a tempo affidati per i Comuni di Urbe e Altare link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902944208536.PDF description§§

Estratto da pag. 41 di "STAMPA SAVONA" del 19 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-19T07:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902944208536.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902944208536.PDF', 'title': 'STAMPA SAVONA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902944208536.PDF tp:ocr§§ Medici di famiglia, incarichi a tempo affidati per i Comuni di Urbe e Altare ambulatorio emato-oncologico di cairo, l’asl: nessuna riduzione Medici di famiglia, l’Asl riesce a tamponare a situazione di Urbe ed Altare con incarichi a tempo determinato. E di questi tempi è un bicchiere mezzo pieno: secondo il report della Fondazione Gimbe, già attualmente in Liguria mancherebbero 116 medici generici: il rapporto dovrebbe essere di uno ogni 1.200 pazienti. Ed entro il 2028 raggiungeranno l'età di pensionamento ben 215 sanitari. Un problema di carattere nazionale, tant’è che la media di assistiti per ogni medico in Liguria è di 1.345 pazienti a fronte di una media nazionale di 1.383. Quindi è sicuramente una buona notizia che l’Asl abbia conferito alla dottoressa Maddalena Vitali un incarico a tempo determinato (un anno) di assistenza primaria a ciclo di scelta nel Comune di Urbe. Stesso discorso per Altare, dove il dottor Marco Moroni medico inserito nell’elenco aggiuntivo di settore del Ruolo unico di assistenza primaria della graduatoria aziendale valida per il 2026, - ha dato la propria disponibilità appunto ad assumere l’incarico nel Comune di Altare. Intanto botta e risposta tra Cgil e Asl2 sulla possibile riorganizzazione dell’ambulatorio emato-oncologico di Cairo. L’allarme era stato lanciato dalla Cgil: «Si tratta di una struttura fondamentale per la Val Bormida, dove simili patologie sono rilevanti, con circa 180 pazienti oncologici. Nei prossimi mesi questo servizio potrebbe subire una significativa riduzione: si ipotizza infatti il passaggio da 4 a 3 posti letto, e un’apertura limitata a tre giorni a settimana, mentre oggi è aperta 5 giorni». L’Asl2 ammette la possibile riorganizzazione del servizio: «C’è una prima valutazione tecnica per verificare possibili modifiche con l’obiettivo di potenziare il servizio. Di conseguenza, è pienamente garantita in ogni caso la continuità assistenziale per i circa 180 pazienti già in carico». — ---End text--- Author: MAURO CAMOIRANO Heading: ambulatorio emato-oncologico di cairo, l’asl: nessuna riduzione Highlight: Image:L’Asl ha assegnato un nuovo medico di famiglia ad Altare -tit_org- Medici di famiglia, incarichi a tempo affidati per i Comuni di Urbe e Altare -sec_org- tp:writer§§ MAURO CAMOIRANO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902944208536.PDF §---§ title§§ Medici, in due anni altri 231 pensionati link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760505791.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "UNIONE SARDA" del 19 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-19T04:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760505791.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760505791.PDF', 'title': 'UNIONE SARDA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760505791.PDF tp:ocr§§ 23 36 3 0 3 2 36 03 Medici, in due anni altri 231 pensionati Contu (Fimmg): «Chiediamo più coraggio e un investimento nella formazione» Assistenza di base: nell’Isola mancano 496 camici bianchi. L’assessorato alla Sanità: in campo azioni per invertire la rotta Cercansi medici di medicina generale in Sardegna. Tanti paesi sono scoperti, lo raccontano ogni giorno i cittadini e i sindaci. Ci sarà un cambio di rotta – dicono la Regione e il sindacato Fimmg – sono state messe in campo una serie di azioni per provare a colmare il deficit. Aspettiamo. Al momento la situazione è la seguente: mancano 496 camici bianchi, e se si considera il numero ottimale fissato dall’Acn di 1.200 assistiti ciascuno, il risultato è che 595.200 cittadini sono privi delle cure di base, dunque o vanno negli Ascot (gli ambulatori di comunità, con tutti i problemi che ne conseguono, da una parte e dall’altra), o vanno al più vicino Pronto soccorso/ospedale (che spesso vicino non è), oppure si arrendono e rinunciano (e nell’Isola sono il 17,2%, circa 320mila persone, la percentuale più elevata d’Italia). Il report Nell’ultimo rapporto Gimbe ci sono i numeri della crisi. I medici di medicina generale, dal 2019 al 2024, nell’Isola sono diminuiti del 40,3% (anche qui siamo in testa alla classifica delle regioni, la Puglia, seconda, ne ha perso il 26,3%, la media italiana è del 14%). Entro il 2028 avranno 70 anni, quindi potranno andare in pensione, 231 professionisti, mentre ai corsi di formazione i partecipanti sono sempre in numero inferiore ai posti disponibili. «I dati confermano ciò che in Sardegna è noto da tempo: la medicina generale ha attraversato un forte ricambio generazionale, con pensionamenti massivi che hanno messo sotto pressione il sistema territoriale. Oggi il fenomeno sta rallentando, ma lascia in eredità carenze ancora rilevanti, soprattutto nelle aree più fragili», sottolinea il segretario regionale della Fimmg Federico Contu. «Ma negli ultimi mesi 3 0 3 362 la Regione ha dato segnali importanti, promuovendo politiche per attrarre nuovi medici. Interventi necessari, di cui va dato pieno atto a questa amministrazione, che dimostrano una significativa e non scontata attenzione verso la medicina territoriale». La formazione Il nodo centrale resta tuttavia la formazione: «Chiediamo maggiore coraggio e un investimento più deciso», prosegue Contu, «perché l’attuale corso di medicina generale continua a essere percepito come poco attrattivo e non competitivo rispetto alle specializzazioni universitarie. Le evidenze internazionali, incluse quelle dell’Oms, indicano chiaramente che investire nella qualità della formazione è la leva principale per rafforzare le cure primarie. Per questo la Sardegna è oggi di fronte a una scelta strategica: limitarsi a gestire l’emergenza o investire con decisione in una riforma della formazione, assumendo con coraggio il ruolo di capofila a livello nazionale». La programmazione Serve subito un intervento strutturale», dice Luciana Cois, segretaria generale della Cisl Medici.«Ci sono stati errori di programmazione, la carenza, a livello nazionale, deriva da scelte e dinamiche legate al numero chiuso», aggiunge Pasquale Speranza, coordinatore nazionale dei medici di medicina generale della Cisl, «detto questo, come riempire le case di comunità se la maggior parte dei medici sono a massimale orario? Così è difficile mettere in atto la fase attuativa del decreto ministeriale 77». Ma il fatto è – ricorda il sindacato – che parliamo di «una professione sempre meno attrattiva per la quale è importante avviare intanto una specifica formazione universitaria, aumentare le retribuzioni e poi intervenire sul carico di lavoro. All’assistenza ai pazienti, infatti, si unisce il gravoso problema della burocrazia che con il digitale, paradossalmente, è persino aumentata e assorbe quasi più tempo di quello speso in ambulatorio». 3 0 3 362 La Regione Spiega l’assessorato alla Sanità che «la Regione sta intervenendo, e si registrano i primi segnali di inversione di tendenza».A fine 2024, mancavano 543 medici di medicina generale, oggi ne mancano 496; nel 2025 sono state approvate nei tempi le graduatorie, con 519 partecipanti, mentre quelle aziendali per incarichi temporanei e sostituzioni hanno registrato 1.873 partecipanti. Inoltre, «c’è il rinnovo, dopo 15 anni, dell’Accordo integrativo regionale, sono state previste indennità fino a 2.000 euro mensili per chi opera nelle aree disagiate, oltre all’attivazione di un tavolo dedicato alla semplificazione e alla deburocratizzazione». Parallelamente, è stato avviato un percorso di riorganizzazione con l’implementazione delle Aggregazioni Funzionali Territoriali, e a ciò si affianca il potenziamento di Case e ospedali di Comunità, e Centrali Operative Territoriali». Cristina Cossu ---End text--- Author: Cristina Cossu Heading: Assistenza di base: nell’Isola mancano 496 camici bianchi. L’assessorato alla Sanità: in campo azioni per invertire la rotta Highlight: Image:I NUMERI 496 i medici 595 mila i sardi senza di medicina generale che mancano in Sardegna medico di medicina generale di diminuzione dei medici negli ultimi cinque anni di medicina generale che andranno in pensione entro il 2028 36 23 03 40 % 231 la percentuale i medici -tit_org- Medici, in due anni altri 231 pensionati -sec_org- tp:writer§§ Cristina Cossu guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760505791.PDF §---§ title§§ «Salute per tutti condizione per la pace» = «Salute per tutti, imperativo morale» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096806818.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "AVVENIRE" del 19 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-19T05:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096806818.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096806818.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096806818.PDF tp:ocr§§ È VITA «Salute per tutti condizione per la pace» «Salute per tutti, imperativo morale» L’Oms anticipa in un convegno a Roma con Cei e Chiese europee i suoi allarmanti dati sulle diseguaglianze mediche e terapeutiche nel continente Gli squilibri su un diritto fondamentale minacciano il futuro della società «Una copertura sanitaria universale non è soltanto un obiettivo tecnico da raggiungere, è prima di tutto un imperativo morale»: l’ha detto Leone XIV ai delegati di Oms, Cei e Ccee a Roma per riflettere sul rapporto che fotografa le crescenti diseguaglianze per l’accesso alle cure in Europa. A pagina 15 Roma C’ è un legame tra benessere sanitario e pace che chiama tutti alla responsabilità. Ancor più in una Europa che attraversa una crisi permanente e in un mondo che vive una crisi sanitaria globale. Ecco che così, per superare le diseguaglianze – a cominciare da quelle in ambito sanitario – nel ripensare le politiche sociali occorre partire dalla vulnerabilità, perché è in quel contesto che la patologia è più presente. Basta pensare - tanto per fare un esempio - al fatto che le differenze nel Vecchio Continente sono evidenti già prima dell’età scolare, con una percentuale che anche nelle aree ricche oscilla tra il 32 e il 74% dei bambini che arriva a scuola affamata. Oppure al fatto che i bambini provenienti da contesti svantaggiati mostrano tassi di mortalità più elevati e una salute peggiore, con il 26% delle ragazze e il 18% dei ragazzi che segnalano condizioni fisiche precarie. I dati del secondo rapporto paneuropeo dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) sullo stato dell’equità sanitaria, presentati in forma di anticipazione nel convegno promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa e dalla Conferenza episcopale italiana, dal titolo “Oggi chi è mio prossimo?” ieri a Roma, parlano di una sfida non più rinviabile per l’Europa: quella dell’equità sanitaria. Un concetto ribadito anche da Leone XIV che ieri ha incontrato in udienza privata i partecipanti all’evento. «La salute – le sue parole – non può essere un lusso per pochi, ma è una condizione essenziale per la pace sociale. Una copertura sanitaria universale non è soltanto un obiettivo tecnico da raggiungere, è prima di tutto un imperativo morale per le società che vogliono definirsi giuste». Papa Leone ha invitato poi a porre «uno sguardo urgente» sulla salute mentale, in particolar modo dei giovani, «perché le ferite invisibili della psiche non sono meno pesanti di quelle visibili». La tutela e la cura della salute devono essere accessibili «ai più vulnerabili perché ciò è richiesto dalla loro dignità e anche per evitare che un’ingiustizia diventi insieme di conflitti». La distanza, la distrazione, l’assuefazione alle visioni di violenza e sofferenza ci spingono infatti verso l’indifferenza. «Ogni uomo e donna – ha ribadito il Papa –, in particolare il cristiano, è chiamato a fissare lo sguardo su chi soffre, sul dolore delle persone sole, su quanti per vari motivi vengono emarginati e considerati come scarti, perché senza di loro non potremmo costruire società giuste a misura di persone». «È illusorio pensare – ha concluso il Papa – che ignorando questi fratelli e queste sorelle sia più facile raggiungere una condizione di felicità». Di equità, stando ai dati forniti dall’Oms nel Vecchio Continente, ce n’è ben poca. A cominciare dall’aspettativa di vita che per le donne ha una differenza di 9 anni (dal 62 a 71) e 14 per gli uomini (da 58 a 72). L’ineguaglianza ha un costo totale annuale che in Europa si aggira tra i 100 e i 200 miliardi di euro. Le differenze di partenza (non è solo economiche) portano, ad esempio, ad avere il 60% dei giovani che non hanno fiducia in sé stessi e negli altri. In più circa la metà delle donne in media e un quarto degli uomini sono nella categoria dei Neet. La povertà ad esempio porta 2,6 volte in più nelle donne e 2,7 volte in più negli uomini alla possibilità di soffrire di problemi di salute. Eppure con programmi mirati si potrebbe migliorare del 10% il benessere generale e la salut e, in particolar modo dei giovani, favorendo l’occupazione. Un focus da non sottovalutare è la salute mentale, visto che ansia e depressione sono aumentati del 60% in Europa, con un costo per la società che per la salute mentale si aggira intorno ai 99 miliardi di euro all’anno a cui vanno aggiunti 43 miliardi di risorse pubbliche. Eppure investire anche solo l’1% del Pil di uno Stato in protezione sociale e sanitaria potrebbe migliorare la vita di molte persone in pochi anni (in un Paese di 80 milioni di persone la stima è di 300mila). E avere un ritorno positivo anche per lo Stato con una crescita del 29% delle entrate fiscali, una riduzione del 30% dei ricoveri in emergenza e un aumento dell’80% di fiducia e coesione sociale. «Toccare le fragilità altrui è toccare le proprie e la speranza che stiamo dando agli altri la stiamo dando a noi stessi. Come ci ricorda sant’Agostino, la misericordia non è altro che caricarsi nel cuore un po’ della miseria altrui». Il segretario generale della Cei, l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, nel ricordare l’impegno della Chiesa nel farsi carico delle ferite degli altri, sottolinea come «curare significa, etimologicamente, osservare e vedere: il Buon Samaritano si ferma perché vede la sofferenza, laddove altri passano oltre. Promuovere una cultura della cura significa dunque combattere l’incuria e l’indifferenza, riscoprendo che la misericordia arricchisce innanzitutto chi la esercita». In conclusione il segretario della Cei ha ribadito che l’amore verso il prossimo deve farsi politica, «nel senso – ha sottolineato – più alto del termine, ovvero l’impegno per organizzare la società affinché tutti stiano meglio. Questo implica difendere il pluralismo delle istituzioni, favorire la partecipazione delle comunità al bene comune e, soprattutto, dare voce a chi non ne ha». Per questo da monsignor Gintaras Grušas, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, è arrivato l’impegno a creare una sezione in Ccee proprio su questo. La ricostruzione dell’Europa richiede «una ripartenza sociale ed economica – ha aggiunto – che non lasci indietro nessuno, investendo prioritariamente sulla famiglia, sulla difesa della vita e sulle giovani generazioni». Tra le questioni più urgenti da affrontare c’è inoltre la solitudine, dei giovani e degli anziani – ha ricordato il ministro della Salute Orazio Schillaci – ed è associata a un aumento del rischio di depressione, ansia e disturbi cognitivi. Numerosi studi indicano correlazioni anche con patologie cardiovascolari, declino funzionale e maggiore mortalità». L’urgenza, per Hans Henri Kluge, direttore generale in Europa dell'Oms, è il «rafforzamento dei sistemi di tutela sociale per proteggere i soggetti più vulnerabili, evitando a una famiglia di dover decidere se mangiare o comprare le medicine». E questo lo si può fare con «la copertura sanitaria universale che significa assicurare a tutti l'accesso a cure di qualità accessibili economicamente». cure per pochi, niversale nerabili © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: ALESSIA GUERRIERI Heading: L’Oms anticipa in un convegno a Roma con Cei e Chiese europee i suoi allarmanti dati sulle diseguaglianze mediche e terapeutiche nel continente Gli squilibri su un diritto fondamentale minacciano il futuro della società Highlight: Leone XIV: l’accesso alle cure non può essere un lusso per pochi, la copertura sanitaria universale è garanzia per i più vulnerabili Image:I delegati di Cei, Ccee e Oms ieri nella sessione di lavori nella sede della Conferenza episcopale italiana dopo l’udienza del Papa / Foto Siciliani -tit_org- «Salute per tutti condizione per la pace» «Salute per tutti, imperativo morale» -sec_org- tp:writer§§ Alessia Guerrieri guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096806818.PDF §---§ title§§ Morte del piccolo Domenico Monaldi, due medici indagati per falso link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096906819.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "DOMANI" del 19 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-19T05:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096906819.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096906819.PDF', 'title': 'DOMANI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096906819.PDF tp:ocr§§ Morte del piccolo Domenico Monaldi, due medici indagati per falso La procura di Napoli ha contestato una nuova accusa a due dei sette medici dell'ospedale Monaldi di Napoli indagati per l'omicidio di Domenico Caliendo, il bambino morto in seqguito al trapianto di un cuore “bruciato”. Nello specifico, secondo gli inquirenti - il pmn Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci - i due medici avrebbero modificato le cartelle cliniche del bambino, modificando gli orari di arrivo del cuore da Bolzano a Napoli. Adesso per il cardiochirurgo Guido Oppido, il medico che ha eseguito il trapianto, e la seconda operatrice Emma Bergonzoni la procura napoletana ha chiesto una misura interdittiva che si aggiunge, così, al reato di omicidio colposo in concorso. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:.-l__"ilE Y A D E P OS Indagati sette medici per la morte di Domenico -tit_org- Morte del piccolo Domenico Monaldi, due medici indagati per falso -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096906819.PDF §---§ title§§ Bella la riforma (senza soldi) per il Ssn link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097406820.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 19 Mar 2026

Siamo alle solite: c 'è la cornice, ma il quadro è senza coperture finanziarie

pubDate§§ 2026-03-19T05:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097406820.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097406820.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097406820.PDF tp:ocr§§ Bella la riforma (senza soldi) per il Ssn Siamo alle solite: c’è la cornice, ma il quadro è senza coperture finanziarie A pproda in Senato il ddl delega per la riforma del Servizio sanitario nazionale. Ospedali di eccellenza con vocazione nazionale e internazionale, cure migliori per gli anziani non autosufficienti, reti assistenziali ridisegnate, medicina generale valorizzata. Obiettivi ambiziosi, poco da dire. Peccato che per le misure più rilevanti – quelle che riguardano le fasce più fragili della popolazione, dagli anziani non autosufficienti ai malati terminali – i conti non ci siano. E non ci siano non per negligenza o impreparazione, ma per scelta consapevole, codificata nella relazione tecnica con una formula ormai collaudata: la quantificazione degli oneri “appare di difficile individuazione in tale sede” e sarà rinviata ai futuri decreti attuativi. Non è la prima volta che questa formula compare su un provvedimento sanitario di questa portata. Poche settimane fa le stesse parole apparivano nella relazione tecnica al disegno di legge delega sulla farmaceutica, dove revisione del payback, nuova distribuzione e potenziamento delle farmacie territoriali erano stati dichiarati privi di quantificazione per la medesima ragione: la complessità della materia. Stesso schema, stesso linguaggio, stessa bollinatura della Ragioneria generale dello stato: positiva, ma nel senso che certifica la correttezza procedurale del rinvio, non la sostenibilità finanziaria della riforma. Le due cose, come dovrebbe essere ovvio a chi legga con attenzione quei documenti, sono diverse. Il risultato pratico è sempre identico: si approva una cornice senza sapere quanto costerà riempirla. E la parte più ambiziosa della riforma – quella per cui è stata concepita e che risponde ai bisogni più urgenti dei cittadini – resta sospesa in attesa di risorse che potrebbero anche non arrivare mai. Se i decreti attuativi non trovassero copertura finanziaria, la riforma del Ssn si ridurrebbe a una riclassificazione degli ospedali, a qualche aggiornamento organizzativo e a trenta milioni di sperimentazione per i centri di eccellenza. Utile, forse. Ma saremo lontanissimi dall’obiettivo dichiarato. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Bella la riforma (senza soldi) per il Ssn -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097406820.PDF §---§ title§§ Trapianto fallito, nuove accuse a due medici: falsificarono la cartella clinica del bimbo morto = Il trapianto fallito Due medici accusati di falso «Cartella del bimbo alterata» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097106817.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 19 Mar 2026

Napoli, i pm sui chirurghi già indagati Oppido e Bergonzoni: vanno interdetti Mancano dodici minuti nella ricostruzione dell'intervento al Monaldi

pubDate§§ 2026-03-19T05:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097106817.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097106817.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097106817.PDF tp:ocr§§ Trapianto fallito, nuove accuse a due medici: falsificarono la cartella clinica del bimbo morto Il trapianto fallito Due medici accusati di falso «Cartella del bimbo alterata» Napoli, i pm sui chirurghi già indagati Oppido e Bergonzoni: vanno interdetti Mancano dodici minuti nella ricostruzione dell’intervento al Monaldi Femiani a pagina 15 NAPOLI Patrizia se lo sentiva. Lo sapeva già quella sera del 23 dicembre, quando stava fuori dalla sala operatoria e aspettava. Lo aveva detto a chiunque passasse: ho un brutto presentimento. Nessuno le aveva dato retta. Adesso, a quasi un mese dalla morte di suo figlio Domenico — il 21 febbraio, dopo 59 giorni di calvario in terapia intensiva — su quella storia si abbatte una nuova accusa. Non più soltanto omicidio colposo, contestato a sette medici. Ora la Procura di Napoli ipotizza anche il falso in cartella clinica. E chiede al gip di interdire dall’esercizio della professione il cardiochirurgo Guido Oppido e la sua seconda operatrice Emma Bergonzoni. Dodici minuti. Spariti. È lì che si inceppa tutto. In quei dodici minuti che, sulla carta, semplicemente non esistono. Nella cartella clinica redatta dai due medici, l’orario del clampaggio — la manovra con cui si avvia l’espianto del cuore dal bambino e si occludono temporaneamente i vasi sanguigni — coincide esattamente con quello di arrivo del nuovo organo in sala operatoria. Stesso momento, tutto perfetto, tutto sincronizzato. Ma non è andata affatto così. I carabinieri del Nas di Napoli hanno raccolto testimonianze che raccontano un’altra storia. Il clampaggio sarebbe partito alle 14.18. Il cuore del donatore sarebbe arrivato alle 14.30, forse anche qualche minuto dopo. Almeno 12 minuti in cui Domenico era già stato privato del suo cuore, con il torace aperto. Ad aspettare un organo che si è dimostrato inutilizzabile. Lesionato. Ridotto a un blocco di ghiaccio. Colpa del ghiaccio secco usato durante il trasporto da Bolzano. Una cosa che non dovrebbe mai succedere. Oppido e Bergonzoni – che già fanno parte dei sette indagati – potranno difendersi nell’interrogatorio preventivo fissato a fine marzo. Nel frattempo, le indagini non si fermano. I Nas hanno sequestrato un altro telefono: quello della seconda perfusionista, presente in sala quel 23 dicembre. La donna avrebbe scattato foto e girato video durante l’intervento. Non è indagata, ma il suo telefono dovrebbe svelare come è andata davvero. Il 26 marzo è prevista la copia forense. «La ricostruzione accusatoria risulta basata non già su circostanze e risultanze oggettive bensì sui ricordi di alcuni dei componenti del personale sanitario presente in sala, dati e tempistiche che dovranno essere attentamente verificati – anche alla luce di evidenze oggettive e scientifiche – nella loro affidabilità, considerato altresì che le dichiarazioni sono state rese dopo mesi dall’accaduto, e che le divergenze temporali riferite risultano, peraltro, di modestissima entità (pochi minuti)», dicono i legali di Oppido, Alfredo Sorge e Vittorio Manes. «Proprio allo scopo di contribuire alla corretta ricostruzione della verità, del resto, – proseguono – la difesa ha sin da subito sollecitato lo svolgimento di tutte le indagini e le acquisizioni anche di natura tecnica finalizzate ad operare la più completa e corretta ricostruzione di quanto realmente accaduto». Un intensificarsi di colpi di scena che convince il presidente della Campania, Roberto Fico, a interrompere il programma di trapianto cardiaco pediatrico al Monaldi finché le condizioni di sicurezza non saranno ricostituite. I pazienti vengono seguiti al Bambino Gesù di Roma. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Nino Femiani Heading: Highlight: I difensori «Ricostruzione basata solo su ricordi Dati e tempi vanno verificati» La manager dell’ospedale ANNA IERVOLINA «Mi sento tradita da Oppido» Le parole in un’intervista Si sente «tradita» dal primario Guido Oppido. Intervistata da Il Mattino, la manager della Asl, Anna Iervolino, dice di essere «umanamente segnata» e che cominciò a maturare sospetti il 29 dicembre (sei giorni dopo l’intervento) «quando seppi che il responsabile della parte cardiologica del trapianto si era dimesso» LA VICENDA 1 IL 23 DICEMBRE Trapianto di cuore al bimbo di due anni Il piccolo Domenico Caliendo, 2 anni e mezzo, soffre di miocardite dilatativa e deve ricevere un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli 2 IL PROBLEMA L’organo donato arriva congelato Il cuore donato arriva a Napoli da Bolzano congelato a causa dell’uso di ghiaccio secco, troppo freddo. A Domenico era però già stato tolto il suo cuore 3 IL CALVARIO Attaccato all’Ecmo per quasi due mesi Domenico resta attaccato a una macchina, l’Ecmo, che lo tiene in vita in attesa di un altro trapianto. Il cuore arriva ma le sue condizioni sono ormai gravi Image:La mamma di Domenico al funerale del figlio, stringe a sé la foto del bimbo A destra, Patrizia Mercolino con il piccolo Domenico, morto il 21 febbraio A sinistra i ricordi lasciati davanti all’ospedale -tit_org- Trapianto fallito, nuove accuse a due medici: falsificarono la cartella clinica del bimbo morto Il trapianto fallito Due medici accusati di falso «Cartella del bimbo alterata» -sec_org- tp:writer§§ NINO FEMIANI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097106817.PDF §---§