title§§ Caos nelle anagrafi e pazienti «fantasma» I medici di base devono restituire 3 milioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760205784.PDF description§§
Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DEL VENETO VENEZIA E MESTRE" del 19 Mar 2026
Dal 2016 le Usl hanno pagato ai camici bianchi prestazioni per persone che non avevano più in cura
pubDate§§ 2026-03-19T04:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760205784.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760205784.PDF', 'title': 'CORRIERE DEL VENETO VENEZIA E MESTRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760205784.PDF tp:ocr§§ Caosnelleanagrafiepazienti«fantasma» Imedicidibasedevonorestituire3milioni Dal 2016 le Usl hanno pagato ai camici bianchi prestazioni per persone che non avevano più in cura VENEZIA Una bella tegola sta cadendo sulla testa dei medici di famiglia, costretti a restituire alle Usl di appartenenza la retribuzione percepita per i pazienti che, a partire dal 2016, non sono più loro assistiti, perché irreperibili o trasferiti in altri Comuni, province o Regioni, oppure all’estero. La magagna è emersa a febbraio, quando è finalmente iniziato l’allineamento tra l’Anagrafe unica regionale e l’Anagrafe nazionale assistiti, che attraverso controlli incrociati ha evidenziato migliaia di posizioni irregolari in tutta Italia. «Nel Veneto le verifiche sono partite dalle Usl di Belluno, Verona e Padova — spiega Claudio Salvatore, segretario della Fimmg Verona (sigla di categoria) — solo nella provincia scaligera noi 550 medici convenzionati dobbiamo restituire 550mila euro. Nel resto del Veneto i conteggi sono in atto. Ma secondo una nostra prima simulazione, che calcola un esborso medio di mille euro a professionista moltiplicato per 2770 dottori di famiglia operativi in tutta la regione, si arriva a 2milioni e 770mila euro. Si va dalle poche centinaia di euro in carico ai colleghi più giovani fino ai 5000-6000 euro che dovranno pagare quelli con la maggiore anzianità di servizio. E poi c’è l’esborso esteso ai pensionati e al momento non quantificabile, perché passa attraverso le ingiunzioni». Invece ai camici bianchi ancora al lavoro quanto dovuto viene prelevato, dallo scorso dicembre e fino a maggio, dalla busta paga. «A me hanno decurtato duemila euro — rivela Salvatore — a una mia collega 2500. Non è corretto agire senza un accordo, ma le Usl ci hanno risposto che le nostre retribuzioni sono gestite da una cooperativa esterna e quindi non è possibile avviare una contrattazione, nemmeno sulla possibile rateizzazione. Siamo le uniche vittime che pagano». Ma perché la categoria non cancella, man mano, dai propri elenchi gli assistiti che cambiano residenza? «Ormai siamo tutti massimalisti (media di 1.526 assistiti per medico, ma tanti arrivano a 1800, ndr) e quindi è molto difficile controllare una platea così ampia — replica il segretario di Fimmg Verona — soprattutto perché la maggioranza non si fa mai vedere. E poi per legge noi non possiamo andare al Distretto a cancellare il nome di uno di loro, a meno che non lo ricusiamo. Ma ci vogliono ragioni molto serie, non si possono ricusare per esempio 15 pazienti in una volta». Dal canto loro gli utenti pensano che sia automatica, quando si trasferiscono, la cancellazione del vecchio medico e l’iscrizione all’Anagrafe del nuovo da parte dei Comuni. «E invece non è così — spiega Antonio Broggio, segretario di Fimmg Padova — anche perché, ed è la causa del problema, non c’è comunicazione tra le Anagrafi comunali e quella regionale e ci vanno di mezzo le Usl. Aggiungo che mentre in Veneto quando ci arriva un nuovo paziente gli chiediamo di esibire la disdetta del vecchio dottore, in tante altre zone d’Italia ciò non avviene e quindi l’utente mantiene due professionisti, ognuno dei quali pagato dalla propria Regione per lo stesso assistito. Nello statino relativo allo stipendio di marzo l’Usl Euganea comunicherà a ciascuno di noi il numero di pazienti trasferiti o irreperibili e relativi conteggi e recuperi — aggiunge Broggio —. Ogni medico saprà quanto gli sarà prelevato dallo stipendio, comunque non superiore al 20% del compenso lordo». Si è pure acceso il faro della Corte dei Conti, pronta a far recuperare allo Stato i soldi spesi «impropriamente». «Ma la vera beffa, oltre al danno, è che noi quei soldi li avremmo presi lo stesso — chiude il segretario di Fimmg Padova — perché se fossimo stati consapevoli dei posti rimasti liberi li avremmo subito occupati con altri pazienti, vista la carenza ormai cronica di medici di famiglia». Testimoniata dall’ultima indagine della Fondazione Gimbe, secondo la quale non solo nel Veneto ne mancano 747, ma nel 2028 ne andranno in pens ione 469. E dal 2019 al 2024 è già andato perso il 14%. E il ricambio? Nel 2025 la Regione ha rilevato una flessione del 6% dei neolaureati iscritti al triennio di formazione in Medicina generale. Michela Nicolussi Moro ---End text--- Author: Michela Nicolussi Moro Heading: Highlight: Stipendio ? Lo stipendio dei medici di famiglia si compone di tre voci: la quota capitaria, cioè il compenso base per assistito (circa 35-70 euro annui); le indennità per collaboratori di studio e gli infermieri; compensi aggiuntivi per attività specifiche come vaccini e tamponi. ? L’importo lordo varia tra i 70.000 e i 150.000 euro all’anno, a seconda del numero di assistiti, dell’anzianità di servizio e del fatto di lavorare in Medicine di gruppo o da soli. Dal lordo vanno sottratte le spese di gestione dello studio e le tasse Image:In ambulatorio Il Veneto conta 2770 medici di famiglia, ognuno segue una media di 1526 pazienti. Ma ne mancano 747 e nel 2028 ne andranno in pensione 469 -tit_org- Caos nelle anagrafi e pazienti «fantasma» I medici di base devono restituire 3 milioni -sec_org- tp:writer§§ Michela Nicolussi Moro guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760205784.PDF §---§ title§§ Caos nelle anagrafi e pazienti «fantasma» I medici di base devono restituire 3 milioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760405790.PDF description§§
Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DI VERONA" del 19 Mar 2026
Dal 2016 le Usl hanno pagato ai camici bianchi prestazioni per persone che non avevano più in cura
pubDate§§ 2026-03-19T04:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760405790.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760405790.PDF', 'title': 'CORRIERE DI VERONA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760405790.PDF tp:ocr§§ Caosnelleanagrafiepazienti«fantasma» Imedicidibasedevonorestituire3milioni Dal 2016 le Usl hanno pagato ai camici bianchi prestazioni per persone che non avevano più in cura VENEZIA Una bella tegola sta cadendo sulla testa dei medici di famiglia, costretti a restituire alle Usl di appartenenza la retribuzione percepita per i pazienti che, a partire dal 2016, non sono più loro assistiti, perché irreperibili o trasferiti in altri Comuni, province o Regioni, oppure all’estero. La magagna è emersa a febbraio, quando è finalmente iniziato l’allineamento tra l’Anagrafe unica regionale e l’Anagrafe nazionale assistiti, che attraverso controlli incrociati ha evidenziato migliaia di posizioni irregolari in tutta Italia. «Nel Veneto le verifiche sono partite dalle Usl di Belluno, Verona e Padova — spiega Claudio Salvatore, segretario della Fimmg Verona (sigla di categoria) — solo nella provincia scaligera noi 550 medici convenzionati dobbiamo restituire 550mila euro. Nel resto del Veneto i conteggi sono in atto. Ma secondo una nostra prima simulazione, che calcola un esborso medio di mille euro a professionista moltiplicato per 2770 dottori di famiglia operativi in tutta la regione, si arriva a 2milioni e 770mila euro. Si va dalle poche centinaia di euro in carico ai colleghi più giovani fino ai 5000-6000 euro che dovranno pagare quelli con la maggiore anzianità di servizio. E poi c’è l’esborso esteso ai pensionati e al momento non quantificabile, perché passa attraverso le ingiunzioni». Invece ai camici bianchi ancora al lavoro quanto dovuto viene prelevato, dallo scorso dicembre e fino a maggio, dalla busta paga. «A me hanno decurtato duemila euro — rivela Salvatore — a una mia collega 2500. Non è corretto agire senza un accordo, ma le Usl ci hanno risposto che le nostre retribuzioni sono gestite da una cooperativa esterna e quindi non è possibile avviare una contrattazione, nemmeno sulla possibile rateizzazione. Siamo le uniche vittime che pagano». Ma perché la categoria non cancella, man mano, dai propri elenchi gli assistiti che cambiano residenza? «Ormai siamo tutti massimalisti (media di 1.526 assistiti per medico, ma tanti arrivano a 1800, ndr) e quindi è molto difficile controllare una platea così ampia — replica il segretario di Fimmg Verona — soprattutto perché la maggioranza non si fa mai vedere. E poi per legge noi non possiamo andare al Distretto a cancellare il nome di uno di loro, a meno che non lo ricusiamo. Ma ci vogliono ragioni molto serie, non si possono ricusare per esempio 15 pazienti in una volta». Dal canto loro gli utenti pensano che sia automatica, quando si trasferiscono, la cancellazione del vecchio medico e l’iscrizione all’Anagrafe del nuovo da parte dei Comuni. «E invece non è così — spiega Antonio Broggio, segretario di Fimmg Padova — anche perché, ed è la causa del problema, non c’è comunicazione tra le Anagrafi comunali e quella regionale e ci vanno di mezzo le Usl. Aggiungo che mentre in Veneto quando ci arriva un nuovo paziente gli chiediamo di esibire la disdetta del vecchio dottore, in tante altre zone d’Italia ciò non avviene e quindi l’utente mantiene due professionisti, ognuno dei quali pagato dalla propria Regione per lo stesso assistito. Nello statino relativo allo stipendio di marzo l’Usl Euganea comunicherà a ciascuno di noi il numero di pazienti trasferiti o irreperibili e relativi conteggi e recuperi — aggiunge Broggio —. Ogni medico saprà quanto gli sarà prelevato dallo stipendio, comunque non superiore al 20% del compenso lordo». Si è pure acceso il faro della Corte dei Conti, pronta a far recuperare allo Stato i soldi spesi «impropriamente». «Ma la vera beffa, oltre al danno, è che noi quei soldi li avremmo presi lo stesso — chiude il segretario di Fimmg Padova — perché se fossimo stati consapevoli dei posti rimasti liberi li avremmo subito occupati con altri pazienti, vista la carenza ormai cronica di medici di famiglia». Testimoniata dall’ultima indagine della Fondazione Gimbe, secondo la quale non solo nel Veneto ne mancano 747, ma nel 2028 ne andranno in pens ione 469. E dal 2019 al 2024 è già andato perso il 14%. E il ricambio? Nel 2025 la Regione ha rilevato una flessione del 6% dei neolaureati iscritti al triennio di formazione in Medicina generale. Michela Nicolussi Moro © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Michela Nicolussi Moro Heading: Highlight: Stipendio ? Lo stipendio dei medici di famiglia si compone di tre voci: la quota capitaria, cioè il compenso base per assistito (circa 35-70 euro annui); le indennità per collaboratori di studio e gli infermieri; compensi aggiuntivi per attività specifiche come vaccini e tamponi. ? L’importo lordo varia tra i 70.000 e i 150.000 euro all’anno, a seconda del numero di assistiti, dell’anzianità di servizio e del fatto di lavorare in Medicine di gruppo o da soli. Dal lordo vanno sottratte le spese di gestione dello studio e le tasse Image:In ambulatorio Il Veneto conta 2770 medici di famiglia, ognuno segue una media di 1526 pazienti. Ma ne mancano 747 e nel 2028 ne andranno in pensione 469 -tit_org- Caos nelle anagrafi e pazienti «fantasma» I medici di base devono restituire 3 milioni -sec_org- tp:writer§§ Michela Nicolussi Moro guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031901760405790.PDF §---§ title§§ "Mancano i medici di famiglia Serve al più presto un intervento strutturale" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903096106827.PDF description§§
Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DI VITERBO" del 19 Mar 2026
Estratto da pag. 15 di "GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" del 19 Mar 2026
Estratto da pag. 31 di "NAZIONE AREZZO" del 19 Mar 2026
Erano oltre trenta le zone non coperte, poi 22 hanno accettato l'incarico: ma restano ancora aree in difficoltà Sale la media di pazienti seguita, fino al tetto dei 1500 e cala il tempo a disposizione per le visite domiciliari
pubDate§§ 2026-03-19T06:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903200108027.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903200108027.PDF', 'title': 'NAZIONE AREZZO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903200108027.PDF tp:ocr§§ Medici di famiglia? Non pervenuti Difficoltà a reperire nuovi camici Vuoti nelle periferie e nei paesi Erano oltre trenta le zone non coperte, poi 22 hanno accettato l’incarico: ma restano ancora aree in difficoltà Sale la media di pazienti seguita, fino al tetto dei 1500 e cala il tempo a disposizione per le visite domiciliari AREZZO L’attuale capienza dello stadio Città di Arezzo non basterebbe a stivare i medici di medicina generale mancanti in Italia: 4mila seggiolini contro un’armata di 5.700 camici bianchi. L’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe lancia l’allarme di «carenze in 18 Regioni». Il piatto piange perché ancora non si intravede il verso con cui invertire la rotta di un invecchiamento della popolazione che non compensa il turnover generazionale. Gimbe stima (al 1 gennaio 2025) in Toscana 394 medici di famiglia mancanti, 466 che entro il 2028 raggiungeranno il tetto d’età pensionabile stabilito a 70 anni, con una media regionale di assistiti di 1.413 pazienti (1.383, il dato nazionale). A ottobre 2025 le zone carenti - aree in cui il numero dei medici di medicina generale è insufficiente rispetto al fabbisogno della popolazione - ad Arezzo e Provincia erano 31. Di questi 22 medici hanno accettato di ricoprire il posto, ma all’appello mancano ancora nove assegnazioni: tre in Casentino, tre in Valdarno, due in Valtiberina e uno in Valdichiana. A giugno 2025 i medici in servizio erano 197, al netto di 5 pensionamenti, tre over70 e due under70. «Quali sono gli ambiti territoriali nella provincia con il maggior numero di defezioni? - si chiede il segretario provinciale Arezzo della Fimmg Roberto Nasorri -: le periferie. La città è stata riempita, sono piuttosto le zone con minor concentrazione di pazienti ad essere andate perse». Il quadro non può che essere più ampio. Tra il 2019 e il 2024 il numero dei medici di famiglia è diminuito di ben 5.197 unità. Una riduzione che si colloca in un contesto demografico dove la popolazione invecchia e aumentano i bisogni clinico-assistenziali: nel 2025 gli over 65 erano quasi 14,6 milioni, di cui oltre la metà affetti da due o più malattie croniche. «La carenza - avvisa Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe - è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più fragili». La demografia della popolazione italiana è mutata: negli ultimi 40 anni i 65enni sono raddoppiati: dal 12,9% (7,29 milioni) nel 1985 al 24,7% (14,58 milioni) nel 2025. Ancora più marcato l’aumento degli over80, la cui prevalenza è più che triplicata: dal 2,5% (1,4 milioni) nel 1985 al 7,8% (4,58 milioni) nel 2025. Ergo, con un massimale di 1.500 assistiti per medico di base «adeguato al quadro demografico sino agli anni ’90, ma oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro e genera inevitabili ripercussioni su accessibilità e qualità dell’assistenza», puntualizza Cartabellotta. «I territori più attrattivi - spiega Nasorri - sono quelli in cui la medicina generale è organizzata. Con medici, associati, Case della salute, personale infermieristico e di supporto per la parte burocratica (ricette), è possibile fare ad Arezzo sanità di iniziativa. E cioè una medicina pro attiva che chiama anziché aspettare i pazienti per meglio gestire le cronicità. Ma senza un ricambio generazionale vero, anche con sistemi come la telemedicina, le zone periferiche soffriranno la mancanza di una figura professionale a portata di mano». ---End text--- Author: Francesco Ingardia Heading: Highlight: Il sistema funziona solo quando dietro c’è organizzazione Con i sanitari supportati da figure in grado di aiutare col carico burocratico Solo così la medicina p ro attiva è possibile Negli ultimi anni questa professione ha perso attrattività con disagi crescenti per i più fragili Image: -tit_org- Medici di famiglia? Non pervenuti Difficoltà a reperire nuovi camici Vuoti nelle periferie e nei paesi -sec_org- tp:writer§§ Francesco Ingardia guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903200108027.PDF §---§ title§§ Volontari al Pronto soccorso Piano per parare l'emergenza Emorragia medici di famiglia = Emergenza, avanti i volontari Piano pilota a livello regionale I codici minori saranno affidati con un bando alle associazioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903206008038.PDF description§§
Estratto da pag. 30 di "NAZIONE AREZZO" del 19 Mar 2026
Bigozzi e Ingardia alle pagine 2 e 3
pubDate§§ 2026-03-19T06:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903206008038.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903206008038.PDF', 'title': 'NAZIONE AREZZO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903206008038.PDF tp:ocr§§ Volontari al Pronto soccorso Piano per parare l’emergenza Emorragia medici di famiglia Bigozzi e Ingardia alle pagine 2 e 3 I «lati oscuri» della sanità Emergenza, avanti i volontari Piano pilota a livello regionale I codici minori saranno affidati con un bando alle associazioni Il personale manca e i concorsi vanno deserti: la Asl tenta una mossa drastica per snellire i tempi Medico, infermiere e tutor affiancheranno i titolari: convenzione di un anno con possibile rinnovo AREZZO L’immagine è un bivio. Paletta verde per i codici minori con equipe medica dedicata, paletta rossa, arancione e gialla, per i casi più seri. Due percorsi paralleli nel grande hub dell’emergenza al San Donato. L’immagine serve a inquadrare come cambia la mappa del Pronto soccorso nel piano messo a terra dalla Asl (e già allo studio nella precedente amministrazione) per risolvere il problema dei problemi: pochi medici, esplosione dei codici minori che affollano le sale , tempi di attesa dilatati. I numeri, come sempre, aiutano a capire le dimensioni del fenomeno, come riportiamo nel grafico. Ogni giorno al Pronto soccorso del San Donato arrivano in media tra 190 e 200 pazienti (ci sono fasi altalenanti nei flussi a seconda dei periodi); di questi oltre il 50 per cento escono dal Triage con un codice verde, ovvero un codice «a bassa che quindi non dovrebbe neppure «bussare» alla porta del Pronto soccorso. Effetto: sovraffollamento e in caso di surplus dei ricoveri, attese nel reparto di osservazione intensiva breve prima di essere trasferiti ai reparti. Come del resto già accaduto tra dicembre e gennaio per il picco dell’influenza. Una sorta di overbooking che penalizza il lavoro degli specialisti siddivisi in turni: quattro al mattino, quattro nel pomeriggio e due nella fascia notturna. Troppo pochi per una mole di lavoro che richiederebbe rinforzi. Ma è il cane che si morde la coda perché le scuole di specilizzazione nell’emergenza-urgenza sono deserte e nei Pronto soccorso (problema generalizzato) non c’è ricambio. Non solo: la campagna «acquisti» della Asl con incentivi per catturare nuovi camici bianchi specializzati, non ha raccolto numeri degni di nota. La coperta, dunque, è corta e la Asl corre ai ripari. Come? Con un progetto-pilota a livello toscano che prevede la collaborazione in convenzione con gli enti del Terzo Settore e le associazioni di volontariato che con il loro personale medico e infemieristico, diventano partner dei medici del Pronto Soccorso. L’Azienda ha lanciato un bando ed è ormai imminente l’assegnazione del servizio. Si tratta della presa in carico dei cosiddetti codici minori - circa 37 accessi al giorno (dato medio riferito al 2025) secondo i calcoli Asl ma in genere più alti per gli operatori, – da parte di un medico, un infermiere e un volontario (quest’ultimo impegnato nell’accoglienza dei pazienti). Attività che affianca e supporta quella degli specialisti dell’urgenza che guidano la pratica quotidiana e i compiti. Il servizio di accoglienza e gestione dei codici minori sarà garantito in una fascia oraria giornaliera che va dalle 8 alle 20, sette giorni su sette. Tutto avviene all’interno delle sale del Pronto soccorso e con le apparecchiature sanitarie messe a disposizione dalla Asl oltre ai dispositivi di protezione individuale per il personale e gli strumenti informatici. L’obiettivo di fondo è «separare» i casi lievi da quelli più seri creando due percorsi distinti di gestione e cura, per consentire ai medici del Pronto soccorso di concentrarsi sui casi più seri. Va da sè che la separazione dei percorsi dovrebbe servire anche ad abbattere i tempi di attesa, in cima al cachier de doelances degli aretini. Non a caso, nel bando vengono indicati anche i tempi di presa in carico dei pazienti, proprio per evitare attese prolungate. La convenzione dura un anno e può essere rinnovata. L’investimento che la Asl mette sul piatto è di 570 mila euro all’anno: chi si aggiudica il bando dovrà rendicontare le spese per ottenere il relavito rimborso come previsto dalla legge regionale del Terzo Settore . Criteri e parametri dei candidati vengono valutati da una commissione ad hoc che proprio in queste settimane sta concludendo l’esame delle adesioni e a breve dovrà pronunciarsi. Il piano Asl rientra nel programma strutturato di interventi per migliorare l’organizzazione dei percorsi assistenziali, l’efficienza dei flussi e la qualità della risposta ai cittadini nei pronti soccorso, con in testa il quartier generale del San Donato. Un piano articolato di interventi con al centro una strategia complessiva di rafforzamento dei servizi che punta a ottimizzare risorse e qualità delle prestazioni. Fin qui il grande «scudo» costruito intorno al Pronto soccorso per risolvere quella che in consiglio comunale la vicesindaco Lucia Tanti ha descritto come una «situazione non fuori controllo ma decisamente sotto stress, con numeri preoccupanti. Il pronto soccorso aretino dovrebbe avere come presenza media quella di 5 medici al mattino, 5 al pomeriggio, 3 la notte. Siamo sotto anche questo ‘minimo sindacale». Ma i numeri, quando c’è in ballo la salute, devono tornare. ---End text--- Author: Lucia Bigozzi Heading: I «lati oscuri» della sanità Highlight: IL BANDO Prevista a breve l’assegnazione Tra i candidati c’è un consorzio di enti che operano nel Terzo settore LO SCHEMA Percorsi separati con i casi più urgenti Attività operativa sette giorni su sette Investimento da oltre 500 mila euro •• 2 GIOVEDÌ — 19 MARZO 2026 – LA NAZIONE I LATI OSCURI DELL’ASSISTENZA Il reparto più fragile dell’ospedale Emergenza, avanti i volontari Piano pilota a livello regionale I codici minori saranno affidati con un bando alle associazioni Il personale manca e i concorsi vanno deserti: la Asl tenta una mossa drastica per snellire i tempi Medico, infermiere e tutor affiancheranno i titolari: convenzione di un anno con possibile rinnovo di Lucia Bigozzi AREZZO L’immagine è un bivio. Paletta verde per i codici minori con equipe medica dedicata, paletta rossa, arancione e gialla, per i casi più seri. Due percorsi paralleli nel grande hub dell’emergenza al San Donato. L’immagine serve a inquadrare come cambia la mappa del Pronto soccorso nel piano messo a terra dalla Asl (e già allo studio nella precedente amministrazione) per risolvere il problema dei problemi: pochi medici, esplosione dei codici minori che affollano le sale , tempi di attesa dilatati. I numeri, come sempre, aiutano a capire le dimensioni del fenomeno, come riportiamo nel grafico. Ogni giorno al Pronto soccorso del San Donato arrivano in media tra 190 e 200 pazienti (ci sono fasi altalenanti nei flussi a seconda dei periodi); di questi oltre il 50 per cento escono dal Triage con un codice verde, ovvero un codice «a bassa che quindi non dovrebbe neppure «bussare» alla porta del Pronto soccorso. Effetto: sovraffollamento e in caso di surplus dei ricoveri, attese nel reparto di osservazione intensiva breve prima di essere trasferiti ai reparti. Come del resto già accaduto tra dicembre e gennaio per il picco dell’influenza. Una sorta di overbooking che penalizza il lavoro degli specialisti siddivisi in turni: quattro al mattino, quattro nel pomeriggio e due nella fascia notturna. Troppo pochi per una mole di lavoro che richiederebbe rinforzi. Ma è il cane che si morde la coda perché le scuole di specilizzazione nell’emergenza-urgenza sono deserte e IL BANDO Prevista a breve l’assegnazione Tra i candidati c’è un consorzio di enti che operano nel Terzo settore nei Pronto soccorso (problema generalizzato) non c’è ricambio. Non solo: la campagna «acquisti» della Asl con incentivi per catturare nuovi camici bianchi specializzati, non ha raccolto numeri degni di nota. La coperta, dunque, è corta e la Asl corre ai ripari. Come? Con un progetto-pilota a livello toscano che prevede la collaborazione in convenzione con gli enti del Terzo Settore e le associazioni di volontariato che con il loro personale medico e infemieristico, diventano partner dei medici del Pronto Soccorso. L’Azienda ha lanciato un bando ed è ormai imminente l’assegnazione del servizio. Si tratta della presa in ca rico dei cosiddetti codici minori - circa 37 accessi al giorno (dato medio riferito al 2025) secondo i calcoli Asl ma in genere più alti per gli operatori, – da parte di un medico, un infermiere e un volontario (quest’ultimo impegnato nell’accoglienza dei pazienti). Attività che affianca e supporta quella degli specialisti dell’urgenza che guidano la pratica quotidiana e i compiti. Il servizio di accoglienza e gestione dei codici minori sarà garantito in una fascia oraria giornaliera che va dalle 8 alle 20, sette giorni su sette. Tutto avviene all’interno delle sale del Pronto soccorso e con le apparecchiature sanitarie messe a disposizione dalla Asl oltre ai dispositivi di protezione individuale per il personale e gli strumenti informatici. L’obiettivo di fondo è «separare» i casi lievi da quelli più seri creando due percorsi distinti di gestione e cura, per consentire ai medici del Pronto soccorso di concentrarsi sui casi più seri. Va da sè che la separazione dei percorsi dovrebbe servire anche ad abbattere i tempi di attesa, in cima al cachier de doelances degli aretini. Non a caso, nel bando vengono indicati anche i tempi di presa in carico dei pazienti, proprio per evitare attese prolungate. La convenzione dura un anno e può essere rinnovata. L’investimento che la Asl mette sul piatto è di 570 mila euro all’anno: chi si aggiudica il bando dovrà rendicontare le spese per ottenere il relavito rimborso come previsto dalla legge regionale del Terzo Settore. Criteri e parametri dei candidati vengono valutati da una commissione ad hoc che proprio in queste settimane sta concludendo l’esame delle adesioni e a breve dovrà pronunciarsi. Il piano Asl rientra nel programma strutturato di interventi per migliorare l’organizzazione dei percorsi assistenziali, l’efficienza dei flussi e la qualità della risposta ai cittadini nei pronti soccorso, con in testa il quartier generale del San Donato. Un piano articolato di interventi con al centro una strategia complessiva di rafforzamento dei servizi che punta a ottimizzare risorse e qualità delle prestazioni. Fin qui il grande «scudo» costruito intorno al Pronto soccorso per risolvere quella che in consiglio comunale la vicesindaco Lucia Tanti ha descritto come una «situazione non fuori controllo ma decisamente sotto stress, con numeri preoccupanti. Il pronto soccorso aretino dovrebbe avere come presenza media quella di 5 medici al mattino, 5 al pomeriggio, 3 la notte. Siamo sotto anche questo ‘minimo sindacale». Ma i numeri, quando c’è in ballo la salute, devono tornare. SANITÀ AI RAGGI X 190-200: media accessi giornalieri al ps (oltre il 50% codici minori) 4-4-2: equipe medica in servizio nei turni mattina - pomeriggio - notte Fonte: rapporto Gimbe al 1 gennaio 2025 Protagonisti in campo L’AZIENDA SANITARIA Marco Torre Direttore generale Asl Sud Est Ha messo a punto un programma strutturato che prevede il potenziamento dei servizi nell’hub dell’emergenza. LO SCHEMA Percorsi separati con i casi più urgenti Attività operativa sette giorni su sette Investimento da oltre 500 mila euro Le sigle del volontariato Gestiranno i codici minori Le associazioni di volontariato con il loro personale medico e infemieristico, diventano partner dei medici in Ps •• 2 GIOVEDÌ — 19 MARZO 2026 – LA NAZIONE I LATI OSCURI DELL’ASSISTENZA Il reparto più fragile dell’ospedale Emergenza, avanti i volontari Piano pilota a livello regionale I codici minori saranno affidati con un bando alle associazioni Il personale manca e i concorsi vanno deserti: la Asl tenta una mossa drastica per snellire i tempi Medico, infermiere e tutor affiancheranno i titolari: convenzione di un anno con possibile rinnovo di Lucia Bigozzi AREZZO L’immagine è un bivio. Paletta verde per i codici minori con equipe medica dedicata, paletta rossa, arancione e gialla, per i casi più seri. Due percorsi paralleli nel grande hub dell’emergenza al San Donato. L’immagine serve a inquadrare come cambia la mappa del Pronto soccorso nel piano messo a terra dalla Asl (e già allo studio nella precedente amministrazione) p er risolvere il problema dei problemi: pochi medici, esplosione dei codici minori che affollano le sale , tempi di attesa dilatati. I numeri, come sempre, aiutano a capire le dimensioni del fenomeno, come riportiamo nel grafico. Ogni giorno al Pronto soccorso del San Donato arrivano in media tra 190 e 200 pazienti (ci sono fasi altalenanti nei flussi a seconda dei periodi); di questi oltre il 50 per cento escono dal Triage con un codice verde, ovvero un codice «a bassa che quindi non dovrebbe neppure «bussare» alla porta del Pronto soccorso. Effetto: sovraffollamento e in caso di surplus dei ricoveri, attese nel reparto di osservazione intensiva breve prima di essere trasferiti ai reparti. Come del resto già accaduto tra dicembre e gennaio per il picco dell’influenza. Una sorta di overbooking che penalizza il lavoro degli specialisti siddivisi in turni: quattro al mattino, quattro nel pomeriggio e due nella fascia notturna. Troppo pochi per una mole di lavoro che richiederebbe rinforzi. Ma è il cane che si morde la coda perché le scuole di specilizzazione nell’emergenza-urgenza sono deserte e IL BANDO Prevista a breve l’assegnazione Tra i candidati c’è un consorzio di enti che operano nel Terzo settore nei Pronto soccorso (problema generalizzato) non c’è ricambio. Non solo: la campagna «acquisti» della Asl con incentivi per catturare nuovi camici bianchi specializzati, non ha raccolto numeri degni di nota. La coperta, dunque, è corta e la Asl corre ai ripari. Come? Con un progetto-pilota a livello toscano che prevede la collaborazione in convenzione con gli enti del Terzo Settore e le associazioni di volontariato che con il loro personale medico e infemieristico, diventano partner dei medici del Pronto Soccorso. L’Azienda ha lanciato un bando ed è ormai imminente l’assegnazione del servizio. Si tratta della presa in carico dei cosiddetti codici minori - circa 37 accessi al giorno (dato medio riferito al 2025) secondo i calcoli Asl ma in genere più alti per gli operatori, – da parte di un medico, un infermiere e un volontario (quest’ultimo impegnato nell’accoglienza dei pazienti). Attività che affianca e supporta quella degli specialisti dell’urgenza che guidano la pratica quotidiana e i compiti. Il servizio di accoglienza e gestione dei codici minori sarà garantito in una fascia oraria giornaliera che va dalle 8 alle 20, sette giorni su sette. Tutto avviene all’interno delle sale del Pronto soccorso e con le apparecchiature sanitarie messe a disposizione dalla Asl oltre ai dispositivi di protezione individuale per il personale e gli strumenti informatici. L’obiettivo di fondo è «separare» i casi lievi da quelli più seri creando due percorsi distinti di gestione e cura, per consentire ai medici del Pronto soccorso di concentrarsi sui casi più seri. Va da sè che la separazione dei percorsi dovrebbe servire anche ad abbattere i tempi di attesa, in cima al cachier de doelances degli aretini. Non a caso, nel bando vengono indicati anche i tempi di presa in carico dei pazienti, proprio per evitare attese prolungate. La convenzione dura un anno e può essere rinnovata. L’investimento che la Asl mette sul piatto è di 570 mila euro all’anno: chi si aggiudica il bando dovrà rendicontare le spese per ottenere il relavito rimborso come previsto dalla legge regionale del Terzo Settore. Criteri e parametri dei candidati vengono valutati da una commissione ad hoc che proprio in queste settimane sta concludendo l’esame delle adesioni e a breve dovrà pronunciarsi. Il piano Asl rientra nel programma strutturato di interventi per migliorare l’organizzazione dei percorsi assistenziali, l’efficienza dei flussi e la qualità della risposta ai cittadini nei pronti soccorso, con in testa il quartier generale del San Donato. Un piano articolato di interventi con al centro una strategia complessiva di rafforzamento dei servizi che punta a ottimizzare risorse e qualità delle prestazioni. Fin qui il grande «scudo» costruito intorno al Pronto soccorso per risolvere quella che in consiglio comunale la vicesindaco Lucia Tanti ha descritto come una «situazione non fuori controllo ma decisamente sotto stress, con numeri preoccupanti. Il pronto soccorso aretino dovrebbe avere come presenza media quella di 5 medici al mattino, 5 al pomeriggio, 3 la notte. Siamo sotto anche questo ‘minimo sindacale». Ma i numeri, quando c’è in ballo la salute, devono tornare. SANITÀ AI RAGGI X 190-200: media accessi giornalieri al ps (oltre il 50% codici minori) 4-4-2: equipe medica in servizio nei turni mattina - pomeriggio - notte Fonte: rapporto Gimbe al 1 gennaio 2025 Protagonisti in campo L’AZIENDA SANITARIA Marco Torre Direttore generale Asl Sud Est Ha messo a punto un programma strutturato che prevede il potenziamento dei servizi nell’hub dell’emergenza. LO SCHEMA Percorsi separati con i casi più urgenti Attività operativa sette giorni su sette Investimento da oltre 500 mila euro Le sigle del volontariato Gestiranno i codici minori Le associazioni di volontariato con il loro personale medico e infemieristico, diventano partner dei medici in Ps Image:SANITÀ AI RAGGI X 190-200: media accessi giornalieri al ps (oltre il 50% codici minori) 4-4-2: equipe medica in servizio nei turni mattina - pomeriggio - notte Fonte: rapporto Gimbe al 1 gennaio 2025 -tit_org- Volontari al Pronto soccorso Piano per parare l’emergenza Emorragia medici di famiglia Emergenza, avanti i volontari Piano pilota a livello regionale I codici minori saranno affidati con un bando alle associazioni -sec_org- tp:writer§§ LUCIA BIGOZZI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903206008038.PDF §---§ title§§ La carenza di medici «Poca programmazione e questi sono i risultati» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031902203701103.PDF description§§
Estratto da pag. 6 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 19 Mar 2026
Estratto da pag. 41 di "STAMPA SAVONA" del 19 Mar 2026
Estratto da pag. 9 di "UNIONE SARDA" del 19 Mar 2026
Estratto da pag. 15 di "AVVENIRE" del 19 Mar 2026
Estratto da pag. 10 di "DOMANI" del 19 Mar 2026
Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 19 Mar 2026
Siamo alle solite: c 'è la cornice, ma il quadro è senza coperture finanziarie
pubDate§§ 2026-03-19T05:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097406820.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097406820.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097406820.PDF tp:ocr§§ Bella la riforma (senza soldi) per il Ssn Siamo alle solite: c’è la cornice, ma il quadro è senza coperture finanziarie A pproda in Senato il ddl delega per la riforma del Servizio sanitario nazionale. Ospedali di eccellenza con vocazione nazionale e internazionale, cure migliori per gli anziani non autosufficienti, reti assistenziali ridisegnate, medicina generale valorizzata. Obiettivi ambiziosi, poco da dire. Peccato che per le misure più rilevanti – quelle che riguardano le fasce più fragili della popolazione, dagli anziani non autosufficienti ai malati terminali – i conti non ci siano. E non ci siano non per negligenza o impreparazione, ma per scelta consapevole, codificata nella relazione tecnica con una formula ormai collaudata: la quantificazione degli oneri “appare di difficile individuazione in tale sede” e sarà rinviata ai futuri decreti attuativi. Non è la prima volta che questa formula compare su un provvedimento sanitario di questa portata. Poche settimane fa le stesse parole apparivano nella relazione tecnica al disegno di legge delega sulla farmaceutica, dove revisione del payback, nuova distribuzione e potenziamento delle farmacie territoriali erano stati dichiarati privi di quantificazione per la medesima ragione: la complessità della materia. Stesso schema, stesso linguaggio, stessa bollinatura della Ragioneria generale dello stato: positiva, ma nel senso che certifica la correttezza procedurale del rinvio, non la sostenibilità finanziaria della riforma. Le due cose, come dovrebbe essere ovvio a chi legga con attenzione quei documenti, sono diverse. Il risultato pratico è sempre identico: si approva una cornice senza sapere quanto costerà riempirla. E la parte più ambiziosa della riforma – quella per cui è stata concepita e che risponde ai bisogni più urgenti dei cittadini – resta sospesa in attesa di risorse che potrebbero anche non arrivare mai. Se i decreti attuativi non trovassero copertura finanziaria, la riforma del Ssn si ridurrebbe a una riclassificazione degli ospedali, a qualche aggiornamento organizzativo e a trenta milioni di sperimentazione per i centri di eccellenza. Utile, forse. Ma saremo lontanissimi dall’obiettivo dichiarato. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Bella la riforma (senza soldi) per il Ssn -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097406820.PDF §---§ title§§ Trapianto fallito, nuove accuse a due medici: falsificarono la cartella clinica del bimbo morto = Il trapianto fallito Due medici accusati di falso «Cartella del bimbo alterata» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097106817.PDF description§§
Estratto da pag. 15 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 19 Mar 2026
Napoli, i pm sui chirurghi già indagati Oppido e Bergonzoni: vanno interdetti Mancano dodici minuti nella ricostruzione dell'intervento al Monaldi
pubDate§§ 2026-03-19T05:44:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097106817.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097106817.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097106817.PDF tp:ocr§§ Trapianto fallito, nuove accuse a due medici: falsificarono la cartella clinica del bimbo morto Il trapianto fallito Due medici accusati di falso «Cartella del bimbo alterata» Napoli, i pm sui chirurghi già indagati Oppido e Bergonzoni: vanno interdetti Mancano dodici minuti nella ricostruzione dell’intervento al Monaldi Femiani a pagina 15 NAPOLI Patrizia se lo sentiva. Lo sapeva già quella sera del 23 dicembre, quando stava fuori dalla sala operatoria e aspettava. Lo aveva detto a chiunque passasse: ho un brutto presentimento. Nessuno le aveva dato retta. Adesso, a quasi un mese dalla morte di suo figlio Domenico — il 21 febbraio, dopo 59 giorni di calvario in terapia intensiva — su quella storia si abbatte una nuova accusa. Non più soltanto omicidio colposo, contestato a sette medici. Ora la Procura di Napoli ipotizza anche il falso in cartella clinica. E chiede al gip di interdire dall’esercizio della professione il cardiochirurgo Guido Oppido e la sua seconda operatrice Emma Bergonzoni. Dodici minuti. Spariti. È lì che si inceppa tutto. In quei dodici minuti che, sulla carta, semplicemente non esistono. Nella cartella clinica redatta dai due medici, l’orario del clampaggio — la manovra con cui si avvia l’espianto del cuore dal bambino e si occludono temporaneamente i vasi sanguigni — coincide esattamente con quello di arrivo del nuovo organo in sala operatoria. Stesso momento, tutto perfetto, tutto sincronizzato. Ma non è andata affatto così. I carabinieri del Nas di Napoli hanno raccolto testimonianze che raccontano un’altra storia. Il clampaggio sarebbe partito alle 14.18. Il cuore del donatore sarebbe arrivato alle 14.30, forse anche qualche minuto dopo. Almeno 12 minuti in cui Domenico era già stato privato del suo cuore, con il torace aperto. Ad aspettare un organo che si è dimostrato inutilizzabile. Lesionato. Ridotto a un blocco di ghiaccio. Colpa del ghiaccio secco usato durante il trasporto da Bolzano. Una cosa che non dovrebbe mai succedere. Oppido e Bergonzoni – che già fanno parte dei sette indagati – potranno difendersi nell’interrogatorio preventivo fissato a fine marzo. Nel frattempo, le indagini non si fermano. I Nas hanno sequestrato un altro telefono: quello della seconda perfusionista, presente in sala quel 23 dicembre. La donna avrebbe scattato foto e girato video durante l’intervento. Non è indagata, ma il suo telefono dovrebbe svelare come è andata davvero. Il 26 marzo è prevista la copia forense. «La ricostruzione accusatoria risulta basata non già su circostanze e risultanze oggettive bensì sui ricordi di alcuni dei componenti del personale sanitario presente in sala, dati e tempistiche che dovranno essere attentamente verificati – anche alla luce di evidenze oggettive e scientifiche – nella loro affidabilità, considerato altresì che le dichiarazioni sono state rese dopo mesi dall’accaduto, e che le divergenze temporali riferite risultano, peraltro, di modestissima entità (pochi minuti)», dicono i legali di Oppido, Alfredo Sorge e Vittorio Manes. «Proprio allo scopo di contribuire alla corretta ricostruzione della verità, del resto, – proseguono – la difesa ha sin da subito sollecitato lo svolgimento di tutte le indagini e le acquisizioni anche di natura tecnica finalizzate ad operare la più completa e corretta ricostruzione di quanto realmente accaduto». Un intensificarsi di colpi di scena che convince il presidente della Campania, Roberto Fico, a interrompere il programma di trapianto cardiaco pediatrico al Monaldi finché le condizioni di sicurezza non saranno ricostituite. I pazienti vengono seguiti al Bambino Gesù di Roma. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Nino Femiani Heading: Highlight: I difensori «Ricostruzione basata solo su ricordi Dati e tempi vanno verificati» La manager dell’ospedale ANNA IERVOLINA «Mi sento tradita da Oppido» Le parole in un’intervista Si sente «tradita» dal primario Guido Oppido. Intervistata da Il Mattino, la manager della Asl, Anna Iervolino, dice di essere «umanamente segnata» e che cominciò a maturare sospetti il 29 dicembre (sei giorni dopo l’intervento) «quando seppi che il responsabile della parte cardiologica del trapianto si era dimesso» LA VICENDA 1 IL 23 DICEMBRE Trapianto di cuore al bimbo di due anni Il piccolo Domenico Caliendo, 2 anni e mezzo, soffre di miocardite dilatativa e deve ricevere un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli 2 IL PROBLEMA L’organo donato arriva congelato Il cuore donato arriva a Napoli da Bolzano congelato a causa dell’uso di ghiaccio secco, troppo freddo. A Domenico era però già stato tolto il suo cuore 3 IL CALVARIO Attaccato all’Ecmo per quasi due mesi Domenico resta attaccato a una macchina, l’Ecmo, che lo tiene in vita in attesa di un altro trapianto. Il cuore arriva ma le sue condizioni sono ormai gravi Image:La mamma di Domenico al funerale del figlio, stringe a sé la foto del bimbo A destra, Patrizia Mercolino con il piccolo Domenico, morto il 21 febbraio A sinistra i ricordi lasciati davanti all’ospedale -tit_org- Trapianto fallito, nuove accuse a due medici: falsificarono la cartella clinica del bimbo morto Il trapianto fallito Due medici accusati di falso «Cartella del bimbo alterata» -sec_org- tp:writer§§ NINO FEMIANI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/19/2026031903097106817.PDF §---§