title§§ Cure al Nord la Calabria supera tutti
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Estratto da pag. 16 di "CROTONESE" del 17 Mar 2026
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tp:ocr§§ Mobilità sanitaria Cure al Nord la Calabria supera tutti Nel 2023, in Calabria, è stato rilevato un saldo negativo "rilevante" della mobilità sanitaria regionale, pari a -326,9 milioni, in aumento di 22,1 milioni rispetto al 2022 che fa della regione quella con il passivo più alto. È quanto emerge dal Report sulla mobilità sanitaria della Fondazione Gimbe presentatoa Roma in occasione del trentennale della Fondazione. L'importo, afferma Gimbe, è costituito da crediti per 35.438.878, con la Regione che si colloca in 18ma posizione, e debiti per 362.371.686, con la Regione che si colloca in quinta posizione. “Il volume dell’erogazione di ricoveri e prestazioni specialistiche da parte di strutture private - afferma la Fondazione - è un indicatore della presenza e della capacità attrattiva del privato accreditato. La Regione si colloca in 12ma posizione con le strutture private che erogano il 36,3% del valore totale della mobilità sanitaria attiva regionale (media Italia 54,5%)”. L’impatto economico del saldo negativo è -178 euro. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Cure al Nord la Calabria supera tutti -sec_org-
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title§§ Medici di famiglia, carenze diffuse e pensionamenti in aumento: "Serve una riforma organica"
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Estratto da pag. 1 di "DOTTNET" del 17 Mar 2026
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tp:ocr§§ Medici di famiglia, carenze diffuse e pensionamenti in aumento: "Serve una riforma organica" SANITÀ PUBBLICA REDAZIONE DOTTNET 117/03/2026 10:42 Oltre 5.700 medici di famiglia mancanti in 18 Regioni e più di 8.000 in uscita entro il 2028. Per Gunbe la crisi è strutturale e aggravata dall'invecchiamento della popolazione. La carenza dei medici di famiglia m Italia non è più un fenomeno episodico, ma il segnale di una crisi strutturale destinata ad aggravarsi nei prossimi anni. A indicarlo sono le analisi della Fondazione Gimbe, che mettono insieme due elementi destinati a convergere; una dotazione già insufficiente e un'ondata di pensionamenti imminente. Secondo i dati più recenti, nel Paese mancano oltre 5.700 medici di medicina generale distribuiti in 18 Regioni, con criticità più marcate nelle aree a maggiore densità abitativa. Il carico assistenziale medio ha già superato i livelli considerati ottimali: ogni medico segue in media 1.383 assistiti, ben oltre la soglia di riferimento di 1.200. Alcuni esempi rendono evidente la dimensione del fenomeno, ø Lombardia si registrano 1.540 medici mancanti e ogni professionista arriva a seguire in media 1.533 pazienti, mentre in Veneto gli assistiti medi sono 1.526 e in Campania 1.425, a fronte di una carenza di oltre 600 medici. Anche in regioni con sistemi sanitari strutturati come Emilia-Romagna e Piemonte si registrano rispettivamente oltre 500 e 460 medici mancanti, con carichi assistenziali ben superiori alla soglia ottimale. "Con livelli eli saturazione così elevati viene limitato il principio della libera scelta", osserva il presidente della Fondazione, Nino CartabeUotta. Una crisi destinata a peggiorare II quadro attuale rischia però di essere solo una fase intermedia. Tra il 2025 e il 2028, infatti, oltre 8.000 medici di famiglia raggiungeranno l'età pensionabile, dopo che tra il 2019 e il 2024 il sistema ne ha già persi più di 5.000. Secondo Gimbe, alla base della carenza vi è una programmazione inadeguata, incapace di garantire un ricambio generazionale sufficiente. Anche nelle ipotesi più favorevoli — con tutte le borse di formazione assegnate e nessun pensionamento anticipato — le nuove entrate non sarebbero comunque m grado di compensare le uscite. "Per anni non è stato garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti dei medici di famiglia", sottolinea CartabeUotta. Più bisogni, meno medici A rendere ancora più critica la situazione è la trasformazione demografica. Nel 2025 gli over 65 in Italia sono quasi 14,6 milioni, e oltre la metà convive con due o più patologie croniche. Negli ultimi quarant'anni la popolazione anziana è quasi raddoppiata, mentre gli over 80 sono triplicati. Un aumento della domanda di assistenza che non è stato accompagnato da un adeguamento del numero di medici ne dei modelli organizzativi. "Senza una visione — avverte Cartabellotta — Governo e Regioni continueranno a mettere in campo soluzioni frammentate per tamponare una grave crisi che richiede invece una riforma organica e coraggiosa della medicina generale". -tit_org- Medici di famiglia, carenze diffuse e pensionamenti in aumento: “Serve una riforma organica” -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Analisi della fondazione Gimbe, mancano oltre 5.700 medici di famiglia. Carenze in 18 regioni
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Estratto da pag. 1 di "notizie" del 17 Mar 2026
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tp:ocr§§ Analisi della fondazione Gimbe, mancano oltre 5.700 medici di famiglia. Carenze in 18 regioni martedì 17 marzo 2026 15:31 - Notizie In Italia mancano 5.716 medici di famiglia distribuiti m l8 Regioni. In particolare, "le situazioni più critiche si registrano m quasi tutte le più grandi: Lombardia (-1.540), Veneto (-747), Campania (-643), Emilia-Romagna (-502), Piemonte (-463), Toscana (-394), Lazio (-358). Non si rilevano, invece, carenze in Basilicata, Molise e Sicilia". Carenze minori invece si rilevano in Puglia (-279 medici), Marche (-161), Friuli Venezia Giulia (-156), Sardegna (-143), Liguria (-116), Provincia autonoma di Bolzano (-80) e di Trento (-53), Calabria (-43), Valle d'Aosta (-15), Abruzzo e Umbria (-12). Lo evidenzia l'analisi della Fondazione Gimbe basata su dati Sisac. Per garantire una distribuzione omogenea e capillare dei medici di famiglia, tenendo conto della prossimità e della densità abitativa, la Fondazione Gimbe ha assunto come riferimento il rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 assistiti. Numero però lontano dalla realtà: al primo gennaio 2025, i 36.812 medici di famiglia avevano in carico oltre 50,9 milioni di assistiti, con una media di 1.383 a testa e marcate differenze regionali: dai 1.533 pazienti ciascuno della Lombardia ai 1.153 pazienti nel Molise. Nel mezzo ci sono il Veneto con 1.526 assistiti, Pa di Bolzano (1525), Friuli Venezia Giulia (1.473), Valle d'Aosta (1.432), Campania (1.425). Emilia-Romagna (1.420), Toscana (1.413), Piemonte (1.407), Marche (1.406), Pa Trento (1.388), Sardegna (1.384). Sotto la media italiana ci sono Liguria con 1.345, Puglia (1.331), Lazio (1.314), Calabria (1.242), Umbria (1.223), Abruzzo (l.2l6), Sicilia (1.177), Molise (1.154) e Basilicata (1.153). "Con livelli di saturazione così elevati viene limitato il principio della libera scelta", commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Considerato che le stime sono calcolate sulla media regionale, precisa Cartabellotta, "non si può escludere che, anche nelle Regioni dove non emerge una carenza, possano esserci ambiti territoriali o singole aree carenti". -tit_org- Analisi della fondazione Gimbe, mancano oltre 5.700 medici di famiglia. Carenze in 18 regioni -sec_org-
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title§§ Carenza medici, Scotti (Fimmg): «Non è un'emergenza improvvisa, la professione va resa più attrattiva»
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Estratto da pag. 1 di "notizie" del 17 Mar 2026
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tp:ocr§§ Carenza medici, Scotti (Fimmg): «Non è un'emergenza improvvisa, la professione va resa più attrattiva» martedì 17 marzo 202615:31 - Notìzie «La carenza di medici di famiglia non è un'emergenza improvvisa ma il risultato di una programmazione sbagliata durât decenni. Se non rendiamo la professione più attrattiva per i giovani medici continueremo a rincorrere le emergenze». Lo dice il segretario della Fimmg, Suvestro Scotti, commentando con "La Stampa" i numeri dell'analisi della Fondazione Gimbe realizzata sui dati Sisac. Per Scotti la strada è chiara: «Servono percorsi formativi universitari strutturati, un'organizzazione del lavoro che valorizzi il lavoro in team nelle Case di comunità e condizioni professionali che permettano ai medici di famiglia di lavorare con tecnologie, personale di supporto e prospettive di carriera paragonabili a quelle delle altre specialità». -tit_org- Carenza medici, Scotti (Fimmg): «Non è un'emergenza improvvisa, la professione va resa più attrattiva» -sec_org-
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§---§
title§§ Analisi della fondazione Gimbe: 8.180 medici di famiglia in pensione entro il 2028, programmazione inadeguata
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Estratto da pag. 1 di "notizie" del 17 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-17T17:27:00+00:00
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tp:ocr§§ Analisi della fondazione Gimbe: 8.180 medici di famiglia in pensione entro il 2028, programmazione inadeguata martedì 17 marzo 202615:32 - Notizie Tra il 2019 e il 2024 il numero dei medici di medicina generale è diminuito di ben 5.197 unità e tra il 2025 e il 2028 ben 8.180 hanno raggiunto o raggiungeranno il limite di età per la pensione. Lo rivelano i dati della Fondazione Gimbe che mostrano come la carenza dei medici di medicina generale affondi le radici in una programmazione inadeguata. "Per anni non è stato garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti dei medici di famiglia", afferma il presidente Gimbe Nino Cartabellotta commentando i dati emersi dall'analisi della Fondazione. "Da un lato, infatti, sempre più medici di famiglia scelgono di ritirarsi prima dei 70 anni, dall'altro il numero di medici che completa il percorso formativo è inferiore alle borse finanziate: non tutte vengono assegnate e almeno il 20% degli iscritti abbandona il percorso". Ma, anche se tutti i cosiddetti 'medici di base' andassero m pensione a 70 anni e tutte le borse di specializzazione finanziate tra il 2022 e il 2025 fossero assegnate, "le nuove leve non riuscirebbero comunque a coprire i pensionamenti e le carenze", aggiunge Cartabellotta. Inoltre, la programmazione del fabbisogno di medici e i criteri per definire il numero massimo di pazienti che possono assistere dovrebbe tener conto, e non accade, dell'invecchiamento della popolazione e dell'aumento dei bisogni di cura: nel 2025 gli over 65 in Italia erano quasi 14,6 milioni, di cui oltre la metà soffre di due o più malattie croniche. Negli ultimi quarant'anni la quota di residenti con più di 65 anni è quasi raddoppiata, da 7,3 milioni a 14,5 milioni nel 2025. Mentre è triplicato l'aumento degli over 80, da 1,4 milioni nel 1985 a 4,5 milioni nel 2025. "Senza una visione - conclude il presidente Gimbe - Governo e Regioni continueranno a mettere in campo soluzioni frammentate per tamponare una grave crisi che richiede invece una riforma organica e coraggiosa della medicina generale". ^ -tit_org- Analisi della fondazione Gimbe: 8.180 medici di famiglia in pensione entro il 2028, programmazione inadeguata -sec_org-
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title§§ Antivirus - La progressiva cris della sanità Italiana
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Estratto da pag. 10 di "FATTO QUOTIDIANO" del 17 Mar 2026
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ LA PROGRESSIVA CRISI DELLA SANITÀ ITALIANA ANTIVIRUS MARIA RITA GISMONDO L a gestione della sanità pubblica italiana è stata un’eccellenza mondiale, sin dalla sua istituzione. Nel tempo si è ovviamente trasformata. Le tappe chiave dell’evoluzione sanitaria in Italia sono state il sistema pre 1978 fondato sulle Mutue, enti mutualistici (es. Inam) legati alla posizione lavorativa, creando disuguaglianze tra lavoratori assicurati e non. La svolta del 1978 (legge 833) si è avuta con l’istituzione del Ssn. La salute diventa un diritto fondamentale e universale, garantito a tutti i cittadini, finanziato dalla fiscalità generale. La vera svolta che ne ha determinato un cambiamento radicale è avvenuta negli anni 90 con la cosiddetta aziendalizzazione, la trasformazione delle Unità Sanitarie Locali (Usl) in Aziende Sanitarie Locali (Asl) e Ospedaliere, introducendo logiche di efficienza econoSVOLTE DALLA mica e aziendale. Se da una parte tale riforma interveniva sulla neRIFORMA DEL cessità di ottimizzazione dei costi ’78 ALLA LOGICA ed efficienza delle prestazioni, dall’altra ha determinato un conDEI COSTI cetto di salute troppo spesso mateE DEI PROFITTI rializzato e monetizzato. Come spesso avviene, si è passati da una gestione senza un reale controllo dei costi e dell’efficienza a una ostinata esigenza di risparmio e produttività economica. Nel 1995 sono stati creati i Drg, acronimo di “Diagnosis Related Group” (“Raggruppamenti Omogenei di Diagnosi”), sistema di retribuzione degli ospedali per l’attività di cura, che presuppone che malattie simili, in reparti ospedalieri simili, comportino lo stesso consumo di risorse materiali e umane. In pratica, meno si spende per la cura del paziente e più si risparmia e si guadagna, poiché il rimborso rimarrà quello previsto dal Drg. Nel 2001, con la riforma del Titolo V della Costituzione, la gestione della sanità passa prevalentemente alle Regioni, portando a notevoli differenze di qualità tra Nord e Sud, tra regioni ricche e povere. Cresce il pellegrinaggio sanitario e cresce il ricorso al privato. Malgrado ciò, la sanità italiana è posizionata al quarto posto nel mondo per efficienza, ma ricordiamo che negli anni 2000 era al secondo posto dopo la Francia. Non è da sottovalutare la coincidenza con la riforma di quegli anni. ---End text--- Author: MARIARITA GISMONDO Heading: ANTIVIRUS MARIA RITA GISMONDO Highlight: SVOLTE DALLA RIFORMA DEL ’78 ALLA LOGICA DEI COSTI E DEI PROFITTI Image: -tit_org- Antivirus - La progressiva cris della sanità Italiana -sec_org-
tp:writer§§ MARIARITA GISMONDO
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title§§ Dispositivi medici, tributo sul tavolo della Consulta
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Estratto da pag. 23 di "ITALIA OGGI" del 17 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-17T05:16:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Dispositivi medici, tributo sul tavolo della Consulta Fondo per il governo dei dispositivi medici al vaglio della Consulta. Il Consiglio di Stato ha sollevato dubbi di legittimità costituzionale sul nuovo tributo di scopo applicato alle vendite dirette di dispositivi medici e diagnostici in vitro al Servizio sanitario nazionale (SSN), pari allo 0,75% del fatturato. Il prelievo è stato introdotto per finanziare il Fondo per il governo dei dispositivi medici. Con l’ordinanza n. 1588/2026, la Terza Sezione del Consiglio di Stato (presidente De Nictolis, estensore Cerroni) ha rimesso alla Consulta la valutazione delle norme che istituiscono il Fondo ex art. 15, comma 2, lett. h), legge 53/2021, art. 28 del d.lgs. 137/2022 e art. 24 del d.lgs. 138/2022, evidenziando possibili contrasti con gli artt. 3 e 53 della Costituzione, in relazione ai principi di ragionevolezza, uguaglianza e capacità contributiva. La questione riguarda le imprese che producono o commercializzano dispositivi medici e diagnostici, in particolare quelle che vendono direttamente al SSN. La normativa prevede che tali operatori contribuiscano al finanziamento del sistema di governo dei dispositivi versando una quota del fatturato generato dalle vendite alla sanità pubblica. Secondo il CdS, tuttavia, il nuovo contributo si inserisce in un quadro già caratterizzato da numerosi prelievi settoriali, con il rischio di determinare un effetto cumulativo che trasformi la logica della tassazione di scopo in un sistema di imposizione ripetuta su una platea limitata di operatori, senza una valutazione puntuale del fabbisogno effettivo e della reale capacità contributiva del settore. Il prelievo colpisce inoltre esclusivamente i fornitori che vendono direttamente alla committenza pubblica, escludendo sia i produttori che non operano con il SSN sia gli operatori attivi solo nel mercato privato o accreditato, pur beneficiando delle attività di regolazione finanziate dal Fondo. Quindi, far partecipare il settore ai costi dell’apparato pubblico di regolazione richiesto dai regolamenti UE 2017/745 e 2017/746 e la concreta struttura del tributo, si traduce in un onere selettivo difficilmente conciliabile con i principi costituzionali richiamati. La rimessione alla Consulta non sospende l’efficacia della disciplina, ma evidenzia rilevanti criticità del meccanismo di finanziamento settoriale. L’ accoglimento delle questioni sollevate potrebbe incidere sull’intero impianto del contributo e sui relativi atti attuativi. Nicola Fuoco _____ _____ ---End text--- Author: Nicola Fuoco Heading: Highlight: Image: -tit_org- Dispositivi medici, tributo sul tavolo della Consulta -sec_org-
tp:writer§§ Nicola Fuoco
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§---§
title§§ Libera professione intramuraria per medici e operatori sanitari militari
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Estratto da pag. 30 di "ITALIA OGGI" del 17 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-17T05:16:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Libera professione intramuraria per medici e operatori sanitari militari Libera professione intramuraria per i medici e gli operatori sanitari militari. Una riorganizzazione generale del comparto, con l’unificazione di quattro corpi sotto un unico comando, con l’introduzione della nuova figura del Comandante della sanità militare. In generale, l’istituzione del Servizio sanitario militare nazionale, con specifici compiti e funzioni. Queste le principali novità contenute nello schema di dlgs recante disposizioni in materia di revisione della struttura organizzativa e ordinativa della sanità militare (Atto Camera 366), che ha incassato i pareri favorevoli delle commissioni difesa, affari sociali, bilancio e tesoro di Montecitorio. Il termine per l’adozione del decreto scade il prossimo 6 aprile. Il testo ridefinisce la sanità militare, un settore disciplinato dal dlgs 66/2010 (Codice dell’ordinamento militare). Viene operata una riorganizzazione dell’intero sistema, con l’istituzione del Servizio sanitario militare nazionale, la nomina del Comandante della sanità militare e la costituzione del Comando della sanità militare e diramazioni periferiche. Il riassetto tocca, in particolare, l’attività dei professionisti. Una delle novità di maggiore impatto, infatti, riguarda la possibilità per tutto il personale sanitario militare di svolgere la libera professione intramuraria. Un passaggio evidenziato anche da Nursing up, il sindacato degli infermieri; recentemente, il governo è intervenuto sospendendo il vincolo di esclusività, quindi concedendo la libera professione a infermieri e altri operatori sanitari, ma solo in via temporanea (fino al 2027). La richiesta del sindacato è di arrivare allo sblocco reale e definitivo del vincolo, sulla falsariga di quanto si sta facendo con la sanità militare. Tra le altre novità del decreto, infine, anche la possibilità di esercitare la medicina generale nelle strutture sanitarie militari, nonché la promozione su scala nazionale di modelli di integrazione con il servizio sanitario nazionale per l’aumento dell’attività ambulatoriale specialistica e delle capacità nella diagnostica per immagini, nelle analisi cliniche e nella ricerca. Michele Damiani _____© Riproduzione riservata _____ n ---End text--- Author: Michele Damiani Heading: Highlight: Image: -tit_org- Libera professione intramuraria per medici e operatori sanitari militari -sec_org-
tp:writer§§ Michele Damiani
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§---§
title§§ «Il riordino delle professioni»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/17/2026031701768605966.PDF
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Estratto da pag. 31 di "SOLE 24 ORE" del 17 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-17T05:16:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ «il riordino delle professioni» «Con il Ddl delega sulle professioni sanitarie vogliamo affrontare nodi centrali come carenza di personale, evoluzione delle competenze e formazione», così il ministro della Salute Schillaci agli Stati generali della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, di riabilitazione e prevenzione ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «Il riordino delle professioni» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/17/2026031701768605966.PDF
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title§§ L'allarme infermieri non è solo questione di basse retribuzioni
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Estratto da pag. 30 di "SOLE 24 ORE" del 17 Mar 2026
Di
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tp:ocr§§ L’intervento l’allarme infermieri non è solO QUESTIONE DI BASSE RETRIBUZIONI di Antonio Davide Barretta L a fuga degli infermieri dal Ssn e la crescente carenza di questi professionisti rappresentano, in questo momento, una delle principali difficoltà delle Regioni e delle aziende sanitarie del nostro Paese. Con l'obiettivo di contribuire all'identificazione di possibili soluzioni, questo contributo propone una breve rassegna della letteratura scientifica che ha indagato le ragioni per cui gli infermieri italiani dichiarano di volere lasciare il proprio luogo di lavoro. L'approfondimento è stato realizzato attraverso: una ricerca su PubMed per identificare gli articoli più pertinenti; l'inclusione dei soli studi empirici pubblicati fra il 1° gennaio 2025 e il 28 febbraio 2026; l'esclusione degli studi focalizzati sul periodo pandemico da Covid-19; la selezione di ricerche condotte esclusivamente su infermieri operanti nel nostro Paese. Applicando i criteri di cui sopra sono stati identificati 8 articoli che analizzano le cause alla base dell'intenzione degli infermieri di lasciare il proprio lavoro. Sotto osservazione le principali cause per le quali gli infermieri che sono stati intervistati hanno dichiarato di voler lasciare il proprio luogo di lavoro o addirittura la professione. In particolare, gli studi esaminati mettono in evidenza che: O Un rapporto non soddisfacente con i superiori gerarchici (dirigenti e coordinatori infermieristici) rappresenta una delle principali fonti di insoddisfazione e demotivazione. Eccessivo controllo, scarso coinvolgimento nelle decisioni, mancanza di ascolto e stile di direzione autoritario sono tra i comportamenti subiti più frequentemente associati all'intenzione di lasciare il posto di lavoro. O Un ulteriore fattore rilevante è l'elevato carico emotivo connesso con l'esposizione prolungata alla sofferenza altrui, variabile anche in funzione del setting assistenziale. O Infine, retribuzioni percepite come non adeguate alle responsabilità, difficoltà nel conciliare vita professionale e personale, complessità del setting in cui si opera e conflittualità nell'ambiente di lavoro - sia con pazienti e familiari sia tra colleghi contribuiscono in modo significativo all'intenzione di lasciare il posto di lavoro. Questi risultati mostrano chiaramente che la leva retributiva, pur importante, non è sufficiente da sola a trattenere gli infermieri. Altri aspetti organizzativi e relazionali risultano determinanti per favorirne la fidelizzazione. In primo luogo, è essenziale che dirigenti e coordinatori infermieristici adottino uno stile di leadership basato su ascolto, partecipazione e valorizzazione del personale. In questa prospettiva appaiono utili sia percorsi formativi mirati alla gestione delle risorse umane, sia sistemi di valutazione dei comportamenti organizzativi di chi ricopre ruoli di coordinamento. In secondo luogo, è fondamentale monitorare e contenere il carico emotivo, promuovendo iniziative volte a mantenerlo entro livelli sostenibili. Offrire sostegno psicologico, considerare il carico emotivo tra i criteri che orientano la mobilità interna e organizzare percorsi di meditazione o altre iniziative di gestione dello stress rappresentano strategie concrete per sostenere e fidelizzare il personale infermieristico. In conclusione, gli studi analizzati evidenziano l'opportunità che ogni azienda sanitaria si doti di un vero e proprio piano dedicato al benessere organizzativo del proprio personale, costruito sulle specifiche esigenze delle diverse figure professionali e, in particolare, della componente infermieristica. Direttore generale Aou senese © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: antonio davide barretta Heading: Highlight: Image:Sos carenza. In Italia mancano almeno 60mila infermieri -tit_org- L’allarme infermieri non è solo questione di basse retribuzioni -sec_org-
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