title§§ Salute connessa il metodo philips per chiudere il gap
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/16/2026031601954403589.PDF
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Estratto da pag. 25 di "L'ECONOMIA" del 16 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-16T04:51:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ SALUTE CONNESSA IL METODO PHILIPS PER CHIUDERE IL GAP Il ceo Roy Jakobs: «La strategia al 2028 punta alla riduzione del divario tecnologico fra le strutture sanitarie, per dare assistenza nonostante la carenza di personale e finanziamenti». Ricavi 2025 in aumento (+ 2%) a 17,8 miliardi. Il nodo privacy: «La sicurezza è per noi una priorità» di MA SSI MILIAN O DE L BA R B A O ggi siamo di fronte a una nuova fase della demografia mondiale: nel prossimo futuro saremo sempre meno, saremo sempre più anziani (in Italia l’età media è già di 48,7 anni) e, come se non bastasse, avremo a disposizione sempre meno risorse. Un cambiamento di scenario che, guardando alla sanità, ha innescato una riflessione trasversale che ha coinvolto non solo i governi e il personale ospedaliero, ma anche i fornitori di strumentazioni mediche, a cui si richiede oggi maggior automatizzazione dei processi diagnostici, più flessibilità di utilizzo delle apparecchiature, soprattutto ampia complementarietà fra diverse tecnologie per estrarre dai dati raccolti sui pazienti informazioni utili a sviluppare, grazie anche all’intelligenza artificiale, cure innovative. Non è un caso che il nuovo piano industriale al 2028 di Philips si basi proprio su quella che il suo ceo, Roy Jakobs, in Italia per inaugurare il Centro Diagnostico MedEx Ferrari di Maranello, che si avvale anche della strumentazione Philips, definisce «la riduzione del divario tecnologico fra diverse strutture sanitarie per poter affrontare la crescente domanda di assistenza nonostante la carenza di personale e finanziamenti». Multinazionale olandese fondata nel 1891, oggi una public company controllata come socio di maggioranza dalla Exor della famiglia Agnelli al 18,7%, dopo essere stata per più di 120 anni tra le maggiori aziende al mondo nel settore elettronico, Philips ha scorporato tali attività a partire dal 2011 per concentrarsi nelle nuove tecnologie per la salute. Punto di riferimento nel mercato della diagnostica per immagini, dell’ecografia, della terapia guidata da immagini, del monitoraggio dei pazienti e dell’informatica sanitaria, oggi la società, che occupa circa 70 mila dipendenti in oltre cento Paesi (700 in Italia, dove è presente da oltre un secolo, anche con il Technology Innovation Center di Genova) ha chiuso il 2025 con ricavi per 17,8 miliardi, in aumento del 2% sull’esercizio precedente, e un Ebitda del 12,3% sul fatturato, ma ha rivisto al ribasso le prospettive di crescita sul 2026 dal 4,5% al 3% a causa dell’impatto dei dazi Usa e dell’instabilità: «Abbiamo avviato il Piano 2026-2028 con un obiettivo chiaro — spiega il manager, 52 anni, appena riconfermato dal board — , e cioè guidare una crescita profittevole e creare valore sostenibile, facendo leva su innovazione e intelligenza artificiale come motori strutturali di competitività. Il tratto distintivo è un modello di innovazione platform-based che integra dispositivi, software, dati e Ai. In una fase in cui i sistemi sanitari sono sotto pressione, tra invecchiamento della popolazione, aumento delle cronicità e vincoli di risorse, la sfida è aumentare produttività ed efficienza senza compromettere la qualità della cura». Integrazione L’idea che sta alla base di questo cambiamento è insomma quella che la realizzazione di piattaforme interoperabili e sicure permetta di standardizzare i processi, ottimizzare le risorse e supportare decisioni cliniche più rapide e informate. Il fatto poi che Philips possa già contare su un’ampia base installata di macchinari (dalle tac alle risonanze magnetiche fino agli ecografi) e su soluzioni già integrate nei sistemi sanitari, farà — secondo Jakobs — da volano per accompagnare la transizione verso un’assistenza sempre più connessa, guidata dai dati e a misura di paziente. «L’attuale scenario globale — prosegue il ceo, alla guida dell’azienda dal 2022 — richiede agilità e flessibilità per adattarsi a eventi imprevedibili. Ecco perché l’attenzione del nostro management è rivolta a ciò che noi definiamo “il controllo degli elementi controllabili” per garantire il
raggiungimento tempestivo degli obiettivi pianificati. L’economia è passata da un mondo piatto e interamente globalizzato, quello del periodo 2010-2020, a un approccio, dopo l’emergenza pandemica, localizzato e in cui i Paesi danno priorità all’auto-contenimento. L’azienda ha rimodellato la propria supply chain per renderla più regionalizzata e meno complessa, riducendo il numero di fornitori e componenti. In questo contesto il nostro obiettivo è fornire “più assistenza con meno” attraverso l’innovazione tecnologica». Olandese di Kerkrade, studi economici alla Radboud Universiteit di Nimega e all’Alma Mater di Bologna, Roy Jakobs nel 2020, in qualità di chief business leader di Philips, fu in prima linea nella gestione della risposta alla crisi Covid. «C’è un prima e c’è un dopo pandemia per chi lavora nella salute, e il dopo è chiaramente dominato dall’evoluzione dell’Ai. Che per noi è uno strumento fondamentale per restituire tempo agli operatori sanitari (tempi di acquisizione fino a 3 volte superiori con una qualità fino al 65% più elevata, ndr) automatizzando le attività amministrative e di routine». Anche Jakobs ammette che la regolamentazione nell’utilizzo dei dati sensibili sarà il vero punto di svolta. «Un terzo di tutti i dati globali è correlato all’assistenza sanitaria e il 25% delle query su piattaforme come ChatGPT è correlato alla salute. La liquidità dei dati è essenziale: la sicurezza informatica è per noi una priorità e ci stiamo impegnando anche con i nostri partner sia informatici che sanitari per aggiornare costantemente i sistemi di monitoraggio dei pazienti al fine di proteggere i dati sanitari di alto valore. Servono tuttavia normative chiare e meno restrittive. Soprattutto in Europa, dove la regolamentazione spesso ostacola l’uso dei dati per la ricerca. Noi stiamo collaborando con la Commissione per standardizzare l’infrastruttura dei dati con l’obiettivo di raggiungere un modello di una condivisione sicura». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MASSIMILIANO DEL BARBA Heading: Highlight: Il tratto distintivo dell’azienda è un modello di innovazione platform-based che integra dispositivi, software, dati e Ai Image:Partner Da sinistra, Benedetto Vigna, ceo di Ferrari, con Roy Jakobs a Maranello Alla guida Roy Jakobs, ceo di Philips dal 2022, appena riconfermato. Nel 2020 ha gestito in azienda la crisi nata dalla pandemia di Covid -tit_org- Salute connessa il metodo philips per chiudere il gap -sec_org-
tp:writer§§ Massimiliano Del Barba
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title§§ Retta Rsa, malato risarcito Il tribunale condanna Regione Toscana e Asl = Retta Rsa, malato di demenza risarcito Il tribunale condanna Regione e Asl
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Estratto da pag. 17 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 16 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-16T04:51:00+00:00
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tp:ocr§§ FIRENZE L’uomo era affetto da demenza Retta Rsa, malato risarcito Il tribunale condanna Regione Toscana e Asl Retta Rsa, malato di demenza risarcito Il tribunale condanna Regione e Asl La sentenza obbliga a rifondere 25mila euro alla famiglia dell’anziano che non doveva pagare la quota sociale Il legale Franchi: «I principi della Cassazione stanno diventando patrimonio comune della giurisprudenza» Ulivelli a pagina 18 FIRENZE C’è chi è costretto a vendere la casa e chi ha speso i risparmi di tutta una vita per fare assistere genitori o familiari in Rsa quando a casa non è possibile. In molti casi, però, non si dovrebbe tirare fuori neppure un centesimo. Una sentenza che si inserisce in un orientamento ormai consolidato: il Tribunale di Firenze ha condannato la Rsa San Lorenzo del Consorzio Zenit, la Regione Toscana e l’Asl Toscana centro a rimborsare oltre 25mila euro alla famiglia di Piero Gargiulo, paziente affetto da grave demenza a seguito di un ictus, poi scomparso nel luglio 2023. E’ una vittoria per le famiglie dei malati di demenza. Molto meno per conti della sanità pubblica. Il giudice infatti ha dichiarato nullo il contratto sottoscritto con la struttura e ha ribadito un principio ormai consolidato e cioè che dovrebbero essere a totale carico del sistema sanitario pubblico le rette (sia per la quota sanitaria sia per la quota assistenziale) per i pazienti in cui cura e assistenza sono inscindibili. In altre parole, quando un malato è così grave che assistenza e cure mediche non possono essere separate, la retta della Rsa non dovrebbe essere pagata dalle famiglie ma dal sistema sanitario pubblico. E’ il principio affermato più volte dalla Corte di Cassazione e ormai recepito da numerose sentenze dei tribunali italiani. «Questa sentenza conferma ancora una volta che i principi affermati dalla Cassazione stanno diventando patrimonio comune della giurisprudenza italiana», spiega il legale Giovanni Franchi, presidente per la regione Emilia Romagna di Konsumer Italia, che da vent’anni porta avanti questa battaglia e che in Toscana ha già vinto con casi analoghi a Pisa, Pistoia e Lucca. «Il Tribunale di Firenze ha applicato correttamente il criterio della inscindibilità delle prestazioni: un paziente con demenza grave, totalmente non autosufficiente, affetto da molte patologie croniche non può pagare l’assistenza perché si tratta di una prestazione sanitaria a tutti gli effetti. La Rsa in questo caso è come fosse un ospedale». Nel caso specifico della sentenza fiorentina Piero Gargiulo era stato ricoverato nella Rsa San Lorenzo di Firenze nell’agosto 2020. Soffriva di decadimento cognitivo grave in encefalopatia vascolare cronica, ipertensione non controllata, diabete e idrocefalo. Era invalido al 100% e necessitava di assistenza continua. Il consulente tecnico d’ufficio nominato dal Tribunale ha confermato che le sue cure sociosanitarie erano inscindibilmente integrate a quelle sanitarie. Eppure la famiglia era stata costretta a versare una retta mensile di 1.688 euro per la quota sociale. La questione delle rette Rsa in Toscana è particolarmente rilevante: nella regione le demenze colpiscono oltre 80mila persone sopra i 65 anni, a cui si aggiungono circa 1.500 casi di demenza precoce. A livello nazionale se l’orientamento giurisprudenziale fosse applicato ovunque, il servizio sanitario nazionale dovrebbe far fronte a una spesa annua superiore ai 10 miliardi di euro, oggi non finanziata. Gli stanziamenti previsti dal Fondo per l’Alzheimer e le demenze e dalla Finanziaria risultano largamente insufficienti. Servirebbe una nuova legge per impedire che le famiglie lasciate sole nel dramma della malattia e della demenza siano costrette a far valere i propri diritti costringendosi a lunghe e logoranti battaglie legali di cui solo i sopravvissuti riescono a vedere la fine. ---End text--- Author: Ilaria Ulivelli Heading: Highlight: I PRESUPPOSTI I pazienti con Alzheimer ricoverati nelle strutture non devono pagare I MOTIVI Malati così gravi per i quali assistenza e cure mediche non si pos
sono separare Battaglia ventennale IN TOSCANA QUATTRO VITTORIE Giovanni Franchi Presidente Konsumer Emilia Romagna Franchi da vent’anni porta avanti questa battaglia e in Toscana ha già vinto con casi analoghi a Pisa, Pistoia e Lucca. «Il Tribunale di Firenze ha applicato correttamente il criterio della inscindibilità delle prestazioni: un paziente con demenza grave, totalmente non autosufficiente, affetto da molte patologie croniche non può pagare l’assistenza perché si tratta di una prestazione sanitaria a tutti gli effetti. La Rsa in questo caso è come fosse un ospedale». Image:C’è chi è costretto a vendere la casa e chi ha speso i risparmi di tutta una vita per fare assistere genitori o familiari in Rsa quando a casa non è possibile: ma in caso di grave demenza non si deve pagare -tit_org- Retta Rsa, malato risarcito Il tribunale condanna Regione Toscana e Asl Retta Rsa, malato di demenza risarcito Il tribunale condanna Regione e Asl -sec_org-
tp:writer§§ ILARIA ULIVELLI
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title§§ Medici, il 50% deltempo serve per la burocrazia
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/16/2026031602038403581.PDF
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Estratto da pag. 37 di "SECOLO XIX" del 16 Mar 2026
Una ricerca sul lavoro degli oncologi
pubDate§§ 2026-03-16T04:51:00+00:00
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tp:ocr§§ Medici, il 50% del tempo serve per la burocrazia Una ricerca sul lavoro degli oncologi Più tempo per i malati, meno da passare tra scartoffie e burocrazia. Facile a dirsi, certo. Ma non si tratta di un obiettivo semplice da raggiungere, anche e soprattutto quando si parla di patologie complesse, da affrontare sul fronte scientifico e umano al meglio, come accade per chi fa i conti con un tumore. Eppure quasi la metà del tempo di un oncologo oggi non viene spesa guardando negli occhi un paziente, ma compilando moduli, inserendo dati anagrafici e navigando in software. Le attività amministrative occuperebbero infatti fin quasi al 50% delle 38 ore lavorative settimanali dei medici per questioni burocratiche che quasi il 90% dei medici ritiene “delegabili”. A dirlo sono i risultati di un’analisi condotta dal Cipomo (Collegio dei Primari Oncologi Ospedalieri) su 24 schede rappresentative di 12 Regioni italiane. Secondo gli esperti, il rapporto tra tempo dedicato agli adempimenti amministrativi e tempo riservato all’attività clinica ha ormai assunto proporzioni patologiche. Questa sproporzione sottrae tempo alla clinica, alle visite, ai colloqui, alle decisioni terapeutiche condivise con il paziente, genera inefficienze e maggiori costi per il Servizio Sanitario Nazionale, contribuisce all’allungamento delle liste di attesa e alimenta una crescente disaffezione verso la professione con il rischio di una sempre minore soddisfazione dei pazienti: il valore della visita oncologica resta insostituibile. F.M. ---End text--- Author: f. m. Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medici, il 50% deltempo serve per la burocrazia -sec_org-
tp:writer§§ F. M.
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title§§ Col flash mob per i medici anti Cpr «aumentati i rischi di reiterazione del reato» = «Più rischi col flashmob per i medici anti Cpr»
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Estratto da pag. 8 di "VERITÀ" del 16 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-16T04:51:00+00:00
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tp:ocr§§ Col flash mob per i medici anti Cpr «aumentati i rischi di reiterazione del reato» A RAVENNA TRE DOTTORI SOSPESI E IN CINQUE NON POTRANNO OCCUPARSI DI STRANIERI «Più rischi col flashmob per i medici anti Cpr» Per l’ordinanza il «coinvolgimento ideologico» portava a «comportamenti antigiuridici» n Le condotte dei camici bianchi antagonisti che certificavano malattie pur di evitare che clandestini da espellere finissero nei Cpr sarebbero connotate da «forte coinvolgimento ideologico ed emotivo». È da qui che parte l’ordinanza (...) segue a pagina 8 Segue dalla prima pagina di FABIO AMENDOLARA (...) del gip di Ravenna Federica Lipovscek che ha sospeso per dieci mesi tre infettivologhe del Santa Maria delle Croci e impedito ad altri cinque colleghi di occuparsi di immigrazione. Secondo il giudice il legittimo diritto di manifestare il proprio pensiero non c’entra. I «comportamenti» vengono definiti «antigiuridici» e contrari alla «deontologia». Nel reparto, ricostruisce il gip, si sarebbe diffusa una «ripetuta condotta criminosa» che mirava a evitare i Cpr, considerati dai sanitari «luoghi disumani» alla stregua di «lager». Il «pericolo» che quei medici possano continuare a falsificare referti, valuta il gip, sarebbe «concreto» e «attuale». Nel valutare le esigenze cautelari il gip analizza anche il flashmob davanti all’ospedale organizzato per protestare contro la perquisizione della polizia: avrebbe contribuito a creare «un contesto potenzialmente favorevole alla reiterazione dei reati». Dubbi pure sull’esonero deciso dai vertici dell’Ausl dall’attività di certificazione, passata al Pronto soccorso: una misura che il gip definisce «imprecisa e indeterminata», senza durata definita e potenzialmente revocabile anche il giorno successivo. L’ordinanza ricostruisce le tappe dell’indagine culminata con la perquisizione effettuata il 12 febbraio dagli investigatori della Squadra mobile nel reparto di Malattie infettive. Tra gli elementi raccolti ci sono intercettazioni e chat. In particolare pesa la posizione di una dottoressa quarantenne che si sarebbe definita «anarchica e antagonista» e che avrebbe aderito al movimento anti-Cpr «svolgendo attivamente propaganda tra i colleghi». Avrebbe invitato i colleghi a iscriversi a chat di gruppo nelle quali diffondeva articoli e materiale sulle condizioni di vita nei Cpr e avrebbe promosso incontri online per convincere a negare a priori i nullaosta sanitari. L’ordinanza si sofferma anche sulla corrispondenza con Nicola Cocco, infettivologo della Società italiana di medicina delle migrazioni (associazione che da tempo porta avanti la battaglia contro i trattenimenti). Con lui la dottoressa avrebbe condiviso non solo idee «ma soprattutto azioni», arrivando a inoltrare copie delle certificazioni firmate a Ravenna per costruire una «mappatura» delle inidoneità. Una condotta che per il gip rappresenta «una ripetuta e palese violazione della privacy dei pazienti». Ma l’aspetto ritenuto più grave riguarda la presunta alterazione dei pareri dei colleghi di altri reparti. In alcuni casi sarebbero state disattese valutazioni psichiatriche o esiti radiografici, anche «trascurando dati tecnico-scientifici incontestabili […] pur di affermare e perseguire la propria ideologia». Ovviamente non tutti gli indagati avrebbero manifestato la propria attività antagonista allo stesso modo. Per questo cinque di loro potranno continuare ad andare in reparto, ma senza esprimersi più sugli stranieri destinati al rimpatrio. ---End text--- Author: FABIO AMENDOLARA Heading: Highlight: Image:RAVENNA Il flash mob per i dottori anti Cpr -tit_org- Col flash mob per i medici anti Cpr «aumentati i rischi di reiterazione del reato» «Più rischi col flashmob per i medici anti Cpr» -sec_org-
tp:writer§§ FABIO AMENDOLARA
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