title§§ Sanità divisa 5 miliardi in fuga link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031501873402936.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "L'IDENTITÀ" del 15 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-15T04:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031501873402936.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031501873402936.PDF', 'title': "L'IDENTITÀ"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031501873402936.PDF tp:ocr§§ Sanità divisa 5 miliardi in fuga AVANZI di ANGELO VITALE C inque miliardi e 150 milioni di euro. Non è un investimento. Non è un piano sanitario. È il prezzo della fuga dal proprio territorio per ottenere le cure. Il nuovo report della Fondazione Gimbe fotografa una realtà brutale. Nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto il record storico di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto mai registrato nel Ssn. Una crescita costante, +2,3% rispetto al 2022. Un fiume di denaro pubblico che attraversa l’Italia da sud a nord insieme ai pazienti. La chiamano “mobilità sanitaria”. Ma la parola giusta è un’altra: migrazione. Ogni anno migliaia di cittadini sono costretti a lasciare la propria regione per curarsi. Non per scelta ma per necessità. Perché in troppe aree del Paese l’assistenza non è sufficiente, le liste d’attesa sono infinite, le strutture inadeguate. Così i pazienti partono. Con loro anche i soldi. Il risultato è un meccanismo che si autoalimenta. Le regioni già forti diventano ancora più forti. Quelle deboli si svuotano. Il flusso economico segue una direzione precisa, dal Mezzogiorno verso il Nord. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano la grande maggioranza della mobilità attiva, attirando pazienti e risorse da tutto il Paese. Una geografia sanitaria che racconta un’Italia spaccata. Da una parte territori con ospedali attrattivi, tech, personale. Dall’altra sistemi regionali fragili, spesso sottofinanziati e incapaci di trattenere i propri cittadini. E quando il paziente parte, il conto lo paga la regione di origine. Poi, un dato ancora più inquietante. Oltre un euro su due di questa mobilità finisce al privato convenzionato. Non solo trasferimento di risorse tra regioni. Una parte crescente del denaro pubblico, direttamente nelle strutture private accreditate. Il diritto alla salute diventa sempre più dipendente dal luogo in cui si nasce. Una sanità pubblica progettata per essere universale e uguale per tutti. Oggi, un mosaico diseguale, dove i diritti si misurano in chilometri percorsi e treni presi all’alba. La politica continua a ignorare un indicatore statistico ormai simbolo crudele di un sistema che non riesce più a garantire la stessa cura a tutti i cittadini. Un sistema dove per guarire, sempre più spesso, bisogna andarsene da casa. ---End text--- Author: ANGELO VITALE Heading: AVANZI di ANGELO VITALE Highlight: Image: -tit_org- Sanità divisa 5 miliardi in fuga -sec_org- tp:writer§§ ANGELO VITALE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031501873402936.PDF §---§ title§§ Sanità, stangata da 250 milioni per gli interventi fuori regione = La stangata da 250 milioni per interventi fuori regione protesi d'anca al primo posto link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502037103533.PDF description§§

Estratto da pag. 45 di "REPUBBLICA BARI" del 15 Mar 2026

Un pugliese su dieci si mette in viaggio per farsi operare: al primo posto le protesi d'anca La mobilità passiva incide pesantemente sul deficit. Emilia Romagna in testa per ricavi

pubDate§§ 2026-03-15T04:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502037103533.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502037103533.PDF', 'title': 'REPUBBLICA BARI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502037103533.PDF tp:ocr§§ Sanità, stangata da 250 milioni per gli interventi fuori regione Un pugliese su dieci si mette in viaggio per farsi operare: al primo posto le protesi d’anca La mobilità passiva incide pesantemente sul deficit. Emilia Romagna in testa per ricavi La stangata da 250 milioni per interventi fuori regione protesi d’anca al primo posto C’è un codice che può aiutare a spiegare uno dei tanti rivoli in cui si disperde il fondo sanitario regionale della Puglia: Drg544. Nella classificazione dei ricoveri ospedalieri indica la “Sostituzione di articolazioni maggiori o reimpianto degli arti inferiori”. Tradotto: protesi d’anca o ginocchio. È il Drg544 uno dei maggiori indiziati nel conto salato che la Puglia paga alla mobilità passiva. A a pagina 3 ’è un codice che può aiutare a spiegare uno dei tanti rivoli in cui si disperde il fondo sanitario regionale della Puglia: Drg544. Nella classificazione dei ricoveri ospedalieri indica la “Sostituzione di articolazioni maggiori o reimpianto degli arti inferiori”. Tradotto: protesi d’anca o ginocchio. È il Drg544 uno dei maggiori indiziati nel conto salato che la Puglia paga, letteralmente, alla mobilità passiva. Ben inteso: nulla di illegale. Siamo nel pieno della libertà di cura del paziente e della libertà d’impresa. Perché è vero che i pugliesi per una protesi all’anca preferiscono andare fuori regione, ma è altrettanto vero che la scelta quasi sempre si concentra su strutture private convenzionate. Ed è un paradosso. Perché se è vero che nel 2024, 3.725 pugliesi sono stati ricoverati fuori regione, lo stesso Drg ha attratto in Puglia 865 pazienti da altre regioni. Un fenomeno che si spiega con il fatto che la mobilità passiva spesso è un artifizio per bypassare le liste d’attesa: un pugliese fa prima a operarsi all’anca fuori regione. Così anche per chi si ricovera in Puglia. Il tema è che il saldo per la Puglia resta negativo anche sul fronte dei costi: le 3.725 operazioni all’anca fatte fuori regioni, sono costate 32 milioni di euro, a fronte di un incasso di sette milioni per le 865 protesi impiantate in Puglia. Se non si cambia il meccanismo, i pugliesi potranno avere nuove anche, ma i conti della sanità della loro Regione continueranno ad avere le ossa rotte. L’assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia, non ama le luci della ribalta. Tanto più ora che è seduto su un’autentica polveriera. Ma quello della mobilità passiva, è uno dei dossier su cui sta concentrando la massima attenzione. E sul quale il governatore pugliese, Antonio Decaro, giocherà una partita cruciale al tavolo della Conferenza Stato-Regioni. Perché il tema della mobilità passiva è soprattutto un problema legato al rapporto tra Regioni. Basta seguire il percorso del flusso di quei 32 milioni per capire qual è la partita da giocare: il 30% del totale dei ricoveri fuori regione che riguardano disturbi muscolari, ossei e del sistema connettivo, viene erogato per il C 42% in Emilia-Romagna e per il 21% in Lombardia. E il famigerato Drg544 con i 32 milioni di euro, assorbono il 13% degli importi totali della mobilità passiva ospedaliera. Una mobilità passiva che si traduce in una mobilità monstre in termini di denari: 246 milioni di euro. Non ci fossero ricoveri fuori regione, coprire lo “sbilancio” di 369 milioni consegnato all’inizio della settimana scorsa ai ministeri dell’Economia e della Salute, barese un gioco da ragazzi per l’assessore Pentassuglia che oggi, invece, studia la possibilità di graduare aumenti di addizionali Irpef e Irap per tappare il buco. Ma la mobilità passiva resta una spina nel fianco: nel 2024 è aumentata del 3% rispetto all’anno precedente. E nel 2023, secondo l’ultimo rapporto Gimbe, la Puglia, ha registrato un saldo negativo in aumento di 23 milioni rispetto al 2022. Insomma la falla si apre sempre di più, anno per anno. La diagnosi non dovrebbe essere poi troppo complicata: dai report che girano negli uffici del dipartimento della Salute della Regione Puglia, si sa, ad esempio, che il 64 per cento del valore dei ricoveri in mobilità passiva (quindi quasi 158 milioni di euro), è finito nelle casse delle strutture private convenzionate. E anche su questo fronte sono Emilia-Romagna e Lombardia a produrre il 53% del valore complessivo dei ricoveri di mobilità passiva: il 28% in Emilia-Romagna, il 25% in Lombardia. Le briciole, per modo di dire, se lo contendono il Lazio (9%), il Veneto (7%), la Campania (4%) e l’Ospedale Bambin Gesù (4%). C’è un dato che apparentemente sembra in controtendenza rispetto ai conti della mobilità passiva che proietta la Puglia ai piani alti della classifica ma riguarda il volume dell’erogazione di ricoveri e specialistiche da parte delle strutture private: è un indicatore della presenza e della capacità attrattiva del privato covnenzionato, secondo l’ultimo rapporto Gimbe che colloca la Puglia al terzo posto. Una perfomance che si spiega con il fatto che le strutture private erogano il 68,9 per cento del valore totale della mobilità attiva sanitaria regionale rispetto a una media nazionale del 54,5%: quando c’è da guadagnare, al sistema sanitario pubblico restano solo le briciole: un granello di sabbia in un mare di debiti. ---End text--- Author: PIERO RICCI Heading: Highlight: La mobilità passiva è il capitolo più consistente del deficit sanitario: un pugliese su dieci si mette in viaggio per farsi operare i numeri 53.067 I ricoveri dei pugliesi fuori regione 11% La percentuale dei ricoveri fuori regione rispetto ai pugliesi ricoverati 246milioni La spesa dei ricoveri fuori regione 64% La percentuale della spesa per ricoveri fuori regione fatti nelle strutture private convenzionate Lombardia Emilia Romagna 28% La percentuale della spesa pugliese per i ricoveri in Emilia Romagna 25% La perdntuale della spesa pugliese per i ricoveri in Lombardia Tutti i dati sono relativi al 2024 Image:L’assessore regionale alla Sanità Donato Pentassuglia: all’inizio del suo mandato deve fare i conti con un buco da 369 milioni T Un intervento chirurgico: sono migliaia i pugliesi che vanno fuori regione per farsi operare -tit_org- Sanità, stangata da 250 milioni per gli interventi fuori regione La stangata da 250 milioni per interventi fuori regione protesi d'anca al primo posto -sec_org- tp:writer§§ Piero Ricci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502037103533.PDF §---§ title§§ Disturbi alimentari, in aumento i casi: 3,5 milioni di italiani dagli otto anni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047603498.PDF description§§

Estratto da pag. 20 di "CORRIERE DELLA SERA" del 15 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-15T04:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047603498.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047603498.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047603498.PDF tp:ocr§§ Disturbi alimentari, in aumento i casi: 3,5 milioni di italiani dagli otto anni Oggilagiornatanazionale.Siabbassal’etàdeipazienti,cresconoimaschi:anchepatologieatipiche Oggi si celebra la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata alla sensibilizzazione sui disturbi della nutrizion e e d e l l ’a l i m e n t a z i o n e (DNA). In campo numerose iniziative e i monumenti si tingeranno di lilla. Le persone che soffrono di disturbi alimentari in Italia sono in costante crescita. Nonostante non esistano dati di prevalenza nazionali (il primo monitoraggio capillare partirà quest’anno), le analisi mostrano un incremento dei casi del 35% rispetto al pre Covid. In Italia nel 2025 soffrivano di disturbi dell’alimentazione tre milioni e 598 mila persone, il 30% sotto i 14 anni. Le particolarità emerse dai numeri sono: un abbassamento dell’età dei primi sintomi a 1112 anni (ma anche 8-9); l’aumento della componente maschile (dal 10% al 20%, soprattutto nella fascia 12-17 anni) e la crescita delle diagnosi tra gli adulti. L’anoressia oggi non rappresenta più la maggioranza delle diagnosi, ma il 30%, il 70% è distribuito tra bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating). Riflettori puntati anche sull’aumento (specie nei bambini) dei casi di disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID) e sulla bigoressia per i maschi. Come inizia il percorso di cura dopo aver intercettato i primi campanelli d’allarme? Il primo passo è confrontarsi con il medico o pediatra che eventualmente richiederà una visita neuropsichiatrica. Il secondo passo è cercare sul territorio un centro specializzato nei disturbi alimentari. Viene in aiuto il sito dell’Iss piattafo r m a d i s t u r b i a l i m e n t a ri.iss.it che elenca le strutture sul territorio nazionale. È importante essere presi in carico da un centro specializzato perché i DNA sono patologie complesse: «Alle famiglie consigliamo di non rivolgersi a professionisti privati che, lavorando in solitaria, cercano di curare i giovani pazienti. Per queste malattie è indispensabile un’équipe multidisciplinare, composta almeno da uno psichiatra, uno psicologo e un nutrizionista», spiega Giuseppe Rauso, presidente dell’associazione Emmepi4ever e vicepresidente della rete nazionale Consult@noi. Le associazioni (elencate nella piattaforma ministeriale) sono fondamentali e colmano un vuoto. Le criticità maggiori riguardano i tempi di attesa troppo lunghi, i centri presenti in modo disomogeneo e i fondi che non bastano. Le strutture per DNA mappate a febbraio 2026 dall’Iss sono 232: 56 associazioni e 176 centri di cura; 85 centri di cura si trovano al Nord, 36 al Centro e 55 tra Sud e Isole. I livelli di cura che dovrebbero garantire sono tre: «ambulatoriale» (multidisciplinare), «semiresidenziale» (day hospital con pasti assistiti), «residenziale» (con posti letto per ricoveri salvavita, ma anche per periodi più lunghi in comunità). Capita che una famiglia arrivi al centro, ma che questo non sia attrezzato per la gravità della situazione. «Molte strutture prendono in carico pazienti solo dai 14 anni in su — osserva Rauso — e ci troviamo ancora con regioni di serie A e di serie B». In alcune ci sono pochi centri o mancano del tutto certi livelli di cura, specie quello residenziale, così i tempi di attesa si allungano e troppe famiglie sono costrette a fare «viaggi della salute». Il percorso di assistenza sulla carta è coperto dal servizio sanitario nazionale, ma chi non può aspettare e riesce si rivolge ai privati. La mancanza di posti letto e i limiti di età nei ricoveri colpiscono soprattutto chi soffre di anoressia, che può trovarsi in pericolo di vita. E il dato sulle vittime, che nel 2025 sono state 3.563, riguarda soprattutto loro. La tempestività dell’intervento, però, influisce sulla storia clinica di tutti: chi arriva alle cure nel primo anno ha una probabilità di guarigione del 90%; dopo è più difficile, anche se i DNA sono patologie guaribili. Dal 2025 le prestazioni per i disturbi alimentari sono state inserite nei Lea (i Livelli essenziali di assistenza), ma a pesare è l’assenza di un finanziamento strutturale e dedicato. Secondo le associazioni, senza queste garanzie le risorse (oggi comprese nell’ampio capitolo della salute mentale) rischiano di disperdersi nel calderone della spesa sanitaria ordinaria delle Regioni. S.T. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: S. T. Heading: Highlight: Image:35 per cento È l’incremento delle persone che soffrono di disturbi alimentari in Italia rispetto al periodo pre pandemia da Covid. Nel 2025 quelle con disturbi sono state 3,5 milioni Sostegno L’ambulatorio di anoressia e disturbi alimentari dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma (Guaitoli) -tit_org- Disturbi alimentari, in aumento i casi: 3,5 milioni di italiani dagli otto anni -sec_org- tp:writer§§ S. T. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047603498.PDF §---§ title§§ Licenziamenti e lobby potenti Se la ricerca sui pesticidi è un tabù link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502045403520.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "DOMANI" del 15 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-15T04:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502045403520.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502045403520.PDF', 'title': 'DOMANI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502045403520.PDF tp:ocr§§ IL CASO DEL RICERCA A TORE MANDRIOLI E GLI ST UDISULL L GLIFOSATO L10en21ament1 elo by potent1 Se la ricerca sui pesticidi è un tabù ai e dai, a furia di pressioni industriali esterne e di una minuziosa sequenza di tiri mancini interni, Daniele Mandrioli — il direttore del Centro di Ricerca Cesare Maltoni presso l'Istituto Ramazzini di Bologna — è stato licenziato. La notizia, annunciata ufficialmente alcune settimane fa, non può e non deve passare inosservata. Daniele Mandrioli appartiene a quella razza (in estinzione) di ricercatori che persegue la scienza come bene da sviluppare nell'interesse collettivo, non come campo di acquisizione di monopoli brevettuali ad alta estrazione finanziaria. La sua ricerca, inoltre, punta alla prevenzione ante-factum del danno in salute, invece che alla più profittevole terapia ex-post. Il suo itinerario di ricerca annovera, tra gli altri, studi sulla cancerogenesi dell'aspartame, approdati nel 2023 alla nuova classificazione del dolcificante come possibile cancerogeno (Gruppo 2B) da parte dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc). L’impatto del glifosato Daniele Mandrioli ha coordinato il primo studio globale sull'impatto sanitario del glifosato e dei pesticidi a base di glifosato — presente in oltre 500 prodotti — pubblicato il 10 giugno 2025 su Environmental Health. Si tratta della più completa indagine tossicologica sugli effetti cancerogeni dell'erbicida più utilizzato al mondo. Lo studio è stato realizzato da un gruppo internazionale di ricerca — il Boston College, la George Mason University, il King's College di Londra, l'Icahn School of Medicine at Mount Sinai, il Centre Scientifique di Monaco — oltre all'Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), all'Istituto Superiore di Sanità (Iss) e al Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare del Ministero della Salute. La ricerca sui ratti esposti a dosi di glifosato considerate sicure per l'uomo ha fatto emergere chiaramente un'insorgenza precoce di tumori maligni anche rari, tra cui tumori al fegato, alle ovaie, e al sistema nervoso. Lo studio sì è concentrato su cancerogenicità, neurotossicità, effetti multigenerazionali, tossicità d'organo, interferenza endocrina, e tossicità per lo sviluppo prenatale, con l'obiettivo di assicurare dati essenziali a tutela della salute pubblica. Insomma un lavoro fondamentale secondo la Rivista Italiana di Epidemiologia e Prevenzione, che in una nota sul caso ha sottolineato come l'Istituto Ramazzini sia «una delle pochissime istituzioni in Europa in grado di condurre studi sperimentali a lungo termine con standard adeguati e di produrre evidenze rilevanti per la salute pubblica». La ricerca svolta su molti agenti chimici e fisici sensibili — aspartame, pesticidi, nicotina, amianto e radiofrequenze — docet. Nell'ultima nota ufficiale del 10 febbraio scorso, l'Istituto Ramazzini dichiara che l'interruzione del rapporto con Mandrioli, i] 31 dicembre 2025, è «esito di un percorso concordato, con valutazioni che attengono agli assetti di governance e non presentano alcuna attinenza con l'attività scientifica», di cui si garantisce la prosecuzione. Tutto da vedere. Quadro europeo Occorre però contestualizzare la vicenda in uno scenario europeo di forte tensione (anche legale) sul tema glifosato. Il 16 novembre 2023, dopo mesi di duri confronti e senza un accordo tra j membri della Ue (nessuna maggioranza qualificata ha sostenuto la decisione), la Commissione europea ha rinnovato l'autorizzazione all'uso del glifosato per altri dieci anni. La correlazione fra uso del glifosato e cancro, oltre ai danni al Dna umano, si è stratificata in anni di ricerca condotta da epidemiologi impegnati a studiare le comunità di contadini nella agricoltura industriale. L'estensione europea dunque è tossica: lo dimostra il fatto che Monsanto — 1a multinazionale dell'erbicida Roundup (a base di glifosato) — ha dovuto pagare 11 miliardi di dollari in 100.000 cause legali relative all'uso del Roundup fino a maggio 2022 . Il mese scorso Bayer (che ha acquisito Monsanto nel 2018) ha accettato di pagare 7,25 miliardi di dollari per chiudere migliaia di altre azioni legali contro la multinazionale, colpevole di non aver mai segnalato i potenziali effetti cancerogeni del prodotto. Îl rinnovo per un altro decennio dell'uso del glifosato «Èè Una palese violazione della Legge europea sui pesticidi, che prevede di assegnare priorità assoluta alle ragioni della salute e dell'ambiente, e trasgredisce il principio di precauzione», sostiene Pesticide Action Network (Pan) Europe che ha avviato un ricorso contro la Commissione presso la Corte europea di Giustizia alla fine del 2024. «Abbiamo studiato con cura migliaia e migliaia di pagine del processo di valutazione europeo», spiega la tossicologa Angeliki Lyssimachou, «registrando grossolani errori scientifici, l'occultamento intenzionale di studi indipendenti, gravi deviazioni dalle linee guida e dai protocolli scientifici internazionali, la manipolazione di dati statistici e l'incompletezza nello studio di valutazione del rischio del glifosato». Con una sentenza di fine 2025, la Corte ha dichiarato illegittime le proroghe automatiche e sistematiche per l'uso del glifosato fino al 15 dicembre 2033, e stabilito che la Commissione ha commesso un errore nell'interpretare e applicare il diritto comunitario, bloccando la procedura di rinnovo del 2023. Studi e proteste Ma torniamo allo studio globale pubblicato a metà 2025 dal gruppo di Daniele Mandrioli. L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e l'Agenzia europea delle sostanze chimiche (Echa) ne hanno acquisito i risultati per rivedere la classificazione di rischio dell'erbicida. Dal canto suo, l‘industria ha prontamente bersagliato il lavoro di Mandrioli, in una aggressione che Le Monde ha definito un caso esemplare di macchinazione del dubbio. Sì può invece ipotizzare che, proprio sulla scorta dello studio del Ramazzini, a dicembre sia stato annunciato il ritiro di un articolo che scagiona il glifosato, a 25 anni dalla sua pubblicazione sulla rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology. La pubblicazione, considerata una pietra miliare della ricerca sull'erbicida, ed usata dalle autorità regolatorie come prova della sua sicurezza, era (si è scoperto) farina del sacco di Monsanto — classico caso di ghost-writing industriale. Il licenziamento di Mandrioli ha suscitato la protesta dei ricercatori del Ramazzini. Il Comitato scientifico internazionale dell'Istituto, nella figura del presidente Philip Landigran, ha deplorato la decisione con una chiamata di correo alla Lega delle Cooperative, cui la cooperativa del Ramazzini è associata. La comunità internazionale di ricerca ha espresso la sua indignazione. Non sappiamo se l'industria agroalimentare nazionale abbia fatto breccia su LegaCoop. Sappiamo invece che la Commissione europea non si dà per vinta. Con la proposta Omnibus su alimenti e mi (Food and Feed Safety Semplification Package, dicembre 2025) intende modificare tempi e modalità di approvazione dei fitofarmaci, introducendo approvazioni illimitate dei pesticidi, non più soggetti così alle procedure di rinnovo. Il glifosato intanto va per la maggiore, incorporato ormai, come il vecchio agente orange, nelle strategie militari di Israele. L'Idf ha irrorato glifosato sui campi coltivati e sui terreni destinati alla semina nel sud del Libano. L'uso massiccio dell'erbicida provoca una veloce essiccazione delle piante, ed è plausibile che l'impiego del potente diserbante sia servito a bruciare le coltivazioni agricole della popolazione civile, sotto lo sguardo impotente dell'Onu. ---End text--- Author: NICOLETTA DENTICO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Licenziamenti e lobby potenti Se la ricerca sui pesticidi è un tabù -sec_org- tp:writer§§ NICOLETTA DENTICO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502045403520.PDF §---§ title§§ Ravenna, sospesi medici Falsificavano i certificati per aiutare gli immigrati = Frodi pro-migranti, sospesi i medici link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047503493.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "GIORNALE" del 15 Mar 2026

Francesca Galici a pagina 8 Interdizione per tre dottori: a Ravenna falsificavano i certificati per far evitare il Cpr

pubDate§§ 2026-03-15T04:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047503493.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047503493.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047503493.PDF tp:ocr§§ LO SCANDALO Ravenna, sospesi medici Falsificavano i certificati per aiutare gli immigrati Francesca Galici a pagina 8 Frodi pro-migranti, sospesi i medici Interdizione per tre dottori: a Ravenna falsificavano i certificati per far evitare il Cpr Prosegue l’indagine della procura di Ravenna sui medici che avrebbero creato certificati ad hoc per evitare l’ingresso dei migranti irregolari nei Cpr. Il caso è esploso nel reparto Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna (nella foto un flash mob a sostegno dei medici) e vede otto medici indagati per falso ideologico continuato ma per tre di questi il gip Federica Lipovscek del tribunale di Ravenna ha disposto l’interdizione dalla professione medica per 10 mesi. Per gli altri cinque, invece, è stato deciso, per lo stesso tempo, il divieto di occuparsi delle certificazioni di idoneità. Così riporta il Resto del Carlino, sottolineando che la procura per tutti aveva chiesto l'interdizione per un anno dalla professione. Nonostante i gravi indizi, il gip ha ritenuto non sussistente il pericolo di reiterazione del reato, anche perché l’azienda sanitaria locale aveva comunque già annunciato di aver sollevato i medici sotto indagine da quella specifica mansione. L’indagine ha fatto emergere un coordinamento tra i medici di Ravenna e un nono operatore sanitario, non indagato, che teneva le fila della situazione. «Gli facciamo il culo a questi sbirri maledetti», si legge in una delle conversazioni da cui emerge la pratica di disobbedienza applicata all'ospedale di Ravenna. Il medico esterno faceva la «mappatura», come da lui scritto in una chat, dei certificati di non idoneità dei migranti e per questo motivo tra le ipotesi investigative sul tavolo c'è anche la possibilità che questo modus operandi possa essersi radicato anche in altri ospedali, anche se finora non sono emerse evidenze in questo senso. Nel reparto in cui lavorano i medici indagati, tra settembre 2025 e gennaio 2026 è emerso che la maggior parte dei migranti è stata dichiarata non idonea al Cpr: una stranezza che gli investigatori hanno approfondito nell'ambito dell'indagine per fare luce su una statistica quanto meno dubbia, che fa emergere anche un altro dato: dei 40 migranti che sono stati ritenuti inidonei, 10 hanno commesso reati dopo la certificazione. Una delle dottoresse che sono state iscritte nel registro degli indagati dalla procura di Ravenna si definiva «anarchica e antifascista» nelle chat con i colleghi e in un passaggio di queste chat si sarebbe anche «vantata» del fatto che uno dei migranti da lei ritenuto non idoneo sarebbe tornato per ringraziarla. Da anni il movimento No Cpr porta avanti la campagna di disobbedienza civile, invitando i medici ad aderire alla protesta e in tal senso ha anche prodotto un modulo prestampato standard da utilizzare per tutti i migranti. La definiscono una scelta etica che si pone in contrasto con il sistema Cpr e con gli obiettivi di questi centri, che nascono per permettere il rimpatrio dei soggetti che non hanno alcun diritto di permanenza in Italia e in Europa, Ma è anche, ovviamente, una posizione politica da parte degli attivisti, che in questa loro campagna hanno trovato anche l’appoggio di esponenti dell’opposizione parlamentare. «Riusciremo ad avere a brevissimo anche interrogazioni parlamentari sull’accaduto», rassicurava l’operatore non indagato a poche ore dalla notizia di indagine. In sostegno dei medici indagati ieri a Bologna si è svolta una manifestazione, promossa sempre dalla Rete No Cpr all’interno di un corteo più ampio contro le guerre e contro il governo. «Siamo medici, infermieri e psicologhe, qui per ribadire che una linea rossa è stata oltrepassata il 12 febbraio, con gli otto medici indagati per falso ideologico e la notizia di oggi che tre sono stati sospesi per 10 mesi dal loro lavoro», hanno dichiarato durante la protesta. I Cpr, hanno aggiunto, «sono luoghi di morte» e «la cura non è reato». ---End text--- Author: Francesca Galici Heading: Highlight: Per altri 5 camici bianchi divieto di occuparsi di certificazioni di idoneità. La Procura aveva chiesto l’interdizione dalla professione Image: -tit_org- Ravenna, sospesi medici Falsificavano i certificati per aiutare gli immigrati Frodi pro-migranti, sospesi i medici -sec_org- tp:writer§§ Francesca Galici guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047503493.PDF §---§ title§§ Più giovani e più donne i medici preparano il cambio della guardia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047103505.PDF description§§

Estratto da pag. 24 di "REPUBBLICA" del 15 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-15T04:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047103505.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047103505.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047103505.PDF tp:ocr§§ Più giovani e più donne i medici preparano il cambio della guardia rrivano i giovani, principalmente donne, e i colleghi più anziani si fanno da parte. Nella sanità italiana è iniziato un avvicendamento generazionale di portata storica, destinato a ribaltare tutto nel giro di qualche anno. Non si dirà più che mancano i medici, ma che ce ne sono troppi. Dopo gli allarmi per l’invecchiamento di una categoria professionale che negli anni scorsi si è retta grazie a persone nate a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta, cambia tutto e succede principalmente per due fattori. Intanto, proprio quest’anno è stata superata la cosiddetta “gobba pensionistica”. Il numero delle uscite dei medici andrà quindi a calare, dalle 14 mila del 2025 fino alle 8 mila del 2030. I dati della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), del resto sono eloquenti: gli iscritti più numerosi (60 mila) sono i camici bianchi che hanno tra i 70 e i 74 anni, quindi in gran parte sono già andati in pensione. A seguire ci sono quelli tra 65 e 69, (52 mila) che lasceranno quasi tutti da qui a 5 anni. Proprio prendendo come orizzonte un quinquennio, si può analizzare il secondo fenomeno che sta spingendo il cambiamento. E cioè l’aumento dei posti alla facoltà di Medicina, che resta comunque a numero chiuso. Un tempo, fino al 2010, c’era spazio per 7 — 10 mila nuovi iscritti ogni anno. Nell’ultimo periodo i posti sono più che raddoppiati. Tenendo conto che per arrivare alla laurea ci vogliono, quando tutto va bene, sei anni, in totale da adesso al 2030 concluderanno gli studi in ben 81 mila. Nello stesso periodo, andranno in pensione in 51 mila (numero al quale ci sarebbero da aggiungere coloro che lasciano il sistema sanitario per altri motivi). Il saldo fa 30 mila medici in più e ribalta il paradigma visto fino ad ora. Certo, bisogna considerare che chi si laurea poi deve studiare ancora, quattro o cinque anni per diventare ospedaliero e tre per fare il medico di famiglia. Ma si possono svolgere alcuni lavori anche con il solo titolo universitario, e la legge ormai prevede che gli specializzandi possano in servizio negli ospedali già prima di concludere il loro percorso di studi. Regole A simili riguardano chi fa il tirocinio per diventare medico di famiglia. Dai dati della Federazione degli Ordini si vede in modo chiaro come si siano ribaltate da tempo le proporzioni tra i sessi. Tra gli over 75 le donne sono un numero esiguo, appena il 18%, nelle generazioni più giovani raggiungono e superano invece il 60%. «Dai nostri calcoli le iscritte a Medicina in questo anno accademico arriverebbero addirittura al 66%, cioè il doppio dei maschi — spiega Massimo Minerva, di Als, associazione liberi specializzandi — Ma non è questo il tema centrale, bensì che tra cinque anni la carenza di medici sarà risolta, anche se per certe categorie di professionisti ci vorrà più tempo». L’abbassamento dell’età media dei professionisti è un processo ineluttabile, che secondo il presidente di Fnomceo Filippo Anelli, in questo caso ha alcune criticità: «Un tempo chi entrava nella professione era accompagnato da colleghi più esperti e anziani che in qualche modo lo formavano e lo facevano crescere. Con un ricambio di questo genere si rischia di perdere questa dinamica». Inoltre, aggiunge, «i carichi di lavoro di ospedali e attività sul territorio sono sempre più alti, anche perché aumenta il bisogno delle persone. Quindi i giovani potrebbero trovarsi in difficoltà, con l’impatto di tanti pazienti da seguire da subito. Per affrontare questi problemi andrebbe aumentato l’uso dell’Intelligenza artificiale, in particolare per tenere sotto controllo la letteratura per fare le diagnosi». Legge la situazione con sguardo sindacale Pierino Di Silverio, segretario della principale sigla degli ospedalieri, Anaao. Ed è critico: «Con l’aumento dei posti all’Università si rischia una pletora medica, che però non ridurrà le carenze in certe discipline che sono in crisi. C’è un effetto paradosso: avremo tanti medici ma non tanti posti nelle scuole di specializzazione. Quindi in tanti non troveranno lavoro e andranno a fare attività a cottimo dove non è richiesta la specializzazione, ad esempio nel settore privato. Il ricambio generazionale in sé non è un male, ma per renderlo efficace bisogna rendere più appetibili le professioni meno ambite, con incentivi anche economici. E magari pensare a un rapporto di lavoro più flessibile per i medici». ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: Nei prossimi cinque anni 82mila laureati entreranno al posto di 52mila che vanno in pensione. Merito anche dell’aumento dei posti all’università Iscritti all’ordine per fasce di età Tra 25 e 29 27.188 femmine 60% Tra 30 e 34 48.869 56% Tra 35 e 39 38.887 56% Tra 40 e 44 32.790 62% Tra 45 e 49 29.486 63% Tra 50 e 54 29.340 60% Tra 55 e 59 24.242 53% Tra 60 e 64 36.800 47% Tra 65 e 69 52.563 41% Tra 70 e 74 60.893 33% Dai 75 in su 50.078 18% FONTE: FNOMCEO (FEDERAZIONE DEGLI ORDINI DEI MEDICI) Image:LA MAPPA DEI MEDICI 24.026 Ingressi Facoltà di Medicina Rapporto laureati-pensionati 20.867 -3.901 2025 18.248 13.072 9.567 7.106 14.332 +933 2026 14.740 +3.330 2027 10.099 +4.840 2028 7.215 +8.700 2029 2000-01 2005-06 2010-11 2015-16 2020-21 2021-22 2022-23 2023-24 2024-25 2025-26 FONTE: ALS (ASSOCIAZIONE LIBERI SPECIALIZZANDI) +12.167 2030 Tre giovani dottoresse in corsia. Nei prossimi anni la tendenza sarà quella di più medici giovani e donne negli ospedali italiani T -tit_org- Più giovani e più donne i medici preparano il cambio della guardia -sec_org- tp:writer§§ Michele Bocci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502047103505.PDF §---§ title§§ Intervista a Laura Dalla Ragione - "Tra gli adolescenti è la prima causa di morte Il coverno investa di più" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502045503521.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "STAMPA" del 15 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-15T04:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502045503521.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502045503521.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502045503521.PDF tp:ocr§§ Laura Dalla Ragione Psicoterapeuta “Tra gli adolescenti è la prima causa di morte Il governo investa di più” L’INTERVISTA «T re milioni di italiani soffrono di disturbi alimentari. Prima causa di morte tra gli adolescenti: un’epidemia. Negli anni 80, erano 300 mila». Laura Dalla Ragione è la psicoterapeuta che ha fondato la Rete per i Disturbi del Comportamento Alimentare della USL 1 dell’Umbria. Oggi è anche direttrice del Numero Verde Nazionale SOS Disturbi Alimentari della Presidenza del Consiglio e dell’Istituto Superiore di Sanità. In Umbria avete creato una rete di pubblica per i disturbi alimentari. Nel resto d’Italia? «La metà delle regioni non ha nemmeno ambulatori dedicati, con personale medico specializzato(psichiatri,nutrizionisti), né strutture residenziali. In Umbria accogliamo pazienti da tutta Italia, ma da soli non ce la facciamo». Esistono liste d’attesa? «Sì. Nel Lazio c’è solo l’ambulatoriodiSantaMariadellaPietà, a Roma: le liste d’attesa arrivanofinoa8mesi.Unarcoditempo in cui un figlio o una figlia possonomorire». I centri che costano troppo? Per questo non sono diffusi? «Al contrario. Una giornata in una delle nostre strutture pubblichecostaalsistemasanitario nazionale170-200euro.Perun ricovero in ospedale, invece, Laura Dalla Ragione che può durare anche due mesi visto che le pazienti ci arrivano inunostatogravissimo,sispendono 600 euro al giorno. Quindi mi domando… Le istituzioni non vogliono impegnarsi? C’è unaresistenzaculturaleaconsiderarei disturbialimentari una patologia seria? Non basta che siano la prima causa di morte trainostrifigli?». Il governo Draghi istituì un Fondo specifico… «Peccato che nell’ultima legge di bilancio il governo Meloni non aveva stanziato risorse: solo dopo le proteste di associazioni e famiglie sono spuntati 10 milioni». Soddisfatti? «No. Si muore di più nelle regioni dove non c’è un servizio dedicato.Quando leggo“morta per anoressia” mi incazzo. I disturbi alimentari si curano, si muore se non sono presi in tempo. Basta interventi spot. È urgente un’azione strutturaledigoverno, Parlamentoe regioni». MIC. FAR. VAL. PET. — ---End text--- Author: MIC FAR :-: VAL PET Heading: Highlight: Image:Laura Dalla Ragione -tit_org- Intervista a Laura Dalla Ragione - “Tra gli adolescenti è la prima causa di morte Il coverno investa di più” -sec_org- tp:writer§§ MIC FAR - VAL PET guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502045503521.PDF §---§ title§§ Intervista a Marco Cossolo - "Vaccini edesamiin farmacia, Così le piattaforme digitali alutano ] pazienti a curarsi" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502038003530.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "STAMPA" del 15 Mar 2026

Il presidente di Federfarma: "Riduciamo ilcarico sulle strutture pubbliche"

pubDate§§ 2026-03-15T04:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502038003530.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502038003530.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502038003530.PDF tp:ocr§§ Marco Cossolo “Vaccini ed esami in farmacia Così le piattaforme digitali aiutano i pazienti a curarsi” Il presidente di Federfarma: “Riduciamo il carico sulle strutture pubbliche” L’INTERVISTA PAOLO RUSSO L a farmacia dei servizi esce dalla fase sperimentale per diventare sempre più un pilastro della nuova sanità di prossimità «che deve offrire maggiori servizi sotto casa a una popolazione che invecchia», spiega il presidente di Federfarma, Marco Cossolo. Che illustra la svolta degli esami diagnostici di primo livello fatti in farmacia e rimborsati ormai dalla maggior parte delle Regioni, dove è possibile anche prenotare accertamenti o cambiare medico di famiglia. Cosa cambia con il passaggio dalla fase di sperimentazione della farmacia dei servizi alla sua stabilizzazione? «Ora la farmacia dei servizi è a tutti gli effetti un “pezzo” del Ssn, un punto di riferimento che garantisce stabilità e continuità assistenziale sul territorio, aumentando le attività che i cittadini potranno fare sotto casa. Si va dalle vaccinazioni, estese a tutti i maggiori di 12 anni per quelle previste dalpiano nazionale di prevenzione,ai testper lo Streptococco A, fino al monitoraggio dell’aderenza terapeutica per imalati cronici». A che punto siamo con la rimborsabilità dei servizi? «La stragrande maggioranza delle Regioni sta continuando a erogare i servizi anche in convenzione. In Lombardia, oltre ai vaccini è già possibile effettuare in farmacia la scelta e revoca del medico di base; nelle Marche abbiamo registrato ottimi risultati non solo nella prevenzione vaccinale (+33%), ma anche nello screening del colon retto con la consegna e il ritiro dei kit in farmacia. In Puglia sta funzionando lo screening gratuito sull’Hcv (epatite C) che permettediindividuare lapatologia tempestivamente. In altre Regioni il vaccino contro Hpv sta raggiungendo soglie importanti. Il modello dimostra chela rimborsabilitàèuninvestimento: spostare i servizi in farmacia significa decongestionare le altre strutture pubblicheeavvicinarelasanità alla gente». Quali servizi aggiuntivi alla fornitura dei farmaci offrono oggi le farmacie e quali nuovi se ne possono immaginare nel futuro? «Dobbiamo partire dalla prevenzione, che è il cuore della riforma della sanità di prossimità. In un Paese anziano come il nostro, non è accettabile che un ottantenne debba andare in ospedale per un vaccino antinfluenzale se può farlo sotto casa. A screening e aderenza terapeutica poi si aggiungonoiserviziprofessionali come la telemedicina, Ecg, holter, spirometria e quelli amministrativi, come prenotazioni Cup, scelta e revoca del medico, accesso a pratiche e certificazioni. Nel futuro vedo il rafforzamento della presa in carico dei pazienti cronici, l’ampliamento delle iniziative di prevenzione e unasempre maggiore integrazione con gli altri professionistisanitariattraverso lepiattaformedigitali». Che cosa risponde a chi sostiene che gli accertamenti di primo livello effettuati nelle farmacie non garantiscono gli standard di sicurezza che per legge devono essere garantiti da laboratori di analisi e centri diagnostici? «Gliscreeningeffettuatiin farmacia sono garantiti dalla qualità di apparecchiature concaratteristichedi sensibilità e specificità definite dal ministero della Salute. Questo è stato anche ribadito da diverse pronunce di Tar e Consiglio di Stato. Non bisogna confondere, però, le diverse finalità: in farmacia non si fanno diagnosi, un prelievo capillare è un atto di monitoraggio e screening, non un prelievo venoso dalaboratorio». La spesa farmaceutica continua a crescere e qualcuno sostiene anche grazie a presunti regali alle farmacie, come il nuovo sistema di remunerazione e il passaggio di alcuni farmaci antidiabetici dalla distribuzione per conto delle Asl direttamente alle farmacie convenzionate. «Nonc’è nessunregalo. Laspesagenerale aumenta eaumenterà, perché siamo un Paese sempre più vecchio. Perché si diagnosticano prima le malattie e perché abbiamo, grazie alla scienza, farmaci innovativi sempre più costosi. In questo scenario la farmacia è lo stru mento che permette di gestire la spesa in modo più efficiente e meno costoso per la collettività. Il nuovo sistema di remunerazione agisce proprio sui farmaci più costosi, perché basato sulla prestazione professionale e non più solosulprezzo del farmaco.Consentire al paziente di trovare il farmaco direttamente in farmaciasignifica garantire la terapiaa duepassi da casa, favorendol’aderenzaaltrattamento. E il passaggio genera un risparmio, come certificato dall’Aifa». Potranno crearsi sinergie tra farmacie e nuove strutture territoriali di assistenza come le Case di comunità? «Sì. Devono essere complementari: le farmacie ei medici difamiglia sono“spoke”,isensori capillari sul territorio, mentreleCase di comunitàsono gli “hub” per la gestione di situazionipiù complesse». Quali sono al momento i medicinali di cui lamentate carenza e come si può superare il problema? «Non si tratta di un’emergenza generalizzata, ma di criticità a rotazione su alcune categorie di medicinali. Alla base del fenomeno c’è soprattutto un fattore economico. In Italia molti farmaci hanno prezzi inferiori rispetto ad altri Paesi europei e questo favorisce le esportazioni verso mercati più remunerativi. È chiaro che la situazione mondiale e i costi che sta comportando il nuovo conflitto in Medio Oriente non possono non preoccuparci. Il farmacista da sempre affronta questi momenti attraverso il consiglio professionale su farmaci equivalenti o ricorrendo alla preparazione galenica». Vi si accusa di aver trasformato le farmacie in un Bbzar. Come replica? «La presenza di prodotti non strettamentefarmaceutici,come alcuni ci rimproverano – e che personalmente penso dovrebbeessereulteriormentelimitata – è in parte legata alle regole del mercato, ma incide sempre meno sulla funzione primaria della farmacia, che in realtà si sta sempre più spostando verso la sua funzione naturale, forse anche storica, dipresidiodel ServizioSanitarioNazionale». — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: Image:“ Marco Cossolo Presidente Federfarma In un Paese anziano come il nostro non è accettabile che un ottantenne debba andare in ospedale per un antinfluenzale Il conflitto in Medio Oriente ci preoccupa anche per il rischio di una futura carenza di medicinali Servizi di prossimità Gli esami diagnostici di primo livello svolti in farmacia e rimborsati delle Regioni sono una realtà in gran parte d’Italia -tit_org- Intervista a Marco Cossolo - “Vaccini edesamiin farmacia, Così le piattaforme digitali alutano ] pazienti a curarsi” -sec_org- tp:writer§§ paolo russo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/15/2026031502038003530.PDF §---§