title§§ Disuguaglianze nel Ssn: record di mobilità sanitaria e la nuove sfide di Gimbe link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031303153906511.PDF description§§
Estratto da pag. 42 di "CORRIERE ROMAGNA DI RIMINI E SAN MARINO" del 13 Mar 2026
Estratto da pag. 19 di "GAZZETTA DEL SUD COSENZA" del 13 Mar 2026
Estratto da pag. 11 di "AVVENIRE" del 13 Mar 2026
Estratto da pag. 40 di "CORRIERE DELLA SERA SETTE" del 13 Mar 2026
Due giuristi, l'avvocato niccolò nisivoccia e il professore di filoso?a del diritto tommaso greco, ragionano sull'urgenza di una norma, che manca ormai da troppo tempo. «bisogna mettersi in ascolto delle storie delle persone. nelle situazioni di sofferenza estrema un solo giorno in più diventa un'eternità. il caso englaro ha cambiato tutto: il papà è stato una ?gura eroica»
pubDate§§ 2026-03-13T04:41:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031301745105751.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031301745105751.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA SETTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031301745105751.PDF tp:ocr§§ DIALOGO SUL FINE VITA «IL VUOTO NORMATIVO È UN’INGIUSTIZIA VERSO CHI STA MALE» Due giuristi, l’avvocato Niccolò Nisivoccia e il professore di Filoso?a del Diritto Tommaso Greco, ragionano sull’urgenza di una norma, che manca ormai da troppo tempo. «Bisogna mettersi in ascolto delle storie delle persone. Nelle situazioni di sofferenza estrema un solo giorno in più diventa un’eternità. Il caso Englaro ha cambiato tutto: il papà è stato una ?gura eroica» d i M I C O L S A R FAT T I D «Di chi sono i nostri giorni»? Si chiede nel ?lm La Grazia di Paolo Sorrentino il presidente della Repubblica Mariano De Santis-Toni Servillo, indeciso se promulgare una legge sull’eutanasia. La domanda è complessa, aleggia nella mente di un capo di Stato di ?nzione cinematogra?ca, ma anche in quella di politici e cittadini reali. Chi decide della ?ne di un’esistenza. Noi? I nostri cari? I medici? Il legislatore? Chi può interrompere il tempo, quando il dolore mangia la forza e il desiderio necessari per attraversarlo? Fino a che punto siamo liberi di vivere e di morire? Una risposta assoluta e de?nitiva non esiste, ma nella pratica andrebbe trovata. In Italia manca una norma organica. Il ?ne vita è uno di quei diritti senza legge intorno a cui si dibatte da decenni, con pochi, lenti, passi in avanti. Il vuoto è colmato, solo in parte, dalle sentenze della Corte Costituzionale e dalla legge 219/2017, relativa al consenso informato ai trattamenti sanitari e all’accesso alla sedazione profonda. L’eutanasia attiva, l’intervento diretto del medico per causare la morte di un paziente su richiesta libera e consapevole di quest’ultimo, è illegale. Il suicidio assistito, il caso in cui il malato si autosomministra il farmaco per la soluzione ?nale con il supporto di personale specializzato, è lecito solo a determinate condizioni. Alcune regioni, come Toscana e Sardegna, hanno iniziato ad approvare norme proprie, poi impugnate dal governo, per superare il silenzio del parlamento, che da anni rinvia una decisione de?nitiva. Si sono via via smussate anche le posizioni di parte del mondo cattolico, mai favorevole alla morte volontaria, ma aperto alle cure palliative e più indulgente verso i medici che accompagnano alla ?ne dell’esistenza. In Europa, oltre la palude italiana, lo scenario è frammentato tra Paesi in cui sono legali eutanasia e suicidio assistito, come Olanda, Belgio, Lussemburgo, Spagna e Portogallo e Paesi in cui è ammesso solo il suicidio assistito, tra questi Svizzera, Austria e Germania. Il dibattito è ancora aperto in Francia, dove la legge sul suicidio assistito è stata approvata in seconda lettura dall’Assemblea Nazionale e dovrà essere esaminata di nuovo dal Senato. Di vuoto normativo, dilemmi etici, importanza dell’ascolto ed empatia discutiamo con due giuristi che convergono sull’urgenza di avere una legge: Niccolò Nisivoccia avvocato e scrittore, autore di Le belle leggi (Laterza), e Tommaso Greco professore ordinario di Filoso?a del diritto nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, dove è anche direttore del Centro Interdipartimentale di Bioetica. Il suo ultimo saggio è Critica della ragione bellica (Laterza) Perché è necessaria ora una legge sul ?ne vita? Nisivoccia: «In primo luogo perché lo chiede la Corte Costituzionale, in questi anni lo ha fatto più volte e il corretto funzionamento del sistema vorrebbe che il Parlamento prendesse sul serio gli inviti fatti dalla Corte e ormai sono passati sette anni dal primo. Questo silenzio non è una buona cosa perché ne va dell’architettura costituzionale. Il diritto dovrebbe inoltre confrontarsi con grandi questioni ?loso?che e quella del ?ne vita lo è a pieno titolo. Dovrebbe interrogarsi su come relazionarsi con il dolore, come accoglierlo e come porsi davanti a chi crede, legittimamente, che sia stata superata la soglia sopportabile. In?ne, e questo è forse il punto più importante, è una legge chiesta da persone in carne ed ossa, che ne hanno bisogno perché attraversano dolori terribili. Non emanarla è un atto di ingiustizia verso chi soffre. Bis ognerebbe ascoltare di più le storie delle persone. Negare il suicidio assistito vuol dire obbligare alla sofferenza chi vorrebbe avvalersene e, viceversa, ammetterlo signi?ca lasciare la libertà a chi non vuole avvalersene di non farlo. Le sentenze della Corte, ad oggi, non bastano perché ?ssano dei principi ma non offrono una regolamentazione completa. Lo ha dimostrato anche il caso di Ines, la donna lombarda di 51 anni costretta a recarsi in Svizzera perché, pur avendo fatto richiesta per il suicidio assistito alla sua azienda sanitaria di competenza, non ha ottenuto risposte nei tempi sperati». Greco: «La legge sul ?ne vita è necessaria perché il diritto deve intervenire in ogni situazione in cui si creano degli squilibri di potere, piccoli o grandi che siano. Il fatto che un medico o altre persone possano incidere pesantemente sulla vita di chi soffre è uno squilibrio di potere. Collegandosi poi a quello che diceva l’avvocato Nisivoccia si può richiamare una bella tradizione di pensiero giuridico che indica la giustizia come un modo di rispondere al dolore, il giurista tedesco Rudolf von Jhering lo spiega bene: le leggi nascono dalla sofferenza». Quali sono gli squilibri normativi più evidenti? Nisivoccia: «Andrebbe regolata l’intera materia del ?ne vita: non solo il suicidio assistito, su cui la Corte si è pronunciata, ma anche l’eutanasia. Fatico a vedere una differenza etica e ontologica sui due casi. Sull’eutanasia si teme il cosidetto “pendio scivoloso”: legalizzando la morte si arriverebbe ad ammetere tutto, soprtattutto a discapito dei soggetti più fragili. Non credo però che le norme siano giuste o ingiuste a seconda dell’abuso che se ne può fare. L’accesso al suicidio assistito dovrebbe essere gratuito, garantito dal Servizio Sanitario Nazionale e il più veloce possibile, per questo il giudizio sulle condizioni di accesso dovrebbe essere af?dato a comitati territoriali di prossimità. La legge in discussione esclude espressamente l’accesso al servizio pubblico. È una contraddizione: lo stato si assume la responsabilità di garantire una pratica e poi, allo stesso tempo, se ne spoglia. Ci sono tempi troppo lunghi: i comitati territoriali hanno 60 giorni per dare un parere e il centro di coordinamento, composto da giuristi, bioeticisti, medici specialisti, psicologi, infermieri, farmacologi, ne ha altri 60 per deliberare. Il tutto può essere prorogato di ulteriori 30 giorni. Un’eternità. Per chi soffre anche un solo giorno in più è in?nito». Greco: «La distinzione tra eutanasia e suicidio assistito è rilevante dal punto di vista dell’opportunità della legge, più che da quello della sua giuridicità o giustizia. Il tema del pendio scivoloso è molto delicato da un punto di vista politico e bisogna farci i conti. La differenza tra le due pratiche viene meno nel momento in cui ci si pone il problema della parità di trattamento tra chi può somministrarsi un farmaco e chi no. Una legge che discrimina tra queste due tipologie di intervento è soggetta a un giudizio di incostituzionalità. Il punto di partenza per pensare una legge dovrebbe essere proprio l’ascolto, non solo della sofferenza delle persone, ma anche di chi opera nelle strutture sanitarie e si trova ad affrontare ogni giorno questi problemi». Nisivoccia: «Credo che su temi come questi sia necessario coltivare la mitezza, la bellezza del dubbio, come si dice ne La grazia di Sorrentino». Il ?ne vita è uno di quei casi in cui l’evoluzione della società non è stata seguita dalla politica. Greco: «Il grande Giurista Paolo Grossi parlava di “invenzione del diritto”: non qualcosa che cade dall’alto sulla società, ma qualcosa che viene scoperto dentro la società attraverso l’analisi del suo sentire e delle sue trasformazioni. Il legislatore non deve partire da preconcetti, torniamo sempre qui: ci vogliono ascolto e attenzione». Nisivoccia: «La contrapposizione vita - morte in chi si oppone alla legge è sbagliata, sempli?cante, semplicistica. È molto strumentale, a ?ni politici più che altro, anche perché nessuno mette in discussione il diritto alle cure» . Abbiamo più volte accennato all’importanza delle storie delle persone. Ce n’è una che vi ha colpito in modo particolare? Nisivoccia: «Credo che l’inizio di questo dibattito fondamentale si debba al caso di Eluana Englaro. L’unica legge che abbiamo, quella sui trattamenti sanitari, nasce dalla sua storia». Greco: «Il caso di Eluana colpì tutti. Il padre Beppino è una ?gura eroica, richiama la lotta per il diritto di Rudolf Von Jhering. Il diritto nasce, si modi?ca, viene mantenuto e si trasforma proprio grazie alla lotta». ---End text--- Author: MICOL SARFATTI Heading: Highlight: IN ITALIA L’EUTANASIA È ILLEGALE, IL SUICIDIO ASSITITO È LECITO A DETERMINATE CONDIZIONI KARMA PRESS LA LO T TA DI ELUA NA E I L PA DR E BE P P INO Per Niccolò Nisivoccia e Tommaso Greco il caso di Eluana Englaro, e la battaglia portata avanti dal padre Beppino, restano fondamentali nel dibattitto sul ?ne vita e hanno accelerato il percorso etico e giuridico che ha portato della legge 219/2017 sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) IL DIL E MMA DI UN P R ESIDE NTE Il tema dell’eutanasia è al centro dell’ultimo ?lm di Paolo Sorrentino La Grazia, uscito nelle sale lo scorso gennaio. Il presidente della Repubblica Mariano De Santis, interpretato da Toni Servillo, si trova, alla ?ne del suo mandato, a dover promulgare una legge che dovrebbe legalizzare l’eutanasia LA S ER IE DIRITTI SENZA LEGGE Questa è la prima puntata di una serie dedicata ai diritti della persona che ancora non sono garantiti e tutelati dalla legge Scrivete a lettereasette@rcs.it per commenti o storie NISIVOCCIA: «I CONTRARI SOSTENGONO CHE LEGALIZZANDO LA MORTE SI AMMETTEREBBE TUTTO. NON È COSÌ» KARMA PRESS D J F ABO HA CAMB I AT O LA LEGGE Nove anni fa, Fabiano Antoniani, noto come DJ Fabo, cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale, si spegne a Zurigo con l’aiuto medico alla morte volontaria, accompagnato da Marco Cappato. Il caso porta alla legalizzazione del testamento biologico e del suicidio medicalmente assistito, a determinate condizioni WEBPHOTO LA L IBE RTÀ D I MIE LE Miele è l’opera prima da regista di Valeria Golino. Racconta la storia di Irene -Jasmine Trinca studentessa di medicina che aiuta i malati terminali con l’eutanasia, offrendo loro sempre la scelta di poter interrompere il processo. Il ?lm è stato lodato per come affronta il tema in tutta la sua complessità GRECO: «IL DIRITTO NON È QUALCOSA CHE CADE SULLA SOCIETÀ, MA CHE VIENE SCOPERTO DENTRO LE SUE PIEGHE» Image:In alto Niccolò Nisivoccia, avvocato e scrittore, qui sopra Tommaso Greco, professore di Filoso?a del Diritto e saggista -tit_org- Dialogo sul fine vita «Il vuoto normativo è un’ingiustizia verso chi sta male» -sec_org- tp:writer§§ MICOL SARFATTI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031301745105751.PDF §---§ title§§ I cali?ati sanitari dove la salute diventa mercato link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031301745705745.PDF description§§ pubDate§§ 2026-03-13T04:41:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031301745705745.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031301745705745.PDF', 'title': 'ESPRESSO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031301745705745.PDF tp:ocr§§ I califfati sanitari dove la salute diventa mercato IL COMMENTO Enrico Bellavia Dietro la catena di errori e morti, c’è un sistema che sperpera e nutre la macchina del consenso a catena di errori umani che ha reso inservibile l'organo per il trapianto al Monaldi di Napoli sul piccolo Domenico è affare della magistratura. Ma sarebbe miope non trarne subito delle conseguenze. E non interrogarsi sul perché un reparto con numeri neppure soddisfacenti abbia potuto continuare a operare, anche contro i dubbi pregressi sull'inadeguatezza. La ricerca delle responsabilità politiche ha già tutti i connotati della solita faida tra fazioni, opposte nello schieramento, ma non nei metodi di gestione del mercato della salute. Il dibattito elude sempre la questione cruciale. Quale sanità vogliamo davvero? Quella delL le spese folli, degli sperperi? Quella dei califfati locali che ingrassano, moltiplicando poltrone? Con i privati che gonfiano i bilanci in proporzione costante alle carenze del pubblico. E un servizio sanitario che annuncia, taglia nastri e davanti alle tragedie si costerna o si indigna a seconda della posizione nell'emiciclo. Voler limitare la mobilità regionale sanitaria, pretendere standard minimi di assistenza uniformi in tutto il Paese è saggio. Farlo a tutti i costi, a discapito della qualità, è scellerato. L’europarlamentare Ignazio Marino, trapiantologo, lo ha detto a chiare lettere a L'Espresso (n.10, 6 marzo 2026). Se un solo trapianto, per di più con esito nefasto, non fa del Monaldi un centro di riferimento per questo tipo di interventi, c'è una responsabilità politica in capo a chi lo ha tenuto in esercizio. Lasciamo ai magistrati il compito di rischiarare la penombra della sala operatoria e il silenzio omertoso che ha avvolto la gestione del trapianto su Domenico. Ma il governatore uscente Vincenzo De Luca, forse, dovrebbe esprimere qualcosa di più del cordoglio. Non è questione di schieramento. In Campania governa il centro-sinistra. Ma non va diversamente in Sicilia dove comanda il centro-destra. Cambiano le bandiere, non il modello. La Sanità è sempre centrale nel dibattito. Avvitato sul chi spende e quanto. Molto meno sul come. Ricordate la paziente di Ma2ara del Vallo Maria Cristina Gallo che denunciò un ritardo di 240 giorni nella consegna del referto istologico su un tumore, nel frattempo galoppante, che la uccise a ottobre 2025? Si scoprì che la stessa Asp che aveva consegnato in 24 ore il referto ad Andrea Bonafede – alias Matteo Messina Denaro – ha tenuto 206 positivi al tumore alla catena di una diagnosi tardiva. Dispensando allegramente 100 mila euro in comunicazione. A guidare l'Asp, Ferdinando Croce, un manager di FdI molto vicino all'ex assessore Ruggero Razza, dimessosi e poi reintegrato dall’allora presidente di Regione Nello Musumeci, nel pieno dello scandalo dei dati Covid «spalmati». Razza è stato poi eletto all'Europarlamento con 61 mila preferenze. Croce è uscito di scena vestendo panni da vittima del sistema. In Sicilia la Sanità vale 10 miliardi, la voce più pesante del bilancio. È da sempre, Totò Cuffaro docet, uno dei mercati più redditizi del ceto politico, di qualunque colore. Dopo avergliela sottratta, il governatore forzista Renato Schifani si prepara a restituire la Sanità ai meloniani. Che gli hanno già impallinato un manager, Salvatore Iacolino, messo alla guida della pianificazione strategica sanitaria, poi consolato con il vertice del Policlinico di Messina, ora indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Va così nei califfati sanitari: spartire e mediare, mai migliorare. Del resto, il bisogno crea dipendenza. E quello della salute è il più redditizio dei bisogni. ---End text--- Author: Enrico Bellavia Heading: IL COMMENTO Enrico Bellavia Dietro la catena di errori e morti, c’è un sistema che sperpera e nutre la macchina del consenso Highlight: Image: -tit_org- I cali?ati sanitari dove la salute diventa mercato -sec_org- tp:writer§§ Enrico Bellavia guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031301745705745.PDF §---§ title§§ Inchiesta sui falsi certificati anti Cpr Nessuna indagine interna sui medici link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031301745905743.PDF description§§ pubDate§§ 2026-03-13T04:41:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031301745905743.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031301745905743.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031301745905743.PDF tp:ocr§§ Inchiesta sui falsi certificati anti Cpr Nessuna indagine interna sui medici Intanto a Torino gli antagonisti minacciano l’Asl «rea» di non proteggere i clandestini n «Nessun provvedimento disciplinare» e «nessuna indagine interna». E una linea operativa: i medici finiti sotto inchiesta per i certificati anti-espulsioni non dovranno essere coinvolti nelle certificazioni legate ai rimpatri. Parola di direttore generale. Tiziano Carradori, a capo dell’Ausl Romagna, ha trasmesso ai primari di Pronto soccorso e Malattie infettive una direttiva proprio mentre Procura e polizia giudiziaria continuano a scandagliare le chat dei dottori indagati. Carradori sostiene di guardare soprattutto all’equilibrio dell’ospedale. L’eventuale sospensione (chiesta dai pm) dei medici indagati (ben otto sugli undici che lavorano in reparto) avrebbe conseguenze pesanti. «Innanzitutto», afferma, «sono preoccupato per i miei colleghi. Leggo che potrebbero esserci delle interdizioni e questo mi preoccupa perché gli indagati sono un numero considerevole, la proporzione maggioritaria nella dotazione dell’équipe specialistica. Qualora ci fossero, ci sarebbero ripercussioni per il servizio pubblico». Poi aggiunge: «Ho richiamato l’ospedale e i primari direttamente interessati a rispettare pedissequamente il protocollo e non è necessario che gli indagati siano chiamati a svolgere l’attività di consulenza, da questa possono essere esonerati. La procedura dice che a rilasciare i giudizi di idoneità o meno all’ingresso nei Cpr deve essere il Pronto soccorso. E per il resto spero che tutta la vicenda venga chiarita». Sul piano disciplinare, almeno per ora, la posizione dell’azienda è netta: «È una cosa che ora è in mano alla magistratura e io non ho elementi che oggettivino il fatto che ci siano stati comportamenti non conformi. Al momento è un’ipotesi, e la magistratura farà quello che le compete». Anche sull’ipotesi di una costituzione di parte civile in un eventuale processo l’azienda resta prudente. Ma mentre la struttura sanitaria prova a tenere in piedi il reparto, la vicenda giudiziaria entra nel vivo. Davanti al gip Federica Lipovscek sono comparsi gli otto indagati. L’interrogatorio preventivo riguarda proprio la richiesta di interdizione. Tutti e otto si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il giudice si è riservato la decisione sulle misure cautelari. L’accusa formulata dalla Procura è di falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. Secondo l’ipotesi investigativa, i certificati sarebbero stati redatti «in maniera aprioristica e pianificata» per impedire il trasferimento di stranieri irregolari nei Cpr. L’udienza è durata circa due ore. Le difese hanno sostenuto che non esisterebbe più il pericolo di reiterazione del reato, perché l’Ausl Romagna ha già esonerato i medici da quel tipo di attività. Un assist. La Procura ha quindi replicato che l’esonero sarebbe generico e che il rischio di reiterazione rimarrebbe, trattandosi di falso ideologico che potrebbe riguardare anche altre certificazioni. Gli avvocati degli indagati, Carl o Alber to Baru zzi, Francesca Cancellaro, Sonia Lama, Marco Martines, Maria Elena Monaco, Salvatore Tesoriero e Maria Virgilio, hanno affidato la loro posizione a una nota congiunta: i medici «sono comparsi personalmente, scegliendo di produrre una propria dichiarazione oltre alla documentazione a supporto tra cui il provvedimento di esonero dalle specifiche attività oggetto di contestazione dell’Ausl. Riteniamo che non vi siano i presupposti per l’applicazione di una misura interdittiva che, in assenza di concrete esigenze cautelari, sarebbe inutilmente afflittiva e sproporzionata. Ribadiamo la totale correttezza dell’operato dei nostri assistiti». Intanto si è aperto un altro fronte a Torino. Un gruppo di antagonisti ha fatto irruzione nella sede dell’Asl di via San Secondo. Gli attivisti, per protesta contro i Cpr, sono entrati negli uffici e hanno imbrattato i muri con vernice nera: «Asl tortura». Poi hanno lanciato volantini con la scritta «Asl complice». Una minaccia es plicita, ispirata con molta probabilità dal caso Ravenna. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: FABIO AMENDOLARA Heading: Highlight: Image:IMBRATTATORI Le scritte degli antagonisti all’Asl di Torino [Ansa] -tit_org- Inchiesta sui falsi certificati anti Cpr Nessuna indagine interna sui medici -sec_org- tp:writer§§ FABIO AMENDOLARA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/13/2026031301745905743.PDF §---§