title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” - Accade Ora link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203035909428.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "accadeora.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T15:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203035909428.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203035909428.PDF', 'title': 'accadeora.it'} tp:url§§ https://accadeora.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203035909428.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di Magazine-Italia.it | © Magazine | Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005 | Direttore Responsabile Giuseppe Montagna© 2023 AccadeOra. All Rights Reserved.Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203035909428.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” - Appia News link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202976509766.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "appianews.it" del 12 Mar 2026

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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:© All Rights Reserved, Appia News.Testata Giornalistica iscritta al tribunale si Santa Maria Capua Vetere, registrazione numero 839 del 25/7/2016 Direttore responsabile Pietro Parente | Editore Associazione Giornalisti Casertani appianews@gmail.com Via Aldo Moro 63, 81022 Casagiove (Ce) tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202976509766.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” - CampaniaPress link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203066109638.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "campaniapress.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itSave my name, email, and website in this browser for the next time I comment. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203066109638.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203067909620.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "cittadi.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Campania Press". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 3889 del 30/06/1989. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cittadi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203067909620.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” - Citta di Napoli link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069309670.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "cittadinapoli.com" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T16:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069309670.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069309670.PDF', 'title': 'cittadinapoli.com'} tp:url§§ https://cittadinapoli.com/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069309670.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cittadinapoli.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069309670.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203053409507.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "comunicazionenazionale.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it© All Rights Reserved, comunicazionenazionale.it | Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 5292 del 2/4/2002 | Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo direzione@forumitalia.info per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione Web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203053409507.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” - Corriere della Sardegna link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202991009875.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "corrieredellasardegna.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T17:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202991009875.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202991009875.PDF', 'title': 'corrieredellasardegna.it'} tp:url§§ https://corrieredellasardegna.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202991009875.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@corrieredellasardegna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202991009875.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203046009389.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "corrierediancona.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T14:58:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203046009389.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203046009389.PDF', 'title': 'corrierediancona.it'} tp:url§§ https://corrierediancona.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203046009389.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@corrierediancona.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203046009389.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” - Corriere di Palermo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047509560.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "corrieredipalermo.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T15:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047509560.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047509560.PDF', 'title': 'corrieredipalermo.it'} tp:url§§ https://corrieredipalermo.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047509560.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047509560.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” | Corriere Flegreo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203065709634.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "corriereflegreo.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T16:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203065709634.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203065709634.PDF', 'title': 'corriereflegreo.it'} tp:url§§ https://corriereflegreo.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203065709634.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@corriereflegreo.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203065709634.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203065609633.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "cronachedellacalabria.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T16:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203065609633.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203065609633.PDF', 'title': 'cronachedellacalabria.it'} tp:url§§ https://cronachedellacalabria.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203065609633.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedellacalabria.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203065609633.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” - Cronache del Mezzogiorno link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203034709432.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "cronachedelmezzogiorno.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T15:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203034709432.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203034709432.PDF', 'title': 'cronachedelmezzogiorno.it'} tp:url§§ https://cronachedelmezzogiorno.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203034709432.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedelmezzogiorno.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203034709432.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202976309760.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "cronachediabruzzoemolise.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

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Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachediabruzzoemolise.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202976309760.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” - Cronache di Bari link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203063509720.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "cronachedibari.com" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedibari.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203063509720.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” - Cronache di Milano link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047809563.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "cronachedimilano.com" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T15:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047809563.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047809563.PDF', 'title': 'cronachedimilano.com'} tp:url§§ https://cronachedimilano.com/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047809563.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedimilano.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047809563.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” - Cronache di Trento e Trieste link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202994609895.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "cronacheditrentoetrieste.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T17:15:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202994609895.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202994609895.PDF', 'title': 'cronacheditrentoetrieste.it'} tp:url§§ https://cronacheditrentoetrieste.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202994609895.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronacheditrentoetrieste.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202994609895.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): "Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203041809359.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "dire.it" del 12 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-12T14:38:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203041809359.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203041809359.PDF', 'title': 'dire.it'} tp:url§§ https://www.dire.it/12-03-2026/1222439-sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203041809359.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. 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In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203041809359.PDF §---§ title§§ Raffaele Rizzo: "Senza conoscenza del territorio, rischio fallimento" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202965908584.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "fortuneita.com" del 12 Mar 2026

L''esperto di consulenza per l''avvio d''impresa Raffaele Rizzo parla dell''influsso della burocrazia nella Capitale.

pubDate§§ 2026-03-12T09:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202965908584.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202965908584.PDF', 'title': 'fortuneita.com'} tp:url§§ https://www.fortuneita.com/2026/03/12/roma-il-labirinto-burocratico-frena-le-imprese-senza-conoscenza-del-territorio-si-rischia-il-fallimento-il-commento-di-raffaele-rizzo/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202965908584.PDF tp:ocr§§ La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese. Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: “Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo”.Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo l’8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.“Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario”, spiega Rizzo. “Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità. La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano. Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi”, racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. “Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale”, afferma Rizzo. “Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati”.Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.La soluzione, secondo gli esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. “Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo. L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata”.Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.FORTUNE ITALIAN. 1 del 2026TopicsContattiAbout Us€2 per 1 mese di FortuneOltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni meseApprofittane ora per ottenere in esclusiva:Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza. tp:writer§§ Fortune guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202965908584.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203066409625.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "forumitalia.info" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T16:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203066409625.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203066409625.PDF', 'title': 'forumitalia.info'} tp:url§§ https://www.forumitalia.info/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203066409625.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Iscrizione registro stampa tribunale di Napoli N. 5292 del 2/4/2002 Direttore Responsabile: Emilia Velardi Colasanti direzione@forumitalia.info Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203066409625.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” - Gazzetta di Genova link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203068709612.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "gazzettadigenova.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T16:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203068709612.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203068709612.PDF', 'title': 'gazzettadigenova.it'} tp:url§§ https://gazzettadigenova.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203068709612.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@gazzettadigenova.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203068709612.PDF §---§ title§§ Aggressioni ai sanitari, quasi 18mila episodi nel 2025. Crescono gli operatori colpiti? | HealthDesk link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202900008985.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "healthdesk.it" del 12 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-12T12:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202900008985.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202900008985.PDF', 'title': 'healthdesk.it'} tp:url§§ http://www.healthdesk.it/scenari/aggressioni-sanitari-quasi-18mila-episodi-2025-crescono-operatori-colpiti tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202900008985.PDF tp:ocr§§ Nel 2025 si sono registrate quasi 18mila aggressioni nei confronti di operatori sanitari e sociosanitari in Italia. Gli episodi segnalati sono stati poco meno di 18mila, ma hanno coinvolto complessivamente 23.367 professionisti, poiché un singolo evento può interessare più persone.I dati emergono dalla Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie, pubblicata sul sito del ministero della Salute in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari.Il rapporto segnala una sostanziale stabilità delle segnalazioni rispetto all’anno precedente: nel 2024 gli episodi erano stati 18.392. A crescere, tuttavia, è il numero complessivo degli operatori coinvolti, passato da circa 22mila nel 2024 a oltre 23mila nel 2025.Secondo l’analisi dell’Osservatorio, gli aggressori sono prevalentemente i pazienti, seguiti da familiari e caregiver. Le aggressioni verbali restano la forma più diffusa, rappresentando il 69 per cento dei casi, mentre quelle fisiche costituiscono il 25 per cento e gli episodi contro la proprietà il 6 per cento.Il fenomeno colpisce in misura maggiore il personale femminile: in gran parte delle Regioni oltre il 60 per cento delle vittime è costituito da donne.Dal punto di vista delle professioni coinvolte, il personale infermieristico rappresenta la categoria più esposta, con il 55 per cento degli episodi. Seguono i medici con il 16 per cento e gli operatori sociosanitari con l’11 per cento. Un ulteriore 12 per cento delle segnalazioni riguarda altre figure professionali, tra cui personale non sanitario e addetti ai front office (3 per cento), oltre a vigilanti e soccorritori (9 per cento).Le aggressioni avvengono soprattutto in ambito ospedaliero. I contesti più critici risultano i pronto soccorso, i servizi psichiatrici di diagnosi e cura e le aree di degenza. Restano invece sostanzialmente stabili gli episodi registrati negli istituti penitenziari, pari a 428 nel 2025 contro i 433 dell’anno precedente.Nel rapporto si sottolinea inoltre che un numero più elevato di segnalazioni può riflettere anche una maggiore diffusione della cultura della denuncia: un incremento delle registrazioni, si osserva, «è probabilmente indice di una cultura della segnalazione più diffusa piuttosto che di un numero di aggressioni più alto».Parallelamente cresce il numero delle denunce e degli arresti per lesioni personali gravi o gravissime ai danni di personale sanitario o sociosanitario.Secondo i dati del ministero dell’Interno, nel 2025 i procedimenti sono più che raddoppiati rispetto alla media del triennio precedente: da circa 416 casi tra il 2022 e il 2024 si è passati a 1.096 lo scorso anno.A renderlo noto è stata Mariella Mainolfi, direttrice generale delle professioni sanitarie e delle politiche in favore del Servizio sanitario nazionale del ministero della Salute, intervenendo al convegno “Curare senza paura”, promosso dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri a Perugia.Il dato, ha spiegato Mainolfi, «può essere letto in correlazione con i recenti interventi normativi in materia di contrasto ai fenomeni di violenza», in particolare con l’introduzione della procedibilità d’ufficio per i reati di lesioni personali ai danni del personale sanitario e sociosanitario nell’esercizio delle proprie funzioni e con l’arresto in flagranza differita.Nel suo messaggio al convegno, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato il valore della sicurezza per chi opera nella sanità pubblica.«Aggredire chi cura significa indebolire l’intero Servizio sanitario nazionale, compromettere la qualità delle cure e incrinare quel rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti che è alla base di ogni percorso di assistenza», ha affermato.Il ministro ha invitato a una mobilitazione civile sul tema: «Oggi, più che ma i, dobbiamo tutti far sentire la nostra voce e sensibilizzare la società civile per porre fine alle aggressioni fisiche e verbali contro il personale sanitario e sociosanitario: un fenomeno inaccettabile, indegno e contrario ai principi di solidarietà e di vicinanza che sono scritti nel Dna della nostra Nazione».Schillaci ha infine ribadito che «la sicurezza di chi lavora nella sanità è tra le priorità di questo Governo».Dal mondo professionale arriva un richiamo alla dimensione costituzionale del problema.«Siamo davanti a una frattura del patto civile. Colpire chi cura significa ledere il diritto alla salute», ha affermato il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli.«La professione medica non è soltanto un lavoro: è una funzione di garanzia», ha aggiunto. «La professione sanitaria infatti è uno dei luoghi in cui la Costituzione si realizza ogni giorno».Richiamando l’articolo 32 della Carta, Anelli ha ricordato che «la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo, non del cittadino». A rendere concreto questo principio sono «il medico, l’infermiere, il personale tecnico e sanitario, l’operatore sociosanitario».«Ogni atto clinico è un atto che attua la nostra Carta costituzionale. Rende fruibili, cioè, i diritti in essa contenuti».Per questa ragione, ha concluso, la violenza contro gli operatori sanitari rischia di «indebolire la fiducia tra cittadini e istituzioni» e di «incrinare uno dei pilastri della nostra convivenza democratica». Si è concluso domenica 8 marzo a Vienna il trentesimo European Congress of Radiology (ECR), uno dei più rilevanti appuntamenti internazionali dedicati alla diagnostica per immagini e all’innovazione tecnologica in ambito sanitario. L’edizione 2026 ha riunito oltre ventimila specialisti tra radiologi, tecnici sanitari, ricercatori e ingegneri,… Leggi tutto Sul totale dei medici italiani (431.150) gli uomini sono ancora la maggioranza, anche se si sta andando verso la parità: costituiscono infatti il 52,5%, mezzo punto percentuale in meno rispetto allo scorso anno. 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Estratto da pag. 1 di "ilcorrieredibologna.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T15:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203055309482.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203055309482.PDF', 'title': 'ilcorrieredibologna.it'} tp:url§§ https://ilcorrieredibologna.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203055309482.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredibologna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203055309482.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” - Il Corriere di Firenze link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059909700.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ilcorrieredifirenze.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T16:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059909700.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059909700.PDF', 'title': 'ilcorrieredifirenze.it'} tp:url§§ https://ilcorrieredifirenze.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059909700.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredifirenze.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059909700.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047309562.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ilgiornaleditorino.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T15:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047309562.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047309562.PDF', 'title': 'ilgiornaleditorino.it'} tp:url§§ https://ilgiornaleditorino.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047309562.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilgiornaleditorino.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203047309562.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203063809723.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "lacittadiroma.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T16:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203063809723.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203063809723.PDF', 'title': 'lacittadiroma.it'} tp:url§§ https://lacittadiroma.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203063809723.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@lacittadiroma.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203063809723.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059509696.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "magazine-italia.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T16:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059509696.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059509696.PDF', 'title': 'magazine-italia.it'} tp:url§§ https://magazine-italia.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059509696.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:© Magazine | Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005 | Direttore Responsabile Giuseppe Montagna. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@magazine-italia.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059509696.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069209669.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "notiziarioflegreo.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T16:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069209669.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069209669.PDF', 'title': 'notiziarioflegreo.it'} tp:url§§ https://notiziarioflegreo.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069209669.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziarioflegreo.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069209669.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069409667.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "notiziedi.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T16:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069409667.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069409667.PDF', 'title': 'notiziedi.it'} tp:url§§ https://notiziedi.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069409667.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it© All Rights Reserved, Notiziedi.it | Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziedi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203069409667.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” - OndAzzurra.com link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203061609673.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "ondazzurra.com" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T16:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203061609673.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203061609673.PDF', 'title': 'ondazzurra.com'} tp:url§§ https://www.ondazzurra.com/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203061609673.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:© All Rights Reserved, OndAzzurra.com © | Tutti I Diritti Sono Riservati | Registro Stampa del Tribunale di Napoli n. 4874 | Direttore Responsabile:Emilia Velardi ColasantiVia Ceneda, 39 – 00183 (Roma)direzione@ondazzurra.com+39 06 892 811 98 Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203061609673.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” - Primopiano24 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202976209759.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "primopiano24.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T16:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202976209759.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202976209759.PDF', 'title': 'primopiano24.it'} tp:url§§ https://primopiano24.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202976209759.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A s ottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itPrimo Piano 24 | direttore editoriale Susy Miraglia Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@primopiano24.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031202976209759.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059209697.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "radionapolicentro.it" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T16:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059209697.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059209697.PDF', 'title': 'radionapolicentro.it'} tp:url§§ https://radionapolicentro.it/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059209697.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Radio Napoli Centro Testata Giornalistica Iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Direttore Responsabile Giovanni Lucianelli. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@radionapolicentro.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203059209697.PDF §---§ title§§ Sanità, Ciocchetti (Fdi): “Dal governo risorse mai spese prima per il sistema sanitario nazionale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203052909506.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "venezia24.com" del 12 Mar 2026

NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un''impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]

pubDate§§ 2026-03-12T15:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203052909506.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203052909506.PDF', 'title': 'venezia24.com'} tp:url§§ https://venezia24.com/sanita-ciocchetti-fdi-dal-governo-risorse-mai-spese-prima-per-il-sistema-sanitario-nazionale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/12/2026031203052909506.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”.Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato”.Attualmente, ancora Mazzella, “la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”. Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”. Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 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