title§§ La disobbedienza civile sulla “super-intramoenia” lombarda: «Quella delibera non va applicata» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102720910267.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "editorialedomani.it" del 11 Mar 2026
Ventisette organizzazioni chiedono di non applicare la determinazione della Regione Lombardia che consente alle strutture pubbliche di stipulare ... Scopri di più!
pubDate§§ 2026-03-11T15:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102720910267.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102720910267.PDF', 'title': 'editorialedomani.it'} tp:url§§ https://www.editorialedomani.it/fatti/lombardia-sanita-super-intramoenia-disobbedienza-civile-delibera-da-non-applicare-hc2rmlq6 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102720910267.PDF tp:ocr§§ Ventisette organizzazioni chiedono di non applicare la determinazione della Regione Lombardia che consente alle strutture pubbliche di stipulare convenzioni con fondi sanitari integrativi e assicurazioni private. Caldiroli (Medicina democratica): «Si introducono corsie preferenziali per chi dispone di polizze sanitarie e si scaricano i tempi d’attesa su chi resta nel percorso ordinario»In Lombardia la battaglia contro la “super-intramoenia” – la delibera regionale che consente alle strutture pubbliche di stipulare convenzioni con fondi sanitari integrativi, mutue e assicurazioni private – entra in una nuova fase.Ventisette organizzazioni, tra cui Medicina democratica, Naga, Attac e diversi comitati per la sanità pubblica, hanno inviato una lettera aperta ai direttori generali delle Aziende socio sanitarie territoriali (Asst) e degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) chiedendo di non applicare la delibera regionale approvata il 15 settembre scorso dalla giunta lombarda.Il rischio denunciato dalle associazioni è quello di una sanità a doppia velocità che prende sempre più forma dentro il servizio pubblico, grazie all’ingresso privilegiato del privato. Per questo le organizzazioni chiedono ai direttori sanitari di non dare applicazione alla delibera regionale che, al momento, pare ancora sostanzialmente ferma.«Dal nostro monitoraggio non risultano delibere degli enti che abbiano approvato convenzioni con i fondi sanitari, probabilmente più per aspetti relativi alla loro complessità che per una scelta dei direttori sanitari», spiega il presidente di Medicina democratica Marco Caldiroli.La delibera regionale con i suoi sei mesi di sperimentazione si chiuderà a metà marzo: «Quindi vi sarà probabilmente una proroga, di cui bisognerà seguire attentamente l’evoluzione», per continuare a mantenere alta l’attenzione su un meccanismo assai controverso.La “super-intramoenia”, infatti, estende l’attività libero-professionale all’interno delle strutture pubbliche includendo anche i ricoveri, e non solo le prestazioni ambulatoriali. Il rischio è quello di introdurre corsie preferenziali per chi dispone di polizze sanitarie o welfare aziendale, aggravando le diseguaglianze di accesso alle cure e incidendo sulle liste d’attesa.Un altro nodo riguarda l’organizzazione del lavoro negli ospedali, motivo per cui si chiede ai direttori sanitari una forma di “obiezione di diritto”: «Le ore di lavoro e il relativo impegno non sono estensibili all’infinito, pena l’impossibilità di fornire servizi migliori alle persone garantendo percorsi diagnostici e di cura idonei e con continuità», ricorda Caldiroli.«Se la medicina è fondata sul rapporto tra operatori e persone, mettere in primo piano l’aspetto monetario non può che causare una preferenza da parte degli operatori per le prestazioni meglio pagate», influendo negativamente sulla qualità delle prestazioni nell’ambito dell’attuazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea).«La sperimentazione di convenzioni tra la sanità pubblica e le diverse forme di sanità integrativa è l’ennesimo tassello nel processo di smantellamento del sistema pubblico», dice Emilia Bitossi, presidente Naga, l’associazione di volontariato che fornisce assistenza sanitaria, sociale e legale alle persone migranti.«Purtroppo la Regione Lombardia è sempre stata all’avanguardia in questo processo e l’accesso alla sanità pubblica è sempre più complesso, con il conseguente deterioramento della garanzia del diritto universalistico alle cure», continua Bitossi. «Questo riguarda tutte le persone presenti sul territorio, ma in modo ancora più drammatico chi vive condizioni di povertà, come molte delle persone straniere che incontriamo nel nostro ambulatorio medico».La questione si inserisce in un contesto più ampio, ovvero la crescita della sanità integrativa, che in Italia copre ormai milioni di lavoratrici e lavoratori attraverso fondi contrattuali, mutue e polizze aziendali. In Lombardia, dove il sistema sanitario è storicamente caratterizzato da una forte integrazione tra pubblico e privato accreditato, il mercato delle assicurazioni sanitarie e dei fondi aziendali rappresenta una componente rilevante della spesa sanitaria privata.La Lombardia, inoltre, è già oggi la regione con il maggiore utilizzo dell’Alpi (attività libero-professionale intramuraria) che, secondo il rapporto Agenas con dati del 2023, raggiunge circa il 26 per cento del totale delle prestazioni, con punte che in alcune prestazioni e strutture superano il 50 per cento.C’è poi il dato della povertà sanitaria: grazie ai monitoraggi della Fondazione Gimbe sulla rinuncia alle prestazioni sanitarie, sappiamo che nel 2024 in Lombardia il 10,3 per cento della popolazione, pari a oltre un milione di persone, ha dichiarato di aver rinunciato a una o più prestazioni sanitarie, con un incremento di 3,1 punti percentuali rispetto al 2023 e superando la media italiana del 9,9 per cento.Nel 2023 in Lombardia, secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato, la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato è stata pari al 27,2 per cento, contro una media nazionale del 20,3 per cento. Così la regione si colloca tra quelle con la quota più alta di finanziamento pubblico al privato accreditato.Per tutti questi motivi l’apertura delle strutture pubbliche a convenzioni con assicurazioni e fondi sanitari rischia di trasformare progressivamente il ruolo della sanità integrativa da strumento complementare a infrastruttura stabile di accesso privilegiato alla sanità pubblica, scaricando tempi d’attesa e carenze di offerta su chi resta nel percorso ordinario del sistema sanitario nazionale.© Riproduzione riservataPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Scrive per Domani di salute, diritti e femminismi. Ha iniziato a Radio Sherwood nel 2004 conducendo la rassegna stampa e il giornale radio. Su Instagram è @chiccasherwoodIL MONDO DI DOMANI tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102720910267.PDF §---§ title§§ Farmacie; per gli italiani sempre più presidio della sanità di prossimità | HealthDesk link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102993609906.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "healthdesk.it" del 10 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "lapresse.it" del 11 Mar 2026
Il ministro della Salute Orazio Schillaci torna sul tema della mobilità sanitaria nel nostro Paese.
pubDate§§ 2026-03-11T16:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102728010450.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102728010450.PDF', 'title': 'lapresse.it'} tp:url§§ https://www.lapresse.it/salute/sanita/2026/03/11/una-sconfitta-dello-stato-schillaci-e-la-mobilita-sanitaria/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102728010450.PDF tp:ocr§§ Accesso ArchiviUltima oraHome > Salute > Sanità > “Una sconfitta dello Stato”, Schillaci e la mobilità sanitariaIl ministro della Salute Orazio Schillaci torna sul tema della mobilità sanitaria nel nostro Paese.“Quando un cittadino sale su un treno per farsi operare a mille chilometri da casa perché nella sua Regione non ci sono le competenze, non è mobilità sanitaria, è la sconfitta dello Stato“. Con queste parole, pronunciate alla Camera in risposta a un’interrogazione parlamentare, il ministro della Salute Orazio Schillaci è tornato sul tema della mobilità sanitaria nel nostro Paese. Secondo l’ultimo report della Fondazione Gimbe, nel 2023 la mobilità sanitaria degli italiani in cerca di cure è costata 5,15 miliardi di euro: è il livello più alto di sempre. Un dato che fa segnare un +2,3% rispetto al 2022, quando la spesa si era attestata a 5,04 miliardi di euro.Il report ha certificato il solito squilibrio interregionale: i cittadini si muovono soprattutto dal Mezzogiorno verso il Nord del Paese in cerca di cure, privilegiando strutture e ospedali lombardi, emiliani e veneti. Tre Regioni che, da sole, concentrano il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria, cioè la differenza tra le risorse ricevute per curare pazienti di altre Regioni e quelle versate per i propri residenti curati altrove. Secondo Schillaci la riforma del Servizio sanitario nazionale avviata dal governo Meloni consentirà “un cambio di paradigma: non più un sistema che cura la malattia quando si è già manifestata, ma uno Stato che investe sulla salute prima che diventi emergenza”. Per il ministro della Salute la risposta alla mobilità sanitaria è contenuta nel disegno di legge delega per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera, che prevede “ospedali di terzo livello come centri di eccellenza a bacino nazionale, strutture elettive per la gestione programmata e standard minimi omogenei su tutto il territorio”. Schillaci ha anche rivendicato l’operato del governo in termini di prevenzione e digitalizzazione, ricordando il Piano nazionale della prevenzione 2026-31, il Piano oncologico con l’estensione degli screening, il Fascicolo sanitario elettronico 2.0 e la telemedicina per i pazienti cronici e le aree interne. “La sanità italiana – ha concluso Schillaci – è più forte di quanto il catastrofismo di professione voglia farci credere. I 23.500 centenari ce lo dimostrano ogni giorno. Il nostro compito è rafforzarla ancora, renderla più equa e lasciarla alle generazioni future con serietà, rigore e responsabilità”.ULTIME NOVITÀP.I. 06723500010 – Copyright: © LaPresse – Tutti i diritti riservatiLa nostra realtàServizi e OffertePartnershipInformazioni e utilityContattiEsteriMilano, Roma, Torino, Firenze, Napoli, Verona, Treviso, Oristano, Messina, Lamezia TermeNew York, Washington, Miami, Bruxelles, Londra, Parigi, Berlino, Madrid, Varsavia, Praga, Ginevra, Vienna, Casablanca, Tokyo, Hong Kong tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102728010450.PDF §---§ title§§ Il piano della Regione per potenziare gli ospedali di Roma link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102904809002.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "romatoday.it" del 11 Mar 2026
La giunta regionale ha approvato la programmazione della rete ospedaliera per il 2026-28. Tra i primi obiettivi: la riduzione della pressione nei pronto soccorso e del pendolarismo sanitario
pubDate§§ 2026-03-11T08:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102904809002.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102904809002.PDF', 'title': 'romatoday.it'} tp:url§§ https://www.romatoday.it/politica/piano-ospedali-roma-2026-numeri.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102904809002.PDF tp:ocr§§ Più posti letto negli ospedali, riduzione del sovraffollamento dei pronto soccorso e nuovi reparti. La giunta regionale ha approvato la programmazione della rete ospedaliera per il 2026-2028. Un documento arrivato a seguito di un confronto ripetuto tra la Direzione Salute e integrazione socio-sanitaria, le Aziende sanitarie locali, le strutture sanitarie coinvolte e gli enti locali. Diverse le novità previste.I pronto soccorso sovraffollati a Roma, la primaria di Tik Tok: "Facciamoci aiutare dai medici di base"Gli obiettivi del pianoSulla base dei dati relativi agli anni precedenti e alle analisi svolte dalla Direzione Salute e integrazione socio-sanitaria è stato stilato un piano su più fasi. La prima è quella definita “indispensabile”, con un incremento a livello regionale di 550 posti letto, considerati necessari per il miglioramento del sovraffollamento dei pronto soccorso “necessario al raggiungimento degli standard nazionali in termini di tempi medi di attesa, attraverso l’incremento di posti letto di area medica” si legge nel documento approvato dalla giunta regionale.Ma anche per la riduzione della mobilità passiva verso altre Regioni (che secondo l’ultimo report della Fondazione Gimbe pesa sulle casse della Regione per 191 milioni), attraverso l’aumento dei posti letto in area chirurgica. Terzo punto cardine di questa prima fase sarà la riduzione dei tempi medi di degenza, attraverso l’incremento dei posti letto per post-acuti.Fuga dagli ospedali del Lazio: il pendolarismo sanitario costa oltre 191 milioni. Il caso Bambino GesùSeguirà una fase di “incremento intermedio” con più 600 posti letto equivalenti (ovvero quelli organizzativamente disponibili) “necessari per assicurare i tempi di garanzia degli interventi chirurgici e l’autosufficienza delle liste d’attesa per interventi chirurgici, attraverso l’incremento dei posti letto equivalenti di area chirurgica e critica”. Ultima fase quella del “Raggiungimento della programmazione” con il completamento dell’incremento della capacità ospedaliera di 600 posti letto equivalenti, fino al raggiungimento della programmazione ospedaliera 2026-2028.Da programmazione i posti letto nelle strutture sanitarie del Lazio arriveranno dunque a essere 21.956, comprensivi dei 359 dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù a cui si aggiungono i 161 della sede di Palidoro e i 22 di quella di Santa Marinella. Considerati “necessari per soddisfare il fabbisogno regionale e dei posti letto” si legge nel piano. I posti letto pubblici sono pari a 10.724 per acuti e 496 postacuti, per un totale di 11.220.I migliori ospedali di Roma in cui farsi operare, patologia per patologia: le classifiche (con diverse sorprese)I dati su RomaAndando più nel dettaglio ai numeri che riguardano la Capitale e l’area metropolitana per il biennio 2026-2028 l’obiettivo è arrivare a una dotazione di 17.397 posti letto, rispetto ai 16.268 indicati nel Nuovo sistema informativo regionale (Nsis) per il 2025. Di questi sono 8.115 quelli pubblici e 8923 quelli privati, a cui si aggiungono i 359 dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Andando ancora più nel dettaglio, nel territorio della Asl Roma 1 i posti letto saranno 7204, quelli nella Asl Roma 2 saranno 3840 e quelli della Roma 3 invece 3220. Totale: 14.264. A cui si aggiungono i numeri delle Asl dell’area metropolitana: 274 nella Roma 4, 936 nella Roma 5 e 1923 nella Roma 5.Le principali novitàCon quali interventi si arriverà a questi numeri? Eccoli nel dettaglio: al policlinico Tor Vergata saranno rimodulati i posti letto e attivata la Riabilitazione; al Sant’Andrea è prevista l’apertura di una struttura dedicata a Centro Cardiovascolare; mentre al Grassi di Ostia verranno attivati la Neurologia con l’Unità di trattamento neurovascolare, urologia e terapia intensiva neonatale. E ancora: al Sant’Eugenio le novità passeranno per partenza dell’Oculistica, mentre al Santa Lucia partirà l’unità spinale e verrà recuperata la riabilitazione. Nuove lungodegenze saranno attivate al Cristo Re e alla clinica convenzionata Nuova Itor. Al Gemelli sarà potenziata l’area medica, all’Idi la geriatria, con anche l’attivazione della terapia intensiva. Alla clinica Guarnieri arriverà l’Urologia.Mentre al San Carlo di Nancy partiranno il Dea (Dipartimento Emergenza e accettazione) di primo livello, la chirurgia cardiovascolare e la medicina di urgenza. Al Gemelli Isola Tiberina verrà attivata l’Oculistica. Inoltre è previsto “previa specifico accordo” la “riorganizzazione dei posti letto con contestuale trasferimento dell’attività di post-acuti da European Hospital a Città di Roma e trasferimento dell’attività per acuti da Città di Roma a European Hospital e Aurelia Hospital”. Infine riaprirà il San Giacomo, con 40 posti letto per la lungodegenza dopo il 2028. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/11/2026031102904809002.PDF §---§