title§§ Sanità nel Lazio, sistema a due velocità: eccellenza che attrae pazienti ma resta un buco da 191 milioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003048609557.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "abitarearoma.it" del 10 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "agipress.it" del 10 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "agipress.it" del 10 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "buonasera24.it" del 10 Mar 2026
Il deputato di Fratelli d’Italia denuncia il saldo negativo della mobilità sanitaria pari a 253,2 milioni di euro e accusa la sinistra di non aver ...
pubDate§§ 2026-03-10T08:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002869008785.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002869008785.PDF', 'title': 'buonasera24.it'} tp:url§§ https://buonasera24.it/news/cronaca/915193/l-on-iaia-attacca-la-regione-dati-gimbe-confermano-una-crisi-profonda.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002869008785.PDF tp:ocr§§ TARANTO - La situazione della sanità in Puglia torna al centro del confronto politico. A sollevare il tema è il deputato jonico di Fratelli d’Italia Dario Iaia, che in una nota interviene sulle condizioni del sistema sanitario regionale e sui dati relativi alla mobilità dei pazienti.Secondo Iaia, la sanità pugliese continua a essere segnata da problemi strutturali e criticità irrisolte, maturate nel corso degli anni di governo regionale guidato dal centrosinistra. Per il parlamentare, gli interventi messi in campo finora non sarebbero stati sufficienti ad affrontare in modo efficace le difficoltà del comparto.A sostegno della sua analisi, Iaia richiama i recenti dati diffusi dalla Fondazione Gimbe, che fotografano la situazione della mobilità sanitaria tra le regioni italiane. In base a queste rilevazioni, la Puglia registra un saldo negativo pari a 253,2 milioni di euro, dato che secondo il deputato evidenzierebbe problemi significativi nella gestione del sistema sanitario regionale.Nel suo intervento Iaia sottolinea anche un altro elemento ritenuto indicativo delle difficoltà del servizio pubblico. Le strutture private convenzionate, infatti, assorbirebbero il 68,9% della mobilità sanitaria attiva, un dato che, a suo avviso, dimostrerebbe come il sistema pubblico fatichi a garantire servizi adeguati e facilmente accessibili ai cittadini.Per il parlamentare di Fratelli d’Italia, la tutela della salute deve restare un diritto garantito a tutti, senza che i cittadini siano costretti a sostenere spese e disagi per ricevere cure fuori dalla propria regione. Il fenomeno della mobilità sanitaria, sottolinea, riguarda migliaia di pazienti che ogni anno affrontano viaggi e lunghe attese pur di ottenere prestazioni mediche.Iaia evidenzia inoltre come le liste d’attesa e la carenza di servizi rappresentino fattori determinanti che spingono molti pugliesi a rivolgersi a strutture di altre regioni, con conseguenze non solo economiche ma anche emotive per le famiglie coinvolte.Nel comunicato il deputato richiama anche la situazione finanziaria del sistema sanitario regionale, definita preoccupante, sostenendo che le risorse disponibili non sarebbero state gestite in modo adeguato nel corso degli anni.Secondo Iaia, di fronte a questo scenario è necessario affrontare la questione con maggiore responsabilità e determinazione, evitando di minimizzare le difficoltà del sistema sanitario.Il parlamentare conclude chiedendo un cambio di passo nella gestione della sanità pugliese, sostenendo che i cittadini della regione meritano servizi sanitari efficienti e accessibili senza dover ricorrere a soluzioni fuori dal territorio. tp:writer§§ Francesco Alberti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002869008785.PDF §---§ title§§ Tasse e servizi in Puglia: l'affondo di Confindustria link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002896109092.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "foggiatoday.it" del 10 Mar 2026
L''affondo di Potito Salatto, presidente di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia: "Troppo facile aumentare le tasse e l’addizionale Irpef regionale per tentare di coprire un disavanzo sanitario di oltre 300 milioni di euro"
pubDate§§ 2026-03-10T10:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002896109092.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002896109092.PDF', 'title': 'foggiatoday.it'} tp:url§§ https://www.foggiatoday.it/economia/confindustria-foggia-aumento-tasse-ticket-gestione-servizi-.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002896109092.PDF tp:ocr§§ L'affondo di Potito Salatto, presidente di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia: "Troppo facile aumentare le tasse e l’addizionale Irpef regionale per tentare di coprire un disavanzo sanitario di oltre 300 milioni di euro"“Troppo facile aumentare le tasse e l’addizionale Irpef regionale per tentare di coprire un disavanzo sanitario di oltre 300 milioni di euro. Vorrei far notare al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e al suo assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia, senza alcuna inutile polemica, che negli ultimi 20 anni il centrosinistra ha governato la nostra regione, mettendo in pratica per l’offerta e la gestione sanitaria indirizzata ai cittadini e alle cittadine pugliesi la sola politica dei tagli. A cosa ci hanno condotto tali scelte restrittive? Quali sono state in 20 anni di amministrazione pubblica le vere politiche attuate a favore dei pugliesi più deboli e più fragili socialmente ed economicamente dal centrosinistra regionale?”.A porre tali interrogativi è Potito Salatto, presidente di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia. “È paradossale che oggi si vogliano aumentare le tasse a famiglie e imprese o si voglia incrementare il ticket farmaceutico per non aver dato servizi e per continuare a non fornirne. Le ipotesi che si profilano sono veramente gravi, per non parlare delle diseguaglianze territoriali presenti anche nella nostra stessa regione”.“Di quelle sul territorio nazionale parlano i numeri del recentissimo Rapporto Gimbe sulla Mobilità sanitaria, che dovrebbero farci seriamente riflettere prima di immaginare nuove tasse per la popolazione e il nostro tessuto produttivo: la Puglia è terza in Italia per mobilità passiva, dopo Calabria e Campania. Tantissimi, troppi, cittadini pugliesi si spostano verso altre regioni e in particolare verso Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, per ottenere prestazioni sanitarie. Ci auguriamo che dopo l’incontro romano con i ministeri dell’Economia e della Salute per discutere su come coprire il deficit, il presidente Decaro e l’assessore Pentassuglia vogliano convocare un incontro con tutto l’indotto sanitario pugliese per avere un colloquio sereno e proficuo e poter condividere decisioni e traiettorie future”, conclude.FoggiaToday è anche su Mobile! Scarica l’App per rimanere sempre aggiornato.© Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002896109092.PDF §---§ title§§ "Il paradosso: in Puglia si aumentano tasse e si incrementa il ticket farmaceutico per non dare servizi" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002896709094.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "foggiatoday.it" del 10 Mar 2026
L''affondo di Potito Salatto, presidente di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia: "Troppo facile aumentare le tasse e l’addizionale Irpef regionale per tentare di coprire un disavanzo sanitario di oltre 300 milioni di euro"
pubDate§§ 2026-03-10T10:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002896709094.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002896709094.PDF', 'title': 'foggiatoday.it'} tp:url§§ https://www.foggiatoday.it/economia/confindustria-foggia-aumento-tasse-ticket-gestione-servizi-.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002896709094.PDF tp:ocr§§ L'affondo di Potito Salatto, presidente di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia: "Troppo facile aumentare le tasse e l’addizionale Irpef regionale per tentare di coprire un disavanzo sanitario di oltre 300 milioni di euro"“Troppo facile aumentare le tasse e l’addizionale Irpef regionale per tentare di coprire un disavanzo sanitario di oltre 300 milioni di euro. Vorrei far notare al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e al suo assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia, senza alcuna inutile polemica, che negli ultimi 20 anni il centrosinistra ha governato la nostra regione, mettendo in pratica per l’offerta e la gestione sanitaria indirizzata ai cittadini e alle cittadine pugliesi la sola politica dei tagli. A cosa ci hanno condotto tali scelte restrittive? Quali sono state in 20 anni di amministrazione pubblica le vere politiche attuate a favore dei pugliesi più deboli e più fragili socialmente ed economicamente dal centrosinistra regionale?”.A porre tali interrogativi è Potito Salatto, presidente di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia. “È paradossale che oggi si vogliano aumentare le tasse a famiglie e imprese o si voglia incrementare il ticket farmaceutico per non aver dato servizi e per continuare a non fornirne. Le ipotesi che si profilano sono veramente gravi, per non parlare delle diseguaglianze territoriali presenti anche nella nostra stessa regione”.“Di quelle sul territorio nazionale parlano i numeri del recentissimo Rapporto Gimbe sulla Mobilità sanitaria, che dovrebbero farci seriamente riflettere prima di immaginare nuove tasse per la popolazione e il nostro tessuto produttivo: la Puglia è terza in Italia per mobilità passiva, dopo Calabria e Campania. Tantissimi, troppi, cittadini pugliesi si spostano verso altre regioni e in particolare verso Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, per ottenere prestazioni sanitarie. Ci auguriamo che dopo l’incontro romano con i ministeri dell’Economia e della Salute per discutere su come coprire il deficit, il presidente Decaro e l’assessore Pentassuglia vogliano convocare un incontro con tutto l’indotto sanitario pugliese per avere un colloquio sereno e proficuo e poter condividere decisioni e traiettorie future”, conclude.FoggiaToday è anche su Mobile! Scarica l’App per rimanere sempre aggiornato.© Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002896709094.PDF §---§ title§§ Cure lontane da casa: il Sud perde pazienti e risorse, il Nord incassa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002893009057.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilcuoioindiretta.it" del 10 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "ilsicilia.it" del 10 Mar 2026
In occasione del trentennale abbiamo intervistato il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, per fare il punto sul rapporto tra scienza e decisioni politiche, sulla sostenibilità del sistema sanitario e sulle diseguaglianze territoriali che caratterizzano oggi l’accesso alle cure in Italia.
pubDate§§ 2026-03-10T11:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002911309196.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002911309196.PDF', 'title': 'ilsicilia.it'} tp:url§§ https://ilsicilia.it/la-fondazione-gimbe-compie-30-anni-cartabellotta-oggi-luniversalismo-del-servizio-sanitario-nazionale-e-garantito-solo-sulla-carta/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002911309196.PDF tp:ocr§§ Cronache localiIl NetworkNel 2026 la Fondazione GIMBE ha compiuto trent’anni. L’organizzazione nasce nel 1996 con l’obiettivo di promuovere l’uso sistematico delle evidenze scientifiche nelle decisioni che riguardano la sanità, sia sul piano clinico sia su quello delle politiche pubbliche. Nel corso di tre decenni la Fondazione ha sviluppato attività di ricerca, formazione e divulgazione scientifica, diventando un punto di riferimento nel dibattito sulla sostenibilità del sistema sanitario italiano.Negli ultimi anni GIMBE si è distinta soprattutto per il monitoraggio delle dinamiche strutturali del Servizio sanitario nazionale: dal finanziamento pubblico alla carenza di personale, dalle liste d’attesa alla mobilità sanitaria tra regioni. Un lavoro di analisi che ha contribuito a portare dati e indicatori nel confronto pubblico sulla sanità.In occasione del trentennale abbiamo intervistato il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, per fare il punto sul rapporto tra scienza e decisioni politiche, sulla sostenibilità del sistema sanitario e sulle diseguaglianze territoriali che caratterizzano oggi l’accesso alle cure in Italia.Negli ultimi trent’anni l’uso delle evidenze scientifiche è certamente aumentato: linee guida e valutazioni di efficacia e sicurezza dei farmaci sono entrati stabilmente nei processi decisionali. Tuttavia il loro impiego non è ancora sistematico. In molte scelte di politica sanitaria le evidenze scientifiche vengono considerate solo parzialmente o in modo selettivo, soprattutto quando entrano in gioco vincoli finanziari, pressioni politiche o interessi corporativi. Per questo la missione di orientare le decisioni politiche e organizzative sulla base delle evidenze scientifiche rimane oggi più attuale che mai.Purtroppo spesso si interviene per gestire criticità contingenti – come liste d’attesa o carenza di personale – piuttosto che con una programmazione di lungo periodo fondata su dati epidemiologici e demografici. Ne derivano misure spesso frammentarie o di breve respiro. La vera sfida è superare una gestione prevalentemente reattiva per costruire una governance strategica della sanità, basata su evidenze scientifiche e pianificazione.Il SSN resta uno dei pilastri del welfare italiano, ma la sua sostenibilità è sempre più a rischio. Il definanziamento progressivo, la carenza di personale sanitario e l’invecchiamento della popolazione stanno aumentando la pressione sul sistema. Oggi l’universalismo è garantito solo sulla carta: l’accesso alle cure dipende in misura crescente dal luogo di residenza e dalla capacità di spesa delle persone. L’aumento della spesa sanitaria a carico dei cittadini e della rinuncia a prestazioni sanitarie rappresentano due segnali evidenti di una equità di accesso sempre più fragile.Nel 2023 la mobilità sanitaria ha raggiunto € 5,15 miliardi, il valore più elevato mai registrato e in aumento rispetto ai € 5,04 miliardi del 2022. L’analisi dei saldi regionali mostra una vera e propria “frattura strutturale” tra il Nord e il Sud del Paese. In Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto si concentra il 95,1% del saldo attivo, ovvero la differenza tra le risorse ricevute per curare pazienti provenienti da altre Regioni (mobilità attiva) e quelle versate per i propri residenti che si curano altrove (mobilità passiva). Sul versante opposto, i saldi passivi più rilevanti riguardano diverse Regioni del Mezzogiorno. Calabria (-€ 326,9 milioni), Campania (-€ 306,3 milioni), Puglia (-€ 253,2 milioni) e Sicilia (-€ 246,7 milioni) rappresentano le situazioni più critiche, a cui si aggiungono Lazio (-€ 191,7 milioni) e Sardegna (-€ 101,9 milioni).Una stagione di rifinanziamento pubblico accompagnata da riforme strutturali guidate dai reali bisogni di salute della popolazione. Solo così sarà possibile garantire l’erogazione uniforme dei Livelli Essenziali di Assistenza e restituire al SSN i suoi princìpi fondanti – universalismo, uguaglianza, equità – che per decenni hanno rappresentato un m odello riconosciuto a livello internazionale. Ma prima di tutto serve una visione, una scelta politica chiara: quale SSN vogliamo lasciare in eredità alle generazioni future?Il rapporto tra scienza, politica e sanità è certamente evoluto, ma rimane fragile. La pandemia ha dimostrato quanto sia indispensabile basare le decisioni su evidenze scientifiche solide, ma ha anche evidenziato come dati e conoscenze possano diventare terreno di confronto – e talvolta di scontro – politico. Per questo è sempre più necessario rafforzare una cultura delle decisioni basate sulle evidenze e una maggiore responsabilità istituzionale nell’utilizzare i dati scientifici per orientare le politiche sanitarie.Ai microfoni de ilSicilia.it, il presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate, che per mesi ha lavorato sul testo ed è stato relatore in aula.Diritto alla sicurezza, prevenzione, tutela del territorio e pianificazione del futuro sono le questioni importanti dibattute nel corso della trasmissione.La 63^ puntata de La Buona Salute è dedicata all’oncologia ortopedica. Abbiamo visitato l’Ospedale Giglio di Cefalù, oggi punto di riferimento nazionaleVi abbiamo accompagnato tra le stanze di 19 splendidi Castelli di Sicilia alla scoperta delle bellezze dei territori siciliani. Un viaggio indimenticabile attraverso la storia, la cultura, l’enogastronomia e l’economia locale, raccontata dai protagonisti di queste realtà straordinarie.Copyright © ilSicilia | aut. Tribunale di Palermo n.11 del 29/09/2015 Editore: Mercurio Comunicazione Soc. Coop. A.R.L.Direttore Editoriale: Maurizio ScaglioneDirettore Responsabile: Maria Calabresep.zza Sant’Oliva, 9 – 90141 – Palermo – 091335557P.IVA: 06334930820Mercurio Comunicazione Società Cooperativa a r.l. è iscritta al Registro degli Operatori di Comunicazione al numero 26988Sito gestito da La Digitale srl – info@ladigitale.it tp:writer§§ Riccardo Vaccaro guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002911309196.PDF §---§ title§§ Che cos'è il pendolarismo sanitario e perché dobbiamo preoccuparci: nel Lazio costa 191 milioni - VIDEO link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002992709926.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "radioroma.it" del 10 Mar 2026
Che cos''è il pendolarismo sanitario e perché dobbiamo preoccuparci: nel Lazio costa 191 milioni di euro
pubDate§§ 2026-03-10T15:47:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002992709926.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002992709926.PDF', 'title': 'radioroma.it'} tp:url§§ https://www.radioroma.it/2026/03/10/pendolarismo-sanitario-lazio-191mln/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002992709926.PDF tp:ocr§§ Il pendolarismo sanitario, o mobilità sanitaria, è il fenomeno per cui i cittadini scelgono di ricevere cure mediche (visite, esami o ricoveri) in ospedali o strutture situati in una regione diversa da quella di residenza. Ed è un fenomeno che, inaspettatamente, riguarda anche il Lazio. Proprio la regione che comprende eccellenze sanitarie a livello globale: il Bambin Gesù, il Gemelli, l’Umberto I. Come è possibile? È un fenomeno se non altro particolare: in pratica qui ci sono tra le migliori strutture italiane eppure i cittadini decidono di recarsi altrove.I numeri che riguardano il fenomeno arrivano dall’ultimo report Gimbe sulla mobilità sanitaria interregionale, che ha evidenziato come negli ultimi anni il Belpaese abbia raggiunto la spesa record di 5 miliardi di euro. Un fenomeno che è diventato negli ultimi anni sempre più ampliato e la causa risiede nelle profonde diseguaglianze presenti nell’offerta dei vari servizi regionali.Come sempre accade da secoli, l’Italia è spaccata in due tra Nord e Sud: dal Mezzogiorno parte il flusso enorme di pazienti e di risorse economiche alla volta di Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che si confermano essere le regioni più attrattive.La scelta di curarsi fuori regione e però quasi sempre legata alla sanità privata. Il report evidenzia infatti come oltre un euro su due speso per ricoveri e prestazioni specialistiche fuori Regione finisca nelle casse della sanità privata accreditata. Parliamo di 1.879 milioni (54,4%), contro i 1.573 milioni (45,6%) destinati alle strutture pubbliche.Questo indica che il servizio pubblico si è fortemente indebolito, mentre l’offerta del privato è diventata sempre più attrattiva. Le strutture private assorbono infatti oltre il 60% della mobilità attiva in Molise (90,6%), Lombardia (71,4%), Puglia (70,7%) e Lazio (62,4%). In altre, invece, il privato ha una capacità attrattiva inferiore: il 16,9% in Valle D’Aosta, il 15,5% in Umbria e l’11,9% in Liguria (11,9%).In questo scenario è necessario distinguere mobilità passiva e attiva: la prima indica le prestazioni sanitarie erogate in favore di cittadini residenti in altre Regioni e rappresenta una fonte di credito, la seconda – al contrario – esprime l’indice di fuga da una Regione, ovvero le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini in una Regione diversa da quella di residenza.A generare i maggiori debiti per cure ricevute dai propri residenti in altre Regioni, troviamo il Lazio (11,8%), la Campania (9,6%) e la Lombardia (8,9%), che da sole rappresentano quasi un terzo della mobilità passiva.Continua a leggere su radioroma.itGIÀ "ITALIA SERA" Giornalisti & Poligrafici Associati Soc. Coop. Via Gustavo Bianchi 11, 00153, Roma P.IVA 04783011002 Impresa beneficiaria per questa testata dei contributi del Decreto Legislativo 15 maggio 2017, n. 70.© 2000 - 2026 RadioRoma.it tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002992709926.PDF §---§ title§§ CONFINDUSTRIA FOGGIA/ “È PARADOSSALE CHE OGGI IN PUGLIA SI VOGLIANO AUMENTARE LE TASSE A FAMIGLIE E IMPRESE O SI VOGLIA INCREMENTARE IL TICKET FARMACEUTICO PER NON AVER DATO SERVIZI E PER CONTINUARE A NON FORNIRNE” – Rete Gargano link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003025309344.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "retegargano.it" del 10 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "sanitainsicilia.it" del 10 Mar 2026
In occasione del trentennale abbiamo intervistato il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, per fare il punto sul rapporto tra scienza e decisioni politiche, sulla sostenibilità del sistema sanitario e sulle diseguaglianze territoriali che caratterizzano oggi l’accesso alle cure in Italia.
pubDate§§ 2026-03-10T11:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002916709150.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002916709150.PDF', 'title': 'sanitainsicilia.it'} tp:url§§ https://www.sanitainsicilia.it/la-fondazione-gimbe-compie-30-anni-cartabellotta-oggi-luniversalismo-del-servizio-sanitario-nazionale-e-garantito-solo-sulla-carta/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002916709150.PDF tp:ocr§§ Nel 2026 la Fondazione GIMBE ha compiuto trent’anni. L’organizzazione nasce nel 1996 con l’obiettivo di promuovere l’uso sistematico delle evidenze scientifiche nelle decisioni che riguardano la sanità, sia sul piano clinico sia su quello delle politiche pubbliche. Nel corso di tre decenni la Fondazione ha sviluppato attività di ricerca, formazione e divulgazione scientifica, diventando un punto di riferimento nel dibattito sulla sostenibilità del sistema sanitario italiano.Negli ultimi anni GIMBE si è distinta soprattutto per il monitoraggio delle dinamiche strutturali del Servizio sanitario nazionale: dal finanziamento pubblico alla carenza di personale, dalle liste d’attesa alla mobilità sanitaria tra regioni. Un lavoro di analisi che ha contribuito a portare dati e indicatori nel confronto pubblico sulla sanità.In occasione del trentennale abbiamo intervistato il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, per fare il punto sul rapporto tra scienza e decisioni politiche, sulla sostenibilità del sistema sanitario e sulle diseguaglianze territoriali che caratterizzano oggi l’accesso alle cure in Italia.Negli ultimi trent’anni l’uso delle evidenze scientifiche è certamente aumentato: linee guida e valutazioni di efficacia e sicurezza dei farmaci sono entrati stabilmente nei processi decisionali. Tuttavia il loro impiego non è ancora sistematico. In molte scelte di politica sanitaria le evidenze scientifiche vengono considerate solo parzialmente o in modo selettivo, soprattutto quando entrano in gioco vincoli finanziari, pressioni politiche o interessi corporativi. Per questo la missione di orientare le decisioni politiche e organizzative sulla base delle evidenze scientifiche rimane oggi più attuale che mai.Purtroppo spesso si interviene per gestire criticità contingenti – come liste d’attesa o carenza di personale – piuttosto che con una programmazione di lungo periodo fondata su dati epidemiologici e demografici. Ne derivano misure spesso frammentarie o di breve respiro. La vera sfida è superare una gestione prevalentemente reattiva per costruire una governance strategica della sanità, basata su evidenze scientifiche e pianificazione.Il SSN resta uno dei pilastri del welfare italiano, ma la sua sostenibilità è sempre più a rischio. Il definanziamento progressivo, la carenza di personale sanitario e l’invecchiamento della popolazione stanno aumentando la pressione sul sistema. Oggi l’universalismo è garantito solo sulla carta: l’accesso alle cure dipende in misura crescente dal luogo di residenza e dalla capacità di spesa delle persone. L’aumento della spesa sanitaria a carico dei cittadini e della rinuncia a prestazioni sanitarie rappresentano due segnali evidenti di una equità di accesso sempre più fragile.Nel 2023 la mobilità sanitaria ha raggiunto € 5,15 miliardi, il valore più elevato mai registrato e in aumento rispetto ai € 5,04 miliardi del 2022. L’analisi dei saldi regionali mostra una vera e propria “frattura strutturale” tra il Nord e il Sud del Paese. In Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto si concentra il 95,1% del saldo attivo, ovvero la differenza tra le risorse ricevute per curare pazienti provenienti da altre Regioni (mobilità attiva) e quelle versate per i propri residenti che si curano altrove (mobilità passiva). Sul versante opposto, i saldi passivi più rilevanti riguardano diverse Regioni del Mezzogiorno. Calabria (-€ 326,9 milioni), Campania (-€ 306,3 milioni), Puglia (-€ 253,2 milioni) e Sicilia (-€ 246,7 milioni) rappresentano le situazioni più critiche, a cui si aggiungono Lazio (-€ 191,7 milioni) e Sardegna (-€ 101,9 milioni).Una stagione di rifinanziamento pubblico accompagnata da riforme strutturali guidate dai reali bisogni di salute della popolazione. Solo così sarà possibile garantire l’erogazione uniforme dei Livelli Essenziali di Assistenza e restituire al SSN i suoi princìpi fondanti – universalismo, uguaglianza, equità – che per decenni hanno rappresentato un modello riconosciuto a livello internazionale. Ma prima di tutto serve una visione, una scelta politica chiara: quale SSN vogliamo lasciare in eredità alle generazioni future?Il rapporto tra scienza, politica e sanità è certamente evoluto, ma rimane fragile. La pandemia ha dimostrato quanto sia indispensabile basare le decisioni su evidenze scientifiche solide, ma ha anche evidenziato come dati e conoscenze possano diventare terreno di confronto – e talvolta di scontro – politico. Per questo è sempre più necessario rafforzare una cultura delle decisioni basate sulle evidenze e una maggiore responsabilità istituzionale nell’utilizzare i dati scientifici per orientare le politiche sanitarie.Sviluppato, Gestito ed ottimizzato da Coffice s.r.l. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002916709150.PDF §---§ title§§ La Regione Lazio rimborsa il Vaticano: quasi 160 milioni per le cure pediatriche link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002996610077.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "today.it" del 10 Mar 2026
Le differenze tra le prestazioni sanitarie sul territorio nazionale costringono i pazienti a viaggiare. Pagano le Regioni: così i costi superano i 5 miliardi di euro. Cosa sta succedendo alla sanità: il nuovo report Gimbe
pubDate§§ 2026-03-10T16:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002996610077.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002996610077.PDF', 'title': 'today.it'} tp:url§§ https://www.today.it/salute/regione-lazio-paga-vaticano-cure-pediatriche-bambino-gesu.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002996610077.PDF tp:ocr§§ La Regione Lazio ha rimborsato quasi 160 milioni di euro all'Ospedale Bambino Gesù di Roma, struttura che appartiene allo Stato Vaticano. Questo è solo l'ultimo esempio dei costi della cosiddetta "mobilità passiva" interregionale, spia di un sistema sanitario che corre a varie velocità costringendo i pazienti a curarsi lontano da casa. I costi crescono, ancora: l'ultimo record toccato è di 5,15 miliardi di euro, come segnalato dall'ultimo report Gimbe. Solo tre Regioni sono in attivo "rilevante", tutto il resto ha i saldi in rosso. E circa 1 euro su 2 finisce alle strutture private. Viaggiare per curarsi: solo tre Regioni sopra le altreTre grandi Regioni sono più attrattive delle altre e sono le uniche con un saldo in attivo "rilevante": Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Dall'altra parte abbiamo il deficit nelle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio. Le Regioni che registrano crediti superiori a € 200 milioni sono sei. Lombardia (23,2%), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%) si confermano le più attrattive, nelle quali si concentra oltre metà della mobilità attiva. Lazio (8,9%), Toscana (6,4%) e Piemonte (5,8%) rappresentano insieme un ulteriore 21,1%. Il rimanente 26,9% della mobilità attiva si distribuisce tra le altre 15 Regioni e Province autonome. Da dove provengono i pazienti? La classifica si capovolge, con un "indice di fuga", che indica quante risorse la Regione di riferimento è costretta a pagare per "rimborsare" strutture che si trovano al di fuori del loro territorio. Le 3 Regioni con il maggiore indice di fuga generano debiti superiori a € 400 milioni ciascuna: Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%) insieme rappresentano quasi un terzo della mobilità passiva. Il restante 63,9% si distribuisce tra le altre Regioni e Province autonome.Il caso del Bambino Gesù "rimborsato" dalla Regione Lazio per 159,6 mlnI 621,7 milioni di mobilità passiva della Regione Lazio includono € 159,6 milioni di prestazioni erogate dall’Ospedale pediatrico bambino Gesù. La struttura appartiene infatti allo Stato della Città del Vaticano e per questo i servizi erogati vengono rimborsati con i flussi di mobilità passiva della Regione Lazio.È lo stesso Bambino Gesù a vantare un credito di oltre 281 milioni (sono esattamente 281.383.50), un valore in crescita di oltre 6,4 milioni di euro rispetto all’anno precedente.Il trionfo del privatoOltre 1 euro su 2 finisce nelle casse di strutture private convenzionate. A livello nazionale, il privato accreditato intercetta il 54,5% del valore della mobilità attiva. E scendendo nel dettaglio regionale emergono picchi vertiginosi: in Puglia, ad esempio, la sanità privata eroga quasi il 69% del valore totale della mobilità attiva regionale, mentre in altre aree del Paese, come Bolzano o la Basilicata, la capacità attrattiva del privato resta invece marginale (sotto il 10%).Liste d'attesa per una visita: dove (e come) risparmiare sulle spese folli per curarsiTra qualità delle prestazioni e liste d'attesa, il privato sostituisce sempre più il pubblico. Anche in questo caso, Roma e Vaticano sono un buon esempio, con un monopolio sempre più schiacciante nel campo della pediatria. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002996610077.PDF §---§ title§§ La Regione Lazio rimborsa il Vaticano: 160 milioni per le cure pediatriche al Bambino gesù link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003016410135.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "today.it" del 10 Mar 2026
Le differenze tra le prestazioni sanitarie sul territorio nazionale costringono i pazienti a viaggiare. Pagano le Regioni: così i costi superano i 5 miliardi di euro. Cosa sta succedendo alla sanità: il nuovo report Gimbe
pubDate§§ 2026-03-10T16:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003016410135.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003016410135.PDF', 'title': 'today.it'} tp:url§§ https://www.today.it/salute/regione-lazio-paga-vaticano-cure-pediatriche-bambino-gesu.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003016410135.PDF tp:ocr§§ Il bene comune, l'intervista a Rocco Papaleo e al cast: "Mostrarsi imperfetti è la vera rivoluzione"Le differenze tra le prestazioni sanitarie sul territorio nazionale costringono i pazienti a viaggiare. Pagano le Regioni e 1 euro su 2 finisce ai privati: così i costi hanno superato i 5 miliardi di euro. Cosa sta succedendo alla sanitàLa Regione Lazio ha rimborsato quasi 160 milioni di euro all'Ospedale Bambino Gesù di Roma, struttura che appartiene allo Stato Vaticano. Questo è solo l'ultimo esempio dei costi della cosiddetta "mobilità passiva" interregionale, spia di un sistema sanitario che corre a varie velocità costringendo i pazienti a curarsi lontano da casa. I costi crescono, ancora: l'ultimo record toccato è di 5,15 miliardi di euro, come segnalato dall'ultimo report Gimbe. Solo tre Regioni sono in attivo "rilevante", tutto il resto ha i saldi in rosso. E circa 1 euro su 2 finisce alle strutture private. Tre grandi Regioni sono più attrattive delle altre e sono le uniche con un saldo in attivo "rilevante": Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Dall'altra parte abbiamo il deficit nelle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio. Le Regioni che registrano crediti superiori a € 200 milioni sono sei. Lombardia (23,2%), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%) si confermano le più attrattive, nelle quali si concentra oltre metà della mobilità attiva. Lazio (8,9%), Toscana (6,4%) e Piemonte (5,8%) rappresentano insieme un ulteriore 21,1%. Il rimanente 26,9% della mobilità attiva si distribuisce tra le altre 15 Regioni e Province autonome. Da dove provengono i pazienti? La classifica si capovolge, con un "indice di fuga", che indica quante risorse la Regione di riferimento è costretta a pagare per "rimborsare" strutture che si trovano al di fuori del loro territorio. Le 3 Regioni con il maggiore indice di fuga generano debiti superiori a € 400 milioni ciascuna: Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%) insieme rappresentano quasi un terzo della mobilità passiva. Il restante 63,9% si distribuisce tra le altre Regioni e Province autonome.I 621,7 milioni di mobilità passiva della Regione Lazio includono € 159,6 milioni di prestazioni erogate dall’Ospedale pediatrico bambino Gesù. La struttura appartiene infatti allo Stato della Città del Vaticano e per questo i servizi erogati vengono rimborsati con i flussi di mobilità passiva della Regione Lazio.È lo stesso Bambino Gesù a vantare un credito di oltre 281 milioni (sono esattamente 281.383.50), un valore in crescita di oltre 6,4 milioni di euro rispetto all’anno precedente.Oltre 1 euro su 2 finisce nelle casse di strutture private convenzionate. A livello nazionale, il privato accreditato intercetta il 54,5% del valore della mobilità attiva. E scendendo nel dettaglio regionale emergono picchi vertiginosi: in Puglia, ad esempio, la sanità privata eroga quasi il 69% del valore totale della mobilità attiva regionale, mentre in altre aree del Paese, come Bolzano o la Basilicata, la capacità attrattiva del privato resta invece marginale (sotto il 10%).Tra qualità delle prestazioni e liste d'attesa, il privato sostituisce sempre più il pubblico. Anche in questo caso, Roma e Vaticano sono un buon esempio, con un monopolio sempre più schiacciante nel campo della pediatria.© Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003016410135.PDF §---§ title§§ La Regione Lazio rimborsa il Vaticano: quasi 160 milioni per le cure pediatriche link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003011310244.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "today.it" del 10 Mar 2026
Le differenze tra le prestazioni sanitarie sul territorio nazionale costringono i pazienti a viaggiare. Pagano le Regioni: così i costi superano i 5 miliardi di euro. Cosa sta succedendo alla sanità: il nuovo report Gimbe
pubDate§§ 2026-03-10T17:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003011310244.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003011310244.PDF', 'title': 'today.it'} tp:url§§ https://www.today.it/salute/regione-lazio-paga-vaticano-cure-pediatriche-bambino-gesu.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003011310244.PDF tp:ocr§§ Il bene comune, l'intervista a Rocco Papaleo e al cast: "Mostrarsi imperfetti è la vera rivoluzione"Le differenze tra le prestazioni sanitarie sul territorio nazionale costringono i pazienti a viaggiare. Pagano le Regioni e 1 euro su 2 finisce ai privati: così i costi hanno superato i 5 miliardi di euro. Cosa sta succedendo alla sanitàLa Regione Lazio ha rimborsato quasi 160 milioni di euro all'Ospedale Bambino Gesù di Roma, struttura che appartiene allo Stato Vaticano. Questo è solo l'ultimo esempio dei costi della cosiddetta "mobilità passiva" interregionale, spia di un sistema sanitario che corre a varie velocità costringendo i pazienti a curarsi lontano da casa. I costi crescono, ancora: l'ultimo record toccato è di 5,15 miliardi di euro, come segnalato dall'ultimo report Gimbe. Solo tre Regioni sono in attivo "rilevante", tutto il resto ha i saldi in rosso. E circa 1 euro su 2 finisce alle strutture private. Tre grandi Regioni sono più attrattive delle altre e sono le uniche con un saldo in attivo "rilevante": Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Dall'altra parte abbiamo il deficit nelle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio. Le Regioni che registrano crediti superiori a € 200 milioni sono sei. Lombardia (23,2%), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%) si confermano le più attrattive, nelle quali si concentra oltre metà della mobilità attiva. Lazio (8,9%), Toscana (6,4%) e Piemonte (5,8%) rappresentano insieme un ulteriore 21,1%. Il rimanente 26,9% della mobilità attiva si distribuisce tra le altre 15 Regioni e Province autonome. Da dove provengono i pazienti? La classifica si capovolge, con un "indice di fuga", che indica quante risorse la Regione di riferimento è costretta a pagare per "rimborsare" strutture che si trovano al di fuori del loro territorio. Le 3 Regioni con il maggiore indice di fuga generano debiti superiori a € 400 milioni ciascuna: Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%) insieme rappresentano quasi un terzo della mobilità passiva. Il restante 63,9% si distribuisce tra le altre Regioni e Province autonome.I 621,7 milioni di mobilità passiva della Regione Lazio includono € 159,6 milioni di prestazioni erogate dall’Ospedale pediatrico bambino Gesù. La struttura appartiene infatti allo Stato della Città del Vaticano e per questo i servizi erogati vengono rimborsati con i flussi di mobilità passiva della Regione Lazio.È lo stesso Bambino Gesù a vantare un credito di oltre 281 milioni (sono esattamente 281.383.50), un valore in crescita di oltre 6,4 milioni di euro rispetto all’anno precedente.Oltre 1 euro su 2 finisce nelle casse di strutture private convenzionate. A livello nazionale, il privato accreditato intercetta il 54,5% del valore della mobilità attiva. E scendendo nel dettaglio regionale emergono picchi vertiginosi: in Puglia, ad esempio, la sanità privata eroga quasi il 69% del valore totale della mobilità attiva regionale, mentre in altre aree del Paese, come Bolzano o la Basilicata, la capacità attrattiva del privato resta invece marginale (sotto il 10%).Tra qualità delle prestazioni e liste d'attesa, il privato sostituisce sempre più il pubblico. Anche in questo caso, Roma e Vaticano sono un buon esempio, con un monopolio sempre più schiacciante nel campo della pediatria.© Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003011310244.PDF §---§ title§§ Più ore di lavoro, più compiti: ecco la riforma "strozza" medici di famiglia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002728910444.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "today.it" del 10 Mar 2026
Il cambiamento più simbolico è l’introduzione di 38 ore settimanali obbligatorie, suddivise tra attività con i propri assistiti (massimo 20 ore) e attività organizzate dal sistema sanitario (almeno 18 ore).
pubDate§§ 2026-03-10T18:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002728910444.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002728910444.PDF', 'title': 'today.it'} tp:url§§ https://www.today.it/opinioni/riforma-medici-famiglia.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002728910444.PDF tp:ocr§§ Da anni tutti concordano su un punto: la sanità italiana ha un problema strutturale sul territorio. Gli ospedali sono sovraccarichi, i pronto soccorso diventano il primo punto di accesso al sistema e la medicina di prossimità, ovvero quella che dovrebbe intercettare i bisogni prima che diventino emergenze, fatica sempre di più a funzionare.Il medico di famiglia è il perno di questo sistema, ma è anche il punto in cui il nostro modello sanitario mostra tutta la sua ambiguità. Oggi i medici di famiglia sono liberi professionisti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, pagati in gran parte con una quota capitaria legata al numero di pazienti.In questo contesto, il 29 gennaio 2026 viene presentata la proposta di legge a firma di Benigni, Cappellacci e Patriarca sulle “disposizioni concernenti l’attività, lo stato giuridico e il trattamento dei medici di medicina generale”. La riforma prova a spostare i medici di famiglia verso un modello più vicino a quello del lavoro dipendente pubblico, pur mantenendo formalmente la convenzione. Quindi senza scontentare Enpam, che è l’Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri, e Fimmg, che gestisce oggi il corso di formazione per i medici di medicina generale che, a differenza dei colleghi europei, non è universitario.Il cambiamento più simbolico è l’introduzione di 38 ore settimanali obbligatorie, suddivise tra attività con i propri assistiti (massimo 20 ore) e attività organizzate dal sistema sanitario (almeno 18 ore). Questa seconda parte includerebbe vaccinazioni, prevenzione, assistenza domiciliare, telemedicina e lavoro nelle Case della comunità. In sostanza, il medico di famiglia smette di essere solo il professionista del proprio ambulatorio e diventa parte strutturata dell’organizzazione pubblica. Tutto questo senza avere le tutele che spettano ai dipendenti pubblici e senza considerare le molte ore aggiuntive che già oggi i medici di medicina generale dedicano ai propri assistiti, tra visite domiciliari e gestione “a distanza” dei pazienti.Ricordiamo che, secondo i dati della Fondazione Gimbe, la situazione dei medici di medicina generale in Italia configura una categoria “in via di estinzione”. I numeri parlano chiaro: attualmente mancano oltre 5.500 medici di famiglia, il 52% di quelli in servizio è già sovraccarico di assistiti e circa 7.300 professionisti andranno in pensione entro il 2027. Un quadro che fotografa una medicina territoriale sempre più fragile e che rende ancora più evidente il nodo centrale della riforma: come rafforzare il sistema senza affrontare davvero il problema delle risorse e del ricambio generazionale. La nuova proposta di legge prova a tamponare il problema consentendo di affidare incarichi anche a laureati in medicina iscritti al corso di formazione in medicina generale.La riforma nasce soprattutto da un problema concreto: il Pnrr ha finanziato centinaia di Case della comunità, ma manca il personale che le faccia funzionare. In tutto questo tempo, invece di investire davvero nel personale e in nuove assunzioni, si è pensato di risolvere il problema con il “ruolo unico” del medico di medicina generale, chiamato a dividersi tra ambulatorio e Case della comunità. Senza dimenticare un dettaglio non secondario: tutto questo dovrebbe avvenire a risorse invariate. Un ulteriore punto è che le Case della comunità non funzionano solo con i medici di famiglia, ma il modello immaginato dalla riforma della sanità territoriale prevede un’organizzazione multiprofessionale, in cui dovrebbero operare infermieri di famiglia, specialisti ambulatoriali, assistenti sociali e altri professionisti sanitari. Pensare che l’intero sistema possa reggersi principalmente sulla disponibilità dei medici di medicina generale rischia quindi di semplificare un problema molto più complesso: quello della reale dotazione di personale della sanità territoriale.La riforma vuole cambiare il funzionamento della medicina territoriale, ma lo fa con una clausola di invarianza finanzia ria. In altre parole: senza nuovi fondi. E il rischio è che la riforma, se dovesse passare, finisca per confermare un paradosso tipicamente italiano: riconoscere il problema, ma fermarsi prima delle condizioni necessarie per poterlo risolvere.© Riproduzione riservata tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002728910444.PDF §---§