title§§ Spesa sotto alla media Ocse link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002148400447.PDF description§§

Estratto da pag. 31 di "ITALIA OGGI" del 10 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-10T01:26:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002148400447.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002148400447.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002148400447.PDF tp:ocr§§ Spesa sotto alla media Ocse LE PAROLE DI ORFEO MAZZELLA Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunOrfeo M ghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanzzella ziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare. ---End text--- Author: Redazione Heading: LE PAROLE DI ORFEO MAZZELLA Highlight: Image:Orfeo Mazzella -tit_org- Spesa sotto alla media Ocse -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031002148400447.PDF §---§ title§§ Sanità, quando il reddito decide chi si cura: 60mila lucani costretti a rinunciare link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003228807299.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "NUOVA DEL SUD" del 10 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-10T06:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003228807299.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003228807299.PDF', 'title': 'NUOVA DEL SUD'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003228807299.PDF tp:ocr§§ Sanità, quando il reddito decide chi si cura: 60mila lucani costretti a rinunciare POTENZA - In Basilicata il diritto alla salute rischia sempre più di dipendere dal reddito. Non è una norma scritta né una scelta dichiarata, ma una realtà che molti cittadini sperimentano ogni giorno: il razionamento implicito della sanità. Si manifesta nelle liste d’attesa sempre più lunghe, nella carenza di personale sanitario, nelle difficoltà di accesso ai servizi territoriali e nelle differenze tra regioni. Di fronte a questi ostacoli, i cittadini hanno ormai tre possibilità: aspettare, pagare di tasca propria oppure rinunciare alle cure. Secondo le stime più recenti, circa 60mila lucani hanno rinunciato a visite o trattamenti sanitari per motivi economici. Un fenomeno che tende a colpire soprattutto le aree con redditi più bassi. La regione continua infatti a collocarsi tra le ultime posizioni nel Paese per redditi dichiarati. Il reddito medio delle famiglie lucane si aggira intorno ai 26-27 mila euro annui, ben al di sotto della media nazionale che supera i 32 mila euro. Anche se negli ultimi anni si è registrata una lieve crescita, il divario con il Centro-Nord resta significativo. In questo contesto economico fragile, anche una visita specialistica privata o un esame diagnostico possono diventare una spesa difficile da sostenere. Il legame sempre più stretto tra reddito e accesso alle cure emerge con chiarezza nella ricerca “Quando i soldi per le cure non bastano. Il razionamento sanitario in Italia”, realizzata da NeXt Economia, Università di Roma Tor Vergata e Acli. Lo studio analizza oltre otto milioni di dichiarazioni dei redditi nel periodo 2019-2024 e mostra un dato ormai evidente: la spesa sanitaria privata cresce con il reddito. I contribuenti più abbienti arrivano a spendere quattro o cinque volte più di quelli con redditi bassi per visite, esami diagnostici e cure nel settore privato. NON PERCHÉ SIANO PIÙ MALATI A parità di età e condizioni di salute, i cittadini con redditi più bassi spendono tra i mille e i duemila euro in meno all’anno in cure sanitarie rispetto ai più ricchi. In molti casi questo significa semplicemente una cosa: cure rinviate o abbandonate. Il fenomeno è ancora più evidente tra gli anziani. Nella fascia di reddito più bassa, oltre la metà non dichiara alcuna spesa sanitaria privata, mentre tra i redditi più elevati la quota scende drasticamente. I dati mostrano una netta disuguaglianza nella spesa sanitaria privata. I contribuenti con redditi più elevati spendono in media quattro o cinque volte più dei contribuenti con redditi bassi. Non perché siano più malati, ma perché possono permettersi visite, esami e cure nel settore privato. A parità di età e condizioni di salute, i più poveri spendono ogni anno tra mille e 2mila euro in meno rispetto ai più abbienti, spesso perché rinunciano alle cure. Tra gli anziani a basso reddito, oltre la metà non dichiara alcuna spesa sanitaria privata, contro una quota molto più bassa tra i redditi più alti. CON LA PANDEMIA DISUGUAGLIANZE ACCENTUATE Le differenze emergono anche nella spesa farmaceutica. Chi ha redditi più bassi spende mediamente meno e acquista meno farmaci, un segnale che può indicare interruzioni della continuità terapeutica o rinunce a trattamenti. La spesa farmaceutica cresce con il reddito, passando da circa 278 euro annui per i redditi più bassi a oltre 415 euro per quelli più alti. A queste difficoltà economiche si aggiunge un altro fenomeno che riguarda da vicino la Basilicata: la mobilità sanitaria. Molti cittadini lucani sono costretti a spostarsi in altre regioni per ricevere cure o prestazioni specialistiche. Secondo i dati più recenti della Fondazione Gimbe, nel 2023 la Basilicata ha registrato un saldo negativo di mobilità sanitaria di circa 78 milioni di euro. Significa che i lucani si curano fuori regione molto più spesso di quanto pazienti di altre regioni vengano a curarsi qui. Questi “viaggi della speranza” rappresentano uno dei segnali più evidenti delle disuguaglianze territoriali del sistema sanitario ita liano. La ricerca evidenzia però anche un elemento positivo. Dove i Livelli essenziali di assistenza funzionano meglio, la spesa sanitaria privata diminuisce e le disuguaglianze si riducono. In particolare, la prevenzione pubblica e la medicina territoriale possono fare la differenza. Screening, servizi di prossimità e assistenza diffusa sul territorio riducono il ricorso obbligato al privato e migliorano l’accesso alle cure. Il problema dell’equità nell’accesso alla sanità è noto da tempo alle istituzioni. Negli ultimi anni sono stati introdotti interventi sulle liste d’attesa, aggiornamenti dei livelli essenziali di assistenza e investimenti nella sanità territoriale. Secondo Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento Programmazione del ministero della Salute, il problema dell’equità nell’accesso alle cure è noto da anni. Tra le misure adottate, cita l’aggiornamento dei Lea, l’aumento dei finanziamenti, il decreto sulle liste d’attesa e il rafforzamento dell’assistenza territoriale. Leonardo Becchetti, fondatore di NeXt Economia, sottolinea come il sistema sia universale sulla carta, ma non nei fatti: barriere economiche e tempi d’attesa costringono i più fragili a rinunciare alle cure. Il presidente delle Acli, Emiliano Manfredonia, invita a riflettere anche sul crescente ricorso all’intelligenza artificiale per rispondere a bisogni di salute, segno della difficoltà di accesso ai servizi tradizionali. Il quadro che emerge è chiaro: senza interventi strutturali, la sanità rischia di perdere la sua natura universale. Trasformare il diritto alla salute in accesso reale ai servizi è la sfida politica, sociale ed economica dei prossimi anni. Perché un sistema sanitario che cura solo chi può pagare non è solo inefficiente: è profondamente ingiusto. Ma la sfida resta aperta. Se il Servizio sanitario nazionale continua a essere universalistico sulla carta, nella pratica l’accesso alle cure rischia sempre più di dipendere dal reddito e dal territorio in cui si vive. E nelle regioni economicamente più fragili, come la Basilicata, questo rischio diventa ancora più concreto. ---End text--- Author: ARTURO GIGLIO Heading: Highlight: Le differenze emergono anche nella spesa farmaceutica, un segnale che può indicare interruzioni della continuità terapeutica In Basilicata liste d’attesa sempre più lunghe E con redditi al di sotto della media nazionale una visita specialistica privata o un esame diagnostico possono diventare una spesa insostenibile Image: -tit_org- Sanità, quando il reddito decide chi si cura: 60mila lucani costretti a rinunciare -sec_org- tp:writer§§ ARTURO GIGLIO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003228807299.PDF §---§ title§§ Sanità, è l'ora delle scelte per il futuro Invertire la rotta è sempre possibile link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173806569.PDF description§§

Estratto da pag. 16 di "AVVENIRE" del 10 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-10T05:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173806569.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173806569.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173806569.PDF tp:ocr§§ PARLA IL NEUROLOGO MICHELE GENNUSO: DIFENDIAMO IL DIRITTO ALLA SALUTE Sanità, è l’ora delle scelte per il futuro Invertire la rotta è sempre possibile L a sanità italiana sta attraversando una fase delicata. I numeri raccontano di un sistema pubblico in affanno e di una spesa privata in costante crescita. Sempre più cittadini, infatti, scelgono, o sono costretti, a rivolgersi al settore privato per ottenere visite, esami diagnostici e cure in tempi accettabili. Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva ha superato i 185 miliardi di euro. Di questi, oltre 47 miliardi provengono dal comparto privato e più di 41 miliardi sono stati pagati direttamente dalle famiglie, senza assicurazioni o fondi integrativi. Una cifra imponente che fotografa una trasformazione silenziosa ma profonda: una quota crescente di assistenza sanitaria non passa più dal Servizio sanitario nazionale. A pesare sono soprattutto le liste d’attesa e le difficoltà di accesso. Nell’ultimo anno quasi sei milioni di italiani hanno rinunciato almeno a una prestazione sanitaria, in molti casi per ragioni economiche, in altri per tempi considerati incompatibili con le proprie esigenze di salute. Il divario territoriale resta uno dei nodi centrali. In diverse aree del Paese, in particolare nel Mezzogiorno, l’offerta saniUn reparto d taria pubblica fatica a garantire livelli omogenei di assistenza. La conseguenza è una mobilità sanitaria sempre più Nonostante marcata: chi può si sposta verso regioni la sanità itali con servizi più efficienti, sostenendo ula garantire u teriori costi. Chi non può, spesso rimane in attesa o rinuncia. Parallelamente, ampia e i cresce il peso del cosiddetto “privato pu«Resta un sis ro”,cioè strutture non convenzionate con e nelle urgen il sistema pubblico. Negli ultimi anni la spesa delle famiglie per queste presta- è assicurata». zioni è aumentata in modo significativo. è rendere s A offrire una chiave di lettura dall’interquesta prome no è Michele Gennuso, nato nel 1973, neurologo dal 2005. Dopo 18 anni nel servizio pubblico e un’esperienza biennale nel privato profit, oggi dirige una struttura privata non a scopo di lucro a Cremona. In passato è stato responsabile dell’Acr e poi vicepresidente per il Settore giovani di Ac della diocesi di Cefalù; ha inoltre presieduto il consultorio diocesano di Crema, città in cui vive. È autore del volume Adolescenti in-Dipendenti (con Claudia D’Antoni, Ave), nel quale propone una lettura originale del rapporto tra giovani e dipendenze. Secondo Gennuso, il nodo centrale è strutturale. Il Servizio sanitario nazionale, nato nel 1978, è stato pensato per una popolazione profondamente diversa da quella attuale. «È come un vestito diventato troppo stretto – osserva – che rischia di strapparsi». Oggi si vive più a lungo, molte patologie un tempo mortali sono diventate croniche e la popolazione anziana è in costante aumento. Questo comporta una crescita delle fragilità e un fabbisogno assistenziale più complesso e continuativo. Al tempo stesso, il sostegno familiare che per anni ha supplito alle carenze del welfare mostra segni di affaticamento: nuclei più piccoli, maggiore mobilità lavorativa, minor disponibilità di caregiver. Per il neurologo occorre ripensare la sanità non come semplice erogazione di prestazioni, ma come presa in carico globale della persona, mettendo al centro il benessere fisico, psicologico, sociale e relazionale. In quest’ottica diventa decisiva la medicina territoriale, la prevenzione, l’integrazione tra sanitario e sociale e una reale continuità assistenziale per i pazienti cronici. Un modello che superi la frammentazione e riduca l’accesso improprio agli ospedali. Un altro tema critico è l’appropriatezza delle richieste. «C’è una scarsa appropriatezza nelle domande di visite ed esami – sottolinea – spesso dettate dall’ansia più che da una reale indicazione clinica». Questo fenomeno, alimentato anche dalla sovraesposizione inforNiguarda / Ansa mativa e dalla medicina “difensiva”, genera un sovraccarico del sistema e allunga le liste d’attesa. Investire in educae dif ficoltà, zione sanitaria, rafforzare il ruolo del na continua medico di medicina generale e migliona risposta rare il dialogo medico-paziente diventano strumenti essenziali per orientare nclusiva: correttamente la domanda. Resta poi la ema per tutti questione del personale. La carenza di e la risposta medici in alcuni settori e territori produLa vera sfida ce turni gravosi e condizioni di lavoro che aumentano il rischio clinico e il burostenibile nout. «Non dovremmo parlare di spesa sa nel tempo sanitaria, ma di investimento sanitario», afferma Gennuso. Le risorse non sono illimitate, ma la loro allocazione dovrebbe essere guidata dall’evidenza scientifica e dal confronto con i professionisti, più che da logiche esclusivamente politiche o di consenso. Nonostante le difficoltà, la sanità italiana continua a garantire una risposta ampia e inclusiva: «Resta un sistema per tutti e nelle urgenze la risposta è assicurata». La vera sfida è rendere sostenibile questa promessa nel tempo, migliorando l’appropriatezza, riducendo le disuguaglianze e rafforzando la fiducia dei cittadini. La sfida, dunque, è ricostruire fiducia nel sistema pubblico e riaffermare il diritto alla salute come pilastro di coesione sociale. ---End text--- Author: MADDALENA PAGLIARINO Heading: Highlight: Nonostante le difficoltà, la sanità italiana continua a garantire una risposta ampia e inclusiva: «Resta un sistema per tutti e nelle urgenze la risposta è assicurata». La vera sfida è rendere sostenibile questa promessa nel tempo Image:Un reparto del Niguarda / Ansa -tit_org- Sanità, è l’ora delle scelte per il futuro Invertire la rotta è sempre possibile -sec_org- tp:writer§§ MADDALENA PAGLIARINO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173806569.PDF §---§ title§§ Verso nuove indicazioni ai medici per affrontare il clima più caldo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173106578.PDF description§§

Estratto da pag. 21 di "AVVENIRE" del 10 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-10T05:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173106578.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173106578.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173106578.PDF tp:ocr§§ Verso nuove indicazioni ai medici per affrontare il clima più caldo Le ondate di calore sono più pericolose del freddo estremo. Una commissione di esperti cerca di offrire raccomandazioni sanitarie aggiornate al contesto. Riconciliare il mondo con la natura La risposta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità all’aumento delle temperature VITTORIO A. SIRONI N egli ultimi anni, con il riscaldamento globale in atto, il cambiamento climatico ha provocato fenomeni meteorologici estremi sempre più frequenti anche in Italia e in Europa: trombe d’aria devastanti e raffiche di vento distruttive, piogge torrenziali con nubifragi e inondazioni, siccità persistenti che hanno favorito incendi o reso aride zone prima floride. Oltre a causare ingenti danni materiali, queste condizioni incidono pesantemente non solo sull’ambiente, ma anche sulla salute delle persone. L’ Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo. Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (nell’agosto 2024 la temperatura è stata di 1,57 gradi superiore rispetto alla media dei venti anni precedenti). E il 2025 è stato il terzo anno più caldo, dopo il 2020 e, appunto, il 2024. L’emergenza legata al cambiamento climatico è ormai giunta in Europa a un punto di gravità tale che l’Organizzazione Mondiale della Sanità alcuni mesi fa ha istituito una commissione per fornire al settore medico soluzioni per affrontare in modo efficace quella che ha definito una delle sfide sanitarie più importanti del nostro tempo. La commissione, composta dai commissari di undici nazioni europee e presieduta da Sir Andrew Haines della London School of Hygiene and Tropical Medicine come coordinatore scientifico capo, fornirà una serie di raccomandazioni per definire come affrontare al meglio l’intersezione tra salute e clima. E venti meteorologici estremi hanno causato oltre 145mila morti in tutta Europa negli ultimi 40 anni (47mila solo nel 2023), la maggior parte dei quali per ondate di calore. Il caldo non colpisce tutte le persone allo stesso modo: i più fragili (donne e anziani over 70) sono quelli che pagano il prezzo più alto del cambiamento climatico. Soprattutto nei centri urbani, dove più marcato è l’effetto “isola di calore” dovuto al troppo cemento e alla scarsa vegetazione. In città tra le aree verdi (parchi) e le zone prive di alberi (piazze solo lastricate e vie asfaltate) la variazione di temperatura supera i 4 gradi. Lo scorso anno, tra fine giugno e inizio luglio, il caldo eccessivo ha triplicato i decessi in molte città europee, alcune anche italiane. Pap A bbiamo imparato a difenderci efficacemente dal am freddo, anche quello più intenquestio so, ma biologicamente siamo socia meno attrezzati per affrontare le ondate di calore, che in quee sti ultimi anni determinano picchi di temperature elevate è anc sempre più frequenti. Benché la tolleranza del corpo umano a temperature estreme possa variare, esiste comunque un limite. Per quanto riguarda il caldo, il corpo umano, in stato di riposo e senza protezioni, può sopportare temperature esterne sino a circa 45-50 gradi, non oltre. Senza arrivare a conseguenze così estreme come la morte, esposizioni prolungate a temperature superiori ai 40 gradi possono portare al colpo di calore (con cefalea, crampi, nausea, vertigini e possibile svenimento) e provocare alterazioni e danni agli organi vitali per eccessiva vasodilatazione e diminuzione della pressione sanguigna. L’ impatto della crisi climatica sta assumendo sempre più una dimensione di carattere sociale ed economico, oltre che ambientale. L’influenza nefasta sulla salute non riguarda solo la componente fisica, ma, soprattutto nei giovani, anche la salute mentale. La crescente consapevolezza degli impatti negativi dei cambiamenti climatici, come lo scatenarsi di eventi meteorologici estremi e la progressiva perdita di biodiversità, provoca preoccupazioni eccessive per il proprio futuro, senso d’inquietudine, paura, labilità emotiva, insonnia, diminuzione della capacità di concent razione, riduzione del benessere. È la coGli eventi m siddetta “ecoansia” o “ansia climatica”. estremi hanno U 145mila mor negli ultim A questo si de il peso dell nei giovani delle malatt che cambian n fenomeno emergente, una sindrome che evidenzia un importante disagio caratterizzato, come lo definisce l’American Psychological Association, da una «paura cronica del cataclisma ambientale, che deriva dall’impatto apparentemente irrevocabile del cambiamento climatico e la preoccupazione associata per il proprio futuro e per quello delle prossime generazioni». I giovani tra i 16 e i 25 anni considerano il futuro come «spaventoso», perché «hanno la sensazione che le basi ecologiche dell’esistenza siano in procinto di crollare», come affermano esplicitamente molti di loro. Una condizione di malessere che però, entro certi limiti, può avere anche un risvolto positivo, in grado di potenziare il senso di resilienza individuale e contribuire a migliorare l’impegno e la motivazione per svolgere a livello generale un’azione valida per affrontare il problema e trovare strategie efficaci per limitare i danni ecologici. I l cambiamento climatico incide poi anche sulla distribuzione dei vettori – zanzare, tafani, zecche – di molte malattie “tropicali” o “esotiche” (così chiameteorologici mate perché un tempo o causato oltre erano confinate in quei territori africani), rti in Europa che sfruttando l’innalmi 40 anni zamento delle tempeeve aggiungere rature hanno iniziato a espandersi sino ad arl’ecoansia rivare in Europa a latii e l’effetto tudini sempre più tie tropicali temperate se non adno latitudine dirittura nordiche. Una conferma viene dai recenti fatti di cronaca legati ai crescenti casi di infezione da virus West Nile, ma non bisogna trascurare il riscontro nel nostro Paese, anche se non frequenti, di forme endogene di Dengue, di Chikungunya, di Zika e di malaria. N onostante la crescente minaccia rappresentata dal cambiamento climatico, l’azione rimane inadeguata e insufficiente rispetto al livello di risposta richiesto. Oltre che a livello politico, economico e sociale, anche in ambito sanitario. Sotto il peso della disinformazione e della sottovalutazione molte istituzioni hanno ridotto il loro impegno attivo per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Ne è un esempio eclatante l’atteggiamento ostile dell’attuale inquilino della Casa Bianca verso gli interventi da mettere in atto per contrastare il mutamento del clima. Gran parte del peso politico per mantenere in vita e potenziare il programma atto a elaborare strategie in grado di contrastare le modifiche climatiche ricadrà quindi sull’Europa. Ciò che serve non sono riunioni che producano dichiarazioni altisonanti, ma azioni concrete per affrontare il cambiamento del clima e i suoi effetti sulla salute. «L a giustizia ambientale – ha detto Papa Leone XIV riprendendo con forza quanto già affermato da Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ – non può più essere considerata un concetto astratto o un obiettivo lontano. È una necessità urgente, che va oltre la semplice tutela dell’ambiente. Si tratta di una questione di giustizia sociale, economica e antropologica. In più, per i credenti, è anche un’esigenza teologica. In un mondo dove i più fragili sono i primi a subire gli effetti devastanti del cambiamento climatico, della deforestazione e dell’inquinamento, la cura del creato diventa una questione di fede e di umanità». Se gli esseri umani, come ha concluso il Papa, «lavorando con dedizione possono fare germogliare molti semi di giustizia, contribuendo così alla pace e alla speranza», gli operatori sanitari, lavorando con convinzione sono chiamati a essere in prima linea per intervenire attivamente e concretamente, con la loro autorevolezza e la loro competenza, nell’affrontare questa nuova sfida della medicina, per migliorare la qualità di vita delle persone e rendere possibile la sopravvivenza dell’umanità in un mondo finalmente riconciliato con la natura. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: VITTORIO A SIRONI Heading: La rispost a dell’Organizzazione Mondiale della Sanità all’aumento delle temperature Highlight: Papa Leone XIV: «La giustizia ambientale è una questione di giustizia sociale, economica e antropologica Per i credenti è anche un’esigenza teologica» Gli eventi meteorologici estremi hanno causato oltre 145mila morti in Europa negli ultimi 40 anni A questo si deve aggiungere il peso dell’ecoansia nei giovani e l’effetto delle malattie tropicali che cambiano latitudine Image: -tit_org- Verso nuove indicazioni ai medici per affrontare il clima più caldo -sec_org- tp:writer§§ VITTORIO A SIRONI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173106578.PDF §---§ title§§ Sanità a portata di tutti La soluzione che unisce pubblico e non profit link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003172806579.PDF description§§

Estratto da pag. 34 di "CORRIERE DELLA SERA" del 10 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-10T05:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003172806579.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003172806579.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003172806579.PDF tp:ocr§§ Sanità a portata di tutti La soluzione che unisce pubblico e non profit Fondazione Sussidiarietà e il rapporto sull’accesso alle cure Vittadini: presa in carico totale contro le diseguaglianze Gli esempi virtuosi e la rete dei medici di comunità a Salerno Un italiano su dieci rinuncia a una visita specialistica pur avendone bisogno. Pochi di meno rinunciano a esami diagnostici. Per tre motivi prevalenti: troppi soldi da pagare, troppi mesi da aspettare, troppi chilometri da fare. E per carità, rispetto all’Europa non andrebbe neanche male se si guarda alla «media» che parifica sempre tutto. Ma se spacchettiamo i numeri il quadro è tutt’altro: le differenze tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud, tra chi ha studiato e chi no, da noi producono non solo disuguaglianze e ingiustizie sociali ma anche costi complessivi assai peggio che altrove. Perché? «Perché siamo un sistema di silos anziché di vasi comunicanti». Soluzioni? «Diventare una rete vera, un sistema integrato tra Stato Regioni e Comuni, tra pubblico e Terzo settore, tra sanità e sociale. Con al centro la persona. E magari un fascicolo unico, con dentro tutto ciò che la riguarda: fascicolo non più solo sanitario ma sociosanitario, esami del sangue e domanda per la casa popolare. La persona è una, salute e vita non funzionano a camere stagne. È questo il salto da fare». L’analisi è di Giorgio Vittadini, docente di Statistica all’Università di Milano Bicocca nonché presidente di Fondazione per la Sussidiarietà che da oltre vent’anni fa ricerche economico sociali sulla vita della gente. E in effetti i dati di partenza dell’analisi vengono dal Rapporto Sussidiarietà 2025 realizzato dalla Fondazione elaborando le cifre Eurostat 2024 e quelle Istat 2023 su un campione di 25 mila famiglie in 840 Comuni italiani. Ritratto anche positivo, se ci si ferma alle prime righe: in Italia la «quota di persone con bisogni sanitari insoddisfatti» non supera il 2% contro una media europea del 3,8: meglio di noi Cipro e Germania (sotto lo 0,5%), Estonia ultima in classifica col 15%. Ma l’apparenza inganna: il Servizio sanitario nazionale è uguale per tutti solo sulla carta e il cosiddetto «Indice di disuguaglianza» (unità di misura in cui zero indica la parità assoluta mentre gli squilibri poveri-ricchi stanno in una scala compresa tra -1 e +1) segnala zero solo per gli accessi al Pronto Soccorso che anzi qua e là - per esempio in Piemonte e Molise - vedono i poveri addirittura in vantaggio: «A conferma che i PS sono l’approdo garantito per tutti nell’emergenza - traduce Vittadini - mentre il problema sono quegli esami e visite che l’emergenza potrebbero prevenirla». E infatti i dati qui sono impietosi: metà di quanti rinunciano a ecografie e affini (in Calabria l’indice massimo di disuguaglianza) lo fa per ragioni economiche con punte oltre il 60% in Campania o nelle Marche, ma il tema delle liste d’attesa non risparmia per nulla il Nord visto che il 70% delle rinunce in Trentino Alto Adige è legato ai tempi lunghi. Conclusione del rapporto: «Ridurre le disuguaglianze di accesso alle diagnosi e alle cure non è solo una questione di giustizia sociale, ma di sostenibilità futura del sistema sanitario. Ignorarle oggi significa pagare domani in termini di peggiori esiti di salute e costi sempre più alti». Il punto ovviamente è: come si fa a rimediare? «Tanto per cominciare spiega Vittadini - bisogna aver presente il cambiamento socio-demografico in atto: aspettativa di vita sempre più lunga, malattie croniche e non solo acute, famiglie in difficoltà, solitudini, povertà. E quindi va completamente rovesciato il metodo. Se non vogliamo che il sistema salti bisogna che il paziente sia finalmente preso in carico nella sua interezza, senza farlo girare come un matto tra mille diversi centri di servizi che non si parlano tra loro». Sono quelli che il presidente della Fondazione aveva chiamato «silos», non solo tra enti diversi ma spesso anche all’interno del medesimo ospedale. Superare tale frammentazione è la via per costruire il famoso «principio di sussidiarietà verticale e orizzontale» introdotto in Costituzione ormai dal 2001 (eh sì, è già passato un quarto di secolo). La ricetta per riuscirci è tanto semplice a parole quanto, bisogna ammetterlo, impervia da tradurre in fatti: «Superare la logica dello scontro tra maggioranza e opposizione, tra Stato e Regioni, tra competenze di assessorati e ministeri diversi. In nome del bene della persona. Tornare alla logica di collaborazione che animò i primi anni della Repubblica. La logica del mettersi insieme, senza rinunciare alla diversità di vedute ma mettendola al servizio di una comune volontà politica, culturale, umana. Con cabine di regia diffuse sul territorio, in dialogo tra loro». Utopia? Per niente, dice Vittadini: «Potrei fare tanti esempi già realizzati ma ne scelgo uno particolare costruito a Salerno dove un gruppo di medici e infermieri si sono uniti, in collaborazione con realtà del Terzo settore, per fornire ai pazienti risposte mirate dentro un percorso di accoglienza funzionante come comunità». Ed è chiaro, in questa visione, anche il ruolo co-progettante del Terzo settore. Resta il tema dei costi. «E va affrontato - sottolinea Vittadini - nella consapevolezza che solo un sistema di vasi comunicanti anziché di silos garantirà la sostenibilità complessiva. Non si spenderà troppo, si spenderà meglio: che ovviamente significa anche meno, senza tagli orizzontali che alla fine invece non colpiscono quasi mai gli sprechi ma la salute come diritto costituzionale». Del resto il presidente della Fondazione ricorda che l’ospedale migliore del mondo - Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, con ulteriori sedi altrove: classifica internazionale confermata pochi giorni fa - è una realtà non profit: «Per sua natura è comunità e per sua natura reinveste. E sono fatti, non utopia». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Paolo Foschini Heading: Fondazione Sussidiarietà e il rapporto sull’accesso alle cure Vittadini: presa in carico totale contro le diseguaglianze Gli esempi virtuosi e la rete dei medici di comunità a Salerno Highlight: Chi è ? Giorgio Vittadini, 70 anni, laureato in Economia e Commercio all’Università Cattolica, docente di Statistica presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca è presidente di Fondazione per la Sussidiarietà ? Ridurre i divari di accesso a diagnosi e alle cure non è solo una questione di giustizia sociale, ma di sostenibilità futura del sistema sanitario ? Metà di quanti rinunciano a ecografie e esami analoghi lo fa per ragioni economiche con punte al Sud, ma il tema delle liste d’attesa tocca anche il Nord Chi è ? Monaco benedettino camaldolese, praticante di yoga e meditazione, fra Axel Bayer ha vissuto nell’eremo di Camaldoli (Ar) e ora risiede nella casa camaldolese di Hildesheim (Germania) ? È docente del master «Meditazione e neuroscienze cognitive» dell’Università di Udine e nel libro Meditazione. Dalla preghiera pura di Evagrio Pontico al rajayoga di Patanjali (Ed. Appunti di viaggio) ripercorre la storia della via meditativa nella tradizione cristiana Image:L’INDICE DI DISUGUAGLIANZA Media per area geogra?ca italiana Dove: 0 = parità tra ricchi e poveri; -1 = massimo squilibrio a favore dei poveri; +1 = massimo squilibrio a favore dei ricchi Accesso al pronto soccorso IL DETERRENTE Principali fattori di rinuncia a visite e esami Ripartizione % per area geogra?ca italiana - Risposta multipla Accertamenti diagnostici Molise -0.043 Veneto 0.028 Piemonte -0.040 Umbria 0.036 Friuli V.G. -0.031 Valle d'Aosta 0.036 Sicilia -0.025 Visite specialistiche Costi Liste di attesa Distanza Abruzzo 53 11 40 Basilicata 43 Basilicata 0.044 Calabria 56 17 Lazio -0.021 Molise 0.055 Campania 64 6 Valle d’Aosta -0.021 Abruzzo 0.060 Emilia R. -0.013 Sicilia 0.068 Emilia R. 41 Abruzzo -0.008 Friuli V.G. 0.079 Friuli V.G. 36 Trentino A.A. -0.005 Liguria 0.085 Lazio 52 Sardegna -0.004 Piemonte 0.087 Liguria 35 10 Lombardia 34 12 16 46 8 8 45 8 48 46 0.000 Campania 0.090 Basilicata 0.001 Trentino-A. A. 0.090 Campania 0.001 Puglia 0.09 5 Marche 63 8 Lombardia 0.001 Calabria 0.101 Calabria 0.004 Lazio 0.107 Molise 60 18 18 Marche 0.004 Sardegna 0.114 Piemonte 47 Umbria 0.007 ITALIA 0.119 Puglia 56 Toscana 0.008 Lombardia 0.121 43 13 Puglia 0.010 Emilia R. 0.125 Sardegna Liguria 0.030 Marche 0.127 Sicilia 48 8 Veneto 0.033 Toscana 0.131 Toscana 52 Trentino A. A. 22 Umbria 33 Valle d’Aosta 49 Veneto 41 MEDIA ITALIA 47 0,119 Media nazionale Media nazionale Fonte: Rapporto 2025 Fondazione per la Sussidiarietà, su dati Istat 2023 (campione: 25.000 famiglie in 840 Comuni italiani) 32 43 ITALIA O 40 53 8 54 38 56 10 53 62 52 13 12 44 71 68 68 16 11 11 11 44 55 50 I MOTIVI DELLE RINUNCE Visite specialistiche Accertamenti-esami Costi Distanza 50 11 30 45 9 14 70 4 Costi 28 9 48 32 9 43 55 11% 7 12 54 12 52 12 45 10% Media nazionale 12% tra i più poveri 5% tra i più ricchi 62 9 62 45 12 56 12 46 7 56 42 16 16 49 Tempi 65 46% Costi 69 69 12 13 10% 66 77 43 77 46 53% 58 12 38 Accertamenti Diagnostici 55 43 43 Distanza 52 57 26 47% 44 37 34 Tempi 49 59 22 50% Liste di attesa 6 10 41 48 10 53 Distanza 41 6,2% Media nazionale 7,5% tra i più poveri 5% tra i più ricchi Pparra -tit_org- Sanità a portata di tutti La soluzione che unisce pubblico e non profit -sec_org- tp:writer§§ Paolo Foschini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003172806579.PDF §---§ title§§ 27 associazioni alle Ast lombarde " Stop a Bertolaso " link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168606565.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "FATTO QUOTIDIANO" del 10 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-10T05:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168606565.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168606565.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168606565.PDF tp:ocr§§ SUPERINTRAMOENIA 27 associazioni alle Ast lombarde “Stop a Bertolaso” U na lettera aperta e un invito: “Non applicate la delibera regionale sulla sanità, la n° XII/4986, 15 settembre 2025, che di fatto istituisce la super-intramoenia, con una ulteriore scalata a forme privatistiche di sanità, che si abbatterebbe sulle fasce più fragili della popolazione”. Così hanno scritto via pec ai direttori generali delle Asst e degli Irccs 27 organizzazioni contrarie alla delibera voluta dall’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, per istituzionalizzare gli accordi tra le aziende sanitarie pubbliche e i fondi, le mutue e le assicurazioni della cosiddetta sanità integrativa. Tra i firmatari Coordinamento Lombardo Sportelli Salute, Medicina Democratica, Arci, Partito della rifondazione comunista, Attac Italia e molti comitati e associazioni locali. Chiedono “una sorta di disobbedienza civile” perché “con la delibera in questione si mette ulteriormente a rischio l’accesso universalistico alla sanità”. E ancora: “Non si tratta di una semplice estensione dei rimborsi per chi ha sottoscritto polizze o gode di qualche “welfare aziendale”, ma di un meccanismo ‘salta la fila’ anche nel pubblico”. Le associazioni sottolineano che “l’introduzione di una ulteriore libera professione, aggiuntiva a quella esistente, rischia di far superare i limiti del 50% di orario complessivamente dedicato alla intramoenia”. Secondo i firmatari “la superintramoenia confermerà e aggraverà il ruolo sostitutivo, anziché integrativo, dei fondi sanitari, mutue, assicurazioni, welfare aziendale, allargandosi sulla attività istituzionale”. Di qui l’invito ai direttori a “non aggravare gli squilibri”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- 27 associazioni alle Ast lombarde “ Stop a Bertolaso ” -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168606565.PDF §---§ title§§ «Un quarto della spesa a carico delle famiglie Curarsi è un diritto, ma tutelare i conti pubblici» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168406567.PDF description§§

Estratto da pag. 25 di "GIORNALE" del 10 Mar 2026

Prioritario ridurre le liste di attesa per i cittadini. Tra le criticità c'è anche la distribuzione sul territorio di dottori e infermieri

pubDate§§ 2026-03-10T05:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168406567.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168406567.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168406567.PDF tp:ocr§§ «Un quarto della spesa a carico delle famiglie Curarsi è un diritto, ma tutelare i conti pubblici» Prioritario ridurre le liste di attesa per i cittadini. Tra le criticità c’è anche la distribuzione sul territorio di dottori e infermieri LA VOCE DEI COMMERCIALISTI La sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e il rischio di un sistema sempre più condizionato dalle possibilità economiche dei cittadini sono stati al centro del Cnpr Forum dedicato alla sanità pubblica, occasione di confronto tra professionisti ed esperti sui principali nodi del sistema sanitario italiano. Secondo Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Bergamo, uno dei problemi più rilevanti riguarda il peso crescente della spesa sanitaria privata sulle famiglie. «Se oltre un quarto della spesa sanitaria è a carico delle famiglie – ha spiegato – il rischio è quello di una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi ha meno risorse rinunci alle cure, come purtroppo accade già a oltre quattro milioni di italiani, senza però compromettere l’equilibrio dei conti pubblici». Il tema centrale, secondo Lecchi, riguarda il rapporto tra risorse disponibili e capacità di utilizzarle in modo efficace. «Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi più avanzati, la questione è capire se sia necessario aumentare i finanziamenti oppure migliorare il modo in cui vengono impiegati». Tra le criticità evidenziate figura anche la distribuzione del personale sanitario. L’Italia, ha ricordato la commercialista, dispone di un numero di medici superiore alla media dei Paesi OCSE, ma registra una carenza significativa di infermieri e un’insufficiente presenza di servizi di assistenza territoriale. «Il problema non riguarda solo la quantità di personale, ma anche la sua distribuzione e la capacità di programmazione del sistema, insieme al modello organizzativo adottato». In questo contesto una delle priorità indicate è la riduzione delle liste d’attesa, considerata una delle principali criticità percepite dai cittadini nell’accesso alle prestazioni sanitarie. Il dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, si è concluso con l’intervento di Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili, che ha sottolineato la necessità di intervenire sia sul piano delle risorse sia su quello dell’organizzazione del sistema. «È sicuramente necessario aumentare i fondi destinati alla sanità pubblica – ha affermato – ma è altrettanto importante utilizzarli in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate». Tra le possibili soluzioni, Longoni ha indicato anche l’ipotesi di introdurre una nuova politica di ticket selettivi basata sul reddito, con l’obiettivo di reperire risorse aggiuntive senza compromettere l’equità del sistema. BruMar ---End text--- Author: Redazione Heading: LA VOCE DEI COMMERCIALISTI Highlight: Image: -tit_org- «Un quarto della spesa a carico delle famiglie Curarsi è un diritto, ma tutelare i conti pubblici» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168406567.PDF §---§ title§§ Record di risorse dal governo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168706566.PDF description§§

Estratto da pag. 31 di "ITALIA OGGI" del 10 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-10T05:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168706566.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168706566.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168706566.PDF tp:ocr§§ Record di risorse dal governo L’INTERVENTO DI LUCIANO CIOCCHETTI Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla ptrevidenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, Luciano C che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alocchetti la media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario. ---End text--- Author: Redazione Heading: L’INTERVENTO DI LUCIANO CIOCCHETTI Highlight: Image:Luciano Ciocchetti -tit_org- Record di risorse dal governo -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003168706566.PDF §---§ title§§ Se la farmaceutica ha già capito come utilizzare l'Ai link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003174206573.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "L'IDENTITÀ" del 10 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-10T05:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003174206573.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003174206573.PDF', 'title': "L'IDENTITÀ"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003174206573.PDF tp:ocr§§ Se la farmaceutica ha già capito come utilizzare l’Ai L a chiamano narrazione. A volte diventa una nebbia di marketing. Che rischia di appannare la visuale. Sta accadendo, in questi ultimi tempi, con l’intelligenza artificiale. Sarà una rivoluzione, sicuro. Ma a che serve? Eccola la domanda da un milione anzi, considerando i soldi che girano attorno all’Ia, da un miliardo di dollari. C’è un comparto economico che una risposta l’ha già trovata. E si tratta della farmaceutica. A confermare le potenzialità delle nuove tecnologie ecco i dati e l’analisi dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco. Che rivela: il 62 per cento delle imprese già ne fa largo uso. In pratica, sei case farmaceutiche su dieci si affidano all’Ai. Numeri che sono imponenti considerando che, come riferito nelle scorse settimane dal ministro all’Industria e Made in Italy Adolfo Urso citando dati Istat, addirittura l’83% delle piccole e medie aziende italiane “non adotta ancora alcuna soluzione di intelligenza artificiale”. Non è così nel campo della farmaceutica e il presidente dell’Aifa, Roberto Nisticò, ci ha tenuto a dirlo in maniera chiarissima: “L’ intelligenza artificiale non è una moda passeggera, ma una leva strategica per l’evoluzione della medicina moderna. I suoi benefici sono già visibili in termini di rapidità, personalizzazione e riduzione dei costi”. Ciò non vuol dire, però, che non presenti dei potenziali nodi: “La sfida è governarla con regole chiare, trasparenza e responsabilità condivisa – ha aggiunto Nisticl -. Dobbiamo costruire un ecosistema in cui scienza, industria e istituzioni lavorino insieme per garantire equità e sicurezza. L’Ia può rendere la medicina più umana, se resta al servizio del paziente”. Per capire dove stanno i vantaggi, occorre sfogliare il dossier dell’agenzia dal titolo eloquentissimo: “Intelligenza artificiale e salute. Come l’Ia sta rivoluzionando la ricerca farmaceutica, la medicina di precisione e il futuro della salute globale”. Gli esempi che si leggono nel paper sono emblematici. In prima battuta c’è la questione della ricerca. Che, grazie all’uso degli algoritmi e all’utilizzo delle reti neurali profonde, ha subito e sta registrando un’accelerazione quasi epocale. Basta davvero poco per “scartare” composti potenzialmente tossici o inefficaci. Nel tempo di un clic, vengono cassate ipotesi di lavoro consentendo a chi fa ricerca di muoversi con maggiore efficacia e di potersi concentrare meglio su ciò che, invece, potrebbe risultare davvero utile e promettente. Risparmiando tempo e denari. Ma non basta, perché, spiegano dall’Aifa, sarebbero già in fase di avanzata sperimentazione alcuni farmaci interamente progettati con l’Ai. L’uso delle piattaforme, infatti, permette inoltre di individuare indicazioni terapeutiche nuove anche per i medicinali già approvati. C’è, poi, tutto il tema della “virtualizzazione” della sperimentazione. Fra trial virtuali e gemelli digitali, si può scoprire fin da subito se un farmaco sarà utile o meno. Ciò consentirà pure di limitare, e di molto, la necessità dei test preliminari, oggi previsti tanto sugli animali quanto sugli uomini. Infine risultano molto interessanti gli sviluppi che porterebbero la medicina a essere sempre più “precisa”. Anzi, alla medicina di precisione. Una definizione, questa, quasi mutuata dall’agricoltura. Che, grazie all’ausilio di algoritmi e robotica riesce a sfruttare fino all’ultima zolla di terreno, aumentando i raccolti in termini di qualità e quantità. È chiaro, però, che di fronte a tante evidenze promettenti ci sia anche un rovescio della medaglia. Oltre al tema della cybersicurezza che diventa ancora più centrale di quanto non sia già, c’è pure il “campo”. Ogni paziente è diverso dall’altro e c’è la necessità di non ancorarsi agli oracoli digitali, per quanto precisi e irreprensibili, se si vuole evitare il rischio del cosiddetto approccio “a taglia unica”. Non tutte le soluzioni sono valide per chiunque e ciò rappresenta uno dei punti cardine, degli insegnamenti primari, della medicina fin dai tempi (molto più analogici) di G aleno e Ippocrate. La chiamano narrazione, e c’hanno ragione. È tempo di uscire dalle promesse e cercare di capire cosa farne di quest’intelligenza artificiale: la farmaceutica, per ora, sembra aver avuto più di un’intuizione interessante. Lo stesso sta facendo l’aeronautica, specialmente quella che punta allo spazio (e l’accordo italofrancese siglato ieri da Urso e dall’omologo transalpino Sébastien sta lì a dimostrarlo). E persino l’archeologia. Presente, futuro e passato: l’Ai è più di una narrazione, e di una speculazione ultramiliardaria. ---End text--- Author: MARIA GRAZIOSI Heading: Highlight: Boom della ricerca, i dati Aifa: perché la usa il 62% delle aziende Image: -tit_org- Se la farmaceutica ha già capito come utilizzare l’Ai -sec_org- tp:writer§§ MARIA GRAZIOSI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003174206573.PDF §---§ title§§ L'IA in sanità richiede anche cultura e cura del paziente link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173706572.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "RIFORMISTA" del 10 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-10T05:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173706572.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173706572.PDF', 'title': 'RIFORMISTA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173706572.PDF tp:ocr§§ L’IA IN SANITÀ RICHIEDE ANCHE CULTURA E CURA DEL PAZIENTE Alessio D’Amato L’ Intelligenza Artificiale è sempre più presente negli ospedali e negli ambulatori, dove supporta medici e infermieri nelle decisioni cliniche. Ma c’è un punto su cui esperti e istituzioni concordano: l’IA non può – e non deve – agire da sola. Serve sempre un “human-in-the-loop”, un essere umano nel processo decisionale. Il problema è che questa formula, spesso ripetuta, è raramente spiegata davvero. Non si tratta di una semplice firma finale del medico su una diagnosi suggerita da un algoritmo. La supervisione umana, in sanità, è un sistema articolato che coinvolge ruoli clinici, responsabilità di governance e monitoraggio continuo. Secondo uno studio pubblicato dalla prestigiosa rivista “The New England Journal of Medicine”, l’“human-in-the-loop” si sviluppa su tre livelli. Il primo è quello clinico, al letto del paziente: il medico valuta, interpreta e può correggere le raccomandazioni fornite dall’IA. I modelli, infatti, funzionano bene nei casi “standard”, ma possono andare in difficoltà di fronte a situazioni ambigue o fuori dagli schemi. Qui l’esperienza umana resta decisiva. Il secondo livello riguarda la governance: prima di adottare un sistema di IA, esperti e autorità devono valutarne l’affidabilità, la sicurezza e l’adeguatezza al contesto in cui verrà utilizzato. Non tutti gli ospedali hanno le stesse risorse tecnologiche, né gli stessi flussi di lavoro. Il terzo livello è quello dell’apprendimento continuo. Un algoritmo non è statico: deve essere monitorato, aggiornato e controllato nel tempo per evitare errori, distorsioni e cali di performance. Ed è qui che entrano in gioco contesto, cultura e organizzazione dei sistemi sanitari. Un software sviluppato negli Stati Uniti può presupporre infrastrutture digitali avanzate, determinati modelli di rimborso o specifici protocolli clinici. Ma ciò che funziona in un grande ospedale urbano potrebbe non adattarsi a una clinica rurale o a un sistema sanitario pubblico europeo. Anche la cultura conta. Il modo in cui le persone vivono la malattia, si fidano della tecnologia o prendono decisioni terapeutiche varia da Paese a Paese. Un algoritmo non coglie automaticamente valori sociali, sensibilità etiche o dinamiche relazionali tra medico e paziente. Senza questa attenzione al contesto, l’IA rischia di diventare, come osservano alcuni studiosi, “un modo per indovinare con sicurezza”. Con il coinvolgimento umano, invece, può aumentare la sicurezza dei pazienti, ridurre i pregiudizi presenti nei dati – legati a genere, etnia o condizione socio-economica – e rafforzare la fiducia nel sistema. La supervisione umana, dunque, non è un accessorio. È una scelta di progettazione. E per funzionare davvero deve essere adattata ai valori, alle regole e alle strutture di ogni sistema sanitario. Solo così l’Intelligenza Artificiale potrà essere uno strumento al servizio delle persone, e non un automatismo calato dall’alto. ---End text--- Author: Alessio D'Amato Heading: Highlight: Image: -tit_org- L’IA in sanità richiede anche cultura e cura del paziente -sec_org- tp:writer§§ Alessio D'Amato guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173706572.PDF §---§ title§§ Aggiornato - Farmaceutica: l'IA crescerà di oltre il 40% ogni anno link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173506582.PDF description§§

Estratto da pag. 32 di "SOLE 24 ORE" del 10 Mar 2026

pubDate§§ 2026-03-10T05:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173506582.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173506582.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173506582.PDF tp:ocr§§ Farmaceutica: l’IA crescerà di oltre il 40% ogni anno Agenzia del farmaco Il dossier Marzio Bartoloni I l mercato globale dell'Intelligenza artificiale applicata alla farmaceutica cresce con un tasso medio annuo composto del 40–43% fino al 2030. Oggi il 62% delle aziende del settore integra già soluzioni di IA nei reparti di ricerca e sviluppo, con una crescita attesa del 45% nei prossimi cinque anni. I numeri di questa rivoluzione già in corso nel mondo del Pharma sono contenuti nel dossier dell’Agenzia del farmaco (Aifa) su «Come l'IA sta rivoluzionando la ricerca farmaceutica, la medicina di precisione e il futuro della salute globale». Oggi sviluppare un nuovo farmaco richiede oltre 10 anni di lavoro e investimenti che possono superare i 2 miliardi di euro, con solo il 12% dei progetti che arriva all'approvazione finale. È qui che l'IA cambia ltutto grazie ad algoritmi di deep learning che analizzano milioni di composti in poche ore, identificano target terapeutici, simulano affinità molecolari, stimano tossicità, metabolismo e biodisponibilità prima ancora che una molecola venga sintetizzata. Secondo il report “Digital Continuity” di Capgemini, l'adozione sistemica dell'IA può ridurre del 30% il time-to-market (il periodo tra l'ideazione di un prodotto e la sua disponibilità sul mercato), aumentare del 40% la produttività e abbattere del 25% i costi ingegneristici. Non è un caso - sottolinea l’Aifa- diversi candidati farmaci progettati con l'IA sono già in sperimentazione sull'uomo. Rentosertib, sviluppato da Insilico Medicine per la fibrosi polmonare idiopatica, ha mostrato in Fase IIa un miglioramento della funzione polmonare e si prepara alla Fase III. REC994, candidato per la malformazione cavernosa cerebrale, ha completato la Fase II con risultati incoraggianti. Altri programmi – dall'oncologia alle malattie rare – sono in Fase I o II, con pipeline che promettono di comprimere drasticamente i tempi di scoperta.Ma l'IA non serve solo a creare nuove molecole. Permette anche il “drug repurposing”: individuare nuove indicazioni terapeutiche per farmaci già approvati, riducendo rischi, costi e tempi. Intanto se l'Ema (l’Agenzia ue del farmaco)ha già avviato il piano quinquennale “Data and AI” per integrare l'algoritmo nei processi regolatori, l'Aifa sta progressivamente adottando strumenti predittivi con il duplice obiettivo di velocizzare la valutazione dei dossier regolatori e supportare l'Hta, analizzando benefici clinici e impatto economico delle nuove terapie «L'intelligenza artificiale – spiega il Presidente di AIFA, Robert Nisticò – non è una moda passeggera, ma una leva strategica per l'evoluzione della medicina moderna. I suoi benefici sono già visibili in termini di rapidità, personalizzazione e riduzione dei costi. La sfida è governarla con regole chiare, trasparenza e responsabilità condivisa». E aggiunge: «Dobbiamo costruire un ecosistema in cui scienza, industria e istituzioni lavorino insieme per garantire equità e sicurezza. L'IA può rendere la medicina più umana, se resta al servizio del paziente». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: robert nisticò Presidente dell’Agenzia italiana del farmaco Image: -tit_org- Aggiornato - Farmaceutica: l’IA crescerà di oltre il 40% ogni anno -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/10/2026031003173506582.PDF §---§