title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Accade Ora link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903165306665.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "accadeora.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903165306665.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903165306665.PDF', 'title': 'accadeora.it'} tp:url§§ https://accadeora.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903165306665.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di Magazine-Italia.it | © Magazine | Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005 | Direttore Responsabile Giuseppe Montagna© 2023 AccadeOra. 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Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 09 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 09 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "antennasud.com" del 09 Mar 2026
Il presidente di Confindustria Puglia, Potito Salatto, critica l’ipotesi di aumento dell’addizionale IRPEF e del ticket farmaceutico per coprire il disavanzo sanitario regionale.
pubDate§§ 2026-03-09T17:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903227407250.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903227407250.PDF', 'title': 'antennasud.com'} tp:url§§ https://www.antennasud.com/sanita-pugliese-salatto-confindustria-paradossale-aumentare-tasse-e-ticket-senza-servizi/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903227407250.PDF tp:ocr§§ Antenna SudNewsÈ paradossale che oggi in Puglia si pensi di aumentare le tasse a famiglie e imprese o di incrementare il ticket farmaceutico per cercare di colmare un disavanzo sanitario superiore ai 300 milioni di euro, senza che negli anni siano stati garantiti servizi adeguati ai cittadini. È questa la posizione espressa dal dottor Potito Salatto, presidente di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia.Secondo Salatto, l’ipotesi di un aumento dell’addizionale IRPEF regionale rappresenterebbe una soluzione troppo semplice per tentare di coprire il deficit della sanità pugliese. Una misura che rischierebbe di gravare ulteriormente su famiglie e imprese in un contesto economico già complesso.Il presidente degli industriali pugliesi ha inoltre ricordato come negli ultimi vent’anni la Regione sia stata amministrata dal centrosinistra, che – a suo avviso – avrebbe adottato prevalentemente politiche di contenimento della spesa nella gestione del sistema sanitario regionale.“Vorrei far notare al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e al suo assessore alla Sanità Donato Pentassuglia, senza alcuna inutile polemica – sottolinea Salatto – che negli ultimi 20 anni il centrosinistra ha governato la nostra regione mettendo in pratica, per l’offerta e la gestione sanitaria indirizzata ai cittadini pugliesi, la sola politica dei tagli”.Da qui una serie di interrogativi sulle politiche effettivamente realizzate negli anni per sostenere le fasce più fragili della popolazione. “A cosa ci hanno condotto tali scelte restrittive? Quali sono state, in vent’anni di amministrazione pubblica, le vere politiche attuate a favore dei pugliesi più deboli e socialmente ed economicamente più fragili?”, si chiede il presidente di Confindustria Puglia.Salatto definisce quindi “grave” l’ipotesi di nuove misure fiscali o di un incremento del ticket farmaceutico, soprattutto alla luce delle diseguaglianze territoriali che persistono anche all’interno della stessa regione.Un elemento di particolare preoccupazione riguarda il fenomeno della mobilità sanitaria. I dati più recenti del Rapporto Gimbe sulla mobilità sanitaria indicano infatti che la Puglia è terza in Italia per mobilità passiva, dopo Calabria e Campania. Un numero molto elevato di cittadini pugliesi continua a spostarsi verso altre regioni, in particolare Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, per ottenere prestazioni sanitarie.“Numeri che dovrebbero far riflettere seriamente – osserva Salatto – prima di immaginare nuove tasse per la popolazione e per il nostro tessuto produttivo”.Infine, il presidente di Confindustria Puglia auspica che, dopo l’incontro a Roma con i ministeri dell’Economia e della Salute per discutere le modalità di copertura del deficit sanitario, la Regione possa aprire un confronto più ampio con tutti gli attori del sistema sanitario pugliese.“Ci auguriamo – conclude Salatto – che il presidente Decaro e l’assessore Pentassuglia vogliano convocare un incontro con tutto l’indotto sanitario pugliese per avviare un confronto sereno e proficuo e condividere decisioni e traiettorie future nell’interesse della comunità regionale”.Sono una Giornalista Professionista. Per me ogni parola ha conseguenze, così come ogni silenzio. Non conosco altro modo per svolgere questa professione se non con rispetto, serietà e responsabilità. Valori ancor più necessari nel racconto quotidiano di una terra complessa quale la provincia di Foggia, che aspirando ad un riscatto sociale e culturale, non può prescindere da un’attività di cronaca seria, onesta e libera.See author's postsCANALE 85 SRLP.IVA: 11622971007REA: BR-149144Sede legale:Via per Grottaglie, Km 2 – 72021 Francavilla Fontana (BR)Tel. 0831 819986Sede Bari:Viale Europa, 22Contatti: [email protected]© Copyright © Canale 85 S.r.l.Tutti i video, immagini, testi e foto sono di proprietà d i Canale 85 S.r.l. sono quindi vietati l’uso e la riproduzione di questi, anche in maniera parziale, in assenza di autorizzazione scritta di Canale 85 s.r.l.Testata Antenna Sud 14: Registrazione Tribunale Bari reg. stampa n. 618/1980 del 09/05/1980Testata Antenna Sud 92: Registrazione Tribunale Brindisi reg. stampa n. 1/16 del 31/03/2016 tp:writer§§ Antonella D''Avola guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903227407250.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157706413.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "appianews.it" del 09 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "appianews.it" del 09 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "campaniapress.it" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
pubDate§§ 2026-03-09T11:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903144006292.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903144006292.PDF', 'title': 'campaniapress.it'} tp:url§§ https://campaniapress.it/cnpr-forum-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903144006292.PDF tp:ocr§§ “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment. tp:writer§§ Redazione Web 1 guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903144006292.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903081106667.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "campaniapress.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903081106667.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903081106667.PDF', 'title': 'campaniapress.it'} tp:url§§ https://campaniapress.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903081106667.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itSave my name, email, and website in this browser for the next time I comment. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903081106667.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - CampaniaPress link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903080806668.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "campaniapress.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903080806668.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903080806668.PDF', 'title': 'campaniapress.it'} tp:url§§ https://campaniapress.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/#respond tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903080806668.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itSave my name, email, and website in this browser for the next time I comment. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903080806668.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157506423.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cittadi.it" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
pubDate§§ 2026-03-09T12:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157506423.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157506423.PDF', 'title': 'cittadi.it'} tp:url§§ https://cittadi.it/cnpr-forum-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157506423.PDF tp:ocr§§ -“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitari e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Campania Press". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 3889 del 30/06/1989. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cittadi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157506423.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157206424.PDF description§§
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NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T12:45:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157206424.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157206424.PDF', 'title': 'cittadi.it'} tp:url§§ https://cittadi.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157206424.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Campania Press". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 3889 del 30/06/1989. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail a ll'indirizzo segnalazioni@cittadi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157206424.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158506469.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cittadinapoli.com" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158506469.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158506469.PDF', 'title': 'cittadinapoli.com'} tp:url§§ https://cittadinapoli.com/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158506469.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizz o segnalazioni@cittadinapoli.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158506469.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156106429.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "comunicazionenazionale.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it© All Rights Reserved, comunicazionenazionale.it | Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 5292 del 2/4/2002 | Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali dirit ti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo direzione@forumitalia.info per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione Web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156106429.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” - Corriere della Sardegna link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159806462.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrieredellasardegna.it" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159806462.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159806462.PDF', 'title': 'corrieredellasardegna.it'} tp:url§§ https://corrieredellasardegna.it/cnpr-forum-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159806462.PDF tp:ocr§§ -“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitari e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@corrieredellasardegna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159806462.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Corriere della Sardegna link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159906463.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrieredellasardegna.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159906463.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159906463.PDF', 'title': 'corrieredellasardegna.it'} tp:url§§ https://corrieredellasardegna.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159906463.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-m ail all'indirizzo segnalazioni@corrieredellasardegna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159906463.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Corriere di Ancona link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903148406320.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrierediancona.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnal azioni@corrierediancona.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903148406320.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159506459.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrieredipalermo.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159506459.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti | Corriere Flegreo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156306427.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corriereflegreo.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizz o segnalazioni@corriereflegreo.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156306427.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903139806406.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedellacalabria.it" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
pubDate§§ 2026-03-09T12:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903139806406.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903139806406.PDF', 'title': 'cronachedellacalabria.it'} tp:url§§ https://cronachedellacalabria.it/cnpr-forum-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903139806406.PDF tp:ocr§§ -“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitari e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedellacalabria.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903139806406.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903139906407.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedellacalabria.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-m ail all'indirizzo segnalazioni@cronachedellacalabria.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903139906407.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Cronache del Mezzogiorno link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157906411.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedelmezzogiorno.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-m ail all'indirizzo segnalazioni@cronachedelmezzogiorno.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157906411.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159306461.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachediabruzzoemolise.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159306461.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159306461.PDF', 'title': 'cronachediabruzzoemolise.it'} tp:url§§ https://cronachediabruzzoemolise.it/2026/03/09/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159306461.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizz o segnalazioni@cronachediabruzzoemolise.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159306461.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Cronache di Bari link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159406458.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedibari.com" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159406458.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159406458.PDF', 'title': 'cronachedibari.com'} tp:url§§ https://cronachedibari.com/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159406458.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-m ail all'indirizzo segnalazioni@cronachedibari.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159406458.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903149006498.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedibari.com" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903149006498.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903149006498.PDF', 'title': 'cronachedibari.com'} tp:url§§ https://cronachedibari.com/cnpr-forum-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903149006498.PDF tp:ocr§§ -“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitari e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedibari.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903149006498.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Cronache di Milano link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903145706341.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedimilano.com" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T12:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903145706341.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903145706341.PDF', 'title': 'cronachedimilano.com'} tp:url§§ https://cronachedimilano.com/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903145706341.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'i ndirizzo segnalazioni@cronachedimilano.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903145706341.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” - Cronache di Milano link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903146006344.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachedimilano.com" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
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Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitari e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedimilano.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903146006344.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Cronache di Trento e Trieste link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903150006496.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronacheditrentoetrieste.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903150006496.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903150006496.PDF', 'title': 'cronacheditrentoetrieste.it'} tp:url§§ https://cronacheditrentoetrieste.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903150006496.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'i ndirizzo segnalazioni@cronacheditrentoetrieste.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903150006496.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903150106497.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronacheditrentoetrieste.it" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903150106497.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903150106497.PDF', 'title': 'cronacheditrentoetrieste.it'} tp:url§§ https://cronacheditrentoetrieste.it/cnpr-forum-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903150106497.PDF tp:ocr§§ -“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitari e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronacheditrentoetrieste.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903150106497.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903135006198.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "dire.it" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (Fdi): "Dal governo risorse mai spese prima per il Servizio sanitario nazionale"
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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare“.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitar io è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa“.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903135006198.PDF §---§ title§§ CNPR forum: 'Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti' - ExPartibus link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903147906327.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "expartibus.it" del 09 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "finanza.lastampa.it" del 09 Mar 2026
"Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi.
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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlame ntare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Conclusioni affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903124706239.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170906545.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "forumitalia.info" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:31:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170906545.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170906545.PDF', 'title': 'forumitalia.info'} tp:url§§ https://www.forumitalia.info/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170906545.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Iscrizione registro stampa tribunale di Napoli N. 5292 del 2/4/2002 Direttore Responsabile: Emilia Velardi Colasanti direzione@forumitalia.info Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170906545.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903169806546.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "forumitalia.info" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
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Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:Iscrizione registro stampa tribunale di Napoli N. 5292 del 2/4/2002 Direttore Responsabile: Emilia Velardi Colasanti direzione@forumitalia.info Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903169806546.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Gazzetta di Genova link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903147606328.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "gazzettadigenova.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T12:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903147606328.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903147606328.PDF', 'title': 'gazzettadigenova.it'} tp:url§§ https://gazzettadigenova.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903147606328.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'i ndirizzo segnalazioni@gazzettadigenova.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903147606328.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” - Gazzetta di Genova link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903147706329.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "gazzettadigenova.it" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
pubDate§§ 2026-03-09T12:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903147706329.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903147706329.PDF', 'title': 'gazzettadigenova.it'} tp:url§§ https://gazzettadigenova.it/cnpr-forum-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903147706329.PDF tp:ocr§§ -“Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitari e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@gazzettadigenova.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903147706329.PDF §---§ title§§ Innovazione e integrazione pubblico-privato: le sfide per un Ssn sostenibile | HealthDesk link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903107106927.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "healthdesk.it" del 08 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "ifattidinapoli.it" del 09 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "ilcorrieredibologna.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredibologna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903157306425.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156006428.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilcorrieredibologna.it" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
pubDate§§ 2026-03-09T12:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156006428.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156006428.PDF', 'title': 'ilcorrieredibologna.it'} tp:url§§ https://ilcorrieredibologna.it/cnpr-forum-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156006428.PDF tp:ocr§§ “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredibologna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156006428.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Il Corriere di Firenze link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903151506475.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilcorrieredifirenze.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903151506475.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903151506475.PDF', 'title': 'ilcorrieredifirenze.it'} tp:url§§ https://ilcorrieredifirenze.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903151506475.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredifirenze.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903151506475.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903164606606.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilcorrieredifirenze.it" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903164606606.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903164606606.PDF', 'title': 'ilcorrieredifirenze.it'} tp:url§§ https://ilcorrieredifirenze.it/cnpr-forum-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903164606606.PDF tp:ocr§§ “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredifirenze.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione Web 1 guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903164606606.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903164306603.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ildenaro.it" del 09 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "ildenaro.it" del 09 Mar 2026
Estratto da pag. 1 di "ilgiornaleditorino.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
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Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunica rlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilgiornaleditorino.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903148506321.PDF §---§ title§§ Mobilità sanitaria: il privato guadagna – Il Golfo 24 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903101107043.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ilgolfo24.it" del 09 Mar 2026
Oltre 5 miliardi spesi per cure fuori Regione, con metà dei fondi che va alla sanità privata convenzionata.
pubDate§§ 2026-03-09T15:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903101107043.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903101107043.PDF', 'title': 'ilgolfo24.it'} tp:url§§ https://www.ilgolfo24.it/mobilita-sanitaria-privato-guadagna/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903101107043.PDF tp:ocr§§ Sempre più italiani devono lasciare la propria Regione di residenza per curarsi. Nel 2023, il flusso della mobilità sanitaria interregionale ha generato una spesa di 5,15 miliardi, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022 quando era stata pari a 5,04 miliardi. Una parte consistente di queste risorse è intercettata dalle strutture private convenzionate a cui è destinata oltre la metà della spesa per le prestazioni specialistiche erogate fuori Regione. Sono alcune delle tendenze che emergono dal Report sulla mobilità sanitaria della Fondazione Gimbe presentato oggi in occasione del trentennale della Fondazione. “La migrazione sanitaria tra Regioni è tra gli indicatori più sensibili delle diseguaglianze del servizio sanitario regionale: rileva dove i cittadini trovano risposte adeguate e dove, invece, sono costretti a spostarsi per curarsi”, afferma il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il rapporto mostra come il fenomeno della mobilità sanitaria sia molto articolato. È vero, infatti, che ci si muove soprattutto dal Sud verso il Nord, ma sempre più spesso si assiste a forti spostamenti anche tra Regioni settentrionali. Tuttavia, mentre in quest’ultimo caso si tratta in genere di uno ‘scambio’ di pazienti tra Regioni limitrofe, per il Meridione si assiste a una fuga di pazienti senza che si registri alcuna attrattività. In particolare, secondo l’analisi, circa metà degli incassi derivanti dall’aver fornito cure a pazienti non residenti va a tre sole Regioni: Lombardia (23,2%), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%). Sul fronte opposto, i maggiori esborsi per cure ricevute dai propri residenti in altre Regioni sono a carico di Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%). Questi dati fanno comprendere che “la mobilità passiva non coincide esclusivamente con la fuga di pazienti da Sud a Nord”, spiega Cartabellotta. “Esiste anche una mobilità di prossimità tra Regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità”. È guardando ai saldi tra mobilità attiva e passiva che emerge con forza lo svantaggio del Sud. Se la Lombardia, nonostante la cospicua spesa per le cure nelle Regioni limitrofe ha un saldo positivo di 645,8 milioni, la Calabria ha un passivo di 326,9 milioni, la Campania di 306,3, la Puglia di 253,2, la Sicilia di 246,7. Cresce inoltre il peso del privato: per ogni euro speso per ripagare le prestazioni specialistiche erogate fuori Regione, oltre la metà viene incassata dalla sanità privata convenzionata, a cui, nel 2023 sono andati 1.966 milioni rispetto ai 1.643 milioni delle strutture pubbliche. Le Regioni in cui il provato è più attrattivo sono Molise (dove il privato attrae il 90,2% della mobilità attiva), Lombardia (71,1%), Puglia (68,9%), Lazio (63,8%). “Questi numeri indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità”, precisa Cartabellotta. “Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale”, conclude il presidente Gimbe. TagCampania sanità costi sanitari cure fuori regione disuguaglianze sanitarie eccellenza sanitaria Emilia-Romagna sanità flusso pazienti Lombardia sanità migrazione pazienti mobilità sanitaria regioni italiane report Gimbe sanità privata spesa sanitaria Veneto sanità tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903101107043.PDF §---§ title§§ Sanità pugliese, Confindustria contro l’ipotesi di nuove tasse: “Paradossale far pagare cittadini e imprese” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903249807346.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "immediato.net" del 09 Mar 2026
Il presidente Potito Salatto critica l’eventuale aumento dell’addizionale Irpef e del ticket farmaceutico per coprire il deficit sanitario: “Dopo vent’anni di tagli ora non si può presentare il conto ai pugliesi”
pubDate§§ 2026-03-09T17:51:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903249807346.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903249807346.PDF', 'title': 'immediato.net'} tp:url§§ https://www.immediato.net/2026/03/09/sanita-pugliese-confindustria-contro-lipotesi-di-nuove-tasse-paradossale-far-pagare-cittadini-e-imprese/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903249807346.PDF tp:ocr§§ Home - Sanità pugliese, Confindustria contro l’ipotesi di nuove tasse: “Paradossale far pagare cittadini e imprese”Salatto, Pentassuglia e DecaroSi accende il dibattito sul possibile aumento delle tasse regionali per coprire il disavanzo della sanità pugliese. A intervenire è Potito Salatto, presidente di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia, che in una dichiarazione critica duramente l’ipotesi di incrementare l’addizionale Irpef o il ticket farmaceutico.Secondo Salatto sarebbe “troppo facile aumentare le tasse” per tentare di coprire un deficit sanitario stimato in oltre 300 milioni di euro, senza affrontare le cause strutturali dei problemi del sistema sanitario regionale.Il presidente degli industriali pugliesi si rivolge direttamente al presidente della Regione Antonio Decaro e all’assessore alla Sanità Donato Pentassuglia, sostenendo che negli ultimi vent’anni la sanità pugliese sia stata gestita con una politica di tagli.“È paradossale che oggi si vogliano aumentare le tasse a famiglie e imprese o incrementare il ticket farmaceutico per non aver dato servizi e per continuare a non fornirne”, afferma Salatto.Tra i punti evidenziati dal presidente di Confindustria c’è anche la questione della mobilità sanitaria. Secondo il recente rapporto Gimbe, ricorda Salatto, la Puglia è terza in Italia per mobilità passiva, dopo Calabria e Campania.Questo significa che molti cittadini pugliesi sono costretti a spostarsi in altre regioni – in particolare Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna – per ottenere cure e prestazioni sanitarie.Salatto auspica che, dopo l’incontro con i ministeri dell’Economia e della Salute per discutere delle modalità di copertura del deficit, la Regione possa aprire un confronto con il sistema sanitario e con le realtà produttive del territorio.L’obiettivo, secondo il presidente di Confindustria, dovrebbe essere quello di individuare soluzioni condivise per il futuro della sanità pugliese senza gravare ulteriormente su cittadini e imprese.Il presidente Potito Salatto critica l’eventuale aumento dell’addizionale Irpef e del ticket farmaceutico per coprire il deficit sanitario: “Dopo vent’anni...Quotidiano online registrato presso il Tribunale di Foggia, n. 3/2014 Società editrice: iMEDIA srls P.IVA 03942360714Copyright © 2026Copyright © 2024 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903249807346.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156206426.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lacittadiroma.it" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
pubDate§§ 2026-03-09T12:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156206426.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156206426.PDF', 'title': 'lacittadiroma.it'} tp:url§§ https://lacittadiroma.it/cnpr-forum-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156206426.PDF tp:ocr§§ “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@lacittadiroma.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903156206426.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170406540.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lacittadiroma.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170406540.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170406540.PDF', 'title': 'lacittadiroma.it'} tp:url§§ https://lacittadiroma.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170406540.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@lacittadiroma.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170406540.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903080706679.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "magazine-italia.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903080706679.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903080706679.PDF', 'title': 'magazine-italia.it'} tp:url§§ https://magazine-italia.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903080706679.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:© Magazine | Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005 | Direttore Responsabile Giuseppe Montagna. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@magazine-italia.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903080706679.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903079506683.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "magazine-italia.it" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:54:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903079506683.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903079506683.PDF', 'title': 'magazine-italia.it'} tp:url§§ https://magazine-italia.it/cnpr-forum-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903079506683.PDF tp:ocr§§ “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:© Magazine | Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005 | Direttore Responsabile Giuseppe Montagna. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@magazine-italia.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903079506683.PDF §---§ title§§ Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903140906389.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "mondoprofessionisti.it" del 09 Mar 2026
Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.
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Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamenta re del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.https://youtu.be/JEPjsmL7vR0 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903140906389.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901782906153.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "notiziarioflegreo.it" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
pubDate§§ 2026-03-09T11:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901782906153.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901782906153.PDF', 'title': 'notiziarioflegreo.it'} tp:url§§ https://notiziarioflegreo.it/cnpr-forum-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901782906153.PDF tp:ocr§§ “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziarioflegreo.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030901782906153.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159606464.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "notiziarioflegreo.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159606464.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159606464.PDF', 'title': 'notiziarioflegreo.it'} tp:url§§ https://notiziarioflegreo.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159606464.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziarioflegreo.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159606464.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Notiziedi.it link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158406468.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "notiziedi.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158406468.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158406468.PDF', 'title': 'notiziedi.it'} tp:url§§ https://notiziedi.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158406468.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it© All Rights Reserved, Notiziedi.it | Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore voglia te comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziedi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158406468.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159706465.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ondazzurra.com" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159706465.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159706465.PDF', 'title': 'ondazzurra.com'} tp:url§§ https://www.ondazzurra.com/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159706465.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:© All Rights Reserved, OndAzzurra.com © | Tutti I Diritti Sono Riservati | Registro Stampa del Tribunale di Napoli n. 4874 | Direttore Responsabile:Emilia Velardi ColasantiVia Ceneda, 39 – 00183 (Roma)direzione@ondazzurra.com+39 06 892 811 98 Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pert anto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903159706465.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903151406474.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "ondazzurra.com" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:05:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903151406474.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903151406474.PDF', 'title': 'ondazzurra.com'} tp:url§§ https://www.ondazzurra.com/cnpr-forum-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903151406474.PDF tp:ocr§§ “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Check out other tags:© All Rights Reserved, OndAzzurra.com © | Tutti I Diritti Sono Riservati | Registro Stampa del Tribunale di Napoli n. 4874 | Direttore Responsabile:Emilia Velardi ColasantiVia Ceneda, 39 – 00183 (Roma)direzione@ondazzurra.com+39 06 892 811 98 Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903151406474.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158606466.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "primopiano24.it" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
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Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitari e come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Primo Piano 24 | direttore editoriale Susy Miraglia Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@primopiano24.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158606466.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158706467.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "primopiano24.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158706467.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158706467.PDF', 'title': 'primopiano24.it'} tp:url§§ https://primopiano24.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158706467.PDF tp:ocr§§ -NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale contin uare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itPrimo Piano 24 | direttore editoriale Susy Miraglia Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@primopiano24.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903158706467.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Radio Napoli Centro link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903171006542.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "radionapolicentro.it" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903171006542.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903171006542.PDF', 'title': 'radionapolicentro.it'} tp:url§§ https://radionapolicentro.it/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903171006542.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itCheck out other tags:Radio Napoli Centro Testata Giornalistica Iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Direttore Responsabile Giovanni Lucianelli. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@radionapolicentro.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903171006542.PDF §---§ title§§ La Regione Lazio deve rimborsare al Vaticano 160 milioni per la pediatria link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903182907705.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "romatoday.it" del 09 Mar 2026
Il dato emerge dall’ultimo report Gimbe sulla mobilità sanitaria interregionale e riporta, al centro della discussione il tema della pediatria a Roma e del "rischio monopolio" del privato
pubDate§§ 2026-03-09T21:26:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903182907705.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903182907705.PDF', 'title': 'romatoday.it'} tp:url§§ https://www.romatoday.it/politica/sanita-roma-debiti-bambino-gesu.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903182907705.PDF tp:ocr§§ Quasi 160 milioni di euro: è il numero di prestazioni erogate dal Bambino Gesù per i piccoli pazienti della Regione Lazio. Il dato emerge dall’ultimo report Gimbe sulla mobilità sanitaria interregionale e riporta, ancora una volta, al centro della discussione, un tema che è stato più volte sollevato nell’ultimo periodo, anche di recente in relazione al futuro dell’ex Forlanini: il fatto che a Roma la pediatria stia sempre di più diventando una questione di privati.Un tema affrontato nel dettaglio in questo approfondimento di Dossier e su cui ha posto di recente l’attenzione anche l’Assemblea capitolina, con una mozione approvata lo scorso novembre.Le cure pediatriche a Roma sono un affare (privato) del VaticanoLa mobilità passiva verso la Santa SedePer mobilità passiva si intende l’indice di fuga da una Regione, ovvero le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini in una Regione diversa da quella di residenza. E rappresenta dunque un debito. In base all’ultimo report di Gimbe, il Lazio è la Regione con il valore più alto: 621.751.26 euro di debiti. Di cui ben 156.7 milioni sono dovuti a titolo di prestazioni erogate dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù “struttura che, se da un lato offre ai cittadini laziali e in particolare romani, di accedere ad una eccellenza pediatrica senza spostarsi dalla Regione – si legge nel report - dall’altro appartiene allo Stato della Città del Vaticano: per questo i servizi erogati vengono rimborsati con i flussi di mobilità passiva della Regione Lazio”. I dati fanno riferimento al 2023, ultimo anno disponibile.Complessivamente, inoltre, il Bambino Gesù può vantare un credito di oltre 281 milioni (sono esattamente 281.383.50), un valore in crescita di esattamente 6.473.608 euro rispetto all’anno precedente.Il reparto pubblico chiude, quello del Vaticano incassa milioni. Perché a Roma c'è un'emergenza pediatriaLa pediatria a RomaGià in questo approfondimento di Dossier è stato sottolineato il progressivo “monopolio” dei privati per la pediatria a Roma. Con il 70% di posti letto per l’area materno-infantile-pediatrica in capo ai privati accreditati che copre il 71.6% dell’offerta (al 2021, ultimo dato disponibile).Un punto su cui ha chiesto attenzione anche l’Assemblea capitolina, in una mozione a prima firma Nella Converti, presidente della commissione capitolina Politiche sociali e della salute e consigliera del Pd, in cui si attesta, citando i dati del ministero della Salute, che nel periodo 2014-2021, i posti letto nelle pediatrie pubbliche di Roma sono scesi a 429, mentre quelli gestiti dai privati si sono attestati su 1063. Da qui la richiesta di interventi alla Regione per tutelare la sanità pediatrica pubblica.A questo quadro si aggiungono poi i dati forniti dalla Fimp (Federazione italiana dei medici pediatri) di Roma e Lazio che stima che entro il 2028 circa 333 pediatri in tutta la Regione compiranno 70 anni e andranno in pensione. Si tratta del dato più alto a livello nazionale. Ancora più preoccupante se rapportato, più nel dettaglio, alla situazione romana. Dove, secondo gli ultimi dati forniti dal Comune di Roma, sono diversi i municipi in cui i professionisti sono sempre di meno e sempre più "carichi" di pazienti come il VI, il XI e il X. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903182907705.PDF §---§ title§§ Sanità in Puglia, Salatto: “Aumentare tasse e ticket senza servizi è paradossale” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903253807498.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "statoquotidiano.it" del 09 Mar 2026
Sanità in Puglia, Salatto: “Aumentare tasse e ticket senza servizi è paradossale”
pubDate§§ 2026-03-09T18:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903253807498.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903253807498.PDF', 'title': 'statoquotidiano.it'} tp:url§§ https://www.statoquotidiano.it/09/03/2026/sanita-in-puglia-salatto-aumentare-tasse-e-ticket-senza-servizi-e-paradossale/1293236/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903253807498.PDF tp:ocr§§ Iscriviti al canale WhatsappBALLON D'ESSAICALEMBOURIscriviti al canale WhatsappFoggiaManfredoniaCronacaPoliticaSportEventiSan SeveroCerignolaHome // Economia // Sanità in Puglia, Salatto: “Aumentare tasse e ticket senza servizi è paradossale”Potito Salatto - Fonte Immagine: FoggiaTodayLASCIA UN COMMENTOFOGGIA – «È paradossale pensare di aumentare le tasse a famiglie e imprese o incrementare il ticket farmaceutico senza aver prima garantito servizi adeguati e continuando a non fornirli». È quanto afferma il dottor Potito Salatto, presidente di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia, intervenendo nel dibattito sul disavanzo sanitario regionale e sulle possibili misure per coprirlo. Secondo Salatto, l’ipotesi di aumentare l’addizionale regionale IRPEF per far fronte a un deficit sanitario che supera i 300 milioni di euro rappresenta una soluzione troppo semplice e rischia di scaricare il peso delle difficoltà sui cittadini e sul sistema produttivo.«Vorrei far notare al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e all’assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia – sottolinea – che negli ultimi vent’anni il centrosinistra ha governato la nostra regione mettendo in pratica, nell’offerta e nella gestione sanitaria, soprattutto una politica di tagli». Salatto invita quindi a riflettere sulle conseguenze di queste scelte e sulle politiche realmente attuate in favore delle fasce più fragili della popolazione pugliese. «È davvero paradossale – prosegue – pensare oggi di aumentare le tasse o i ticket farmaceutici proprio perché i servizi non sono stati garantiti». A preoccupare sono anche le diseguaglianze territoriali, presenti non solo a livello nazionale ma anche all’interno della stessa Puglia. A testimoniarlo sono i dati del recente Rapporto Gimbe sulla mobilità sanitaria, che colloca la regione al terzo posto in Italia per mobilità passiva, dopo Calabria e Campania.Questo significa che molti cittadini pugliesi sono costretti a spostarsi verso altre regioni, in particolare Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, per ricevere prestazioni sanitarie. Per questo motivo, il presidente di Confindustria auspica un confronto più ampio sul futuro del sistema sanitario regionale. Dopo l’incontro previsto a Roma con i ministeri dell’Economia e della Salute per discutere le modalità di copertura del deficit, Salatto chiede alla Regione di aprire un dialogo con tutto l’indotto sanitario pugliese.«Ci auguriamo – conclude – che il presidente Decaro e l’assessore Pentassuglia possano convocare un incontro con tutti gli attori del settore per un confronto sereno e costruttivo, così da condividere decisioni e traiettorie future per la sanità pugliese».CommentoSalva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.?Stato Donna è l'inserto di Stato Quotidiano che parla al femminile. Con decine di storie e volti di donne che raccontano il mondo attuale."L'INFORMAZIONE LIBERA DELLA CAPITANATA ED OLTRE (DAL 2009)"Registrazione al tribunale di Foggia n°28 del 05.10.2009REDAZIONECASINO ONLINE NON AAMSCASINO NON AAMSCODICE ETICOPRIVACY POLICYCONTATTIVuoi segnalare un problema nella tua città?AnonimoManfredoniaFoggiaSan SeveroLuceraCerignolaGarganoPrima PaginaPrimo PianoCronacaScienza e tecnologiaMedicinaEconomiaLavoroFocus e InchiesteIl FogliettoStorie e ProfiliStato SportAttualitàModaViaggiEventiCinemaSpettacoliSalute e BenessereStato DonnaPubblicitàSegnalazioniMeteoStato TVRedazioneScri veteciCompila il modulo con i tuoi dati per inviare segnalazioni, denunce o disservizi.Compila il modulo con i tuoi dati per promuovere la tua attività locale, pubblicizzare un evento o per proposte di collaborazione.LASCIA UN COMMENTO tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903253807498.PDF §---§ title§§ Cnpr Forum: Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903153006522.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "teleborsa.it" del 09 Mar 2026
"Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi.
pubDate§§ 2026-03-09T13:24:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903153006522.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903153006522.PDF', 'title': 'teleborsa.it'} tp:url§§ https://www.teleborsa.it/DettaglioNews/57_2026-03-09_TLB/Cnpr-Forum-Sanit-pubblica-tra-sostenibilit-e-diritti.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903153006522.PDF tp:ocr§§ Home Page / Notizie / Cnpr Forum: Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti Cnpr Forum: Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti Economia 09 marzo 2026 - 12.18 (Teleborsa) - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Conclusioni affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”. Condividi``` Leggi anche Cnpr Forum: "Equità e sviluppo, il ruolo della politica nella crescita" Eni, Standard Ethics conferma il rating ESG "EE+" Eventi e scadenze del 20 febbraio 2026 Il CEO del World Economic Forum Borge Brende si dimette su scandalo Epstein tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903153006522.PDF §---§ title§§ Al Cnpr forum il punto sulla sanità pubblica tra sostenibilità e diritti - Venezia 24 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903171106543.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "venezia24.com" del 09 Mar 2026
NAPOLI - "Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903171106543.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903171106543.PDF', 'title': 'venezia24.com'} tp:url§§ https://venezia24.com/al-cnpr-forum-il-punto-sulla-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903171106543.PDF tp:ocr§§ NAPOLI – “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori. Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi. Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari. L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario”. Così Luciano Ciocchetti (FdI), vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.MAZZELLA (M5S): “SPESA SANITARIA ITALIANA, INFERIORE ALLA MEDIA DEI PAESI OCSE”Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie. Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi. È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro. Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.CATTOI (LEGA): “IL GOVERNO HA INVERTITO LA TENDENZA DEI TAGLI”Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio, tra il 2010 e il 2015 “il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro. Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale. Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore. Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente. Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a cons iderare la formazione delle professioni sanitarie come un investimento nelle comunità e nel loro futuro”.D’ALFONSO (PD): “DIRITTO ALLA SALUTE, INDISPENSABILE DISPORRE DI RISORSE UMANE ADEGUATE”A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso, parlamentare del Partito democratico in commissione Finanze alla Camera, per il quale “è importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale. Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche. Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.LECCHI: “EVITARE CHE CHI GUADAGNA MENO RINUNCI ALLE CURE”Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisora legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito. Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio. Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.LONGONI: “SERVONO CAPACITÀ POLITICHE E ORGANIZZATIVE ADEGUATE”Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili. “È sicuramente necessario – ha detto Longoni – aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente. Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse. Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative. La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itQuesto sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo se gnalazioni@venezia24.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903171106543.PDF §---§ title§§ Cnpr forum: “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170806544.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "venezia24.com" del 09 Mar 2026
Ciocchetti (FdI): “Da governo risorse mai spese prima per SSN” Mazzella (M5s): “SSN sottofinanziato rispetto a media Ocse” Cattoi (Lega): “Ridurre divario Nord Sud” D’Alfonso (PD): “Servono più risorse umane” “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania [...]
pubDate§§ 2026-03-09T13:30:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170806544.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170806544.PDF', 'title': 'venezia24.com'} tp:url§§ https://venezia24.com/cnpr-forum-sanita-pubblica-tra-sostenibilita-e-diritti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170806544.PDF tp:ocr§§ “Il confronto tra il sistema sanitario italiano e quelli degli altri Paesi europei non è semplice, perché i modelli organizzativi sono molto diversi. In Germania la sanità è collegata alla previdenza e si basa anche sul ruolo delle mutue. Un’impostazione simile si ritrova in Francia, dove lavoratori pubblici e privati sono assistiti attraverso forme mutualistiche. Il modello più vicino al nostro è quello della Gran Bretagna, che però dispone di risorse finanziarie maggiori.Per quanto riguarda l’Italia, è necessario continuare ad aumentare gli investimenti nella sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono passate dai 125 miliardi del 2022 ai 143,9 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di oltre 18 miliardi.Però è necessaria anche una riorganizzazione del sistema: investire nella prevenzione, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e anziani e utilizzare le tecnologie per anticipare i bisogni di salute e favorire le cure domiciliari.L’Italia ha un numero di medici superiore alla media europea, ma restano criticità legate alle scuole di specializzazione e alle retribuzioni del personale sanitario.”Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FDI) vicepresidente della commissione Affari sociali alla Camera, nel corso del Cnpr forum “Sanità pubblica tra sostenibilità e diritti: quale futuro per il servizio sanitario nazionale?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.Insufficienti le risorse destinate alla sanità secondo Orfeo Mazzella (M5S) vicepresidente della commissione Affari sociali e sanità a Palazzo Madama: “Il livello della spesa sanitaria italiana, inferiore alla media dei Paesi Ocse, come evidenziano i dati della Corte dei conti e le analisi di organismi indipendenti come la Fondazione Gimbe, finisce per trasferire parte di questo deficit sulle famiglie.Le conseguenze ricadono soprattutto su anziani non autosufficienti, persone con disabilità, chi convive con patologie gravi e chi si rivolge ai pronto soccorso, affrontando lunghe attese anche solo per ottenere una diagnosi.È, quindi, necessario aumentare le risorse destinate a un delicato comparto, che risulta sottofinanziato. Attualmente la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta intorno al 6,3 per cento del Pil, mentre la media Ocse supera il 7,1 per cento. Il calcolo pro capite ci colloca inoltre al quattordicesimo posto tra i Paesi Ocse e all’ultimo tra quelli del G7, con un divario complessivo stimato in circa 43 miliardi di euro.Numeri che confermano una realtà evidente nella vita quotidiana dei cittadini. È indispensabile non solo incrementare i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale, ma anche migliorarne l’organizzazione, rafforzando l’assistenza territoriale e domiciliare”.Per Vanessa Cattoi, deputata della Lega in commissione Bilancio a Montecitorio: “Tra il 2010 e il 2015 il sistema sanitario ha subito tagli lineari per circa 25 miliardi di euro.Ancora più significativo è il dato relativo al periodo 2010-2019, quindi prima della pandemia, durante il quale le riduzioni complessive hanno superato i 37 miliardi: è da qui che bisogna partire per comprendere il contesto attuale.Successivamente è arrivata l’emergenza Covid, che ha cambiato l’approccio alla spesa sanitaria anche a livello europeo. In questo scenario il governo ha invertito la tendenza dei tagli, aumentando in termini assoluti le risorse destinate al settore.Nel periodo dell’attuale esecutivo sono stati infatti stanziati oltre 20 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, come certificato nelle manovre di bilancio. Naturalmente non si tratta solo di incrementare i fondi, ma anche di usarli in modo più efficiente.Investire su prevenzione e digitalizzazione è la leva strategica per garantire la sostenibilità del sistema sanitario in ogni regione. Parallelamente è essenziale continuare a considerare la formazione delle professioni sanitarie come un i nvestimento nelle comunità e nel loro futuro”.A sottolineare le carenze di personale sanitario è Luciano D’Alfonso parlamentare del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera: “È importante riconoscere che l’Italia e l’Europa si distinguono dalle altre democrazie occidentali per la capacità di individuare con chiarezza quali siano i diritti davvero fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa senza dubbio una posizione centrale.Per garantire che questo diritto sia effettivamente tutelato, è indispensabile disporre di risorse umane adeguate, sia dal punto di vista numerico sia sotto il profilo della formazione. L’attuale dotazione di personale sanitario deve quindi essere rafforzata, così come occorre investire nelle risorse tecnologiche e organizzative necessarie per rispondere alla domanda di salute dei cittadini.Questa domanda si manifesta in forme diverse: dalla gestione delle emergenze e delle acuzie, alla cura delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’invecchiamento della popolazione, fino alla crescente richiesta di prestazioni diagnostiche.Per affrontare queste sfide è necessario ricostruire un sistema realmente integrato, capace di collegare in modo efficace le strutture ospedaliere specializzate con la medicina territoriale e con il ruolo dei medici di base”.Nel corso dei lavori moderati da Anna Maria Belforte il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Se oltre un quarto della spesa è a carico delle famiglie, il rischio è una sanità legata al reddito.Dobbiamo evitare che chi guadagna meno rinunci alle cure, come avviene già per oltre quattro milioni di italiani, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Con una spesa sanitaria inferiore alla media dei Paesi avanzati, il nodo è aumentare le risorse o spenderle meglio.Abbiamo più medici della media OCSE ma meno infermieri e carenze nell’assistenza territoriale. Il problema è la distribuzione del personale, insieme alla programmazione e al modello organizzativo. La priorità è quella di ridurre le liste d’attesa”.Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “È sicuramente necessario aumentare le risorse destinate alla sanità pubblica, ma anche utilizzarle in modo più efficiente.Il vero nodo è capire come farlo, perché servono capacità politiche e organizzative adeguate. In questa prospettiva, l’introduzione di una nuova politica di ticket selettivi, calibrati in base al reddito, potrebbe rappresentare uno strumento utile per reperire ulteriori risorse.Le questioni principali da affrontare sono due. La prima riguarda la necessità di ripensare complessivamente il sistema sanitario affinché rimanga equo, solidale e universale, rimettendo al centro il ruolo delle professioni sanitarie e rivedendo il peso della politica nelle scelte programmatiche e organizzative.La seconda riguarda la gestione delle emergenze sanitarie e sociali, sempre più frequenti, improvvise e spesso violente, alle quali è indispensabile garantire risposte rapide ed efficaci”.(Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Orfeo Mazzella, Luciano D’Alfonso e Vanessa Cattoi)Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@venezia24.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione. tp:writer§§ Redazione-web guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/09/2026030903170806544.PDF §---§