title§§ Gli italiani hanno speso oltre 5 miliardi per le cure mediche fuori regione
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Estratto da pag. 1 di "blitzquotidiano.it" del 08 Mar 2026
Il flusso di cittadini che va a curarsi fuori dalla propria regione di residenza non è mai stato così consistente: i dati del report della Fondazione Gimbe.
pubDate§§ 2026-03-08T08:30:00+00:00
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tp:ocr§§ Blitz quotidianoGli italiani hanno speso oltre 5 miliardi per le cure mediche fuori regione: i dati del report della Fondazione Gimbe (Fonte Ansa) - Blitz QuotidianoIl flusso di cittadini che va a curarsi fuori dalla propria regione di residenza non è mai stato così consistente. Nel 2023, infatti, la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022. Stando ai dati raccolti nel Report sulla mobilità sanitaria della Fondazione Gimbe, presentato oggi in occasione del trentennale della Fondazione, ci si muove soprattutto dal Sud verso il Nord, ma sempre più spesso si assiste a forti spostamenti anche tra regioni settentrionali. “La migrazione sanitaria tra regioni è tra gli indicatori più sensibili delle diseguaglianze del servizio sanitario regionale: rileva dove i cittadini trovano risposte adeguate e dove, invece, sono costretti a spostarsi per curarsi”, ha dichiarato il presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta.Stando a quanto emerso dall’analisi fornita nel report, circa metà degli incassi derivanti dall’aver fornito cure a pazienti non residenti va a tre sole regioni: Lombardia (23,2%), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%). Sul fronte opposto, i maggiori esborsi per cure ricevute dai propri residenti in altre regioni sono a carico di Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%).“Questi dati fanno comprendere che la mobilità passiva non coincide esclusivamente con la fuga di pazienti da Sud a Nord. Esiste anche una mobilità di prossimità tra regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità”, ha sottolineato Cartabellotta. È guardando ai saldi tra mobilità attiva e passiva che emerge con forza lo svantaggio del Sud. Se la Lombardia, nonostante la cospicua spesa per le cure nelle regioni limitrofe ha un saldo positivo di 645,8 milioni, la Calabria ha un passivo di 326,9 milioni, la Campania di 306,3, la Puglia di 253,2, la Sicilia di 246,7. “Questi numeri indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità”, sottolinea Cartabellotta. “Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale”.
tp:writer§§ Giuseppe Avico
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title§§ “Colonscopia fra 14 mesi”: la Sicilia dei malati di cancro costretti ad aspettare
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Estratto da pag. 1 di "blogsicilia.it" del 08 Mar 2026
pubDate§§ 2026-03-08T06:54:00+00:00
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tp:ocr§§ Quattrocentocinquantaquattro giorni. Quattordici mesi e ventotto giorni. È il tempo che la sanità pubblica siciliana ha “offerto” a una paziente oncologica di Siracusa per sottoporsi a una colonscopia di controllo all’ospedale Umberto I. La richiesta era datata 2 ottobre 2025; la prima disponibilità comunicata dal Cup cadeva a fine dicembre 2026, qualche giorno dopo Natale. Una forbice che lascia senza parole, e che il genero della paziente ha sintetizzato con una frase secca: “Non possiamo aspettare tanto, la faremo a pagamento”.La denuncia del M5SA portare il caso all’attenzione pubblica è Carlo Gilistro, deputato-pediatra del Movimento 5 Stelle all’Assemblea Regionale Siciliana. Nei prossimi giorni presenterà all’Asp di Siracusa una richiesta formale di accesso agli atti per conoscere i tempi reali di attesa per tutte le prestazioni sanitarie del territorio provinciale.“Non si può chiedere a una paziente oncologica di aspettare quasi un’eternità per un esame”, denuncia Gilistro, “perché 14 mesi sono un’eternità se sulla testa ti pende la spada di Damocle di possibili recidive o metastasi. È vero che il sistema non può sapere che la richiesta arriva da un paziente oncologico, è anche vero però che è fuori dal mondo che si costringa un paziente, oncologico o no, ad aspettare oltre un anno per un esame che non è certo fatto per capriccio”.La fuga verso la sanità privataIl deputato fotografa anche la deriva più drammatica del fenomeno: quella fuga verso il privato che tiene in piedi, paradossalmente, un sistema che altrimenti crollerebbe. “Il genero ci ha detto che la congiunta farà l’esame a pagamento. È la soluzione che sceglie ormai una grandissima parte dei pazienti”, spiega Gilistro. “Se tutti si mettessero in coda ad aspettare senza ricorrere ai privati, avremmo attese anche di due, tre anni, con tutte le negative conseguenze che ciò comporterebbe”.Più duro ancora il coordinatore regionale del M5S, Nuccio Di Paola: “Siamo stanchi delle chiacchiere e delle promesse del governo Schifani che finora si sono rivelate completamente sballate. Schifani a gennaio del 2024 aveva annunciato in pompa magna che le liste d’attesa erano state praticamente azzerate, salvo smentirsi successivamente. Oggi le liste sono ancora vive e vegete, mentre i direttori generali sono ancora al loro posto”. L’ombra di Trapani: Maria Cristina Gallo e il cancro scoperto troppo tardiIl caso di Siracusa riapre ferite ancora fresche. Basta risalire a qualche mese fa per ritrovare, nel palermitano di cronache siciliane, un nome che ha fatto il giro d’Italia: Maria Cristina Gallo, 56 anni, insegnante di Mazara del Vallo. Dopo un intervento chirurgico per un fibroma all’utero nel dicembre 2023, aspetta per otto mesi l’esito dell’esame istologico. Solleciti, lettere degli avvocati, nulla: il referto arriva con un ritardo enorme. La diagnosi è devastante: tumore al quarto stadio, già con metastasi. La donna, come riportato da Il Post e da Sky TG24 nel marzo 2025, si trasferisce a curarsi all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.Il suo caso è l’innesco di uno scandalo nazionale. All’Asp di Trapani emergono oltre 3.300 esami istologici arretrati — 1.405 del 2024 e 1.908 del 2025 — mai consegnati ai pazienti. Secondo un’inchiesta interna dell’assessorato regionale alla Salute citata dalla Repubblica-Palermo, almeno cento tumori sarebbero stati diagnosticati in ritardo. Alcuni pazienti, riporta Panorama, sono morti nell’attesa del referto.Il ministero della Salute invia ispettori a Trapani. La Procura di Marsala apre un’inchiesta. L’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni annuncia un piano straordinario per smaltire gli arretrati coinvolgendo le Asp di Palermo, Catania e Caltanissetta. Il direttore generale dell’Asp di Trapani, Ferdinando Croce, difende la gestione addossando i ritardi alla carenza di personale, ma la politica — dal PD a Italia Viva — punta il dito contro le nomine volute dalla giunta Schifani.Il quadro: l
iste d’attesa in Sicilia, una crisi strutturaleI dati raccontano una regione in affanno. Secondo gli ultimi numeri diffusi dalla CGIL Sicilia e riportati da SiciliaMedica.it, nella sola estate 2024 erano circa 30.000 le persone in attesa di ricovero e 55.000 quelle in coda per una visita diagnostica. Come denuncia Francesco Lucchesi della segreteria regionale della CGIL, ci sono Asp e ospedali che fissano appuntamenti a sei o dodici mesi, spesso a causa di macchinari obsoleti o fermi. La Fondazione GIMBE ha rilevato che la Sicilia non rispetta i criteri di trasparenza previsti: le informazioni sui tempi restano frammentate e scarsamente aggiornate.La Sicilia è tra le 13 Regioni nel mirino di Agenas per criticità persistenti, nell’ambito del decreto-legge 73/2024 sulle “misure urgenti per la riduzione delle liste d’attesa”, che ha introdotto poteri sostitutivi del Ministero della Salute nei confronti delle Regioni inadempienti.Cosa ha fatto la Regione per abbattere le liste d’attesaIl governo Schifani ha moltiplicato gli stanziamenti nel tempo. Il primo Piano operativo per l’abbattimento delle liste d’attesa, approvato dalla giunta nel luglio 2023, metteva sul piatto 48,5 milioni di euro con coinvolgimento del privato convenzionato e strumenti informatici per la gestione delle prenotazioni. Poi, nell’agosto 2024, un accordo con i privati convenzionati ha aggiunto 8 milioni di euro destinati alle cosiddette “prestazioni critiche”, con un budget complessivo per il settore privato di 310 milioni di euro — 12 milioni in più rispetto all’anno precedente.L’ultimo intervento in ordine di tempo è di fine 2025: con decreto dell’assessorato regionale alla Salute firmato il 23 dicembre e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 gennaio 2026, la Regione ha stanziato 40 milioni di euro per le prestazioni erogate nel 2025 nell’ambito del recupero delle liste d’attesa. Le risorse, trovate nella Finanziaria ter approvata in agosto, sono state ripartite tra tutte le aziende sanitarie provinciali: la fetta più grande è andata all’Asp di Catania (oltre 5,1 milioni), seguita da Trapani (3,5 milioni) e Enna (2,4 milioni). Un dettaglio non trascurabile: i fabbisogni complessivi presentati dalle Asp ammontavano a 43,6 milioni, quindi i fondi non sono bastati a coprire nemmeno tutte le richieste.La legge dimenticata: esiste già uno strumento giuridico che potrebbe cambiare le cose. Il decreto legislativo n. 124 del 1998 prevede che quando il sistema pubblico non riesce a rispettare i tempi indicati nella prescrizione, il paziente possa rivolgersi al privato con rimborso a carico dell’azienda sanitaria, pagando solo il ticket — o nulla se ne è esente. Una norma trentennale, quasi sconosciuta, che il M5S chiede alla Regione di applicare attraverso una mozione depositata all’Ars ma mai calendarizzata.La replica dell’Asp di Siracusa: “Strumenti di tutela ci sono, usateli”L’Asp di Siracusa ha risposto con una nota della Direzione Strategica. Senza entrare nel merito della vicenda clinica specifica — citando la privacy dell’utente — l’Azienda rivendica i progressi compiuti e ricorda i meccanismi di salvaguardia già esistenti.Sul fronte della produzione, i numeri presentati sono positivi: nel primo bimestre 2026 le prestazioni complessive sarebbero cresciute del 35% rispetto allo stesso periodo del 2025 (da 1.970 a 2.640 interventi), con l’attività endoscopica provinciale in aumento medio del 26% e le colonscopie all’Ospedale di Siracusa in rialzo del 30,7%. La crescita sarebbe frutto dell’assunzione di nuovi medici — a Lentini e Augusta dal 1° febbraio 2026 — del ricorso a contratti in libera professione con personale in quiescenza e dell’impiego di specialisti dedicati specificatamente allo smaltimento delle liste.L’Asp ricorda anche l’esistenza del “Percorso di Tutela”: una procedura attivabile tramite l’Ufficio Relazioni con il Pubblico, via mail o attraverso il portale istituzionale, che consente di richiedere soluzioni alternative quando la prima dis
ponibilità del Cup supera i termini della prescrizione. L’Azienda si impegna a garantire la prestazione “nei tempi corretti senza alcun onere aggiuntivo per l’assistito”.Per i pazienti oncologici, l’Asp cita il “Centro di Accoglienza Oncologico” (CAO), attivato nel settembre 2025 con una linea telefonica dedicata (0931/312531) per garantire la presa in carico da parte di operatori specializzati. Secondo la nota, il CAO assicura “l’esecuzione di ogni prestazione entro i termini clinici appropriati”.Resta però il nodo centrale: se strumenti come il Percorso di Tutela e il CAO esistono, perché la paziente di Siracusa si è ritrovata con una data di colonscopia a oltre quattordici mesi di distanza, senza che nessuno l’abbia informata delle alternative? La risposta dell’Asp non lo dice.La proposta: quella mozione che nessuno vuole calendarizzareIl M5S non si accontenta della denuncia. Punta il dito su uno strumento concreto già a disposizione: quella legge del 1998 che permetterebbe ai cittadini di farsi rimborsare le prestazioni private quando il pubblico non ce la fa. Il problema è che qualcuno dovrebbe volerla applicare. “Per fare applicare questa legge abbiamo depositato una mozione che non è stata nemmeno calendarizzata”, attacca Di Paola.“Evidentemente ci sono cose ben più importanti da trattare, come il terzo mandato per i sindaci. Abbiamo anche presentato norme in finanziaria che sono state bocciate. E intanto i cittadini aspettano o sono costretti a ricorrere al privato, a pagamento. O, peggio, rinunciano a curarsi. E purtroppo questi ultimi sono sempre di più”.
tp:writer§§ Gaetano Scariolo
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title§§ Sanità territoriale, nuovo bando in Liguria per medici nelle case e negli ospedali di comunità .com
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Estratto da pag. 1 di "genovaquotidiana.com" del 08 Mar 2026
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tp:ocr§§ Sanità territoriale, nuovo bando in Liguria per medici nelle case e negli ospedali di comunità 8 Marzo 20268 Marzo 2026 Dopo le circa 200 adesioni raccolte con il primo avviso, parte una nuova selezione per incarichi di lavoro autonomo destinati al rafforzamento dell’assistenza sul territorio. Le domande dovranno essere inviate entro le 12 del 13 marzo attraverso il portale di Azienda sociosanitaria territoriale LiguriaLa Liguria riapre la ricerca di medici da inserire nella rete della sanità territoriale, con un nuovo bando destinato a rafforzare l’attività nelle Case e negli Ospedali di comunità distribuiti sul territorio regionale. L’obiettivo è consolidare un modello assistenziale che punta a spostare sempre più servizi vicino ai cittadini, alleggerendo la pressione sulle strutture ospedaliere tradizionali e costruendo percorsi di cura più capillari.La nuova procedura arriva dopo una prima edizione che, secondo quanto comunicato dalla Regione, aveva raccolto circa 200 candidature. Un dato che viene letto come un segnale di interesse concreto verso questo modello organizzativo, pensato per rendere più accessibile l’assistenza e più stretta l’integrazione tra medicina del territorio e rete ospedaliera.Gli incarichi previsti sono di lavoro autonomo e riguardano due pilastri della riorganizzazione sanitaria. Da una parte ci sono le Case della comunità, sia hub sia spoke, concepite come punti di prossimità per i bisogni di salute che richiedono presa in carico sanitaria e sociosanitaria. Dall’altra ci sono gli Ospedali di comunità, strutture intermedie tra il domicilio e l’ospedale, pensate soprattutto per accompagnare dimissioni protette e percorsi di stabilizzazione clinica.Nel testo che accompagna il bando, l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò sottolinea che la risposta ottenuta dal primo avviso dimostra come il progetto delle Case della comunità venga percepito come una sfida centrale per il futuro del sistema sanitario ligure. Secondo Massimo Nicolò, questo secondo passaggio serve a consolidare la rete e a garantire ai cittadini punti di riferimento più vicini e più stabili sul territorio, così da offrire risposte assistenziali appropriate senza costringere sempre a fare ricorso all’ospedale.Sulla stessa linea anche il direttore generale di Azienda sociosanitaria territoriale Liguria Marco Prioli, che lega il nuovo avviso alla necessità di ampliare il numero dei professionisti impegnati nella sanità di prossimità. Nella lettura di Marco Prioli, il rafforzamento di Case e Ospedali di comunità deve servire a rendere i servizi più accessibili e a costruire una continuità di cura più efficace tra territorio e ospedale.Possono partecipare medici chirurghi in possesso dei requisiti generali e specifici previsti dall’avviso. La selezione è aperta anche ai professionisti in quiescenza e, in deroga, ai medici con titoli conseguiti all’estero. Le candidature dovranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica, attraverso il sito istituzionale di Azienda sociosanitaria territoriale Liguria, accedendo alla sezione “Bandi di Concorso”. Il termine ultimo è fissato alle 12 del 13 marzo 2026.Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principaliCondividi: Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp Condividi su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram Tweet Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa Mi piace:Mi piace Caricamento... CorrelatiRider
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tp:writer§§ GenovaQuotidiana
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title§§ Il medico arrestato per peculato. Ausl: "Sistema capillare di controlli. Ma non possiamo essere ossessivi"
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Estratto da pag. 1 di "ilrestodelcarlino.it" del 08 Mar 2026
Il dg Fornaciari avverte: "Alla libera professione si accede una volta che si è pagata la prestazione, non dopo"
pubDate§§ 2026-03-08T07:16:00+00:00
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tp:ocr§§ Gasp viene dopo1 mese a 6 € Bruno Panno, il primario indagato"Siamo un’azienda molto grande, non possiamo garantire un controllo ossessivo su tutti i dipendenti". Così il direttore generale dell’Ausl, Davide Fornaciari ha commentato – parlando a TeleReggio, a margine del convegno di ieri mattina al Tecnopolo dov’è stato presentato l’8° rapporto ‘Gimbe’ sul servizio sanitario nazionale – la vicenda del medico Bruno Panno arrestato dai carabinieri del Nas per peculato in flagranza di reato dopo aver appena ricevuto 100 euro in contanti da un paziente come pagamento di una visita in regime intramoenia."Noi abbiamo un sistema molto capillare di controlli in tutta l’attività libero professionale – ha spiegato Fornaciari – teniamo conto che siamo molto monitorati dagli enti esterni come Nas, Corte dei Conti, Ministero dell’Economia e Finanze, per cui c’è gia una rete di controlli accurata".Il dg poi mette in guardia i pazienti e lancia il monito: "Alla libera professione si accede una volta che si è pagata la prestazione", quindi non dopo.Panno, 64 anni, laureato a Parma, dal 2011 dirige il reparto di Ortopedia a Guastalla e lavora in altre strutture reggiane. I militari del Nas sono intervenuti lunedì all’ospedale Civile per arrestarlo. I militari hanno fatto anche una perquisizione domiciliare nella sua casa di Parma, ma senza sequestrare alcunché. Panno è indagato anche per falsità in atti pubblici: non avrebbe annotato sull’applicativo dell’Ausl ’Arianna‘ le visite per le quali lui veniva pagato in contanti, interrompendo la trasmissione obbligatoria dei dati al ministero della Salute per indirizzare le politiche sanitarie e per alimentare la piattaforma nazionale delle liste d’attesa. Inoltre è emerso come si sarebbe appropriato indebitamente di ambulatori e fiale di cortisone.© Riproduzione riservataRobin Srl Società soggetta a direzione e coordinamento di MonrifcategorieabbonamentipubblicitàCopyright @2026 - P.Iva 12741650159 - ISSN: 2499-2968
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Fuga dagli ospedali del Lazio: il pendolarismo sanitario costa oltre 191 milioni
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Estratto da pag. 1 di "latinatoday.it" del 08 Mar 2026
A "compensare" i valori della mobilità attiva, ma a fare da traino è soprattutto il privato convenzionato. Tutti i numeri nell''ultimo report Gimbe
pubDate§§ 2026-03-08T08:40:00+00:00
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tp:ocr§§ A "compensare" i valori della mobilità attiva, ma a fare da traino è soprattutto il privato convenzionato. Tutti i numeri nell'ultimo report GimbeRoma e il Lazio hanno ancora un grosso problema con il pendolarismo sanitario. Che costa, complessivamente, alla Regione oltre 191 milioni di saldo negativo, per il rimborso dei costi relativi alle cure erogate ai pazienti del Lazio nelle strutture “oltreconfine”.A tracciare il quadro è l’ultimo report Gimbe sulla mobilità sanitaria interregionale.Partiamo innanzitutto da alcune definizioni, riportate nel rapporto, e che permettono di comprendere meglio la situazione. La mobilità attiva identifica l’indice di attrazione di una Regione, ovvero le prestazioni sanitarie erogate in favore di cittadini residenti in altre Regioni e rappresenta una fonte di credito. Al contrario la mobilità passiva esprime l’indice di fuga da una Regione, ovvero le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini in una Regione diversa da quella di residenza. E rappresenta dunque un debito, perché la Regione che eroga la prestazione viene rimborsata da quella di residenza del cittadino tramite il meccanismo di compensazione interregionale della mobilità sanitaria, che avviene in occasione del riparto del Fabbisogno sanitario nazionale (Fsn).La differenza tra mobilità attiva e passiva determina il “saldo di mobilità”, che può essere attivo quando il valore delle prestazioni erogate per cittadini non residenti è superiore a quello delle prestazioni ricevute dai residenti in altre Regioni, oppure negativo. E questo è il caso del Lazio.Il Lazio, stando al report (i cui dati fanno riferimento al 2023, ultimo anno disponibile) è la Regione con il debito più alto per i pazienti che vanno a curarsi altrove: 621.751.260 euro. Un dato che, va precisato, include anche i 159,6 milioni di euro per le cure erogate dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù, struttura che “se da un lato offre ai cittadini laziali e in particolare romani, di accedere a una eccellenza pediatrica senza spostarsi dalla Regione – si legge nel documento - dall’altro appartiene allo Stato della Città del Vaticano: per questo i servizi erogati vengono rimborsati con i flussi di mobilità passiva della Regione”.A compensare questi valori piuttosto negativi c’è però la mobilità attiva, che vale alla Regione un credito di 430.053.910 euro, facendola figurare tra le quattro più attrattive d’Italia, dopo Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. La differenza tra mobilità attiva e passiva genera per il Lazio un “meno” 191.697.350 euro. Il quinto valore più alto (in negativo) in Italia (dopo Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) e il più alto in assoluto tra le Regioni del Centro. Un saldo che viene definito, nel report, “negativo rilevante” e che rappresenta il 10.5% del totale nazionale. Il valore è comunque leggermente più basso rispetto al 2022, in cui si era attestato su 193.359.339 euro.Il Bambino Gesù, d’altra parte, può vantare complessivamente un credito di oltre 281 milioni (sono in tutto 281.383.509 euro, in crescita rispetto all’anno precedente).Da sottolineare, parlando di mobilità attiva, dunque della capacità del Lazio di attrarre pazienti fuori Regione il fatto che a fare la parte del leone, soprattutto per quanto riguarda ricoveri e prestazioni specialistiche, è il privato convenzionato, che nella Regione pesa per il 63.8% (68.1% per ricoveri e prestazioni ambulatoriali e 46.7% per la specialistica ambulatoriale). A essere attrattive, dunque, sono soprattutto le strutture private convenzionate. Un dato che si conferma a livello nazionale, anche se con valori percentuali meno alti: 56.4% per ricoveri ordinari e day hospital e 46.1% per la specialistica ambulatoriale.LatinaToday è anche su Mobile! Scarica l’App per rimanere sempre aggiornato.© Riproduzione riservata
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