title§§ Il medico arrestato per peculato Ausl: «Sistema capillare di controlli Ma non possiamo essere ossessivi» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030802096400969.PDF description§§
Estratto da pag. 43 di "RESTO DEL CARLINO REGGIO EMILIA" del 08 Mar 2026
Estratto da pag. 19 di "AVVENIRE" del 08 Mar 2026
Estratto da pag. 35 di "CORRIERE DELLA SERA" del 08 Mar 2026
Estratto da pag. 25 di "CORRIERE DELLA SERA" del 08 Mar 2026
Occhiuto: «Senza di loro gli ospedali chiudono»
pubDate§§ 2026-03-08T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030801973503928.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030801973503928.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030801973503928.PDF tp:ocr§§ La Calabria che resiste al diktat di Trump: «Non rimpatrieremo i nostri medici cubani» Occhiuto: «Senza di loro gli ospedali chiudono» dal nostro inviato in Calabria Carlo Vulpio T utto, ma questo le mancava. La Calabria credeva di essere in Italia, al centro del Mediterraneo. Invece ha scoperto di trovarsi in America Latina, nel Mar del Caraibi. Lo ha appreso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e dal segretario di Stato, Marco Antonio Rubio, figlio di cubani. Gli Usa, impegnati a stringere sempre di più il cappio al collo di Cuba, dopo settant’anni di embarghi e sanzioni, hanno dichiarato guerra anche ai medici cubani nel mondo. E quindi anche ai 321 medici che lavorano nella regione simbolo del disastro della Sanità pubblica italiana, la Calabria. Dove, ci dice il presidente della giunta regionale, Roberto Occhiuto, «mosso da disperazione, nel 2022 ho utilizzato le norme sull’emergenza Covid per reclutare 321 medici cubani, anche se in realtà ne occorrerebbero almeno mille». L’incaricato La settimana scorsa, però, in Calabria è arrivato l’incaricato di Affari statunitense per Cuba, Michael Hammer. Non per una visita di cortesia, ma per chiedere a Occhiuto di mandar via i medici cubani. Che costoro siano considerati tra i più preparati al mondo e prestino la loro opera nei Paesi più poveri, o siano stati gli unici ad aver fabbricato autarchicamente un vaccino anti Covid, per il governo degli Stati Uniti è irrilevante. Chi si avvale dell’opera dei medici cubani, se vuol rimanere amico degli Usa, deve cacciarli. Gli argomenti degli Usa finora devono essere stati convincenti. Uno dopo l’altro, Paraguay, Guyana, Bahamas, Saint Vincent e Grenadine, Antigua e Barbuda, Santa Lucia e, da ultimo, Guatemala e Honduras hanno interrotto i programmi di cooperazione sanitaria con Cuba e hanno rispedito a casa tutti i medici che avevano assunto. Trump e Rubio, in veste di sindacalisti, sostengono che Cuba sfrutti i propri medici all’estero, poiché trattiene i due terzi del loro stipendio. Soldi, dicono, che aiutano il regime cubano a sopravvivere. Mentre, aggiungono in veste di filantropi, sarebbe più giusto che quei medici tornino a Cuba, dove la gente soffre (già, ma per colpa di chi?) e ha tanto bisogno di loro. Ma la Calabria? Qui, dal 2010, hanno chiuso 18 ospedali. Il debito per la voce Sanità accumulato fino al 2020 è stato di 860 milioni di euro. La Corte dei conti, un mese fa, ha detto che nel 2024 il disavanzo è peggiorato e si è attestato a 118,5 milioni. Sempre per il solo 2024, la spesa per curare altrove i residenti in Calabria è stata di ben 305 milioni di euro. Mentre la Sanità calabrese è commissariata ininterrottamente dal 2009, e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che il 30 settembre scorso in Calabria aveva promesso la fine di questa agonia, non ha mantenuto la parola. Cinque mesi dopo, c’è ancora il commissario. È lo stesso presidente della giunta regionale, commissario dal 2021. «Io sono pronto a lasciare. I conti ora lo consentono. Ma il provvedimento spetta al governo», dice Occhiuto. Il presidente E mister Hammer? Occhiuto ostenta tranquillità. «Ogni volta — rivela —, la prima domanda che ogni nuovo ambasciatore americano in Italia mi rivolge è sui medici cubani. Era così anche sotto Biden. Con Trump, lo è di più». Sì, ma lei a Hammer cosa ha risposto? «Gli ho detto che la nostra bussola è la salute dei calabresi — sottolinea Occhiuto —. Se i medici di cui abbiamo bisogno ce li dà l’amministrazione americana, o ci aiuta a trovarli, magari potremmo anche non prendere i cubani. Ma se questi vanno via, qui si chiude». Non sappiamo come l’abbia presa mister Hammer, e se anche in Calabria gli Usa si muoveranno come nei Caraibi. Ma sappiamo qual è l’umore dei calabresi. Nero. Negli ospedali, più o meno fatiscenti, che abbiamo visitato tra l’Aspromonte, la Costa Viola e la Costa dei Gelsomini — a Locri, a Polistena, a Gioia Tauro, a Melito Porto Salvo —, non abbiamo trovato una sola persona o un solo paziente, giovane o vecchio, donna o uomo, che non benedisse la prof essionalità, l’umanità e l’umiltà dei medici cubani e al tempo stesso non maledisse lo stato comatoso della Sanità calabrese e la «richiesta di espulsione» dall’Italia dei medici cubani voluta dagli Usa. «Se vanno via i cubani, i nostri ospedali chiudono». Lo dicono tutti. Ma coloro che lo sanno meglio di tutti, e lo spiegano senza indorare la pillola, sono proprio i medici calabresi. Quelli rimasti qui, naturalmente, perché gli altri hanno fatto le valigie e sono emigrati al Nord o all’estero. E allora, ecco l’avvocato Pino Mammoliti, di Locri, presidente del Tribunale dei diritti del Malato e del Cittadino, sensibilizzare la gente attraverso dirette web sulle falle, le magagne e i magheggi della Sanità calabrese. Come l’ultima proposta di legge regionale, che destina ben 4 milioni di euro allo «scouting» per trovare i medici mancanti, quando sarebbe sufficiente un avviso pubblico o, ancor meglio, se davvero si vuol continuare la positiva esperienza con i medici cubani, stipulare altri accordi con la Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos, l’Agenzia cubana che ha mandato i medici in Calabria. Ed ecco Marisa Valensise, di Polistena, che con il Comitato Tutela della Salute organizza sitin, raccoglie migliaia di firme a difesa dei medici cubani, invia esposti al Prefetto, alla procura e al presidente-commissario per scuoterlo circa la sua promessa non mantenuta di destinare 33 milioni di euro alla ristrutturazione dell’ospedale di Polistena. Le voci Ed ecco infine anche loro, i medici di Cuba. In patria, sono 8,4 ogni mille abitanti, contro i 2,6 degli Stati Uniti (e forse qui scatta l’ invidia). Nella Calabria caraibica, dove sono diventati il bersaglio dei gringos, ce ne sono 30 a Locri, 22 a Polistena, 12 a Gioia Tauro e 10 a Melito Porto Salvo. Due di loro si sono sposati qui con donne calabresi. Uno, Domingo Marquez Camayd, è docente all’Università de L’Avana. Tutti sono specializzati: cardiologi, ortopedici, anestesisti, urologi, chirurghi, angiologi, radiologi. Nessuno ha l’atteggiamento da piccolo barone di tanti loro colleghi italici. «Non concepiamo la medicina e la salute come un’azienda o un mestiere per far soldi — dice Lisandra Cobas Suarez, 38 anni, rianimatore —. Da noi fai il medico se hai passione e attitudine». Lisandra è medico dal 2011 e ha lavorato in Venezuela, in Brasile nelle comunità indigene dell’Amazzonia e in Kuwait. «L’Italia per me era un sogno, e qui mi trovo benissimo. Ma non capisco come mai a Cuba, Paese povero del Terzo Mondo, negli ospedali abbiamo tutto, anche reparti come la neurochirurgia, mentre qui, mi dispiace dirlo, abbiamo trovato arretratezza e disorganizzazione». Harold Dawkins Tellez, anche lui 38 anni e una robusta esperienza tra Venezuela, Bolivia e Azerbaigian, è di Guantanamo. «Quando siamo arrivati — racconta Harold, al Pronto soccorso —, in tanti dicevano: cosa possiamo aspettarci da medici del Terzo Mondo? Poi ci hanno ricoperto di affetto e gratitudine, e ora ci ritengono indispensabili». Un paziente arrivato a Locri da San Luca, trenta chilometri di strada stretta, dissestata e piena di buche, chiede a un ortopedico cubano: «Ma è vero che andate via?». Il medico lo rassicura: «Il nostro contratto dovrebbe scadere a dicembre del 2027». L’uomo però insiste: «Se vi mandano via, qua succede la rivoluzione». L’ortopedico sorride. Si chiama Eurys Guevara. E se Trump e Rubio lo confondessero con «l’altro» Guevara? ---End text--- Author: Carlo Vulpio Heading: Highlight: La vicenda ? Sono 321 i medici cubani che lavorano negli ospedali e nei presidi sanitari calabresi ? La Regione iniziò a impiegarli nel 2022 in seguito alle norme che nascevano dall’emergenza Covid sulle carenze nelle coperture sanitarie territoriali ? Il contratto di una buona parte dei medici cubani è in scadenza a fine 2027. Ma l’incaricato di affari statunitense Michael Hammer ha incontrato il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto per chiedergli di interrompere quanto prima i contratti. Occhiuto al momento ha replicato che i medici cubani sono fondamentali La dottores sa Lisandra Suarez: «A Cuba negli ospedali c’è tutto, qui solo disorganizzazione» Image:Sulla costa jonica Tra gli ospedali in cui lavorano i medici cubani c’è quello di Locri, in una delle zone più difficili per la sanità (foto L. Casamassima) Nei reparti I due medici cubani Lisandra Cobas Suarez e Harold Dawkins Tellez -tit_org- La Calabria che resiste al diktat di Trump: «Non rimpatrieremo i nostri medici cubani» -sec_org- tp:writer§§ Carlo Vulpio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030801973503928.PDF §---§ title§§ Il tetto di cristallo resiste ancora nella sanità italiana link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030801973203929.PDF description§§
Estratto da pag. 8 di "CORRIERE SALUTE" del 08 Mar 2026
Estratto da pag. 8 di "CORRIERE SALUTE" del 08 Mar 2026
Estratto da pag. 16 di "LIBERO" del 08 Mar 2026
Il presidente di Confprofessioni Natali critica l'inserimento nel decreto Pnrr di novità legislative che potrebbero incidere negativamente sul nostro welfare
pubDate§§ 2026-03-08T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030801973303930.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030801973303930.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030801973303930.PDF tp:ocr§§ Sanità integrativa a rischio con le nuove norme sui fondi Il presidente di Confprofessioni Natali critica l’inserimento nel decreto Pnrr di novità legislative che potrebbero incidere negativamente sul nostro welfare L’ALLARME DEI PROFESSIONISTI ¦ Preoccupazione nel mondo delle professioni per l’introduzione, nel decreto-legge collegato all’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, di una norma che interviene sul sistema della sanità integrativa. A sollevare il tema è Confprofessioni, che esprime forti perplessità sull’articolo 29 del provvedimento, dedicato alla vigilanza sui fondi sanitari e sociosanitari integrativi. Secondo la Confederazione delle libere professioni, la disposizione avrebbe un impatto significativo su un comparto delicato del welfare nazionale, pur non presentando un collegamento diretto con le finalità del PNRR. Il rischio, spiegano da Confprofessioni, è quello di perseguire obiettivi condivisibili – come il rafforzamento della trasparenza e dei controlli – attraverso strumenti non adeguati e potenzialmente controproducenti per il funzionamento del sistema. USO IMPROPRIO A esprimere la posizione dell’organizzazione è il presidente nazionale Marco Natali, che richiama l’attenzione su un possibile uso improprio della decretazione d’urgenza. «Ravvisiamo il rischio concreto che l’urgenza dettata dalle scadenze europee diventi il grimaldello per introdurre una riforma che non ha nulla a che vedere con le missioni del Piano», afferma Natali. La norma, prosegue il presidente di Confprofessioni, «non attinge ai fondi del PNRR e interviene su un settore sul quale il Parlamento ha già avviato un importante percorso di riflessione istituzionale». Nel dettaglio, l’articolo 29 assegna alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione il compito di supervisionare i fondi sanitari integrativi e sociosanitari collegati al Servizio sanitario nazionale. La norma prevede anche l’istituzione di un registro ufficiale dei fondi e l’introduzione di un sistema di risoluzione extragiudiziale delle controversie tra gli iscritti e gli enti gestori. L’autorità di vigilanza sarebbe inoltre chiamata a monitorare diversi aspetti legati al funzionamento dei fondi, tra cui l’organizzazione interna, la stabilità economico-finanziaria e la trasparenza delle informazioni fornite agli aderenti. Attraverso specifici regolamenti, la COVIP dovrebbe poi definire le modalità di classificazione dei fondi e stabilire requisiti patrimoniali e criteri contabili. SISTEMA DI CONTROLLO Il nuovo sistema di controllo verrebbe finanziato tramite un contributo a carico degli stessi fondi sanitari, fissato in misura non superiore allo 0,2 per mille delle risorse destinate alle prestazioni sanitarie. Secondo Confprofessioni, però, questa impostazione presenta diversi elementi di criticità. «Siamo da sempre favorevoli a misure che migliorino la trasparenza e la governance - sottolinea il presidente Natali ma appare singolare che si proceda a una riforma del settore partendo dalla vigilanza e assegnando la regolamentazione alla medesima autorità chiamata a svolgere i controlli in base a quelle stesse norme». La Confederazione evidenzia inoltre il ruolo strategico che i fondi sanitari integrativi svolgono oggi nel sistema di welfare del Paese. Si tratta infatti di un comparto che coinvolge oltre 16 milioni di cittadini e che ogni anno eroga prestazioni sanitarie per un valore superiore ai 3 miliardi di euro, contribuendo a ridurre la pressione sul Servizio sanitario nazionale e a rafforzare l’offerta di assistenza. «Non siamo in presenza di una semplice disposizione tecnica - osserva il presidente di Confprofessioni ma parliamo di una norma che incide su un pilastro del welfare nazionale costruito nel tempo dalle parti sociali, alimentato da risorse private e capace di sostenere, in modo sussidiario, il Servizio sanitario nazionale”. INTERVENTO ORGANICO Per questo motivo Confprofessioni invita il Parlamento a riconsiderare l’impostazione della norma e a inserire il tema della sanità integrativa all’interno di un interv ento legislativo più ampio e organico, capace di affrontare le problematiche del settore nel suo complesso. Secondo la Confederazione, una riforma di tale portata dovrebbe nascere da un confronto strutturato con le parti sociali e con tutti i soggetti coinvolti, così da garantire un equilibrio tra esigenze di trasparenza, sostenibilità e autonomia gestionale dei fondi. AUTONOMIA «Se gli obiettivi sono senz'altro condivisibili, quantomeno con riferimento alla trasparenza, non possiamo metterli a rischio con un intervento approssimativo. Serve una riforma capace di valorizzare il lavoro già avviato dal Parlamento - conclude il presidente Natali - e di preservare l’autonomia delle parti sociali che hanno costruito negli anni il sistema della sanità integrativa». Confprofessioni ribadisce quindi la propria disponibilità a partecipare a un percorso di confronto istituzionale volto a individuare soluzioni normative più equilibrate, che consentano di rafforzare la trasparenza e la governance del settore senza per questo compromettere il modello mutualistico che caratterizza i fondi sanitari integrativi nel nostro Paese. ---End text--- Author: BRUNO MARRONE Heading: L’ALLARME DEI PROFESSIONISTI Highlight: Image:Il presidente di Confprofessioni, Marco Natali, ha criticato l’inserimento nel decreto di attuazione del Pnrr di norme che riguardano la vigilanza e la governance dei fondi sanitari e sociosanitari integrativi: «Non si può riformare il settore partendo dalla vigilanza» -tit_org- Sanità integrativa a rischio con le nuove norme sui fondi -sec_org- tp:writer§§ Bruno Marrone guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030801973303930.PDF §---§ title§§ Legge 194, niente report da oltre un anno L'attacco di Europa Radicale a Schillaci link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030801974103922.PDF description§§
Estratto da pag. 39 di "STAMPA" del 08 Mar 2026
Estratto da pag. 14 di "TEMPO" del 08 Mar 2026
Appello di Natali per rivedere le norme che affidano a Covip la vigilanza
pubDate§§ 2026-03-08T04:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030801973403927.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030801973403927.PDF', 'title': 'TEMPO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030801973403927.PDF tp:ocr§§ SALUTE E WELFAR Per il presidente di Confprofessioni le regole introdotte dal decreto Pnrr sono inefficaci «Sui fondi sanitari serve unariformacomplessiva» Appello di Natali per rivedere le norme che affidano a Covip la vigilanza ••• Un segnale di forte preoccupazione arriva da Confprofessioni riguardo all’inserimento, nel decreto-legge collegato all’attuazione del Pnrr, dell’articolo 29 dedicato alla vigilanza sui fondi sanitari integrativi e sociosanitari. Secondo la Confederazione delle libere professioni, si tratta di una disposizione destinata ad avere un impatto significativo sull’intero sistema della sanità integrativa, ma che non presenta un collegamento diretto con gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il rischio, dunque, è quello di perseguire un obiettivo condivisibile – come il rafforzamento della trasparenza – attraverso strumenti non adeguati e potenzialmente inefficaci. A esprimere la posizione della Confederazione è il presidente nazionale Marco Natali, che richiama l’attenzione sul possibile uso improprio dello strumento della decretazione d’urgenza. «Esiste il rischio concreto che l’urgenza legata alle scadenze europee venga utilizzata come leva per introdurre una riforma che non ha alcuna relazione con le missioni del Piano», osserva Natali. «La disposizione, infatti, non utilizza risorse del Pnrr e interviene su un ambito sul quale il Parlamento ha già avviato un percorso di approfondimento istituzionale». Entrando nel merito del provvedimento, l’articolo 29 affida alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione il compito di supervisionare i fondi sanitari e sociosanitari integrativi collegati al Servizio sanitario nazionale. La norma prevede anche la creazione di un registro dedicato ai fondi e l’introduzione di un meccanismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra gli iscritti e gli enti gestori. La Commissione sarebbe inoltre chiamata a verificare diversi aspetti legati alla gestione dei fondi, tra cui l’assetto organizzativo, la stabilità finanziaria e la correttezza delle informazioni fornite agli iscritti. Attraverso regolamenti propri, la Covip dovrebbe poi definire i criteri di classificazione dei fondi e stabilire requisiti patrimoniali e contabili. Il nuovo sistema di vigilanza verrebbe finanziato tramite un contributo a carico dei fondi sanitari stessi, pari a un massimo dello 0,2 per mille delle risorse destinate alle prestazioni. Secondo Confprofessioni, tuttavia, questa impostazione presenta diversi punti critici. «Siamo da sempre favorevoli a interventi che rafforzino la trasparenza del sistema», evidenzia Natali, «ma appare quantomeno singolare che si proceda alla riorganizzazione del settore partendo proprio dalla vigilanza e attribuendo alla stessa autorità di controllo il compito di definire le regole su cui basare la propria attività ispettiva». La Confederazione ricorda inoltre che i fondi sanitari integrativi rappresentano oggi una componente fondamentale del welfare italiano. Il sistema coinvolge oltre 16 milioni di iscritti e garantisce ogni anno prestazioni sanitarie per un valore superiore ai 3 miliardi di euro, contribuendo a ridurre la pressione sul Servizio sanitario nazionale. «Non siamo di fronte a una semplice misura tecnica – sottolinea Natali – ma a un intervento che incide su uno dei pilastri del welfare costruito nel tempo dalle parti sociali, sostenuto da risorse private e capace di affiancare il Servizio sanitario nazionale». Alla luce di queste considerazioni, Confprofessioni invita il Parlamento a rivedere l’impostazione della norma e a inserire il tema della sanità integrativa all’interno di una riforma complessiva del comparto, costruita attraverso un confronto ampio e condiviso con le parti sociali. «Gli obiettivi, soprattutto in termini di trasparenza, sono certamente condivisibili, ma non possiamo rischiare di comprometterli con interventi frettolosi o poco strutturati. Serve una riforma capace di valorizzare il lavoro già avviato dal Parlamento - conclude Natali - e di salvaguardare l’autonomia de lle parti sociali che negli anni hanno costruito il sistema della sanità integrativa». Intanto il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha rappresentato uno strumento fondamentale per sostenere la ripresa economica dell’Italia dopo la pandemia. Tuttavia, secondo Confprofessioni, è ancora presto per trarre un bilancio definitivo e restano alcune criticità nella distribuzione delle risorse. A evidenziarlo è Maria Pungetti, componente della giunta nazionale della Confederazione dei professionisti. «Il Pnrr ha rappresentato un innesto di energie essenziale in un’economia indebolita dalla pandemia e caratterizzata da una crescita molto bassa», afferma Pungetti. «Una valutazione complessiva dei risultati sarebbe oggi prematura, considerando che l’Italia deve ancora completare oltre centosettanta obiettivi previsti dal cronoprogramma». Negli ultimi anni Confprofessioni ha partecipato al confronto istituzionale sul Piano attraverso audizioni parlamentari e incontri della Cabina di Regia. In queste sedi la Confederazione ha sostenuto anche la prospettiva di una gestione più coordinata delle risorse europee. Secondo Confprofessioni, tuttavia, sarebbe stato opportuno destinare più investimenti alle realtà economiche più piccole, come microimprese e studi professionali. «Gli interventi sulla digitalizzazione - osserva Pungetti - hanno riguardato prevalentemente le imprese medio-grandi. Sarebbe stato utile prevedere misure più semplici e mirate per le piccole realtà». Per la Confederazione, i professionisti possono inoltre svolgere un ruolo importante nel rendere più efficienti i rapporti tra pubblica amministrazione, imprese e cittadini, contribuendo a migliorare il funzionamento del sistema economico. ---End text--- Author: BRUNO MARRONE Heading: Highlight: 16 Milioni Gli iscritti ai fondi sanitari che garantiscono ogni anno prestazioni per un valore superiore ai 3 miliardi Timore L’urgenza legata alle scadenze europee sarebbe utilizzata come leva per introdurre riforme slegate dalle missioni del Piano Articolo 29 Non utilizza risorse del Piano Ue e interviene su un ambito in cui il Parlamento ha avviato un approfondimento istituzionale Cambiamento rischioso Si incide su uno dei pilastri del welfare costruito nel tempo dalle parti sociali che affianca il Servizio sanitario nazionale Image:Sanità A destra il presidente di Confprofessioni Marco Natali che chiede al governo di rivedere alcune norme relative ai fondi sanitari -tit_org- «Sui fondi sanitari serve una riforma complessiva» -sec_org- tp:writer§§ Bruno Marrone guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/08/2026030801973403927.PDF §---§