title§§ Ma è in aumento lo squilibrio tra Nord e Sud link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603238107220.PDF description§§
Estratto da pag. 14 di "CENTRO" del 06 Mar 2026
Estratto da pag. 14 di "CENTRO" del 06 Mar 2026
Emeno abruzzesi scelsonodi curarsi fuori Abruzzo: -86 milioni nel 2024, nel 2022 si era a quota 98 milioni Verì: «Rafforzata la capacità attrattiva, in particolare nei ricoveri e nella specialistica ambulatoriale»
pubDate§§ 2026-03-06T06:00:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603237007221.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603237007221.PDF', 'title': 'CENTRO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603237007221.PDF tp:ocr§§ IL CONFRONTO TRA REGIONI Sanità, diminuiscono i pazienti che si curano lontano dalTAbruzzo I A PAGINA 14 IL REPORT» REGIONI A CONFRONTO Sanità, aumenta la mobilità attivi 21 milioni di entrate in due anni E meno abruzzesi scelgono dì curarsi fuori Abruzzo: -86 milioni nel 2024, nel 2022 si era a quota 98 mili Veri: «Rafforzata la capacità attratti va, in particolare nei ricoveri e nella specialistica ambulatoriale» » L'AQUILA Diminuiscono gli abruzzesi che vanno a curarsi fuori regione. Per il secondo anno consecutivo, scende la mobilità passiva in Abruzzo che, per il 2024, si attesta a meno 86 milioni di euro, contro gli 89 del 2023 e i 98 del 2022. «La variazione, pari a oltre 11 milioni e mezzo di euro in meno», sottolinea l'assessore regionale alla Salute, Nicoletta Veri, commentando gli ultimi dati elaborati dal Dipartimento sanità della Regione, «indica una riduzione del disavanzo connesso agli spostamenti sanitari interregionali. L'elemento più rilevante di questo andamento è rappresentato dalla crescita del la mobilità attiva, ovvero delle prestazioni erogate a cittadini residenti in altre regioni». Tra il 2022 e il 2024 il valore complessivo della mobilità attiva è passato da 89 milioni a 110 milioni di euro, con un incremento di oltre 21 milioni di euro. « Il dato riflette un aumento della domanda di servizi sanitari abruzzesi da parte di utenti extra-regionali», dice ancora Veri. In dettaglio, i ricoveri ospedalieri mostrano una crescita co- ^ i ÿ S.lllit.i..llllllL·llt.ll.llllubilit;l. 21 ïØ³îø di entrate m due a stante: la mobilità attiva per questa voce è salita dai 71 milioni di euro del 2022 ai 79 milioni del 2024. Un andamento analogo si registra nella specialistica ambulatoriale, che passa da 8 milioni 730mila euro a 14 milioni 653mila euro nello stesso periodo, evidenziando un ampliamento dell'attrattività nell'area diagnostica e clínica territoriale. L'Abruzzo si posiziona così in una fascia intermedia tra le regioni, alle spalle di Liguria e Basilicata e davanti a Sardegna e Lazio. «Il rafforzamento della capacità attrattiva, in particolare nei ricoveri e nella specialistica ambulatoriale», aggiunge l'assessore Veri , «appare come il principale fattore alla base della riduzione del disavanzo, confermando che le azioni messe in campo negli ultimi anni da questo governo regionale stanno portando i risultati auspicati. Sull'assistenza ospedaliera, ad esempio, hanno influito senza dubbio sia il potenziamento dell'alta complessità, sia l'attenzione riservata dalle strutture regionali nella erogazione di quelle prestazioni che storicamente registravano un maggior indice di fuga. Sulla specialistica, invece, è stata premiata la sinergia tra interventi per la riduzione delle liste di attesa e potenziamento del sistema di offerta pubblico in termini di punti erogativi e dotazioni tecnologiche». I numeri diffusi dalla Regione sono contenuti anche nelle ultime rilevazioni della Fondazione Gimbe, che ha presentato il nuovo report sulla mobilità sanitaria interregionale, rilanciando l'allarme sull'equità di accesso alle cure. L'Abruzzo si colloca, come mobilità sanitaria regionale, nella fascia del saldo negativo moderato con - 86,9 milioni. Il Report Gimbe sulla mobilità sanitaria 2023 si basa su tré fonti ufficiali: i dati economici aggregati dal Riparto 2025; i flussi dei Modelli M trasmessi dalle Regioni al ministero della Salute; i dati del Report Agenas sulla mobilità sanitaria. «I numeri», afferma il presidente di Gimbe, Nino CartabeUotta, «indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche regioni, significa che l'offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa». (m.p.) t . B I PRODIGI ON E RISERVtTU »Secondo la Regione è stata premiata la sinergia trainterventi per la riduzione delle liste d'attesa e rincremento del sistema di offerta pubblico ¡n termini di punti erogati e nu ove tecnologie ^ S.lllitil'.'.»imi·llt.ll.lllli)bilit;l. 21 ïØ³îø di entrate m due a L'assessore alla Salute, Nicoletta Veri, illustra gii ultimi dati del Dipartimento sanità della Regione SALDO POSITIVO RILEVANTE (oltre €100 milioni) • Lombardia € 645,8 milioni • Emilia Romagna € 564,9 milioni • Veneto € 212,1 milioni SALDO POSITIVO MODERATO (da€254a€l00 milioni) Toscana € 47,2 milioni SALDO POSITIVO MINIMO (da€0,la€ 25 milioni) Molise € 18,6 milioni Prov. Aut. di Trento € 8 milioni SALDO NEGATIVO MINIMO (da à - milioni Prov. Aut. Bolzano -€ 3,9 milioni Friuli Venezia Giulia € 10 milioni Valle d'Aosta ·€ 12,8 milioni Piemonte - € 20,7 milioni SALDO NEGATIVO MODERATO (da €25,1 a €100 milioni) Marche-€54,7 milioni Umbria-€55,8 milioni Liguria-€74,4 milioni Basilicata - € 77,9 milioni Abruzzo-€86,9 milioni SALDO NEGATIVO RILEVANTE (oltre -€ 100 milioni) Sardegna-€ 101,9 milioni Lazio -€ 191,7 milioni Sicilia-€246,7 milioni Puglia -€ 253,2 milioni Campania -€ 3063 milioni Calabria -€ 326,9 milioni O ã·-·· ----. TT r r r e ñ ñ , rrr m m ^ S.lllitil'.'.»imi·llt.ll.lllli)bilit;l. 21 ïØ³îø di entrate m due a -tit_org- Sanità, diminuiscono ipazienti che si curano lontano dall’Abruzzo Sanità, aumenta la mobilità attiva 21 milioni di entrate in due anni -sec_org- tp:writer§§ (m p ) guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603237007221.PDF §---§ title§§ La privatizzazione silenziosa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603132406163.PDF description§§
Estratto da pag. 30 di "LEFT" del 06 Mar 2026
Non una riforma dichiarata, ma una somma di scelte contabili e normative del governo Meloni. Così sanità e istruzione sono diventate il terreno di una liberalizzazione progressiva che stabilisce chi può curarsi in tempo e impoverisce di risorse la scuola pubblica
pubDate§§ 2026-03-06T05:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603132406163.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603132406163.PDF', 'title': 'LEFT'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603132406163.PDF tp:ocr§§ La privatizzazione silenziosa Non una riforma dichiarata, ma una somma di scelte contabili e normative del governo Meloni. Così sanità e istruzione sono diventate il terreno di una liberalizzazione progressiva che stabilisce chi può curarsi in tempo e impoverisce di risorse la scuola pubblica I n tre anni e mezzo di governo Meloni sanità e istruzione si sono trasformate in due laboratori paralleli di una stessa strategia volta a ridurre sistematicamente il perimetro effettivo del pubblico, spostando quote crescenti di risorse e di domanda verso il settore privato e paritario, senza mai dichiarare apertamente una “riforma” di modello - men che meno sottoponendola a un dibattito parlamentare. Nel Servizio sanitario nazionale questo processo passa per il definanziamento rispetto al Pil, l’esplosione della spesa diretta delle famiglie e l’allungamento delle liste d’attesa che spingono verso il privato; nella scuola, passa attraverso una serie di misure mirate che rafforzano economicamente gli istituti paritari, mediante contributi, voucher e agevolazioni fiscali, mentre la scuola statale resta inchiodata a una delle spese pubbliche in istruzione più basse d’Europa. Dal diritto universale al servizio a pagamento Sanità e istruzione, in Costituzione, sono diritti universali da garantire «senza distinzione di condizioni personali e sociali». Nelle scelte di bilancio dell’esecutivo diventano invece campi sempre più aperti alla logica del mercato, dove il ruolo dello Stato si restringe e quello dei provider privati viene sostenuto con fondi, incentivi fiscali e strumenti di domanda sussidiata. Privati che nel campo dell’istruzione fanno capo in gran parte ad un unico soggetto, la Chiesa cattolica e apostolica romana. A livello nazionale, su 12.500 paritarie, le scuole private gestite da congregazioni religiose, diocesi e fondazioni ecclesiali sono circa 7.700 (fonte Conferenza episcopale italiana, 2023), intorno al 62%. Meno marcata è la presenza nella sanità privata convenzionata. Quella cattolica rappresenta tuttavia uno dei principali attori del privato accreditato in Italia, con centinaia di strutture ospedaliere e socio-sanitarie e un peso economico rilevante nelle convenzioni pubbliche stimato dalla Uaar in almeno un miliardo di euro l’anno. Fatto sta che mentre la quota di Pil destinata alla sanità è stabilmente sotto la media europea e la spesa pubblica per l’istruzione scende al 3,9% del Pil, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega rivendicano “record di risorse” per il Fondo sanitario nazionale e “passi avanti nella libertà di educazione”, ma tramite l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni concentrano le innovazioni normative su strumenti che facilitano l’uscita dei cittadini dal canale pubblico: intramoenia e privatismo di fatto nella sanità, voucher, bonus e sgravi per chi sceglie le scuole paritarie. L’esito è un doppio sistema. Chi può permetterselo si compra tempo, prestazioni e percorsi scolastici più protetti. Chi non può resta nelle liste d’attesa o in istituti statali sotto finanziati, con una frattura sociale che attraversa territori, ceti e generazioni. Sanità, il sotto finanziamento è strutturale Il lavoro di erosione delle risorse pubbliche in favore dei soggetti privati da parte del governo di destra in carica da ottobre 2022 è stato progressivo e costante. Nel 2023 la spesa sanitaria complessiva in Italia era pari a 176 miliardi di euro, di cui 130,29 miliardi pubblici e 45,86 miliardi privati; nel 2024 è stata stimata in circa 185 miliardi, di cui 137 miliardi pubblici e quasi 48 miliardi privati, cioè più di un quarto del to- tale fuori dal bilancio pubblico. Dentro questi 47,66 miliardi, ben 41,3 miliardi sono spesa diretta delle famiglie (out-of-pocket), pari al 22,3% dell’intera spesa sanitaria, mentre 6,4 miliardi sono intermediati da fondi e assicurazioni. Secondo elaborazioni sindacali sulla Tessera sanitaria, la spesa diretta delle famiglie nel 2024 sarebbe arriva- ta addirittura a oltre 46 miliardi, con un incremento di quasi l’8% in un solo anno. Sul lato pubblico, il Documento d i finanza pubblica 2025 indica per il 2024 un rap- porto spesa sanitaria/Pil del 6,3%, sotto la media Ue che si colloca attorno al 6,9%, con proiezioni 2025-2026 inchiodate intorno al 6,2%, nonostante gli annunci di “record di stanziamenti” e di un incremento cumulato di circa 30 miliardi a fine legislatura. Già nel 2021 l’Ocse evidenziava per l’Italia una spesa sanitaria pro capite inferiore alla media europea (2.792 euro a parità di potere d’acquisto contro una me- dia Ue di 4.028), ma con un ricorso significativamente più alto ai pagamenti diretti delle famiglie, che rappresentano circa il 90% delle fonti private. Nel 2024, circa il 74% della spesa sanitaria è risultato a carico della Pubblica amministrazione e delle assicurazioni sociali obbligatorie, il 22% sulle famiglie e il 3% su schemi volontari, con una crescita della componente privata tra le più rapide in Europa. Formalmente in Italia il modello resta universalistico, con un modello a erogazione mista in cui ospedali, specialistica ambulatoriale e una parte dei servizi territoriali sono forniti da un mosaico di strutture pubbliche e provider privati accreditati, con grandi differenze tra regioni per densità di offerta e modalità di remunerazione. Nel 2022 l’Istat ha censito 996 istituti di cura, somma di strutture pubbliche e pri- vate accreditate con il Servizio sanitario nazionale, e una dotazione di 3 posti letto ospedalieri ogni mille abitanti, in calo rispetto ai livelli di dieci anni prima (3,5 posti letto/1000) e sotto la media Ocse (4,3 posti letto/1000). In questo contesto, quando il canale pubblico si satura - per carenze di personale, riduzione di posti letto, sot- to-utilizzo della rete territoriale - la domanda non sparisce. Si sposta. Il cittadino può scegliere di attendere, aggirare le liste pagando una prestazione privata (anche nella stessa struttura in regime intramoenia) oppure rinunciare del tutto alla prestazione se il costo è troppo alto; la crescita dell’out-of-pocket e dell’area di rinuncia alle cure è il segno misurabile di questo spostamento. La privatizzazione, in questo quadro, non coincide principalmente con l’espansione di fondi e assicurazioni (che nel 2024, con 6,4 miliardi, restano una quota minoritaria del totale), ma con una progressiva traslazione dell’onere finanziario direttamente sulle famiglie, cui è affidata la funzione di “tappare i buchi” lasciati dal sotto finanziamento pubblico. Un punto di rottura decisivo è rappresentato dalle liste d’attesa per prestazioni specialistiche e diagnostiche, che negli ultimi anni sono diventate il crocevia tra finanziamento pubblico insufficiente, capacità produttiva dei servizi e ricorso al privato. In pratica, la combinazione di sotto finanziamento, carenza di personale e riduzione dei posti letto spinge una quota crescente di domanda verso il canale privato, o verso la rinuncia alle cure. L’VIII rapporto Gimbe sullo stato del Ssn, nell’ottobre 2025 ha rilevato un aumento significativo delle persone che hanno rinunciato ad almeno una prestazione necessaria per motivi economici o di attesa, passando da 4,1 a 5,8 mln di cittadini in due anni. Ovviamente si tratta di una crescita concentrata tra i redditi più bassi e nelle aree con minore offerta sanitaria. Scuola, pioggia di denaro sulle paritarie Sul versante istruzione, l’Italia investe meno della media europea. Nel 2022 la spesa pubblica per l’istruzione in rapporto al Pil era attorno al 4,1% contro una media Ue del 4,7%; nel 2023 è scesa al 3,9%, collocando il Paese tra gli ultimi posti nell’Unione (dati Eurostat). Per il 2024 e il 2025 non sono ancora disponibili dati definitivi comparabili a livello europeo. Tuttavia, a fine novembre 2024 l’Osservatorio sui conti pubblici italiani parlava di una spesa per la scuola bassa, in discesa e male allocata, in un sistema già segnato da classi sovraffollate, edilizia fragile e difficoltà croniche nel rendere stabili i docenti e il personale Ata. Dentro questo quadro di sottofinanziamento, il governo Meloni ha scelto di incrementare in modo strutturale il sostegno alle scuole parit arie, cioè istituti privati riconosciuti che richiedono co- munque una retta alle famiglie. Con la legge di bilancio 2025 il fondo per le paritarie è stato aumentato di 50 milioni per lo stesso anno e di 10 milioni annui a partire dal 2026, portando il plafond nazionale stabilmente vicino agli 800 milioni annui. Nel 2022 erano stati aggiunti 70 milioni, e per l’anno scolastico 2024-2025 due decreti Valditara hanno assegnato complessivamente 750 milioni, con un incremento di 50 milioni rispetto al 2023. La legge di bilancio 2026 ha segnato una nuova svolta con lo stanziamento di 30 milioni per le scuole dell’infanzia non statali e 21 milioni ag- giuntivi per l’intero comparto delle paritarie, misura che le associazioni di categoria hanno accolto positivamente gli stanziamenti aggiuntivi, interpretandoli come un sostegno alla libertà di scelta educativa. Sul piano fiscale, le scuole paritarie gestite da enti non commerciali beneficiano da tempo di agevolazioni, tra cui l’esenzione dall’Imu sugli immobili utilizzati per attività didattiche senza fini di lucro, misura che riduce i costi di gestione per enti religiosi e fondazioni. Il “buono scuola” e la domanda sussidiata al privato La misura simbolicamente più potente è il “buono scuola”, un voucher fino a 1.500 euro a studente, a partire dal 2026, per gli studenti iscritti a scuole paritarie di primo grado o al primo biennio delle superiori, riservato alle famiglie con Isee fino a 30 mila euro. Lo stanziamento iniziale è di 20 milioni di euro, con contributi modulati in base al reddito e cumulabili fino a 5 mila euro per nucleo familiare, in un meccanismo di domanda sussidiata che riduce le rette dovute agli istituti privati ma non investe un euro in più nelle strutture, negli organici o nei servizi della scuola statale. Secondo i promotori, dal ministro Valditara a vari leader della maggioranza fino a esponenti della Chiesa, si tratta del coronamento di una battaglia portata avanti dalla destra da trent’anni, pensata per facilitare la scelta della paritaria alle famiglie meno abbienti. Secondo Flc-Cgil è invece una scelta politica precisa volta a sottrarre risorse a un fondo generale per gli interventi strutturali di politica economica per finanziare, di fatto, un sussidio alla domanda privata, in un sistema in cui la scuola pubblica resta sottofinanziata e un milione scarso di studenti frequenta le paritarie. Due facce della stessa strategia Se si mettono in fila tutti i dati elaborati fin qui, emerge un disegno coerente. In ambito sanitario il governo rivendica incrementi nominali del Fondo per il Ssn ma mantiene il rapporto spesa/Pil sotto la media Ue, mentre la spesa privata cresce più rapidamente di quella pubblica, superando i 40 miliardi l’anno di esborso diretto delle famiglie. Nella scuola, a fronte di una spesa pubblica che scende al 3,9% del Pil, le scelte più recenti riguardano l’aumento stabile del fondo alle paritarie, nuovi stanziamenti mirati e un voucher nazionale che riconosce fino a 1.500 euro per chi iscrive i figli negli istituti privati riconosciuti. In entrambi i casi, il perimetro dei diritti sociali viene ristretto: la promessa universalistica resta sulla carta, ma una quota crescente di bisogni - visite specialistiche, esami diagnostici, percorsi formativi percepiti come di maggior qualità - viene allocata fuori dal raggio d’azione del pubblico, scaricando la differenza sui bilanci familiari. La privatizzazione, così, non avanza attraverso una dichiarata “riforma neoliberale” ma per accumulo di scelte contabili e normative. Il definanziamento relativo del pubblico e il sostegno diretto e indiretto al privato sono strumenti che aiutano a migrare verso servizi a pagamento solo chi ha ancora un margine di spesa. In un Paese che invecchia rapidamente e dove la mobilità sociale si è fermata, la combinazione di sanità e scuola spinte verso il mercato non è solo una questione di equilibri di bilancio ma è una riscrittura materiale del patto costituzionale, che solo per fare un esempio decide in anticipo chi potrà curarsi in tempo, e chi invece dovrà accontentarsi di ciò che resta del pubblico. ---End text--- Author: Federico Tulli Heading: Highlight: Nella scuola, a fronte di una spesa pubblica che scende al 3,9% del Pil, si segnala l’aumento stabile del fondo alle paritarie che ormai supera 800 milioni l’anno Da quando è in carica il governo Meloni i cittadini che hanno rinunciato ad almeno una prestazione per motivi economici o di attesa, sono passati da 4,1 a 5,8 milioni Image: -tit_org- La privatizzazione silenziosa -sec_org- tp:writer§§ Federico Tulli guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603132406163.PDF §---§ title§§ Fico non sapeva di Domenico «Capita tardi la gravità del caso» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602106800035.PDF description§§
Estratto da pag. 21 di "LIBERO" del 06 Mar 2026
Il governatore è intervenuto solo una settimana dopo che la storia del piccolo col cuore bruciato ha iniziato a circolare. «Nessuno mi ha avvisato della situazione»
pubDate§§ 2026-03-06T00:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602106800035.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602106800035.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602106800035.PDF tp:ocr§§ IL MONALDI E LA SANITÀ CAMPANA GIALLOROSSA Fico non sapeva di Domenico «Capita tardi la gravità del caso» Il governatore è intervenuto solo una settimana dopo che la storia del piccolo col cuore bruciato ha iniziato a circolare. «Nessuno mi ha avvisato della situazione» ¦ Il 23 dicembre 2025, nella cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi di Napoli, a un bambino di due anni viene impiantato un cuore inservibile perché “bruciato” dal ghiaccio secco durante il trasporto da Bolzano. Il piccolo Domenico Caliendo morirà due mesi dopo. Il caso però esplode pubblicamente solo il 7 febbraio 2026, quando “Il Mattino”, con un articolo firmato da Giuseppe Crimaldi, rivela il fallimento dell’operazione e il precipitare delle condizioni del baby paziente. Da quel momento la vicenda entra nel circuito nazionale dell’informazione. Tutt’Italia ne parla. O meglio, quasi tutt’Italia. Perché in Regione Campania sembrano presi da tutt’altre incombenze. Il primo intervento pubblico del neo governatore, Roberto Fico, arriva soltanto il 13 febbraio, una settimana dopo lo scoop. Il presidente grillino annuncia verifiche interne e affida la gestione dell’accertamento agli uffici regionali della sanità, settore di cui ha mantenuto direttamente la delega, come aveva fatto in precedenza anche il suo predecessore Vincenzo De Luca. «È una vicenda gravissima e dolorosissima su cui andrà fatta piena luce», dichiara Fico in quella occasione, annunciando «l’attivazione dei poteri ispettivi». Poi promette: «Occorre fare totale e assoluta chiarezza su ciò che è successo e accertare ogni responsabilità. Con massima trasparenza e determinazione». Stop. Null’altro. Come se si trattasse di un intervento alla cistifellea andato male. Un po’(troppo) poco tant’è che l’eurodeputato forzista, Fulvio Martusciello, azzanna il presidente. «Su quanto accaduto al Monaldi Fico è troppo morbido», attacca Martusciello. «È una catena di errori incredibili, a cui si mischiano supponenza e arroganza, familismo nel reparto, assoluta mancanza di trasparenza e di informazioni. Una follia assoluta a cui Fico non può rispondere in modo così flebile». A quel tempo, Domenico è ancora vivo, attaccato alle macchine. E tutti nutrono la speranza che un secondo trapianto sia possibile. Invece, no. «Si alzi la voce», continua Martusciello. «Si gridi al mondo intero che questa non è la sanità che i campani e gli italiani meritano. Si chieda scusa per aver distrutto una speranza, per aver annichilito un reparto e un ospedale. Si cambi subito, senza indugio, senza aspettare». Non aspetta di certo la magistratura che, a differenza dei vertici della Regione, agisce con immediatezza e mette sotto inchiesta sette sanitari (compresi due dirigenti medici). Pure di fronte alle indagini dei pm, Fico continua a tentennare. Solo dopo incontrerà la mamma del piccolo a cui, secondo il racconto del legale, chiederà scusa e assicurerà giustizia. Il governatore sembra completamente nel pallone. E il 27 febbraio, quando Domenico è morto già da diversi giorni, il presidente della Regione interviene nuovamente non per impugnare la motosega, ma per giustificare il suo immobilismo. Ammette, infatti, di aver compreso la gravità del caso soltanto dopo gli articoli di giornale. «La gravità della situazione al Monaldi ho iniziato a saperla da febbraio dalle notizie», dice. «In quel momento da noi è stato appreso che c’è stato molto di più sull’operazione non andata bene». E prosegue: «In quei giorni di febbraio si è capito che la situazione era molto grave e non era mai stata rappresentata in questa maniera. Prima non ho mai avuto una chiamata sulla situazione, prima che uscisse sui media». Chissà se Fico, che sembra non particolarmente reattivo sui grandi dossier della regione, ha letto quel che da anni le agenzie scrivono della sanità in Campania. L’ottavo rapporto della Fondazione Gimbe, basato su dati Istat, colloca la regione all’ultimo posto in Italia per aspettativa di vita alla nascita: 81, 7 anni, contro una media nazionale di 83, 4. Mentre su un volume complessivo di 5, 0 3 miliardi di euro di spesa sanitaria che ogni anno gli italiani sostengono per curarsi fuori dalla propria regione, Campania, Calabria e Sicilia concentrano quasi l’80 per cento del saldo passivo nazionale. Per la Campania il disavanzo supera stabilmente i 100 milioni di euro annui, una cifra che rappresenta il costo dei cittadini costretti a spostarsi altrove per ricevere cure. Anche il Programma nazionale esiti dell’Agenas segnala da tempo criticità diffuse nella rete ospedaliera regionale. Nell’ultima edizione, basata sui dati 2024 e pubblicata nel 2025, la Campania detiene il primato nazionale per numero di strutture con indicatori sotto gli standard minimi di qualità. Su 871 ospedali analizzati in Italia, 51 strutture campane dovranno essere sottoposte a verifiche e audit clinici. Il secondo posto, con 43 ospedali, è occupato dalla Sicilia, mentre Lazio e Puglia si fermano a 19. Ma forse Fico nemmeno lo sa. ---End text--- Author: SIMONE DI MEO Heading: Highlight: Come partecipare alla raccolta fondi Ecco l’Iban che permette a chi lo desideri di fare una donazione che confluirà nel conto corrente aperto presso UNICREDIT a sostegno dell’iniziativa CUORE CHE BATTE IT 72 F 02008 05239 000107408061 Editoriale Libero Srl “Cuore che batte” Image:A Domenico, 2 anni, è stato impiantato un cuore “bruciato” durante il trasporto -tit_org- Fico non sapeva di Domenico «Capita tardi la gravità del caso» -sec_org- tp:writer§§ Simone Di Meo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602106800035.PDF §---§ title§§ Ospedali, un paziente su sei arriva da fuori regione = Crescono i pazienti in trasferta Nei nostri ospedali il 10 per cento dei ricoverati arriva da altre regioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602155601659.PDF description§§
Estratto da pag. 56 di "RESTO DEL CARLINO RIMINI" del 06 Mar 2026
L'indagine della Fondazione Gimbe: la percentuale sfiora il 18 per cento a Riccione e Cattolica
pubDate§§ 2026-03-06T02:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602155601659.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602155601659.PDF', 'title': 'RESTO DEL CARLINO RIMINI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602155601659.PDF tp:ocr§§ Ospedali, un paziente su sei arriva da fuori regione Sanità Crescono i pazienti in trasferta Nei nostri ospedali il 10 per cento dei ricoverati arriva da altre regioni L’indagine della Fondazione Gimbe: la percentuale sfiora il 18 per cento a Riccione e Cattolica Servizio a pagina 8 Un paziente su 6 arriva da fuori regione. Accade negli ospedali di Riccione e Cattolica. In quelli di Rimini e Santarcangelo la percentuale cala ma resta alta: quasi uno su 10. Che la sanità pubblica dell’Emilia-Romagna attiri pazienti da altre regioni è risaputo. Ma gli ultimi dati presentati dalla Fondazione Gimbe mostrano quanto la Romagna sia estremamente attrattiva. Usando le parole di Tiziano Carradori, direttore generale dell’Ausl Romagna: «L’Emilia-Romagna è la regione con il maggior indice di import sanitario pro-capite. E in questo indicatore, a parte il ’Rizzoli’ di Bologna, è la Romagna il territorio con i dati più alti». Il bacino riminese non è certo da meno. Buona parte dei pazienti da fuori regione proviene dalle Marche. Negli ospedali di Riccione e Cattolica, il 17,73% dei pazienti non è residente in Emilia-Romagna. Interessante notare che in questa quota c’è uno 0,83% di persone residenti all’estero. Se negli ospedali della zona sud l’incoming sanitario è più sentito (per effetto dei pazienti dalle Marche), anche nel bacino nord della provincia le percentuali restano significative. Gli ospedali di Rimini e Santarcangelo registrano una percentuale di ricoveri di pazienti da fuori regione del 9,4%, tra questi l’1,55% arriva dall’estero. Percentuali che, sottolinea Kristian Gianfreda, assessore alle politiche sanitarie, «non comprendono le cliniche private convenzionate presenti sul territorio riminese e che sono strettamente legate anche alle diverse specializzazioni di eccellenza per cui le nostre strutture si distinguono». Questi numeri, secondo l’assessore, vanno letti assieme a un altro importante dato. «Dobbiamo considerare l’elevato tasso di fidelizzazione dei residenti verso gli ospedali della Romagna (90,6% nel 2024). Il che restituisce l’immagine di un servizio sanitario pubblico solido, affidabile e di qualità». Un patrimonio «che – continua Gianfreda – non possiamo dare per scontato e che, al contrario, dobbiamo preservare e valorizzare, affrontando con determinazione le criticità e le complessità legate sia alla fase economico-sociale che il Paese sta attraversando, sia all’organizzazione di un sistema sanitario locale chiamato a uno sforzo sempre maggiore per garantire servizi adeguati, per quantità e qualità, alle esigenze di una platea di pazienti sempre più ampia, articolata e spesso vulnerabile». E in questo senso, una della questioni aperte «rimane il tema della perequazione degli investimenti sanitari e dei servizi in un territorio così eterogeneo e grande come il nostro». Tornando ai numeri, l’Emilia-Romagna ha crediti per 850 milioni per i pazienti da altre regioni, e debiti per 285 milioni per i pazienti in uscita. Andrea Oliva © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Andrea Oliva Heading: Sanità Highlight: «Meritiamo più risorse» IL NODO INVESTIMENTI Kristian Gianfreda assessore alla sanità «Il servizio sanitario pubblico è solido, affidabile e di qualità – dice Gianfreda – Un patrimonio che non possiamo dare per scontato, ma che dobbiamo preservare e valorizzare» Per questo «servono maggiori investitimenti sulla sanità, in un territorio vasto ed eterogenero come la Romagna» TIZIANO CARRADORI «Dopo il ’Rizzoli’ di Bologna, la Romagna con le sue strutture vanta i dati più alti di incoming sanitario» Image: -tit_org- Ospedali, un paziente su sei arriva da fuori regione Crescono i pazienti in trasferta Nei nostri ospedali il 10 per cento dei ricoverati arriva da altre regioni -sec_org- tp:writer§§ Andrea Oliva guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602155601659.PDF §---§ title§§ «Viaggi della speranza, Campania record» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602946008539.PDF description§§
Estratto da pag. 4 di "SANNIO QUOTIDIANO" del 06 Mar 2026
«Dati che impongono interventi concreti anche a livello locale»
pubDate§§ 2026-03-06T07:41:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602946008539.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602946008539.PDF', 'title': 'SANNIO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602946008539.PDF tp:ocr§§ «Viaggi della speranza, Campania record» «Dati che impongono interventi concreti anche a livello locale» Mobilità sanitaria, Errico (FI) tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030602946008539.PDF §---§ title§§ Equità e salute in Europa: il rapporto Oms con Cei e Ccee link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603167006649.PDF description§§
Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 06 Mar 2026
Estratto da pag. 6 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 06 Mar 2026
Estratto da pag. 52 di "ESPRESSO" del 06 Mar 2026
Estratto da pag. 42 di "ESPRESSO" del 06 Mar 2026
Il caso di domenico mette a nudo un sistema delicatissimo. a fronte di oltre quattromila interventi tecnicamente riusciti, il più piccolo errore può rivelarsi fatale. anche nel postoperatorio. dal fattore umano ai protocolli di controllo sugli espianti. resta il nodo delle donazioni, dei tempi di attesa e degli investimenti tecnologici per mantenere in vita gli organi
pubDate§§ 2026-03-06T05:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603165806653.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603165806653.PDF', 'title': 'ESPRESSO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603165806653.PDF tp:ocr§§ TRAPIANTI, LA CATENA FRAGILE DIETRO L’ECCELLENZA Il caso di Domenico mette a nudo un sistema delicatissimo. A fronte di oltre quattromila interventi tecnicamente riusciti, il più piccolo errore può rivelarsi fatale. Anche nel postoperatorio. Dal fattore umano ai protocolli di controllo sugli espianti. Resta il nodo delle donazioni, dei tempi di attesa e degli investimenti tecnologici per mantenere in vita gli organi foto di GIANNI CIPRIANO n Italia il sistema dei trapianti salva ogni anno oltre quattromila vite: circa la metà delle persone in lista d’attesa. L’altra metà resta sospesa in una guerra contro il tempo. Molti muoiono prima che arrivi un organo compatibile, altri non diventano più trapiantabili mentre aspettano. È una corsa in cui anche il più piccolo errore nella catena può segnare la differenza tra la vita e la morte, come nel caso del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo morto dopo un trapianto fallito, perché il cuore donato è arrivato congelato. È da qui che comincia la storia della macchina fragile: una delle reti sanitarie più avanzate d’Europa, capace di salvare migliaia di vite, e allo stesso tempo esposta a vulnerabilità strutturali che emergono solo quando qualcosa smette di funzionare. La narrazione pubblica del sistema trapianti italiano è costruita sui primati: 30,2 donatori per milione di abitanti, secondo LA FONDAZIONE posto in Europa dopo la Spagna, 4.223 tra- Patrizia Mercolino dal pianti eseguiti fino ad ottobre 2025. La for- notaio con il suo avza del sistema trapianti italiano è reale. Ma vocato, Francesco sotto questa efficienza esiste una macchi- Petruzzi, per la cona che dipende da una catena di condizio- stituzione di una Fonni — umane, tecnologiche, logistiche, for- dazione dedicata al mative — ciascuna delle quali, quando si figlio Domenico rompe, si paga con una vita. Nel 2021, secondo una ricerca del proI d’Euro a vuln strutt emerg quand smett funzio fessor Davide Croce dell’Università Carlo Cattaneo – 140 persone sono morte in lista d’attesa per la mancanza di organi che sarebbero stati tecnicamente recuperabili, ma scartati perché considerati “marginali” e non gestibili con le attrezzature disponibili nella maggior parte dei centri italiani. Una possibile soluzione sarebbe stata l’Organ care system (Ocs), una tecnologia che mantiene gli organi vivi e metabolicamente attivi grazie alla perfusione con sangue ossigenato a temperatura quasi corporea. In Italia questa tecnologia è presente solo in alcuni centri d’eccellenza, tra cui l’Asst Papa Giovanni XXIII, l’Irccs Policlinico Sant’Orsola, l’Ospedale Niguarda e l’Ospedale San Camillo-Forlanini. Fuori da queste realtà, però, la tecnologia spesso manca e pesa anche la carenza di personale: le attività di donazione e trapianto richiedono équipe multidisciplinari operative h24, mentre molti reparti lavorano sotto pressione per la scarsità di anestesisti, rianimatori, infermieri e tecnici dedicati. A spiegare come funziona il sistema trapianti è Mariano Feccia, direttore del Centro regionale trapianti del Lazio e cardiochirurgo dell’Ospedale San Camillo-Forlanini, che nel 2000 ha costruito da zero il programma di trapianto cardiaco: « Il sistema si basa su tre pilastri: parte clinica, logistica e formazione del personale. L’innovazione significa sviluppare laboratori per il Dna libero circolante, introdurre macchine di perfusione e sostenere politiche efficaci della donazione». «Dietro ogni trapianto — aggiunge — c’è un lavoro strutturato di formazione e coordinamento: i corsi Tpm (Transplant procurement management), servono a insegnare al personale sanitario a individuare e gestire correttamente un potenziale donatore». I controlli sono affidati al Centro nazionale trapianti (Cnt), che monitora periodicamente esiti e attività dei centri. Nel 2024 nel Lazio sono stati effettuati oltre 450 trapianti, mentre l’attività pediatrica è concentrata nell’Ospedale Bambino Gesù. Sul trasporto degli organi, Feccia chiarisce: «Più dei contenitori che sono stati usati per 50 anni con ottimi risultati, co nta la modalità con cui l’organo viene preparato e conservato». Un sistema quello descritto, che mostra come per decenni il trasporto degli organi ha funzionato sulla fiducia nelle competenze individuali più che su protocolli verificabili. I dati 2025 mostrano inoltre un divario territoriale persistente. Nonostante a livello nazionale il tasso di opposizione si sia leggermente contratto al 28,9 per cento, la geografia del “no” alla donazione resta una ferita aperta. Ma la fragilità della macchina non è solo tecnologica o logistica. Esiste un nodo meno discusso che risale alla catena del comando. Il Centro nazionale trapianti, struttura dell’Istituto Superiore di Sanità, è guidato da un direttore nominato dal ministro della Salute. Nel marzo 2024 il ministro Orazio Schillaci, dopo Massimo Cardillo — ematologo milanese, ha nominato Giuseppe Feltrin, cardiochirurgo di Padova e fino a quel momento coordinatore regionale dei trapianti del Veneto. La nomina di Feltrin secondo fonti interne, è stata un’espressione diretta della Lega del Veneto. Mentre in Campania il centro regionale trapianti è diretto da Pierino Di Silverio, nominato dal governatore Vincenzo De Luca: Di Silverio è contemporaneamente direttore di una Uoc di Medicina del Lavoro, membro del Cda Enpam e segretario nazionale dell’Anaao (maggior sindacato italiano a componente di dirigenza medica e sanitaria). Ed è proprio in Campania che, secondo Federconsumatori, il caso di Domenico non è imputabile a fatalità, ma a carenze organizzative già segnalate dal Centro nazionale trapianti. Tra il 2019 e il 2024 l’unità pediatrica campana ha eseguito un solo trapianto. Le criticità, però, non sono solo locali: a livello nazionale la scarsità di organi e la concentrazione dei trapianti in pochi centri espone molti bambini a lunghi tempi di attesa. A questo si aggiunge il successo dei trapianti. I numeri ufficiali del Centro nazionale trapianti (Cnt), degli ultimi aggiornamenti estratti dalle tabelle per il periodo 2000-2021, mostrano con chiarezza quanto sia sottile il confine tra successo e tragedia. Su un totale nazionale di 419 bambini trapiantati di cuore, 79 non sono ultura ionale dera la azione re più errore perché osa va ema si riccio sopravvissuti entro i primi cinque anni. A Roma, all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, si registrano 34 decessi su 161 pazienti; a Torino, all’Ospedale Regina Margherita, 12 su 51; a Padova 8 su 39; al Monaldi di Napoli 5 su 24; a Bergamo 8 su 70. Il dato più critico fornito dal Cnt riguarda però il fallimento dell’organo (graft): in totale, 92 cuori trapiantati hanno smesso di funzionare prima dei cinque anni. E quando qualcosa va storto, il silenzio è spesso la prima risposta, a causa di una cultura istituzionale che continua a considerare la comunicazione dell’errore un rischio più grande dell’errore stesso. Lo si è visto con la storia di Domenico ma anche con quella di Lisa Federico. Arrivata nell’estate 2020 all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma con un livido sulla coscia, Lisa Federico aveva 16 anni e una diagnosi di aplasia midollare severa, malattia grave ma curabile con trapianto. La sacca di midollo, proveniente da una donatrice tedesca, conteneva però globuli rossi incompatibili: un errore che i protocolli avrebbero dovuto intercettare. Secondo gli atti, l’infusione proseguì comunque. Lisa morì il 3 novembre 2020, sedici giorni dopo il trapianto. A raccontarlo oggi è la madre, Margherita Eichberg, insieme al padre Maurizio Federico: «Quando arrivò il midollo, il suo era già stato distrutto, proprio come il cuore del piccolo Domenico espiantato dal suo petto». Il 14 luglio 2025 i due medici sono stati assolti perché il fatto non sussiste, ma i genitori, decisi a proseguire la loro battaglia, hanno denunciato i periti nominati dal giudice per presunta falsa perizia. La morte del piccolo Domenico e quella di Lisa Federico mettono a nudo la fragilità di un modello organizzativo dove l’errore non è previsto, ma resta tragicamente possibile. È l’altra faccia di una macchina straordinaria che salva migliaia di vite, ma che quando perde il controllo può trasformare l’eccellenza in un dramma irreversibile. ---End text--- Author: LINDA DI BENEDETTO Heading: Highlight: È una delle reti sanitarie più avanzate d’Europa, esposta a vulnerabilità strutturali che emergono solo quando qualcosa smette di funzionare Fuori dai reparti all’avanguardia si scontano arretratezze sulla dotazione di attrezzature ritenute indispensabili e carenze di personale dedicato Pesa una cultura istituzionale che considera la comunicazione dell’errore più grave dell’errore stesso. Ecco perché quando qualcosa va storto, il sistema si chiude a riccio Image:LA FONDAZIONE Patrizia Mercolino dal notaio con il suo avvocato, Francesco Petruzzi, per la costituzione di una Fondazione dedicata al figlio Domenico NOLA Fiori nei pressi della casa della famiglia Caliendo LA PARTECIPAZIONE L’attesa per il trapianto e la fine di Domenico Caliendo hanno commosso il Paese -tit_org- Trapianti, la catena fragile dietro l’eccellenza -sec_org- tp:writer§§ LINDA DI BENEDETTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603165806653.PDF §---§ title§§ Liste d'attesa «Numeri falsificati Metteremo in campo un'operazione verità» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/03/06/2026030603166806651.PDF description§§
Estratto da pag. 16 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 06 Mar 2026