title§§ «Il ghiaccio secco per il cuore, l'équipe di Napoli mi diede l'ok» = L'operatrice: «Il ghiaccio secco fumava Chiesi ai medici di Napoli, mi diedero l'ok»
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Estratto da pag. 23 di "CORRIERE DELLA SERA" del 27 Feb 2026
Bolzano, i verbali: che cosa è successo dopo l'espianto del cuore che avrebbe potuto salvare Domenico
pubDate§§ 2026-02-27T05:28:00+00:00
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tp:ocr§§ L’OPERATRICE DI BOLZANO «Il ghiaccio secco per il cuore, l’équipe di Napoli mi diede l’ok» L’operatrice: «Il ghiaccio secco fumava Chiesi ai medici di Napoli, mi diedero l’ok» Bolzano, i verbali: che cosa è successo dopo l’espianto del cuore che avrebbe potuto salvare Domenico L’ ok al ghiaccio secco per trasportare il cuore destinato a Domenico è arrivato dai medici di Napoli. Così testimonia l’operatrice di Bolzano che lo ha versato nel box frigo. «Fumava, mi hanno detto vai...». Il bimbo già espiantato, ma il cuore è arrivato 12 minuti dopo. a pagina 23 Aveva notato «un po’ di fumo freddo» esalare dal ghiaccio e avrebbe chiesto ai medici napoletani se andasse bene, ricevendo l’ok e le indicazioni per rabboccare il refrigerante nel contenitore isotermico «sotto e di lato». A versarlo, poi, sarebbe stato un altro infermiere altoatesino. È uno dei passaggi fondamentali della testimonianza dell’operatrice dell’ospedale di Bolzano che avrebbe materialmente fornito il ghiaccio secco all’équipe medica guidata dalla chirurga Gabriella Farina subito dopo l’espianto del cuore che avrebbe potuto salvare il piccolo Domenico Caliendo. Il bimbo, a cui il cuore venne impiantato dopo essere stato danneggiato proprio dal ghiaccio secco durante il trasporto, è morto sabato scorso dopo due mesi di coma farmacologico. La testimonianza è stata raccolta nel filone dell’inchiesta della Procura di Napoli che è stato delegato ai carabinieri del Nas di Trento e in parte coordinato anche dalla Procura di Bolzano. Il dialogo sarebbe avvenuto poco dopo le 12:24 del 23 dicembre, quando i medici del Monaldi avevano appena prelevato il cuoricino, nella presala, subito all’esterno della sala operatoria. In pochi minuti, si sarebbe consumato il grave errore che ha, poi, pregiudicato il trapianto per Domenico. Nessuno si accorse, nonostante il caratteristico fumo, che il refrigerante inserito nel contenitore di plastica fosse quello sbagliato: ghiaccio secco, anidride carbonica che congela a -79 gradi, utilizzato a Bolzano per la conservazione dei tessuti. Un materiale che, secondo le linee guida, in sala operatoria non dovrebbe mai finire, poiché si attacca facilmente e danneggia — come accaduto — gli organi interni. Il dialogo sarebbe avvenuto alla presenza di almeno un altro infermiere altoatesino, che avrebbe indicato dove si trovassero i contenitori per il ghiaccio. Dalla testimonianza non emergerebbe la distinzione tra ghiaccio «sterile» e «non sterile», né come fosse arrivato lì il ghiaccio secco in alcuni pesanti secchi di plastica. Nel corso delle indagini nella struttura altoatesina, i Nas di Trento avrebbero anche simulato le operazioni di rabbocco, alla presenza dei protagonisti di quella che si è rivelata una tragica mattinata, in modo da comprendere meglio quel che potrebbe essere successo. In attesa che il gip del tribunale di Napoli, Mariano Sorrentino, fissi l’autopsia attraverso l’incidente probatorio, il materiale raccolto in questa primissima fase delle indagini ha spinto la Procura di Napoli ad escludere al momento responsabilità del personale sanitario di Bolzano, circoscrivendo profili di colpa solo sulle due équipe del Monaldi. L’operatrice non era formata per poter conoscere le conseguenze dell’utilizzo del ghiaccio secco anziché di quello tradizionale. Dagli accertamenti è emerso che il ghiaccio secco nel contenitore isotermico di vecchia generazione sarebbe stato versato effettivamente da un operatore non specializzato, presente anche all’interno della sala operatoria dell’ospedale San Maurizio di Bolzano, ma ciò sarebbe avvenuto solo dopo l’ok dell’équipe napoletana. Una circostanza che i legali della dottoressa Farina — gli avvocati Anna Maria Ziccardi e Dario Gagliano — per ora preferiscono non commentare. In pochi minuti, poi, l’équipe napoletana sarebbe andata via, senza alcuna verifica ulteriore. Intanto, ieri gli ispettori del ministero della Salute hanno lasciato Bolzano. ---End text--- Author: Dario Sautto Heading: Highlight: ? Il contenitore A destra, il contenitore del ghiaccio secco
dell’ospedale San Maurizio di Bolzano, da dove sarebbe stato estratto il refrigerante che, durante il trasporto a Napoli, ha danneggiato il cuore da trapiantare al piccolo Domenico (foto Ansa) La vicenda L’impianto del cuore lesionato ? Il 23 dicembre il piccolo Domenico, affetto da una grave cardiopatia, riceve al Monaldi di Napoli un nuovo cuore, proveniente da Bolzano. L’organo, trasportato in un contenitore di plastica, sarebbe stato lesionato dall’utilizzo di ghiaccio secco L’Ecmo per tenerlo in vita ? Il piccolo, di due anni e tre mesi, viene ricoverato in terapia intensiva, tenuto in vita dall’Ecmo (l’ossigenazione extracorporea), un macchinario che consente di mantenere le funzioni vitali ma che progressivamente danneggia gli organi interni La speranza e il no dei luminari ? Il ministero della Salute dispone l’invio di ispettori all’ospedale di Bolzano e, con la Regione Campania, al Monaldi. Il 17 febbraio arriva la disponibilità di un nuovo cuore per un eventuale trapianto. Ma per un comitato di esperti «il bimbo non è ormai più trapiantabile» Domenico muore Indagata l’équipe ? Sabato scorso, dopo 60 giorni in coma farmacologico, Domenico è morto. In settimana la Procura di Napoli ha indagato sette sanitari del Monaldi con l’accusa di omicidio colposo. Il ministero della Salute ha inviato gli ispettori all’ospedale San Maurizio di Bolzano Image:A Napoli L’immagine del piccolo Domenico tra i peluche davanti all’ospedale Monaldi (Ansa) -tit_org- «Il ghiaccio secco per il cuore, l’équipe di Napoli mi diede l’ok» L’operatrice: «Il ghiaccio secco fumava Chiesi ai medici di Napoli, mi diedero l’ok» -sec_org-
tp:writer§§ Dario Sautto
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title§§ Alzheimer chi paga la retta
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Estratto da pag. 50 di "ESPRESSO" del 27 Feb 2026
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tp:ocr§§ Alzheimer chi paga la retta È un terremoto che rischia di far collassare il mondo delle Rsa, le residenze sanitarie assistenziali, un settore già fragile e sottodimensionato. Si tratta dei ricorsi per le così dette “rette Alzheimer”. La vicenda parte con l’iniziativa di alcune famiglie che, molto spesso strangolate da rette troppo salate per ricoverare un anziano familiare in Rsa, hanno fatto ricorso contro la quota “alberghiera” del ricovero e, in qualche caso, hanno vinto, invogliando altre famiglie a seguirle. Una media nazionale italiana ufficiale l’avvocata delle rette non è stata calcolata, ma per farsi ti – la ret un’idea delle cifre si può prendere ad esem- a carico d pio la Lombardia che, con i suoi 68mila po- che le pre sti letto in Rsa, è la regione con i numeri più re erogat alti. I dati del 2024 dell’Osservatorio Non stenziali. Autosufficienza e Rsa della Federazione na- sumono u zionale pensionati Cisl Lombardia mostra- alla cura no un’enorme volatilità per quanto riguar- oneri eco da la parte della retta pagata dall’ospite: la li? «Il pre differenza va da una retta minima media di sazione è 57,87 euro al giorno nell’Ats (Agenzia di tu- piano ter tela della salute, la ex Asl) “Montagna” fino logia del a una retta media massima di 99,62 euro al ro e sulla giorno nell’Ats “Città Metropolitana di Mi- è chiara : lano”. La spesa sostenuta da una persona La sol ricoverata in una struttura della Lombar- rodegene dia per un anno risulta pari a 27.282 euro, carico de in continua crescita rispetto agli anni pre- propria i cedenti (oltre 550 euro in più rispetto al denuncia 2023). Va poi considerato che a queste ret- sprudenz te vanno sommati servizi spesso non in- precisa l’a clusi come lavanderia, podologo, parruc- re in que chiere e che di solito i “nuclei Alzheimer” accolto le sono più costosi e in generale, se si pernot- tre le han ta in una stanza singola, i costi lievitano ul- come ric teriormente arrivando a cifre che in totale “extra bu raggiungono i 3.000 euro al mese. visibile p «Secondo la Corte di Cassazione – spiega le presta l’avvocata Micaela Barbotti dello studio Albè & Associati – la retta di ricovero deve essere posta integralmente a carico del Servizio sanitario nazionale quando risulti che le prestazioni di natura sanitaria non possano essere erogate se non congiuntamente a quelle socio-assistenziali. In questi casi, infatti, le attività assistenziali assumono una funzione strumentale e necessaria rispetto alla cura sanitaria e non è possibile scindere i relativi oneri economici». Come si decide se sono inscindibili? «Il presupposto fondamentale individuato dalla Cassazione è la presenza – o comunque la necessità – di un piano terapeutico personalizzato, calibrato sulla patologia del paziente, sul suo stadio al momento del ricovero e sulla prevedibile evoluzione della malattia. La Corte è chiara : non esistono automatismi». La sola diagnosi di Alzheimer (o altra malattia neurodegenerativa) non basta affinché tutta la retta sia a carico del Ssn e le famiglie che smettono di pagare di propria iniziativa rischiano di finire nei guai, magari denunciate dalle strutture perché insolventi. «La giurisprudenza di merito ha fornito risposte non univoche – precisa l’avvocata Barbotti che spesso assiste le strutture in queste difficoltà – mentre alcune decisioni hanno accolto le domande di manleva delle Rsa verso le Ats, altre le hanno respinte qualificando le pretese delle Rsa come richieste di pagamento di prestazioni sanitarie “extra budget”, impostazione che non appare condivisibile perché nel nostro caso la natura sanitaria delle prestazioni dipende da una diversa qualificazione di prestazioni già rese e non di LA RETE prestazioni e attività ulteriori Le strutture di asextra budget». sistenza, già sottoIn sostanza, quindi la Regio- dimensionate, sono ne sta dicendo alle Rsa che non gravate da un peso sarà lei a farsi carico della quo- economico crescente ta mancante, cosa comporta? «Negare la manleva alle Rsa, pur riconoscendo la natura sanitaria delle prestazioni, determina conseguenze
gravissime e ingiuste, posto che trasferisce di fatto sulle strutture il costo dei ricoveri. Se il costo deve essere posto a carico del Servizio sanitario, la manleva nei confronti di Ats (e Regioni) ne costituisce una conseguenza necessaria». In estrema sintesi, a restare con il cerino in mano in questo momento sono proprio le Rsa che, per paura dei ricorsi, potrebbero iniziare a rifiutare i ricoveri. Antonio Sebastiano, direttore dell’Osservatorio settoriale sulle Rsa della Liuc business school pone l’accento proprio sul futuro delle strutture: «La dinamica delle rette Alzheimer potrebbe avere una portata deflagrante per questo settore che parte già da un forte sottodimensionamento . Negli ultimi anni la sostenibilità economica è più difficile per tutti: per le famiglie sono rette importanti, ma anche per la rete di offerta, che deve riuscire a stare in piedi. In Italia la parte predominante è fatta da soggetti non-profit. Il Pnrr ha potenziato la domiciliarità, dove eravamo fanalino di coda a livello europeo, ed è incomprensibile come non si sia previsto nulla per potenziare la rete di offerta residenziale». E sui costi? «Diversi indicatori spiegano come con il trascorrere del tempo l’utenza prevalente delle Rsa è fatta da grandi anziani non autosufficienti con livelli di dipendenza pressoché totali e marcata compromissione anche nella sfera cognitiva. La durata media dei ricoveri si è ridotta in maniera consistente comportando maggiore rotazione dei posti letto, con annesse complessità organizzative ed economiche per le strutture. Le persone entrano in età molto più avanzata (età media d’ingresso 85,6 anni) e in condizioni più gravi. Per gli enti gestori significa avere processi di cura e assistenza più strutturati (e onerosi) e superiori a quello che prevedono i modelli regionali di accreditamento e cure con una componente sanitaria non irrilevante». L’offerta è insufficiente? «Per Ocse in Italia ci sono 21,8 posti letto long-term care ogni mille anziani over 65 residenti a fronte di una media di 43,6. Se volessimo mantenere costante negli anni questo rapporto di presa in carico (quindi non aumentarlo come invece sarebbe necessario ) vorrebbe dire che nel 2030 ci servirebbero oltre 342 mila posti letto e nel 2040 400 mila». ---End text--- Author: NADIA CAVALLERI Heading: Highlight: I ricorsi delle famiglie contro la quota alberghiera hanno innescato contenziosi tra Rsa e Servizio sanitario sulle cure gratuite. E il sistema rischia di collassare Image:LA RETE Le strutture di assistenza, già sottodimensionate, sono gravate da un peso economico crescente -tit_org- Alzheimer chi paga la retta -sec_org-
tp:writer§§ NADIA CAVALLERI
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title§§ Agenas, si è insediato il nuovo cda
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Estratto da pag. 24 di "ITALIA OGGI" del 27 Feb 2026
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tp:ocr§§ SANITÀ Agenas, si è insediato il nuovo cda Si è insediato il 23 febbraio il nuovo Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali (AGENAS), presieduto da Massimiliano Fedriga. La riunione è stata propedeutica all’insediamento di Angelo Tanese, già Direttore ASL Roma 1 e Dirigente di prima fascia della Presidenza del Consiglio, in qualità di Direttore Generale dell’Agenzia e succede al Commissario Americo Cicchetti. Il nuovo Cda è composto da Domenico Mantoan e Giuseppe Schiboni, designati dal Ministero della Salute, e da Angelo Giovanni Ientile e Roberto Fico, designati a titolo gratuito dalla Conferenza Unificata. Le nomine sono avvenute a seguito del recepimento dei relativi decreti di nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri e avranno il compito di rilanciare l’azione amministrativa di Agenas che dovrà assicurare la propria collaborazione tecnico-operativa alle Regioni e alle singole aziende sanitarie in ambito organizzativo, gestionale, economico, finanziario e contabile, in tema di efficacia degli interventi sanitari e di qualità, sicurezza e umanizzazione delle cure. Pasquale Quaranta _____© Riproduzione riservata______ n ---End text--- Author: Pasquale Quaranta Heading: Highlight: Image: -tit_org- Agenas, si è insediato il nuovo cda -sec_org-
tp:writer§§ Pasquale Quaranta
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title§§ Professioni alle regioni. dai medici un secco no
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Estratto da pag. 24 di "ITALIA OGGI" del 27 Feb 2026
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tp:ocr§§ Professioni alle regioni, dai medici un secco no Tenere fuori le professioni dalla devoluzione nel processo di autonomia differenziata. È la richiesta fatta da 106 presidenti che compongono il consiglio nazionale della Fnomceo, la Federazione dei medici. I presidenti hanno sottoscritto una mozione a seguito dell’approvazione in Consiglio dei ministri delle prime intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, avvenuta lo scorso 18 febbraio. Nella mozione si legge come i firmatari esprimano «netta contrarietà riguardo all’ipotesi di devoluzione alle regioni della normativa sulle professioni» e «sulle professioni sanitarie, in quanto la giurisprudenza costituzionale ha da tempo chiarito che l’argomento “professioni” consta invero di una serie di materie tutte imprescindibilmente rimesse alla potestà legislativa statale in via esclusiva, senza spazio per la potestà legislativa regionale». Vengono, quindi, riportate una serie di sentenze della Corte costituzionale, così come riferimenti costituzionali e normativi a supporto della tesi sostenuta nella mozione. Il timore principale, si legge ancora nel testo, è quello che l’ulteriore accentuazione delle autonomie regionali in tema di tutela della salute sia «un ulteriore fattore che potrebbe incrementare le diseguaglianze in sanità già da tempo presenti nel Paese che, in questi venti anni di sanità delle regioni, non hanno trovato soluzioni adeguate». La richiesta, quindi, è diretta: espungere, dagli schemi di intesa schemi di intesa preliminare con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto la materia delle professioni. Questo anche per garantire «omogeneità nel riconoscimento dei titoli abilitanti, anche in relazione alla mobilità internazionale dei professionisti». A destare apprensione, infine, le intese su «tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica», per cui le regioni potranno riallocare risorse derivanti da efficientamenti della spesa su altri ambiti sanitari regionali e Protezione civile. _____© Riproduzione riservata______ ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Professioni alle regioni. dai medici un secco no -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Morte Domenico, il chirurgo disse: ''Questo cuore e duro come una pietra Non ripartira mai'' = Domenico La scia di errori
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Estratto da pag. 8 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 27 Feb 2026
pubDate§§ 2026-02-27T05:28:00+00:00
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tp:ocr§§ +]!” y(7HA3J1*QSQOKO( nell’inchiesta di Napoli Morte Domenico, il chirurgo disse: «Questo cuore è duro come una pietra Non ripartirà mai» Femiani alle pagine 8 e 9 Domenico La scia di errori Il racconto dei testimoni al pm «Cuore rimosso 4 minuti in anticipo» Scambio di accuse fra il personale in una riunione all’ospedale Monaldi Ma la tensione tra napoletani e austriaci era già salita durante l’espianto a Bolzano NAPOLI «Questo cuore è duro come una pietra. Non farà mai un battito. Non ripartirà mai». Parole disperate quelle che pronuncia il cardiochirurgo Guido Oppido, davanti all’organo appena estratto dal cestello termico. Siamo al Monaldi di Napoli, è il pomeriggio del 23 dicembre, e quello che gli infermieri hanno davanti agli occhi è un orrore dentro un cubetto di ghiaccio. Al suo interno, irrecuperabile, c’è il cuoricino di un bimbo morto in una piscina comunale che avrebbe dovuto salvare Domenico Caliendo, due anni e mezzo. I TEMPI C’è qualcosa di ancora più sconcertante. Emerge da testimonianze agli atti della Procura di Napoli e che rischia di riscrivere il countdown terribile di quella giornata: il cuore malato di Domenico era già stato asportato alle 14.18. L’ok dall’équipe proveniente da Bolzano sarebbe giunto alle 14.22. Quattro minuti dopo. A cui bisogna aggiungerci altri 10 per arrivare in sala operatoria. Tempo in cui il bambino di Nola giaceva sul tavolo senza cuore, in attesa di un organo che non avrebbe mai potuto funzionare. Quegli orari, quella forbice apparentemente minima, sono oggi al centro dell’inchiesta coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante. Perché aprire il torace di un bambino, espiantargli il cuore malato, prima ancora di avere la certezza visiva che l’organo donato sia arrivato e «certificato»? È un interrogativo a cui gli inquirenti intendono dare una risposta per capire se quell’anticipo è previsto da un protocollo. Sette medici risultano iscritti nel registro degli indagati, tra cui lo stesso Oppido e la collega Gabriella Farina, la cardiochirurga che aveva effettuato l’espianto del cuore del donatore a Bolzano. L’accusa è di omicidio colposo. IL CUORE SCONGELATO In sala operatoria si tenta l’impossibile per scongelare il cuore. Prima acqua fredda, per attenuare lo shock termico. Poi acqua tiepida. Infine, in un gesto che vale come resa, acqua calda. Inutile, il cuore non risponde. Eppure l’impianto viene eseguito lo stesso perché Domenico è già aperto, già senza cuore, e non esistono alternative. IL BOX TERMICO Il cuore era arrivato dall’Alto Adige in un box termico di vecchia generazione, simile a quelli da spiaggia. Nessun termostato. Risulta che vengano tutt’ora utilizzati e infatti il problema non è solo il contenitore. A Bolzano, al posto del ghiaccio necessario a preservare i tessuti viene aggiunto a Bolzano ghiaccio secco: una sostanza che congela l’organo a meno 80 gradi fino a bruciarlo. Un errore fatale. «Il contenitore di plastica non era idoneo neanche per le linee guida del 2015», attacca Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia Caliendo. «Quando si trasporta un organo in aereo la legge prevede che all’arrivo, vista la variazione di temperatura e pressione durante un volo, si verifichi la temperatura del box. Non è stato fatto», aggiunge. LA LITE IN OSPEDALE Il 10 febbraio, il Monaldi convoca un audit, un confronto. Uno degli infermieri dice a Oppido senza mezzi termini: «Tu hai clampato alle 14.18 quando il cuore era ancora fuori dall’ospedale». Clampare significa ostruire i vasi sanguigni: è il momento in cui, di fatto, il cuore nativo cessa di funzionare. Oppido reagisce sferrando un calcio al termosifone e urlando: «Avete capito con che gente di m... ho a che fare?». Clima e parole fumantine che andranno però verificate in modo scrupoloso. Sei giorni dopo, la scena cambia. Oppido riunisce l’équipe e la rassicura. «Ci disse che quello che era successo non era colpa nostra, non dipendeva da noi, e quindi dovevamo stare tranquilli in vista dell’interrogatorio della magistratura», fa scrivere nei verbali uno dei tre infermieri ascoltati.
TENSIONE IN ALTO ADIGE La catena degli errori risalirebbe però fino a Bolzano. Dalle ispezioni del ministero della Salute all’ospedale San Maurizio emergono criticità nella fase di perfusione, con un intervento correttivo da parte di un team di Innsbruck, lì per un espianto di fegato. Quasi una lite tra i napoletani e gli austriaci, complice anche la lingua: le comunicazioni si svolgono in inglese, ci sono incomprensioni. Poi quando viene chiesto, via interfono, altro ghiaccio per il trasporto, un’operatrice sociosanitaria lo va a prelevare, in quel clima surriscaldato. E racconta agli ispettori del Ministero: «Ho portato la cardiochirurga del Monaldi (Farina, ndr) dove era tenuto il ghiaccio secco e ha chiesto «dottoressa questo ghiaccio va bene?». La dottoressa ha confermato che il ghiaccio andava bene». «Per la Procura – afferma l’avvocato Petruzzi – non ci sono state negligenze a Bolzano» © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Nino Femiani Heading: Highlight: Il ghiaccio secco L’ok all’utilizzo sarebbe arrivato dall’équipe di medici dell’ospedale Monaldi L’avvocato Petruzzi Legale della famiglia «Il box usato per il trasporto non era idoneo già nel 2015» Congelato Il cuore donato arrivò duro come la pietra Si provò a scongelarlo con l’acqua LA VICENDA 1 IL TRAPIANTO Domenico soffriva di miocardite dilatativa. La possibilità di un trapianto si concretizza il 23 dicembre: c’è un donatore all’ospedale di Bolzano 2 IL DRAMMA Secondo la ricostruzione l’organo arriva a Napoli congelato. Il cuore del bimbo era però già stato espiantato Si deve procedere ugualmente 3 L’ATTESA Il piccolo viene tenuto in vita per due mesi in coma da una macchina ‘Ecmo’ in attesa di un nuovo cuore. Le sue condizioni però peggiorano molto 4 LA TRAGEDIA Un pool di luminari decide che un nuovo trapianto è impossibile. Il bambino muore il 21 febbraio. Sette indagati nell’inchiesta sul caso Image:Uno striscione firmato dagli ultrà del Napoli calcio apparso ieri davanti all’ospedale Monaldi Domenico con la mamma, Patrizia Mercolino -tit_org- Morte Domenico, il chirurgo disse: ''Questo cuore e duro come una pietra Non ripartira mai'' Domenico La scia di errori -sec_org-
tp:writer§§ NINO FEMIANI
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title§§ C'è confusione sotto lo scudo dei vaccini
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/02/27/2026022703167706624.PDF
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Estratto da pag. 1 di "SECOLO XIX" del 27 Feb 2026
pubDate§§ 2026-02-27T05:28:00+00:00
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tp:ocr§§ C’È CONFUSIONE SOTTO LO SCUDO DEI VACCINI T ira una brutta aria negli Usa nella lotta alle malattie infettive, da quando si è insediata la amministrazione Trump con Kennedy Jr alla guida della salute. È notizia di ieri che 15 Stati hanno citato in giudizio il governo della salute e i Cdc statunitensi contro la recente revisione del calendario vaccinale infantile. Il contenzioso nasce dalla decisione, attuata a gennaio, di ridurre le vaccinazioni raccomandate per i bambini da 17 a 11 dosi. Per i querelanti, il cambiamento sarebbe stato imposto senza dibattito scientifico, indebolendo ulteriormente la copertura vaccinale. Questo contenzioso si inserisce in un momento di grande confusione per gli Usa, che stanno fronteggiando la peggiore epidemia di morbillo di questo secolo, con la South Carolina che è lo Stato epicentro dell' epidemia. Queste due vicende, apparentemente slegate, sono nella realtà unite da un sentimento antiscientifico e antivaccini che sta pervadendo il paese a stelle e strisce (e non solo) da ormai alcuni anni. La ciliegina sulla torta no vax l’ha messa Del Bigtree, un attivista anti-vaccinista con profondi legami con Kennedy Jr. Questo signore ha dichiarato in una recente intervista di volere che i suoi figli - e altri - contraggano malattie prevenibili con il vaccino, tra cui morbillo e poliomielite. Ha affermato di aver preso in considerazione l’idea di portare la sua famiglia non vaccinata in Carolina del Sud, in modo da poter essere esposti al virus. Quanta ignoranza e quanta supponenza! Ci rendiamo conto dei danni che possono fare i pensieri e i movimenti novax? Quanto male possono fare alla salute del mondo con le loro idee, ma soprattutto alla salute di bambini e adolescenti innocenti? Purtroppo, nonostante le evidenze scientifiche sui vantaggi delle vaccinazioni, abbiamo assistito negli ultimi anni a continue campagne anti vax, che hanno origini complesse, legate alla disinformazione e alle fake news. Sebbene la certezza sui benefici dei vaccini rimanga alta nella popolazione mondiale, la pandemia da Covid-19 ha paradossalmente rinforzato la sfiducia nelle vaccinazioni, con il rischio di gravi ripercussioni in futuro. Non si può escludere che le continue campagne anti vax possano essere strumentali, favorite dal troppo benessere della popolazione e dall’aumento dell’utilizzo di social media. Il futuro dei nostri figli dipenderà anche dalle nostre capacità di difenderli dalla disinformazione scientifica. — ---End text--- Author: MATTEO BASSETTI Heading: Highlight: Image: -tit_org- C'è confusione sotto lo scudo dei vaccini -sec_org-
tp:writer§§ Matteo Bassetti
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title§§ Sanità, 3,5 miliardi peri nuovi contratti Medici, oggi la firma sul 2022/2024 = Sanità, ai contratti 3,5 miliardi Al via insieme medici e infermieri
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Estratto da pag. 4 di "SOLE 24 ORE" del 27 Feb 2026
pubDate§§ 2026-02-27T05:28:00+00:00
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tp:ocr§§ pubblica amministrazione Sanità, 3,5 miliardi per i nuovi contratti Medici, oggi la firma sul 2022/2024 Sanità, ai contratti 3,5 miliardi Al via insieme medici e infermieri Pa. Approvati gli atti di indirizzo 2025/27, per la prima volta in contemporanea per dirigenti e personale. Oggi la firma finale all’intesa 2022/24 per i camici bianchi: aumenti medi da 491 euro La macchina dei rinnovi contrattuali nella Pa porta due novità per la sanità. Il comitato di settore ha approvato, per la prima volta in contemporanea, gli atti di indirizzo necessari a far partire le trattative per il triennio 2025/27, sia per i medici sia per gli infermieri e le altre tipologie professionali del comparto. Oggi è intanto attesa la firma definitiva all’intesa 2022/24 per i medici, in tempo per far arrivare nelle buste paga di marzo gli aumenti medi da 491 euro al mese (gli arretrati si avvicinano ai 7mila euro). —a pagina 6 ROMA La macchina dei rinnovi contrattuali nel pubblico impiego continua a muoversi velocemente, e ieri ha portato due novità per la sanità. Il comitato di settore ha approvato, per la prima volta in contemporanea, gli atti di indirizzo necessari a far partire le trattative per il triennio 2025/27, sia per i medici sia per gli infermieri e gli altri dipendenti del comparto. Per quel che riguarda i medici, poi, la Corte dei conti ha certificato la pre intesa raggiunta il 18 novembre scorso (con il «no» di Cgil e Fassid). La firma definitiva è prevista oggi, in tempo per far arrivare nelle buste paga di marzo gli aumenti medi da 491 euro al mese (gli arretrati medi si avvicinano ai 7mila euro). L’approvazione sincrona degli atti di indirizzo per dirigenza e comparto serve prima di tutto a completare quell’accelerazione che, altro inedito, ha portato anche nella sanità alla possibilità di avviare le trattative sui rinnovi contrattuali nel corso del triennio di riferimento, e non a posteriori com’è accaduto abitualmente fin qui. Nel caso dei medici, la contemporaneità con la sigla definitiva sul contratto del triennio precedente rende ancora più evidente la compressione dei tempi, favorita anche dal fatto che il testo atteso oggi all’ok finale è figlio di un accordo raggiunto a metà novembre dopo un negoziato sprint durato solo un mese e mezzo. Anche per gli infermieri, però, l’ultima sigla è recente: il contratto 2022/24 è stato chiuso solo quattro mesi fa, il 27 ottobre, al termine di una trattativa che invece in quel caso è stata complicata dalla difficoltà di raccogliere la maggioranza delle adesioni, raggiunta solo dopo il cambio di posizione del sindacato autonomo Nursing Up. Questa modalità di avvio della nuova tornata è stata resa possibile anche dal confronto portato avanti nei mesi scorsi dalla Conferenza delle Regioni con i sindacati, a partire dal documento sulla «Strategia per il rilancio del personale del servizio sanitario» approvato dai governatori il 17 aprile dell’anno scorso. E la ragionevole prospettiva di negoziati in parallelo aiuterà ora ad affrontare in modo coordinato molti temi comuni a dirigenti e personale sanitario, dalle misure organizzative per gestire carichi di lavoro spesso improbi al miglioramento dei meccanismi di conciliazione vita-lavoro fino al welfare contrattuale e aziendale. La somma dei due contratti mette in gioco 3,54 miliardi di euro a regime, distribuiti fra 730.509 persone. I dirigenti medici sono 137.871 e ricevono uno stanziamento da 968,14 milioni di euro annui a regime. Al conto si aggiungono però 362 milioni aggiuntivi all’anno per l’incremento dell’indennità di specificità medicoveterinaria, al netto dei 50 milioni già distribuiti con il contratto 2022/24 oggi alla firma finale, e le risorse per la specificità sanitaria e l’indennità di pronto soccorso. Infermieri e personale non dirigente in genere sono invece 592.638 persone, con fondi contrattuali per 1,537 miliardi complessivi. Anche qui però la lista degli stanziamenti è più lunga e contempla 445 milioni annui per la specificità infermieristica (altri 35 milioni sono stati distribuiti con l’intesa
sul 2022/24) e 193 milioni per rinforzare l’indennità di tutela del malato (si aggiungono ai 15 milioni all’anno dell’ultimo contratto). Tutte queste voci aggiuntive serviranno a rinvigorire gli effetti economici dei rinnovi, che in base ai soli fondi contrattuali, chiamati a generare aumenti del 5,4%, valgono mediamente 387,1 euro lordi al mese per i medici e 143,7 euro per i non dirigenti. Ma, come accennato, i negoziati dovranno affrontare anche molte materie che l’ultima tornata ha accantonato per tagliare i tempi dell’accordo e portare in fretta i fondi in busta paga. Entrambi gli atti di indirizzo mettono l’accento in particolare sugli assetti organizzativi, con un occhio di riguardo per gli infermieri ultrasessantenni o genitori di figli minori oppure impegnati in contesti a elevato carico assistenziale, sulla disciplina delle pause, dei servizi di mensa e sull’esigenza di rendere più attrattivo il posto di lavoro nella sanità pubblica. Per medici e dirigenti sanitari, però, prima di tutto ci sono gli 1,2 miliardi in arrivo con l’entrata in vigore del contratto 2022/24: che assicurano 491 euro medi di aumento al mese e arretrati che in media si avvicinano ai 7mila euro ma che per i ruoli più apicali possono arrivare intorno ai 14mila euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Gianni Trovati Heading: Highlight: Molte le priorità comuni, dalla gestione dei carichi di lavoro alla spinta su misure conciliative e welfare aziendale Image: -tit_org- Sanità, 3,5 miliardi peri nuovi contratti Medici, oggi la firma sul 2022/2024 Sanità, ai contratti 3,5 miliardi Al via insieme medici e infermieri -sec_org-
tp:writer§§ Gianni Trovati
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title§§ Allarme Sanità: mancano 6.500 medici negli ospedali del Sud = Medici, una carenza allarmante: al Sud ne mancano circa 6.500
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Estratto da pag. 14 di "SOLE 24 ORE INSERTI" del 27 Feb 2026
pubDate§§ 2026-02-27T05:28:00+00:00
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tp:ocr§§ ricerca gapmed Allarme Sanità: mancano 6.500 medici negli ospedali del Sud Medici, una carenza allarmante: al Sud ne mancano circa 6.500 Servizio sanitario nazionale. Gapmed rivela un ampio divario: al Nord 15,4 sanitari per mille abitanti, al Sud 9. Le regioni meridionali, tranne la Basilicata, hanno meno professionisti della media italiana Gravi carenze di personale sanitario. I medici del Servizio sanitario nazionale sono oggi 209.631 (stando al Centro studi FnomCeO), ovvero esiste una carenza, rispetto alla richiesta del Paese, stimata in circa 16.500 unità. Di queste almeno 6.500 delle regioni meridionali. Considerando poi il numero di medici del SSN per mille abitanti, appare subito un forte squilibrio tra macroaree del Paese: al Nord si registra una media di 15,2 unità per 1000 abitanti, al Centro la media scende a 12,76 unità per 1000 abitanti e al Sud precipita a 10,84. Viola —a pagina 2 G ravi carenze di personale sanitario. Il problema riguarda gran parte delle regioni italiane, ma soprattutto il Sud. I medici del Servizio sanitario nazionale sono oggi 209.631 (stando al Centro studi FnomCeO), ovvero esiste una carenza, rispetto alla richiesta del Paese stimata in circa 16.500 unità. Di queste almeno 6.500 delle regioni meridionali. Una tendenza che potrebbe aggravarsi, visto che la popolazione invecchia facendo crescere il fabbisogno e allo stesso tempo molti medici si avviano a lasciare il servizio poiché sono in età da pensione (nonostante il rinvio deciso pochi giorni fa a 72 anni). Consideriamo il numero di medici del servizio sanitario nazionale per mille abitanti e subito appare chiaramente un forte squilibrio tra le macroaree del Paese. Se al Nord si registra una media di 15,2 unità per 1000 abitanti, al Centro la media scende a 12,76 unità per 1000 abitanti e al Sud precipita a 10,84. Se il Lazio è la regione con la minore presenza di personale dipendente (8,7 unità per 1000 abitanti), in seconda posizione c’è la Campania (con 9 unità per 1000 abitanti). Dopo la Campania, in terza posizione troviamo la Sicilia (9,4) e Molise (9,8). Restano al di sotto della media nazionale (pari a 11,9 unità di personale dipendente per 1000 abitanti) anche Calabria (10,2), Puglia (10,8). La Basilicata si colloca appena sopra la media nazionale, con 12,5 unità di personale su mille abitanti. Di fatto, la parte bassa della classifica è interamente occupata dal Mezzogiorno a eccezione della Lombardia (con 10,7 medici per 1000 abitanti). Il divario tra Nord e Sud è impressionante se confrontiamo la Valle d’Aosta (17,7), la Provincia autonoma di Bolzano (17,5) e il Friuli Venezia Giulia (17,4), con le regioni meridionali. Lo studio è stato realizzato da Gapmed, un provider internazionale di servizi e soluzioni tecnologiche per il settore healthcare, nato per facilitare l’accesso alle cure e migliorare l’efficienza dei sistemi sanitari. Fondata nel 2020 da un team di medici indipendenti, l’azienda registrata all’Ordine dei Medici di Milano - favorisce il matching tra professionisti del settore della salute ed aziende sanitarie che ne richiedono le prestazioni. Fanno parte del network Gapmed oltre 1.000 professionisti sanitari. Se i numeri più allarmanti sono quelli del Mezzogiorno, non si può ignorare che la carenza di medici riguardi in realtà quasi l’intero Paese. Dall’analisi di Gapmed emerge che dal 1984 al 2024, la percentuale di over 65 in Italia è raddoppiata, aumentando dal 12,9% al 24,3%, e gli over 80 sono triplicati, passando dal 2,4% al 7,7%. Al contempo le stime indicano che entro il 2038 potrebbero lasciare il SSN fino a 39mila professionisti a causa del pensionamento. Inoltre, si stima che tra il 2000 e il 2022, quasi 180mila professionisti abbiano scelto di emigrare all’estero. Stati Uniti, Regno Unito e Germania sono tra i paesi OCSE quelli con più professionisti sanitari formati all’estero: in particolare il Regno Unito ha ammesso nel 2023 oltre 18mila medici formati all’estero. Le criticità _ per il centro studi _ emergono già nella fase della formazione, soprattutto quel
la post laurea. È noto che centinaia di posti nelle scuole di specializzazione restano scoperti: tra le discipline con meno contratti assegnati ci sono Microbiologia, Virologia, Farmacologia, Tossicologia, Patologia Clinica e Radioterapia; oltre a Medicina di urgenza, Chirurgia toracica e Cure Palliative che restano vuote per metà. La riforma dell’accesso alla laurea in Medicina punta a risolvere parte dei problemi elencati, ma i risultati si vedranno. Intanto è chiaro che non basta solo laureare più medici, ma servono studenti interessati a lavorare laddove mancano medici. Diventa quindi prioritaria una pianificazione delle risorse basata sul fabbisogno reale, oltre a una gestione più efficace del personale sanitario attraverso nuovi modelli organizzativi. RIPRODUZIONE RISERVAT ---End text--- Author: Vera Viola Heading: Highlight: 1500 Pazienti A cui il Cardarelli (Napoli) offre il servizio di televisita e presa in carico. Si tratta di pazienti con sclerosi multipla e malattie autoimmuni Image:getty images In corsia. Per i sanitari turni defatiganti per sopperire alle carenze di organico -tit_org- Allarme Sanità: mancano 6.500 medici negli ospedali del Sud Medici, una carenza allarmante: al Sud ne mancano circa 6.500 -sec_org-
tp:writer§§ Vera Viola
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title§§ Intervista a Marco Cappato - "Proposta di legge proibizionista il governo deve ritirarla subito"
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/02/27/2026022703166706626.PDF
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Estratto da pag. 21 di "STAMPA" del 27 Feb 2026
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tp:ocr§§ Marco Cappato Associazione Coscioni: “Serve un vero confronto” “Proposta di legge proibizionista il governo deve ritirarla subito” 3 DOMANDE «I l governo ritiri la proposta di legge con cui vuole cancellare i diritti esistenti, conquistati anche con il sacrificio di dj Fabo» dice Marco Cappato, che nel giorno del nono anniversario della morte di Fabiano Antonioni, si rivolge direttamente al governo. La premier Giorgia Meloni ha detto più volte che non c’è un’iniziativa del governo sul fine vita ma che lascia libertà al Parlamento. «AdaprileilSenatointendevotare una legge che a tutti gli effettiricalcailvoleredelleforze di governo. Questa legge non mi pare sia stata ritirata. Vogliono eliminare il ruolo del Servizio Sanitario Nazionale, sostituirlo con un Comitato di nomina governativa; l? imitare ildirittoall’aiutoallamortevolontariasoloapazientiattaccatia una macchina, escludendo cosìquellioncologiciterminali o affetti da patologie neurodegenerative. Insomma è un testo che smonta i pronunciamenti della Corte e si candida, sepassasse,anascerecomelegMarco Cappato, 54 anni ge incostituzionale. Noi non possiamopermetterlo». Nel centrodestra ci sono dei distinguo. Cosa pensa degli appelli di Zaia e Ronzulli? «Si, ok Zaia, ok Ronzulli. Però è il momento di atti concreti. Possono convincere il governo a ritirare le loro proposte proibizioniste, ad aprire un vero confronto nel Paese, a rispettare le sentenze della Corte grazie alle quali oggi già 19 persone hanno ottenuto il via libera all'aiuto alla morte volontaria». In vista di aprile, quando dovrebbe iniziare la discussione al Senato sul fine vita, qual è la vostra strategia politica? «L’Associazione Luca Coscioni lancia dal 6 al 19 aprile unamobilitazione nelle piazze di tutta Italia. Non serve una legge qualsiasi, serve una legge giusta. Non siete in gradodifarla?Diamo la parola ai cittadini, come in Francia facciamo un'assemblea popolare per discuterne e decideremo noi». VAL.PET. — ---End text--- Author: VAL PET Heading: Highlight: Image:Marco Cappato, 54 anni -tit_org- Intervista a Marco Cappato - “Proposta di legge proibizionista il governo deve ritirarla subito” -sec_org-
tp:writer§§ VAL PET
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