title§§ «Sanità pubblica senza ossigeno»: l’allarme di GIMBE e l’appello di CISL FP Verona link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501741005716.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "daily.veronanetwork.it" del 25 Jan 2026

Fondazione GIMBE e CISL FP Verona denunciano una riforma delle professioni sanitarie «senza risorse, incapace di fermare la fuga dal SSN e le gravi carenze di personale».

pubDate§§ 2026-01-25T13:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501741005716.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501741005716.PDF', 'title': 'daily.veronanetwork.it'} tp:url§§ https://daily.veronanetwork.it/news/sanita-pubblica-senza-ossigeno-lallarme-di-gimbe-e-lappello-di-cisl-fp-verona/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501741005716.PDF tp:ocr§§ Fondazione GIMBE e CISL FP Verona denunciano una riforma delle professioni sanitarie «senza risorse, incapace di fermare la fuga dal SSN e le gravi carenze di personale».--PARTIAL-- tp:writer§§ Valentina Ceriani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501741005716.PDF §---§ title§§ «Sanità pubblica senza ossigeno»: l’allarme di GIMBE e l’appello di CISL FP Verona link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501744905743.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "daily.veronanetwork.it" del 25 Jan 2026

Fondazione GIMBE e CISL FP Verona denunciano una riforma delle professioni sanitarie «senza risorse, incapace di fermare la fuga dal SSN e le gravi carenze di personale».

pubDate§§ 2026-01-25T13:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501744905743.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501744905743.PDF', 'title': 'daily.veronanetwork.it'} tp:url§§ https://daily.veronanetwork.it/news/sanita-pubblica-senza-ossigeno-lallarme-di-gimbe-e-lappello-di-cisl-fp-verona/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501744905743.PDF tp:ocr§§ RedazioneLa riforma delle professioni sanitarie rischia di restare un intervento solo formale se non sarà accompagnata da investimenti concreti sul personale. È quanto emerge dall’audizione della Fondazione GIMBE alla Camera dei Deputati, durante la quale il presidente Nino Cartabellotta ha denunciato una crisi strutturale del capitale umano del Servizio Sanitario Nazionale.LEGGI LE ULTIME NEWSSecondo GIMBE, l’Italia non soffre di una carenza assoluta di medici, ma di gravi squilibri: oltre 92mila professionisti sono fuori dal SSN e mancano soprattutto medici di famiglia e specialisti nelle discipline meno attrattive. Ancora più critica la situazione degli infermieri, con l’Italia nelle ultime posizioni in Europa e un crollo delle iscrizioni ai corsi di laurea. A tutto questo si aggiunge un dato definito “drammatico”: tra il 2012 e il 2024 al personale sanitario sono stati sottratti oltre 33 miliardi di euro, riducendo progressivamente motivazione, attrattività e capacità di tenuta del sistema pubblico.A rafforzare l’allarme nazionale arriva la presa di posizione di CISL FP Verona, che sottolinea come gli effetti della crisi siano ormai evidenti anche a livello locale. «La relazione della Fondazione GIMBE conferma ciò che anche a Verona osserviamo da tempo: senza investimenti reali sul personale, il SSN rischia di non reggere», afferma il sindacato, insieme al segretario generale Giovanni Zanini.Secondo CISL FP Verona, le difficoltà nel reperire professionisti – in particolare infermieri e operatori dell’emergenza-urgenza – stanno diventando strutturali nelle principali realtà sanitarie del territorio, dall’ULSS 9 Scaligera all’AOUI Verona, fino alle strutture private accreditate. I reparti faticano a coprire i turni, le graduatorie si esauriscono rapidamente e l’attrattività delle professioni sanitarie continua a diminuire.LEGGI ANCHE: Truffa del “finto Carabiniere” a San Giovanni IlarioneIl giudizio sulla riforma è netto: i princìpi sono condivisibili, ma senza risorse vincolate al personale rischiano di trasformarsi in un “esercizio di stile”. Servono investimenti certi, percorsi di crescita professionale, incentivi per le aree più critiche e tutele chiare per chi opera in prima linea. «Non si può chiedere al personale sanitario di sostenere un sistema che non investe su di loro», sottolinea CISL FP.Per il sindacato questa fase rappresenta davvero «un’ultima chiamata»: senza un capitale umano motivato, stabile e valorizzato, la sanità pubblica non può garantire qualità, equità e sicurezza. «Investire nelle persone – conclude CISL FP Verona – non è un costo, ma l’unica strada per assicurare ai cittadini un servizio sanitario pubblico forte e capace di guardare al futuro».DAILY VERONA – Il quotidiano di VeronaGruppo Verona NetworkTel. +39 045 8650746Ufficio commerciale: marketing@veronanetwork.itComunicati stampa: redazione@veronanetwork.it© dailyverona.it – Testata giornalistica on-line – Reg. Trib. di Verona n. 2115 del 3/9/2018 – Direttore responsabile Matteo Scolari ©Smart Network Srl – Via Torricelli 37 – 37136 Verona – P.Iva 03755460239 REA VR362930 – CAP. SOC. € 80.000Siti web Verona – Visiodot.comISCRIVITI QUIOgni mercoledìLa newslettergratuita contutti gli eventi diVerona e provinciawww.plantifyyy.comYou're In!Thanks for joining our green community!Read Blog Post tp:writer§§ Valentina Ceriani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501744905743.PDF §---§ title§§ DDL Professioni Sanitarie E Responsabilità Professionale: Il Nodo Del Personale | Mondosanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501780906087.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "mondosanita.it" del 25 Jan 2026

Mondosanità DDL Professioni sanitarie e responsabilità professionale: Il nodo del personale %

pubDate§§ 2026-01-25T18:22:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501780906087.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501780906087.PDF', 'title': 'mondosanita.it'} tp:url§§ https://mondosanita.it/ddl-professioni-sanitarie-e-responsabilita-professionale-il-nodo-del-personale/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501780906087.PDF tp:ocr§§ CercaCercaEttore Mautone25 Gennaio 2026DDL Professioni sanitarie e responsabilità professionale: Il nodo del personaleXFacebookWhatsAppCopyEmailLinkedInFedersanità “Riforma strategica per qualità, sicurezza ed equità del SSN”Dal 2012 al 2024 la spesa per il personale sanitario è scesa dal 39,7% della torta dei finanziamenti per la sanità delle Regioni al 36,6%. Un calo netto che si traduce, virtualmente, in una perdita di 33,04 miliardi, di cui 12,82 nel solo periodo della pandemia 2020-2024. È la stima illustrata dal presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, nel corso dell’audizione presso la Camera dei Deputati sul disegno di legge di riforma delle professioni sanitarie. (DdL C. 2700, recante la Delega al Governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”.La simulazione di Fondazione Gimbe mostra come le risorse destinate al personale non abbiano tenuto il passo dell’aumento della spesa sanitaria: “È del tutto evidente che un “saccheggio” di risorse pubbliche di tale portata ha progressivamente indebolito e demotivato il capitale umano del servizio sanitario nazionale, alimentando l’abbandono del servizio pubblico e la crescente disaffezione verso alcune professioni e specialità”, dice Cartabellotta. ?In audizione informale presso la XII Commissione (Affari sociali) della Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame del disegno di legge anche Federsanità.?Nel corso dell’audizione, il Vice Presidente vicario Gennaro Sosto, Direttore generale della Asl di Salerno, ha espresso una valutazione complessivamente positiva del provvedimento, definendolo “un passaggio significativo per il rafforzamento della qualità, della sicurezza e dell’equità del Servizio sanitario nazionale”.Valorizzare le professioni e rafforzare l’assistenza territoriale?Federsanità ha sottolineato come il disegno di legge sia coerente con la necessità di adeguare ruoli e competenze delle professioni sanitarie alle nuove esigenze assistenziali e sociali della popolazione, promuovendo modelli organizzativi innovativi fondati sul lavoro in équipe multiprofessionale e sull’integrazione socio-sanitaria, in particolare nell’ambito dell’assistenza territoriale.?Positiva, inoltre, la scelta dello strumento della delega legislativa, che consente un riordino organico e sistematico della materia, evitando interventi frammentari, così come il riconoscimento del ruolo strategico delle professioni sanitarie non mediche nel garantire prossimità delle cure, continuità assistenziale e presa in carico personalizzata.Le proposte migliorative?Pur condividendo l’impianto generale del provvedimento, Federsanità ha formulato alcune proposte migliorative, a partire dalla necessità di prevedere forme strutturate di consultazione di Regioni, aziende sanitarie ed enti locali nella fase attuativa della delega.Particolare attenzione è stata posta alla coerenza con i modelli di assistenza territoriale e con lo sviluppo delle Case e degli Ospedali di comunità, alla sostenibilità organizzativa ed economica delle nuove attribuzioni professionali e al rafforzamento del collegamento tra ridefinizione delle competenze, percorsi universitari e formazione continua.?Tra i punti qualificanti, Federsanità ha evidenziato l’urgenza di un piano nazionale per affrontare la crisi del capitale umano nel SSN, con indicatori misurabili su dotazioni organiche, standard di personale e tassi di retention, nonché l’introduzione di standard di “safe staffing” in linea con i principali Paesi europei.?La Confederazione ha inoltre proposto il riconoscimento e la certificazione delle competenze specialistiche e avanzate delle professioni sanitarie – anche attraverso l’estensione, in ambiti definiti e con protocolli validati, di specifiche funzioni come la prescrizione – in coerenza con le esperienze europee, affidando la certificazione a enti terzi qualificati, come le società scientifiche accreditate.?Richiamata infine l’esigenza di un maggi ore allineamento nei percorsi di carriera e nelle attribuzioni dei dirigenti delle diverse professioni sanitarie, valorizzando le leadership cliniche e la complessità assistenziale, in particolare nell’ambito territoriale.Sul fronte della responsabilità professionale sono state invocate più certezze del diritto e meno medicina difensiva. Federsanità ha espresso apprezzamento per l’obiettivo di garantire maggiore certezza del diritto, tutelare gli operatori che agiscono nel rispetto di linee guida e buone pratiche e contrastare il fenomeno della medicina difensiva, che incide negativamente su appropriatezza, qualità delle cure e sostenibilità del sistema. La Confederazione ha tuttavia sottolineato la necessità di definire in modo chiaro il riparto delle responsabilità tra professionisti e strutture, valorizzando la dimensione organizzativa dell’erogazione delle cure, e di rafforzare il ruolo delle linee guida e dei percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (PDTA) come strumenti di governo clinico e integrazione multiprofessionale. È stata inoltre evidenziata l’importanza di tenere conto delle condizioni organizzative e delle risorse effettivamente disponibili nei contesti operativi, evitando che eventuali criticità strutturali ricadano esclusivamente sul singolo professionista.? “Il successo della riforma – ha dichiarato il Presidente di Federsanità, Fabrizio d’Alba – dipenderà dalla capacità di garantire un’attuazione condivisa, coerente con i modelli organizzativi del SSN e con l’integrazione socio-sanitaria, coniugando la tutela dei cittadini con quella degli operatori e delle organizzazioni sanitarie”.?Federsanità ha confermato la piena disponibilità a collaborare con la Commissione Affari sociali, con il Parlamento e con il Governo nella fase attuativa del provvedimento, mettendo a disposizione l’esperienza delle aziende sanitarie e degli enti locali associati.Più critico lo scenario illustrato da Gimbe riferito soprattutto ai numeri dei camici bianchi, non tanto i medici quanto quelli del comparto. I medici infatti, con 5,4 per 1.000 abitanti si collocano al secondo posto tra i paesi Ocse. Il rovescio della medaglia è che 92 mila medici lavorano al di fuori del Servizio sanitario nazionale. Gli infermieri sono invece 6,9 per 1.000 abitanti, sotto la media Ocse di 9,5 per 1.000, così anche per le professioni tecniche della riabilitazione e prevenzione su cui tuttavia non ci sono numeri certificati. Le carenze dunque riguardano soprattutto i medici di famiglia (5.500 unità) e le specialità meno attrattive (emergenza-urgenza, radioterapia, medicina nucleare, ecc.) discipline in cui si registrano concorsi in Asl e ospedali con pochi concorrenti a fronte di borse di studio di specializzione post laurea assegnate in media al 50% o anche meno. ?Riduzione della spesa per il personale sanitario, mancanza di risorse aggiuntive e vincolate al personale sanitario, disaffezione verso alcune professioni e specialità a più alto rischio di burnout e contenzioso medico legale i principali nodi irrisolti che causano la crisi del personale nel Servizio sanitario italiano. Le conseguenze sono note alle cronache: fuga della prime linee, abbandono del servizio pubblico, difficoltà a trattenere i professionisti nel servizio pubblico, carenze formative e di personale. In assenza di risorse aggiuntive e vincolate al personale sanitario, la legge delega di riforma rischia di ridursi a un intervento meramente ordinamentale, incapace di incidere sulla crisi strutturale del personale sanitario è la sintesi dell’analisi della fondazione.XFacebookWhatsAppCopyEmailLinkedInTagsDDLProfessioni sanitarieSSNEttore MautoneLASCIA UN COMMENTO Cancella la risposta Commento: Per favore inserisci il tuo commento! Nome:* Per favore inserisci il tuo nome qui Email:* Hai inserito un indirizzo email errato! Per favore inserisci il tuo indirizzo email qui Sito Web: tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501780906087.PDF §---§ title§§ Ddl professioni sanitarie, Gimbe: “Servono soldi, dal 2012 sottratti al personale 33 mld” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012503129206242.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "rifday.it" del 25 Jan 2026

pubDate§§ 2026-01-25T21:29:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012503129206242.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012503129206242.PDF', 'title': 'rifday.it'} tp:url§§ https://www.rifday.it/2026/01/25/ddl-professioni-sanitarie-gimbe-servono-soldi-dal-2012-sottratti-al-personale-33-mld/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012503129206242.PDF tp:ocr§§ Roma, 26 gennaio – “La legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie enuncia princìpi condivisibili, ma senza alcun impegno finanziario rischia di restare lettera morta e di non riuscire ad arginare la fuga dei professionisti dal Servizio sanitario nazionale (Ssn) e a rendere davvero attrattive le professioni e le specialità mediche sempre più disertate. Preoccupa inoltre la revisione della norma sulla responsabilità professionale, che risolve parzialmente le criticità, ma ne introduce di nuove, finendo per equiparare impropriamente linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali”.Questa la severa valutazione espressa da Nino Cartabellotta (nella foto), presidente della Fondazione Gimbe, nel corso dell’audizione tenuta il 22 gennaio scorso presso la Camera dei Deputati sul Ddl C. 2700 contenente la Delega al Governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie.Nella parte iniziale dell’audizione, Cartabellotta ha fornito una serie di dati che documentano come in Italia i medici non manchino in valore assoluto: con 5,4 medici per 1.000 abitanti, il nostro Paese si colloca infatti al secondo posto tra i paesi Ocse (media 3,9).  Il problema, quasi paradossale, ha osservato il presidente di Gimbe, “è che oltre 92 mila medici non lavorano nel Ssn né come dipendenti, né come convenzionati, né come medici in formazione specialistica”.La situazione più critica riguarda il personale infermieristico: l’Italia è al 23° posto su 31 paesi europei dell’area Ocse, con 6,9 infermieri per 1.000 abitanti, contro una media media Ocse pari a 9,5. “Ma soprattutto la professione non è più attrattiva e i laureati sono sempre meno” ha spiegato Cartabellotta. “Nell’anno accademico 2025-2026 il numero di domande di accesso ai corsi di laurea in infermieristica è stato addirittura inferiore a quello dei posti disponibili”.“Di fronte a una crisi senza precedenti del personale sanitario” ha quindi spiegato il presidente di Gimbe “la sezione della legge delega dedicata alla valorizzazione delle professioni sanitarie si limita ad un’elencazione di princìpi molto generici, offrendo pochissime leve concrete. Il risultato è una norma sovrabbondante nella forma, ma povera nella sostanza: molte misure sono difficilmente attuabili e, soprattutto, non è previsto alcun investimento aggiuntivo”.Esplicitando, molte delle misure previste nel ddl delega non sono in grado di produrre effetti concreti: il riordino dell’impiego degli specializzandi non interviene su contratti, tutele e continuità tra formazione e lavoro; le iniziative per trattenere il personale sanitario in servizio si riducono a riconoscimenti formali, senza progressioni economiche, incentivi o reali opportunità di sviluppo professionale, nemmeno nelle aree più disagiate. Anche il tentativo di migliorare la programmazione dei fabbisogni rischia di essere inefficace, perché non affronta la crescente disaffezione verso molte specialità, che alimenta le carenze indipendentemente da qualsiasi esercizio di pianificazione.Permangono inoltre diverse ambiguità normative, come quelle legate alla formazione manageriale del personale del Ssn e al futuro percorso della medicina generale, rispetto al quale non è chiaro se si intenda istituire una Scuola di specializzazione né se vi sarà un allineamento con la normativa europea. Sul piano attuativo, molte misure risultano difficilmente realizzabili perché demandate alle Regioni, in un contesto segnato da profonde disomogeneità organizzative e, soprattutto, dall’assenza di risorse aggiuntive.Per quanto riguarda la responsabilità professionale, il rafforzamento dello scudo penale rappresenta un passo in avanti, ma introduce nuove criticità. Negli ultimi anni il Sistema nazionale Linee guida ha progressivamente privilegiato le buone pratiche clinico-assistenziali rispetto alle linee guida, spesso basate su consenso tra esperti e caratterizzate da un minore rigore metodologico. Questa evoluzione, n on accompagnata da un adeguato intervento normativo, spiega la Fondazione Gimbe, rischia di indebolire le tutele giuridiche dei professionisti sanitari, sia in ambito penale che civile, aumentando l’incertezza applicativa e la discrezionalità dei giudici.Il nodo centrale resta però quello delle risorse. Tra il 2012 e il 2024 la quota di spesa sanitaria destinata al personale dipendente e convenzionato è scesa dal 39,7% al 36,6%. Se quella percentuale fosse stata mantenuta costante, il personale del Ssn avrebbe potuto contare su 33,04 miliardi di euro in più in dodici anni, di cui 12,82 miliardi solo nel periodo 2020-2024. Un definanziamento che ha progressivamente indebolito e demotivato il capitale umano del servizio pubblico, alimentando l’abbandono del Ssn e la disaffezione verso molte professioni e specialità.Nel tirare le somme, il preisdente di Gimbe ha quindi osservato che senza risorse aggiuntive e vincolate al personale sanitario la legge delega e i successivi decreti legislativi rischiano di tradursi in un intervento meramente ordinamentale, incapace di incidere sulla crisi strutturale del personale e destinato ad aggravare le diseguaglianze territoriali, anche alla luce dell’autonomia differenziata.“Questa riforma rappresenta un’ultima chiamata per rilanciare le politiche del personale sanitario” ha concluso Cartabellotta. “Se anche questa occasione verrà persa, il Servizio sanitario nazionale potrebbe non avere più margini per recuperare il capitale umano perduto e garantire la tutela della salute pubblica.Mattinale di informazionedell'Ordine dei Farmacisti di RomaReg. Tribunale di Roma n. 11959del 25/1/1968Direttore responsabile: Emilio CroceRIFday prosegue l'esperienza del mensile RIF - Rassegna informativa dell'Ordine dei Farmacisti di Roma, condotta dal 1968 fino a dicembre 2021In collaborazione con:Art Director Design Strategy s.r.l.RIFday © 2025Mattinale d'informazione per il farmacista tp:writer§§ RIFday guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012503129206242.PDF §---§ title§§ Sanità, in Italia dal 2012 la spesa per il personale è scesa di 33 miliardi. I dati link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501652404818.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "tg24.sky.it" del 25 Jan 2026

Leggi su Sky TG24 l''articolo Sanità, in Italia dal 2012 la spesa per il personale è scesa di 33 miliardi. I dati

pubDate§§ 2026-01-25T06:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501652404818.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501652404818.PDF', 'title': 'tg24.sky.it'} tp:url§§ https://tg24.sky.it/economia/2026/01/25/sanita-spesa-italia-dati tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501652404818.PDF tp:ocr§§ Dal 2012 al 2024 la spesa per il personale sanitario è scesa dal 39,7% sul totale della spesa sanitaria al 36,6%. Un calo che si traduce, virtualmente, in una perdita di 33,04 miliardi, di cui 12,82 miliardi nel solo periodo 2020-2024. È questa la stima illustrata dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, nel corso di un’audizione presso la Camera dei Deputati sul disegno di legge di riforma delle professioni sanitarie. Si tratta di una stima "virtuale", che non tiene conto delle trasformazioni avvenute nella Sanità nell'ultimo quindicennio, tuttavia dà un'immagine di come si sia assottigliata l'attenzione al personale.La simulazione di Fondazione Gimbe mostra come le risorse destinate al personale non abbiano tenuto il passo dell'aumento della spesa sanitaria: "È del tutto evidente che un ‘saccheggio’ di risorse pubbliche di tale portata ha progressivamente indebolito e demotivato il capitale umano del servizio sanitario nazionale, alimentando l'abbandono del servizio pubblico e la crescente disaffezione verso alcune professioni e specialità", ha detto Cartabellotta. Leggi anche: Medici di famiglia, firmato accordo per il rinnovo di contratto: cosa cambiaProprio l'assenza di fondi dedicati rappresenta una delle criticità del disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie, reo, soprattutto, di non destinare risorse dedicate ai professionisti. "Senza risorse aggiuntive e vincolate al personale sanitario la legge delega e i successivi decreti legislativi rischiano di ridursi a un intervento meramente ordinamentale - ha osservato Cartabellotta -, incapace di incidere sulla crisi strutturale del personale sanitario, in termini sia di attrattività delle professioni e delle specialità più disertate, sia di capacità di trattenere i professionisti nel servizio pubblico". Il disegno di legge delega, nelle intenzioni del ministro della Salute Orazio Schillaci, che lo ha presentato, dovrebbe incidere all'origine dei problemi legati al personale nel servizio sanitario, dalla perdita di attrattività del pubblico alla distribuzione non omogenea dei professionisti sul territorio, fino alle carenze per alcuni tipi di specializzazione. Se questi sono gli obiettivi, del tutto "condivisibili", la norma, "senza alcun impegno finanziario, rischia di restare lettera morta", ha avvertito Cartabellotta in audizione alla Camera. Nel testo, infatti, "non è previsto alcun investimento aggiuntivo". Leggi anche: Responsabilità sanitaria, dal 16 marzo scatta l’obbligo di assicurazione: cosa sapereLe cifre della crisi sono da tempo noti. In numero assoluto, nel nostro Paese non si può parlare di carenza di medici: con 5,4 medici per 1.000 abitanti siamo al secondo posto tra i Paesi Ocse, dove si registra una media di 3,9 medici per 1.000 abitanti. Circa 92 mila medici lavorano però al di fuori del Servizio sanitario nazionale. Le carenze riguardano specifiche figure: medici di famiglia (una carenza stimata di 5.500 unità) e le specialità meno attrattive, come emergenza-urgenza, discipline di laboratorio, radioterapia e medicina nucleare. Diverso il caso degli infermieri per i quali l'Italia, con 6,9 infermieri per 1.000 abitanti, è sotto la media Ocse di 9,5 per 1.000. Su questo fronte, secondo Cartabellotta, la legge non sembra destinata a risolvere i problemi, e criticità sono segnalate anche sul fronte della regolamentazione della responsabilità professionale, così come sul riordino dell'impiego degli specializzandi. Leggi anche: Manovra, assunzioni nella Sanità: 7.300 nuovi medici e infermieri. Il pianoE sempre sul tema della Sanità, è arrivato il "no" ai medici pensionati nei Pronto soccorsi da parte dei medici di emergenza-urgenza della Simeup (Società italiana medicina emergenza urgenza pediatrica) e della Simeu (Società italiana medicina emergenza urgenza), che hanno espresso una netta posizione di dissenso per l'emendamento al decreto Milleproroghe che prevede il prolungamento volontario dell'attività lavorativa dei medici fino a 72 anni come risposta alla carenza di personale negli ospedali. Per approfondire: Medici, verso proroga per lavoro in corsia fino a 72 anni su base volontaria: cosa sapere"Si tratta di un provvedimento che non risolve le criticità strutturali, in particolare nei ruoli strategici quali il Pronto soccorso e i setting di emergenza-urgenza, che richiedono elevati standard di prontezza operativa, sostenibilità professionale, continuità assistenziale e con un impegno gravoso che rende non realistico il ricorso ad una simile soluzione", hanno spiegato i presidenti della Simeup, Vincenzo Tipo, e della Simeu, Alessandro Riccardi."Il rischio concreto - hanno proseguito i due dirigenti - è quello di rinviare ancora una volta interventi indispensabili su assunzioni stabili e programmate, valorizzazione delle carriere ospedaliere, miglioramento delle condizioni di lavoro nei contesti ad alta complessità e formazione strutturata e continua, con il rischio di comprimere ulteriormente le prospettive professionali dei medici più giovani, alimentando disaffezione verso l'ospedale e la sanità pubblica, già oggi in evidente sofferenza". "La carenza di medici - hanno concluso Tipo e Riccardi - non può essere affrontata prolungando l'età lavorativa, ma rendendo nuovamente attrattivo, sostenibile e riconosciuto il lavoro ospedaliero, in particolare nei contesti di emergenza pediatrica, presidio essenziale del Servizio Sanitario Nazionale". Leggi anche: Sanità, gli stipendi medi nelle Asl e le differenze tra le Regioni: i datiPer il consumatore clicca qui per i Moduli, Condizioni contrattuali, Privacy & Cookies, informazioni sulle modifiche contrattuali o per trasparenza tariffaria, assistenza e contatti. Tutti i marchi Sky e i diritti di proprietà intellettuale in essi contenuti, sono di proprietà di Sky international AG e sono utilizzati su licenza. Copyright 2026 Sky Italia - Sky Italia Srl  Via Monte Penice, 7 - 20138 Milano P.IVA 04619241005. SkyTG24: ISSN 3035-1537 e SkySport: ISSN 3035-1545. Segnalazione Abusi tp:writer§§ Sky TG24 guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501652404818.PDF §---§ title§§ Stadio-clinica a Terni: l’analisi del Centro studi ‘Malfatti’ link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501810405342.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "umbriaon.it" del 25 Jan 2026

L''associazione esprime un giudizio negativo sul progetto. Anche e soprattutto in relazione al funzionamento della sanità pubblica

pubDate§§ 2026-01-25T09:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501810405342.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501810405342.PDF', 'title': 'umbriaon.it'} tp:url§§ https://www.umbriaon.it/stadio-clinica-a-terni-lanalisi-del-centro-studi-malfatti/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501810405342.PDF tp:ocr§§ Home » Stadio-clinica a Terni: l’analisi del Centro studi ‘Malfatti’La vignetta di Roberto LanciaNon è più uno stadio che si costruisce in Italia, è un affare sistemico, e fin qui nulla di anomalo. Ma quando lo stadio viene accompagnato da una clinica privata, non si tratta di un bonus per la comunità, ma della punta visibile di un modello urbano che privatizza ciò che dovrebbe restare pubblico. Parliamo del progetto stadio-clinica che a Terni ha acceso un dibattito rovente.L’iter non è solo amministrativo, è politico, economico, ideologico. Il Comune ha dato il via libera ad una convenzione di 44 anni con la società privata Stadium?Spa per progettare, costruire e gestire sia lo stadio che la clinica. I numeri sono concreti, l’investimento complessivo dichiarato supera i 62 milioni di euro. Di questi, la clinica privata da sola vale più di 20 milioni solo per scatola edilizia, attrezzature mediche e ingegneria sanitaria. Secondo il piano, 80 posti letto della clinica dovrebbero essere convenzionati con il servizio sanitario pubblico, ma non esiste alcuna garanzia certa che ciò avverrà, e se quei posti letto non arrivassero il Comune dovrebbe rimborsare il costruttore fino a decine di milioni di euro: un rischio enorme scaricato sui cittadini.La politica regionale dell’Umbria è spaccata. L’assemblea legislativa non è riuscita a raggiungere un’intesa, le mozioni si scontrano, il centrodestra si frattura, Fratelli d’Italia sostiene con forza il progetto («Terni merita un nuovo stadio e una clinica») invocando opere strategiche e integrazione pubblico-privato, il Movimento 5 Stelle denuncia una «speculazione edilizia e sanitaria» e un rischio finanziario che graverà sulla collettività se il convenzionamento non andrà come previsto. Il progetto è ufficialmente dichiarato ‘di pubblica utilità’ dal Comune di Terni, grazie alla cosiddetta ‘legge stadi’, ma il pubblico in questo modello sembra essere solo una copertura retorica. Le aree sono pubbliche ma in concessione per decenni e i servizi (sanità) diventano strumenti finanziari. Si promette progresso, si offre la città in cambio di rendite.E mentre le amministrazioni celebrano la valorizzazione urbana, i cittadini potrebbero ritrovarsi con un servizio sanitario privatizzato, costi impliciti altissimi e un indebitamento che si concretizzerà sul lungo termine. In questo clima di incertezza la Regione Umbria ha presentato un ricorso innanzi al Tar dell’Umbria avverso una determinazione dirigenziale, la numero 2088 del 23 luglio 2025, che autorizzava la realizzazione del progetto, che vedrebbe tra gli interessati, seppure indirettamente, lo stesso sindaco del Comune di Terni, in quanto presidente della Ternana Women Spa, proprietaria del terreno sul quale dovrebbe sorgere la discussa clinica privata. L’udienza presso il tribunale amministrativo regionale è prevista per il 26 gennaio 2026, in quella sede saranno certamente chiarite eventuali fattispecie di vizio procedurale o sostanziale, anche se l’azione specifica del Tar si concentra sui profili di legalità dell’atto.In sintesi, la fattispecie di possibile conflitto di interessi riguarda la coincidenza tra incarichi pubblici rivestiti da Stefano Bandecchi e i rapporti economici o societari con soggetti coinvolti nel progetto stadio-clinica, che potrebbe aver influenzato il processo decisionale dell’ente locale. Questo profilo, pur non essendo di per sé un elemento decisivo di diritto amministrativo, costituisce un elemento critico nel giudizio di legittimità davanti al Tar, specie se correlato alla correttezza procedurale e alla trasparenza dell’azione pubblica. Il giudizio del Tar Umbria a seguito dell’udienza del 26 gennaio si inserisce dunque in un quadro in cui il rispetto dei principi di imparzialità, trasparenza e corretto esercizio del potere amministrativo, assume valore centrale indipendentemente dall’accertamento di eventuali responsabilità personali. L’esito del contenzioso contribuirà a chiarire i limiti entro cui l’azione politico amministrativa lo cale può muoversi quando interessi pubblici e privati risultano strettamente interconnessi.Il rischio sociale ed etico:Questa non è solo un’operazione sportiva o sanitaria, è una mossa ideologica, è la cifra di un neoliberismo urbano che trasforma i beni comuni, stadio, salute, spazi pubblici, in asset finanziari. È la città che diventa progetto per investitori, non più uno spazio da abitare pienamente da cittadini. Se permettiamo che progetti come quello di Terni si moltiplichino, il rischio è chiaro: una progressiva svendita del pubblico, una privatizzazione mascherata da modernizzazione e una città che non appartiene più alle persone ma al capitale. Non stiamo parlando solo di cemento e asfalto. Stiamo parlando di diritti, non è più questione di avere uno stadio nuovo, ma di scegliere se la città deve restare un bene collettivo. O lasciamo che il pubblico torni a decidere o continuiamo a consegnare pezzo dopo pezzo la nostra città a chi ha i soldi per comprarla.La questione dell’utilizzo di risorse pubbliche per finanziare cliniche private convenzionate pone al centro un tema cruciale di equità, sostenibilità e priorità delle politiche sanitarie regionali. In Umbria, come in altre regioni italiane, il ricorso crescente alle strutture private convenzionate è diventato un elemento di discussione politica e tecnica, non solo tra gli addetti ai lavori ma anche tra cittadini e associazioni. Destinare ogni anno decine di milioni di euro (intorno ai 30 milioni) alla spesa per cliniche private convenzionate significa, di fatto, sottrarre risorse che, in un sistema sanitario perfettamente funzionante, potrebbero essere investite direttamente nel potenziamento dei servizi pubblici, negli ospedali, nei presidi territoriali e nella medicina di base.Queste scelte finanziarie rischiano di aggravare il divario tra pubblico e privato, lasciando i cittadini con un’opzione di cura basata sulla convenienza del privato piuttosto che sul bisogno clinico oggettivo. Secondo diverse analisi e denunce (ad esempio della Fondazione Gimbe e di osservatori locali), in Umbria la quota di spesa pubblica destinata al privato convenzionato pesa significativamente e cresce in modo strutturale, contribuendo a uno spostamento dell’equilibrio tra pubblico e privato nella sanità regionale. Questo fenomeno può essere letto non semplicemente come un ampliamento di capacità, ma come una privatizzazione silenziosa della cura, in cui il pubblico sostiene finanziariamente prestazioni erogate da soggetti privati, anziché rafforzare i propri presidi e il personale.Quando le risorse vengono conferite alle cliniche convenzionate, non è raro osservare che:A livello nazionale l’Istat e altri istituti sottolineano come la spesa privata e la rinuncia alle cure siano fenomeni in crescita, con effetti più marcati nelle regioni dove l’efficienza del pubblico è sotto pressione. La decisione di finanziare pesantemente le strutture private convenzionate spesso avviene senza un’analisi chiara e trasparente dei fabbisogni reali della popolazione o senza una valutazione costi benefici pubblicata in modo comprensibile.Il sistema sanitario regionale umbro registra un deficit strutturale significativo su cui gravano maggiori costi operativi degli ospedali e delle Usl rispetto alle risorse assegnate.In questo contesto economico, destinare risorse fuori dal circuito diretto di potenziamento del sistema pubblico rischia di ritardare interventi fondamentali come l’assunzione di personale, l’adeguamento strutturale dei reparti e l’innovazione tecnologica. La critica fondamentale alla destinazione di decine di milioni di euro pubblici alle cliniche private convenzionate in Umbria non si limita ad un approccio ideologico, ma si fonda su considerazioni di equità, sostenibilità e responsabilità della spesa sanitaria. Quando le risorse vengono sottratte al fabbisogno della sanità pubblica, si alimenta un circolo virtuoso al contrario: meno investimenti pubblici equivale a più ricorso al privato convenzionato, p rocesso che porta a maggiori costi complessivi e disuguaglianze nell’accesso alle cure.Per assicurare un sistema sanitario che sia realmente universale, efficiente e capace di rispondere ai bisogni dei cittadini, è necessario ripensare queste scelte di policy, puntando a rafforzare la sanità pubblica come primo pilastro di tutela della salute. Infine, a proposito del moderno Minotauro metà stadio e metà clinica, mi preme riflettere sul suo creatore, una legge parlamentare che consente a chi ricostruisce uno stadio di realizzare anche una clinica privata. Un accostamento il cui fondamento logico resta poco chiaro. Viene spontaneo domandarsi se alla base vi siano pressioni di interessi organizzati o se si tratti dell’ennesima dimostrazione di una legislazione improvvisata.© 2024 Copyright Umbriaon s.r.l.Login to your account belowRemember MePlease enter your username or email address to reset your password.- Select Visibility -PublicPrivate© 2024 Copyright Umbriaon s.r.l. tp:writer§§ Fabio Toni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/25/2026012501810405342.PDF §---§