title§§ Meno fondi al personale Il ddl delega fa discutere
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401911002297.PDF
description§§
Estratto da pag. 6 di "ARENA" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T03:03:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401911002297.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401911002297.PDF', 'title': 'ARENA'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401911002297.PDF
tp:ocr§§ Sanità Menofondialpersonale Ilddldelegafadiscutere Una doppia bocciatura in poche ore alle misure su cui il Governo sta lavorando per far fronte alla crisi del personale sanitario. Ha cominciato la Fondazione Gimbe criticando il ddl delega sulla riforma delle professioni sanitarie, reo di non destinare risorse ai professionisti. Si sono aggiunti i medici dell'emergenza: prolungare fino a 72 anni l'attività lavorativa dei camici bianchi, come prevede un emendamento al Milleproroghe - sostengono - è una toppa che non risolve i problemi. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Sanità Una dottoressa in un ospedale -tit_org- Meno fondi al personale Il ddl delega fa discutere -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401911002297.PDF
§---§
title§§ Sanità Meno fondi al personale Il ddl delega fa discutere
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403095306832.PDF
description§§
Estratto da pag. 6 di "BRESCIAOGGI" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T07:24:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403095306832.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403095306832.PDF', 'title': 'BRESCIAOGGI'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403095306832.PDF
tp:ocr§§ Sanità Menofondialpersonale Ilddldelegafadiscutere Una doppia bocciatura in poche ore alle misure su cui il Governo sta lavorando per far fronte alla crisi del personale sanitario. Ha cominciato la Fondazione Gimbe criticando il ddl delega sulla riforma delle professioni sanitarie, reo di non destinare risorse ai professionisti. Si sono aggiunti i medici dell'emergenza: prolungare fino a 72 anni l'attività lavorativa dei camici bianchi, come prevede un emendamento al Milleproroghe - sostengono - è una toppa che non risolve i problemi. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità Meno fondi al personale Il ddl delega fa discutere -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403095306832.PDF
§---§
title§§ Fondi alla sanità Divario da colmare
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403141606367.PDF
description§§
Estratto da pag. 9 di "CRONACHE DI CASERTA" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T06:45:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403141606367.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403141606367.PDF', 'title': 'CRONACHE DI CASERTA'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403141606367.PDF
tp:ocr§§ Fondi alla sanità Divario da colmare d u S a d o V i st Nel silenzio generale il Governo continua ad andare avanti sull’autonomia differenziata. Accusato il colpo della Corte Costituzionale che, di fatto, ha smantellato i propositi “scissionisti” d i marca leghista, ora ci ritenta con la delega ricevuta dal Parlamento per definire i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), quello strumento giuridico che dovrebbe saper assicurare la parità su tutto il territorio nazionale dei diritti civili e sociali. Da un lato la Corte Costituzionale “riduce”, fino a quasi annullarlo, il perimento delle materie da attribuire alle Regioni, e dall’altro il Ministro per gli affari regionali – Roberto Calderoli – stipula pre-intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto per “allargare” il trasferimento di ambiti fondamentali della vita pubblica. Il primo grande bluff istituzionale è l’invarianza finanziaria, non si prevedono nuovi soldi per finanziare i Lep. Come si mettono in equilibrio Nord e Sud se non si prevedono nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica? Una delle materie di maggiore contestazione è la sanità pubblica. In quel campo esiste un Fondo nazionale che dovrebbe garantire, analogamente ai Lep, i Livelli essenziali di assistenza (Lea). Tutto dipende, quindi, da quanti soldi si mettono in quel Fondo, e non mi pare che le cose funzionino bene. Vediamo. Nel 2022 la migrazione sanitaria regionale da Sud verso Nord ha “pesato” per oltre 5 miliardi di euro, a dimostrazione dell’enorme squilibrio territoriale, ovvero della disuguaglianza nell’offerta sanitaria regionale tra le due parti del paese (Fondazione Gimbe). Secondo il Ministero della Salute, nel 2022, mentre la Campania contava 3,83 infermieri ogni mille abitanti in Liguria questi salivano a 7,01. Così come per gli screening oncologici. Su oltre 16 milioni di cittadini (donne) invitati a fare controlli per prevenire tumori al seno, alla cervice uterina e al colon retto se ne sono presentati meno di 7 milioni, la maggior parte degli “assenti” provenienti dal Sud, è evidente che persiste un problema. Perché al Sud si disertano gli screening di massa (previsti dai Lea)? Probabilmente anche perché le Regioni meridionali sono carenti nell’organizzazione, nella comunicazione e nell’aggiornamento dei dati anagrafici della popolazione censita a fini sanitari. Lo Svimez ci informa che il finanziamento del Sistema sanitario nazionale italiano non copre interamente i costi dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e non considera i fattori socio-economici che influenzano i bisogni sanitari. Questo porta a una disparità tra le regioni, penalizzando quelle del Sud Italia. Da una lettura più approfondita della sentenza della Corte Costituzionale emerge con palmare evidenza la necessità del recupero dei divari di sviluppo tra Nord e Sud. Recupero che deve avvenire, per via obbligata, attraverso investimenti nuovi e puntuali da riversare sulle Regioni deboli. Non si può “perpetuare” su una architettura istituzionale che fa finta di non capire che bisogna trovare un preciso impiego di capitale. Fino a quando la discussione sui maggiori poteri da conferire alle Regioni non fuoriesce da una cornice divisiva e verticale, ovvero riproponendo dietro finte manovre alternative le “due velocità” tra Nord e Sud, significherà produrre coscientemente danni socio-economici al Mezzogiorno, senza provare ad invertire un destino beffardo che condanna, a prescindere, chi è nato da queste parti. Cosa ancor più grave se tutto questo fosse voluto. *Scrittore e meridionalista © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Raffaele Carotenuto* Heading: d u S a d o V i st Highlight: Image: -tit_org- Fondi alla sanità Divario da colmare -sec_org-
tp:writer§§ Raffaele Carotenuto*
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403141606367.PDF
§---§
title§§ Fondi alla sanità divario da colmare
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401668704978.PDF
description§§
Estratto da pag. 7 di "CRONACHE DI NAPOLI" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T05:06:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401668704978.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401668704978.PDF', 'title': 'CRONACHE DI NAPOLI'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401668704978.PDF
tp:ocr§§ Fondi alla sanità Divario da colmare Nel silenzio generale il Governo continua ad andare avanti sull’autonomia differenziata. Accusato il colpo della Corte Costituzionale che, di fatto, ha smantellato i propositi “scissionisti” d i marca leghista, ora ci ritenta con la delega ricevuta dal Parlamento per definire i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), quello strumento giuridico che dovrebbe saper assicurare la parità su tutto il territorio nazionale dei diritti civili e sociali. Da un lato la Corte Costituzionale “riduce”, fino a quasi annullarlo, il perimento delle materie da attribuire alle Regioni, e dall’altro il Ministro per gli affari regionali – Roberto Calderoli – stipula pre-intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto per “allargare” il trasferimento di ambiti fondamentali della vita pubblica. Il primo grande bluff istituzionale è l’invarianza finanziaria, non si prevedono nuovi soldi per finanziare i Lep. Come si mettono in equilibrio Nord e Sud se non si prevedono nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica? Una delle materie di maggiore contestazione è la sanità pubblica. In quel campo esiste un Fondo nazionale che dovrebbe garantire, analogamente ai Lep, i Livelli essenziali di assistenza (Lea). Tutto dipende, quindi, da quanti soldi si mettono in quel Fondo, e non mi pare che le cose funzionino bene. Vediamo. Nel 2022 la migrazione sanitaria regionale da Sud verso Nord ha “pesato” per oltre 5 miliardi di euro, a dimostrazione dell’enorme squilibrio territoriale, ovvero della disuguaglianza nell’offerta sanitaria regionale tra le due parti del paese (Fondazione Gimbe). Secondo il Ministero della Salute, nel 2022, mentre la Campania contava 3,83 infermieri ogni mille abitanti in Liguria questi salivano a 7,01. Così come per gli screening oncologici. Su oltre 16 milioni di cittadini (donne) invitati a fare controlli per prevenire tumori al seno, alla cervice uterina e al colon retto se ne sono presentati meno di 7 milioni, la maggior parte degli “assenti” provenienti dal Sud, è evidente che persiste un problema. Perché al Sud si disertano gli screening di massa (previsti dai Lea)? Probabilmente anche perché le Regioni meridionali sono carenti nell’organizzazione, nella comunicazione e nell’aggiornamento dei dati anagrafici della popolazione censita a fini sanitari. Lo Svimez ci informa che il finanziamento del Sistema sanitario nazionale italiano non copre interamente i costi dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e non considera i fattori socio-economici che influenzano i bisogni sanitari. Questo porta a una disparità tra le regioni, penalizzando quelle del Sud Italia. Da una lettura più approfondita della sentenza della Corte Costituzionale emerge con palmare evidenza la necessità del recupero dei divari di sviluppo tra Nord e Sud. Recupero che deve avvenire, per via obbligata, attraverso investimenti nuovi e puntuali da riversare sulle Regioni deboli. Non si può “perpetuare” su una architettura istituzionale che fa finta di non capire che bisogna trovare un preciso impiego di capitale. Fino a quando la discussione sui maggiori poteri da conferire alle Regioni non fuoriesce da una cornice divisiva e verticale, ovvero riproponendo dietro finte manovre alternative le “due velocità” tra Nord e Sud, significherà produrre coscientemente danni socio-economici al Mezzogiorno, senza provare ad invertire un destino beffardo che condanna, a prescindere, chi è nato da queste parti. Cosa ancor più grave se tutto questo fosse voluto. *Scrittore e meridionalista © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Raffaele Carotenuto* Heading: Highlight: Image: -tit_org- Fondi alla sanità divario da colmare -sec_org-
tp:writer§§ Raffaele Carotenuto*
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401668704978.PDF
§---§
title§§ Sanità, meno fondi al personale stop agli over 72 in pronto soccorso
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401769005949.PDF
description§§
Estratto da pag. 8 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 24 Jan 2026
L ' analisi Gimbe sulle carenze. Protestano gli specialisti dell ' emergenza
pubDate§§ 2026-01-24T06:13:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401769005949.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401769005949.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401769005949.PDF
tp:ocr§§ Sanità, meno fondi al personale stop agli over 72 in pronto soccorso L’analisi Gimbe sulle carenze. Protestano gli specialisti dell’emergenza l ROMA. Una doppia bocciatura in poche ore alle misure su cui il Governo sta lavorando per far fronte alla crisi del personale sanitario. Ha cominciato la Fondazione Gimbe criticando il disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie, reo, soprattutto, di non destinare risorse dedicate ai professionisti. A questa si sono aggiunti i medici dell’emergenza: prolungare fino a 72 anni l’attività lavorativa dei camici bianchi, come prevede un emendamento al Milleproroghe - sostengono - è una toppa che non risolve i problemi, specie in contesti difficili come i pronto soccorso. Il disegno di legge delega, nelle intenzioni del ministro della Salute Orazio Schillaci, che lo ha presentato, dovrebbe incidere all’origine dei problemi legati al personale nel servizio sanitario, dalla perdita di attrattività del pubblico alla distribuzione non omogenea dei professionisti sul territorio, fino alle carenze per alcuni tipi di specializzazione. Se questi sono gli obiettivi, del tutto «condivisibili», la norma, «senza alcun impegno finanziario, rischia di restare lettera morta», ha avvertito il presidente Nino Cartabellotta in audizione alla Camera. Nel testo, infatti, «non è previsto alcun investimento aggiuntivo». Le risorse sono un aspetto chiave. Soprattutto, dopo un lungo processo di marginalizzazione del personale sanitario. Attraverso una simulazione che guarda all’andamento storico della spesa sanitaria, Gimbe mostra che, se nel 2012 finiva a medici, infermieri e altri lavoratori della sanità il 39,7% della spesa sanitaria, nel 2024 si era scesi al 36,6%. Un calo che si traduce in una perdita di 33,04 miliardi. Si tratta di una stima 'virtualè, che non tiene conto delle trasformazioni avvenute in sanità nell’ultimo quindicennio, tuttavia dà un’immagine di come si sia assottigliata l’attenzione al personale. «Un saccheggio di risorse pubbliche di tale portata ha progressivamente indebolito e demotivato il capitale umano del servizio sanitario nazionale, alimentando l’abbandono del servizio pubblico e la crescente disaffezione verso alcune professioni e specialità», dice Cartabellotta. I numeri della crisi sono noti. In numero assoluto, in Italia non c'è carenza di medici: con 5,4 medici per 1.000 abitanti siamo al secondo posto tra i paesi Ocse, dove la media è di 3,9 medici per 1.000. Circa 92 mila medici lavorano però al di fuori del servizio sanitario. Le carenze riguardano specifiche figure: medici di famiglia (ne mancano 5.500) e le specialità meno attrattive. Mancano, invece, infermieri: con 6,9 professionisti per 1.000 abitanti, l’Italia è sotto la media Ocse (9,5 per 1.000). La legge, per Gimbe, non sembra destinata a risolvere questi problemi. Criticità anche sul fronte della regolamentazione della responsabilità professionale e del riordino dell’impiego degli specializzandi. Inefficace, per i medici di emergenza-urgenza della Simeup (Società italiana medicina emergenza urgenza pediatrica) e della Simeu anche la misura tampone contenuta in un emendamento al Milleproroghe che prolunga fino a 72 anni l’attività lavorativa dei medici. «Non risolve le criticità strutturali», affermano in una nota i presidenti delle due società, Vincenzo Tipo e Alessandro Riccardi. «Il rischio concreto è quello di rinviare ancora una volta interventi indispensabili». [Ansa] ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:SALUTE & BENESSERE IL DISEGNO DI LEGGE DELEGA MEDICI DELL’EMERGENZA Prolungare fino a 72 anni l’attività lavorativa dei camici bianchi come prevede un emendamento al Milleproroghe per molti specialisti è una toppa che non risolve i problemi -tit_org- Sanità, meno fondi al personale stop agli over 72 in pronto soccorso -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401769005949.PDF
§---§
title§§ Crisi del personale sanitario ci vogliono i fondi
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401776505948.PDF
description§§
Estratto da pag. 7 di "GAZZETTA DEL SUD" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T06:13:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401776505948.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401776505948.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL SUD'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401776505948.PDF
tp:ocr§§ GIMBE SULLE MISURE PREVISTE DAL MINISTRO Crisi del personale sanitario ci vogliono i fondi ROMA Una doppia bocciatura in poche ore alle misure su cui il Governo sta lavorando per far fronte alla crisi del personale sanitario. Ha cominciato la Fondazione Gimbe criticando il disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie, reo, soprattutto, di non destinare risorse dedicate ai professionisti. A questa si sono aggiunti i medici dell’emergenza: prolungare fino a 72 anni l’attività lavorativa dei camici bianchi, come prevede un emendamento al Milleproroghe – sostengono –è una toppa che non risolve i problemi, specie in contesti difficili come i pronto soccorso. Il disegno di legge delega, nelle intenzioni del ministro della Salute Orazio Schillaci, che lo ha presentato, dovrebbe incidere all’origine dei problemi legati al personale nel servizio sanitario, dalla perdita di attrattività del pubblico alla distribuzione non omogenea dei professionisti sul territorio. Se questi sono gli obiettivi, del tutto «condivisibili», la norma, «senza alcun impegno finanziario, rischia di restare lettera morta», ha avvertito il presidente Nino Cartabellotta in audizione alla Camera. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Crisi del personale sanitario ci vogliono i fondi -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401776505948.PDF
§---§
title§§ Liguria, rivoluzione nella sanità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841905542.PDF
description§§
Estratto da pag. 67 di "GAZZETTA DELL'ADDA" del 24 Jan 2026
Mira a diversi obiettivi, dai risparmi al superamento della frammentazione gestionale
pubDate§§ 2026-01-24T05:38:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841905542.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841905542.PDF', 'title': "GAZZETTA DELL'ADDA"}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841905542.PDF
tp:ocr§§ REGIONE Partita la riforma voluta dall’amministrazione guidata da Marco Bucci Liguria, rivoluzione nella sanità Mira a diversi obiettivi, dai risparmi al superamento della frammentazione gestionale La Fondazione Gimbe, nell’ambito della campagna SalviamoSSN, ha classificato la Liguria, nel rapporto annuale sul Sistema Sanitario Nazionale, come “giallo” per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza sanitaria e “arancione” invece per la mobilità sanitaria. Un risultato pari alla scarsa sufficienza nella graduatoria a punti stilata dalla Fondazione, ma che, va sottolineato, ha analizzato gli ultimi dati disponibili, vale a dire quelli del 2023. Nel frattempo in Liguria la sanità sta vivendo una vera e propria rivoluzione. L’Amministrazione regionale guidata da Marco Bucci ha, infatti, dato il via, lo scorso 1° gennaio, alla riforma sanitaria che mira a una serie di obiettivi che riguardano il cambio di governance, risparmi e il superamento della frammentazione gestionale per garantire una risposta uniforme ai bisogni di salute su tutto il territorio. Azienda Tutela della Salute Liguria, questo il nome della nuova realtà sanitaria della Regione che si caratterizza, curiosamente, per il fatto di avere una forte trazione imperiese. Il direttore generale, nominato dal governatore Marco Bucci, è, infatti, Marco Damonte Prioli, manager di Imperia con una lunga esperienza maturata nell’Asl 1 Imperiese, fino alla direzione generale, quindi in quella Savonese e in ultimo all’Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, sempre ai vertici della scala gerarchica. Prioli, al suo fianco, ha voluto il sanremese Michele Orlando come direttore sanitario. Un binomio che si era già consolidato alla direzione dell’As1 Imperiese. Orlando ha ricoperto il ruolo di direttore sanitario anche del Policlinico San Martino di Genova, di Alisa e, fino a dicembre del 2025, è stato direttore generale dell’Asl2 di Savona. Per la direzione amministrativa dell’ATS, Prioli avrà al suo fianco un altro manager che arriva direttamente da Sanremo: Maria Elena Galbusera, direttore generale uscente dell’Asl 1 imperiese. «Sono felice e orgoglioso di ricoprire una carica così prestigiosa e strategica per il nostro sistema sanitario regionale, che ho sempre servito con il massimo impegno e dedizione – ha commentato Prioli – ho lasciato dopo quasi tre anni la Direzione del Policlinico San Martino, che a tutti gli effetti non è solo un grande Ospedale ma è anche e soprattutto una grande famiglia allargata. È stato un viaggio affascinante, sfidante e complesso, in una struttura sempre più di riferimento per la sanità nazionale». Sulla neonata ATS il manager aggiunge: «La nuova riforma del sistema sanitario regionale è una nuova sfida: la nuova ATS Liguria sarà lo strumento che permetterà di garantire più risorse per la cura dei cittadini liguri e un’uniformità di prestazioni e percorsi assistenziali su tutto il territorio regionale. Sono convinto che con la collaborazione di Regione Liguria e della nuova AOM (IRCCS Azienda Ospedaliera Metropolitana di Genova alla cui direzione generale è stata nominata Monica Calamai, ndr) riusciremo a raggiungere gli obiettivi delineati nella riforma». Come cambierà il sistema sul territorio? Le 5 Asl manterranno la struttura di forma, ma cambiano nome in "Aree sociosanitarie" e avranno un Direttore di Area che si occuperà solo del governo della parte sanitaria territoriale. Tra le Aree e la direzione sanitaria si inserisce una sesta area, ex Alisa, oggi Liguria Salute. I nuovi direttori delle aree territoriali sono: Marino Anfosso per Asl E 1 imperiese, Monica Cirone per Asl 2 savonese, Ivan Mazzoleni in Asl 3 Genova, Maria Elena Secchi per l’Asl4 del Levante genovese, Paolo Cavagnaro per l’Asl 5 La Spezia e per Liguria Salute Giancarlo Bizzarri. La Giunta presieduta dal governatore Bucci, nei giorni scorsi, ha inoltre nominato Francesco Quaglia nel ruolo di Commissario dell’E.O. Ospedali Galliera per 12 mesi, su proposta del Consiglio di amministrazione dell’ospedale presieduto dall’arcivescovo Marc
o Tasca. «Ho molta fiducia in questi direttori generali, chiamati a realizzare la riforma della sanità che abbiamo varato – ha detto Bucci - Lavoreremo all’evoluzione di una sanità che non abbia attenzione solo per il malato, ma per tutti i cittadini, puntando anche molto sulla prevenzione. Saremo, per molti, un punto di riferimento: il nuovo IRCCS dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana sarà il più grande d’Italia. Abbiamo, inoltre, un’età media molto elevata e questo farà di noi un modello per la civiltà occidentale dei prossimi vent’anni. Ci siamo posti quattro obiettivi principali: migliorare la percezione dei cittadini e ottenere un riscontro reale del miglioramento del servizio; riportare in Liguria, oltre ai pazienti, anche le migliori eccellenze tra i professionisti che oggi lavorano fuori dai nostri confini; realizzare cinque nuovi ospedali; adottare una gestione della spesa secondo criteri moderni». NTRATE l Samirah Muran ---End text--- Author: Samirah Muran Heading: Highlight: Image:A sinistra, alcuni nuovi direttori delle Asl con il presidente Marco Bucci. Sopra il direttore generale Marco Damonte Prioli -tit_org- Liguria, rivoluzione nella sanità -sec_org-
tp:writer§§ Samirah Muran
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841905542.PDF
§---§
title§§ Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841605543.PDF
description§§
Estratto da pag. 67 di "GAZZETTA DELL'ADDA" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T05:38:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841605543.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841605543.PDF', 'title': "GAZZETTA DELL'ADDA"}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841605543.PDF
tp:ocr§§ GIMBE Nel 2023 l’analisi dei Lea riporta grandissimi divari tra le regioni nelle macroaree della prevenzione, ospedaliera e distrettuale Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte Nell’ambito delle cure essenziali fornite dalle strutture sanitarie, tra le regioni ci sono forti discrepanze, con differenze anche di 40 punti di divario tra i vari territori. A dirlo è un focus realizzato dalla Fondazione Gimbe che aggrega i dati pubblicati dal ministero della Salute. Secondo la ricerca della fondazione bolognese, sarebbero 8 nel 2023, annualità più recente in cui sono disponibili rilevazioni - le regioni che non raggiungono i livelli essenziali di assistenza previsti dal nuovo sistema di garanzia applicato dal dicastero retto da Orazio Schillaci, fermandosi, nei livelli di valutazione, al di sotto della sufficienza di 60 centesimi in almeno una delle tre macroaree della prevenzione, distrettuale e ospedaliera. «Sommando i punteggi ottenuti nelle tre macro-aree - specificano dalla fondazione - a fronte di un punteggio medio di 226 punti su 300, esistono divari molto marcati: Veneto e Toscana superano i 280 punti, mentre altre Regioni non raggiungono i 200 punti, in particolare nel Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Sicilia) e in Valle d’Aosta. Infine, in ciascuna macro-area, il divario tra le Regioni con le migliori performance e quelle in maggiore difficoltà supera i 40 punti, arrivando in alcune aree a scarti ancora maggiori, con criticità soprattutto sull’assistenza territoriale e sulla prevenzione, concentrate soprattutto al Sud». La misura, stando a una riflessione condotta dal presidente della fondazione, sarebbe pure sottostimata: ««Tenendo conto che il nuovo sistema di garanzia fornisce solo un quadro generale sull’adempimento dei LEA – ha evidenziato Nino Cartabellotta – ma non misura l’effettiva qualità dell’assistenza erogata né tantomeno l’effettiva esigibilità del diritto costituzionale alla tutela della salute, l’entità delle diseguaglianze regionali e territoriali è largamente sottostimata». Scendendo alla concretezza dei dati, la ricerca di Gimbe mette in fila le regioni con il criterio dei punteggi ottenuti nelle varie macro-aree: i territori del Nordovest sono in linea generale su buoni livelli, anche se ci sono delle aree dove la situazione potrebbe decisamente essere migliore, come la prevenzione in Liguria. Ad avere la situazione più critica è la Valle d’Aosta. La sommatoria del punteggio sulle tre aree invece vede primeggiare il Veneto con 288 punti (su un massimo di 300, ndr), seguito da Toscana, Emilia Romagna e Provincia autonoma di Trento. Nell’area del primo quartile, quello con i migliori risultati, spicca il Piemonte con 270 punti. La Lombardia è nel secondo quartile con un totale di 257 punti, mentre la Liguria, con un punteggio di 219 su 300, sarebbe la prima delle regioni inadempienti secondo il nuovo sistema di garanzia stabilito dal ministero. Su questo argomento il presidente di Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta ha tenuto un’audizione al Senato, per criticare l’adozione dell’autonomia differenziata: aumentando ancora di più la responsabilità delle regioni per la gestione del sistema sanitario queste discrepanze, secondo gli osservatori di Gimbe, sono destinate ad aumentare ulteriormente. l a.z. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: NUOVO SISTEMA DI GARANZIA PUNTEGGI 2023 DEL NORDOVEST NELLE 3 MACROAREE Regione Area Prevenzione Area Distrettuale Area Ospedaliera Lombardia Piemonte Liguria 95 93 54 76 90 85 86 87 80 Valle d’Aosta 77 35 53 Fonte: Fondazione Gimbe su dati Ministero della Salute Image: -tit_org- Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841605543.PDF
§---§
title§§ Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401809205363.PDF
description§§
Estratto da pag. 67 di "GAZZETTA DELLA MARTESANA MILANO" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T05:31:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401809205363.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401809205363.PDF', 'title': 'GAZZETTA DELLA MARTESANA MILANO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401809205363.PDF
tp:ocr§§ GIMBE Nel 2023 l’analisi dei Lea riporta grandissimi divari tra le regioni nelle macroaree della prevenzione, ospedaliera e distrettuale Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte Nell’ambito delle cure essenziali fornite dalle strutture sanitarie, tra le regioni ci sono forti discrepanze, con differenze anche di 40 punti di divario tra i vari territori. A dirlo è un focus realizzato dalla Fondazione Gimbe che aggrega i dati pubblicati dal ministero della Salute. Secondo la ricerca della fondazione bolognese, sarebbero 8 nel 2023, annualità più recente in cui sono disponibili rilevazioni - le regioni che non raggiungono i livelli essenziali di assistenza previsti dal nuovo sistema di garanzia applicato dal dicastero retto da Orazio Schillaci, fermandosi, nei livelli di valutazione, al di sotto della sufficienza di 60 centesimi in almeno una delle tre macroaree della prevenzione, distrettuale e ospedaliera. «Sommando i punteggi ottenuti nelle tre macro-aree - specificano dalla fondazione - a fronte di un punteggio medio di 226 punti su 300, esistono divari molto marcati: Veneto e Toscana superano i 280 punti, mentre altre Regioni non raggiungono i 200 punti, in particolare nel Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Sicilia) e in Valle d’Aosta. Infine, in ciascuna macro-area, il divario tra le Regioni con le migliori performance e quelle in maggiore difficoltà supera i 40 punti, arrivando in alcune aree a scarti ancora maggiori, con criticità soprattutto sull’assistenza territoriale e sulla prevenzione, concentrate soprattutto al Sud». La misura, stando a una riflessione condotta dal presidente della fondazione, sarebbe pure sottostimata: ««Tenendo conto che il nuovo sistema di garanzia fornisce solo un quadro generale sull’adempimento dei LEA – ha evidenziato Nino Cartabellotta – ma non misura l’effettiva qualità dell’assistenza erogata né tantomeno l’effettiva esigibilità del diritto costituzionale alla tutela della salute, l’entità delle diseguaglianze regionali e territoriali è largamente sottostimata». Scendendo alla concretezza dei dati, la ricerca di Gimbe mette in fila le regioni con il criterio dei punteggi ottenuti nelle varie macro-aree: i territori del Nordovest sono in linea generale su buoni livelli, anche se ci sono delle aree dove la situazione potrebbe decisamente essere migliore, come la prevenzione in Liguria. Ad avere la situazione più critica è la Valle d’Aosta. La sommatoria del punteggio sulle tre aree invece vede primeggiare il Veneto con 288 punti (su un massimo di 300, ndr), seguito da Toscana, Emilia Romagna e Provincia autonoma di Trento. Nell’area del primo quartile, quello con i migliori risultati, spicca il Piemonte con 270 punti. La Lombardia è nel secondo quartile con un totale di 257 punti, mentre la Liguria, con un punteggio di 219 su 300, sarebbe la prima delle regioni inadempienti secondo il nuovo sistema di garanzia stabilito dal ministero. Su questo argomento il presidente di Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta ha tenuto un’audizione al Senato, per criticare l’adozione dell’autonomia differenziata: aumentando ancora di più la responsabilità delle regioni per la gestione del sistema sanitario queste discrepanze, secondo gli osservatori di Gimbe, sono destinate ad aumentare ulteriormente. l a.z. ---End text--- Author: az. Heading: Highlight: Image:NUOVO SISTEMA DI GARANZIA PUNTEGGI 2023 DEL NORDOVEST NELLE 3 MACROAREE Regione Area Prevenzione Area Distrettuale Area Ospedaliera Lombardia Piemonte Liguria 95 93 54 76 90 85 86 87 80 Valle d’Aosta 77 35 53 Fonte: Fondazione Gimbe su dati Ministero della Salute -tit_org- Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte -sec_org-
tp:writer§§ az.
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401809205363.PDF
§---§
title§§ Liguria, rivoluzione nella sanità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401809305364.PDF
description§§
Estratto da pag. 67 di "GAZZETTA DELLA MARTESANA MILANO" del 24 Jan 2026
Mira a diversi obiettivi, dai risparmi al superamento della frammentazione gestionale
pubDate§§ 2026-01-24T05:31:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401809305364.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401809305364.PDF', 'title': 'GAZZETTA DELLA MARTESANA MILANO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401809305364.PDF
tp:ocr§§ REGIONE Partita la riforma voluta dall’amministrazione guidata da Marco Bucci Liguria, rivoluzione nella sanità Mira a diversi obiettivi, dai risparmi al superamento della frammentazione gestionale La Fondazione Gimbe, nell’ambito della campagna SalviamoSSN, ha classificato la Liguria, nel rapporto annuale sul Sistema Sanitario Nazionale, come “giallo” per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza sanitaria e “arancione” invece per la mobilità sanitaria. Un risultato pari alla scarsa sufficienza nella graduatoria a punti stilata dalla Fondazione, ma che, va sottolineato, ha analizzato gli ultimi dati disponibili, vale a dire quelli del 2023. Nel frattempo in Liguria la sanità sta vivendo una vera e propria rivoluzione. L’Amministrazione regionale guidata da Marco Bucci ha, infatti, dato il via, lo scorso 1° gennaio, alla riforma sanitaria che mira a una serie di obiettivi che riguardano il cambio di governance, risparmi e il superamento della frammentazione gestionale per garantire una risposta uniforme ai bisogni di salute su tutto il territorio. Azienda Tutela della Salute Liguria, questo il nome della nuova realtà sanitaria della Regione che si caratterizza, curiosamente, per il fatto di avere una forte trazione imperiese. Il direttore generale, nominato dal governatore Marco Bucci, è, infatti, Marco Damonte Prioli, manager di Imperia con una lunga esperienza maturata nell’Asl 1 Imperiese, fino alla direzione generale, quindi in quella Savonese e in ultimo all’Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, sempre ai vertici della scala gerarchica. Prioli, al suo fianco, ha voluto il sanremese Michele Orlando come direttore sanitario. Un binomio che si era già consolidato alla direzione dell’As1 Imperiese. Orlando ha ricoperto il ruolo di direttore sanitario anche del Policlinico San Martino di Genova, di Alisa e, fino a dicembre del 2025, è stato direttore generale dell’Asl2 di Savona. Per la direzione amministrativa dell’ATS, Prioli avrà al suo fianco un altro manager che arriva direttamente da Sanremo: Maria Elena Galbusera, direttore generale uscente dell’Asl 1 imperiese. «Sono felice e orgoglioso di ricoprire una carica così prestigiosa e strategica per il nostro sistema sanitario regionale, che ho sempre servito con il massimo impegno e dedizione – ha commentato Prioli – ho lasciato dopo quasi tre anni la Direzione del Policlinico San Martino, che a tutti gli effetti non è solo un grande Ospedale ma è anche e soprattutto una grande famiglia allargata. È stato un viaggio affascinante, sfidante e complesso, in una struttura sempre più di riferimento per la sanità nazionale». Sulla neonata ATS il manager aggiunge: «La nuova riforma del sistema sanitario regionale è una nuova sfida: la nuova ATS Liguria sarà lo strumento che permetterà di garantire più risorse per la cura dei cittadini liguri e un’uniformità di prestazioni e percorsi assistenziali su tutto il territorio regionale. Sono convinto che con la collaborazione di Regione Liguria e della nuova AOM (IRCCS Azienda Ospedaliera Metropolitana di Genova alla cui direzione generale è stata nominata Monica Calamai, ndr) riusciremo a raggiungere gli obiettivi delineati nella riforma». Come cambierà il sistema sul territorio? Le 5 Asl manterranno la struttura di forma, ma cambiano nome in "Aree sociosanitarie" e avranno un Direttore di Area che si occuperà solo del governo della parte sanitaria territoriale. Tra le Aree e la direzione sanitaria si inserisce una sesta area, ex Alisa, oggi Liguria Salute. I nuovi direttori delle aree territoriali sono: Marino Anfosso per Asl E 1 imperiese, Monica Cirone per Asl 2 savonese, Ivan Mazzoleni in Asl 3 Genova, Maria Elena Secchi per l’Asl4 del Levante genovese, Paolo Cavagnaro per l’Asl 5 La Spezia e per Liguria Salute Giancarlo Bizzarri. La Giunta presieduta dal governatore Bucci, nei giorni scorsi, ha inoltre nominato Francesco Quaglia nel ruolo di Commissario dell’E.O. Ospedali Galliera per 12 mesi, su proposta del Consiglio di amministrazione dell’ospedale presieduto dall’arcivescovo Marc
o Tasca. «Ho molta fiducia in questi direttori generali, chiamati a realizzare la riforma della sanità che abbiamo varato – ha detto Bucci - Lavoreremo all’evoluzione di una sanità che non abbia attenzione solo per il malato, ma per tutti i cittadini, puntando anche molto sulla prevenzione. Saremo, per molti, un punto di riferimento: il nuovo IRCCS dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana sarà il più grande d’Italia. Abbiamo, inoltre, un’età media molto elevata e questo farà di noi un modello per la civiltà occidentale dei prossimi vent’anni. Ci siamo posti quattro obiettivi principali: migliorare la percezione dei cittadini e ottenere un riscontro reale del miglioramento del servizio; riportare in Liguria, oltre ai pazienti, anche le migliori eccellenze tra i professionisti che oggi lavorano fuori dai nostri confini; realizzare cinque nuovi ospedali; adottare una gestione della spesa secondo criteri moderni». NTRATE l Samirah Muran ---End text--- Author: Samirah Muran Heading: Highlight: Image:A sinistra, alcuni nuovi direttori delle Asl con il presidente Marco Bucci. Sopra il direttore generale Marco Damonte Prioli -tit_org- Liguria, rivoluzione nella sanità -sec_org-
tp:writer§§ Samirah Muran
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401809305364.PDF
§---§
title§§ Sanità Meno fondi al personale Il ddl delega fa discutere
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401951903682.PDF
description§§
Estratto da pag. 6 di "GAZZETTA DI MANTOVA" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T04:03:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401951903682.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401951903682.PDF', 'title': 'GAZZETTA DI MANTOVA'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401951903682.PDF
tp:ocr§§ Sanità Menofondialpersonale Ilddldelegafadiscutere Una doppia bocciatura in poche ore alle misure su cui il Governo sta lavorando per far fronte alla crisi del personale sanitario. Ha cominciato la Fondazione Gimbe criticando il ddl delega sulla riforma delle professioni sanitarie, reo di non destinare risorse ai professionisti. Si sono aggiunti i medici dell'emergenza: prolungare fino a 72 anni l'attività lavorativa dei camici bianchi, come prevede un emendamento al Milleproroghe - sostengono - è una toppa che non risolve i problemi. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Sanità Una dottoressa in un ospedale -tit_org- Sanità Meno fondi al personale Il ddl delega fa discutere -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401951903682.PDF
§---§
title§§ Pronto soccorso «No agli over 72 Ora più fondi»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401642404719.PDF
description§§
Estratto da pag. 5 di "GAZZETTA DI PARMA" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T04:50:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401642404719.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401642404719.PDF', 'title': 'GAZZETTA DI PARMA'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401642404719.PDF
tp:ocr§§ Sanità Le critiche Pronto soccorso «No agli over 72 Ora più fondi» ?? Roma Una doppia bocciatura in poche ore alle misure su cui il Governo sta lavorando per far fronte alla crisi del personale sanitario. Ha cominciato la Fondazione Gimbe criticando il disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie, reo, soprattutto, di non destinare risorse dedicate ai professionisti. A questa si sono aggiunti i medici dell'emergenza: prolungare fino a 72 anni l'attività lavorativa dei camici bianchi, come prevede un emendamento al Milleproroghe - sostengono è una toppa che non risolve i problemi, specie in contesti difficili come i pronto soccorso. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Pronto soccorso «No agli over 72 Ora più fondi» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401642404719.PDF
§---§
title§§ Crisi del personale sanitario ci vogliono i fondi
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401951603683.PDF
description§§
Estratto da pag. 7 di "GIORNALE DI SICILIA" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T04:03:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401951603683.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401951603683.PDF', 'title': 'GIORNALE DI SICILIA'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401951603683.PDF
tp:ocr§§ GIMBE SULLE MISURE PREVISTE DAL MINISTRO Crisi del personale sanitario ci vogliono i fondi ROMA Una doppia bocciatura in poche ore alle misure su cui il Governo sta lavorando per far fronte alla crisi del personale sanitario. Ha cominciato la Fondazione Gimbe criticando il disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie, reo, soprattutto, di non destinare risorse dedicate ai professionisti. A questa si sono aggiunti i medici dell’emergenza: prolungare fino a 72 anni l’attività lavorativa dei camici bianchi, come prevede un emendamento al Milleproroghe – sostengono –è una toppa che non risolve i problemi, specie in contesti difficili come i pronto soccorso. Il disegno di legge delega, nelle intenzioni del ministro della Salute Orazio Schillaci, che lo ha presentato, dovrebbe incidere all’origine dei problemi legati al personale nel servizio sanitario, dalla perdita di attrattività del pubblico alla distribuzione non omogenea dei professionisti sul territorio. Se questi sono gli obiettivi, del tutto «condivisibili», la norma, «senza alcun impegno finanziario, rischia di restare lettera morta», ha avvertito il presidente Nino Cartabellotta in audizione alla Camera. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Crisi del personale sanitario ci vogliono i fondi -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401951603683.PDF
§---§
title§§ Liguria, rivoluzione nella sanità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401808205365.PDF
description§§
Estratto da pag. 67 di "GIORNALE DI SONDRIO CENTRO VALLE" del 24 Jan 2026
Mira a diversi obiettivi, dai risparmi al superamento della frammentazione gestionale
pubDate§§ 2026-01-24T05:32:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401808205365.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401808205365.PDF', 'title': 'GIORNALE DI SONDRIO CENTRO VALLE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401808205365.PDF
tp:ocr§§ REGIONE Partita la riforma voluta dall’amministrazione guidata da Marco Bucci Liguria, rivoluzione nella sanità Mira a diversi obiettivi, dai risparmi al superamento della frammentazione gestionale La Fondazione Gimbe, nell’ambito della campagna SalviamoSSN, ha classificato la Liguria, nel rapporto annuale sul Sistema Sanitario Nazionale, come “giallo” per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza sanitaria e “arancione” invece per la mobilità sanitaria. Un risultato pari alla scarsa sufficienza nella graduatoria a punti stilata dalla Fondazione, ma che, va sottolineato, ha analizzato gli ultimi dati disponibili, vale a dire quelli del 2023. Nel frattempo in Liguria la sanità sta vivendo una vera e propria rivoluzione. L’Amministrazione regionale guidata da Marco Bucci ha, infatti, dato il via, lo scorso 1° gennaio, alla riforma sanitaria che mira a una serie di obiettivi che riguardano il cambio di governance, risparmi e il superamento della frammentazione gestionale per garantire una risposta uniforme ai bisogni di salute su tutto il territorio. Azienda Tutela della Salute Liguria, questo il nome della nuova realtà sanitaria della Regione che si caratterizza, curiosamente, per il fatto di avere una forte trazione imperiese. Il direttore generale, nominato dal governatore Marco Bucci, è, infatti, Marco Damonte Prioli, manager di Imperia con una lunga esperienza maturata nell’Asl 1 Imperiese, fino alla direzione generale, quindi in quella Savonese e in ultimo all’Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, sempre ai vertici della scala gerarchica. Prioli, al suo fianco, ha voluto il sanremese Michele Orlando come direttore sanitario. Un binomio che si era già consolidato alla direzione dell’As1 Imperiese. Orlando ha ricoperto il ruolo di direttore sanitario anche del Policlinico San Martino di Genova, di Alisa e, fino a dicembre del 2025, è stato direttore generale dell’Asl2 di Savona. Per la direzione amministrativa dell’ATS, Prioli avrà al suo fianco un altro manager che arriva direttamente da Sanremo: Maria Elena Galbusera, direttore generale uscente dell’Asl 1 imperiese. «Sono felice e orgoglioso di ricoprire una carica così prestigiosa e strategica per il nostro sistema sanitario regionale, che ho sempre servito con il massimo impegno e dedizione – ha commentato Prioli – ho lasciato dopo quasi tre anni la Direzione del Policlinico San Martino, che a tutti gli effetti non è solo un grande Ospedale ma è anche e soprattutto una grande famiglia allargata. È stato un viaggio affascinante, sfidante e complesso, in una struttura sempre più di riferimento per la sanità nazionale». Sulla neonata ATS il manager aggiunge: «La nuova riforma del sistema sanitario regionale è una nuova sfida: la nuova ATS Liguria sarà lo strumento che permetterà di garantire più risorse per la cura dei cittadini liguri e un’uniformità di prestazioni e percorsi assistenziali su tutto il territorio regionale. Sono convinto che con la collaborazione di Regione Liguria e della nuova AOM (IRCCS Azienda Ospedaliera Metropolitana di Genova alla cui direzione generale è stata nominata Monica Calamai, ndr) riusciremo a raggiungere gli obiettivi delineati nella riforma». Come cambierà il sistema sul territorio? Le 5 Asl manterranno la struttura di forma, ma cambiano nome in "Aree sociosanitarie" e avranno un Direttore di Area che si occuperà solo del governo della parte sanitaria territoriale. Tra le Aree e la direzione sanitaria si inserisce una sesta area, ex Alisa, oggi Liguria Salute. I nuovi direttori delle aree territoriali sono: Marino Anfosso per Asl EN 1 imperiese, Monica Cirone per Asl 2 savonese, Ivan Mazzoleni in Asl 3 Genova, Maria Elena Secchi per l’Asl4 del Levante genovese, Paolo Cavagnaro per l’Asl 5 La Spezia e per Liguria Salute Giancarlo Bizzarri. La Giunta presieduta dal governatore Bucci, nei giorni scorsi, ha inoltre nominato Francesco Quaglia nel ruolo di Commissario dell’E.O. Ospedali Galliera per 12 mesi, su proposta del Consiglio di amministrazione dell’ospedale presieduto dall’arcivescovo Mar
co Tasca. «Ho molta fiducia in questi direttori generali, chiamati a realizzare la riforma della sanità che abbiamo varato – ha detto Bucci - Lavoreremo all’evoluzione di una sanità che non abbia attenzione solo per il malato, ma per tutti i cittadini, puntando anche molto sulla prevenzione. Saremo, per molti, un punto di riferimento: il nuovo IRCCS dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana sarà il più grande d’Italia. Abbiamo, inoltre, un’età media molto elevata e questo farà di noi un modello per la civiltà occidentale dei prossimi vent’anni. Ci siamo posti quattro obiettivi principali: migliorare la percezione dei cittadini e ottenere un riscontro reale del miglioramento del servizio; riportare in Liguria, oltre ai pazienti, anche le migliori eccellenze tra i professionisti che oggi lavorano fuori dai nostri confini; realizzare cinque nuovi ospedali; adottare una gestione della spesa secondo criteri moderni». NTRATE l Samirah Muran ---End text--- Author: Samirah Muran Heading: Highlight: Image:A sinistra, alcuni nuovi direttori delle Asl con il presidente Marco Bucci. Sopra il direttore generale Marco Damonte Prioli -tit_org- Liguria, rivoluzione nella sanità -sec_org-
tp:writer§§ Samirah Muran
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401808205365.PDF
§---§
title§§ Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841805541.PDF
description§§
Estratto da pag. 67 di "GIORNALE DI SONDRIO CENTRO VALLE" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T05:38:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841805541.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841805541.PDF', 'title': 'GIORNALE DI SONDRIO CENTRO VALLE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841805541.PDF
tp:ocr§§ GIMBE Nel 2023 l’analisi dei Lea riporta grandissimi divari tra le regioni nelle macroaree della prevenzione, ospedaliera e distrettuale Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte Nell’ambito delle cure essenziali fornite dalle strutture sanitarie, tra le regioni ci sono forti discrepanze, con differenze anche di 40 punti di divario tra i vari territori. A dirlo è un focus realizzato dalla Fondazione Gimbe che aggrega i dati pubblicati dal ministero della Salute. Secondo la ricerca della fondazione bolognese, sarebbero 8 nel 2023, annualità più recente in cui sono disponibili rilevazioni - le regioni che non raggiungono i livelli essenziali di assistenza previsti dal nuovo sistema di garanzia applicato dal dicastero retto da Orazio Schillaci, fermandosi, nei livelli di valutazione, al di sotto della sufficienza di 60 centesimi in almeno una delle tre macroaree della prevenzione, distrettuale e ospedaliera. «Sommando i punteggi ottenuti nelle tre macro-aree - specificano dalla fondazione - a fronte di un punteggio medio di 226 punti su 300, esistono divari molto marcati: Veneto e Toscana superano i 280 punti, mentre altre Regioni non raggiungono i 200 punti, in particolare nel Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Sicilia) e in Valle d’Aosta. Infine, in ciascuna macro-area, il divario tra le Regioni con le migliori performance e quelle in maggiore difficoltà supera i 40 punti, arrivando in alcune aree a scarti ancora maggiori, con criticità soprattutto sull’assistenza territoriale e sulla prevenzione, concentrate soprattutto al Sud». La misura, stando a una riflessione condotta dal presidente della fondazione, sarebbe pure sottostimata: ««Tenendo conto che il nuovo sistema di garanzia fornisce solo un quadro generale sull’adempimento dei LEA – ha evidenziato Nino Cartabellotta – ma non misura l’effettiva qualità dell’assistenza erogata né tantomeno l’effettiva esigibilità del diritto costituzionale alla tutela della salute, l’entità delle diseguaglianze regionali e territoriali è largamente sottostimata». Scendendo alla concretezza dei dati, la ricerca di Gimbe mette in fila le regioni con il criterio dei punteggi ottenuti nelle varie macro-aree: i territori del Nordovest sono in linea generale su buoni livelli, anche se ci sono delle aree dove la situazione potrebbe decisamente essere migliore, come la prevenzione in Liguria. Ad avere la situazione più critica è la Valle d’Aosta. La sommatoria del punteggio sulle tre aree invece vede primeggiare il Veneto con 288 punti (su un massimo di 300, ndr), seguito da Toscana, Emilia Romagna e Provincia autonoma di Trento. Nell’area del primo quartile, quello con i migliori risultati, spicca il Piemonte con 270 punti. La Lombardia è nel secondo quartile con un totale di 257 punti, mentre la Liguria, con un punteggio di 219 su 300, sarebbe la prima delle regioni inadempienti secondo il nuovo sistema di garanzia stabilito dal ministero. Su questo argomento il presidente di Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta ha tenuto un’audizione al Senato, per criticare l’adozione dell’autonomia differenziata: aumentando ancora di più la responsabilità delle regioni per la gestione del sistema sanitario queste discrepanze, secondo gli osservatori di Gimbe, sono destinate ad aumentare ulteriormente. l a.z. ---End text--- Author: az. Heading: Highlight: Image:NUOVO SISTEMA DI GARANZIA PUNTEGGI 2023 DEL NORDOVEST NELLE 3 MACROAREE Regione Area Prevenzione Area Distrettuale Area Ospedaliera Lombardia Piemonte Liguria 95 93 54 76 90 85 86 87 80 Valle d’Aosta 77 35 53 Fonte: Fondazione Gimbe su dati Ministero della Salute -tit_org- Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte -sec_org-
tp:writer§§ az.
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401841805541.PDF
§---§
title§§ Meno fondi al personale Il ddl delega fa discutere
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403158006403.PDF
description§§
Estratto da pag. 6 di "GIORNALE DI VICENZA" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T06:51:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403158006403.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403158006403.PDF', 'title': 'GIORNALE DI VICENZA'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403158006403.PDF
tp:ocr§§ Sanità Menofondialpersonale Ilddldelegafadiscutere Una doppia bocciatura in poche ore alle misure su cui il Governo sta lavorando per far fronte alla crisi del personale sanitario. Ha cominciato la Fondazione Gimbe criticando il ddl delega sulla riforma delle professioni sanitarie, reo di non destinare risorse ai professionisti. Si sono aggiunti i medici dell'emergenza: prolungare fino a 72 anni l'attività lavorativa dei camici bianchi, come prevede un emendamento al Milleproroghe - sostengono - è una toppa che non risolve i problemi. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Sanità Una dottoressa in un ospedale -tit_org- Meno fondi al personale Il ddl delega fa discutere -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403158006403.PDF
§---§
title§§ Spesa sanitaria privata di 377 euro pro-capite: dagli anni '80 è aumentata dal 50 al 70%
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403141706368.PDF
description§§
Estratto da pag. 2 di "NUOVA DEL SUD" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T06:45:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403141706368.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403141706368.PDF', 'title': 'NUOVA DEL SUD'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403141706368.PDF
tp:ocr§§ Spesa sanitaria privata di 377 euro pro-capite: dagli anni ‘80 è aumentata dal 50 al 70% POTENZA – Oltre i 128 milioni di euro spesi nel 2024 per curarsi altrove (la Regione ne ha incassati 58 da chi ha scelto di venirsi a curare in Basilicata), la spesa sanitaria privata per persona in Basilicata è pari a 377 euro pro-capite. Rispetto agli anni ’80 la quota di famiglie che spende privatamente per la Sanità è aumentata dal 50,8% al 70%: un risultato disallineato rispetto alla “promessa” di una copertura universale e globale dei bisogni di salute, intrinseca nella istituzione del Ssn. L’84% dell’incremento del numero di famiglie soggette a spese sanitarie private si è accumulato negli anni ’90: e in quel decennio la spesa pubblica è aumentata del 4,4% medio annuo (+0,8% in termini reali), mentre quella privata più del doppio (+10,7%). Dopo il 2000 la spesa pubblica e quella privata sono però cresciute allo stesso ritmo (+2,7% medio annuo, pari al +0,7%, in termini reali). Lo evidenzia il Rapporto del Crea pubblicato dal Cnel sottolineando che la crescita del numero di famiglie che spendono privatamente per la Sanità, va i in parallelo con quella della spesa: l’incidenza dei consumi sanitari sui bilanci delle famiglie si è più che raddoppiata, raggiungendo in media il 4,3%, e toccando il 6,8% per quelle “meno istruite”; anche in questo caso il prezzo più alto lo pagano le famiglie meno abbienti: la quota di spesa privata sostenuta dal 60% delle famiglie meno abbienti è cresciuta dal 27,6% al 37,6%. E’ la conferma che in Basilicata le famiglie stanno affrontando una crescente pressione economica legata alla salute, tra costi diretti per visite, esami e terapie, liste d’attesa lunghe e rinunce alle cure. I dati più recenti offrono uno spaccato dettagliato di come la spesa sanitaria incida sempre più sui bilanci familiari, soprattutto per i nuclei a basso reddito. Una conseguenza concreta di questa situazione è che il 6,7% dei cittadini lucani ha rinunciato alle cure nel 2023, un dato che seppur leggermente inferiore alla media nazionale del 7,6%, segnala una difficoltà crescente ad accedere alle prestazioni di diagnosi e cura. CAUSE E DINAMICHE DELLA SPESA PRIVATA La spesa sanitaria privata (out-of-pocket) nel Paese continua a rappresentare una fetta significativa del totale: a livello nazionale circa 23% della spesa sanitaria totale è a carico delle famiglie, sotto forma di visite, esami, prestazioni odontoiatriche e farmaci non completamente rimborsati dallo Stato. Per molte famiglie lucane, soprattutto in condizioni di vulnerabilità economica, questo si traduce in un “effetto rigurgito” sui consumi quotidiani: risorse sottratte alla spesa per beni essenziali o per il benessere familiare, in un contesto dove complessivamente la spesa pro capite per consumi è aumentata negli ultimi decenni (+21,5% dal 1995 al 2025 secondo Confcommercio), pur restando al di sotto della media nazionale. RINUNCE, LISTE D’ATTESA E SERVIZI CARENTI La difficoltà di combinare spesa, tempo e accesso alle prestazioni si manifesta anche nelle rinunce alle cure: visite specialistiche, esami diagnostici e terapie vengono spesso rimandate o rinunciate a causa di liste d’attesa troppo lunghe o di costi troppo alti per le famiglie. Secondo il Documento programmatico sanitario regionale (20262030), le criticità esistono anche nell’offerta pubblica, con performance ospedaliere sotto la media nazionale e mobilità sanitaria verso altre regioni (soprattutto Puglia, Campania e Lazio) per prestazioni non facilmente erogabili localmente. Crea e Cnel: Cosa fare. Pur mantenendo fermo l’obiettivo di salvaguardare, ed anzi rendere più efficace e sostenibile, la tutela pubblica della Salute, il Crea ritiene che alcune revisioni siano improcrastinabili. Certamente Universalismo, Globalità, Equità, Umanizzazione, Appropriatezza ed Efficienza rimangono principi validi, da salvaguardare, per il raggiungimento dei quali vanno aumentati gli sforzi. Non di meno la Globalità delle risposte va estesa: dal percorso strettamente clinico (dalla prevenzione al fi
ne vita) a quello “ibrido”, che ricomprende più in generale i bisogni sociali. L’integrazione sociosanitaria è di fatto una chimera: sarebbe opportuno che tutte le risorse venissero riassunte sotto una unica governance, trasformando il servizio sanitario in un “servizio per le prestazioni di tutela in natura”. Anche l’umanizzazione va meglio definita: ad esempio, sulla base delle ragioni di insoddisfazione espresse della popolazione, si auspica che diventi un diritto della popolazione quello di avere servizi che oltre ad essere di alta qualità clinica, garantiscano l’impegno a minimizzare l’impatto della malattia sulla quotidianità dei pazienti e delle loro famiglie. In altri termini è necessario un cambio di paradigma per le politiche sanitarie (e in particolare per la regolamentazione pubblica), che devono essere sempre più declinate in termini di Sistema Salute piuttosto che di Servizio Sanitario. Infine, anche l’appropriatezza va ridefinita, affinché sia declinabile nei contesti di presa in carico delle cronicità: una sua declinazione strettamente clinica ha ormai poco significato a fronte della crescente multidimensionalità delle risposte; ne segue che le aspettative della popolazione sono sempre più ampie e, quindi, vanno prese in considerazione, ovviamente definendone la meritorietà sociale. Come è noto, l’appropriatezza è a fondamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) e quindi la sua ridefinizione deve “fare i conti” con le risorse disponibili. Da questo punto di vista diventa essenziale (in lucane primis per rispetto del ata principio di equità) che, dove necessario, salute si passi da un razionamento implicito ad uno esplie famiglie cito: la definizione dei criteri è appanCREA/CNEL naggio della politica, 023–2025 ma si suggerisce, sulle base delle evidenze di “discriminazione” sofferta dalle quote di popolazione più deprivate, che una prioritizzazione in base all’impatto economico delle cure sui bilanci familiari dovrebbe essere fra i principi guida (malgrado il problema della non credibilità dei dati fiscali di cui soffre il Paese). Ovviamente il razionamento esplicito è una scelta politicamente difficile e, per questo, si auspica che si possano creare condizioni per un superamento dell’attuale staticità dell’intervento pubblico, inaugurando una nuova fase costituente, ispirata a quella che portò all’istituzione del Ssn. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Lo evidenzia il Rapporto del Crea pubblicato dal Cnel. Oltre i 128 milioni di euro spesi nel 2024 per curarsi altrove (la Regione ne ha incassati 58 da chi ha scelto di venirsi a curare in Basilicata) Image:La salute nei bilanci delle famiglie lucane 377 € Spesa sanitaria privata pro capite Basilicata 730 € Media nazionale 4,3% Quota della spesa familiare destinata alla salute 6,8% Famiglie economicamente più fragili 6,7% Lucani che rinunciano alle cure 23% Spesa sanitaria pagata direttamente dalle famiglie (dato nazionale) FONTI: GIMBE – CREA/CNEL REG. BASILICATA DATI: 2023–2025 -tit_org- Spesa sanitaria privata di 377 euro pro-capite: dagli anni ‘80 è aumentata dal 50 al 70% -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012403141706368.PDF
§---§
title§§ Sanità Meno fondi, più polemiche
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401749105638.PDF
description§§
Estratto da pag. 30 di "PROVINCIA QUOTIDIANO DI CREMONA" del 24 Jan 2026
Il ddl delega fa discutere. Il presidente del Gimbe: «Nessun investimento»
pubDate§§ 2026-01-24T05:46:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401749105638.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401749105638.PDF', 'title': 'PROVINCIA QUOTIDIANO DI CREMONA'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401749105638.PDF
tp:ocr§§ Sanità Meno fondi, più polemiche Il ddl delega fa discutere. Il presidente del Gimbe: «Nessun investimento» ROMA Una doppia bocciatura in poche ore alle misure su cui il Governo sta lavorando per far fronte alla crisi del personale sanitario. Ha cominciato la Fondazione Gimbe criticando il ddl delega sulla riforma delle professioni sanitarie, reo di non destinare risorse ai professionisti. Si sono aggiunti i medici dell'emergenza: prolungare fino a 72 anni l'attività lavorativa dei camici bianchi, come prevede un emendamento al Milleproroghe - sostengono - è una toppa che non risolve i problemi, specie in contesti difficili come i pronto soccorso. Il ddl delega, nelle intenzioni del ministro della Salute, Orazio Schillaci, che lo ha presentato, dovrebbe incidere all'origine dei problemi legati al personale nel servizio sanitario, dalla perdita di attrattività del pubblico alla distribuzione non omogenea dei professionisti sul territorio, fino alle carenze per alcuni tipi di specializzazione. Se questi sono gli obiettivi, del tutto «condivisibili», la norma, «senza alcun impegno finanziario, rischia di restare lettera morta», ha avvertito il presidente del Gimbe, Nino Cartabellotta, audito alla Camera. Nel testo «non è previsto alcun investimento aggiuntivo». Le risorse sono un aspetto chiave. Soprattutto, dopo un lungo processo di marginalizzazione del personale sanitario. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Una dottoressa nel corridoio di un ospedale(Ansa) -tit_org- Sanità Meno fondi, più polemiche -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401749105638.PDF
§---§
title§§ In 12 anni ridotta di 33 miliardi la spesa per il servizio sanitario
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012402016803215.PDF
description§§
Estratto da pag. 11 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T03:39:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012402016803215.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012402016803215.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012402016803215.PDF
tp:ocr§§ In 12 anni ridotta di 33 miliardi la spesa per il servizio sanitario L’ALLARME DI GIMBE al 2012 al 2024 la spesa per il personale sanitario è scesa dal 39,7% della torta dei finanziamenti per la sanità delle Regioni al 36,6%. Un calo netto che si traduce, virtualmente, in una perdita di 33,04 miliardi, di cui 12,82 nel solo periodo della pandemia 2020-2024. È la stima illustrata dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, nel corso dell'audizione presso la Camera dei Deputati sul disegno di legge di riforma delle professioni sanitarie (DdL C. 2700, recante la Delega al Governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie). La simulazione di Fondazione Gimbe mostra come le risorse destinate al personale non abbiano tenuto il passo dell'aumento della spesa sanitaria: «È del tutto evidente che un !saccheggio” di risorse pubbliche di tale portata ha progressivamente indebolito e demotivato il capitale umano del servizio sanitario nazionale, alimentando l'abbandono del servizio pubblico e la crescente disaffezione verso alcune professioni e specialità», dice Cartabellotta. Proprio l'assenza di fondi dedicati rappresenta uno dei nodi più evidenti del disegno di legge licenziato dal Consiglio dei ministri nelle settimane scorse. «Senza risorse aggiuntive e vincolate al personale sanitario la legge delega di riforma e i successivi decreti legislativi rischiano di ridursi a un intervento meramente ordinamentale, incapace di incidere sulla crisi strutturale del personale sanitario, in termini sia di attrattività delle professioni, sia delle specialità più disertate, sia per capacità di trattenere i professionisti nel servizio pubblico». I numeri della crisi sono da tempo noti. In numero assoluto, nel nostro Paese non si può parlare di carenza di medici: con 5,4 medici per 1.000 abitanti siamo al secondo posto tra i Paesi Ocse, dove si registra una media di 3,9 medici per 1.000 abitanti. Circa 92 mila medici lavorano però al di fuori del servizio sanitario. Le carenze riguardano invece specifiche figure: i medici di famiglia (una carenza stimata in 5.500 unità) e le specialità meno attrattive, come emergenza-urgenza, discipline di laboratorio, radioteD rapia, medicina nucleare, ma anche microbiologia, farmacologia e tossicologia clinica, radioterapia, medicina di comunità e delle cure primarie, statistica sanitaria medicina nucleare dove la percentuale di assegnazione delle orse di specializzazione è attorno al 50% o anche meno. C’è poi il caso degli infermieri per i quali l'Italia, con 6,9 infermieri per 1.000 abitanti, è sotto la media Ocse di 9,5 per 1.000 e delle professioni sanitarie dell’area tecnica della riabilitazione e prevenzione che scontano carenze analoghe. Su questo fronte, secondo Cartabellotta, la legge non sembra destinata a risolvere problemi. «Di fronte a una crisi senza precedenti del personale sanitario – spiega – la sezione della legge delega dedicata alla valorizzazione delle professioni sanitarie si limita ad un’elencazione di principi molto generici, offrendo pochissime leve concrete. Il risultato è una norma sovrabbondante nella forma, ma povera nella sostanza: molte misure sono difficilmente attuabili e, soprattutto, non è previsto alcun investimento aggiuntivo». Le misure finalizzate a “trattenere” in servizio il personale sanitario si limitano a riconoscimenti formali, privi di progressioni economiche, professionali o incentivi concreti, anche nelle aree più disagiate. Analogamente, il tentativo di Camici bianchi in fuga da pronto soccorso e medic Mancano inferm affinare la stima del fabbisogno di specializzandi o di altre professioni non affronta il vero nodo, ovvero la crescente disaffezione verso numerose specialità, che alimenta le carenze indipendentemente da qualsiasi esercizio di programmazione. Carenze anche formative riferita al rapporto tra domande di iscrizione e posti disponibili. Alcune disposizioni della legge delega risulterebbero infine ambigue e poco definite. È
il caso dell’aggiornamento dei criteri per la formazione manageriale del personale del SSN e della ridefinizione del percorso della medicina generale, rispetto al quale non è chiarito se si intenda o meno istituire una Scuola di Specializzazione e soprattutto allinearsi alla normativa europea. «La riforma è l’ultima chiamata, ma senza risorse non si può fermare la fuga dal SSN, né rendere attrattive professioni e specialità disertate». «La legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie enuncia principi condivisibili – conclude Cartabellotta - ma senza alcun impegno finanziario rischia di restare lettera morta. Basti guardare alla rivolta dei sindacati della dirigenza medica di fronte alla Manovra economica 2026 che introdurrebbe gravi disparità tra medici, personale sanitario e dirigenti sanitari del Servizio sanitario nazionale (Ssn) con differenze ingiustificate nelle indennità e l’esclusione dei dirigenti dalle prestazioni aggiuntive. Secondo Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, la legge di Bilancio 2026 rischia di penalizzare ingiustamente dirigenti sanitari, biologi, chimici, farmacisti, fisici e psicologi. «Nel testo finora reso noto – dichiara – si prevede una disparità di incrementi dell’indennità di specificità medica e sanitaria di oltre sei volte tra medici e dirigenti sanitari, e di oltre tre volte tra infermieri e dirigenti sanitari, ignorando totalmente formazione (9 anni contro 3), ruolo dirigenziale e incarichi stabiliti dalle leggi vigenti». Del resto è una bocciatura senza appello anche quella indirizzata alla legge di Bilancio a Natale scorso da Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fimmg, Fimp e Sumai in rappresentanza dei medici dipendenti e convenzionati e dei dirigenti sanitari in quanto esclude completamente le categorie della dirigenza sanitaria dallo svolgimento delle prestazioni aggiuntive. ---End text--- Author: ETTORE MAUTONE Heading: L’ALLARME DI GIMBE Highlight: Camici bianchi in fuga da pronto soccorso e medicina Mancano infermieri Image:Circa 92mila medici lavorano al di fuori del servizio sanitario -tit_org- In 12 anni ridotta di 33 miliardi la spesa per il servizio sanitario -sec_org-
tp:writer§§ Ettore Mautone
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012402016803215.PDF
§---§
title§§ «Senza fondi, no ai medici over 72 nei pronto soccorso»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401668104976.PDF
description§§
Estratto da pag. 9 di "SICILIA CATANIA" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T05:06:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401668104976.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401668104976.PDF', 'title': 'SICILIA CATANIA'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401668104976.PDF
tp:ocr§§ BOCCIATO L’EMENDAMENTO AL MILLEPROROGHE «Senza fondi, no ai medici over 72 nei pronto soccorso» ROMA. Arriva una doppia bocciatura alle misure su cui il Governo sta lavorando per fronteggiare la crisi del personale sanitario. La prima è della Fondazione Gimbe, che critica il disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie per l’assenza di risorse dedicate ai professionisti. La seconda arriva dai medici dell’emergenza, che giudicano inefficace l’ipotesi di prolungare fino a 72 anni l’attività lavorativa dei camici bianchi, prevista da un emendamento al Milleproroghe. Il disegno di legge, nelle intenzioni del ministro della Salute Orazio Schillaci, dovrebbe intervenire alla radice dei problemi del Servizio sanitario nazionale: perdita di attrattività del pubblico, distribuzione disomogenea dei professionisti e carenze in alcune specializzazioni. Obiettivi «condivisibili», ma che rischiano di restare «lettera morta», avverte il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta, perché «nel testo non è previsto alcun investimento aggiuntivo». Secondo Gimbe, il personale sanitario è stato progressivamente marginalizzato. Una simulazione sulla spesa sanitaria mostra che la quota destinata a medici, infermieri e operatori è passata dal 39,7% del 2012 al 36,6% del 2024, con una perdita stimata di 33 miliardi. «Un saccheggio di risorse pubbliche che ha indebolito e demotivato il capitale umano del Ssn», afferma Cartabellotta, favorendo abbandoni e disaffezione. In Italia non manca il numero complessivo di medici – 5,4 ogni 1.000 abitanti, sopra la media Ocse – ma oltre 92mila lavorano fuori dal servizio pubblico. Le carenze riguardano i medici di famiglia (ne mancano 5.500) e alcune specialità. Grave, invece, la mancanza di infermieri: 6,9 ogni 1.000 abitanti contro una media Ocse di 9,5. Critiche anche dai medici dell’emergenza-urgenza: per Simeu e Simeup, l’allungamento dell’età lavorativa a 72 anni «non risolve le criticità strutturali», soprattutto nei pronto soccorso, e rischia di rinviare interventi necessari, comprimendo le prospettive dei giovani e alimentando la disaffezione verso la sanità pubblica. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «Senza fondi, no ai medici over 72 nei pronto soccorso» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401668104976.PDF
§---§
title§§ Una lotta "economica" al fumo Allarme dipendenza tra le donne
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401642504720.PDF
description§§
Estratto da pag. 11 di "AVVENIRE" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T04:50:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401642504720.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401642504720.PDF', 'title': 'AVVENIRE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401642504720.PDF
tp:ocr§§ LA RACCOLTA FIRME Una lotta “economica” al fumo Allarme dipendenza tra le donne S e le campagne di sensibilizzazione non bastano, una strategia efficace potrebbe puntare direttamente al portafoglio. È ciò che hanno pensato l’Associazione italiana oncologia medica (Aiom) e le Fondazioni Airc, Umberto Veronesi e Aiom per scoraggiare il consumo di tabacco in Italia. Hanno lanciato una raccolta di firme, necessarie a presentare in Parlamento nei prossimi sei mesi una proposta di legge d’iniziativa popolare che aumenti di 5 euro il costo di sigarette e prodotti da inalazione (comprese le e-cig e il tabacco riscaldato). La campagna è già attiva sulla piattaforma del ministero della Giustizia: per sostenerla, i maggiorenni possono registrarsi con lo Spid oppure con la Carta di identità elettronica (Cie) o con la Carta nazionale dei servizi (Cns). L’obiettivo è raggiungere le 50mila adesioni per conseguire una “battaglia di civiltà”, come ha spiegato Francesco Perrone, presidente della Fondazione Aiom, durante la conferenza di presentazione a Milano. «Ci auguriamo – ha affermato – un numero elevato di sottoscrittori per fare pressione sul Parlamento e superare l’esitazione a legiferare al riguardo». Il fumo, del resto, rimane il “big killer” della sanità italiana. Lo dicono i numeri resi noti da Aiom: il 27% di tutti i casi di cancro è determinato proprio dal consumo di tabacco, a cui sono riconducibili 93mila morti l’anno. «Per ogni settimana di fumo – ha continuato Perrone –, un tabagista perde un giorno di vita. Un terribile costo umano, con un drammatico impatto sociale e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale», visto che le patologie provocate dalla dipendenza da nicotina generano costi diretti e indiretti pari a 26 miliardi di euro. Oggi il prezzo di un pacchetto di bionde è tra i più bassi d’Europa e si stima che se fosse applicato l’aumento di 5 euro proposto si potrebbe favorire una diminuzione del 37% del consumo. A vincere, quindi, non sarebbe solo la salute dei cittadini ma anche l’erario che comunque vedrebbe aumentare le entrate. Anche se è la più visibile e conosciuta, il tumore del polmone non è l’unica malattia collegata al fumo che è responsabile di numerose altre neoplasie che colpiscono cavo orale, gola, esofago, vescica e reni e rappresenta un fattore di rischio per patologie cardiovascolari, come ictus e infarto, o polmonari croniche non maligne, come broncopneumopatia cronica ostruttiva ed enfisema. «Un recente studio epidemiologico sostenuto da Airc – ha spiegato Daniele Finocchiaro, consigliere delegato di Fondazione Airc – afferma che il controllo del tabacco rimane il pilastro della prevenzione per il tumore al polmone e contribuisce a ridurre l’incidenza di altri tumori, come quello del pancreas». Un dato allarmante riguarda poi le donne, dovuto al cambiamento degli stili di vita negli ultimi decenni. A ricordarlo in video messaggio è stata Giulia Veronesi, membro del Comitato di Lotta al Fumo di Fondazione Umberto Veronesi: «Oggi, nel nostro Paese, il 20% della popolazione femminile è tabagista. Tra il 2003 e il 2017 l’incidenza del tumore al polmone negli uomini è diminuita del 16,7%, mentre nelle donne è aumentata dell’84,3%. È una tendenza molto pericolosa, che deve essere affrontata con provvedimenti legislativi adeguati, a partire dall’aumento del costo delle sigarette». Veronesi ricorda come Francia e Irlanda abbiano aumentato il prezzo delle sigarette e siano riusciti così a ridurre drasticamente l’esposizione al fumo, il consumo di tabacco e il numero complessivo di fumatori. «In questi Paesi – ribadisce – il prezzo ha superato i 10 euro a pacchetto, producendo risultati concreti e misurabili». La sfida infine riguarda le nuove generazioni, attratte dai prezzi competitivi del mercato e dai nuovi dispositivi. In questi casi, la leva economica si è dimostrata, almeno a livello internazionale, lo strumento più rapido per disincentivare l’inizio della dipendenza. «Il 10% degli under 19 è tabagista e il comportamento tende a proseguire per il resto della vita» ha s
ottolineato Massimo Di Maio, presidente di Aiom. «L’aumento del costo delle sigarette e degli altri prodotti da fumo può essere molto utile soprattutto per i più giovani, che di solito hanno meno disponibilità economiche, e allontanerebbe da questa pericolosa abitudine anche gli adulti che, smettendo di fumare, trarranno benefici non solo per la salute ma anche per il portafoglio». ---End text--- Author: ELISABETTA GRAMOLINI Heading: Highlight: Al via la campagna che propone un aumento di cinque euro su sigarette tradizionali ed elettroniche e ipotizza un calo del 37% dei consumi. In Francia e Irlanda ha funzionato Image:Distributori di sigarette nelle tabaccherie /Ansa -tit_org- Una lotta “economica” al fumo Allarme dipendenza tra le donne -sec_org-
tp:writer§§ ELISABETTA GRAMOLINI
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401642504720.PDF
§---§
title§§ L'ospedale è «liquido» Così la Lega devasta la sanità del Veneto
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401643004721.PDF
description§§
Estratto da pag. 10 di "DOMANI" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T04:50:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401643004721.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401643004721.PDF', 'title': 'DOMANI'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401643004721.PDF
tp:ocr§§ GLI SLOGAN E LA REALTÀ « L'ospedale è «liquido» Così la Lega devasta la sanità del Veneto FEDERICA PENNELLI In Veneto la narrazione dell'eccellenza sanitaria rivendicata dalla regione si scontra coni dati ufficiali. La recente relazioni della Corte dei conti mostra una crescente dipendenza dal privato accreditato: nel 2024 sono start spesi 52 milioni di euro per abbattere le liste d'attesa, quasi il doppio rispetto al 2023, e per il 2026 sono già previsti 18 milioni; destinati a salire. La Relazione sorio sanitaria 2025, su dati 2024, racconta che il privato assurde il 16,5 per cento delle risorse sanitarie regionali, mentre oltre 4 miliardi di euro vengono pagati direttamente dai cittadini, costretti a ricorrere a prestazioni a pagamento per mancanza di risposte dal pubblico. Modello Lega? È in questo contesto che la nuova giunta regionale leghista, guidata dal neoeletto Alberto Stefani, ha rilanciato il cosiddetto modello di ospedale"liquido". Aillustrarloè stato il nuovo assessore alla Sanità. Gino Gerosa. chirurgo di fama ed ex directore delTUoc di cardiochirurgia dell'Azienda ospedaliera—Università di Padova. Gerosa ha parlato di un nuovo paradigma di cura. meno ancorato «alle mura e ai mattoni» e «più vicino» alle persone Unmodello che, nelle intenzioni, dovrebbe superare la centralità Nella regione la narrazione dell'eccellenza sanitaria rivendicata dalle giunte di centrodestra si scontra con i dati ufficiali E il presidente Stefani rilancia sui nosocomi dell'ospedale tradizionale e rafforzare la sanità di prossimità. La necessità di potenziare i servizi territoriali, ovviamente, non è in discussione. È una richiesta necessaria che arriva da anni di lavoro e ricerca da parte di reti e associazioni per la difesa della sanità pubblica, a livello sia nazionaleche locale. Ciò che preoccupa è il modo in cui questa trasformazione viene realizzata. Il timore diffuso è che l'ospedale "liquido" diventi la comice di una sanità sempre più permeabile alle logiche di mercato e sempre più dipendente dal ruolo del privato convenzionato e dai partner finanziari. «Cè disorientamento — spiega Massimiliano Zaramella, medico e presidente del Consigliocomunale di Vicenza — Non hanno affrontato il punto centrale quello del personale sanitario. Se non si risolvequesto, nona saràla possibilità di affrontare alcun cambiamento e saranno solo slogan». La situazione sul territorio è infatti segnata da pronto soccorso e medicina territoriale allo stremo, da casedi comunità inaugurate ma prive di personale. Per Zaramella uno dei nodi centrali resta il rapporto tra pubblico e privato: «Bisogna creare un rapporto equilibrato tra i due. Il privato non deve poter scegliere, in base alla redditività, che tipo di prestazione effettuare». Case di comunità fantasma La sanità, d'altronde, è stata uno dei temi centrali della campagna elettorale e delle prime dichiarazioni post insediamento di Stefani: annunci aleatori sulla figura dello psicologo di base, assistenti di quartiere per anziani e l'introduzione della «formazione sull'ecografia portatile nei percorsi didattid». Un racconto che si sostiene grazie all'eredità della precedente giunta zaia, che rivendicava come «successo» l'inaugurazione dei muri delle Case di comunità (Cdc). «Come abbiamo sempre detto—afferma Carlo dinegato, consigliere regionale di Avs — il grosso problema delle Cdc è determinato dal fatto che il Pnrr ha previsto investimenti con- rè i medici «non conoscono le nuove regole e i compensi, quindi non possono valutare il significato di passare al "ruolo unico". Se non passano non sonocostretti a cedere le ore alle Cdc, die rimangono senza personale e con i macchinari fermi, inutilizzati». Il Veneto è in ritardo rispetto ad altre regioni dove gli accordi sono già stati firmati, con il rischio che le Case di comunità rimangano «contenitori vuoti» dopo «vergognose inaugurazioni in pompa magna che hanno preso m giro i cittadini». Allarme Rsa «Pare cheper la Lega la sanità sia diventata "liquida" nel senso che i fondi pubblici scivolano via
che è un piacere, dritti nelle tasche dei privati», commenta Andrea Martini, consigliere regionale e candidato sindaco di Venezia. «Il pubblico si asciuga, il privato si rinfrescae il cittadinoresta ad aspettare un'ecografia fino al 2028». Una questione anche di terminologia, ironizza Martini, «perché 18 milioni di euro hanno la stessa consistenza dell'acqua: li vedi un attimo nelle casse della regione e un secondo dopo sono già evaporati verso le cliniche convenzionate». Martini richiama infine l'attenzione sulla situazione delle «Offrono un servizio sempre peggiore e aumentano i costi per i degenti nel silenzio colpevole della regione: si pagano 665 euro in più rispetto a due anni fa», un dato che si intreccia con quello indicato da dinegato: «In Veneto d sono diecimila perso ne in lista d'attesa per entrare nelle case di riposo. Anche il progetto dell'assistenza di quartiere per gli anziani finirà per essere pagata direttamente dai cittadini . Inoltre, m 10 anni, gli ambulatori privati in Veneto sono quadruplicati», una privatizzazione progressiva e implacabile, chetrasforma il diritto alla salute in una prestazioncdi mercato che riempie le tasche, già ricolme, della sanità privata- i) RITODJÌIDNE RISERVATA II presidente del Veneto, il leghista Stefani. con l'assessore aìla Sanità. Cerosa -tit_org- L'ospedale è «liquido» Così la Lega devasta la sanità del Veneto -sec_org-
tp:writer§§ FEDERICA PENNELLI
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401643004721.PDF
§---§
title§§ Medici al lavoro fino a 72 anni anche per il 2026
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401643604715.PDF
description§§
Estratto da pag. 29 di "ITALIA OGGI" del 24 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-24T04:50:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401643604715.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401643604715.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401643604715.PDF
tp:ocr§§ Medici al lavoro fino a 72 anni anche per il 2026 Medici in servizio fino a 72 anni anche per il 2026. Sarà confermata, infatti, la misura in scadenza al 31 dicembre 2025, ideata per contrastare le carenze di personale nella sanità. È quanto prevede un emendamento governativo al decreto Milleproroghe, in questi giorni in discussione alla Camera. Nel testo concordato, che verrà presentato alle commissioni Affari costituzionali e Bilancio di Montecitorio, viene estesa fino al 31 dicembre 2026 (dal 31 dicembre 2025) la possibilità per le aziende del Servizio sanitario nazionale di trattenere in servizio, su richiesta degli interessati, i dirigenti medici e sanitari dipendenti del Ssn fino al compimento del 72esimo anno di età. Questa possibilità non viene invece prorogata per le università, che fino a fine 2025 avevano potuto applicare la disposizione anche per i «docenti universitari che svolgono attività assistenziali in medicina e chirurgia». L’emendamento ne sopprime infatti il riferimento, «su indicazione – si legge nella relazione tecnica – del ministero dell’università e della ricerca». La misura non trova il benestare del mondo dei camici bianchi: «Non siamo pregiudizialmente contrari alla norma, a patto però che sia su base esclusivamente volontaria, che questi colleghi non conservino il ruolo apicale e che restino come tutor senza incidere sul rinnovo delle piante organiche e sulle carriere». A parlare è Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed. «Il nostro principale timore, però – prosegue Di Silverio – è che, trattenendo in servizio i colleghi più anziani, si blocchino di fatto le carriere di tutti gli altri, che hanno il sacrosanto diritto di veder riconosciute competenze e professionalità, ambizione che in questo modo viene invece negata. Sappiamo bene che oggi una delle principali cause di disaffezione alla sanità pubblica e agli ospedali è proprio questa gabbia da cui non riusciamo a venir fuori, un blocco insensato che crea profondo disagio e distacco», conclude Di Silverio. ______© Riproduzione riservata _____ ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medici al lavoro fino a 72 anni anche per il 2026 -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/24/2026012401643604715.PDF
§---§