title§§ Liguria, rivoluzione nella sanità
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Estratto da pag. 59 di "GIORNALE DI TREVIGLIO" del 23 Jan 2026
Mira a diversi obiettivi, dai risparmi al superamento della frammentazione gestionale
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tp:ocr§§ REGIONE Partita la riforma voluta dall’amministrazione guidata da Marco Bucci Liguria, rivoluzione nella sanità Mira a diversi obiettivi, dai risparmi al superamento della frammentazione gestionale La Fondazione Gimbe, nell’ambito della campagna SalviamoSSN, ha classificato la Liguria, nel rapporto annuale sul Sistema Sanitario Nazionale, come “giallo” per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza sanitaria e “arancione” invece per la mobilità sanitaria. Un risultato pari alla scarsa sufficienza nella graduatoria a punti stilata dalla Fondazione, ma che, va sottolineato, ha analizzato gli ultimi dati disponibili, vale a dire quelli del 2023. Nel frattempo in Liguria la sanità sta vivendo una vera e propria rivoluzione. L’Amministrazione regionale guidata da Marco Bucci ha, infatti, dato il via, lo scorso 1° gennaio, alla riforma sanitaria che mira a una serie di obiettivi che riguardano il cambio di governance, risparmi e il superamento della frammentazione gestionale per garantire una risposta uniforme ai bisogni di salute su tutto il territorio. Azienda Tutela della Salute Liguria, questo il nome della nuova realtà sanitaria della Regione che si caratterizza, curiosamente, per il fatto di avere una forte trazione imperiese. Il direttore generale, nominato dal governatore Marco Bucci, è, infatti, Marco Damonte Prioli, manager di Imperia con una lunga esperienza maturata nell’Asl 1 Imperiese, fino alla direzione generale, quindi in quella Savonese e in ultimo all’Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, sempre ai vertici della scala gerarchica. Prioli, al suo fianco, ha voluto il sanremese Michele Orlando come direttore sanitario. Un binomio che si era già consolidato alla direzione dell’As1 Imperiese. Orlando ha ricoperto il ruolo di direttore sanitario anche del Policlinico San Martino di Genova, di Alisa e, fino a dicembre del 2025, è stato direttore generale dell’Asl2 di Savona. Per la direzione amministrativa dell’ATS, Prioli avrà al suo fianco un altro manager che arriva direttamente da Sanremo: Maria Elena Galbusera, direttore generale uscente dell’Asl 1 imperiese. «Sono felice e orgoglioso di ricoprire una carica così prestigiosa e strategica per il nostro sistema sanitario regionale, che ho sempre servito con il massimo impegno e dedizione – ha commentato Prioli – ho lasciato dopo quasi tre anni la Direzione del Policlinico San Martino, che a tutti gli effetti non è solo un grande Ospedale ma è anche e soprattutto una grande famiglia allargata. È stato un viaggio affascinante, sfidante e complesso, in una struttura sempre più di riferimento per la sanità nazionale». Sulla neonata ATS il manager aggiunge: «La nuova riforma del sistema sanitario regionale è una nuova sfida: la nuova ATS Liguria sarà lo strumento che permetterà di garantire più risorse per la cura dei cittadini liguri e un’uniformità di prestazioni e percorsi assistenziali su tutto il territorio regionale. Sono convinto che con la collaborazione di Regione Liguria e della nuova AOM (IRCCS Azienda Ospedaliera Metropolitana di Genova alla cui direzione generale è stata nominata Monica Calamai, ndr) riusciremo a raggiungere gli obiettivi delineati nella riforma». Come cambierà il sistema sul territorio? Le 5 Asl manterranno la struttura di forma, ma cambiano nome in "Aree sociosanitarie" e avranno un Direttore di Area che si occuperà solo del governo della parte sanitaria territoriale. Tra le Aree e la direzione sanitaria si inserisce una sesta area, ex Alisa, oggi Liguria Salute. I nuovi direttori delle aree territoriali sono: Marino Anfosso per Asl E 1 imperiese, Monica Cirone per Asl 2 savonese, Ivan Mazzoleni in Asl 3 Genova, Maria Elena Secchi per l’Asl4 del Levante genovese, Paolo Cavagnaro per l’Asl 5 La Spezia e per Liguria Salute Giancarlo Bizzarri. La Giunta presieduta dal governatore Bucci, nei giorni scorsi, ha inoltre nominato Francesco Quaglia nel ruolo di Commissario dell’E.O. Ospedali Galliera per 12 mesi, su proposta del Consiglio di amministrazione dell’ospedale presieduto dall’arcivescovo Marc
o Tasca. «Ho molta fiducia in questi direttori generali, chiamati a realizzare la riforma della sanità che abbiamo varato – ha detto Bucci - Lavoreremo all’evoluzione di una sanità che non abbia attenzione solo per il malato, ma per tutti i cittadini, puntando anche molto sulla prevenzione. Saremo, per molti, un punto di riferimento: il nuovo IRCCS dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana sarà il più grande d’Italia. Abbiamo, inoltre, un’età media molto elevata e questo farà di noi un modello per la civiltà occidentale dei prossimi vent’anni. Ci siamo posti quattro obiettivi principali: migliorare la percezione dei cittadini e ottenere un riscontro reale del miglioramento del servizio; riportare in Liguria, oltre ai pazienti, anche le migliori eccellenze tra i professionisti che oggi lavorano fuori dai nostri confini; realizzare cinque nuovi ospedali; adottare una gestione della spesa secondo criteri moderni». NTRATE l Samirah Muran ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:A sinistra, alcuni nuovi direttori delle Asl con il presidente Marco Bucci. Sopra il direttore generale Marco Damonte Prioli -tit_org- Liguria, rivoluzione nella sanità -sec_org-
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title§§ Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte
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Estratto da pag. 59 di "GIORNALE DI TREVIGLIO" del 23 Jan 2026
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tp:ocr§§ GIMBE Nel 2023 l’analisi dei Lea riporta grandissimi divari tra le regioni nelle macroaree della prevenzione, ospedaliera e distrettuale Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte Nell’ambito delle cure essenziali fornite dalle strutture sanitarie, tra le regioni ci sono forti discrepanze, con differenze anche di 40 punti di divario tra i vari territori. A dirlo è un focus realizzato dalla Fondazione Gimbe che aggrega i dati pubblicati dal ministero della Salute. Secondo la ricerca della fondazione bolognese, sarebbero 8 nel 2023, annualità più recente in cui sono disponibili rilevazioni - le regioni che non raggiungono i livelli essenziali di assistenza previsti dal nuovo sistema di garanzia applicato dal dicastero retto da Orazio Schillaci, fermandosi, nei livelli di valutazione, al di sotto della sufficienza di 60 centesimi in almeno una delle tre macroaree della prevenzione, distrettuale e ospedaliera. «Sommando i punteggi ottenuti nelle tre macro-aree - specificano dalla fondazione - a fronte di un punteggio medio di 226 punti su 300, esistono divari molto marcati: Veneto e Toscana superano i 280 punti, mentre altre Regioni non raggiungono i 200 punti, in particolare nel Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Sicilia) e in Valle d’Aosta. Infine, in ciascuna macro-area, il divario tra le Regioni con le migliori performance e quelle in maggiore difficoltà supera i 40 punti, arrivando in alcune aree a scarti ancora maggiori, con criticità soprattutto sull’assistenza territoriale e sulla prevenzione, concentrate soprattutto al Sud». La misura, stando a una riflessione condotta dal presidente della fondazione, sarebbe pure sottostimata: ««Tenendo conto che il nuovo sistema di garanzia fornisce solo un quadro generale sull’adempimento dei LEA – ha evidenziato Nino Cartabellotta – ma non misura l’effettiva qualità dell’assistenza erogata né tantomeno l’effettiva esigibilità del diritto costituzionale alla tutela della salute, l’entità delle diseguaglianze regionali e territoriali è largamente sottostimata». Scendendo alla concretezza dei dati, la ricerca di Gimbe mette in fila le regioni con il criterio dei punteggi ottenuti nelle varie macro-aree: i territori del Nordovest sono in linea generale su buoni livelli, anche se ci sono delle aree dove la situazione potrebbe decisamente essere migliore, come la prevenzione in Liguria. Ad avere la situazione più critica è la Valle d’Aosta. La sommatoria del punteggio sulle tre aree invece vede primeggiare il Veneto con 288 punti (su un massimo di 300, ndr), seguito da Toscana, Emilia Romagna e Provincia autonoma di Trento. Nell’area del primo quartile, quello con i migliori risultati, spicca il Piemonte con 270 punti. La Lombardia è nel secondo quartile con un totale di 257 punti, mentre la Liguria, con un punteggio di 219 su 300, sarebbe la prima delle regioni inadempienti secondo il nuovo sistema di garanzia stabilito dal ministero. Su questo argomento il presidente di Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta ha tenuto un’audizione al Senato, per criticare l’adozione dell’autonomia differenziata: aumentando ancora di più la responsabilità delle regioni per la gestione del sistema sanitario queste discrepanze, secondo gli osservatori di Gimbe, sono destinate ad aumentare ulteriormente. l a.z. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:NUOVO SISTEMA DI GARANZIA PUNTEGGI 2023 DEL NORDOVEST NELLE 3 MACROAREE Regione Area Prevenzione Area Distrettuale Area Ospedaliera Lombardia Piemonte Liguria 95 93 54 76 90 85 86 87 80 Valle d’Aosta 77 35 53 Fonte: Fondazione Gimbe su dati Ministero della Salute -tit_org- Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte -sec_org-
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title§§ Liste d'attesa, arrivano i soldi
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Estratto da pag. 2 di "NUOVO MOLISE" del 23 Jan 2026
Al Molise vengono assegnati 913.727 euro. Entro 30 giorni, per procedere all ' utilizzo delle risorse, la Regione deve presentare il progetto operativo al Ministero della salute, indicando qual è il fabbisogno complessivo e gli interventi ritenuti prioritari. No all ' utilizzo regionale dei fondi della sanità per altre spese Alla Camera parte l ' indagine conoscitiva del M5S sui Lea
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tp:ocr§§ LA PUBBLICAZIONE IN GAZZETTA UFFICIALE DEL DECRETO AUTORIZZATIVO DI SCHILLACI Liste d’attesa, arrivano i soldi Al Molise vengono assegnati 913.727 euro. Entro 30 giorni, per procedere all'utilizzo delle risorse, la Regione deve presentare il progetto operativo al Ministero della salute, indicando qual è il fabbisogno complessivo e gli interventi ritenuti prioritari. No all'utilizzo regionale dei fondi della sanità per altre spese Alla Camera parte l'indagine conoscitiva del M5S sui Lea È pubblicato in Gazzetta uf iciale il decreto del Ministero della Salute che autorizza il contributo a carico dello Stato, 27,4 milioni di euro, per la realizzazione della Piattaforma nazionale delle liste di attesa. La spesa complessiva di 28,85 milioni di euro include il 5% a carico delle Regioni, poco più di 1,4 milioni, secondo il riparto a cui la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera a ine novembre. A ciascuna Regione (escluse le Province autonome di Trento e Bolzano, per le quali le quote sono rese indisponibili dalla normativa vigente), secondo la tabella inclusa nel decreto del 9 dicembre, spetta una quota issa di 850mila euro e una variabile, per importi complessivi (incluso il 5% a carico regionale) che vanno dai 3 milioni della Lombardia ai 913.727 euro del Molise. Questi gli altri importi totali: 1,78 milioni al Piemonte, 876.998 euro alla Valle d’Aosta, 1,91 milioni al Veneto, 1,1 milioni dl Friuli Venezia Giulia, 1,18 milioni alla Liguria, 1,882 milioni all’Emilia Romagna, 1,65 milioni alla Toscana, poco più di un milione all’Umbria, 1,17 milioni alle Marche, 2,1 milioni al Lazio, 1,12 milioni all’Abruzzo, poco più di 2 milioni alla Campania, 1,9 milioni alla Sicilia, 1,25 milioni alla Calabria, 1,7 milioni alla Puglia, 967.873 euro alla Basilicata, 1,19 milioni alla Sardegna. Il decreto inoltre disciplina modalità e tempi per l’accesso ai inanziamenti. Entro 30 giorni dall’approvazione del progetto operativo da parte di Agenas, per procedere all’utilizzo delle risorse, la Regione deve presentare il progetto stesso al Ministero della salute, indicando il fabbisogno complessivo, gli interventi ritenuti prioritari, raggruppati per stazione appaltante, nonché breve relazione tecnica degli interventi che si intendono realizzare. NO ALL’USO D I RISORSE PER ALTRI SCOPI Per le Regioni in piano di rientro, come la Puglia, l’Abruzzo e il Molise i fondi del Servizio sanitario regionale sono preordinati al inanziamento dei livelli essenziali di assistenza e non possono essere utilizzati per spese che non sono direttamente destinate a prestazioni sanitarie. È quanto ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 4 del 2026 depositata in data odierna, dove ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli 98, comma 5, e 160, comma 2, della legge della Regione Puglia numero 42 del 2024, là dove prevedono l’erogazione di contributi del Fondo sanitario per inalità non direttamente riconducibili a prestazioni sanitarie. La Corte ha affermato che ad essere in contrasto con la Costituzione non è l’impegno della Regione a sostenere le spese per il potenziamento della telemedicina, ma la copertura degli oneri connessi a tale iniziativa con le risorse destinate alle spese per il inanziamento e la garanzia dei LEA. Pertanto, nell’ipotesi in cui intenda potenziare la telemedicina, la Regione deve reperire le risorse necessarie riducendo spese diverse da quelle sanitarie. La Corte ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 117 della legge della Regione Puglia numero 42 del 2024, in quanto tale disposizione si limita a prevedere che nei centri per la cura dei disturbi alimentari sia presente un biologo con la specializzazione in nutrizione, igura professionale prevista dalla legislazione statale. In ine, la Corte ha affermato che non sono costituzionalmente illegittimi in riferimento all’articolo 117 della Costituzione gli articoli 132 e 217 della legge pugliese che prevedono l’intercambiabilità, per un periodo massimo di 24 mesi, dei tecnici sanitari della riabi
litazione nei centri specializzati per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico e delle comunità riabilitative assistenziali psichiatriche (CRAP) dedicate ai pazienti autori di reati ad elevata complessità. La Corte, sottolineando che il legislatore regionale è intervenuto in un settore di particolare delicatezza per garantire l’avvio dei centri specializzati per la cura dei disturbi dello spettro autistico in ragione della carenza delle igure professionali necessarie sul territorio pugliese, ha tuttavia circoscritto la portata normativa di tali disposizioni stabilendo che l’intercambiabilità deve operare solo in via residuale e rigorosamente temporanea. L’INDAGINE CONOSCITIVA SUI LEA Un’indagine conoscitiva sull’attuazione dei LEA e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle Regioni. E’ stata presentata alla Camera su iniziativa del Movimento 5 stelle durante una conferenza stampa voluta da Marianna Ricciardi, capogruppo del Movimento in Commissione Affari sociali, alla quale sono intervenuti Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, Anna Lisa Mandorino, Segretaria Generale di Cittadinanzattiva, Ugo Cappellacci, presidente della Commissione Affari sociali della Camera, Andrea Quartini, deputato e Coordinatore del Comitato Salute e Inclusione Sociale del Movimento 5 Stelle; Roberto Gravina, Consigliere regionale del Molise e Coordinatore del Comitato Enti Locali M5S. L’indagine sarà avviata in commissione Affari sociali, dove è stata deliberata all’unanimità dei gruppi, e, dopo una sere di audizioni, i risultati saranno presentati al Parlamento con l’obiettivo di disporre di un quadro conoscitivo aggiornato, organico e comparato della situazione regione per regione per quanto concerne l’adempimento dei LEA e della normativa per l’abbattimento delle liste d’attesa. I Lea sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket. L’indagine conoscitiva sarà uno strumento per mettere a disposizione dati chiari e analisi indipendenti sulla situazione dei servizi sanitari regionali come spunto di un percorso di riforma che possa contribuire a colmare i divari territoriali sul diritto alla salute. Nella proposta di programma, già incardinata nella commissione Affari sociali, si fa presente che recentemente - il 23 ottobre 2025 la Conferenza Stato-Regioni ha espresso il suo parere positivo sui “nuovi LEA”, che aggiornano quanto previsto dal DPCM 12 gennaio 2017. Nel mese di agosto 2025 è stata resa pubblica la Relazione 2023 del “Monitoraggio dei LEA attraverso il Nuovo sistema di garanzia” da parte del Ministero della salute. Su tale relazione la Fondazione Gimbe ha condotto un’analisi indipendente per misurare le differenze regionali nel garantire i diritti fondamentali di salute, con particolare attenzione all’entità del divario tra regioni del Nord e regioni del Sud, alle variazioni, per ciascuna regione, tra il 2022 e il 2023, e al loro posizionamento nelle tre aree della prevenzione, distrettuale e ospedaliera. Dall’analisi di Gimbe, illustrata nel mese di ottobre del 2025 alla Camera, emerge che: - nel 2023 solo 13 regioni risultano adempienti ai LEA, un numero identico a quello del 2022: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, provincia autonoma di Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto; dal 2022 al 2023, Campania e Sardegna salgono tra le regioni adempienti, mentre Basilicata e Liguria retrocedono a inadempienti per il mancato raggiungimento della soglia minima in un’area; rimangono inadempienti per insuf icienza in una sola area Calabria, Molise e provincia autonoma di Bolzano, mentre Abruzzo, Sicilia e Valle d’Aosta non raggiungono la soglia in due aree. S “Con l’indagine conoscitiva sui Livelli essenziali di assistenza costruiamo un quadro oggettivo per affrontare divari e criticità del Servizio sanitario nazionale”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale del Molise e coordinatore nazionale Enti Locali M5S, Roberto Gravina,
a margine della conferenza stampa. Ricciardi ha sottolineato che “nel 2023 solo 13 Regioni sono risultate adempienti ai LEA” evidenziando come “non garantire gli stessi servizi signi ica non garantire lo stesso diritto alla salute”. Il presidente della Commissione Affari Sociali Francesco Cappellacci ha parlato di “spirito collaborativo” e ha de inito l’indagine “uno strumento potente per ascoltare chi opera davvero nei servizi e costruire soluzioni”. Cartabellotta ha richiamato “la grande frattura nell’accesso alle cure tra Nord e Sud” e ha evidenziato che “i piani di rientro hanno rimesso in ordine i bilanci ma non i servizi”. Mandorino ha ribadito la necessità di “indicatori adeguati” per misurare i bisogni reali, mentre Quartini ha sottolineato che “il cittadino chiede presa in carico, non solo prestazioni”.Gravina ha evidenziato il tema del privato accreditato e della mobilità sanitaria, spiegando che “le Regioni con bilanci più solidi attraggono servizi e risorse, mentre realtà come Molise o Calabria faticano a garantire servizi adeguati”. Il consigliere ha richiamato anche i fattori demogra ici e territoriali, come spopolamento e invecchiamento, che “condizionano profondamente i servizi sanitari”, e ha concluso affermando che “sarà fondamentale analizzare l’istituto del commissariamento e capire perché per molte Regioni è così dif icile uscirne”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:L'OSPEDALE CARDARELLI DI CAMPOBASSO -tit_org- Liste d’attesa, arrivano i soldi -sec_org-
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title§§ Al via l'indagine parlamentare sui Lea: quadro oggettivo per trovare i rimedi
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Estratto da pag. 3 di "PRIMO PIANO MOLISE" del 23 Jan 2026
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tp:ocr§§ La presentazione alla Camera. Gravina: l’obiettivo è superare le disuguaglianze Al via l’indagine parlamentare sui Lea: quadro oggettivo per trovare i rimedi CAMPOBASSO. Disegnare un quadro oggettivo dello stato di salute del Servizio sanitario nazionale per affrontarne criticità e disuguaglianze. Questo l’obiettivo dell’indagine conoscitiva sui Livelli essenziali di assistenza, promossa dal Movimento 5 Stelle e approvata all’unanimità dalla Commissione Affari Sociali, presentata ieri alla Camera. Ad aprire i lavori è stata la deputata Marianna Ricciardi, che ha rivendicato la scelta di un approccio “non retorico” a un tema cruciale come il diritto alla salute. «Nel 2023 solo 13 Regioni sono risultate adempienti ai Lea – ha ricordato –. Esistono divari profondi tra territori e non garantire gli stessi servizi significa non garantire lo stesso diritto. Il voto unanime della Commissione chiama ora tutte le forze politiche a una responsabilità condivisa». Sulla stessa linea il presidente della Commissione, Francesco Cappellacci, che ha sottolineato il valore collaborativo dell’iniziativa: «La salute merita convergenza e non scontro. Un’indagine conoscitiva è uno strumento potente perché consente di ascoltare chi opera davvero nei servizi e di costruire soluzioni a partire dai dati». Numerosi i contributi degli esperti. Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha evidenziato il progressivo indebolimento del sistema sanitario, a partire dall’accesso alle cure e dalle differenze tra Nord e Sud. «Il monitoraggio attuale si basa su strumenti parziali: 25 indicatori non bastano a restituire una fotografia fedele. I piani di rientro hanno risanato i bilanci, ma non i servizi», ha affermato. Per Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, l’indagine restituisce centralità al Parlamento e al tema dell’equità: «Servono indicatori capaci di misurare davvero i bisogni e le innovazioni, superando una visione riduttiva del sistema». Il parlamentare pentastellato Andrea Quartini ha infine richiamato la necessità di superare una sanità intesa come semplice erogazione di prestazioni: «Il cittadino chiede presa in carico, non contabilità. Ridurre il diritto alla salute a un calcolo ragionieristico produce disfunzioni». A chiudere l’incontro, il consigliere regionale del Molise e coordinatore nazionale Enti Locali M5s, Roberto Gravina, che ha illustrato i nodi centrali dell’indagine: dal ruolo del privato accreditato alla mobilità sanitaria, fino agli effetti dei piani di rientro e del commissariamento. «Le missioni nei territori – ha spiegato – permetteranno di ascoltare chi opera ogni giorno e di costruire proposte concrete per ridurre le disuguaglianze e rafforzare il Servizio sanitario nazionale come presidio di sicurezza sociale». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Al via l’indagine parlamentare sui Lea: quadro oggettivo per trovare i rimedi -sec_org-
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title§§ Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte
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Estratto da pag. 51 di "SETTEGIORNI" del 23 Jan 2026
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tp:ocr§§ GIMBE Nel 2023 l’analisi dei Lea riporta grandissimi divari tra le regioni nelle macroaree della prevenzione, ospedaliera e distrettuale Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte Nell’ambito delle cure essenziali fornite dalle strutture sanitarie, tra le regioni ci sono forti discrepanze, con differenze anche di 40 punti di divario tra i vari territori. A dirlo è un focus realizzato dalla Fondazione Gimbe che aggrega i dati pubblicati dal ministero della Salute. Secondo la ricerca della fondazione bolognese, sarebbero 8 nel 2023, annualità più recente in cui sono disponibili rilevazioni - le regioni che non raggiungono i livelli essenziali di assistenza previsti dal nuovo sistema di garanzia applicato dal dicastero retto da Orazio Schillaci, fermandosi, nei livelli di valutazione, al di sotto della sufficienza di 60 centesimi in almeno una delle tre macroaree della prevenzione, distrettuale e ospedaliera. «Sommando i punteggi ottenuti nelle tre macro-aree - specificano dalla fondazione - a fronte di un punteggio medio di 226 punti su 300, esistono divari molto marcati: Veneto e Toscana superano i 280 punti, mentre altre Regioni non raggiungono i 200 punti, in particolare nel Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Sicilia) e in Valle d’Aosta. Infine, in ciascuna macro-area, il divario tra le Regioni con le migliori performance e quelle in maggiore difficoltà supera i 40 punti, arrivando in alcune aree a scarti ancora maggiori, con criticità soprattutto sull’assistenza territoriale e sulla prevenzione, concentrate soprattutto al Sud». La misura, stando a una riflessione condotta dal presidente della fondazione, sarebbe pure sottostimata: ««Tenendo conto che il nuovo sistema di garanzia fornisce solo un quadro generale sull’adempimento dei LEA – ha evidenziato Nino Cartabellotta – ma non misura l’effettiva qualità dell’assistenza erogata né tantomeno l’effettiva esigibilità del diritto costituzionale alla tutela della salute, l’entità delle diseguaglianze regionali e territoriali è largamente sottostimata». Scendendo alla concretezza dei dati, la ricerca di Gimbe mette in fila le regioni con il criterio dei punteggi ottenuti nelle varie macro-aree: i territori del Nordovest sono in linea generale su buoni livelli, anche se ci sono delle aree dove la situazione potrebbe decisamente essere migliore, come la prevenzione in Liguria. Ad avere la situazione più critica è la Valle d’Aosta. La sommatoria del punteggio sulle tre aree invece vede primeggiare il Veneto con 288 punti (su un massimo di 300, ndr), seguito da Toscana, Emilia Romagna e Provincia autonoma di Trento. Nell’area del primo quartile, quello con i migliori risultati, spicca il Piemonte con 270 punti. La Lombardia è nel secondo quartile con un totale di 257 punti, mentre la Liguria, con un punteggio di 219 su 300, sarebbe la prima delle regioni inadempienti secondo il nuovo sistema di garanzia stabilito dal ministero. Su questo argomento il presidente di Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta ha tenuto un’audizione al Senato, per criticare l’adozione dell’autonomia differenziata: aumentando ancora di più la responsabilità delle regioni per la gestione del sistema sanitario queste discrepanze, secondo gli osservatori di Gimbe, sono destinate ad aumentare ulteriormente. l a.z. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: NUOVO SISTEMA DI GARANZIA PUNTEGGI 2023 DEL NORDOVEST NELLE 3 MACROAREE Regione Area Prevenzione Area Distrettuale Area Ospedaliera Lombardia Piemonte Liguria 95 93 54 76 90 85 86 87 80 Valle d’Aosta 77 35 53 Fonte: Fondazione Gimbe su dati Ministero della Salute Image: -tit_org- Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte -sec_org-
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Estratto da pag. 51 di "SETTEGIORNI" del 23 Jan 2026
Mira a diversi obiettivi, dai risparmi al superamento della frammentazione gestionale
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o Tasca. «Ho molta fiducia in questi direttori generali, chiamati a realizzare la riforma della sanità che abbiamo varato – ha detto Bucci - Lavoreremo all’evoluzione di una sanità che non abbia attenzione solo per il malato, ma per tutti i cittadini, puntando anche molto sulla prevenzione. Saremo, per molti, un punto di riferimento: il nuovo IRCCS dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana sarà il più grande d’Italia. Abbiamo, inoltre, un’età media molto elevata e questo farà di noi un modello per la civiltà occidentale dei prossimi vent’anni. Ci siamo posti quattro obiettivi principali: migliorare la percezione dei cittadini e ottenere un riscontro reale del miglioramento del servizio; riportare in Liguria, oltre ai pazienti, anche le migliori eccellenze tra i professionisti che oggi lavorano fuori dai nostri confini; realizzare cinque nuovi ospedali; adottare una gestione della spesa secondo criteri moderni». NTRATE l Samirah Muran ---End text--- Author: Samirah Muran Heading: Highlight: Image:A sinistra, alcuni nuovi direttori delle Asl con il presidente Marco Bucci. Sopra il direttore generale Marco Damonte Prioli -tit_org- Liguria, rivoluzione nella sanità -sec_org-
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Estratto da pag. 59 di "SETTEGIORNI LEGNANO ALTO MILANESE" del 23 Jan 2026
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o Tasca. «Ho molta fiducia in questi direttori generali, chiamati a realizzare la riforma della sanità che abbiamo varato – ha detto Bucci - Lavoreremo all’evoluzione di una sanità che non abbia attenzione solo per il malato, ma per tutti i cittadini, puntando anche molto sulla prevenzione. Saremo, per molti, un punto di riferimento: il nuovo IRCCS dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana sarà il più grande d’Italia. Abbiamo, inoltre, un’età media molto elevata e questo farà di noi un modello per la civiltà occidentale dei prossimi vent’anni. Ci siamo posti quattro obiettivi principali: migliorare la percezione dei cittadini e ottenere un riscontro reale del miglioramento del servizio; riportare in Liguria, oltre ai pazienti, anche le migliori eccellenze tra i professionisti che oggi lavorano fuori dai nostri confini; realizzare cinque nuovi ospedali; adottare una gestione della spesa secondo criteri moderni». NTRATE l Samirah Muran ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:A sinistra, alcuni nuovi direttori delle Asl con il presidente Marco Bucci. Sopra il direttore generale Marco Damonte Prioli -tit_org- Liguria, rivoluzione nella sanità -sec_org-
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tp:ocr§§ REGIONE Partita la riforma voluta dall’amministrazione guidata da Marco Bucci Liguria, rivoluzione nella sanità Mira a diversi obiettivi, dai risparmi al superamento della frammentazione gestionale La Fondazione Gimbe, nell’ambito della campagna SalviamoSSN, ha classificato la Liguria, nel rapporto annuale sul Sistema Sanitario Nazionale, come “giallo” per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza sanitaria e “arancione” invece per la mobilità sanitaria. Un risultato pari alla scarsa sufficienza nella graduatoria a punti stilata dalla Fondazione, ma che, va sottolineato, ha analizzato gli ultimi dati disponibili, vale a dire quelli del 2023. Nel frattempo in Liguria la sanità sta vivendo una vera e propria rivoluzione. L’Amministrazione regionale guidata da Marco Bucci ha, infatti, dato il via, lo scorso 1° gennaio, alla riforma sanitaria che mira a una serie di obiettivi che riguardano il cambio di governance, risparmi e il superamento della frammentazione gestionale per garantire una risposta uniforme ai bisogni di salute su tutto il territorio. Azienda Tutela della Salute Liguria, questo il nome della nuova realtà sanitaria della Regione che si caratterizza, curiosamente, per il fatto di avere una forte trazione imperiese. Il direttore generale, nominato dal governatore Marco Bucci, è, infatti, Marco Damonte Prioli, manager di Imperia con una lunga esperienza maturata nell’Asl 1 Imperiese, fino alla direzione generale, quindi in quella Savonese e in ultimo all’Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, sempre ai vertici della scala gerarchica. Prioli, al suo fianco, ha voluto il sanremese Michele Orlando come direttore sanitario. Un binomio che si era già consolidato alla direzione dell’As1 Imperiese. Orlando ha ricoperto il ruolo di direttore sanitario anche del Policlinico San Martino di Genova, di Alisa e, fino a dicembre del 2025, è stato direttore generale dell’Asl2 di Savona. Per la direzione amministrativa dell’ATS, Prioli avrà al suo fianco un altro manager che arriva direttamente da Sanremo: Maria Elena Galbusera, direttore generale uscente dell’Asl 1 imperiese. «Sono felice e orgoglioso di ricoprire una carica così prestigiosa e strategica per il nostro sistema sanitario regionale, che ho sempre servito con il massimo impegno e dedizione – ha commentato Prioli – ho lasciato dopo quasi tre anni la Direzione del Policlinico San Martino, che a tutti gli effetti non è solo un grande Ospedale ma è anche e soprattutto una grande famiglia allargata. È stato un viaggio affascinante, sfidante e complesso, in una struttura sempre più di riferimento per la sanità nazionale». Sulla neonata ATS il manager aggiunge: «La nuova riforma del sistema sanitario regionale è una nuova sfida: la nuova ATS Liguria sarà lo strumento che permetterà di garantire più risorse per la cura dei cittadini liguri e un’uniformità di prestazioni e percorsi assistenziali su tutto il territorio regionale. Sono convinto che con la collaborazione di Regione Liguria e della nuova AOM (IRCCS Azienda Ospedaliera Metropolitana di Genova alla cui direzione generale è stata nominata Monica Calamai, ndr) riusciremo a raggiungere gli obiettivi delineati nella riforma». Come cambierà il sistema sul territorio? Le 5 Asl manterranno la struttura di forma, ma cambiano nome in "Aree sociosanitarie" e avranno un Direttore di Area che si occuperà solo del governo della parte sanitaria territoriale. Tra le Aree e la direzione sanitaria si inserisce una sesta area, ex Alisa, oggi Liguria Salute. I nuovi direttori delle aree territoriali sono: Marino Anfosso per Asl E 1 imperiese, Monica Cirone per Asl 2 savonese, Ivan Mazzoleni in Asl 3 Genova, Maria Elena Secchi per l’Asl4 del Levante genovese, Paolo Cavagnaro per l’Asl 5 La Spezia e per Liguria Salute Giancarlo Bizzarri. La Giunta presieduta dal governatore Bucci, nei giorni scorsi, ha inoltre nominato Francesco Quaglia nel ruolo di Commissario dell’E.O. Ospedali Galliera per 12 mesi, su proposta del Consiglio di amministrazione dell’ospedale presieduto dall’arcivescovo Marc
o Tasca. «Ho molta fiducia in questi direttori generali, chiamati a realizzare la riforma della sanità che abbiamo varato – ha detto Bucci - Lavoreremo all’evoluzione di una sanità che non abbia attenzione solo per il malato, ma per tutti i cittadini, puntando anche molto sulla prevenzione. Saremo, per molti, un punto di riferimento: il nuovo IRCCS dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana sarà il più grande d’Italia. Abbiamo, inoltre, un’età media molto elevata e questo farà di noi un modello per la civiltà occidentale dei prossimi vent’anni. Ci siamo posti quattro obiettivi principali: migliorare la percezione dei cittadini e ottenere un riscontro reale del miglioramento del servizio; riportare in Liguria, oltre ai pazienti, anche le migliori eccellenze tra i professionisti che oggi lavorano fuori dai nostri confini; realizzare cinque nuovi ospedali; adottare una gestione della spesa secondo criteri moderni». NTRATE l Samirah Muran ---End text--- Author: Samirah Muran Heading: Highlight: Image:A sinistra, alcuni nuovi direttori delle Asl con il presidente Marco Bucci. Sopra il direttore generale Marco Damonte Prioli -tit_org- Liguria, rivoluzione nella sanità Mira a diversi obiettivi, dai risparmi al superamento della frammentazione gestionale -sec_org-
tp:writer§§ Samirah Muran
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§---§
title§§ Falsi sms Cup: frodi anche sulla salute
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Estratto da pag. 9 di "AVVENIRE" del 23 Jan 2026
In Umbria ondate di falsi messaggi su visite ed esami che rinviano a numeri a pagamento
pubDate§§ 2026-01-23T06:08:00+00:00
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tp:ocr§§ IL CASO Falsi sms Cup: frodi anche sulla salute In Umbria ondate di falsi messaggi su visite ed esami che rinviano a numeri a pagamento «L a preghiamo di contattare il centro unico primario, per importanti comunicazioni che la riguardano». Basta un click e si svuota il conto della ricarica telefonica, perché il numero da chiamare è a pagamento. In Umbria e particolarmente a Perugia è arrivata la truffa del finto Cup: un metodo subdolo per ingannare le persone, soprattutto le categorie più fragili. Anziani particolarmente, ma non soltanto. Ed infatti non è un caso che le prime segnalazioni siano arrivate dalle farmacie cittadine, bombardate di richieste e proteste da parte di utenti anziani che dopo aver risposto al messaggio si sono ritrovati senza soldi sul conto telefonico. «Abbiamo riscontrato – è scritto nel post social diffuso nei gruppi locali da diverse farmacie – che vengono inviati falsi sms da sedicenti centri Cup con la richiesta di telefonare ad un cellulare per comunicazioni urgenti. Non chiamate, perché altrimenti vi svuotano il conto telefonico». Le varianti sono parecchie: qualcuno ha ricevuto il messaggio dal sedicente “Centro Unico Primario”, altri dal “Centro Unico Polivalente”, altri dal Gup, ovvero “Gestione unica prenotazione”. Il risultato però è sempre lo stesso e fa leva sull’ansia di chi lo riceve. Un gioco sporco che in Umbria funziona purtroppo ancora di più perché la regione è alle prese con liste d’attesa stracolme che non riesce a smaltire e con referti medici che tardano spesso ad arrivare per carenza di personale. Terreno fertile dunque per questo tipo di truffa che appunto sfrutta l’attesa per una consulenza o per il risultato di un esame. Ed in effetti, sotto il post di una delle farmacie, arrivano conferme: «Non ci si può più fidare di nessuno: ho risposto e mi hanno svuotato tutto il credito», dice una signora anziana. Un’altra aggiunge: «A me sono arrivati ben due messaggi in un giorno». E addirittura, c’è chi dice di aver ricevuto messaggi ben prima di quando in Umbria ha iniziato a diffondersi la truffa: «Ne ho ricevuto uno ad Agosto», commenta una donna di origine rumena rispondendo ai messaggi di alert delle farmacie: «Questo messaggio è apparso sul cellulare di mio padre – commenta un’altra – per fortuna l’ho convinto a non cliccare». E c’è chi ha letto il messaggio di avviso appena in tempo: «Ho ricevuto questo messaggio giusto pochi minuti fa e non sapevo cosa fare. Meno male». A gennaio c’è stato il picco, ma la truffa nel perugino è attiva almeno dallo scorso novembre, come segnala anche la Polizia Postale, che parallelamente ha indicato anche come gli stessi utenti – anche in questo caso prevalentemente anziani – abbiano ricevuto messaggi di alert pure da un numero che si spacciava per l’Imps (non è un refuso, nel messaggio dei truffatori c’era scritto proprio così): «I truffatori usano questi metodi non soltanto per spillare soldi ma anche dati personali che poi riutilizzano a scopi criminali – spiega la Polizia – quindi è fondamentale non rispondere agli sms, non cliccare niente e soprattutto non chiamare». Perugia e l’Umbria (si riscontrano messaggi del genere anche nel territorio della seconda Asl regionale, quella di Terni-Spoleto-Foligno) non sono le uniche zone colpite da questa truffa ma proprio la difficile situazione del comparto sanitario ha spinto addirittura la Regione ad intervenire pubblicamente, per bocca della presidente Stefania Proietti, che ha mantenuto la delega alla salute e welfare: «Fate attenzione a quel messaggio, il Cup regionale non ha numeri a pagamento – sottolinea Palazzo Donini –. Invitiamo tutti i cittadini a mantenere alta l’attenzione e a condividere queste informazioni con familiari e persone fragili, per contrastare efficacemente le truffe digitali e tutelare la sicurezza della comunità». Stesse parole dalle Asl: «Cancellate il messaggio, chiedete sempre informazioni di persona al nostro Cup o utilizzate i canali ufficiali e soprattutto non fornite mai dati personali». Nel frattempo però il messaggio, in tutte le sue vari
anti continua a circolare e diffondersi a macchia d’olio, tanto che anche molti comuni della provincia di Perugia hanno ritenuto opportuno farsi portavoce della truffa in corso presso la cittadinanza con un messaggio sui rispettivi canali social. Anche in questo caso, a testimoniare di aver ricevuto sms simili sono prevalentemente anziani o loro parenti. Per tutti, al di là del conto telefonico svuotato, la preoccupazione è per i dati personali e la paura di ritrovarsi il proprio nome o i propri dati bancari associati a qualche azione illecita. ---End text--- Author: EMANUELE LOMBARDINI Heading: Highlight: Un tranello che funziona perché fa leva su liste d’attesa lunghissime e carenza di personale medico Obiettivo non solo spillare soldi ma anche vendere i dati personali Image: -tit_org- Falsi sms Cup: frodi anche sulla salute -sec_org-
tp:writer§§ EMANUELE LOMBARDINI
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§---§
title§§ La sanità pubblica e il bilancio 2026
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Estratto da pag. 5 di "LA RAGIONE" del 23 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-23T06:08:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Micro-sgravi fiscali, contratti rinviati e il rischio di normalizzare il declino La sanità pubblica e il bilancio 2026 I l Servizio sanitario nazionale è da tempo intrappolato in una crisi che non è più congiunturale, ma strutturale. Mancano medici, infermieri e tecnici; aumentano i carichi di lavoro; cresce l’età media del personale; il privato, spesso convenzionato, assorbe competenze e motivazioni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: liste d’attesa interminabili, diseguaglianze territoriali, professionisti esausti. La Legge di bilancio 2026 colloca la sanità tra i capitoli più rilevanti della manovra, in un quadro finanziario complessivo improntato alla prudenza e al rispetto dei nuovi vincoli europei. Il Fondo sanitario nazionale raggiunge i 142,9 miliardi di euro nel 2026, con incrementi programmati nel biennio successivo. L’aumento è significativo in valore assoluto, ma s’inserisce in una dinamica in cui la spesa sanitaria continua a crescere meno del Pil nominale e dell’inflazione cumulata, mantenendo il rapporto spesa/Pil su livelli contenuti nel confronto internazionale. Le risorse aggiuntive sono distribuite su più linee di intervento: riduzione delle liste d’attesa, rafforzamento dell’assistenza territoriale, sostegno a settori ad alta intensità assistenziale come salute mentale, demenze e cure palliative. Una quota specifica è destinata ad Alzheimer e patologie correlate, tema rilevante in un Paese segnato dall’invecchiamento demografico. L’impianto resta però fortemente dipendente dalla capacità attuativa delle Regioni, chiamate a tradurre gli stanziamenti in organizzazione, personale e servizi effettivamente accessibili. Sul versante farmaceutico la manovra interviene sui tetti di spesa e sulla governance dei farmaci innovativi, introducendo criteri più selettivi legati all’efficacia clinica e alla sostenibilità. Prosegue il rafforzamento della farmacia dei servizi, con uno stanziamento strutturale che consolida il ruolo delle farmacie come presidi di prossimità, soprattutto per cronicità e popolazione anziana. Anche in questo caso il disegno rimane incompleto senza un coordinamento stabile con la medicina territoriale e con i servizi sociali. Una novità di rilievo è l’istituzione del Fondo per i caregiver familiari. La dotazione iniziale per il 2026 è limitata, mentre dal 2027 sono previsti oltre 200 milioni annui. Il Fondo non è accompagnato da misure operative immediate: mancano criteri di riconoscimento, diritti esigibili e strumenti di sostegno definiti. La misura si colloca quindi in una fase preliminare, rinviando a successivi interventi legislativi la costruzione di un vero statuto del caregiver. Il capitolo lavoro sanitario resta uno dei punti più delicati. La manovra prevede assunzioni in deroga per la riduzione delle liste d’attesa, proroghe per il personale assunto durante la pandemia e incrementi delle indennità di specificità. Gli adeguamenti retributivi strutturali sono rinviati ai rinnovi contrattuali 2025-2027. L’unico intervento immediato è fiscale: per il solo 2026 una parte del salario accessorio del personale non dirigente è assoggettata a un’imposta sostitutiva del 15%, entro limiti ristretti. La dirigenza medica e sanitaria resta esclusa da benefici diretti. Permane inoltre la flat tax sugli straordinari degli infermieri, chiarita nei confini applicativi ma senza effetti sistemici sul tema dell’attrattività delle carriere. Dal punto di vista dell’integrazione socio-sanitaria, la manovra non introduce una cornice unitaria. Non vi sono riferimenti espliciti all’armonizzazione tra Lea e Leps, alla prescrizione sociale, a figure professionali di connessione tra sanità e sociale né a un ruolo strutturale del Terzo settore nell’assistenza territoriale. Il quadro è reso più complesso dallo stato di attuazione del Pnrr. Le missioni Salute e Inclusione registrano livelli di spesa ancora parziali e una rimodulazione al ribasso degli obiettivi infrastrutturali, in particolare su Case e Ospedali di Comunità e Centrali operative territoriali. La mancanza di personale e di fi
nanziamenti correnti continua a incidere sulla piena operatività delle strutture previste dal decreto ministeriale n. 77/2022. Nel complesso la manovra 2026 lascia aperti i nodi del lavoro sanitario, della governance territoriale, dell’integrazione con il sociale e della capacità di trasformare la programmazione in servizi effettivi, in un contesto di finanza pubblica vincolata e di crescita economica moderata. ---End text--- Author: Riccardo Renzi Heading: Highlight: Image:pubblica o 2026 e con la meiali. e del Fondo ione iniziale 27 sono predo non è acimmediate: diritti esigiLa misura si re, rinviando costruzione no dei vede ione peria e cifiutrato imna parnale non ta sostitudirigena benex sugli rita nei sistemici re. socio-sania cornice upliciti all’arprescrizione connessione rutturale del riale. o stato di atute e Inclucora parziali gli obiettivi li. La mancanza di personale e di finanziamenti correnti continua a incidere sulla piena operatività delle strutture previste dal decreto ministeriale n. 77/2022. Nel complesso la manovra 2026 lascia aperti i nodi del lavoro sanitario, della governance territoriale, dell’integrazione con il sociale e della capacità di trasformare la programmazione in servizi effettivi, in un -tit_org- La sanità pubblica e il bilancio 2026 -sec_org-
tp:writer§§ Riccardo Renzi
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§---§
title§§ Anche la Salute in ChatGPT in Italia ha la «lista d'attesa»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/23/2026012303095206832.PDF
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Estratto da pag. 17 di "MF" del 23 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-23T06:08:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Anche la Salute in ChatGPT in Italia ha la «lista d’attesa» «I scriviti alla lista d’attesa». Anche se nel nostro Paese ChatGPTSalute non è ancora disponibile, OpenAI, che l’ha lanciata a inizio di quest’anno nel resto del mondo, dimostra di conoscere bene il linguaggio al quale sono abituati i pazienti italiani. Scherzi a parte, il lancio del «dottor AI» a fronte di tanti buoni propositi - riunire le informazioni sanitarie della persona, garantire la privacy conservandole in un’area crittografata, separata da quelle delle chat, non adoperata per addestrare i modelli ed eliminabile dall’utente in qualsiasi momento - pone una serie di interrogativi e anche di inquietudini, considerando che il vero rischio è quello di apparire troppo empatico e simile all’umano nelle risposte. Dai dati certificati dall’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, in Italia l’11% dei cittadini ha già utilizzato strumenti di AI generativa per porre quesiti in ambito salute soprattutto in cerca di informazioni su problemi specifici e malattie (47%) e su farmaci e terapie (30%). Tra i primi motivi dell’utilizzo, la rapidità di accesso alle informazioni (50%) e la facilità d’uso (44%). Questi dati, nonostante ChatGPTSalute - e presumibilmente gli strumenti analoghi che a breve saranno sviluppati dalle piattaforme concorrenti - precisi di non essere uno strumento diagnostico e di non sostituire il personale clinico, non cancellano il timore che una fetta non trascurabile dell’utenza sia tentata di raccontare sintomi, confessare timori e sottoporre analisi al dottore-chatbot, senza rivolgersi al medico in carne e ossa. (riproduzione riservata) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Anche la Salute in ChatGPT in Italia ha la «lista d’attesa» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/23/2026012303095206832.PDF
§---§
title§§ Scelta etica per la salute
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Estratto da pag. 15 di "MF" del 23 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-23T06:08:00+00:00
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tp:ocr§§ Il 54% dei lavoratori italiani richiede un aiuto concreto: l’importanza dell’attività fisica SCELTA ETICA PER LA SALUTE Assidim: lo stile di vita migliora società e imprese P iù di un italiano su due è seriamente intenzionato a imprimere una svolta al proprio stile di vita, mettendo al primo posto l’attività fisica. È un tema ormai non più confinato alla sfera privata della persona: le abitudini quotidiane fanno parte a pieno titolo delle scelte che incidono sull’organizzazione e sui risultati dell’impresa in cui si lavora. La popolazione invecchia, cresce la diffusione delle patologie croniche e non ci sono segnali decisivi di miglioramento nell’accesso al Servizio Sanitario Nazionale. In questo contesto, la cura della salute va oltre il singolo, gli stili di vita si riflettono direttamente sulla qualità della quotidianità delle persone e sui conti delle aziende. Le ricadute su produttività, continuità operativa e costi indiretti aprono il tema di una responsabilità condivisa tra indiDaniela viduo e impresa. Ist. Auxolog Assidim, Cassa di Assistenza Sanitaria per dipendenti e collaboratori di aziende associate, ha diffuso i risultati della seconda edizione della survey che mette in luce il ruolo chiave svolto dall’attività fisica e dagli interventi personalizzati nella prevenzione e nella sostenibilità del capitale umano. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Nutrients, è stato sviluppato in collaborazione con la professoressa Daniela Lucini, Ordinario dell’Università degli Studi di Milano e Responsabile del Servizio di Medicina dell’Esercizio Fisico dell’Istituto Auxologico Italiano. Sono stati coinvolti circa 3mila lavoratori italiani, attraverso un questionario web-based anonimo, con l’obiettivo di supportare le aziende nello sviluppo di programmi di welfare realmente efficaci. Chiara la richiesta che sale dalla ricerca: il 54% del campione, eterogeneo per età e ruolo professionale, desidera migliorare il proprio stile di vita con un aiuto concreto e l’attività fisica emerge come leva prioritaria. Lo studio, sviluppato secondo un modello scientifico ad albero delle decisioni, conferma un concetto ben definito: l’esercizio fisico è il principale predittore di benessere, sopratLucini tutto se inserito in ico Italiano percorsi personalizzati. Un’indicazione chiara per le aziende. Investire in salute non è solo una scelta etica, ma una leva strategica di competitività. Le soluzioni più richieste sono le consulenze mediche specialistiche per programmi personalizzati e l’accesso a strutture sportive, con una disponibilità economica significativa: il 70% è disposto a investire almeno 100 euro in iniziative percepite come mirate ed efficaci. I risultati evidenziano che un lavoratore su tre risente dell’impatto negativo dello stress, sia sulla salute, sia sulle performance. In particolare, Il 31,8% dei lavoratori percepisce un impatto negativo dello stress sulla salute e sulla performance. La soluzione che chiedono principalmente non è tanto la partecipazione a programmi tradizionali di gestione dello stress, quanto soprattutto diventare fisicamente più attivi. «Gestire lo stress è possibile, anche se complesso - spiega la professoressa Lucini -. Serve una valutazione personalizzata che consideri stile di vita e comportamenti, fornendo strumenti psicologici e fisici per ristabilire il benessere». È importante sottolineare un dato scientifico: la relazione complessa tra stress ed esercizio fisico nonché il ruolo di quest’ultimo come strumento di benessere. La metodologia statistica adottata nella ricerca ha permesso di individuare esigenze specifiche espresse da determinati gruppi di soggetti. Ad esempio, tra coloro che hanno dichiarato di essere disposti a investire almeno 100 euro, il desiderio di ricevere una consulenza medica specialistica per migliorare lo stile di vita emerge in modo statisticamente significativo nelle donne intervistate con elevati livelli di percezione dello stress. Questo dato apre la strada a interventi personalizzati: non tutti i lavoratori ha
nno le stesse esigenze: percepire e dettagliare queste differenze è la chiave per rendere più efficaci i programmi finalizzati al benessere. (riproduzione riservata) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Daniela Lucini Ist. Auxologico Italiano -tit_org- Scelta etica per la salute -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/23/2026012303095606836.PDF
§---§
title§§ Medici fino a 72 anni, sul tavolo la salvaguardia per i primari universitari
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/23/2026012303095306833.PDF
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Estratto da pag. 12 di "SOLE 24 ORE" del 23 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-23T06:08:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Medici fino a 72 anni, sul tavolo la salvaguardia per i primari universitari Milleproroghe Forza Italia punta a rinviare al 1° luglio il contributo per i pacchi extra Ue Marzio Bartoloni Giovanni Parente Si avvicina per i medici la proroga della permanenza al lavoro su base volontaria fino a 72 anni. Ma nell’emendamento del Governo al decreto Milleproroghe - ieri scadeva il termine per quelli parlamentari - resta ancora sotto esame quella che potrebbe essere l’ulteriore sorpresa della possibilità, solo per i medici universitari e non per quelli ospedalieri, di mantenere anche gli incarichi apicali (quelli che una volta si chiamavano primari). All’emendamento ha lavorato il ministero della Salute e ora è al vaglio del Mef. Si tratta di un intervento molto atteso ed è una proroga di una norma già prevista nel Milleproroghe dello scorso anno e scaduto a fine 2025, per questo dovrebbe essere ripristinata almeno fino al 2026. La spinta in questo senso è da parte di tutti i partiti della maggioranza, tanto che non mancano anche emendamenti parlamentari, come quello a prima firma di Luciano Ciocchetti (FdI) che proroga questa possibilità fino al 2027 a patto che i camici bianchi non mantengano o assumano incarichi dirigenziali. Nelle ipotesi di modifica studiate dal Governo i medici universitari potrebbero invece essere “salvati” potendo mantenere questi incarichi. Un’esenzione che, però, potrebbe far venire il mal di pancia a qualcuno che potrebbe parlare di norma “salva-baroni”. Per il resto il cammino parlamentare del Milleproroghe dovrà servire anche a “colmare” alcune lacune. Come nel caso dei bonus in materia di lavoro. Gli interventi dedicati, tra l’altro, all’occupazione di giovani, donne e nelle zone economiche speciali, che erano contenute nelle bozze iniziali del decreto di proroga di fine anno, non sono poi entrate nel testo del Dl 200/2025 approvato in «Gazzetta Ufficiale» per ragioni di carattere tecnico legate ai tempi di pubblicazione del provvedimento rispetto a quelli della manovra (legge 199/2025). In ogni caso erano arrivate rassicurazioni all’indomani della pubblicazione del decreto che sarebbe stata trovata una soluzione in conversione. Sul fronte fiscale, invece, va registrata l’iniziativa di Forza Italia che punta, proprio con un correttivo al Milleproroghe, a far slittare al 1° luglio il contributo di 2 euro sui piccoli pacchi extra Ue, introdotto proprio dalla manovra 2026. Come spiega Erica Mazzetti, deputata di Forza Italia e responsabile nazionale dipartimento Lavori pubblici del partito, «i colossi extraeuropei già aggirano i limiti e riescono, comunque, a inondare il nostro mercato con la loro merce, spesso di bassa qualità, facendola entrare da altri snodi europei». Per questo, aggiunge, «è opportuno che il governo valuti attentamente questa proposta per tutelare il settore del commercio e della logistica, strategico per l’Italia soprattutto oggi». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni :-: Giovanni Parente Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medici fino a 72 anni, sul tavolo la salvaguardia per i primari universitari -sec_org-
tp:writer§§ Marzio Bartoloni - Giovanni Parente
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§---§
title§§ Cure palliative, i fondi non bastano Le eccellenze ora vivono di lasciti = Cure palliative, risorse al lumicino per garantire i percorsi di fine vita
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/23/2026012303094406840.PDF
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Estratto da pag. 3 di "SOLE 24 ORE INSERTI" del 23 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-23T06:08:00+00:00
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tp:ocr§§ Cure palliative, i fondi non bastano Le eccellenze ora vivono di lasciti Salute. Grazie al lavoro delle fondazioni private senza fine di lucro i malati terminali e le loro famiglie ricevono le cure adeguate In tempi di crisi della sanità pubblica garantire risorse a un Terzo settore socialmente illuminato sta diventando sempre più difficile Cure palliative, risorse al lumicino per garantire i percorsi di fine vita Il privato non profit. Grazie al lavoro delle realtà senza fine di lucro malati terminali e famiglie ricevono cure adeguate. Allarme sostenibilità economica L avorano da decenni fianco a fianco dei malati terminali e delle loro famiglie per assicurare cure palliative e la migliore assistenza, a domicilio o negli hospice, per garantire dignità a chi non può guarire. La Fondazione FARO di Torino e la Gigi Ghirotti di Genova vivono grazie a donazioni e lasciti testamentari ma le risorse della sanità pubblica sono insufficienti, nonostante queste realtà abbiamo un ruolo sociale importante e producano un impatto positivo per le strutture sanitarie, evitando ricoveri impropri. «Il cuore serve ma temo non basti più» riflette il direttore della FARO che sta ampliando le collaborazioni con le aziende e che si fa carico anche delle famiglie che perdono i propri cari. La Fondazione Gigi Ghirotti, è stata creata nel 1984, a Genova, da Franco Henriquet, medico anestesista e specialista nella terapia del dolore, che la guida ancora oggi, «Seguiamo ogni giorno - spiega il professore - tra i 500 e i 600 malati nelle loro case e, complessivamente, circa 1.500 in un anno; in più ci sono due hospice che abbiamo aperto, uno nel 2000, l’altro nel 2010, dove ricoveriamo circa 500 malati l’anno. Il tutto è gratuito e accreditato con il servizio sanitario nazionale. Ma le spese sono alte e, soprattutto a partire dal periodo successivo alla pandemia di Covid, siamo un po’ in difficoltà sotto il profilo economico. Prima di quel momento ricevevamo circa il 50% dei costi complessivi che la fondazione sosteneva nell’assistenza ai malati; dopo il Covid, la percentuale si è ridotta al 30%». —de Forcade e Greco a pagina 3 I n tempi di crisi per i bilanci della Sanità pubblica, che va ricordato è sulle spalle delle Regioni e cuba tra l’80 e il 90% delle risorse che i governatori devono gestire, parlare di cure palliative e risorse per l’assistenza ai malati terminali è ancora più difficile. Il tema sul tavolo è duplice, da un lato la presa in cura - con protocolli specifici per gestire dolore e emergenze sanitarie - di quei malati che devono essere accompagnati verso il fine vita con dignità ed efficacia medica. Dall’altro garantire risorse adeguate e preziose ad un Terzo settore socialmente illuminato, che continua a studiare come migliorare le condizioni di vita di chi non può guarire. In questo percorso di civiltà che le storie della torinese Fondazione Faro e della genovese Gigi Ghirotti raccontano, il ruolo delle famiglie è fondamentale. E la cura di chi perde un proprio caro lo è ancora di più. Ma c’è ancora qualcos’altro che merita di essere raccontato, ed è la generosità di chi dona e la lungimiranza di chi, attraverso lasciti testamentari, guarda al futuro di queste realtà. Non si tratta soltanto di assistenza ma di cultura. Cultura del fine vita, cultura dei luoghi in cui morire, non gli ospedali ma le mura domestiche e gli hospice. L’ambizione degli operatori perché ambiziosi e determinati sono i medici, gli psicologi, gli infermieri, i fisioterapisti che fanno questo mestiere - è sostenere un modello virtuoso che garantisce percorsi di cura adeguati e amore, fino alla fine. Servono risorse e generosità. —F.Gre. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: f gre Heading: Highlight: Image:AdobeStock Regioni. La sanità pubblica è sulle spalle delle Regioni e pesa tra l’80 e il 90% delle risorse che i governatori devono gestire -tit_org- Cure palliative, i fondi non bastano Le eccellenze ora vivono di lasciti Cure palliative, risorse al lumicino per garantire i percorsi di fine vita -sec_org-
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