title§§ Gimbe: "Il SSN va verso la cristallizzazione delle diseguaglianze"
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203003309994.PDF
description§§
Estratto da pag. 2 di "dottnet.it" del 22 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-22T17:22:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203003309994.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203003309994.PDF', 'title': 'dottnet.it'}
tp:url§§ DOTTNET.IT
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203003309994.PDF
tp:ocr§§ Gimbe: Il SSN va verso la cristallizzazione delle diseguaglianze99 SANITÀ PUBBLICA REDAZIONE DOTTNET | 22/01/2026 15:12 Secondo la Fondazione Gimbe, il Servizio sanitario nazionale rischia di rendere strutturali le diseguaglianze territoriali. Il nodo centrale resta l'accesso alle cure. Il Servizio sanitario nazionale sta andando incontro a una cristallizzazione delle diseguaglianze, soprattutto alla luce degli ultimi interventi normativi che tendono ad equiparare i Livelli essenziali di assistenza (LEA) ai Livelli essenziali delle prestazioni (LEP). A lanciare l'allarme è Fondazione GIMBE, intervenuta alla conferenza stampa di presentazione dell'indagine conoscitiva parlamentare sull'attuazione dei LEA. Secondo il presidente Nino Cartabellotta. il problemanonconsisteLtantoLnel Jfotografare le differenze tra territori. quanto nell'evitare che queste diventino un elemento strutturale del sistema, paradossalmente normalizzato dalle regole stesse che dovrebbero garantire equità. L'accesso alle cure come primo spartiacque Per Gimbe, la principale criticità del SSN resta la difficoltà dì accesso alle cure, che si manifesta su più livelli. Persistono infatti profonde diseguaglianze regionali, con una frattura storica tra Nord e Sud. E stanno inoltre emergendo differenze intraregionali, come per esempio tra aree metropolitane e aree rurali. Queste diseguaglianze territoriali si intrecciano spesso con fattori socio-economici e di genere, ampliando ulteriormente il divario nell'esigibilità concreta del diritto alla salute. Un quadro che rende sempre meno concreto il principio di universalismo su cui si fonda il SSN. Indicatori e monitoraggi: una fotografìa incompleta Un altro nodo critico riguarda i sistemi di monitoraggio. Secondo Cartabellotta, i LEA vengono oggi valutati utilizzando solo 25 indicatori del nuovo sistema di garanzia, che in realtà ne prevede 78 complessivi. Una scelta che restituisce un resoconto parziale e grossolano dell'erogazione e della qualità delle cure. Il risultato è un monitoraggio che fatica a misurare non solo la qualità, ma soprattutto l'esigibilità reale dei diritti, lasciando in ombra aspetti fondamentali dell'assistenza, in particolare quelli legati all'organizzazione territoriale dei servizi. Piani di rientro e commissariamenti: bilanci in ordine, servizi no Nel suo intervento, il presidente di Gimbe ha espresso una valutazione critica anche sugli strumenti di governo nnora utilizzati per ridurre le diseguaglianze. Piani di rientro e commissariamenti regionali, pur avendo contribuito a riequilibrare i bilanci, non hanno prodotto una reale riqualificazione dei servizi ne una riorganizzazione strutturale dell'assistenza. In molte realtà, questi strumenti hanno finito per congelare le criticità invece di risolverle, contribuendo a mantenere livelli di offerta insufficienti soprattutto nelle Regioni più fragili. Il riparto delle risorse e i nuovi bisogni Criticità emergono anche nelle modalità di distribuzione delle risorse del Fondo sanitario nazionale. Oggi il riparto avviene prevalentemente sulla base della popolazione residente pesata per età, un criterio che secondo Gimbe non riflette più adeguatamente i bisogni reali della popolazione. Cartabellotta richiama m particolare le esigenze delle fasce più giovani, come il crescente disagio psicologico e psichiatrico, che richiederebbero investimenti mirati e una diversa allocazione delle risorse. Senza correttivi, il rischio è quello di perpetuare un sistema incapace di rispondere alle trasformazioni demografìche e sociali in atto. Dal monitoraggio alle scelte di sistema L'analisi di Gimbe si inserisce in un momento di forte attenzione istituzionale sui LEA e sui di vari territoriali, ma sposta il fuoco su un punto chiave: conoscere le dis eguaglianze non è più sufficiente. Senza un ripensamento degli strumenti di valutazione, dei criteri di finanziamento e delle politiche di riequilibrio, il rischio è che le differenze territoriali vengano non solo tollerate ma, di fatto, consolidate. -tit
_org- Gimbe: "Il SSN va verso la cristallizzazione delle diseguaglianze" -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203003309994.PDF
§---§
title§§ Intervista a Massimo Miraglia - Sanità privata Sempre più centri Prosperius a Giomi = Sanità, il privato che avanza Prosperius-Cherubini al Gruppo Giomi
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012201904702108.PDF
description§§
Estratto da pag. 19 di "NAZIONE" del 22 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-22T02:42:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012201904702108.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012201904702108.PDF', 'title': 'NAZIONE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012201904702108.PDF
tp:ocr§§ FIRENZE Tante nuove aperture Sanità privata Sempre più centri Prosperius a Giomi Sanità, il privato che avanza Prosperius-Cherubini al Gruppo Giomi Acquisiti lo storico istituto di analisi e la clinica di San Domenico a Firenze: «Torneranno alla gloria del passato» Il presidente Miraglia: «Il sistema sanitario pubblico dev’essere riformato, ma è il più bello del mondo» Ulivelli a pagina 19 FIRENZE Inizia la rinascita per la casa di cura Villa Cherubini e per l’Istituto di analisi Prosperius, due storiche strutture della sanità privata, con sede a San Domenico (Firenze). Fondate dal medico Mario Bigazzi oltre cinquant’anni fa, avevano vissuto un periodo di tribolazione dopo uno squilibro economico-finanziario e un tentativo di salvataggio con affitto alla romana Ma.Cro Lifescience srl. Poi sono andate all’asta e appena acquisite dal Gruppo Giomi realtà che opera da 76 anni nel settore sanitario e presente oggi in Toscana (a Firenze con Villa Ulivella-Villa dei Glicini), Lazio, Puglia, Calabria, Sicilia e Germania. Abbiamo parlato con il presidente del Gruppo, Massimo Miraglia. Il vostro obiettivo è il rilancio? «Vogliamo riportare le due strutture alla gloria del passato. Dopo un periodo di tribolazione prendiamo il testimone per rilanciarle. Siamo in Toscana da vent’anni dove cittadini e istituzioni conoscono il nostro standard di qualità. Integreremo tutte le strutture, ottimizzando le sinergie. Sappiamo di poter contare su professionisti di altissima qualità per creare valore con il paziente al centro e valorizzando i collaboratori. Programmiamo il futuro con il nostro stile di umanizzazione delle cure e investimenti in nuove tecnologie». Prevedete di aumentare ancora la vostra presenza in Toscana, magari in altre città? «Intanto entro febbraio inauguriamo a Firenze una struttura di odontoiatria: Giodental. Poi non ci poniamo limiti: valutiamo tutti dossier che ci vengono presentati. Abbiamo festeggiato a dicembre i 76 anni di vita e portiamo dove possiamo il nostro valore aggiunto senza barattare la nostra credibilità». Crede che il sistema nazionale stia scivolando verso una privatizzazione non dichiarata? «Non è così. Il nostro sistema sanitario nazionale è uno dei più belli e invidiati del mondo perché è universalistico, garantisce cure a tutti, a prescindere dallo status sociale. Lo dico io che viaggio moltissimo e ne ho studiati tanti. Ma il sistema ha quasi cinquant’anni. Rispetto ai tempi della sua fondazione, la vita media si è allungata, ci sono più anziani, e dunque c’è bisogno di una revisione e di un ammodernamento, non solo a livello normativo». Parla dei rapporti tra pubblico e privato? Crede che un nuovo modello che superi il ’prestazionificio’ sia possibile? Magari con una finanza in salda mano pubblica, affidando al privato progetti che il pubblico non può permettersi beneficiando di servizi per la collettività? «Per costruire un nuovo modello è prima necessario risolvere l’aspetto pregiudiziale nei confronti del privato. C’è una sorta di stigma. Viene vissuto non come una risorsa ma come un’entità astratta. Se venisse utilizzato per quel che serve alla popolazione riusciremmo ad abbattere le liste d’attesa. Ricordiamo che il privato accreditato convenzionato è come il sistema pubblico, non costa niente al cittadino». Avete proposto qualcosa alla politica? «E’ inutile proporre, non andremmo lontano. Se fossimo vissuti in maniera diversa faremmo molte più prestazioni, anche limitando la migrazione sanitaria che è un costo per le Regioni e per i cittadini costretti a far muovere anche la famiglia». Aprono nuovi centri privati come funghi, evidentemente il business c’è. «Certo, perché i cittadini che possono permetterselo per farsi curare in tempi rapidi si rivolgono ai privati». Però non sono per tutti. «Ripeto il concetto di ammodernamento. Le amministrazioni regionali dovrebbero gestire le risorse in maniera diversa e più appropriata: il sistema dei budget è vecchio». C’è il boom delle assicurazioni... «Vero. E specialmente le assicurazioni inserite nei rinnovi contrattu
ali delle categoria. Direi anche per fortuna, chi ha quell’assistenza lascia spazio libero nel sistema pubblico». Ma in questo modo rinascono le mutue superate dal sistema sanitario nazionale... «Quelle erano mutue pubbliche. Ora queste sono assicurazioni di diritto privato. Con queste polizze tanti cittadini possono contare su cure rapide, lasciando il posto a chi non ce l’ha nel sistema pubblico». ---End text--- Author: Ilaria Ulivelli Heading: Highlight: USCIRE DAL PRESTAZIONIFICIO? «Le nostre proposte non verrebbero ascoltate ma noi saremmo in grado di abbattere le liste d’attesa» Ormai anche in Toscana dietro ogni angolo apre un istituto privato di analisi, un poliambulatorio, una struttura per la riabilitazione. Nei quartieri, dove c’erano botteghe storiche, mercerie, mesticherie, pizzicagnoli, ora si fanno prelievi ed esami. E’ l’effetto dell’affanno del sistema sanitario pubblico che risponde con sempre maggiore difficoltà alle crescenti esigenze di salute di una popolazione che invecchia: il 53% degli over 65 in Toscana è un paziente cronico, contro il 57,3% della media italiana, mentre il 17,3% è fragile (contro il 15,9%) e il 13,2% non è più autosufficiente (contro 13,7%). In questo quadro di necessità ha raggiunto numeri preoccupanti la rinuncia alle cure: hanno abbandonato per le attese troppo lunghe e la mancanza di soldi per rivolgersi al privato il 5,9% dei toscani, un dato in peggioramento sebbene resti in un vantaggio di 4 punti sulla media nazionale. Cresce la spesa sanitaria, anche quella dei cittadini costretti a frugarsi in tasca per ricevere cure in tempi adeguati: abbiamo superato gli 800 euro all’anno procapite per la sanità privata, anche se la media nazionale è oltre i mille. Inoltre si registra un vero boom delle assicurazioni private, ancora più grande la crescita di piattaforme welfare e salute nelle grandi aziende e nei rinnovi dei contratti nazionali di molte categorie di lavoratori. In questo panorama non stupisce che i privati e il privato sociale investano per aprire nuove strutture. Il mercato non manca. Image:Massimo Miraglia, presidente del Gruppo Giomi, presente a Firenze con Villa Ulivella-Glicini, ha acquisito Prosperius e Villa Cherubini LNZ FOCUS PANORAMA TOSCANO Over 65 Rinuncia alle cure 53% il 5,9% dei toscani, contro una media nazionale del 9,9% il è un paziente cronico, contro il 57,3% della media italiana 17,3% il è fragile (contro il 15,9%) 13,2% il non è più autosu?iciente (contro 13,7%) I motivi: attese troppo lunghe e impossibilità economica di rivolgersi al privato Spesa per la sanità privata I boom in Toscana superati gli 800 euro all'anno procapite, contro una media nazionale che supera i mille dei piani di welfare aziendale delle assicurazioni private di nuove mutue nel rinnovo dei contratti nazionali di molte categorie di lavoratori *Fonte dati: Cgil/Caaf, 8° Rapporto Gimbe 2025, Agenzia regionale di sanità della Toscana -tit_org- Intervista a Massimo Miraglia - Sanità privata Sempre più centri Prosperius a Giomi Sanità, il privato che avanza Prosperius-Cherubini al Gruppo Giomi -sec_org-
tp:writer§§ ILARIA ULIVELLI
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012201904702108.PDF
§---§
title§§ Pediatri "sotto casa" Solo 83 nel Salento e in due anni via in 18
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012202135100316.PDF
description§§
Estratto da pag. 10 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA LECCE" del 22 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-22T01:34:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012202135100316.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012202135100316.PDF', 'title': 'NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA LECCE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012202135100316.PDF
tp:ocr§§ Pediatri “sotto casa” Solo 83 nel Salento e in due anni via in 18 Come sta cambiando la mappa dell’assistenza sanitaria per i pazienti tra 0 e 14 anni Tanti i medici vicini alla pensione a fronte di pochi inserimenti Il trend però cambierà dal 2030 La crisi della sanità pubblica, che per anni ha mostrato le sue crepe nella carenza dei medici ospedalieri e nel ridimensionamento delle guardie mediche, ha ormai raggiunto un nuovo, delicato fronte: la pediatria di libera scelta. Quello che si sta delineando è uno scenario in cui la carenza di professionisti si ripercuote direttamente sulla medicina del territorio, mettendo a rischio la continuità assistenziale per i pazienti più piccoli. La “gobba pensionistica”, ovvero l’uscita di medici arrivati alla soglia dei 70 anni senza un adeguato ricambio generazionale, inizia a pesare sulla pediatria, sarà così almeno sino al 2030, costringendo il sistema a una riorganizzazione che impatterà sulle abitudini delle famiglie. La figura del pediatra “sotto casa”, disponibile nel proprio comune di residenza, sta diventando un ricordo. I pediatri di libera scelta andranno sempre più a strutturarsi per distretti sanitari e non più per singolo comune. Il rischio concreto è che le famiglie, per garantire le cure ai figli nella fascia tra 0 e 6 anni, debbano rivolgersi fuori dal proprio paese, recandosi ad esempio nelle Aft (Aggregazioni Funzionali Territoriali) di medicina oppure negli studi di professionisti che, lavorando su turnazione, dovranno coprire le esigenze di più comuni limitrofi. La situazione in provincia di Lecce offre una prima fotografia di questa trasformazione. Attualmente i pediatri in servizio sul territorio salentino sono 83, un numero calcolato al netto dei recenti pensionamenti. Tuttavia, la rilevazione del marzo 2025 ha evidenziato che una decina di professionisti ha lasciato il camice per raggiunti limiti di età, aprendo altrettante zone carenti individuate dalla Regione. Sebbene molte di queste caselle siano state coperte — come accaduto a Lecce (2), Cavallino, Squinzano, Martano, Gagliano del Capo e Novoli, quest’ultimo in combinato con Carmiano — le difficoltà restano evidenti. Proprio il caso di Carmiano, nel nord Salento, è emblematico delle criticità che il sistema sta affrontando. Il comune negli ultimi due anni ha perso due pediatri effettivi per pensionamento. La conseguenza è stata che circa mille assistiti tra 0 e 14 anni, di cui 436 nella fascia più delicata tra 0 e 6 anni, si sono trovati nella condizione di dover cercare un medico fuori paese o attendere l’arrivo di un nuovo pediatra, il quale dovrà però dividersi con i pari età di Novoli, dove risiedono altri 595 pazienti totali (231 tra 0 e 6 anni). Guardando al futuro prossimo, i distretti sanitari di Lecce e Campi Salentina appaiono quelli con maggiori difficoltà legate all’età avanzata dei medici. Nel 2026, su circa 83 pediatri attivi in provincia, ne andranno in pensione altri 7, mentre nel 2027 saranno ben 11 a raggiungere la soglia dei 70 anni. Una emorragia di competenze che interesserà, seppur in modo ridotto, anche le famiglie dei distretti di Gagliano del Capo, Nardò, Gallipoli, Poggiardo, Casarano, Maglie, Galatina e Martano. La mappa delle carenze rilevate dall’Asl Lecce nel 2025, la prossima è fissata al 31 marzo di quest’anno, mostra una situazione a macchia di leopardo in via di risoluzione ma che rischia di restare precaria per i prossimi 3 o 4 anni, almeno sin quando non si vedranno gli effetti delle scuole di specializzazione. Attualmente nell’area nord di Lecce due carenze sono state coperte per trasferimento, mentre nell’area sud (Cavallino) e nell'Aft di Martano (843 bambini 0-14 anni) si è in fase di assegnazione, con coperture attuali garantite da trattenimenti in deroga. Situazioni simili si registrano a Maglie, per i comuni di Castrignano dei Greci (314 pazienti) e Corigliano d’Otranto (567 tra 0 e 14 anni), Squinzano (1.257) e Trepuzzi (1.394 bambini). Il problema, tuttavia, non è solo locale ma strutturale e nazionale, come evidenziato dai dati della F
ondazione Gimbe e dalle analisi demografiche. Sebbene il calo delle nascite abbia ridotto la platea di assistiti nella fascia 0-5 anni di circa 430mila unità dal 2019 a oggi, il carico di lavoro per i pediatri non è diminuito, anzi. Il saldo tra i nuovi nati e chi esce dall’assistenza pediatrica al compimento del 14° anno determina un incremento netto degli assistiti. Inoltre, le regole attuali prevedono un massimale di 1.000 assistiti per pediatra, con un rapporto ottimale sui territori di 850 pazienti per ogni medico. A livello nazionale mancano all’appello almeno 502 pediatri di famiglia, con le situazioni più critiche nel nord Italia, ma la Puglia non è esente da rischi: entro il 2028 nella regione raggiungeranno l’età della pensione 218 pediatri. Nonostante l’aumento delle borse di studio per la specializzazione, passate da 496 a 854 negli ultimi anni, resta l’incognita su quanti nuovi medici sceglieranno la libera professione sul territorio invece della carriera ospedaliera. Ad ogni bambino, sin dalla nascita, deve essere assegnato un pediatra per accedere a servizi e prestazioni inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale (Ssn). «Le segnalazioni sulla difficoltà di accesso al pediatra – ha dichiarato nei mesi scorsi Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – arrivano da tutte le Regioni, evidenziando criticità ricorrenti: complessità burocratiche, carenza di risposte da parte delle Aziende Sanitarie Locali (Asl), pediatri con un numero elevato di assistiti e impossibilità, per molte famiglie, di iscrivere i propri figli a un pediatra. Una situazione che genera disagi rilevanti e richiede interventi organizzativi urgenti, per garantire la continuità dell’assistenza pediatrica, soprattutto ai più piccoli e ai più fragili». ---End text--- Author: Andrea TAFURO Heading: Come sta cambiando la mappa dell’assistenza sanitaria per i pazienti tra 0 e 14 anni Tanti i medici vicini alla pensione a fronte di pochi inserimenti Il trend però cambierà dal 2030 Highlight: 1 Il cambio: dal paese ai distretti A causa della carenza di organico e dei pensionamenti, l’assistenza pediatrica non sarà più garantita in ogni singolo comune. Le famiglie dovranno abituarsi a un modello basato sui distretti sanitari, spostandosi verso le Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft) o studi medici che copriranno più paesi a turnazione. 2 I numeri e le prime criticità Attualmente nel Salento operano 83 pediatri, ma il ricambio generazionale è a rischio: tra il 2026 e il 2027 sono previsti 18 pensionamenti (medici al traguardo dei 70 anni). Casi come quello di Carmiano, che ha perso i suoi pediatri storici, evidenziano la difficoltà di coprire tutti i territori. 3 Burocrazia e il monito di Gimbe Cartabellotta (Gimbe) ha evidenziato come la carenza di oltre 500 pediatri a livello nazionale sia aggravata da complessità burocratiche e carico assistenziale. Nonostante l’aumento delle borse di specializzazione, il ricambio resta incerto: entro il 2028 andranno in pensione circa 2.600 pediatri in Italia (218 solo in Puglia). Image:Nino Cartabellotta, presidente Gimbe. In alto un medico in uno studio pediatrico -tit_org- Pediatri “sotto casa” Solo 83 nel Salento e in due anni via in 18 -sec_org-
tp:writer§§ Andrea TAFURO
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012202135100316.PDF
§---§
title§§ lntervista a Massimo Miraglia - Sanità privata Sempre più centri Prosperius a Giomi = Sanità, il privato che avanza Prosperius-Cherubini al Gruppo Giomi
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012201938302540.PDF
description§§
Estratto da pag. 19 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 22 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-22T02:53:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012201938302540.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012201938302540.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012201938302540.PDF
tp:ocr§§ FIRENZE Tante nuove aperture Sanità privata Sempre più centri Prosperius a Giomi Sanità, il privato che avanza Prosperius-Cherubini al Gruppo Giomi Acquisiti lo storico istituto di analisi e la clinica di San Domenico a Firenze: «Torneranno alla gloria del passato» Il presidente Miraglia: «Il sistema sanitario pubblico dev’essere riformato, ma è il più bello del mondo» Ormai anche in Toscana dietro ogni angolo apre un istituto privato di analisi, un poliambulatorio, una struttura per la riabilitazione. Nei quartieri, dove c’erano botteghe storiche, mercerie, mesticherie, pizzicagnoli, ora si fanno prelievi ed esami. E’ l’effetto dell’affanno del sistema sanitario pubblico che risponde con sempre maggiore difficoltà alle crescenti esigenze di salute di una popolazione che invecchia: il 53% degli over 65 in Toscana è un paziente cronico, contro il 57,3% della media italiana, mentre il 17,3% è fragile (contro il 15,9%) e il 13,2% non è più autosufficiente (contro 13,7%). In questo quadro di necessità ha raggiunto numeri preoccupanti la rinuncia alle cure: hanno abbandonato per le attese troppo lunghe e la mancanza di soldi per rivolgersi al privato il 5,9% dei toscani, un dato in peggioramento sebbene resti in un vantaggio di 4 punti sulla media nazionale. Cresce la spesa sanitaria, anche quella dei cittadini costretti a frugarsi in tasca per ricevere cure in tempi adeguati: abbiamo superato gli 800 euro all’anno procapite per la sanità privata, anche se la media nazionale è oltre i mille. Inoltre si registra un vero boom delle assicurazioni private, ancora più grande la crescita di piattaforme welfare e salute nelle grandi aziende e nei rinnovi dei contratti nazionali di molte categorie di lavoratori. In questo panorama non stupisce che i privati e il privato sociale investano per aprire nuove strutture. Il mercato non manca. Ulivelli a pagina 19 FIRENZE Inizia la rinascita per la casa di cura Villa Cherubini e per l’Istituto di analisi Prosperius, due storiche strutture della sanità privata, con sede a San Domenico (Firenze). Fondate dal medico Mario Bigazzi oltre cinquant’anni fa, avevano vissuto un periodo di tribolazione dopo uno squilibro economico-finanziario e un tentativo di salvataggio con affitto alla romana Ma.Cro Lifescience srl. Poi sono andate all’asta e appena acquisite dal Gruppo Giomi realtà che opera da 76 anni nel settore sanitario e presente oggi in Toscana (a Firenze con Villa Ulivella-Villa dei Glicini), Lazio, Puglia, Calabria, Sicilia e Germania. Abbiamo parlato con il presidente del Gruppo, Massimo Miraglia. Il vostro obiettivo è il rilancio? «Vogliamo riportare le due strutture alla gloria del passato. Dopo un periodo di tribolazione prendiamo il testimone per rilanciarle. Siamo in Toscana da vent’anni dove cittadini e istituzioni conoscono il nostro standard di qualità. Integreremo tutte le strutture, ottimizzando le sinergie. Sappiamo di poter contare su professionisti di altissima qualità per creare valore con il paziente al centro e valorizzando i collaboratori. Programmiamo il futuro con il nostro stile di umanizzazione delle cure e investimenti in nuove tecnologie». Prevedete di aumentare ancora la vostra presenza in Toscana, magari in altre città? «Intanto entro febbraio inauguriamo a Firenze una struttura di odontoiatria: Giodental. Poi non ci poniamo limiti: valutiamo tutti dossier che ci vengono presentati. Abbiamo festeggiato a dicembre i 76 anni di vita e portiamo dove possiamo il nostro valore aggiunto senza barattare la nostra credibilità». Crede che il sistema nazionale stia scivolando verso una privatizzazione non dichiarata? «Non è così. Il nostro sistema sanitario nazionale è uno dei più belli e invidiati del mondo perché è universalistico, garantisce cure a tutti, a prescindere dallo status sociale. Lo dico io che viaggio moltissimo e ne ho studiati tanti. Ma il sistema ha quasi cinquant’anni. Rispetto ai tempi della sua fondazione, la vita media si è allungata, ci sono più anziani, e dunque c’è bisogno di una revisione e di un ammodernamento, non solo a
livello normativo». Parla dei rapporti tra pubblico e privato? Crede che un nuovo modello che superi il ’prestazionificio’ sia possibile? Magari con una finanza in salda mano pubblica, affidando al privato progetti che il pubblico non può permettersi beneficiando di servizi per la collettività? «Per costruire un nuovo modello è prima necessario risolvere l’aspetto pregiudiziale nei confronti del privato. C’è una sorta di stigma. Viene vissuto non come una risorsa ma come un’entità astratta. Se venisse utilizzato per quel che serve alla popolazione riusciremmo ad abbattere le liste d’attesa. Ricordiamo che il privato accreditato convenzionato è come il sistema pubblico, non costa niente al cittadino». Avete proposto qualcosa alla politica? «E’ inutile proporre, non andremmo lontano. Se fossimo vissuti in maniera diversa faremmo molte più prestazioni, anche limitando la migrazione sanitaria che è un costo per le Regioni e per i cittadini costretti a far muovere anche la famiglia». Aprono nuovi centri privati come funghi, evidentemente il business c’è. «Certo, perché i cittadini che possono permetterselo per farsi curare in tempi rapidi si rivolgono ai privati». Però non sono per tutti. «Ripeto il concetto di ammodernamento. Le amministrazioni regionali dovrebbero gestire le risorse in maniera diversa e più appropriata: il sistema dei budget è vecchio». C’è il boom delle assicurazioni... «Vero. E specialmente le assicurazioni inserite nei rinnovi contrattuali delle categoria. Direi anche per fortuna, chi ha quell’assistenza lascia spazio libero nel sistema pubblico». Ma in questo modo rinascono le mutue superate dal sistema sanitario nazionale... «Quelle erano mutue pubbliche. Ora queste sono assicurazioni di diritto privato. Con queste polizze tanti cittadini possono contare su cure rapide, lasciando il posto a chi non ce l’ha nel sistema pubblico». ---End text--- Author: Ilaria Ulivelli Heading: Highlight: USCIRE DAL PRESTAZIONIFICIO? «Le nostre proposte non verrebbero ascoltate ma noi saremmo in grado di abbattere le liste d’attesa» «I cittadini pagano di tasca» «MELONI ASCOLTI LA TOSCANA» Antonio Mazzeo Vicepresidente Consiglio regionale «Nel 2024 la spesa sanitaria pagata di tasca dai cittadini ha superato i 46 miliardi, cresciuta del 7,7% in un solo anno. Sempre più persone sono costrette a rivolgersi ai privati. Privatizzazione strisciante, effetto della linea del Governo. In Parlamento c’è una proposta di legge, votata dalla Toscana: aumentare la spesa per la sanità pubblica al 7,5% del Pil. Perché non viene discussa?». Image:Massimo Miraglia, presidente del Gruppo Giomi, presente a Firenze con Villa Ulivella-Glicini, ha acquisito Prosperius e Villa Cherubini LNZ FOCUS PANORAMA TOSCANO Over 65 Rinuncia alle cure 53% il 5,9% dei toscani, contro una media nazionale del 9,9% il è un paziente cronico, contro il 57,3% della media italiana 17,3% il è fragile (contro il 15,9%) 13,2% il non è più autosu?iciente (contro 13,7%) I motivi: attese troppo lunghe e impossibilità economica di rivolgersi al privato Spesa per la sanità privata I boom in Toscana superati gli 800 euro all'anno procapite, contro una media nazionale che supera i mille dei piani di welfare aziendale delle assicurazioni private di nuove mutue nel rinnovo dei contratti nazionali di molte categorie di lavoratori *Fonte dati: Cgil/Caaf, 8° Rapporto Gimbe 2025, Agenzia regionale di sanità della Toscana -tit_org- lntervista a Massimo Miraglia - Sanità privata Sempre più centri Prosperius a Giomi Sanità, il privato che avanza Prosperius-Cherubini al Gruppo Giomi -sec_org-
tp:writer§§ ILARIA ULIVELLI
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012201938302540.PDF
§---§
title§§ Errico a Fico: sanità e trasporti priorità del Sannio
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203232407197.PDF
description§§
Estratto da pag. 5 di "SANNIO QUOTIDIANO" del 22 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-22T06:30:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203232407197.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203232407197.PDF', 'title': 'SANNIO QUOTIDIANO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203232407197.PDF
tp:ocr§§ Errico a Fico: sanità e trasporti priorità del Sannio Consiglio regionale Azioni concrete del governo Fico per la sanità e i trasporti. Queste le priorità del Sannio secondo Fernando Errico, intervenuto ieri nel dibattito seguito in consiglio regionale in ordine alle linee programmatiche enunciate dal neo governatore. L’esponente forzista ha dichiarato di aver apprezzato la scelta di non istituire un assessorato alle aree interne.
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203232407197.PDF
§---§
title§§ La sanità privata pesa di più sulle famiglie meno abbienti
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074906726.PDF
description§§
Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 22 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-22T05:58:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074906726.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074906726.PDF', 'title': 'AVVENIRE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074906726.PDF
tp:ocr§§ La sanità privata pesa di più sulle famiglie meno abbienti IL RAPPORTO DEL CREA L a spesa sanitaria e la capacità del Servizio sanitario nazionale (Ssn) di far fronte alle necessità di salute della popolazione sono al centro di continui dibattiti tra gli addetti ai lavori e tra gli esponenti politici e di governo. Dal 21° Rapporto del Centro per la ricerca economica applicata (Crea) in sanità – presentato ieri a Roma nella sede del Cnel – emerge il dato dell’aumento dell’incidenza della spesa privata in campo sanitario, più che raddoppiata dalla istituzione del Ssn (1978) a oggi, ma soprattutto – a ferire ulteriormente l’obiettivo dell’equità – tra le famiglie meno abbienti e meno istruite (il 6,8% rispetto alla media del 4,3%). Attualmente, segnala il Rapporto Crea sanità, il bilancio familiare è a rischio per 4 milioni di famiglie per le spese sanitarie, specie se diventa necessario affrontare cure odontoiatriche o assistenza a lungo termine per pazienti non autosufficienti. Anche dalle rilevazioni della Ragioneria generale dello Stato emerge che «nel 2024, in linea con gli anni precedenti, dopo il rallentamento registrato nel 2020 (pari a -11,6% vs il 2019), continua il trend crescente della spesa sanitaria privata che presenta una variazione del +7,7% rispetto ai valori dell’anno precedente». Di questa spesa sanitaria privata, puntualizza la relazione della Ragioneria, il 47,5% proviene da visite o interventi (presso odontoiatri, medici, strutture autorizzate, strutture private accreditate, strutture pubbliche), il 13,7% da farmaci, il 10,3% dai dispositivi medici, il 7% dai ticket. Quest’anno, ha spiegato Barbara Polistena (direttore scientifico del Rapporto Crea Sanità) la ricerca si è spinta a valutare l’evoluzione del Ssn sin dalla legge di fondazione (833/1978). Di qui l’emergere di alcune sorprese: per esempio che la quota di famiglie che hanno fatto ricorso a consumi sanitari pagandoli privatamente è aumentata di quasi 20 punti percentuali dalla fondazione del Ssn. Oggi oltre il 70% delle famiglie sostiene spese di “tasca propria” ma l’aumento maggiore si è registrato negli anni Novanta (dopo le prime riforme del Ssn con i decreti 502/92 e 517/93) e ha inciso nella porzione economicamente più fragile (+25,9%) rispetto a quelle della fascia più abbiente (+8,1%). Dal 2001 in poi, invece, aggiungono gli esperti del Crea Sanità, spesa pubblica e spesa privata sono cresciute allo stesso ritmo: quindi se gli anni ’90 «hanno visto una crescita rilevante degli oneri a carico delle famiglie» a questo non ha contribuito il federalismo, «anzi, sino alla crisi finanziaria (del 2008-2009, ndr) l’aveva diminuita. Secondo gli esperti di Crea Sanità (Federico Spandonaro, Barbara Polistena, Daniela d’Angela) occorre ripensare il Ssn secondo una prospettiva di una sua “trasformazione” piuttosto che di una serie di interventi di “manutenzione”. Tutti sembrano condividere l’idea che i principi della legge 833 siano ancora validi, ma divergono nelle modalità di applicazione: secondo i “trasformatori” «alcuni di questi principi vadano riletti e adeguati ai mutamenti della società (e altri debbano essere aggiunti ex novo)», mentre «i “manutentori” ritengono che questo non sia necessario, ed anzi sia “pericoloso” perché potrebbe portare alla privatizzazione del sistema». «I “manutentori” – segnala il Rapporto Crea – ritengono che i problemi del Ssn siano da ascrivere ad aspetti legati a scelte di politica sanitaria (e non solo sanitaria) sbagliate e/o insufficienti: questa tesi è spesso appoggiata su quella che vede il Ssn ampiamente sotto-finanziato, o vittima di politiche (il federalismo fra quelle più citate) che ne hanno minato l’efficienza e l’efficacia; un’altra tesi, spesso richiamata, vuole che sia in atto una strisciante “privatizzazione” del Servizio, responsabile dei problemi che il Ssn incontra quotidianamente». Invece il Rapporto Crea – sin dallo scorso anno – sostiene la necessità di una “trasformazione” del Ssn, di un cambio di paradigma, adeguandosi alle nuove necessità che richiede l’invecchiamento
della popolazione, con il maggior peso delle cure a lungo termine e degli interventi di carattere socio-assistenziale. ---End text--- Author: ENRICO NEGROTTI Heading: IL RAPPORTO DEL CREA Highlight: In quarant’anni spesa raddoppiata con un impatto superiore sui nuclei più poveri. Oggi il 70% degli italiani paga alcune cure o medicine di tasca propria «Serve una trasformazione del Ssn» Image: -tit_org- La sanità privata pesa di più sulle famiglie meno abbienti -sec_org-
tp:writer§§ ENRICO NEGROTTI
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074906726.PDF
§---§
title§§ Cresce la spesa per curarsi: 46 miliardi
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074306732.PDF
description§§
Estratto da pag. 10 di "DOMANI" del 22 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-22T05:58:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074306732.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074306732.PDF', 'title': 'DOMANI'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074306732.PDF
tp:ocr§§ Sanità Cresce la spesa per curarsi: 46 miliardi Secondo i dati della Ragioneria dello Stato basati sull'utiiizzo della tessera sanitaria, è emerso che gli italiani spendono sempre di più per pagarsi la sanità. Nel 2Û24 la spesa sanitaria complessiva ha sfiorato i Î86 miliardi. La spesa pagata direttamente dai cittadini ha superato i miliardi ed è cresciuta del 7,7 per cento in un solo anno. Questo sarebbe «l'effetto di una linea precisa del governo, che indebolisce il Servizio sanitario nazionale, non lo finanzia con la forza necessaria e poi scarica costi sociali ed economici sulle regioni», ha puntualizzato Antonio Maz2eo(Pd), vicepresidente del consiglio regionale della Toscana. Le regioni che hanno segnato un aumento rilevante sono il Molise(+15.6 per cento) e le Marche. Lespese oaowoiamcb? sono ¡e nìevanti -tit_org- Cresce la spesa per curarsi: 46 miliardi -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074306732.PDF
§---§
title§§ Medici, l'idea FT: nel Ssn via limiti alle visite private = Medici pubblici anche nel privato Forza Italia e Lega: " Basta vincoli "
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074006733.PDF
description§§
Estratto da pag. 14 di "FATTO QUOTIDIANO" del 22 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-22T05:58:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074006733.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074006733.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074006733.PDF
tp:ocr§§ IL FU SERVIZIO PUBBLICO Medici, l’idea FI: nel Ssn via limiti alle visite private q DI BENEDETTO A PAG. 14 SANITÀ La riforma “Anacronistico” il contratto di 38 ore settimanali Medici pubblici anche nel privato Forza Italia e Lega: “Basta vincoli” L a conferenza stampa di Forza Italia andata in scena nei giorni scorsi nella sala Colletti della Camera, non è stata una semplice presentazione tecnica, ma un passaggio politico esplicito. La maggioranza intende ridisegnare il Servizio sanitario nazionale senza affrontare il nodo centrale: il personale medico sotto organico e sottopagato. GLI AZZURRI hanno messo sul tavolo la revisione della legge 412 del 30 dicembre 1991, la cosiddetta legge Bindi, e in particolare dell’articolo 4 che disciplina il regime di incompatibilità per i medici del Servizio sanitario nazionale. La legge fu varata soprattutto per fissare un principio di ordine: il medico dipendente del Ssn doveva avere nel servizio pubblico il proprio riferimento principale, evitando conflitti di interessi e distorsioni nell’allocazione delle prestazioni. Quel principio, oggi, viene definito “anacronistico” dallo stesso Schillaci, che durante la conferenza ha parlato invece della necessità di superare il contratto unico da 38 ore settimanali in nome della flessibilità. L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre le liste d’attesa e “riempire” le Case di Comunità. Secondo il segretario di Forza Italia, vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, Letizia Moratti e i vertici parlamentari di FI, eliminare le incompatibilità consentirebbe di utilizzare i medici già in servizio per coprire turni aggiuntivi negli ambulatori territoriali. Tutto questo avverrebbe, come dichiarato dal deputato Paolo Barelli a inizio conferenza, a “costo zer o”. Tradotto: senza nuove assunzioni e senza alzare gli stipendi dei medici, che sono tra i più bassi d’Europa. Ma è proprio su questo punto che emergono le contraddizioni più evidenti. Le perplessità arrivano nette dal mondo sindacale. Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, avverte: “Non è una proposta che si può lanciare in questo modo. Prima di intervenire su una materia così delicata bisogna sedersi attorno a un tavolo con i professionisti. Noi chiediamo flessibilità, sì, ma con stipendi più alti e una vera riforma dell’intramoenia. Questa riforma comporta rischi concreti, a partire dalla possibile perdita dell’indennità di esclusività, che vale circa mille euro al mese (lordi, ndr). E poi resta la domanda fondamentale: se un medico lavora già a tempo pieno nel pubblico, dove trova il tempo per lavorare altrove? E soprattutto, chi garantisce che non andrà semplicemente dove viene pagato di più?”. Una linea che, pur non vedendo la Lega tra i promotori formali dell’evento, trova nel Carroccio un appoggio politico chiaro. Il partito di Salvini, che ha fatto dell’autonomia differenziata il proprio asse politico, appoggia una riforma che affida alle Regioni la gestione delle ore aggiuntive. In concreto, saranno i bilanci regionali a stabilire quante ore acquistare e dove, con il rischio evidente di ampliare ulteriormente il divario tra territori forti e territori deboli. Non pervenuta Fratelli d’Italia: nessuna dichiarazione, nessun commento nemmeno di facciata. Tace anche il ministro medico della Salute, Orazio Schillaci: chi lo conosce sa che non sarà lui, salvo che non glielo chieda FdI, a difendere il vincolo di esclusività per le strutture pubbliche. ---End text--- Author: Linda Di Benedetto Heading: Highlight: L’obiettivo reale I sindacati: vogliono tagliare le indennità pagate per l’esclusiva Image: -tit_org- Medici, l'idea FT: nel Ssn via limiti alle visite private Medici pubblici anche nel privato Forza Italia e Lega: “ Basta vincoli ” -sec_org-
tp:writer§§ LINDA DI BENEDETTO
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074006733.PDF
§---§
title§§ Fascicolo sanitario elettronico al rush finale ma pochi lo sanno
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203073906728.PDF
description§§
Estratto da pag. 22 di "SOLE 24 ORE" del 22 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-22T05:58:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203073906728.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203073906728.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203073906728.PDF
tp:ocr§§ La storia digitale del paziente. Il Pnnr ha finanziato con oltre 1,3 miliardi il potenziamento del fascicolo sanitario elettronico con tutti i dati sanitari dei pazienti Fascicolo sanitario elettronico al rush finale ma pochi lo sanno Sanità digitale. Entro marzo l’operatività del dossier dei pazienti finanziato dal Pnrr: solo un italiano su quattro lo usa e meno di metà ha dato il consenso all’accesso dei sanitari. Via alla campagna informativa C’ è una piccola importante rivoluzione silenziosa che avanza lentamente e a singhiozzo ma che è ormai vicina al primo traguardo: a fine marzo prossimo il fascicolo sanitario elettronico - lo scrigno digitale che contiene tutta la nostra storia sanitaria - sarà a regime in tutta Italia. Così prevede il Pnrr che ha stanziato 1,3 miliardi per renderlo davvero operativo e utile per tutti: innanzitutto per medici e pazienti, ma anche per quelle istituzioni - dal ministero ai centri di ricerca - che grazie all’avvio anche dell’ecosistema dei dati sanitari che attingerà proprio dai nostri fascicoli sanitari potranno fare meglio prevenzione, programmazione e attività scientifiche ricorrendo anche all’aiuto dell’intelligenza artificiale. Una svolta che però ancora molti, troppi, italiani non conoscono, visto che al 30 settembre scorso - secondo l’ultimo monitoraggio ufficiale appena pubblicato - praticamente solo un italiano su quattro (il 27%) aveva effettuato almeno un accesso al proprio fascicolo sanitario elettronico negli ultimi 90 giorni. Ma soprattutto meno di uno su due (il 44%) ha dato il consenso alla consultazione dei propri dati contenuti nel fascicolo dal parte del personale sanitario dove si possono trovare le ultime analisi effettuate, gli esami, i farmaci che si prendono abitualmente, i referti di pronto soccorso fino ai precedenti ricoveri o al “patient summary” (una sorta di breve identikit del paziente). A snobbare di più il fascicolo sanitario - dove in futuro si potranno prenotare visite o cambiare il medico di famiglia sono soprattutto i cittadini del Sud : se ben il 64% degli emiliani e il 53% dei lombardi lo bazzica con frequenza, in Puglia e Sicilia lo fa solo il 3%, mentre sul fronte del consenso si va dal 92% di sì degli emiliani e l’89% dei veneti allo striminzito 2% dei calabresi e al 3% dei campani. Un grande buco informativo sul fascicolo sanitario elettronico, che il Governo e il ministero della Salute ora vogliono provare a colmare con una campagna informativa che dovrebbe partire nelle prossime settimane e che dovrebbe raggiungere tutti i canali informativi. Informare i cittadini-pazienti è cruciale, perché sapere soprattutto nei casi di emergenza se un paziente è allergico, prende un farmaco salva vita o soffre di una patologia cronica grave può fare la differenza. Una possibilità a portata di un semplice click per medici e infermieri, che però rischia di essere preclusa se il cittadino non ha dato il suo consenso all’accesso ai dati sanitari contenuti nel fascicolo Questa mancata adesione rappresenta infatti molto più di un semplice adempimento burocratico nato nel nome della difesa del diritto alla privacy dei pazienti. Perché senza il consenso dei cittadini il fascicolo sanitario elettronico è praticamente inutilizzabile in ospedale, negli ambulatori o negli studi dei medici e anche in pronto soccorso, quando per gli operatori sanitari avere una informazione in più in tempi strettissimi può essere cruciale per salvare una vita. Il corto circuito è provocato proprio da questo passaggio senza il quale il fascicolo non è accessibile dal personale sanitario: il mancato consenso alla consultazione non blocca ovviamente le prestazioni di cui si ha diritto, ma i dati e i documenti contenuti «sono visibili soltanto a lei e al medico che li ha prodotti e non saranno acceduti per finalità di diagnosi, cura e riabilitazione, profilassi internazionale e prevenzione», avverte un messaggio scritto un po' in burocratese che compare quando si apre il proprio fascicolo dove è sempre possibile “flaggare” il proprio consenso. L'accesso ai dati sanita
ri del paziente - secondo le ultime regole che ne disciplinano il funzionamento (Dm 7 settembre 2023) - sarebbe in teoria possibile, anche se in modo limitato, nei casi di emergenza come l'arrivo in pronto soccorso: in questi casi medici e infermieri possono infatti consultare almeno il cosiddetto profilo sintetico sanitario (il “patient summary”) nel quale ogni medico di famiglia dovrebbe descrivere in modo sintetico le condizioni del suo assistito, come la presenza di una patologia e le terapie scelte per curarla. Peccato però che finora pochissimi pazienti - meno del 10% - si sono visti caricare all’interno del fascicolo sanitario il proprio profili sintetico, tanto che il Governo ha deciso di prorogare al prossimo 30 marzo la scadenza per i medici di famiglia (prima era il 30 settembre scorso) per completarlo. Al di là di questo importante adempimento al momento il 95% di medici di famiglia e pediatri hanno effettuato almeno una operazione di alimentazione del fascicolo sanitario: sono 21 le tipologie totali di documenti previste dalla normativa che dovrebbero essere disponibili entro il prossimo marzo. Si va dai referti di laboratorio a quelli di radiologia, di specialistica e anatomia patologica, ma anche le lettere di dimissione dagli ospedali, i verbali di pronto soccorso, le prescrizioni farmaceutiche e specialistiche oppure i dati di vaccinazione o le esenzioni. Anche in questo caso non mancano differenze regionali e comunque secondo l’ultimo monitoraggio nessuna Regione ha raggiunto il target dei 21 documenti. Un passaggio importante questo necessario anche per dare sostanza all’ecosistema dei dati sanitari dove entro il prossimo giugno dovranno girare tutti i nostri dati sanitari che in prospettiva saranno utilizzabili (in forma anonima), anche per programmare gli interventi nella Sanità, fare prevenzione e ricerca. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: I numeri +27% Cittadini che usano il Fse Sono solo il 27% i cittadini assistiti che hanno effettuato almeno un accesso al proprio fascicolo sanitario nei 90 giorni precedenti all’ultima rilevazione ufficiale, che risale al 30 settembre 2025. Ma con grandi differenze regionali: dal 64% degli emiliani al 53% dei lombardi, fino al 3% dei pugliesi e dei siciliani. 44% Consensi all’uso del Fse Percentuale di cittadini che hanno fornito il consenso alla consultazione dei propri documenti clinici da parte di medici ed operatori del Sistema sanitario nazionale, Anche qui ci sono grandi differenze: si va dal 92% di sì degli emiliani all’89% dei veneti, allo striminzito 2% dei calabresi e al 3% dei campani 95,2% Medici che usano Fse Percentuale di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta che hanno effettuato almeno una operazione di alimentazione sul fascicolo sanitario elettronico nel periodo oggetto di osservazione (dicembre 2025) Image:adobesto La storia digitale del paziente. Il Pnnr ha finanziato con oltre 1,3 miliardi il potenziamento del fascicolo sanitario elettronico con tutti i dati sanitari dei pazienti -tit_org- Fascicolo sanitario elettronico al rush finale ma pochi lo sanno -sec_org-
tp:writer§§ Marzio Bartoloni
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203073906728.PDF
§---§
title§§ Sanità, il deficit delle Regioni a 2,57 miliardi ( 47,8%) nel 2024 = Sanità in affanno, il deficit delle Regioni cresce del 48 per cento
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203073706730.PDF
description§§
Estratto da pag. 9 di "SOLE 24 ORE" del 22 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-22T05:58:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203073706730.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203073706730.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203073706730.PDF
tp:ocr§§ Sanità, il deficit delle Regioni a 2,57 miliardi (+47,8%) nel 2024 ragioneria generale Sanità in affanno, il deficit delle Regioni cresce del 48 per cento Conti pubblici. Secondo la Ragioneria nel 2024 gli enti territoriali hanno dovuto coprire 2,57 miliardi contro gli 1,7 dell’anno prima Secondo i dati della Ragioneria generale, nel 2024 sono state 16 le Regioni e Province autonome ad aver dovuto coprire con fondi propri il disavanzo fra il finanziamento nazionale e la spesa sanitaria effettiva. Il deficit regionale è arrivato a 2,57 miliardi (+47,8% in un anno). Gianni Trovati —a pag. 9 ROMA La spesa sanitaria cresce di anno in anno. Ma non abbastanza. Perché il bilancio pubblico non riesce a tenere il ritmo dei fabbisogni: e la tela della «sanità universale», già parecchio lisa, rischia in futuro di essere strappata dalla demografia. Le spie accese nei conti sanitari italiani ormai sono parecchie. Secondo il monitoraggio annuale della spesa appena pubblicato dalla Ragioneria generale, nel 2024 sono state 16 le Regioni e Province autonome (su 21) ad aver dovuto coprire con fondi propri il disavanzo fra il finanziamento nazionale e la spesa effettiva. Il deficit regionale complessivo è arrivato a 2,57 miliardi, con un aumento del 47,8% rispetto all’anno prima (quando già il rosso era cresciuto del 14,9% nel confronto con il 2022). In pratica, solo Lombardia, Veneto, Marche, Lazio e Campania hanno chiuso l’anno senza essere costrette a ripianare il deficit con fondi propri: sottratti, ovviamente, ad altre voci di spesa. La tendenza non è nuova. Ma è il frutto di una sorta di bradisismo che si è sviluppato nel tempo, e che i rifinanziamenti del fondo sanitario nazionale sono riusciti solo a tamponare in parte. La spesa corrente di contabilità nazionale per la salute è superiore al fondo sanitario dal 2018; la distanza ha toccato il picco nel 2021 (6,3 miliardi), si è ridotta nel 2022 (5,3 miliardi) e soprattutto nel 2023 (3 miliardi) per tornare ad allargarsi nel 2024 (4,3 miliardi). Le cifre fotografano gli effetti di un approccio che guida i finanziamenti sanitari da tempo, e che secondo l’ultima relazione della Corte dei conti (Sole 24 Ore di martedì) è «volto a preservare l’esistente, anziché a potenziare capacità e servizi». Con il quadro attuale della finanza pubblica non è facile coltivare ambizioni maggiori. Ma «l’esistente» alza un argine fragilissimo contro i venti gelidi della demografia. Lo dice la stessa Ragioneria generale in un altro rapporto recente, quello sulle «tendenze di lungo periodo del sistema pensionistico e socio sanitario». In sintesi estrema, il solo invecchiamento è destinato ad aumentare da qui al 2040 la spesa sanitaria annuale di sei decimali di Pil (circa 15 miliardi). Se invece il rapporto fra fondi e Pil rimanesse uguale, aggiunge il rapporto, i cittadini dovrebbero rinunciare a circa il 6% di fondi pubblici pro capite. Nel 2070 la spinta dell’invecchiamento sui costi pubblici sarebbe pari a un punto di Pil; e il taglio al sostegno pro capite senza questo incremento sarebbe del 14 per cento. Ma non è solo l’invecchiamento della popolazione ad appesantire il bilancio sanitario. Che registra una serie di costi fissi in crescita inevitabile, almeno in termini nominali: ad allargarsi sono soprattutto i «consumi intermedi», cresciuti del 46% fra 2015 e 2024, seguiti dai «redditi da lavoro dipendente» aumentati nello stesso periodo del 23%: decisamente più piatta la linea seguita dalle prestazioni acquistate da operatori market, che segna un +11% nell’arco decennale. A spingere i costi degli acquisti è un mix di fattori che va dall’inflazione all’evoluzione dei dispositivi. Ma la qualità della spesa, fattore cruciale in un bilancio che non può largheggiare, è difficile da misurare. Anche perché il monitoraggio dei livelli di assistenza continua a essere viziato dai ritardi e insufficienze appena segnalati dalla stessa magistratura contabile. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Gianni Trovati Heading: ragioneria generale Highlight: 16 le regioni
Nel 2024 sono state 16 le Regioni e Province autonome ad aver dovuto coprire con fondi propri il disavanzo fra il finanziamento nazionale e la spesa effettiva In dieci anni i costi dei consumi intermedi saliti del 46%, quelli del personale su del 22 per cento I conti in sanità Il fondo nazionale e la spesa pubblica effettiva. Valori in milioni FINANZIAMENTO ORDINARIO SPESA EFFETTIVA DIFFERENZA –8.000 –6.000 –4.000 –2.000 2018 113.404 113.828 –424 2019 114.474 114.936 –462 2020 120.557 122.469 2021 122.061 128.393 2022 125.980 131.260 2023 128.874 131.842 2024 134.017 138.335 Fonte: Ragioneria generale dello Stato –1.912 –6.332 –5.280 –2.968 –4.318 0 Image: -tit_org- Sanità, il deficit delle Regioni a 2,57 miliardi ( 47,8%) nel 2024 Sanità in affanno, il deficit delle Regioni cresce del 48 per cento -sec_org-
tp:writer§§ Gianni Trovati
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203073706730.PDF
§---§
title§§ Spesa privata ancora in crescita, pagano di più i poveri del Sud
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074206731.PDF
description§§
Estratto da pag. 9 di "SOLE 24 ORE" del 22 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-22T05:58:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074206731.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074206731.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074206731.PDF
tp:ocr§§ Spesa privata ancora in crescita, pagano di più i poveri del Sud Il rapporto del Crea L'incidenza dei consumi sanitari sui bilanci delle famiglie più che raddoppiata Barbara Gobbi Del Centro Sud, meno abbienti e meno istruite: questo l’identikit delle famiglie che spendono di più di tasca propria per curarsi. L’incidenza dei consumi sanitari sui bilanci delle famiglie si è più che raddoppiata, dalla nascita del Servizio sanitario nazionale ad oggi, raggiungendo in media il 4,3%, e toccando il 6,8% per quelle meno istruite. Con la quota di spesa privata sostenuta dal 60% delle famiglie più povere che è cresciuta dal 27,6% al 37,6%. E così per 4 milioni di famiglie il bilancio è a rischio proprio per i costi delle cure. I dati così preoccupanti che fanno scricchiolare pesantemente il principio di equità che dovrebbe fondare il Ssn emerge dal 21esimo Rapporto Sanità del Crea, il Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità, presentato ieri al Cnel. Il paradosso è proprio nel fatto che di fronte a un Ssn non finanziato a sufficienza e che vede la spesa privata sanitaria crescere costantemente superando nel 2024 i 46 miliardi (+7,7%) - come mostra l’ultimo dato della Ragioneria generale dello Stato (si veda l’articolo in alto) - il prezzo più alto lo pagano proprio le famiglie meno abbienti e in particolare quelle che vivono nel Centro Sud. Secondo il Crea la quota di famiglie che hanno fatto ricorso a consumi sanitari pagandoli privatamente è aumentata del 19,2% dal 1985 e oggi oltre il 70% delle famiglie italiane va in “out of pocket”, cioè paga di tasca propria. Ma se 40 anni fa ricorrevano a spese sanitarie private maggiormente le famiglie residenti nel Nord-Est (62,3%), dotate di un reddito superiore a quello medio nazionale oggi questo carico è paradossalmente peggiore su chi vive al Centro (75,9%) e al Sud (70,8%) mentre il Nord si attesta sul 68,7%. Al Sud la spesa privata si traduce per lo più in farmaci e visite di prevenzione - probabilmente a fronte di una difficoltà di accesso al Ssn - mentre la spesa per la Long Term Care (le cure ai non autosufficienti) è trasversale a tutte le aree geografiche. Sono appannaggio dei più ricchi gli esborsi per dentista, specialistica e diagnostica. Le analisi elaborate evidenziano che i risultati del Ssn in termini di perseguimento dell’equità e dell’efficienza, sottolinea il Crea, «sono lontani da quanto atteso». Di fatto, è la lettura del Crea, «la sostenibilità del sistema è stata resa possibile da uno strisciante razionamento implicito delle tutele, che ha ulteriormente sfavorito la popolazione meno abbiente e meno istruita». Dunque, è il messaggio lanciato dal Rapporto, «l’attuale assetto del Ssn, senza un cambio di paradigma, non sarà in grado a rispondere ai bisogni in evoluzione della popolazione, guidata dalla demografia, ma anche dalle modifiche nelle strutture sociali». Le differenze come visto sono anche geografiche: il dato del Sud in particolare, secondo il Rapporto, suggerisce come la spesa privata sia correlata più a carenze del Servizio pubblico che ai redditi disponibili. Mentre la spesa privata nel Nord è dunque cresciuta parimenti al reddito disponibile, nel Centro e nel Mezzogiorno si è incrementata molto di più, drenando risorse prima destinabili ad altri obiettivi: un comportamento di spesa delle famiglie che fa capire come queste ritengano i consumi sanitari extra Ssn qualcosa di necessario e non posticipabile. L’analisi evidenzia inoltre come dopo il 2000 la spesa pubblica e quella privata siano però cresciute allo stesso ritmo (+2,7% medio annuo, pari al +0,7%, in termini reali): «Si smentisce quindi - si legge nel rapporto- che con il Federalismo si sia generata una “privatizzazione” strisciante della tutela sanitaria che, semmai si è realizzata negli anni precedenti». «Ce lo dicono i dati – spiega il presidente del Comitato scientifico di Crea Sanità Federico Spandonaro - : in 40 anni il Servizio sanitario nazionale non è riuscito a incidere sulle tutele dei più fragili, ma anzi la spesa privata è cresciuta maggiormente per i pi
ù poveri e meno per i ricchi. La retorica per la quale siamo campioni di equità e non possiamo modificare il Ssn si scontra con lo scoglio dei numeri». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Se 40 anni fa spendevano di più le famiglie del Nord ora la situazione si è ribaltata a sfavore del Centro Sud Image: -tit_org- Spesa privata ancora in crescita, pagano di più i poveri del Sud -sec_org-
tp:writer§§ Marzio Bartoloni
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/22/2026012203074206731.PDF
§---§