title§§ Tempi di attesa lunghi nella sanità pubblica: fuga verso i privati = Sanità, tempi di attesa lunghi aumenta la scelta dei privati link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012102088300969.PDF description§§
Estratto da pag. 5 di "REPUBBLICA NAPOLI" del 21 Jan 2026
Indagine Nomisma: a Napoli oltre un terzo degli intervistati spiega di aver lasciato il pubblico per i tempi eccessivi. Almeno tre mesi tra la prenotazione e l'erogazione della prestazione
pubDate§§ 2026-01-21T01:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012102088300969.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012102088300969.PDF', 'title': 'REPUBBLICA NAPOLI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012102088300969.PDF tp:ocr§§ Tempi di attesa lunghi nella sanità pubblica: fuga verso i privati Sanità, tempi di attesa lunghi aumenta la scelta dei privati Indagine Nomisma: a Napoli oltre un terzo degli intervistati spiega di aver lasciato il pubblico per i tempi eccessivi. Almeno tre mesi tra la prenotazione e l’erogazione della prestazione Impietosa come le precedenti. Drammatica per i pazienti. Penalizzante per le casse della Regione. A ribadire il concetto di una sanità pubblica in affanno è stavolta l’indagine di Nomisma per l’Osservatorio sanità Unisalute. Il 26 per cento del campione sottoscrive di non avere avuto la possibilità di rivolgersi al settore pubblico per una serie di fattori, burocratici e, soprattutto, di ritardi nel fornire le prestazioni richieste. A a pagina 5 mpietosa come le precedenti. Drammatica per i pazienti. Penalizzante per le casse della Regione. A ribadire il concetto di una sanità pubblica in affanno è stavolta l’indagine di Nomisma per l’Osservatorio sanità Unisalute, un’analisi che si aggiunge a quelle della Fondazione Gimbe e che, parallelamente, conferma le falle del sistema sanitario nostrano. In premessa c’è il dato peggiore: sempre più napoletani si rivolgano al privato. Quanti sono? E come se la cavano quelli che non hanno quattrini sufficienti per avere una diagnosi o per curarsi? Il 26 per cento del campione (l’inchiesta, purtroppo, non dice quanti lo rappresentano) sottoscrive di non avere avuto la possibilità di rivolgersi al settore pubblico per una serie di fattori, burocratici e, soprattutto, di ritardi nel fornire le prestazioni richieste. Ed è così che nell’ultimo anno in tanti sono stati costretti a rivolgersi ai gestori della sanità privata, mentre solo il 13% ha potuto usufruire di consulti specialistici grazie al sistema pubblico. Fa da contraltare al quarto di concittadini che se l’è vista in proI prio, il giudizio positivo espresso dal 51 per cento che sottolinea la propria soddisfazione delle cure ricevute. Ma non basta questo a farci tirare un sospiro di sollievo quando, leggendo il documento, si scopre il calvario di chi aspetta di essere “chiamato”, per visita o ricovero. Ed ecco infatti che quasi tre napoletani su quattro dicono che i tempi di attesa rendono la sanità pubblica insufficiente per i loro bisogni. E la ragione è sempre nella percentuale: oltre un terzo dei napoletani ha aspettato almeno tre mesi tra prenotazione ed erogazione della prestazione. Eppure nel sistema di pesi e contrappesi un ruolo lo gioca quello che valuta la fiducia nella sanità statale che, per quanto riguarda i napoletani, si traduce nella metà del campione (47 per cento), che ancora dà fiducia al servizio pubblico. Ma come un’altalena, arriva la replica dell’80 per cento secondo cui c’è da recriminare perché da solo il pubblico non sarebbe in grado di rispondere a tutti i bisogni di cura. Perché accade? Ce lo rivela ancora una volta Nomisma: per il 71 per cento dei napoletani la colpa principale del Sistema sanitario nazionale è quella di non essere capace di fornire assistenza nei tempi accettabili. Significa che quei famosi bisogni dei singoli restano senza adeguate risposte. Tant’è che il 63 per cento lamenta un peggioramento della situazione per i tempi di attesa aumentati rispetto a due, tre anni fa. Non è tutto. La pagella mette in lista anche altri fattori nel cahiers de doléances, fattori indicati come più importanti. Per esempio, il 36 per cento degli intervistati focalizza la sua attenzione sui pochi posti disponibili, mentre il 32 sottolinea la carenza di personale, sanitario e infermieristico. D’altronde, la maggioranza, cioè il 55 per cento di chi ha chiesto assistenza alla sanità privata ha ammesso che a convincerlo è stata la certezza (confermata dalla realtà) di poter tagliare i tempi di attesa, mentre il 41 per cento ci sarebbe approdato per avere maggior disponibilità di date e orari. Tutto ciò, ribadiscono gli esperti, rivela che non è il Sistema sanitario nel suo complesso a finire sul banco degli imputati. Al contrario, la ricerca ha messo in luce alcuni punti positivi: «La quota di chi si dichiara soddisfatto delle cure ricevute si è attestata al 47 per cento, in linea con l’indagine precedente, mentre sono addirittura aumentati coloro che considerano la sanità pubblica italiana tra le migliori al mondo (41%, rispetto al 35). Ma se il 55 di chi si è rivolto al privato ha atteso solo pochi giorni per l’erogazione delle prestazioni, con il pubblico il 37 per cento dei napoletani ha aspettato almeno tre mesi e, nell’11 per cento dei casi addirittura sei». E si giunge alla conclusione fornita dai nostri stessi concittadini: due intervistati su 3 (65 per cento). Per loro la ricetta per migliorare il trend parte dalla priorità: ridurre i tempi di attesa per ricoveri, visite e analisi. Infine, l’ammissione: il 63 per cento vede con favore la telemedicina e le tecnologie per l’assistenza a distanza. ---End text--- Author: GIUSEPPE DEL BELLO Heading: Highlight: Il 36 per cento focalizza la sua attenzione sui pochi posti disponibili, mentre il 32 sottolinea la carenza di personale, sanitario e infermieristico Image: -tit_org- Tempi di attesa lunghi nella sanità pubblica: fuga verso i privati Sanità, tempi di attesa lunghi aumenta la scelta dei privati -sec_org- tp:writer§§ Giuseppe Del Bello guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012102088300969.PDF §---§ title§§ E in Umbria nascerà il primo centro per l'intelligenza artificiale in sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012101747305659.PDF description§§
Estratto da pag. 8 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 21 Jan 2026
Estratto da pag. 8 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 21 Jan 2026
Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 21 Jan 2026
Il boom della spesa privata è il termometro dell 'efficienza del pubblico. I dati
pubDate§§ 2026-01-21T05:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012101747605662.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012101747605662.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012101747605662.PDF tp:ocr§§ Sanità e futuro? Follow the money Il boom della spesa privata è il termometro dell’efficienza del pubblico. I dati L a sanità italiana spende di più, ma non necessariamente spende meglio. E soprattutto, sempre meno spende in modo equo. I numeri dell’ultimo rapporto della Ragioneria generale dello stato raccontano una crescita che non può essere liquidata come fisiologica: nel 2024 la spesa sanitaria complessiva ha sfiorato i 186 miliardi di euro, una cifra mai raggiunta prima. Di questi, quasi 140 miliardi sono di spesa pubblica, ma oltre 46 miliardi gravano direttamente sulle tasche dei cittadini. E’ qui che si annida il dato più allarmante: la spesa privata cresce più velocemente di quella pubblica, segnando un +7,7 per cento in un solo anno. Segnale evidente di uno spostamento progressivo della domanda di salute fuori dal perimetro del Ssn. Visite specialistiche, interventi, cure odontoiatriche diventano sempre più spesso un affare privato, accessibile a chi può permetterselo. Non è solo una questione di liste d’attesa o di inefficienze organizzative: è il riflesso di un sistema che fatica a garantire risposte adeguate a fronte di bisogni crescenti e di una spesa che, pur aumentando, si concentra su voci strutturali difficilmente comprimibili. Personale, farmaceutica, beni e servizi: tutte le principali componenti crescono, alcune a ritmi sostenuti. Ma questa dinamica si scarica in modo diseguale sui territori. Il dato più politico del rapporto è forse quello sui conti regionali: 16 regioni chiudono il 2024 in rosso, con un disavanzo complessivo che supera i 2,5 miliardi, il livello più alto dell’ultimo decennio. Per coprire i buchi, molte amministrazioni sono costrette ad attingere a risorse proprie, sottraendole ad altri capitoli di spesa. Un circolo vizioso che indebolisce ulteriormente la capacità di programmazione e accentua le disuguaglianze territoriali. La fotografia che emerge è quella di un modello sotto stress permanente. La crescita della spesa appare ormai strutturale, mentre il finanziamento pubblico non riesce a tenere il passo dei bisogni. Il rischio è che l’equilibrio venga garantito da un crescente trasferimento silenzioso dei costi sui cittadini. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità e futuro? Follow the money -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012101747605662.PDF §---§ title§§ Adhd e davvero un'emergenza tra i bimbi? link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012101753105665.PDF description§§ pubDate§§ 2026-01-21T05:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012101753105665.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012101753105665.PDF', 'title': 'PANORAMA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012101753105665.PDF tp:ocr§§ ADHD È DAVVERO UN’EMERGENZA TRA I BIMBI? IN ITALIA, MA ANCHE NEL RESTO DEL MONDO, LE DIAGNOSI DEL DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE E IPERATTIVITÀ SONO SALITE DEL 150 PER CENTO IN UN DECENNIO. E COSÌ LA PRESCRIZIONE DI FARMACI. TRA PATOLOGIA “DI MODA” E REALTÀ. S di Maddalena Bonaccorso embra essere ovunque. Nei racconti dei personaggi famosi, nelle classi scolastiche, negli ospedali. Pare che ne soffrano tutti: è l’Adhd (il disturbo da deficit di attenzione e iperattività), uno dei temi di salute mentale oggi più discussi e - soprattutto - diagnosticati. I dati del ministero della Salute contano in Italia 1,24 milioni di casi tra gli adulti e circa 446 mila tra bambini e adolescenti in età scolare, con una percentuale di crescita delle diagnosi del 150 per cento in dieci anni. Non va meglio altrove, con gli Stati Uniti che vedono l’11,4 per cento dei minori tra 3 e 17 anni con una diagnosi ricevuta almeno una volta nella vita, e un milione di casi in più rispetto al decennio precedente. Sempre nello stesso periodo, il Canada ha visto un aumento del 157 per cento di prescrizioni di farmaci specifici per Adhd, mentre nel Regno Unito ci sono ormai 255 casi ogni 10 mila abitanti. Ma stiamo davvero assistendo a un’epidemia, oppure quella che è esplosa non è tanto la malattia in sé, quanto una sorta di “moda”? Si sta imparando a diagnosticare ciò che a lungo è rimasto invisibile, oppure nella nostra corsa all’ipocondria-chic cerchiamo di incasellare nelle griglie delle patologie più di tendenza ogni comportamento che si scosta dalla “normalità”? Ormai non c’è quasi dibattito televisivo o familiare che non sfoci nel coming out di essere Adhd o di avere un figlio/nipote/cugino/ che lo è: l’ultima è stata Barbara Berlusconi, che ha raccontato di aver ricevuto la diagnosi in età adulta, durante un percorso psicoterapeutico. Ancora: l’attrice Laura Chiatti ha parlato del proprio Adhd spiegando di aver avvertito fin da piccola una «diversità», mentre il figlio di Martina Colombari e Billy Costacurta, Achille, ha rivelato come il disturbo da deficit dell’attenzione, diagnosticatogli nel 2024 in una clinica, abbia inciso sui suoi problemi di dipendenze che l’hanno spinto fino al tentato suicidio. Troppo spesso, però, dire che si soffre di questa patologia diventa quasi un segno distintivo, un sentirsi “speciali»” rispetto ai neuro-normali. Solo che il deficit da disturbo dell’attenzione è tutto tranne che un semplice argomento di discussione. «Tecnicamente è un disturbo neuroevolutivo che causa un’immaturità del filtro attenzionale», spiega a Panorama Daniela Chieffo, direttore del reparto di Psicologia clinica di Irccs fondazione Policlinico Gemelli di Roma. «Colpisce il nostro “sistema esecutivo centrale”, quello che ci aiuta a filtrare ciò che ci serve in una determinata situazione. La sensazione che prova chi è affetto da Adhd è simile a un cortocircuito, la percezione di essere in balìa di una mente caotica che tende ad assorbire tutto il mondo esterno, rumori, odori, confusione». Il problema, quando è reale, si manifesta con un insieme di sintomi impattanti: bassa attenzione, iperattività, disturbi del sonno e impulsività. I criteri diagnostici prevedono che i sintomi siano presenti da almeno sei mesi, si siano manifestati prima dei 12 anni e interferiscano in modo significativo con la vita quotidiana. Negli adulti si possono osservare difficoltà nella gestione della routine, procrastinazione estrema, problemi di concentrazione sul lavoro, relazioni faticose e molto altro. E alla fine, in un contesto così ampio, può rientrarci tutto e il contrario di tutto. Siamo irruenti e impulsivi, portiamo all’infinito una scadenza, ci distraiamo spesso, fatichiamo a vivere una storia sentimentale? Magari siamo Adhd. Eccoci fornita una bella spiegazione scientifica. A complicare il quadro diagnostico, riflette la neurologa Suzanne O’Sullivan nel saggio da poco uscito negli Stati Uniti, The age of diagnosis, è poi il fatto che nel celebre manuale psichiatrico DSM-5 (l’ultima edizione) la distinzione fra Adhd lieve, mode rato e severo è piuttosto vaga. «Occorre fare valutazioni molto accurate, perché l’Adhd è una costellazione di sintomi che possono confondere», continua Chieffo. «Innanzitutto il disturbo deve impattare fortemente sulla qualità della vita, per un periodo prolungato, e soprattutto deve rivelarsi almeno in due contesti in cui il soggetto vive, per esempio scuola e vita familiare, o lavoro e contesti sociali. Poi le manifestazioni possono essere davvero assai diverse tra loro: difficoltà a mantenere la concentrazione quando qualcuno ci parla, a rimanere vigili per un tempo prolungato o una quasi impossibilità a inibire gli impulsi». Spesso, infatti, le persone con questo disturbo esprimono tutto ciò che 54 Panorama 21 gennaio 2026 hanno in testa, ed è facile comprendere come in questi frangenti l’Adhd influenzi i meccanismi decisionali o relazionali. E nei bimbi è tutto, come sempre, ancora più complicato: l’ansia dei genitori e un sistema scolastico non sempre performante (eufemismo) non aiutano a inquadrare correttamente le difficoltà. «Negli ultimi vent’anni, abbiamo assistito a un aumento non tanto del disturbo in sé quanto degli accessi, in generale, ai servizi di neuropsichiatria infantile», precisa Antonella Costantino, direttore dell’Uoc di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Irccs ospedale Policlinico di Milano. «Vale un po’ per tutti i disturbi del neurosviluppo: l’Adhd è uno, l’autismo è un altro. Oggi c’è una maggiore capacità di accorgersi che qualcosa non sta funzionando, invece di liquidare semplicemente alcuni comportamenti dei bambini come pigrizia o maleducazione o cattivo carattere. Allo stesso tempo, però, assistiamo anche a iperconsapevolezza. In questo momento storico l’Adhd è estremamente “gettonato”: la rete è piena di strumenti di auto valutazione, e l’autodiagnosi o la diagnosi fatta dai genitori nei confronti dei figli è purtroppo sempre più diffusa». E invece le diagnosi devono sempre fatte da medici e specialisti, se no si rischiano danni enormi. «Nei bambini anche le forme meno gravi, se non intercettate per tempo, possono avere conseguenze importanti», continua Costantino. «Nei soggetti non trattati fin da piccoli l’Adhd rappresenta un importante fattore di rischio per una futura dipendenza, di qualunque tipo. Inoltre va spesso “a braccetto” con i disturbi dell’apprendimento, e oggi sappiamo che una diagnosi di Adhd non protegge dalla possibilità di avere anche una diagnosi di autismo, e viceversa». Nei casi invece di Adhd over-diagnosticato, magari in maniera impropria, si rischia di intraprendere un’inutile, se non dannosa, terapia farmacologica. Per quanto riguarda le cause, gli esperti tendono a ritenere che depressione, disturbi bipolari e dell’apprendimento, autismo e Adhd nascano tutti da un unico, grande e complesso calderone composto da fattori genetici, neurobiologici e ambientali. Una recente ricerca del Karolinska institutet svedese, in collaborazione con la Oregon health & science University, ha monitorato per quattro anni più di 8 mila bambini statunitensi tra i 9 e i 14 anni, dimostrando che l’uso intensivo dei social media è correlato a un incremento dei sintomi di Adhd: il legame non emerge invece in caso di utilizzo di televisione e videogiochi. A seconda dei fattori protettivi e di quanto precocemente si interviene si può andare incontro a un solo disturbo lieve oppure a una vera e propria collezione di problemi. Una volta fatta la diagnosi corretta, partendo da un’anamnesi accurata, dalla storia scolastica e relazionale e proseguendo poi con osservazione clinica, colloqui e una serie di test internazionali standardizzati, se l’impatto sulla vita quotidiana è rilevante occorre rivolgersi ai farmaci. «Il medicinale di elezione è il metilfenidato», conclude Costantino. «È uno psicostimolante: usarlo in bambini e ragazzi iperattivi può sembrare controintuitivo, ma invece in chi è affetto da Adhd funziona bene, perché tranquillizza senza sedare. Agisce rallentando e rendendo più efficiente il funzionamento, permettendo una migliore regolazione dell’attenzione e dell’impulsività». A quel punto chi soffre, davvero, di questo disturbo così di moda sui social potrà tornare a tirare un sospiro di sollievo. E a “fermare” la mente dai suoi mille, vorticosi, tornanti. ¦ © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:D Il disturbo di deficit di attenzione e iperattività (Adhd) si manifesta fin dall’infanzia e spesso persiste anche nell’età adulta con problemi scolastici, lavorativi e sociali. GETTY IMAGES (2), IPA (2), ISTOCK A destra, la molecola del Metilfenidato, il farmaco somministrato a chi soffre di Adhd. Sotto, Achille Costacurta e Barbara Berlusconi che hanno dichiarato di essere affetti dal disturbo da deficit di attenzione e iperattività. M e t i l f e n i d a t o -tit_org- Adhd e davvero un'emergenza tra i bimbi? -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/21/2026012101753105665.PDF §---§