title§§ Livelli di assistenza, nel Nordovest eccelle solo il Piemonte link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728304570.PDF description§§
Estratto da pag. 59 di "GIORNALE DI MONZA" del 20 Jan 2026
Estratto da pag. 59 di "GIORNALE DI MONZA" del 20 Jan 2026
Mira a diversi obiettivi, dai risparmi al superamento della frammentazione gestionale
pubDate§§ 2026-01-20T04:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728004571.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728004571.PDF', 'title': 'GIORNALE DI MONZA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728004571.PDF tp:ocr§§ REGIONE Partita la riforma voluta dall’amministrazione guidata da Marco Bucci Liguria, rivoluzione nella sanità Mira a diversi obiettivi, dai risparmi al superamento della frammentazione gestionale La Fondazione Gimbe, nell’ambito della campagna SalviamoSSN, ha classificato la Liguria, nel rapporto annuale sul Sistema Sanitario Nazionale, come “giallo” per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza sanitaria e “arancione” invece per la mobilità sanitaria. Un risultato pari alla scarsa sufficienza nella graduatoria a punti stilata dalla Fondazione, ma che, va sottolineato, ha analizzato gli ultimi dati disponibili, vale a dire quelli del 2023. Nel frattempo in Liguria la sanità sta vivendo una vera e propria rivoluzione. L’Amministrazione regionale guidata da Marco Bucci ha, infatti, dato il via, lo scorso 1° gennaio, alla riforma sanitaria che mira a una serie di obiettivi che riguardano il cambio di governance, risparmi e il superamento della frammentazione gestionale per garantire una risposta uniforme ai bisogni di salute su tutto il territorio. Azienda Tutela della Salute Liguria, questo il nome della nuova realtà sanitaria della Regione che si caratterizza, curiosamente, per il fatto di avere una forte trazione imperiese. Il direttore generale, nominato dal governatore Marco Bucci, è, infatti, Marco Damonte Prioli, manager di Imperia con una lunga esperienza maturata nell’Asl 1 Imperiese, fino alla direzione generale, quindi in quella Savonese e in ultimo all’Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, sempre ai vertici della scala gerarchica. Prioli, al suo fianco, ha voluto il sanremese Michele Orlando come direttore sanitario. Un binomio che si era già consolidato alla direzione dell’As1 Imperiese. Orlando ha ricoperto il ruolo di direttore sanitario anche del Policlinico San Martino di Genova, di Alisa e, fino a dicembre del 2025, è stato direttore generale dell’Asl2 di Savona. Per la direzione amministrativa dell’ATS, Prioli avrà al suo fianco un altro manager che arriva direttamente da Sanremo: Maria Elena Galbusera, direttore generale uscente dell’Asl 1 imperiese. «Sono felice e orgoglioso di ricoprire una carica così prestigiosa e strategica per il nostro sistema sanitario regionale, che ho sempre servito con il massimo impegno e dedizione – ha commentato Prioli – ho lasciato dopo quasi tre anni la Direzione del Policlinico San Martino, che a tutti gli effetti non è solo un grande Ospedale ma è anche e soprattutto una grande famiglia allargata. È stato un viaggio affascinante, sfidante e complesso, in una struttura sempre più di riferimento per la sanità nazionale». Sulla neonata ATS il manager aggiunge: «La nuova riforma del sistema sanitario regionale è una nuova sfida: la nuova ATS Liguria sarà lo strumento che permetterà di garantire più risorse per la cura dei cittadini liguri e un’uniformità di prestazioni e percorsi assistenziali su tutto il territorio regionale. Sono convinto che con la collaborazione di Regione Liguria e della nuova AOM (IRCCS Azienda Ospedaliera Metropolitana di Genova alla cui direzione generale è stata nominata Monica Calamai, ndr) riusciremo a raggiungere gli obiettivi delineati nella riforma». Come cambierà il sistema sul territorio? Le 5 Asl manterranno la struttura di forma, ma cambiano nome in "Aree sociosanitarie" e avranno un Direttore di Area che si occuperà solo del governo della parte sanitaria territoriale. Tra le Aree e la direzione sanitaria si inserisce una sesta area, ex Alisa, oggi Liguria Salute. I nuovi direttori delle aree territoriali sono: Marino Anfosso per Asl E 1 imperiese, Monica Cirone per Asl 2 savonese, Ivan Mazzoleni in Asl 3 Genova, Maria Elena Secchi per l’Asl4 del Levante genovese, Paolo Cavagnaro per l’Asl 5 La Spezia e per Liguria Salute Giancarlo Bizzarri. La Giunta presieduta dal governatore Bucci, nei giorni scorsi, ha inoltre nominato Francesco Quaglia nel ruolo di Commissario dell’E.O. Ospedali Galliera per 12 mesi, su proposta del Consiglio di amministrazione dell’ospedale presieduto dall’arcivescovo Marc o Tasca. «Ho molta fiducia in questi direttori generali, chiamati a realizzare la riforma della sanità che abbiamo varato – ha detto Bucci - Lavoreremo all’evoluzione di una sanità che non abbia attenzione solo per il malato, ma per tutti i cittadini, puntando anche molto sulla prevenzione. Saremo, per molti, un punto di riferimento: il nuovo IRCCS dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana sarà il più grande d’Italia. Abbiamo, inoltre, un’età media molto elevata e questo farà di noi un modello per la civiltà occidentale dei prossimi vent’anni. Ci siamo posti quattro obiettivi principali: migliorare la percezione dei cittadini e ottenere un riscontro reale del miglioramento del servizio; riportare in Liguria, oltre ai pazienti, anche le migliori eccellenze tra i professionisti che oggi lavorano fuori dai nostri confini; realizzare cinque nuovi ospedali; adottare una gestione della spesa secondo criteri moderni». NTRATE l Samirah Muran ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:A sinistra, alcuni nuovi direttori delle Asl con il presidente Marco Bucci. Sopra il direttore generale Marco Damonte Prioli -tit_org- Liguria, rivoluzione nella sanità -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728004571.PDF §---§ title§§ In Parlamento, l'agenda energia = In Parlamento. L'agenda energia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012002221501182.PDF description§§
Estratto da pag. 6 di "QUOTIDIANO ENERGIA" del 20 Jan 2026
Estratto da pag. 13 di "QUOTIDIANOENERGIA.IT" del 20 Jan 2026
Estratto da pag. 2 di "SANNIO QUOTIDIANO" del 20 Jan 2026
Mastella: «Limitare accessi impropri al Ps, territorio e "San Pio' devono interfacciarsi di più»
pubDate§§ 2026-01-20T06:39:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012003155506426.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012003155506426.PDF', 'title': 'SANNIO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012003155506426.PDF tp:ocr§§ «Cooperazione rafforzata per rilanciare l’ospedale» Mastella: «Limitare accessi impropri al Ps, territorio e ‘San Pio’ devono interfacciarsi di più» Palazzo Mosti / Clima sereno durante il vertice tra il sindaco e la manager Morgante Analisi convergente e quindi confronto fruttuoso tra il sindaco di Benevento Clemente Mastella e la manager del 8San Pio9 Maria Morgante, ieri a Palazzo Mosti. Summit convocato dopo le polemiche roventi e comprensibili legate ai tempi lunghi del Pronto soccorso e in particolare al caso di una lunga permanenza su una barella di una paziente oncologica. Un problema di respiro nazionale quello dei posti letto e degli accessi impropri al reparto di emergenza, sul quale sarà necessario un confronto costante per ottimizzare le forze disponibili. Sullo sfondo l'invito al 8San Pio9 che presto sarà rivolto al governatore Roberto Fico. "Con il sindaco abbiamo discusso sulle criticità e sulle attività in corso per potenziare l'ospedale. L'apertura del nuovo reparto Neurologia e più posti letto a breve a Medicina Interna. E' in corso la gara per il reparto 'Ostetricia e ginecologia', nuove sale operatorie, sala parto, spazio per parto in acqua. In tempi brevi la conclusione del nuovo PS e stiamo lavorando per la risonanza magnetica nucleare. Non lasciamo dietro il progetto riabilitazione a Sant'Agata de' Goti, con riabilitazione robotica e piscina riabilitativa. In corso procedure per assumere nuovo personale secondo il fabbisogno approvato dalla Regione", ha dichiarato a margine del confronto la dg Maria Morgante. "Sempre disponibile al confronto sui problemi con il sindaco della città capoluogo in cui c'è l'ospedale, collaborando nel rispetto delle reciproche funzioni. Inviteremo in città il governatore della Regione", l'ulteriore spunto emerso a esito del colloquio 8franco e costruttivo9. Soddisfatto dell'esito del vertice il primo cittadino Clemente Mastella, che ha voluto sottolineare nelle sue dichiarazionio alla stampa "di non volere polemiche sterili ma impegno per dare risposte ai bisogni sanitari della gente" e partendo dal dato di cronaca del caso limite della "paziente oncologica per 9 giorni in PS", un dato che "si iscrive in una situazione nazionale di carenza posti letto rispetto la popolazione con dati disponibilità inferiori alla media europea come emerso in un report della Fondazione Gimbe". "Nessuno dunque intende colpevolizzare chi guida l'ospedale e tanto meno primari, medici e personale che ho avuto occasione di apprezzare personalmente. La dg ha fatto ammenda per l'episodio ma il tema è quello della carenza posti letto e di conseguenza di lavorare insieme e perciò non era accettabile una non risposta alle mie sollecitazioni da parte della dirigenza ospedaliera per colloqui e confronti che sono necessaru, in cui ciascuno secondo le rispettive competenze fa la sua parte al fine di dare i migliori servizi possibnili" quanto aggiunto. "Un dato emerge: quello del 54% di accessi impropri. Occorre che sanità ospedaliera e sanità territoriale collaborino e facciano sistema. Intendo sollecitare e confrontarmi su questo anche con la dg Asl, Tiziana Spinosa. Tutti devono spendersi e relazionarsi, la rete Asl del territorio e quella ospedaliera debbono interfacciarsi di più, onde mitigare il dato sugli accessi impropri altrimenti il PS si intasa", quanto poi asserito. Il primo cittadino intanto vede una opportunità non solo alta formazione anche per il 8San Pio9 dal percorso relativo all'implementazione del corso universitario Medicina a Benevento sul quale ha avuto di recente un colloquio con la Rettrice Maria Moreno. "Credo che Unisannio debba continuare a collaborare con Federico II e perché anche con Unimol e debba trovare supporto nell'ospedale per il corso laura in Medicina, lavoreremo per questo anche in Regione e intendiamo aiutare per garantire residenze per studenti Medicina in città. Penso all'utilizzo in questo senso di parte del complesso ex Orsoline. Il 5 febbraio saranno in città 80 studenti Medicina a molti sembrava un sogno impossibile, io invece sono sempre stato convinto della possibiltà di tramutarlo in realtà e adesso lo è. Dobbiamo lavorare insieme perché questo corso universitario può rappresentare anche un elemento rilancio della sanità ospedaliera a Benevento. Bisogna alzare l'asticella e crederci", la conclusione di Mastella. ---End text--- Author: Redazione Heading: Palazzo Mosti / Clima sereno durante il vertice tra il sindaco e la manager Morgante Highlight: Image: -tit_org- «Cooperazione rafforzata per rilanciare l'ospedale» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012003155506426.PDF §---§ title§§ «Persistono disparità regionali nella sanità» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001729404565.PDF description§§
Estratto da pag. 9 di "AVVENIRE" del 20 Jan 2026
Estratto da pag. 14 di "FATTO QUOTIDIANO" del 20 Jan 2026
Estratto da pag. 20 di "FATTO QUOTIDIANO" del 20 Jan 2026
Estratto da pag. 10 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 20 Jan 2026
La Consulta interviene dopo l ' ok della Toscana. Il confronto in Puglia
pubDate§§ 2026-01-20T04:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728204569.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728204569.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728204569.PDF tp:ocr§§ Fine vita, le Asl dovranno garantire l’assistenza La Consulta interviene dopo l’ok della Toscana. Il confronto in Puglia l La legge sul «fine vita» introdotta dalla Regione Toscana non è del tutto illegittima ma alcune disposizioni violano le competenze statali: il recente verdetto della Corte costituzionale rinnova le polemiche su un tema particolarmente delicato e divisivo. Se è stato riconosciuto alla Regione Toscana la possibilità di stabilire come il servizio sanitario organizzi l’assistenza alle persone che chiedono di essere aiutate nel percorso di fine della propria vita, è vero anche che la stessa Regione non può stabilire alcune regole fondamentali nell’atto stesso. Un argomento sul quale la premier Giorgia Meloni si è espressa nei giorni scorsi. «Penso - ha dichiarato - che il compito dello Stato non sia favorire percorsi per suicidarsi ma sia semmai cercare di ridurre al minimo la solitudine e le difficoltà di chi ha gravi patologie e delle loro famiglie ed è il lavoro che fa il governo con l’aumento dei fondi per le cure palliative e l’assistenza domiciliare ed è quello che il governo fa con il prossimo ddl sui caregiver familiari». Per Meloni «il nostro compito è quello di combattere la solitudine e l’abbandono che fanno vedere il suicidio assistito come un’opzione». «Sulle decisioni ci rimettiamo al Parlamento» ha poi chiarito in merito alle iniziative legislative, spiegando che «se io sia favorevole o meno dipende dai contenuti, se ne sta occupando il Senato dove ci sono delle proposte, non ci sono iniziative governative». E anche in Puglia il dibattito è tornato ad accendersi, alla luce dello storico impegno sul tema dell’ex assessore regionale al Bilancio, Fabiano Amati che ha spiegato di provare «un grande rammarico» ricordando come «la mia proposta, prima in Italia, coglieva nel segno: accordata col diritto e con i diritti. Parola della Corte costituzionale». «Il rammarico – ha dichiarato Amati - nasce dal fatto che le proposte di legge che avevo presentato nel 2022 sul fine vita, le prime in Italia e sottoscritte anche da altri colleghi, tra i quali il rimpianto Donato Metallo, coglievano nel segno, perché accordate col diritto e con i diritti, rispettose della Costituzione e attente a introdurre il diritto a non soffrire oltre il limite della dignità, senza forzature dettate dal proprio punto di vista e senza comprimere la libera decisione degli altri». A detta di Amati «su quanto accaduto dovrebbero meditare tutti coloro che, pur di rendere meno impegnativo il dibattito politico, introducendo argomenti spesso confessionali e non pertinenti, lo dico da credente, hanno finito per rendere, di fatto, più difficile la vita degli altri. Bisogna sapere che le decisioni politiche vere sono quelle che si assumono dopo aver dibattuto e anche dopo essersi divisi; mentre le decisioni che non dividono quasi mai cambiano qualcosa, limitandosi spesso ad assicurare uno sterile vivacchiare nei ranghi delle istituzioni». In sostanza, la proposta presentata quattro anni fa, a detta dei promotori «anticipavano esattamente il perimetro oggi riconosciuto dalla Corte: non creare nuovi diritti, non invadere competenze statali, ma organizzare il servizio sanitario affinché diritti già riconosciuti non restino astratti o inesigibili. Era una scelta di prudenza giuridica e di responsabilità istituzionale». «La lezione, tuttavia – ha concluso Amati resta intatta: quando lo Stato tarda, le Regioni possono e devono rendere effettiva la Costituzione, muovendosi nel perimetro dell’organizzazione sanitaria, soprattutto quando è la stessa Corte costituzionale a imporlo, come avvenuto con la sentenza n. 242 del 2019». ---End text--- Author: ALESSANDRA COLUCCI Heading: Highlight: IL TENTATIVO DI AMATI E METALLO La Corte Costituzionale ha riconosciuto l’obbligo, i poteri però allo Stato. Meloni rinvia alle Camere. La proposta del 2022 alla Regione Image: -tit_org- Fine vita, le Asl dovranno garantire l ’ assistenza -sec_org- tp:writer§§ ALESSANDRA COLUCCI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728204569.PDF §---§ title§§ Prosciutto cotto nella lista nera dell'Oms Cosa significa davvero per la nostra salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001729304568.PDF description§§
Estratto da pag. 10 di "L'IDENTITÀ" del 20 Jan 2026
Estratto da pag. 17 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 20 Jan 2026
Ulivelli a pagina 17 Mentre Giani e Monni chiedono la deroga il ministero ha le armi spuntate Il comitato che decide è scaduto: dovrà essere rinominato e insediarsi La capo dipartimento della Prevenzione: «La sicurezza non è negoziabile»
pubDate§§ 2026-01-20T04:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001729204567.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001729204567.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001729204567.PDF tp:ocr§§ Salvataggio dei punti nascita Non sarà rapido né automatico «Valutazioni caso per caso» Ulivelli a pagina 17 La Toscana chiede la deroga, il ministero ha le armi spuntate Salvataggio dei punti nascita Non sarà rapido né automatico «Valutazioni caso per caso» Mentre Giani e Monni chiedono la deroga il ministero ha le armi spuntate Il comitato che decide è scaduto: dovrà essere rinominato e insediarsi La capo dipartimento della Prevenzione: «La sicurezza non è negoziabile» FIRENZE La deroga richiesta dalla Toscana per salvare i punti nascita non sarà rapida né automatica. Servirà tempo e non dipenderà solo dalla volontà politica. L’obiettivo del governatore Eugenio Giani e dell’assessora alla salute è tenere aperti in Toscana i punti nascita che, a causa della denatalità, sono scesi sotto la soglia minima prevista per legge a garanzia della sicurezza di partoriente e nascituro: da 500 a 400 la quota minima di parti annuali nei punti nascita di primo livello e da mille a 800 nelle strutture di secondo livello, come le aziende ospedaliero universitarie. Ma mentre Giani e Monni chiedono, il ministero ha le armi spuntate: è scaduto e si aspetta il rinnovo del Comitato percorso nascita nazionale, l’organo tecnico-consultivo istituito al ministero della Salute proprio per supportare le Regioni nella riorganizzazione della rete dei punti nascita e per valutare le richieste di deroga alla chiusura dei centri dove si effettuano meno di 500 parti all’anno. Abbiamo parlato della questione con Maria Rosaria Campitiello, ginecologa, capo del dipartimento Prevenzione, ricerca ed emergenze sanitarie del ministero della Salute. Dottoressa, crede che la richiesta di deroga potrà andare a buon fine? «Le soglie fissate per i punti nascita non sono numeri amministrativi, ma standard di sicurezza basati su evidenze scientifiche, definiti dall’accordo StatoRegioni del 2010 e richiamati dal Dm 70 del 2015. Detto questo, il sistema prevede già la possibilità di deroghe, ma solo caso per caso e in presenza di condizioni molto precise, soprattutto per territori con reali difficoltà orogeografiche. Le deroghe non sono automatiche né generalizzabili: vengono valutate dal Comitato percorso nascita nazionale, che verifica la presenza di requisiti organizzativi e di sicurezza molto stringenti. Una riduzione generalizzata delle soglie, invece, non sarebbe coerente con l’impianto normativo né con l’obiettivo prioritario della sicurezza di madri e neonati». Quali sono i rischi di partorire in un centro che effettua pochi parti all’anno? «I dati ci dicono che sotto determinate soglie aumentano i rischi clinici, non per la qualità dei professionisti, ma per la minore esposizione dell’équipe alle emergenze ostetriche e neonatali, che sono rare ma improvvise. Questo può tradursi in: maggiore rischio di complicanze per la madre, come emorragie postpartum, maggiori difficoltà nella gestione delle emergenze neonatali, aumento di parti operativi e tagli cesarei, incremento della morbosità e, nei casi più critici, della mortalità materno-neonatale. La sicurezza non dipende solo dal numero di parti, ma anche dalla presenza h24 di ginecologi, anestesisti, pediatri, ostetriche, oltre a laboratorio, emoteca e diagnostica sempre disponibili». Come garantire il diritto alla nascita nelle aree montane, insulari o periferiche? «La risposta non è abbassare gli standard di sicurezza, ma rafforzare l’organizzazione della rete. Le soluzioni esistono e sono già previste dal nostro sistema sanitario. Prevedono il potenziamento del trasporto materno e neonatale, la centralizzazione programmata dei parti a rischio, il rafforzamento dei consultori e dei servizi territoriali, l’utilizzo della telemedicina, la realizzazione di strutture di accoglienza per le donne al termine della gravidanza che vivono lontano dagli ospedali. L’obiettivo è garantire prossimità e sicurezza insieme, senza mai rinunciare al principio che la nascita è un evento fisiologico, ma può diventare improvvisamente un’emergenza». Serviranno tempi lunghi per la valutazione? «Non è possibile prevederli, appena sarà costituito il nuovo comitato si analizzerà la pratica». I centri che già hanno ottenuto la deroga non verranno rivalutati? «Chi ha ottenuto la deroga può andare avanti». ---End text--- Author: Ilaria Ulivelli Heading: La Toscana chiede la deroga, il ministero ha le armi spuntate Highlight: FOCUS 1 L’ORGANISMO Decide il Comitato percorso nascita E’ scaduto e si aspetta il rinnovo del Comitato percorso nascita nazionale, a decidere è proprio l’organo tecnico-consultivo istituito al ministero della Salute per supportare le Regioni nella riorganizzazione della rete dei punti nascita e per valutare le richieste di deroga. 2 LE RICHIESTE Requisiti di sicurezza molto stringenti «Le deroghe non sono automatiche né generalizzabili: vengono valutate dal Comitato percorso nascita nazionale, che verifica la presenza di requisiti organizzativi e di sicurezza molto stringenti. La riduzione generalizzata delle soglie, invece, non sarebbe possibile». LE CARATTERISTICHE «La sicurezza dipende dalla presenza h24 di ginecologi, pediatri, anestesisti, ostetriche laboratorio, emoteca e diagnostica» Image:LNZ FOCUS A rischio perché sotto i 500 parti l'anno Montepulciano e Poggibonsi (SI) Borgo San Lorenzo (FI) Portoferraio (LI) Montevarchi (AR) Barga (LU) Cecina (LI) vicina alla soglia La proposta della Toscana al governo: abbassare la soglia a 400 parti all'anno per i punti nascita di primo livello e da 1.000 a 800 per quelli di secondo livello -tit_org- lntervista a Maria Rosaria Campitiello - Salvataggio dei punti nascita Non sarà rapido né automatico «Valutazioni caso per caso» Salvataggio dei punti nascita Non sarà rapido né automatico «Valutazioni caso per caso» -sec_org- tp:writer§§ ILARIA ULIVELLI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001729204567.PDF §---§ title§§ Riforma ospedali, cruciale il raccordo con il territorio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001730304558.PDF description§§
Estratto da pag. 26 di "SOLE 24 ORE" del 20 Jan 2026
Di
pubDate§§ 2026-01-20T04:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001730304558.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001730304558.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001730304558.PDF tp:ocr§§ L’intervento riforma ospedali, cruciale il raccordo con il territorio di Andrea Montagnani I l Ddl delega per la riforma del Servizio sanitario nazionale appena approvato dal Governo e chiamato a ridisegnare standard ospedalieri e assistenza territoriale, rappresenta un passaggio decisivo per la sostenibilità del sistema. Non si tratta di un aggiornamento tecnico né di un semplice riordino normativo, ma di una scelta politica che inciderà in modo strutturale sull'organizzazione delle cure e sull'equità dell'accesso ai servizi nei prossimi decenni. Come Fadoi abbiamo più volte documentato come il cambiamento demografico stia modificando profondamente la domanda di assistenza. Oggi circa il 60% dei ricoveri in area medica riguarda pazienti over 75 e oltre il 70% presenta almeno tre patologie croniche concomitanti. Si tratta di pazienti fragili, complessi, che richiedono una presa in carico globale, continuativa e spesso elevati livelli di assistenza clinico-infermieristica. Una realtà che impone modelli organizzativi coerenti con i bisogni reali, fondati sui dati e non su semplificazioni. Le nostre survey annuali confermano in modo inequivocabile questa evoluzione. Già nel 2021 rilevavamo che nei reparti di Medicina Interna un paziente su tre arrivava con acuzie sovrapposte a fragilità preesistenti. Nel 2022 la quota è salita al 38%, mentre nel 2023 oltre il 40% dei pazienti richiedeva interventi multidisciplinari strutturati. Nello stesso periodo il carico di lavoro per gli internisti è cresciuto del 25%, senza un corrispondente incremento degli organici e delle risorse disponibili. A ciò si aggiunge una classificazione ormai anacronistica della Medicina Interna come disciplina a “bassa intensità di cura”, nonostante assista pazienti sempre più complessi, instabili e ad alto rischio di complicanze. Questa impostazione si traduce concretamente per le UO di Medicina Interna in minori dotazioni di posti letto, personale e tecnologie, generando una pressione costante sui reparti e rendendo più difficile garantire continuità e qualità dell'assistenza, soprattutto nei momenti di maggiore afflusso. Il Ddl delega deve quindi affrontare con decisione il tema degli standard ospedalieri. Particolarmente critica è la dotazione di posti letto: nei reparti internistici è scesa a meno di 1 per 1.000 abitanti, ben al di sotto delle esigenze reali. Le conseguenze sono evidenti: sovraffollamento dei pronto soccorso, ricoveri in reparti non appropriati, frammentazione dei percorsi di cura e allungamento delle degenze. Il 65% dei direttori di Medicina Interna segnala che almeno un paziente su quattro viene ricoverato in posti letto impropri per carenza di disponibilità, un dato che non può più essere considerato fisiologico. Rafforzare l'ospedale non significa però contrapporlo al territorio. Al contrario, l'integrazione tra i due livelli è essenziale. Quando i servizi territoriali riescono a intercettare e seguire in modo strutturato la cronicità complessa, si riducono del 20–25% le riospedalizzazioni e gli accessi impropri in pronto soccorso. Perché ciò avvenga servono standard chiari, percorsi condivisi, personale formato e una solida clinical governance. Anche la telemedicina, su cui Fadoi ha investito con progetti nazionali, può essere uno strumento utile, ma solo se inserita in modelli organizzativi strutturati e non lasciata a singole iniziative. Centrale resta il tema del personale. Le nostre analisi indicano una carenza di almeno 1.500 internisti e mostrano come oltre il 55% dei giovani specialisti giudichi poco attrattive le attuali condizioni di lavoro. Una riforma orientata al futuro deve prevedere piani di assunzione, percorsi di carriera e un'organizzazione che valorizzi competenze avanzate e multidisciplinarietà. La Medicina interna è il baricentro clinico dell'ospedale ed allo stesso momento il naturale ponte con il territorio. Case e Ospedali di comunità, per funzionare, devono operare in rete con gli ospedali, garantendo continuità assistenziale prima e dopo il ricovero. La funzione di regia non può che spettare alla Medicina interna, l'unica in grado di valutare globalmente pazienti fragili e pluripatologici. Rafforzare questo raccordo significa rendere il Servizio sanitario nazionale più solido, equo e capace di rispondere alla complessità reale dei bisogni. Auspichiamo che il Ddl delega rappresenti una vera occasione di svolta, fondata su evidenze e non su semplificazioni. Fadoi è pronta a contribuire con competenza scientifica e responsabilità. Ora serve che la riforma riconosca e sostenga il ruolo decisivo e strategico della Medicina interna nel Ssn del futuro. Presidente Fadoi, Federazione associazioni dirigenti ospedalieri internisti © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: andrea montagnani Heading: Highlight: Image: -tit_org- Riforma ospedali, cruciale il raccordo con il territorio -sec_org- tp:writer§§ andrea montagnani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001730304558.PDF §---§ title§§ Infermieri, ecco tre nuove lauree e la possibilità di scrivere le ricette link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728804563.PDF description§§
Estratto da pag. 26 di "SOLE 24 ORE" del 20 Jan 2026
Formazione. Sono pronti i tre percorsi magistrali specialistici su cure intensive, del territorio e pediatria: l'obiettivo è rendere più attrattiva la professione anche aprendo alle prime prescrizione infermieristiche
pubDate§§ 2026-01-20T04:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728804563.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728804563.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728804563.PDF tp:ocr§§ Infermieri, ecco tre nuove lauree e la possibilità di scrivere le ricette Formazione. Sono pronti i tre percorsi magistrali specialistici su cure intensive, del territorio e pediatria: l’obiettivo è rendere più attrattiva la professione anche aprendo alle prime prescrizione infermieristiche L a Sanità italiana si appresta a dare il benvenuto a tre nuove figure di infermiere specializzato molte attese: ci tratta dell'infermiere di famiglia e comunità esperto nelle cure primarie da impiegare nelle Case e Ospedali di comunità finanziate dal Pnrr per curare soprattutto i malati cronici e fare prevenzione sul territorio o nelle cure domiciliari che bussano alla porta dei pazienti, spazio anche all'infermiere specialistico nelle cure intensive e nell'emergenza da impiegare dove ci sono i pazienti più critici come i blocchi operatori, le terapie intensive o i pronto soccorso e infine l'infermiere esperto nelle cure neonatali e pediatriche che potrà lavorare nei reparti o ambulatori sul territorio specializzati fino agli ospedali pediatrici. A formarli ci penseranno tre nuove lauree magistrali di zecca che finalmente dopo una lunga fase di elaborazione vedono la luce: il ministero dell'Università e della Ricerca ha infatti trasmesso il 31 dicembre scorso al Parlamento per i pareri di rito lo «schema di decreto ministeriale recante modifiche al decreto ministeriale 8 gennaio 2009, concernente determinazione delle classi delle lauree magistrali delle professioni sanitarie» che appunto introduce per gli infermieri con in tasca già una laurea triennale i nuovi percorsi specialistici biennali che si affiancano alla laurea magistrale in scienze infermieristiche già esistente e che oggi forma soprattutto figure manageriali e apicali. Le tre nuove lauree in area clinica che potrebbero partire già nel prossimo anno accademico o più presumibilmente dal 2027/2028 aprono anche uno spiraglio importante nello sviluppo di questa professione che soffre di una grave crisi di attrattività in Italia (e non solo) dove ne mancano almeno 60mila: tra le competenze individuate dai tre nuovi percorsi di studio si apre infatti alla possibilità per gli infermieri laureati con la magistrale di poter scrivere le prime ricette, oggi appannaggio solo dei medici. Si tratterebbe ovviamente di prescrizioni infermieristiche di presidi, ausili e tecnologie legate all'assistenza degli infermieri, si pensi ai dispositivi per l'incontinenza, ai materiali per le medicazioni o presidi per le stomie a cominciare da sacche e cateteri. Una novità questa di cui si parla da tempo e che ha fatto già storcere il naso ai medici in passato e che comunque dovrà essere messa nero su bianco anche su di una norma che potrebbe entrare nella delega di riforma delle professioni sanitarie appena sbarcata in Parlamento. L'obiettivo di fondo di queste nuove lauree è quello di far tornare attrattiva questa professione e convincere i giovani a scegliere di più questo percorso di formazione come ha detto più volte lo stesso ministro della Salute Orazio Schillaci visto che per esempio quest'anno per la prima volta ci sono stati meno candidati alla laurea triennale in infermieristica dei posti a disposizione. «Siamo intervenuti nella Legge di bilancio aumentando l'indennità di specificità per gli infermieri. La carenza è un problema complesso, gli infermieri non mancano solo in Italia ma in Europa e anche in Usa e in Giappone. credo che sia importante rendere di nuova attrattiva la professione», ha sottolineato Schillaci. Un concetto ribadito proprio nell'incipit della relazione illustrativa al decreto del Mur inviato in Parlamento: «L'attuale scenario italiano in materia di assistenza sanitaria è caratterizzato dalla compresenza di due principali criticità: da un lato, la carenza di personale, in particolare infermieristico; dall'altro, la limitata attrattività di alcune professioni sanitarie. Al fine di fronteggiare tali sfide e rispondere adeguatamente alla domanda sanitaria del Paese, si ritiene opportuno - avverte la relazione - effettuare una revisione delle classi di laure a magistrale delle professioni sanitarie con specifico riguardo al percorso formativo per l'accesso alle professioni infermieristiche, in funzione dei nuovi saperi». I nuovi laureati magistrali potranno frequentare master di secondo livello e dottorati di ricerca. Durante il percorso di formazione «specifiche competenze specialistiche dovranno essere acquisite con modalità didattiche interattive e laboratori sperimentali, con strumenti digitali e di simulazione clinica in skill lab con manichini o altri strumenti di simulazione avanzata» da affiancare anche a tirocini previsti per tutti i corsi da svolgere negli ospedali e nei servizi sociosanitari, residenziali, domiciliari e comunitari. Come detto tra le liste delle nuove competenze dei laureati ci sarà anche la possibilità di «valutare e indicare trattamenti assistenziali, presidi sanitari, ausili, tecnologie specifiche o altro necessari a garantire continuità e sicurezza delle cure». Un passo verso la ricetta infermieristica fondamentale per dare un ruolo di maggior peso a questa figura cruciale che tiene in piedi ospedali e cure sul territorio: perché la questione infermieristica non è solo e unicamente una questione di soldi in più da mettere in tasca agli infermieri del domani. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: I primi corsi potrebbero partire già nel prossimo anno accademico o più presumibilmente dal 2027/2028 Tra le competenze anche indicare trattamenti assistenziali, presidi, ausili e tecnologie Image:La carenza. Secondo le stime ufficiali in Italia mancano almeno 60mila infermieri e non è facile trovarli anche a causa del calo delle iscrizioni dei giovani al corso di laurea in infermiersitica -tit_org- Infermieri, ecco tre nuove lauree e la possibilità di scrivere le ricette -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728804563.PDF §---§ title§§ Sanità, spesa reale su solo dell'1% in tre anni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728904564.PDF description§§ pubDate§§ 2026-01-20T04:36:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728904564.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728904564.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728904564.PDF tp:ocr§§ Sanità, spesa reale su solo dell’1% in tre anni Corte dei conti Costi diretti delle famiglie in leggera discesa ma doppi rispetto a Francia e Germania Il dibattito sulla sanità è spaccato fra i sostenitori del Governo, che rilanciano i «record» di fondi macinati ogni anno, e gli allarmi di larga parte dell’opposizione sui «tagli» continui che sempre più spesso imporrebbero ai pazienti di pagare servizi che il sistema pubblico non offre più. La realtà dei numeri smentisce entrambe le narrazioni. E mette in luce incognite strutturali che non si prestano al botta e risposta di giornata, ma avrebbero bisogno di strategie complicate da mettere in piedi in un Paese con il nostro debito pubblico. L’ultima ricca analisi sui dati è offerta dalla Corte dei conti, con la relazione sulla sanità trasmessa ieri al Parlamento (delibera 21/2025 della sezione Autonomie). Primo: è vero che in valore assoluto il fondo sanitario nazionale tocca ogni anno nuove vette, come del resto accade inevitabilmente da sempre. Altrettanto certo è che in termini reali, al netto dell’inflazione, la dinamica della spesa sanitaria pubblica si rivela molto meno vivace: fra 2022 e 2024, ultimo anno di cui è disponibile anche il consuntivo, è cresciuta dell’1%, sollevando secondo la Corte «il rischio di realizzare un modello volto a preservare l’esistente, anziché a potenziare i servizi». Che questo «esistente» non sia confortante è confermato dal confronto internazionale, che vede «la spesa sanitaria pubblica italiana nettamente inferiore rispetto alla media dei partner europei, sia in valore pro capite che in percentuale di Pil». Nel primo indicatore i 2.375 euro a italiano si confrontano con i 3.486 euro pro capite dei francesi (+61,9%), e i 5.004 euro tedeschi (+110,7%). Nel rapporto con il Pil la spesa italiana promette di rimanere ancorata intorno al 6,4%, nettamente sotto ai dati mostrati da Francia (9,7%) e Germania (10,6%). Questo spread sanitario, però, non è cresciuto nel tempo. Ma è rimasto intatto lungo il corso della vita di Governi dei più diversi colori. Come non è cresciuta la quota «out of pocket», cioè la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie. Era pari al 23,8% del totale nel 2015, ha toccato il picco del 24,1% nel 2017, ed è scesa al 22,3% nel 2024; restando, inevitabilmente, più che doppia rispetto a Francia (9,2%) e Germania (10,7%). Proprio perché la sanità italiana appare strutturalmente sottofinanziata, da sempre. Ma da sola, e qui arriva un altro punto quasi sempre trascurato,una moltiplicazione dei finanziamenti non sarebbe risolutiva, perché l’analisi mostra forti «divari territoriali» anche tra realtà con livelli di spesa paragonabili. Ma il monitoraggio dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lea), che dovrebbe censire i risultati effettivi del servizio sanitario, è viziato dal «ritardo nei dati e dalla loro incompletezza/non validazione», che investe tutte le regioni in maniera «ampia e generale». Perché evidentemente l’analisi dei livelli di servizio non è esattamente al centro dell’agenda. —G.Tr. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: g tr Heading: Highlight: Ritardi e incompletezza nei dati ostacolano il monitoraggio puntuale dei livelli di servizio nelle diverse regioni Image:imagoeconomica Salute. La sanità in Italia registra forti divari territoriali -tit_org- Sanità, spesa reale su solo dell’1% in tre anni -sec_org- tp:writer§§ g tr guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/20/2026012001728904564.PDF §---§