title§§ Europa Verde contro FdI: senza vergogna
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Estratto da pag. 1 di "alguer.it" del 17 Jan 2026
Beatrice Podda e Giampietro Moro: Se i colleghi di Fratelli d?Italia avessero realmente avuto a disposizione soluzioni efficaci per affrontare le annose problematiche che, anno dopo anno, hanno affossato la sanità sarda, avrebbero quantomeno dovuto indicarle quando erano al governo
pubDate§§ 2026-01-17T15:12:00+00:00
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tp:ocr§§ ALGHERO - «In una recente comunicazione Fratelli d?Italia definisce la gestione regionale della sanità ?un disastro senza precedenti?, un?affermazione che ignora consapevolmente come i precedenti, invece, esistano eccome. Basta scorrere la rassegna stampa del 14 gennaio per leggere i dati del Nuovo Sistema di Garanzia, analizzati nel report della Fondazione Gimbe, che restituisce un quadro oggettivamente allarmante: la Sardegna si colloca sotto la media nazionale, con 192 punti su 300 nei livelli essenziali di assistenza». Così Giampietro Moro e Beatrice Podda portacolori ad Alghero di Europa Verde replicano a FdI.«L?aspetto paradossale ? che dovrebbe suggerire a taluni maggiore prudenza, se non il silenzio ? è che il report si riferisce al 2023, periodo in cui al governo della Regione Sardegna, giova ricordarlo anche ai più smemorati, sedevano proprio FDI e la loro coalizione. La nostra isola, del resto, non da oggi registra risultati critici in materia di prevenzione, assistenza territoriale e servizi ospedalieri rispetto alle altre regioni italiane. Se i colleghi di Fratelli d?Italia avessero realmente avuto a disposizione soluzioni efficaci per affrontare le annose problematiche che, anno dopo anno, hanno affossato la sanità sarda, avrebbero quantomeno dovuto indicarle quando erano al governo. Poiché ciò non è avvenuto, è legittimo ritenere che ci si trovi di fronte all?ennesimo, maldestro tentativo di screditare l?avversario politico attraverso l?avvelenamento del dibattito pubblico».«Non ci aspettiamo niente di più da chi fa riferimento a un partito che a Roma, lavora per portare la spesa per difesa e sicurezza al 5% del PIL entro il 2035 ? circa 100 miliardi di euro l?anno ? il colpo di grazia per la scuola, il welfare e la sanità italiani. Senza vergogna e senza responsabilità politica FdI cerca di riscrivere la storia. Un modus operandi di bassa politica e scarsi risultati dalla scala nazionale fino alla politica locale, un atteggiamento pericoloso che rischia di alimentare ulteriormente la frustrazione di una società civile già profondamente sfiduciata. Soffiare sul fuoco non porterà alcun contributo costruttivo, se non quello di innescare un incendio che allontanerà sempre più i cittadini dalle istituzioni».«Parlare di sanità significa inevitabilmente toccare corde sensibili. Lo vediamo nel dibattito che si accende quotidianamente nei nostri territori, spesso con toni accesi e contrapposti. È un fenomeno trasversale che riguarda molti ambiti della vita pubblica, ma quando si parla di salute, la delicatezza del tema impone ancora di più la necessità di riportare la discussione sui dati, sulle criticità reali e sulle soluzioni concrete, evitando narrazioni catastrofiche che rischiano di generare sfiducia invece che costruire prospettiva. Senza sconti e sempre nell'interesse della comunità, in linea con l?impegno e la strada tracciata dal Sindaco Cacciotto fin dal primo giorno del suo insediamento, continueremo a chiedere risposte, ma allo stesso tempo continueremo a fare la nostra parte, con responsabilità, con spirito di collaborazione e con la convinzione che solo lavorando insieme alle istituzioni ai diversi livelli potremo costruire un sistema più equo, più vicino alle persone e alle esigenze reali della quotidianità» chiudono Podda e Moro.
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§---§
title§§ Alecci (PD), "Dopo più di 4 anni di Governo Occhiuto non si intravede alcun cambio di passo. Sanità calabrese al collasso"
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Estratto da pag. 1 di "approdocalabria.it" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T08:12:00+00:00
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tp:ocr§§ Gen 17, 2026 - redazioneDopo Più di 4 anni di Governo Occhiuto e più di 6 anni di governo di centrodestra, la Sanità calabrese, purtroppo, è ancora in piena e totale emergenza. Le recenti iniziative lanciate dalla maggioranza e dal Presidente Occhiuto per il reclutamento di nuovo personale medico, al di là delle questioni di ammissibilità che verranno valutate, non possono bastare a nascondere quello che manca davvero, e cioè una migliore e più efficiente organizzazione dell’intera “macchina” che sta alla base del funzionamento di tutto il sistema sanitario regionale. In Calabria la Sanità non funziona non solo per mancanza di medici, ma anche e soprattutto per una totale incapacità nella Governance del sistema sanitario.In questi anni sono stati tantissimi i segnali di inefficienza e di incapacità organizzativa, nell’acquisto delle strumentazioni, nella distribuzione dei medicinali e dei presidi salvavita, nella gestione dell’emergenza-urgenza, nella gestione delle liste d’attesa, nella ricezione dei referti per gli esami specialistici e si potrebbe continuare con altri mille esempi. Sono tantissimi, ogni giorno, i calabresi che si scontrano con una Sanità in crisi, che non riesce a dare risposte, non solo nelle aree interne, ma ora anche nelle grandi città e nelle grandi aziende ospedaliere. E intanto, ancora dopo tutti questi anni, i dati della fondazione Gimbe confermano che gli standard e le performance della Sanità del nord sono sempre più lontani e irraggiungibili, la spesa per migrazione sanitaria della Calabria sale ogni anno di più, aumentano i cittadini che non possono permettersi la sanità privata e rinunciano alle cure, la gente scende in piazza a Polistena, nel vibonese, le case di comunità non sono pronte e chissà quando lo saranno mai, le liste d’attesa continuano ad aumentare, a Reggio Calabria le flebo si attaccano col cerotto al muro, a Longobucco si muore perchè manca un’ambulanza….Il Presidente Occhiuto più di 4 anni fa, all’indomani della sua elezione e della sua nomina a Commissario ad Acta, parlava di urgenza, di straordinario deficit di capacità organizzativa del sistema, del bisogno di avere strumenti e poteri, di un futuro cambiamento di passo e di una “nuova musica”. Ripetiamo, sono passati più di 4 anni, gli strumenti erano e sono a sua completa disposizione, i pieni poteri pure, le risorse per la sanità calabrese non sono mai state così ingenti, ma nell’organizzazione della sanità calabrese non si intravede né un cambio di passo, né si ascolta una “nuova musica”…di redazioneContinuano i controlli della Polizia Locale di Vibo Valentia nel territorio comunale presso varieattività commerciali al fine di verificarne la loro regolarità amministrativa.In particolare personale della Polizia Locale congiuntamente a personale dell’Agenzia delle Doganee dei Monopoli ha svolto varie ispezioni commerciale presso un bar e Sale Slot ubicate in Città. Ilpersonale operante scopriva che il […]di redazioneDopo Più di 4 anni di Governo Occhiuto e più di 6 anni di governo di centrodestra, la Sanità calabrese, purtroppo, è ancora in piena e totale emergenza. Le recenti iniziative lanciate dalla maggioranza e dal Presidente Occhiuto per il reclutamento di nuovo personale medico, al di là delle questioni di ammissibilità che verranno valutate, […]di redazioneIn sede di consiglio abbiamo approvato la proposta di legge che prevede il conferimento di incarichi nelle strutture sanitarie ai medici in quiescenza, oggi l’unica soluzione percorribile ma non certo quella più opportuna. In Calabria mancano medici di medicina generale e professionisti, ma le soluzioni tampone devono lasciare il posto a politiche condotte con metodo […]L'utilizzo di materiale audio, foto, video e testo prodotto da approdocalabria.it potrà essere utilizzato da altre testate o siti internet se e solo se venga citata come fonte approdocalabria.it con collegamento al giornale.© 2023 approdocalabria.it - Tutti i diritti riservati
. Direttore responsabile Luigi Longo. Direttore editoriale Antonio Marziale. Responsabile ufficio legale avv. Antonino Napoli Via Sila, 8 - 89029 Taurianova (RC) Tel. 0966.611303 - Cell. 340.382.7450 Email: redazione@approdocalabria.it
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§---§
title§§ Sanità: i medici in Italia non mancano, ma scelgono sempre più spesso il privato
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703245307331.PDF
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Estratto da pag. 1 di "ecoaltomolise.net" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T10:21:00+00:00
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tp:ocr§§ Il vicesindaco di Agnone, Giovanni Di Nucci, delegato alla Sanità, e il sindaco Daniele Saia, hanno preso parte ad un incontro con Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, che da anni mette a sistema i dati sanitari italiani.Proprio Cartabellotta, intervenuto a Termoli nel corso di un incontro organizzato dalla CGIL e da ALI Molise, ha tracciato un quadro severo della situazione sanitaria nazionale, soffermandosi inevitabilmente anche sulla realtà molisana. «Tra i tanti dati emersi, uno in particolare mi ha colpito: i medici in Italia non mancano, ma scelgono sempre più spesso il privato, che garantisce migliori condizioni economiche. E così il pubblico diventa sempre meno attrattivo» commenta il sindaco Saia.«Faccio dunque tesoro dei suoi consigli: i piani di rientro hanno fallito e occorre avviare una nuova stagione di riforme strutturali e investimenti concreti. – aggiunge Saia – Di questi temi discuteremo anche nella Conferenza dei Sindaci che ho convocato per lunedì 19 gennaio alle ore 17, nella Sala della Costituzione di Campobasso. In particolare, ci concentreremo sul superamento del commissariamento, l’azzeramento del debito, proposte di modifica al D.M. 70 e misure per attrarre i medici sul territorio».
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ L’Aquila, oggi con Mattarella l’inaugurazione dell’anno di Capitale italiana della Cultura
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Estratto da pag. 1 di "eurogiornale.com" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T10:48:00+00:00
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tp:ocr§§ "Un evento collettivo che fonde musica, parola e immagini - spiega Leonardo De Amicis, curatore dell'impianto artistico - Non una semplice celebrazione, ma un atto fondativo, un impegno condiviso verso una nuova stagione culturale"L'Aquila, oggi con Mattarella l'inaugurazione dell'anno di Capitale italiana della Cultura"Un evento collettivo che fonde musica, parola e immagini - spiega Leonardo De Amicis, curatore dell'impianto artistico - Non una semplice celebrazione, ma un atto fondativo, un impegno condiviso verso una nuova stagione culturale"17/01/2026L'Aquila attende il presidente Mattarella17/01/2026Apri contenutoUn racconto intenso che attraversa memoria, territorio e identità: oggi sabato 17 gennaio L'Aquila apre ufficialmente il suo anno da Capitale italiana della Cultura 2026 con una cerimonia solenne all'Auditorium della Guardia di Finanza, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. All'inaugurazione interverranno il ministro della Cultura Alessandro Giuli; il sindaco Pierluigi Biondi - che in questi giorni ha ricevuto il passaggio di consegne da Agrigento - e il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio.L'impianto artistico dell'inaugurazione, curato dal maestro Leonardo De Amicis, è concepito come una narrazione corale capace di trasformare la scaletta in un vero e proprio affresco culturale. Al centro, il territorio appenninico, il dialogo tra L'Aquila e Rieti, le radici storiche, la ricostruzione materiale e spirituale e il lascito di Celestino V.A condurre la mattinata, trasmessa in diretta su Rai 3 a partire dalle 10.45 e sui canali social del Comune dell'Aquila, saranno Francesca Fagnani e Paride Vitale. Il racconto si articolerà in quadri tematici profondamente intrecciati all'identità locale. "La cerimonia di apertura rappresenta l'avvio ufficiale di un anno carico di significati per L'Aquila e per l'intero Paese - ha sottolineato De Amicis -. Un evento collettivo che fonde musica, parola e immagini, affidandosi a grandi interpreti e alle eccellenze artistiche del territorio. Non una semplice celebrazione, ma un atto fondativo, un impegno condiviso verso una nuova stagione culturale". L'Aquila è capitale italiana della cultura 2026, una veduta dall'alto della cittàL'Aquila è capitale italiana della cultura 2026, una veduta dall'alto della città (WikipediaCommons)Ad aprire ufficialmente la cerimonia saranno le esecuzioni dell'Inno di Mameli e dell'Inno alla Gioia. Nella prima parte saliranno sul palco l'attore Giorgio Pasotti e la voce di Amara, protagonisti di un momento dedicato alle origini della città e alla scelta comunitaria che ne segnò la fondazione. Il rapporto tra centro e periferia sarà invece esplorato attraverso le performance di Simone Cristicchi e l'interpretazione di "Amara terra mia" affidata a Gianluca Ginoble de "Il Volo". A seguire, una riflessione sul tema della rinascita e del perdono con l'attrice Viola Graziosi e l'esecuzione de La Cura. Il valore della comunità sarà al centro di un nuovo intervento di Pasotti, accompagnato dalla musica di Simona Molinari. Lo sguardo internazionale arriverà con il maestro Fabrizio Mancinelli, che dirigerà la sua composizione originale When Time Begins… Again. Ampio spazio sarà dedicato anche al concetto di ''Città Multiverso'', con l'intervento di Pietrangelo Buttafuoco e una lettura corale sull'Abruzzo accompagnata dalle musiche di Ennio Morricone, omaggio al grande compositore, cittadino onorario del capoluogo. Il momento culminante della mattinata sarà il discorso del presidente Mattarella, previsto intorno alle 12, che sancirà ufficialmente l'avvio delle celebrazioni. L'Aquila è capitale italiana della cultura 2026, la basilica di Santa Maria CollemaggioL'Aquila è capitale italiana della cultura 2026, la basilica di Santa Maria Collemaggio (WikipediaComons)Conclusa la cerimonia istituzionale, le celebrazioni proseguiranno nel centro storico con un ricco programma di eventi curato da Marco Boa
rino, direttore artistico dell'inaugurazione pubblica e regista di grandi eventi internazionali, tra cui la prossima cerimonia di apertura delle Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. Alle 17.30, in piazza Battaglione Alpini, spazio al Drone Show Sotto un Unico Cielo, una coreografia luminosa che racconterà storia, identità e capacità innovativa del territorio, in un dialogo continuo tra cielo e terra. A seguire, dalle 17.45 alle 18.15, la parata Il Viaggio della Luce, guidata da Dundu, grande marionetta luminosa simbolo della forza creativa dell'uomo,accompagnata dalle Molecole di Luce e da musica dal vivo fino a Piazza Duomo. Qui andrà in scena La Città Celestiale, con performance di luce aeree e terrestri in omaggio allo spirito dell'Aquila. Dopo i saluti istituzionali, alle 19 è prevista l'accensione dell'installazione luminosa Il Faro 99, visibile a decine di chilometri di distanza. Fino alle 21.30, le piazze del centro ospiteranno spettacoli e intrattenimento, prima della replica serale del Drone Show in piazza Battaglione Alpini. "Quella del 17 gennaio - ha spiegato Boarino - è un'azione collettiva che prende avvio dalla storia e dall'identità profonda dell'Aquila per proiettarsi nel futuro. Un palinsesto costruito con la città e per la città, capace di trasformare le feritein luce e la memoria in visione. La cultura diventa spazio condiviso, inclusivo, contemporaneo". L'Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 è promossa dal Comune dell'Aquila con il sostegno del Ministero della Cultura. Capitale cultura Abruzzo L'Aquila Sergio MattarellaFonte: www.rainews.it
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§---§
title§§ Sanità, via libera alla Camera per l’indagine conoscitiva voluta dal M5S. Gravina: “Serve un nuovo assetto per garantire equità e diritti”
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703186607716.PDF
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Estratto da pag. 1 di "informamolise.com" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T14:19:00+00:00
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tp:ocr§§ Ha avuto il via libera, con il sì ottenuto all’unanimità nella Commissione permanente affari sociali e sanità alla Camera dei deputati, l’indagine conoscitiva promossa dal Comitato Enti Locali del Movimento 5 Stelle, che ha come coordinatore a livello nazionale il consigliere regionale del Molise Roberto Gravina, insieme al Comitato Salute del M5S, e che è alla base della “Proposta d’indagine conoscitiva sulle disuguaglianze regionali nell’erogazione delle prestazioni e nell’accesso ai LEA”, presentata dai deputati del Movimento 5 Stelle Ricciardi, Di Lauro, Sportiello e Quartini. Un percorso che punta a ricostruire con rigore il quadro delle diseguaglianze sanitarie italiane, analizzando LEA, tempi di attesa, mobilità sanitaria e criteri di riparto, sulla base dei dati elaborati dalla Fondazione Gimbe e di altre analisi indipendenti.«Oggi si apre un percorso che può incidere profondamente sulla direzione futura della sanità italiana – afferma Roberto Gravina – e per il Molise rappresenta un’occasione che non possiamo permetterci di sprecare. Il nostro territorio, nonostante anni di commissariamento, resta tra quelli che non raggiungono la sufficienza nei LEA e continua a subire ritardi, disfunzioni e carenze strutturali che pesano sui cittadini. Questa indagine consentirà finalmente di mettere mano alle cause vere del divario: criteri di riparto iniqui, mobilità passiva che drena risorse, scarsità di personale, norme ormai superate e modelli organizzativi che non rispondono più ai bisogni reali. Affrontare questi nodi in Parlamento significa dare una speranza concreta al diritto alla salute dei molisani e di tutti i meridionali».Gravina sottolinea anche il proprio impegno diretto in questa fase cruciale: «In questi giorni sarò presente a tutti i passaggi importanti che riguardano la sanità regionale e nazionale. Venerdì 16 gennaio sarò a Termoli per ascoltare l’intervento del presidente Gimbe, Nino Cartabellotta, i cui dati rappresentano una base tecnica imprescindibile per l’indagine parlamentare. E domenica 18 gennaio parteciperò alla fiaccolata promossa dal sindaco di Isernia, Piero Castrataro, in difesa dell’ospedale e del diritto alla salute: una mobilitazione che conferma quanto sia urgente intervenire con riforme vere e non più rinviabili».I contenuti di ciò che l’indagine parlamentare mira a perseguire – dalla revisione dei criteri di riparto alla valutazione del commissariamento, dall’analisi della mobilità sanitaria all’impatto delle normative vigenti, fino alla verifica della reale uniformità dei LEA – saranno illustrati da Roberto Gravina e dal Movimento 5 Stelle in due conferenze stampa: la prima sabato 17 gennaio, alle ore 10.30, a Campobasso nella sala della Biblioteca del Consiglio regionale; la seconda giovedì 22 gennaio a Roma, alla Camera dei deputati.«Il fatto che si parta con il presentare questo lavoro dal Molise – conclude Gravina – dimostra che le criticità del nostro territorio non sono più invisibili. Ora serve trasformare questa attenzione politica in risultati concreti e in un nuovo assetto sanitario capace di garantire davvero equità, qualità e diritti».
tp:writer§§ mtredazione
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§---§
title§§ Aspettando la fiaccolata, Castrataro: «La salute non è un numero, è un diritto» | PrimoPiano Molise
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Estratto da pag. 1 di "primopianomolise.it" del 17 Jan 2026
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tp:ocr§§ La tenda davanti al Veneziale, il convegno di ieri a Termoli e la fiaccolata di domani tra le strade del capoluogo pentro: fili che si intrecciano in un’unica narrazione, quella di un territorio che rivendica la salute come diritto e non come variabile contabile da contenere nei piani di rientro.«La salute non è un numero, è un diritto. Dal 26 dicembre dormo in tenda anche e soprattutto per rimarcarlo e per chiedere soluzioni concrete affinché questo diritto venga garantito». Così il sindaco di Isernia, Piero Castrataro, riassume il senso delle notti passate davanti all’ospedale Veneziale, trasformando un gesto personale in un messaggio politico che domani pomeriggio, alle 17, sfocerà nella fiaccolata per la sanità pubblica nel centro storico di Isernia.Ieri il primo cittadino ha portato lo stesso messaggio a Termoli, al convegno “Il Grande Malato” promosso da Cgil e Ali Molise, con la relazione del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. «Abbiamo messo a nudo una realtà che non possiamo più ignorare – ha commentato Castrataro –. Dalla relazione dettagliata di Cartabellotta emerge che il Servizio sanitario nazionale è malato, ma curabile».Castrataro dice di condividere «la “ricetta” della Fondazione Gimbe per un cambiamento radicale e necessario» e la sintetizza in tre direttrici. «Cosa serve davvero? Visione, risorse e riforme – spiega il primo cittadino –. Innanzitutto, la politica deve decidere che sanità vuole lasciare alle future generazioni; serve poi un rifinanziamento pubblico progressivo che metta al centro il personale sanitario; e occorre prendere coscienza del fatto che i piani di rientro e i commissariamenti hanno fallito, perciò servono riforme strutturali fondate su un nuovo “Patto” politico, sociale e professionale».Il bersaglio è chiaro: un modello costruito per anni su tagli, commissariamenti e logiche ragionieristiche che, secondo il sindaco, ha mostrato tutti i suoi limiti e ora va ripensato alla radice, restituendo centralità al servizio pubblico e a chi ci lavora.«I dati sui servizi sanitari delle regioni ci mostrano un Paese che si sta dividendo e il Molise non può essere lasciato solo. La politica deve avere il coraggio di mettere l’interesse generale davanti a mille interessi di parte». Nel ragionamento di Castrataro, la regione diventa l’emblema delle aree più esposte: territorio interno, popolazione in calo, ospedali sotto pressione e rischio concreto di una sanità a più velocità, dove il codice di avviamento postale pesa quasi quanto il codice d’urgenza.In questo quadro, la tenda davanti al Veneziale non è solo il simbolo di una vertenza locale, ma il modo per tenere accesi i riflettori su uno dei fronti più fragili del Servizio sanitario nazionale, alla vigilia della definizione dei prossimi piani operativi.«Il futuro appartiene a tutti noi. Continuerò a lottare insieme agli altri amministratori perché la sanità pubblica torni ad essere il pilastro della nostra dignità». Con queste parole il sindaco apre, di fatto, la marcia di avvicinamento alla fiaccolata di domani – domenica 18 gennaio –, che partirà da piazza Celestino V per arrivare a Largo Cappuccini.In strada scenderanno cittadini, comitati, sindaci, Ordine dei medici e tante realtà sociali che in queste settimane hanno dato sostegno al presidio. La tenda resterà al suo posto, come punto di partenza simbolico di un percorso che, almeno nelle intenzioni, vuole andare oltre il singolo evento: trasformare una protesta nata in una notte d’inverno in una richiesta strutturata di riforma, perché – come ripete Castrataro – «la salute non è un numero, è un diritto». Stampa Articolo
tp:writer§§ Ppm
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title§§ Iorio rilancia il policlinico: unica via per salvare la sanità. «E stop a tagli e commissari» | PrimoPiano Molise
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703191807928.PDF
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Estratto da pag. 1 di "primopianomolise.it" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T17:16:00+00:00
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tp:ocr§§ Chi vince le elezioni ha il dovere di governare. Chi le perde, il diritto di protestare. L’assessore regionale ai Rapporti con i ministeri di Economia e Salute per il piano di rientro non ha menzionato il sindaco di Isernia, che dorme in tenda davanti al Veneziale dal 26 dicembre e ha chiamato tutti ad aderire alla fiaccolata di domani, ma è evidente che la sua risposta alla domanda dei cronisti sulle mobilitazioni in atto sul territorio si riferisse alla “tenda di Piero”.«Le proteste sono legittime perché ci sono tante cose che non vanno e che devono essere corrette – ha detto – Noi stiamo facendo di tutto per riuscirci e credo che anche la protesta, se indirizzata nel modo giusto, senza interpretazioni più politiche che pratiche, ma orientata al raggiungimento di un obiettivo comune, possa facilitare le soluzioni».Assessore della giunta Roberti ma in passato a lungo presidente della Regione e commissario della sanità, Michele Iorio ha rilanciato a Termoli – al convegno organizzato da Cgil e Ali sulla sanità pubblica – l’idea, per lui una precisa traccia di lavoro, del policlinico universitario. È quella la chiave di volta decisiva per lo scatto di reni che altrimenti la sanità pubblica molisana, piegata da un commissariamento lungo e dannoso (il debito non è diminuito ma i servizi invece sono al lumicino), non riuscirebbe a compiere.Chi vince governa, dunque. E questo vuol dire portare avanti i programmi elettorali. Insieme al governatore Roberti, ha ribadito Iorio, «stiamo portando avanti un percorso di cambiamento dello schema alla base del commissariamento. Non è una questione di commissari fisicamente intesi, ma di gestione del riordino della sanità con metodi burocratici e ragionieristici che producono risultati sempre più negativi. Bisogna quindi assolutamente invertire la tendenza e realizzare i programmi che abbiamo dichiarato di voler attuare: la sanità deve restare pubblica e va migliorata. Basta tagli alla sanità pubblica per risparmiare. Al contrario, bisogna migliorare i servizi resi per poter guardare anche alla possibilità di una mobilità attiva verso le strutture pubbliche, che risanerebbe anche i nostri bilanci. Dobbiamo inoltre fare in modo che la nostra università, la facoltà di Medicina che abbiamo tanto voluto, realizzi finalmente il suo obiettivo: un policlinico universitario presso il Cardarelli di Campobasso, con la partecipazione degli ospedali di Termoli e di Isernia. Questo progetto dell’ospedale universitario è un nostro progetto – ha rivendicato l’ex presidente – e intendiamo realizzarlo. Ce la faremo soprattutto se avremo la possibilità di interloquire direttamente con il governo, senza dover passare attraverso i commissari. Questo è il nodo».Dal governo Meloni, ha poi ricordato, sono stati stanziati 90 milioni per la riduzione del disavanzo e «20 milioni di euro in più all’anno per una regione piccola come la nostra». Allo stesso tempo ha rimarcato che la modifica delle regole per piani di rientro e commissariamento è stata chiesta da tutte le Regioni. Nessuna di quelle del Sud è uscita dal rientro ancora, per esempio. «Qualcosa non funziona e va corretto. Noi stiamo tentando di farlo». E c’è una stortura di fondo che il Molise vive tuttora sulla propria pelle: «Ci viene chiesto di migliorare le prestazioni tagliando le risorse all’Asrem. Va contro qualsiasi logica aziendale e contro l’interesse dei cittadini».Durante il suo intervento al convegno, che ha visto la partecipazione del presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, quindi una disamina a tuttotondo sui dati di performance della sanità molisana. «Analizzare i dati del Molise – ha sottolineato Iorio rivolgendosi a Cartabellotta – significa partire da una consapevolezza imprescindibile: siamo la regione più piccola d’Italia, con caratteristiche territoriali e demografiche uniche, che non trovano adeguata considerazione nei criteri di riparto del Fondo nazionale».Qualche correttivo è stato introdotto ma l’assegnazione delle risorse alle Regioni non consent
e ancora di garantire i servizi essenziali perché i fondi trasferiti sono insufficienti.Ripercorrendo l’evoluzione dei meccanismi di finanziamento, ha ricordato la cancellazione del fondo di riequilibrio per il Mezzogiorno e una narrazione che ha diviso il Paese tra presunte “regioni canaglia” e “regioni virtuose”, salvo poi constatare che i correttivi hanno spesso favorito altre aree. «Oggi il Molise – ha concluso – non dispone di un fondo sanitario adeguato ai bisogni reali del proprio territorio». ritai Stampa Articolo
tp:writer§§ Ppm
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title§§ Approvata la legge sui medici in pensione, Alecci: "Sanità calabrese ancora in crisi"
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Estratto da pag. 1 di "reggiotoday.it" del 17 Jan 2026
Il capogruppo Dem in consiglio regionale sottolinea che, nonostante il ritorno dei medici in corsia, dopo 4 anni di governo Occhiuto non si intravede alcun reale cambio di passo nella gestione e nell’organizzazione del sistema sanitario
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tp:ocr§§ Il Consiglio regionale ha approvato la legge che permette ai medici in pensione di tornare a lavorare in corsia. Una misura che, secondo il capogruppo Dem Ernesto Alecci, arriva però “a toppa di un sistema sanitario in crisi e incapace di dare risposte”.“Dopo più di 4 anni di governo Occhiuto e oltre 6 anni di centrodestra alla guida della Calabria – sottolinea Alecci – non si intravvede alcun reale cambio di passo. Ogni giorno sono tantissimi i calabresi che si scontrano con una sanità che non funziona”.Le iniziative della maggioranza e del presidente Occhiuto per il reclutamento di nuovo personale medico, aggiunge Alecci, “pur al netto delle questioni di ammissibilità che verranno valutate, non possono compensare ciò che davvero manca: una riorganizzazione seria ed efficiente dell’intera macchina sanitaria regionale. La crisi non è solo nei numeri dei medici, ma soprattutto nella gestione e nella governance del sistema”.In questi anni, i segnali di inefficienza sono stati moltissimi: problemi nell’acquisto di strumentazioni, nella distribuzione di medicinali e presidi salvavita, nella gestione dell’emergenza-urgenza, delle liste d’attesa e della ricezione dei referti degli esami specialistici. Ogni giorno i cittadini si confrontano con una sanità in affanno, non solo nelle aree interne, ma ormai anche nelle grandi città e nelle aziende ospedaliere principali.I dati della fondazione Gimbe confermano che gli standard sanitari del Nord restano irraggiungibili, la spesa per la migrazione sanitaria aumenta anno dopo anno, cresce il numero di cittadini che rinuncia alle cure perché non può permettersi la sanità privata, le case di comunità non sono operative, le liste d’attesa si allungano, a Reggio Calabria le flebo si attaccano con il cerotto al muro, e a Longobucco si muore perché manca un’ambulanza.“Oltre quattro anni fa, all’indomani della sua elezione e della nomina a Commissario ad Acta, il Presidente Occhiuto parlava di urgenza, di deficit straordinario nella capacità organizzativa del sistema e della necessità di avere strumenti e poteri per cambiare passo e dare una ‘nuova musica’ alla sanità calabrese – conclude Alecci – Gli strumenti e i pieni poteri ci sono sempre stati, le risorse mai così ingenti, eppure di quel cambio di passo e di quella nuova musica non c’è traccia”.
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ AUTONOMIA DIFFERENZIATA IN SANITÀ EQUIPARARE LEA E LEP È UNA SCORCIATOIA: cristallizza le diseguaglianze regionali, indebolisce il Mezzogiorno e genera effetti boomerang al Nord per eccesso di mobilità sanitaria.
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703250307345.PDF
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Estratto da pag. 1 di "sossanita.org" del 16 Jan 2026
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tp:ocr§§ Autonomia differenziata in sanità: equiparare LEA e LEP è una scorciatoia per accelerare la legge. Ma cristallizza le diseguaglianze regionali, indebolisce il Mezzogiorno e genera effetti boomerang al Nord per eccesso di mobilità sanitaria. Cure essenziali: oggi già oltre 40 punti di divario nei LEA tra le Regioni. Audizione della Fondazione GIMBE al Senato sul Ddl per determinare i Livelli Essenziali delle Prestazioni«I Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) non coincidono con i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), né sul piano normativo né su quello sostanziale. La scelta del Governo di equipararli, forzando l’interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale, ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata, destinata ancor più ad essere un moltiplicatore di diseguaglianze. I LEP sanitari devono essere definiti al pari di tutte le altre materie per non cristallizzare per legge differenze regionali già oggi inaccettabili, indebolire ulteriormente le Regioni del Mezzogiorno e gravare quelle del Nord con un eccesso di mobilità sanitaria».È questo il messaggio centrale portato dal Presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, nel corso dell’audizione odierna presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato, nell’ambito dell’esame del Disegno di Legge delega n. 1623 per la determinazione dei LEP.LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI (LEP). I Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) sono l’insieme delle prestazioni e dei servizi che lo Stato deve garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, per assicurare i diritti civili e sociali fondamentali delle persone indipendentemente dalla Regione o dal Comune di residenza. I LEP sono previsti dall’articolo 117 della Costituzione, che attribuisce allo Stato la competenza esclusiva nel determinarli, anche se molte funzioni sono svolte da Regioni ed enti locali. I LEP riguardano tutti i diritti civili e sociali, ad esempio: servizi sociali, istruzione, tutela della salute, trasporto pubblico locale, politiche abitative, servizi per l’inclusione sociale e lavorativa. Ad oggi i LEP non sono stati definiti se non in maniera parziale e solo in alcuni ambiti.LE DISEGUAGLIANZE REGIONALI. In sanità qualsiasi discussione sui LEP non può prescindere da una valutazione delle attuali diseguaglianze regionali nell’erogazione dei LEA, ovvero le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o con il pagamento di un ticket. Il monitoraggio ufficiale del Ministero della Salute tramite gli indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) fotografa profonde differenze tra le Regioni. Nel 2023 (ultimo anno disponibile) ben 8 Regioni risultano non adempienti ai LEA non raggiungendo la soglia minima di 60 punti su 100 in almeno una delle tre macro-aree: prevenzione, distrettuale e ospedaliera. Inoltre, sommando i punteggi ottenuti nelle tre macro-aree, a fronte di un punteggio medio di 226 punti su 300, esistono divari molto marcati: Veneto e Toscana superano i 280 punti, mentre altre Regioni non raggiungono i 200 punti, in particolare nel Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Sicilia) e in Valle d’Aosta (tabella 1). Infine, in ciascuna macro-area, il divario tra le Regioni con le migliori performance e quelle in maggiore difficoltà supera i 40 punti, arrivando in alcune aree a scarti ancora maggiori, con criticità soprattutto sull’assistenza territoriale e sulla prevenzione, concentrate soprattutto al Sud (tabella 2). «Tenendo conto che il NSG fornisce solo un quadro generale sull’adempimento dei LEA – ha evidenziato Cartabellotta – ma non misura l’effettiva qualità dell’assistenza erogata né tantomeno l’effettiva esigibilità del diritto costituzionale alla tutela della salute, l’entità delle diseguaglianze regionali e territoriali è largamente sottostimata».SALUTE E AUTONOMIA DIFFERENZIATA: UNA LINEA ROSSA GIÀ SEGNALATA DA GIMBE. Il DdL 1623 è uno step fondamentale per l’attuazione de
ll’autonomia differenziata. Nel suo intervento, il Presidente ha ricordato come, già durante l’iter legislativo della riforma, la Fondazione GIMBE avesse richiesto di espungere la tutela della salute dall’elenco delle materie trasferibili alle Regioni, perché destinata a legittimare normativamente i divari tra Nord e Sud, concretizzando un’inaccettabile violazione del principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini nell’esercitare il diritto alla tutela della salute.LEP = LEA: UNA FORZATURA GIURIDICA PER ACCELERARE L’ITER LEGISLATIVO. Il DdL 1623 propone di escludere la tutela della salute dalle materie per cui determinare i LEP, sostenendo – sulla base della sentenza n. 192/2024 della Corte Costituzionale – che in sanità i LEA assolvano già a tale funzione. Una tesi che, secondo la Fondazione GIMBE, consegue ad una lettura forzata della giurisprudenza costituzionale, funzionale solo ad accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata. «Nella sentenza n. 192/2024 – ha spiegato Cartabellotta – il riferimento ai LEA ha natura meramente esemplificativa, ma non equipara formalmente i LEP sanitari ai LEA, né supera la distinzione terminologica tra i due concetti, perché farlo significherebbe confondere il principio sancito dai LEP con lo strumento operativo rappresentato dai LEA». I LEP rappresentano infatti un vincolo costituzionale: la soglia minima uniforme di prestazioni necessarie a rendere effettivi i diritti fondamentali su tutto il territorio nazionale. I LEA, invece, costituiscono lo strumento: un elenco dettagliato di prestazioni sanitarie con cui perseguire il fine costituzionale dell’uniforme esigibilità del diritto alla tutela della salute.LEA INVECE CHE LEP: DEFINIRE DIRITTI FORMALI, MA NON ESIGIBILI PER MANCANZA DI RISORSE. Un altro nodo centrale è quello del finanziamento perché i LEA non vengono direttamente finanziati. «Il Fabbisogno Sanitario Nazionale (FSN) – ha spiegato Cartabellotta – viene ripartito alle Regioni in base alla popolazione residente, in parte pesata per età. Per finanziare i LEP sanitari, invece, le risorse pubbliche dovrebbero coprire i costi necessari per garantirli in modo uniforme su tutto il territorio nazionale». Tuttavia, oggi nessuno è in grado di quantificare in tempi brevi il costo necessario per assicurare in tutto il Paese, ad esempio, pronto soccorso non affollati, tempi di attesa ragionevoli per esami e visite specialistiche o una rete territoriale funzionante. «E allora – ha commentato il Presidente – vista l’impossibilità di finanziare i costi effettivi dei LEP sanitari con l’attuale disponibilità di risorse, l’Esecutivo rinuncia a definirli e imbocca la scorciatoia di equipararli ai LEA, con il solo scopo di accelerare l’autonomia differenziata. Una scorciatoia che renderebbe giuridicamente accettabili le diseguaglianze regionali nell’esigibilità del diritto alla tutela della salute».LE CONSEGUENZE PER I CITTADINI. «In molte aree del Paese – ha spiegato Cartabellotta – già oggi i cittadini non riescono a ottenere servizi e prestazioni sanitarie essenziali in tempi adeguati e sono spesso costretti a spostarsi in altre Regioni per curarsi. E senza la definizione dei LEP sanitari, l’autonomia differenziata non solo non ridurrà questi divari, ma li enfatizzerà, rendendoli strutturali e legittimati giuridicamente».LA PROPOSTA GIMBE. La Fondazione GIMBE ha ribadito la necessità di definire i LEP sanitari, perché l’equiparazione tra LEA e LEP non poggia su solide basi giuridiche e tecniche e si fonda su una interpretazione forzata della sentenza della Corte costituzionale n. 192/2024 volta ad accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata. «Con questa scorciatoia – ha concluso Cartabellotta – il rischio concreto è di proclamare nuovi diritti senza le risorse per garantirli. Infatti, qualora definiti, i LEP sanitari dovrebbero essere finanziati, ma con l’attuale livello di sottofinanziamento del SSN le risorse sarebbero largamente insufficienti per renderli realmente esigibili dai cittadini. Ma soprattutto questa scelta leg
ittimerebbe normativamente la mancata esigibilità del diritto alla tutela della salute, trasformando l’autonomia differenziata in un moltiplicatore di diseguaglianze. Con ulteriore indebolimento delle Regioni del Mezzogiorno ed effetti boomerang per le Regioni del Nord, che non potranno più gestire l’ulteriore incremento di mobilità sanitaria».fonte: Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo cookie tecnici per statistiche sulla base dei comportamenti degli utenti. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.ACCETTA ____
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ LA SANITA’ CALABRESE E’ SEMPRE PIU’ AL COLLASSO, NON E’ UN PROBLEMA DI PERSONALE MA DI INCAPACITA’ ORGANIZZATIVA
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Estratto da pag. 1 di "soveratounotv.net" del 17 Jan 2026
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tp:ocr§§ Il Capogruppo PD Ernesto Alecci: “Dopo più di 4 anni di Governo Occhiuto non si intravede alcun cambio di passo. Sono tantissimi, ogni giorno, i calabresi che si scontrano con una Sanità in crisi, che non riesce a dare risposte.” Dopo Più di 4 anni di Governo Occhiuto e più di 6 anni di governo di centrodestra, la Sanità calabrese, purtroppo, è ancora in piena e totale emergenza. Le recenti iniziative lanciate dalla maggioranza e dal Presidente Occhiuto per il reclutamento di nuovo personale medico, al di là delle questioni di ammissibilità che verranno valutate, non possono bastare a nascondere quello che manca davvero, e cioè una migliore e più efficiente organizzazione dell’intera “macchina” che sta alla base del funzionamento di tutto il sistema sanitario regionale. In Calabria la Sanità non funziona non solo per mancanza di medici, ma anche e soprattutto per una totale incapacità nella Governance del sistema sanitario.In questi anni sono stati tantissimi i segnali di inefficienza e di incapacità organizzativa, nell’acquisto delle strumentazioni, nella distribuzione dei medicinali e dei presidi salvavita, nella gestione dell’emergenza-urgenza, nella gestione delle liste d’attesa, nella ricezione dei referti per gli esami specialistici e si potrebbe continuare con altri mille esempi. Sono tantissimi, ogni giorno, i calabresi che si scontrano con una Sanità in crisi, che non riesce a dare risposte, non solo nelle aree interne, ma ora anche nelle grandi città e nelle grandi aziende ospedaliere. E intanto, ancora dopo tutti questi anni, i dati della fondazione Gimbe confermano che gli standard e le performance della Sanità del nord sono sempre più lontani e irraggiungibili, la spesa per migrazione sanitaria della Calabria sale ogni anno di più, aumentano i cittadini che non possono permettersi la sanità privata e rinunciano alle cure, la gente scende in piazza a Polistena, nel vibonese, le case di comunità non sono pronte e chissà quando lo saranno mai, le liste d’attesa continuano ad aumentare, a Reggio Calabria le flebo si attaccano col cerotto al muro, a Longobucco si muore perchè manca un’ambulanza….Il Presidente Occhiuto più di 4 anni fa, all’indomani della sua elezione e della sua nomina a Commissario ad Acta, parlava di urgenza, di straordinario deficit di capacità organizzativa del sistema, del bisogno di avere strumenti e poteri, di un futuro cambiamento di passo e di una “nuova musica”. Ripetiamo, sono passati più di 4 anni, gli strumenti erano e sono a sua completa disposizione, i pieni poteri pure, le risorse per la sanità calabrese non sono mai state così ingenti, ma nell’organizzazione della sanità calabrese non si intravede né un cambio di passo, né si ascolta una “nuova musica”… Navigazione articoli È morto a 76 anni il presidente della Fiorentina Rocco Commisso Sanità, il consigliere Enzo Bruno (capogruppo Tridico Presidente): “Servono scelte serie, non provvedimenti emergenziali. Attenzione su Catanzaro e Sant’Anna Hospital”
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Sanità calabrese al collasso, Alecci: “Il vero problema è l’incapacità organizzativa” – Telemia
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Estratto da pag. 1 di "telemia.it" del 17 Jan 2026
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tp:ocr§§ TelemiaTelemia, la tv crossmediale a portata di click. Cronaca, politica, economia, cultura e sport dalla Calabria in tempo reale.Il capogruppo dem accusa la governance regionale: dopo oltre quattro anni di governo Occhiuto nessun cambio di passo nel sistema sanitarioContinua....Dopo più di quattro anni di governo regionale guidato da Roberto Occhiuto e oltre sei anni di amministrazione di centrodestra, la sanità calabrese continua a trovarsi in una condizione di emergenza strutturale. A sostenerlo è Ernesto Alecci, capogruppo del Partito Democratico, secondo il quale la crisi non può essere ridotta alla sola carenza di personale medico, ma è soprattutto il risultato di una grave incapacità organizzativa del sistema sanitario regionale.Le recenti iniziative annunciate dalla maggioranza per il reclutamento di nuovi medici, pur rilevanti e ancora da valutare sotto il profilo dell’ammissibilità, non sarebbero sufficienti a colmare le reali criticità. “Manca una gestione efficiente della macchina sanitaria – sottolinea Alecci – ed è proprio questo il nodo centrale che continua a impedire risposte adeguate ai bisogni dei cittadini”.Negli ultimi anni, secondo il capogruppo, si sono moltiplicati i segnali di inefficienza: difficoltà nell’acquisto delle strumentazioni, problemi nella distribuzione dei farmaci e dei presidi salvavita, gestione carente dell’emergenza-urgenza, allungamento delle liste d’attesa, ritardi nella consegna dei referti e disservizi diffusi sia nelle aree interne sia nelle grandi città e aziende ospedaliere. Una situazione che costringe quotidianamente migliaia di calabresi a confrontarsi con una sanità che non riesce a garantire cure tempestive ed efficaci.I dati della Fondazione Gimbe, aggiunge Alecci, confermano un divario sempre più ampio tra la sanità calabrese e quella delle regioni del Nord. Cresce la spesa per la migrazione sanitaria, aumentano i cittadini che rinunciano alle cure perché non possono permettersi il settore privato, mentre continuano le proteste sui territori, come quelle di Polistena e del Vibonese. Le case di comunità non risultano operative, le liste d’attesa aumentano e non mancano episodi simbolo del degrado del sistema, dalle carenze strutturali negli ospedali fino alla mancanza di mezzi di soccorso in alcune aree.Alecci ricorda infine le dichiarazioni del presidente Occhiuto all’inizio del suo mandato, quando parlava di urgenza, deficit organizzativo e di una “nuova musica” per la sanità calabrese. “Oggi – conclude – a distanza di oltre quattro anni, con pieni poteri e risorse mai così consistenti, quel cambio di passo non si vede e quella nuova musica non si sente”.TelemiaTelemia, la tv crossmediale a portata di click. Cronaca, politica, economia, cultura e sport dalla Calabria in tempo reale.Telemia | Media Società Cooperativa Arl Copyright | 2025 © Tutti i diritti riservati | Newspaperup di Themeansar.This is an example widget to show how the Header Toggle Sidebar looks by default. You can add custom widgets from the widget in the admin.
tp:writer§§ redazione giornalistica
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title§§ Reggio. Sanità, scontro in Consiglio regionale tra Falcomatà e Occhiuto
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703110507135.PDF
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Estratto da pag. 1 di "tempostretto.it" del 17 Jan 2026
Falcomatà, che parla di “interventi tampone”, Occhiuto, che difende il provvedimento come “necessario ma non risolutivo”
pubDate§§ 2026-01-17T08:44:00+00:00
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tp:ocr§§ Accedi aPrivacy PolicyTermini e CondizioniAccedi aDario RondinellaFalcomatà, che parla di “interventi tampone”, Occhiuto, che difende il provvedimento come “necessario ma non risolutivo”REGGIO CALABRIA – Nel dibattito a Palazzo Campanella per approvare la norma che consente il rientro dei medici in pensione negli ospedali, botta e risposta tra il consigliere regionale del PD Giuseppe Falcomatà e il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Da una parte Giuseppe Falcomatà, , che parla di “interventi tampone”, bugie e assenza totale di programmazione; dall’altra il presidente Roberto Occhiuto, che difende il provvedimento come “necessario ma non risolutivo”, rivendicando i passi avanti compiuti e respingendo le accuse dell’opposizione.Falcomatà liquida il confronto come inutile, accusando il centrodestra di navigare a vista e di mascherare il fallimento del management sanitario dietro il richiamo di medici in quiescenza. Denuncia la mancanza di dati sugli organici, il blocco dei piani assunzionali, citando il caso del Gom di Reggio Calabria, e il perdurare del commissariamento senza risultati chiari sul Piano di rientro. Per il consigliere Pd, dopo anni di governo regionale, la “profonda riorganizzazione” evocata dalla maggioranza resta uno slogan privo di contenuti concreti, mentre gli ospedali spoke si svuotano e i pronto soccorso collassano.Nel suo intervento Falcomatà richiama anche il rapporto Gimbe sui Lea, che colloca ancora la Calabria nelle ultime posizioni, portando esempi emblematici delle condizioni critiche dei presidi sanitari e rilanciando le proteste dei cittadini di Polistena e Locri. Non manca l’affondo politico finale, con il paragone con la Puglia, dove – sottolinea – migliaia di visite sono state anticipate riducendo le liste d’attesa.Di segno opposto la replica del presidente Occhiuto, che apre ringraziando maggioranza e opposizione per l’unità dimostrata su un tema cruciale come la sanità. Il governatore ribadisce che la norma sui medici in pensione non è una soluzione strutturale, ma un atto indispensabile per garantire la continuità dei servizi nelle aree più in difficoltà, in attesa dell’emendamento al Milleproroghe. Respinge poi le accuse sui Lea, precisando che la Calabria non è inadempiente in tutti gli aggregati, e contrattacca Falcomatà sul caso dell’Hospice di Reggio Calabria, attribuendo anche alle amministrazioni locali parte delle responsabilità.Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *CommentoNome *Email *Avvisami via e-mail se qualcuno risponde al mio commento.Inviami una notifica all'approvazione del commento?Salita Villa Contino 15 - 98124 - MessinaMarco Olivieri direttore responsabilePrivacy PolicyTermini e CondizioniTelefono 090.9412305Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007Questo sito è associato alla
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Estratto da pag. 1 di "today.it" del 17 Jan 2026
Come un cassetto dove è riposta e ordinata tutta la documentazione sanitaria di ogni singolo cittadino, il Fse viene "aperto" dal personale medico per curare ovunque l''assistito | Leggi il Dossier di Massimo Canorro su Today.it
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tp:ocr§§ Strumento attraverso il quale il cittadino può tracciare e consultare la sua storia clinica generata da più strutture sanitarie, condividendola sulla base di un opportuno assenso con i suoi professionisti di fiducia, il Fascicolo sanitario elettronico raccoglie, come riporta il Dpcm n. 178 del 29 settembre 2015, "l'insieme dei dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici presenti e trascorsi, riguardanti l’assistito".Come attivare il Fascicolo sanitarioTra le possibili modalità di attivazione del Fse ci sono il recarsi presso il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta oppure presso il personale delle strutture che appartengono al Servizio sanitario nazionale. E ancora, è possibile attivarlo online attraverso il portale dedicato alla propria regione.Il Fse si inserisce in un'ampia gamma di attività inerenti l'erogazione di servizi legati alla salute: dalla prevenzione all'accertamento della qualità delle cure. Lo strumento digitale viene infatti alimentato continuativamente dai soggetti che lo prendono in cura nell'ambito del Servizio sanitario nazionale e dei servizi socio-sanitari regionali. Viene altresì arricchito dal "taccuino personale dell'assistito", che l'utente stesso può alimentare con informazioni utili e pertinenti. Un vero e proprio gioco di squadra, insomma.È altrettanto importante citare il ruolo del profilo sanitario sintetico, la "carta d'identità sanitaria" dell'assistito integrata nel Fse, che viene redatta e aggiornata dal medico di medicina generale oppure dal pediatra di libera scelta. Contiene i dati clinici fondamentali del cittadino: dalle allergie alle patologie croniche, dalle terapie in corso agli interventi da effettuare. Nonostante le sue innegabili potenzialità, il profilo sanitario sintetico desta però più di una perplessità tra i rappresentanti della categoria medica. Il presidente dell'Ordine dei medici di Milano, Roberto Carlo Rossi, parla di criticità collegate a privacy, sicurezza informatica, nonché di natura etica e medico legale. Definendolo "uno strumento a cui approcciarsi con grande cautela da parte dei colleghi che si troveranno a compilarlo".Rivoluzione digitaleSfogliando a ritroso il calendario, ricordiamo l'entrata in vigore il decreto del ministero della Salute del 7 settembre 2023 sul Fascicolo sanitario elettronico 2.0; tale decreto detta una normativa che nel 2026, quando il nuovo sistema entrerà a regime, sempre nel rispetto delle tempistiche circoscritte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che ne ha consentito l'attuazione, assumerà forte rilevanza pratica non soltanto per i cittadini e gli operatori sanitari, ma anche per chi governa e gestisce la sanità. "Quando ci siamo assunti la responsabilità del Fascicolo sanitario elettronico 2.0, lo abbiamo fatto consapevoli che ogni rivoluzione, anche la più piccola, richiede tempi di gestazione", le parole di Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'innovazione tecnologica, durante l'evento a Roma "L'innovazione nel sistema sanitario nazionale".Il sottosegretario Butti all'evento a Roma "L'innovazione nel sistema sanitario nazionale"Da parte sua, il governo ha lanciato un piano di formazione e comunicazione rivolto ai sanitari. Grazie a una rete "hub & spoke", modello contraddistinto dalla concentrazione dell'assistenza a elevata complessità presso centri di eccellenza ("hub") supportati da una rete di servizi ("spoke"), che coinvolge il ministero della Salute, Agenas, AgID, Commissione salute delle Regioni e Dipartimento per la trasformazione digitale, l'86 per cento delle Regioni e Province autonome ha già avviato una serie di programmi formativi.I 311 milioni di euro destinati a questa linea d'azione hanno prodotto dei risultati più che apprezzabili: il 90 per cento delle Regioni ha formato figure apicali del Servizio sanitario regionale (+10 per cento rispetto a giugno 2025); l'81 per cento ha coinvolto i professionisti sanitari (+5 per cento); il 67 per cento ha formato medici di medicina generale e pe
diatri (+15 per cento).Proroga dei terminiA fronte degli importanti passi avanti compiuti, non mancano le inevitabili criticità. Inutile girarci attorno: il Fascicolo sanitario elettronico è in ritardo. Un decreto sottoscritto dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, dal ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti e dal sottosegretario Butti ha infatti apportato alcune modifiche al crono-programma del Fse 2.0. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 286 del 10 dicembre 2025, il provvedimento ha aggiornato il decreto del 7 settembre 2023, spostando in avanti i termini per le Regioni e le Province autonome.La modifica principale riguarda l'articolo 27-bis, che stabilisce le fasi attuative del Fascicolo sanitario elettronico 2.0. A più ampio raggio, la scelta è maturata in seguito a criticità affiorate nell'applicazione delle specifiche tecniche rilasciate dal Dipartimento per la trasformazione digitale, struttura coordinata da Angelo Borrelli, che hanno reso indispensabile un aggiustamento delle tempistiche per assicurare una completa ed efficace implementazione. Permettendo, al contempo, di consolidare le soluzioni tecniche e la loro idonea adozione sull'intero territorio nazionale.Frammentazione regionaleIl semaforo arancione non si è accesso solo per le scadenze attuative, ora appunto rimodulate, ma anche sulle forti disuguaglianze regionali nell'implementazione del Fse 2.0. In tal senso, la Fondazione Gimbe ha presentato i dati aggiornati sulla diffusione e l'uso dello strumento digitale nel Belpaese. Dall'analisi è emerso che, a oggi, soltanto quattro tipologie di documenti sanitari sono fruibili in tutte le Regioni e appena il 42 per cento dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati, con profonde disparità e percentuali irrisorie nel Mezzogiorno.Dati della Fondazione Gimbe sull'utilizzo del Fse nelle RegioniUna frattura che, come ha evidenziato il ministro Schillaci alla Camera, "non è solo un problema tecnico, ma è una questione di equità nell’accesso alle cure". Attualmente, i Fse regionali offrono fino a 45 servizi digitali che consentono al cittadino di svolgere varie attività: scegliere il medico di medicina generale, consultare le liste d'attesa, pagare ticket e prestazioni, prenotare esami e visite. Anche su questo fronte, però, la frammentazione regionale fa la voce grossa: solo la Toscana (56 per cento) e il Lazio (51 per cento), infatti, superano la soglia del 50 per cento dei servizi attivati. All'estremo opposto, in Calabria la disponibilità si attesta al 7 per cento.Ecosistema saluteAl 31 marzo 2025, ma per il Friuli Venezia Giulia i dati sono aggiornati al 31 dicembre 2024, solo il 42 per cento dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati sanitari da parte dei medici. Ma la discrepanza tra le Regioni è smisurata: si passa dal 1 per cento in Abruzzo, Calabria e Campania al 92 per cento in Emilia-Romagna. Al Sud, solo la Puglia (73 per cento) supera la media nazionale. Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: "Se non verrà colmato velocemente, il divario digitale tra le Regioni rischia di trasformarsi in una nuova forma di esclusione sanitaria".Va da sè: c'è ancora molto da fare, ma sono tantissimi gli italiani che si sentono a proprio agio nell'utilizzare strumenti di sanità digitale. Il 79 per cento usa spesso strumenti di e-health, il 31 per cento lo fa in maniera regolare e disinvolta, il 48 per cento con qualche difficoltà. Non di rado, però, avvertono l'esigenza di un aiuto per superare le difficoltà di approccio: per il 51 per cento la soluzione sarebbe lo sviluppo di tecnologie più intuitive e di facile impiego, il 45 per cento degli interpellati auspica invece un supporto diretto (help desk o sportelli digitali nelle farmacie o negli ospedali). Lo studio sugli Under-18Sono alcuni dei dati che emergono dall'indagine demoscopica "Il futuro della sanità" con focus il punto di vista dei cittadini, condotta da Fpa, società del Gruppo Digital360, in partnership con l'Istituto Piepoli. Lo studio ha coinvolto un c
ampione rappresentativo della popolazione italiana under 18.Grafico estratto dall'indagine "Il futuro della sanità" ( Fpa-Digital360 e Istituto Piepoli)Aumenta, dunque, l'utilizzo del digitale in sanità da parte degli italiani: dal report "Outlook Salute Italia" di Deloitte, che ha coinvolto 3.800 cittadini in età adulta, emerge un incremento di chi dichiara di aver prenotato una prestazione sanitaria online (58 per cento, +4 per cento), di aver condiviso referti digitalmente (48 per cento, +3 per cento), di aver ricevuto un referto attraverso un canale digitale (59 per cento, +1 per cento). E ancora, di aver utilizzato canali digitali per informarsi o individuare un professionista oppure una struttura sanitaria a cui rivolgersi (39 per cento, +1 per cento).Ma non è tutto. In parallelo, prende quota anche la conoscenza del campione nei confronti dell'intelligenza artificiale in sanità (+3 per cento rispetto alla scorsa rilevazione), con il 56 per cento degli interpellati che ammette di aver sentito parlare di AI a supporto delle attività cliniche come la diagnosi, la terapia, la prognosi e il monitoraggio del paziente. "Oltre all'innovazione tecnologica, è fondamentale investire sempre nella formazione e nella collaborazione tra tutti gli attori dell'ecosistema salute", la chiosa di Luca Achilli, partner di Deloitte Italia e Health and Human Services Sector Leader.Dossier è la sezione di inchieste esclusive in abbonamento di Today.it. Se vuoi sostenere il nostro lavoro giornalistico clicca quiLeggi gli altri Dossier di Today.it
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Estratto da pag. 1 di "today.it" del 17 Jan 2026
Come un cassetto dove è riposta e ordinata tutta la documentazione sanitaria di ogni singolo cittadino, il Fse viene "aperto" dal personale medico per curare ovunque l''assistito | Leggi il Dossier di Massimo Canorro su Today.it
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icali del Servizio sanitario regionale (+10 per cento rispetto a giugno 2025); l'81 per cento ha coinvolto i professionisti sanitari (+5 per cento); il 67 per cento ha formato medici di medicina generale e pediatri (+15 per cento).A fronte degli importanti passi avanti compiuti, non mancano le inevitabili criticità. Inutile girarci attorno: il Fascicolo sanitario elettronico è in ritardo. Un decreto sottoscritto dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, dal ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti e dal sottosegretario Butti ha infatti apportato alcune modifiche al crono-programma del Fse 2.0. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 286 del 10 dicembre 2025, il provvedimento ha aggiornato il decreto del 7 settembre 2023, spostando in avanti i termini per le Regioni e le Province autonome.La modifica principale riguarda l'articolo 27-bis, che stabilisce le fasi attuative del Fascicolo sanitario elettronico 2.0. A più ampio raggio, la scelta è maturata in seguito a criticità affiorate nell'applicazione delle specifiche tecniche rilasciate dal Dipartimento per la trasformazione digitale, struttura coordinata da Angelo Borrelli, che hanno reso indispensabile un aggiustamento delle tempistiche per assicurare una completa ed efficace implementazione. Permettendo, al contempo, di consolidare le soluzioni tecniche e la loro idonea adozione sull'intero territorio nazionale.Il semaforo arancione non si è accesso solo per le scadenze attuative, ora appunto rimodulate, ma anche sulle forti disuguaglianze regionali nell'implementazione del Fse 2.0. In tal senso, la Fondazione Gimbe ha presentato i dati aggiornati sulla diffusione e l'uso dello strumento digitale nel Belpaese. Dall'analisi è emerso che, a oggi, soltanto quattro tipologie di documenti sanitari sono fruibili in tutte le Regioni e appena il 42 per cento dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati, con profonde disparità e percentuali irrisorie nel Mezzogiorno.Una frattura che, come ha evidenziato il ministro Schillaci alla Camera, "non è solo un problema tecnico, ma è una questione di equità nell’accesso alle cure". Attualmente, i Fse regionali offrono fino a 45 servizi digitali che consentono al cittadino di svolgere varie attività: scegliere il medico di medicina generale, consultare le liste d'attesa, pagare ticket e prestazioni, prenotare esami e visite. Anche su questo fronte, però, la frammentazione regionale fa la voce grossa: solo la Toscana (56 per cento) e il Lazio (51 per cento), infatti, superano la soglia del 50 per cento dei servizi attivati. All'estremo opposto, in Calabria la disponibilità si attesta al 7 per cento.Al 31 marzo 2025, ma per il Friuli Venezia Giulia i dati sono aggiornati al 31 dicembre 2024, solo il 42 per cento dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati sanitari da parte dei medici. Ma la discrepanza tra le Regioni è smisurata: si passa dal 1 per cento in Abruzzo, Calabria e Campania al 92 per cento in Emilia-Romagna. Al Sud, solo la Puglia (73 per cento) supera la media nazionale. Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: "Se non verrà colmato velocemente, il divario digitale tra le Regioni rischia di trasformarsi in una nuova forma di esclusione sanitaria".Va da sè: c'è ancora molto da fare, ma sono tantissimi gli italiani che si sentono a proprio agio nell'utilizzare strumenti di sanità digitale. Il 79 per cento usa spesso strumenti di e-health, il 31 per cento lo fa in maniera regolare e disinvolta, il 48 per cento con qualche difficoltà. Non di rado, però, avvertono l'esigenza di un aiuto per superare le difficoltà di approccio: per il 51 per cento la soluzione sarebbe lo sviluppo di tecnologie più intuitive e di facile impiego, il 45 per cento degli interpellati auspica invece un supporto diretto (help desk o sportelli digitali nelle farmacie o negli ospedali). Sono alcuni dei dati che emergono dall'indagine demoscopica "Il futuro della sanità" con focus il punto di vist
a dei cittadini, condotta da Fpa, società del Gruppo Digital360, in partnership con l'Istituto Piepoli. Lo studio ha coinvolto un campione rappresentativo della popolazione italiana under 18.Aumenta, dunque, l'utilizzo del digitale in sanità da parte degli italiani: dal report "Outlook Salute Italia" di Deloitte, che ha coinvolto 3.800 cittadini in età adulta, emerge un incremento di chi dichiara di aver prenotato una prestazione sanitaria online (58 per cento, +4 per cento), di aver condiviso referti digitalmente (48 per cento, +3 per cento), di aver ricevuto un referto attraverso un canale digitale (59 per cento, +1 per cento). E ancora, di aver utilizzato canali digitali per informarsi o individuare un professionista oppure una struttura sanitaria a cui rivolgersi (39 per cento, +1 per cento).Ma non è tutto. In parallelo, prende quota anche la conoscenza del campione nei confronti dell'intelligenza artificiale in sanità (+3 per cento rispetto alla scorsa rilevazione), con il 56 per cento degli interpellati che ammette di aver sentito parlare di AI a supporto delle attività cliniche come la diagnosi, la terapia, la prognosi e il monitoraggio del paziente. "Oltre all'innovazione tecnologica, è fondamentale investire sempre nella formazione e nella collaborazione tra tutti gli attori dell'ecosistema salute", la chiosa di Luca Achilli, partner di Deloitte Italia e Health and Human Services Sector Leader.Dossier è la sezione di inchieste esclusive in abbonamento di Today.it. Se vuoi sostenere il nostro lavoro giornalistico clicca qui© Riproduzione riservata
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title§§ TV6onAIR – La vigore allo malora e il fegato dei sindaci: il supporto per Cartabellotta a Castrataro | isNews
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703250707333.PDF
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Estratto da pag. 1 di "tv6onair.com" del 17 Jan 2026
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tp:ocr§§ Parole di apprezzamento per la battaglia del primo cittadino pentro sono arrivate anche dal presidente della Fondazione Gimbe, oggi in MoliseISERNIA. “La sanità è allo sfascio e con il cerino in mano ci restano i sindaci, con il loro coraggio e la loro determinazione. Il mio sostegno a Piero Castrataro, sindaco di Isernia che dal 26 dicembre dorme in tenda davanti all’ospedale”.Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, intervenuto oggi a Termoli al convegno sulla sanità, promosso da Cgil Molise e Ali, dal titolo “Il grande malato. Per una riforma della sanità in Italia. Idee ed iniziative per un nuovo corso”.Un gesto estremo quello del primo cittadino del capoluogo pentro divenuto giorno dopo giorno esempio di resistenza quotidiana, per chiedere risposte e soluzioni. Per ricordare che la sanità non è un favore, ma un diritto. E che il silenzio, davanti ai bisogni delle persone, non è mai una risposta accettabile.È proprio qui che si misura davvero il coraggio di cui parla Cartabellotta. Il cerino resta nelle mani dei sindaci, e Castrataro lo tiene alto, notte dopo notte, per dare voce a chi voce non ha.Si perché la tenda davanti al Veneziale né diventata un luogo di incontro, di ascolto, di resistenza. È il segno tangibile di una comunità che chiede rispetto e risposte. E che sceglie di non voltarsi dall’altra parte.Isernia intanto si prepara alla fiaccolata di domenica 18 gennaio. Una luce accesa per ricordare che la sanità pubblica non è una questione di numeri, ma un diritto per tutti.Source link
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title§§ Sanità: i medici in Italia non mancano, ma scelgono sempre più spesso il privato
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703250607332.PDF
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Estratto da pag. 1 di "virgilio.it" del 17 Jan 2026
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tp:ocr§§ Il vicesindaco di Agnone, Giovanni Di Nucci , delegato alla Sanità, e il sindaco Daniele Saia , hanno preso parte ad un incontro con Nino Cartabellotta , presidente della Fondazione GIMBE , che...
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title§§ Sanità e autonomia differenziata: perché la scelta sui livelli essenziali conta davvero
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Estratto da pag. 1 di "vivereascoli.it" del 17 Jan 2026
La critica di GIMBE all’equiparazione tra LEP e LEA segnala un nodo cruciale: senza una definizione chiara e risorse certe, la riforma rischia di sancire ciò che oggi è già disagio sanitario.
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tp:ocr§§ 17.01.2026 - h 10:06 3' di lettura di Lorenzo Bracalentelorenzo.bracalente@gmail.com La critica di GIMBE all’equiparazione tra LEP e LEA segnala un nodo cruciale: senza una definizione chiara e risorse certe, la riforma rischia di sancire ciò che oggi è già disagio sanitario. Nel teatro sempre complesso della sanità pubblica italiana si è aperto un nuovo atto, che merita di essere guardato con attenzione non per ragioni tecniche, ma per la sostanza dei diritti dei cittadini.Nei giorni scorsi la Fondazione GIMBE, osservatorio ormai consolidato nel campo della salute pubblica, ha sollevato una critica puntuale e documentata alla posizione espressa dall’esecutivo nel disegno di legge delega in corso di discussione al Parlamento. Al centro della disputa non c’è un cavillo lessicale: si tratta dell’equiparazione, voluta dal Governo, tra Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e Livelli essenziali di assistenza (LEA), due concetti che – per la Fondazione – non sono intercambiabili e non possono essere trattati come tali. I LEP rappresentano, nella Costituzione, un vincolo uniforme: ciò che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale. I LEA, invece, sono l’elenco concreto di prestazioni che il Servizio sanitario nazionale eroga. La confusione tra i due, secondo GIMBE, non nasce da un accidente terminologico, ma da una strategia legislativa che punta ad accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata, affidandosi a ciò che già esiste piuttosto che definirne uno standard nuovo e più adeguato. Il nodo non è astratto. I dati ufficiali del Nuovo Sistema di Garanzia, infatti, mostrano come l’Italia sia già oggi un Paese a due velocità sulla sanità: alcune Regioni – in particolare nel Nord e nel Centro – raggiungono punteggi elevati nell’erogazione dei LEA, mentre altre – soprattutto nel Mezzogiorno – si collocano sensibilmente al di sotto, con ritardi marcati nella prevenzione, nell’assistenza territoriale e nella qualità dell’ospedalizzazione. Da qui la preoccupazione: se il parametro minimo da garantire sarà quello dei LEA, senza un loro adeguamento a livelli davvero uniformi e senza risorse aggiuntive mirate, la riforma rischia non solo di legittimare le differenze attuali, ma di trasformarle in vincoli giuridici. Per la GIMBE non si tratta di un rischio teorico, ma di una possibile conseguenza pratica dell’attuale formulazione normativa e della scelta del Governo di considerare i LEA sufficienti a fare il lavoro dei LEP. Il Governo, dal canto suo, argomenta che moltiplicare categorie e definizioni renderebbe più difficile l’attuazione dell’autonomia, e che i LEA, già esistenti e aggiornabili, possono essere utilizzati come parametro nazionale evitando inutili complicazioni tecniche. È una visione che punta sulla concretezza dell’esistente piuttosto che sulla costruzione di nuovi quadri di riferimento.Ma qui si gioca il punto centrale: garantire diritti non è soltanto affermarli sulla carta, ma definire con chiarezza come si misurano, quanto costano e con quali risorse si finanziano. Se i livelli minimi restano quelli di oggi, e se la sanità resta finanziata con gli stessi criteri di riparto che hanno prodotto gli squilibri attuali, la riforma rischia di consegnare in eredità un Paese in cui un diritto fondamentale – quello alla salute – resta disomogeneo da Nord a Sud.In definitiva, il dibattito sui LEP e sui LEA non è un puro esercizio terminologico: è la proiezione delle scelte politiche e finanziarie che influiranno – concretamente – sull’accesso alle cure di milioni di cittadini. E da questa prospettiva, la domanda non è solo tecnica: quanto siamo disposti a scommettere sull’uguaglianza di fronte alla salute? In un Paese con profonde differenze territoriali, la risposta non dovrebbe essere rinviata a formule o scorciatoie.
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Estratto da pag. 1 di "viverefermo.it" del 17 Jan 2026
La critica di GIMBE all’equiparazione tra LEP e LEA segnala un nodo cruciale: senza una definizione chiara e risorse certe, la riforma rischia di sancire ciò che oggi è già disagio sanitario.
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Estratto da pag. 1 di "viveresanbenedetto.it" del 17 Jan 2026
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