title§§ Case di comunità, il braccio di ferro = Case di comunità e Pnrr, restano 2 mesi di tempo e il nodo del personale Dalle Asl un maxi conto
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703168906551.PDF
description§§
Estratto da pag. 2 di "CORRIERE FIORENTINO" del 17 Jan 2026
Le Asl chiedono alla Regione centinaia di assunzioni. L'assessora Monni: necessarie verifiche Dal 1° aprile devono aprire 77 strutture per non perdere i fondi Chieste centinaia di assunzioni. La Regione: numeri molto grandi
pubDate§§ 2026-01-17T07:07:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703168906551.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703168906551.PDF', 'title': 'CORRIERE FIORENTINO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703168906551.PDF
tp:ocr§§ TraduemesilestrutturefinanziateconilPnrrdevonoaprire.Corsacontroiltempoperchiudereicantieri,maservepersonale Casedicomunità,ilbracciodiferro Le Asl chiedono alla Regione centinaia di assunzioni. L’assessora Monni: necessarie verifiche CasedicomunitàePnrr, restano2mesiditempo eilnododelpersonale DalleAslunmaxiconto Dal1°apriledevonoaprire77strutturepernonperdereifondi Chiestecentinaiadiassunzioni.LaRegione:numerimoltograndi Sono 157 le case di comunità programmate in Toscana, per 77 delle quali la Regione ha fatto accesso ai fondi del Pnrr. Per queste ultime dal primo aprile scatta la data di apertura per non perdere i fondi. Ma il vero nodo ora è quello del personale. Le Asl hanno chiesto alcune centinaia di assunzioni (fra infermieri, oss e amministrativi), ma prima la Regione vuole verificare «il reale fabbisogno», dice l’assessora Monia Monni. alle pagine 2 e 3 Gori Dopo anni di lavori, la grande scadenza europea è alle porte: il 31 marzo termina il tempo concesso dal Pnrr per la realizzazione delle case di comunità, l’architrave della futura sanità territoriale, i maxi ambulatori che raccoglieranno medici di famiglia e di guardia, specialisti e diagnostica, servizi infermieristici e sociali. Le circa 70 case di comunità della Toscana finanziate col Pnrr, per non rischiare di incappare nel taglio di parte dei finanziamenti europei, dal primo aprile dovranno aprire i battenti. Ma, oltre alla volata, c’è l’incognita del personale. «I tempi sono stretti ma sono fiduciosa — spiega l’assessora regionale alla Salute Monia Monni — In gran parte dei casi proprio in questi giorni stiamo completando le opere murarie. Quindi sarà un grande sforzo ma ci sono i presupposti per rispettare i tempi». Sono 157 le case di comunità programmate in Toscana, per 77 delle quali la Regione ha fatto accesso ai fondi del Pnrr. Al 30 giugno 2025, secondo la Fondazione Gimbe, erano 30 quelle che avevano attivato tutti i servizi obbligatori e di queste 7 che ospitano già medici di famiglia al loro interno. La Regione si fa forte proprio di questo punto: «Gli accordi con i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta ci sono tutti», assicura Monni. «Siamo gli apripista, siamo i primi in Italia a far entrare i medici di famiglia nelle case di comunità. Anzi, si fa quasi a cazzotti per andarci — dice Niccolò Biancalani, segretario toscano del sindacato Fimmg — La novità principale è che tutti noi medici metteremo delle ore a disposizione delle “case”, per fare punti di primo soccorso o comunque forme di assistenza territoriale, la prima vera alternativa ai pronto soccorso». Ma i medici di famiglia da soli non bastano. E, oltre agli specialisti prestati dagli ospedali e agli assistenti sociali che a loro volta vi si trasferiranno, c’è bisogno di assumere tanti infermieri, oss e amministrativi. Le Asl hanno presentato il conto alla Regione, con una richiesta di «molte centinaia di professionisti». Monni spiega che «tutti quelli che sarà necessario assumere li assumeremo, ma i numeri presentati dalle Asl sono molto grandi, anche per i tetti di spesa sul personale che ci vengono imposti, e quindi la Regione farà una verifica dell’effettivo fabbisogno prima di decidere». Il Pnrr comunque concederà un inizio a scartamento ridotto: in una logica graduale, a parte le case di comunità già aperte, all’avvio ci sarà solo una nuova «hub» (aperta 24 ore su 24, 7 giorni su 7) per ognuna delle tre Asl, mentre tutte le altre saranno «spoke» (5 giorni su 7, 12 ore al giorno). Un inizio morbido che consentirà di assorbire meglio la riforma dei medici di guardia, con il rilevante taglio dei numeri che scatterà a febbraio, e che comunque secondo Biancalani «nei primi mesi creerà inevitabili contraccolpi di adattamento». Ma i tempi in queste settimane rappresentano il dubbio più grosso nei territori: a Firenze si mugugna su quanto ci sarebbe ancora da lavorare alla «casa» di Santa Rosa, a Prato, se in centro sembra tutto a buon punto, a San Paolo i lavori appaiono indietro. E a San Marcello Pistoiese il rinvio è già certificato: lo scorso a
utunno era arrivato l’annuncio che la fine dei lavori sarebbe scivolata ad aprile inoltrato. Ma ora il sindaco Luca Marmo pone un ulteriore dubbio: «Ho l’impressione che si sia cominciato a discutere tardi dell’integrazione tra casa di comunità, medici di famiglia, farmacie, rsa, volontariato. Il lavoro di questi giorni è buono, ma ci andava messa la testa prima, il rischio è che all’inizio non si riesca a dare una risposta coordinata ai problemi. Le case di comunità non sono solo mura, sono un sistema di persone». Giulio Gori ---End text--- Author: Giulio Gori Heading: Highlight: I numeri ? Sono 157 le case di comunità programmate in Toscana, per 77 delle quali la Regione ha fatto accesso ai fondi del Pnrr ? Al 30 giugno 2025, secondo la Fondazione Gimbe, erano 30 quelle che avevano attivato tutti i servizi obbligatori ? E 7 di queste ospitano già medici di famiglia al loro interno Image:Assessora Monia Monni Ai nastri di partenza In alto a sinistra, l’esterno del distretto Santa Rosa dove i lavori per la futura casa di comunità stanno creando disagi a lavoratori e pazienti; sopra, la casa della salute alle Piagge già funzionante -tit_org- Case di comunità, il braccio di ferro Case di comunità e Pnrr, restano 2 mesi di tempo e il nodo del personale Dalle Asl un maxi conto -sec_org-
tp:writer§§ Giulio Gori
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703168906551.PDF
§---§
title§§ Cartabellotta: sistema sanitario indebolito in 15 anni da tutti i Governi
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703203408060.PDF
description§§
Estratto da pag. 1 di "DOTTNET" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T19:47:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703203408060.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703203408060.PDF', 'title': 'DOTTNET'}
tp:url§§ DOTTNET
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703203408060.PDF
tp:ocr§§ Cartabellotta: sistema sanitario indebolito in 15 anni da tutti i Governi SANITÀ PUBBLICA REDAZIONE DOTTNET 116/01/2026 1 5:09 II presidente Gimbe interviene a Termoli al convegno "II Grande Malato": pronto soccorso, liste d'attesa e carenza di medici sono i sintomi di un SSN definanziato. Il Servizio sanitario nazionale è stato progressivamente indebolito negli ultimi quindici anni dai vari governi, a prescindere dal colore politico. Lo ha affermato Nino C arta be 11 otta, presidente della Fondazione Cimbe, intervenendo nella sede di Termoli dell'Università degli Studi del Molise in occasione del convegno sulla sanità dal titolo II grande malato. Per una riforma della sanità in Italia. Idee ed iniziative per un nuovo corso, promosso da Cgil Molise e Ali. "Oggi tutti i cittadini italiani sono alle prese con grandi problemi della sanità e le principali preoccupazioni, come spesso si vede dalle indagini di popolazione, sono pronto soccorso af oliati, liste d'attesa interminabili, medici di famiglia che non si trovano", ha dichiarato Cartabel lotta. "Sono tutti sintomi di un servizio sanitario che è stato profondamente indebolito negli ultimi quindici anni, da tutti i Governi". Definanziamento e fuga dal servizio pubblico Nel suo intervento, il presidente di Cimbe ha richiamato le dinamiche strutturali che hanno contribuito a questo indebolimento. "Il servizio è stato profondamente definanziato, non facciamo riforme da oltre 25 anni e, dopo lo stress del Covid, stiamo sperimentando questa progressiva fuga dei professionisti dal servizio pubblico", ha aggiunto. Un quadro che, secondo C arta be I lotta, sta producendo effetti evidenti sull'organizzazione e sulla capacità di risposta del sistema, soprattutto nelle aree più fragili del Paese. Le criticità delle regioni più piccole 17/01/26,19:38 Carta bel lotta: sistema sanitario indebolito in 1 5 anni da tutti i Governi - DottNet 2026-01-16T15:09:1 5Z Cartabellotta ha infine posto l'accento sulle difficoltà specifiche delle regioni di dimensioni minori. "Il vero problema è che, nelle regioni piccole, è molto dif icile organizzare una rete di servizi dove ci sia tutto per tutti", ha spiegato, sottolineando la necessità di "puntare molto sul raforzamento dell'area territoriale" e di "accettare anche di fare reti interregionali su alcune cose", perché le regioni più piccole faticano a essere sostenibili anche dal punto di vista economico, All'incontro erano presenti, tra gli altri, il segretario generale della Cgil Molise Paolo De Socio, l'assessore regionale Michele lorio, la consigliera regionale Micaela Fanelli e diversi amministratori locali. -tit_org- Cartabellotta: sistema sanitario indebolito in 15 anni da tutti i Governi -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703203408060.PDF
§---§
title§§ Usl, boom di concorsi nel 2025 "Importante cambio di passo"
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818805466.PDF
description§§
Estratto da pag. 1 di "LASTAMPA.IT" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T05:30:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818805466.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818805466.PDF', 'title': 'LASTAMPA.IT'}
tp:url§§ https://www.lastampa.it/aosta/2026/01/16/news/usl_boom_concorsi_gimbe-15470477/
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818805466.PDF
tp:ocr§§ Usi, boom di concorsi nel 2025 "Importante cambio di passo" L'azienda sanitaria ha bandito cinquanta gare per reclutare personale Cristina Porta 16 Gennaio 2026 La carenza di personale è uno dei problemi principali della sanità pubblica italiana, non fa eccezione quella valdostana. L'azienda sanitaria, però, per cercare di fare fronte all'emergenza lo scorso anno ha messo sul piatto 50 concorsi. Venti in più rispetto al 2019. «I risultati raggiunti lo scorso anno - spiega il direttore generale Massimo Liberti - sul fronte del reclutamento rappresentano un passaggio fondamentale per il rafforzamento della nostra azienda. Bandire ed espletare oltre 50 concorsi in un solo anno, con livelli di partecipazione che non si registravano da decenni, è il segno concreto di un lavoro strutturato e continuo». E aggiunge: «Restano criticità in alcune specialità, ma i segnali di miglioramento e le azioni avviate ci confermano che la direzione intrapresa è quella giusta, con l'obiettivo di garantire ai cittadini un'assistenza sanitaria di qualità e di ridurre progressivamente il precariato».Non solo l'azienda è riuscita ad aumentare molto il numero dei concorsi svolti, ma anche quello dei partecipanti, che ¡n alcuni casi hanno visto anche 30 candidati. «L'adesione è stata particolarmente significativa, con livelli di partecipazione elevati e picchi prossimi ai 30 candidati, numeri che non si registravano da decenni», spiegano ancora dall'Usi. L'assessore regionale alla Sanità Carlo Marzi sottolinea: «I risultati conseguiti in materia di reclutamento del personale sanitario rappresentano un segnale estremamente positivo per l'intero sistema regionale. Il confronto con il periodo prepandemico evidenzia un cambio di passo importante, frutto di una programmazione condivisa e di un utilizzo efficace degli strumenti normativi disponibili. Questi sono risultati concreti e aggiornati che rendono merito ad un lavoro reale e quotidiano che fanno da contraltare al proliferare di classifiche e dati sanitari che, pur di creare disinformazione, ripropongono addirittura risultati del 2023 col solo obiettivo di cercare la cattiva notizia acchiappa attenzione». Il riferimento, non troppo velato dell'assessore, è ai dati riguardanti ¡I 2023 diffusi da Gimbe pochi giorni fa, che mettevano la Valle d'Aosta in fondo alla classifica nazionale. La stessa sezione di controllo della Corte dei conti nella sua ultima relazione, pubblicata a fine anno, aveva evidenziato tutti gli sforzi fatti dell'azienda per ridurre le liste di attesa e per superare i problemi emersi nel sistema di valutazione Lea. -tit_org- Usl, boom di concorsi nel 2025 “Importante cambio di passo” -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818805466.PDF
§---§
title§§ Carenza record: servono 16mila dottori Reparti sotto organico in tutta Italia
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702210901035.PDF
description§§
Estratto da pag. 3 di "MATTINO" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T02:04:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702210901035.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702210901035.PDF', 'title': 'MATTINO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702210901035.PDF
tp:ocr§§ Carenza record: servono 16mila dottori Reparti sotto organico in tutta Italia IL DOSSIER Negli ospedali italiani mancano circa 16,5 mila dottori. Turni che si coprono a fatica, reparti costretti a lavorare con personale ridotto, visite che slittano perché non c’è nessuno a sostituire chi si ammala o va in ferie. Una carenza che riguarda il servizio pubblico e che si è aggravata negli ultimi anni, mentre la popolazione invecchia e la domanda di cure cresce. Eppure il paradosso resta: l’Italia continua a formare dottori, ma una parte sempre più ampia non resta negli ospedali pubblici. C’è chi sceglie il privato, chi va all’estero, chi lascia corsie e turni diventati insostenibili. Il quadro generale è stato tracciato dall’8° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale della Fondazione Gimbe, presentato nell’autunno 2025. Nel 2023, secondo i dati Ocse, i dottori attivi in Italia erano 315.720, pari a 5,4 ogni mille abitanti, uno dei valori più alti in Europa. Ma questo dato cambia peso se si restringe lo sguardo al servizio pubblico. I dipendenti risultano poco più di 109 mila, mentre i convenzionati sono circa 58 mila. Il resto è fuori dal sistema: professionisti che lavorano nel privato, che hanno lasciato il servizio pubblico o che hanno scelto l’estero. Secondo le stime più aggiornate, quasi 180 mila professionisti sanitari hanno lasciato l’Italia tra il 2000 e il 2022, una tendenza che non si è arrestata fino ad oggi. È su questi dati che si innesta la lettura di Gapmed, provider internazionale di servizi e soluzioni tecnologiche per il settore healthcare. Incrociando le analisi Gimbe con dati Ocse, Agenas, FNOMCeO e fonti regionali, Gapmed mette in evidenza come la carenza non sia generale, ma concentrata: mancano dottori in alcune regioni e in alcune specializzazioni chiave, proprio quelle più esposte alla pressione quotidiana. LE CRITICITÀ Le criticità emergono già nella formazione. Nel concorso per le scuole di specializzazione 2025-2026 circa 1 contratto su 6 è e o i a a . a i d e rimasto scoperto, nonostante l’aumento delle borse disponibili. I vuoti si concentrano sempre nelle stesse aree: medicina d’emergenza-urgenza, radioterapia, microbiologia, farmacologia clinica, alcune chirurgie. Specializzazioni decisive per il funzionamento degli ospedali, ma percepite come meno sostenibili per carichi di lavoro, turni e prospettive di carriera. A pesare è anche la demografia. In quarant’anni la quota di over 65 è raddoppiata, superando il 24% della popolazione, mentre gli over 80 sono triplicati. L’aumento della domanda di cure, soprattutto per patologie croniche, non ha trovato una crescita parallela del personale disponibile nel servizio pubblico. I PENSIONAMENTI Sul medio periodo incombe poi la variabile dei pensionamenti. Secondo le stime più recenti, tra il 2026 e il 2038 potrebbero uscire dal servizio pubblico circa 39 mila dottori, con un picco previsto tra il 2029 e il 2033. Le disuguaglianze territoriali accentuano il problema. Il Lazio è la regione con meno personale dipendente, 8,7 unità ogni mille abitanti, seguita da Campania (9), Sicilia (9,4) e Molise (9,8). Distanze che si traducono in maggiore pressione sugli ospedali, servizi meno stabili e tempi di attesa più lunghi. Negli ultimi anni sono state avviate misure per arginare l’emergenza: allentamento dei tetti di spesa, incentivi economici, riforma delle professioni sanitarie, maggiore flessibilità organizzativa. Ma, come sottolineano sia Gimbe sia Gapmed, non basta aumentare i numeri in ingresso senza interventi sull’organizzazione del lavoro. Laura Pace ---End text--- Author: LauraPace Heading: Highlight: IN 40 ANNI GLI OVER 65 SONO RADDOPPIATI MA IL PERSONALE NEGLI OSPEDALI NO: 180MILA I PROFESSIONISTI CHE SCELGONO L’ESTERO Image: -tit_org- Carenza record: servono 16mila dottori Reparti sotto organico in tutta Italia -sec_org-
tp:writer§§ LauraPace
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702210901035.PDF
§---§
title§§ Carenza record: mancano 16mila dottori Reparti sotto organico in tutta Italia
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702169201770.PDF
description§§
Estratto da pag. 11 di "MESSAGGERO" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T02:38:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702169201770.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702169201770.PDF', 'title': 'MESSAGGERO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702169201770.PDF
tp:ocr§§ Carenza record: mancano 16mila dottori Reparti sotto organico in tutta Italia IL DOSSIER N egli ospedali italiani mancano circa 16,5 mila dottori. Turni che si coprono a fatica, reparti costretti a lavorare con personale ridotto, visite che slittano perché non c’è nessuno a sostituire chi si ammala o va in ferie. Una carenza che riguarda il servizio pubblico e che si è aggravata negli ultimi anni, mentre la popolazione invecchia e la domanda di cure cresce. Eppure il paradosso resta: l’Italia continua a formare dottori, ma una parte sempre più ampia non resta negli ospedali pubblici. C’è chi sceglie il privato, chi va all’estero, chi lascia corsie e turni diventati insostenibili. I DATI Il quadro generale è stato tracciato dall’8° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale della Fondazione Gimbe, presentato nell’autunno 2025. Nel 2023, secondo i dati Ocse, i dottori attivi in Italia erano 315.720, pari a 5,4 ogni mille abitanti, uno dei valori più alti in Europa. Ma questo dato cambia peso se si restringe lo sguardo al servizio pubblico. I dipendenti risultano poco più di 109 mila, mentre i convenzionati sono circa 58 mila. Il resto è fuori dal sistema: professionisti che lavorano nel privato, che hanno lasciato il servizio pubblico o che hanno scelto l’estero. Secondo le stime più aggiornate, quasi 180 mila professionisti sanitari hanno lasciato l’Italia tra il 2000 e il 2022, una tendenza che non si è arrestata fino ad oggi. È su questi dati che si innesta la lettura di Gapmed, provider internazionale di servizi e soluzioni tecnologiche per il settore healthcare. Incrociando le analisi Gimbe con dati Ocse, Agenas, FNOMCeO e fonti regionali, Gapmed mette in evidenza come la carenza non sia generale, ma concentrata: mancano dottori in alcune regioni e in alcune specializzazioni chiave, proprio quelle più esposte alla pressione quotidiana. LE CRITICITÀ Le criticità emergono già nella formazione. Nel concorso per le scuole di specializzazione 2025-2026 circa 1 contratto su 6 è rimasto scoperto, nonostante l’aumento delle borse disponibili. I vuoti si concentrano sempre nelle stesse aree: medicina d’emergenza-urgenza, radioterapia, microbiologia, farmacologia clinica, alcune chirurgie. Specializzazioni decisive per il funzionamento degli ospedali, ma percepite come meno sostenibili per carichi di lavoro, turni e prospettive di carriera. A pesare è anche la demografia. In quarant’anni la quota di over 65 è raddoppiata, superando il 24% della popolazione, mentre gli over 80 sono triplicati. L’aumento della domanda di cure, soprattutto per patologie croniche, non ha trovato una crescita parallela del personale disponibile nel servizio pubblico. I PENSIONAMENTI Sul medio periodo incombe poi la variabile dei pensionamenti. Secondo le stime più recenti, tra il 2026 e il 2038 potrebbero uscire dal servizio pubblico circa 39 mila dottori, con un picco previsto tra il 2029 e il 2033. Le disuguaglianze territoriali accentuano il problema. Il Lazio è la regione con meno personale dipendente, 8,7 unità ogni mille abitanti, seguita da Campania (9), Sicilia (9,4) e Molise (9,8). Distanze che si traducono in maggiore pressione sugli ospedali, servizi meno stabili e tempi di attesa più lunghi. Negli ultimi anni sono state avviate misure per arginare l’emergenza: allentamento dei tetti di spesa, incentivi economici, riforma delle professioni sanitarie, maggiore flessibilità organizzativa. Ma, come sottolineano sia Gimbe sia Gapmed, non basta aumentare i numeri in ingresso senza interventi sull’organizzazione del lavoro. Laura Pace © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Laura Pace Heading: Highlight: IN 40 ANNI GLI OVER 65 SONO RADDOPPIATI MA IL PERSONALE NEGLI OSPEDALI NO: 180MILA I PROFESSIONISTI CHE SCELGONO L’ESTERO Image:I numeri della carenza dei camici bianchi: 16 mila dottori in meno, pensionamenti in arrivo e specializzazioni scoperte -tit_org- Carenza record: mancano 16mila dottori Reparti sotto organico in tutta Italia -sec_org-
tp:writer§§ Laura Pace
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702169201770.PDF
§---§
title§§ Cappellacci (Fi) invoca il commissariamento: «Stop anuove iniziative illegittime e dannose»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702211101033.PDF
description§§
Estratto da pag. 3 di "NUOVA SARDEGNA" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T02:04:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702211101033.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702211101033.PDF', 'title': 'NUOVA SARDEGNA'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702211101033.PDF
tp:ocr§§ Cappellacci (Fi) invoca il commissariamento: «Stop a nuove iniziative illegittime e dannose» La replica di Todde: «Il centrodestra era al governo quando la sanità sarda è andata a fondo» Cagliari Continuano le punture di spillo tra la presidente e il centro-destra dopo la sentenza del Tar che ha ordinato il reintegro dell’ex direttore generale di Sassari. Ieri mattina la stessa Todde aveva precisa to che «abbiamo visto tutti i numeri del Gimbe riferiti al 2023, con la Sardegna penultima regione in Italia rispetto ai Lea non rispettati. A chi ora sta cercando di portare avanti una narrativa di disastro, la domanda che faccio è: dove erano quando governavano? Propongono ricette salvifiche, perché non le hanno portate avanti quando avevano la possibilità di governare? Il tema dei direttori generali – precisa forse non a caso la presidente, quasi a volersi liberare del metodo manicheo del recente passato – va portato avanti con le competenze. Noi, è evidente, non abbiamo guardato a colori politici e appartenenze, ma ci siamo basati sulle capacità e su quello che devono fare le persone. In questi mesi abbiamo già iniziato il recupero delle liste d'attesa, a partire dalla Asl di Cagliari, e ci muoveremo nella giusta direzione. Siccome a me piace misurarmi sui numeri, vedremo quali saranno quelli del 2025, del 2026, e più avanti. La responsabilità va presa sulle cose che si fanno, non sulla demagogia». Dichiarazioni che non sono piaciute a Forza Italia, che ha replicato prima con il segretario regionale Pietro Pittaslis e poi con il deputato e presidente della commissione Salute della Camera Ugo Cappellacci. «La sanità sarda è nel caos e la responsabilità politica è attribuibile alla giunta e al suo Presidente. Nel giro di poche settimane la giunta incassa due bocciature pesantissime, prima dalla Corte Costituzionale e ora dal Tar, che smascherano l’inconsistenza giuridica e l’improvvisazione amministrativa della cosiddetta riforma», ha detto Pittalis. Ancora più netto Cappellacci che in una interrogazione al ministro della Salute Schillaci parla di «una giunta che persevera in un’azione che viola la Costituzione, le leggi e le sentenze» e chiede di valutare l’opportunità di un’iniziativa affinché non si reiterino iniziative illegittime e dannose che andrebbero a compromettere irrimediabilmente il quadro amministrativo, incidendo negativamente sui Lea e sul diritto alla salute dei cittadini». In pratica una nuova richiesta di commissariamento della sanità sarda.(gcen) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Ugo Cappellacci Già governatore nel quinquennio 2009-2014 ora è L’ospedale Brotzu di Cagliari -tit_org- Cappellacci (Fi) invoca il commissariamento: «Stop anuove iniziative illegittime e dannose» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011702211101033.PDF
§---§
title§§ Sanità, seduta spiritica intorno al Molise morto
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703103807016.PDF
description§§
Estratto da pag. 2 di "NUOVO MOLISE" del 17 Jan 2026
A Termoli, il presidente di Gimbe Carabellotta, chiamato a fare da medium al tavolo della malasanità molisana, mette il dito soprattutto nella piaga delle strutture pubbliche che non erogano ai cittadini «nemmeno il cosiddetto minimo sindacale delle prestazioni», con «il numero dei medici più basso di tutte le regioni» che preferiscono il privato. Quel privato che la Cgil, organizzatrice del convegno, maledice e che il presidente della provincia di Campobasso, Puchetti, vuole penalizzare, mentre è l'unico che attira pazienti da fuori. Ah, tra i giudici c'era pure Michele lorio, uno di quelli che ha affossato la sanità in Molise
pubDate§§ 2026-01-17T08:08:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703103807016.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703103807016.PDF', 'title': 'NUOVO MOLISE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703103807016.PDF
tp:ocr§§ Sanità, seduta spiritica intorno al Molise morto A Termoli, il presidente di Gimbe Carabellotta, chiamato a fare da medium al tavolo della malasanità molisana, mette il dito soprattutto nella piaga delle strutture pubbliche che non erogano ai cittadini «nemmeno il cosiddetto minimo sindacale delle prestazioni», con «il numero dei medici più basso di tutte le regioni» che preferiscono il privato. Quel privato che la Cgil, organizzatrice del convegno, maledice e che il presidente della provincia di Campobasso, Puchetti, vuole penalizzare, mentre è l'unico che attira pazienti da fuori. Ah, tra i giudici c'era pure Michele Iorio, uno di quelli che ha affossato la sanità in Molise L'EVOCAZIONE DELLE VITTIME DELLA CATTIVA GESTIONE SANITARIA S e c’è una cosa sicura in Molise è quella che la disorganizzazione e la malagestio della sanità, per dirla in breve ‘’malasanità’’, sono le responsabili di decine e decine di morti, esiti infausti e invalidità. A partire dai decessi per Covid, per inire con i malati che spariscono dal Pronto Soccorso e muoiono per strada, o i mancati ricoveri con la scusa che i reparti sono pieni. Casi su cui ci sono le indagini della magistratura. Ebbene cosa fanno in Molise? Per rispondere alla domanda invitano a Termoli Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, per un convegno dal tema: “Il grande malato. Per una riforma della sanità in Italia: idee ed iniziative per un nuovo corso”, promosso da ALI Molise (Autonomie Locali Italiane) e CGIL. L’aspetto comico, anzi inverosimile, è che una sanità, come quella molisana, con le ‘’pezze al culo’’ pensa di potere risolvere i suoi problemi attraverso la creazione di un Policlinico Universitario, diviso tra il Cardarelle e il Veneziale. Ma con quali soldi, dove stanno le risorse? Insomma una discussione sui massimi sistemi, che ha fatto registrare anche qualche caduta di stile. Al centro dei lavori la relazione tecnica di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, che ha offerto un’analisi approfondita delle criticità strutturali del Servizio sanitario nazionale, con un focus particolare sulle dif icoltà delle regioni più fragili, come il Molise. “La situazione della sanità in Molise è particolarmente critica per varie ragioni. Innanzitutto è una piccola regione e, quindi, fa fatica anche a organizzare da sola una rete di servizi eficaci ed ef icienti per tutti i cittadini. E’ commissariata, in piano di rientro ormai da tempo immemore e questo ha bloccato lo sviluppo organizzativo. Non è adempiente a livello essenziale di assistenza - aggiunge Cartabellotta - quindi il cittadino non riceve nemmeno il cosiddetto minimo sindacale delle prestazioni e ha il numero di medici e dipendenti più in basso fra tutte le regioni italiane. È evidente che questo mix di fattori fa sì che, oggi, i cittadini in Molise abbiano grandi dif icoltà nell’accesso al servizio. Per questo serve, al di là della grande necessità di potenziare il servizio pubblico, una profonda revisione dei modelli organizzativi locali per cercare di rilanciare un diritto fondamentale”, ha detto Cartabellotta che, proposito del commissariamento, arla senza mezzi termini: “Le modalità con cui sono stati gestiti i piani di rientro e poi i commissariamenti dovrebbero essere profondamente riviste a livello centrale. Se andiamo a guardare le regioni in piano di rientro, oggi sono 8-9, quasi tutte nel Mezzogiorno e alcune da più di quindici anni. E’ evidente che il meccanismo di af iancamento dello Stato non ha funzionato. Cioè, si tratta di una sorta di esame di riparazione dove però i criteri non vanno bene. Ci vuole un’azione di riforma a livello centrale che va a modi icare le modalità dei piani di rientro, altrimenti non se ne uscirà mai”. “Oggi tutti i cittadini italiani sono alle prese con grandi problemi della sanità e le principali preoccupazioni, come spesso si vede dalle indagini di popolazione, sono pronto soccorso affollati, liste d’attesa interminabili, medici di famiglia che non si trovano. Sono tutti sintomi di un servizio sanitario che, diciamo, è stato pro
fondamente indebolito negli ultimi quindi anni, da tutti i Governi”, ha rimarcato il presidene di Gimbe. “Il servizio è stato profondamente de inanziato, dove non facciamo riforme da oltre 25 anni e, dopo lo stress del Covid, stiamo sperimentando questa progressiva fuga dei professionisti dal servizio pubblico” ha aggiunto Cartabellotta. Per il presidente di Gimbe “il vero problema è che, nelle regioni piccole, è molto dif icile organizzare una rete di servizi dove ci sia tutto per tutti: bisogna puntare molto sul rafforzamento dell’area territoriale, accettare anche di fare reti interregionali su alcune cose, perché le regioni piccole non riescono ad essere sostenibili anche da un punto di vista economico”. “In Italia abbiamo 5,4 medici per mille abitanti e siamo secondi tra i Paesi Ocse dopo l’Austria: quindi i medici non mancano. Il problema vero è che molti non lavorano più nel servizio pubblico. Se sommiamo medici dipendenti, convenzionati come i medici di famiglia, specialisti ambulatoriali e chi opera nel privato, arriviamo a circa 90mila professionisti conteggiati dall’Ocse che non sono più dentro il sistema pubblico”, ha spiegato. Secondo Cartabellotta “continuare ad aumentare il numero dei laureati non risolve il problema. Prima bisogna chiudere lo scarico: evitare che i medici lascino il servizio pubblico per andare nel privato. Altrimenti continueremo a formarli per perderli”, ha continuato Cartabellotta che, mostrando i dati sui medici dipendenti per mille abitanti, ha ricordato che “il Molise è all’ultimo posto in Italia. Sotto la media nazionale non ci sono solo regioni del Mezzogiorno - ha precisato - ma anche territori del Centro-Nord, a dimostrazione di squilibri diffusi, agganciati alla privatizzazione della sanità e non legati esclusivamente alla geogra ia”. In testa alla classi ica igurano invece Sardegna (2,59), Valle d’Aosta (2,48), Toscana (2,39), Emilia-Romagna (2,30) e Friuli Venezia Giulia (2,26). Al convegno di Termoli erano presenti il segretario generale Cgil Molise, Paolo De Socio, l’assessore regionale Michele Iorio, la consigliera Micaela Fanelli, il sindaco di Chieti, Diego Ferrara, rappresentante di Ali, il sindaco e il presidente della Provincia di Isernia, rispettivamente Piero Castrataro e Daniele Saia, il presidente della Provincia di Campobasso, Pino Puchetti che ha, molto infelicemente, dichiarato: “In Molise dobbiamo decidere che cosa vogliamo fare e dire la verità ai cittadini: vogliamo sostenere la sanità pubblica o aiutare solo il privato? A livello regionale si è dato sostegno al privato e, piano piano, tutti gli ospedali pubblici sono entrati in sofferenza. Si è cominciato con Larino, poi Agnone, ora tocca a Isernia. Se continuiamo così non avremo più i livelli essenziali di assistenza e saremo cittadini di serie B”. Puchetti, che vuole distruggere la sanità privata, evidentemente fa inta di non sapere che è proprio grazie alle strutture sanitarie private se il Molise registra un attivo nella mobilità sanitaria, per i molti pazienti che vengono da fuori regione. Lo ha spiegato chiaramente proprio Cartabellotta in audizione in Senato. “Stando alla tabella (relativa all’anno 2024) dell’ultimo riparto del Fondo sanitario, pubblicata da Quotidiano Sanità, la Lombardia guida la classi ica dei saldi positivi con un avanzo di 580,7 milioni di euro, risultato di ingressi per oltre 1,023 miliardi a fronte di 442 milioni in uscita. Seguono l’EmiliaRomagna con 507,1 milioni e il Veneto con 189,4 milioni. Risultati positivi anche per Toscana (+54,4 milioni), Trento (+5,1 milioni) e Molise (+28,2 milioni). Il peggior saldo in valore assoluto spetta alla Calabria, che registra -304,1 milioni. Ma non se la passano bene nemmeno Campania con -281,6 milioni, Sicilia con -220,9 milioni, Puglia con-210,3 milioni e Lazio con -170,8 milioni”, ha riferito il presidente di Gimbe nelle aule parlamentari. Al tavolo della seduta spiritica di Termoli c’era anche l’assessore regionale ed ex presidente regionale Michele Iorio, uno di quelli che ha contribuito non poco ad affossare la sanità in
Molise. Mentre Paolo De Socio, egretario generale della Cgil Molise, organizzatrice del convegno, ha dichiarato: “Gli interessi dei cittadini non coincidono con quelli di chi dalla sanità trae pro itto e che in Molise hanno nomi e cognomi, Patriciello e Angelucci Il nostro interesse è garantire un sistema pubblico di sanità che tuteli davvero i cittadini”, ha aggiunto. De Socio ha poi de inito “una vergogna unica” il semestre iltro della facoltà di Medicina, “che non risponde affatto alle esigenze complesse della sanità pubblica”. Insomma, la sanità privata è quella che in Molise salva le vite e il segretario della Cgil glie ne fa una colpa. Incredibile, ma vero. L’incontro, moderato dalla giornalista Monica Di Fabio e coordinato da Bibiana Chierchia, presidente di ALI Molise, ha rappresentato un momento di confronto aperto tra istituzioni, amministratori locali e sindacato, con l’obiettivo di avviare una ri lessione seria su una riforma complessiva del sistema sanitario, capace di garantire davvero il diritto alla salute e di ridurre le diseguaglianze territoriali. Un dibattito che, come emerso nel corso dei lavori, non può più essere rinviato, soprattutto in una regione come il Molise, dove la sanità resta una delle principali emergenze sociali e politiche. Sempre a Termoli, nel pomeriggio, si è svolto l’incontro pubblico con l’onorevole Gianni Cuperlo, promosso dai circoli del Partito Democratico di Termoli e Guglionesi, nell’ambito di un percorso di confronto sui temi centrali per il futuro dei territori e delle comunità locali. Un confronto che ha visto protagonista, per la prima volta in Molise, Gianni Cuperlo, insieme ai dirigenti regionali e locali del Partito Democratico. Al centro dell’incontro, le grandi questioni che attraversano il Paese e che colpiscono in modo particolarmente duro il Molise: sanità pubblica, lavoro, diritti sociali, spopolamento e crisi industriale. Ampio spazio è stato dedicato da Cuperlo alla sanità pubblica, con un riferimento diretto alla situazione del Molise, regione commissariata da anni: «C’è il pericolo concreto di ulteriori restrizioni di risorse, di personale medico e paramedico. Il diritto ad essere curati deve essere garantito universalmente, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia». Secondo Cuperlo, il processo di regionalizzazione della sanità ha prodotto disuguaglianze e un indebolimento complessivo del sistema: «Ha moltiplicato burocrazie e centri di spesa, impoverendo il sistema sanitario. Dopo la pandemia abbiamo capito che la sanità deve essere il grande investimento strategico dei prossimi anni». «Quando tu leggi la statistica che spiega come, anche negli ultimi due anni, sia ulteriormente incrementato sino al 9,9%, quasi il 10% della popolazione, il numero di cittadini italiani che hanno rinunciato nell’anno passato a intervenire in termini di prevenzione e di cura sui problemi che riguardano la loro salute, tu sei di fronte al fallimento di quella che era una realtà fondamentale su cui è costruito il tuo modello di Stato.», ha detto Cuperlo. Da qui la proposta di riportare la spesa sanitaria al 7% del PIL, come avvenne nella fase più drammatica della pandemia: «Perché fai una battaglia parlamentare per portare il rapporto tra la spesa sanitaria e il PIL al 7%? Era la soglia che avevamo quasi raggiunto nella stagione drammatica del Covid. Il governo ci ha spiegato – e la Meloni insiste a dirlo ogni volta che prende la parola in pubblico – che mai nessun governo ha portato la spesa sanitaria, in valore assoluto, alla somma che i servizi di cura, prevenzione e assistenza possano garantirsi. E allora noi presentiamo in Parlamento, unitariamente tutte le opposizioni, gli emendamenti alla manovra per garantire un incremento della spesa sanitaria pubblica. Forniamo le coperture perché questo possa accadere. E gli emendamenti vengono sistematicamente respinti. Allora certo che dobbiamo spiegare bene che cosa stiamo facendo e perché lo stiamo facendo.» Il segretario regionale del PD Molise, Ovidio Bontempo, ha rilanciato la necessità di ricostruire una proposta politica cr
edibile e capace di parlare alle nuove generazioni «Rigenerare una proposta, una iducia, una speranza per i giovani e per i molisani signi ica ripartire dai diritti sociali. Sanità, lavoro, scuola, ambiente e trasporti sono fondamentali per rendere attrattiva questa terra». Bontempo ha sottolineato il valore del percorso avviato dal Partito Democratico sui territori: «Lo stiamo facendo attraverso un’interlocuzione quotidiana con i cittadini e con una classe politica responsabile e competente. La presenza di Gianni Cuperlo rappresenta un esempio alto di questo impegno, che continuerà anche nei prossimi appuntamenti». Critico il quadro tracciato dal segretario cittadino del PD di Termoli, Antonio Giuditta, che ha denunciato la mancanza di risposte da parte delle istituzioni regionali: «Al centro della nostra agenda ci sono temi vitali per il territorio, come la sanità e la crisi Stellantis. A metà mandato non sono arrivate le risposte che questo territorio aspettava». Giuditta ha parlato di gravi carenze anche su lavoro, scuola e trasporti «Proponiamo una visione alternativa. I nostri emendamenti per superare il commissariamento e uscire dal piano di rientro sono stati respinti, ma continueremo a batterci per garantire servizi essenziali e diritti fondamentali ai cittadini molisani». In ine, la segretaria del circolo PD di Guglionesi, Annamaria Becci, ha rimarcato il ruolo centrale dei circoli come luoghi di partecipazione e costruzione politica: «Vogliamo rimettere al centro la politica dei circoli e portare le nostre idee e le nostre parole sui territori, coinvolgendo cittadini, associazioni e tutto il mondo progressista». L’incontro, moderato dalla giornalista Francesca D’Anversa, ha rappresentato un’importante occasione di dialogo diretto per immaginare un futuro fondato su partecipazione, giustizia sociale e diritti. ---End text--- Author: Redazione Heading: L'EVOCAZIONE DELLE VITTIME DELLA CATTIVA GESTIONE SANITARIA Highlight: Image:L'INCONTRO A TERMOLI, CON IORIO AFFIANCO A CARTABELLOTTA CARTABELLOTTA CUPERLO A TERMOLI -tit_org- Sanità, seduta spiritica intorno al Molise morto -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011703103807016.PDF
§---§
title§§ Aspettando la fiaccolata Castrataro: «La salute non è un numero, è un diritto»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701817705471.PDF
description§§
Estratto da pag. 10 di "PRIMO PIANO MOLISE" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T05:30:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701817705471.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701817705471.PDF', 'title': 'PRIMO PIANO MOLISE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701817705471.PDF
tp:ocr§§ Il primo cittadino commenta la relazione del presidente della Fondazione Gimbe Cartabellotta sul Servizio sanitario nazionale e rilancia la manifestazione di domani Aspettando la fiaccolata Castrataro: «La salute non è un numero, è un diritto» ISERNIA. La tenda davanti al Veneziale, il convegno di ieri a Termoli e la fiaccolata di domani tra le strade del capoluogo pentro: fili che si intrecciano in un’unica narrazione, quella di un territorio che rivendica la salute come diritto e non come variabile contabile da contenere nei piani di rientro. «La salute non è un numero, è un diritto. Dal 26 dicembre dormo in tenda anche e soprattutto per rimarcarlo e per chiedere soluzioni concrete affinché questo diritto venga garantito». Così il sindaco di Isernia, Piero Castrataro, riassume il senso delle notti passate davanti all’ospedale Veneziale, trasformando un gesto personale in un messaggio politico che domani pomeriggio, alle 17, sfocerà nella fiaccolata per la sanità pubblica nel centro storico di Isernia. Ieri il primo cittadino ha portato lo stesso messaggio a Termoli, al convegno “Il Grande Malato” promosso da Cgil e Ali Molise, con la relazione del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. «Abbiamo messo a nudo una realtà che non possiamo più ignorare – ha commentato Castrataro –. Dalla relazione dettagliata di Cartabellotta emerge che il Servizio sanitario nazionale è malato, ma curabile». Castrataro dice di condividere «la “ricetta” della Fondazione Gimbe per un cambiamento radicale e necessario» e la sintetizza in tre direttrici. «Cosa serve davvero? Visione, risorse e riforme – spiega il primo cittadino –. Innanzitutto, la politica deve decidere che sanità vuole lasciare alle future generazioni; serve poi un rifinanziamento pubblico progressivo che metta al centro il personale sanitario; e occorre prendere coscienza del fatto che i piani di rientro e i commissariamenti hanno fallito, perciò servono riforme strutturali fondate su un nuovo “Patto” politico, sociale e professionale». Il bersaglio è chiaro: un modello costruito per anni su tagli, commissariamenti e logiche ragionieristiche che, secondo il sindaco, ha mostrato tutti i suoi limiti e ora va ripensato alla radice, restituendo centralità al servizio pubblico e a chi ci lavora. «I dati sui servizi sanitari delle regioni ci mostrano un Paese che si sta dividendo e il Molise non può essere lasciato solo. La politica deve avere il coraggio di mettere l’interesse generale davanti a mille interessi di parte». Nel ragionamento di Castrataro, la regione diventa l’emblema delle aree più esposte: territorio interno, popolazione in calo, ospedali sotto pressione e rischio concreto di una sanità a più velocità, dove il codice di avviamento postale pesa quasi quanto il codice d’urgenza. In questo quadro, la tenda davanti al Veneziale non è solo il simbolo di una vertenza locale, ma il modo per tenere accesi i riflettori su uno dei fronti più fragili del Servizio sanitario nazionale, alla vigilia della definizione dei prossimi piani operativi. «Il futuro appartiene a tutti noi. Continuerò a lottare insieme agli altri amministratori perché la sanità pubblica torni ad essere il pilastro della nostra dignità». Con queste parole il sindaco apre, di fatto, la marcia di avvicinamento alla fiaccolata di domani – domenica 18 gennaio –, che partirà da piazza Celestino V per arrivare a Largo Cappuccini. In strada scenderanno cittadini, comitati, sindaci, Ordine dei medici e tante realtà sociali che in queste settimane hanno dato sostegno al presidio. La tenda resterà al suo posto, come punto di partenza simbolico di un percorso che, almeno nelle intenzioni, vuole andare oltre il singolo evento: trasformare una protesta nata in una notte d’inverno in una richiesta strutturata di riforma, perché – come ripete Castrataro – «la salute non è un numero, è un diritto». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:uovo promocondo il sindaco, ha mostrato tutti i suoi limiti e ora va ripensato alla radice, restituendo centralità al servi
zio pubblico che si sta dividendo e il Molise non può essere lasciato solo. La politica deve avere il coraggio di mettere l’interesdei fro zio sa vigilia prossi -tit_org- Aspettando la fiaccolata Castrataro: «La salute non è un numero, è un diritto» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701817705471.PDF
§---§
title§§ Iorio rilancia il policlinico: unica via per salvare la sanità «E stop a tagli e commissari»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818205472.PDF
description§§
Estratto da pag. 2 di "PRIMO PIANO MOLISE" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T05:30:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818205472.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818205472.PDF', 'title': 'PRIMO PIANO MOLISE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818205472.PDF
tp:ocr§§ Iorio rilancia il policlinico: unica via per salvare la sanità «E stop a tagli e commissari» L’assessore al convegno con Cartabellotta: più fondi da Roma e Cardarelli gestito insieme all’Università, per farlo dobbiamo interagire direttamente con il governo CAMPOBASSO. Chi vince le elezioni ha il dovere di governare. Chi le perde, il diritto di protestare. L’assessore regionale ai Rapporti con i ministeri di Economia e Salute per il piano di rientro non ha menzionato il sindaco di Isernia, che dorme in tenda davanti al Veneziale dal 26 dicembre e ha chiamato tutti ad aderire alla fiaccolata di domani, ma è evidente che la sua risposta alla domanda dei cronisti sulle mobilitazioni in atto sul territorio si riferisse alla “tenda di Piero”. «Le proteste sono legittime perché ci sono tante cose che non vanno e che devono essere corrette – ha detto – Noi stiamo facendo di tutto per riuscirci e credo che anche la protesta, se indirizzata nel modo giusto, senza interpretazioni più politiche che pratiche, ma orientata al raggiungimento di un obiettivo comune, possa facilitare le soluzioni». Assessore della giunta Roberti ma in passato a lungo presidente della Regione e commissario della sanità, Michele Iorio ha rilanciato a Termoli – al convegno organizzato da Cgil e Ali sulla sanità pubblica – l’idea, per lui una precisa traccia di lavoro, del policlinico universitario. È quella la chiave di volta decisiva per lo scatto di reni che altrimenti la sanità pubblica molisana, piegata da un commissariamento lungo e dannoso (il debito non è diminuito ma i servizi invece sono al lumicino), non riuscirebbe a compiere. Chi vince governa, dunque. E questo vuol dire portare avanti i programmi elettorali. Insieme al governatore Roberti, ha ribadito Iorio, «stiamo portando avanti un percorso di cambiamento dello schema alla base del commissariamento. Non è una questione di commissari fisicamente intesi, ma di gestione del riordino della sanità con metodi burocratici e ragionieristici che L’assessore Iorio e il presi producono risultati sempre più negativi. Bisogna quindi assolutamente invertire la tendenza e realizzare i programmi che abbiamo dichiarato di voler attuare: la sanità deve restare pubblica e va migliorata. Basta tagli alla sanità pubblica per risparmiare. Al contrario, bisogna migliorare i servizi resi per poter guardare anche alla possibilità di una mobilità attiva verso le CAMPOBASSO. Il presidente strutture pubbliche, che risanePallante ha incontrato ieri i rap rebbe anche i nostri bilanci. per discutere grave situazione Dobbiamo inoltre fare in modo denti della Pegaso Security ch che la nostra università, la fatività presso la sede di via IV N coltà di Medicina che abbiamo so. I lavoratori hanno denunc Pegaso Sec Si cercano Pallante ha incontrato tanto voluto, realizzi finalmente il suo obiettivo: un policlinico universitario presso il Cardarelli di Campobasso, con la partecipazione degli ospedali di Termoli e di Isernia. Questo progetto dell’ospedale universitario è un nostro progetto – ha rivendicato l’ex presidente – e intendiamo realizzarlo. Ce la faremo soprattutto se avremo la possibilità di interloquire direttamente con il governo, senza dover passare attraverso i commissari. Questo è il nodo». Dal governo Meloni, ha poi ricordato, sono stati stanziati 90 milioni per la riduzione del disavanzo e «20 milioni di euro in più all’anno per una regione piccola come la nostra». Allo stesso tempo ha rimarcato che la modifica delle regole per piani di rientro e commissariamento è stata chiesta da tutte le Regioni. Nessuna di quelle del Sud è uscita dal rientro ancora, per esempio. «Qualcosa non funziona e va corretto. Noi stiamo tentando di farlo». E c’è una stortura di fondo che il Molise vive tuttora sulla propria pelle: «Ci viene chiesto di migliorare le prestazioni tagliando le risorse all’Asrem. Va contro qualsiasi logica aziendale e contro l’interesse dei cittadini». Durante il suo intervento al convegno, che ha visto la partecipazione del presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, quindi u
na disamina a tuttotondo sui dati di performance della sanità molisana. «Analizzare i dati del Molise – ha sottolineato Iorio rivolgendosi a Cartabellotta – significa partire da una consapevolezza imprescindibile: siamo la regione più piccola d’Italia, con caratteristiche territoriali e demografiche uniche, che non trovano adeguata considerazione nei criteri di riparto del Fondo nazionale». Qualche correttivo è stato introdotto ma l’assegnazione delle risorse alle Regioni non consente ancora di garantire i servizi essenziali perché i fondi trasferiti sono insufficienti. dente di Gimbe Cartabellotta Ripercorrendo l’evoluzione dei meccanismi di finanziamento, ha ricordato la cancellazione del fondo di riequilibrio per il Mezzogiorno e una narrazione che ha diviso il Paese tra presunte “regioni canaglia” e “regioni virtuose”, salvo poi constatare che i correttivi hanno spesso favorito altre aree. «Oggi il Molise – ha concluso – non dispone di un fondo sanitario adeguato ai bisogni reali del proprio territorio». ritai ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:L’assessore Iorio e il presidente di Gimbe Cartabellotta -tit_org- Iorio rilancia il policlinico: unica via per salvare la sanità «E stop a tagli e commissari» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818205472.PDF
§---§
title§§ Il grande malato e il futuro del sistema sanitario in Molise: Cartabellotta a Termoli per invertire la rotta
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818005474.PDF
description§§
Estratto da pag. 16 di "PRIMO PIANO MOLISE" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T05:30:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818005474.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818005474.PDF', 'title': 'PRIMO PIANO MOLISE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818005474.PDF
tp:ocr§§ Il grande malato e il futuro del sistema sanitario in Molise: Cartabellotta a Termoli per invertire la rotta TERMOLI. Riportare la sanità pubblica al centro dell’agenda politica regionale e nazionale, superando la stagione dei tagli, del commissariamento permanente e della gestione emergenziale. È stato questo il senso dell’incontro “Il grande malato. Per una riforma della sanità in Italia: idee ed iniziative per un nuovo corso”, che si è tenuto venerdì 16 gennaio 2026, alle ore 9.30, presso l’Aula Adriatica dell’Università degli Studi del Molise, a Termoli. Un appuntamento promosso da ALI Molise (Autonomie Locali Italiane) e CGIL, nato con l’obiettivo dichiarato di passare dalla protesta alla proposta concreta, in una regione che da oltre quindici anni vive una crisi sanitaria profonda e strutturale. Il Molise si è presentato all’appuntamento come uno dei simboli più evidenti del fallimento delle politiche di risanamento basate esclusivamente sui conti. Commissariamento, disavanzo, riduzione dei servizi, mobilità sanitaria passiva e carenza di personale hanno inciso nel tempo sulla qualità dell’assistenza e sulla fiducia dei cittadini. In questo contesto, la presenza di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, ha rappresentato un momento di chiarezza, grazie a un’analisi indipendente, fondata sui dati e non sugli slogan. Nel suo intervento, Cartabellotta ha collocato la crisi molisana dentro una dinamica nazionale di lungo periodo. «La sanità è il grande malato del Paese perché da almeno quindici anni viene considerata da tutti i governi la fetta di spesa pubblica più facilmente aggredibile». Una scelta politica che, anno dopo anno, ha prodotto un progressivo indebolimento del Servizio sanitario nazionale. «I soldi pubblici destinati alla sanità – ha spiegato – sono stati utilizzati per fare altro, sgretolando progressivamente quella che resta la più grande opera pubblica mai costruita in Italia». Il risultato di questo definanziamento strutturale è sotto gli occhi di tutti. Il Fondo sanitario nazionale cresce in valore assoluto, ma perde peso rispetto al PIL. Tra il 2023 e il 2026, il divario tra il finanziamento effettivo e quello necessario per mantenere la spesa sanitaria al 6,3% del PIL è stato stimato in circa 17,5 miliardi di euro. «Non basta un incremento una tantum», ha chiarito Cartabellotta, facendo riferimento all’aumento previsto per il 2026. «Serve un rifinanziamento progressivo nel corso degli anni, non un intervento spot». Le conseguenze ricadono direttamente sui cittadini. Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva ha superato i 185 miliardi di euro, ma quasi 48 miliardi sono stati sostenuti direttamente dalle famiglie. La spesa sanitaria privata continua a crescere, mentre aumentano le rinunce alle cure. «Oggi i LEA non sono realmente esigibili da tutte le persone», ha affermato Cartabellotta. «Quando l’accesso alle prestazioni dipende dalla capacità di spesa, il diritto alla salute diventa finanziariamente condizionato». Secondo i dati ISTAT richiamati durante l’incontro, nel 2024 quasi sei milioni di persone hanno rinunciato a prestazioni sanitarie per motivi economici o per le lunghe liste d’attesa. Un dato che si intreccia con quello della povertà assoluta e relativa e che fotografa una sanità sempre meno universale. In Molise, queste criticità assumono un peso ancora maggiore, soprattutto nelle aree interne, dove la distanza dai presìdi ospedalieri e la riduzione dei servizi territoriali amplificano le disuguaglianze. Per questo, i promotori dell’incontro hanno indicato alcune priorità politiche non più rinviabili. Stop ai tagli e revisione del debito sono stati i punti di partenza. La logica dei tagli lineari, è stato ribadito, mette a rischio i reparti degli ospedali di Isernia e Termoli e compromette la sopravvivenza stessa dell’ospedale di Agnone. «Non è più accettabile continuare a colpire i servizi essenziali», è stato il messaggio condiviso da sindacati e autonomie locali. I sindaci del territorio hanno portato nel dibattito la dimensione concreta della crisi. Pi
ero Castrataro, Pino Puchetti e Daniele Saia hanno sottolineato come la sanità rappresenti un fattore decisivo per la tenuta sociale delle comunità, per contrastare lo spopolamento e per garantire pari diritti ai cittadini. Insieme alla CGIL, ad ALI, ai consiglieri regionali e alle forze progressiste, hanno chiesto un’inversione di rotta immediata per evitare ulteriori mutilazioni ai livelli essenziali di assistenza. Uno dei temi centrali è stato quello del personale sanitario. «Il Covid è stato uno spartiacque», ha ricordato Cartabellotta, «ma la crisi del Servizio sanitario nazionale noi la denunciamo dal 2013». Dopo la pandemia, però, si è verificata una progressiva demotivazione del personale. «Molti professionisti hanno cominciato ad andare via dal pubblico o a non scegliere più alcune professioni e specialità». Il risultato è un buco generazionale che oggi si manifesta in tutta la sua gravità. In Molise, la carenza di medici e infermieri è diventata strutturale. Senza politiche di incentivazione e valorizzazione delle risorse umane, il servizio sanitario regionale rischia di non essere più sostenibile. «Bisogna ripensare il ruolo dei medici di medicina generale», ha spiegato Cartabellotta, «rivedere il rapporto tra Stato e Regioni, riformare la sanità convenzionata e rendere più efficiente il sistema di erogazione dei LEA». Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della digitalizzazione e della sanità del futuro. «Noi continuiamo a erogare un servizio sanitario come se non fossimo nel mezzo di una trasformazione digitale e demografica», ha osservato il presidente di GIMBE. «La popolazione invecchia e richiede un’assistenza sempre più orientata al socio-sanitario e al territorio». Telemedicina e teleassistenza sono state indicate come strumenti indispensabili, soprattutto per regioni come il Molise, ma a condizione che siano integrate in un modello organizzativo solido. Un giudizio netto è stato espresso sul commissariamento. «I piani di rientro sono stati assolutamente fallimentari», ha affermato Cartabellotta. «Nella migliore delle ipotesi hanno riequilibrato i bilanci, ma non hanno riorganizzato un bel nulla». Anzi, hanno bloccato lo sviluppo organizzativo, penalizzando ulteriormente le regioni commissariate. «Molise e Calabria – ha aggiunto – sono regioni che da oltre dieci anni non hanno la possibilità di programmare il futuro». La critica è stata condivisa da ALI e CGIL, che hanno denunciato come, dopo sedici anni, i cittadini molisani continuino a pagare tasse più alte a fronte di una drastica riduzione dei servizi. «I molisani stanno pagando per errori commessi da altri», è stato ribadito più volte nel corso dell’incontro. Particolarmente dura la condanna verso la norma della legge di bilancio nazionale sulla copertura del disavanzo sanitario, definita una procedura “capestro” che rischia di soffocare definitivamente il sistema sanitario locale. Da qui la richiesta di criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale più equi e di una visione di riorganizzazione che tenga conto delle specificità territoriali. «Non si può ragionare solo in termini di contabilità», hanno sottolineato i promotori. «Bisogna guardare ai bisogni reali delle persone e dei territori». Il confronto si è allargato anche al tema dell’autonomia differenziata. Cartabellotta ha chiarito la differenza tra LEA e LEP. «I LEA sono un menù di prestazioni, i LEP sono diritti». Assimilare i LEP ai LEA, ha avvertito, rischia di cristallizzare le disuguaglianze esistenti. «Senza LEP sanitari, l’autonomia differenziata sarebbe una sconfitta completa della sanità pubblica e soprattutto del Mezzogiorno». Anche il PNRR è stato analizzato senza retorica. Pur rappresentando un’opportunità storica, i ritardi nella realizzazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità e le criticità sulla digitalizzazione dimostrano che il rilancio della sanità non può essere affidato solo alle infrastrutture. «Non basta costruire contenitori se poi mancano personale e servizi», è stato il monito. In conclusione, Cartabellotta ha richiamato
la necessità di un nuovo patto per il Servizio sanitario nazionale. «Serve una visione chiara su quale modello di sanità vogliamo lasciare alle future generazioni, quante risorse pubbliche vogliamo investire e quali riforme dobbiamo attuare». La critica politica al governo è stata esplicita. «Non ha messo realmente la sanità al centro dell’agenda quando era il momento storico per farlo». A Termoli, l’incontro ha segnato un punto fermo. Difendere gli ospedali pubblici, superare il disavanzo, incentivare il personale e restituire il diritto alla salute a tutti i molisani non è più una battaglia di bandiera, ma una necessità storica. Il “grande malato” non può più essere ignorato. Ora la responsabilità passa alla politica. Nel corso dell’incontro è emerso con forza anche il tema del rapporto tra sanità e democrazia, un nesso che Cartabellotta ha più volte richiamato come centrale nel dibattito pubblico. «Il Servizio sanitario nazionale non è solo un sistema di cura», ha spiegato, «ma una conquista sociale irrinunciabile, un pilastro della democrazia e uno strumento di coesione sociale». La sua progressiva erosione, ha aggiunto, non produce soltanto effetti sanitari, ma incide direttamente sulla dignità delle persone e sulla loro capacità di progettare il futuro. Un passaggio particolarmente significativo ha riguardato l’impatto economico della crisi sanitaria. «Il livello di salute e benessere della popolazione condiziona la crescita economica del Paese», ha sottolineato Cartabellotta, richiamando i dati che mostrano come l’indebolimento del servizio pubblico generi costi indiretti enormi, dalla perdita di produttività all’aumento delle diseguaglianze sociali. In questo senso, la sanità non può essere considerata una spesa improduttiva, ma un investimento strategico. Nel dibattito è stata richiamata anche la responsabilità delle istituzioni nazionali. Secondo CGIL e ALI, la stagione aperta dopo la pandemia avrebbe potuto rappresentare l’occasione storica per un vero rilancio del Servizio sanitario nazionale. «Era il momento di mettere la sanità al centro dell’agenda politica», è stato ribadito, «e invece si è scelta la strada della continuità con il passato». Una critica che Cartabellotta ha sintetizzato con parole nette: «Si poteva appuntare sul petto la medaglia del rilancio della sanità pubblica. Non è stato fatto». L’attenzione si è poi spostata sul ruolo degli enti locali, chiamati a svolgere una funzione di presidio democratico. I sindaci, soprattutto nei territori più fragili, restano spesso l’ultimo punto di riferimento per cittadini che vedono allontanarsi i servizi essenziali. In questo quadro, l’alleanza tra autonomie locali e sindacato è stata indicata come una delle chiavi per costruire una proposta credibile e radicata nei territori. L’incontro di Termoli si è chiuso con un messaggio chiaro: senza una svolta politica, il rischio è il lento collasso del sistema sanitario pubblico. «Tra il lusso dello spreco e il vero rilancio del Servizio sanitario nazionale», ha concluso Cartabellotta, «serve il coraggio delle scelte». Per il Molise, quella scelta non è più rinviabile. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Il monito di Gimbe Bisogna guardare ai bisogni reali delle persone dei territori; non basta costruire contenitori se poi mancano personale e servizi Image: -tit_org- Il grande malato e il futuro del sistema sanitario in Molise: Cartabellotta a Termoli per invertire la rotta -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701818005474.PDF
§---§
title§§ Politica e parti sociali chiedono di blindare la "sanità pubblica"
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701750305641.PDF
description§§
Estratto da pag. 17 di "PRIMO PIANO MOLISE" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T05:42:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701750305641.PDF
category§§ GIMBE
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701750305641.PDF', 'title': 'PRIMO PIANO MOLISE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701750305641.PDF
tp:ocr§§ Politica e parti sociali chiedono di blindare la “sanità pubblica” Il confronto Ali-Cgil mette in evidenza i limiti del commissariamento e della filiera istituzionale TERMOLI. Numerose le testimonianze raccolte ieri mattina a Termoli, dove la sanità torna al centro del dibattito pubblico in un confronto che non si limita a fotografare l’esistente, ma tenta di ricomporre un quadro complesso fatto di numeri, responsabilità, scelte politiche e prospettive future. L’iniziativa promossa da ALI e CGIL, con la partecipazione del presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, ha assunto i contorni di un momento di verità collettiva: un’occasione in cui la scienza dei dati incontra la politica, il sindacato, gli amministratori locali e la società civile, in un territorio che da sedici anni vive sotto il peso di un commissariamento sanitario mai risolutivo. Un commissariamento che, invece di sanare, ha finito per aggravare squilibri, ritardi e disuguaglianze, lasciando il Molise in una condizione di fragilità strutturale che oggi appare evidente a tutti. I dati presentati da Cartabellotta hanno restituito una fotografia impietosa, ma ormai difficilmente Parla Cas contestabile: il Molise resta stabilmente nelle ul- La riduzione time posizioni nazionali per adempimento dei nel compar Livelli Essenziali di Assistenza, con criticità che attraversano l’intero sistema. Accesso alle cure, al Pil non ri sanità territoriale, carenza di personale, mobilità soltanto il M passiva, rapporto pubblico–privato sempre più attraversa i sbilanciato: un mosaico di fragilità che non riguarda solo la salute, ma incide sulla struttura trasversale sociale ed economica della regione. Perché – di diverso c come ha ricordato Cartabellotta – «un Paese che non investe in sanità è un Paese che riduce la propria capacità produttiva, accresce le disuguaglianze e indebolisce la coesione democratica». E se questo vale per l’Italia, vale ancora di più per un territorio piccolo, fragile e demograficamente in sofferenza come il Molise. Su questo sfondo si è innestato il confronto politico e istituzionale, aperto dall’intervento di Micaela Fanelli, che ha posto con nettezza il nodo centrale: «La sanità pubblica non può essere un miraggio, deve tornare a essere una certezza». Fanelli ha collegato la crisi molisana alle scelte nazionali che, sotto la spinta di un’autonomia differenziata definita «mascherata», rischiano di produrre un sistema sanitario sempre più privatizzato e diseguale. In Molise, ha sottolineato, il depauperamento del pubblico procede di pari passo con l’aumento del peso fiscale sui cittadini, come dimostra l’aliquota IRPEF regionale fissata al massimo consentito. Da qui la decisione di avviare un percorso di impugnativa: «Non può essere imputata ai molisani una crisi figlia di commissariamenti fallimentari e di scelte imposte dall’alto». La sua denuncia ha assunto i toni di un atto politico preciso: riportare la sanità pubblica al centro dell’agenda regionale e nazionale, sottraendola a logiche emergenziali e a un federalismo sanitario che ha prodotto più diseguaglianze che soluzioni. Il commissariamento, evocato più volte nel corso dell’incontro, è emerso come uno degli elementi più controversi e divisivi. Sedici anni di gestione straordinaria non solo non hanno risanato i conti, ma hanno svuotato la capacità programmatoria della Regione, generando una sanità che – come ha osservato Franco Spina – «fa fatica a dirsi fruibile per tutti». Spina ha ricordato come le criticità siano comuni anche ad altre regioni, come l’Abruzzo, ma con effetti molto più gravi in Molise, dove la combinazione tra commissariamento, debolezza strutturale e spopolamento ha prodotto un sistema in affanno permanente. «Così non va», ha affermato, sottolineando la necessità di un riequilibrio nazionale del sistema, con un Fondo sanitario più robusto e diritti certi per i cittadini. La sua analisi ha evidenziato un punto chiave: la sanità non può essere affrontata come un problema isolato, ma come un nodo che riguarda l’intero assetto istituzionale e finanzia
rio del Paese. La voce del mondo medico è arrivata attraverso Giuseppe De Gregorio, presidente dell’Ordine dei Medici, che ha richiamato lo slogan scelto per l’iniziativa: «Dalla protesta alle proposte». Protestare è facile, ha ammesso, ma costruire soluzioni è estremamente complesso in un contesto in cui l’intero Servizio sanitario nazionale attraversa una fase di difficoltà profonda. «La comunità medica non può sottrarsi a un confronto che riguarda il futuro stesso della professione e la qualità delle cure», ha affermato, ricordando che in Molise la crisi non è episodica ma strutturale, e che il personale sanitario vive da anni in una condizione di emergenza permanente. Il suo intervento ha avuto il merito di riportare al centro la dimensione professionale: senza medici, infermieri, tecnici e operatori adeguatamente formati, motivati e retribuiti, nessuna riforma potrà funzionare. Un’analisi più esplicitamente politica è arrivata da Roberto Gravina, che ha collegato il confronto di Termoli al via libera unanime ottenuto in Commissione Salute all’indagine conoscitiva sulle diseguaglianze regionali. Un passaggio non scontato, che certifica – secondo Gravina – «il fallimento del federalismo sanitario introdotto con la riforma del Titolo V». Le diseguaglianze colpiscono soprattutto le regioni del Centro-Sud con minori risorse, e il tempo della riflessione è ormai scaduto: «Servono decisioni politiche basate sui dati, come quelli forniti tracaro da Gimbe». Gravina ha insistito su un punto: la sanità non può essere lasciata alla casualità delle dei fondi risorse regionali, perché la salute è un diritto coo rispetto stituzionale e non un servizio a geometria variabile. guarda Toni ancora più netti sono stati quelli di Angelo olise, Primiani, che ha parlato di un Molise diviso tra n modo «chi combatte per difendere la sanità pubblica e governi chi, al contrario, la svende». I numeri di Gimbe confermano una regione agli ultimi posti per quaolore lità e accessibilità dei servizi, mentre la «buona politica» di alcune regioni del Nord dimostra che il declino non è inevitabile. Primiani ha puntato il dito contro l’emendamento che dovrebbe “sbloccare” risorse per il Molise, definendolo «una trappola che segna la resa definitiva della sanità regionale», frutto di una filiera politica che «ha preferito obbedire ai diktat romani anziché difendere il territorio». Una scelta che, a suo giudizio, accelera la privatizzazione e impoverisce ulteriormente il sistema pubblico. Il suo intervento ha rappresentato il momento più polemico della giornata, ma anche quello più esplicitamente politico, capace di mettere in discussione l’intera filiera istituzionale che governa la sanità molisana. Il ruolo del sindacato è stato al centro dell’intervento di Paolo De Socio per la CGIL, che ha definito la sanità «la madre di tutte le battaglie». Il confronto, ha spiegato, non può limitarsi alla denuncia ma deve produrre un manifesto di proposte capace di viaggiare oltre i confini regionali. Le differenze territoriali esistono già e vanno affrontate con strumenti di riequilibrio, anche attraverso deroghe pensate per territori complessi come il Molise, penalizzati dall’orografia e dallo spopolamento. «La sanità non può essere concepita come un settore per produrre profitto», ha ribadito, rivendicando il ritorno pieno al principio costituzionale del diritto alla salute. De Socio ha insistito su un punto spesso trascurato: la sanità non è solo un servizio, ma un pilastro della coesione sociale, un elemento che tiene insieme comunità, territori e generazioni. Dal fronte degli enti locali, Piero Castrataro – sindaco noto per la sua protesta in tenda che ha riacceso i riflettori nazionali sulla sanità molisana – ha ricordato che il problema non riguarda solo il Molise. La riduzione progressiva della spesa sanitaria in rapporto al PIL è una tendenza trasversale, che attraversa governi di diverso colore politico. «In un Paese che invecchia, la sanità non può essere considerata un costo ma un investimento strategico», ha affermato, definendola un elemento di
sicurezza e coesione al pari della scuola, della magistratura e delle forze dell’ordine. Castrataro ha evidenziato un rischio concreto: se la sanità pubblica arretra, i cittadini perdono fiducia nelle istituzioni e si rivolgono al privato, alimentando un circolo vizioso che penalizza soprattutto i più fragili. Le sfide dell’innovazione, della carenza di medici e dell’autonomia differenziata sono state affrontate da Carmine Ranieri, che ha parlato senza mezzi termini di «una sfida che, allo stato attuale, il Molise sta perdendo». La soluzione passa da un maggiore finanziamento del Fondo sanitario nazionale e da una riorganizzazione profonda del sistema regionale, con il potenziamento della sanità territoriale e il rafforzamento degli ospedali pubblici. Senza investimenti e prospettive di crescita professionale, ha avvertito, «i medici continueranno a lasciare il territorio». Ranieri ha messo in luce un punto cruciale: la fuga dei professionisti non è un destino inevitabile, ma il risultato di scelte politiche che hanno reso il sistema poco attrattivo. Un punto di vista complementare è arrivato da Daniele Saia, che ha richiamato il ruolo della Conferenza dei sindaci e la necessità di chiudere finalmente una fase di riorganizzazione infinita. Con 136 comuni, di cui 115 in aree interne e montane, il Molise non può essere trattato come una regione qualsiasi. «Se vogliamo garantire un futuro a questi territori, dobbiamo assicurare servizi certi e calibrati sulle specificità orografiche e demografiche», ha affermato, ricordando che la regione ha caratteristiche uniche che richiedono soluzioni altrettanto specifiche. Saia ha insistito sulla necessità di una programmazione che tenga conto della dispersione territoriale, dello spopolamento e della fragilità infrastrutturale. La critica più dura all’attuale gestione è stata espressa da Massimo Romano, che ha parlato di «irresponsabilità politica» da parte della maggioranza regionale, accusata di perdere tempo in giochi di potere mentre la sanità precipita verso un punto di non ritorno. Romano ha chiesto con forza la rimozione dei commissari, giudicati inadempienti, e il ripristino di condizioni minime di legalità nella gestione del sistema, a partire dall’azzeramento del disavanzo certificato dalla Corte dei Conti. L’eventuale impugnazione della legge di bilancio, ha concluso, «non sarebbe una sfida ma un’ancora di salvezza per la Regione». Interviene Fanelli Il suo intervento ha riportato al centro la dimensione istituzioDobbiamo evitare nale: senza una governance che l’autonomia chiara, trasparente e responsadifferenziata mascherata bile, nessuna riforma potrà funzionare. produca disuguaglianze A chiudere il quadro, Pino Pue favorisca la sanità chetti ha richiamato l’urgenza di rivedere sia la distribuzione privata, mentre cresce nazionale delle risorse sia le il peso fiscale sulla gente priorità regionali in materia di prestazioni ospedaliere. Dopo quindici anni di commissariamento senza risultati, ha osservato, «non è più rinviabile una rielaborazione complessiva del modello sanitario molisano», se si vuole garantire almeno i livelli essenziali di assistenza. Puchetti ha sottolineato un punto spesso ignorato: la sanità non può essere riformata senza una visione complessiva che tenga insieme ospedali, territorio, personale, investimenti e governance. L’incontro di Termoli restituisce dunque l’immagine di una sanità che non è solo un capitolo di spesa, ma un banco di prova per la qualità della democrazia e della politica. I dati di Gimbe forniscono la base oggettiva; il confronto tra sindacati, amministratori e forze politiche indica che una consapevolezza diffusa esiste. Resta aperta la questione decisiva: se questa consapevolezza saprà tradursi in scelte capaci di invertire la rotta, restituendo al Molise una sanità pubblica degna di questo nome, fondata sull’uguaglianza dei diritti e non sulla disponibilità di una carta di credito. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Parla Castracaro La riduzione dei fondi nel comparto rispetto al Pil non riguar
da soltanto il Molise, attraversa in modo trasversale governi di diverso colore Interviene Fanelli Dobbiamo evitare che l’autonomia differenziata mascherata produca disuguaglianze e favorisca la sanità privata, mentre cresce il peso fiscale sulla gente Image: -tit_org- Politica e parti sociali chiedono di blindare la “sanità pubblica” -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701750305641.PDF
§---§
title§§ Imposte per la salute: sigarette più care
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969203770.PDF
description§§
Estratto da pag. 15 di "AVVENIRE" del 17 Jan 2026
Fino a 30 centesimi in più a pacchetto. I medici: facciamolo anche su altri prodotti che fanno male
pubDate§§ 2026-01-17T04:12:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969203770.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969203770.PDF', 'title': 'AVVENIRE'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969203770.PDF
tp:ocr§§ Imposte per la salute: sigarette più care Fino a 30 centesimi in più a pacchetto. I medici: facciamolo anche su altri prodotti che fanno male CONSUMI F anno male e inquinano ma garantiscono un'entrata alle casse dello Stato di ben 15 miliardi l'anno. Un'entrata che da oggi potrebbe pure aumentare: le sigarette saranno infatti più care e nelle casse dello Stato si aggiungerà oltre un miliardo dal 2026. Partono i primi rincari delle sigarette decisi con l'ultima manovra: da quest'anno al 2028 i prezzi aumenteranno progressivamente. Da oggi in particolare ci saranno aumenti fino a 30 centesimi per la Philip Morris e, ad esempio, le Marlboro arriveranno a toccare i 6,80 euro a pacchetto. Poi nei prossimi giorni i Monopoli aggiorneranno i listini anche delle altre marche. Solo nel 2026 all'Erario arriveranno oltre 900 milioni in più. Aumenteranno anche i sigari ed il tabacco trinciato ma non il tabacco riscaldato, come ad esempio una delle marche note Terea. Un mercato verso il quale le grandi multinazionali stanno convergendo. Sarà alzato invece anche il costo dei liquidi per sigarette elettroniche. Quelli con nicotina del 10% in più sul prezzo finale, senza nicotina del 5%. Il dibattito sulle sigarette classiche è comunque destinato a proseguire: anche se l'aumento che scatta è inferiore a quanto ipotizzato in fase di discussione della manovra è da segnalare che, ad esempio, da anni l'associazione degli oncologi chiede un aumento di almeno 5 euro a pacchetto. Servirebbero a pagare il costo sociale, in termini di cure sanitarie, che questa brutta abitudine comporta, ma a farne le spese sarebbero le fasce più povere, tra le quali il vizio della sigaretta è maggiormente diffuso, in Italia come altrove. L'Organizzazione mondiale della sanità conta infatti circa un miliardo di fumatori a livello mondiale e pone l'accento sul fatto che l’80% vive in Paesi a basso e medio reddito. Il fumo è causa nota o probabile di almeno 27 malattie. Per l'Oms è la più grande minaccia per la salute e il primo fattore di rischio delle malattie croniche non trasmissibili a livello internazionale. Secondo le stime, in Italia sono oltre 93mila le morti attribuibili al fumo di tabacco ogni anno. Ecco perché c'è chi spinge per avere molto più di un aumento dei prezzi. Ad esempio i medici ambientali di Sima: la Società Italiana di Medicina Ambientale, commentando i rincari, afferma che il fumo rappresenta ancora la più grande minaccia per la salute umana e provoca in modo diretto più decessi di alcol, droga, incidenti stradali, aids, omicidi e suicidi messi insieme. Tuttavia, prevedere solo una maggiore tassazione non è efficace, spiega il presidente Alessandro Miani: «Se si ragiona nell'ottica di aumentare le tasse su beni dannosi per la salute, bisognerebbe valutare un approccio più completo, che prenda in considerazione una vasta gamma di prodotti potenzialmente nocivi. In molti altri Paesi, infatti, l'idea della sin tax (tassa sui vizi) è stata applicata con successo su diversi prodotti, dai superalcolici alle bevande zuccherate. Questo non solo ha contribuito a ridurre il consumo di tali prodotti, ma ha anche portato a un incremento delle entrate pubbliche, destinate a coprire i costi sanitari associati». In particolare, alcuni Stati hanno provato a demotivare il fumo con aumenti dei prezzi molto più consistenti. In Australia, per esempio, per un pacchetto si paga circa 30 euro. Il Paese ha introdotto restrizioni importanti, a partire dal divieto di usare mentolo e aromi e dalla scelta di mettere l'avvertimento sulla salute direttamente su ogni singola sigaretta. A scendere, sempre tra i prezzi più alti, si trovano gli oltre 20 euro a pacchetto della Nuova Zelanda, 16 nel Regno Unito, 13 in Canada: cifre più alte che in Italia anche se rapportate al costo della vita nei diversi Paesi. Ed anche a livello europeo l'ipotesi è di una direttiva che costringa i Paesi membri a rincari più decisi, agendo per esempio sul prezzo delle accise. I detrattori però temono che un aumento dei prezzi favorirebbe solo contrabbando o consumi di altre
sostanze, come la cannabis. Proprio in Australia, dove le sigarette si pagano di più, i ricercatori della School of Accounting, Economics and Finance della Curtin University di Perth hanno osservato le abitudini di circa 100mila australiani dal 2001 a oggi e hanno scoperto che l’aumento dei prezzi delle sigarette avrebbe spinto un numero sempre più grande di fumatori over 50 a consumare cannabis come alternativa al tabacco. In Italia i calcoli, quelli sull'entrata per l'erario, li fa Assoutenti. «La manovra prevede un aumento progressivo negli anni 2026-2028 dell'importo minimo fisso delle accise su sigarette, sigaretti e tabacco trinciato, e ridetermina i coefficienti per il calcolo dell'accisa sui prodotti a tabacco riscaldato. Nello specifico l'accisa sui tabacchi lavorati passa da 29,50 euro per 1.000 sigarette del 2025 ai 32 euro del 2026, per poi salire a 35,50 euro nel 2027 e 38,50 euro nel 2028. – spiega Assoutenti – L'importo minimo dell'accisa sui sigaretti sale da 37 a 47 euro il chilogrammo convenzionale per l'anno 2026, a 49 euro per l'anno 2027 e, a decorrere dall'anno 2028 a 51 euro il chilogrammo convenzionale». «Secondo le previsioni del governo - ricorda il presidente, Gabriele Melluso - l'aumento dei prezzi al pubblico di sigarette e tabacco garantirà un maggiore gettito da 1,47 miliardi di euro nel triennio». ---End text--- Author: ELISA CAMPISI Heading: CONSUMI Highlight: Image:Una donna a un distributore di sigarette di una tabaccheria di Torino /Ansa -tit_org- Imposte per la salute: sigarette più care -sec_org-
tp:writer§§ ELISA CAMPISI
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969203770.PDF
§---§
title§§ Intervista a Orazio Schillaci - «Liste d'attesa, segnali positivi Ma chi trucca è indegno»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701968303773.PDF
description§§
Estratto da pag. 25 di "CORRIERE DELLA SERA" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T04:12:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701968303773.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701968303773.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701968303773.PDF
tp:ocr§§ «Liste d’attesa, segnali positivi Ma chi trucca è indegno» andare a curarsi lontano. «Non è così. Anzi, il contrario. La legge delega aggiorna Il ministro Schillaci: contro l’esodo dei pazienti eccellenze e più controlli «V ogliamo fermare i “viaggi della speranza”. E sulle liste di attesa i nostri dati dicono che il miglioramento c’è. Stiamo monitorando con attenzione i ritardi, in modo mirato, anche avvalendoci dei Nas». Il ministro della Salute Orazio Schillaci mette a fuoco i temi critici della sanità: la riorganizzazione degli ospedali e le lunghe «anticamere» per visite ed esami. Il governo ha appena varato la legge delega per la riforma della rete ospedaliera. I cittadini temono che spariranno i piccoli ospedali e dovranno andare a curarsi lontano. «Non è così. Anzi, il contrario. La legge delega aggiorna la classificazione degli ospedali, prevedendo anche strutture di eccellenza per garantire a tutti qualità e sicurezza dell’assistenza. Una delle principali finalità della riforma è proprio quella di evitare il fenomeno della mobilità sanitaria, i cosiddetti viaggi della speranza. Troppo spesso i pazienti del Sud vanno al Nord per patologie che richiedono cure di alta complessità e anche interventi ormai di routine per i quali non c’è bisogno di spostarsi da casa». Qual è la filosofia del nuovo disegno e come si inserisce nel quadro di un servizio sanitario da cambiare? «È un provvedimento ampio, vengono riviste norme vecchie di 10 anni. In sintesi, parlerei di più strutture di eccellenza su tutto il territorio nazionale e potenziamento della rete di emergenza-urgenza, i pronto soccorso. Inoltre è prevista la maggiore integrazione tra ospedale e servizi sul territorio, con attenzione particolare alla non autosufficienza e alla accelerazione di cure domiciliari. Con la riforma vogliamo ammodernare un sistema sanitario che va reso più celere ed efficiente nel dare risposta ai nuovi bisogni di salute». Liste di attesa, ci sono dati certi sui tempi? «È pienamente attiva la piattaforma nazionale di monitoraggio, aggiornata da Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali. I dati raccolti mostrano spesso trend di miglioramento. Ora siamo più consapevoli di come avvenga la gestione regionale delle liste di attesa. Quando abbiamo varato la legge per la riduzione dei tempi, nel giugno 2024, alcune Regioni si sono subito attivate per unificare le agende di prenotazione, inglobando la disponibilità di centri pubblici e privati, aprire gli ambulatori nei fine settimana e attivare percorsi di garanzia che tutelino il cittadino quando non viene soddisfatto. La norma definisce le responsabilità di tutti e chi la applica con rigore sta ottenendo risultati». Alcune Regioni tendono ad alterare i dati per far credere che vada tutto bene? «Sì, è vero, e più volte ho richiamato le Regioni al massimo rigore. I trucchi danneggiano il diritto fondamentale dei cittadini alla salute. Questa volta però abbiamo la possibilità, proprio grazie alla piattaforma, di fare controlli mirati con i Nas e non a tappeto. Fa male apprendere da inchieste giornalistiche che ci sono amministratori così indegni da permettere la manipolazione dei dati per sembrare virtuosi a scapito di chi soffre. Dobbiamo essere chiari. In questa partita il ministero rispetta i propri compiti. Non possiamo affermare lo stesso per alcune Regioni. Certa stampa ci accusa di colpe che non abbiamo. Alla prossima occasione ne approfitterò per regalare qualche copia del Titolo V della Costituzione». Non avrebbe dovuto esserci un sistema di monitoraggio chiaro e nazionale per sventare queste manovre? «Esiste, infatti. È un’innovazione introdotta da questo governo. Osserviamo costantemente e chiediamo conto ai diretti responsabili di ogni anomalia individuata. Ricordo di nuovo però che la gestione delle agende di prenotazione, il controllo dell’attività privata nelle strutture pubbliche, l’organizzazione e la gestione del lavoro spettano ai direttori generali dei centri, nominati dalle Regioni. Il ministro della Salute non ha alcun potere di intervento s
ui manager delle aziende sanitarie. A loro le norme impongono di garantire sempre la prestazione al cittadino, anche attraverso la libera professione o nelle cliniche private accreditate. Serve il massimo sforzo e su questo non manchiamo di vigilare». La legge delega sugli ospedali avrà ricadute positive sui tempi di attesa? «La riforma si inserisce in un più ampio processo di riorganizzazione del sistema sanitario che attraverso case di comunità, assistenza domiciliare e sanità digitale contribuirà certamente a rendere più efficiente la gestione delle liste di attesa». ---End text--- Author: Margherita De Bac Heading: Highlight: La riforma ? Orazio Schillaci (nella foto), 59 anni, medico, è ministro della Salute dal 22 ottobre 2022 ? Lo scorso 12 gennaio, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro Schillaci, ha approvato il disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e per la revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale ? Entro il 31 dicembre 2026 sono previsti i decreti attuativi « ? L’analisi Grazie alla piattaforma di Agenas siamo più consapevoli di come avvenga la gestione regionale del problema Compiti e verifiche Come titolare del dicastero della Salute non ho controllo sui manager delle aziende sanitarie. Serve il massimo della vigilanza Image:a i o i e e d o a i o Pronto soccorso Tra i punti principali della riforma voluta dal governo anche il potenziamento della rete di emergenza-urgenza -tit_org- Intervista a Orazio Schillaci - «Liste d'attesa, segnali positivi Ma chi trucca è indegno» -sec_org-
tp:writer§§ Margherita De Bac
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701968303773.PDF
§---§
title§§ Le ricette dei farmaci saranno valide un anno
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701968203772.PDF
description§§
Estratto da pag. 7 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 17 Jan 2026
Il nuovo decreto: per i malati cronici possibile prescrivere 12 confezioni
pubDate§§ 2026-01-17T04:12:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701968203772.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701968203772.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701968203772.PDF
tp:ocr§§ Le ricette dei farmaci saranno valide un anno Il nuovo decreto: per i malati cronici possibile prescrivere 12 confezioni l Si punta alla semplificazione dell’accesso alle cure per pazienti cronici e con malattie rare. C’è anche questo tema nei 33 articoli della bozza del decreto legge Pnrr, il provvedimento pensato per accelerare l’attuazione degli investimenti, che approderà in uno dei prossimi consigli dei ministri. Il provvedimento, all’articolo 15, si sofferma sulle «Misure urgenti di semplificazione a favore dei malati cronici e delle persone affette da patologie rare», puntando a ridurre gli adempimenti burocratici per pazienti e medici, garantendo al contempo una più sicura continuità terapeutica. Le novità principali riguardano la prescrizione dei farmaci. Il numero massimo di pezzi di farmaci prescrivibili per ricetta dovrebbe aumentare da 6 a 12. Poi la durata della validità della prescrizione medica sarà raddoppiata, passando dagli attuali 180 giorni a 360 giorni. Il farmacista consegnerà periodicamente un numero di confezioni sufficiente a coprire 90 giorni di terapia alla volta, pur sulla base della ricetta annuale. Una norma si occupa anche dei farmaci innovativi e di quelli per le malattie rare per provare a semplificare le procedure di acquisto. Nell’articolo 15 si prevede infatti, al comma 2 che, «al fine di garantire adeguata continuità terapeutica, per l’approvvigionamento dei farmaci coperti da brevetto in indicazioni d’uso esclusive, ivi inclusi i farmaci per il trattamento di malattie rare e i farmaci innovativi, forniti sul mercato da un unico operatore detentore dell’autorizzazione all’immissione in nistro Schillaci commercio (Aic), le Regioni possono procedere attraverso una procedura negoziata» senza previa pubblicazione del bando, come consentito dall’articolo 76 del Codice dei contratti pubblici. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, sta lavorando a un testo di riforma del Sistema sanitario nazionale che dovrà rivedere i rapporti tra territorio e ospedali. E intanto giovedì la Conferenza Stato-Regioni ha dato via libera al nuovo contratto dei medici di famiglia, a cui verrà chiesto un contributo maggiore a sostegno della medicina territoriale. Il nuovo Accordo collettivo nazionale (Acn) 2022-24 riguarda 60mila medici di Medicina generale. Per gli aumenti sono stanziati 300 milioni di euro annui: gli incrementi sono variabili ma, ad esempio, per un medico di famiglia cosiddetto «massimalista», ovvero che ha 1.500 assistiti in carico, l’aumento medio sarà di circa 609 euro mensili lordi. Il testo, rileva il segretario della Fimmg, Silverio Scotti, «richiama anche alla responsabilità della prescrizione di esami e visite ritenuti appropriati da parte di tutti i medici coinvolti nel percorso». L’accordo segna inoltre un passaggio ulteriore per l’integrazione dei medici nelle Case di comunità. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:LA RIFORMA CURE PERMANENTI Sarà più facile ottenere i farmaci «fissi» Il ministro Schillaci -tit_org- Le ricette dei farmaci saranno valide un anno -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701968203772.PDF
§---§
title§§ L'oblio oncologico è assoluto
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969503769.PDF
description§§
Estratto da pag. 22 di "ITALIA OGGI" del 17 Jan 2026
Le assicurazioni non possono acquisire notizie sui clienti
pubDate§§ 2026-01-17T04:12:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969503769.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969503769.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969503769.PDF
tp:ocr§§ Un provvedimento dell’Ivass attua la legge contro la discriminazione delle persone guarite L’oblio oncologico è assoluto Le assicurazioni non possono acquisire notizie sui clienti DI ANTONIO CICCIA MESSINA blio oncologico assoluto: le compagnie di assicurazione non possono acquisire, né dal cliente né da qualunque altra fonte, notizie sul rischio di patologia oncologica del contraente o dell’assicurato e anche sullo stato di salute dei suoi familiari. È quanto prevede il provvedimento n. 169 del 15/1/2026 dell’Ivass (Istituto di vigilanza sulle assicurazioni), che attua l’articolo 2, comma 7, della legge 193/2023, relativa alla tutela da discriminazione delle persone guarite da patologie oncologiche. La legge del 2023 ha vietato ad assicurazioni, banche, datori di lavoro, autorità pubbliche di discriminare le persone già affette da tumore e guarite (cioè con nessuna recidiva decorsi 10 o 5 anni, a seconda della patologia, dall’ultimo trattamento): i soggetti obbligati non devono raccogliere inforO Rc auto esclusa dalle regole mazioni e se le hanno non devono usarle, devono informare gli interessati sui loro diritti e devono cancellare le notizie detenute una volta maturato il termine dell’oblio oncologico. Tutti questi adempimenti descritti in generale dalla legge necessitano di regole operative. L’articolo 2, comma 7, della legge citata ha incaricato l’Ivass di stabilire le modalità attuative per il settore assicurativo. In esecuzione, l’Ivass ha approvato il provvedimento n. 169/2026, che modifica i regolamenti n. 40/2018 (distribuzione assicurativa) e n. 41/2018 (informativa, pubblicità e realizzazione dei prodotti assicurativi). Adempiendo al mandato legislativo di predisporre modelli, al provvedimento in esame sono allegati i modelli revisionati con le informazioni sull’oblio oncologico per i prodotti assicurativi e per i prodotti d’investimento assicurativi e anche i modelli di documento informativo precontrattuale aggiuntivo per i prodotti assicurativi vita, multirischi, d’investimento assicurativi e danni. Le imprese di assicurazione e gli intermediari devono adeguarsi alle nuove disposizioni, entro 15 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Quanto agli adempimenti, l’articolato del provvedimento chiarisce che le informazioni sulle pregresse patologie oncologiche non possono essere acquisite né dal cliente, né da qualunque altra fonte, ritenendo, ad esempio, preclusa l’acquisizione di informazioni sul rischio di patologia oncologica del contraente o dell’assicurato e anche sullo stato di salute dei suoi familiari. Per effetto delle nuove disposizioni, al momento della stipulazione di un contratto di assicurazione, i distributori devono fornire l’informativa sul diritto all’oblio oncologico, adempimento da ripetere in sede di rinnovo nei casi in cui l’informativa non sia stata precedentemente fornita o siano richiesti nuovamente dati sanitari. Peraltro, precisano le nuove norme, se le informazioni sulle patologie oncologiche pregresse sono già state acquisite, non possono essere utilizzate né in fase precontrattuale per determinare le condizioni (ad esempio, limitazioni o esclusioni, entità del premio e così via), né in corso di esecuzione del contratto ai fini della valutazione del rischio dell'operazione o della solvibilità (ad esempio, per eccepire la validità del rapporto o stabilire l’entità della prestazione assicurata). Una disposizione ad hoc riguarda l’obbligo dei distributori di prodotti assicurativi di cancellare le informazioni possedute sulla patologia oncologica pregressa, entro 30 giorni dal ricevimento della certificazione attestante l’avvenuto oblio oncologico: i distributori devono garantire che la cancellazione sia svolta in modo effettivo ed estesa ad ogni raccolta informatica o cartacea. Si aggiunge, inoltre, che la certificazione sull’oblio oncologico deve essere conservata per dieci anni dalla sua ricezione. Al riguardo si segnala che per il certificato l’interessato può rivolgersi al proprio medico di famiglia, come previsto decreto del ministro della s
alute del 5 luglio 2024. Si segnala, infine, che l’Ivass esclude dalle nuove regole i prodotti R.C. auto, per i quali il dato sulla malattia oncologica risulta irrilevante. ---End text--- Author: Antonio CICCIA MESSINA Heading: Highlight: Image:Rc auto esclusa dalle regole -tit_org- L'oblio oncologico è assoluto -sec_org-
tp:writer§§ ANTONIO CICCIA MESSINA
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969503769.PDF
§---§
title§§ Negli ospedali manca il personale Medici in corsia fino a 72 anni 0 6 2 06 .. 2 0 0 . 7. 6 6 6 . 6 66 00
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969303771.PDF
description§§
Estratto da pag. 11 di "MESSAGGERO" del 17 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-17T04:12:00+00:00
arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969303771.PDF
category§§ POLITICA SANITARIA
subcategory§§ {'domain': ''}
source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969303771.PDF', 'title': 'MESSAGGERO'}
tp:url§§
tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969303771.PDF
tp:ocr§§ Negli ospedali manca il personale Medici in corsia fino a 72 anni L’emendamento al Milleproroghe per mantenere in servizio anche nel 2026 i sanitari già pronti alla pensione. Per gli ambulatori territoriali tetto a 73 anni ` LA MISURA ROMA Confermata per un altro anno la possibilità ai medici ospedalieri di lavorare fino a 72 anni in corsia. Saltata nel testo originario del Milleproroghe approvato in Consiglio dei ministri, arriverà con un emendamento ad hoc parlamentare allo stesso testo la proroga per mantenere un altro anno questo sistema. La misura, quindi, riafferma quanto già previsto nell’Omnibus dello scorso anno. E che, soprattutto, è stata chiesta a gran voce dai dirigenti ospedalieri, dalla Conferenza Stato-Regioni e da alcuni sindacati secondo i quali riguarderebbe anche 5mila dottori - per garantire il pieno funzionamento dei nosocomi. Infatti, nelle strutture pubbliche si sconta da almeno un decennio la fuga dei camici bianchi e la difficoltà di assumerne di nuovi. Nel Milleproroghe del 2024 era stata inserita una norma che per un anno - quindi fino al 31 dicembre 2025 - prevedeva la possibilità per i medici del Servizio sanitario nazionale (SSN) di restare in servizio fino a 72, bypassando l’obbligo di uscita a 70 anni. La misura è destinata ai dirigenti medici e sanitari, i docenti universitari, a un pezzo importante dei convenzionati come i pediatri di libera scelta e agli addetti ai servizi di continuità assistenziale ed emergenza territoriale. Lo stesso meccanismo, ma esteso fino a 73 anni con il decreto Pa e in vigore fino alla fine del 2026, è stato concesso ai medici di famiglia. I quali, però, possono mantenere la convenzione soltanto nei territori dove non ci sono colleghi che li possono sostituire. LE REGOLE Sempre l’Omnibus 2024 aveva specificato «che i dirigenti e docenti rientranti nelle deroghe transitorie» non possono mantenere o assumere «incarichi dirigenziali apicali di struttura complessa o dipartimentale o di livello generale. Tra l’altro, agli “over70” viene garantita solo la parte non variabile del salario. Alla base del provvedimento la forte carenza di organico nelle strutture ospedaliere e il tentativo di accompagnare il ricambio tra giovani e vecchi medici, trasmettendo competenze e conoscenze. Una norma tampone, che però si affianca a una strategia più ampia del governo per reclutare nuovo personale sanitario (compresi gli infermieri) in un pacchetto di misure che comprendono più risorse per le assunzioni - nell’ultima manovra ci sono 450 milioni - aumento delle indennità, superamento dei vincoli di spesa, potenziamento dei reparti dove i ritmi di lavoro sono più frenetici, per non parlare delle nuove regole per l’accesso alla facoltà di medicina. Anche perché nelle sole strutture del Servizio sanitario nazionale mancherebbero secondo i sindacati fino a 20mila specialisti, dei quali tra le 3 e le 4mila sono medici dei pronto soccorso, le realtà che dopo il Covid scontano di più l’aumento della domanda di sanità. Nonostante tutte queste premesse, la proroga per il 2026 non era stata inserita nel testo del Milleproroghe uscito dal Consiglio dei ministri. Ma il governo e la politica - a livello bipartisan sono pronti a porre rimedio. A darne conferma il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani nelle scorse ore, annunciando l’arrivo di un emendamento ad hoc concordato con il responsabile della Sanità, Orazio Schillaci. Dal fronte parlamentare, la leghista Simona Loizzo ha spiegato: «Presenteremo un emendamento in questo senso perché è una misura che riteniamo giusta e in linea con le richieste non solo dei nostri professionisti ma anche con quelle della Conferenza Stato-Regioni». LE RICHIESTE Le maggiori richieste per una proroga sono arrivate dal ricco Nordest, Friuli-Venezia Giulia in testa, come da territori del Sud che scontano storicamente maggiori ritardi nella sanità. In Calabria per esempio il Consiglio regionale, su spinta del governatore Roberto Occhiuto, ha votato all’unanimità la possibilità di reclutare per un anno medici andati in p
ensione lo scorso 31 dicembre. Una misura senza la quale, per esempio, avrebbero rischiato la funzionalità di reparti di ospedali come quelli di Polistena e Locri. Tra i sindacati, il leader dell’Anaao Assomed, Pierino Di Silviero, fa notare che la proroga dei medici ospedalieri fino a 72 anni «non risolve il problema. Non siamo pregiudizialmente contrari alla norma, a patto però che sia su base esclusivamente volontaria, che questi colleghi non conservino il ruolo apicale e che restino come tutor senza incidere sul rinnovo delle piante organiche e sulle carriere. Il timore però, avverte, “è che trattenendo in servizio i colleghi più anziani si blocchino di fatto le carriere di tutti gli altri che hanno il sacrosanto diritto di veder riconosciute competenze e professionalità, ambizione che in questo modo viene invece negata». Francesco Pacifico © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Francesco Pacifico Heading: Highlight: I DIPENDENTI DEL SERVIZIO SANITARIO CHE SCELGONO DI RESTARE AL LAVORO NON POSSONO RICOPRIRE RUOLI APICALI LA REGIONE CALABRIA HA SCELTO DI TENERE PER 12 MESI ANCHE I DOTTORI ANDATI GIÀ IN QUIESCENZA 5mila Dottori che potrebbero restare in corsia oltre i 70 anni grazie alla proroga 450mln Risorse stanziate nell’ultima manovra per assunzioni e incentivi al personale sanitario 20mila Specialisti che, secondo i sindacati, mancano oggi nelle strutture del servizio pubblico 4mila Medici che mancano nei pronto soccorso, i reparti più sotto pressione dopo la pandemia Image:Medici in corsia. In pronto soccorso mancano specialisti -tit_org- Negli ospedali manca il personale Medici in corsia fino a 72 anni 0 6 2 06 .. 2 0 0 . 7. 6 6 6 . 6 66 00 -sec_org-
tp:writer§§ Francesco Pacifico
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/17/2026011701969303771.PDF
§---§