title§§ Vallette, Il quartiere senza pediatri = Le Vallette rimaste senza pediatra Ben 250 bimbi costretti a spostarsi
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Estratto da pag. 5 di "CRONACAQUI TORINO" del 16 Jan 2026
Le famiglie: «Ci sentiamo abbandonate». Mancano 100 medici
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tp:ocr§§ SANITÀ, CENTINAIA DI BAMBINI PERDONO IL LORO DOTTORE Vallette, il quartiere senza pediatri Le famiglie: «Ci sentiamo abbandonate». Mancano 100 medici IL CASO Le famiglie del quartiere denunciano: «Ci sentiamo abbandonate», ma in Piemonte mancano 100 dottori Le Vallette rimaste senza pediatra Ben 250 bimbi costretti a spostarsi a pagina 5 n Du ecen toci nqua nta bambini (e annesse famiglie) costretti a spostarsi in altri quartieri per ricevere assistenza. E’ quello che sta accadendo al quartiere Vallette dove, per i circa 13mila abitanti della zona, da ottobre del 2025 non è più presente alcun pediatra di libera scelta. Un caso che rischia di essere più di un semplice episodio isolato. Il precedente Non è la prima volta, infatti, che il quartiere si trova in questa condizione. Già nel 2018 Vallette era rimasta senza pediatra, ma in pochi mesi l’Asl era riuscita a individuare un professionista disponibile ad aprire l’ambulatorio almeno per alcune ore alla settimana, garantendo un servizio minimo e limitando gli spostamenti dei bambini malati sui mezzi pubblici. Oggi, invece, anche questa soluzione parziale è venuta meno. Le speranze erano state riposte nell’avvio delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft), il nuovo modello assistenziale territoriale previsto per l’inizio del 2026, come stabilito dalla Regione Piemonte. Il nuovo riassetto avrebbe dovuto favorire un maggiore coordinamento tra i pediatri di libera scelta. Tuttavia, nel distretto Nord Ovest l’Aft non è ancora stata costituita, nonostante gli annunci della Regione. Il risultato, denunciano i residenti e le famiglie, «è un crescente senso di abbandono in una delle periferie più estreme della città, dove genitori e nonni sono costretti ad arrangiarsi per garantire le cure ai più piccoli». Il quadro piemontese D’altra parte la fragilità dell’assistenza ai più piccoli in regione, destinata a farsi ancora più pesante nei prossimi anni, era già stata denunciata a luglio dello scorso anno dal Rapporto della Fondazione Gimbe del 2025. In Italia mancano oltre 500 pediatri. Il 20 per cento proprio in Piemonte. Sono 108, infatti, secondo l’ente i professionisti “mancanti” in Piemonte. Situazione in parte legata al turn-over. Ovvero ai pensionamenti: 2.600 in Italia da qui ai prossimi due anni. La polemica Una situazione che riapre il dibattito sulle priorità della sanità piemontese e sulla reale attenzione alla medicina di prossimità. «Se il buongiorno si vede dal mattino, anche nel 2026 la giunta Cirio continuerà a trascurare drammaticamente la medicia territoriale - afferma la consigliera Dem in Consiglio regionale Monica Canalis - quella più capillare e prossima alle famiglie. Alla faccia dell’attenzione alla medicina territoriale e alle periferie -. Già nel 2018 il quartiere Vallette era rimasto senza pediatra, ma nel giro di qualche mese l’Asl aveva trovato un professionista che aprisse l’ambulatorio almeno qualche ora. Adesso ci risiamo». Laura Chiola ---End text--- Author: Laura Chiola Heading: Highlight: Image: -tit_org- Vallette, Il quartiere senza pediatri Le Vallette rimaste senza pediatra Ben 250 bimbi costretti a spostarsi -sec_org-
tp:writer§§ Laura Chiola
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§---§
title§§ La Basilicata "resiste" alla criminalità minorile: Matera meglio di Potenza
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Estratto da pag. 9 di "LE CRONACHE LUCANE" del 16 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-16T06:52:00+00:00
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tp:ocr§§ La regione è tra le ultime d'Italia secondo i dati della Criminalpol. È marginalmente interessata dal fenome La Basilicata "resiste" alla criminalifc minorile: Matera meglio di Potenz« ò VUKEKZO MAIM Tra tanti dati negativi della nostra Regione (emigrazione, mobilità sanitaria passiva, sta messa peggio di noi soltanto la Calabria, disoccupazione, etc. etc.), è di ieri la notizia diffusa da Cimbe sui LEA( Livelli Essenziali di Assistenza) da cui emerge che siamo terz'ultimi in Italia), è importante sottolineare qualche dato positivo. Calano gli omicidi in Italia, che si riducono di un terzo in dieci anni, ma aumentano i delitti che vedono coinvolti minorenni, sia come autori sia come vittime" È la fotografia dell'ultimo rapporto realizzato dal Servizio analisi criminale della Criminalpol della Polizia dal quale emerge che la percentuale di underl8 autori di un delitto ñ quasi triplicata in un anno. La provincia di Matera e la Basilicata intera sono tra le ultime ad essere interessate dal fenomeno. I dati statistici, quindi, registrano un aumento esponenziale dei reati commessi dai minori, ma nulla accade per caso, alla base ci sono sempre delle profonde ragioni. La provincia di Matera fa registrare percentualmente meno casi di quella di Potenza e la Basilicata rispetto al contesto nazionale è tra le più sane. La cronaca quotidiana ci riporta impietosa i singoli episodi criminali che vedono coinvolti giovani e giovanissimi. Quello che più colpisce è la gratuità dei gesti criminali, alla cui base infatti sembra che non ci siano motivazioni. Questo rende il fenomeno ancora più grave. I dati preoccupanti li ha forniti verso la fine dello scorso anno il report "Criminalità minorile in Italia 2010-2022", curato dal Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia criminale, che ha evidenziato come tra ² giovanissimi siano aumentati i reati in Italia legati all'uso della violenza, gli omicidi e le violenze sessuali tra il 2010 e il 2022, mentre sono calati i furti e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Ed ecco i dati che sono stati diffusi. Tra il 2Ü10 ed il 2022, il 39,4% dei reati contestati a minori sono furto, rapina ed estorsione, il 16% lesioni dolose e minacce, I'll ,6% danneggiamento, incendio o resistenza a pubblico ufficiale, il 9,7% traffico o spaccio di sostanze stupefacenti. Sono invariate le differenze tra minori italiani e quelli dei minori stranieri, ma a partire dal 2022, per la prima volta dopo 12 anni, gli stranieri hanno superato gli italiani (17.032 a fronte dei 15.490). Nel report, pubblicato in chiaro sul sito del Mini stero degli Interni, è evidenziato come le segnalazioni per furto siano le più numerose ma registrino un calo dell'11,9% dal 2010 al 2022 al contrario di quelle per rapina, salite del 65,62% solo negli ultimi tré anni. Un balzo simile lo registrano anche le segnalazioni per lesioni, cresciute del 58,4% tra il 2010 e il 2022, di cui il 32,4% tra il 2019 e l'anno passato. In aumento anche le segnalazioni di minori per minaccia (+ 27,6% tra il 2019 ed il 2022,anno in cui si registra il picco della serie storica) e quelle per rissa (+123,3% tra il 2018eÌÌ 2022). Le segnalazioni di minori per omicidio volontario registrano un calo del 10% dal 2010 al 2022 (rispettivamente 30 e 27), anno in cui tornano a salire, mentre quelle per tentato omicidio aumentano del 32,3% (65 nel 2010 e 86 nel 2022). Un dato molto interessante riguarda le regioni con il maggior numero di denunce o arresti che sono quelle del Nord-Ovest, seguite dal Nord-Est e dal Centro. Sono leggermente meno al Sud e quasi la metà nelle isole. Come a dire che sul fenomeno han- no più incidenza il benessere, il modello educativo senza più riferimenti solidi, la strisciante anarchia sociale, l'assenza dell'autorità all'intemo del nucleo familiare ( altro che patriarcato), il libertarismo vuoto e senza senso, che non la criminalità organiz7ata del Sud e delle ìsole. Nel 2022 è aumentato anche il numero degli ingressi in carcere dei minori di un più 25%. È facile prevedere che
se non vengono posti in essere provvedimenti seri e si inizia ad attuare una vera e propria "rivoluzione" dei costumi, dell'educazione, della struttura della società, il fenomeno è destina to a crescere e non servono gli aumenti delle pene come deterrente o meglio non sono sufficienti. li report si conclude con il suggerimento di politiche adeguate da porre in essere per contrastare il fenomeno. Esse vanno dall'incremento delle attività sportive, a quelle del volontariato sociale. Tutte idee sacrosante, ma alla base serve un vero e proprio cambio dei paradigmi culturali che investa l'intera società e purtroppo non sembra che si vada in tale direzione. Una volta ad esempio ai minori veniva imposto un orario per il rientro a casa e nelle ore notturne, quelle più rischiose, non circo lavano spesso in preda all'alcool come accade og- gi- Fenomeni come questo sembrano esplodere all'improvviso senza una ragione, essi sono invece la conseguenza di scelte politiche, esistenziali, di modelli sbagliati di una società ha voluto "liberarsi" dai riferimenti "culturali" che servono a tenerla insieme ed a dare un senso all'esistenza. Nulla accade per caso e la criminalità minorile, con crimini commessi senza un senso apparente, non è figlia di nessuno. -tit_org- La Basilicata “resiste” alla criminalità minorile: Matera meglio di Potenza -sec_org-
tp:writer§§ Vincenzo Maina
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§---§
title§§ "I dati Lea confermano che si fa fatica a rispondere ai bisogni reali delle persone"
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Estratto da pag. 8 di "NUOVA DEL SUD" del 16 Jan 2026
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tp:ocr§§ Cifarelli commenta l’esito del monitoraggio del ministero della Salute “I dati Lea confermano che si fa fatica a rispondere ai bisogni reali delle persone” POTENZA - “La Basilicata si conferma tra le Regioni non adempienti ai livelli essenziali di assistenza, con un punteggio complessivo nettamente inferiore alla media nazionale e forti criticità in ambiti decisivi come la prevenzione e l’assistenza territoriale”. Lo dichiara il consigliere regionale Roberto Cifarelli, commentando i dati del monitoraggio del ministero della Salute attraverso il nuovo sistema di garanzia e le analisi della fondazione Gimbe. “Non si tratta di numeri astratti - sottolinea Cifarelli ma della misura concreta della incapacità di garantire ai cittadini lucani il diritto costituzionale alla tutela della salute. I punteggi assegnati alla Basilicata, soprattutto nell’area distrettuale e nella prevenzione, smentiscono la narrazione rassicurante ma fuorviante del governo regionale in carica da sette anni e raccontano un sistema che fatica a rispondere ai bisogni reali delle persone”. Il quadro che emerge a livello nazionale è altrettanto preoccupante. “Il divario tra le Regioni - prosegue - supera in molti casi i 40 punti nelle singole macro-aree e vede diverse realtà del Mezzogiorno non raggiungere nemmeno i 200 punti complessivi su 300. È la fotografia di un servizio sanitario nazionale sempre più diseguale”. Cifarelli richiama le valutazioni espresse dal presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, in particolare sui rischi dell’equiparazione forzata tra Lea e Lep e sull’attuazione dell’autonomia differenziata. “Avviare oggi l’autonomia differenziata in sanità, senza Lep chiaramente definiti e adeguatamente finanziati, significa trasformare le diseguaglianze esistenti in un sistema strutturale. Il rischio è proclamare diritti che restano sulla carta, svuotando di contenuto il principio diuguaglianza sancito dalla Costituzione. Di fronte a questi dati - aggiunge il consigliere - il governo regionale è chiamato a una scelta politica chiara: difendere i diritti dei cittadini o accettare passivamente una riforma che penalizza la Basilicata. Occorre assumere una posizione netta e costruire, con le altre Regioni in difficoltà, un fronte istituzionale capace di impedire che l’autonomia differenziata diventi un moltiplicatore di diseguaglianze e un colpo diretto al diritto allasalute. In questo contesto - conclude Cifarelli - l’incremento delle risorse previsto dalla legge di Bilancio 2026 rappresenta un segnale positivo, ma insufficiente se non accompagnato da una visione nazionale forte e da criteri di riparto realmente più equi”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Il consigliere regionale del Pd, Roberto Cifarelli -tit_org- “I dati Lea confermano che si fa fatica a rispondere ai bisogni reali delle persone” -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Via libera unanime alla Camera: indagine conoscitiva sui livelli di assistenza in sanità
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Estratto da pag. 2 di "PRIMO PIANO MOLISE" del 16 Jan 2026
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tp:ocr§§ Promossa da Gravina, l’iniziativa mira a ricostruire il quadro delle diseguaglianze Via libera unanime alla Camera: indagine conoscitiva sui livelli di assistenza in sanità CAMPOBASSO. Via libera unanime, in Commissione Affari sociali e sanità della Camera, all’indagine conoscitiva sui Lea promossa dal Comitato Enti locali del Movimento 5 Stelle, coordinato dal consigliere regionale molisano Roberto Gravina, insieme al Comitato Salute del M5S, e che è alla presentata dai deputati del Movimento 5 Stelle Ricciardi, Di Lauro, Sportiello e Quartini. Un percorso che punta a ricostruire con rigore il quadro delle diseguaglianze sanitarie italiane, analizzando livelli di assistenza, tempi di attesa, mobilità sanitaria e criteri di riparto, sulla base dei dati elaborati dalla Fondazione Gimbe e di altre analisi indipendenti. «Si apre un percorso che può incidere profondamente sulla direzione futura della sanità italiana – il commento di Gravina – e per il Molise rappresenta un’occasione che non possiamo permetterci di sprecare. Il nostro territorio, nonostante anni di commissariamento, resta tra quelli che non raggiungono la sufficienza nei Lea e continua a subire ritardi, disfunzioni e carenze strutturali che pesano sui cittadini. Questa indagine consentirà finalmente di mettere mano alle cause vere del divario: criteri di riparto iniqui, mobilità passiva che drena risorse, scarsità di personale, norme ormai superate e modelli organizzativi che non rispondono più ai bisogni reali. Affrontare questi nodi in Parlamento significa dare una speranza concreta al diritto alla salute dei molisani e di tutti i meridionali». Oggi a Termoli, l’incontro organizzato da Cgil e Ali, a cui interverrà il presidente della Fondazione Gimbe Cartabellotta, domenica la fiaccolata per la sanità pubblica organizzata dal sindaco di Isernia Castrataro. In entrambi i casi, Gravina ci sarà. La mobilitazione in atto, ha rimarcato, «conferma quanto sia urgente intervenire con riforme vere e non più rinviabili». I contenuti di ciò che l’indagine parlamentare mira a perseguire – dalla revisione dei criteri di riparto alla valutazione del commissariamento, dall’analisi della mobilità sanitaria all’impatto delle normative vigenti, fino alla verifica della reale uniformità dei Lea – saranno illustrati dall’esponente pentastellato in due conferenze stampa: la prima sabato 17 gennaio, alle ore 10.30, a Campobasso nella sala della Biblioteca del Consiglio regionale; la seconda giovedì 22 gennaio a Roma, alla Camera dei deputati. «Il fatto che si parta con il presentare questo lavoro dal Molise – ha concluso Gravina – dimostra che le criticità del nostro territorio non sono più invisibili. Ora serve trasformare questa attenzione politica in risultati concreti e in un nuovo assetto sanitario capace di garantire davvero equità, qualità e diritti». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Via libera unanime alla Camera: indagine conoscitiva sui livelli di assistenza in sanità -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ «Stiamo rinforzando i servizi sul territorio»
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Estratto da pag. 8 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 16 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-16T05:59:00+00:00
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tp:ocr§§ SANITÀ L’assessore Latronico commenta i dati sui Lea lucani «Stiamo rinforzando i servizi sul territorio» “I dati relativi ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) 2023 sono noti e fanno riferimento al monitoraggio ufficiale del Ministero della Salute attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia e le analisi della Fondazione Gimbe, pubblicato nel mese di settembre 2025. Su questo quadro la Regione Basilicata lavora da tempo, assumendo le criticità emerse come base di analisi e di intervento.” Lo dichiara l’assessore alla Salute, Politiche per la Persona e PNRR della regione Basilicata, Cosimo Latronico. “Le evidenze del monitoraggio LEA 2023 sono state valutate e hanno orientato scelte organizzative e azioni di rafforzamento dei servizi, in particolare nell’ambito dell’assistenza territoriale e della prevenzione, in coerenza con la programmazione sanitaria e con le risorse disponibili. Il recente contributo della Fondazione GIMBE si inserisce nel dibattito nazionale sul Disegno di Legge per la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) e sul tema dell’autonomia differenziata.” “Si tratta di un’analisi di carattere generale, basata su dati consolidati, che non introduce nuove valutazioni specifiche sul sistema sanitario lucano. È fondamentale mantenere un rapporto trasparente con i cittadini, fondato su dati ufficiali e su una corretta contestualizzazione delle informazioni senza accedere a narrazioni rassicuranti e senza tuttavia, tendere a logiche puntualmente svilenti. L’obiettivo - conclude l’assessore - resta il miglioramento progressivo della qualità e dell’accessibilità dei servizi sanitari, attraverso un lavoro continuo e misurabile, orientato ai bisogni reali delle persone.” (ITALPRESS). ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «Stiamo rinforzando i servizi sul territorio» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ «I dati Gimbe certificano che la sanità campana non va»
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Estratto da pag. 4 di "SANNIO QUOTIDIANO" del 16 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-16T05:29:00+00:00
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tp:ocr§§ L’intervento di Errico (Forza Italia) «I dati Gimbe certificano che la sanità campana non va» La Campania è la tredicesima regione italiana per i livelli di assistenza sanitaria: è quanto emerge dai dati 2023, gli ultimi disponibili, presentati in Senato. La Regione si colloca in una fascia medio-bassa della classifica nazionale dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), i parametri che misurano la capacità delle Regioni di garantire ai cittadini le prestazioni sanitarie fondamentali. La fotografia scattata dalla Fondazione Gimbe restituisce un quadro articolato nelle tre principali aree di valutazione: prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Nel primo ambito la Campania si posiziona al sedicesimo posto su 21 con 62 punti; nell’assistenza distrettuale è tredicesima con 72 punti; mentre per l’area ospedaliera si colloca al quindicesimo posto, sempre con 72 punti. A commentare i dati sui Lea diffusi da Gimbe è il consigliere regionale di Forza Italia, Fernando Errico.
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Usl, l'anno scorso boom di concorsi "Importante cambio di passo" = Usl, boom di concorsi nel 2025 "Importante cambio di passo"
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/16/2026011601728004575.PDF
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Estratto da pag. 35 di "STAMPA AOSTA" del 16 Jan 2026
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tp:ocr§§ Usl, l’anno scorso boom di concorsi “Importante cambio di passo” L’azienda sanitaria ha bandito cinquanta gare per reclutare personale Usl, boom di concorsi nel 2025 “Importante cambio di passo” L a carenza di personale è uno dei problemi principali della sanità pubblica italiana, non fa eccezione quella valdostana. L’Usl per cercare di fare fronte all’emergenza lo scorso anno ha messo sul piatto 50 concorsi. Venti in più rispetto al 2019. «Risultati – spiega il direttore generale Massimo Uberti che rappresentano un passaggio fondamentale per il rafforzamento della nostra azienda». – PAGINA 35 AOSTA L a carenza di personale è uno dei problemi principali della sanità pubblica italiana, non fa eccezione quella valdostana. L’azienda sanitaria, però, per cercare di fare fronte all’emergenza lo scorso anno ha messo sul piatto 50 concorsi. Venti in più rispetto al 2019. «I risultati raggiunti lo scorso anno – spiega il direttore generale Massimo Uberti - sul fronte del reclutamento rappresentano un passaggio fondamentale per il rafforzamento della nostra azienda. Bandire ed espletare oltre 50 concorsi in un solo anno, con livelli di partecipazione che non si registravano da decenni, è il segno concreto di un lavoro strutturato e continuo». E aggiunge: «Restano criticità in alcune specialità, ma i segnali di miglioramento e le azioni avviate ci confermano che la direzione intrapresa è quella giusta, con l’obiettivo di garantire ai cittadini un’assistenza sanitaria di qualità e di ridurre progressivamente il precariato».Non solo l’azienda è riuscita ad aumentare molto il numero dei concorsi svolti, ma anche quello dei partecipanti, che in alcuni casi hanno visto anche 30 candidati. «L’adesione è stata particolarmente significativa, con livelli di partecipazione elevati e picchi prossimi ai 30 candidati, numeri che non si registravano da decenni», spiegano ancora dall’Usl. L’assessore regionale alla Sanità Carlo Marzi sottolinea: «I risultati conseguiti in materia di reclutamento del personale sanitario rappresentano un segnale estremamente positivo per l’intero sistema regionale. Il confronto con il periodo prepandemico evidenzia un cambio di passo importante, frutto di una programmazione condivisa e di un utilizzo efficace degli strumenti normativi disponibili. Questi sono risultati concreti e aggiornati che rendono merito ad un lavoro reale e quotidiano che fanno da contraltare al proliferare di classifiche e dati sanitari che, pur di creare disinformazione, ripropongono addirittura risultati del 2023 col solo obiettivo di cercare la cattiva notizia acchiappa attenzione». Il riferimento, non troppo velato dell’assessore, è ai dati riguardanti il 2023 diffusi da Gimbe pochi giorni fa, che mettevano la Valle d’Aosta in fondo alla classifica nazionale. La stessa sezione di controllo della Corte dei conti nella sua ultima relazione, pubblicata a fine anno, aveva evidenziato tutti gli sforzi fatti dell’azienda per ridurre le liste di attesa e per superare i problemi emersi nel sistema di valutazione Lea. — ---End text--- Author: CRISTINA PORTA Heading: Highlight: Image:L’ingresso del pronto soccorso di Aosta -tit_org- Usl, l’anno scorso boom di concorsi “Importante cambio di passo” Usl, boom di concorsi nel 2025 “Importante cambio di passo” -sec_org-
tp:writer§§ CRISTINA PORTA
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title§§ Medici di famiglia, aumenti per 300 milioni
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Estratto da pag. 7 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 16 Jan 2026
Via libera della Conferenza Stato-Regioni per il nuovo Accordo collettivo nazionale
pubDate§§ 2026-01-16T05:52:00+00:00
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tp:ocr§§ SANITÀ NOVITÀ PER 60MILA CAMICI BIANCHI DI MEDICINA GENERALE. TESTO DI LEGGE FI PER ABOLIRE L'INCOMPATIBILITÀ DEI DOTTORI Medici di famiglia, aumenti per 300 milioni Via libera della Conferenza Stato-Regioni per il nuovo Accordo collettivo nazionale lROMA. In campo 300 milioni di euro annui per gli aumenti di stipendio e novità importanti anche sul piano normativo. Con il definitivo via libera della Conferenza Stato-Regioni, entra in vigore il nuovo Accordo collettivo nazionale (Acn) 2022-24 per il rinnovo della convenzione dei 60mila medici di Medicina generale. Un «traguardo importante», secondo la categoria, e che arriva nel giorno in cui Forza Italia ha presentato un testo di legge che punta ad una maggiore flessibilità lavorativa sia per i medici di famiglia sia per gli ospedalieri eliminando il vincolo della incompatibilità. Soddisfatto il segretario generale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), Silvestro Scotti, secondo cui si tratta di «un cambio di passo importante, ma non siamo ancora al traguardo - afferma - ed entro giugno chiediamo si chiuda il nuovo accordo 2025-2027». Per gli aumenti sono stanziati 300 milioni di euro annui: gli incrementi sono variabili ma, ad esempio, per un medico di famiglia cosiddetto 'massimalistà, ovvero che ha 1.500 assistiti in carico, l'aumento medio sarà di circa 609 euro mensili lordi. In generale, spiega Scotti, «questo Acn segna un cambio di passo per la medicina generale: si recupera l’arretrato 2022-2024, compresi 150 milioni di contribuzione previdenziale riferiti al 2024 e 2025, e si apre subito il cantiere 2025-2027, così da riallineare i rinnovi al periodo di riferimento. Sul piano economico, l’Acn riconosce un incremento complessivo vicino al 6%». Sotto il profilo normativo, l’accordo «introduce correzioni mirate in attesa di una revisione organizzativa più ampia nel prossimo rinnovo». Tra le priorità, maggiore flessibilità per i medici neo-genitori e forme di supporto per i medici in formazione titolari di incarichi temporanei. Il testo, rileva Scotti, «richiama anche alla responsabilità della prescrizione di esami e visite ritenuti appropriati da parte di tutti i medici coinvolti nel percorso». L’accordo segna inoltre un passaggio ulteriore per l’integrazione dei medici nelle Case di Comunità. Tiene conto delle mutate esigenze dei cittadini e dei professionisti anche il testo di legge presentato da FI. L'obiettivo è consentire ai medici ospedalieri e convenzionati, ovvero i medici di famiglia, di scegliere se lavorare, al di fuori del proprio orario di lavoro, anche in altre strutture sanitarie - con ore aggiuntive retribuite - sia pubbliche che private convenzionate, sia ospedaliere che territoriali, ampliando così l’offerta sanitaria per i cittadini, essenziale per l’abbattimento delle liste d’attesa. Il regime di incompatibilità, previsto dalla legge del 1991, ha sottolineato Antonio Tajani in veste di leader di FI, «ha l’effetto di ridurre il numero di medici disponibili nel Ssn per far fronte alle esigenze dei cittadini. La nostra è una proposta di libertà». Per Letizia Moratti, presidente della Consulta nazionale di FI, «sono necessarie soluzioni: se anche solo il 20-25% dei medici potesse offrire sei ore in più settimanali, parliamo di milioni di prestazioni aggiuntive, con una riduzione effettiva delle liste d’attesa». [Ansa] ---End text--- Author: MANUELA CORRERA Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medici di famiglia, aumenti per 300 milioni -sec_org-
tp:writer§§ Manuela Correra
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§---§
title§§ Medicidifamiglia, aumenti da 300 milioni all'anno
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Estratto da pag. 31 di "ITALIA OGGI" del 16 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-16T05:52:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Medici di famiglia, aumenti da 300 milioni all’anno Trecento milioni di euro all’anno per garantire aumenti del 6% ai 60 mila medici di famiglia italiani. Questo il frutto dell’Accordo collettivo nazionale (Acn) 2022-2024, approvato ieri in via definitiva in Conferenza stato regioni. Oltre ai fondi, l’Acn introduce una serie di novità normative, come una maggiore flessibilità per i medici neogenitori e specifiche forme di supporto per i medici in formazione. Un’intesa accolta con favore dalla Fimmg, la Federazione italiana medici di medicina generale, che già guarda al prossimo accordo: «si tratta di un traguardo importante», le parole di Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg. «Ma non siamo ancora al traguardo ed entro giugno chiediamo si chiuda il nuovo accordo 2025-2027». In generale, spiega Scotti, «questo Acn segna un cambio di passo per la medicina generale: si recupera l’arretrato 2022-2024, compresi 150 milioni di contribuzione previdenziale riferiti al 2024 e 2025, e si apre subito il cantiere 2025-2027, così da riallineare i rinnovi al periodo di riferimento». Incompatibilità. Sempre ieri, il ministro della salute Orazio Schillaci ha aperto la strada al superamento definitivo del vincolo di esclusività e, in generale, alla revisione dei regimi di incompatibilità per i professionisti sanitari. Lo ha fatto nell’ambito della presentazione della proposta di legge avanzata da Forza Italia che punta proprio ad abolire le incompatibilità nel Ssn. L’obiettivo è inserire la misura all’interno della riforma delle professioni sanitarie, ovvero la legge delega approvata a settembre (Atto Camera 2700). «Ho ascoltato con grande interesse la proposta di legge di Forza Italia per ridurre le incompatibilità per i medici, in modo da snellire le liste d’attesa e rafforzare il Ssn, poi ovviamente andrà discussa con i quattro partiti di maggioranza», le parole del ministro. «Rivendico una maggiore flessibilità ed un maggior ruolo del ministero della salute nell’ambito contrattuale. Ad esempio, avere solo un contratto fisso di 38 ore settimanali nella sanità pubblica oggi è anacronistico, perché sono mutate le esigenze di cittadini e professionisti», ha aggiunto Schillaci. _____© Riproduzione riservata______ n ---End text--- Author: Simona D'Alessio Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medicidifamiglia, aumenti da 300 milioni all'anno -sec_org-
tp:writer§§ SIMONA D'ALESSIO
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title§§ Frecciarossa nella sanita d'urgenza
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Estratto da pag. 16 di "MF" del 16 Jan 2026
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tp:ocr§§ FRECCIAROSSA NELLA SANITÀ D’URGENZA n Nel corso del 2025 i Frecciarossa di Trenitalia (Gruppo Fs) hanno portato a termine 181 trasferimenti di materiale biologico effettuando viaggi essenziali per la filiera delle donazioni e dei trapianti di organi. L’iniziativa, avviata nel 2021 con il Centro Nazionale Trapianti, vede Trenitalia offrire a titolo gratuito la propria flotta per garantire il trasporto rapido dei campioni biologici verso i 15 laboratori di immunologia della rete nazionale; un passaggio critico per effettuare le analisi di compatibilità tra donatore e ricevente in tempi ridotti. Su base territoriale, il 2025 ha visto le Marche come principale hub di partenza, totalizzando 104 spedizioni. Al secondo posto figura il Friuli-Venezia Giulia con 32 viaggi. La rete di collegamenti ha servito attivamente anche le stazioni di Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Campania e Lazio, assicurando la copertura logistica necessaria al sistema sanitario. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Frecciarossa nella sanita d'urgenza -sec_org-
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title§§ Medici in corsia fino a 72 anni chi è già in pensione può rientrare
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Estratto da pag. 49 di "REPUBBLICA" del 16 Jan 2026
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tp:ocr§§ SANITÀ Medici in corsia fino a 72 anni chi è già in pensione può rientrare Medici in corsia fino a 72 anni chi è già in pensione può rientrare Sarà prorogata la possibilità per i medici ospedalieri di restare in servizio fino a 72 anni (e non solo fino a 70), ma con una novità. La misura, inserita dal governo nel Milleproroghe, è stata adottata anche negli ultimi due anni, ma questa volta si dà la possibilità anche a chi è già andato in pensione di rientrare a lavorare in ospedale. Tutti i partiti della maggioranza spingono per l’approvazione dell’emendamento. Il decreto è in discussione in commissione alla Camera e il termine per gli emendamenti è previsto per il 22 gennaio. La norma, annunciata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, servirebbe a rispondere all’emergenza organici del sistema sanitario nazionale, anche se i sindacati degli ospedalieri la contestano. A partire dall’Anaao, la sigla più rappresentativa: «Chiediamo che chi resta non possa ricoprire ruoli apicali», dice il segretario Pierino Di Silverio. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medici in corsia fino a 72 anni chi è già in pensione può rientrare -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Meno risorse, più urgenze Ra? orzare la sanità insieme Grande s? da per Italia e Ue
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/16/2026011603141706376.PDF
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Estratto da pag. 11 di "RIFORMISTA" del 16 Jan 2026
Al Senato il dibattito sul futuro dei sistemi sanitari, sempre più oppressi da invecchiamento, patologie croniche, fragilità sociali e divari territoriali Necessari nuovi investimenti per un sistema integrato anche in Europa
pubDate§§ 2026-01-16T05:52:00+00:00
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tp:ocr§§ Meno risorse, più urgenze Rafforzare la sanità insieme Grande sfida per Italia e Ue Al Senato il dibattito sul futuro dei sistemi sanitari, sempre più oppressi da invecchiamento, patologie croniche, fragilità sociali e divari territoriali Necessari nuovi investimenti per un sistema integrato anche in Europa L a salute come infrastruttura economica e sociale, non più come politica settoriale. È questo il cambio di prospettiva che emerge dal confronto avviato al Senato sul futuro dei sistemi sanitari su iniziativa di Francesco Zaffini, presidente della Commissione Affari sociali di Palazzo Madama. Un’impostazione che sposta il baricentro del dibattito pubblico: la sanità non come capitolo di spesa da contenere, ma come investimento strategico che incide su crescita, produttività e coesione sociale. Il punto di partenza è una constatazione condivisa: i sistemi sanitari europei sono entrati in una fase strutturalmente nuova. Invecchiamento della popolazione, aumento delle patologie croniche, diffusione dei disturbi di salute mentale e nuove vulnerabilità sociali stanno ridisegnando la domanda di salute. A fronte di bisogni più complessi e continuativi, le risorse finanziarie e professionali restano limitate, imponendo scelte politiche non più rinviabili. In questo scenario, il ruolo dei Parlamenti diventa centrale, perché le decisioni riguardano l’assetto complessivo dei sistemi di welfare. Sul versante nazionale, il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha indicato il nodo politico da sciogliere: il Servizio sanitario nazionale resta un modello universalistico solido e riconosciuto, ma dopo oltre quarant’anni necessita di una modernizzazione profonda per restare aderente ai bisogni dei cittadini. La priorità non è difendere assetti organizzativi consolidati, ma superare la frammentazione che separa medicina generale, sanità territoriale e ospedale. Solo un sistema realmente integrato può reggere le trasformazioni demografiche e valorizzare innovazione tecnologica, dati sanitari e intelligenza artificiale in una prospettiva di medicina più predittiva e personalizzata. Questa visione si intreccia con un tema decisivo per la sostenibilità futura: la prevenzione. Dal confronto è emersa l’idea che prevenire non significhi soltanto anticipare la diagnosi, ma ripensare il ciclo delle politiche sanitarie, spostando risorse dalla gestione dell’emergenza alla riduzione dei rischi lungo tutto l’arco della vita. Investire in prevenzione produce ritorni sanitari, sociali ed economici nel medio-lungo periodo, riducendo la pressione sugli ospedali e contenendo i costi delle cronicità. Per essere efficace, però, la prevenzione deve diventare un asse strutturale e misurabile delle politiche pubbliche. Il quadro europeo rafforza questa urgenza. Il direttore regionale dell’OMS Europa Hans Henri Kluge ha sottolineato come le sfide sanitarie del continente siano ormai comuni e interconnesse. Malattie non trasmissibili, salute mentale, invecchiamento e nuove fragilità sociali si sviluppano in un contesto di risorse limitate, rendendo necessarie risposte coordinate. Evidenze scientifiche e innovazione producono effetti concreti solo quando si traducono in decisioni politiche, priorità di bilancio e responsabilità istituzionale. In questo senso, la collaborazione con i Parlamenti è decisiva. Un altro nodo emerso riguarda l’equità. Le disuguaglianze territoriali e sociali si riflettono sempre più direttamente sull’accesso alle cure, mettendo in discussione il carattere universalistico dei sistemi sanitari. Il rischio è che la salute diventi una variabile dipendente dal luogo di residenza o dalla capacità individuale di orientarsi tra servizi differenti. Rafforzare la sanità territoriale e l’integrazione tra servizi sanitari e sociali non è solo una scelta organizzativa, ma una decisione che incide sulla coesione sociale e sulla tenuta democratica. In questo quadro, la medicina di prossimità emerge come snodo strategico: il primo presidio del sistema, capace di intercettare precocemente i bisogni di salute e ridurre il ricorso i
mproprio all’ospedale. La sfida non è moltiplicare strutture, ma costruire modelli organizzativi stabili e adattabili ai diversi contesti territoriali. Il messaggio che emerge dal confronto è netto: la salute non può più essere trattata come una politica settoriale né come una voce di spesa da comprimere. È una componente essenziale della crescita economica e della stabilità sociale. Per questo, la responsabilità dei Parlamenti diventa strategica: trasformare dati e indirizzi europei in politiche di lungo periodo, capaci di guardare oltre l’emergenza e oltre il ciclo elettorale. È su questo terreno, tra Italia ed Europa, che si gioca il futuro dei sistemi sanitari. ---End text--- Author: Anita Iliadoro Heading: Highlight: Image:Nella foto Francesco Zaffini. Immagine di Simone Zivillica -tit_org- Meno risorse, più urgenze Ra? orzare la sanità insieme Grande s? da per Italia e Ue -sec_org-
tp:writer§§ Anita Iliadoro
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title§§ Medici di famiglia, al via aumenti medi del 6%
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/16/2026011603141806373.PDF
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Estratto da pag. 17 di "SOLE 24 ORE" del 16 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-16T05:52:00+00:00
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tp:ocr§§ ok delle regioni all’accordo Medici di famiglia, al via aumenti medi del 6% I 37mila medici di famiglia e gli altri 24mila colleghi del territorio (come le guardie mediche) incassano gli aumenti – in media del 6% – dal nuovo accordo collettivo nazionale che ieri ha conquistato il via libera definitivo della Conferenza Stato regioni. Per l’Acn del triennio 2022-2024 sono stanziati 300 milioni di euro annui con incrementi variabili: ad esempio un medico di famiglia con 1.500 assistiti avrà un aumento medio di circa 609 euro mensili lordi. Nell’accordo ci sono anche alcune novità normative come una maggiore flessibilità per i medici neo-genitori e forme di supporto per i medici in formazione titolari di incarichi temporanei. Passi in avanti anche per l’integrazione dei medici di famiglia nelle nuove Case di comunità finanziate dal Pnrr, anche se su questo fronte sarà il prossimo Acn (2025-2027) a provare a fare la differenza. La categoria, che si dice soddisfatta del via libera di ieri, invoca una accelerazione sulla prossima tornata: «Entro giugno chiediamo si chiuda il nuovo accordo 2025-2027», spiega il segretario Fimmg Silvestro Scotti. «Siamo già al lavoro sugli aspetti di maggiore complessità» assicura Marco Alparone, Presidente Comitato di settore Regioni-Sanità. Intanto sempre ieri Forza Italia – con la benedizione del ministro della Salute Orazio Schillaci – ha presentato un testo di legge che punta ad una maggiore flessibilità lavorativa per medici di famiglia e ospedalieri, eliminando il vincolo della incompatibilità per consentirgli di scegliere se lavorare, al di fuori dell’orario di lavoro, anche in altre strutture – con ore aggiuntive retribuite – sia pubbliche che private convenzionate, sia ospedaliere che territoriali, ampliando così l’offerta per i cittadini per l’abbattimento delle liste d'attesa. Il regime di incompatibilità ha sottolineato Antonio Tajani in veste di leader di FI, «ha l’effetto di ridurre il numero di medici disponibili nel Ssn per far fronte alle esigenze dei cittadini». Spunta infine l’idea di prorogare per tutto il 2026 la norma che consente a medici e dirigenti sanitari di restare in servizio fino a 72 anni: su questo è atteso un emendamento del Governo al Milleproroghe all’esame della Camera. —Marzio Bartoloni © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medici di famiglia, al via aumenti medi del 6% -sec_org-
tp:writer§§ Marzio Bartoloni
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