title§§ Gimbe: asl ko sui lea
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Estratto da pag. 19 di "ALTO ADIGE" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T07:02:00+00:00
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tp:ocr§§ GIMBE: ASL KO SUI LEA G In Alto Adige, nel 2023 a fronte di un punteggio medio nazionale di 226 punti, il totale degli adempimenti ai Livelli essenziali di assistenza (Lea) è di 202. In Trentino il punteggio è di 278. Lo dice l'analisi della Fondazione Gimbe. Bolzano (14/a in classifica, mentre Trento è 4/a) viene considerata inadempiente secondo il Nuovo sistema di garanzia (Nsg) e ha registrato 58 punti per l'area Prevenzione, ovvero 40 punti in meno rispetto a Trento (98 punti) e al Veneto che sono in prima posizione. L'Alto Adige ha 82 punti per l'area Distrettuale (il Trentino ne ha 83) e 62 punti per l'area Ospedaliera (Trento 97 punti). ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Gimbe: asl ko sui lea -sec_org-
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title§§ Sistema Sanitario Nazionale, un diritto per tutti? Gli informatori scientifici credono nel rilancio contro "derive" e "spinte" improprie
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Estratto da pag. 8 di "ATTACCO" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T07:40:00+00:00
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tp:ocr§§ Sistema Sanitario Nazionale, un diritto per tutti? Gli informatori scientifici credono nel rilancio contro “derive” e “spinte” improprie I l Sistema Sanitario Nazionale come pilastro fondamentale della democrazia, della coesione sociale e del diritto alla salute: questi i temi al centro dell’incontro programma sabato dalle ore 9.00 alle 12.30, nell’Aula dell’Ordine dei Medici di Foggia, dal titolo: “Sistema Sanitario Nazionale: un diritto per tutti?” L’iniziativa, promossa dall’AIISF-Associazione Italiana Informatori Scientifici del Farmaco, sezione di Foggia, in collaborazione con l’Ordine dei Medici e con il patrocinio delle istituzioni locali, rappresenta un momento di riflessione e approfondimento sul presente e sul futuro del Sistema Sanitario Nazionale, tra criticità, opportunità e prospettive di rilancio. Il SSN - “Servizio sanitario nazionale”, con decorrenza dal 1º luglio 1980, è stato istituito con il governo Andreotti IV. Il principio guida del SSN sarebbe stato, nelle intenzioni dei suoi costitutori, quello della sanità come bene universalmente fruibile. “La legge estese l'opera di diffusione della sanità come bene pubblico essenziale e affermò il finanziamento del SSN attraverso l'istituzione di un Fondo Sanitario Nazionale (FSN), il cui ammontare è determinato annualmente dal governo italiano”. Oggi, invece, come l’Attacco sta anticipando alcuni contenuti dell’incontro promosso dall’AIIS, c’è chi sta spingendo per una sanità privata o legata alle polizze assicurative, derive che acuirebbero il divario tra “chi può” e “chi non può”. Ad aprire i lavoSigla a ri sarà Cosimo Grossano, presidente AIISF seS zione di Foggia; seguif ranno i saluti della Sindat ca di Foggia, Maria Aida dei Ga Episcopo, e del DirettoOsped re Generale ASL Foggia, ziato co Antonio Nigri. Il cuore Resilie dell’incontro sarà dedidi 2,2 m cato alle relazioni di auto(OdC) revoli esponenti del moncomple do sanitario, tra cui: il proconces fessor Nino Cartabellotza alcu ta, presidente della Fontura sa dazione GIMBE, con l’india tra d tervento: “Rilanciare il nella re Sistema Sanitario Naziosanità nale: diritti, democrazia e finanzi coesione sociale”; Pierpresa e luigi De Paolis, presidenReti di te dell’Ordine dei Medici l’assist di Foggia, che affronterà M6C1. il tema: “Sistema Sanitataria in rio Territoriale: criticità ed to comp opportunità”; Antonio 1.630.4 Mazzarella, presidente ria. L’O Nazionale AIISF, con un di 20 po focus su: “Il ruolo dell’Inpo un e formatore Scientifico nel zazion Sistema Sanitario Naziosarie a nale”. Elemento di rilievo mierist dell’evento sarà la partegabile a cipazione delle classi dei I lavori Licei Scientifici “Alesentro 1 sandro Volta” e “Gugliel7 Ospe mo Marconi” di Foggia, nità per coinvolte attivamente in ni di eu un percorso di educazioto. ne civica e di orientaVo L’O sor 500 A mento sui temi della salute pubblica. La presenza degli studenti testimonia la volontà degli organizzatori di aprire il dibattito alle nuove generazioni, stimolando una riflessione consapevole sul valore universale del diritto alla salute e sul ruolo che i futuri cittadini avranno nella tutela e nel miglioramento del Servizio Sanitario Nazionale. “L’incontro si propone così come un’occasione di dialogo intergenerazionale, capace di mettere in relazione istituzioni, professionisti sanitari e mondo della scuola, rafforzando la cultura della prevenzione, della responsabilità e della partecipazione civica” ha detto Grazioso Piccaluga, Past President AIISF Foggia. Il convegno nasce perché: “Noi Informatori scientifici, viviamo il SSN a tutto tondo rispetto a tutti gli altri operatori, nel senso che noi viviamo la realtà del medico di famiglia, della sala d’attesa del medico di famiglia, quella degli specialisti territoriali, dei reparti ospedalieri e delle case di cura, ecc. – ha esordito a l’Attacco, il presidente Grossano -. Quindi come informatori abbiamo sentito proprio l’esigenza di creare uno spazio di dibattito e informazione che ponesse al centro il nostro SSN “copiato” e apprezzato da tanti Paesi esteri. È un
periodo in cui si ha la percezione che ci siano delle derive, che ne antepongo come diritto per tutti alla salute, come la spinta verso il privato e le assicurazioni”: Le conclusioni di Grossano: “Indipendentemente dal colore della pelle, dal reddito, dalla religione, se una persona qualunque ha bisogno di cure in nostro SSN glie le garantisce come diritto alla salute. Certamente il cuore dell’incontro, sarà la relazione del professor Cartabellotta, proprio su questo tema, sul rilancio del SSN, diritti, democrazia e coesione sociale. Significativo anche l’intervento del dottor De Paolis sulle criticità e le grandi opportunità del SSN. Ci sono da tenere i riflettori accesi, sulle potenziali derive, come una di quelle che la Nord, con 2000 Euro puoi accedere in Pronto soccorso “privato” e fare tutti gli esami del caso”. ---End text--- Author: Beniamino Pascale Heading: Highlight: Image:Nino Cartabellotta -tit_org- Sistema Sanitario Nazionale, un diritto per tutti? Gli informatori scientifici credono nel rilancio contro “derive” e “spinte” improprie -sec_org-
tp:writer§§ Beniamino Pascale
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title§§ Gimbe: la sanità avrà più diseguaglianze
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Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T02:00:00+00:00
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tp:ocr§§ Gimbe: la sanità avrà più diseguaglianze L’AUDIZIONE AL SENATO «U na scorciatoia che renderebbe giuridicamente accettabili le diseguaglianze regionali nell’esigibilità del diritto alla tutela della salute». Così il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, definisce l'equiparazione, voluta dal Governo, tra i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e i Livelli essenziali di assistenza (Lea), nel corso dell'audizione tenuta ieri nella commissione Affari costituzionali del Senato. La misura, secondo il presidente di Gimbe, «ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata, destinata ancor più ad essere un moltiplicatore di diseguaglianze». I Livelli essenziali delle prestazioni identificano le prestazioni e i servizi che lo Stato deve garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale: dai servizi sociali all'istruzione, fino alla tutela della salute. I Livelli essenziali di assistenza sono, invece, le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini. I primi rappresentano il vincolo costituzionale, mentre i secondi costituiscono lo strumento, precisa Gimbe. Al momento la capacità di garantire i Lea sul territorio nazionale è molto difforme. Il monitoraggio del ministero della Salute mostra che 8 Regioni non garantiscono i Lea, non raggiungendo la soglia minima di 60 punti su 100, in almeno una delle tre macro-aree: prevenzione, distrettuale e ospedaliera. Inoltre, sommando i punteggi delle tre macro-aree, le differenze tra le Regioni diventano più evidenti: si va da un punteggio superiore ai 280 punti su 300 di Veneto e Toscana a punteggi inferiori a 200 punti in molte regioni, specie quelle meridionali. L'equiparazione tra Lep e Lea potrebbe aggravare il fenomeno, denuncia la Fondazione Gimbe, che sottolinea un altro nodo: quello del finanziamento. «Per finanziare i Lep sanitari – spiega Cartabellotta – le risorse pubbliche dovrebbero coprire i costi necessari per garantirli in modo uniforme su tutto il territorio nazionale». Tuttavia, oggi nessuno è in grado di quantificare il costo necessario per assicurare in tutto il Paese, ad esempio, pronto soccorso non affollati o tempi di attesa ragionevoli. «Allora, vista l’impossibilità di finanziare i costi effettivi dei Lep sanitari con l'attuale disponibilità di risorse, l’esecutivo rinuncia a definirli e imbocca la scorciatoia di equipararli ai Lea, con il solo scopo di accelerare l’autonomia differenziata», conclude Cartabellotta. ---End text--- Author: Redazione Heading: L’AUDIZIONE AL SENATO Highlight: Cartabellotta: equiparare Livelli essenziali delle prestazioni e Livelli essenziali di assistenza accelera l’autonomia differenza Image: -tit_org- Gimbe: la sanità avrà più diseguaglianze -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Lea, la Campania solo tredicesima
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Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DEL MEZZOGIORNO NAPOLI E CAMPANIA" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T05:28:00+00:00
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tp:ocr§§ Lea, la Campania solo tredicesima La Fondazione Gimbe L a Campania, pur essendo una Regione «adempiente secondo il nuovo sistema di garanzia» (in Italia otto non lo sono), si trova in una posizione medio bassa (13esima su 21) nella graduatoria relativa agli adempimenti Lea (livelli essenziali di assistenza). I dati, risalenti al 2023, sono stati forniti dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, in audizione presso la commissione Affari costituzionali del Senato per l’esame del disegno di legge delega per la determinazione dei Lep (livelli essenziali delle prestazioni). «I Lep non coincidono con i Lea — afferma Cartabellotta (nella foto) — né sul piano normativo né su quello sostanziale. La scelta del Governo di equipararli, forzando l’interpretazione di una sentenza della Consulta, ha l’obiettivo di accelerare l’autonomia differenziata, destinata ancor più ad essere un moltiplicatore di diseguaglianze». Stando ai dati in possesso di Gimbe, la Campania presenta un punteggio totale degli adempimenti ai livelli essenziali di assistenza pari a 206 (la media nazionale è di 226, ben distante dalle prime: Veneto che è a 288, Toscana a 286 ed Emilia Romagna a 278) ma è avanti tra le altre a provincia autonoma di Bolzano (202), Molise (193) e Sardegna (192). Inoltre, la Campania registra 62 punti per l’area della prevenzione (collocandosi al 16° posto, 36 punti in meno rispetto alle prime: Trento e Veneto); 72 punti per l’area distrettuale (13esima, 24 in meno rispetto al Veneto in prima posizione) e 72 punti per l’area ospedaliera (15esima, 25 punti in meno della prima, Trento). ---End text--- Author: Redazione Heading: La Fondazione Gimbe Highlight: Image: -tit_org- Lea, la Campania solo tredicesima -sec_org-
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§---§
title§§ Livelli essenziali d'assistenza Veneto primo nell'attuazione
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Estratto da pag. 9 di "CORRIERE DELLE ALPI" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T05:52:00+00:00
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tp:ocr§§ il rapporto della fondazione gimbe, con critiche però sull’autonomia differenziata Livelli essenziali d’assistenza Veneto primo nell’attuazione Federico Murzio / VENEZIA Come misurare il livello della sanità in Veneto? Ciò che appare molto più di un indizio arriva da Roma, dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato e dall’audizione di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che di sanità si occupa a pieno titolo. Stando al monitoraggio della Fondazione nel 2023, ultimo anno disponibile, a fronte di un punteggio medio nazionale di 226 punti, il punteggio totale degli adempimenti della Regione Veneto ai Livelli essenziali di assistenza (Lea) è di 288 (primo posto). La Regione, adempiente secondo il Nuovo Sistema di Garanzia (Nsg), ha registrato alti punteggi nelle tre aree monitorate. Ossia prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera. Quindi: 98 punti per l’area della prevenzione classificandosi in prima posizione insieme alla Provincia Autonoma di Trento; 96 punti per l’area distrettuale classificandosi in prima posizione; 94 punti per l’area ospedaliera ovvero 3 punti in meno rispetto alla Provincia Autonoma di Trento che è in prima posizione. Insomma, il Veneto spicca. I Lea sono uno dei parametri significativi di valutazione. Sono, in sintesi, l’insieme di prestazioni e servizi che il Servizio Sanitario Nazionale deve garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o con il pagamento di un ticket, per assicurare il diritto alla salute. Il rovescio della medaglia, che tocca “politicamente” il Veneto pur non citandolo, sono le parole dello stesso Cartabellotta. « La scelta del Governo di equipare Lea e Lep (Livelli essenziali delle prestazioni), forzando l’interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale, ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata». Quindi «I Lep sanitari devono essere definiti al pari di tutte le altre materie per non cristallizzare per legge differenze regionali, indebolire ulteriormente il Mezzogiorno e gravare sulle regioni del Nord con un eccesso di mobilità sanitaria». I Lep, infatti, sono l’insieme delle prestazioni e dei servizi che lo Stato deve garantire per assicurare i diritti civili e sociali fondamentali delle persone indipendentemente dalla regione. — ---End text--- Author: Federico Murzio Heading: Highlight: Image:La media punti nazionale si ferma a 226, il Veneto raggiunge i 288 -tit_org- Livelli essenziali d’assistenza Veneto primo nell’attuazione -sec_org-
tp:writer§§ Federico Murzio
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§---§
title§§ Sanità toscana seconda in Italia = La sanità toscana seconda in Italia E sulla prevenzione si può crescere
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/15/2026011501803105179.PDF
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Estratto da pag. 4 di "CORRIERE DI AREZZO" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T04:36:00+00:00
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tp:ocr§§ Solo il Veneto ottiene voti migliori Sanità toscana seconda in Italia Nel monitoraggio ufficiale del ministero della Salute soltanto il Veneto ottiene valutazioni migliori La sanità toscana seconda in Italia E sulla prevenzione si può crescere AREZZO Solo la sanità del Veneto è migliore di quella Toscana. E’ quanto emerge dal monitoraggio del ministero della Salute. Ma la Fondazione Gimbe lancia l’allarme, ecco perché in futuro la situazione potrebbe diventare più complessa. a pagina 2 Giuseppe Silvestri AREZZO La Toscana può vantare una delle migliori sanità italiane. La regione si conferma tra le colonne portanti nazionali. I dati ufficiali del monitoraggio del Ministero della Salute, elaborati attraverso gli indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (Nsg) e rilanciati dalla Fondazione Gimbe, collocano la Regione al secondo posto assoluto in Italia per adempimento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), immediatamente alle spalle del Veneto e davanti all’Emilia-Romagna. Un risultato di particolare rilievo nel quadro nazionale, segnato da profonde disuguaglianze territoriali e da un acceso dibattito politico e istituzionale sul futuro del Servizio sanitario nazionale. Con un punteggio complessivo di 286 su 300, la Toscana rientra nel gruppo ristrettissimo delle Regioni che superano quota 280, distanziando nettamente la media nazionale, ferma a 226 punti. Un dato che fotografa un sistema sanitario complessivamente solido e performante, soprattutto se confrontato con le difficoltà persistenti di ampie aree del Paese, in particolare nel Mezzogiorno, dove diverse Regioni non raggiungono nemmeno i 200 punti complessivi e risultano non adempienti. Soltanto due punti distanziano la Toscana dalla vetta in cui ancora una volta si conferma il Veneto. Entrando nel dettaglio delle tre macro-aree che compongono il monitoraggio, la Toscana mostra un profilo equilibrato e competitivo. Nell’area della prevenzione, dove i margini di miglioramento sono i più ampi, si colloca al quarto posto nazionale con 95 punti, confermandosi tra le realtà più avanzate per vaccinazioni, screening e sanità pubblica, anche se si potrebbe fare meglio. Davanti ci sono Veneto, Provincia autonoma di Trento ed Emilia-Romagna, mentre la Lombardia ottiene lo stesso punteggio. È però nell’assistenza territoriale e in quella ospedaliera che la Regione esprime al meglio la propria capacità organizzativa: nell’area distrettuale la Toscana è seconda in Italia con 95 punti, superata solo dal Veneto, mentre nella voce ospedaliera conquista ancora il secondo posto con 96 punti, alle spalle della Provincia autonoma di Trento. Si tratta di risultati che assumono un significato ancora più profondo se letti nel contesto generale tracciato dalla Fondazione Gimbe, che proprio su questi dati ha costruito una dura riflessione sul tema dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e sul rischio che l’attuazione dell’autonomia differenziata finisca per amplificare le diseguaglianze sanitarie. “I Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) non coincidono con i Livelli essenziali di assistenza (Lea), né sul piano normativo né su quello sostanziale”, sostiene il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, intervenendo in audizione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato. Secondo Cartabellotta, la scelta del Governo di equiparare Lep e Lea, forzando l’interpretazione di una recente sentenza della Corte costituzionale, avrebbe l’obiettivo di accelerare l’autonomia differenziata, con il rischio concreto di cristallizzare per legge divari regionali già oggi considerati inaccettabili. La Fondazione Gimbe ribadisce che il monitoraggio dei Lea restituisce un Paese spaccato. Nel 2023 (anno a cui si riferiscono i dati presi in esame) otto Regioni risultano non adempienti, non raggiungendo la soglia minima di 60 punti in almeno una delle tre macro-aree. I divari sono evidenti non solo nei punteggi complessivi, ma anche all’interno delle singole aree, dove lo scarto tra le Regioni più virtuose e quelle in maggiore difficoltà supera spesso i 40
punti, con criticità particolarmente accentuate nella prevenzione e nell’assistenza territoriale. In questo scenario, la Toscana rappresenta e continua a rappresentare uno dei modelli di riferimento, dimostrando che livelli elevati di adempimento sono possibili anche all’interno di un sistema nazionale sottofinanziato. Proprio il tema delle risorse è al centro delle preoccupazioni sollevate dalla Fondazione Gimbe. I Lep, previsti dall’articolo 117 della Costituzione, dovrebbero definire la soglia minima di prestazioni necessarie a garantire in modo uniforme i diritti civili e sociali fondamentali, inclusa la tutela della salute. I Lea, invece, sono lo strumento operativo attraverso cui questi diritti vengono resi concreti. Equipararli, secondo il presidente Cartabellotta, significa confondere il fine con il mezzo e, soprattutto, proclamare diritti senza assicurare le risorse necessarie per renderli realmente esigibili. Il rischio, avverte la Fondazione Gimbe, è che senza una definizione e un finanziamento adeguato dei Lep sanitari, l’autonomia differenziata finisca per legittimare giuridicamente le diseguaglianze esistenti. Un paradosso che potrebbe avere effetti boomerang anche per le Regioni più forti, come la Toscana, già oggi meta di un’intensa mobilità sanitaria. Se i divari territoriali dovessero accentuarsi ulteriormente, l’aumento dei flussi di pazienti da altre aree del Paese potrebbe mettere sotto pressione anche i sistemi più efficienti, creando evidenti problemi. In questo quadro complesso, i numeri della Toscana assumono un valore che va oltre la semplice classifica. Raccontano la capacità di una Regione di investire in prevenzione, di costruire una rete territoriale solida e di mantenere elevati standard ospedalieri, pur in un contesto nazionale segnato da carenze strutturali. Ma indicano anche una responsabilità: quella di difendere un Servizio sanitario nazionale fondato sull’universalità e sull’uguaglianza dei diritti, evitando che le eccellenze territoriali diventino isole circondate da sistemi sempre più fragili. La sfida dei prossimi anni sarà dunque duplice. Da un lato consolidare e migliorare ulteriormente le performance, dall’altro partecipare attivamente a un confronto nazionale che tenga insieme autonomia e solidarietà. Perché, come ricordano i dati del Nsg, la qualità della sanità non può essere un privilegio geografico, ma deve restare un diritto garantito a tutti, da Nord a Sud del Paese. In questo quadro si inserisce un altro aspetto che dovrà essere affrontato in questa secondo mandato del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani: l'addizionale regionale Irpef. Negli ultimi anni la Regione Toscana, pur di non abbassare i livelli della sanità e dell'assistenza ai cittadini, ha alzato l'addizionale per far quadrare i conti e non ritrovarsi con un "buco" economico, come altre regioni. Una scelta condivisibile dal punto di vista etico e morale, ma che ovviamente ha pesato sulle tasche dei cittadini. La nuova sfida che la Regione deve affrontare, è cercare di limare ulteriormente i costi e affinare le sinergie, senza andare a intaccare i livelli qualitativi della prevenzione e delle prestazioni. Il tutto cercando di erodere ulteriormente le evidenti differenze da un punto di vista geografico regionale. ---End text--- Author: Giuseppe Silvestri Heading: Highlight: Image:Governatore Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana -tit_org- Sanità toscana seconda in Italia La sanità toscana seconda in Italia E sulla prevenzione si può crescere -sec_org-
tp:writer§§ Giuseppe Silvestri
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title§§ Sanità toscana seconda in Italia = La sanità toscana seconda in Italia E sulla prevenzione si può crescere
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Estratto da pag. 2 di "CORRIERE DI SIENA" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T04:59:00+00:00
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tp:ocr§§ Solo il Veneto ottiene voti migliori Sanità toscana seconda in Italia Nel monitoraggio ufficiale del ministero della Salute soltanto il Veneto ottiene valutazioni migliori La sanità toscana seconda in Italia E sulla prevenzione si può crescere AREZZO Solo la sanità del Veneto è migliore di quella Toscana. E’ quanto emerge dal monitoraggio del ministero della Salute. Ma la Fondazione Gimbe lancia l’allarme, ecco perché in futuro la situazione potrebbe diventare più complessa. a pagina 2 Giuseppe Silvestri AREZZO La Toscana può vantare una delle migliori sanità italiane. La regione si conferma tra le colonne portanti nazionali. I dati ufficiali del monitoraggio del Ministero della Salute, elaborati attraverso gli indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (Nsg) e rilanciati dalla Fondazione Gimbe, collocano la Regione al secondo posto assoluto in Italia per adempimento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), immediatamente alle spalle del Veneto e davanti all’Emilia-Romagna. Un risultato di particolare rilievo nel quadro nazionale, segnato da profonde disuguaglianze territoriali e da un acceso dibattito politico e istituzionale sul futuro del Servizio sanitario nazionale. Con un punteggio complessivo di 286 su 300, la Toscana rientra nel gruppo ristrettissimo delle Regioni che superano quota 280, distanziando nettamente la media nazionale, ferma a 226 punti. Un dato che fotografa un sistema sanitario complessivamente solido e performante, soprattutto se confrontato con le difficoltà persistenti di ampie aree del Paese, in particolare nel Mezzogiorno, dove diverse Regioni non raggiungono nemmeno i 200 punti complessivi e risultano non adempienti. Soltanto due punti distanziano la Toscana dalla vetta in cui ancora una volta si conferma il Veneto. Entrando nel dettaglio delle tre macro-aree che compongono il monitoraggio, la Toscana mostra un profilo equilibrato e competitivo. Nell’area della prevenzione, dove i margini di miglioramento sono i più ampi, si colloca al quarto posto nazionale con 95 punti, confermandosi tra le realtà più avanzate per vaccinazioni, screening e sanità pubblica, anche se si potrebbe fare meglio. Davanti ci sono Veneto, Provincia autonoma di Trento ed Emilia-Romagna, mentre la Lombardia ottiene lo stesso punteggio. È però nell’assistenza territoriale e in quella ospedaliera che la Regione esprime al meglio la propria capacità organizzativa: nell’area distrettuale la Toscana è seconda in Italia con 95 punti, superata solo dal Veneto, mentre nella voce ospedaliera conquista ancora il secondo posto con 96 punti, alle spalle della Provincia autonoma di Trento. Si tratta di risultati che assumono un significato ancora più profondo se letti nel contesto generale tracciato dalla Fondazione Gimbe, che proprio su questi dati ha costruito una dura riflessione sul tema dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e sul rischio che l’attuazione dell’autonomia differenziata finisca per amplificare le diseguaglianze sanitarie. “I Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) non coincidono con i Livelli essenziali di assistenza (Lea), né sul piano normativo né su quello sostanziale”, sostiene il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, intervenendo in audizione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato. Secondo Cartabellotta, la scelta del Governo di equiparare Lep e Lea, forzando l’interpretazione di una recente sentenza della Corte costituzionale, avrebbe l’obiettivo di accelerare l’autonomia differenziata, con il rischio concreto di cristallizzare per legge divari regionali già oggi considerati inaccettabili. La Fondazione Gimbe ribadisce che il monitoraggio dei Lea restituisce un Paese spaccato. Nel 2023 (anno a cui si riferiscono i dati presi in esame) otto Regioni risultano non adempienti, non raggiungendo la soglia minima di 60 punti in almeno una delle tre macro-aree. I divari sono evidenti non solo nei punteggi complessivi, ma anche all’interno delle singole aree, dove lo scarto tra le Regioni più virtuose e quelle in maggiore difficoltà supera spesso i 40
punti, con criticità particolarmente accentuate nella prevenzione e nell’assistenza territoriale. In questo scenario, la Toscana rappresenta e continua a rappresentare uno dei modelli di riferimento, dimostrando che livelli elevati di adempimento sono possibili anche all’interno di un sistema nazionale sottofinanziato. Proprio il tema delle risorse è al centro delle preoccupazioni sollevate dalla Fondazione Gimbe. I Lep, previsti dall’articolo 117 della Costituzione, dovrebbero definire la soglia minima di prestazioni necessarie a garantire in modo uniforme i diritti civili e sociali fondamentali, inclusa la tutela della salute. I Lea, invece, sono lo strumento operativo attraverso cui questi diritti vengono resi concreti. Equipararli, secondo il presidente Cartabellotta, significa confondere il fine con il mezzo e, soprattutto, proclamare diritti senza assicurare le risorse necessarie per renderli realmente esigibili. Il rischio, avverte la Fondazione Gimbe, è che senza una definizione e un finanziamento adeguato dei Lep sanitari, l’autonomia differenziata finisca per legittimare giuridicamente le diseguaglianze esistenti. Un paradosso che potrebbe avere effetti boomerang anche per le Regioni più forti, come la Toscana, già oggi meta di un’intensa mobilità sanitaria. Se i divari territoriali dovessero accentuarsi ulteriormente, l’aumento dei flussi di pazienti da altre aree del Paese potrebbe mettere sotto pressione anche i sistemi più efficienti, creando evidenti problemi. In questo quadro complesso, i numeri della Toscana assumono un valore che va oltre la semplice classifica. Raccontano la capacità di una Regione di investire in prevenzione, di costruire una rete territoriale solida e di mantenere elevati standard ospedalieri, pur in un contesto nazionale segnato da carenze strutturali. Ma indicano anche una responsabilità: quella di difendere un Servizio sanitario nazionale fondato sull’universalità e sull’uguaglianza dei diritti, evitando che le eccellenze territoriali diventino isole circondate da sistemi sempre più fragili. La sfida dei prossimi anni sarà dunque duplice. Da un lato consolidare e migliorare ulteriormente le performance, dall’altro partecipare attivamente a un confronto nazionale che tenga insieme autonomia e solidarietà. Perché, come ricordano i dati del Nsg, la qualità della sanità non può essere un privilegio geografico, ma deve restare un diritto garantito a tutti, da Nord a Sud del Paese. In questo quadro si inserisce un altro aspetto che dovrà essere affrontato in questa secondo mandato del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani: l'addizionale regionale Irpef. Negli ultimi anni la Regione Toscana, pur di non abbassare i livelli della sanità e dell'assistenza ai cittadini, ha alzato l'addizionale per far quadrare i conti e non ritrovarsi con un "buco" economico, come altre regioni. Una scelta condivisibile dal punto di vista etico e morale, ma che ovviamente ha pesato sulle tasche dei cittadini. La nuova sfida che la Regione deve affrontare, è cercare di limare ulteriormente i costi e affinare le sinergie, senza andare a intaccare i livelli qualitativi della prevenzione e delle prestazioni. Il tutto cercando di erodere ulteriormente le evidenti differenze da un punto di vista geografico regionale. ---End text--- Author: Giuseppe Silvestri Heading: Highlight: Image:Governatore Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana -tit_org- Sanità toscana seconda in Italia La sanità toscana seconda in Italia E sulla prevenzione si può crescere -sec_org-
tp:writer§§ Giuseppe Silvestri
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title§§ Livelli essenziali di assistenza, Sicilia penultima
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Estratto da pag. 15 di "GAZZETTA DEL SUD" del 15 Jan 2026
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tp:ocr§§ Livelli essenziali di assistenza, Sicilia penultima L’analisi della Fondazione Gimbe sui dati del 2023 La Uil: inadempienza cronica PALERMO L’analisi della Fondazione Gimbe sul disegno di legge per la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) nella sanità, vede la Sicilia (secondo l’ultimo dato disponibile che risale al 2023) con un punteggio di 173 nel Livelli essenziali di assistenza (Lea), a fronte di un punteggio medio nazionale di 226. La Sicilia si trova al penultimo posto, davanti alla Valle d’Aosta. La Regione inadempiente secondo il Nuovo sistema di garanzia (Nsg) - spiega la Fondazione guidata da Nino Cartabellotta -, ha registrato i seguenti punteggi nelle tre aree monitorate: 49 punti per l’area della prevenzione, ovvero 49 punti in meno rispetto alla Provincia Autonoma di Trento e al Veneto che sono in prima posizione; 44 punti per l’area distrettuale, ovvero 52 punti in meno rispetto al Veneto; 80 punti per l’area ospedaliera, ovvero 17 punti in meno rispetto Provincia Autonoma di Trento che è in prima posizione. «Questa analisi dimostra, ancora una volta – osserva Luisella Lionti, segretaria generale della Uil Sicilia – l’inadempienza cronica della regione siciliana e divari inaccettabili che penalizzano i cittadini nel diritto alla salute». La segretaria regionale della Uil aggiunge: «I dati Gimbe sono un altro campanello d’allarme, la nostra isola non può più permettersi di essere fanalino di coda nella tutela della salute pubblica. Non c'è solo l’emergenza nei pronto soccorso, chiediamo da troppo tempo al Governo regionale interventi urgenti per colmare i gap in prevenzione, assistenza territoriale e ospedaliera con risorse adeguate e assunzioni di personale sanitario». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Luisella Lionti Segretaria regionale della Uil -tit_org- Livelli essenziali di assistenza, Sicilia penultima -sec_org-
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§---§
title§§ Santità, allarme Gimbe: equiparare Lep e Lea cristallizza i divari
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Estratto da pag. 17 di "GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" del 15 Jan 2026
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tp:ocr§§ Santità, allarme Gimbe: equiparare Lep e Lea cristallizza i divari Cartabellotta denuncia una forzatura giuridica che per la Calabria, inadempiente nei servizi, può diventare rischiosa COSENZA La sanità è una smorfia che affonda nell’incertezza di giorni inquieti, tra diritti negati e doveri obbligati. Un sistema che nel Mezzogiorno sembra sprofondare. E, poi, c’è la Calabria che resta il Sud del Sud dell’Italia, ed è, soprattutto, rappresenta la cattiva coscienza dei governi che, in questi anni, si sono sempre smarcati davanti alla disperazione di questa terra. Qui le liste d’attesa infinite continuano ad alimentare l’esodo dei pazienti, con ospedali sotto assedio perché la rete territoriale è ovunque un colabrodo e un servizio d’emergenza-urgenza che risponde alle richieste d’aiuto, spesso senza medico, e quasi mai entro i tempi target previsti dai Lea. Ed è da qui che l’audizione della Fondazione Gimbe al Senato sul disegno di legge per la determinazione dei Lep assume un valore che va oltre il tecnicismo giuridico. Nino Cartabellotta lo ha detto senza giri di parole davanti alla Commissione Affari costituzionali: «Equiparare Lep e Lea in sanità non è una semplificazione neutra, ma una scorciatoia per accelerare sull’autonomia differenziata. Una scorciatoia che rischia di cristallizzare diseguaglianze già profonde, indebolendo ulteriormente il Mezzogiorno e producendo effetti di ritorno anche per il Nord, schiacciato da una mobilità sanitaria sempre più ingestibile». I numeri parlano chiaro e la Calabria è uno degli esempi più evidenti. Nel 2023, a fronte di una media nazionale di 226 punti, la regione si è fermata a quota 177 nel monitoraggio dei Lea. È inadempiente secondo il Nuovo sistema di garanzia. Solo Sicilia e Valle d’Aosta fanno peggio. Il dettaglio racconta una frattura strutturale: 68 punti nella prevenzione, 40 nell’assistenza distrettuale, 69 in quella ospedaliera. Divari che superano i 40 punti rispetto alle regioni più virtuose. Ed è su questo terreno che il presidente della Fondazione Gimbe colloca la sua critica di fondo. Il ddl 1623 propone di escludere la tutela della salute dalle materie per cui determinare i Lep, sostenendo –sulla base della sentenza n. 192/2024 della Corte Costituzionale – che in sanità i Lea assolvano già a tale funzione. «Nella sentenza numero 192/2024 –ha spiegato Cartabellotta – il riferimento ai Lea ha natura meramente esemplificativa, ma non equipara formalmente i Lep sanitari ai Lea, né supera la distinzione terminologica tra i due concetti, perché farlo significherebbe confondere il principio sancito dai Lep con lo strumento operativo rappresentato dai Lea». I Lep rappresentano infatti un vincolo costituzionale: la soglia minima uniforme di prestazioni necessarie a rendere effettivi i diritti fondamentali su tutto il territorio nazionale. I Lea, invece, costituiscono lo strumento: un elenco dettagliato di prestazioni sanitarie con cui perseguire il fine costituzionale dell’uniforme esigibilità del diritto alla tutela della salute. gi.pas. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Gimbe Nino Cartabellotta -tit_org- Santità, allarme Gimbe: equiparare Lep e Lea cristallizza i divari -sec_org-
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§---§
title§§ Livelli essenziali dell'assistenza Il Friuli si conferma in zona verde
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Estratto da pag. 26 di "GAZZETTINO FRIULI" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T04:04:00+00:00
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tp:ocr§§ Livelli essenziali dell’assistenza Il Friuli si conferma in zona verde IL REPORT La posizione del Fvg in Italia per capacità di garantire i Lea, i Livelli minimi di assistenza in sanità, è riemersa ieri nel corso dell’audizione che la Fondazione Gimbe ha avuto alla Commissione Affari costituzionali del Senato dove è in corso l’esame del disegno di legge delega per la determinazione dei Lep, i Livelli essenziali di prestazione, nelle materie che con l’autonomia differenziata dovrebbero essere trasferite alle Regioni, tra cui anche la tutela della salute. Il monitoraggio ufficiale del Ministero della Salute tramite gli indicatori del Nsg, il Nuovo sistema di garanzia, fotografa nel 2023, ultimo dato disponibile e quello citato da Gimbe al Senato, pone il Fvg in nona posizione per garanzia dei Lea, in piena zona verde. Il punteggio raggiunto, infatti, è di 235 su 300. Al vertice della classifica si colloca il Veneto, con 288 punti. Sei Regioni sono “in rosso”, cioè, risultano non adempienti ai Lea, non raggiungendo la soglia minima dei 60 punti sui 100 in almeno una delle tre macro-aree: prevenzione, distrettuale e ospedaliera. Per il Friuli Venezia Giulia la soglia è abbondantemente superata in tutte le tre aree in cui si misura la capacità di garantire i Lea da parte delle Regioni: il punteggio più alto è raggiunto nell’area distrettuale e in quella della prevenzione, totalizzando 81 punti in entrambe. Risulta più debole, invece, nell’area ospedaliera, dove si contano 73 punti. Il fulcro dell’intervento di Gimbe in Commissione ha riguardato la critica al disegno di legge laddove prevede di escludere la tutela della salute dalle materie per cui determinare i Lep, sostenendo, sulla base della sentenza costituzionale 192/2024 della Corte costituzionale, che in sanità i Lea assolvono già alla funzione dei Lep. Un’impostazione che Gimbe considera fondata su «una forzatura» della giurisprudenza costituzionale, perché significa «confondere il principio sancito dai Lep con lo strumento operativo rappresentato dai Lea». In sostanza, ha riepilogato il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta – i Lep rappresentano un vincolo costituzionale: la soglia minima uniforme di prestazioni necessarie a rendere effettivi i diritti fondamentali su tutto il territorio italiano. I Lea, invece, costituiscono lo strumento: un elenco dettagliato di prestazioni sanitarie con cui perseguire il fine costituzionale dell’uniforme esigibilità del diritto alla tutela della salute». Comunque, il punto di forte criticità per l’eventuale equiparazione di Lep e Lea in sanità sta soprattutto nelle importanti differenze che esistono oggi tra le Regioni nell’adempiere ai Livelli essenziali di assistenza, differenze che l’impostazione del processo di autonomia differenziata non supererebbe con il rischio che il divario si allarghi e, nella visione della Fondazione, vi siano «effetti boomerang per le Regioni del Nord, che non potranno più gestire l’ulteriore incremento di mobilità sanitaria». In molte aree del Paese, ha spiegato Cartabellotta, «già oggi i cittadini non riescono a ottenere servizi e prestazioni sanitarie essenziali in tempi adeguati e sono spesso costretti a spostarsi in altre Regioni per curarsi. E senza la definizione dei Lep sanitari, l’autonomia differenziata non solo non ridurrà questi divari, ma li enfatizzerà, rendendoli strutturali e legittimati giuridicamente». La proposta presentata alla Commissione Affari costituzionali è quindi quella «di definire i Lep sanitari, perché l’equiparazione tra Lea e Lep non poggia su solide basi giuridiche e tecniche e si fonda su una interpretazione forzata della sentenza della Corte costituzionale volta ad accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata». A.L. ---End text--- Author: A. L. Heading: Highlight: Image:ASSISTENZA Il nuovo ospedale di Pordenone (Nuove Tecniche) -tit_org- Livelli essenziali dell'assistenza Il Friuli si conferma in zona verde -sec_org-
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title§§ Livelli essenziali dell'assistenza Il Friuli si conferma in zona verde
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Estratto da pag. 28 di "GAZZETTINO PORDENONE" del 15 Jan 2026
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tp:ocr§§ Livelli essenziali dell’assistenza Il Friuli si conferma in zona verde IL REPORT La posizione del Fvg in Italia per capacità di garantire i Lea, i Livelli minimi di assistenza in sanità, è riemersa ieri nel corso dell’audizione che la Fondazione Gimbe ha avuto alla Commissione Affari costituzionali del Senato dove è in corso l’esame del disegno di legge delega per la determinazione dei Lep, i Livelli essenziali di prestazione, nelle materie che con l’autonomia differenziata dovrebbero essere trasferite alle Regioni, tra cui anche la tutela della salute. Il monitoraggio ufficiale del Ministero della Salute tramite gli indicatori del Nsg, il Nuovo sistema di garanzia, fotografa nel 2023, ultimo dato disponibile e quello citato da Gimbe al Senato, pone il Fvg in nona posizione per garanzia dei Lea, in piena zona verde. Il punteggio raggiunto, infatti, è di 235 su 300. Al vertice della classifica si colloca il Veneto, con 288 punti. Sei Regioni sono “in rosso”, cioè, risultano non adempienti ai Lea, non raggiungendo la soglia minima dei 60 punti sui 100 in almeno una delle tre macro-aree: prevenzione, distrettuale e ospedaliera. Per il Friuli Venezia Giulia la soglia è abbondantemente superata in tutte le tre aree in cui si misura la capacità di garantire i Lea da parte delle Regioni: il punteggio più alto è raggiunto nell’area distrettuale e in quella della prevenzione, totalizzando 81 punti in entrambe. Risulta più debole, invece, nell’area ospedaliera, dove si contano 73 punti. Il fulcro dell’intervento di Gimbe in Commissione ha riguardato la critica al disegno di legge laddove prevede di escludere la tutela della salute dalle materie per cui determinare i Lep, sostenendo, sulla base della sentenza costituzionale 192/2024 della Corte costituzionale, che in sanità i Lea assolvono già alla funzione dei Lep. Un’impostazione che Gimbe considera fondata su «una forzatura» della giurisprudenza costituzionale, perché significa «confondere il principio sancito dai Lep con lo strumento operativo rappresentato dai Lea». In sostanza, ha riepilogato il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta – i Lep rappresentano un vincolo costituzionale: la soglia minima uniforme di prestazioni necessarie a rendere effettivi i diritti fondamentali su tutto il territorio italiano. I Lea, invece, costituiscono lo strumento: un elenco dettagliato di prestazioni sanitarie con cui perseguire il fine costituzionale dell’uniforme esigibilità del diritto alla tutela della salute». Comunque, il punto di forte criticità per l’eventuale equiparazione di Lep e Lea in sanità sta soprattutto nelle importanti differenze che esistono oggi tra le Regioni nell’adempiere ai Livelli essenziali di assistenza, differenze che l’impostazione del processo di autonomia differenziata non supererebbe con il rischio che il divario si allarghi e, nella visione della Fondazione, vi siano «effetti boomerang per le Regioni del Nord, che non potranno più gestire l’ulteriore incremento di mobilità sanitaria». In molte aree del Paese, ha spiegato Cartabellotta, «già oggi i cittadini non riescono a ottenere servizi e prestazioni sanitarie essenziali in tempi adeguati e sono spesso costretti a spostarsi in altre Regioni per curarsi. E senza la definizione dei Lep sanitari, l’autonomia differenziata non solo non ridurrà questi divari, ma li enfatizzerà, rendendoli strutturali e legittimati giuridicamente». La proposta presentata alla Commissione Affari costituzionali è quindi quella «di definire i Lep sanitari, perché l’equiparazione tra Lea e Lep non poggia su solide basi giuridiche e tecniche e si fonda su una interpretazione forzata della sentenza della Corte costituzionale volta ad accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata». A.L. ---End text--- Author: A. L. Heading: Highlight: Image:ASSISTENZA Il nuovo ospedale di Pordenone (Nuove Tecniche) -tit_org- Livelli essenziali dell'assistenza Il Friuli si conferma in zona verde -sec_org-
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title§§ Ospedali e assunzioni, arrivano 37 milioni
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Estratto da pag. 11 di "GIORNALE DI SICILIA" del 15 Jan 2026
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tp:ocr§§ Ospedali e assunzioni, arrivano 37 milioni Il via libera è nel decreto firmato ieri dall’assessore alla Salute, Daniela Faraoni Andrea D’Orazio Da una parte i nuovi posti letto dettati dalla rimodulazione della rete ospedaliera, dall’altra, la carenza di medici e infermieri in corsia, ed ecco la contromossa della Regione: quasi 37 milioni e mezzo in più per Asp e nosocomi, da aggiungere a quanto già assegnato nel 2024. Il via libera è nel decreto firmato ieri dall’assessore alla Salute, Daniela Faraoni, e dal direttore della Pianificazione strategica, Salvatore Iacolno, per aumentare il monte ore di camici bianchi e operatori sanitari e dare ulteriore input alle assunzioni, in linea con il cosiddetto «decreto Calabria», che dal 2019 consente di alzare, a livello regionale, il tetto di spesa del personale nella misura del 10% rispetto al riparto del Fondo sanitario nazionale. Una boccata d’ossigeno per tutto il settore pubblico, con rialzi particolarmente consistenti per il Policlinico e il Civico di Palermo, che incasseranno quasi 5 milioni a testa, mentre 2 milioni in più saranno destinati all’ospedale Cervello, 7,8 e 4 milioni rispettivamente al Cannizzaro e al Policlinico di Catania, e 3,8 al Policlinico di Messina. Il provvedimento, rimarcano dagli uffici di piazza Ziino, è frutto di un percorso iniziato la scorsa estate per potenziare le prestazioni e ridurre le liste d’attesa, arginare le migrazioni sanitarie oltre lo Stretto e portare a compimento il Pnrr, anche in funzione del nuovo modello di medicina territoriale fra case e ospedali di comunità. Il tutto, nel solco della direttiva inviata lo scorso dicembre alle aziende, con pungolo a rideterminare la pianta organica e procedere con i contratti. Ma dall’assessorato arriva anche un’altra notizia: prima fra le regioni del Sud, la Sicilia ha raggiunto l’obiettivo di spesa previsto per il 2025 nell’ambito del Programma nazionale equità nella salute (Pnes) 2021-2027. La spesa, coordinata dal dipartimento timonato da Iacolino in qualità di organismo intermedio, ammonta a oltre 17,7 milioni di euro, superando il target previsto di 16,3 milioni. Intanto, però, ricorda la segretaria generale della Uil Sicilia Luisella Lionti, la Fondazione Gimbe piazza il territorio al penultimo posto per livelli di assistenza nel 2023, con 173 punti contro i 226 di media italiana: «la conferma di un’inadempienza cronica e di divari inaccettabili che penalizzano i cittadini». (*ADO*) © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Andrea D'Orazio Heading: Highlight: Image: -tit_org- Ospedali e assunzioni, arrivano 37 milioni -sec_org-
tp:writer§§ Andrea D'Orazio
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title§§ Centrati i Lea, meno i Lep Ma grava il piano di rientro
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/15/2026011503265307645.PDF
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Estratto da pag. 9 di "LINEA MEZZOGIORNO" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T10:02:00+00:00
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tp:ocr§§ Centrati i Lea, meno i Lep Ma grava il piano di rientro Sanità/1 Secondo i dati 2023 della Fondazione Gimbe la Campania occupa una posizione medio-alta NAPOLI - È vero che non eccelle ma non è neanche la peggiore. Nella graduatoria stilata da Gimbe sulla garanzia dei Livelli essenziali di assistenza, la Campania si posiziona nel mezzo della classifica. Gli ultimi dati, che si riferiscono al 2023 sono stati forniti dal presidente dell’organizzazione che promuove l'uso delle migliori evidenze scientifiche nel settore sanitario, Nino Cartabellotta, nel corso dell'audizione di ieri presso la commissione Affari costituzionali del Senato nell'ambito dell'esame del disegno di legge delega per la determinazione dei Lep (livelli essenziali delle prestazioni). Lep, che ricorda, non coincidono con i Lea. Anzi «la scelta del governo di equipararli, forzando l'interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale - ha dichiarato Gartabellotta - ha il chiaro obiettivo di accelerare l'attuazione dell'autonomia differenziata, destinata ancor più ad essere un moltiplicatore di diseguaglianze. I Lep sanitari - ha aggiunto - devono essere definiti al pari di tutte le altre materie per non cristallizzare per legge differenze regionali già oggi inaccettabili, indebolire ulteriormente le regioni del Mezzogiorno e gravare quelle del Nord con un eccesso di mobilità sanitaria». Stando ai dati di Gimbe, la Campania, quanto all’adempimento dei Lea, ha totalizzato un punteggio di 206 (contro una media nazionale di 226), nelle tre aree monitorate: prevenzione, distrettuale ed ospedaliera. Ma non è uscita ancora dal piano di rientro, nonostante il ricorso al Tar presentato dall’ex governatore Vincenzo De Luca contro il ministero della salute che, il 14 novembre scorso, è stato accolto. ---End text--- Author: Angela Cappetta Heading: Sanità/1 Secondo i dati 2023 della Fondazione Gimbe la Campania occupa una posizione medio-alta Highlight: RESTA ANCORA IL PIANO DI RIENTRO NONOSTANTE LA VITTORIA AL TAR Image: -tit_org- Centrati i Lea, meno i Lep Ma grava il piano di rientro -sec_org-
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title§§ Livelli essenziali d'assistenza Veneto primo nell'attuazione
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Estratto da pag. 5 di "MATTINO DI PADOVA" del 15 Jan 2026
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tp:ocr§§ il rapporto della fondazione gimbe, con critiche però sull’autonomia differenziata Livelli essenziali d’assistenza Veneto primo nell’attuazione Federico Murzio / VENEZIA Come misurare il livello della sanità in Veneto? Ciò che appare molto più di un indizio arriva da Roma, dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato e dall’audizione di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che di sanità si occupa a pieno titolo. Stando al monitoraggio della Fondazione nel 2023, ultimo anno disponibile, a fronte di un punteggio medio nazionale di 226 punti, il punteggio totale degli adempimenti della Regione Veneto ai Livelli essenziali di assistenza (Lea) è di 288 (primo posto). La Regione, adempiente secondo il Nuovo Sistema di Garanzia (Nsg), ha registrato alti punteggi nelle tre aree monitorate. Ossia prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera. Quindi: 98 punti per l’area della prevenzione classificandosi in prima posizione insieme alla Provincia Autonoma di Trento; 96 punti per l’area distrettuale classificandosi in prima posizione; 94 punti per l’area ospedaliera ovvero 3 punti in meno rispetto alla Provincia Autonoma di Trento che è in prima posizione. Insomma, il Veneto spicca. I Lea sono uno dei parametri significativi di valutazione. Sono, in sintesi, l’insieme di prestazioni e servizi che il Servizio Sanitario Nazionale deve garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o con il pagamento di un ticket, per assicurare il diritto alla salute. Il rovescio della medaglia, che tocca “politicamente” il Veneto pur non citandolo, sono le parole dello stesso Cartabellotta. « La scelta del Governo di equipare Lea e Lep (Livelli essenziali delle prestazioni), forzando l’interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale, ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata». Quindi «I Lep sanitari devono essere definiti al pari di tutte le altre materie per non cristallizzare per legge differenze regionali, indebolire ulteriormente il Mezzogiorno e gravare sulle regioni del Nord con un eccesso di mobilità sanitaria». I Lep, infatti, sono l’insieme delle prestazioni e dei servizi che lo Stato deve garantire per assicurare i diritti civili e sociali fondamentali delle persone indipendentemente dalla regione. — ---End text--- Author: Federico Murzio Heading: Highlight: Image:La media punti nazionale si ferma a 226, il Veneto raggiunge i 288 -tit_org- Livelli essenziali d’assistenza Veneto primo nell’attuazione -sec_org-
tp:writer§§ Federico Murzio
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title§§ Sanità promossa, bene assistenza e prevenzione = Livelli essenziali di assistenza l'Umbria è promossa: stessi punti della Lombardia
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Estratto da pag. 54 di "MESSAGGERO UMBRIA" del 15 Jan 2026
>La classifica Gimbe sui dati del Ministero: servizi ok nel 2023, durante la gestione di Tesei >La classifica Gimbe sui dati del Ministero: —»Bene in particolare le attività di prevenzione servizi ok nel 2023, durante la gestione Tesei e l'assistenza realizzata dalla rete ospedaliera
pubDate§§ 2026-01-15T01:44:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità promossa, bene assistenza e prevenzione La classifica Gimbe sui dati del Ministero: servizi ok nel 2023, durante la gestione di Tesei ` Livelli essenziali di assistenza l’Umbria è promossa: stessi punti della Lombardia La classifica Gimbe sui dati del Ministero: `Bene in particolare le attività di prevenzione servizi ok nel 2023, durante la gestione Tesei e l’assistenza realizzata dalla rete ospedaliera ` PERUGIA Quinto posto. Questa la meta raggiunta dall’Umbria nella classifica elaborata dalla Fondazione Gimbe sui livelli essenziali di assistenza in base ai dati forniti dal Ministero della Salute. Il Cuore verde raggiunge il punteggio di 257, pari merito con la Lombardia e si piazza dietro a Veneto (288), Toscana (286) e a Provincia di Trento ed Emilia-Romagna (entrambe quarte a quota 278). Ma cosa c’è dietro questi numeri? Intanto una questione di tempi piuttosto significativa: la rilevazione, infatti, fa riferimento a quanto accaduto nel corso del 2023 e riguarda la “performance” del sistema sanitario durante la gestione Tesei-Coletto. Fabrizi a pag. 56 LA STATISTICA PERUGIA Quinto posto. Questa la meta raggiunta dall’Umbria nella classifica elaborata dalla Fondazione Gimbe sui livelli essenziali di assistenza in base ai dati forniti dal Ministero della Salute. Il Cuore verde raggiunge il punteggio di 257, pari merito con la Lombardia e si piazza dietro a Veneto (288), Toscana (286) e a Provincia di Trento ed Emilia-Romagna (entrambe quarte a quota 278). I TEMPI Ma cosa c’è dietro questi numeri? Intanto una questione di tempi piuttosto significativa: la rilevazione, infatti, fa riferimento a quanto accaduto nel corso del 2023. Nel caso dell’Umbria la data conta parecchio perché vuol dire un’altra maggioranza rispetto a quella attuale: la misurazione riguarda la “performance” del sistema sanitario regionale durane la gestione Tesei-Coletto. COME FUNZIONA Quanto ai punteggi, si tratta di una somma che mette insieme la misura delle prestazioni offerte ai cittadini in termini di assistenza ospedaliera, assistenza territoriale e prevenzione. Il Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza è stato istituito al ministero della Salute ormai da cinque anni con il compito di tenere sotto controllo attraverso una serie di indicatori il livello di prestazioni e servizi sanitari cui tutti i cittadini hanno diritto di accedere gratuitamente o anche pagando il ticket quando sia dovuto. Tecnicamente, è stato definito “sistema di garanzia” ed è stata fissata a quota 60 la soglia della sufficienza per i tre ambiti analizzati. Nel caso dell’Umbria, il verdetto finale suona così: 86 punti per l’assistenza ospedaliera, 76 per l’assistenza territoriale e 93 punti per la prevenzione. Totale: 257. Il punteggio medio italiano è decisamente più basso: 226. Sono ben otto, infatti, le Regioni che risultano inadempienti rispetto ad almeno uno dei parametri fissati. Sicilia, Valle d’Aosta e Calabria sono in fondo alla classifica. I punteggi sono assegnati attraverso una serie di indicatori che misurano la qualità delle prestazioni offerte anche in termini di appropriatezza del sistema sanitario, i tempi con cui il sistema sanitario risponde e il modo in cui lo fa. Alcune prestazioni vengono utilizzate come punto di riferimento: ad esempio le attività di screening, in particolare per l’oncologia, ma anche le vaccinazioni dei bambini, il livello di ospedalizzazione rispetto alle cure sul territorio oppure il numero di pazienti con più di 65 anni che in caso di frattura al femore vengono operati nell’arco di 48 ore. Ma questi dati non sono mera statistica, perché hanno anche un risvolto sui conti. Il rispetto dei parametri sui livelli essenziali di assistenza, infatti, consente alle Regioni di accedere alla quota premiale del fondo sanitario nazionale. Anche in questo caso, per i bilanci del Cuore verde un dettaglio tutt’altro che secondario. LA POLEMICA Intanto è polemica sul fronte delle liste d’attesa, con il capogruppo della Lega in consiglio regionale, Enrico Mela
secche, che ha presentato un’interrogazione sulla «corretta applicazione della normativa di presa in carico delle prescrizioni sanitarie». «Tanti cittadini - spiega Melasecche stanno denunciando che viene loro impedito di entrare nelle liste d’attesa attraverso il rifiuto della presa in carico delle prescrizioni, in violazione della normativa. Una prassi amministrativa segnalata con crescente frequenza anche nelle farmacie convenzionate che altera anche i dati sulla domanda reale di prestazioni sanitarie. Ma così si consuma una lesione dei diritti. La normativa nazionale e regionale è chiara: ogni prescrizione deve essere presa in carico e registrata, indipendentemente dalla disponibilità immediata. Solo così può essere attivato il percorso di tutela, che garantisce comunque l’erogazione della prestazione nei tempi previsti ». Federico Fabrizi ---End text--- Author: Federico Fabrizi Heading: Highlight: I PUNTEGGI OLTRE LA SUFFICIENZA IN TUTTI GLI INDICATORI UTILI PER LA QUOTA PREMIALE DEL FONDO SANITARIO VENETO LA MIGLIORE REGIONE, LA PEGGIORE RISULTA LA CALABRIA Image:ANCHE LE VACCINAZIONI TRA I PARAMETRI Il livello di vaccinazioni nei bambini è uno dei parametri utlizzati per la misurazione dei livelli essenziali di assistenza all’interno di un “sistema di garanzia” istituito a partire dal 2020 dal ministero della Salute e propedeutico per accedere alla quota premiale di fondi statali. -tit_org- Sanità promossa, bene assistenza e prevenzione Livelli essenziali di assistenza l'Umbria è promossa: stessi punti della Lombardia -sec_org-
tp:writer§§ Federico Fabrizi
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title§§ Campania bocciata, è al 13esimo posto per standard sanitari
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Estratto da pag. 3 di "METROPOLIS NAPOLI" del 15 Jan 2026
Prevenzione, distretti e ospedali i punti deboli del sistema qºÄq|?¡¡ÄÄqDH2IqÈĨ§?q?ì??º?¨Ý?qÄqqì?¨?ºv?¡OÈh
pubDate§§ 2026-01-15T07:14:00+00:00
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tp:ocr§§ Campania bocciata, è al 13esimo posto per standard sanitari Prevenzione, distretti e ospedali i punti deboli del sistema qºÄq ¡¡ÄÄqDH2IqÈĨ§?q ?ì? º ¨Ý?qÄqqì?¨ ºv?¡OÈ h La Campania, pur essendo una Regione “adempiente secondo il nuovo sistema di garanzia” (in Italia otto non lo sono), si trova in una posizione medio bassa (13esima su 21 regioni e province autonome prese in considerazioni) nella graduatoria del punteggio totale relativo agli adempimenti Lea (livelli essenziali di assistenza). I dati, risalenti al 2023 (l’ultimo anno disponibile), è stato fornito dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, nel corso dell’audizione presso la commissione Affari costituzionali del Senato nell’ambito dell’esame del disegno di legge delega per la determinazione dei Lep (livelli essenziali delle prestazioni). “I livelli essenziali delle prestazioni non coincidono con i livelli essenziali di assistenza - afferma Cartabellotta - né sul piano normativo né su quello sostanziale. La scelta del Governo di equipararli, forzando l’interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale, ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata, destinata ancor più ad essere un moltiplicatore di diseguaglianze. I Lep sanitari devono essere definiti al pari di tutte le altre materie per non cristallizzare per legge differenze regionali già oggi inaccettabili, indebolire ulteriormente le regioni del Mezzogiorno e gravare quelle del Nord con un eccesso di mobilità sanitaria”. Stando ai dati in possesso di Gimbe e riferiti alla Campania, la regione presenta un punteggio totale degli adempimenti ai livelli essenziali di assistenza pari a 206, a fronte di una media nazionale di 226, ben distante dalle prime (Veneto è a 288, Toscana a 286 ed Emilia Romagna a 278) ma è avanti tra le altre a provincia autonoma di Bolzano (202), Molise (193) e Sardegna (192). La Campania ha inoltre registrato i seguenti punteggi nelle tre aree monitorate: 62 punti per l’area della prevenzione (collocandosi al sedicesimo posto, 36 punti in meno rispetto alle prime, la provincia autonoma di Trento e al Veneto); 72 punti per l’area distrettuale (13esima, 24 in meno rispetto al Veneto che è in prima posizione) e 72 punti per l’area ospedaliera (15esima, 25 punti in meno della prima, la provincia autonoma di Trento). “Una scorciatoia che renderebbe giuridicamente accettabili le diseguaglianze regionali nell’esigibilità del diritto alla tutela della salute”. Così il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta definisce l’equiparazione, voluta dal Governo, tra i Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep) e i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), nel corso dell’audizione odierna presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato. La misura, secondo il presidente Gimbe, “ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata, destinata ancor più ad essere un moltiplicatore di diseguaglianze”. I Livelli Essenziali delle Prestazioni KFGPVKOECPQNGRTGUVC\KQPKG i servizi che lo Stato deve garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale: dai servizi sociali all’istru\KQPG OPQ CNNC VWVGNC FGNNC salute. I Livelli Essenziali di Assistenza sono, invece, le prestazioni e i servizi che il servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini. I primi rappresentano il vincolo costituzionale, mentre i secondi costituiscono lo strumento, precisa Gimbe. Al momento la capacità di garantire i Lea sul territorio nazionale ¨OQNVQFKHHQTOG ?2GTOPCPziare i Lep sanitari - spiega Cartabellotta - le risorse pubbliche dovrebbero coprire i costi necessari per garantirli in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”. Tuttavia, oggi nessuno è in ITCFQFKSWCPVKOECTGKNEQUVQ necessario per assicurare in tutto il Paese, ad esempio, pronto soccorso non affollati o tempi di attesa ragionevoli. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Campania bocciata, è al 13esimo posto per standard sanitari -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Sanità, livelli «Lea» superiori alla media
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Estratto da pag. 32 di "NAZIONE UMBRIA PERUGIA" del 15 Jan 2026
Le rilevazioni di Gimbe riferite al 2023
pubDate§§ 2026-01-15T03:38:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità, livelli «Lea» superiori alla media Le rilevazioni di Gimbe riferite al 2023 PERUGIA In Umbria nel 2023 (ultimo anno disponibile) il punteggio totale degli adempimenti della Regione ai Livelli essenziali di assistenza sanitaria (Lea) è di 257, a fronte di un punteggio medio nazionale di 226. A dirlo è l’analisi della Fondazione Gimbe. La Regione, adempiente secondo il Nuovo sistema di garanzia, ha registrato i seguenti punteggi nelle tre aree monitorate (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera): 93 punti per l’area della prevenzione ovvero cinque punti in meno rispetto alla Provincia autonoma di Trento e al Veneto che sono in prima posizione; 80 punti per l’area distrettuale ovvero 16 punti in meno rispetto al Veneto che è in prima posizione; 84 punti per l’area ospedaliera ovvero 13 punti in meno rispetto alla Provincia autonoma di Trento che è in prima posizione. Sono otto le Regioni che risultano non adempienti. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, livelli «Lea» superiori alla media -sec_org-
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§---§
title§§ Basilicata in zona rossa. "Ma equiparare Lea e Lep cristalli le disuguaglianze"
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Estratto da pag. 8 di "NUOVA DEL SUD" del 15 Jan 2026
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tp:ocr§§ In audizione al Senato la Fondazione Gimbe segnala disuguaglianze regionali e criticità di finanziamento Basilicata in zona rossa. “Ma equiparare Lea e Lep cristalli le disuguaglianze” di ARTURO GIGLIO POTENZA - Dopo il monitoraggio ufficiale del Ministero della Salute tramite gli indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (Nsg) che dà un voto di insufficienza ai Livelli Essenziali di Assistenza in Basilicata è la Fondazione Gimbe ad accentuare le profonde differenze tra le Regioni con il Sistema Sanitario Regionale lucano ancora indietro. Il Presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha messo “il dito nella piaga” nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato, nell’ambito dell’esame del Disegno di Legge delega n. 1623 per la determinazione dei Lep. Da evidenziare che i Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep) sono l’insieme delle prestazioni e dei servizi che lo Stato deve garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, per assicurare i diritti civili e sociali fondamentali delle persone indipendentemente dalla Regione o dal Comune di residenza. I Lep sono previsti dall’articolo 117 della Costituzione, che attribuisce allo Stato la competenza esclusiva nel determinarli, anche se molte funzioni sono svolte da Regioni ed enti locali. I Lep riguardano tutti i diritti civili e sociali, ad esempio: servizi sociali, istruzione, tutela della salute, trasporto pubblico locale, politiche abitative, servizi per l’inclusione sociale e lavorativa. Ad oggi i Lep non sono stati definiti se non in maniera parziale e solo in alcuni ambiti. Nel 2023 (ultimo anno disponibile) ben 8 Regioni – tra le quali la Basilicata risultano non adempienti ai Lea non raggiungendo la soglia minima di 60 punti su 100 in almeno una delle tre macro-aree: prevenzione, distrettuale e ospedaliera. Inoltre, sommando i punteggi ottenuti nelle tre macro-aree, a fronte di un punteggio medio di 226 punti su 300, esistono divari molto marcati: Veneto e Toscana superano i 280 punti, mentre altre Regioni non raggiungono i 200 punti, in particolare nel Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata punteggio 189, Calabria, Molise, Sicilia) e in Valle d’Aosta. Infine, in ciascuna macro-area, il divario tra le Regioni con le migliori performance e quelle in maggiore difficoltà supera i 40 punti, arrivando in alcune aree a scarti ancora maggiori, con criticità soprattutto sull’assistenza territoriale e sulla prevenzione concentrate soprattutto al Sud . In dettaglio alla Basilicata è assegnato un punteggio 68 per la prevenzione (il raffronto è con Provincia Autonoma Trento e Veneto 98), 52 per l’area distrettuale (96 Veneto) e 69 per quella ospedaliera (97 Veneto). “Tenendo conto che il Nsg fornisce solo un quadro generale sull’adempimento dei Lea – ha evidenziato Cartabellotta – ma non misura l’effettiva qualità dell’assistenza erogata né tantomeno l’effettiva esigibilità del diritto costituzionale alla tutela della salute, l’entità delle diseguaglianze regionali e territoriali è largamente sottostimata”. La Fondazione Gimbe ha ribadito la necessità di definire i Lep sanitari, perché l’equiparazione tra Lea e Lep non poggia su solide basi giuridiche e tecniche e si fonda su una interpretazione forzata della sentenza della Corte costituzionale n. 192/2024 volta ad accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata. “Con questa scorciatoia – ha detto Cartabellotta – il rischio concreto è di proclamare nuovi diritti senza le risorse per garantirli. Infatti, qualora definiti, i Lep sanitari dovrebbero essere finanziati, ma con l’attuale livello di sottofinanziamento del Ssn le risorse sarebbero largamente insufficienti per renderli realmente esigibili dai cittadini. Ma soprattutto questa scelta legittimerebbe normativamente la mancata esigibilità del diritto alla tutela della salute, trasformando l’autonomia differenziata in un moltiplicatore di diseguaglianze. Con ulteriore indebolimento delle Regioni del Mezzogiorno ed effetti boomerang per le Regioni del Nord, che non potranno più gestire l’ulteriore incre
mento di mobilità sanitaria” Con la legge di Bilancio 2026 – riferisce il dottor Francesco Toscani, referente Federlab Basilicata il finanziamento della sanità ha un incremento di 6,3 miliardi rispetto al 2025. Le nuove risorse sono destinate in via prioritaria al recupero delle liste d’attesa, al rafforzamento del personale, alla prevenzione e al consolidamento del Servizio sanitario nazionale nella fase post-Pnrr. Tra le principali novità, la possibilità per gli enti dei servizi sanitari regionali di assumere personale a tempo indeterminato in deroga agli attuali vincoli. La manovra stanzia 100 milioni per l’adeguamento delle tariffe ambulatoriali e 1 miliardo per la revisione delle tariffe di ricovero e riabilitazione. Ampio spazio alla prevenzione: sono previsti interventi su screening mammografici e colon-rettali, estensione dei test genomici, rafforzamento degli screening neonatali e di quelli legati all’inquinamento ambientale, oltre a misure per la medicina di precisione, la salute mentale e le cure palliative. Per rendere più efficiente l’uso delle risorse, entro il 31 marzo 2026 un decreto del Ministero della Salute, di concerto con il Mef, definirà nuove regole di riparto del Fondo sanitario nazionale, con verifiche sull’effettivo utilizzo dei fondi per le finalità assistenziali previste. Cresce inoltre il tetto di spesa – riferisce ancora Toscani - per l’acquisto di prestazioni dai privati accreditati, che dal 2026 aumenta dell’1% rispetto ai limiti fissati dalla Spending Review. Il provvedimento non interviene invece sul riordino della rete dei laboratori, mentre risultano rinnovate tutte le tutele previdenziali per il personale medico, infermieristico, tecnico, veterinario e per i biologi. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:o o e n o o Il nuovo Sistema di Garanzia con i punteggi 2023 per le tre macroaree e sotto il punteggio totale degli adempimenti Lea dell’anno 2023; a sinistra il dottor Francesco Toscani, referente Federlab Basilicata -tit_org- Basilicata in zona rossa. “Ma equiparare Lea e Lep cristalli le disuguaglianze” -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ È scontro, M5s: colpa di Solinas Fi: vadano negli ospedali = Scontro tra M5s e Forza Italia sui dati negativi della sanità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/15/2026011501821805494.PDF
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Estratto da pag. 6 di "NUOVA SARDEGNA" del 15 Jan 2026
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tp:ocr§§ Gimbe , sanità nell’isola in affanno È scontro, M5s: colpa di Solinas Fi: vadano negli ospedali Scontro tra M5s e Forza Italia sui dati negativi della sanità Perantoni: «Il report si riferisce a quando al governo della Regione c’era Solinas» La replica di Cappellacci: «Dovrebbe farsi un giro oggi negli ospedali sardi» ? a pag. 6 POLEMICA Cagliari I numeri del ministero della Salute sui Livelli essenziali di assistenza raccontano una Sardegna in difficoltà sul fronte sanitario, che viaggia lontana rispetto alle regioni più performanti della Penisola. Nel 2023, ultimo anno disponibile, il punteggio medio nazionale complessivo raggiunge quota 226 punti su 300. Nel report di Gimbe, la fondazione che si occupa di programmazione, formazione e ricerca in sanità, la Sardegna si ferma invece a soli 192 punti. Il dato complessivo è la sintesi di tre aree chiave. Nella prevenzione collettiva nella sanità pubblica l’isola totalizza 65 punti, ben 33 in meno rispetto alle regioni che guidano la classifica (provincia autonoma di Trento e Veneto). La musica non cambia per quanto l’assistenza distrettuale, il livello che dovrebbe garantire prossimità di cure nel territorio: qui la Sardegna ottiene 67 punti, 29 in meno rispetto al Veneto, primo in classifica. Il dato più critico emerge invece per quando riguarda l’area ospedaliera. Con 60 punti la Sardegna si colloca al penultimo posto a livello nazionale, accumulando uno scarto di 37 punti sulla autonoma di Trento, che guida questo indicatore. I dati di Gimbe sono stati presentati ieri da suo presidente Nino Cartabellotta alla commissione Affari Costituzionali del Senato impegna a discutere del disegno legge delega al governo per la riforma dei Livelli Essenziali della Prestazioni, i cosiddetti Lep, che dovrebbero essere la base del nostro sistema sanitario. Sono previsti dalla Costituzione ma non sono stati mai definiti. È evidente che questi non sono uguali in tutto il paese, e se non si definisce la “base” delle prestazioni non si potrà mai capire cosa cambiare e dove. La Sardegna da molti anni registra dati bassi in tutte le componenti della triade prevenzione-territorio-ospedali. La situazione ha radici antiche, aggravate, per assurdo, dalle continue riforme delle Asl, e da una conseguente mancanza di programmazione, come se la sanità si potesse governare pensando al domani e non al quinquennio. Il dato negativo riferito a tre anni fa, ultimo anno della legislatura targata centro-destra, è stato chiaramente letto in maniera opposta dai partiti. E così il deputato sardo del M5S Mario Perantoni attacca direttamente il collega Ugo Cappellacci, presidente della commissione Affari Sociali di Montecitorio. «Cappellacci ha invocato per giorni il commissariamento della sanità sarda come se lui o il centrodestra non avessero responsabilità nello sfacelo attuale. Eppure i dati decisamente negativi di Gimbe sui Lea si riferiscono al 2023, in piena amministrazione centrodestra, governo che Cappellacci e il suo partito hanno sostenuto fino alla fine. La presidente Todde è in carica da meno di due anni e sta cercando di rimettere ordine dopo anni di scelte sbagliate, tagli e nomine fallimentari. Chi chiede il commissariamento, proprio come Cappellacci e i suoi alleati, dovrebbe spiegarci perché, quando governavano loro la Sardegna – conclude – la sanità è precipitata così in basso». Non si è fatta attendere la replica del deputato di Fi. «Il collega Perantoni osanna la politica sanitaria della presidente Todde? Gli posso dare due consigli: il primo è fare un bel giro negli ospedali sardi, il secondo è seguire l’esempio di Giuseppe Conte, che almeno ha avuto il pudore di non citarla ad esempio e durante i suoi interventi alla Camera preferisce scagliarsi contro la Sicilia. Del resto il leader dei Cinquestelle è il primo a doversi vergognare per aver indicato per la Sardegna un assessore romano che è uscito sbattendo la porta e denunciando, in anticipo rispetto al verdetto della Consulta sui commissariamenti illegittimi, che il campo largo pensa solo alle poltrone». ---End
text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Il report Gimbe si riferisce al 2023 con l’isola in fondo alla classifica per livelli essenziali di assistenza e strutture Image:Mario Perantoni deputato del M5s Ugo Cappellacci deputato di Forza Italia -tit_org- È scontro, M5s: colpa di Solinas Fi: vadano negli ospedali Scontro tra M5s e Forza Italia sui dati negativi della sanità -sec_org-
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Estratto da pag. 7 di "NUOVA VENEZIA" del 15 Jan 2026
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tp:ocr§§ il rapporto della fondazione gimbe, con critiche però sull’autonomia differenziata Livelli essenziali d’assistenza Veneto primo nell’attuazione Federico Murzio / VENEZIA Come misurare il livello della sanità in Veneto? Ciò che appare molto più di un indizio arriva da Roma, dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato e dall’audizione di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che di sanità si occupa a pieno titolo. Stando al monitoraggio della Fondazione nel 2023, ultimo anno disponibile, a fronte di un punteggio medio nazionale di 226 punti, il punteggio totale degli adempimenti della Regione Veneto ai Livelli essenziali di assistenza (Lea) è di 288 (primo posto). La Regione, adempiente secondo il Nuovo Sistema di Garanzia (Nsg), ha registrato alti punteggi nelle tre aree monitorate. Ossia prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera. Quindi: 98 punti per l’area della prevenzione classificandosi in prima posizione insieme alla Provincia Autonoma di Trento; 96 punti per l’area distrettuale classificandosi in prima posizione; 94 punti per l’area ospedaliera ovvero 3 punti in meno rispetto alla Provincia Autonoma di Trento che è in prima posizione. Insomma, il Veneto spicca. I Lea sono uno dei parametri significativi di valutazione. Sono, in sintesi, l’insieme di prestazioni e servizi che il Servizio Sanitario Nazionale deve garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o con il pagamento di un ticket, per assicurare il diritto alla salute. Il rovescio della medaglia, che tocca “politicamente” il Veneto pur non citandolo, sono le parole dello stesso Cartabellotta. « La scelta del Governo di equipare Lea e Lep (Livelli essenziali delle prestazioni), forzando l’interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale, ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata». Quindi «I Lep sanitari devono essere definiti al pari di tutte le altre materie per non cristallizzare per legge differenze regionali, indebolire ulteriormente il Mezzogiorno e gravare sulle regioni del Nord con un eccesso di mobilità sanitaria». I Lep, infatti, sono l’insieme delle prestazioni e dei servizi che lo Stato deve garantire per assicurare i diritti civili e sociali fondamentali delle persone indipendentemente dalla regione. — ---End text--- Author: Federico Murzio Heading: Highlight: Image:La media punti nazionale si ferma a 226, il Veneto raggiunge i 288 -tit_org- Livelli essenziali d’assistenza Veneto primo nell’attuazione -sec_org-
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title§§ Ops, il grande malato gode di buona salute
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Estratto da pag. 2 di "NUOVO MOLISE" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T09:36:00+00:00
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tp:ocr§§ LA SANITÀ BIFRONTE IN MOLISE FOTOGRAFATA DA CARTABELLOTTA OPS, IL GRANDE MALATO GODE DI BUONA SALUTE Il presidente di Gimbe, che domani sarà a Termoli su iniziativa di Ali e Cgil, audito ieri in Senato evidenzia la nostra regione all'ultimo posto per il rispetto dei livelli essenziali di assistenza sanitaria, a causa degli ospedali pubblici, e con un saldo attivo di +28,2 milioni grazie agli ospedali privati. Tant'è che il M5S nel Lazio parla di «migliaia di pazienti oncologici costretti a spostarsi in Molise per esami essenziali». Quindi, il problema è la gestione D omani il presidente della Fo n d a z i o n e Gimbe, Nino Cartabellotta sarà a Termoli per partecipare all’incontro pubblico (dalle 9.30, nell’Aula Adriatica dell’Università degli Studi del Molise) “Il grande malato. Per una riforma della sanità in Italia: idee ed iniziative per un nuovo corso”. ALI e Cgil lo hanno chiamato a inquadrare la crisi del sistema sanitario regionale in un contesto nazionale “sempre più allarmante” e a indicare alcune possibili chiavi di soluzione.Il Molise, secondo i promotori, rappresenta oggi un caso emblematico di sanità regionale segnata da anni di commissariamento, debiti strutturali e progressiva riduzione dei servizi, con effetti diretti sulle fasce più fragili della popolazione. Il confronto non sarà limitato alla denuncia, ma intende concentrarsi su alcune priorità operative: il superamento della logica dei soli tagli inanziari, il potenziamento della sanità territoriale e delle Case della Comunità, la valorizzazione del personale sanitario e il contrasto alla fuga di medici e infermieri.Nel dibattito saranno affrontati anche i temi della mobilità sanitaria e degli accordi di con ine tra Molise e Abruzzo, con l’obiettivo di costruire sinergie interregionali per garantire ai cittadini cure più rapide ed ef icienti. ALI e CGIL sottolineano la necessità di una mobilitazione ampia, che coinvolga amministratori locali, sindacati, ordini professionali e associazioni, per riportare il servizio sanitario pubblico e universalistico al centro delle politiche nazionali e regionali. IL GRANDE MALATO IN BUONA SALUTE Eppure, quel “grande malato” che è in Molise sembra godere di buona salute, secondo la diagnosi fatta proprio da Cartabellotta, ascoltato in audizione in ommissione Affari Costituzionali del Senato. Dipende da quale parte del “letto” lo si vuole analizzare. Sul piano della sanità pubblica, il Molise è in fondo alla classiica, con 58 punti, per la garanzia dei livelli essenziali di assistenza sanitaria nell’area delle prevenzione nel 2023, ultimo anno con i dati disponibili. Solo in Sicilia va peggio con 49 punti. Sul podio Emilia Romagna con 97 punti, Lombardia e Toscana a pari merito con 95, a seguire Piemonte e Umbria con 93, Friuli Venezia Giulia con 81, Valle d’Aosta con 77, Marche e Puglia con 74, Basilicata e Calabria con 68, Sardegna con 65, Lazio con 63, Campania con 62, Molise e Provincia Autonoma di Bolzano con 58. Per ciò che riguarda la mobilità sanitaria tra le regioni, il Molise, grazie alle strutture ospedaliere pubbliche, registra un guadagno di 28,2 milioni). Quindi, il problema è nella gestione del servizio sanitario da parte di Asrem, l’azienda sanitaria regionale. E nella sanità, come non mai, le parole contano, anche in sanità. Occhio dunque a equiparare Lea e Lep: il pericolo è quello di “indebolire ulteriormente le Regioni del Mezzogiorno e gravare quelle del Nord, con un eccesso di mobilità sanitaria” complicato da gestire. Il monito arriva proprio da Cartabellotta nel corso dell’audizione in ommissione Affari Costituzionali del Senato. Al centro dell’attenzione dei senatori il Disegno di Legge delega n. 1623 per la determinazione dei Lep. Un tema tecnico, in effetti. Ma le conseguenze delle scelte sono piuttosto concrete per i cittadini in cerca di cure. Vediamo meglio di che si tratta.I Livelli Essenziali delle Prestazioni o Lep sono prestazioni e servizi che lo Stato deve garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, per assicurare i diritti civili e sociali fondam
entali delle persone indipendentemente dalla Regione o dal Comune di residenza. Previsti dall’articolo 117 della Costituzione, riguardano tutti i diritti civili e sociali come istruzione, tutela della salute, trasporto pubblico locale, politiche abitative, servizi per l’inclusione sociale e lavorativa. Se ne avete sentito parlare poco, è perché i Lep inora non sono stati de initi se non in maniera parziale e solo in alcuni ambiti.In sanità qualsiasi discussione sui Lep non può prescindere da una valutazione delle attuali diseguaglianze regionali nell’erogazione dei Lea, ovvero le prestazioni e i servizi che il San è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o con il pagamento di un ticket. Sul fronte dei Livelli essenziali di assistenza il quadro è più chiaro. Nel 2023 - stando al monitoraggio del ministero della Salute - ben 8 Regioni risultano non adempienti ai Lea in almeno una delle tre macro-aree: prevenzione, distrettuale e ospedaliera. Inoltre esistono divari molto marcati e a soffrire è il Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Sicilia) ma anche la Valle d’Aosta. Il tema è quello dell’autonomia differenziata: il DdL 1623 propone di escludere la tutela della salute dalle materie per cui determinare i Lep sostenendo - sulla base della sentenza n. 192/2024 della Corte Costituzionale che in sanità i Lea assolvano già a tale funzione.Attenzione però a “confondere il principio sancito dai Lep con lo strumento operativo rappresentato dai Lea”, ammonisce Cartabellotta. “In molte aree del Paese già oggi i cittadini non riescono a ottenere servizi e prestazioni sanitarie essenziali in tempi adeguati e sono spesso costretti a spostarsi in altre Regioni per curarsi. Senza la de inizione dei Lep sanitari, l’autonomia differenziata non solo non ridurrà questi divari, ma li enfatizzerà, rendendoli strutturali e legittimati giuridicamente”.Per il battagliero presidente Gimbe “il rischio concreto è di proclamare nuovi diritti senza le risorse per garantirli. Ma, soprattutto, questa scelta legittimerebbe la mancata esigibilità del diritto alla tutela della salute, trasformando l’autonomia differenziata in un moltiplicatore di diseguaglianze. Con effetti boomerang anche per le Regioni del Nord, che non potranno più gestire l’ulteriore incremento di mobilità sanitaria”. Ovvero l’arrivo di pazienti in cerca di cure. Viaggiare per curarsi d’altronde costa, e se c’è chi incassa, c’è anche chi paga. Stando alla tabella (relativa all’anno 2024) dell’ultimo riparto del Fondo sanitario, pubblicata da Quotidiano Sanità, la Lombardia guida la classi ica dei saldi positivi con un avanzo di 580,7 milioni di euro, risultato di ingressi per oltre 1,023 miliardi a fronte di 442 milioni in uscita. Seguono l’EmiliaRomagna con 507,1 milioni e il Veneto con 189,4 milioni. Risultati positivi anche per Toscana (+54,4 milioni), Trento (+5,1 milioni) e Molise (+28,2 milioni). Il peggior saldo in valore assoluto spetta alla Calabria, che registra -304,1 milioni. Ma non se la passano bene nemmeno Campania con -281,6 milioni, Sicilia con -220,9 milioni, Puglia con-210,3 milioni e Lazio con -170,8 milioni. “È estremamente allarmante quanto emerge dall’analisi della Fondazione GIMBE riguardo ai Livelli Essenziali delle Prestazioni in sanità. Come giustamente evidenziato da GIMBE, l’esecutivo vuole escludere la tutela della salute dalle materie per cui determinare i LEP, forzando la giurisprudenza costituzionale che con la sentenza 192 del 2024 prevede che in sanità i Livelli Essenziali di Assistenza assolvano già a tale funzione. In realtà quest’orientamento intende solo danneggiare i territori fragili, giacchè il riferimento ai LEA ha natura meramente esempli icativa, ma non equipara formalmente i LEP sanitari ai LEA. Le disuguaglianze regionali tra le prestazioni mediche sono peraltro già evidenti: otto regioni non raggiungono i requisiti minimi e il divario tra diverse aree del Mezzogiorno e il resto d’Italia è già molto grave. Dunque, il tentativo del governo di equiparare i LEP ai LEA non fa che cristallizzare queste dispar
ità esistenti, minando ulteriormente la capacità delle Regioni del Mezzogiorno di garantire cure essenziali. La conseguenza è un incremento della mobilità sanitaria verso il Nord, dove già si registrano dif icoltà nel far fronte a un af lusso eccessivo di pazienti. È fondamentale che si prenda atto della gravità della situazione e si lavori per una de inizione seria e realistica dei LEP sanitari, af inché il diritto alla salute sia rispettato uniformemente su tutto il territorio nazionale. Ignorare le esigenze del Mezzogiorno non solo perpetuerà le disuguaglianze, ma avrà effetti boomerang negativi anche per le altre regioni, trasformando le attuali ingiustizie in un problema strutturale nazionale a lungo termine”. Lo scrive in una nota Vincenza Aloisio, senatrice del Movimento 5 Stelle. Ma proprio i 5 Stelle nel Lazio denunciano “È gravissimo quanto sta avvenendo nel Lazio, dove migliaia di pazienti oncologici sono costretti a spostarsi in Molise, regione che peraltro è in piano di rientro, per effettuare esami essenziali, come per esempio la PetTc. Parliamo di analisi dalla necessità assoluta per la de inizione dello stadio dei tumori e per il monitoraggio dei trattamenti, ma nel Lazio i tempi di attesa per l’accesso alle strutture pubbliche sono addirittura nell’ordine di mesi e questo fa sì che si crei un lusso costante di pazienti verso la clinica privata Neuromed di Pozzilli, in provincia di Isernia”, dicono i deputati del Movimento 5 Stelle Andrea Quartini, Ilaria Fontana, Alfonso Colucci e Francesco Silvestri, annunciando un’interrogazione parlamentare. Di fatti più cittadini rinunciano al Servizio sanitario nazionale e si rivolgono alla sanità privata per aggirare le liste d’attesa troppo lunghe. È quanto emerge da una nuova indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio Sanità di UniSalute, condotta su un campione rappresentativo di 1.200 persone in tutta Italia. Secondo la survey, quasi un italiano su tre (30%) dichiara di aver fatto maggiore ricorso alla sanità privata nell’ultimo anno, mentre solo il 18% afferma di aver effettuato visite legate a una malattia prevalentemente attraverso il sistema pubblico. Un dato che fotografa un disagio sempre più diffuso nell’accesso alle cure. La iducia nel sistema pubblico resta relativamente alta: il 55% degli intervistati dice di continuare ad avere iducia nella sanità pubblica. Tuttavia, per il 59% non è stata suf iciente da sola a rispondere a tutti i bisogni di cura, una percentuale che sale ino al 77% nel Sud Italia. Il principale problema indicato è uno solo: i tempi di attesa. Il 76% degli intervistati li considera la causa principale delle dif icoltà del Ssn - evidenzia l’indagine - il 71% ritiene che siano aumentati rispetto a due o tre anni fa. Pesano anche la scarsità di posti disponibili (49%) e le dif icoltà nel prenotare visite ed esami (35%). Non sorprende quindi che chi si rivolge al privato lo faccia soprattutto per accorciare i tempi di attesa: lo dichiara il 60% degli intervistati. Un ulteriore 32% cita la maggiore lessibilità nella scelta di date e orari. La qualità delle cure del Ssn, però, non è messa in discussione. Anzi, in merito la ricerca ha rilevato delle evidenze positive: aumenta la percentuale di chi si dice soddisfatto delle cure ricevute, che sale al 54% dal 47% dell’indagine precedente, e anche di chi ritiene la sanità pubblica italiana tra le migliori al mondo (39%, rispetto al 36%). Ma se il 59% di chi si è rivolto al privato ha atteso solo pochi giorni per l’erogazione delle prestazioni, con il pubblico quasi un italiano su due (43%) ha aspettato almeno 3 mesi, e in alcuni casi (18%) addirittura sei. Per gli italiani, dunque, la priorità del Ssn deve essere ridurre i tempi di attesa per ricoveri, visite e analisi, un’opinione condivisa da due intervistati su tre (66%). Una percentuale simile (63%) concorda che l’integrazione della sanità privata nel Ssn possa alleviare la pressione sul sistema pubblico e ridurre le attese, e il 59% vede con favore anche un maggior ricorso alla telemedicina e ad altre soluzioni tecnologiche
per l’assistenza a distanza. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:CRTABELLOTTA -tit_org- Ops, il grande malato gode di buona salute -sec_org-
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title§§ I lep uguali ai lea la critica di gimbe al governo «più disparità»
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Estratto da pag. 30 di "PROVINCIA QUOTIDIANO DI CREMONA" del 15 Jan 2026
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tp:ocr§§ I LEP UGUALI AI LEA LA CRITICA DI GIMBE AL GOVERNO «PIÙ DISPARITÀ» ROMA Le ampie differenze nell'assistenza sanitaria tra le diverse Regioni che sono già presenti oggi rischiano di essere perpetuate o ulteriormente aggravate dalla «scelta del Governo» di equiparare i Livelli Essenziali delle Prestazioni con i Livelli Essenziali di Assistenza , «forzando l'interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale». È quanto denuncia il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta nel corso dell'audizione presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato nell'ambito dell'esame del disegno di legge delega per la determinazione dei Lep. I Livelli Essenziali delle Prestazioni identificano le prestazioni e i servizi che lo Stato deve garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale: dai servizi sociali all'istruzione fino alla tutela della salute. I Livelli Essenziali di Assistenza sono, invece, le prestazioni e i servizi che il servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini gratuitamente o con il ticket. La legge delega «ha il chiaro obiettivo di accelerare l'attuazione dell'autonomia differenziata» ed è «una scorciatoia che renderebbe giuridicamente accettabili le diseguaglianze regionali nell'esigibilità del diritto alla tutela della salute», afferma Cartabellotta. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- I lep uguali ai lea la critica di gimbe al governo «più disparità» -sec_org-
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title§§ «Equiparazione con i Lep? Cristallizza divari regionali»
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Estratto da pag. 7 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 15 Jan 2026
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tp:ocr§§ «Equiparazione con i Lep? Cristallizza divari regionali» IL PUNTO «I Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) non coincidono con i Livelli essenziali di assistenza (Lea), né sul piano normativo né su quello sostanziale. La scelta del Governo IONI di equipararli, forzando l’interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale, ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione nziali delle dell’autonomia diffesi intende renziata, destinata anestazioni e cor più ad essere un Stato deve moltiplicatore di diseuniforme guaglianze». È il camo nazionapanello d’allarme suoi diritti cinato da Nino Cartabeldamentali lotta, presidente della Questo, Fondazione Gimbe, dipendennel corso di un’audiegione o zione alla Commissiosidenza. I ne Affari costituzionancora deli del Senato. Il parare ti previsti è stato espresso in meella Costirito all’esame del Disebuisce allo gno di legge delga n. nza esclu1623, al quale è affidaarli, anche to proprio il compito di sono svoldeterminare i cosidnti locali. I detti Lep che, secondo utti i diritti Cartabellotta, necessitano di una definizione più che di un’equiparazione: «I Lep sanitari devono essere definiti al pari di tutte le altre materie per non cristallizzare per legge differenze regionali già oggi inaccettabili, indebolire ulteriormente le Regioni del Mezzogiorno e gravare quelle del Nord con un eccesso di mobilità sanitaura e alità ria». Il problema, secondo Gimbe, è nella stessa disuguaglianza tra le Regioni che, al momento, vede un forte divario tra il Nord e il Sud sia per quel che riguarda i Livelli essenziali di assistenza che, appunto, i Lep. Forbice che, in molti casi, arriva ad accumulare decine di punti di ritardo negli adempimenti al Nsg. Un’eventuale equiparazione dei due strumenti, portata dal Ddl 1623, andrebbe a scavare un ulteriore solco. «Nella sentenza n. 192/2024 – ha spiegato Cartabellotta – il riferimento ai Lea ha natura meramente esemplificativa, ma non equipara formalmente i Lep sanitari ai Lea, né supera la Cartab «Risc boom per il distinzione terminologica tra i due concetti, perché farlo significherebbe confondere il principio sancito dai Lep con lo strumento operativo rappresentato dai Lea». Un ulteriore problema, riguarda il mancato finanziamento diretto dei Livelli essenziali di assistenza: «Il Fabbisogno Sanitario Nazionale – ha detto Cartabellotta – viene ripartito alle Regioni in base alla pone Gimbe polazione residente, in parte pesata per età. Per finanè ziare i LEP sanitari, invece, le rie sorse pubbliche dovrebbero coprin re i costi necessari per garantirli in modo uniforme su tutto il territorio nazionale». Al momento, tuttavia, tali costi sarebbero indefinibili: «Vista l’impossibilità di finanziare i costi effettivi dei Lep sanitari con l’attuale disponibilità di risorse, l’Esecutivo rinuncia a defia nirli e imbocca la scorciatoia di e equipararli ai Lea, con il solo scon- po di accelerare l’autonomia differ- renziata. Una scorciatoia che rena derebbe giuridicamente accettai- bili le diseguaglianze regionali e nell’esigibilità del diritto alla tutea la della salute». bellotta: ischio merang il Nord» ---End text--- Author: Redazione Heading: IL PUNTO Highlight: Cartabellotta: «Rischio boomerang per il Nord» Image:Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe -tit_org- «Equiparazione con i Lep? Cristallizza divari regionali» -sec_org-
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title§§ Lea, Gimbe boccia la Basilicata
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Estratto da pag. 7 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 15 Jan 2026
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tp:ocr§§ SANITÀ Per la Fondazione, anche i Lep devono essere definiti come tutte le materie Lea, Gimbe boccia la Basilicata La Regione è 17esima nel 2023, risultando inadempiente per il Nuovo Sistema di Garanzia Diciassettesimo posto in Italia. Nel più ampio contesto di un trend diviso, sostanzialmente, con quasi tutto il Sud. È un quadro ben poco consolatorio quello che la Fondazione Gimbe traccia attorno ai Livelli essenziali di assistenza (Lea) in Basilicata, con il territorio lucano a mostrarsi carente su tutti e tre gli ambiti presi in considerazione (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera), attestandosi, nel migliore dei casi, al dodicesimo posto (per quel che riguarda il primo comparto), con una performance comunque insufficienti a issarsi dalla “zona rossa” delle regioni inadempienti. Se la risposta sul fronte della prevenzione è stata tutto sommato positiva, con 68 punti totali (meglio di territori come Lazio e Campania), l’andamento negativo è stato riscontrato soprattutto nell’area distrettuale (17esimo posto con 52 punti) e in quella ospedaliera (16esimo, con 69), per un totale complessivo di 189 punti. Peggio, va solo in Abruzzo, Calabria, Sicilia e Valle d’Aosta. L’analisi Gimbe, in sostanza, vede sei regioni non in linea con gli standard richiesti dai livelli assistenziali (inclusa la Sardegna, sedicesima), con dati riferiti all’ultimo anno disponibile, il 2023. Al netto della forbice dei due anni e dei potenziali interventi intercorsi, la Fondazione torna quindi a bacchettare il sistema sanitario lucano, dopo quanto emerso nell’ottavo Rapporto, pubblicato a ottobre (e riferito sempre al 2023) e nel quale, in primo luogo, veniva contestata la necessità, per molti lucani, di ricorrere a cure fuori regione. Risultati non in linea con il Nuovo Sistema di Garanzia (Nsg) che, chiaramente, richiede una maggiore armonizzazione dei tre ambiti presi in esame per la valutazione sia dei Livelli essenziali di assistenza che dei Livelli essenziali di prestazione (Lep). La stessa Gimbe ha rimarcato le forti differenze regionali, parlando proprio del Sud Italia come l’area del Paese maggiormente in ritardo nell’adempimento richiesto dal Nsg. Il quale, in ogni caso, «fornisce solo un quadro generale sull’adempimento dei LEA – come evidenziato dal presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta – ma non misura l’effettiva qualità dell’assistenza erogata né tantomeno l’effettiva esigibilità del diritto costituzionale alla tutela della salute, l’entità delle diseguaglianze regionali e territoriali è largamente sottostimata». In pratica, pur in presenza di dati numerici, il trend registrato in relazione al Nuovo Sistema di Garanzia sarebbe puramente indicativo. Il che, in buona sostanza, significa la potenziale presenza di livelli criticità estremamente limitanti per consentire ai sistemi sanitari interessati di mettersi in carreggiata. Del resto, tra le Regioni con le performance migliori e quelle più indietro, il divario supera agilmente i 40 punti. La Basilicata, ad esempio, paga lo scotto peggiore proprio sull’Area distrettuale, avendo accumulato ben 44 punti di ritardo rispetto P al Veneto (primo a 96) e ben 21 dalla prima regione del Sud, il Molise (73). Leggermente migliori le prestazioni PER L sugli altri due fron- Presta ti, con i 68 punti l’insiem della macro-area dei ser della Prevenzione garanti che valgono “solo” su tutto un -30 dall’accop- le, per piata di testa Trento vili e e Veneto, e i 69 delle dell’Area ospedalie- chiaram ra a segnarne 28 in tement meno rispetto alla dal Co Provincia autono- Lep (a ma di Trento. finiti) s Un primo impul- dall’art so al miglioramen- tuzione to, secondo Gimbe, Stato la potrebbe arrivare siva ne dalla definizione se molt dei Lep, ancora non te da R coincidenti sia «sul LEP rig piano sostanziale» civili e s che sul fronte normativo coi Lea. L’obiettivo è muovere le performance regionali al fine di non cristallizzare le divisioni esistenti. Il che, in casa lucana, significa in primis lavorare sulla capillarità delle prestaz
ioni. Al momento, dati alla mano, il vero punto debole. Le fu ---End text--- Author: DAMIANO MATTANA Heading: Highlight: Image: -tit_org- Lea, Gimbe boccia la Basilicata -sec_org-
tp:writer§§ Damiano Mattana
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§---§
title§§ La Puglia tra le prime 10 regioni italiane adempienti sui Lea
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Estratto da pag. 3 di "QUOTIDIANO DI BARI" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T06:29:00+00:00
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tp:ocr§§ Per Gimbe è la prima nel Sud, a 60 punti dalla capolista Veneto La Puglia tra le prime 10 regioni italiane adempienti sui Lea “Adempiente”. È la parola che la fondazione Gimbe utilizza per descrivere la Puglia sulla base di una analisi condotta a livello nazionale, sui Lea, i livelli essenziali di assistenza. Il report è riferito al 2023, ultimo anno di cui sono disponibili i dati. Dallo studio emerge che tra le regioni italiane adempienti c’è anche la Puglia con un punteggio complessivo pari a 228 che la rendono “adempiente secondo il nuovo sistema di garanzia”, spiega il report che somma i punteggi ottenuti in tre macro-aree. Infatti, la Puglia ha registrato 74 punti nell’area prevenzione collettiva e sanità pubblica, occupando l’undicesima posizione in Italia; “69 nell’assistenza distrettuale” con 27 punti in meno rispetto al Veneto che è in prima posizione; e 85 per l’area assistenza ospedaliera” che la rendono nona a livello nazionale tra le regioni d’Italia. Nella classifica nazionale, la Puglia è decima staccata da 60 punti rispetto alla capolista Veneto ed è l’unica del Sud Italia a occupare le prime dieci posizioni. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- La Puglia tra le prime 10 regioni italiane adempienti sui Lea -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Puglia adempiente sul Lea. Gimbe; "La prima al Sud"
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Estratto da pag. 3 di "REPUBBLICA BARI" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T02:54:00+00:00
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tp:ocr§§ Puglia adempiente sui Lea. Gimbe: “La prima al Sud” la sanità «Adempiente». È la parola che la fondazione Gimbe utilizza per descrivere la Puglia sulla base di una analisi condotta in ambito nazionale sui Lea, i Livelli essenziali di assistenza. Il report è riferito al 2023. Dallo studio emerge che tra le regioni italiane adempienti c’è anche la Puglia con un punteggio complessivo pari a 228 che la rendono «adempiente secondo il nuovo sistema di garanzia», si spiega nel report. Nella classifica nazionale, la Puglia è decima staccata da 60 punti rispetto alla capolista Veneto ed è l’unica del Suda occupare una delle prime dieci posizioni in graduatoria. ---End text--- Author: Redazione Heading: la sanità Highlight: Image: -tit_org- Puglia adempiente sul Lea. Gimbe; "La prima al Sud" -sec_org-
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§---§
title§§ Il dossier della Fondazione Gimbe "Liguria penultima per la prevenzione"
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Estratto da pag. 3 di "REPUBBLICA GENOVA" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T04:36:00+00:00
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tp:ocr§§ Il dossier della Fondazione Gimbe “Liguria penultima per la prevenzione” La Liguria è penultima in Italia per la prevenzione, lo dice la Fondazione Gimbe riferendosi a dati 2023, non raggiunge infatti i 60 punti necessari (54 punti) per la sufficienza ed è penultima in Italia precedendo la Sicilia. La rilevazione, già diffusa e ripresa ieri in un’audizione in Senato del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, riporta anche, per lo stesso anno, un buon posizionamento nell’area distrettuale (85 punti) e nell’area ospedaliera (80 punti). Prende il polso della situazione il capogruppo Pd in Regione, Armando Sanna: «Questi dati certificano il fallimento della destra al governo della Regione sulla sanità - dice - sulla prevenzione il dato è gravissimo: sempre più cittadini non riescono a curarsi, rinunciano alle visite, aspettano mesi per un esame o sono costretti a rivolgersi al privato pagando di tasca propria, aumentando le disuguaglianze nell’accesso alle cure». — M.BO. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Il dossier della Fondazione Gimbe "Liguria penultima per la prevenzione" -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Fondazione Gimbe: l'autonomia regionale peggiorerà i livelli di assistenza al Sud
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/15/2026011501955103595.PDF
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Estratto da pag. 2 di "REPUBBLICA NAPOLI" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T03:28:00+00:00
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tp:ocr§§ Fondazione Gimbe: l’autonomia regionale peggiorerà i livelli di assistenza al Sud anità uguale per tutti e nello stesso modo. Ovunque in Italia. Questo dice la costituzione e per questo la Fondazione Gimbe presieduta da Nino Cartabellotta contesta l’equiparazione di Lea (Livelli essenziali assistenziali) e di Lep (Livelli essenziali prestazioni). Il punto cruciale: inglobandole in un’unica voce, si accelererebbe l’autonomia differenziata. Il risultato? Un inaccettabile aumento delle disuguaglianze (già esistenti) tra nord e sud. Perciò ieri la Fondazione, in audizione al Senato, ha rispolverato i dati che certificano le disomogeneità territoriali, proprio perché si eviti di «cristallizzarle per legge e di indebolire ulteriormente il Mezzogiorno», con un nord gravaS to da «un eccesso di mobilità sanitaria». Va rammentato che i Livelli essenziali delle prestazioni, sono funzionali al raggiungimento dei Livelli di assistenza. Un esempio per tutti, la prevenzione oncologica. Per raggiungere l’obiettivo sono indispensabili tecnologie avanzate, ma se queste ultime (come le Tac di ultima generazione) non sono disponibili in ogni regione in egual misura, ne scaturisce l’impossibilità per le più “povere” di erogare le prestazioni. E, dunque, si arriva a una prevenzione monca, a sua volta responsabile del mancato soddisfacimento di uno degli indicatori dei Livelli assistenziali. Ed eccoci ai dati locali sugli adempimenti raggiunti dalla Campania nel 2023: a fronte di un punteggio medio nazionale di 226, da noi si arriva a un totale di 206 (non virtuoso e neanche bocciato). La nostra regione ha ottenuto, secondo il Nuovo sistema di garanzia (Nsg), 62 punti per l’area prevenzione (36 in meno rispetto alla Provincia autonoma di Trento e al Veneto, in prima posizione). Per l’area distrettuale raggiungiamo quota 72 (24 punti in meno del Veneto, sempre primo), mentre analoga posizione (72 punti) ottiene l’area ospedaliera. In più c’è la questione economica, i finanziamenti insufficienti per alcune regioni, soprattutto della Campania, ultima in classifica perché non si tiene conto dei fattori determinanti (povertà relativa e tasso di disoccupazione). E qui è sempre Cartabellotta a chiarire: «Il fabbisogno sanitario nazionale (Fsn) viene ripartito alle Regioni in base ai residenti, in parte pesati per età. Per finanziare i Lep, invece, le risorse pubbliche dovrebbero coprire i costi necessari in modo uniforme su tutto il territorio nazionale». Il fatto è che oggi non si è in grado di quantificare in tempi brevi il costo necessario per assicurare in tutto il Paese, ad esempio, pronto soccorso non affollati, tempi di attesa ragionevoli, visite specialistiche o una rete territoriale funzionante. «E allora vista l’impossibilità di finanziare i costi effettivi dei Lep con le attuali risorse, il governo rinuncia a definirli e imbocca la scorciatoia, equiparandoli ai Lea. Un modo per rendere giuridicamente accettabili le diseguaglianze regionali nel diritto alla salute». ---End text--- Author: GIUSEPPE DEL BELLO Heading: Highlight: Il rischio delle riforme del governo. Mentre la Regione riceve finanziamenti insufficienti per le reali esigenze di salute Image: -tit_org- Fondazione Gimbe: l'autonomia regionale peggiorerà i livelli di assistenza al Sud -sec_org-
tp:writer§§ Giuseppe Del Bello
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§---§
title§§ Livelli Morto essenziali Gasparri di Fece assistenza, grande il Marche Carlino ottave Ascoli
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Estratto da pag. 35 di "RESTO DEL CARLINO ASCOLI" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T02:31:00+00:00
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tp:ocr§§ Storicodi Studio capo Fondazione e inviatoGimbe Livelli essenziali Morto Gasparri di assistenza, Fece grande il Carlinoottave Ascoli Marche ANCONA ASCOLI Marche È morto adempienti l’altra notte per ad Ascoli i Livelli il giornalista essenziali di Gianluigi assistenza Gasparri. (Lea), seAveva anni esistema quasi tutti li avecondo 87 il Nuovo di garanva passati a scrivere, indagare e zia (Nsg), sui dati relativi al raccontare. Giornalista per vo2023. Con un punteggio di 248, cazione, romanziere per istinto, la regione si piazza all’ottavo poè stato soprattutto una delle fisto graduatoria italiana, gurenella che hanno dato identità al guidata da Ascoli, Venetodi (288), Carlino di cui èToscastato na (286), Emilia-Romagna (278), caporedattore storico e anima riconosciuta per decenni. Nato Provincia autonoma di Trento a Macerata, arrivò(270). ad Ascoli alla (278) e Piemonte Le Marfine degli anni Sessanta. Il suo che sono precedute anche dalla modo di fare giornalismo era duLombardia e dall’Umbria (257). plice e per questo temuto e riQueste contesto emerge spettato. Da un lato le inchieste dall’analisi della capaci Fondazione rigorose, profonde, di inGimbe sul disegno di legge cidere davvero. Dall’altro unaper sala dei Livelli che essentiradefinizione affilata, dissacrante, sapeva colpire il potere coninl’arziali delle prestazioni (Lep) sama A questa doppia nità.dell’ironia. Lo studio, infatti, è stato oganima anchedel le getto –appartenevano ieri – dell’audizione celebri «Noterelle» satiriche, presidente Cartabellotta. Nel nelle quali per anni seppe con2023 (ultimo anno disponibile), densare lo spirito più autentico secondo l’analisi del Gimbe, a della città, quello che trova nel fronte di un punteggio più medio Carnevale l’espressione alnazionale di 226 punti,ilil puntegta. Gasparri guidò Carlino Ascoli in tre degli diverseadempimenti fasi: dalla figio totale ne degli anni ai Sessanta 1993, delle Marche Lea è di al 248. poi dali punteggi 1995 al 1997 e infine dal Ecco nelle tre aree 2000 fino al pensionamento, monitorate dal Gimbe, ovvero nel 2002. Nei periodi di pausa prevenzione collettiva e sanità dalla direzione fu inviato per le pubblica, assistenza distrettuapagine nazionali e intensificò la le e assistenza ospedaliera. Per collaborazione con «Bell’Italia», l’area le oltre Marrivistadella con prevenzione, cui lavorò per vent’anni, raccontando conpola che si posizionano al decimo sua scrittura sto in Italia, 74inconfondibile punti, 24 puntianin goli storie del Conaula menoe rispetto allaPaese. Provincia sua scomparsa se ne va non sotonoma di Trento e al Veneto, lo un giornalista, ma un modo che sono entrambi in prima popreciso di intendere il mestiere: sizione. Nell’area distrettuale le curioso, libero, capace di unire Marche collezionano 83 epunti rigore e graffio, profondità leg(sesta posizione tra le perdono regioni), gerezza. «Le Marche una 13 voce autorevole, e cioè in meno rispetto libera al Veneprofondamente innamorata del to, che guida la graduatoria. Va proprio mestiere – dice Gino Sameglio ancora nell’area ospedabatini, presidente di Camera Mrliera, dove la regione si piazza in che –. Gasparri è stato un giorquinta posizione con 91 punti, nalista capace di raccontare il cioè sei in meno rispetto alla territorio con rigore, ironia e coProvincia di Trento, raggio. Leautonoma sue inchieste hanno che è al primo posto assoluto. contribuito a rafforzare la coscienza civile ©della comunità». RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Paolo Calcinaro Gianluigi Gasparri, è l’assessore storico capo della redazione regionale alla sanità del Carlino di Ascoli -tit_org- Livelli Morto essenziali Gasparri di Fece assistenza, grande il Marche Carlino ottave Ascoli -sec_org-
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§---§
title§§ Livelli Morto essenziali Gasparri di Fece assistenza, grande il Marche Carlino ottave Ascoli
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Estratto da pag. 37 di "RESTO DEL CARLINO MACERATA" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T02:31:00+00:00
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title§§ Livelli di assistenza, Campania 13esima
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Estratto da pag. 3 di "ROMA" del 15 Jan 2026
Il punteggio è di 206 a fronte di una media nazionale di 226 e distanza da Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna
pubDate§§ 2026-01-15T04:28:00+00:00
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tp:ocr§§ SANITÀ La regione, pur adempiente secondo il nuovo sistema di garanzia, presenta ancora criticità strutturali Livelli di assistenza, Campania 13esima Il punteggio è di 206 a fronte di una media nazionale di 226 e distanza da Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna DI MARCO CARBONI NAPOLI. La Campania è 13esima su 21 regioni e province autonome nella graduatoria del punteggio totale relativo agli adempimenti del Livelli essenziali di assistenza. I dati si riferiscono al 2023 e sono stati fornito dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, durante l’audizione presso la commissione Affari costituzionali del Senato nell’ambito dell’esame del disegno di legge delega per la determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni. La Campania, che pure risulta adempiente secondo il novo sistema di garanzia, presenta un punteggio totale degli adempimenti ai Livelli essenziali di assistenza pari a 206, a fronte di una media nazionale di 226, ed è distante da Veneto (288) Toscana (286) ed Emilia Romagna (278) ma è avanti tra le altre alla Provincia autonoma di Bolzano (202), Molise (193) e Sardegna (192). La Campania registrato 62 punti per l'’area della prevenzione, collocandosi al sedicesimo posto, con 36 punti in meno rispetto alle prime, la provincia autonoma di Trento e al Veneto; 72 per l’area distrettuale che la attestano al 13esimo posto, 24 in meno rispetto al Veneto che è in prima posizione, e 72 per l’area ospedaliera, dove è 15esima con 25 punti in meno della prima, la Provincia autonoma di Trento. Il tutto mentre Cartabellotta sottolinea che «i, Livelli essenziali delle prestazioni, non coincidono con quelli di assistenza , né sul piano normativo né su quello sostanziale. La scelta del Governo di equipararli, forzando l’interpretazione di una sentenza della Corte costituzionale, ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata, destinata ancor più ad essere un moltiplicatore di diseguaglianze. I Lep sanitari devono essere definiti al pari di tutte le altre materie per non cristallizzare per legge differenze regionali già oggi inaccettabili, indebolire ulteriormente le Regioni del Mezzogiorno e gravare quelle del Nord con un eccesso di mobilità sanitaria». E ancora. «In sanità qualsiasi discussione sui Lep non può prescindere da una valutazione delle attuali diseguaglianze regionali nell’erogazione dei Lea. Il monitoraggio ufficiale del ministero della Salute fotografa profonde differenze tra le Regioni. Nel 2023 ben 8 Regioni risultano non adempienti ai Lea, non raggiungendo la soglia minima di 60 punti su 100 in almeno una delle tre macro-aree: prevenzione, distrettuale e ospedaliera. Inoltre, sommando i punteggi ottenuti nelle tre macro-aree, a fronte di un punteggio medio di 226 punti su 300, esistono divari molto marcati: Veneto e Toscana superano i 280 punti, mentre altre Regioni non raggiungono i 200 punti, in particolare nel Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Sicilia) e in Valle d’Aosta». ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marco CARBONI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Livelli di assistenza, Campania 13esima -sec_org-
tp:writer§§ Marco CarBoni
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§---§
title§§ Sanità a due velocità Sicilia indietro sui Lea
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Estratto da pag. 9 di "SICILIA CATANIA" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T04:04:00+00:00
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tp:ocr§§ LA “FOTO” DI GIMBE Sanità a due velocità Sicilia indietro sui Lea ROMA. Le ampie differenze nell’assistenza sanitaria tra le diverse Regioni che sono già presenti oggi rischiano di essere perpetuate o ulteriormente aggravate dalla “scelta del Governo» di equiparare i Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep) con i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), «forzando l’interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale». È quanto denuncia il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta nel corso dell’audizione odierna presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato nell’ambito dell’esame del disegno di legge delega per la determinazione dei Lep. I Livelli Essenziali delle Prestazioni identificano le prestazioni e i servizi che lo Stato deve garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale: dai servizi sociali all’istruzione fino alla tutela della salute. I Livelli Essenziali di Assistenza sono, invece, le prestazioni e i servizi che il servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini gratuitamente o dietro pagamento del ticket. I primi rappresentano il vincolo costituzionale, mentre i secondi costituiscono lo strumento, precisa Gimbe. La legge delega «si propone di escludere la tutela della salute da quella che sono le materie da cui devono essere determinati i livelli di prestazione, facendo riferimento a una sentenza della Corte Costituzionale», illustra Cartabellotta, secondo cui questa scelta, frutto di una lettura forzata della giurisprudenza costituzionale, «ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata» ed è «una scorciatoia che renderebbe giuridicamente accettabili le diseguaglianze regionali nell’esigibilità del diritto alla tutela della salute», che oggi sono già molto ampie. Il monitoraggio del ministero della Salute mostra che otto Regioni (tra cui la Sicilia) non garantiscono i Lea non raggiungendo la soglia minima di 60 punti su 100 in almeno una delle tre macro-aree: prevenzione, distrettuale e ospedaliera. Inoltre, sommando i punteggi delle tre macro-aree, le differenze tra le Regioni diventano ancora più evidenti: si va da un punteggio superiore ai 280 punti su 300 di Veneto e Toscana a punteggi inferiore a 200 punti al Sud. Gimbe solleva il nodo delle risorse: «Per finanziare i Lep sanitari - spiega Cartabellotta - le risorse pubbliche dovrebbero coprire i costi necessari per garantirli in modo uniforme su tutto il territorio nazionale». Tuttavia, «vista l’impossibilità di finanziare i costi effettivi dei Lep sanitari con l’attuale disponibilità di risorse, l’Esecutivo rinuncia a definirli e imbocca la scorciatoia di equipararli ai Lea, con il solo scopo di accelerare l’autonomia differenziata». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità a due velocità Sicilia indietro sui Lea -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ La sanità ligure in fondo alla classifica sulla prevenzione
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Estratto da pag. 41 di "STAMPA IMPERIA" del 15 Jan 2026
La Fondazione Gimbe: risulta penultima tra le regioni Sanna: fallimento Bucci. Nicolò: dati 2023 disallineati
pubDate§§ 2026-01-15T07:40:00+00:00
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tp:ocr§§ “giallo” per i livelli di assistenza essenziali, “arancione” per la mobilità La sanità ligure in fondo alla classifica sulla prevenzione La Fondazione Gimbe: risulta penultima tra le regioni Sanna: fallimento Bucci. Nicolò: dati 2023 disallineati Liguria “in giallo” secondo la classificazione colori che fotografa lo stato delle regioni italiane nella graduatoria per punti sul rispetto dei livelli essenziali di assistenza sanitaria, in arancione invece per quanto riguarda la mobilità sanitaria con un saldo negativo “moderato” dai dati relativi al 2021. Mentre entra nel vivo la nuova riforma sanitaria regionale, partita il 1° gennaio con una serie di obiettivi che riguardano il cambio di governance, risparmi ma anche riavvicinamento della sanità ai territori c’è questo nella classificazione della Fondazione Gimbe che, a dieci anni dall’avvio della campagna SalviamoSSN, rilancia l’analisi sulla base degli ultimi dati disponibili, quelli sul 2023, per aumentare il coinvolgimento nella tutela del Servizio sanitario nazionale. Liguria che da quanto emerso dallo studio, in una scala di 4 colori che vanno dal verde scuro al verde chiaro, al giallo e al rosso (che indica l’inadempienza secondo il sistema di garanzia), si classificava nel 2021 a 232, 6 punti su un massimo di 300 nello stesso range di Abruzzo, Puglia, Basilicata e Provincia Autonoma di Bolzano quanto al rispetto dei Lea, i livelli essenziali di assistenza. Nel 2023, sempre secondo la Fondazione, la Liguria scendeva invece al penultimo posto nella graduatoria delle regioni italiane sul rispetto dei livelli essenziali di servizio che comprendono prestazioni erogate gratuitamente o tramite ticket attraverso le Regioni, e nell’area delle prevenzione otteneva 54 punti su cento, con 44 punti di distanza dalle prime posizioni della classifica occupate da Provincia Autonoma di Trento e Veneto. Sulla mobilità sanitaria regionale, sempre nel 2021, il livello arancione corrispondeva ad un saldo negativo moderato che accomunava la situazione ligure a Umbria, Marche, Sardegna, Basilicata. Dati e scenari sui quali la Regione era già intervenuta con una serie di precisazioni. «I risultati dell’analisi della Fondazione Gimbe sulla qualità della prevenzione sanitaria in Liguria nel 2023 – aveva spiegato l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò – sono stati influenzati da un disallineamento nella trasmissione dei dati, il problema è stato risolto già per l’annualità del 2024 dove la Liguria è stata promossa anche nell’ambito della prevenzione con un risultato di 93 su 100». Intanto però, dopo le polemiche sulla riforma della sanità e sulla gestione del sistema, l’opposizione regionale attacca: «I dati diffusi dalla Fondazione Gimbe – commenta il capogruppo del Pd in Regione Liguria, Armando Sanna – certificano il fallimento della destra al governo della Regione sulla sanità: la Liguria è penultima in Italia e ultima regione del Nord per qualità della prevenzione sanitaria ed è dichiarata inadempiente sui livelli essenziali di assistenza». «Sempre più cittadini non riescono a curarsi, rinunciano alle visite, aspettano mesi per un esame o sono costretti a rivolgersi al privato pagando di tasca propria, aumentando le disuguaglianze nell’accesso alle cure – conclude Sanna – La propaganda della giunta Bucci non potrà coprire quanto sta succedendo e purtroppo, alla luce della nuova riforma sanitaria, è destinato a peggiorare. La sanità pubblica deve tornare a essere una priorità». — ---End text--- Author: VALENTINA CAROSINI Heading: Highlight: Image:I livelli essenziali di assistenza comprendono prestazioni erogate gratuitamente o tramite ticket -tit_org- La sanità ligure in fondo alla classifica sulla prevenzione -sec_org-
tp:writer§§ VALENTINA CAROSINI
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title§§ La sanità ligure in fondo alla classifica sulla prevenzione
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Estratto da pag. 41 di "STAMPA SAVONA" del 15 Jan 2026
La Fondazione Gimbe: risulta penultima tra le regioni Sanna: fallimento Bucci. Nicolò: dati 2023 disallineati
pubDate§§ 2026-01-15T07:40:00+00:00
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tp:ocr§§ “giallo” per i livelli di assistenza essenziali, “arancione” per la mobilità La sanità ligure in fondo alla classifica sulla prevenzione La Fondazione Gimbe: risulta penultima tra le regioni Sanna: fallimento Bucci. Nicolò: dati 2023 disallineati Liguria “in giallo” secondo la classificazione colori che fotografa lo stato delle regioni italiane nella graduatoria per punti sul rispetto dei livelli essenziali di assistenza sanitaria, in arancione invece per quanto riguarda la mobilità sanitaria con un saldo negativo “moderato” dai dati relativi al 2021. Mentre entra nel vivo la nuova riforma sanitaria regionale, partita il 1° gennaio con una serie di obiettivi che riguardano il cambio di governance, risparmi ma anche riavvicinamento della sanità ai territori c’è questo nella classificazione della Fondazione Gimbe che, a dieci anni dall’avvio della campagna SalviamoSSN, rilancia l’analisi sulla base degli ultimi dati disponibili, quelli sul 2023, per aumentare il coinvolgimento nella tutela del Servizio sanitario nazionale. Liguria che da quanto emerso dallo studio, in una scala di 4 colori che vanno dal verde scuro al verde chiaro, al giallo e al rosso (che indica l’inadempienza secondo il sistema di garanzia), si classificava nel 2021 a 232, 6 punti su un massimo di 300 nello stesso range di Abruzzo, Puglia, Basilicata e Provincia Autonoma di Bolzano quanto al rispetto dei Lea, i livelli essenziali di assistenza. Nel 2023, sempre secondo la Fondazione, la Liguria scendeva invece al penultimo posto nella graduatoria delle regioni italiane sul rispetto dei livelli essenziali di servizio che comprendono prestazioni erogate gratuitamente o tramite ticket attraverso le Regioni, e nell’area delle prevenzione otteneva 54 punti su cento, con 44 punti di distanza dalle prime posizioni della classifica occupate da Provincia Autonoma di Trento e Veneto. Sulla mobilità sanitaria regionale, sempre nel 2021, il livello arancione corrispondeva ad un saldo negativo moderato che accomunava la situazione ligure a Umbria, Marche, Sardegna, Basilicata. Dati e scenari sui quali la Regione era già intervenuta con una serie di precisazioni. «I risultati dell’analisi della Fondazione Gimbe sulla qualità della prevenzione sanitaria in Liguria nel 2023 – aveva spiegato l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò – sono stati influenzati da un disallineamento nella trasmissione dei dati, il problema è stato risolto già per l’annualità del 2024 dove la Liguria è stata promossa anche nell’ambito della prevenzione con un risultato di 93 su 100». Intanto però, dopo le polemiche sulla riforma della sanità e sulla gestione del sistema, l’opposizione regionale attacca: «I dati diffusi dalla Fondazione Gimbe – commenta il capogruppo del Pd in Regione Liguria, Armando Sanna – certificano il fallimento della destra al governo della Regione sulla sanità: la Liguria è penultima in Italia e ultima regione del Nord per qualità della prevenzione sanitaria ed è dichiarata inadempiente sui livelli essenziali di assistenza». «Sempre più cittadini non riescono a curarsi, rinunciano alle visite, aspettano mesi per un esame o sono costretti a rivolgersi al privato pagando di tasca propria, aumentando le disuguaglianze nell’accesso alle cure – conclude Sanna – La propaganda della giunta Bucci non potrà coprire quanto sta succedendo e purtroppo, alla luce della nuova riforma sanitaria, è destinato a peggiorare. La sanità pubblica deve tornare a essere una priorità». — ---End text--- Author: VALENTINA CAROSINI Heading: Highlight: Image:I livelli essenziali di assistenza comprendono prestazioni erogate gratuitamente o tramite ticket -tit_org- La sanità ligure in fondo alla classifica sulla prevenzione -sec_org-
tp:writer§§ VALENTINA CAROSINI
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§---§
title§§ Livelli essenziali d'assistenza Veneto primo nell'attuazione
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Estratto da pag. 5 di "TRIBUNA DI TREVISO" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T05:05:00+00:00
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tp:ocr§§ il rapporto della fondazione gimbe, con critiche però sull’autonomia differenziata Livelli essenziali d’assistenza Veneto primo nell’attuazione Federico Murzio / VENEZIA Come misurare il livello della sanità in Veneto? Ciò che appare molto più di un indizio arriva da Roma, dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato e dall’audizione di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che di sanità si occupa a pieno titolo. Stando al monitoraggio della Fondazione nel 2023, ultimo anno disponibile, a fronte di un punteggio medio nazionale di 226 punti, il punteggio totale degli adempimenti della Regione Veneto ai Livelli essenziali di assistenza (Lea) è di 288 (primo posto). La Regione, adempiente secondo il Nuovo Sistema di Garanzia (Nsg), ha registrato alti punteggi nelle tre aree monitorate. Ossia prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera. Quindi: 98 punti per l’area della prevenzione classificandosi in prima posizione insieme alla Provincia Autonoma di Trento; 96 punti per l’area distrettuale classificandosi in prima posizione; 94 punti per l’area ospedaliera ovvero 3 punti in meno rispetto alla Provincia Autonoma di Trento che è in prima posizione. Insomma, il Veneto spicca. I Lea sono uno dei parametri significativi di valutazione. Sono, in sintesi, l’insieme di prestazioni e servizi che il Servizio Sanitario Nazionale deve garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o con il pagamento di un ticket, per assicurare il diritto alla salute. Il rovescio della medaglia, che tocca “politicamente” il Veneto pur non citandolo, sono le parole dello stesso Cartabellotta. « La scelta del Governo di equipare Lea e Lep (Livelli essenziali delle prestazioni), forzando l’interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale, ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata». Quindi «I Lep sanitari devono essere definiti al pari di tutte le altre materie per non cristallizzare per legge differenze regionali, indebolire ulteriormente il Mezzogiorno e gravare sulle regioni del Nord con un eccesso di mobilità sanitaria». I Lep, infatti, sono l’insieme delle prestazioni e dei servizi che lo Stato deve garantire per assicurare i diritti civili e sociali fondamentali delle persone indipendentemente dalla regione. — ---End text--- Author: Federico Murzio Heading: Highlight: Image:La media punti nazionale si ferma a 226, il Veneto raggiunge i 288 -tit_org- Livelli essenziali d’assistenza Veneto primo nell’attuazione -sec_org-
tp:writer§§ Federico Murzio
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§---§
title§§ Ogni anno con il vaccino Hpv l'Italia eviterebbe 3mila morti
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/15/2026011501786006052.PDF
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Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T05:28:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Ogni anno con il vaccino Hpv l’Italia eviterebbe 3mila morti Il vaccino per l'Hpv potrebbe prevenire quasi tremila morti l'anno in Italia dovuti ai tumori correlati all'infezione, ma nel nostro Paese sette genitori su dieci credono che invece questa forma di prevenzione non sia utile e per otto su dieci l'Hpv non è una malattia grave. Il risultato di questa scarsa consapevolezza è che nel nostro Paese la copertura è ancora molto bassa, con appena metà della popolazione target, ragazze e ragazzi sotto i 12 anni, che è effettivamente protetta. I numeri sono stati presentati durante il convegno “Promuovere la salute, educare alla prevenzione: il ruolo condiviso contro l'Hpv” che si è tenutosi ieri nella sede dell'Istituto superiore di sanità (Iss). «Siamo purtroppo ancora lontani dall’obiettivo di vaccinare il 95% dei ragazzi e delle ragazze di 11-12 anni entro il 2030, e restano ampie differenze nella copertura vaccinale tra una regione e l’altra - ha sottolineato il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone -. Pediatri, medici di famiglia, genitori, insegnanti, ginecologi, devono promuovere la vaccinazione perché la prevenzione è un diritto di tutti». A indagare sull'atteggiamento dei genitori è stato il progetto europeo “Perch” di cui l'Iss è stato capofila italiano. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Ogni anno con il vaccino Hpv l’Italia eviterebbe 3mila morti -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Sulla salute si sfidano le Big Tech: anche Anthropic lancia Chatbot dedicato
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Estratto da pag. 7 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T05:28:00+00:00
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tp:ocr§§ Sulla salute si sfidano le Big Tech: anche Anthropic lancia Chatbot dedicato B otta e risposta a colpi di Chatbot tra le Big Tech. Dopo OpenAI tocca ad Anthropic a lanciare una startup in Claude con nuove funzionalità dedicate alla salute. Claude for Healthcare è conforme all'Health Insurance Portability and Accountability Act, o HIPAA, legge americana che rappresenta lo standard di riferimento per la protezione dei dati sensibili nel settore sanitario. ”La soluzione può essere utilizzata da ospedali e operatori per gestire le informazioni dei consumatori”. Claude permetterà di collegare al chatbot le app di salute sullo smartphone, tra cui Apple Health, così da avere un quadro completo della propria situazione. Secondo Anthropic, uno dei più grandi sistemi sanitari no-profit degli Stati Uniti, ha oltre 22.000 operatori sanitari che già utilizzano Claude. Sul blog ufficiale, l'azienda spiega che, ”nella nostra versione iniziale, ci siamo concentrati sul rendere Claude più potente per la ricerca e lo sviluppo pre clinici (inclusi la bio informatica e la generazione di ipotesi e protocolli). Ora stiamo estendendo la nostra attenzione alle operazioni di sperimentazione clinica e alle fasi normative della catena di sviluppo”. A. B. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sulla salute si sfidano le Big Tech: anche Anthropic lancia Chatbot dedicato -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/15/2026011501786106053.PDF
§---§
title§§ OpenAl lancia "ChatGpt salute" e assicura che non sostituisce i medici
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/15/2026011501791506055.PDF
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Estratto da pag. 7 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T05:28:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ OpenAI lancia “ChatGpt salute” e assicura che non sostituisce i medici C hatGpt lancia una sezione dedicata alla salute, sviluppata da OpenAI, con oltre 200 sanitari di tutto il mondo. La propsota punta a unire cartelle cliniche e app salute per supportare un utente ”senza sostituire i medici”. La società promette privacy sui dati che non userà per l'addestramento dell'IA e assicura che la soluzione offrirà una visione completa della persona. Secondo una stima della società, oltre 230 milioni di persone in tutto il mondo pongono domande su salute e benessere alla sua piattaforma di IA ogni settimana. ChatGpt Salute permette di ”col legare le cartelle cliniche elettroniche e le app di benessere per aiutare a comprendere i risultati recenti degli esami, prepararsi agli appuntamenti medici, ricevere indicazioni su alimentazione e routine di allenamento o valutare i compromessi tra diverse opzioni assicurative in base ai modelli di assistenza sanitaria”. La piattaforma è stata sviluppata nel corso di due anni collaborando con oltre 260 medici attivi in 60 Paesi coprendo 30 aree di analisi ”per comprendere cosa renda una risposta a una domanda sulla salute utile o potenzialmente dannosa”. A. B. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- OpenAl lancia “ChatGpt salute” e assicura che non sostituisce i medici -sec_org-
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§---§
title§§ Salute mentale, una lunga e silenziosa emergenza
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/15/2026011501790706063.PDF
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Estratto da pag. 8 di "L'IDENTITÀ" del 15 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-15T05:28:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/15/2026011501790706063.PDF
tp:ocr§§ POCO MENO DI 900MILA ITALIANI ASSISTITI, FINO A 2 MILIONI QUELLI FUORI DAI RADAR Salute mentale, una lunga e silenziosa emergenza I n Italia,una emergenza silenziosa della salute mentale. I dati più recenti disponibili ufficialmente, nel Rapporto Salute Mentale 2023 pubblicato dal ministero guidato da Orazio Schillaci alla fine del 2024. Numeri in crescita ma privi di aggiornamenti per il 2024 e il 2025. Una questione complessa, evidentemente difficile anche da monitorare in tempo reale. Secondo il rapporto, 854mila e 40 persone sono state assistite nel corso del 2023 dai servizi specialistici per problemi psichiatrici, con un aumento di circa il 10% rispetto al 2022. I dati coprono 139 Dipartimenti di Salute Mentale sul territorio. Nel 2023, 273mila e 172 persone hanno avuto un primo contatto con i servizi nel corso dell’anno, il 94,7% di questi lo ha fatto per la prima volta nella sua vita. Una maggiore domanda di assistenza, ma anche un crescente bisogno di riconoscere condizioni in passato sotto traccia. La composizione dei pazienti riflette la struttura demografica del Paese. Il 67,3% ha più di 45 anni, solo una minoranza sotto i 25 anni. Differenze di genere marcate. I tassi di disturbi affettivi, nevrotici e depressivi risultano quasi doppi nelle donne rispetto agli uomini. I disturbi schizofrenici e da abuso di sostanze sono più frequenti nel sesso maschile. Accanto ai numeri dei servizi specialistici, gli accessi ai pronto soccorso per disturbi mentali aumentati significativamente. Ogni giorno, quasi 1.571 persone si presentano nei pronto soccorso italiani per condizioni psichiatriche, con più di 26mila accessi in più nel 2023 rispetto al 2022. Parallelamente, ricoveri nei reparti psichiatrici ospedalieri aumentati di circa 7mila unità. Nonostante gli utenti dei servizi territoriali siano in aumento, una dotazione di personale in calo. Nel 2023, poco più di 29mila operatori nelle unità psichiatriche pubbliche, rispetto ai circa 30mila dell’anno precedente, riducendo psicologi c e infermieri. Parallelamente, un numero di posti letto in strutture residenziali e semiresidenziali rimasto stabile o in leggera diminuzione, circa 9,3 letti ogni 100mila abitanti. Una dotazione complessivamente contenuta rispetto ad altri Paesi europei. Questa combinazione di domanda crescente, risorse assistenziali ridotte e mancanza di dati aggiornati alimenta un quadro critico.La questione non riguarda solo la quantità di assistiti ma anche l’impatto sociale e culturale della condizione mentale nel Paese. Studi presentati nel 2025 dalla Società Italiana di Psichiatria Sociale stimano che oltre 700mila giovani convivono con disturbi psichici, in particolare ansia e depressione. E ricordano che oltre il 70% delle problematiche insorge entro i 24 anni di età, rendendo fondamentale la prevenzione e l’intervento precoce. In questo contesto, più volte sottolineata l’urgenza di dare priorità alla salute mentale. In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale 2023, Schillaci affermava che “dobbiamo continuare ad agire affinché nessuno sia lasciato indietro” e ribadiva l’importanza di investire in salute mentale come parte integrante delle agende di salute globale. Un messaggio per evidenziare il ruolo della prevenzione e del supporto familiare e comunitario. Poi, nessuna successiva pubblicazione di dati più aggiornati. In più, unla spesa pubblica dedicata alla salute mentale relativamente bassa rispetto ad altri Paesi europei, con stime che indicano una quota inferiore al 3% del Fondo Sanitario Nazionale destinata a questo ambito. Un livello di finanziamento che mette a confronto l’aumento dei bisogni assistenziali con una dotazione economica e di personale che fatica a sostenere la domanda. Per molte famiglie e pazienti, la mancanza di servizi adeguati si traduce in liste di attesa lunghe, difficoltà di accesso a cure territoriali e ricorso più frequente ai pronto soccorso come porta d’accesso principale alla rete assistenziale. Anche perché, incrociando i dati del ministero con le indagini sulla diffusion
e dei disturbi mentali, emergerebbe che tra 1,5 e 2 milioni di italiani con bisogni clinicamente rilevanti non risultano presi in carico dai servizi pubblici. Il fattore di ultimi dati pubblici risalenti al 2023, insomma, spia di una problematica sanitaria e sociale ove raccolta e elaborazione dei dati faticano a tenere il passo con l’evoluzione reale della domanda di cura. Nel 2026, l'Italia di fronte due sfide: aggiornare in tempo reale il quadro epidemiologico della salute mentale e tradurre questi numeri in interventi concreti, investimenti mirati e una rete di servizi che non lasci indietro chi soffre in silenzio. L’emergenza mentale non può più aspettare. ---End text--- Author: DAVE HILL CIRIO Heading: Highlight: L’ultimo Rapporto ufficiale nel 2023 Da allora, nessun altro aggiornamento Image: -tit_org- Salute mentale, una lunga e silenziosa emergenza -sec_org-
tp:writer§§ DAVE HILL CIRIO
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/15/2026011501790706063.PDF
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