title§§ "Il grande malato": a Termoli la giomata che mette a nudo la sanità molisana
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Estratto da pag. 17 di "PRIMO PIANO MOLISE" del 14 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-14T05:37:00+00:00
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tp:ocr§§ “Il grande malato”: a Termoli la giornata che mette a nudo la sanità molisana TERMOLI. Dopodomani, venerdì 16 gennaio, nell’Aula Adriatica dell’Università del Molise, si apre una giornata che promette di segnare un punto di svolta nel dibattito sulla sanità regionale. ALI e CGIL scelgono Termoli per un confronto che non è un semplice appuntamento istituzionale, ma un tentativo di uscire dalla spirale dell’emergenza permanente che da anni soffoca il Molise. L’incontro “Il grande malato. Per una riforma della sanità in Italia” porta in città il Presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, chiamato a offrire una lettura tecnica e indipendente di un sistema che rischia di trasformare il diritto alla salute in un privilegio per pochi. La mattinata si apre con una serie di saluti istituzionali che fotografano la compattezza del fronte territoriale: Nico Balice, sindaco di Termoli; Giuseppe Peter Vanoli, rettore dell’Università del Molise; Pino Puchetti, presidente della Provincia di Campobasso; Paolo De Socio, segretario generale della Cgil Molise; e Diego Ferrara, sindaco di Chieti e componente della presidenza ALI Abruzzo. Una cornice che testimonia come la crisi sanitaria non sia più un tema settoriale, ma una questione che attraversa istituzioni, accademia, sindacati e amministrazioni locali. La relazione di Cartabellotta – “Tutela della salute: da diritto per tutti a privilegio per pochi? L’indifferibile necessità di rilanciare il SSN” – rappresenta il cuore dell’iniziativa. Numeri, criticità, responsabilità politiche e scelte mancate: un’analisi che arriva in un momento in cui i presidi di Isernia e Termoli sono sotto pressione e l’ospedale di Agnone continua a vivere in bilico, mentre i cittadini pagano tasse più alte per servizi sempre più ridotti. A seguire, la tavola rotonda mette attorno allo stesso tavolo figure chiave del territorio: Micaela Fanelli, delegata ALI all’Europa; Daniele Saia, presidente della Conferenza regionale dei sindaci per la sanità; Piero Castrataro, sindaco di Isernia; Michele Iorio, assessore regionale con delega ai rapporti con i Ministeri per l’attuazione del piano di rientro; Carmine Ranieri, segretario generale Cgil Abruzzo Molise. Un confronto che promette di andare oltre la denuncia, per affrontare nodi strutturali: revisione del debito, stop ai tagli lineari, rilancio della medicina territoriale, telemedicina, teleassistenza, incentivi per riportare medici e infermieri in un sistema che oggi non è più attrattivo. A coordinare gli interventi dal pubblico sarà Bibiana Chierchia, presidente ALI Molise, mentre la moderazione è affidata alla giornalista Monica Di Fabio, garanzia di ritmo e chiarezza in un dibattito che si annuncia serrato. L’incontro è aperto ad amministratori, operatori sanitari, associazioni e cittadini. Perché la sanità, in Molise, non è più un tema per addetti ai lavori: è la linea di confine tra un territorio che vuole restare vivo e uno destinato alla marginalità. Il 16 gennaio sarà il momento della verità. Sta al Molise decidere se trasformarlo in un punto di ripartenza. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- “Il grande malato”: a Termoli la giomata che mette a nudo la sanità molisana -sec_org-
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title§§ Crisi dei medici di base Ne mancano oltre 200 = Crisi del medici di base in 15 anni "scomparsi piu di 100 professionisti
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Estratto da pag. 2 di "PROVINCIA PAVESE" del 14 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-14T03:50:00+00:00
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tp:ocr§§ i nodi della sanità Crisi dei medici di base Ne mancano oltre 200 A Pavia e provincia in quindici anni persi più di cento professionisti. Ultimo bando deserto Crisi dei medici di base in 15 anni “scomparsi” più di 100 professionisti Nel 2011 i dottori in servizio erano 420, oggi in provincia di Pavia operano in 312 Deserto l’ultimo avviso da 215 slot, per coprire pensionamenti e garantire servizi A Pavia e provincia i medici di base sono 312, 108 in meno del 2011 quando erano 420. Sembra esserci una crisi di “vocazione” tra i professionisti, tanto che nell’ultimo bando indetto, sui 215 posti disponibili soltanto uno è stato coperto. Di fatto è come se l’avviso fosse andato deserto. Ed è incredibile constatare come Pavia sia in realtà un’isola felice, in un contesto, quello sanitario italiano, che appare in difficoltà. La mancanza di medici si ripercuote non solo tra quelli di Medicina generale, ma anche in altre specializzazioni critiche, come quelle dell’emergenza urgenza. Sono le specialità mediche universitarie ad attirare di più, soprattutto quelle che spianano la strada alla libera professione. PUCCIO / ALLE PAG. 2 E 3 Silvio Puccio / PAVIA Non si ferma la crisi di vocazione dei medici di base: oggi sono 312, 108 in meno del 2011 quando erano 420. L’ultimo avviso che ha messo a bando 215 incarichi è andato nei fatti deserto – solo uno è stato coperto – e il dato paradossale è che si può parlare di Pavia come di un’isola quasi “felice” perché, allargando lo sguardo alle altre province, la situazione è pure peggiore. Un problema nazionale dato dalla scarsa appetibilità del settore, che attrae meno rispetto alle specialità mediche universitarie, soprattutto quelle che spianano la strada alla libera professione. L’effetto: circa 1.654 cittadini che, in attesa di riavere il loro medico, si affidano ai due ambulatori temporanei attivati da Asst. «In una situazione di carenza nazionale, la nostra situazione è più favorevole grazie a diverse strategie che abbiamo messo in campo per tamponare le criticità» spiega Giancarlo Iannello, direttore sociosanitario di Asst. LA SITUAZIONE L’ultimo avviso per cercare nuovi medici di base è stato pubblicato a ottobre, e di fatto è andato deserto: dei 215 incarichi a bando per aumentare il numero di medici (le criticità maggiori riguardano i territori periferici) solo uno è stato colmato. C’è da fare una precisazione: con l’introduzione del cosiddetto “ruolo unico”, il dato sulle carenze tiene conto pure delle ore che i professionisti devono assicurare in alcuni servizi come le aggregazioni funzionali o le case di comunità, e va quindi letto con le pinze perché il rischio è quello di “sovrastimare” in parte il fenomeno. Ma la carenza c’è: la diminuzione in provincia è di circa il 26 per cento, perché dai 420 medici di base del 2011 si è scesi a 399 nel 2014, fino agli attuali 312 di cui 13 lavorano a tempo determinato. A questi si aggiungono i due ambulatori medici temporanei che servono i comprensori di Marzano, Landriano e Belgioioso, che assicurano l’assistenza a 1.654 persone che altrimenti non saprebbero dove andare: si tratta di un servizio attivato per sopperire alla carenza di medici, qualora non siano disponibili nuovi rimpiazzi. In provincia, le ricadute di questo fenomeno riguardano anche i professionisti in servizio, perché il rapporto medici assistiti è abbastanza alto. In media, ogni medico di base segue 1.470 assistiti: una cifra del genere suggerisce che una quota non secondaria si occupi di ben più di 1.500 assistiti. LE CONTROMISURE Asst ha attivato diverse contromisure per cercare di sopperire alle carenze, che sembrano dipendere più dalle dinamiche di mercato del lavoro che da una cronica penuria: secondo la fondazione Gimbe, infatti, in Italia il numero di medici per mille abitanti è superiore alla media Ocse (l’organizzazione dei Paesi sviluppati) ma molti lavorano fuori dal servizio sanitario. «Tra le strategie – prosegue Iannello – abbiamo messo a disposizione gli ambulatori nelle Case di comunità, per sgravare i professionisti dalla rice
rca dello studio e dare la possibilità di lavorare a fianco degli specialisti che lì operano. Cerchiamo poi di attivare incarichi provvisori grazie alla collaborazione dei colleghi. Abbiamo attivato anche gli ambulatori temporanei di Marzano-Landriano e Belgioioso. Un altro strumento a disposizione sono gli infermieri di famiglia e comunità: oggi ne abbiamo circa 80, uno ogni quattro medici di base, che operano in parallelo nella gestione dei fragili e dei cronici. Un servizio sempre più apprezzato. Le criticità ci sono, ma mi sento di dire che il sistema tiene perché stiamo cercando di arginarle così che nessun pavese sia senza medico». — ---End text--- Author: Silvio Pucci Heading: Highlight: Iannello (Asst): «In atto contromisure per non lasciare indietro nessuno» Image:Giancarlo Iannello -tit_org- Crisi dei medici di base Ne mancano oltre 200 Crisi del medici di base in 15 anni “scomparsi piu di 100 professionisti -sec_org-
tp:writer§§ Silvio Pucci
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§---§
title§§ Una piattaforma di IA entra negli studi medici per fornire supporto per le diagnosi e le cure
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/14/2026011403141506388.PDF
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Estratto da pag. 5 di "AVVENIRE" del 14 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-14T05:40:00+00:00
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tp:ocr§§ Una piattaforma di IA entra negli studi medici per fornire supporto per le diagnosi e le cure Aiutare a formulare una diagnosi dinanzi a sintomi o casi poco chiari, come ad esempio per le malattie rare, ma anche indirizzare verso un particolare percorso terapeutico o indicare l'utilizzo di un determinato farmaco. L'Intelligenza Artificiale approda negli studi dei medici di famiglia ed è pronta ad assolvere a queste ed altre funzioni in aiuto del professionista sanitario, affiancandolo in vari ambiti. E' il progetto Mia (Medicina e Intelligenza artificiale), una piattaforma di IA certificata promossa dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) che, a breve, entrerà negli studi dei primi 1500 dottori di base per una iniziale sperimentazione. L'obiettivo della piattaforma di IA, spiega Agenas, è «offrire un supporto concreto ai medici e ai professionisti sanitari». Infatti, precisa l’Agenzai, l’IA «non sostituisce il medico né il personale sanitario, ma si propone come strumento complementare e di supporto». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Una piattaforma di IA entra negli studi medici per fornire supporto per le diagnosi e le cure -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Sanità: approvato Ddl Per la riforma del Servizio sanitario nazionale Schillaci: Ssn più moderno e rispondente alle esigenze = Ssn: riforma al blocchi di partenza
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/14/2026011403140406397.PDF
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Estratto da pag. 6 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 14 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-14T05:40:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità: approvato Ddl Per la riforma del Servizio sanitario nazionale Schillaci: Ssn più moderno e rispondente alle esigenze Ssn: riforma ai blocchi di partenza Un provvedimento che vuole garantire e rendere effettivo l'articolo 32 della Costituzione. Si punta a nuovi ospedali di riferimento nazionali - di terzo livello - per ridurre la mobilità sanitaria Cecilia Augella PAGINA 6 R iforma del servizio sanitario nazionale ai blocchi di partenza. Lunedì sera è stato approvato,con procedure d'urgenza, il disegno di legge di delega al Governo per l'adozione di misure in materia di riorganizzazione e potenziamento dell'assistenza territoriale e ospedaliera e revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale. Un provvedimento che vuole garantire e rendere effettivo quanto disposto dall'articolo 32 della Costituzione. "Un Ssn più moderno, coerente con il Pnrr, e capace di rispondere alle esigenze con nuovi modelli, si punta a nuovi ospedali di riferimento nazionali - di terzo livello - per ridurre la mobilità sanitaria". Così il ministro della Salute Orazio Schillaci durante la conferenza stampa al termine del Cdm di lunedì pomeriggio. "Vogliamo preservare quelle che sono le basi su cui è fondato il Ssn nel 1978 - ha aggiunto il ministro - universalità delle cure, equità, solidarietà. Sono caratteristiche che anche a livello internazionale sono da tutti riconosciute. Vogliamo dare maggiore centralità alla persona e la prossimità di accesso alle cure. Rafforziamo poi, e credo che sia una parte particolarmente significativa, l'integrazione tra ospedale e territorio con nuovi modelli di presa in carico in particolare per la non autosufficienza e per le cronicità. Ricordo che fino ad oggi avevamo il Dm 70 del 2015 che si occupava di assistenza ospedaliera e il Dm 77 del 2022 che si occupava di assistenza territoriale. Oggi puntualizza - non possiamo non avere una visione congiunta di quella che è la sanità territoriale e ospedaliera. Quindi vorremmo avere un sistema più efficiente, moderno, potenziale la tutela della salute". "Aggiorneremo la classificazione delle strutture ospedaliere - ha continuato Schillaci - con l'introduzione di questi ospedali di terzo livello come strutture di eccellenza con bacino di utenza nazionale o sovranazionale proprio per ridurre la mobilità sanitaria. Saranno individuati ospedali elettivi per punti privi di pronto soccorso dove trasferire i pazienti acuti non urgenti da altre strutture di livello superiore. Obiettivo della riforma è anche migliorare appropriatezza dell'offerta ospedaliera con nuovi standard per attività di ricovero in coerenza con la disciplina dell'ospedale di comunità e con il Pnrr. In questa ottica vogliamo potenziare le buone pratiche clinico-assistenziali organizzative sotto il profilo del riconoscimento giuridico". Il provvedimento "dedica attenzione alla promozione della domiciliarità e all'erogazione dei farmaci per le persone non autosufficienti". Si punta alla "valorizzazione della bioetica clinica come strumento di umanizzazione delle cure e rafforzare gli interventi sanitarie e socio-sanitari". E poi "la previsione di un riordino della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta per rafforzare il loro contributo nell'assistenza territoriale". Si parte dunque della classificazione degli ospedali: oltre a quelli di base, di primo e secondo livello, si prevede la nascita di ospedali di terzo livello e di "ospedali elettivi". I primi, si chiarisce all'articolo 2, corrispondono alle strutture ospedaliere di eccellenza a livello nazionale, con un bacino di utenza nazionale e sovranazionale, individuati secondo criteri omogenei tenendo conto in particolare di elevati standard di qualità, della quota di assistiti provenienti da altre regioni, e dell'attività di ricerca. Gli ospedali elettivi corrispondono invece alle strutture ospedaliere per acuti prive di pronto soccorso dove trasferire pazienti acuti non urgenti da altre strutture ospedaliere di livello superiore, prevedendo un collegamento in tempo util
e con le strutture della rete di emergenza-urgenza di riferimento. Obiettivo della riforma è, anche, il miglioramento dell' appropriatezza dell'offerta ospedaliera con la definizione di standard minimi per le attività di ricovero. Il provvedimento dedica inoltre particolare attenzione all' assistenza territoriale per le persone non autosufficienti, attraverso l'indicazione di standard di personale, la garanzia della continuità assistenziale e la promozione della domiciliarità. Si mira, poi, a garantire l'aggiornamento dell'assistenza rivolta alle persone con patologie croniche complesse e avanzate e l'organizzazione delle cure palliative. La riforma punta infine a valorizzare la bioetica clinica, come "strumento di umanizzazione delle cure", a rafforzare l'integrazione tra interventi sanitari e socioassistenziali e a riordinare i servizi di salute mentale. In tale contesto, sottolinea il dicastero, "si colloca la previsione di un riordino della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta per rafforzare il loro contributo nell'assistenza territoriale". Ce.Au. ---End text--- Author: Ce Au Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità: approvato Ddl Per la riforma del Servizio sanitario nazionale Schillaci: Ssn più moderno e rispondente alle esigenze Ssn: riforma al blocchi di partenza -sec_org-
tp:writer§§ Ce Au
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§---§
title§§ Piu esami meno salute?
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Estratto da pag. 52 di "PANORAMA" del 14 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-14T05:41:00+00:00
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tp:ocr§§ Prevenire è meglio che curare, certo. Ma ora Big pharma esagera, spingendo i potenziali pazienti a effettuare il maggior numero di controlli medici, guadagnandoci. E così, chi è davvero malato deve affrontare lunghissime liste d’attesa e lo Stato perde soldi inutilmente. I M A S E Ù PI ? E T U L A S O N E M P revenire è meglio che curare è uno dei pilastri della medicina moderna. Ma quando lo screening si spinge oltre i confini del beneficio dimostrato dalla scienza, il rischio non è solo l’inefficienza: è il danno. Sempre più spesso, infatti, nel nome di una prevenzione portata all’estremo si finisce per fare il gioco di Big pharma, costantemente alla ricerca di nuovi pazienti-consumatori e sempre più incline a medicalizzare persone sane, spingendole verso accertamenti che nella maggior parte dei casi sono inutili. È una deriva che snatura la medicina, ormai piegata a una logica di consumo più che di reale tutela della salute, e alimentata da una comunicazione lasciata nelle mani di centri medici privati che promuovono screening sempre più avanzati (e ovviamente a pagamento), di medici-guru che prescrivono integratori costosissimi per prevenire “qualsiasi cosa” e di influencer che si sottopongono a esami ultra sofisticati per fare check up di cui non avrebbero bisogno: con l’unico scopo di consigliarli (dietro compenso) ai propri follower. Dal pilastro della prevenzione siamo così precipitati nel grande paradosso della medicina iperpreventiva: una corsa ai controlli che promette sicurezza, ma produce sovra diagnosi (cioè il fatto che a persone sane venga diagnosticata o attribuita una malattia che non causerebbe loro alcun danno), ansia e una spirale di esami inutili. Un meccanismo che pesa sulle tasche dei cittadini, sui bilanci della sanità pubblica e sulle già interminabili liste d’attesa, costringendo il Servizio sanitario nazionale a gestire le conseguenze di scelte nate ben lontano da reali indicazioni cliniche. «Il problema fondamentale di questi tempi 14 gennaio 2026 Panorama 53 che stiamo vivendo è che è stato completamente travisato il termine “prevenzione sanitaria”» dice a Panorama Maria Rita Gismondo, microbiologa clinica e consulente del ministero della Salute. «Oggi basta un asterisco su un valore degli esami del sangue perché scatti un vero e proprio accanimento: quel valore viene subito interpretato come l’allarme di una malattia che sta sicuramente per arrivare, e da lì si parte con una serie infinita di accertamenti e di esami sempre più sofisticati, di spese e ovviamente di ansie». Un cane che si morde la coda: l’esempio lampante è quello del dosaggio del Psa, cioè l’antigene prostatico specifico, sostanza che viene prodotta dalla prostata con la funzione di fluidificare il liquido seminale, e il cui rialzo può anche essere il segnale di un tumore. «Appena il Psa si alza un po’, scatta il panico», continua Gismondo. «A quel punto l’urologo, anche per paura delle denunce o per non “perdere” il paziente, prescrive indagini sempre più invasive, arrivando addirittura a ecografie intraprostatiche e biopsie, esami complessi con rischio di infezioni o in54 Panorama 14 gennaio 2026 continenza. Tutto questo viene eseguito su pazienti sani, quando magari non ce n’era alcuna necessità». Già, perché un Psa alto non significa cancro: può trattarsi di una banale infiammazione o di un’infezione. L’approccio razionale sarebbe quello di ripetere l’esame dopo un po’ di tempo. «Ma oggi il paziente non vuole più aspettare», dice Gismondo. «Si allarma, vuole immediatamente il test e magari per poterlo fare il prima possibile si rivolge al privato. Ed è lì che qualcuno ci guadagna». C’è poi il mercato degli influencer, che si sottopongono a risonanze magnetiche di ultima generazione e a esami “deluxe” per promuovere cliniche e ospedali: basti pensare a Kim Kardashian e a Paris Hilton, che hanno promosso sui loro canali social (insieme raggiungono 400 milioni di follower) le risonanze delle cliniche private Prenuvo, che scansionano in mezz’ora l’intero corpo alla ricerca di malattie, prima ancor
a che compaiano sintomi. Il costo dell’esame si aggira intorno ai 3 mila euro, ma se non c’è una reale indicazione scientifica, eseguirlo non ha alcun senso. Anzi, la sensazione di ansia che può derivare da un risultato dubbio - o di falsa sicurezza - che proviene da un esame confortante può rivelarsi un grosso rischio. Inoltre, quando si “spingono” sui social esami di questo tipo, si mente sempre e comunque: una recente ricerca dell’Università di Sidney pubblicata su Jama ha dimostrato che gli influencer - per promuovere i test medici tra i loro follower - fanno leva quasi esclusivamente sulla paura, con modalità «estremamente fuorvianti e senza menzionare i potenziali danni». Nell’87 per cento dei post esaminati dai ricercatori australiani venivano infatti nominati solo i benefici, mentre appena il 6 per cento citava la sovradiagnosi e il 68 per cento dei titolari degli account aveva interessi finanziari in gioco. La corsa all’iper-prevenzione estrema appare tra l’altro, in Italia, più assurda che mai: perché proprio grazie al nostro Servizio sanitario, oggi siamo tutti in grado di eseguire gratuitamente i giusti screening alla giusta età, soprattutto per il cancro, senza andare a cercare metodi fantasiosi, costosi e inutili. «L’obiettivo di uno screening è quello di ridurre la mortalità», dice a Panorama Giampaolo Tortora, direttore del Comprehensive cancer center dell’Irccs Policlinico Gemelli di Roma. «Ha senso quando intercetta una malattia in una fase precoce e, soprattutto, quando per quella malattia esistono trattamenti efficaci in grado di modificare davvero la storia clinica del paziente. Se questo pas- Sopra, M Gism saggio non c’è, non siamo micro davanti a uno screening efficl e con cace, ma a un’anticipazione del m diagnostica poco rilevante e della talvolta causa di costi psicologici per il paziente ed economici per il nostro servizio sanitario. Mi sento di sconsigliare fortemente di intraprendere queste strade fai da te». Strade che ovviamente, invece, sono spinte fortemente dalle big pharma: basti pensare al grande mercato dei test a domicilio come il celeberrimo “23andme” che qualche anno fa ha fatto letteralmente impazzire gli americani, promettendo di quantificare il rischio di ammalarsi grazie all’esame della saliva. Peraltro oggi, proprio nel campo del cancro siamo anche in grado d’impostare piani di prevenzione personalizzati, in base al profilo genetico. Esempio: le donne che sono portatrici della mutazione BRCA 1 e 2 (un’alterazione che può essere rilevata con un test del Dna) sono ad altissimo rischio di sviluppare cancro al seno e alle ovaie, e nella loro situazione è opportuno ricorrere all’asportazione preventiva di questi organi. È quello che ha fatto nel 2013 Angelina Jolie, salvandosi dal cancro che aveva già ucciso sua madre e sua zia. Bianca Balti, invece, non ha fatto in tempo a evitare del tutto i problemi: portatrice della stessa mutazione, nel 2022 si era sottoposta all’asportazione delle mammelle, ma dopo due anni ha scoperto un tumore alle ovaie (che ancora non aveva asportato) già al terzo stadio. Personalizzazione, screening ragionati, buonsenso e razionalità anche davanti a valori (lievemente) alterati delle analisi del sangue e nessuna concessione alla “moda” di farsi controllare ogni anno, per qualsiasi problema: questa dovrebbe quindi essere la strategia per tutelare aria Rita la nostra salute senza cadere ondo, nell’ansia degli esami a tutiologa ti i costi. Ma siccome pare ica ulente non esserci proprio limite nistero all’umana ipocondria c’è chi alute. insiste a eseguire ogni anno anche esami davvero fastidiosi, tormentando di richieste i propri medici. È il caso della colonscopia. «Oggi tantissime persone affette, per esempio, da colon irritabile, chiedono di fare l’esame endoscopico senza alcuna indicazione», spiega il professor Silvio Danese, direttore dell’unità di gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano. «Sta al buonsenso e alla serietà del medico il non eseguire questi esami. Non tanto per le probabilità di ris
chio, che oggi nella colonscopia sono davvero infinitesimali, ma perché si crea sovraffollamento e si sottraggono risorse preziose al sistema sanitario e a chi ha davvero bisogno di fare screening e accertamenti». Perché prevenire è meglio che curare, certo: ma solo quando la prevenzione resta medicina, e non diventa mercato. ¦ © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Maddalena Bonaccorso Heading: Highlight: Sopra, Maria Rita Gismondo, microbiologa clinica e consulente del ministero della Salute. Image:Nell’immagine, un paziente viene sottoposto a risonanza magnetica. Spesso questo esame invasivo viene richiesto senza essere davvero necessario. F AG , K C O ST ER TT U SH S, ES R P A M R A K GETTY IMAGES (2), IPA, Da sinistra, Angelina Jolie e Bianca Balti in ospedale: entrambe sono portatrici della mutazione BRCA 1 e 2, che provoca cancro al seno e alle ovaie. Sopra, un test casalingo per individuare sangue occulto nelle feci. A destra, medici eseguono una colonscopia in ospedale. Questo esame (molto invasivo) è sempre più popolare tra chi pensa di essere affetto da colon irritabile. -tit_org- Piu esami meno salute? -sec_org-
tp:writer§§ Maddalena Bonaccorso
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/14/2026011403158206411.PDF
§---§
title§§ Adolescenza interrota
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Estratto da pag. 8 di "PANORAMA" del 14 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-14T05:41:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/14/2026011403158106414.PDF
tp:ocr§§ PERCORSO SENZA RITORNO Sono sempre più gli adolescenti o ex i quali, dopo l’intervento chirurgico e il cambio di sesso, si pentono perché non possono tornare indietro. ADOLESCENZA INTERROTTA I A Kennedy capo imento te Usa, o ederale enti o di sesso enni. di Irene Cosul Cuffaro l mese scorso, il ministero della Salute statunitense ha bandito gli interventi farmacologici e chirurgici per il cambio di sesso dei minori. Da anni, in mezza Europa, i governi che più si erano mostrati di manica larga sulla transizione di genere degli adolescenti hanno frenato bruscamente, in particolare sulla somministrazione di bloccanti della pubertà. In Italia, invece, una 13enne, negli ultimi giorni dell’anno scorso, ha cambiato sesso all’anagrafe: il tribunale della città di La Spezia ha dato infatti il via libera alla rettifica del suo atto di nascita e alla riassegnazione di un nuovo nome. Maschile, ovviamente. La sentenza, a suo modo storica, nasce dall’assenza di dati chiari, di linee guida certe e di consenso scientifico sul tema. Nel nostro Paese, infatti, la disforia di genere è un terreno in cui regna ancora il caos. E sul quale il governo, per ora, non è ancora riuscito a intervenire in maniera decisiva. Si guardi al caso ligure: la bambina, raccontano i genitori, già dalla prima infanzia manifesta uno «spiccato desiderio» di appartenenza al genere maschile. Nel 2021, a soli nove anni, inizia l’iter, con percorsi specialistici che fanno emergere «disturbi dell’identità di genere», seguiti dalla somministrazione della triptorelina, il bloccante della pubertà, al Centro di andrologia ed endocrinologia dell’ospedale Careggi di Firenze. Lo stesso Careggi in cui, nel gennaio 2024, furono inviati gli ispettori del ministero della Salute dopo la segnalazione del mancato rispetto delle procedure stabilite dall’Aifa. In particolare, dall’ispezione era emersa la mancanza, in alcuni casi, di un percorso psicoterapeutico e psichiatrico completo prima della prescrizione dei farmaci, oltre all’assenza di un neuropsichiatra infantile a tempo pieno. Ciliegina sulla torta, la clinica non inviava, come avrebbe dovuto, relazioni aggiornate all’Agenzia del farmaco sui trattamenti per la disforia di genere. La triptorelina, è bene ricordarlo, è un medicinale che impedisce agli organi sessuali di svilupparsi e viene somministrato anche a bambini di 9-10 anni, non senza possibili effetti collaterali, anche gravi. Dopo la visita del ministero, il Careggi non ha più prescritto il farmaco. Ma il provvedimento ha riguardato soltanto i nuovi pazienti, non i piccoli che avevano già iniziato il percorso. E così si ritorna al caso di La Spezia: il tribunale ha accettato il ricorso dei genitori richiamando la «piena consapevolezza circa l’incongruenza tra il corpo e il vissuto d’identità», tale da giustificare una decisione definita «irreversibile». La pubertà, infatti, non si accende e spegne come un abat-jour. Imboccata quella strada, non si torna più indietro. E in Italia è possibile avviare questo percorso perfino mentre si frequentano le scuole elementari. La vicenda della Spezia è rimbalzata sui giornali proprio mentre in Parlamento si discute il disegno di legge 2575, presentato dai ministri Eugenia Roccella (Famiglia) e Orazio Schillaci (Salute), che introduce «disposizioni per la appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere», cioè triptorelina e ormoni, ai minorenni. Si tratterebbe di un giro di vite notevole, perché il ddl istituirebbe un registro delle terapie e un comitato etico validerebbe ogni nuova somministrazione. «È un testo che si raccorda alle più recenti iniziative legislative in materia in molti Paesi occidentali», spiega a Panorama il Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni. «La strada, quindi, è quella giusta: priorità al trattamento psicologico ed eventuale somministrazione della triptorelina solo all’interno di protocolli sperimentali sorvegliati». Attualmente il ddl è in discussione nella commissione Affari sociali di Montecitorio, dove si sono svolte
negli ultimi mesi varie audizioni. Per la prima volta hanno preso la parola alcune madri di minori con disforia. In particolare, sono state audite le rappresentanti di GenerAzioneD, una «associazione culturale apartitica, aconfessionale e priva di scopi di lucro, il cui obiettivo è informare in merito alle problematiche della disforia/incongruenza di genere» nei minori. Le testimonianze rese alla Camera sono particolarmente eloquenti. «I genitori che si rivolgono a noi sono spaventati, disorientati e spesso delusi dalle risposte ricevute nei centri specializzati, dove la disforia viene presentata come una condizione innata e immutabile», ha spiegato l’associazione lo scorso novembre. «In molti casi viene persino rivolto loro, anche davanti ai figli, il quesito: “Preferisce un figlio morto suicida o una figlia trans?”». Quale mamma o papà, di fronte a un professionista che profetizza l’estremo gesto del figlio, può valutare con la dovuta calma e dormire sereno? «Sul rischio di gesti estremi non esistono in realtà prove scientifiche attendibili», evidenzia Terragni, «nessuno studio mostra che l’affermazione dei bambini tramite farmaci riduca il suicidio rispetto a un modello di risposta di attesa vigile o psicoterapeutico. Togliersi la vita tra bambini e ragazzi che soffrono di disforia è estremamente raro». Di parere opposto sono le sette società - tra cui la Società italiana di endocrinologia, la Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica e l’Osservatorio nazionale identità di genere (Onig) - che hanno lanciato un appello al Parlamento per una revisione del ddl in esame perché, a loro giudizio, «rischia di limitare fortemente l’accesso alle cure sanitarie per le persone minorenni trans e gender diverse». Un allarme privo di fondamento secondo Sarantis Thanapulos, già presidente della Società psicoanalitica italiana (Spi) e membro del tavolo interministeriale sul trattamento della disforia, da sempre molto critico verso l’uso disinvolto dei bloccanti della pubertà: «Il ddl 2575 limita e regolamenta l’uso della triptorelina. Da quando la cura della disforia nei minori coincide col trattamento coi bloccanti? Queste società sono entrate in gioco nel trattamento della disforia per vie laterali e non dovrebbero sconfinare in campi che non competono loro. Non avere il corpo del sesso biologico a cui si desidera appartenere o non essere accettati nel proprio modo di sentirsi può essere motivo di dolore profondo. La sofferenza è di pertinenza delle Società scientifiche di psicologia, di psicoterapia e di psichiatria», afferma Thanapulos, che rimarca un altro punto fondamentale della questione: «La disforia nei minorenni si presenta frequentemente in concomitanza con altre forme di sofferenza (anoressia, autismo, psicosi) ed è particolarmente difficile stabilire la causa più importante del dolore. Soprattutto se si tiene conto del fatto che presentarsi come disforici può essere un modo di dare nome a un malessere altrimenti ineffabile». Gran parte dei casi di disforia è infatti insorta improvvisamente in adolescenza, spesso durante o subito dopo il lockdown, periodo nel quale si è registrato un aumento generale del disagio giovanile, oltre che una sovraesposizione ai social network. Sono infatti molti i profili di giovanissimi, sorti negli ultimi anni, che raccontano su Instagram e TikTok le varie fasi del loro cambio di sesso, dalla modifica della voce grazie agli ormoni al cambio del nome sui documenti, fino all’esportazione dei seni nei casi di ragazze che diventano maschi. Come, ad esempio, il cantante e influencer Edoardo Zedda (48.500 follower su Ig e quasi 158 mila su Tiktok) Leonardo Santuari (oltre 600 mila seguaci in totale) o Arono Celeprin (circa 60 mila follower). Ma la narrazione gender fluid è stata particolarmente penetrante nel mondo anglosassone, dove non sono stati risparmiati neanche cinema e serie tv. La sbornia arcobaleno però ha finito per rivelarsi un boomerang. La radicalizzazione di alcuni gruppi per i diritti dei trans (soprattutto negli Stati Uniti), protagonisti anche di az
ioni violente o intimidatorie, ha allontanato dalla causa una fetta dell’opinione pubblica progressista. Il caso scuola è quello di J.K. Rowling, la “mamma” di Harry Potter, finita sulla graticola dal 2021 per aver criticato il nuovo vocabolario politicamente corretto: la scrittrice, sull’allora Twitter, espresse il suo disappunto per un articolo di giornale che usava la perifrasi «persone che hanno il ciclo» anziché «donne». Da allora si sono susseguite minacce di morte all’autrice e accuse di transfobia. Ma anche una svolta decisiva sul cambio di sesso dei minori in Gran Bretagna: nel 2022 il governo di Londra ha disposto la chiusura della Tavistock, la clinica nella quale, nell’arco di un decennio, centinaia di minori (si partiva dai 3 anni d’età) hanno ricevuto i bloccanti della pubertà. Nel 2024 è stata varata inoltre una stretta sull’uso di triptorelina per gli under 18. Ma il giro di vite sui farmaci era iniziato già nel 2020 in Finlandia, per poi proseguire in Norvegia, Svezia, Francia e Paesi Bassi. L’ultima frenata è arrivata dal dipartimento della Salute statunitense guidato da Robert F. Kennedy Jr. Lo scorso mese è stato annunciato il divieto federale per interventi farmacologici e chirurgici di transizione sui minori, definiti «pratiche non sicure e irreversibili» che «espongono i giovani a danni permanenti». Secondo i dati Usa, quasi 14 mila minori avrebbero ricevuto questi trattamenti tra il 2019 e il 2023. Il Protect children’s innocence act, approvato dalla Camera dei rappresentanti e in attesa del disco verde dal Senato, prevede pene fino a 10 anni per chi trasgredisce prescrivendo ormoni o effettuando operazioni per alterare il corpo di bambini e adolescenti. Queste settimane potrebbero essere decisive anche per l’approdo in Aula del ddl italiano, che non dispone divieti assoluti, ma impone la prudenza verso soggetti, bambini e adolescenti, ancora in formazione e spesso instabili, più soli e vulnerabili al dolore. «Le nostre identità si costituiscono in maniera più stabile verso la fine dell’adolescenza. La scelta di cambiare sesso deve essere presa quando il soggetto è sufficientemente maturo per decidere», ribadisce il dottor Thanapulos. «In precedenza, può essere una scelta transitoria. Forzare in un senso o nell’altro risulta dannoso». ¦ © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Irene Cosul Cuffaro Heading: Highlight: Il ddl 2575, a firma Roccella e Schillaci, in discussione alla Camera, fisserebbe dei paletti all’utilizzo di farmaci e ormoni nei trattamenti sui minorenni, con un registro delle terapie. DERIVA RADICALE Nei Paesi anglosassoni, dove a livello governativo si assiste a una frenata rispetto alla deregulation sui temi gender legati agli adolescenti, si assiste a una radicalizzazione di alcune frange di attivisti, dietro allo slogan “Proteggere i bambini trans”. Sotto, il ministro della Salute, Orazio Schillaci (a destra), e la collega della Famiglia, Eugenia Roccella. Image:ARIA NUOVA Robert F. Kennedy Junior, a capo del dipartimento della Salute Usa, ha vietato a livello federale gli interventi chirurgici di cambio di sesso sui minorenni. 14 gennaio 2026 Panorama 11 BATTAGLIA DI PRINCIPIO Da destra, in senso orario, la scrittrice britannica J. K. Rowling, “mamma” di Harry Potter, paladina anti woke; Sarantis Thanapulos, già presidente della Società psicoanalitica italiana, contrario all’ingerenza di altre discipline, come quella endocrinologica, nei casi di presunta disforia; Marina Terragni, Garante dell’infanzia e dell’adolescenza, spinge per un giro di vite legislativo sull’utilizzo dei farmaci bloccanti della pubertà. Getty images (6), Imagoeconomica (3), Ipa La triptorelina è il farmaco utilizzato per innescare il processo di “blocco ormonale” negli adolescenti. MODELLI IN VISTA Il cantante e influencer Edoardo Zedda (19 anni) ha postato sui social il proprio percorso dal corpo femminile a quello maschile. E, come lui, molte altre star dei social. -tit_org- Adolescenza interrota -sec_org-
tp:writer§§ IRENE COSUL CUFFARO
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/14/2026011403158106414.PDF
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