title§§ «J lucani stanno rinunciando alle cure» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301806805334.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 13 Jan 2026

pubDate§§ 2026-01-13T04:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301806805334.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301806805334.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301806805334.PDF tp:ocr§§ «I lucani stanno rinunciando alle cure» Lacorazza (Pd): «Lo dice Gimbe. In più spendiamo 130 milioni per chi va fuori» L’OPPOSIZIONE «Forse va coniato un neologismo per commentare la dichiarazione dell’assessore Latronico sul saldo della mobilità sanitaria, il cui punto di osservazione non può essere filtrato con un più, dato positivo comunque, di due milioni di euro sulla mobilità attiva a fronte di circa 130 milioni di euro, in aumento, pagati dalla Regione per coloro che si curano fuori. Con un “Così fan tutti” potremmo riassumere, se volessimo ironizzare, la lettura dei dati dell'assessore Latronico». Lo dichiara il capogruppo del PD, Piero Lacorazza, che aggiunge: «Ma riportiamo parte della sua dichiarazione: “...Dal 2024 si osserva invece un’inversione di tendenza: le misure di contenimento avviate, insieme al rafforzamento della mobilità attiva, stanno producendo risultati concreti e rappresentano un importante segnale di tenuta del sistema sanitario lucano...”. Secondo Gimbe - spiega l’esponente Pd - in Basilicata si è registrato nel 2024 il peggior incremento nazionale di coloro che hanno rinunciato alle cure: siamo passati da circa 36.000 del 2023 a circa 60.000 del 2024». «Quindi – conclude Lacorazza – siamo a una forma di mobilità che potremmo definire remissiva, un neologismo che indica un’azione di rinuncia. A fronte di 60.000 lucane e lucani che nel 2024 hanno rinunciato alle cure e circa 130 milioni di euro pagati dalla Regione per coloro che si curano fuori, si può parlare di inversione di tendenza senza tener presente il contesto della mobilità remissiva?» ---End text--- Author: Redazione Heading: L’OPPOSIZIONE Highlight: Image:Piero Lacorazza, capogruppo Pd in Regione -tit_org- «J lucani stanno rinunciando alle cure» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301806805334.PDF §---§ title§§ Ospedali di eccellenza e assistenza sul territorio: si avvia la riforma Schillaci link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659004764.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "AVVENIRE" del 13 Jan 2026

pubDate§§ 2026-01-13T04:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659004764.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659004764.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659004764.PDF tp:ocr§§ Ospedali di eccellenza e assistenza sul territorio: si avvia la riforma Schillaci M uove i primi passi la riforma sanitaria “targata Schillaci”. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato il disegno di legge delega, proposto dal ministro della Salute, per riorganizzare e integrare l’assistenza ospedaliera e quella territoriale. «Vogliamo rendere il Servizio sanitario nazionale (Ssn) – ha detto il ministro Orazio Schillaci – più capace di rispondere ai bisogni assistenziali dei cittadini». I decreti attuativi dovranno essere adottati entro fine 2026. Lo scopo è quello di armonizzare le norme contenute nel decreto ministeriale 70 del 2015, relative agli ospedali, con quelle introdotte dal decreto ministeriale 77 del 2022, in relazione all’assistenza del territorio. I due Dm furono infatti adottati in tempi (potremmo dire quasi epoche) completamente diverse: il primo dal Governo Renzi (ministro della Salute Beatrice Lorenzin), il secondo dal Governo Draghi (ministro Roberto Speranza) dopo la pandemia e faceva parte delle riforme necessarie per ottenere dall’Unione Europea le risorse del Pnrr. Non è quindi esagerato parlare di riforma sanitaria, anche perché il disegno di legge delega approvato ieri dal Governo fa riferimento all’adozione di uno o più decreti legislativi che intervengano sull’impianto normativo disegnato dalla legge 833/1978, che istituì il Ssn e dal decreto legislativo 502/1992, che ne rappresentò una delle più significative correzioni. Il provvedimento prevede esplicitamente una revisione e aggiornamento degli standard previsti dai Dm 70 e 77. Anche per ridurre la mobilità sanitaria, si prevede l’istituzione di ospedali di terzo livello, corrispondenti a strutture di eccellenza a livello nazionale, con bacino di utenza nazionale e sovranazionale. A queste strutture saranno destinate specifiche risorse a copertura degli oneri relativi allo svolgimento di funzioni assistenziali di livello nazionale, tenendo conto di numerosità assoluta dei pazienti, e del peso medio della casistica trattata, del possesso di elevati standard di qualità, della quota di assistiti provenienti da altre regioni e dell’attività di ricerca svolta. Questi ospedali di terzo livello potranno essere anche gestiti da enti privati, anche a carattere religioso, che operino senza scopo di lucro. Questi ospedali sono individuati secondo criteri omogenei a livello nazionale, in modo simile agli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) e alle aziende ospedaliere universitarie integrate. Altra novità è la previsione di “ospedali elettivi”, privi di Pronto soccorso, ma collegati alla rete di emergenza-urgenza «dove trasferire pazienti acuti non urgenti da altre strutture ospedaliere di livello superiore», chiosa Schillaci. Quanto al territorio, la riforma mira a garantire un adeguato livello di qualità dell’assistenza per persone non autosufficienti, anche con riguardo a residenzialità e semiresidenzialità, definendo standard di personale. Nonché a individuare criteri organizzativi omogenei per integrare interventi socio-sanitari erogati dal Ssn con quelli assistenziali di natura non sanitaria. Previsto un aggiornamento dei servizi di salute mentale di adulti e minori, delle dipendenze patologiche e della salute in carcere. Infine un riordino della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. ---End text--- Author: ENRICO NEGROTTI Heading: Highlight: Il testo mira ad armonizzare le precedenti norme varate nel 2015 e nel 2022 «Vogliamo rendere il Ssn più capace di rispondere ai bisogni dei cittadini», spiega il ministro della Salute. Per le persone non autosufficienti prevista la definizione di standard di personale Image: -tit_org- Ospedali di eccellenza e assistenza sul territorio: si avvia la riforma Schillaci -sec_org- tp:writer§§ ENRICO NEGROTTI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659004764.PDF §---§ title§§ Suicidio assistito: legge regionale azzoppata, ma per la Toscana «è applicabile» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659104765.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 13 Jan 2026

pubDate§§ 2026-01-13T04:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659104765.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659104765.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659104765.PDF tp:ocr§§ DOPO LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE Suicidio assistito: legge regionale azzoppata, ma per la Toscana «è applicabile» Firenze N essun nuovo confronto, nessun approfondimento: sul suicidio assistito la Regione Toscana va avanti considerando la legge regionale approvata nel febbraio 2025 «in vigore e immediatamente applicabile», anche dopo la sentenza della Corte costituzionale che ne aveva censurato alcuni articoli. Il presidente della Toscana Eugenio Giani ha dichiarato ieri la «presa d’atto» della sentenza 204/2025 della Corte che «agisce come in un bisturi togliendo un articolo, togliendo alcuni commi, togliendo una parola, ma l’impianto generale non viene assolutamente scardinato».I vescovi toscani, attraverso il cardinale Augusto Paolo Lojudice, presidente della Conferenza episcopale regionale, avevano accolto la sentenza della Corte sottolineando «l’urgenza di ripensare la legge sul fine vita coinvolgendo il Parlamento». «Non crediamo – aveva aggiunto il presidente della Conferenza episcopale toscana – nelle contrapposizioni, ma nel confronto aperto, schietto e democratico. Con questa sentenza non ci sono vincitori o sconfitti, ma solo la necessità di dialogo». Il costituzionalista Leonardo Bianchi aveva sottolineato come la sentenza della Corte fosse «una decisione complessa con cui la Corte finisce, in realtà, per smontare pezzo per pezzo la legge regionale n.16, rovesciandone l’impostazione alla luce di un principio personalistico di tutela delle «persone più deboli e vulnerabili, che potrebbero essere indotte a farsi anzitempo da parte, e imponendone al legislatore regionale la riforma se non il complessivo ripensamento». Si attendevano quindi le decisioni della Regione, che invece ha chiuso le porIl governator te a ogni nuovo confronto sostenendo che la legge resta in parla di interve vigore e che non ci sarà nes«con il bistur sun nuovo passaggio in Conoperatività. siglio regionale. La Corte costituzionale ha chiesto l'eli- sull’interpreta minazione di tutti i riferimenti temporali che imponevano scadenze molti stringenti, ritenendo che non fosse competenza regionale imporre tempi così stretti, quasi a intendete che il superamento delle scadenze potesse essere interpretato come un silenzio-assenso. Interi passaggi che, ha detto Giani, saranno tolti dalla legge dove resterà solo una generica sollecitazione perché all’istanza di suicidio assistito si risponda «tempestivamente». L’altro punto “forte” su cui la Corte è intervenuta è quello in cui si prevedeva che l’istanza di suicidio assistito potesse essere presentata dalla persona interessata «o un suo delegato». Queste quattro parole vengono tolte: la volontà di chi chiede il suicidio deve essere espressa e Eugenio Giani personalmente, attravernto della Consulta so le modalità indicate nella legge 219/2017 sul », senza togliere consenso informato e le Ma c’è dissenso disposizioni anticipate di zione del verdetto trattamento. Impossibile invece chiedere il suicidio assistito per una persona che non sia in grado di comunicarlo direttamente. La legge regionale stabilisce poi la gratuità delle «prestazioni e dei trattamenti effettuati dal servizio sanitario regionale nell’ambito del percorso terapeutico assistenziale del suicidio medicalmente assistito»: tale scelta, si legge nella sentenza della Corte, «non appare, all’evidenza, in contrasto con alcuno dei parametri evocati dal ricorso statale» e quindi resta in vigore. Anche se, per i giudici, il farmaco per il suicidio assistito non può essere inserito tra i Lea ( Livelli essenziali di assistenza), ovvero le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini. Resta in vigore anche il contestato articolo 9, sulle coperture finanziare per i 10mila euro stanziati ogni anno per i prossimi tre anni, erogati attingendo dagli stanziamenti regionali della Missione 12 sui “Diritti sociali, politiche sociali e famiglia”, e in particolare dal Programma 02 “Interventi per la disabilità”. ---End text--- Author: RICCARDO BIGI Heading: Highlight: Il g overnatore Eugenio Giani parla di intervento della Consulta «con il bisturi», senza togliere operatività. Ma c’è dissenso sull’interpretazione del verdetto Image: -tit_org- Suicidio assistito: legge regionale azzoppata, ma per la Toscana «è applicabile» -sec_org- tp:writer§§ RICCARDO BIGI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659104765.PDF §---§ title§§ Case di comunità, la Corte dci conti: Pnrr-sanità fa flop = Pnr flop sulla sanit A: lo dice la corte dei conti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301657704771.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "FATTO QUOTIDIANO" del 13 Jan 2026

pubDate§§ 2026-01-13T04:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301657704771.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301657704771.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301657704771.PDF tp:ocr§§ PROGRAMMA IN RITARDO Case di comunità, la Corte dei conti: Pnrr-sanità fa flop q BORZI, LO TORTO E MACKINSON A PAG. 8 - 9 PNRR FLOP SULLA SANIT À: LO DICE LA CORTE DEI CONTI IL DOSSIER • Tra programmi definanziati e problemi O ltre 1.200 progetti sanitari d e f i n a nziati o cancellati del tutto. In Liguria cinque Ospedali di Comunità a rischio e 17 Case in ritardo. Nelle Marche l’avanzamento lavori è inchiodato all’1%, nessuna struttura attiva. A Gubbio\ il pronto soccorso viene cancellato del tutto. A sei mesi dalla scadenza finale del Pnrr, fissata al 31 agosto 2026, il libro delle buone intenzioni del Pnrr sanitario sta finendo le pagine. Quello che potrebbe restare è un elenco di opere incompiute, di edifici senza cure e di cittadini ancora senza quella medicina territoriale che era stata strombazzata e promessa dal governo dopo la tragedia del Covid e l’eterno scandalo delle liste d’attesa. Dopo Agenas e tante denunce e inchieste che arrivano dal territorio, lo certifica nero su bianco la Corte dei Conti. Il 4 dicembre scorso la Sezione autonomie ha approvato la delibera sullo stato di avanzamento dei progetti Pnrr gestiti da Regioni e Province autonome: 10,5 miliardi di euro monitorati attraverso ReGiS, il sistema della Ragioneria generale dello Stato. I dati sono fermi al 28 agosto 2025, ma il nodo è ormai strettissimo: per Case e Ospedali di Comunità la scadenza è marzo 2026, una manciata di mesi. Sulla Missione 6 – Salute – il quadro è “definito”. I progetti definanziati in ambito sanitario sono 1.239, il 26,63% del totale, seconda missione più colpita dopo la Coesione. Per le “Reti di prossimità” i pagamenti arrivano a 2,2 miliardi, pari al 31% del costo complessivo. Per l’Innovazione si sale a 2,1 miliardi, il 53,4%. Ma dietro la spesa resta il vuoto: quasi un terzo dei progetti sanitari è stato cancellato o ridimensionato. La Corte non usa giri di parole. Il rischio di perdita definitiva dei fondi europei è “conclamato” e il danno non è solo contabile. È sociale. Il pericolo è quello delle “scatole vuote”: edifici realizzati senza servizi, strutture prive di personale medico e infermieristico, promesse territoriali destinate a restare sulla carta. Il cortocircuito è già visibile. In Lombardia, come documentato dal Fatto Quotidiano il 18 dicembre, molte Case di Comunità esistono solo sulla carta. A Milano, nel Gallaratese, al posto di una struttura da 5,7 milioni di euro c’è un prato recintato. Su 1.723 Case finanziate, a metà 2025 solo 660 risultano “attive” o “attivabili” e appena 46 conformi agli standard Pnrr. Le altre sono ambulatori riciclati, senza medici, infermieri né servizi h24: s t r u t t u r e f o rmalmente realizzate ma di fatto inutilizzabili, le “scatole vuote” anticipate dalla Corte dei conti. C’è poi un rischio immediato: quello finanziario. Le Aziende sanitarie, esposte ai ritardi nei trasferimenti, sono costrette ad anticipare liquidità propria, compromettendo la gestione ordinaria. Non è teoria. In Liguria le anticipazioni regionali alle Asl hanno generato squilibri di cassa che minacciano l’operatività complessiva. In Toscana il saldo negativo tra flussi Pnrr in entrata e in uscita arriva a 72,16 milioni di euro, coperti con risorse regionali. Nelle Marche si registra un gap temporale strutturale tra pagamenti delle Asl e rimborsi contabilizzati dalla Regione. Per tamponare i ritardi, le Regioni attingono ai propri bilanci, sottraendo risorse ad altri servizi. Un costo doppio: danno patrimoniale per i fondi Ue a rischio e danno sociale per i servizi che non partono. Le Marche hanno stanziato oltre 16 milioni di euro di cofinanziamento regionale per la sanità. In Umbria, per sbloccare i pronto soccorso paralizzati dall’aumento dei costi, è stato necessario reperire nuove risorse, anche dopo la revoca di fondi per opere indifferibili (Foi) già assegnati. Il dettaglio territoriale è ancora più allarmante. In Liguria, su 11 Ospedali di Comunità nessuno è completato: nove cantieri aperti e cinque a rischio chiusura entro marzo 2026. Le 17 Case della Comunità proc edono a rilento. Nelle Marche l’avanzam ento complessivo è fermo all’1%, con zero strutture attivate e borse di studio Pnrr per medici di medicina generale che coprono appena il 20% dei posti. In Umbria otto Case e tre Ospedali rischiano di arrivare a ridosso della scadenza. A Perugia e Gubbio l’appaltatore ha rifiutato la consegna per “eccessiva onerosità”; la Casa di Gubbio è stata cancellata e sostituita con quella di Bastia Umbria, anche per il ritrovamento di reperti archeologici. In A b ru z z o la Corte segnala “ritardi e progettazione incompleta” sull’intera Missione 6. La spesa dunque si muove – circa il 30% del costo totale risulta sostenuto – ma la realizzazione fisica delle Case e degli Ospedali di Comunità resta in grave affanno. Alla fine del Pnrr, potrebbero restare muri nuovi, servizi assenti, cittadini ancora in attesa. ---End text--- Author: Thomas Mackinson Heading: IL DOSSIER • Tra programmi definanziati e problemi Highlight: Disastro Progetti tagliati, a rilento quelli “salvi”. Non ci sono personale e soldi per Case di comunità e ospedali. Così si perderanno i fondi dell’Ue LO STATO DELL’ARTE IN NUMERI 1.239 I PROGETTI nella missione salute del Pnrr definanziati nelle revisioni di questi anni: sono il 26% del totale 31% I PAGAMENTI effettuati (2,2 miliardi in soldi) a pochi mesi dalla scadenza sulle “Reti di prossimità”. Si sale al 51 per l’innovazione tecnologica (2,1 miliardi) L’Italia è in linea per incassare tutte le risorse del Pnrr: le congiure sono fallite Tommaso Foti • 7 gennaio 2026 Image:i n e In affanno Il cantiere per il nuovo ospedale di Marcianise (Ce) ripreso dall’inchiesta di Report dello scorso novembre e “Reti di prossimità” i pagamenti arrivano a 2,2 miliardi, pari al 31% del costo complessivo. Per l’Innovazione si sale a 2,1 miliardi, il 53,4%. Ma dietro la spesa resta il vuoto: quasi un terzo dei progetti sanitari è stato cancellato o ridimensionato. La Corte non usa giri di parole. Il rischio di perdita definitiva dei fondi europei è conclamato” e il danno non è solo contabile. È sociale. Il pericolo è quello delle “scatole vuote”: edifici realizzati senza servizi, strutture prive di personale medico e infermieristico, promesse territoriali destinate a restare sulla carta. Il cortocircuito è già visibile. In Lombardia, come documenato dal Fatto Quotidiano il 18 dicembre, molte Case di Comunità esistono solo sulla carta. A Milano, nel Gallaraese, al posto di una struttura da 5,7 milioni di euro c’è un prato recintato. Su 1.723 Case inanziate, a metà 2025 solo 660 risultano “attive” o “attivabili” e appena 46 conformi agli standard Pnrr. Le altre sono ambulatori riciclati, senza medici, infermieri né servizi h24: s t r u t t u r e f o rmalmente realizzate ma di fatto inutilizzabili, le “scatole vuote” anticipate dalla Corte dei conti. C’è poi un rischio immediato: quello finanziario. Le Aziende sanitarie, esposte ai ritardi nei trasferimenti, sono costrette ad anticipare liquidità propria, compromettendo la gestione ordinaria. Non è teoria. In Liguria le anticipazioni regionali alle Asl hanno generato squilibri di cassa che minacciano l’operatività complessiva. In Toscana il saldo negativo tra flussi Pnrr in entrata e in uscita arriva a 72,16 milioni di euro, coperti con risorse re -tit_org- Case di comunità, la Corte dci conti: Pnrr-sanità fa flop Pnr flop sulla sanit A: lo dice la corte dei conti -sec_org- tp:writer§§ Thomas Mackinson guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301657704771.PDF §---§ title§§ Ssn, persi 8 mila direttori link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659504753.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "ITALIA OGGI" del 13 Jan 2026

pubDate§§ 2026-01-13T04:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659504753.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659504753.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659504753.PDF tp:ocr§§ IN DIECI ANNI Ssn, persi 8 mila direttori Il Ssn ha perso in dieci anni oltre 8 mila direttori di struttura. Dal 2013 al 2023, infatti, sono state tagliate 1.424 direzioni di struttura complessa, pari al 18,6% del totale. Dal 2009, anno in cui il Servizio sanitario nazionale ha raggiunto il picco di medici dipendenti, il bilancio è ancora più pesante: in 14 anni sono scomparse 3.134 direzioni, pari a una riduzione del 33,5%. È quanto emerge dal report diffuso ieri dal sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed. Le regioni con le maggiori riduzioni sono Molise (-59,09%), Sardegna (-56,31%), Basilicata (-38,84%), Puglia (-29,56%) e Umbria (-29,41%). Il confronto tra le macroaree «rende evidente quanto questo processo stia alimentando il divario territoriale presente in sanità», fanno sapere dal sindacato: il Nord registra una riduzione media dei direttori pari al 13,35%, con punte in Liguria (-28%) e Trento (-27%), mentre il Sud tocca il 28,32%. Anche il Centro, concludono da Anaao, con una media del 13,87%, mostra un ridimensionamento significativo. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Ssn, persi 8 mila direttori -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301659504753.PDF §---§ title§§ Ospedali cattolici nella rete sanitaria voluta da Schillaci link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658504763.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "MANIFESTO" del 13 Jan 2026

ANDREA CAPOCCI

pubDate§§ 2026-01-13T04:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658504763.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658504763.PDF', 'title': 'MANIFESTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658504763.PDF tp:ocr§§ LA RIFORMA Ospedali cattolici nella rete sanitaria voluta da Schillaci ANDREA CAPOCCI II Ieri il Consiglio dei ministri ha licenziato il disegno di legge delega per la riorganizzazione della sanità. Come spesso avviene, i contenuti rimangono vaghi e rinviati a decreti da approvare entro fine anno. La legge ha un raggio d’azione ampio come «riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e revisione del modello organizzativo del servizio sanitario nazionale». Due i criteri direttivi: «Potenziare l’integrazione tra ospedale e territorio» e «aggiornare la classificazione delle strutture ospedaliere». L’innovazione più importante e meglio definita riguarda quest’ultimo punto. La delega prevede l’istituzione di ospedali «di terzo livello» e di ospedali «elettivi». Rientreranno nel terzo livello, il più alto, le «strutture ospedaliere di eccellenza a livello nazionale con bacino di utenza nazionale e sovranazionale» senza distinzioni tra pubblico e privato, laico o religioso a patto che siano «no profit», almeno sulla carta. Questi ospedali riceveranno «specifiche risorse a copertura degli oneri relativi allo svolgimento di funzioni assistenziali di livello nazionale», oltre al finanziamento ordinario. Il modello è quello degli ospedali cattolici romani Gemelli, Campus biomedico e Bambino Gesù, privati che già oggi godono di sussidi statali ad hoc: ai primi due lo Stato versa 40 milioni l’anno, addirittura 120 al pediatrico del Vaticano. Gli ospedali «elettivi», invece, saranno quelli dedicati agli interventi programmati e che dunque non necessitano di pronto soccorso. L’altro tema della delega riguarda il collegamento tra rete ospedaliera, medici di famiglia e le nuove Case di comunità, le strutture per le cure primarie e l’assistenza socio-sanitaria previste dal Pnrr. I medici di famiglia sono abituati a lavorare come liberi professionisti (e difendono a spada tratta lo status quo) mentre le Case di comunità richiederanno un’organizzazione simile a quella dei colleghi ospedalieri, inquadrati come dipendenti pubblici. La legge delega si impegna a mettere tutti d’accordo ma non dà alcun indirizzo all’esecutivo. Non scioglie nemmeno il nodo delle risorse: dato che la legge non è vincolata ad alcuno stanziamento, non è escluso che la riforma dei medici di base e gli ospedali di eccellenza (privati, ma con finanziamento di Stato) costringano a risparmiare su altri capitoli della spesa sanitaria. Sarebbe l’ennesimo taglio al pubblico. Il governo si dice soddisfatto all’uscita del cdm ma deve subito fare i conti con la grana del corso di laurea in medicina di Roma Tor Vergata. Dopo il discusso semestre filtro conclusosi con una sanatoria anche per i bocciati, è scoppiata la protesta dei 220 studenti promossi e assegnati d’ufficio alla sede albanese di Tirana, dove le tasse di iscrizione arrivano a 9.600 euro l’anno. Per la ministra dell’Università Bernini nuova figuraccia con indietro: «Ho convocato il rettore - fa sapere in serata - e gli ho già evidenziato la necessità di un’immediata revisione». ---End text--- Author: ANDREA CAPOCCI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Ospedali cattolici nella rete sanitaria voluta da Schillaci -sec_org- tp:writer§§ ANDREA CAPOCCI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658504763.PDF §---§ title§§ Mega ospedali e medici di base così cambia la sanità pubblica link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658804766.PDF description§§

Estratto da pag. 21 di "REPUBBLICA" del 13 Jan 2026

pubDate§§ 2026-01-13T04:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658804766.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658804766.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658804766.PDF tp:ocr§§ Mega ospedali e medici di base così cambia la sanità pubblica n progetto che ha un obiettivo molto ambizioso e per di più vuole raggiungerlo in tempi piuttosto brevi. Da qui al 31 dicembre il ministero alla Salute intende riformare la sanità italiana. Si intitola “Misure per la revisione del modello organizzativo del servizio sanitario nazionale” il disegno di legge delega approvato ieri dal consiglio dei ministri. Dentro ci sono indicazioni, di carattere molto generale, sugli obiettivi da raggiungere. Cioè, prima di tutto, la modifica delle due leggi che regolano l’assistenza ospedaliera e quella territoriale. Si vuole, tra l’altro, dare una nuova organizzazione ai medici e pediatri di famiglia e far dare vita a dei “super ospedali”, strutture di carattere nazionale. Il disegno di legge delega deve essere approvato dal Parlamento, prima di tornare al governo per la scrittura e l’approvazione dei singoli decreti legislativi, che entreranno in vigore se ci sarà il parere positivo della Conferenza Stato-Regioni. Non lascia ben sperare sulla possibilità di riuscita dell’operazione il fatto che già due disegni di legge delega, sul farmaco e sulle professioni sanitarie, giacciano alle Camere da settimane in attesa di un via libera. In più, questa volta il tema è tanto più complesso, perché si tenta di riformare l’intero sistema pubblico. L’obiettivo principale è rinforzare l’integrazione tra ospedale e territorio. Si vuole «migliorare la gestione dell’emergenza-urgenza», ad esempio. Da qualche tempo si parla anche dei cosiddetti “ospedali di terzo livello”. Cioè strutture di eccellenza (potrebbero essere una o due per Regione, a seconda della grandezza) che hanno un bacino nazionale o addirittura sovranazionale e che vedono moltissimi pazienti facendo attività di alta complessità. Servirebbero pure a ridurre la mobilità tra regioni. Ma si vogliono far nascere anche gli “ospedali elettivi”, che non hanno pronto soccorso e svolgono attività programmato. Si punterà poi sull’appropriatezza delle cure in ospedale e sugli standard minimi di attività, perché chi lavora poco lavora peggio. U Il governo vorrebbe riformare anche l’assistenza ai non autosufficienti, coloro che oggi vengono ospitati anche nelle Rsa, ma pure l’organizzazione delle cure palliative per i cronici e i servizi per la salute mentale. Si vuole rinforzare anche la bioetica clinica e spingere sulla digitalizzazione. Poi c’è la parte legata al territorio. Si prevede di «riordinare la disciplina» di medici e pediatri di famiglia, per «valorizzarne il ruolo». E qui non è chiaro se si cercherà ancora una volta, come si è provato senza successo per anni, di far passare alle dipendenze questi professionisti, oggi convenzionati. Forse il passaggio è vago proprio perché la strada che si vuole percorrere non è chiara. Orazio Schillaci sa che anche far approvare anche solo alcune di queste riforme, a fine legislatura, darebbe tutto un altro valore al suo passaggio al ministero «L’obiettivo del provvedimento - dice - è avere un sistema più efficiente e moderno potenziando la tutela della salute nel rispetto dei principi di equità, continuità assistenziale e umanizzazione delle cure, valorizzando la centralità della persona». ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: Primo passaggio in cda per il ddl delega voluto da Schillaci. L’obiettivo è rinforzare l’integrazione tra territorio e strutture di cura Image:i PUNTI Ospedali Nasceranno quelli di “terzo livello”, centri di eccellenza di carattere nazionale o sovranazionale, e quelli “elettivi” Medici Il progetto di legge delega prevede di “riordinare la disciplina” che regola l’attività di quelli di famiglia e dei pediatri Anziani Per i non autosufficienti si prevede la revisione degli standard di assistenza nelle strutture come le Rsa -tit_org- Mega ospedali e medici di base così cambia la sanità pubblica -sec_org- tp:writer§§ Michele Bocci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658804766.PDF §---§ title§§ «Le risposte di "Mia" solo dai dati certificati» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658904767.PDF description§§

Estratto da pag. 22 di "SOLE 24 ORE" del 13 Jan 2026

pubDate§§ 2026-01-13T04:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658904767.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658904767.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658904767.PDF tp:ocr§§ «Le risposte di “Mia” solo dai dati certificati» L’intervista Americo Cicchetti Commissario Agenas «N on è un sistema basato sui dati individuali del singolo paziente. Il medico non inserisce il nome e il cognome del paziente, ma le sue condizioni, i sintomi. E “Mia” attinge a linee guida internazionali e certificate dall’Istituto superiore di sanità, alle note dell’Aifa, ai percorsi diagnostico terapeutici. Quindi si tratta dell'evidenza scientifica codificata, lo scibile del mondo medico certificato. La differenza con Chatgpt è tutta qui: perché Chatgpt pesca dall'oceano del web con tutti i possibili errori». Americo Cicchetti, commissario dell’Agenas (Agenzia per i servizi sanitari regionali) racconta così il progetto di Intelligenza artificiale che finalmente vede la luce. E “Mia” cosa risponde? La piattaforma suggerisce il percorso di cura o l’esame migliore da fare e può anche fare qualche domanda in più per capire meglio il caso così come può farla il medico. Magari può chiedere il peso e l’età del paziente. Questo è il caso d'uso tipico del paziente cronico, Poi ci sono altre due tipologie di interrogazioni. Quali? La seconda tipologia è il classico quesito diagnostico per arrivare a una diagnosi. Nel caso precedente una diagnosi già c'è ma si studiano percorsi di cura, qui invece in base ai sintomi e a cosa vede il medico si prova ad arrivare a una diagnosi. È ovviamente poi il medico che deve verificare, approfondire e fare le sue scelte in totale autonomia. E poi? La terza tipologia è legata alla prevenzione. In base alle caratteristiche del paziente e alla sua storia clinica la piattaforma suggerisce attività di prevenzione come a esempio dei controlli e degli screening. I medici sono pronti? I medici apprenderanno come funziona attraverso la formazione durante la quale affronteranno dei casi specifici. Una attività che ci servirà anche per capire eventuali limiti e quali aggiustamenti fare. Alcuni già li stiamo studiando, A esempio? Abbiamo pensato di inserire tutti i dati del piano nazionale esiti con l'offerta degli ospedali. In questo modo la piattaforma potrà indicare al medico in quale ospedale è possibile trovare quella prestazione sanitaria che serve al suo paziente. Servirà anche a prescrivere le cose che servono davvero? Sì, può avere un impatto positivo anche sulla cosiddetta appropriatezza. Il medico può essere infatti sempre più spinto a prendere decisioni basate su evidenze scientifiche e linee di indirizzo ufficiali. —Mar.B. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marb. Heading: Highlight: La piattaforma potrà indicare al medico anche in quale ospedale trovare quella prestazione Image:Il commissario. Americo Cicchetti guida Agenas, Agenzia di Sanità digitale -tit_org- «Le risposte di “Mia” solo dai dati certificati» -sec_org- tp:writer§§ marb. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658904767.PDF §---§ title§§ Il progetto L'Ai negli studi dei medici di famiglia = L'intelligenza artificiale sbarca negli studi dei medici di famiglia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301657604770.PDF description§§

Estratto da pag. 22 di "SOLE 24 ORE" del 13 Jan 2026

Marzio Bartoloni —a pag, 22

pubDate§§ 2026-01-13T04:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301657604770.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301657604770.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301657604770.PDF tp:ocr§§ Il progetto L’Ai negli studi dei medici di famiglia Marzio Bartoloni —a pag. 22 Salute 24 L’intelligenza artificiale sbarca negli studi dei medici di famiglia Il progetto. Finanziata dal Pnrr la Piattaforma «Mia» sarà testata dai primi 1500 camici bianchi: si potrà interrogare per farsi aiutare su diagnosi, percorsi di cura, farmaci da prescrivere o attività di prevenzione S i chiama «Mia» ed entrerà nei prossimi giorni negli studi dei primi 1500 medici di famiglia. «Mia» è un acronimo che sta per «Medicina e intelligenza artificiale» e sarà un vero e proprio aiutante scientifico del camice bianco in grado di supportarlo in molte delle sue decisioni quotidiane: magari per arrivare a una diagnosi quando con sintomi poco chiari non si hanno tante certezze oppure suggerendo un percorso di cura, un esame da fare o un farmaco da prescrivere al proprio paziente che da anni è colpito da una malattia cronica fino a consigliare anche attività di prevenzione utili per quell'assistito che avendo superato una certa età è meglio se fa un controllo in più o uno screening. Dopo aver fatto il suo ingresso negli ospedali - sempre più apparecchiature la utilizzano per migliorare le proprie performance - l'intelligenza artificiale grazie a un progetto finanziato dal Pnrr si appresta a entrare negli ambulatori dei dottori di famiglia compresi quelli che lavorano o lavoreranno nelle nuove Case di comunità. L'Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali che è anche l'Agenzia per la Sanità digitale, dopo aver chiuso la gara del valore di 8,3 milioni per la messa in esercizio e la gestione della prima Piattaforma di intelligenza artificiale per le cure primarie - gara vinta dall'azienda Bv tech - ha provveduto insieme alle Regioni ad assoldare i primi 1500 medici di famiglia che, dopo un percorso di formazione che partirà a breve, durante il 2026 testeranno «Mia» nel loro lavoro. Per ora si comincia con il primo drappello di medici, ma l'idea è quella di far arrivare «Mia» a una platea molto più estesa di camici bianchi nel giro di due-tre anni. Ma come funziona «Mia»? Si tratta di una piattaforma interrogabile dal pc - anche sotto forma di app - mediante un'interfaccia conversazionale di semplice utilizzo che prevede una architettura tecnologica basata sull'intelligenza artificiale (Rag: Retrieval Augmented Generation). Il medico potrà fare domande a «Mia» la quale a sua volta attingerà da una base di conoscenze validate e certificate: si tratta di fonti informative e documenti ufficiali come linee guida, protocolli, normative, letteratura scientifica, percorsi diagnostico terapeutico assistenziali, nomenclatori, ecc. Il progetto tra l'altro prevede l'attivazione del percorso di certificazione dello strumento come dispositivo medico, un passo per garantire ancora di più affidabilità e aderenza alle norme specifiche di settore. L'arrivo di “Mia” negli studi dei medici di famiglia del resto coincide con varie iniziative anche a livello internazionale che vedono l'intelligenza artificiale sempre più presente nella creazione di contenuti nel settore salute, come dimostra l'arrivo anche della nuova versione “ChatGpt Salute” appena annunciata da OpenAi (si veda articolo a fianco) presto a aperta a tutti gli utenti. Il progetto per creare «Mia» prevede tre fasi: la prima di analisi, progettazione e realizzazione dello strumento informatico si è conclusa lo scorso 31 dicembre. Una seconda fase di sperimentazione e manutenzione, da concludersi entro il 31 dicembre di quest'anno, che parte in questi giorni consisterà nell'implementazione progressiva da parte dei 1500 medici sperimentatori dei tre casi d'uso della piattaforma e cioè “inquadramento diagnostico di base”, “supporto alla gestione della cronicità” e “supporto alla prevenzione e alla promozione della salute”. Durante quest'anno si prevede come detto anche l'implementazione di un piano di formazione per abilitare i medici e incrementare le proprie conoscenze sull'intelligenza artificiale. Infine l'ultima fase prevista è quella di gestione e manutenzione dell a Piattaforma, a partire da gennaio 2027, che prevede una progressiva estensione agli altri medici di famiglia: dopo i primi 1500 sarà esteso ad altri 3mila camici bianchi nel 2027, poi altri 7500 e infine altri 15mila. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Salute 24 Highlight: Interrogabile dal pc anche sotto forma di app - mediante un'interfaccia di semplice utilizzo Dal 2027 dopo la prima fase di test sarà estesa a una platea di medici più grande Image:Il test. La nuova Piattaforma «Mia» (Medicina e intelligenza artificiale) finanziata con i fondi del Pnrr sarà testata durante quest’anno da 1500 medici di famiglia in tutta Italia -tit_org- Il progetto L’Ai negli studi dei medici di famiglia L’intelligenza artificiale sbarca negli studi dei medici di famiglia -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301657604770.PDF §---§ title§§ Lo scaricabarile sul Covid nel ministero di Speranza = Piano pandemico: ormai è tutti contro tutti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658204772.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "VERITÀ" del 13 Jan 2026

Maraglino, dirigente del ministero della Salute, incalzato in Aula incolpa la politica e le Regioni peril mancato aggiornamento del documento. Si chiude così il cerchio dello scaricabarile: il capogabinetto di Speranza aveva fatto lo stesso coni direttori generali

pubDate§§ 2026-01-13T04:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658204772.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658204772.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658204772.PDF tp:ocr§§ I FUNZIONARI IN COMMISSIONE Lo scaricabarile sul Covid nel ministero di Speranza Piano pandemico: ormai è tutti contro tutti Maraglino, dirigente del ministero della Salute, incalzato in Aula incolpa la politica e le Regioni per il mancato aggiornamento del documento. Si chiude così il cerchio dello scaricabarile: il capogabinetto di Speranza aveva fatto lo stesso con i direttori generali n I verbali delle audizioni che la commissione Covid sta via via desecretando - ieri è stata la volta di quella di Francesco Maraglino, dirigente del ministero della Salute e allora componente (...) segue a pagina 11 Segue dalla prima pagina di MADDALENA LOY (...) della taskforce Coronavirus e del Cts, audito lo scorso 26 giugno - sono come il gioco dell’Oca: si ritorna sempre al punto di partenza, l’aggiornamento del piano pandemico. Nessuno, però, va mai in «prigione», metaforica s’intende. Ma neanche tanto: colpisce, dell’audizione di Maraglin o, il perpetuarsi dello scaricabarile all’interno del ministero della Salute, che una volta punta il dito contro il ministro di allora, Roberto Speranza (Pd), una volta va contro i dirigenti come Maraglino, nominati comunque da chi era al governo in quegli anni (spoiler: sempre il Pd). A novembre ad esempio Goffredo Zaccardi, l’allora capo di gabinetto di Speranza, da lui nominato, aveva scaricato la colpa sui dirigenti del ministero per il mancato aggiornamento del famoso piano pandemico del 2006 («È una cosa che è mancata, c’è stata inerzia da parte di alcuni direttori generali», disse). Ma ra gl in o, viceversa, l’ha scaricata sul ministro: nel corso dell’audizione, in cui è stato sollecitato più di una volta a rendere conto del suo operato, senza mai replicare in maniera chiara ed esaustiva, l’ex dirigente è incappato in una serie di contraddizioni proprio su quel piano pandemico del cui mancato aggiornamento nessuno, finora, si è ancora preso la responsabilità. «A chi competeva aggiornarlo?», gli ha chiesto l’onorevole Galeazzo Bignami (Fdi), «anzi, visto che era di sua competenza, perché non l’ha fatto?». «Mi sono insediato il 1° marzo 2016, sono questioni complesse», e comunque «da nessuna parte c’era una previsione o un’indicazione, né una normativa, né direttive ricevute per l’aggiornamento», sostiene il dirigente. Peccato che, come osservato da Bignami, ci fosse la decisione n. 1082 del 2013. «Quello era il piano pandemico contro la pandemia da virus influenzale», obietta Maraglino. Eppure era stato proprio Maraglino a febbraio 2020 a ribadire a più riprese che quel piano pandemico dovesse essere ripreso e utilizzato e che l’attività prevista dal Regolamento sanitario internazionale e dalla decisione n. 1082, inclusa l’adozione e l’aggiornamento del Piano pandemico, era obbligatoria. Lo stesso Maraglino che invece in audizione ha dichiarato che per quanto il piano del 2006 potesse essere utile, «non si parla di un’applicazione diretta perché parliamo di virus diversi». «Seguendo questa sua logica, possiamo prendere i piani pandemici e buttarli nel cestino... questa tesi non sta in piedi», gli ribatte il presidente della commissione Covid Marco Lisei (Fdi). Alla fine, è la chiosa amara di Lisei, «è vincolante solo ciò che hanno fatto. Ciò che non hanno fatto invece non è vincolante». Bignami lo incalza: «Perché non lo avete fatto?». «Ho suggerito il rinnovo del piano e ho avuto una risposta positiva», è la replica di Maraglino che però scarica proprio su Speranza le responsabilità: «Nel ministero per realizzare questo tipo di attività è necessario informare, sottoporre, proporre e avere l’approvazione del ministro; noi siamo dirigenti pubblici, quindi da incarico è scritto che dobbiamo conformarci all’indirizzo politico e amministrativo del ministero. Questo è il lavoro che è stato fatto». Stessa supercazzola anche sui dispositivi di protezione: «Sapevamo quante erano le m a s c h e r i n e? Sap e va m o quanti erano i posti letto?», chiede Bignami. Le risposte di Maraglino sono evasive: «Non tutte le attività sono di competenza del mio ufficio e non tutte di compe tenza del ministero, in quanto alcune sono delle Regioni». Al ruvido botta e risposta tra Maraglino, Alice Buonguerrieri (Fdi) e Bignami, dove i due deputati di Fratelli d’Italia a un certo punto perdono la pazienza di fronte alla riluttanza del dirigente nel rispondere su quanti posti letto, ventilatori, mascherine e Dpi fossero disponibili, la replica di Maraglino è disarmante: «La richiesta di questi dati è stata fatta nella fase successiva […]. Effettivamente, abbiamo avuto ben poco». E comunque, ribadisce, la competenza era delle Regioni. È ancora Lisei a chiosare: «Tutto quello che non serviva, ce l’avevamo. Tutto quello che serviva, era delle Regioni». Non sappiamo, a questo punto, se il serio debriefing che sta lodevolmente effettuando la commissione Covid porterà a individuare le effettive responsabilità della gestione pandemica, che appaiono diffuse e condivise tra politici e dirigenti. E chissà cosa succederà quando, a brevissimo, si aprirà finalmente il capitolo vaccini: «Inizieremo ad affrontarlo già adesso a gennaio, sentiremo le associazioni dei danneggiati e i soggetti istituzionali come Aifa, Inail, ecc», annuncia il presidente Lisei: «Ho già dato un termine a maggioranza e opposizione di indicare gli auditi, conto la prossima settimana di iniziare. I tempi sono ristretti, ma è mia intenzione mantenere i ritmi serrati. È nostro dovere dare risposte ai cittadini e a chi ha sofferto in pandemia. Continueremo nel frattempo ad approfondire il tema dell’utilizzo dei soldi pubblici. I vaccini rappresentano sicuramente una priorità di quest’anno». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MADDALENA LOY Heading: Highlight: Image:ZUFFA In alto, Goffredo Zaccardi, capogabinetto di Speranza; sotto, un pezzo su di lui del 27 novembre; a sinistra, Francesco Maraglino, dirigente del ministero della Salute -tit_org- Lo scaricabarile sul Covid nel ministero di Speranza Piano pandemico: ormai è tutti contro tutti -sec_org- tp:writer§§ MADDALENA LOY guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/13/2026011301658204772.PDF §---§