title§§ Intervista a Monia Monni - Sanità, la sfida di Monni «Anziani, rivoluzione per l'assistenza» = La riforma per gli anziani «E' la vera rivoluzione che cambierà l'assistenza» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202016903228.PDF description§§
Estratto da pag. 14 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 12 Jan 2026
L'assessora Monni: «Modifica radicale del modello, è la sfida di questo mandato Le Rsa non saranno più il perno del sistema: forniremo servizi nei luoghi di vita»
pubDate§§ 2026-01-12T04:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202016903228.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202016903228.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202016903228.PDF tp:ocr§§ TOSCANA Intervista all’assessora regionale Sanità, la sfida di Monni «Anziani, rivoluzione per l’assistenza» L’assessora a sanità e sociale della Regione Monia Monni si confronta con il direttore generale dell’Asl Toscana centro Valerio Mari La riforma per gli anziani «E’ la vera rivoluzione che cambierà l’assistenza» L’assessora Monni: «Modifica radicale del modello, è la sfida di questo mandato Le Rsa non saranno più il perno del sistema: forniremo servizi nei luoghi di vita» Ulivelli a pagina 14 FIRENZE Assessora regionale al sociale e alla sanità Monia Monni, mancano circa 400 milioni per pareggiare il bilancio della sanità 2025. Non è bastato l’aumento dell’addizionale Irpef. Dove si trovano le risorse? Ci saranno altri tagli? «Le risorse per coprire i costi della sanità, che ammontano a circa 200 milioni, nascono da un sottofinanziamento strutturale del servizio sanitario nazionale rispetto all’aumento dei bisogni, ai costi reali delle cure e all’invecchiamento della popolazione. Noi copriamo con il bilancio regionale ciò che non viene coperto dal fondo nazionale, ma che riteniamo indispensabile per garantire cure adeguate ai nostri cittadini. L’aumento dell’addizionale Irpef ha contenuto l’impatto, non lo ha azzerato. La scelta che facciamo è chiara: evitare tagli lineari che colpirebbero servizi e cittadini e lavorare invece su una revisione dei modelli organizzativi, sull’appropriatezza e sull’integrazione tra sanitario e sociale. Tenere in equilibrio i conti significa usare meglio le risorse pubbliche, non arretrare sui diritti». Il picco influenzale durante le feste, in assenza dei medici di famiglia, ha messo i pronto soccorso sotto pressione: è prevista una risposta per alleggerirli? «Il picco influenzale che coincide con le festività produce una pressione prevedibile sui pronto soccorso, aggravata dalla carenza dei medici di famiglia. Le misure di rafforzamento temporaneo sono attivate, ma il punto è strutturale. Quando il territorio non intercetta la domanda, tutto converge sull’ospedale. La risposta sta nella presa in carico dei fragili, nella continuità assistenziale e in risposte territoriali efficaci. L’ospedale deve tornare a fare l’ospedale, non supplire a ciò che manca fuori. Case e ospedali di comunità saranno la prima pietra di un cambio strutturale del modello, che coinvolgerà tutta la rete e offrirà risposte più efficaci e appropriate. Faremo anche una valutazione complessiva sui Pir, che in alcuni casi, quando collocati vicino ai pronto soccorso, risultano particolarmente efficaci». La riforma della medicina territoriale e le Case della comunità... Ce la farà la Toscana a riempirle di personale e funzioni nei tempi previsti? «Le Case della comunità rappresentano la riforma più importante degli ultimi decenni. La Toscana è avanti nella realizzazione delle strutture, ora la sfida è organizzativa. Servono professionisti che lavorano insieme, specialisti sul territorio, integrazione reale con il sociale. È una transizione complessa, resa più difficile dalla carenza di personale, ma è la direzione obbligata. Senza un territorio forte, il sistema sanitario non regge». Mancano posti letto, mancano gli ospedali di comunità e la guardia medica è in difficoltà. Si riuscirà a rispettare i tempi del Pnrr? «I tagli ai posti letto diventano un limite se si intrecciano con la crisi della continuità assistenziale e della guardia medica. Gli Ospedali di comunità servono proprio a colmare questo vuoto, evitando ricoveri impropri e accompagnando le dimissioni. Per questo continuo ad affermare che la riforma del territorio sarà il primo passo di un cambio epocale del sistema. I tempi del Pnrr sono stringenti, ma la Toscana è impegnata a rispettarli perché questo livello intermedio è decisivo per riequilibrare il sistema». Mancano i medici di famiglia e molti andranno presto in pensione. Come si affronta l’emergenza? «La carenza dei medici di medicina generale è uno dei problemi più seri. I carichi di lavoro sono diventati insostenibili e il ricambio è difficile. La risposta passa da un c ambio di modello: lavoro in équipe, integrazione con infermieri e altri professionisti, inserimento stabile nelle Case della comunità. Il medico di famiglia resta centrale, ma dentro un’organizzazione che lo sostenga e lo renda parte di una rete». Lei ha anche la delega al sociale. La popolazione invecchia, è più sola, le famiglie sono sotto pressione. Come si esce da questa situazione? «La riforma per gli anziani è la scelta politica centrale di questo mandato, perché l’invecchiamento della popolazione sta ridisegnando sanità e welfare. Continuare a usare modelli pensati per una società che non esiste più significa lasciare sole le famiglie e rendere il sistema sempre più fragile. La Toscana avvia un cambio di paradigma: dal ricovero in Rsa come risposta prevalente a un sistema graduale di cura e di vita che parte dai luoghi in cui le persone vivono. L’assistenza agli anziani diventa una politica pubblica strutturale, integrata tra sociale e sanitario, orientata a mantenere autonomia, relazioni e benessere il più a lungo possibile. La Rsa resta una risposta necessaria quando serve, dentro un percorso ordinato e governato. La prescrizione sociale rafforza questa visione e attribuisce alle Case della Comunità una funzione piena di promozione della salute. Cultura, volontariato e partecipazione civica entrano stabilmente nelle politiche pubbliche per contrastare fragilità e solitudine, soprattutto nelle aree interne. Entro la fine del mese porterò in giunta la delibera che darà avvio a questo lavoro. È una riforma profonda, che guarda al futuro e tiene insieme giustizia sociale, salute e sostenibilità del sistema pubblico. Rapporto con i privati: continuare ad acquistare prestazioni o cambiare le regole del gioco? «Il privato sociale è parte del sistema, dentro una regia pubblica forte. Serve un’integrazione governata, con obiettivi chiari di appropriatezza e riduzione delle disuguaglianze. Il perno resta il servizio sanitario pubblico, universale e integrato con il sociale. Il privato sociale concorre a realizzare le politiche pubbliche, anche attraverso percorsi di co-programmazione e co-progettazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Ilaria Ulivelli Heading: Highlight: Entro la fine del mese porterò in giunta la delibera che darà avvio a questo lavoro: riforma profonda La carenza dei medici di famiglia è uno dei problemi più seri: il lavoro in équipe è la salvezza Faremo una valutazione sui Pir, quelli vicini ai pronto soccorso, risultano molto efficaci FOCUS 1 I FONDI Sottofinanziamento da parte dello Stato «Le risorse per coprire i costi della sanità, che ammontano a circa 200 milioni, nascono da un sottofinanziamento del servizio sanitario nazionale». 2 BILANCIO L’aumento Irpef non basta «L’aumento dell’addizionale Irpef ha contenuto l’impatto, non lo ha azzerato. La scelta che facciamo è chiara: evitare tagli lineari». 3 NIENTE TAGLI LINEARI L’organizzazione sarà rivista «Niente tagli lineari: lavoriamo su revisione di modelli organizzativi, appropriatezza e integrazione tra sanitario e sociale». Image: -tit_org- Intervista a Monia Monni - Sanità, la sfida di Monni «Anziani, rivoluzione per l’assistenza» La riforma per gli anziani «E’ la vera rivoluzione che cambierà l’assistenza» -sec_org- tp:writer§§ ILARIA ULIVELLI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202016903228.PDF §---§ title§§ L'assistenza di prossimità «Portiamo le cure in periferia» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202017403229.PDF description§§
Estratto da pag. 2 di "SECOLO XIX" del 12 Jan 2026
| cantieri regionali, ilcaso Bolzaneto e i dubbi sul personale
pubDate§§ 2026-01-12T04:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202017403229.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202017403229.PDF', 'title': 'SECOLO XIX'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202017403229.PDF tp:ocr§§ L’assistenza di prossimità «Portiamo le cure in periferia» I cantieri regionali, il caso Bolzaneto e i dubbi sul personale GENOVA D i tutte le regioni d’Italia, la Liguria è, con la Valle d’Aosta, quella più avanti nei cantieri delle Case di comunità, le nuove strutture territoriali che offrendo assistenza di prossimità dovrebbero ridurre gli ingorghi degli ospedali e migliorare la qualità della vita dei cittadini. Nel suo ultimo rapporto sul “Pnrr e la riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale”, l’Ufficio parlamentare di bilancio osservava che i cantieri di tutte le 32 nuove strutture liguri sono in fase di esecuzione. Una delle strutture più interessanti, per dimensioni e bacino di utenza, sarà quella del quartiere genovese di Bolzaneto. «Vogliamo garantire un punto di riferimento stabile e riconoscibile per la comunità, capace di integrare sanità, sociale e prevenzione», ha dichiarato l’assessore ligure alla Sanità, Massimo Nicolò, in un comunicato stampa della Regione. In uno spazio di 4.500 metri quadrati, sarà garantita la presenza medica «24 ore su 24, 7 giorni su 7», prosegue il comunicato, ed è prevista la presenza, fra l’altro, di un consultorio familiare, un ambulatorio vaccinale e uno sportello antiviolenza. La Casa di Bolzaneto sarà il punto di riferimento per la Val Polcevera e la Valle Scrivia. Il cantiere, segnala sempre la Regione, procede «con la massima celerità possibile su doppi turni: giornalmente sono presenti tra le 40 e le 50 unità lavorative. Il completamento e l’attivazione della struttura avverranno entro il 31 marzo 2026». Poi la struttura andrà dotata di un paio di gambe per poter camminare, ossia del personale necessario. Tra le cinque Asl regionali e l’ospedale San Martino, la Liguria ha dichiarato di avere un fabbisogno di 641 nuovi infermieri. Li selezionerà con un concorso nei primi mesi dell’anno e sarà un’impresa difficile a giudicare dal calo degli iscritti nei corsi di laurea in infermieristica, ormai in corso da anni. Quest’anno i posti disponibili in tutta Italia erano 20.700, ma a presentarsi ai test sono stati in meno di 20.000. — F. MAR. ---End text--- Author: f. mar. Heading: Highlight: Image:L’inaugurazione della Casa della comunità della Fiumara, a Genova -tit_org- L'assistenza di prossimità «Portiamo le cure in periferia» -sec_org- tp:writer§§ f. mar. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202017403229.PDF §---§ title§§ Norme & tributi - Nelle buste paga della sanità un federalismo di fatto link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202017503230.PDF description§§
Estratto da pag. 25 di "SOLE 24 ORE" del 12 Jan 2026
Di antonio naddeo e
pubDate§§ 2026-01-12T04:46:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202017503230.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202017503230.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202017503230.PDF tp:ocr§§ L’analisi nelle buste paga della sanità un federalismo di fatto di Antonio Naddeo e Pierluigi Mastrogiuseppe L’ utimo Rapporto sulle retribuzioni pubblicato da Aran propone un’analisi attesa quanto sorprendente sui differenziali retributivi territoriali in sanità. Il lavoro sposta lo sguardo sui livelli retributivi effettivi, interrogandosi su quanto guadagna un infermiere o un operatore sociosanitario a seconda dell’azienda e del territorio in cui lavora. I dati riguardano circa 485mila dipendenti non dirigenti, concentrandosi su tre gruppi: i professionisti sanitari (per lo più infermieri, con retribuzioni medie nazionali di 36mila euro), gli operatori sociosanitari (28.100 euro) e gli assistenti amministrativi (29.500 euro). Un primo elemento di rilievo emerge dalla misura dei differenziali: nonostante il contratto nazionale eserciti una forte regolazione centrale, lo scarto tra le aziende che pagano meno (primo decile) e quelle che pagano di più (nono decile) si attesta tra 4mila e 5mila euro a seconda del profilo. Ciò significa che, pur nei vincoli del contratto nazionale, esistono margini per politiche retributive differenziate tra le oltre cento aziende sanitarie del Paese. La scomposizione della retribuzione mostra dove si concentrano le differenze: la componente variabile - com’era lecito attendersi - spiega tra il 60% e il 76% dello scarto, con un’articolazione degli istituti che varia tra i ruoli. Per le professioni sanitarie sono i compensi di produttività a generare le maggiori differenze, mentre il sistema indennitario produce effetti più uniformi. Ma è l’analisi territoriale a riservare la sorpresa maggiore. In un sistema a gestione regionale, non emergono differenziali riconducibili alla geografia amministrativa. Il rapporto evidenzia contiguità territoriali: Lombardia e Veneto su valori elevati, l’Appennino centrale su livelli mediani, la zona padana allargata alle Marche su valori più contenuti. Le regioni autonome mostrano comportamenti eterogenei, con la Sardegna più bassa e Sicilia e Province autonome più in alto. Il rapporto introduce un’analisi degli «stili gestionali», osservando come diverse aziende gestiscano le relatività retributive tra profili professionali: alcune differenziano di più la remunerazione dei professionisti sanitari rispetto agli assistenti amministrativi, altre invece comprimono questa forbice. Qui emerge una discrezionalità che meriterebbe approfondimenti: si tratta di scelte consapevoli legate a strategie di attraction e retention del personale o di esiti non pianificati di prassi sedimentate? Il quadro mette in discussione narrazioni consolidate. Se il decentramento fosse il fattore determinante, dovremmo osservare cluster regionali definiti. Invece, le scelte retributive sembrano rispondere più a logiche di mercato del lavoro locale e a forme di benchmarking tra aziende contigue che a indirizzi regionali. Una riflessione finale va dedicata a due temi che potrebbero essere indagati. Il primo riguarda le «prestazioni aggiuntive» (ora non rilevate), retribuite con tariffe orarie superiori allo straordinario, sempre più utilizzate per le carenze di organico. La loro diffusione disomogenea potrebbe modificare i differenziali effettivi. Un altro tema è la correlazione con le performance sanitarie di aziende e territori: i differenziali risentono anche di questo? Mentre il Paese si interroga sull’autonomia differenziata, questi dati suggeriscono che il sistema sanitario esprime già un federalismo di fatto, più complesso e meno governato di quanto le norme formali lascerebbero supporre. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: pierluigi mastrogiuseppe Heading: Highlight: Image: -tit_org- Norme & tributi - Nelle buste paga della sanità un federalismo di fatto -sec_org- tp:writer§§ pierluigi mastrogiuseppe guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/12/2026011202017503230.PDF §---§