title§§ «Io, il tumore e il mio grazie alla sanità pubblica Ora ho capito che le beghe politiche non contano»
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Estratto da pag. 17 di "CORRIERE DELLA SERA" del 11 Jan 2026
Il racconto di Costa (M5S): sono stato curato a Napoli senza scorciatoie, ho trovato qualità
pubDate§§ 2026-01-11T05:29:00+00:00
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tp:ocr§§ «Io, il tumore e il mio grazie alla sanità pubblica Ora ho capito che le beghe politiche non contano» IlraccontodiCosta(M5S):sonostatocuratoaNapolisenzascorciatoie,hotrovatoqualità NAPOLI Ha deciso di parlarne «per ringraziare la sanità pubblica che mi ha curato e che meriterebbe molte più risorse delle poche che le sono riservate». Sergio Costa, 67 anni, vicepresidente della Camera dei deputati ed esponente di punta del M5S, ha rivelato al Fatto Quotidiano di aver scoperto un tumore alla prostata a fine novembre. «Quel male mi ha insegnato molto, soprattutto che le beghe politiche contano poco o nulla». Ora come sta? «A marzo saprò se sono guarito davvero, ma credo di sì: i medici di Napoli che mi hanno curato, in testa Cesare Guida, luminare di radioterapia, mi hanno dato ottime speranze; sono stato fortunato ad accorgermi in tempo che qualcosa non andava e sono corso ai ripari. Il 31 dicembre ho concluso i cicli di radio e quindi mi auguro di aver lasciato la malattia nell’anno appena trascorso. Tuttavia sono molto rammaricato». Perché? «Perché penso che sia da folli spendere i soldi pubblici in armi mentre abbiamo una sanità che necessita di risorse per essere potenziata. Come p a z i e n te o n co l o g i co h o l’esenzione dai ticket, tuttavia ho dovuto spendere oltre 100 euro per comprare integratori contro gli effetti collaterali delle cure e penso a quanti italiani non possono permetterselo». Ha scelto di curarsi a Napoli. «Sì non ho mai accettato privilegi, né ho cercato scorciatoie. All’Ospedale del Mare ho trovato una assistenza di grande qualità e ho scoperto che il dottore Guida è un grande esperto di radioterapia oncologica. Ho raccolto l’invito dei medici a sostenere il loro lavoro. Il sistema sanitario nazionale va potenziato e non indebolito e mi rammarico che la premier Meloni nel suo recente incontro con la stampa non abbia dedicato una sola parola alla sanità. Non ce l’ho con lei, ma mi è dispiaciuto molto». La premier l’ha chiamata? «Non ancora, ma mi hanno espresso vicinanza tanti colleghi di tutti i partiti. E il presidente della Camera Lorenzo Fontana è stato affettuosissimo: gli ho chiesto di rimanere in convalescenza fino a marzo perché ho ancora bisogno di riposo e non posso presiedere i lavori parlamentari per lunghe ore. Ma conto di riprendere il mio posto in Aula». Lei è stato il generale del Corpo forestale che per primo ha condotto gli scavi dei rifiuti nella Terra dei fuochi. Ha respirato, con i suoi uomini, sostanze nocive, ritiene di essersi ammalato per questo? «Non sono uno studioso e quindi non saprei, anche se confesso che il pensiero è andato subito a quegli anni e ai veleni che io e tanti altri abbiamo respirato. Anche se il tumore alla prostata è il più diffuso negli uomini oltre i 65 anni, resta il dato angosciante dell’incremento esponenziale di tumori in Terra dei Fuochi, l’area a Nord di Napoli e nel Casertano, con quelle popolazioni ancor oggi esposte a un rischio sanitario inaccettabile». di Roberto Russo ---End text--- Author: Roberto Russo Heading: Highlight: Il profilo ? Sergio Costa, classe 1959, è stato comandante della polizia provinciale di Napoli e generale di corpo d’armata dell’Arma dei carabinieri ? Con il Movimento 5 Stelle ha ricoperto la carica di ministro dell’Ambiente nei governi Conte I e II ? Deputato dal 2022, è vicepresidente della Camera ? I colleghi Tanti mi sono stati vicini, di tutti i partiti. Conto di riprendere il mio posto alla Camera a marzo Image:Il ruolo Sergio Costa (M5S), 66 anni, è vicepresidente della Camera dei deputati dal 19 ottobre 2022 -tit_org- «Io, il tumore e il mio grazie alla sanità pubblica Ora ho capito che le beghe politiche non contano» -sec_org-
tp:writer§§ | Roberto Russo
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title§§ Malati di tumore verso la clinica dell'on. leghista = Malati di tumore da Roma in Molise: sui pulmini per fare la Pet da Patriciello
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Estratto da pag. 8 di "FATTO QUOTIDIANO" del 11 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-11T05:29:00+00:00
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tp:ocr§§ Malati di tumore verso la clinica dell’on. leghista » PULLMAN ROMA-MOLISE PARADOSSI MANCANO LE MACCHINE NEL LAZIO, VANNO ALLA NEUROMED DELL’EURODEPUTATO LEGHISTA Malati di tumore da Roma in Molise: sui pulmini per fare la Pet da Patriciello P er migliaia di malati oncologici del Lazio, curarsi significa partire. Da Roma e da altre località, una o due volte al mese, partono pulmini verso il Molise. Sono pazienti oncologici che vanno alla Neuromed di Pozzilli (Isernia) per fare la Pet Tc, l’esame che consente ai medici di individuare con precisione le cellule tumorali. A PAG. 8 SANITÀ MALATA » Linda Di Benedetto P er migliaia di malati oncologici del Lazio, curarsi significa partire. Da Roma e da altre località, una o due volte al mese, partono pulmini verso il Molise. Sono pazienti oncologici che vanno alla Neuromed di Pozzilli (Isernia) per fare la Pet Tc, l’esame che consente ai medici di individuare con precisione le cellule tumorali. Non è un lusso ma una necessità assoluta per definire lo stadio di una neoplasia maligna e per il f ol l ow - u p durante il trattamento, quando gli esami devono essere effettuati con una certa frequenza. MA ECCO IL PROBLEMA: nel Lazio, per sottoporsi all’esame, i tempi di attesa possono arrivare a settimane, se non a mesi. In alternativa, i pazienti possono salire su un pulmino insieme ad altri sconosciuti, accomunati dalla stessa malattia, e affrontare un viaggio fino in Molise alla clinica Neuromeddell’eurodeputato leghista Aldo Patriciello. Viaggi lunghi, faticosi, che si aggiungono al peso già enorme della malattia. Inoltre, dicono fonti ospedaliere, in alcuni casi sarebbero gli stessi medici di ospedali laziali a indirizzare direttamente i pazienti alla Neuromed, il cui direttore scientifico è Luigi Frati, ex rettore dell’Università La Sapienza. I numeri di questo esodo sanitario sono significativi. Nel 2024, la Regione Lazio ha pagato alla sola clinica Neuromed in Molise oltre 3,7 milioni per 3.607 esami tomoscintigrafici. Rispetto al 2023 c’è stato un aumento del 19%. Se guardiamo nello specifico le Pet globali corporee, quelle più usate in oncologia, la crescita è ancora più marcata: la spesa è aumentata di 600 mila euro in un solo anno, passando da 2.553 a 3.122 prestazioni, con un incremento del 22%. La Neuromed è solo una delle strutture fuori regione dove vanno i pazienti laziali. Eppure le risorse per cambiare questa situazione ci sono. La Regione Lazio ha avviato un programma di sostituzione e potenziamento delle apparecchiature Pet-Tc nelle strutture pubbliche, finanziato tramite fondi statali e utili di esercizio, per un investimento complessivo di circa 24 milioni con l’obiettivo di ridurre la mobilità passiva. Il piano prevede l’installazione di sei nuove macchine perché le attuali non sono sufficienti, distribuite strategicamente sul territorio regionale: due per l’Azienda universitaria Sant’A nd re a, una per il San Camillo Forlanini, una per il Policlinico Umberto I, una per la Asl di Viterbo nell’Ospedale Santa Rosa e una per la Asl di Frosinone nell’Ospedale Santissima Trinità di Sora. Ma a oggi il Lazio nel pubblico dispone di sole sei Pet-Tc funzionanti: due al Policlinico Tor Vergata (una delle quali spesso non funzionerebbe), una al Sant’Andrea, due agli Istituti fisioterapici ospitalieri (Ifo) e una alla Asl di Latina nel Presidio ed Santa Maria Goretti. A queste si aggiungono sette sistemi installati presso strutture private ello accreditate con il ServiSSE zio sanitario nazionale. In totale, sono appena tredici i macchinari per una regione che conta quasi 6 milioni di abitanti e circa 260 mila pazienti oncologici, un numero in costante aumento di A CAS DEROG AL PRG IL S.RA DI ANG circa 33 mila nuovi casi ogni anno. Ma mentre la sanità pubblica resta paralizzata in attesa delle macchine promesse, il settore privato non convenzionato avanza. A Cassino, in provincia di Frosinone, il Comune ha concesso una deroga al piano regolatore per autorizzare la Casa di Cura San Raffaele – struttura privata riconducibile al deputato della
Lega Antonio Angelucci – a effettuare lavori di realizzazione di un locale tecnico e di una scala esterna propedeutici all’installazione di una Pet-Tc. La decisione è stata discussa in consiglio comunale poiché l’intervento ricade in un’area soggetta ai vincoli della fascia pedemontana. La scelta è stata presentata dall ’amministrazione comunale, guidata dal sindaco del Partito democratico Enzo Salera –contattato dal Fatto –come un atto di “interesse pubblico”, nonostante nel territorio di Cassino fosse già presente un centro, il Figebo, autorizzato e convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale. La Pet-Tc autorizzata alla casa di cura San Raffaele, invece, non risulta convenzionata. Oggi l’esame costa tra i 900 e i 1.400 euro, interamente a carico del paziente che se lo può permettere. SINO A PER FFAELE ELUCCI ---End text--- Author: Linda Di Benedetto Heading: » PULLMAN ROMA-MOLISE Highlight: A CASSINO DEROGA AL PRG PER IL S.RAFFAELE DI ANGELUCCI Image:La clinica La Neuromed di Pozzilli (Isernia) è del leghista Aldo Patriciello FOTO LAPRESSE -tit_org- Malati di tumore verso la clinica dell'on. leghista Malati di tumore da Roma in Molise: sui pulmini per fare la Pet da Patriciello -sec_org-
tp:writer§§ LINDA DI BENEDETTO
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title§§ Straniero il 10% dei medici E gli italiani vanno all'estero = Medicici Sempre più stranieri
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Estratto da pag. 2 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 11 Jan 2026
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tp:ocr§§ Straniero il 10% dei medici E gli italiani vanno all’estero Nostra inchiesta Allarme degli Ordini professionali: «Zero verifiche sui titoli di studio» La ricerca: negli ospedali il 65% del personale è sfinito dallo stress e dal superlavoro Bartolomei alle p. 2 e 3 Medici Sempre più stranieri «Sono 49.500, gli infermieri 45.200» I dubbi sulla validità dei titoli esteri Anelli (Federazione dei camici bianchi): verifica delegata alle Regioni, ma non la stanno facendo Aodi (Associazione stranieri): italiani in fuga, l’emergenza ora si affronta con chi arriva da fuori ROMA La sanità italiana sta vivendo un doppio paradosso. Mentre i medici stranieri che lavorano nel nostro Paese rappresentano ormai oltre il 10% delle forze nelle stime dell’Amsi – l’Associazione medici di origine straniera in Italia del professor Foad Aodi –, e vige ancora la ‘deroga Covid’ sulla verifica dei titoli, tra quelli che sono arrivati qui per studiare c’è già chi sta tornando a casa, nei Paesi di origine. In contemporanea, prende quota la grande fuga dei professionisti italiani, sempre più giovani e sempre più specialisti cercano di realizzarsi altrove. «Seimila infermieri e quasi 4mila medici sono andati all’estero, dati aggiornati al 2025», certifica Aodi. Burnout. Mortificazione (anche economica). Sale operatorie trasformate in catene di montaggio. Burocrazia pesante come un macigno. Bisogna partire da queste parole per inquadrare la malattia del servizio sanitario nazionale. QUANTI SONO I MEDICI STRANIERI IN ITALIA Per Amsi i professionisti sanitari di origine straniera sono 123.810: 49.500 sono medici (su oltre 430mila iscritti Fnomceo), 45.200 infermieri, poi odontoiatri, fisioterapisti, farmacisti e psicologi. I numeri sono aggiornati a ottobre. Il presidente Aodi, specialista in fisiatria e giornalista, arabo palestinese, è arrivato in Italia da Israele come studente: ha imparato la lingua a Siena, poi si è immatricolato a Napoli, laureandosi a Roma. Una lunga esperienza, la capacità di vedere l’altra faccia della medaglia, l’utilità e il valore oltre le statistiche: «Tra 2023 e 2025 sono stati oltre 5.200 i reparti e servizi del nostro sistema salvati grazie ai professionisti stranieri». Aggiunge: «Il 65% di loro non ha la cittadinanza italiana, per questo non può fare concorsi». LA DENUNCIA DI ANELLI (FNOMCEO): STESSE REGOLE PER STRANIERI E ITALIANI Filippo Anelli, presidente Fnomceo - la Federazione Ordini dei medici e odontoiatri - parte da una certezza: «I colleghi stranieri per esercitare da noi devono avere le stesse caratteristiche degli italiani. Il governo su questo non può usare scorciatoie che mettono a rischio i pazienti». LA ‘DEROGA COVID’ E L’ASSENZA DI VERIFICHE SUI TITOLI Ma di che cosa stiamo parlando? Il riferimento è al decreto Cura Italia, sono gli anni dell’epidemia di Covid, «il Paese aveva bisogno di una mano», riassume Anelli. Per dire: in quei giorni arrivarono anche militari ed epidemiologi russi, che hanno lasciato in eredità molte domande: erano aiuti veri (poi rinfacciati da Putin) o piuttosto si è trattato di spionaggio? Se quegli interrogativi non hanno ancora una risposta, abbiamo invece una certezza: (anche) nei nostri ospedali operano medici e infermieri che grazie alla deroga non sono passati da una verifica rigorosa sui titoli acquisiti all’estero. Quanti sono? Tanti, nelle stime dell’Amsi: «Quasi 19mila infermieri e 8.900 medici sono entrati con i decreti Cura Italia e Ucraina dal 2020 ad oggi». La polemica si è riaccesa dopo il caso del San Raffaele, a Milano. Riassume Anelli: «Il governo Conte fece una norma che nella sostanza stabiliva: basta che arrivino. Noi obtorto collo dicemmo va bene, capivamo la drammaticità del momento. Poi quel decreto è stato prorogato, da ultimo fino al 2029. Nel 2022 avevo scritto anche al Capo dello Stato. Fnomceo ha quindi sollevato il problema davanti al Tar Lombardia». «LE REGIONI SONO FUORILEGGE» La giustizia amministrativa (e il ministro Schillaci) chiamano in causa le Regioni, «perché il decreto deroga a loro il riconoscimento dei titoli». Ma
«non lo stanno facendo e quindi c’è una violazione di legge - attacca Anelli -. In concreto dovrebbero prendere i curricula, verificare gli esami sostenuti e paragonarli a quelli italiani». La conclusione è dura: «Chi non ha avuto il riconoscimento sostanziale, sta facendo esercizio abusivo della professione». Poi c’è un altro passaggio, «la legge imponeva di concludere l’accordo Stato-Regioni per disciplinare la materia. La bozza è bloccata». COME SIAMO ARRIVATI AI NUMERI DI OGGI: L’ANALISI DELL’AMSI Ma come siamo arrivati ai numeri attuali di professionisti sanitari stranieri? Bisogna tornare all’origine, suggerisce il professor Aodi, perché «in Italia si sono susseguite quattro fasi di immigrazione. Prima sono arrivati gli studenti, il 45% è rimasto qui, in maggioranza hanno la cittadinanza italiana. La seconda fase è iniziata dopo la caduta del Muro di Berlino. Ha portato russi, ucraini, albanesi, nordafricani, per lo più già laureati nei loro paesi d’origine. Poi c’è stata la terza fase dell’immigrazione, quella della primavera araba, che potrebbe avere le difficoltà maggiori per la lingua. Il ragionamento vale anche per l’ultima ondata, legata al decreto Cura Italia. Come Amsi, chiediamo a tutti di imparare molto bene l’italiano. Alcuni lo hanno fatto, altri meno. Sicuramente se un medico non conosce la lingua ci sono problemi per lui e per il paziente. Abbiamo rivolto un appello al governo, alle Regioni, a tutte le strutture». CHE COSA CI ASPETTA Ma guardando avanti, il futuro dell’Italia sarà quello di avere sempre più medici e infermieri stranieri? «Sicuramente questa è l’unica soluzione attuale per rispondere all’emergenza - è l’analisi del presidente Amsi -. La sanità italiana è in coma, l’unica rianimazione che stiamo facendo consiste nel far arrivare i professionisti da fuori. Altri Paesi, come Inghilterra, Francia, Danimarca, Belgio e Scozia, applicano già da molti anni questa soluzione. Ma ricordo che ad esempio gli albanesi, i rumeni, i polacchi per primi stanno tornando a casa. Ormai c’è un’immigrazione al contrario. Mentre accelera la grande fuga degli italiani». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Rita Bartolomei Heading: Highlight: I SERVIZI SUL WEB «Ecco perché mi sono dimesso dal servizio sanitario» Guarda il video su www.quotidiano.net Inquadra il qrcode Perché nessuno vuol più lavorare nel pronto soccorso? Leggi l’articolo su www.quotidiano.net Inquadra il qrcode Medicina, quali sono le specialità più in crisi: guarda il video su www.quotidiano.net Inquadra il qrcode TRE COSE DA SAPERE 1 DEROGA COVID La ’deroga Covid’ consente a medici e infermieri stranieri un’autocertificazione sui titoli che hanno conseguito 2 PRESENZA DI STRANIERI Per Amsi i professionisti sanitari di origine straniera in Italia sono 123.810 (49.500 medici e 45.200 infermieri) 3 GRANDE FUGA Sempre Amsi certifica che nel 2025 «6mila infermieri e 4mila medici hanno lasciato l’Italia per lavorare all’estero» Image:430.047 gli iscritti all’albo dei medici in Italia Fnomceo, 8 gennaio 2026 123.810 i professionisti sanitari di origine straniera in Italia 49.500 medici 45.200 infermieri 8.370 odontoiatri 8.180 ?isioterapisti 8.030 farmacisti 4.530 psicologi La medicina di emergenza-urgenza è tra le specialità che attirano meno i giovani medici. Tra le ragioni, secondo il sindacato Anaao, pesano soprattutto i carichi di lavoro e il rischio molto elevato di cause Le nazionalità Moldavia Romania Albania Tunisia Egitto Sud America La gr ande fuga 65% dei professionisti sanitari stranieri non ha cittadinanza italiana e per questo non può fare concorsi 6.000 4.000 21.500 gli infermieri che hanno lasciato l'Italia per lavorare all'estero nel 2025 i medici +33% sul 2024 le richieste ricevute dall'Amsi tra il 2023 e il 2025 da 35% 53% di cui il lavora come medico di famiglia, pediatra in convenzione, nel pronto soccorso e come guardia medica Fonti: Amsi (Associazione Medici di origine Straniera in Italia, dati aggiornati al 30 ottobre) -tit_org- Straniero il 10% dei medici E gli italiani
vanno all’estero Medicici Sempre più stranieri -sec_org-
tp:writer§§ RITA BARTOLOMEI
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title§§ Al consiglio dei ministri di domani il ddl sui caregiver
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Estratto da pag. 8 di "SOLE 24 ORE" del 11 Jan 2026
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tp:ocr§§ al consiglio dei ministri di domani il ddl sui caregiver Sì terrà domani pomeriggio il prossimo Consiglio dei ministri, che potrebbe fissare al 22 e 23 marzo il referendum sulla giustizia. All’ordine del giorno per ora un Dl in materia di commissari straordinari del governo, un Ddl su riconoscimento e tutela del caregiver familiare, un Ddl delega per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera e la revisione del modello organizzativo del Ssn e uno schema di Dpr che modifica lo statuto dell’Agenzia italiana per la gioventù ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Al consiglio dei ministri di domani il ddl sui caregiver -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Clemenzi: "Grazie all'Ai aluto i malati a curarsi" = "Da Giaveno a Las Vegas Insegno al medici che Il web non può essere un nemico"
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Estratto da pag. 32 di "STAMPA" del 11 Jan 2026
Il lieeo in Val Sangone, gli studi a Pavia, la prima app durante il Covid "Portavo i farmaci ai malati, oggi costruiamo percorsi di cura con l'Ai"
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tp:ocr§§ Clemenzi: “Grazie all’Ai aiuto i malati a curarsi” IL BOSCO DEL FUTURO “Da Giaveno a Las Vegas Insegno ai medici che il web non può essere un nemico” Il liceo in Val Sangone, gli studi a Pavia, la prima app durante il Covid “Portavo i farmaci ai malati, oggi costruiamo percorsi di cura con l’Ai” Alberto Clemenzi M edicina e codice, pazienti e piattaforme. Alberto Clemenzi parla e tiene assieme mondi che qualche anno fa sembravano lontani. «Sono cresciuto a pane e software», sorride. Il padre era ingegnere informatico e la passione nasce lì, a Giaveno. – PAGINA 20 Il bosco del futuro IL PERSONAGGIO GIUSEPPE BOTTERO TORINO M edicina e codice, pazienti e piattaforme. Alberto Clemenzi parla e tiene assieme mondi che qualche anno fa sembravano lontani. «Sono cresciuto a pane e software», sorride. Il padre era ingegnere informatico e la passione nasce lì, nei pomeriggi dopo la scuola a Giaveno. «Sono rimasto in Val Sangone fino al liceo». Poi, a diciott’anni, il trasloco: Pavia, facoltà di Medicina. È in ateneo che scopre un altro mondo, quello dell’impresa. «Così ho provato a unire le mie due passioni: i computer e la Sanità». Quegli amori, spiega, prendono presto la forma di una start-up. La lancia nel 2021, in piena pandemia, quando non ha ancora compiuto trent’anni. Si chiama Salute360 e all’inizio risponde a un’urgenza: portare i farmaci a casa, aiutare le farmacie a reggere l’impatto del Covid con servizi di delivery. Poi il progetto cambia passo, diventa adulto. «Abbiamo capito che il problema non era solo l’accesso alle medicine, ma tutto l’iter di cura». Il punto di svolta arriva quando Salute360 smette di essere un servizio e diventa un’idea più ambiziosa, legando il percorso del paziente a quello del professionista sanitario. «Ci siamo messi a studiare dove e perché le persone si fermano. Perché rinunciano a curarsi, rimandano, mollano». A fare quell’analisi, a scavare in profondità, è la co-fondatrice Chiara Barbati, formazione alla Johns Hopkins University, oggi specializzanda in medicina preventiva. Risultato: «C’erano molti punti di frizione, ma il principale era la burocrazia». È lì che la start-up decide di concentrare il proprio lavoro. Non sfoltire la Sanità, complessa per sua natura, ma organizzare le informazioni perché diventino comprensibili, accessibili, condivisibili. «In altri settori le parole d’ordine sono semplificare e tagliare dice Clemenzi - Qui si tratta di mettere ordine». La piattaforma, che in questi giorni ha debuttato al Ces di Las Vegas, il più grande salone mondiale dell’elettronica di consumo, è costruita come un percorso guidato. Il primo passo è l’informazione: contenuti verificati, podcast e video per aiutare le persone a capire. Poi arriva il momento della decisione: il piano di cura, pubblico o privato. «Con noi ci sono anche medici di base e stiamo lavorando con le Asl. Alle persone servono poche visite, ma mirate, corrette». Dopo il controllo, l’ultimo tratto: prescrizioni, esami, farmaci a domicilio grazie a una partnership con la Croce Rossa Italiana. E infine l’affiancamento: «Il percorso è completato». Tra i padiglioni del Ces, in mezzo a giganti come Apple e Lego, si intravede il futuro. «E il nostro obiettivo è diventare sempre di più un aiuto per i pazienti», spiega Clemenzi. «Dobbiamo far capire che l’Asl o l’ospedale sono qualcosa che va compreso». Sull’altro fronte c’è il lavoro con i camici bianchi. «C’è ancora molta timidezza nell’uso degli strumenti digitali». Una prudenza che non nasce da rifiuto ideologico, ma dagli ostacoli quotidiani. «Eppure Spid e Pec ci posizionano molto bene a livello internazionale. Abbiamo già infrastrutture che altrove non esistono». Poi lo sguardo si allarga: «Siamo un Paese in cui convivono due realtà», riflette. «Da una parte l’imprenditore più tradizionale, dove tutto è basato sulla conoscenza. Dall’altra la visione pura, legata all’idea, al prodotto o al servizio». Queste due culture dialogano a fatica. «A volte si scontrano, c’è difficoltà a capire fino in fondo la parte tecnica». Qualcosa, ammette, st
a cambiando. «Solo adesso l’Italia sta puntando davvero su questo tipo di innovazione, e lo stesso vale per l’accesso ai fondi». Clemenzi cita Cdp Venture Capital. «Bisognerebbe investire in maniera significativa su tante realtà, nella speranza che poi qualcuno diventi un unicorno. Ma siamo entrati in questo gioco da poco: qualcosa la possiamo imparare, e possiamo migliorare». Due uffici tra l’I3p di Torino e Milano, sette persone nel team, la sua idea di imprenditorialità è essenziale. «Per me si riassume in tre aspetti chiave: creatività, visione d’insieme e determinazione». Ma c’è un elemento che torna più di tutti. «La lezione più significativa che ho imparato è l’importanza della condivisione». Perché, nella sanità come nell’innovazione, «le storie costruite da soli non funzionano». Da maggio Clemenzi è a Baltimora. Cambia il punto di osservazione, non l’atteggiamento: «Con i medici facciamo un atto di coscienza: il computer non è il nemico». Anzi. «Aiuta ad avere più tempo. Per sedersi, ascoltare e guardare in faccia il paziente». — ---End text--- Author: GIUSEPPE BOTTERO Heading: IL BOSCO DEL FUTURO Alberto Clemenzi Highlight: Image:I ritratti de Il bosco del futuro, giunti alla 39ª puntata, sono la normale prosecuzione delle interviste raccolte dal giornalista Paolo Griseri I suoi 39 protagonisti de Il bosco dei saggi sono diventati un libro che ricorda l’autore, scomparso a ottobre 2024 Alberto Clemenzi, 32 anni Sopra, la sede di I3P a Torino A sinistra, il padiglione italiano al Ces di Las Vegas “ Alberto Clemenzi Fondatore Salute360 La lezione più significativa che ho imparato in questi anni è l’importanza della condivisione -tit_org- Clemenzi: “Grazie all’Ai aluto i malati a curarsi” “Da Giaveno a Las Vegas Insegno al medici che Il web non può essere un nemico” -sec_org-
tp:writer§§ GIUSEPPE BOTTERO
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/11/2026011101979303861.PDF
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