title§§ Prelievi sospesi per il freddo mentre la sanità cambia pelle: a Caluso il cantiere della riforma inciampa sul riscaldamento link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010903230707285.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "giornalelavoce.it" del 09 Jan 2026
Servizi sospesi solo per poche ore, lavori in corso e riorganizzazione sanitaria nel pieno della trasformazione voluta dal piano regionale
pubDate§§ 2026-01-09T10:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010903230707285.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010903230707285.PDF', 'title': 'giornalelavoce.it'} tp:url§§ https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/664007/prelievi-sospesi-per-il-freddo-mentre-la-sanita-cambia-pelle-a-caluso-il-cantiere-della-riforma-inciampa-sul-riscaldamento.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010903230707285.PDF tp:ocr§§ È durata una sola giornata, ma ha fatto rumore, la sospensione del servizio prelievi del sangue e degli esami cardiologici nel poliambulatorio di Caluso, avvenuta mercoledì scorso in concomitanza con una fase delicata di trasformazione dell’ex ospedale di via Roma. Una coincidenza che ha acceso l’attenzione dei cittadini proprio mentre l’edificio è interessato da un profondo intervento di riqualificazione destinato a farne una delle undici Case di Comunità previste sul territorio dell’Asl To4 di Ivrea, secondo il piano sanitario regionale.La causa dello stop non è stata legata ai lavori in corso, ma a un guasto all’impianto di riscaldamento che ha interessato una porzione del secondo piano della struttura. È qui che si trovano, oltre agli ambulatori dei medici di famiglia, anche le due sale dedicate ai prelievi, gestite dal personale infermieristico. Le temperature scese sotto i livelli minimi di sicurezza hanno reso impossibile garantire il servizio, costringendo le infermiere a interrompere l’attività e ad avvisare l’utenza con un cartello affisso alla porta.Un disagio improvviso, ma circoscritto. I tecnici sono intervenuti in tempi rapidi e il guasto è stato risolto, consentendo la ripresa regolare dei servizi già nella giornata di giovedì 8 gennaio. Un episodio che, pur limitato nel tempo, ha evidenziato quanto la fase di transizione in corso richieda una gestione attenta per evitare ricadute sull’assistenza quotidiana.Nel frattempo, il cronoprogramma dei lavori procede. Il primo piano dell’edificio resta chiuso perché interessato dagli interventi strutturali, mentre al secondo piano sono stati trasferiti nella nuova ala i laboratori per le visite specialistiche. Una riorganizzazione pensata per garantire continuità ai servizi durante i lavori, riducendo al minimo le interferenze con l’attività sanitaria.Nei prossimi passaggi è prevista la realizzazione di un Punto unico di accesso (Pua), destinato a diventare il riferimento per l’orientamento dei cittadini all’interno del sistema sanitario territoriale. Qui verranno temporaneamente trasferiti anche i servizi del Cup, attualmente collocati al piano terreno, in attesa della sistemazione definitiva. Accanto a questo snodo centrale, saranno attivati sportelli di presa in carico per le patologie croniche, uno degli elementi chiave del nuovo modello di assistenza.Nonostante il cantiere, il poliambulatorio di Caluso continua a garantire un’ampia gamma di servizi specialistici. Restano operativi gli ambulatori di dermatologia, diabetologia, cardiologia, otorinolaringoiatria, ostetricia e ginecologia, neurologia, reumatologia e psicologia, oltre al servizio di dialisi, che nei mesi scorsi aveva subito una riduzione ma continua a rappresentare un presidio fondamentale per il territorio.Sul fronte della medicina di base, oggi operano nove medici di famiglia, affiancati da due pediatri e due servizi di segreteria. La presenza dei medici è organizzata dal lunedì al venerdì, con una copertura estesa che va dalle 9 del mattino alle 19, garantendo di fatto assistenza per l’intero arco della giornata.Il progetto di Caluso si inserisce in un disegno più ampio. Sul territorio dell’Asl To4 sono previste 11 Case di Comunità, strutture pensate per ospitare équipe multiprofessionali composte da medici di medicina generale, specialisti, infermieri di comunità, professionisti della salute e assistenti sociali. A queste si affiancheranno tre Ospedali di Comunità, dedicati ai ricoveri brevi di pazienti che necessitano cure a bassa intensità clinica, in una zona intermedia tra l’assistenza territoriale e l’ospedale tradizionale.A coordinare il sistema saranno cinque Centrali operative territoriali, chiamate a svolgere un ruolo strategico nel raccordo tra servizi sanitari, sociosanitari, ospedalieri e rete dell’emergenza-urgenza. Un modello che punta a una presa in carico più integrata del cittadino-paziente, riducendo frammentazioni e passaggi inutili.L’episodio del guasto a Caluso resta quindi un a parentesi, ma anche un promemoria concreto: la riforma della sanità territoriale passa attraverso cantieri, trasferimenti e inevitabili imprevisti. La sfida, ora, è far sì che il cambiamento strutturale non si traduca in disagi per chi, ogni giorno, varca la soglia di un ambulatorio. Alberi tagliati all’ex Preventorio di Orio: l’inchiesta verso la chiusura Dalle accuse di scempio ambientale ai sequestri annullati dal Riesame: l’indagine sui tagli nel parco di Orio Canavese entra nella fase finale. Sullo sfondo, una villa storica abbandonata da decenni, tra degrado e storie di fantasmi Altalene bruciate e parchi chiusi: a Mazzè e Tonengo l’inciviltà colpisce i bambini Altalene distrutte, gazebo divelti, scritte sui muri e aree chiuse: a pagare sono i bambini e una comunità che aveva investito su spazi sicuri e curati Sanità pubblica allo sfascio mentre il privato dilaga: cittadini costretti a pagare L’analisi Gimbe fotografa un Paese dove chi può paga, chi non può rinuncia e il servizio sanitario nazionale perde terreno anno dopo anno tp:writer§§ Floriana Vitiello guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010903230707285.PDF §---§ title§§ UNA QUESTIONE DI STATISTICA link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010903117907069.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lecronachelucane.it" del 09 Jan 2026
TACCO&SPILLO | Basilicata, Blog, Tacco&Spillo
pubDate§§ 2026-01-09T08:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010903117907069.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010903117907069.PDF', 'title': 'lecronachelucane.it'} tp:url§§ https://www.lecronachelucane.it/2026/01/09/una-questione-di-statistica/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010903117907069.PDF tp:ocr§§ Bisogna dire che l’intento promosso dal capogruppo dei fratellini Michele Napoli di far prendere autocoscienza al centrodestra, soprattutto a quello governativo particolarmente prolifico a menar per aria favolette, ha già avuto fortuna rianimando un dibattito politico asfittico e omissivo.Ora non vorremo sposare interamente la causa della fratellanza lucana e della necessità d’una verifica programmatica, ma non è un caso che la Meloni scelga proprio l’Istat per dimostrare l’efficacia delle politiche del lavoro promosse dal suo governo tricolore.Così se ben oltre il rimbrotto a controllare e correggere si fosse scelta la strada dell’accountability statistica, cioè di rendere conto alla comunità dei risultati raggiunti allora non avremmo di certo avuto 6 anni di PIL lucano (2019-2025) tanto bassi da essere i peggiori d’Italia, nonostante i 90mila euro costati all’anno d’un consigliere alla programmazione economica.Ugualmente se si fosse perseguita l’analisi delle criticità elencate da Gimbe, Agenas, CreaSanità non avremmo assistito alla disperazione di 60mila lucani che hanno rinunciato a curarsi, nonostante le risatine imbarazzanti di Latronico.Canta Marco Montagnini:“Nel buon umore una questione di statistica….”Proudly powered by WordPress | Tema: Newsup di Themeansar. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010903117907069.PDF §---§ title§§ Ospedali di comunità, la riforma che non funziona - L'Identità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010902949808556.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lidentita.it" del 09 Jan 2026
Ospedali di comunità della sanità territoriale italiana: una promessa grande quanto il Paese, ma ancora sulla carta.
pubDate§§ 2026-01-09T16:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010902949808556.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010902949808556.PDF', 'title': 'lidentita.it'} tp:url§§ https://www.lidentita.it/ospedali-di-comunita-la-riforma-che-non-funziona/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010902949808556.PDF tp:ocr§§ AbbonatiIscriviti alle newsletterAttualitàUna misura che doveva cambiare il modo in cui gli italiani entrano in contatto con il sistema sanitarioOspedali di comunità della sanità territoriale italiana: una promessa grande quanto il Paese, ma ancora sulla carta. Una riforma che doveva cambiare il modo in cui gli italiani entrano in contatto con il sistema sanitario. Meno strutture di pronto soccorso, meno ospedali congestionati, più cure vicino a casa. Una rete di prossimità capace di intercettare i bisogni prima che diventino emergenze.L’idea, alla base di un decreto ministeriale del 2022 e della Missione 6 del Pnrr, che ha destinato oltre 15 miliardi di euro alla riorganizzazione dell’assistenza sanitaria. A metà del percorso, però, quella rete esiste soprattutto nei documenti di programmazione. Sul territorio, molto meno.Il cuore della riforma, le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità. Le prime, pensate come presìdi sanitari di prossimità, facilmente accessibili, dove operano insieme medici di medicina generale, infermieri di comunità, specialisti ambulatoriali e assistenti sociali. L’obiettivo, la presa in carico continuativa dei pazienti cronici, la prevenzione, la riduzione degli accessi impropri agli ospedali.Gli Ospedali di Comunità, invece, strutture di degenza breve per pazienti stabilizzati che non necessitano di cure ospedaliere acute ma non possono ancora rientrare a casa. Un disegno preciso. I numeri dell’attuazione lo sono altrettanto.Secondo i monitoraggi Agenas aggiornati al 2025, le Case della Comunità programmate sono 1.723. Quelle considerate “attive”, con almeno un servizio avviato, sono poco meno del 40 per cento. Ma solo una quota minima — poche decine su scala nazionale — rispetta pienamente gli standard previsti dal decreto: presenza medica strutturata, infermieri dedicati, apertura prolungata, integrazione con i servizi sociali.In questo quadro diseguale, Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna le regioni che “fanno meglio”, perché concentrano la quota più alta di Case della Comunità con almeno un servizio attivo rispetto alla programmazione. Ma proprio qui che serve una lettura meno celebrativa e più analitica: “fare meglio”, oggi, non significa ancora far funzionare pienamente la sanità territoriale.Il primo caso emblematico, quello del Veneto. Secondo i dati regionali, oltre il 60 per cento delle Case della Comunità previste risulta attivo con almeno un servizio, così come più della metà degli Ospedali di Comunità programmati. Uno dei risultati quantitativamente più avanzati in Italia.Ma molte strutture offrono servizi limitati nel tempo: ambulatori aperti pochi giorni a settimana, assenza di équipe multidisciplinari complete, integrazione ancora parziale con i medici di medicina generale. Il rischio, già segnalato dagli stessi report di monitoraggio, nel dato amministrativo di “attivazione” non coincidente a con un cambiamento reale nei percorsi di cura dei cittadini.In Emilia-Romagna, altro territorio indicato tra i più avanzati, una situazione più articolata. Qui una parte consistente delle Case della Comunità è effettivamente operativa e in alcuni distretti il modello di presa in carico funziona.Ma anche in questa regione il risultato dipende fortemente dal contesto locale. Dove i medici di famiglia sono stati coinvolti in modo strutturale, la Casa della Comunità diventa un punto di riferimento reale.Dove questo non è avvenuto, la struttura rischia di ridursi a un poliambulatorio riorganizzato, senza incidere davvero sulla domanda di ospedale. Il segnale che il nodo non è solo aprire edifici, ma cambiare l’organizzazione del lavoro sanitario.Il terzo caso, la Lombardia che presenta il numero assoluto più elevato di strutture avviate. Anche qui la lettura richiede cautela. Le Case della Comunità dichiarate “attive” includono spesso presìdi con servizi minimi, non sempre conformi agli standard nazionali.La complessità del territorio lombardo — grandi aree urbane, periferie dense, province molto diverse tra loro — amplifica le disuguaglianze. In alcune zone l’offerta territoriale cresce, in altre il cittadino continua a rivolgersi quasi esclusivamente all’ospedale. Tre casi per il paradosso della riforma. Anche dove i numeri sono migliori, la sanità territoriale resta fragile perché poggia su un elemento fragile: il personale. Medici di medicina generale, infermieri di comunità, specialisti ambulatoriali sono già oggi insufficienti. La riforma ne richiede di più, con competenze nuove e un’organizzazione diversa.“I muri sono stati costruiti più velocemente dei servizi”, ha sintetizzato la Fondazione Gimbe, sottolineando come la carenza di professionisti rappresenti il principale collo di bottiglia dell’intero progetto.Per i cittadini, conseguenze immediate. Dove la sanità territoriale non è pienamente operativa, il carico continua a ricadere sugli ospedali. Le cronicità restano poco seguite, l’assistenza domiciliare cresce meno del previsto, la prevenzione fatica a decollare. In molte aree del Paese, soprattutto fuori dai grandi centri urbani, la promessa di cure più vicine resta distante dalla vita quotidiana.La riforma non come illusione e nemmeno come errore di impostazione: una trasformazione necessaria, sostenuta da risorse senza precedenti. Ma oggi il divario tra progetto e realtà è ancora evidente. Se non verrà colmato — investendo su personale, organizzazione e integrazione reale dei servizi — la sanità territoriale rischia di restare un’infrastruttura incompleta. Non un problema tecnico o amministrativo, un deficit che riguarda direttamente i cittadini. tp:writer§§ ANGELO VITALE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/09/2026010902949808556.PDF §---§