title§§ Fine vita la porta stretta della legge = Legge sul fine vita, la porta strettissima
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Estratto da pag. 15 di "AVVENIRE" del 04 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-04T05:45:00+00:00
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tp:ocr§§ IL DIBATTITO Fine vita la porta stretta della legge La pronuncia con cui la Corte costituzionale ha dichiarato la parziale illegittimità della norma toscana introduce chiarezza ma anche nuova complessità Legge sul fine vita, la porta strettissima La nuova sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato in parte la legge della Toscana offre nuovi punti fermi per una disciplina nazionale sul suicidio assistito. Gli interventi a pagina 15 Le Regioni possono legiferare sul suicidio assistito? La risposta della Corte costituzionale, con la sentenza del 29 dicembre sulla legge della Toscana, è complessa ma chiara: «La disposizione viola la competenza legislativa esclusiva statale in materia di ordinamento civile e penale» poiché «coinvolge scelte che necessitano di uniformità di trattamento sul territorio nazionale». Cancellate anche le parti su materie «riservate al legislatore statale». La Corte però «ha respinto le censure statali sull’intera legge» perché «nel suo complesso» è «riconducibile all’esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute». Un esito ambivalente, che consegna al Senato – atteso alla ripresa del confronto – elementi di chiarezza insieme a nuovi vincoli. Proprio ieri in una intervista al Qn il presidente dei vescovi della Toscana cardinale Augusto Paolo Lojudice ha commentato che il suicidio assistito «è un principio sbagliato che va contro la vita», mentre «la posizione della Chiesa non cambia rispetto a un principio assoluto, che è quello della tutela della vita dal concepimento alla morte naturale»: «Non mettiamoci al posto del Creatore». Ora «il Parlamento dia norme nazionali altrimenti ogni Regione va per conto suo e diventa una giungla». Avvenire prosegue oggi il suo confronto sul tema (gli altri interventi su Avvenire.it, “Scelgiere sulla vita”). ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Fine vita la porta stretta della legge Legge sul fine vita, la porta strettissima -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ La tutela delle persone più fragili vero punto fermo per il legislatore
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/04/2026010401983903894.PDF
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Estratto da pag. 15 di "AVVENIRE" del 04 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-04T05:45:00+00:00
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tp:ocr§§ In cerca del punto di equilibrio tra autodeterminazione e principi fondanti LA TUTELA DELLE PERSONE PIÙ FRAGILI VERO PUNTO FERMO PER IL LEGISLATORE T ra i molti profili di grande interesse della sentenza n. 204/2025, merita segnalarne uno saliente, utilissimo nella prospettiva dell’attesa introduzione di una disciplina legislativa del suicidio assistito. Nell’ottica della leale collaborazione tra poteri dello Stato, la Corte costituzionale rimette ordine nella già complessa stratificazione dei precedenti e chiarisce un punto essenziale. Essa ha infatti dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 7 della legge regionale toscana, nella parte in cui stabiliva l’obbligatorio coinvolgimento delle aziende sanitarie locali nell’esecuzione del suicidio medicalmente assistito: ha esattamente rilevato la Corte che in tal modo la Regione non aveva approvato norme di dettaglio, ma aveva fissato quei princìpi fondamentali che spetta invece soltanto allo Stato determinare. Si tratta infatti della individuazione «del punto di equilibrio in astratto più appropriato tra il diritto all’autodeterminazione di ciascun individuo sulla propria esistenza e le contrapposte istanze di tutela della vita umana, sua e dei terzi», che spetta al legislatore statale (sentenza 135/2024). Ne risulta che, diversamente da quanto ritenuto dalla Regione, la precedente sentenza 132/2025, nel fare riferimento al diritto della persona che versi nelle condizioni per l’accesso al suicidio assistito di ottenere dal Servizio sanitario regionale farmaco, dispositivi e assistenza per la sua realizzazione, non aveva affatto incluso tale aspetto tra i princìpi ordinamentali dei quali il legislatore avrebbe dovuto semplicemente prendere atto. Se fosse stato così, la Consulta non avrebbe potuto dichiarare l’incostituzionalità dell’art. 7: l’esito logico è irrefutabile. La sentenza 132/2025 (peraltro di inammissibilità e relativa alla eutanasia) è sì autoapplicativa, ma “allo stato degli atti”, per così dire, cioè sino a quando il legislatore statale non intervenga: e potrà dettare – questo risulta dalla sentenza 204/2025 – una disciplina più restrittiva, perché a esso spetta definire i princìpi fondamentali. Una prospettiva conforme alla prima, fondamentale pronuncia (la n. 242/2019) che, nel perimetrare l’area della discrezionalità legislativa, contemplava la riserva della somministrazione del trattamento letale al Servizio sanitario nazionale come eventualità e non già come necessità. La Corte attribuisce dunque rilievo a una essenziale discontinuità tra la astensione dalle (o interruzione delle) terapie mediche conservative della vita (che già si pone al limite estremo dell’art. 32 della Costituzione, come dimostra l’inderogabilità della terapia del dolore) e le condotte di attiva collaborazione affinché la persona malata possa compiere il gesto fatale (che deve essere genuinamente a lei riferibile, come ben sottolinea la sentenza 204/2025). Un conto è il rispetto della autonomia della persona, altro la previsione di un diritto a prestazione, un diritto sociale, insomma, nei confronti dell’Amministrazione, al quale conseguirebbe il dovere dei medici e degli infermieri di provvedere in tal senso. Lo scenario che si prospetta è quindi ben diverso da quello ipotizzato dalla Regione Toscana. Il legislatore deve prevedere sistemi, mezzi e procedure pubbliche (da compiersi con i tempi richiesti da una attività così complessa e delicata) per l’accertamento delle condizioni che attribuiscono alla persona una sorta di “super-capacità” di disporre definitivamente di sé, scriminando le condotte di chi le presti ausilio (e qui, a dirla tutta, converrebbe prevedere anche l’intervento del giudice civile, come per ogni provvedimento attinente allo stato e alla capacità delle persone). E deve altresì disciplinare requisiti soggettivi e modali il cui rispetto è condizione (minima) di applicazione della non punibilità ai sensi dell’articolo 580 del Codice penale. Si tratta infatti di tutelare la persona infragilita da gravi patologie, scongiurando il ri
schio che sia indotta a una scelta così tragica per difettoso adempimento dei doveri di assistenza e di cura, familiari e dell’amministrazione sanitaria (o, peggio, per induzione di terzi interessati a ben altro che alla dignità del malato). Nessun obbligo costituzionale e ordinamentale, invece, di erogare mezzi e servizi per il compimento dell’atto fatale: al contrario, possibilità di adottare una disciplina della morte anticipata a maglie più strette, fissando il punto di equilibrio a vantaggio della salvaguardia della vita e di una effettiva assicurazione di cure palliative, nel senso più genuino del termine (che non è affatto limitato alle “battute finali” dell’esistenza umana). Ampio è quindi lo spazio della discrezionalità legislativa. Del resto, ogni ampliamento del ricorso al suicidio assistito può segnare un passo avanti verso forme, sia pure indirette, di eutanasia attiva (ove la dolorosa scelta suicida non sia più l’extrema ratio ma una alternativa pari alle altre), convertendo l’art. 32 della Costituzione, manifestamente ispirato a un principio di solidarietà conservativa (tanto da consentire anche l’imposizione di trattamenti sanitari curativi, purché rispettosi della dignità della persona) nel paradossale fondamento di una necessaria “solidarietà estintiva”. Il messaggio della Corte costituzionale è chiaro, ed è auspicabile che le Camere lo colgano con esattezza. Professore ordinario Diritto costituzionale Unipegaso e Luiss Avvocato cassazionista ---End text--- Author: MARIO ESPOSITO Heading: Highlight: Image: -tit_org- La tutela delle persone più fragili vero punto fermo per il legislatore -sec_org-
tp:writer§§ MARIO ESPOSITO
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§---§
title§§ Gaffe e retromarce è paralisi al ministero su vaccini e doping
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Estratto da pag. 27 di "REPUBBLICA" del 04 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-04T05:45:00+00:00
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tp:ocr§§ Gaffe e retromarce è paralisi al ministero su vaccini e doping Dopo gli errori di Schillaci nelle nomine, le commissioni restano congelate. Mai approvato il piano pandemico di MICHELE BOCCI ROMA rima la gaffe, poi la paralisi: nessun nuovo incarico e commissioni bloccate. La sezione per la vigilanza e il controllo del doping del ministero alla Salute, alla cui presidenza era stato nominato il Parisi sbagliato, cioè il premio Nobel Giorgio e non il medico dello sport Attilio, non si è mai riunita. Ma anche un altro consesso di esperti scelto dagli uomini di Orazio Schillaci, il Nitag, la commissione consultiva dei vaccini, è stato azzerato e mai riattivato. Il ministero di Schillaci ha più di un problema con le nomine e spesso dopo gli errori sceglie l’immobilismo. È appunto il caso della commissione antidoping. Indicata in un decreto nel luglio scorso, insieP me ad altre sezioni del Comitato tecnico sanitario ministeriale, non si è mai riunita. Come presidente era stato nominato, a sua insaputa, Giorgio Parisi, che quando ha scoperto, dopo un articolo di Repubblica di ottobre, di aver ricevuto l’incarico si è gentilmente fatto da parte. Il ministro evidentemente non ha voluto nominare Attilio Parisi anche per tenere il punto, visto che aveva blandamente rivendicato la scelta («non è mai sbagliato nominare un Nobel»). Però lui e i suoi uffici non hanno trovato nessun altro. E così la sezione di vigilanza non può fare il suo lavoro. Che è quello di predisporre la lista dei farmaci dopanti, realizzata sulle indicazioni della Wada, di preparare la proposta di relazione annuale al Parlamento sul tema e di promuovere progetti di ricerca e campagne di informazione e formazione per la tutela della salute nelle attività sportive e di prevenzione appunto del doping. Dal 2002 ad oggi, è scritto proprio sul sito del ministero alla Salute ne sono state finanziate ben 80, oltre a 135 progetti di ricerca scientifica. Da marzo dell’anno scorso, quando è scaduta quella precedente e in attesa del decreto di luglio, ha praticamente interrotto le sue attività. Per colpa dell’errore di qualche funzionario del ministero che ha scritto una mail al Parisi sbagliato innescando una reazione a catena. È simile la storia del Nitag, anche se qui si parla di una commissione consultiva, che si occupa di un tema sempre spinoso per la maggioranza di centrodestra, cioè i vaccini. In agosto Schillaci si era reso conto che tra i nominati c’erano due figure molto critiche nei confronti dei medicinali più importanti per la prevenzione e cioè Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite. Ci sono state polemiche durissime, soprattutto da parte del mondo professionale e della comunità scientifica alla quale appartiene Schillaci, medico e professore. Alla fine il ministro, non senza problemi con esponenti della maggioranza di governo, ha deciso di azzerare tutto, e la premier Giorgia Meloni ha fatto filtrare che si è trattato di una «scelta non concordata». Viste le tensioni e la fatica di un’estate diventata inaspettatamente rovente per il mondo della sanità, c’è da scommettere che il Nitag non verrà più nominato, almeno non in questa legislatura. E del resto un’altra prova lampante di immobilismo ministeriale, sempre riguardo ai vaccini è la storia del famigerato Piano pandemico. Presentato per la prima volta due anni fa, ha subito una lunga serie di ritocchi (molti più formali che sostanziali) per riuscire a soddisfare gli impulsi di una maggioranza dove ci sono esponenti apertamente contrari ai vaccini e un partito, la Lega, che vorrebbe uscire dall’Oms, istituzione citata decine di volte, come punto di riferimento, del suddetto piano. Un ultimo, definitivo testo, sarebbe pronto ma non è chiaro quando riuscirà ad avere il via libera. ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: all’antidoping L’inciampo sul Nobel Parisi le dimissioni e lo stallo 1 La Sezione per la vigilanza e il controllo antidoping del ministero, è stata nominata da Orazio Schillaci nel luglio scorso 2 Il ministero ha incaricato come presidente il Nobel Gior
gio Parisi, omonimo di Attilio, professore di medicina dello sport 3 A ottobre Giorgio Parisi, appena ha scoperto da Repubblica di essere stato incaricato, ha deciso di dimettersi 4 Il ministero alla Salute non ha più nominato un presidente e la Sezione di vigilanza, che non si è mai riunita Image:Il ministro della Salute Orazio Schillaci, 59 anni, e a destra il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, 77 anni R -tit_org- Gaffe e retromarce è paralisi al ministero su vaccini e doping -sec_org-
tp:writer§§ Michele Bocci
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§---§
title§§ Pnrr, la spesa sale al 70% Ma é allarme per i ritardi su scuole, trasporti e sanità
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/04/2026010401983603895.PDF
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Estratto da pag. 34 di "STAMPA" del 04 Jan 2026
Cantieriinmetà degli istituti, per gli alloggi universitari ilsoccorso diCdp L'esecutivo ottiene dall'Europa il rinvio oltre il 2026 di quasi 25 miliardi
pubDate§§ 2026-01-04T05:45:00+00:00
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tp:ocr§§ Pnrr, la spesa sale al 70% Ma è allarme per i ritardi su scuole, trasporti e sanità Cantieri in metà degli istituti, per gli alloggi universitari il soccorso di Cdp L’esecutivo ottiene dall’Europa il rinvio oltre il 2026 di quasi 25 miliardi ROMA Immaginate una vecchia scuola demolita per far spazio ad una nuova. Immaginate la promessa di un rapido e cospicuo sostegno europeo, e poi un inghippo burocratico che fermi tutto, costringendo gli studenti di una scuola media a iniziare l’anno scolastico stretti fra un altro plesso e l’oratorio. Accade a Città di Castello, uno dei più classici esempi di ciò che il Recovery Plan ha promesso e non è stato in grado di mantenere. Il costruttore selezionato da Invitalia vince l’appalto, il Comune sollecita la soluzione del problema, nel frattempo l’accordo scade e ormai i tempi tecnici per finire l’opera entro la scadenza di agosto 2026 non ci sono più. Storie simili si stanno consumando nell’emiliana San Polo d’Enza e nella toscana Barberino Tavernelle. Ai primi di dicembre un’interrogazione del Partito democratico firmata fra gli altri da Anna Ascani ha chiesto chiarimenti al ministero dell’Istruzione, il quale conta «solo» otto casi critici su 215 progetti autorizzati. Sia come sia, a poco più di sei mesi dalla fine dell’enorme piano di aiuti europei post pandemia la spesa programmata per l’edilizia scolastica - circa un miliardo di euro - è ferma al 50 per cento. E non è uno dei più gravi. Del Piano nazionale di ripresa e resilienza si può iniziare a tracciare un esito bifronte. Da un lato ci sono il cronoprogramma delle riforme e i fondi spesi. L’ultima relazione presentata in Parlamento prima di Natale dice che a fine novembre sono stati realizzati più di 383mila interventi, quasi il 70 per cento degli impegni di spesa, il triplo dello scorso gennaio. Pochi giorni fa l’Italia ha chiesto il pagamento della nona rata del Pnrr, e ha iniziato il lavoro sulla decima. Come anticipato da questo giornale lo scorso 27 agosto, è stata superata la soglia psicologica dei cento miliardi spesi. Il 30 novembre sono stati certificati 101,3 miliardi, e secondo le stime di Palazzo Chigi a dicembre avrebbe superato i 110 degli oltre 190 a disposizione. Ma nel frattempo il governo - sulla scia di una scelta fatta dalla Spagna - è riuscita ad ottenere dall’Unione europea il sì ad una soluzione creativa per permetterà di far slittare di tre anni le scadenze per 24 miliardi di euro. Detta semplicemente, l’ultima revisione del Piano consente di impacchettare la spesa in veicoli finanziari che escludono la rendicontazione entro la scadenza tassativa del 30 agosto. A Bruxelles - complice la competenza sul dossier del vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto - stanno facendo di tutto per aiutare il governo a raggiungere il traguardo con successo. E però nel 2026 occorrerà correre sempre di più: il ministero delle Infrastrutture - quello con più risorse a disposizione - è poco sopra il 50 per cento della spesa certificata. Matteo Salvini ha a disposizione più di quaranta miliardi, 24 dei quali solo per il miglioramento del trasporto ferroviario: fra Napoli e Bari, e fra Palermo e Catania ci sono due enormi cantieri che testimoniano l’utilità del Piano. In una situazione simile - circa la metà delle somme spese - è il ministero della Salute, in gravissimo ritardo nella realizzazione delle case di comunità. Ministero del Lavoro e della Cultura sono inchiodati ad un quarto degli impegni realizzati. Le molte revisioni del Piano hanno permesso di risolvere più problemi, ma non tutti. Alcuni ministeri si sono cautelati con i veicoli sopracitati (accade al ministero delle Imprese e quello dell’Agricoltura), altri hanno trovato soluzioni alternative. Fra i tanti vale la pena cita il caso dell’impegno (quasi impossibile) preso dall’Italia con Bruxelles per raddoppiare i sessantamila posti letto a disposizione degli studenti universitari. Fra iniziative pubbliche e private sono stati concessi fin qui 450 decreti per oltre 43mila posti letto, ma si può ragionevolmente stimare che entro agosto
ne saranno realizzati trentamila, quelli per i quali i lavori sono sostanzialmente al via. Per evitare di incorrere nella tagliola di agosto, dopo una complessa trattativa con i tecnici di Bruxelles il ministro Annamaria Bernini ha ottenuto di poter spostare la metà dei fondi del Miur - circa 600 milioni su 1,2 miliardi - a Cassa depositi e prestiti, che a sua volta avrà un altro anno e mezzo per raggiungere l’obiettivo dei sessantamila alloggi. Per i nuovi posti negli asili nido è andata molto peggio: ne avremmo dovuti realizzare oltre 260mila, nella migliore delle ipotesi arriveremo a 150mila. Un’analisi de lavoce.info stima entro quest’anno 40 posti a disposizione su cento nuovi nati, molti di più dei trenta del 2023, ma ancora insufficienti all’obiettivo dei 45 entro il 2030. E restano enormi disparità territoriali: nonostante il Pnrr, otto province al Sud resteranno al di sotto della copertura del trenta per cento. Fra queste Napoli, Palermo e Catania.— ---End text--- Author: ALESSANDRO BARBERA Heading: Highlight: Otto casi su 215 di edifici scolastici abbattuti e mai ricostruiti I DATI CHIAVE La spesa del PNRR e gli stanziamenti (dati in milioni di euro) Spesa realizzata Stanziamenti % sul totale 22.180 Infrastrutture 41.187 20.600 Imprese 29.977 17.535 Ambiente 31.045 9.214 Istruzione 7.943 7.728 49,5% 15.626 4.972 Dip Trasf digitale 56,5% 63,4% 11.583 Salute 68,7% 54,0% 17.059 Università 53,9% 43,4% 11.446 Interno 1.991 3.596 55,4% Giustizia 1.874 2.716 69,0% Lavoro Cultura Affari esteri Protezione civile 1.755 26,5% 6.630 1.151 27,4% 4.205 659 1.200 55,0% 633 52,8% 4.200 97,635 miliardi di euro 177,470 miliardi di euro Totale spesa realizzata Totale stanziamenti Fonte: Xxxxxxxxxxxx Withub Image:A Torino U n cantiere di edilizia scolastica Molti ritardi dell’attuazio ne del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) riguardano proprio le scuole -tit_org- Pnrr, la spesa sale al 70% Ma é allarme per i ritardi su scuole, trasporti e sanità -sec_org-
tp:writer§§ ALESSANDRO BARBERA
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§---§
title§§ Sanità e liste d'attesa: è passato un anno ma.il decreto non va
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/04/2026010401983203891.PDF
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Estratto da pag. 22 di "VERITÀ" del 04 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-04T05:45:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità e liste d’attesa: è passato un anno ma il decreto non va n È passato più di un anno dall’approvazione del decreto con il quale il governo annunciava una svolta epocale per le liste d’attesa della sanità pubblica, ma di fatto nulla è cambiato. Ancora tempi di attesa lunghissimi che costringono i pazienti a rivolgersi alla sanità privata. E chi non può permetterselo, deve rinunciare. Questa dovrebbe essere la priorità. Gabriele Salini email ---End text--- Author: Posta dei lettori Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità e liste d’attesa: è passato un anno ma.il decreto non va -sec_org-
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