title§§ Il sabato del villaggio - La cronaca nera dilaga sui media e copre la politica
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Estratto da pag. 13 di "FATTO QUOTIDIANO" del 03 Jan 2026
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tp:ocr§§ La cronaca nera dilaga sui media e copre la politica ILSABATODELVILL VILLAGGIO GIOVANNI VALENTINI “I mezzi di informazione italiani si sono adattati all’aria che tira e hanno cominciato ad autocensurarsi, sia sulla stampa sia in televisione”. (da L’ombra del potere di Davide Lane, Laterza, 2005) I tre bambini della casa nel bosco, sottratti ai genitori e affidati a una comunità. Tatiana, la ragazza sparita a Nardò e ricomparsa dopo essersi nascosta per 11 giorni nell’armadio dell’amico per “paura di una malattia”. Sono i fatti di cronaca che più hanno dominato i giornali e i telegiornali italiani nell’ultima parte dell’anno appena passato. Poi, gli sviluppi dell’eterno caso di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana quindicenne scomparsa misteriosamente il 22 giugno 1983. E infine l’immancabile colpo di scena settimanale sul “caso Garlasco”. Assistiamo ormai a una torsione mediatica quotidiana che privilegia l’informazione emotiva rispetto a quella più razionale, enfatizzando la retorica di regime. Sotto il diluvio delle news e delle fake news, la gerarchia delle notizie viene alterata o rimossa. E, a giudicare dalle prime pagine dei giornaloni e giornalini, a volte si ha l’impressione che certi colleghi vadano proprio a cercare un diversivo per parlare il meno possibile dei fatti e misfatti della politica, con i risvolti sociali ed economici che riguardano più direttamente i cittadini. PROPAGANDA Il governo italiano, come tutti SI PRIVILEGIA o quasi gli altri governi dell’Unione, vagheggia la difesa e il riarmo. L’INFORMAZIONE Ma, chissà perché, non si costiE M OT I VA , tuisce l’esercito comune che sarebbe la soluzione più logica e an- ENFATIZZANDO che più economica per consenti- LA RETORICA re all’Europa di “difendersi da sola”, come recita Giorgia Meloni. “DI REGIME” Né tanto meno si discute di come rilanciare la produzione e l’economia, per creare occupazione stabile e garantita anziché “lavoro povero”. Fatto sta che l’Italia si ritrova oggi all’ultimo posto nella graduatoria Ue sulle previsioni di crescita per il triennio 2025-2027 con un modesto +2% del Pil, rispetto al +14,1 dell’Irlanda, al +7,4 della Spagna o al +3,2 della Slovacchia. E tutto ciò, nonostante i 209 miliardi di euro del Pnrr, procurati dall’ex premier Conte, dei quali 82 a fondo perduto. Nel frattempo, il nostro Paese è quello che investe meno di tutti gli altri partner sull’istruzione: 7,3% della spesa pubblica, contro il 10,3 del “piccolo” Portogallo (10 milioni di abitanti) o il 9,3 della Spagna e gli altri ancora di più (fonte Eurostat). Mentre per il Sistema sanitario spendiamo il 6,3% del Pil, sotto la media europea del 7,1 (fonte Gimbe), a tutto vantaggio della sanità privata. La cronaca nera diventa allora un’arma di distrazione di massa per distogliere l’attenzione popolare e modificare l’agenda setting. Era già accaduto all’epoca di Silvio Berlusconi, come ricorda la citazione iniziale, quando i tg di Mediaset avevano adottato questa subdola tecnica di disinformazione. Ma diventa un trucco di illusionismo se si controllano tre reti televisive pubbliche, tre private e una pletora di giornali “fiancheggiatori” sovvenzionati da Palazzo Chigi. Quanto più si parla di cronaca nera, tanto meno s’incrementa la sicurezza. Le donne continuano a essere molestate, aggredite, violentate. O, purtroppo, restano vittime di femminicidi a catena, come quello della diciannovenne Aurora trovata morta in un cortile a Milano alla fine dell’anno. Basterebbe citare il fantomatico braccialetto elettronico, imposto ai partner gelosi o agli stalker, che spesso non funziona o funziona male. Che cosa fanno i ministeri della Giustizia e dell’Interno per ovviare a questi ripetuti inconvenienti? Gli agenti “esiliati” nel Centro immigrati in Albania (ancora vuoto) non sarebbero più utili qui? Così, di giorno in giorno, l’informazione soccombe alla propaganda governativa. ---End text--- Author: GIOVANNI VALENTINI Heading: ILSABATODELVILL VILLAGGIO GIOVANNI VALENTINI Highlight: PROPAGANDA SI PRIVILEGIA L’INFORMAZIONE EMOTIVA, ENFATIZZANDO LA RETORICA
“DI REGIME” Image:a -tit_org- Il sabato del villaggio - La cronaca nera dilaga sui media e copre la politica -sec_org-
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Estratto da pag. 5 di "PANORAMA DELLA SANITÀ" del 03 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-03T04:34:00+00:00
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tp:ocr§§ di SANDRO FRANCO Direttore responsabile Panorama della Sanità Luci e ombre. La presentazione del Programma Nazionale Esiti (Pne) 2025 dell’Agenas, giunta puntuale nei primi giorni dello scorso dicembre, ha offerto uno spaccato dettagliato delle performance del Servizio Sanitario Nazionale, prendendo in analisi oltre 1.100 strutture ospedaliere passate al vaglio con 218 indicatori che spaziano dalla qualità clinica alla tempestività degli interventi. La positività, che ci fa ben sperare per il nuovo anno, è che il report mostra segnali di progresso rispetto alle rilevazioni precedenti. Anche se, va detto, rimangono profonde criticità. In particolare le disuguaglianze territoriali: le eccellenze si concentrano prevalentemente al Nord e al Centro, mentre il Sud e le Isole presentano performance più basse e risultati sotto gli standard attesi in vari ambiti. Con la “bocciatura” di quasi due strutture su dieci. Interessante soffermarci sulle due strutture che hanno ottenuto il massimo dei voti: l’Ospedale di Savigliano, in provincia di Cuneo, e l’Ospedale dell’Angelo di Mestre. Fa bene al cuore vedere in TV le interviste ai cittadini delle due città: decantano la qualità delle strutture sanitarie, la tempestività degli interventi ma soprattutto il rapporto con il personale sanitario, pronto, disponibile, cortese, professionalmente adeguato. Ma questo sembra un mondo da sogno, che si discosta fortemente dall’immagine del nostro Servizio Sanitario che i media molto spesso restituiscono alle cronache e che, ad onor del vero, rappresenta lo spaccato percentualmente più rappresentativo. Sulla lettura dettagliata degli indicatori rimando alle analisi che l’amico Nino Cartabellotta certamente saprà offrirci, ma non posso non chiedermi intanto il perché persista, ancora oggi, un divario tanto accentuato nel nostro Paese. Perché non vengono messe in atto le misure adeguate al contrasto di un fenomeno che mostra i crismi di una situazione oramai cronicizzata? Chi può, e deve, intervenire? La modifica del Titolo V della Costituzione del 2001 ha inciso profondamente sul ruolo del Ministero della Salute e sulle competenze a favore delle Regioni. Ma il ruolo di indirizzo e controllo è rimasto in capo al Ministero. Di più. L’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) è nata per sostenere e migliorare il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale, fornendo supporto tecnico con lo specifico compito di aiutare le Regioni a organizzare, programmare e rendere più efficienti i servizi sanitari. Forse qualcosa non funziona come ci si aspetterebbe? In un Paese come il nostro, con peculiarità regionali e territoriali storicamente molto divergenti tra di loro, l’impresa, va detto, non è delle più semplici, ma di certo accettare uno status quo non è, e non può essere, un’opzione. ---End text--- Author: i SANDRO FRANCO Heading: di SANDRO FRANCO Direttore responsabile Panorama della Sanità Highlight: Image: -tit_org- Post sciptum -sec_org-
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title§§ AGGIORNATO - Economia, lavoro, sanità Cosa temono gli italiani = Economia e lavoro, poi il sistema sanitario Cosa preoccupa
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Estratto da pag. 18 di "CORRIERE DELLA SERA" del 03 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-03T05:18:00+00:00
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tp:ocr§§ IL SONDAGGIO Economia, lavoro, sanità Cosa temono gli italiani di Nando Pagnoncelli alle pagine 18 e 19 Economia e lavoro, poi il sistema sanitario Cosa preoccupa Scenari di Nando Pagnoncelli Più timori per gli italiani su questi temi, subito dopo c’è la sicurezza E sulle prospettive di crescita del Paese i pessimisti prevalgono sugli ottimisti Sulla guerra salgono i pro Ucraina (39%) ma il 52% è contrario all’invio di armi Scenari di Nando Pagnoncelli I l 2025 si chiude con un sentimento di preoccupazione e timore. La situazione internazionale evidenzia rischi e complessità enormi. Cambia profondamente il contesto nel quale ci troviamo a vivere e sta cambiando il paradigma che, soprattutto noi europei, consideravamo indiscutibile: il prevalere del diritto internazionale, la composizione dei conflitti attraverso le strade diplomatiche, la difesa dei diritti politici e sociali. Come certifica il sondaggio Ispi di fine anno, per gli italiani il mondo è diventato sempre più instabile, mentre cala drasticamente la nostra vicinanza agli Stati Uniti, un tempo alleati solidi, oggi partner ambigui con la presidenza Trump. La situazione interna è meno drammatica, ma anch’essa non priva di elementi di difficoltà. Il nostro è uno dei paesi in cui i salari reali hanno subito una significativa riduzione e in cui il potere d’acquisto si è contratto, l’andamento del Pil nazionale è ridotto: Istat, nelle prospettive per l’economia italiana nel 2025–2026, rileva una crescita dello 0,5% nel 2025 e stima un incremento dello 0,6% per il prossimo anno. Questa complessiva situazione di difficoltà è nettamente percepita dagli italiani: oggi il 61% ritiene che il Paese stia andando nella direzione sbagliata, ed è il dato più alto dal pre Covid. Sensazione che accomuna, con differenze marginali, tutto il Paese, dal Nord al Sud. Il calo del pessimismo che era emerso all’uscita dal Covid, sembra definitivamente rientrato. Gli interessi prioritari Le priorità del nostro Paese, indicate spontaneamente dalle persone intervistate nel nostro sondaggio (erano invitate ad indicarne tre), vedono anche quest’anno al primo posto i temi dell’economia e del lavoro (citati dal 56%), in lieve crescita rispetto allo scorso anno. Al secondo posto il tema della sanità, che cresce ancora, citato oggi dal 40%, cinque punti in più rispetto allo scorso anno e quasi il triplo delle citazioni del 2019. Percezione più che giustificata dalle condizioni concrete del settore: proprio in questi giorni molti media hanno riportato la situazione drammaticamente critica delle carenze nel corpo medico del paese e le difficoltà, che diventano sempre più pesanti, della sanità territoriale. Quest’anno inoltre cresce sensibilmente il tema della sicurezza, citato dal 33% degli italiani, in aumento di otto punti rispetto al 2024, del 11% rispetto al 2019. Seguono altri quattro temi citati da un quarto o poco meno degli intervistati: l’immigrazione, il welfare e l’assistenza sociale, la tenuta del potere d’acquisto e il funzionamento delle istituzioni e della politica. Certo, si tratta di preoccupazioni e non di emergenze, ma complessivamente ci sentiamo gravati da tre ambiti di difficoltà, dalla materialità quotidiana (lavoro e potere d’acquisto), alle garanzie di base (salute e servizi), sino alle minacce esterne (sicurezza e immigrazione), cui pensiamo ese, oggi appare deteriorato: il 61% pensa che non produrrà risultati apprezzabili (era il 49% lo scorso anno) e per più di due terzi una parte rilevante dei progetti previsti non arriverà a conclusione. Le attese Tutto induce al pessimismo, e infatti le attese rispetto all’andamento dell’economia italiana tendono a peggiorare. Dato per assodato che le condizioni dell’economia del paese sono negative (lo pensa il che tutto sommato la politica e le istituzioni, malfunzionanti, facciano ormai fatica a rispondere. Se dai temi nazionali passiamo ai locali, alle preoccupazioni che caratterizzano la propria zona di residenza, troviamo ancora i temi occupazionali ed economici sia pur attenuati, ma compare il tema
ambientale più sentito a livello locale, quindi quello della mobilità e delle infrastrutture che si colloca al terzo posto, e a seguire gli altri temi già citati, con l’immigrazione che si colloca a un livello secondario rispetto alle citazioni per l’ambito nazionale. Il Pnrr, che inizialmente era apparso un intervento forse in grado di incidere positivamente sulle condizioni del Pa68%, dato sostanzialmente stabile negli ultimi anni, con la sola eccezione delle speranze del 2021 all’uscita dal Covid, prontamente rientrate), oggi il 35% pensa che la situazione peggiorerà nei prossimi sei mesi e 18% invece prevede un miglioramento: i giudizi negativi prevalgono di 17 punti, il livello peggiore dal 2019, se si esclude il 2020, annus horribilis del Covid. E quindi anche per il futuro si pensa, come l’anno scorso, che non ci saranno miglioramenti apprezzabili. Le previsioni sull’andamento dell’economia italiana nei prossimi tre anni vedono gli ottimisti al 28%, i pessimisti al 33%. Per la prima volta nel quinquennio il pessimismo prevale sull’ottimismo. Infine, riguardo alle previsioni sulla situazione economica personale o familiare nei prossimi sei mesi, i pessimisti prevalgono di 10 punti, di nuovo il livello più basso ad eccezione del 2020. Il tema dell’inflazione e del potere d’acquisto rimane drammaticamente preoccupante e coinvolge circa l’80% dei nostri connazionali, con una crescita di sei punti rispetto allo scorso anno. E che i rischi siano dietro l’angolo ce lo dice il fatto che ben un quarto delle famiglie sarebbero incapaci di far fronte ad una spesa imprevista di 1.000 euro, dato che arriva al doppio se la spesa fosse di 10.000 euro. D’altronde Istat certifica una povertà assoluta per l’8,4% delle famiglie italiane e relativa per il 10,6%, complessivamente quasi un quinto delle nostre famiglie. Il mondo Un ulteriore fattore di tensione, assolutamente non secondario, è rappresentato dai conflitti in corso. Partiamo dal Medio Oriente, per il quale oltre il 70% si dichiara preoccupato, in linea con gli scorsi anni, nonostante il cessate il fuoco (peraltro non sempre rispettato). D’altronde l’accordo di pace firmato in Egitto non convince del tutto: solo il 5% è fiducioso che porterà alla pace, il 30% spera che almeno porti a una vera tregua, mentre un terzo circa lo ritiene sbagliato perché sfavorevole a Israele (9%) o ai palestinesi (21%). E la maggioranza relativa lo considera un accordo economico, mentre solo poco più di un quinto lo ritiene un solido accordo politico-diplomatico. Quindi si ritiene che non si raggiungerà l’obiettivo di «due popoli, due Stati» (lo pensa solo il 18%, mentre il 47% lo esclude). Si è discusso a lungo se fosse corretto parlare di genocidio a proposito del comportamento di Israele verso i palestinesi: poco meno della metà dei nostri intervistati (47%) ritiene che sia corretto utilizzare tale termine, mentre il 29% è in disaccordo. Riguardo all’altro grande conflitto, quello russo-ucraino, la preoccupazione complessiva coinvolge i tre quarti degli italiani, e in particolare se ne temono l’estensione ad altri paesi (36%), le conseguenze umanitarie (28%) e le conseguenze economiche (25%). Richiesti di schierarsi per una delle parti in conflitto, la maggioranza assoluta degli italiani (53%) non prende posizione, mentre il 39% si schiera per l’Ucraina, dato in crescita di quattro punti nell’ultimo anno, e l’8% invece simpatizza per la Russia (dato stabile). Stabile anche la contrarietà all’invio di armi in Ucraina (52%) come pure l’accordo all’invio (28%). Con differenze apprezzabili in relazione all’orientamento politico: assolutamente favorevoli gli elettori delle forze «centriste» dell’opposizione (Iv, Azione, +Europa), piuttosto favorevoli nel Pd, mentre in FdI e FI prevale la contrarietà ma con una quota importante di favorevoli, nettamente contrari leghisti e M5S. La contrarietà però non di traduce nell’auspicio di una pace a qualunque costo: 52% vuole una pace «giusta» per l’Ucraina e che sia di garanzia anche per l’Europa. E riguardo all’accordo sottoscritto da nostro gov
erno con la Nato per il raggiungimento del 5% del Pil da destinare alla difesa entro il 2025 tra i nostri connazionali si registra una nettissima la contrarietà (59%) contro il 20% di favorevoli. In questo caso solo tra gli elettori di Fratelli d’Italia prevale (di poco) l’accordo. La vulnerabilità Insomma, chiudiamo l’anno con un cumulo di preoccupazioni che ci accompagna da tempo ma che negli ultimi dodici mesi è cresciuto, acuendo il senso di vulnerabilità: un mondo in cui i conflitti non si attenuano e in più con un alleato storico come gli Stati Uniti che oggi ci sembra decisamente meno affidabile. Un Paese in grande difficoltà economica rispetto a cui non si vedono sbocchi nemmeno nel medio periodo, con un lavoro che è sempre meno sufficiente a garantire un adeguato benessere, con un potere d’acquisto intaccato dall’inflazione e dalla mancata crescita dei salari. Sono certamente problemi storici che affrontiamo da qualche decennio. Con una certa rassegnazione che, nonostante tutto, non diventa rabbia o protesta violenta, ma tuttalpiù si traduce in disillusione e acrimonia. Nella convinzione che oramai anche la politica nel suo insieme non sia in grado di dare risposte fattive. Il che dà conto del calo drammatico della partecipazione politica da un lato, e dall’altro della assoluta stabilità degli orientamenti politici degli italiani. @NPagnoncelli © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Nando Pagnoncelli Heading: Highlight: I conflitti in corso Lei personalmente quanto si sente preoccupata/preoccupato per la situazione in Medio Oriente? molto preoccupata/o abbastanza preoccupata/o poco preoccupata/o per nulla preoccupata/o (non sanno, non indicano) 25 dicembre 22% 49% 15% 5% 9% 24 dicembre 23 dicembre 35% 25% 45% 44% 9% 12% 4% 4% 7% 15% Lei è favorevole al piano che sta alla base dell’accordo di pace per Ga2a ?rmato in Egitto? sì, è un piano credibile e porterà ?nalmente ad una pace duratura tra israeliani e palestinesi sì, anche se non del tutto credibile, rappresenta l’unica possibilità per arrivare almeno ad una tregua no, è un piano troppo sfavorevole per Israele perché riconosce la legittimità di Hamas come rappresentante dei palestinesi no, è un piano troppo sfavorevole per i palestinesi perché non garantisce la loro indipendenza da Israele non saprei 5% 30% 9% 21% 35% Secondo lei questo piano rappresenta soprattutto…? un accordo diplomatico e politico, basato sulla volontà di stabilizzare la regione e garantire la pace 27% un accordo economico, basato sull’interesse delle parti per la ricostruzione a Ga2a non saprei 44% 29% A suo parere, quanto accaduto a Ga2a in questi due anni si può de?nire «un genocidio» perpetrato dalle autorità e dall’esercito israeliano nei confronti della popolazione palestinese? sì, è stato un genocidio no, è stato un crimine con tantissimi civili innocenti, ma non ci sono le basi per de?nirlo un genocidio no, la de?nizione è frutto della propaganda antisraeliana e antisemita per cercare di coprire i crimini commessi da Hamas non saprei Da quanto ha potuto comprendere, questo piano consentirà di giungere alla cosiddetta soluzione «due popoli – due Stati», cioè al pieno riconoscimento reciproco di uno Stato israeliano e di uno Stato palestinese? 47% 18% 25 dicembre sì, con questo piano si arriverà alla soluzione «due popoli – due Stati» 18% no, con questo piano non si arriverà alla soluzione «due popoli – due Stati» 47% non saprei 35% 11% 24% Corriere della Sera Lei personalmente quanto si sente preoccupata/o dal conflitto in Ucraina? molto preoccupata/o abbastanza preoccupata/o poco preoccupata/o per nulla preoccupata/o (non sanno, non indicano) In questo momento, qual è per lei l’aspetto più preoccupante del conflitto in Ucraina? le conseguenze economiche le conseguenze umanitarie il possibile allargamento del conflitto ad altri Paesi (non sanno, non indicano) Nel conflitto tra Russia e Ucraina, lei da che parte sta? dalla parte della Russia dalla parte dell'Ucraina da nessuna delle due parti Lei è favorevole o è contraria/o all’invio d
i armi in Ucraina da parte del nostro Paese? favorevole contraria/o (non sanno, non indicano) OGGI 24 dicembre 23 dicembre 22 dicembre 28% 23% 28% 26% 47% 48% 49% 47% 13% 13% 11% 15% 4% 5% 4% 6% 8% 11% 8% 6% 25% 28% 36% 11% 25% 20% 43% 12% 32% 24% 30% 14% 8% 8% 9% 39% 53% 28% 52% 20% 35% 57% 27% 52% 21% 36% 18% 30% 16% 8% 40% 51% 29% 46% 25% 45% 47% 36% 42% 22% I prezzi Il costo della vita è considerato un problema da quattro quinti degli italiani Le priorità degli italiani (risposte spontanee aggregate per area tematica, possibili ?no a tre risposte) Secondo lei qual è il problema più urgente da risolvere oggi in Italia...? OGGI lavoro ed economia 56% (occupazione, condizioni di lavoro, salari/stipendi, situazione economica nazionale...) sanità 40% (sanità, sistema sanitario, liste di attesa, assistenza sanitaria sul territorio, ospedali, pandemia...) sicurezza 33% (criminalità, ordine pubblico, furti e rapine, violenza privata, violenze giovanili, ma?a, droga...) immigrazione 25% (immigrazione, clandestinità, stranieri irregolari, presenza eccessiva di stranieri...) welfare e assistenza 25% (situazioni di povertà, anziani e pensioni, problemi abitativi, scuola, università, servizi per i giovani...) tenuta del potere d'acquisto 23% (tenuta del potere d'acquisto, inflazione, aumento dei prezzi, carovita, aumento dei mutui...) funzionamento delle istituzioni e situazione politica (ef?cienza pubblica amministrazione, situazione politica, corruzione e malaffare, 22% funzionamento giustizia, rapporto con Ue...) ambiente e clima 15% (inquinamento, ambiente, crisi climatica, gestione e sicurezza del territorio, eventi climatici, ri?uti...) 5% guerre, tensioni internazionali mobilità e infrastrutture (guerra in Ucraina, guerra in medio-oriente, tensioni internazionali) 2% (vie comunicazione, traf?co, viabilità, manutenzione delle strade, trasporti pubblici. infrastrutture...) Qual e’ il problema più urgente da risolvere nella sua zona di residenza...? OGGI 35% (occupazione, condizioni di lavoro, salari/stipendi, situazione economica locale...) lavoro ed economia ambiente e clima 31% (inquinamento, ambiente, verde pubblico, raccolta e smaltimento ri?uti, eventi climatici...) sicurezza 29% mobilità e infrastrutture 28% (traf?co, viabilità, trasporti pubblici, parcheggi, manutenzione delle strade e infrastrutture...) sanità 27% (sanità, sistema sanitario, liste di attesa, assistenza sanitaria sul territorio, ospedali, pandemia...) funzionamento delle istituzioni e situazione politica locale 26% (ef?cienza pubblica amministrazione locale, sprechi, corruzione e malaffare, situazione politica locale,...) welfare e assistenza 20% immigrazione 16% tenuta del potere d'acquisto (criminalità, ordine pubblico, furti e rapine, violenza privata, violenze giovanili, ma?a, droga...) (situazioni povertà, anziani e pensioni, problemi abitativi, scuola, università, ricerca, servizi per i giovani...) (immigrazione, clandestinità, stranieri irregolari, presenza eccessiva di stranieri...) 8% (tenuta del potere d'acquisto, inflazione, aumento dei prezzi, carovita, aumento dei mutui...) L’andamento dell’economia Pensando ai prossimi sei mesi, lei si aspetta che la situazione economica dell'Italia…? MIGLIORI PEGGIORI RESTI INVARIATA (non sanno/ non indicano) 18% 35% 34% 13% (differenza % si aspettano miglioramentopeggioramento/trend) OGGI -17% -15% -12% -12% +1% -40% -7% TOTALE 100% MIGLIORERÀ PEGGIORERÀ RESTERÀ INVARIATA (non sanno/ non indicano) 28% 33% 19% 20% OGGI dicembre 24 dicembre 23 dicembre 22 dicembre 21 dicembre 20 -1% +1% +9% +20% +23% 11% Pensando ai prossimi sei mesi, lei si aspetta che la situazione economica sua/della sua famiglia…? MIGLIORI PEGGIORI RESTI INVARIATA 19% 29% 40% (differenza % si aspettano miglioramentopeggioramento/trend) 100% dicembre 24 dicembre 23 dicembre 22 dicembre 21 dicembre 20 dicembre 19 E pensando invece ai prossimi tre anni, lei si aspetta che la situazione economica dell'Italia…? (differenza % si aspettano
miglioramentopeggioramento/trend) TOTALE OGGI -10% (non sanno/ non indicano) TOTALE 12% 100% dicembre 24 dicembre 23 dicembre 22 dicembre 21 dicembre 20 dicembre 19 -8% -5% -9% +2% -17% -2% Sondaggio realizzato da Ipsos Doxa (a cura di Lucio Formigoni) per Il Corriere della Sera presso un campione proporzionale della popolazione italiana maggiorenne per quote di genere, età, livello di scolarità, area geogra?ca di residenza, dimensione del comune di residenza. Sono state realizzate 1.000 interviste (su 4.196 contatti), condotte mediante mixed mode CATI/CAMI/CAWI tra il 10 e il 18 dicembre 2025. I trend presentati sono il prodotto di un'elaborazione basata, oltre che sulle 1000 interviste prima citate, su un archivio di 1.000 interviste mensili realizzate da Ipsos nei periodi indicati. Il documento informativo completo riguardante il sondaggio sarà inviato ai sensi di legge, per la sua pubblicazione, al sito www.sondaggipoliticoelettorali.it. Image: -tit_org- AGGIORNATO - Economia, lavoro, sanità Cosa temono gli italiani Economia e lavoro, poi il sistema sanitario Cosa preoccupa -sec_org-
tp:writer§§ Nando Pagnoncelli
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/03/2026010301654704875.PDF
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title§§ Medici-sentinelle: il modello europeo contro gli abusi in cella = Medici sentinelle: lo standard europeo contro gli abusi in cella
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Estratto da pag. 10 di "DUBBIO" del 03 Jan 2026
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tp:ocr§§ L'INIZIATIVA Medici-sentinelle: il modello europeo contro gli abusi in cella DAMIANOAUPRANDI ì . ì il IL DOCUMENTO DEL CPT METTE I SANITARI IN PRIMA LINEA: REFERTI PRECISI, INDIPENDENZA E STOP ALUISOLAMENTO PER I MALATI MENTALI Medici-sentinelle lo standard europeo contro gli abusi in cella DAMIAMO ALIPRANDI 11 diritto alla salute non finisce dove iniziano le mura di un penitenziario. Sembra un'ovvietà, ma la cronaca quotidiana dollü nostre carceri racconta spesso una storia diversa, Ora c'è una nuova bussola che arriva da Strasburgo. Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt) ha messo nero su bianco il nuovo standard per l'assistenza sanitaria dietro le sbarre, un testo che nasce da trentacinque anni di visite ispettive in tutta Europa. Se mancano le cure, dice U Cpt, siamo di fronte a un trattamento inumano o degradante, //, f)f-:l.!:l-:0f /I : ' W ; VZ 1 1 ; ' : ! ' 21 ' : europeo contro gli abusi ¡n cella IIHIHi ss ' à ÙÙÙ é à SalSEKS 1 3 3S La regola d'oro è quella dell'equivalenza. Un detenuto deve ricevere lo stesso livello di cure che riceverebbe se fosse libero. Anzi, siccome ü carcere è un luogo dove ci si ammala di più, a volte le cure devono essere persino superiori a quelle della comunità estema per garantire una vera equità. Gè poi un aspetto che tocca direttamente il portafoglio di chi non ha nulla: la salute in carcere deve essere gratuita. Non importa lo status giuridico del detenuto: se una cura serve, lo Stato la deve fornire senza chiedere un centesimo, anche se fuori quel servizio sarebbe a pagamento. In Italia, chiaramente, sulla carta, è già così. Sia per chi è libero ti sia chi è dentro. Ma nella verità dei fatti, per entrambi, non di rado tocca andare per via privata a causa delle lunghe attese. Il Cpt punta i rinettori sul momento dell'ingresso in istituto. Ogni persona che varca la soglia del carcere deve essere visitata da un medico o da un infermiere qualificato entro le prime 24 ore. Non e una formalità burocratica. In quel primo incontro bisogna capire se il nuovo arrivato è ferito, se soffre di malattie croniche come diabete o epilessia, o se ha problemi di dipendenza. Ma c'è di più: è il momento in cui si deve captare il rischio di suicidio di autolesionismo, piaghe che troppo spesso insanguinano le nostre celle. E se il detenuto non parla la lingua, il medico non deve affidarsi ad altri carcerati o alle guardie per tradurre: serve un interprete professionale, anche a distanza. ÌÅϲÑÎ COME K TIM . I . IA : 0 ' r i ; LlAH Uno dei passaggi più forti del nuovo standard riguarda la prevenzione dei maltrattamenti. Il personale sanitario è la prima linea di difesa contro la violenza, che sia quella della polizia prima del carcere o quella tra detenuti. Ogni livido, ogni graffio deve essere registrato minuziosamente. Il medico deve scrivere tutto: quello che dice il detenuto, quello che vede oggettivamente e, soprattutto, deve indicare se le ferite sono compatibili con il racconto di eventuali abusi. Questi referti non devono finire in un cassetto. Se le lesioni fanno pensare a un maltrattamento, il medico ha il dovere di informare immediatamente le autorità investigative indipendenti. È una tutela per tutti: per il detenuto ferito e per il medico, che non deve mai subire ritorsioni per aver fatto il suo dovere di denuncia. n carcere è oggi, purtroppo, il più grande ospedale psichiatrico a cielo chiuso. Il Cpt riconosce che i disturbi mentali sono multo più frequenti tra chi sta in cella rispetto al resto della popolazione. Per questo, psichiatri e psicologi devono essere parte integrante dei servizi sanitari m ogni prigione. Ma c'è un limite invalicabile: chi soffre di patologie mentali gravi, come psicosi acute o depressioni profonde con rischio suicidario, non può stare in una cella comune. Deve essere trasferito subito in un ospedale psichiatrico dove possa ricevere terapie adeguate, e questa decisione deve essere puramen
te medica, senza che l'amministrazione penitenziaria possa metterci becco. Il Comitato o categorico anchu sui mezzi di contenzione: letti di forza e camicie di forza non devono mai essere usati in prigione, Se un detenuto è agitato, la cella liscia deve essere l'ultima spiaggia, per il tempo più breve possibile, preferendo sempre le tecniche di de-escalation. SECRETO PROEE^¡O^Al,E l)H':TK() . E HARKE Le visite mediche devono avvenire mori dalla vista e dall'udito di chiunque non sia coinvolto nella relazione terapeutica. Niente agenti presenti, niente altri detenuti. La presenza di qualcun altro può compromettere il rapporto di fiducia e scoraggiare il detenuto dal rivelare informazioni sensibili; esperienze di maltrattamento, uso di droghe, malattie trasmissibili. Certo, ci possono essere situazioni eccezionali in cui il medico ritiene necessaria la presenza di un agente per motivi di sicurezza. Ma deve trattarsi di casi rari, basati su una valutazione individuale del rischio. La decisione finale spetta al medico, non all'amministrazione penitenziaria. Le cartelle cliniche devono restare riservate. Il detenuto ha diritto a leggere la propria cartella, a ottenerne copia, a chiedere che informazioni mediche siano inviate ai familiari o a un avvocato. Sul tema delle dipendenze il Cpt prende una posizione forte. ÑÛ arriva in carcere già m terapia con metadone altre cure sostitutive non può vedersi interrompere il trattamento. Sarebbe pericoloso per la salute. Il documento parla di un approccio basato sulle evidenze scientifiche, che comprenda prevenzione, trattamenti con farmaci, supporto psicologico e pro- grammi di riduzione del danno. Compresa, dove opportuno, la distribuzione di siringhe pulite. Le donne detenute devono poter accedere a screening per il minore al seno e alla cervice uterina, a interruzioni di gravidanza se richieste, a supporto per la menopausa. E devono ricevere gratuitamente assorbenti in quantità sufficiente. Le donne incinte non dovrebbero finire in carcere, dice il Cpt. Ma se succede, devono partorire in ospedale, in modo dignitoso, e mai essere legate al letto con manette durante il travaglio o il parto. Gli anziani - considerati tali già à 60 anni, a volte anche a 50 nelle carceri - invecchiano più velocemente rispetto a chi vive fuori. Se le condizioni di salute diventano incompatibili con la detenzione, i medici devono sostenere, con il consenso dell'interessato, le richieste di scarcerazione per motivi umaimari o sanitari. TOLESSOM O : APPROCaO TER PE ÏÑÎ L'autolesionismo va affrontato in modo terapeutico, mai punitivo. ÑÛ si fa del male non può essere sanzionato disciplinarmente per questo, ne costretto a pagare le spese mediche. Isolare chi si autolesiona peggiora solo le cose . Dopo ogni episodio serve una valutazione medica immediata per curare le ferite e capire come prevenire altri gesti. Ogni morte in carcere deve essere analizzata a fondo. Non solo per capire le cause, ma per individuare lezioni utili e misure preventive. Soprattutto nel caso dei suicidi. n Cpt insiste molto su un concetto: i medici in carcere sono medici dei detenuti, non del carcere. Non possono indossare uniformi, non possono partecipare a perquisizioni corporali per cercare droga a scopo investigativo, non possono certificare che un detenuto è "idoneo" a subire sanzioni disciplinari come l'isolamento. Il loro ruolo è curare, non fare sicurezza. Devono però vigilare su chi viene messo in isolamento per motivi disciplinari o di sicurezza. Vanno informati immediatamente , devono visitare la persona subito dopo l'applicazione della misura e poi almeno una volta al giorno. Se ritengono che l'isolamento metta a rischio la salute del detenuto, devono opporsi con forza. Il Cpt ricorda anche che la sanità in carcere non riguarda solo chi è dentro. Le persone entrano ed escono, il personale va e viene, ci sono visitatori. Se dentro si diffonde la tubercolosi o altre malattie, il problema finisce fuori. Per questo il carcere può diventare un'opportunità: individuare e curare malattie tra
smissibili o croniche prima che le persone tomino m libertà è nell'interesse di tutti. li medico in carcere deve essere indipendente, deve rispondere alla propria etica e non alla dei comandanti. Solo così il carcere può smettere di essere un luogo di sofferenza aggiuntiva e diventare un luogo dove la dignità umana viene finalmente preservata. Medici-sentinelle; lostandanJ europeo contro gli cella ? é é j H l s 1 1 a -tit_org- Medici-sentinelle: il modello europeo contro gli abusi in cella Medici sentinelle: lo standard europeo contro gli abusi in cella -sec_org-
tp:writer§§ DAMIANO ALIPRANDI
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title§§ «Ora Decaro chieda a Roma i fondi per medici e posti letto»
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Estratto da pag. 7 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 03 Jan 2026
Anelli (presidente Fnomceo): per anni i Governi hanno finanziato il Nord
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tp:ocr§§ «Ora Decaro chieda a Roma i fondi per medici e posti letto» Anelli (presidente Fnomceo): per anni i Governi hanno finanziato il Nord MALATTIA E CURA IL DIBATTITO DELLA «GAZZETTA» I SANITARI DEL «118» «Gli avevano promesso nel 2025 il contratto regionale per incentivarli e invece sono stati dimenticati. Sono loro quelli che ci salvano» l All’indomani della pubblicazione su queste pagine dei dati Istat sulla Salute, interviene nel dibattito il presidente Fnomceo-Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli, secondo cui è ora che il nuovo presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, chieda a Roma i fondi per posti letto e medici. «Iniziamo dal dire - afferma che per fare una buona sanità ci vuole una buona programmazione e per fare questa ci vuole un piano sanitario regionale e siccome questo ci manca dai tempi di Vendola, forse sarebbe il caso di suggerire al neo-governatore di metterlo in campo. Il piano sanitario regionale allora fu fatto sui dati dell’Osservatorio epidemiologico regionale. Dopo quel lavoro, merito della professoressa Germinario, in realtà non abbiamo più tavole sulla situazione regionale. I dati Istat ci danno una raffigurazione ma non in dettaglio. L’Osservatorio sarebbe in grado di produrre un’analisi dettagliata del Sistema Salute pugliese, da cui partire per fare un piano e intervenire. Fatta questa premessa, come si vede dai dati che La Gazzetta ha pubblicato, la Puglia non è mal messa rispetto alle altre regioni del Sud. Al di là di alcune aree per la mortalità per tumori, non siamo moltissimo lontani dalla media nazionale». Colpisce che Istat smentisca che pugliesi e lucani facciano ricorso al Pronto Soccorso in modo smodato e poi… «Prima di arrivare a questo, la seconda questione che emerge in maniera drammatica, è la carenza di personale, soprattutto negli ospedali. Perché i tassi, se li confronta con regioni come l’Emilia-Romagna, che ha circa la nostra popolazione, mostrano che il numero di medici e del personale sanitario è molto più basso in Puglia. E la Sanità non si fa con le chiacchiere, si fa con le persone». Di quale personale parla? Dai dati Istat emerge una presenza di medici di base e pediatri superiore al dato nazionale. «Ora parliamo dei dipendenti. E questo dato si raccorda anche con l’ospedalizzazione: in Puglia il numero di posti letto semiresidenziali e residenziali è un terzo di quello dell’Emilia. Allora anche se noi abbiamo fatto sforzi enormi e abbiamo un livello di sopravvivenza sostanzialmente paragonabile al Nord, si pone un problema di equità: non si può fare una sanità buona con indici di posti letto e personale così compromessi rispetto al Nord. Sulla questione organizzazione, lei ha scritto che la Puglia ha un numero di ricette maggiori e anche un consumo di farmaci. Il dato dovrebbe essere corretto perché i dati sul consumo dei farmaci, in genere, sono quelli di Federfarma e, quindi, delle farmacie ospedaliere. E il numero di ricette è sicuramente maggiore perché da noi la distribuzione diretta dei farmaci (obbligo di legge dall’inizio del 2000), è disattesa o largamente disattesa. Cioè se io, quando vado in ospedale, non ho il farmaco che la legge mi prescrive e che mi dice che dovrei avere dalla clinica, dovrò andare a farmelo prescrivere dal medico di famiglia. Ecco che il numero di ricette sale. Così come sale la spesa farmaceutica delle farmacie territoriali. Per avere una cifra esatta avremmo bisogno dei dati degli ospedali. Il dato diciamo che è alterato da un modello organizzativo diverso della Puglia rispetto, per esempio, all’Emilia-Romagna. Che i pugliesi poi non facciano tantissimo uso di tutto questo lo si vede anche dal numero di visite specialistiche e dal numero delle analisi effettuate e che sono sotto la media nazionale». Soprattutto nel Brindisino. «Parlando dei medici di famiglia, la media si avvicina sempre più a un medico ogni 1.400 assistiti. Per norma nazionale, i medici dovrebbero essere attorno ai 1.200. Quindi, in Puglia, siamo oltre tale soglia. Comunque noi abbiamo
perso il treno perché nel 2007 ci siamo “inventati” in Puglia le Case di comunità (i Cpt famosi, i Centri polinfunzionali territoriali). Lì dove funzionano, vanno alla grande, ma in questa regione non ci abbiamo creduto. I governi che si sono succeduti non ci hanno creduto. Oggi ci troviamo a dover rincorrere... mentre, se ci avessimo creduto, oggi saremmo tra i primi in Italia. C’è la volontà di farlo? Spero di sì. Perché le Case di comunità - e larga parte dei medici di famiglia aderisce alla richiesta di farne - sarebbero uno strumento straordinario per la gestione delle cronicità. Pensi che la cronicità rappresenta il 40% della popolazione, cioè un milione e 200 mila persone in Puglia». Quante? «Un milione e 200 mila persone in Puglia sono affette da malattie croniche. E loro devono poter fare esami e visite specialistiche con cadenze diverse e che rispettino i vari protocolli. Questo nelle Case di comunità si potrebbe fare, perché è possibile fare prelievi ed esami come le ecografie... Buona parte dei politici immagina le Case come un sistema con tanto di presenza di medici H24 ed è un grande spreco di risorse. Perché il tema non è la presenza (che comunque ci sarebbe 8-20), ma il creare il punto di incontro tra prevenzione e gestione della cronicità». Oggi emerge che la Puglia fa fatica a fare prevenzione. «Attualmente i modelli utilizzati per gli screening non hanno avuto grande successo. E questo è un tema che il nuovo assessore alla Sanità dovrà affrontare, perché è complesso ma lo dovrà fare. Con gli screening si abbassa la mortalità per tumori e si aumenta la sopravvivenza. Diciamo che abbiamo un quadro con tante luci che potrebbero essere accese, considerato che la Sanità pugliese è buona ma avrebbe bisogno di una grande spinta per essere migliorata e la spinta maggiore è sui professionisti. Infine, tenendo conto dell’autonomia differenziata, vorrei dire che non si può partire per definire gli elementi essenziali della prestazione, soltanto dalla storicità, cioè da quello che abbiamo e storicamente abbiamo. La Puglia ha bisogno di un governo che metta mano, con risorse proprie, a colmare le disuguaglianze. Quindi, la vera sfida sta anche nella politica. Il nuovo governatore (Antonio Decaro; ndr) deve chiedere al Governo centrale le risorse che ci permettano di avere un numero di professionisti pari a quelli della Lombardia, dell’Emilia-Romagna, della Toscana, e che ci consentano di avere gli stessi posti letto, le stesse strutture. Su questo lo Stato, che nel passato ha investito nettamente sulle regioni del Nord, deve oggi riparare e intervenire per una questione di giustizia. Perché l’art. 3 della Costituzione ribadisce che siamo tutti uguali. Ultimi, ma non ultimi, voglio ricordare i medici del 118 che sono essenziali oggi dimenticati e ridotti a lumicino. Gli avevano promesso nel 2025 il contratto regionale per incentivarli e invece sono stati dimenticati. Sono loro quelli che ci salvano la vita in caso di incidente». ingrosso@gazzettamezzogiorno.it ---End text--- Author: MARISA INGROSSO Heading: MALATTIA E CURA IL DIBATTITO DELLA «GAZZETTA» I SANITARI DEL «118» «Gli avevano promesso nel 2025 il contratto regionale per incentivarli e invece sono stati dimenticati. Sono loro quelli che ci salvano» Highlight: Image:FNOMCEO Il presidente Filippo Anelli OSSERVATORIO La prof. Cinzia Germinario PUGLIA Il presidente della Regione, Antonio Decaro -tit_org- «Ora Decaro chieda a Roma i fondi per medici e posti letto» -sec_org-
tp:writer§§ MARISA INGROSSO
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title§§ Medici di base irreperibili nei prefestivi E nel mezzo della riforma è il caos
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Estratto da pag. 15 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 03 Jan 2026
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tp:ocr§§ Medici di base irreperibili nei prefestivi E nel mezzo della riforma è il caos Da gennaio lo prevede l’accordo di chi ha scelto il ’ruolo unico’ che effettuerà ore di servizio nelle case di comunità Il mix picco influenzale e mancanza di riferimenti territoriali mette sotto stress pronto soccorso e guardia medica FIRENZE Dispiace dirlo, ma la musica non cambia. In mezzo al guado della riforma che si spera (pur senza certezze) farà funzionare la sanità territoriale, trovare risposte alle necessità di salute per i cittadini è un mezzo calvario, condiviso con il personale sanitario in servizio, oberato di richieste d’aiuto. Un mix micidiale ha causato l’ennesimo e ormai rituale sovraffollamento dei pronto soccorso e uno spaventoso ingorgo di chiamate alla guardia medica (la cosiddetta continuità assistenziale). Più contenute le proteste dei disagi patiti, segno che una parte di popolazione si è ormai rassegnata al malfunzionamento del servizio sanitario pubblico, arrangiandosi come ha potuto. E’ successo che il picco influenzale è caduto proprio in mezzo alle festività, con virus impegnativi che causano sintomi anche seri trasmessi a intere famiglie nei ritrovi natalizi (improvvido l’abbandono dell’uso della salvifica mascherina), medici di famiglia assenti giustificati. Anzi, giustificatissimi, già che il nuovo accordo integrativo regionale che ha varato la figura dei medici di medicina a ruolo unico prevede che dal primo gennaio non siano reperibili neppure nei giorni prefestivi. «I medici di famiglia che scelgono il ruolo unico e tutti i nuovi medici di famiglia che entrano in servizio da ora in poi integrano l’attività tradizionale in ambulatorio con ore di attività nelle strutture territoriali, come le case di comunità, la guardia medica e i punti di intervento rapido», spiega Niccolò Biancalani, segretario toscano della Fimmg, la sigla sindacale maggiormente rappresentativa dei medici di medicina generale. Ma la gente che si sente male come deve fare?Il bisogno è qui e ora. Ancora le case di comunità non sono diffuse così capillarmente da essere un punto di riferimento affidabile: in tanti ci hanno provato e hanno trovato i cancelli chiusi. La guardia medica è sotto pressione, basti pensare che a Prato il giorno di Capodanno di tre medici che dovevano essere in servizio non ce n’era uno. Tutti malati (comprensibile, non sono robot): ma le sostituzioni non sono previste? I cittadini sono stati dirottati a Montemurlo e a Calenzano. C’è chi per un certificato di malattia, dopo ore al telefono con il 116117, è andato al pronto soccorso, tanto per cambiare, un faro nella nebbia del servizio sanitario che dovrebbe essere universalistico. La guardia medica pediatrica che doveva essere un punto di riferimento per ora non fa da filtro: a frotte si riversano al Meyer. Anche perché nell’Asl centro è stata scelta come sede Pescia, diffcile immaginare che chi ha un’urgenza da Firenze vada in Valdinievole. «Mancano medici, sarà così ancora per tre anni, poi arriverà una nuova pletora e finirà che tanti laureati in medicina dovranno contendersi il posto», spiega Biancalani. Ora però i cittadini si arrabattano . Mancano anche i posti letto, per ammissione di tutti in Toscana ne sono stati tagliati troppi, quindi i reparti ospedalieri non avendo strutture cuscinetto dove inviare i post acuti che non possono tornare a casa, fanno fatica a dimettere, creando il tappo in pronto soccorso. Dove arrivano casi inappropriati (è vero: un primario è stato costretto a pulire un callo di un paziente arrivato per un dolore al piede), una definizione odiosa, perché quando si ha un problema di salute, se nessuno lo può risolvere non resta che il pronto soccorso. Meditate, gente. Ma meglio agire. ---End text--- Author: Ilaria Ulivelli Heading: Highlight: PEDIATRIA La guardia medica a Pescia non sembra la soluzione giusta per scongiurare il sovraffollamento al Meyer Image:Niccolò Biancalani, segretario regionale della Fimmg, sigla sindacale dei medici di medicina generale -tit_org- Medici di base irreperibili nei prefestivi
E nel mezzo della riforma è il caos -sec_org-
tp:writer§§ ILARIA ULIVELLI
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title§§ Intervista a Filomena Gallo - L'associazione Coscioni «Un passo in avanti Ora intervenga lo Stato»
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Estratto da pag. 16 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 03 Jan 2026
La segretaria Gallo: «Bisogna impedire disuguaglianze territoriali Ed evitare che il diritto dipenda dal luogo in cui una persona vive»
pubDate§§ 2026-01-03T05:18:00+00:00
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tp:ocr§§ L’associazione Coscioni «Un passo in avanti Ora intervenga lo Stato» La segretaria Gallo: «Bisogna impedire disuguaglianze territoriali Ed evitare che il diritto dipenda dal luogo in cui una persona vive» FIRENZE «Un passo in avanti». Non può che essere soddisfatta l’associazione Luca Coscioni, dopo che la Corte Costituzionale ha riconosciuto la legittimità della legge toscana sul fine vita. La segretaria nazionale Filomena Gallo non ha dubbi. Avvocata, è una vittoria? «Decisamente. La Corte afferma che è costituzionalmente legittimo l’intervento regionale per disciplinare profili organizzativi e procedurali di dettaglio nell’ambito della tutela della salute, anche in assenza di una legge statale. La decisione conferma la giurisprudenza costituzionale sul ruolo del Servizio sanitario nazionale, che deve verificare le condizioni del malato e le modalità per garantire assistenza nell’aiuto alla morte volontaria». Specifica anche che la Regione non può dettare requisiti e tempistiche... «La Corte è chiara: le Regioni possono e devono rendere effettivi diritti già riconosciuti. Devono organizzare le Asl affinché rispondano, valutino le richieste e non creino ostacoli o ritardi. Il diritto non può restare solo sulla carta». Avete annunciato di voler ripresentare la legge, rivista, in tutte le altre regioni. Toscana apripista quindi? «Lo è già. Dopo la Toscana anche la Sardegna ha seguito questa strada. La nostra proposta “Liberi Subito” è presente in tutte le Regioni. La sentenza conferma che è possibile intervenire nel rispetto della Costituzione e delle decisioni della Corte, evitando disuguaglianze territoriali. L’obiettivo è evitare che il diritto all’autodeterminazione dipenda dal luogo in cui una persona vive». Quali sono le modifiche da fare? «La Corte dice che non si possono imporre scadenze rigide uguali per tutti. Decidere i tempi è una scelta che incide sui diritti fondamentali e spetta allo Stato. Se ogni Regione decidesse tempi diversi, ci sarebbe disuguaglianza tra cittadini. I giudici hanno ribadito l’importanza di una risposta rapida, perché un diritto rimandato non è più un diritto. Stiamo valutando come garantire la valutazione di requisiti e modalità, senza tempi dilatati e attese ingiustificabili che limitino la libertà di scelta anche a causa di peggioramenti della salute della persona malata, mantenendo l’obbligo – che la Corte ribadisce – per il Servizio sanitario di attivarsi e di accompagnare le persone». È un modo per arrivare a una legge nazionale? «Le Regioni stanno dimostrando che il problema esiste ed è urgente. Una legge nazionale servirebbe proprio a garantire l’uguaglianza tra persone malate in condizioni diverse, la certezza del diritto, i tempi certi e le tutele su tutto il territorio. La Corte, ribadendo il ruolo del Servizio sanitario nazionale, ha confermato che il tentativo di legiferare dell’attuale maggioranza, che nel testo base all’esame in commissione al Senato esclude il Servizio sanitario nazionale, parte da basi normative errate e viola diritti fondamentali. La mancanza di una legge nazionale è una responsabilità politica. Ma oggi la pressione è maggiore: ci sono sentenze, casi concreti, sofferenze documentate e ora anche leggi regionali. Ignorare tutto questo diventa sempre più difficile». © RIPRODUZIONE RISERVATA PROBLEMA REALE E URGENTE «Una legge nazionale garantirebbe la parità tra malati in condizioni diverse, i tempi certi e le tutele su tutto il territorio» ---End text--- Author: Teresa Scarcella Heading: Highlight: Image:L’avvocato Filomena Gallo è la segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni -tit_org- Intervista a Filomena Gallo - L’associazione Coscioni «Un passo in avanti Ora intervenga lo Stato» -sec_org-
tp:writer§§ Teresa Scarcella
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title§§ Norme & tributi - Nuovo scudo erariale, benefici in dubbio per i medici delle Asl
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2026/01/03/2026010301657504855.PDF
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Estratto da pag. 21 di "SOLE 24 ORE" del 03 Jan 2026
pubDate§§ 2026-01-03T05:18:00+00:00
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tp:ocr§§ Nuovo scudo erariale, benefici in dubbio per i medici delle Asl La nuova norma generale è più favorevole di quella già in vigore per la categoria Non è certo che le novità abroghino tacitamente gli importi della legge Gelli Riforma Corte dei conti Ora che la riforma della Corte dei conti (Ddl S1457) è legge, emergono i nodi interpretativi che pone il testo, non sempre felicemente coordinato. Il tema più caldo e già da tempo controverso è lo “scudo erariale”: la riforma riscrive la definizione di colpa grave, rende più stringente la prescrizione, circoscrive al dolo la responsabilità da conclusione di accordi di conciliazione e – soprattutto – introduce una nuova drastica limitazione della responsabilità erariale di (tutti) i dipendenti pubblici assoggettati al potere decisionale della Corte dei conti. Non è chiaro se la limitazione valga anche per i medici pubblici, finora soggetti a regole differenti. La riforma modifica sensibilmente la legge 20/1994 e ha un perimetro soggettivo volutamente ampio: «chiunque assuma un incarico che comporti la gestione di risorse pubbliche», con conseguente giurisdizione della Corte dei conti. Le regole generali Il trade mark della riforma è l’introduzione, in via generale, di severi limiti quantitativi al danno erariale risarcibile, imponendo alla Corte dei conti una singolare contrazione del proprio “potere” discrezionale di riduzione dell’addebito che, pur molto usato nella prassi, era una mera facoltà (articolo 52 del Rd 1214/1934 e legge 14/1994, articolo 1-bis). Con il nuovo comma 1-octies dell’articolo 1 della legge 14/1994, quella facoltà diventa un obbligo prequantificato nel minimo (salvi i casi di dolo o arricchimento illecito del responsabile): «la Corte dei conti esercita il potere di riduzione ponendo a carico del responsabile il danno o il valore perduto per un importo non superiore al 30% del pregiudizio accertato e, comunque, non superiore al doppio della retribuzione lorda conseguita nell’anno di inizio della condotta lesiva causa dell’evento o nell’anno immediatamente precedente o successivo, ovvero non superiore al doppio del corrispettivo o dell’indennità percepiti per il servizio reso all’amministrazione o per la funzione o l’ufficio svolti, che hanno causato il pregiudizio. (…)». Così nella larga maggioranza dei casi il potere riduttivo sarà esercitabile solo – in via di ulteriore riduzione – sotto il 30% del danno ascrivibile al responsabile, fermo restando il limite del doppio della Ral. Un gran bello “sconto” rispetto al passato, sulla cui opportunità il Consiglio di Stato (e molti commentatori della prima ora) molto ha avuto da dire, anche alla luce dei moniti della sentenza 132/2024 della Consulta). Il problema dei medici Per come è scritta, la norma fa un’espressa eccezione solo per gli avvocati e i procuratori dello Stato. Ma parrebbe dimenticare una larga schiera di pubblici dipendenti – i medici e i professionisti sanitari cui il legislatore aveva già guardato con favore, attenuandone la responsabilità in caso di rivalsa in deroga alle norme ordinarie e prevedendo importanti limiti quantitativi di addebito. La responsabilità di medici e professionisti che operano in strutture sanitarie pubbliche è infatti disciplinata da una norma speciale, la legge 24/2017 (nota come legge Gelli) che, con finalità non dissimili di quelle del Ddl S1457, prevede particolari tutele anche per eventuali azioni di rivalsa nei loro confronti dalla struttura o dall’ente pubblico di appartenenza. L’articolo 9, comma 5 della legge Gelli, quanto alla rivalsa, dispone che «l’importo della condanna per la responsabilità amministrativa e della surrogazione di cui all’articolo 1916, comma 1, del Codice civile, per singolo evento, in caso di colpa grave, non può superare una somma pari al triplo del valore maggiore della retribuzione lorda o del corrispettivo convenzionale conseguiti nell’anno di inizio della condotta causa dell’evento o nell’anno immediatamente precedente o successivo». Un tetto molto superiore a quello previsto dalla legge di riforma generale del
la responsabilità erariale. Così, paradossalmente, i medici rischierebbero - se non si applicasse loro la riforma - di trasformarsi, tra i pubblici dipendenti, da quelli più tutelati (magistrati a parte) a quelli meno protetti. Senonché, lo stesso articolo 9, comma 5 quantifica il danno tenendo fermi i rinvii alle norme del 1934 e 1994 sul potere di riduzione dell’addebito. Quindi, dopo la riforma, anche alla responsabilità medica dovrebbe applicarsi la “nuova” disciplina della riduzione “obbligatoria” dell’addebito. Ma il condizionale è d’obbligo: mentre non vi sarebbero problemi a coniugare la legge Gelli con il limite del 30% del danno, le diverse soglie di retribuzione previste dalle due disposizioni collidono apertamente. Se si ritenessero ancora applicabili ai medici i (superiori e sfavorevoli) limiti del triplo della Ral, ci sarebbe una disparità di trattamento censurabile sotto il profilo costituzionale e del tutto incomprensibile dal punto di vista razionale, dati i privilegi in passato accordati alla classe medica e le motivazioni, congruenti, alla base sia della legge Gelli sia della nuova riforma. Diversamente dovremmo ritenere che la nuova normativa abbia sostanzialmente e tacitamente abrogato l’articolo 9, comma 5 della legge Gelli nella parte in cui prevede limiti superiori a quelli che la Corte dovrà applicare con il nuovo “obbligo” di riduzione e che lo stesso comma 5 implicitamente richiama. Il fatto che la legge Gelli sia norma speciale complica la lettura, tanto più considerando l’estrema circospezione della giurisprudenza sull’abrogazione tacita o implicita di una disposizione di legge ai sensi dell’articolo 15 delle preleggi (senza peraltro mai collegarla al maggiore o minore favor della norma successiva, a differenza del diritto penale). Ma il fatto che la riforma prenda espressa posizione sul trattamento dei magistrati e nulla dica sui medici (per quanto il Consiglio di Stato abbia rilevato l’evidente incoerenza) parrebbe davvero sottendere la volontà di ridisegnare la materia in termini assoluti e generali, equiparando i medici a tutti gli altri pubblici dipendenti. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Maurizio Ha2an Heading: Riforma Corte dei conti Highlight: le conseguenze Si rischia una disparità di trattamento rispetto al resto dei dipendenti pubblici e quindi l’incostituzionalità Image: -tit_org- Norme & tributi - Nuovo scudo erariale, benefici in dubbio per i medici delle Asl -sec_org-
tp:writer§§ Maurizio Hazan
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