title§§ Tra il 2022 e il 2023 in 8 regioni la sanità è peggiorata Figura anche la Lombardia, ma sui numeri è polemica
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Estratto da pag. 15 di "GIORNALE DI MERATE" del 09 Sep 2025
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tp:ocr§§ LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA Tra il 2022 e il 2023 in 8 regioni la sanità è peggiorata Figura anche la Lombardia, ma sui numeri è polemica MILANO (ces) Sono 13 le regioni italiane che nel 2023 hanno raggiunto gli standard per l'erogazione delle cure essenziale garantite dal Servizio sanitario nazionale attraverso i Lea, i Livelli essenziali di assistenza, gratuitamente o previo il pagamento del ticket nel 2023. In testa c’è il Veneto, ultima la Valle d’Aosta. Fra le 13 «promosse» c’è anche la Lombardia, ma ciò non ha evitato polemiche per una perdita di 14 punti complessivi della nostra regione rispetto al 2022. Ma vediamo la relazione nel suo complesso. Al Sud sono promosse solo Puglia, Campania e Sardegna. Otto le regioni che peggiorano rispetto al 2022 e, rivela la Fondazione Gimbe che ha analizzato il «Monitoraggio dei Lea attraverso il Nuovo sistema di garanzia», la frattura tra il Nord e il Sud del Paese non accenna a ridursi. Tornando alla Lombardia, ha migliorato di 5 punti, passando da 90 a 95, sotto l’aspetto della prevenzione, mentre è rimasta stabile nell’assistenza ospedaliera (86, il minimo per essere «promossi» è 60). Ad avere penalizzato la nostra regione è l’assistenza distrettuale, con un crollo a 76 (comunque sopra il livello minimo di 60) contro il 95 del 2022 e il 93 del 2021. A incidere pesantemente sul dato è stato il «Tasso di ospedalizzazione standardizzato (per 100.000 abitanti) in età pediatrica per asma e gastroenterite», il cui valore, molto alto, ha determinato un punteggio pari a 0. Tutti gli altri indicatori superano la sufficienza. Il totale nel punteggio lombardo ‘22/’23 segnala quindi un -14 che, sottolineato da Gimbe, è stato subito rilanciato da esponenti del centrosinistra, che hanno rimarcato ancora una volta che «il modello sanitario lombardo è sbagliato». Pronta la replica del sottosegretario alla presidenza Mauro Piazza, il quale ha rilevato come «Regione Lombardia mostra un profilo di adempienza ai Lea superiore alla soglia (60) in tutte e tre le aree di assistenza: prevenzione, distrettuale e ospedaliera. Alcune aree richiedono attenzione, ma non configurano una perdita netta di performance complessiva». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Tra il 2022 e il 2023 in 8 regioni la sanità è peggiorata Figura anche la Lombardia, ma sui numeri è polemica -sec_org-
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title§§ Cure essenziali: retrocede la Liguria
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Estratto da pag. 60 di "GIORNALE DI MONZA" del 09 Sep 2025
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tp:ocr§§ FONDAZIONE GIMBE Solo 13 Regioni sono “promosse” in tutte le aree previste Cure essenziali: retrocede la Liguria La Lombardia perde punti ma l’Amministrazione non ci sta: «Lettura strumentale» Le pagelle del Ministero sulle cure essenziali (dati 2023) promuovono solo 13 Regioni: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Provincia Autonoma di Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto. La Liguria retrocede a inadempiente per il mancato raggiungimento della soglia minima in un’area. Dopo la pubblicazione, il 6 agosto, della Relazione 2023 del “Monitoraggio dei LEA attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia” da parte del Ministero della Salute, la Fondazione Gimbe spiega il presidente Nino Cartabellotta, «ha condotto un’analisi indipendente per misurare le differenze regionali nel garantire i diritti fondamentali di salute, con particolare attenzione all’entità della frattura Nord-Sud. Per ciascuna Regione sono state inoltre valutate le variazioni tra il 2022 e il 2023 e il posizionamento nelle tre aree della prevenzione, distrettuale e ospedaliera». Un’analisi che evidenzia il divario tra Nord e Sud. Nel 2023, 8 Regioni hanno registrato un peggioramento rispetto all’anno precedente, seppure con gap di entità molto variabile: a perdere almeno 10 punti sono Lazio (-10), Sicilia (-11), Lombardia (-14) e Basilicata (-19). «La riduzione delle performance anche in Regioni storicamente solide – commenta Cartabellotta – dimostra che la tenuta del Sistema sanitario nazionale non è più garantita nemmeno nei territori con maggiore disponibilità di risorse o reputazione sanitaria. E’ un campanello d’allarme che non può essere ignorato». La Regione Lombardia, però, rispedisce al mittente questi dati: «La Regione Lombardia mostra un profilo di adempienza ai Lea superiore alla soglia (60) in tutte e tre le aree di assistenza: prevenzione, distrettuale e ospedaliera, altro che perdita di 14 punti. Gimbe, Majorino e Di Marco farebbero bene a non distorcere o strumentalizzare dati ufficiali del Ministero della Salute o imparare a leggerli e contestualizzarli - Così il sottosegretario all’Autonomia e ai Rapporti con il Consiglio regionale Mauro Piazza - Nel confronto tra Regioni, lo strumento Nsg Core fornisce punteggi per singola area e una sintesi complessiva con soglie di adempienza. Criticità possono emergere in aree specifiche, ma non si traduce automaticamente in una perdita sostanziale del punteggio complessivo a livello regionale. E’ fondamentale distinguere tra punteggio totale, punteggi per area e indicatori Core: la somma dei punteggi per area non equivale a una singola “perdita” di 14 punti in tutte le aree». «A livello di indicatori Core – aggiunge Piazza – l’area prevenzione evidenzia una dinamica positiva su indicatori chiave (a esempio adesione agli screening a punteggio elevato). Alcune aree richiedono attenzione, ma non configurano una perdita netta di performance complessiva. Il quadro 2023 non segnala una perdita di 14 punti: i punteggi complessivi mostrano mantenimento o lieve miglioramento in alcune aree e solo lievi flessioni in altre». l e.b. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Cure essenziali: retrocede la Liguria -sec_org-
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title§§ Giornata mondiale Fisioterapia Celebrazioni anche a Napoli
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Estratto da pag. 12 di "GOLFO QUOTIDIANO" del 09 Sep 2025
Tanti sono stati i relatori giunti da tutta Italia e anche dall'estero. Paolo Esposito, Presidente dell'OFI Na-Av-Bn-Ce, ha espresso grande soddisfazione per la straordinaria riuscita dell'evento
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tp:ocr§§ Giornata mondiale Fisioterapia Celebrazioni anche a Napoli Tanti sono stati i relatori giunti da tutta Italia e anche dall’estero. Paolo Esposito, Presidente dell’OFI Na-Av-Bn-Ce, ha espresso grande soddisfazione per la straordinaria riuscita dell’evento NAPOLI. “Sono particolarmente soddisfatto per la riuscita di questo evento con un convegno di caratura internazionale che è stato di altissimo livello scientifico e politico”. Con queste parole il Presidente dell’Ordine dei Fisioterapisti di Napoli, Avellino, Benevento e Caserta, Paolo Esposito, ha espresso grande soddisfazione per la straordinaria riuscita dell’evento con cui a Napoli, è stata celebrata la Giornata Mondiale della Fisioterapia. Il meeting si è tenuto presso Villa Fattorusso, la splendida perla architettonica incastonata nella collina di Posillipo, in uno degli angoli più belli, suggestivi e panoramici della città di Napoli che ha incantato tutti i presenti. Due sono stati i momenti che hanno caratterizzato l’evento: il convegno di carattere scientifico e la tavola rotonda di carattere politico. Il tema dibattuto è stato quello del ruolo che ricopre il fisioterapista nella sanità territoriale. Un tema grande attualità soprattutto in vista dell’auspicato, da parte di tutti, potenziamento capillare della sanità nei nostri territori sempre più necessario a causa del progressivo invecchiamento della popolazione come ha spiegato il Presidente Esposito che ha anche ringraziato i presenti e i relatori. “Anche quest’anno – ha affermato Paolo Esposito – a Napoli come Ordine territoriale abbiamo onorato la Giornata Mondiale della Fisioterapia con un’iniziativa di altissimo livello scientifico e politico di caratura internazionale. L’argomento che è stato al centro del dibattito ci sta particolarmente a cuore in quanto da anni chiediamo il potenziamento della sanità territoriale nella quale la fisioterapia dovrà necessariamente avere un ruolo strategico tenuto conto dell’ulteriore invecchiamento della popolazione. Abbiamo il dovere di non lasciare nessuno indietro nel poter usufruire delle cure fisioterapiche che dobbiamo fare in modo di portare sempre di più nelle case dei cittadini. Un ringraziamento particolare – ha concluso Esposito - va a tutti coloro che hanno contribuito all’organizzazione e all’ottima riuscita dell’evento e ai relatori che con i loro interventi hanno arricchito le nostre conoscenze e dato un importante contribuito all'interessantissimo confronto che si è sviluppato sia a livello scientifico che politico.” Tra gli illustri relatori che sono intervenuti, figurano il Prof. Nino Cartabellotta della Fondazione GIMBE il quale, collegato da remoto, ha elencato le maggiori criticità che tra lunghe liste di attesa e carenza di personale attanagliano il Sistema Sanitario Nazionale, il Presidente dell’OFI Na-Av-Bn-Ce Paolo Esposito e il Vicepresidente dell’OFI Napoli, Claudio Iovino che ha sviluppato il tema del “Fisioterapia di Comunità” e sottolineato l’importanza della prevenzione nelle cadute da fragilità degli anziani anche per quanto concerne il risparmio economico che questo garantirebbe: ben due miliardi di euro all’anno. Infine sono intervenuti il dott. Simone Patuzzo che ha relazionato sul tema della “Diagnosi differenziale per Fisioterapisti”, il dott. Stefano Massimiani che ha portato ai presenti la sua esperienza della “Fisioterapia EcoGuidata nel contesto della visita Fisioterapica” ed il Presidente della FNOFI, Piero Ferrante che ha rimarcato l’orgoglio dei fisioterapisti di poter mettersi a disposizione del sistema salute del nostro Paese. La Prof.ssa Nicola Walsh, insegnante presso l’Università West England di Bristol, ha illustrato i risultati positivi che in Inghilterra da anni si ottengono grazie all’accesso diretto alla fisioterapia. “La fisioterapia di primo contatto – ha affermato la Walsh - è altamente sviluppata nel Regno Unito dove i pazienti, senza dovere prima consultare un medico di base, possono accedere direttamente al fisioterapista che elabora la diagnosi fisioterapica e prescrive indagini radiologiche
o di laboratorio ed alcune classi di farmaci. Le nostre ricerche hanno dimostrato che questo modello è più efficace dal punto di vista clinico, poiché i pazienti migliorano più rapidamente, con un minor uso di farmaci e meno giorni di assenza dal lavoro. Inoltre, non vi sono problemi di sicurezza e i pazienti considerano questo approccio un modello accettabile rispetto alle cure del medico di base.” La tavola rotonda di carattere politico ha visto la partecipazione di vari esponenti istituzionali tra cui i Consiglieri regionali della Campania Massimiliano Manfredi e Valeria Ciarambino, Vicepresidente del Consiglio regionale, ed il dott. Vincenzo Santagata che a Villa Fattorusso è intervenuto nella doppia veste di delegato del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e di Presidente dell’Ordine dei Farmacisti il quale ha sottolineato che la nuova sfida dei professionisti sanitari è quella di affrontare le problematiche dovute all’invecchiamento della popolazione. La serata si è conclusa con una apprezzatissima cena di gala e la premiazione della squadra di calcio dell’Ordine presieduta da Biagio Guarino che quest’anno, per la seconda volta consecutiva, ha vinto lo scudetto nella finale svoltasi allo stadio Maradona. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Giornata mondiale Fisioterapia Celebrazioni anche a Napoli -sec_org-
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§---§
title§§ Cure essenziali, Veneto in testa ma al Sud promosse solo Puglia, Campania e Sardegna
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Estratto da pag. 2 di "ilsole24ore.com" del 09 Sep 2025
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tp:ocr§§ Cure essenziali, Veneto in testa ma al Sud promosse solo Puglia, Campania e Sardegna Solo 13 Regioni "promosse" come nel 2022 e Paese diviso tra Nord e Meridione: l'analisi della Fondazione Gimbe sui dati del ministero della Salute evidenzia la frattura nel Ssn e l'arretramento di Regioni storicamente solide di Barbara Gobbi 3 settembre 2025 Nel 2023 solo 13 Regioni. Veneto in testa, rispettano gli standard essenziali di cura- numero identico al 2022 - mentre peggiorano le performance in otto Regioni. Puglia, Campania e Sardegna, le uniche promosse al Sud. Sono i dati del ministero della Salute che valuta annualmente l'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè le prestazioni sanitarie che tutte le Regioni e Province Autonome devono garantire gratuitamente o previo il pagamento del ticket. L'analisi 2023 A fare il punto è la Fondazione Gimbe, che dopo la pubblicazione in agosto della Relazione 2023 del 'Monitoraggio dei Lea attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia' del ministero, ha condotto un'analisi indipendente per misurare le differenze regionali nel garantire i diritti fondamentali di salute, con particolare attenzione alla frattura Nord-Sud. Per ogni Regione sono state inoltre valutate le variazioni tra 2022 e 2023 e il posizionamento nelle tré aree prevenzione, distrettuale eospedaliera. Campania e Sardegna promosse Nel 2023 sono 'promosse' Campania. Emilia-Romagna, Friuli VG, Lazio, Lombardia, Marche, Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto. Dal 2022 al 2023 Campania e Sardegna salgono tra le adempienti, mentre Basilicata e Liguria retrocedono a inadempienti per il mancato raggiungimento della soglia minima in un'area. Rimangono inadempienti per insufficienza in una sola area Calabria, Molise e Pa di Bolzano, mentre Abruzzo, Sicilia e Valle d'Aosta non raggiungono la soglia in due aree. «Nel 2023 - commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - il divario Nord-Sud rimane molto netto: sulle 13'promosse', solo tré sono nel Mezzogiorno. La Puglia ha registrato punteggi simili a quelli del Nord, mentre Campania e Sardegna si collocano poco sopra la sufficienza». Il gap Nord-Sud Considerato che ¡I ministero della Salute non restituisce un punteggio unico per la valutazione complessiva degli adempimenti Lea, la Fondazione Gimbe ha elaborato una classifica di Regioni e Pa sommando i punteggi ottenuti nelle tré aree. «Il punteggio totale - commenta Cartabellotta - evidenzia in maniera più netta il divario Nord-Sud: infatti, tra le prime 10 Regioni sei sono del Nord, 3 del Centro e solo del Sud. Nelle ultime 7 posizioni, fatta eccezione per la Valle d'Aosta, si trovano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno». Gli squilibri tra aree di assistenza La lettura dei punteggi ottenuti nelle singole aree restituisce poi classifiche differenti, utili a individuare punti di forza e criticità nell'erogazione dei Lea. Da Fondazione Gimbe sottolineano come Campania, Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte, Veneto, Umbria, indipendentemente dal livello delle loro performance, si collocano in posizioni simili nelle tré aree, documentando uniformità nell'erogazione dell'assistenza. Invece mostrano "forti squilibri" Calabria, Valle D'Aosta, Liguria. Bolzano. «Queste differenze - osserva ancora Cartabellotta - indicano che anche dove si raggiunge la soglia di sufficienza, persistono marcati squilibri nella qualità dell'assistenza. Ma una sanità che funziona bene solo in ospedale o solo sul territorio non può considerarsi realmente efficace, ne tantomeno ¡n grado di rispondere ai bisogni delle persone». Chi sale e chi scende Due Regioni del Sud presentano un netto miglioramento: Calabria (+41 punti) e Sardegna (+26). Dall'altra parte, nel 2023 ben otto hanno registrato un peggioramento, seppure con gap molto variabili: perdono almeno 10 punti Lazio (-10). Sicilia (-11 ). Lombardia (-14) e Basilicata (-19). «La riduzione delle performance anche in Regioni storicamente solide - è il commento di Cartabellotta - dimostra che la tenuta del Servizio sanitario nazionale non è più
garantita: un campanello d'allarme che non può essere ignorato». Riproduzione riservata © -tit_org- Cure essenziali, Veneto in testa ma al Sud promosse solo Puglia, Campania e Sardegna -sec_org-
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title§§ Cure essenziali: retrocede la Liguria
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Estratto da pag. 52 di "NUOVA PERIFERIA SETTIMO" del 09 Sep 2025
La Lombardia perde punti ma l ' Amministrazione non ci sta: «Lettura strumentale»
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tp:ocr§§ FONDAZIONE GIMBE Solo 13 Regioni sono “promosse” in tutte le aree previste Cure essenziali: retrocede la Liguria La Lombardia perde punti ma l’Amministrazione non ci sta: «Lettura strumentale» Le pagelle del Ministero sulle cure essenziali (dati 2023) promuovono solo 13 Regioni: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Provincia Autonoma di Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto. La Liguria retrocede a inadempiente per il mancato raggiungimento della soglia minima in un’area. Dopo la pubblicazione, il 6 agosto, della Relazione 2023 del “Monitoraggio dei LEA attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia” da parte del Ministero della Salute, la Fondazione Gimbe spiega il presidente Nino Cartabellotta, «ha condotto un’analisi indipendente per misurare le differenze regionali nel garantire i diritti fondamentali di salute, con particolare attenzione all’entità della frattura Nord-Sud. Per ciascuna Regione sono state inoltre valutate le variazioni tra il 2022 e il 2023 e il posizionamento nelle tre aree della prevenzione, distrettuale e ospedaliera». Un’analisi che evidenzia il divario tra Nord e Sud. Nel 2023, 8 Regioni hanno registrato un peggioramento rispetto all’anno precedente, seppure con gap di entità molto variabile: a perdere almeno 10 punti sono Lazio (-10), Sicilia (-11), Lombardia (-14) e Basilicata (-19). «La riduzione delle performance anche in Regioni storicamente solide – commenta Cartabellotta – dimostra che la tenuta del Sistema sanitario nazionale non è più garantita nemmeno nei territori con maggiore disponibilità di risorse o reputazione sanitaria. E’ un campanello d’allarme che non può essere ignorato». La Regione Lombardia, però, rispedisce al mittente questi dati: «La Regione Lombardia mostra un profilo di adempienza ai Lea superiore alla soglia (60) in tutte e tre le aree di assistenza: prevenzione, distrettuale e ospedaliera, altro che perdita di 14 punti. Gimbe, Majorino e Di Marco farebbero bene a non distorcere o strumentalizzare dati ufficiali del Ministero della Salute o imparare a leggerli e contestualizzarli - Così il sottosegretario all’Autonomia e ai Rapporti con il Consiglio regionale Mauro Piazza - Nel confronto tra Regioni, lo strumento Nsg Core fornisce punteggi per singola area e una sintesi complessiva con soglie di adempienza. Criticità possono emergere in aree specifiche, ma non si traduce automaticamente in una perdita sostanziale del punteggio complessivo a livello regionale. E’ fondamentale distinguere tra punteggio totale, punteggi per area e indicatori Core: la somma dei punteggi per area non equivale a una singola “perdita” di 14 punti in tutte le aree». «A livello di indicatori Core – aggiunge Piazza – l’area prevenzione evidenzia una dinamica positiva su indicatori chiave (a esempio adesione agli screening a punteggio elevato). Alcune aree richiedono attenzione, ma non configurano una perdita netta di performance complessiva. Il quadro 2023 non segnala una perdita di 14 punti: i punteggi complessivi mostrano mantenimento o lieve miglioramento in alcune aree e solo lievi flessioni in altre». l e.b. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Cure essenziali: retrocede la Liguria -sec_org-
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title§§ Giornata Mondiale della Fisioterapia
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Estratto da pag. 9 di "ROMA" del 09 Sep 2025
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tp:ocr§§ MEETING Convegno e tavola rotonda col presidente Espositto Giornata Mondiale della Fisioterapia NAPOLI.«Sono particolarmente soddisfatto per la riuscita del convegno di caratura internazionale che è stato di altissimo livello scientifico e politico». Con queste parole il presidente dell’Ordine dei Fisioterapisti di Napoli, Avellino, Benevento e Caserta, Paolo Esposito, ha espresso grande soddisfazione per la straordinaria riuscita dell’evento con cui a Napoli, è stata celebrata la Giornata Mondiale della Fisioterapia. Il meeting si è tenuto presso Villa Fattorusso. Due sono stati i momenti che hanno caratterizzato l’evento: il convegno di carattere scientifico e la tavola rotonda di carattere politico.Il tema dibattuto è stato quello del ruolo che ricopre il fisioterapista nella sanità territoriale. «Anche quest’anno – ha affermato Esposito – a Napoli come Ordine territoriale abbiamo onorato la Giornata Mondiale della Fisioterapia. L’argomento che è stato al centro del dibattito ci sta particolarmente a cuore in quanto da anni chiediamo il potenziamento della sanità territoriale nella quale la fisioterapia dovrà necessariamente avere un ruolo strategico tenuto conto dell’ulteriore invecchiamento della popolazione». Tra i relatori che sono intervenuti, Nino Cartabellotta della Fondazione Gimbe, che da remoto, ha elencato le maggiori criticità che tra lunghe liste di attesa e carenza di personale, il vicepresidente dell’Ofi Napoli, Claudio Iovino. Infine sono intervenuti Simone Patuzzo, Stefano Massimiani e il presidente della Fnofi, Piero Ferrante.Nicola Walsh, insegnante presso l’Università West England di Bristol. La tavola rotonda ha visto la partecipazione di vari esponenti istituzionali tra cui Massimiliano Manfredi e Valeria Ciarambino, ViceVincenzo Santagata. La serata si è conclusa con la premiazione della squadra di calcio dell’Ordine presieduta da Biagio Guarino. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Giornata Mondiale della Fisioterapia -sec_org-
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title§§ «Medici di base lavoreranno in case di comunità»
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Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 09 Sep 2025
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tp:ocr§§ «Medici di base lavoreranno in case di comunità» «Non possiamo pensare di avviare la medicina territoriale senza il supporto e l'ausilio dei medici di medicina generale. I medici di medicina generale dovranno sicuramente passare una parte del loro orario all'interno delle case di comunità“. Lo ha chiarito il ministro della Salute Orazio Schillaci in un’intervista alla trasmissione Forum su Canale 5. Schillaci ha anticipato che questa non sarà l'unica novità che riguarda i medici di famiglia. «È una professione che, purtroppo, negli ultimi anni ha avuto un calo nella scelta da parte dei giovani medici, quindi dobbiamo renderla più attrattiva. Per fare questo, innanzitutto, stiamo lavorando ad avere una specializzazione di tipo universitario come per le altre specializzazioni mediche». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «Medici di base lavoreranno in case di comunità» -sec_org-
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title§§ Mancano gli infermieri: meno candidati dei posti = La carenza di infermieri non si fermerà: i candidati sono meno dei posti a bando
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/09/2025090901798205225.PDF
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Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 09 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-09T03:45:00+00:00
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tp:ocr§§ SANITÀ Alle prove iscritti solo in 19mila per oltre 20mila disponibilità Mancano gli infermieri: meno candidati dei posti La carenza di infermieri non si fermerà: i candidati sono meno dei posti a bando I n quantità insufficiente da anni, affrontano il moltiplicarsi di sfide, favorite dall’aumento di cronicità e invecchiamento. Per gli infermieri in Italia il lavoro è sempre più duro. Se ne sono accorti da tempo i pronto soccorso, i reparti ospedalieri, i servizi domiciliari e le residenze sanitarie. Per la Ragioneria dello Stato la carenza stimata è di 65mila unità e solo 30mila sarebbero da impiegare nell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr. Anche le prospettive non sono rosee. Quest’anno, alla prova d’ammissione alle facoltà di Infermieristica (in programma ieri in tutta Italia) si sono iscritti poco più di 19mila candidati, a fronte di circa 20.700 posti messi a bando. E pure nel confronto con gli altri Paesi l’Italia è agli ultimi posti. Secondo il rapporto che la Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche (Fnopi) ha recentemente realizzato con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, contiamo tra i sei e i sette infermieri ogni mille abitanti. Primopiano a pagina 8 I n quantità insufficiente da anni, affrontano il moltiplicarsi di sfide, favorite dall’aumento di cronicità e invecchiamento. Per gli infermieri in Italia il lavoro è sempre più duro. Se ne sono accorti da tempo i pronto soccorso, i reparti ospedalieri, i servizi domiciliari e le residenze sanitarie: in qualsiasi ambito, le figure, ancorché cruciali per la cura della persona, sono troppo poche. Per la Ragioneria dello Stato la carenza stimata è di 65mila unità e solo 30mila sarebbero da impiegare nell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr. Anche le prospettive non sono rosee. Quest’anno, alla prova d’ammissione alle facoltà di Infermieristica (in programma ieri in tutta Italia) si sono iscritti poco più di 19mila candidati, a fronte di circa 20.700 posti messi a bando. E pure nel confronto con gli altri Paesi l’Italia è agli ultimi posti. Secondo il rapporto che la Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche (Fnopi) ha recentemente realizzato con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, contiamo tra i sei e i sette infermieri ogni mille abitanti. Nel frattempo, Usa e Germania sono passati da dieci a 12, il Regno Unito e la Francia sono sopra gli otto, mentre la Spagna ci ha raggiunti, pur partendo da valori più bassi. Insomma, l’infermiere non è ancora in estinzione ma poco ci manca, nonostante il ruolo cresca sul piano delle responsabilità e della domanda. Al paradosso alcune Regioni ed enti locali hanno provato a rispondere per incentivare l’iscrizione ai corsi di laurea e migliorare le condizioni di vita e lavoro. Il primo passo l’ha fatto il Veneto che ha introdotto un voucher di mille euro per gli studenti che si iscrivono al corso di laurea. La misura, pur non essendo una soluzione definitiva, rappresenta un segnale per alleggerire il carico economico degli studi e attrarre i futuri sanitari. Anche la Lombardia si è mossa firmando un protocollo d’intesa con le Aziende pubbliche per l’edilizia residenziale (Aler). Da un lato, l’accordo punta a offrire più case a canone calmierato, specie nelle grandi città, per infermieri e personale sanitario, dall’altro prevede la creazione di più ambulatori e presìdi sociosanitari nei quartieri popolari per rafforzare la sanità di prossimità. I Comuni provano a inventarsi qualcosa di analogo. Verbania e Crevoladossola, in Piemonte, hanno deciso di destinare alcuni appartamenti ai sanitari che lavoreranno per la Asl del Verbano Cusio Ossola. Del resto, il sostegno abitativo per gli infermieri è una delle azioni previste dal Piano strategico nazionale delle aree interne (Psnai) che riconosce all’infermiere di famiglia o di comunità un ruolo chiave per fornire assistenza personalizzata, con un’attenzione particolare agli anziani e al supporto a domicilio. Gli interventi previsti per potenziare questa figura includono la formazione professionale, la contr
attualizzazione per una fase sperimentale, con la possibilità di rendere il servizio permanente. Anche se i dati sulle domande per accedere al corso di laurea segnalano la crescita di interesse al Sud (1,5 domande per ogni posto), complice un costo della vita più sostenibile, l’attrattività di una professione non si misura solo con gli incentivi all’ingresso o con le agevolazioni abitative. Per garantire una presenza adeguata di infermieri nel lungo periodo, è fondamentale agire su più fronti. «Servono azioni concrete e strutturali per affrontare una crisi che sta mettendo a rischio l’intero Sistema sanitario nazionale – avverte Barbara Mangiacavalli, presidente della Fnopi –. L’Italia è divisa in due tra Nord e Sud, e il caro vita degli ultimi anni ha fatto cessare i fenomeni migratori interni che fino a poco tempo fa vedevano i giovani del Sud studiare al Nord per poi fermarsi a lavorare. Questo sta aggravando gli squilibri territoriali nella distribuzione del personale sanitario». Servono quindi azioni di welfare mirate e innovative. «Ad esempio – suggerisce la presidente degli infermieri italiani – dobbiamo mettere a disposizione tutto il patrimonio edilizio che il nostro Paese ha in strutture dismesse (dalle ex caserme agli immobili sanitari non più utilizzati) per creare alloggi dedicati al personale infermieristico, facilitando così la mobilità professionale. Ma è una strategia che deve essere complessiva. Per questo – insiste – ho più volte sottolineato la necessità di istituire una cabina di regia sovra-ministeriale con un commissario straordinario per la questione infermieristica. È un tema che merita grande attenzione istituzionale, perché se continuiamo a lavorare solo con interventi-tampone risolveremo forse il problema del momento ma non costruiremo le basi per un sistema sanitario sostenibile nel futuro». Invece per garantire il diritto alle cure a tutti i cittadini gli infermieri sono una figura fondamentale: «Sono i professionisti che più di tutti stanno vicini ai malati dedicandosi alla cura della persona, più che alla malattia – commenta la presidente –. Questa relazione è un elemento valoriale, richiamato anche nel nostro Codice deontologico. È importante aumentare l’attrattività della professione per i giovani in modo da rafforzare il numero e il ruolo degli infermieri, perché è in questo rapporto di cura che si incontrano i bisogni, con la persona assistita e il professionista che imparano a condividere storie e vissuti e ad affrontare la malattia senza solitudine». ---End text--- Author: ELISABETTA GRAMOLINI Heading: Highlight: Regioni ed enti locali cercano di incentivare le iscrizioni ai corsi di laurea: il Veneto dona un voucher di 1.000 euro ai nuovi iscritti, la Lombardia si è mossa per offrire canoni di locazione a prezzi agevolati, mentre due Comuni piemontesi destinano alcuni appartamenti ai sanitari della Asl LO SCENARIO Alla prova di ammissione di ieri, si sono iscritti circa 19mila candidati, a fronte di 20.700 posti messi a bando. Nel nostro Paese si contano tra i 6 e i 7 professionisti ogni mille abitanti, in Usa e Germania 12 Image:10 mila I posti a bando per i corsi di laurea in infermieristica previsti nel 2001, ovvero circa la metà rispetto a quelli di quest’anno: 20.699 in tutta Italia 12 Il numero di infermieri ogni mille abitanti negli Stati Uniti e in Germania. In Italia il rapporto è tra le 6 e le 7 unità. Numeri più alti anche in Francia e Spagna 65 mila La carenza di infermieri stimata dai calcoli della Ragioneria dello Stato (di cui 30mila sarebbero da impiegare nell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr -tit_org- Mancano gli infermieri: meno candidati dei posti La carenza di infermieri non si fermerà: i candidati sono meno dei posti a bando -sec_org-
tp:writer§§ ELISABETTA GRAMOLINI
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title§§ Ssn, massofisioterapista come operatore di interesse
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Estratto da pag. 30 di "ITALIA OGGI" del 09 Sep 2025
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tp:ocr§§ Ssn, massofisioterapista come operatore di interesse Palazzo Spada, la sede del Consiglio di stato Il massofisioterapista non è un professionista sanitario, ma un operatore di interesse sanitario, privo di autonomia professionale e non abilitato a esercitare in forma indipendente. È quanto ha deciso il Consiglio di Stato accogliendo il ricorso numero 6455 del 2025 presentato dal ministero della salute che aveva come obiettivo quello di difendere la circolare dell’11 dicembre 2024 con la quale venivano chiariti, sia sotto un profilo giuridico che professionale, i limiti della figura del massofisioterapista nel tentativo di riportare coerenza al sistema di protezione della salute pubblica. Il Consiglio di Stato, nello specifico, con l’ordinanza numero 03196 del 30 agosto ha revocato la sospensiva disposta dal Tar del Lazio confermando la piena legittimità del documento del ministero della salute ribadendo che l’esercizio autonomo dell’attività terapeutiche è riservato esclusivamente ai professionisti sanitari riconosciuti e iscritti all’Albo. I giudici di palazzo Spada, pur evidenziando che l’iter giudiziario non è ancora concluso, hanno sottolineato che in sede cautelare debba prevalere l’interesse pubblico alla tutela della salute e, per tal motivo, l’eventuale esercizio autonomo di attività sanitarie da parte dei massofisioterapisti, inclusivo dell’utilizzo di apparecchi elettromedicali, comporterebbe rischi rilevanti per la sicurezza dei pazienti. Pasquale Quaranta ---End text--- Author: Pasquale Quaranta Heading: Highlight: Image:Palazzo Spada, la sede del Consiglio di stato -tit_org- Ssn, massofisioterapista come operatore di interesse -sec_org-
tp:writer§§ Pasquale Quaranta
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title§§ La sfida di una salute a misura di Costituzione
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Estratto da pag. 13 di "MANIFESTO" del 09 Sep 2025
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tp:ocr§§ SCAFFALE La sfida di una salute a misura di Costituzione II È una «crisi di sistema» quella che oramai attanaglia il Sistema sanitario nazionale (Ssn). La esamina nei suoi dettagli, ricostruendone le cause e proponendo possibili correttivi, l’ex ministro della Sanità Rosy Bindi nel suo ultimo libro Una sanità uguale per tutti. Perché la salute e un diritto (Solferino, pp. 176, euro 16,50, scritto con la collaborazione di Chiara Rinaldini e dedicato alla memoria di Flavia Franzoni e Giovanni Bissoni). Il libro - un’appassionata difesa della solidarietà, dell’uguaglianza, della giustizia sociale, dell’universalismo, dell’interesse generale - ha una struttura lineare. Ricostruite nel primo capitolo le vicende storiche che hanno interessato il Ssn - attraverso i tre passaggi normativi fondamentali (la legge istitutiva del 1978, la controriforma del 1992, la riforma correttiva del 1999), cui l’autrice aggiunge la revisione costituzionale del 2001 (giustamente definita «la quarta riforma del Ssn») -, il discorso si sofferma sulle manifestazioni più evidenti della crisi attuale: il sottofinanziamento; la spinta verso il mercato e la privatizzazione, con le disastrose conseguenze ai danni della medicina territoriale e di prevenzione; la frantumazione in una pletora di Sistemi sanitari regionali, che l’autonomia differenziata avrebbe voluto acuire. IN CONCLUSIONE, una convincente riflessione sulla inevitabile politicità delle scelte in materia di salute vale a chiamare in causa le responsabilità della collettività nel suo complesso (la politica, i manager, i professionisti, le associazioni, i cittadini, che «devono diventare più consapevoli nelle scelte che influenzano la salute»), dal momento che la scelta tra rilanciare o definitivamente affossare il Ssn sarà decisiva nel connotarci come collettività politica: improntata al principio di solidarietà o al darwinismo sociale? A fare da filo conduttore è la - esplicitata - difesa dell’operato dell’autrice come ministro della Sanità dal 1996 al 2000, e in particolare del decreto legislativo n. 229 del 1999: il più importante provvedimento normativo da lei promosso, volto a riallineare il Servizio sanitario nazionale all’originario disegno solidaristico, dopo la torsione liberista impressa nel 1992 dai nemici della sanità pubblica. I plurimi profili d’intervento del decreto sono ricostruiti con precisione, così come la loro parzialissima attuazione per via del boicottaggio operato dalla destra tornata al governo del Paese nel 2001. A risultare in particolare disattesi furono il disegno di riterritorializzare la sanità, attraverso il rilancio del distretto sanitario, il tentativo di circoscrivere il ruolo dei fondi finanziari e delle assicurazioni private, a tutela della natura universalistica e solidaristica del Ssn, e il proposito di subordinare l’attività libero-professionale dei medici ai doveri nei confronti del Ssn. Un quadro che rende comprensibili le ragioni dell’ostilità che la destra ha sempre manifestato nei confronti di Rosy Bindi, non altrettanto l’astio riservatole da alcuni commentatori che pure, come lei, hanno a cuore il carattere pubblico del Ssn. Con il senno di poi, si può forse rilevare come in troppi casi il centrosinistra abbia predisposto a difesa dei diritti costituzionali tutele poi rivelatesi inidonee a contrastare gli assalti dei fautori del neoliberismo. RIMANE IL FATTO che Rosy Bindi è tra i pochi politici a cui non può essere imputato il malcostume di predicare bene, una volta terminato il proprio mandato, avendo razzolato male mentre era in carica: la sua azione alla guida del ministero risulta coerente con quanto da lei detto e scritto in seguito, ed è apprezzabile l’onestà con cui nel libro riconosce di non essere sempre riuscita a conseguire quanto desiderato (per esempio, sostituire le aziende sanitarie regionalizzate con unità socio-sanitarie capaci di assicurare il coinvolgimento anche degli enti locali nella loro gestione). Il libro è, in definitiva, un’esortazione a non arrendersi all’involuzione politica e culturale in atto: il
disegno di giustizia sociale posto alla base della Costituzione è oggi più urgente che mai, e la sua vitalità dipende da ciascuno di noi. ---End text--- Author: FRANCESCO PALLANTE Heading: Highlight: Tra analisi politica e storia personale, «Una sanità uguale per tutti» di Rosy Bindi, per Solferino Image: -tit_org- La sfida di una salute a misura di Costituzione -sec_org-
tp:writer§§ Francesco Pallante
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§---§
title§§ L 'Italia senza infermieri: più posti che domande = L'Italia senza infermieri più posti che domande
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Estratto da pag. 11 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 09 Sep 2025
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tp:ocr§§ L’ALLARME PER LA SANITÀ L’Italia senza infermieri: più posti che domande I test di ammissione registrano “solo” 19.000 candidati L’Italia senza infermieri più posti che domande Allarme assistenza per l’invecchiamento demografico on solo la domanda supera l’offerta, ma sul versante infermieri la diminuzione del personale è costante e inesorabile. Lo dicono i numeri del test di ammissione ai corsi di laurea in Infermieristica attivi in 41 atenei pubblici, che si sono svolti ieri in tutta Italia, secondo i N quali il numero complessivo di domande – 19.000 - non coprirà nell’immediato il numero di posti messi a bando, 20.699. Ciò a fronte del c.d. “inverno demografico” e di un invecchiamento generale della popolazione, che colpiscono rispettivamente il numero degli studenti e quello dei lavoratori del comparto sanitario. a pagina XI on solo la domanda supera l’offerta, ma sul versante infermieri la diminuzione del personale è costante e inesorabile. Lo dicono i numeri del test di ammissione ai corsi di laurea in Infermieristica attivi in 41 atenei pubblici, che si sono svolti ieri in tutta Italia, secondo i quali il numero complessivo di domande - 19.000 - non coprirà nell’immediato il numero di posti messi a bando, 20.699. La crisi emerge anche dai dati del Conto Annuale della Ragioneria dello Stato, elaborati dal sindacato degli infermieri Nursing Up, secondo i quali a fronte di una crescita dei medici di quasi 2mila unità dal 2022 al 2023, gli infermieri perdono nello stesso periodo 12.869 (271.063 nel 2023 contro 283.932 nel 2022) e le ostetriche 1.728 unità (11.812 nel 2023 contro 13.540 nel 2022). Un trend negativo che, numeri alla mano, si è consolidato nel tempo e colpisce in maniera omogenea tutte le professioni di cura, con la quasi certezza di una impossibilità a garantire adeguati livelli di assistenza nei prossimi anni a cittadini sempre più anziani e sempre più bisognosi di cure primarie e non solo. Ciò a fronte del c.d. “inverno demografico” e di un invecchiamento generale della popolazione, che colpiscono rispettivamente il numero degli studenti e quello dei lavoratori del comparto sanitario. «Il progressivo aumento negli anni della disponibilità di posti, chiesto con forza da Regioni/Province autonome e Ordine professionale, non è andato di pari passo con una analoga crescita di iscrizioni ai test, pur con differenze territoriali, con le regioni del Meridione in cui il rapporto domande/posti si attesta sul valore medio di 1,5 - ha sottolineato Fnopi, la Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche - Se da inizio secolo a oggi i posti a bando sono passati dai 10.614 del 2001 ai 20.699 attuali (di cui 290 di Infermieristica pediatrica), il numero delle domande è stato altalenante: dai picchi del 2010 alle circa 19mila attese quest’anno, al netto dei dati delle 8 università private, in cui i test sono previsti successivamente». Insomma, un vero e proprio calo di appeal che ha, secondo gli addetti ai lavori, cause strutturali precise, tra cui la manN Da il n de è st canza di prospettive concrete di carriera, retribuzioni inadeguate contro responsabilità crescenti, carichi di lavoro eccessivi, difficoltà di conciliare vita lavorativa e familiare, scarso riconoscimento sociale, con limitazioni ancora forti dell’esercizio libero professionale tipico di gran parte delle professioni mediche e sanitarie. «Nel caso specifico poi di Infermieristica - osserva Fnopi diventa indispensabile ampliare il lasso temporale dedicato alle iscrizioni ai test, pubblicando i bandi con maggiore anticipo (quest’anno c'è stato un mese scarso a disposizione per gli aspiranti infermieri, per giunta a ridosso di Ferragosto) per permettere a studenti e famiglie di individuare nel corso di Infermieristica un’opportunità su cui riflettere e scegliere con ponderazione». D’altro canto, secondo Fnopi, la professione “resiste”: se nel 2004 erano stati 8.866 a indossare la divisa dopo la triennale abilitante, a distanza di vent'anni, nel 2024, sono saliti a quota l 2000 in poi umero gli aspiranti ato altalena
nte 11.404 (+28,6%), con una previsione a 14.500 nel 2027. Numeri comunque insufficienti a colmare il turnover con gli infermieri che man mano vanno in pensione ogni anno, dato stimano attorno alle 25mila unità. Da questo anno accademico, andrà comunque considerato un altro aspetto, perché per la prima volta a conclusione del “semestre filtro” istituito a Medicina si riverserà su Infermieristica una quota significativa delle migliaia di studenti che andranno fuori graduatoria dopo aver sostenuto gli esami di Chimica, Fisica e Biologia (i posti disponibili a Medicina saranno in ogni caso 24mila e il 20,4% dei 54mila candidati di Medicina ha indicato Infermieristica come prima scelta tra i corsi affini). Tenendo conto anche del meccanismo di immatricolazione al corso di laurea in Infermieristica per coloro che l’hanno opzionata partecipando al test insieme ad altre professioni sanitarie. Va da sé quindi, che «in questo delicato anno accademico - evidenzia la Fnopi - sarà fondamentale analizzare, oltre il numero attuale dei partecipanti ai test, il numero finale di iscritti al primo anno di Infermieristica. Malgrado il crollo da più parti paventato e dato per scontato, la professione tiene e siamo orgogliosi degli sforzi compiuti con ministeri, Regioni e università per garantire un numero sempre maggiore di posti a bando. Le richieste di accesso non aumentano con la stessa proporzionalità, ma ciò accade nel contesto di un calo demografico che ormai impatta sul numero complessivo di studenti universitari e che oi: servono estimenti tturali bina di regia ci preoccupa non poco per la tenuta futura del sistema sanitario». Le soluzioni? Il comparto richiede ancora una volta investimenti strutturali, già da questa legge di bilancio. «Come Fnopi ribadiamo la necessità di dichiarare questa situazione una emergenza nazionale e prevedere, al pari di altri casi emergenziali, provvedimenti immediati, come l'istituzione di una cabina di regia permanente, interministeriale e con poteri speciali, per affrontare i problemi evidenziati prima che sia troppo tardi», ha dichiarato la presidente Barbara Mangiacavalli. ---End text--- Author: GIOVANNA GUECI Heading: Highlight: Fnpoi: servono investimenti strutturali e cabina di regia Dal 2000 in poi il numero degli aspiranti è stato altalenante Image:È crisi nel settore infermieristico -tit_org- L ’Italia senza infermieri: più posti che domande L’Italia senza infermieri più posti che domande -sec_org-
tp:writer§§ GIOVANNA GUECI
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title§§ Infermieri, laurea al palo: più posti che candidati = Infermieri, fuga dalla laurea: ci sono più posti che candidati
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/09/2025090901797605223.PDF
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Estratto da pag. 3 di "SOLE 24 ORE" del 09 Sep 2025
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tp:ocr§§ Infermieri, laurea al palo: più posti che candidati I nodi della sanità Meno aspiranti soprattutto in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto 6, 2027 e 2028 Infermieri, fuga dalla laurea: ci sono più posti che candidati Test di ammissione. Rispetto ai 20.699 posti disponibili per il nuovo anno accademico le domande in tutto sono state 19.298. Meno candidati soprattutto in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna Ieri per la prima volta si sono presentati al test di ammissione alla laurea triennale per infermieri meno candidati rispetto ai posti: sui 20.699 disponibili per il nuovo anno accademico 2025/26 le domande in tutto sono state 19.298. Al Nord, in particolare Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, si contano in proporzione meno candidati. Marzio Bartoloni —a pag. 3 Gli infermieri sono l’emergenza numero uno del Servizio sanitario: ne mancano almeno 70mila, molto più dei medici, e senza di loro scricchiolano i nostri ospedali e rischia di non partire la Sanità territoriale con le nuove Case di comunità che dovranno essere riempite anche di infermieri. Ma la fuga dei giovani potrebbe aggravare ancora di più questa emorragia: ieri infatti per la prima volta si sono presentati al test di ammissione alla laurea triennale meno candidati rispetto ai posti. Rispetto ai 20.699 disponibili per il nuovo anno accademico 2025/26 le domande in tutto sono state 19.298, con i candidati effettivi che poi si immatricoleranno che potrebbero essere, come spesso accade, anche di meno. Solo nei 41 atenei pubblici le domande sono passate da 19.421 a 17.215 su 18.918 posti, un calo dell’11% in un anno (per le private il numero è ancora una stima). Con veri e propri crolli come a Roma dove il calo di domande è stato di oltre il 30% in un anno. Ma è al Nord (in particolare Veneto, Lombardia ed Emilia) che si contano in proporzione meno candidati (con rapporti che oscillano tra 0,6-0,7 domande per posto), mentre al Sud, dove pure c’è un calo, ancora si registra in media un numero di domande maggiore rispetto ai posti (il rapporto oscilla tra 1,1 e 2,1). Questo sorpasso dei candidati sui posti non era mai accaduto prima ed è forse la fotografia più nitida della poca attrattività tra i giovani di una professione che è invece cruciale per la Sanità con un calo che continua da anni ma diventato ora più allarmante: solo 15 anni fa a fronte di 16.099 posti c’erano 45.806 domande (il triplo), ora non si arriva nemmeno al “pareggio”. Anche se un tampone importante a questa emorragia di studenti potrebbe arrivare dal corso di Medicina. Dopo la riforma che ha abolito il vecchio test d’ingresso c’è stato un calo di iscritti, scesi a circa 54mila, di cui il 20% ha però indicato come possibile laurea alternativa proprio quella infermieristica, nel caso di mancato superamento del semestre filtro per restare a Medicina. Insomma ci potrebbe essere un recupero in extremis. A mettere in fila i numeri di questa fuga dalla laurea in infermieristica è Angelo Mastrillo docente all’università di Bologna e grande esperto della materia con la sua fotografia annuale dell’accesso a tutte le professioni sanitarie - non solo infermieri ma anche fisioterapisti, tecnici, ostetriche, ecc che ha visto quasi 58mila studenti presentare domanda su 33.695 posti a bando (si veda altro articolo), con la laurea in infermieristica tra quelle che soffrono di più. L’altro dato allarmante riguarda anche gli effettivi laureati, visto che in media solo il 70% arriva in fondo ai tre anni: se i laureati sono cresciuti a fronte proprio dell’aumento dei posti disponibili nei corsi - nel 2004 erano 8.866 a indossare la divisa di infermiere dopo la triennale a distanza di vent’anni, nel 2024, sono saliti a quota 11.404 - è pur vero che restano troppo pochi e anche se nel 2027 secondo le previsioni potrebbero superare i 14mila, sono sempre numeri insufficienti a colmare il turnover con gli infermieri che man mano vanno in pensione, dato stimato dall’Ordine degli infermieri (la Fnopi) attorno alle 25mila unità all’anno. Le cause strutturali di questo calo di appeal - come ricorda
sempre la Fnopi - sono note da anni: dalla mancanza di prospettive concrete di carriera alle retribuzioni inadeguate a fronte di responsabilità crescenti, dai carichi di lavoro eccessivi alle difficoltà di conciliare vita lavorativa e familiare fino allo scarso riconoscimento sociale, con limitazioni ancora forti dell’esercizio libero professionale tipico di gran parte delle professioni mediche e sanitarie. Secondo i calcoli diffusi nei giorni scorsi dal Centro studi Nursind, emerge come rispetto al valore assoluto attualizzato alle stime di rivalutazione Istat 2024 in 35 anni (dal 1990) un neo infermiere neo assunto abbia perso fino a 10mila euro in busta paga e quasi 16mila euro per un professionista con 40 anni di servizio. Insomma una beffa, su cui si spera il Governo intervenga già nella prossima manovra di bilancio e nella recente riforma delle professioni sanitarie appena varata. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: ureati/laureandi dopol’attrazione 3 anni Così è calata per la professione di infermiere Il calo di iscrizioni al corso di laurea in infermieristica *Laureandi dopo 3 anni **Anno di laurea stimato nel 2025, 2026, 2027 e 2028 50.000 DOMANDE 44.120 46.281 40.000 28.935 30.000 20.000 25.030 16.387 POSTI 16.679 10.000 15.999 15.241 22.415 14.882 25.228 16.224 26.199 19.639 11.895 11.275 11.042 10.153 10.010 ’12 ’14 ’16 ’18 ’20 21.250 13.747** 14.500** ’22 19.298 LAUREATI* 14.489** **Stime 0 ’10 20.699 DOMANDE 20.714 LAUREATI* 13.255 POSTI ’24 ’25 Nel 2027 gli infermieri neo laureati potrebbero superare quota 14mila a fronte però di 25mila uscite ogni anno Image: -tit_org- Infermieri, laurea al palo: più posti che candidati Infermieri, fuga dalla laurea: ci sono più posti che candidati -sec_org-
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Estratto da pag. 15 di "VERITÀ" del 09 Sep 2025
Cala la percentuale di over 65 che scelgono di ricevere l'anti influenzale: lo scorso inverno la copertura è stata solo del 52,5 %. Intanto l'Oms gufa: «La prossima epidemia può scoppiare ovunque e in qualsiasi momento»
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tp:ocr§§ Il boomerang dei diktat pandemici: gli anziani si vaccinano meno Cala la percentuale di over 65 che scelgono di ricevere l’anti influenzale: lo scorso inverno la copertura è stata solo del 52,5 %. Intanto l’Oms gufa: «La prossima epidemia può scoppiare ovunque e in qualsiasi momento» n La copertura della vaccinazione anti influenzale negli over 65 lo scorso anno è risultata la più bassa dalla stagione 20172018, quando aveva coinvolto il 52,7% delle persone in questa fascia di età. Nell’inve rno 2024-2025 si è vaccinato solo il 52,5 % (l’obiettivo dovrebbe essere + 75%), mentre nella popolazione in generale il dato è salito dal 15,3 % (dello stesso anno) al 19,6%. I cosiddetti anziani (in realtà, la Società italiana di gerontologia e geriatria ha suggerito di considerarli tali a partire dai 75 anni) non sembrano dunque molto preoccupati di prevenire il più diffuso malanno stagionale. Addirittura in Sardegna il vaccino anti influenzale è stato somministrato solo al 37,6% degli over 65; nella Provincia autonoma di Bolzano al 33,4% e in Calabria al 44,3%. Sicuramente assistiamo a una sfiducia nelle iniziative di sanità pubblica, nel caso specifico le campagne vaccinali, e a un’incrinatura del rapporto tra operatore sanitario e paziente nel processo decisionale. Pesante retaggio pure questo dell’assenza di una informazione scientifica durante la pandemia, circa la necessità di vaccinare indistintamente contro il Covid; dell’ingiustificato obbligo per fasce di età e di professione; del perdurante silenzio vergognoso sui possibili eventi avversi. Mentre la tendenza sarebbe quella di proporre un vaccino per ogni virus in circolazione, i cittadini si stanno ribellando all’idea di somministrazioni ripetute, forse inutili quanto dannose. D’altra parte, proprio uno studio finanziato da Pfizer e pubblicato nel settembre di un anno fa su Science, esordiva con la seguente affermazione: «L’influenza rappresenta ancora una sfida significativa a causa dei suoi elevati tassi di mutazione e della scarsa efficacia dei vaccini tradizionali». Certo, obiettivo del colosso farmaceutico è spingere la produzione di anti influenzali a mRna, ma nello studio i limiti dell’immunità protettiva con le attuali dosi raccomandate erano ampiamente evidenziati. L’efficacia degli attuali vaccini autorizzati, «variava dal 10% al 60% tra il 2004 e il 2023», si legge. Una media di efficacia del 40,4%, riscontata negli Stati Uniti nello stesso arco di tempo. Questi dati non sono messi a conoscenza della popolazione, che già avrebbe di che dubitare dell’utilità del richiamo autunnale. Per chi invece si informa, attraverso medici coscienziosi, il dubbio su vaccinarsi o meno diventa ancora più grande. «L’efficacia vaccinale (Ve) delle piattaforme influenzali autorizzate raggiunge solo il 60% negli adulti sani durante una stagione ben abbinata. Questo diminuisce ulteriormente nelle popolazioni vulnerabili, come gli anziani e gli immunocompromessi, lasciando i gruppi demografici chiave vulnerabili a malattie gravi. Pertanto, esplorare strategie che suscitino una risposta immunitaria più protettiva può rappresentare una soluzione alternativa per migliorare la Ve», dicono gli autori. Sicuramente accorciare la finestra tra la selezione del ceppo (attualmente circa 6-9 mesi prima dell’inizio della stagione influenzale) e la vaccinazione potrebbe potenzialmente migliorare la corrispondenza del ceppo. Attualmente, invece, «i virus influenzali accumulano mutazioni negli antigeni proteici di superficie, in particolare nell’emoagglutinina (Ha), l’antigene che guida la produzione di anticorpi protettivi nei vaccini. La presenza di mutazioni dell’Ha nei ceppi circolanti può comportare una significativa riduzione della Ve», precisano i ricercatori. Intanto, gli over 65 alle prese con altre patologie o non vogliono altri inoculi, o non si fidano più dell’anti influenzale. Lo dimostrano i dati molto diversi dalla stagione 2020-2021, quando la copertura aveva raggiunto il 65,3% negli anziani e il 23,7% nella popolazione generale. Sarà dunque dura convincerli
a fare anche l’ennesimo richiamo Covid, caldeggiato per la terza età in quanto circola la variante Stratus. Ieri si pubblicavano nuovi allarmi del tutto ingiustificati: «Covid. Nell ’ultima settimana oltre 2.000 nuovi casi», salvo poi spiegare che era aumentato il numero dei tamponi. Come dire, facciamo test a tappeto sulla rinite infettiva in autunno, con giornate di pioggia e di nebbia, per poi stupirsi se scopriamo che metà della popolazione ha il raffreddore. Il bollettino fornito da ministero della Salute e Istituto superiore della sanità riporta quanto a incidenza di casi Covid-19, diagnosticati e segnalati nel periodo 28 agosto -3 settembre, «3 casi per 100.000 abitanti». L’occupazione dei posti letto in area medica è pari a 1,2% (760 ricoverati), di quelli in terapia intensiva è pari a 0,3% (27 ricoverati)». Sembrano dati dei quali preoccuparsi? «La prossima pandemia potrebbe scoppiare in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Potrebbe essere causata da un virus che conosciamo bene o per qualcosa di completamente nuovo, quello che gli scienziati chiamano patogeno X», ha pensato bene di scrivere su X il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus. Vuole sapere «se saremo pronti quando accadrà». ---End text--- Author: PATRIZIA FLODER REITTER Heading: Highlight: Assistiamo a una sfiducia nelle iniziative di sanità pubblica In Sardegna il siero è stato somministrato soltanto al 37,6% dei destinatari Image: -tit_org- Il boomerang dei diktat pandemici: gli anziani si vaccinano meno -sec_org-
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