title§§ Per la sanità italiana si prospetta un anno in salita senza scelte risolutive la crisi sarà «normalizzata» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123002080800767.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 30 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-30T02:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123002080800767.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123002080800767.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123002080800767.PDF tp:ocr§§ PER LA SANITÀ ITALIANA SI PROSPETTA UN ANNO IN SALITA SENZA SCELTE RISOLUTIVE LA CRISI SARÀ «NORMALIZZATA» L a crisi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non è una sorpresa, ma una condizione strutturale ben documentata. Di conseguenza, il 2026 non si annuncia affatto come un anno di svolta, ma come un passaggio decisivo: quello in cui la crisi rischia di essere definitivamente normalizzata. Perché, lungi dall’essere risolta, cittadini e istituzioni si stanno progressivamente adattando a un SSN sempre meno universale e accessibile e sempre più a pagamento. Con una risposta politica fatta di misure tampone e slogan roboanti e cittadini rassegnati a perdere un diritto fondamentale senza alcuna reazione collettiva. D’altronde i numeri non lasciano spazio ad interpretazioni. 8 Regioni inadempienti ai livelli essenziali di assistenza; oltre € 41,3 miliardi di spesa a carico dei cittadini; 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. A questi dati si aggiungono disagi difficilmente quantificabili: tempi incerti per ottenere una visita o un esame specialistico, lunghe attese nei pronto soccorso, difficoltà a iscriversi a un medico di famiglia, costi e i disagi della mobilità sanitaria. Numeri e fenomeni che non sono “incidenti di percorso”, ma che testimoniano un lento e inesorabile cambio di modello. Da oltre quindici anni l’offerta pubblica viene progressivamente indebolita e la risposta privata cresce per inerzia. Il baricentro del sistema si sposta così dall’universalismo alla capacità di spesa individuale. Nel 2026 il nodo più critico resterà il personale sanitario. Non esiste riforma che possa funzionare senza medici, infermieri e professionisti sanitari motivati. Eppure il dibattito pubblico continua a eludere il cuore del problema: il SSN non è più un contesto di lavoro attrattivo. Carichi di lavoro insostenibili, responsabilità crescenti, stipendi poco competitivi e un clima di delegittimazione costante alimentano dimissioni volontarie e pensionamenti anticipati con fughe verso il privato o l’estero. E la soluzione non è “sfornare” più medici, ma rendere il SSN un luogo dove valga la pena lavorare. Perché senza un’inversione di rotta, la carenza di infermieri, di medici di famiglia e di alcune specialità poco attrattive nel 2026 continuerà a tradursi in reparti affollati, pronto soccorso congestionati e servizi territoriali senza risposte. Sul fronte delle riforme, il 2026 sarà l’anno della verifica: in particolare per liste d’attesa e PNRR. Il decreto sulle liste d’attesa, presentato come svolta, si è scontrato con la realtà di un SSN privo delle risorse umane per aumentare l’offerta di prestazioni e incapace di ridurre quelle inappropriate. E rischia di tradursi in uno scarico di responsabilità tra Stato e Regioni. Nel frattempo, i cittadini continuano a sperimentare l’effetto più semplice e brutale: o aspetti, o paghi, o rinunci. Quanto al PNRR, il 30 giugno 2026 sarà il banco di prova decisivo. Case e Ospedali di Comunità rischiano di rimanere cattedrali nel deserto senza personale, integrazione sociosanitaria, piena digitalizzazione e modelli organizzativi funzionanti. Se la riforma territoriale non sarà realmente operativa, la “medicina di prossimità” resterà uno slogan e ospedali e pronto soccorso dovranno continuare a fronteggiare una domanda impropria. In questo scenario, nel 2026 difficilmente per i cittadini cambierà qualcosa. Ma è certo che nell’anno che verrà si intravedono due direzioni: quella della resa o quella delle scelte. La prima, quella più probabile, è suggerita dal pessimismo della ragione. Senza un deciso cambio di rotta aumenteranno le disuguaglianze territoriali, in particolare tra aree metropolitane e zone a bassa densità abitativa. Cresceranno la spesa privata e, soprattutto, le rinunce prestazioni sanitarie, inevitabili per chi non può permettersi di aspettare o pagare. La seconda direzione, alimentata dall’ottimismo della volontà, richiede scelte politiche coerenti con una visione di rilancio del SSN: rifinanziare stabilmente il fondo sanitario, rendere attrattivo lavorare nel SSN, ridurre l’appropriatezza per liberare risorse, garantire ovunque i livelli essenziali. Se il 2025 ha certificato definitivamente la lenta agonia della più grande opera pubblica mai costruita in Italia, il 2026 ci dirà se la politica accetta questo standard di sopravvivenza. Ma ci dirà soprattutto se i cittadini avranno consapevolezza e forza per difendere il SSN. Non è una battaglia ideologica, ma un dovere civico. Perché dal futuro del SSN dipendono anche la tenuta democratica e la coesione sociale del Paese. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: NINO CARTABELLOTTA Heading: Highlight: Image: -tit_org- Per la sanità italiana si prospetta un anno in salita senza scelte risolutive la crisi sarà «normalizzata» -sec_org- tp:writer§§ NINO CARTABELLOTTA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123002080800767.PDF §---§ title§§ Focus Sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001924802391.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "CORRIERE DELLA SERA" del 30 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-30T03:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001924802391.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001924802391.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001924802391.PDF tp:ocr§§ Focus Sanità a cura di Enrico Marro ROMA Il capitolo Sanità della manovra è uno di quelli che più divide maggioranza e opposizione. La prima convinta di aver fatto il massimo in termini di risorse aggiuntive, la seconda assolutamente insoddisfatta, soprattutto in relazione alle necessità e ai divari territoriali. Le risorse per il fondo sanitario aumentano e si prevedono più assunzioni, aumenti di stipendio per il personale, più prevenzione e piani d’azione sulle Regioni inefficienti. Ma la spesa sul Pil resta sempre intorno al 6%. ---End text--- Author: Enrico Marro Heading: Highlight: Risorse Il fondo nazionale sale a 143 miliardi, 6,6 in più del 2025 Il disegno di legge di Bilancio dispone un aumento del fondo per il servizio sanitario nazionale di circa 2,4 miliardi nel 2026. Le nuove risorse si sommano ai 4,2 miliardi già previsti nella manovra 2025 e portano il totale dei fondi destinati alla sanità pubblica a 143,1 miliardi contro i 136,5 miliardi del 2025. Il fondo salirà poi a 144,1 miliardi nel 2027 e a 145 miliardi nel 2028. Secondo un’analisi di Chiara Mingolla e Gilberto Turati sulla lavoce.it, partendo dal 2019 (prima del Covid), «la crescita complessiva delle risorse per il Servizio sanitario nazionale è sata di oltre il 25%, con un’inflazione cumulata di poco inferiore al 20%». E «il valore pro capite cresce da circa 1.900 euro per abitante nel 2019 a 2.430 nel 2026». Ma la Fondazione Gimbe osserva che «in rapporto al Pil la quota destinata al Servizio sanitario nazionale passa dal 6,04% del 2025 al 6,16% nel 2026, per poi scendere al 6,05% nel 2027 e precipitare al 5,93% nel 2028». © RIPRODUZIONE RISERVATA Personale Assunzioni per mille medici e 6 mila infermieri C on le risorse stanziate dalla legge di Bilancio per l’assunzione di personale a tempo indeterminato, pari a 450 milioni di euro annui a partire dal 2026 (un miliardo e 350 milioni nel triennio 2026-28) il governo punta a reclutare circa mille medici dirigenti e oltre 6mila professionisti sanitari, in gran parte infermieri. Si tratterebbe di un aumento di circa l’1% dei medici in servizio e del 2,2% per quanto riguarda gli infermieri. Assunzioni indispensabili per far fronte alla carenza di camici bianchi dovuta all’andata in pensione dei boomers e in parte alla fuga all’estero, in particolare dei giovani laureati, oltre che alla cronica mancanza di infermieri. Inoltre, la manovra proroga fino a tutto il 2026 la possibilità per gli enti del Servizio sanitario nazionale di stabilizzare il personale sanitario e sociosanitario precario che abbia maturato almeno diciotto mesi di servizio di cui almeno sei nel periodo del Covid. © RIPRODUZIONE RISERVATA Stipendi Interventi Aumenti in arrivo per le retribuzioni e le indennità Dai test ai vaccini, stanziati 238 milioni per la prevenzione L N a manovra contiene numerose disposizioni (commi dal 357 al 361 dell’articolo 1) per aumentare le indennità e le maggiorazioni previste per il personale sanitario e socio-sanitario. L’indennità di specificità sarà incrementata per complessivi 280 milioni di euro annui a partire dal 2026. Di questi, 85 milioni sono destinati ai medici e produrranno un aumento medio annuo lordo della retribuzione di circa 3mila euro, mentre 195 milioni andranno agli infermieri, con aumenti di circa 1.630 euro lordi annui, tenendo conto anche degli incrementi già previsti dalla legge di Bilancio 2025. Per i dirigenti sanitari ci sono 8 milioni di euro, per un aumento di circa 490 euro lordi l’anno. Sale, inoltre, l’indennità di tutela del malato e promozione della salute (1.570 euro lordi annui in più). Infine, fino al 2029, le Regioni potranno aumentare dell’1% i fondi per premi e indennità per il personale del pronto soccorso. © RIPRODUZIONE RISERVATA umerosi i micro stanziamenti destinati alla prevenzione. Circa 238 milioni di euro annui, a decorrere dall’anno 2026, serviranno per il rafforzamento di una serie di interventi, tra i quali: screening mammografico, con l’obiettivo di estenderlo alle donne tra 45 e 49 anni e tra 70 e 74 anni d’età; tes t genomici nei casi di carcinoma mammario; screening per il tumore del colon-retto, allo scopo di estenderlo alle persone fra 70 e 74 anni; programma di prevenzione e monitoraggio del tumore polmonare; copertura vaccinale; programmi nazionali per la prevenzione e la cura delle patologie oculari cronico degenerative e delle patologie reumatologiche; test di ultima generazione per la sordità; diagnosi precoce e presa in carico delle persone affette dal Parkinson. Infine, 80 milioni nel 2026, 85 milioni nel ‘27, 90 nel ’28 e 30 milioni dal ‘29 andranno al Piano nazionale di azioni per la salute mentale 2025-30. © RIPRODUZIONE RISERVATA Medicine Farmaci, cresce il tetto della spesa ma tagli sui nuovi La manovra interviene anche sulla spesa farmaceutica con diverse disposizioni. Viene aumentato dello 0,2%, a decorrere dal 2026, il tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti (quelli fatti dalle strutture del Servizio sanitario nazionale, come gli ospedali) e dello 0,05% il tetto della spesa farmaceutica convenzionata. Subisce invece un taglio di 140 milioni di euro annui il fondo per i farmaci innovativi.Viene anche eliminato il contributo che le aziende farmaceutiche versavano alle Regioni ovvero il payback pari all’1,83% del prezzo di vendita al pubblico dei medicinali. Nonostante queste modifiche, il settore farmaceutico stima in 2 miliardi di euro il costo complessivo che resterebbe a carico delle aziende rispetto ai tetti di spesa fissati per il 2026. Resta tra l’altro l’obbligo per le aziende ospedaliere di ripianare il 50% dello sforamento dei tetti di spesa per gli acquisti diretti di farmaci. © RIPRODUZIONE RISERVATA Controlli Regioni inefficienti, due anni di tempo per rimettersi in linea L a legge di Bilancio introduce anche controlli più stretti sulle Regioni incapaci di garantire ai propri cittadini il livello minimo di prestazioni sanitarie. Il comma 426 dell’articolo 1, aggiunto nel corso dell’esame al Senato, stabilisce che se una Regione non garantisce i servizi sanitari minimi (Lea, Livelli essenziali di assistenza) come stabilito dal «Nuovo sistema di garanzia» (un sistema di monitoraggio del ministero della Salute che valuta le prestazioni sanitarie regionali tramite specifici indicatori), verrà sottoposta a verifica dal Comitato Lea (esperti dei ministeri della Salute e dell’Economia e delle Regioni). Partiranno ispezioni e un’indagine approfondita (audit) per analizzare le cause del mancato raggiungimento degli standard e definire un piano d’azione obbligatorio per rimettersi in linea entro al massimo due anni, intervenendo sulle aree carenti e individuando le misure da prendere per colmare il gap. © RIPRODUZIONE RISERVATA Image: -tit_org- Focus Sanità -sec_org- tp:writer§§ Enrico Marro guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001924802391.PDF §---§ title§§ Cari cittadini italiani vi ho deluso, ma la colpa è soltanto della politica link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123002244301502.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "DOMANI" del 30 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-30T02:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123002244301502.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123002244301502.PDF', 'title': 'DOMANI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123002244301502.PDF tp:ocr§§ UNA ( FINTA) LETTERA APERTA DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE Cari cittadini italiani vi ho deluso, ma la colpa è soltanto della politica NINOCARTABELLOTTA Cari cittadini, vi scrivo perché conosco tutti i disagi che vivete ogni giorno. Li conosco perché vedo, ascolto e subisco con voi. Vi vedo nelle interminabili ore trascorse nei gironi infernali dei pronto soccorso; nelle lunghe telefonate al Cup per prenotare ima visita o un esame; nella ricerca affannosa di un medico di famiglia che non c'è. vi sento quando vi dicono «non c'è posto» con quell'amaro suggerimento; «Se vuole può farlo a pagamento». Avverto sulla ima pelle la vostra rabbia, frustrazione, sfiducia. Avete ragione, ma vi scrivo perché dovete sapere perché accade tutto questo. Io sono nato per curare tutti voi, senza mai chiedere quanto guadagnate, dove vivete o che lavoro fate. Per decenni vi ho "servito" al meglio delle mie possibilità perché la scelta era chiara: investire sulla salute come diritto fondamentale Oggi invece mi trascino sempre più a fatica, logorato da scelte politiche che da oltre 15 anni mi hanno sempre più indebolito. Stritolato tra l'aumento dei vostri bisogni di salute e le risorse insufficienti. Arrugginito per l'assenza di coraggiose riforme strutturali. Amareggiato e impotente di fronte ad un diritto che si trasforma in un privilegio. Disagi e scelte politiche I vostri disagi non sono fatalità, ne problemi isolati Non sono colpa della dottoressa che corre afíannata, dell'infermiere stremato o dell'operatore che non ha risposte. Sono il frutto di scelte politiche reiterate nel tempo: con meno risorse e meno personale devo curare più persone con più bisogni. Siete sempre più anziani, convivete con tante malattie croniche e per curarle arrivano tarmaci e tecnologie sempre più costosi. Mi chiedono di fare sempre di più con meno, perché oltre la retorica degli «investimenti record» la verità è una sola: mi spetta una quota sempre più piccola della ricchezza prodotta dal paese. Molti dei professionisti che vi hanno curato per anni stanno andando via. Non perché non gliene importi nulla di voi, ma perché non ce la fanno più. Tumi massacranti, stipendi bassi, maggiori responsabilità, burocrazia soffocante, aggressioni verbali e fisiche. E chi resta con me è costretto a lavorare oltre ogni limite, e vi chiede scusa per quello che non riesce più a garantire. Un servizio disuguale Vado fiero del mio essere "nazionale", ma oggi la tutela della salute dipende dal vostro cap di residenza- Che vi permette di accedere a servizi efficienti o a cure insufficienti, costringendovi a diventare "migranti della salute", 21 sistemi sanitari hanno trasformato un diritto uguale per tutti in un servizio a geometria variabile e l'uguaglianza è rimasta solo sulla Carta. E mentre si anela a maggiori autonomie, nessuno mette al sicuro ciò che conta per voi: cure essenziali garantite ovunque, con regole uguali per tutti, proteggendo anzitutto i più fragili e gli indigenti. Quando aspettate mesi per una visita, non è solo inefficienza. È mancanza di investimenti, di personale, di programmazione. Ma anche eccesso di prestazioni inutili che sottraggono spazio a quelle necessarie. Quando siete costretti a pagare di tasca vostra, vi dicono che è inevitabile. Non lo è È una scelta politica: indebolire me per lasciare sempre più spazio al privato, che sí nutre delle mie difficoltà e della vostra paura di aspettare. Io resto, ma vengo svuotato. E così il diritto diventa privilegio, perché il mercato non protegge i più fragili: li lascia indietro. La colpa non è di chi cura Cari cittadini, non sono perfetto e non posso garantire tutto a tutti, sempre e ovunque Ma posso continuare a tutelare la vostra salute solo se non mi date più per scontato. Se smettete di prendervela con chi vi cura e iniziate a chiedere conto a chi decide. Se pretendete scelte politiche basate su dati ed evidenze scientifiche e non su slogan e propaganda, se smettete di pretendere tarmaci ed esami che non servono a nulla e rischiano di farvi male. Se comprendete che appropriatezza e lotta agli sprechi significano più cure per chi ne ha davvero bisogno. Se capite che difendere la sanità pubblica non è una battaglia ideologica, ma una questione di sopravvivenza civile e di tenuta della coesione sociale. Difendere me significa difendere voi stessi. Perché il giorno in cui non ci sarò più, il giorno in cui la carta di credito conterà più della tessera sanitaria, scoprirete che non avete perso un servizio, ma un diritto, E quel giorno, per curarsi, non basterà più aspettare. Bisognerà pagare. lo sono ancora qui, resisto per voi, m; non sono immortale. Difendetemi, perché siamo ancora in tempo. Il vostro Servizio sanitario nazioni Difendere la sanità pubblica non è una battaglia ideologica, ma una Questione di sopravvivenza civile e di tenuta della coesione sociale rOTOiMSA issass——-—-=g5s=E;;B -tit_org- Cari cittadini italiani vi ho deluso, ma la colpa è soltanto della politica -sec_org- tp:writer§§ NINO CARTABELLOTTA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123002244301502.PDF §---§ title§§ Quando il dono diventa ricerca: un anno di risultati di Solidal grazie a voi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123003102406999.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "PICCOLO DI ALESSANDRIA E PROVINCIA" del 30 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-30T07:25:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123003102406999.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123003102406999.PDF', 'title': 'PICCOLO DI ALESSANDRIA E PROVINCIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123003102406999.PDF tp:ocr§§ L’EVENTO INAUGURALE DELLA SETTIMANA DELLA RICERCA Quando il dono diventa ricerca: un anno di risultati di Solidal grazie a voi I l 2025 ha rappresentato per Solidal per la Ricerca un anno di crescita e consolidamento, in cui l’impegno nella raccolta fondi si è tradotto in risultati concreti a sostegno della ricerca sanitaria sul territorio, attraverso il sostegno ai progetti promossi e coordinati dal Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione (DAIRI) dell’Azienda Ospedaliero - Universitaria di Alessandria. Un percorso che ha consentito l’attivazione di tre borse di studio, tra cui quella dedicata alla ricerca sulle patologie d’amianto nel territorio di Casale Monferrato, assegnata alla dott.ssa Sara Biasion e avviata grazie ai fondi raccolti con la Festa del Vino del Monferrato Unesco, e la borsa “Mario Paglieri”, sostenuta da Paglieri in memoria del celebre imprenditore alessandrino, e assegnata alla dott.ssa Giulia Oliveri, oggi impegnata nel Progetto Hera, finalizzato alla costruzione di un registro dei fattori di rischio ambientali, coerentemente alla prospettiva One Health. Solidal per la Ricerca ha inoltre sostenuto tre dottorati nell’ambito di attività che vedono protagonista il Centro Studi Cura e Comunità per le Medical Humanities del DAIRI: due dedicati alla musicoterapia e alle neuroscienze, attivati con il Conservatorio “A. Vivaldi” di Alessandria all’interno del progetto CASTA DIVA finanziato con fondi PNRR, e uno dedicato alla narrazione come strumento di cura e ricerca, rafforzando una visione della sanità sempre più attenta alla dimensione umana e relazionale. Il 2025 ha visto inoltre una significativa apertura internazionale, con una fellowship annuale in Chirurgia Robotica per una ricercatrice proveniente dal Messico, che ha visto la dott.ssa Gabriela Del Angel Millàn lavorare a stretto contatto con i professionisti della Chirurgia Generale, e l’attivazione di quattro tirocini internazionali in Cardiochirurgia. A questi si affiancano il supporto alla pubblicazione scientifica, il finanziamento di eventi formativi e il rafforzamento dei premi dedicati alla ricerca, tra cui il Premio Roberto Riccoboni Solidal, assegnato nel 2025 al dott. Vincenzo Raiano, e i Premi della Ricerca conferiti durante le celebrazioni di Sant’Antonio, per la prima volta sostenuti da Confindustria Alessandria e Fondazione Viva, andati rispettivamente al dott. Paolo Bottino e alla dott.ssa Elisa Ferraro. Accanto al finanziamento diretto, Solidal ha investito nella diffusione della conoscenza e nella trasparenza, contribuendo alla realizzazione del Registro Regionale della Ricerca Clinica, in collaborazione con Fondazione Gimbe, e alla divulgazione scientifica su scala nazionale con l’evento Grandi Ospedali. Un lavoro continuo di comunicazione, sensibilizzazione e relazione con i donatori, culminato nel lancio della campagna “Il tuo dono. La nostra forza”, ha accompagnato tutte le attività dell’anno. I risultati del 2025 confermano una visione chiara: trasformare la solidarietà in conoscenza e la conoscenza in salute. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Quando il dono diventa ricerca: un anno di risultati di Solidal grazie a voi -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123003102406999.PDF §---§ title§§ Medicina, il flop della riforma = Medicina, il flop della riforma link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001751605667.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "T QUOTIDIANO" del 30 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-30T05:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001751605667.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001751605667.PDF', 'title': 'T QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001751605667.PDF tp:ocr§§ Medicina, il flop della riforma L’editoriale Medicina, il flop della riforma L’EDITORIALE U n’ultimissima stupefacente novità normativa mi costringe a tornare sulla «riformona» che ha innovato l’accesso alla laurea in Medicina, in Odontoiatria e in Veterinaria messianicamente annunciata dalla ministra Anna Maria Bernini come un «cambiamento storico» ed una «svolta epocale» approvata dal governo per superare il numero chiuso degli accessi e (finalmente) premiare il merito. Anche se la realtà era ben diversa: perché il numero chiuso non è stato superato dal semestre filtro e perché le nuove modalità selettive non hanno assolutamente premiato il merito di chi ha dovuto affrontare l’esame finale. SEGUE A PAGINA 3 SEGUE DALLA PRIMA I l cui esito è stato catastrofico costringendo la ministra ad introdurre, in piena corsa, tutta una serie di correttivi per evitare di non riempire i posti messi a bando trasformando miracolosamente in idonei gli studenti risultati non-idonei non avendo raggiunto la sufficienza minima (18/30) nelle tre prove sostenute (chimica, biologia e fisica) pur costringendoli ad iniziare il loro percorso di studio frequentando quei corsi di recupero che dovranno essere organizzati dalle Università per onorare il debito formativo. Al di là della ricerca del colpevole dell’annunciato flop, scaricato sulla fragilità dell’orientamento scolastico, sulla (presunta) debolezza della didattica universitaria, sugli studenti indecorosamente definiti dalla Bernini come dei «poveri comunisti» e sulle loro famiglie, quello che occorre chiedersi è se davvero serviva questa frettolosa «riformona». Direi proprio di no! Prima di tutto perché non corrisponde al vero l’idea che essa ha abolito il numero chiuso di chi può accedere al (forse troppo lungo) percorso di studio abilitante all’esercizio medico, odontoiatrico e veterinario: percorso che, nell’ultimo decennio, ha registrato un costante incremento dei numeri perché negli ultimi tre anni i posti messi a bando dal Ministero dell’Università e della Ricerca (Mur) sono aumentati di oltre il 51% (da 15.876 a 24.026 di cui 2.452 in inglese) e, con la «riformona», addirittura di 3.159 unità rispetto all’anno precedente (+ 15,1%). Non è nemmeno vero che essa abbia inteso premiare il merito dovendoci chiedere se si può fare davvero una selezione meritocratica sostenendo e superando, dopo un semestre formativo aperto inventato come «filtro», l’esame scritto su tre materie insegnate agli oltre 63 mila studenti iscritti (di cui 52.800 solo per Medicina) in 450 ore di didattica realizzata prevalentemente a distanza e con scarsa interazione con i docenti. Con risultati catastrofici perché solo il 10-15% degli studenti ha superato le prove costituite da 93 domande preparate da una Commissione di docenti universitari nominati dal Mur costringendo la ministra a fare un lungo salto all’indietro. Un vero disastro, esito purtropppo scontato di una frettolosa ed inutile riforma che ha sollevato polemiche, strumentalizzazioni politiche e ricorsi collettivi su presunte irregolarità registrate durante le prove d’esame che si sono svolte il 20 novembre e il 10 dicembre 2025. La sconbiccherata «riformona», dunque, non ha raggiunto gli obiettivi dichiarati anche se qualcuno continua ostinatamente a difenderla raccontandoci dell’esistenza di un suo altro scopo: quello di rimpinguare il numero dei medici per poter così risolvere l’insano problema delle liste di attesa. Anche questo non corrisponde però al vero perché l’Italia ha un numero di medici superiore alla media registrata nei Paesi dell’Ocse visto che nel nostro Paese ci sono 315.720 medici attivi, 5,4 medici/1.000 abitanti contro una media di 3,9 nell’Ocse e di 4,1 negli altri Paesi europei. Questi numeri confermano che non c’è carenza di medici in termini assoluti perché il nostro reale problema è la scarsa (deludente) attrattività della sanità pubblica se consideriamo che oltre 96 mila di essi lavorano in quella privata. Con scoperture comunque importanti e sotto gli occhi di tutti. Al 1° gennaio 2024 la Fondazi one Gimbe ha, infatti, stimato una carenza di 5.575 medici per la medicina generale che si ripercuoterà drammaticamente sul funzionamento delle Case della Comunità ed un ulteriore debito nella formazione specialistica visto che nel concorso 2025-2026, a fronte di 14.493 contratti autorizzati e finanziati dal Mur, ne sono stati conferiti 12.248 (85%) con tassi di assegnazione bassi o molto bassi in aree cruciali come sono la medicina d’emergenza-urgenza, la chirurgia generale, la medicina di comunità e delle cure primarie, la radioterapia e tutte le specialità di laboratorio. Non è vero così che in Italia mancano i medici: il vero problema è la scarsa attrattività della sanità pubblica, la perdurante carenza di medici in specialità cruciali e la loro fuga verso l’estero. Cosicché il continuo allargamento dei posti messi a bando per l’accesso universitario alla laurea in Medicina non risponde a nessuna nostra esigenza strutturale con la conseguenza che la riduzione della gobba pensionistica, il cui culmine è stato raggiunto tra il 2023 ed il 2025, porterà, nel medio-lungo periodo, ad una nuova pletora medica con un numero di laureati di gran lunga superiore alle reali capacità di assorbimento del sistema, scarsa valorizzazione professionale e lavoro sottopagato. Altri erano così i correttivi da mettere in capo: azioni, cioè, mirate e interventi straordinari per rendere più attrattiva la medicina generale e gli ambiti specialistici disertati dai giovani medici. Senza dimenticare le altre vere emergenze confermate da un recentissimo studio di Bankitalia che ha documentato la mancanza, nel nostro Paese, di 35 mila infermieri con una perdita di attrattività per questa professione davvero allarmante dovuta al basso livello di retribuzione, alla gravosità dei turni di lavoro e alle limitate prospettive di carriera: emergenza presente anche in Provincia di Trento dove si è registrato, anche quest’anno, un calo delle iscrizioni al Corso di laurea triennale e la non apertura dei servizi stagionali strategici di Madonna di Campiglio e di Sèn Jan causata dalla mancata disponibilità di questo personale. Una carenza, soprattutto questa, che deve essere finalmente messa al centro dell’agenda politica trentina che deve trovare il coraggio di intraprendere nuove e più oculate strade per rendere più attrattivo (non solo sul versante economico) il lavoro in sanità pubblica puntando su quei settori della cura in cui si registra un basso tasso occupazionale. Quello che serve non sono più gli annunci e i tagli di nastro ma azioni correttive immediate imparando da chi le ha già messe in campo: come ha fatto la Provincia di Bolzano, con incentivi non solo economici, campagne promozionali e miglioramento delle condizioni di studio perché la gobba pensionistica della professione infermieristica, a differenza di quella medica, raggiungerà purtroppo il suo apice tra qualche anno. Fabio Cembrani © RIPRODUZIONE RISERVATA Medico legale e docente all’Università di Verona ---End text--- Author: Fabio Cembrani Heading: L’editoriale L’EDITORIALE Highlight: Image: -tit_org- Medicina, il flop della riforma Medicina, il flop della riforma -sec_org- tp:writer§§ Fabio Cembrani guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001751605667.PDF §---§ title§§ Un malato senza cura = La Sanità sarda: malato senza cura link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123003136006343.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "UNIONE SARDA" del 30 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-30T06:27:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123003136006343.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123003136006343.PDF', 'title': 'UNIONE SARDA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123003136006343.PDF tp:ocr§§ UN MALATO SENZA CURA L’intervento La Sanità sarda: malato senza cura SEGUE DALLA PRIMA DI GIOVANNI M. CHESSA L a recente pronuncia della Corte costituzionale sul licenziamento dei vertici della sanità in Sardegna ha riportato al centro del dibattito pubblico un tema che in realtà non è mai uscito dal confronto politico regionale e che ha rappresentato negli ultimi anni uno degli elementi più rilevanti nel giudizio di una Giunta agli occhi degli elettori. La sentenza interviene su un profilo circoscritto, richiamando noti principi amministrativi, comprensibili anche agli estranei al settore, funzionali ad assicurare il corretto funzionamento del sistema sanitario. A rimanere sostanzialmente invariato è però il quadro generale in cui la sanità regionale si colloca da tempo. Se è un dato acquisito per i cittadini che la sanità sia in cima alle priorità dei vari aspiranti governatori e candidati consiglieri, è altrettanto evidente come ogni ciclo politico, indipendentemente dal colore, abbia cercato di affrontare il problema intervenendo sull’organizzazione del sistema, nella convinzione che una diversa architettura della governance potesse incidere su efficienza e qualità dei servizi. Negli anni della Giunta Pigliaru si è puntato sull’Asl unica, attraverso una forte spinta all’accentramento volta a ridurre frammentazioni e duplicazioni. Con la Giunta Solinas invece, si è invece scelto un orientamento opposto, tornando a un assetto fondato su più aziende sanitarie territoriali, ridefinite anche in base alle nuove province. (...) ? SEGUE A PAGINA 13 (...) L 0 0 e due scelte, pur diverse, sono state accompagnate da critiche incrociate delle rispettive opposizioni e non hanno prodotto nel tempo risultati consolidati. Si dirà che questi interventi non siano stati privi di ra0 zionalità né di ambizione. Tuttavia, si sono confrontati con un limite strutturale che la Sardegna conosce da tempo e che difficilmente può essere superato nel breve periodo. La sanità assorbe già circa 4 miliardi di euro, vale a dire quasi la metà del bilancio regionale complessivo, che si colloca attorno ai 10 miliardi. Questo è il perimetro entro cui la politica regionale è chiamata a muoversi. Ulteriori espansioni di spesa comporterebbero inevitabilmente la compressione di altri capitoli – spesso sotto-finanziati – e obbligherebbero a fare i conti con una capacità fiscale che l’Isola non possiede. L’economia sarda vive infatti una condizione di stagnazione di lungo periodo. I dati del Crenos mostrano un Pil pro capite stabilmente inferiore alla media nazionale ed europea e una crescita che, sebbene registrata negli ultimi anni, è dipesa soprattutto da attività a basso valore aggiunto, spesso connesse all’overtourism o comunque su base stagionale, che faticano a generare ricchezza e occupazione qualificata. Su questo quadro economico si innesta una dinamica demografica particolarmente critica. Secondo l’Istat, la Sardegna è oggi una delle regioni più anziane d’Italia. L’indice di vecchiaia, che misura il rapporto tra popolazione anziana e popolazione giovane, ha superato il 280 per cento. Il crollo della natalità completa il quadro, tra i più problematici a livello nazionale. Questi numeri aiutano a comprendere perché la pressione sul sistema sanitario sia destinata solo ad aumentare. Una popolazione più anziana richiede infatti più cure, sempre più complesse e costose, più servizi di assistenza e in ultima analisi maggiori risorse pubbliche. Tuttavia, nonostante l’elevato impegno finanziario, i risultati restano oggetto di criticità piuttosto note, come rilevato anche da osservatori esterni. Secondo la Fondazione Gimbe, nel 2024 oltre il 17 per cento dei residenti ha rinunciato a visite o prestazioni sanitarie. È un dato che segnala l’esistenza di spazi di razionalizzazione, pur in presenza di una domanda crescente e di vincoli strutturali difficili da rimuovere. In questo contesto, intervenire sugli assetti organizzativi ereditati dal passato appare spesso la strada più immediata e politicamente sostenibile rispetto a un’azi one sulle inefficienze che implica scelte politiche potenzialmente divisive. Il nodo, allora, non è stabilire se serva un’ulteriore riforma della sanità, ma riconoscere prima di tutto i limiti entro cui si può operare. La popolazione invecchia, le prospettive economiche resteranno incerte e la spesa sanitaria dei sardi crescerà nel prossimo futuro, rendendo più frequente la rinuncia alle cure rispetto al ricorso al privato, anch’esso in aumento. Non esistono dunque soluzioni rapide né svolte salvifiche da riproporre ogni cinque anni agli elettori. Esiste invero la possibilità di governare fragilità ormai evidenti, attenuarne gli effetti più critici e contenere le asimmetrie, almeno su base territoriale. È una prospettiva meno ambiziosa di quanto la politica talvolta prometta, ma più coerente con la realtà dei fatti. GIOVANNI MARIA CHESSA ---End text--- Author: GIOVANNI M CHESSA Heading: L’intervento SEGUE DALLA PRIMA Highlight: Image: -tit_org- Un malato senza cura La Sanità sarda: malato senza cura -sec_org- tp:writer§§ GIOVANNI M CHESSA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123003136006343.PDF §---§ title§§ Psicologo di base ed educazione: il Governo rinnova il Piano di salute mentale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001706804323.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 30 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-30T04:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001706804323.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001706804323.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001706804323.PDF tp:ocr§§ L’INTESA ALLA CONFERENZA STATO-REGIONI Psicologo di base ed educazione: il Governo rinnova il Piano di salute mentale L’ Italia avrà, per la prima volta, uno psicologo di base che eserciterà la professione - almeno in questa prima fase - solo all’interno delle Case di comunità. È questa la maggiore delle novità previste dal nuovo Piano di azione nazionale per la Salute mentale (Pansm) 2025-2030, approvato ieri dalla Conferenza unificata Stato-Regioni, a dodici anni di distanza dall’ultimo aggiornamento. Tra le intenzioni del programma, che dovrà essere finanziato di anno in anno dalle leggi di bilancio, si trovano anche il rinforzo del collegamento con i servizi territoriali e sociali, la realizzazione di campagne di educazione e lotta allo stigma e la promozione di interventi mirati dalla nascita all’età adulta. La salute mentale «torna al centro dell’agenda politica» è il commento del ministro della Salute Orazio Schillaci, mentre il Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi (Cnop), soddisfatto per il via libera, chiede ora risorse certe per poter attuare il Piano su tutto il territorio. «L’intesa raggiunta è una buona notizia per i cittadini e per il servizio sanitario nazionale. Dopo oltre 10 anni abbiamo aggiornato un documento strategico che, grazie alle risorse stanziate nella finanziaria 2026, segnerà concretamente un cambio di passo», ha affermato Schillaci. Il Piano, incentrato sul ruolo chiave del Dipartimento integrato e inclusivo e sul potenziamento dei servizi territoriali - spiega il Dicastero - «promuove interventi appropriati ed efficaci a favore della salute mentale, da quella perinatale fino all'età adulta, che dovranno essere messi in atto dalle Regioni favorendo accessibilità, equità, inclusione, sicurezza, comunicazione anti-stigma ed educazione alla salute e al benessere psicologico». Viene rafforzata anche l’integrazione tra servizi sanitari territoriali, istituti penitenziari e sistema giudiziario, con l’obiettivo di garantire percorsi diagnosticoterapeutici appropriati. Tra le priorità si legge anche la sicurezza, con una formazione specifica degli operatori e con nuove strategie per prevenire episodi di aggressività. Il documento - afferma il Cnop - «introduce novità rilevanti per la professione e, soprattutto, per i cittadini. Dopo dodici anni, la salute mentale torna finalmente al centro della discussione politica e delle azioni di governo». Il provvedimento definisce anche la funzione dello psicologo nei consultori: il suo sarà un ruolo di intervento clinico e di osservazione, piuttosto che lavorare come perito. Non solo: il Piano riconosce anche la Psicologia di assistenza primaria come servizio di prossimità nei Distretti sanitari e nelle Case della comunità. «È una scelta attesa e necessaria - commenta la presidente del Cnop, Maria Antonietta Gulino che riconosce il valore della psicologia nella prevenzione e nella presa in carico precoce del disagio. Così, avviciniamo i cittadini ai servizi e rafforziamo l'integrazione tra i professionisti della salute». Ora, la richiesta degli psicologi è che «il Piano sia accompagnato da risorse adeguate e continuative, indispensabili per garantirne un’attuazione concreta ed efficace su tutto il territorio nazionale». In merito alle risorse, evidenzia il Ministero, la legge di bilancio 2026 stanzia 80 milioni di euro per l’anno 2026, 85 milioni per l’anno 2027, 90 milioni per l’anno 2028 e 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2029, per l’attuazione delle azioni di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza definite nel Piano. In aggiunta, sono previsti altri 30 milioni di euro annui per l’assunzione di personale sanitario e sociosanitario necessario «garantendo una presenza più capillare sul territorio». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: È il primo aggiornamento in 12 anni. Per il ministro della Salute Schillaci, «è un’ottima notizia per tutti». L’Ordine professionale esulta ma chiede risorse per l’attuazione Image: -tit_org- Psicologo di base ed educazione: il Governo rinnova il Piano di salute mentale -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001706804323.PDF §---§ title§§ Buste paga Ssn: differenze di 4-5.000 euro tra Nord e Sud link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001706904324.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "AVVENIRE" del 30 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-30T04:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001706904324.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001706904324.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001706904324.PDF tp:ocr§§ Buste paga Ssn: differenze di 4-5.000 euro tra Nord e Sud Nel Servizio sanitario nazionale emergono delle differenze retributive tra territori, ma il contratto nazionale garantisce una certa uniformità con differenze territoriali delle retribuzioni tra 4.000 e 5.000 euro annui. Insomma, a parità di ruolo, emergono differenze non particolarmente elevate nelle buste paga del personale sanitario da Nord a Sud. È quanto emerge dal Rapporto semestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti, pubblicato dall'Aran, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni. Lo studio introduce quest'anno un'analisi innovativa: non solo l'andamento delle retribuzioni nel tempo, ma anche un confronto dei livelli salariali effettivi e delle differenze territoriali nel comparto Sanità, con focus sul personale non dirigente. I numeri parlano chiaro: gli infermieri, secondo l’Aran, percepiscono in media nazionale circa 36.000 euro annui, gli assistenti amministrativi si attestano intorno ai 29.500 euro, mentre gli operatori sociosanitari raggiungono i 28.100 euro. Gli scarti tra le retribuzioni più basse e quelle più alte sono nell'ordine dei 4-5.000 euro annui. «L’assenza di marcate fratture regionali - sottolinea il rapporto - lascia spazio piuttosto a modelli di contiguità territoriale»: aziende sanitarie geograficamente vicine tendono infatti ad allineare spontaneamente i trattamenti economici. Emergono inoltre alcune differenze negli “stili gestionali”, con alcune aziende che scelgono politiche retributive diverse da quelle seguite dalla maggioranza. In generale, l'Aran rileva come gli stipendi pubblici siano in crescita, per effetto dei recenti rinnovi e della nuova Indennità di vacanza contrattuale 20252027. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Buste paga Ssn: differenze di 4-5.000 euro tra Nord e Sud -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001706904324.PDF §---§ title§§ Sanità, più risorse dalla manovra ma senza strategia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001725804381.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "CORRIERE DELLA SERA" del 30 Dec 2025

pubDate§§ 2025-12-30T04:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001725804381.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001725804381.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001725804381.PDF tp:ocr§§ SANITÀ,PIÙRISORSE DALLAMANOVRA MASENZASTRATEGIA ? Il corsivo del giorno di Sergio Harari L a nuova legge di Bilancio contiene alcuni significativi interventi per la sanità. Il Fondo sanitario nazionale viene incrementato di 2.382,2 milioni di euro per l’anno prossimo, 2.631 milioni per il 2027 e 2.633,1 milioni a partire dal 2028. Si tratta di aumenti importanti ma, al di là delle polemiche sul come quantificare la spesa sanitaria, se in rapporto al Pil (dove il nostro Paese risulta tra gli ultimi in Europa) o diversamente, non basteranno a colmare le criticità del nostro Sistema sanitario nazionale accumulate in anni di sottofinanziamento e difficile gestione. Bisogna però riconoscere al governo lo sforzo compiuto nel trovare queste risorse e anche nell’indirizzarle verso aree di intervento importanti, come prevenzione (con ampliamento di molti programmi di screening tumorali), medicina di precisione, cure palliative, Alzheimer, malattie reumatologiche, patologie degenerative oculari, salute mentale (sebbene con fondi limitati) e altro ancora. Inoltre, un miliardo nel 2026 e 1.350 milioni nel 2027 sono destinati all’adeguamento dei rimborsi delle attività di degenza ospedaliera sia per acuti che nelle aree di riabilitazione, un provvedimento atteso da tempo. Si resta invece perplessi sul «liberi tutti» dato alle farmacie che potranno fornire anche prestazioni assistenziali, ma non mediante il rodato sistema di accreditamento attualmente in essere per tutte le strutture in convenzione con il Ssn, bensì attraverso meccanismi di riconoscimento ancora da definirsi. Il ruolo delle farmacie è molto cresciuto dalla pandemia ad oggi e la loro capillare presenza sul territorio è un importante punto di forza ma bisogna stare attenti a chi fa cosa (difficile far coesistere il marketing delle creme di bellezza con la vendita di prestazioni sanitarie) e con quali livelli di qualità e professionalità. Altra forte perplessità deriva dalla riduzione del fondo per i farmaci innovativi. Aumentano (ed è un bene) le accise su sigarette e tutti i prodotti del tabacco, peccato però che ancora una volta le risorse che ne deriveranno non verranno destinate a prevenzione e cura delle malattie fumo-correlate. Vengono infine previste una stabilizzazione del personale del Sistema sanitario nazionale precario e alcune indennità aggiuntive che hanno tuttavia lasciato molto delusi i sindacati. Complessivamente si registrano segnali positivi di indirizzo delle politiche sanitarie ma siamo ancora lontani da una visione complessiva di riordino e governo del nostro Servizio sanitario, di cui abbiamo un gran bisogno. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Sergio Harari Heading: ? Il corsivo del giorno di Sergio Harari Highlight: Image: -tit_org- Sanità, più risorse dalla manovra ma senza strategia -sec_org- tp:writer§§ Sergio Harari guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001725804381.PDF §---§ title§§ Fine vita, isì e ino della Consulta alla legge toscana = "Fine vita, si alla legge toscana ma sul merito decide lo Stato" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001723104354.PDF description§§

Estratto da pag. 19 di "REPUBBLICA" del 30 Dec 2025

La Consulta boccia il ricorso del governo contro la Regione, ma ne limita le competenze Giani: "Successo politico, ora al lavoro sulle modifiche". Coscioni: vittoria per i malati

pubDate§§ 2025-12-30T04:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001723104354.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001723104354.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001723104354.PDF tp:ocr§§ Fine vita, i sì e i no della Consulta alla legge toscana “Fine vita, sì alla legge toscana ma sul merito decide lo Stato” La Consulta boccia il ricorso del governo contro la Regione, ma ne limita le competenze Giani: “Successo politico, ora al lavoro sulle modifiche”. Coscioni: vittoria per i malati A a pagina 19 a regione Toscana non ha violato la Costituzione approvando una legge regionale sul suicidio assistito, ma nel merito diversi punti di quella legge sono stati invece bocciati dalla Consulta. Rappresenta una — quasi — vittoria sul fronte dell’autodeterminazione sul fine vita, la sentenza emessa ieri dalla Corte Costituzionale. In risposta al ricorso presentato dal governo che chiedeva di cancellare, integralmente, la legge di iniziativa popolare approvata dalla Toscana a febbraio 2025. Ossia la legge “Liberi subito” promossa dall’Associazione Coscioni, nata per dare tempi certi ai malati che chiedono di poter morire con il suicidio assistito, con il supporto del servizio sanitario nazionale. In sostanza la Consulta ha ritenuto che nel suo complesso la legge regionale «sia riconducibile all’esercizio della potestà legislativa in materia di tutela della salute e persegua la finalità di dettare norme a carattere meramente organizzativo e procedurale». Al fine di «disciplinare in modo uniforme l’assistenza da parte del servizio sanitario regionale alle persone che chiedano di essere aiutate a morire». Di fatto, come scrive l’Associazione Luca Coscioni, con Marco Cappato e Filomena Gallo, «la Consulta smentisce il governo». «Le dichiarazioni di illegittimità riguardano solo singoli profili che non mettono in discussione né il perimetro dei diritti delle persone malate, né l’obbligo delle strutture pubbliche di dare attuazione ai principi costituzionali già stabiliti». I giudici, infatti, hanno chiarito L che le regioni possono intervenire per organizzare il servizio sanitario e rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla sentenza del 2019 (su Dj Fabo) «anche in assenza di una legge nazionale sul fine vita, respingendo le censure rivolte contro l’intero impianto della norma». Se dunque è facoltà delle regioni legiferare sul fine vita, nel merito però i nodi restano. In particolare sui tempi, cuore della legge regionale,oggi di assoluta discrezionalità delle diverse Asl, tempi che costringono spesso i malati al calvario di attese infinite e a ricorrere in tribunale per poter esercitare il proprio diritto. Come fu per Federico Carboni o Laura Santi. (La legge Toscana stabiliva un massimo di 20 giorni per dare una risposta ai pazienti). Non solo. La Consulta ritiene che la legge Toscana avrebbe «illegittimamente invaso sfere di competenza riservate alla legislazione statale». Pur sottolineando, la «necessità di una sollecita presa in carico» dei malati. Premesso tutto questo la Consulta ha bocciato l’articolo 2 che individuava i requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Quindi gli articoli 5 e 6 in tutte le parti in cui prevedono stringenti termini per la verifica dei requisiti di accesso e le modalità modalità di attuazione. L’articolo 7 che impegna le aziende sanitarie ad assicurare il supporto tecnico e farmacologico a chi vuole morire. Il dato politico però è netto come sottolinea il governatore della Toscana, Giani. «Ora c’è un diritto delle Regioni a legiferare, anche se è evidente la nostra legge è andata oltre, prevedendo disposizioni che possono essere integrate, corrette o modificate». Aggiunge Alfredo Bazoli, senatore Pd: «Tutto questo conferma l’inderogabile necessità di procedere con l’approvazione di una legge nazionale, la maggioranza di destra non può continuare a boicottare la discussione». ---End text--- Author: MARIA NOVELLA DE LUCA Heading: Highlight: i punti La Consulta La Corte costituzionale ha bocciato il ricorso del governo che chiedeva di cancellare la legge toscana sul fine vita Le Regioni Per la Consulta le Regioni possono legiferare sul fine vita ma con diverse limitazioni perché lo Stato in materia è sovrano I paletti Sui tempi delle Asl, sull a erogazione dei farmaci per il suicidio assistito la Consulta afferma che si tratta di competenze statali Image:Una manifestazione dell’ Associazione Coscioni in difesa della legge sul fine vita T -tit_org- Fine vita, isì e ino della Consulta alla legge toscana “Fine vita, si alla legge toscana ma sul merito decide lo Stato” -sec_org- tp:writer§§ Maria Novella De Luca guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/12/30/2025123001723104354.PDF §---§